PubblicaAccediRegistratiIl mio viaggio

Collebertone – Polino (TR)

Collebertone è il pianoro erboso che si apre sopra l’abitato di Polino, in provincia di Terni, a una quota che si aggira intorno ai milleduecento metri, dentro il territorio del comune più piccolo dell’Umbria per numero di abitanti. Polino conta poco più di duecento residenti e si trova a 836 metri sul livello del mare, sul versante umbro dell’Appennino, in quella fascia di montagna che chiude la Valnerina a sud e guarda contemporaneamente verso la conca ternana e verso il Reatino. Chi sale da Polino verso Collebertone lascia le case di pietra, i tornanti fra i muri a secco e il campanile di San Michele Arcangelo e in pochi chilometri si ritrova in un altro paesaggio: prati d’alta quota, una faggeta compatta che copre i versanti, tavoli di legno, spazi per il picnic e per la braciata, silenzio. Non ci sono biglietterie, non ci sono tornelli, non c’è una cassa da pagare all’ingresso. C’è una strada che sale, un parcheggio informale sull’erba e un anfiteatro naturale di faggi che, a seconda della stagione, cambia completamente carattere. Per inquadrare la zona conviene leggere anche le pagine della Cascata delle Marmore, che si trova a una trentina di chilometri di strada, e quelle dei centri reatini che si affacciano dall’altra parte dello spartiacque, come Leonessa e Rieti.

Il vecchio modo di raccontare questo posto lo riduceva a due righe: un’incantevole foresta secolare, bellissimi prati, un’area attrezzata per picnic e braciate, sette chilometri di sentieri di montagna che dal pianoro riportano al paese, carpini, cerri, aceri montani e sorbi lungo il cammino, e la possibilità remota di incrociare una martora, un gatto selvatico o uno sparviero. Tutto vero, e tutto molto più interessante di come suona in quella forma compressa. Perché Collebertone si trova dentro un pezzo di Appennino che ha una storia mineraria documentata, una geologia che compare nei manuali universitari di petrologia, un borgo che è stato fortezza di confine fra due Stati e persino sede di una zecca, un osservatorio astronomico che ha scoperto un asteroide e che oggi risulta chiuso, e un fiume, il Nera, che ha dato il nome a un parco regionale e che alimenta la cascata artificiale più alta d’Europa. Vale la pena raccontarlo per intero.

Dove si trova Collebertone e come ci si arriva davvero

La prima cosa da chiarire è la geografia, perché il nome trae in inganno. Collebertone non è un paese, non è una frazione e non ha un’anagrafe: è un luogo, un colle e la sella erbosa che lo accompagna, nel territorio comunale di Polino. Quando si legge quel nome accostato a quello del paese si sta leggendo, di fatto, un indirizzo: il pianoro di Collebertone, comune di Polino, provincia di Terni, Umbria. Il punto si trova sul crinale che separa il bacino del Nera da quello del Velino, cioè sulla linea che ha diviso per secoli due mondi amministrativi diversi e che ancora oggi divide l’Umbria dal Lazio a pochi chilometri di distanza.

In auto da Roma e da Terni

La via più semplice da Roma passa dall’autostrada A1 fino a Orte, poi dal raccordo autostradale che porta a Terni. Da Terni si imbocca la strada della Valnerina in direzione di Arrone e Ferentillo, si risale la valle del Nera per una ventina di chilometri e in corrispondenza di Arrone si prende la deviazione che sale verso Polino. Da lì la strada comunale continua a salire fino al pianoro. Il totale da Roma si aggira sui centoquaranta chilometri e il tempo di percorrenza reale, con il traffico normale del fine settimana, supera le due ore. Da Terni la distanza è molto più corta, una trentina di chilometri, ma il tempo non scende sotto i quaranta minuti perché l’ultimo tratto è tutto curve.

Il punto che nessuna mappa racconta bene è proprio quest’ultimo tratto. La salita da Arrone a Polino e poi da Polino a Collebertone è una strada di montagna stretta, con tornanti chiusi, parapetti bassi e pochissimi punti in cui due auto larghe possono incrociarsi con comodità. Chi guida un camper o un’auto ingombrante farebbe bene a pensarci prima. Chi guida in inverno deve mettere in conto ghiaccio nei tratti in ombra e neve sul pianoro: le nevicate qui sono normali, non eccezionali, e la strada verso il colle può risultare impraticabile per giorni. Nessuno affigge un cartello a valle per avvisare, quindi la telefonata al Comune di Polino prima di partire in stagione fredda è la mossa che risparmia un viaggio inutile.

Con il treno e con i mezzi pubblici

Lo scalo ferroviario di riferimento è Terni, sulla linea che collega Roma ad Ancona attraverso Orte e la valle del Nera. Da Terni partono i servizi automobilistici extraurbani che risalgono la Valnerina e servono i centri della valle. Va detto con franchezza che questi collegamenti sono pensati per i residenti, con corse concentrate negli orari scolastici e di lavoro, e che l’ultimo tratto in salita fino al pianoro non è coperto da alcun servizio di linea. Chiunque voglia arrivare a Collebertone senza automobile deve mettere in conto un passaggio, un taxi da Terni oppure una lunga camminata in salita dal fondovalle. Gli orari dei bus cambiano ogni anno e variano fra periodo scolastico ed estivo: vanno controllati presso il gestore del servizio prima di organizzare la giornata, perché una corsa saltata in montagna significa restare a piedi fino al mattino dopo.

Dove si lascia l’auto

Non esiste un parcheggio asfaltato con stalli segnati. Ci sono spiazzi erbosi e sterrati lungo la strada e in prossimità dell’area attrezzata, e la regola non scritta è quella di ogni area montana: si accosta senza ostruire il passaggio dei mezzi di servizio e senza invadere i prati sfalciati, che spesso appartengono a privati o sono soggetti a uso civico. Nei fine settimana di agosto e nelle giornate di festa il pianoro si riempie di famiglie ternane e reatine con griglie e tavolini, e trovare posto dopo le dieci del mattino diventa complicato. Arrivare presto risolve il problema meglio di qualunque strategia.

Che cosa è davvero Collebertone: un pianoro attrezzato, non una stazione turistica

Qui serve onestà, perché la confusione è frequente. Collebertone viene spesso citato come se fosse una località sciistica dell’Appennino umbro. In realtà quello che il visitatore trova è un pianoro d’alta quota con prati, faggeta, tavoli, punti per il fuoco e un panorama molto ampio. Le piccole attrezzature invernali dell’Appennino centrale hanno avuto vicende alterne nel corso degli ultimi decenni, con periodi di attività, lunghe sospensioni e riaperture parziali legate all’innevamento e alle disponibilità dei gestori. Non è corretto, e soprattutto non è utile a chi legge, affermare che qui funzionino impianti di risalita, che esista un servizio di innevamento programmato, che ci sia una biglietteria con tariffe stagionali o che le piste siano battute con regolarità. Chi vuole sciare in zona deve informarsi direttamente presso il Comune di Polino o presso gli uffici turistici della Valnerina, con una telefonata e non con una ricerca in rete, perché le informazioni che circolano online su questo genere di impianti sono quasi sempre vecchie di anni.

Quello che invece funziona sempre, perché non dipende da nessun gestore, è il resto: l’aria, il bosco, i prati, il silenzio, la vista. In una giornata limpida di primavera il pianoro offre un’esperienza semplice e completa, e la quota basta da sola a cambiare il clima rispetto alla conca ternana. Quando a Terni si superano i trentacinque gradi, quassù la temperatura scende di parecchi punti e l’ombra della faggeta fa il resto. È questa, storicamente, la ragione per cui le famiglie della provincia salgono qui ad agosto: non l’attrezzatura, ma la differenza termica.

L’area attrezzata e le sue regole

L’area per il picnic è la ragione principale per cui la maggior parte delle persone sale a Collebertone. Tavoli di legno, panche, spazi dedicati alla cottura sulla brace. Le regole sono quelle di ogni area montana italiana e meritano di essere ricordate, perché la loro violazione produce danni permanenti. Il fuoco si accende esclusivamente nei punti attrezzati e mai sull’erba o sotto le chiome. Nei periodi di maggior rischio di incendio boschivo le autorità regionali emanano ordinanze che vietano del tutto l’accensione di fuochi all’aperto, e quelle ordinanze valgono anche dove esistono bracieri in muratura. Le date di inizio e fine del periodo a rischio cambiano ogni anno e vengono pubblicate dalla Regione: controllarle prima di caricare il carbone in macchina evita una multa salata e, soprattutto, evita di dare fuoco a una faggeta.

La seconda regola riguarda i rifiuti: si porta via tutto quello che si è portato su, braci spente comprese. La terza riguarda gli animali, e il cane al guinzaglio in un’area dove pascolano bovini e dove il bosco ospita fauna selvatica non è una formalità burocratica.

Collebertone e Polino in provincia di Terni
I prati d’alta quota e la faggeta sopra Polino, in provincia di Terni: la fascia di pascolo e bosco che gli abitanti della conca ternana chiamano Collebertone.

La faggeta, i prati e che cosa si vede camminando

Il bosco che copre questi versanti è una faggeta d’alta quota di buona qualità, con esemplari di taglia notevole nei tratti che hanno subito meno il taglio negli ultimi decenni. Il faggio, alle nostre latitudini, forma popolamenti compatti sopra i mille metri e crea un ambiente riconoscibile anche a occhi poco allenati: tronchi grigi e lisci, chiome fitte che in piena estate lasciano passare poca luce, un sottobosco povero di arbusti e ricco invece di lettiera di foglie che scricchiola sotto le scarpe. Il silenzio di una faggeta matura in una giornata senza vento è una cosa che si ricorda.

Scendendo di quota, o nei tratti più esposti e soleggiati, la composizione cambia. Compaiono il carpino nero, il cerro, l’acero montano e il sorbo, che a fine estate mette frutti rossi vistosi. Questa alternanza fra faggeta pura e boschi misti è tipica della fascia altitudinale di passaggio e rende il cammino più vario di quanto ci si aspetti: si attraversano tratti di bosco chiuso, poi radure erbose, poi lembi di pascolo, poi di nuovo bosco. I botanici attribuiscono a questo comprensorio un valore elevato proprio per la ricchezza delle emergenze vegetali, e la frase che compariva nella vecchia descrizione, quella sull’elevato pregio delle emergenze botaniche, era corretta anche se scritta in una lingua da relazione tecnica.

La fauna che si potrebbe incrociare

Parliamo di animali con il condizionale, perché nella fauna selvatica il condizionale è l’unica forma onesta. I boschi del comprensorio ospitano mammiferi e rapaci che compaiono negli elenchi faunistici dell’area protetta del Nera. La martora è un mustelide arboricolo, notturno e schivo: la sua presenza in questi boschi è documentata, l’avvistamento diurno da parte di un escursionista è un evento raro. Il gatto selvatico è ancora più elusivo e viene confuso con frequenza con i gatti domestici inselvatichiti, tanto che i rilevamenti seri si fanno con fototrappole e non a occhio. Lo sparviero, invece, capita di vederlo: è un rapace di dimensioni contenute, adattato al volo fra i tronchi, e il suo passaggio rapido lungo una radura è uno spettacolo di pochi secondi. Nei cieli sopra i prati si notano più spesso la poiana e il gheppio, quest’ultimo riconoscibile per la capacità di restare fermo in aria battendo le ali.

Ai margini del bosco, all’alba e al tramonto, si osservano i caprioli, tornati numerosi in tutto l’Appennino centrale, mentre il cinghiale lascia tracce evidenti nel terreno rivoltato. Anche il lupo risulta presente sulla dorsale appenninica, ma l’incontro è talmente improbabile che citarlo come attrattiva sarebbe scorretto: la regola del guinzaglio nasce anche da qui.

Il percorso verso il paese

La descrizione tradizionale parla di circa sette chilometri di cammino fra il pianoro e il paese attraverso il bosco e i pascoli. Su questo serve una precisazione importante, e vale come avvertenza generale: la segnaletica escursionistica in questa zona esiste ma non risulta uniforme, e la rete di sentieri numerati dell’Appennino umbro ha subito negli anni manutenzioni disomogenee. Prima di affidarsi a un tracciato conviene procurarsi una cartografia aggiornata, verificare lo stato del percorso presso il Comune o presso le sezioni locali del Club Alpino Italiano e valutare la stagione. Dopo una stagione ventosa gli alberi caduti possono ostruire tratti di sentiero per mesi, e la copertura del telefono cellulare in bosco è discontinua. Chi non conosce la zona farebbe bene a muoversi su itinerari brevi e ben visibili, senza inventarsi traversate.

Una curiosità su Collebertone – Polino (TR)

La curiosità più solida di questo territorio non riguarda il bosco e nemmeno il borgo: riguarda le pietre. Nel comune di Polino affiora un piccolo apparato vulcanico che i petrologi studiano da decenni e che compare nella letteratura scientifica internazionale con il nome del paese. Le rocce che si trovano qui appartengono a una famiglia rarissima, le kamafugiti, cioè lave ultra-alcaline e povere di silice che in tutto il pianeta si conoscono in pochissime località. Le altre occorrenze italiane si trovano a San Venanzo, sempre in provincia di Terni, e a Cupaello, nel Reatino: tre punti a poca distanza l’uno dall’altro che formano quella che i geologi chiamano provincia ultra-alcalina intramontana dell’Italia centrale. Fuori dall’Italia, rocce comparabili si trovano principalmente nel ramo orientale della Rift Valley africana, in Uganda, che è il luogo da cui deriva il nome stesso della famiglia.

Il senso della cosa, tradotto dal linguaggio dei manuali, è questo: sotto queste montagne di calcare, in un’epoca geologicamente recentissima rispetto alla storia della Terra, è risalito materiale magmatico con una composizione chimica anomala, diversa da quella dei vulcani laziali che tutti conoscono, dai Colli Albani al lago di Bolsena. Non c’è un cono, non c’è un cratere spettacolare, non c’è nulla che assomigli a un vulcano da illustrazione. C’è un affioramento modesto che però, per chi si occupa di come si formano i magmi nel mantello terrestre, vale quanto un monumento. Studenti e ricercatori di università italiane e straniere vengono qui in escursione didattica, e per il paese quella pietra grigiastra è un titolo di nobiltà scientifica che nessun depliant turistico ha mai saputo spiegare bene.

Chi volesse cercare gli affioramenti per conto proprio deve sapere due cose. La prima è che si trovano su terreni che hanno una proprietà, e che la raccolta di campioni in aree di interesse scientifico o dentro un’area protetta è soggetta a limiti precisi: il martello da geologo non si usa a piacere. La seconda è che senza un accompagnamento competente si rischia di guardare un sasso senza capire che cosa si sta guardando. Il Comune di Polino ha allestito nel tempo un percorso didattico dedicato alla geologia dell’Appennino, ed è a quel tipo di iniziativa, verificandone gli orari sul posto, che conviene rivolgersi.

La Rocca di Polino, la fontana del Seicento e il borgo più piccolo dell’Umbria

Il paese che dà il nome a Collebertone merita più dei cinque minuti che di solito gli vengono concessi. Polino nasce come insediamento fortificato di età medievale, legato nella tradizione locale alla famiglia da cui prende il nome, e cresce per una ragione strategica che è scritta nella sua geografia: si trova su un crinale di confine. Per secoli questa linea ha separato i possedimenti pontifici da quelli del Regno di Napoli, e un borgo arroccato su un crinale di confine, con miniere nel proprio territorio, vale molto più di quanto suggeriscano le sue dimensioni.

La Rocca domina l’abitato da uno sperone di roccia. La struttura ha pianta poligonale e conserva due torri cilindriche, e la doppia cinta muraria che circondava il nucleo antico è ancora leggibile per tratti. Le fortificazioni di questo tipo, nell’Appennino umbro, sono state rimaneggiate più volte fra Quattrocento e Cinquecento per adeguarle alle armi da fuoco: i bastioni cilindrici servivano proprio a deviare i colpi di artiglieria, cosa che le torri quadrate medievali non facevano. Guardare la Rocca sapendo questo cambia la lettura dell’edificio: quelle curve non sono un vezzo estetico ma una risposta tecnica a un problema balistico.

La fontana monumentale

Al centro del paese si trova una fontana monumentale del Seicento, realizzata per volontà della famiglia Castelli, che ebbe qui un ruolo di governo. È un’opera tardo manierista, con teste leonine e figure mitologiche scolpite, alimentata dalle sorgenti della montagna. Il contrasto fra la scala dell’opera e la scala del paese colpisce chiunque arrivi in piazza: una fontana di quel tipo si troverebbe senza stonare in una città molto più grande. È la firma che una famiglia potente lasciava sul luogo che amministrava, e in questo caso è sopravvissuta a tutti quelli che l’hanno commissionata.

La chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa parrocchiale è intitolata a San Michele Arcangelo, dedicazione diffusissima nell’Appennino centrale e legata alla devozione longobarda, che qui arrivò con il ducato di Spoleto. L’edificio conserva elementi seicenteschi ed è stato oggetto di restauri. All’interno si trova una lapide che ricorda la donazione di reliquie di San Valentino da parte di un cardinale Orsini alla famiglia Castelli: un dettaglio che collega direttamente questo minuscolo borgo di montagna al santo patrono di Terni, la città che si vede in fondo alla valle nelle giornate limpide. Gli orari di apertura di una chiesa parrocchiale in un comune di duecento abitanti seguono la disponibilità del parroco: chi vuole entrare fa bene a chiedere in paese invece di presentarsi sperando nella fortuna.

Il primato demografico

Polino risulta il comune meno popoloso dell’Umbria. È un primato che in Italia si accompagna quasi sempre alle stesse dinamiche: spopolamento montano iniziato nel secondo dopoguerra, chiusura delle attività estrattive e silvicole che davano lavoro, emigrazione verso Terni e verso il nord industriale, età media alta. Chi arriva in paese di martedì mattina a novembre trova quattro persone in piazza e il bar chiuso. Chi arriva a Ferragosto trova il paese pieno, perché i figli e i nipoti dei residenti tornano. Questo doppio volto è la realtà di centinaia di comuni appenninici e vale la pena saperlo prima di formulare giudizi affrettati sulla vitalità del posto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Collebertone – Polino (TR)

In questo comune ha operato un osservatorio astronomico che ha scoperto un asteroide. Non è un modo di dire: l’osservatorio di Polino ha ricevuto dal Minor Planet Center, l’organismo internazionale che assegna i codici alle strutture che effettuano osservazioni di corpi minori del sistema solare, un proprio codice identificativo. La struttura è stata attiva fra la fine del Novecento e i primi anni Duemila e le viene attribuita la scoperta di un asteroide della fascia principale, avvenuta nel novembre del 1999 e poi intitolata a una persona legata alla vicenda.

La ragione per cui un osservatorio finisce quassù è la stessa per cui gli astrofili di mezza Italia inseguono la montagna: il cielo. A milleduecento metri, lontano dalle luci della conca ternana e dalla pianura, con l’orizzonte libero verso sud, l’inquinamento luminoso è molto inferiore a quello di qualunque località di fondovalle. Nelle notti senza luna e senza umidità la Via Lattea si vede a occhio nudo come una fascia continua, cosa che nelle città italiane non accade più da decenni.

La parte che raramente viene raccontata è il seguito. Le fonti disponibili indicano per l’osservatorio una chiusura a tempo indeterminato. Non è una storia triste in senso stretto, è la storia ordinaria di molte piccole strutture scientifiche italiane, nate dall’entusiasmo di un gruppo di appassionati e da un finanziamento pubblico iniziale, e poi rimaste senza le risorse ricorrenti per la manutenzione e il personale. Chi sale a Collebertone sperando di trovare una cupola aperta e un telescopio pronto va incontro a una delusione. Chi sale sapendo che qui, per qualche anno, qualcuno ha davvero puntato uno strumento verso il cielo e ha trovato un corpo celeste che prima nessuno aveva catalogato, guarda quelle stesse stelle con un altro occhio. Prima di programmare qualunque attività di osservazione conviene chiedere al Comune se siano previste serate organizzate da associazioni astrofile, cosa che in Appennino accade con una certa frequenza durante l’estate.

Il consiglio che ti do per visitare Collebertone – Polino (TR)

Il consiglio è di rovesciare l’ordine con cui quasi tutti affrontano questa gita. La sequenza abituale è: si sale direttamente al pianoro, si mangia, si fa un giro breve nel prato, si riscende e si torna a casa. Il paese resta un cartello superato in auto. Facendo così si perde più della metà del posto.

La sequenza che funziona è l’opposta. Si arriva a Polino la mattina presto, si lascia l’auto all’ingresso del paese e si dedica un’ora al borgo: la piazza con la fontana, il giro sotto le mura, la salita verso la Rocca, la chiesa se risulta aperta, due parole con chi si incontra, che in un comune di duecento abitanti è ancora un modo normale di ottenere informazioni. Poi si risale in auto e si sale al pianoro, arrivando quando la luce ha già scaldato i prati ma prima dell’ondata di mezzogiorno. Si cammina un’ora o due nel bosco, si torna all’area attrezzata, si mangia con calma. Nel primo pomeriggio, invece di rientrare subito verso l’autostrada, si scende in Valnerina e si dedica il resto della giornata alla Cascata delle Marmore, tenendo presente che i rilasci d’acqua seguono orari stabiliti e vanno verificati in anticipo.

Le cose da mettere nello zaino

Acqua, e più di quella che sembra necessaria: sul pianoro non si trovano fontanelle garantite e in estate la disidratazione arriva prima di quanto si pensi, perché l’aria di montagna asciutta inganna. Scarpe con suola scolpita, perché il fondo erboso in discesa scivola e il terreno sotto la faggeta resta umido anche quando in paese è tutto asciutto. Uno strato in più, sempre, anche ad agosto: la differenza fra il sole del prato e l’ombra del bosco supera facilmente i dieci gradi, e un temporale pomeridiano estivo in Appennino abbassa la temperatura di colpo. Un sacchetto per riportare giù i rifiuti. Contanti, perché nelle attività di un piccolo comune montano il pagamento elettronico non sempre funziona quando la linea dati manca. Batteria di scorta o power bank per il telefono, dato che la ricerca continua del segnale svuota le batterie a velocità doppia.

Che cosa non fare

Non fidarsi ciecamente del navigatore per l’ultimo tratto: le strade forestali e le piste di servizio compaiono sulle mappe come strade normali e portano dove non si vuole andare. Non accendere fuochi fuori dai punti attrezzati e non accenderne affatto nei periodi di divieto. Non parcheggiare sui prati sfalciati. Non lasciare cibo sui tavoli quando ci si allontana, perché i corvidi e le volpi imparano in fretta. Non partire per il sentiero verso il paese nel tardo pomeriggio di ottobre contando di arrivare con la luce: in montagna il buio sotto una faggeta arriva molto prima che in pianura.

La faggeta di Collebertone nel comune di Polino
La faggeta che copre i versanti sopra il paese: il bosco che per secoli ha alimentato le carbonaie di tutto il comprensorio del Parco fluviale del Nera.

Le carbonaie, il ferro e la Cava dell’Oro

Camminando nel bosco, con un minimo di attenzione, si notano nel terreno alcune piazzole circolari perfettamente piane, larghe qualche metro, spesso appoggiate al versante e sostenute da un muretto a secco. Sono i resti degli spiazzi per le carbonaie, e sono il documento più eloquente di che cosa fosse questa montagna prima che diventasse una meta per il picnic della domenica.

La carbonaia era un procedimento lungo e faticoso. Il carbonaio accatastava la legna in una cupola concentrica attorno a un camino centrale, copriva il tutto con terra e foglie e accendeva il fuoco dall’alto, lasciando che la legna bruciasse lentamente con pochissima aria per giorni interi. Il risultato era il carbone vegetale, che pesava molto meno della legna di partenza e rendeva economico il trasporto a valle a dorso di mulo. Il carbonaio non poteva allontanarsi: la carbonaia andava sorvegliata di continuo, giorno e notte, perché un cedimento della copertura significava perdere l’intera cotta. Per questo nei boschi appenninici esistevano capanne di frasche accanto alle piazzole, e per questo intere famiglie passavano settimane in montagna.

Questa attività era diffusissima in tutto il comprensorio che oggi corrisponde al Parco fluviale del Nera, e ha modellato il bosco che vediamo. Una faggeta sfruttata a ceduo per il carbone ha una struttura diversa da una faggeta lasciata crescere: polloni multipli dalla stessa ceppaia, turni di taglio regolari, alberi di età omogenea. Quando le carbonaie sono state abbandonate, nel corso del Novecento, il bosco ha ricominciato a invecchiare, ed è per questo che oggi si trovano esemplari di taglia rispettabile dove settant’anni fa si tagliava ogni due decenni. Il paesaggio che il visitatore giudica selvaggio è in realtà il risultato dell’abbandono di un’attività produttiva.

Il ferro, il marmo e l’argento

Il territorio di Polino possedeva risorse minerarie che le fonti storiche descrivono come cospicue e che comprendevano marmo, ferro e argento. Oggi quei giacimenti risultano esauriti, ma la loro esistenza spiega la storia del paese meglio di qualunque altra cosa. Un borgo di montagna con miniere sul proprio territorio e una posizione di confine fra due Stati non è un borgo qualunque: è un asset. Le fonti locali raccontano che qui si sia arrivati a battere moneta, cosa che, se confermata, colloca Polino in una categoria molto ristretta di piccolissimi centri appenninici. Una zecca di confine, alimentata dai metalli estratti in loco, è esattamente il genere di attività che rende comprensibile la presenza di una Rocca così solida e di una famiglia in grado di pagarsi una fontana manierista.

La Cava dell’Oro

Fra i siti minerari del territorio compare un luogo dal nome evocativo, la Cava dell’Oro. Il nome va preso per quello che è, cioè una denominazione tradizionale: nell’Appennino italiano i toponimi che richiamano l’oro si riferiscono molto più spesso a minerali dai riflessi dorati, come la pirite, che a giacimenti auriferi veri. Quello che conta, al di là del nome, è che una galleria mineraria del comprensorio risulta visitabile e che rappresenta uno dei pochi casi umbri in cui un’attività estrattiva storica è stata trasformata in percorso di visita. Le modalità di accesso, gli orari e la necessità di prenotare dipendono dall’organizzazione locale e vanno verificate direttamente con il Comune di Polino prima di salire: una galleria non è un museo con la biglietteria sempre aperta, e l’ingresso avviene con accompagnamento.

Chi ha interesse per l’archeologia industriale e mineraria della zona trova materiale anche nel Museo di Arte e Giacimenti Minerari, e più in generale nella rete dei musei minerari del centro Italia, un filone che in Umbria e nel Lazio conserva testimonianze poco frequentate e molto istruttive.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

La Cascata delle Marmore, che si trova a poca distanza da qui e che quasi tutti visitano nella stessa giornata, è artificiale. È un fatto notissimo e ripetuto ovunque, eppure raramente qualcuno spiega che cosa comporti davvero, e soprattutto raramente lo si collega alle montagne come queste.

La vicenda comincia nel 271 avanti Cristo, quando il console romano Manio Curio Dentato fa scavare un canale per drenare le acque stagnanti della piana reatina e convogliarle verso il salto naturale, facendole precipitare nel Nera. Il risultato, ampliato e corretto più volte nei secoli, è oggi il salto artificiale più alto d’Europa, con un dislivello complessivo di centosessantacinque metri distribuito su tre gradini. È un’opera idraulica di oltre duemiladuecento anni fa che funziona ancora.

La parte poco citata è la conseguenza pratica: la cascata non scorre sempre. Il sistema è regolato e l’acqua viene rilasciata secondo orari stabiliti, perché lo stesso flusso alimenta impianti idroelettrici. Un segnale acustico annuncia l’apertura delle paratoie e nel giro di pochi minuti la portata aumenta in modo spettacolare. Chi arriva fuori orario trova una parete di roccia bagnata e un filo d’acqua. Gli orari cambiano fra stagione e stagione e vanno controllati prima di partire: è l’errore più comune fra chi visita questa parte dell’Umbria per la prima volta.

Il collegamento con Collebertone è diretto. L’acqua che rende possibile lo spettacolo scende dai bacini montani della zona, e le montagne che si vedono dal pianoro fanno parte dello stesso sistema idrografico. Il Nera nasce sui Sibillini, attraversa la Valnerina, raccoglie il Velino alle Marmore e prosegue verso il Tevere. Guardare la valle dall’alto sapendo questo significa capire perché qui si è insediata prima l’industria idroelettrica e poi quella chimica e siderurgica di Terni: l’energia dell’acqua, prima che arrivasse la corrente elettrica, era la sola energia disponibile in quantità.

La foto giusta da fare a Collebertone – Polino (TR)

La fotografia che quasi tutti scattano è quella del prato con i tavoli e il bosco sullo sfondo, in pieno mezzogiorno, con il sole a picco. È la peggiore ora possibile e il risultato è sempre lo stesso: verde piatto, cielo slavato, nessuna profondità.

La foto che vale la pena portarsi a casa è un’altra, e si fa in due momenti. Il primo è la prima ora dopo l’alba di una giornata limpida di fine ottobre o di inizio novembre, quando la faggeta vira al rame e al giallo e la luce radente entra fra i tronchi da est. In quelle condizioni il bosco di faggio diventa una successione di colonne grigie illuminate lateralmente su un tappeto di foglie accese, e la foto si fa dentro il bosco, non dal prato: ci si mette in mezzo ai tronchi, si abbassa l’obiettivo all’altezza del sottobosco e si lascia che la profondità la creino le colonne in successione.

Il secondo momento è il tardo pomeriggio invernale, dopo una nevicata, dal margine del pianoro che guarda verso la valle. Con l’erba coperta e i faggi spogli il contrasto fra il bianco e i rami neri produce immagini quasi grafiche, e la luce bassa di gennaio dura a lungo. Per questa seconda foto vale però l’avvertenza di sempre: se la strada è innevata, la foto non vale il rischio, e nessuno quassù verrà a tirare fuori l’auto in tempi rapidi.

Il punto panoramico

Dal pianoro e dai margini dei pascoli lo sguardo si apre verso la Valnerina da un lato e verso la conca reatina dall’altro. Nelle giornate di fine inverno, quelle in cui il vento da nord ripulisce l’aria, la visibilità arriva lontano e si riconoscono i profili dei rilievi reatini. È la condizione ideale per una foto di crinali sovrapposti, il genere di immagine in cui ogni fila di monti risulta più chiara della precedente per effetto della foschia. Con un teleobiettivo moderato il risultato è molto più efficace che con un grandangolo, perché la compressione prospettica accentua proprio la sovrapposizione dei piani.

Il ritratto in paese

La terza fotografia, quella che nessuno fa, è la fontana seicentesca di Polino inquadrata dal basso con il paese alle spalle. Le teste leonine e le figure scolpite reggono bene la luce laterale del mattino, e l’accostamento fra la scala monumentale dell’opera e le case modeste che la circondano racconta in un solo fotogramma tutta la storia del paese. Una raccomandazione ovvia ma necessaria: se in campo compaiono persone, in un borgo di duecento abitanti si chiede il permesso, e la risposta è quasi sempre positiva.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di un comune di duecento abitanti non riempie i manuali, ma quello che è passato di qui nel corso dei secoli è più denso di quanto le dimensioni facciano supporre. Vale la pena metterlo in fila, distinguendo quello che le fonti documentano con sicurezza da quello che appartiene alla tradizione locale.

L’età longobarda e il ducato di Spoleto

Tutta questa fascia appenninica rientrò nell’orbita del ducato di Spoleto, una delle grandi articolazioni territoriali longobarde in Italia. La dedicazione della chiesa parrocchiale a San Michele Arcangelo è il segnale più chiaro di quel periodo: il culto micaelico fu adottato dai Longobardi come devozione dinastica e guerriera, e la sua diffusione lungo le montagne dell’Italia centrale e meridionale segue quasi passo per passo la geografia del loro dominio. Quando in un paese appenninico si trova una parrocchiale dedicata a San Michele, la probabilità che ci sia dietro una radice altomedievale è alta.

La nascita del castello

L’insediamento fortificato si struttura in età medievale. La tradizione locale lega la fondazione a una famiglia che avrebbe dato il nome al luogo, e le fonti turistiche regionali indicano il dodicesimo secolo come momento di origine. Da allora il borgo funziona come roccaforte di vari feudatari, passando di mano più volte, come accadeva a ogni castello di confine in quei secoli.

La frontiera fra due Stati

Il fatto che ha determinato la storia di Polino più di ogni altro è la sua collocazione sulla linea di confine fra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli. Un confine, nel mondo preunitario, non era una linea astratta: era dogana, contrabbando, differenze di moneta, di pesi, di giurisdizione penale. Un castello posto su quella linea, con miniere nel territorio, aveva un valore militare ed economico sproporzionato rispetto alla popolazione. Da qui discendono la solidità della Rocca, la doppia cinta muraria, e la presenza di famiglie di governo con risorse sufficienti a commissionare opere monumentali.

Il Cinquecento e il Seicento

La Rocca assume nel Cinquecento la configurazione che conserva oggi, con i bastioni cilindrici pensati per resistere all’artiglieria. Nel Seicento arriva la stagione della famiglia Castelli, alla quale si deve la fontana monumentale del paese, datata dalle fonti al 1615, e alla quale si lega anche la donazione di reliquie di San Valentino ricordata dalla lapide in chiesa. È il momento di massimo splendore relativo del borgo, quello in cui un piccolo centro di montagna si permette una committenza artistica di livello urbano.

L’Ottocento e la fine delle miniere

Con l’unificazione italiana il confine scompare e con esso la ragione strategica dell’insediamento. Le attività estrattive proseguono finché i giacimenti restano economicamente convenienti, poi si esauriscono. Il bosco continua a dare lavoro attraverso il taglio e le carbonaie, ma anche quel ciclo entra in crisi nel corso del Novecento, quando il carbone vegetale viene sostituito da altri combustibili nelle cucine e nelle industrie.

La guerra e la zona libera del 1944

Nel marzo del 1944, nei territori compresi fra Arrone, Cascia e Leonessa, cioè nella fascia montana di cui Polino fa parte, si costituì quella che viene ricordata come la prima zona libera d’Italia: un’area sottratta al controllo tedesco e fascista e amministrata dalle formazioni partigiane prima dell’arrivo degli Alleati. È una pagina di storia che nella memoria nazionale occupa uno spazio molto inferiore a quello che merita, e che questi boschi e questi crinali hanno reso materialmente possibile: una geografia di faggete, valichi e sentieri è esattamente il terreno in cui una formazione partigiana può muoversi e un reparto motorizzato no. Chi cammina oggi su questi versanti per svago percorre gli stessi passaggi che ottant’anni fa servivano a spostarsi senza essere visti.

Lo spopolamento e le aree protette

Il secondo dopoguerra porta l’emigrazione. Le famiglie scendono a Terni, dove l’industria assorbe manodopera, oppure vanno più lontano. Il paese si svuota e diventa il comune meno popoloso della regione. Negli anni Novanta la Regione Umbria istituisce il Parco fluviale del Nera, un’area protetta di circa duemiladuecento ettari che si estende da Ferentillo alla Cascata delle Marmore e che comprende il tratto di valle sotto queste montagne. È il momento in cui il territorio cambia funzione: da area produttiva a area di tutela e di fruizione.

I terremoti

La Valnerina è terra sismica. Il terremoto del 1979, con epicentro nella valle, e quello umbro marchigiano del 1997 hanno lasciato segni pesanti sul patrimonio edilizio di tutta la zona, e la sequenza del 2016 nell’Italia centrale ha colpito duramente i centri vicini. Molti restauri che il visitatore vede sono la conseguenza di quegli eventi. È utile saperlo anche per un motivo pratico: in questi comuni può capitare di trovare chiuso un edificio storico per lavori, e non è un disservizio ma una necessità strutturale.

Americo Matteucci

Nella memoria del paese compare la figura di Americo Matteucci, ricordato per un mandato di sindaco durato quarantasette anni. È un dato che da solo racconta la natura dei piccoli comuni montani italiani, dove la continuità amministrativa si misura in decenni e dove una persona sola può coincidere con la storia recente di un’intera comunità.

Chi è passato da Collebertone – Polino (TR)

Un elenco onesto deve distinguere fra chi è passato di qui con certezza documentaria e chi ha attraversato questo territorio in senso più ampio. Comincio dai secondi, dichiarandolo.

Manio Curio Dentato

Il console romano che nel 271 avanti Cristo fece scavare il canale alle Marmore lavorava a una ventina di chilometri da qui, e la sua opera ha determinato l’assetto idraulico di tutta questa parte dell’Umbria fino a oggi. Non risulta che sia salito su queste montagne, ma la valle che si osserva dal pianoro è la valle che lui ha modificato.

I Longobardi del ducato di Spoleto

Il culto di San Michele nella chiesa del paese è la loro impronta. I valichi appenninici come questo erano le vie con cui si teneva insieme un ducato che si estendeva dall’Adriatico alla dorsale, e i crinali erano strade, non ostacoli.

I feudatari, i Castelli e il cardinale Orsini

Le famiglie che hanno governato il borgo hanno lasciato tracce fisiche: la Rocca, la fontana, la lapide con la donazione delle reliquie di San Valentino attribuita a un cardinale Orsini. Gli Orsini sono una delle grandi casate dell’aristocrazia romana e la loro comparsa in una chiesa di montagna con duecento parrocchiani indica quanto queste terre fossero dentro le reti di potere della Roma pontificia, e non ai margini.

I carbonai e i minatori

Sono i protagonisti veri di questa montagna, e non hanno nomi nei libri. Generazioni di uomini e donne hanno passato stagioni intere in bosco a sorvegliare carbonaie e in galleria a cavare ferro, marmo e argento. Le piazzole circolari nel sottobosco sono il loro archivio. Quando si cammina nella faggeta di Collebertone si cammina in un luogo di lavoro, non in una foresta vergine, e questa è la cosa che cambia di più il modo di guardarlo.

I partigiani della Valnerina

Le formazioni che nel 1944 hanno costituito la zona libera fra Arrone, Cascia e Leonessa si sono mosse su questi crinali e in questi boschi. Il pianoro, i valichi e i sentieri che oggi servono a raggiungere un tavolo da picnic sono stati per mesi una rete logistica.

Geologi e astronomi

Gli ultimi arrivati sono i più inaspettati. Da un lato i petrologi, italiani e stranieri, che vengono a studiare le rocce ultra-alcaline del territorio e che hanno reso il nome di questo comune una voce nella letteratura scientifica internazionale. Dall’altro gli astrofili che hanno fatto funzionare per qualche anno un osservatorio quassù e che hanno individuato un asteroide. Due comunità piccolissime, entrambe arrivate per la stessa ragione: quello che c’è sotto i piedi e quello che c’è sopra la testa, in un posto dove nessuna delle due cose è disturbata dalla città.

Quando andare a Polino (TR) e quando evitare la salita

La stagionalità qui conta più che altrove, perché la quota amplifica tutto. Vale la pena affrontarla mese per mese, senza promettere condizioni che nessuno può garantire.

Primavera

Fra aprile e giugno il pianoro dà il meglio. La neve si è ritirata, i prati rinverdiscono, la faggeta mette le foglie nuove che hanno un verde chiarissimo e trasparente, e le temperature restano gradevoli anche a mezzogiorno. Maggio e la prima metà di giugno sono il periodo ideale per camminare, perché il caldo non pesa e l’affollamento è ancora minimo. L’unico inconveniente è l’instabilità: i temporali pomeridiani di fine primavera in Appennino arrivano con poco preavviso e vanno presi sul serio, soprattutto se ci si trova su un crinale aperto.

Estate

Luglio e agosto sono i mesi della frequentazione massima. Il motivo è semplice: quando la conca ternana diventa una fornace, questa fascia di montagna offre un’alternativa a mezz’ora di auto. Nei fine settimana e nelle giornate di festa l’area attrezzata si riempie presto. Chi cerca tranquillità sale in settimana oppure arriva molto presto e se ne va nel primo pomeriggio. In estate valgono con più forza le regole sul fuoco, perché è il periodo in cui scattano i divieti regionali.

Autunno

Ottobre e novembre sono, dal punto di vista fotografico e sensoriale, il momento più bello dell’anno. La faggeta cambia colore in modo spettacolare, l’aria si fa nitida, il bosco si svuota di persone e si riempie di suoni. È anche la stagione in cui bisogna prestare attenzione alle giornate corte e alla nebbia, che in Appennino sale dal fondovalle nel pomeriggio e cancella i riferimenti in pochi minuti. Va inoltre tenuta presente la stagione venatoria, che nei boschi italiani interessa determinati giorni della settimana: informarsi in paese su quali siano i giorni di caccia è una precauzione ragionevole prima di infilarsi nel bosco con un cane.

Inverno

Le nevicate quassù sono normali e possono essere abbondanti. Il paesaggio innevato della faggeta è magnifico, e l’accesso è tutta un’altra faccenda. La strada di salita può risultare chiusa o impraticabile, il ghiaccio nei tratti in ombra resta per giorni, i servizi in quota non esistono e l’assistenza in caso di problemi arriva da valle con i tempi della montagna. Le dotazioni invernali obbligatorie per legge sui tratti stradali interessati vanno rispettate, e chi non ha esperienza di guida su neve farebbe bene a rinunciare. Sul fronte degli sport invernali vale quanto detto sopra: prima di salire con gli sci nel bagagliaio serve una verifica diretta sullo stato effettivo di eventuali servizi, che non si può dare per scontato.

Cosa si trova intorno a Collebertone

Il pianoro funziona benissimo come tassello di un itinerario più ampio, perché si trova al centro di un’area che in una manciata di chilometri passa dall’Umbria al Lazio e da una valle fluviale a una conca appenninica.

Verso la Valnerina e Terni

La meta più ovvia è la Cascata delle Marmore, raggiungibile scendendo in valle e risalendo verso Terni: centosessantacinque metri di salto su tre gradini, due belvedere collegati da sentieri attrezzati e la necessità assoluta di controllare gli orari dei rilasci prima di presentarsi. Restando in Umbria, chi vuole spingersi più a nord trova Orvieto, che appartiene alla stessa provincia pur trovandosi dall’altra parte del territorio, e verso l’alta valle si arriva a Norcia e a Cascia, i due centri che chiudono la Valnerina verso i Sibillini.

Verso il Reatino

Dall’altra parte dello spartiacque si entra nel Lazio e si apre la conca di Rieti. Leonessa è il centro montano più vicino per carattere e per quota, con la sua piazza porticata e la sua vocazione invernale. Terminillo è la montagna di riferimento dei romani da un secolo. Rieti è il capoluogo, con il centro storico sul Velino, lo stesso fiume che finisce alle Marmore. Sul versante francescano si trovano il Santuario di Greccio, dove nel 1223 venne allestito il presepe che tutti conoscono, e il Santuario di Poggio Bustone, sopra l’omonimo paese.

Altri borghi e aree naturali del Reatino

Chi ha tempo per un giro più lungo trova Antrodoco alla stretta delle gole, Borgo Velino e Contigliano nella piana, Poggio Bustone sul versante soleggiato. Per l’escursionismo in quota ci sono la Riserva Naturale Montagne della Duchessa e la Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia. Più a nord, sul confine con le Marche e l’Abruzzo, si trovano Amatrice e Accumoli.

Un confronto per chi ama le faggete

A chi il bosco di faggio piace davvero segnalo un termine di paragone che si trova in tutt’altra zona, nel Viterbese, e che merita una gita a sé: la Faggeta di Oriolo Romano, una faggeta depressa che cresce a quota molto più bassa del normale, sui Monti Sabatini. Confrontare una faggeta d’alta quota come quella di Collebertone con una faggeta di pianura collinare come quella oriolese fa capire quanto il faggio sia sensibile alle condizioni locali di umidità e temperatura.

Domande veloci su Collebertone e Polino (TR)

Si paga per entrare a Collebertone?

No. Il pianoro e l’area attrezzata sono liberamente accessibili e non risulta alcun biglietto di ingresso. Eventuali costi riguardano solo i servizi privati che si dovessero trovare aperti.

Ci sono impianti di risalita funzionanti?

Non lo si può affermare. Le piccole attrezzature invernali appenniniche hanno esercizio discontinuo e in molti casi sospeso. Prima di contare su un impianto, su piste battute o su un servizio di noleggio serve una verifica diretta con il Comune di Polino o con gli uffici turistici della zona.

Quanto dista Collebertone da Terni?

Una trentina di chilometri di strada, ma con l’ultimo tratto tutto in salita e a tornanti: il tempo reale di percorrenza supera i quaranta minuti.

Si può arrivare senza auto?

Con difficoltà. Il riferimento ferroviario è Terni e i bus extraurbani servono la Valnerina, ma l’ultimo tratto in quota non ha collegamenti di linea. Serve un passaggio, un taxi oppure una lunga salita a piedi.

Si può accendere il fuoco per la braciata?

Soltanto nei punti attrezzati e soltanto fuori dai periodi di divieto stabiliti dalle ordinanze regionali contro gli incendi boschivi, che cambiano ogni anno. Nel dubbio, si chiede in Comune.

Ci sono bar o ristoranti in quota?

Non si può contare su nulla di aperto con continuità sul pianoro. Le attività di ristorazione si trovano in paese e nei centri della Valnerina, con orari e aperture stagionali. Conviene salire con il pranzo già pronto.

È adatto ai bambini?

Molto. I prati sono ampi e pianeggianti, le distanze brevi, e il bosco a portata di passeggino nei tratti facili. Le cose a cui prestare attenzione sono il sole d’estate sul prato aperto, la temperatura in calo rapido nel pomeriggio e la strada di accesso, che non perdona distrazioni.

Si trova acqua potabile?

Non è garantita. Le fontane di montagna possono essere chiuse o non potabili a seconda del periodo e delle verifiche sanitarie. Si sale con l’acqua nello zaino.

Il telefono prende?

A tratti. Sul pianoro aperto la copertura è generalmente accettabile, dentro la faggeta e nei valloni diventa discontinua. Un itinerario pianificato prima di partire vale più di qualunque applicazione.

Quanto tempo serve per una visita completa?

Una giornata intera se si vuole unire il borgo, il pianoro e una camminata nel bosco. Mezza giornata soltanto per il picnic e un giro corto. Due giorni se si aggiungono la Valnerina e la Cascata delle Marmore con calma.

Il mio giudizio, dopo molte giornate passate ad accompagnare persone sull’Appennino fra Umbria e Lazio, è che Collebertone valga precisamente per quello che non ha. Non ha impianti su cui fare affidamento, non ha servizi in quota, non ha una segnaletica escursionistica impeccabile e non ha alcuna infrastruttura pensata per il turismo di massa. Ha una faggeta seria, prati veri, una quota che d’estate cambia la giornata, un borgo minuscolo con una Rocca e una fontana che raccontano una storia di confine, miniere e potere, e sotto i piedi rocce che gli scienziati vengono a studiare da mezzo mondo. Chi sale qui aspettandosi una stazione turistica scenderà deluso. Chi sale per camminare, mangiare all’aperto, guardare un bosco e capire un territorio troverà una delle giornate più oneste che questa parte d’Italia sappia offrire. La raccomandazione finale resta una sola: telefonare prima, perché in montagna le informazioni che valgono non si trovano in rete ma in Comune.

Domande frequenti su Collebertone, Polino (TR)

Che cos’è Collebertone?

Collebertone è un pianoro d’alta quota nel territorio comunale di Polino, in provincia di Terni, con prati, faggeta, tavoli e punti per il fuoco, e non una stazione turistica o una vera stazione sciistica come viene talvolta descritto. Le piccole attrezzature invernali dell’Appennino centrale hanno avuto vicende alterne negli ultimi decenni.

Dove si trova esattamente Collebertone?

Collebertone si trova nel comune di Polino, in provincia di Terni, in Umbria: non è un paese né una frazione, ma un colle e la sella erbosa che lo accompagna. Il nome, accostato a quello di Polino, indica di fatto un indirizzo: il pianoro di Collebertone, comune di Polino.

Si paga per entrare a Collebertone?

No, il pianoro di Collebertone e la sua area attrezzata sono liberamente accessibili e non risulta alcun biglietto di ingresso. Eventuali costi riguardano solo i servizi privati che si dovessero trovare aperti sul posto, non l’accesso al pianoro in sé.

A Collebertone ci sono impianti sciistici funzionanti?

Non lo si può affermare con certezza. Le piccole attrezzature invernali appenniniche vicino a Collebertone hanno avuto un esercizio discontinuo e in molti casi sospeso negli ultimi decenni, per cui conviene informarsi prima di contare su impianti di risalita attivi.

Perché Polino è famosa fra i geologi?

Nel comune di Polino, dove si trova Collebertone, affiora un piccolo apparato vulcanico studiato dai petrologi da decenni, che compare nella letteratura scientifica internazionale con il nome del paese. Le rocce qui presenti appartengono alle kamafugiti, lave ultra alcaline e povere di silice rarissime a livello mondiale.

Quando è il momento migliore per andare a Collebertone?

La primavera, fra aprile e giugno, è il momento in cui il pianoro di Collebertone dà il meglio: la neve si è ritirata, i prati rinverdiscono, la faggeta mette le foglie nuove e le temperature restano gradevoli anche a mezzogiorno. Maggio è indicato come il mese pieno per la fioritura dei prati.

Che cosa c’è vicino a Collebertone?

Vicino a Collebertone, scendendo verso la Valnerina e Terni, si trova la Cascata delle Marmore, con centosessantacinque metri di salto su tre gradini. Nel borgo di Polino, ai piedi del pianoro, si possono vedere la Rocca medievale e una fontana del Seicento.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P. Per organizzare una giornata in Valnerina e sull’Appennino ternano con un accompagnatore turistico abilitato si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari fra Umbria e Reatino trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

Prepari un viaggio in Italia? Le guide in inglese per visitare Roma e i suoi dintorni si trovano su ItalyPlanner.com. Per chi ragiona in giornate fuori città c’è la guida alle migliori gite di un giorno da Roma, utile anche per capire come incastrare l’Umbria meridionale in un viaggio che parte dalla capitale.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. A temperatura costante tutto l’anno, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
RiassuntoCollebertone - Polino è un posto unico con un'incantevole foresta secolare e dei bellissimi prati con annessa area attrezzata per picnic e braciate per chi cerca relax, e tanta avventura per gli appassionati di trekking.
TagsCollebertoneCollebertone - PolinoParco naturalePolinoRiserva naturale

Contact Information

IndirizzoStrada Provinciale di Collebertone, 05030 Polino TR, Italia 5030
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Sali e scendi dove vuoi: tra una tappa e l’altra ti siedi e guardi Roma dal piano di sopra.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚐✦ Transfer

Transfer dall’aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su più compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra più compagnieDate flessibili
Confronta i voli →

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi