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C’era una volta, danza contemporanea coreana al Teatro Vascello — 10 novembre 2026

C'era una volta, spettacolo di danza contemporanea coreana, va in scena al Teatro Vascello di Roma martedì 10 novembre 2026 alle 21:00, per una sola sera. Coreografia e danza sono di LIM Jinho, JI Kyung Min e LEE Kyunggu, con KIM Minjeog al gayageum, la cetra tradizionale coreana, dal vivo; lo spettacolo dura 60 minuti. Il teatro si trova in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio: il bus 75 ferma davanti all'ingresso, e sono utili anche le linee 44, 710, 870 e 871; con il treno metropolitano dalla stazione Ostiense si scende a Quattro Venti, a pochi passi. I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro Vascello, dove si comprano i biglietti tramite il circuito di prevendita autorizzato dal teatro, oltre che alla biglietteria della sala.

I danzatori di C'era una volta con gli abiti e gli oggetti della tradizione coreana
I danzatori di C'era una volta con gli abiti e gli oggetti della tradizione coreana Foto: Ufficio stampa Teatro Vascello

C'era una volta al Teatro Vascello: lo spettacolo in breve

C'era una volta è un'opera di danza contemporanea coreana basata sul movimento, che usa oggetti e costumi della tradizione per dare nuovi significati a figure storiche e rileggere eventi del passato. È in cartellone al Vascello per una data sola, martedì 10 novembre alle 21:00.

Chi è in scena

I tre danzatori, LIM Jinho, JI Kyung Min e LEE Kyunggu, firmano anche la coreografia. Con loro, in scena, KIM Minjeog suona il gayageum. Le luci sono di LEE Seungho, la direzione di scena di KWAK Yongmin, la produzione di LEE Yeong Chan.

Un'ora di spettacolo

La durata indicata dal teatro è di 60 minuti. È uno spettacolo compatto, che permette di arrivare a teatro dopo il lavoro in un giorno feriale e di uscire con il tempo per una cena a Monteverde o a Trastevere.

I nomi coreani

Il teatro scrive i nomi degli artisti secondo l'uso coreano, con il cognome per primo e in maiuscolo: LIM, JI, LEE, KIM, KWAK sono i cognomi. È un dettaglio utile per chi voglia cercare notizie sugli interpreti dopo lo spettacolo.

Cosa si vede in C'era una volta

In C'era una volta i danzatori usano l'hanbok, l'abito tradizionale coreano, il ventaglio, la pipa coreana e il cappello tradizionale di bambù e crine di cavallo: oggetti delle performance tradizionali coreane che diventano strumenti di un racconto nuovo.

Oggetti del passato, sguardo di oggi

La presentazione ufficiale spiega che lo spettacolo porta in scena elementi del passato coreano tramandati nel tempo: i costumi hanbok, il pansori, cioè il canto narrativo tradizionale, l'immagine degli aristocratici yangban e i racconti antichi. Sul palco questi elementi vengono smontati e ricomposti con l'immaginazione, per costruire un racconto rivolto al pubblico di oggi.

Danza, canto, recitazione

Gli strumenti espressivi dei danzatori non si limitano al movimento: danza, canto e recitazione si alternano per reinterpretare epoche passate, persone di un tempo e oggetti antichi. Il risultato, secondo la presentazione, è come visitare una scena del passato che forse potrebbe essere reale.

Un rito per gli antenati

Lo spettacolo può essere letto anche come un rito in danza contemporanea dedicato agli antenati che hanno lasciato questa eredità. Il teatro lo presenta insieme come una riflessione su come i giovani artisti contemporanei possano portare avanti la tradizione.

La leggerezza

C'è anche il riso. La presentazione sottolinea che l'immaginazione capace di riscoprire la tradizione e il talento vivace e arguto degli interpreti regalano al pubblico risate e leggerezza. Nella scheda ufficiale compare perfino la battuta di uno dei protagonisti, arrabbiato con gli strumenti tradizionali che vede sempre maltrattati e decisi, allora, a portarli fuori a vedere il mondo.

La compagnia Goblin Party

La compagnia di danza contemporanea Goblin Party, secondo la presentazione pubblicata dal Vascello, è un partito formato dai dokkaebi, i goblin degli antichi racconti coreani: creature capaci di affascinare con abilità straordinarie, ma dallo sguardo birichino e dispettoso.

Una compagnia senza capo

Goblin Party non ha un rappresentante unico: tutti i membri sono coreografi e creano insieme il racconto. Nel partito dei goblin ci sono, secondo la stessa presentazione, chi propone la direzione delle opere, i co-creatori, e anche il pubblico, che condivide il percorso dello spettacolo.

Il rapporto con gli spettatori

La compagnia lavora sulla base della danza contemporanea e mette al centro la comunicazione con gli spettatori. Si impegna nello studio e nella ricerca per creare opere capaci di ampliare il punto di vista del pubblico: un teatro-danza che non chiede di essere decifrato, ma di essere condiviso.

Una nota sui nomi

Alcune pagine di presentazione dello spettacolo indicano la compagnia con il nome LIM, dal cognome di uno dei danzatori; il Vascello pubblica invece la biografia della compagnia Goblin Party. Le fonti non concordano sul nome con cui è indicata la formazione, ma gli interpreti sono gli stessi.

I premi della compagnia e di C'era una volta

La compagnia Goblin Party ha ricevuto in Corea e all'estero numerosi riconoscimenti, e proprio C'era una volta è stato selezionato nel 2016 fra i cinque migliori spettacoli dell'anno dalla Korean Dance Critics Association.

C'era una volta, 2016

Nel 2016 C'era una volta entra nei Best 5 dell'anno della Korean Dance Critics Association, l'associazione dei critici di danza coreani. Nel dicembre dello stesso anno è selezionato come opera eccellente finale della piattaforma di creazione coreutica, il programma di sostegno alla creazione organizzato dal Korea Arts Council.

Dalla Spagna a Seul

Nel 2017 la compagnia vince il premio della giuria alla ventiduesima edizione della competizione Masdanza, in Spagna, con Natgarim, e riceve dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo coreano il premio di giovane artista dell'anno. Nel 2018 arriva il premio come miglior danzatore della Korean Contemporary Dance Promotion Association. Nel 2020 il premio speciale della giuria al Seoul Dance Film Festival con Eunjangdo.

Gli anni recenti

Nel 2021 Noritho vince il premio per l'opera del Changmu Dance Art Award, del Changmu Art Center, ed entra fra i sei migliori dell'anno per la Korean Dance Critics Association; nel 2023 lo stesso riconoscimento va a Kkokdugaksi. Nel 2025 la compagnia riceve il premio Sangnoksu di ASSITEJ Korea, la sezione coreana dell'associazione internazionale del teatro per ragazzi.

Il Teatro Vascello: una sala di ricerca a Monteverde

Il Teatro Vascello è stato inaugurato il 4 maggio 1989 da Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann con la loro compagnia, La Fabbrica dell'Attore, e ha aperto con uno spettacolo di Tadeusz Kantor e del suo Teatro Cricot di Varsavia. Da allora è una delle sale romane più legate alla sperimentazione.

Le radici

La storia comincia negli anni Settanta con il collettivo Space Re[v]action, che crea la prima sede stabile al Teatro La Fede, in via Portuense 78. Intorno a Nanni e Kustermann si forma una compagnia che spazia fra teatro, cinema, danza, musica e arti visive, e che privilegia l'immagine sulla parola: un movimento conosciuto come scuola romana.

La danza al Vascello

Negli anni Novanta al Vascello arrivano la danza contemporanea americana e francese, e il teatro ospita da anni una rassegna di danza contemporanea. Nell'autunno 2026 sono passati dalla sala, fra gli altri, Catalogo di Marco D'Agostin e gli spettacoli del Romaeuropa Festival, che da oltre vent'anni presenta qui una parte del suo programma.

La direzione

Dal 1998 il Ministero riconosce La Fabbrica dell'Attore come Teatro Stabile d'Innovazione; nel 2004 apre la Sala Studio, al piano seminterrato. Giancarlo Nanni muore nel gennaio 2010: da allora Manuela Kustermann è l'unica direttrice artistica del teatro e della compagnia.

Una curiosità su C'era una volta, danza contemporanea coreana al Teatro Vascello — 10 novembre 2026

La curiosità più bella è nel nome della compagnia. Goblin Party, spiega la presentazione, è un partito di dokkaebi: i goblin delle fiabe coreane, creature che incantano con poteri straordinari ma hanno uno sguardo dispettoso e amano gli scherzi. Una compagnia di danza contemporanea che si definisce così dichiara il proprio metodo: non la solennità del patrimonio, ma il gioco, lo scherzo, la meraviglia. È la chiave per entrare in C'era una volta, uno spettacolo che maneggia costumi e oggetti antichi senza timore reverenziale, come farebbe un folletto entrato di nascosto in un museo.

La seconda curiosità riguarda il titolo italiano. C'era una volta è la formula d'apertura delle fiabe, e il pubblico italiano la riconosce subito: il teatro l'ha scelta per un'opera che rilegge racconti antichi e figure della storia coreana. Chi entra in sala si aspetta una favola, e in parte la trova; ma è una favola smontata, in cui i pezzi della tradizione vengono presi in mano, girati, usati per altro.

La terza curiosità è una coincidenza di storia. Il Vascello nasce da una compagnia che negli anni Settanta privilegiava l'immagine sulla parola, e che fu chiamata scuola romana. Uno spettacolo coreano che racconta la storia con il corpo, gli oggetti e il suono, senza bisogno di traduzione, arriva così nella sala giusta: quella che a Roma ha fatto dell'immagine una lingua.

Gli oggetti della tradizione coreana in scena

In C'era una volta i danzatori usano quattro oggetti della tradizione coreana, indicati dal teatro: l'hanbok, il ventaglio, la pipa e il cappello di bambù e crine di cavallo.

L'hanbok

L'hanbok è l'abito tradizionale coreano, che il teatro cita come primo elemento dello spettacolo. In scena non è un costume da museo: è materia da smontare e rimontare, parte del movimento.

Il ventaglio e la pipa

Il ventaglio e la pipa coreana sono oggetti delle performance tradizionali. Nelle mani dei danzatori diventano prolungamenti del corpo, segnali, strumenti di racconto.

Il cappello di bambù e crine

Il cappello tradizionale realizzato in bambù e crine di cavallo evoca l'immagine degli aristocratici yangban, che la presentazione cita fra gli elementi del passato riletti in scena.

Il gayageum

La musica è affidata a KIM Minjeog, strumentista di gayageum, suonato dal vivo. È il suono che sostiene e commenta la danza, e che dà allo spettacolo la sua atmosfera.

Una cosa che non ti dice nessuno su C'era una volta, danza contemporanea coreana al Teatro Vascello — 10 novembre 2026

La cosa che pochi dicono è che C'era una volta non è uno spettacolo nuovo, e che questo è un pregio. Il Vascello presenta un'opera che nel 2016 era già entrata fra i cinque migliori spettacoli dell'anno per la Korean Dance Critics Association e che, nello stesso anno, è stata selezionata dal Korea Arts Council come opera eccellente. Il pubblico romano vede dunque un lavoro rodato, passato per anni di repliche e premi, e non una prima assoluta da scoprire alla cieca. Nel frattempo la compagnia ha continuato a vincere premi, fino al Sangnoksu di ASSITEJ Korea nel 2025.

La seconda cosa riguarda il pubblico giovane. Il premio più recente della compagnia viene da ASSITEJ Korea, la sezione coreana dell'associazione internazionale del teatro per l'infanzia e la gioventù. E la presentazione insiste sulla leggerezza e sulle risate. C'era una volta, con i suoi sessanta minuti e il suo linguaggio fatto di corpo, oggetti e musica, è uno spettacolo di danza contemporanea adatto anche ai ragazzi: un modo di avvicinarli a un genere che spesso si immagina difficile.

La terza cosa è pratica: è un martedì. Una data unica, in un giorno feriale, significa una sala che si riempie di pubblico appassionato ma anche il rischio, per chi rimanda, di trovare i posti esauriti. Chi è interessato prenoti per tempo.

Il consiglio che ti do per visitare C'era una volta, danza contemporanea coreana al Teatro Vascello — 10 novembre 2026

Il consiglio è arrivare a C'era una volta senza cercare di capire tutto. La danza contemporanea coreana usa codici che il pubblico italiano non conosce: il pansori, gli yangban, i racconti antichi, gli oggetti rituali. Non serve conoscerli per godersi lo spettacolo, che la compagnia costruisce proprio per comunicare con gli spettatori. Serve lasciarsi portare dalle immagini e dal suono del gayageum, e accettare di ridere quando i danzatori giocano con la solennità degli oggetti.

Conviene poi fare una piccola preparazione, di cinque minuti. Leggere la presentazione sul sito del Vascello, guardare le fotografie di scena pubblicate, sapere che l'hanbok è l'abito tradizionale e che i dokkaebi sono folletti dispettosi: basta questo per entrare in sala con gli occhi giusti.

Terzo, il posto. In uno spettacolo di danza gli oggetti e i dettagli dei costumi contano; le file centrali della platea, non troppo vicine al palco, permettono di vedere l'insieme dei movimenti e insieme i particolari.

Infine, la serata. Con un'ora di spettacolo e l'inizio alle 21:00, a nostro giudizio la combinazione migliore è un aperitivo al bistrot del teatro prima e una cena dopo, scendendo a Trastevere: la passeggiata in discesa da Monteverde, di sera, è il modo giusto di chiudere un martedì diverso dagli altri.

Come arrivare al Teatro Vascello

Il Teatro Vascello si trova in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio, sopra Trastevere e vicino al Gianicolo.

In autobus

Il bus 75 ferma davanti al teatro e si prende da Termini, dal Colosseo o da Piramide. In alternativa ci sono le linee 44, 710, 870 e 871, tutte indicate dal teatro come utili per raggiungerlo.

In treno

Dalla stazione Ostiense, con il treno metropolitano, si scende alla stazione Quattro Venti, in viale dei Quattro Venti, a due passi dal teatro.

In auto e parcheggi

Il teatro indica la sosta lungo via delle Mura Gianicolensi, a circa cento metri. Ci sono poi parcheggi a pagamento in via Giacinto Carini 43, in via Maurizio Quadrio 22, convenzionato con il teatro con uno sconto presentando il biglietto, e in via Raffaello Giovagnoli 20.

A piedi da Trastevere

Da Trastevere si sale a Monteverde a piedi, lungo le strade che portano verso il Gianicolo: una passeggiata in salita, da fare con scarpe comode e un buon margine di tempo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che il Vascello è uno dei teatri di ricerca di Roma. Meno spesso si ricorda da quanto lontano arriva la sua apertura internazionale. Il teatro fu inaugurato nel 1989 con Tadeusz Kantor, il regista polacco che era allora uno dei nomi più radicali della scena europea; nei primi anni Novanta passarono Raul Ruiz, la danza contemporanea americana e francese con Elizabeth Streb e L'Esquisse; fra i maestri internazionali, Bob Wilson e Peter Brook, che qui presentò Giorni felici di Beckett con Natasha Parry. Nel 1998 il Vascello coprodusse uno spettacolo con il Berliner Ensemble. E prima ancora, al Teatro La Fede degli anni Settanta, erano passati John Cage, Steve Lacy e il Living Theatre.

La danza, in questa storia, ha un posto speciale. Fra i coreografi e le compagnie passati dal Vascello ci sono Enzo Cosimi, Sosta Palmizi, Virgilio Sieni, Cesc Gelabert, Wim Vandekeybus, e il teatro ospita da anni una rassegna di danza contemporanea. Una compagnia coreana, con uno spettacolo premiato in patria, si iscrive quindi in una linea precisa: quella di un teatro che da trentasette anni porta a Monteverde la scena internazionale, spesso prima che la conoscano altrove in città.

Il quartiere intorno al Teatro Vascello: Monteverde Vecchio

Monteverde Vecchio è la parte alta e residenziale di Monteverde, sopra Trastevere, fra il Gianicolo e le grandi ville storiche, con palazzine e villini dei primi decenni del Novecento.

Il Gianicolo

Dal teatro il Gianicolo è vicino: la passeggiata sul colle, con il panorama sulla città, è un buon modo di preparare la serata, anche se a novembre il sole tramonta presto.

Villa Sciarra e Villa Pamphilj

A pochi minuti si trovano Villa Sciarra, piccola e raccolta, e Villa Doria Pamphilj, il grande parco a ovest del quartiere. Gli orari di chiusura dei cancelli vanno controllati.

Il Fontanone e San Pancrazio

Verso il Gianicolo si arriva alla Fontana dell'Acqua Paola e, più in là, alla basilica di San Pancrazio.

Trastevere

Sotto Monteverde si apre Trastevere, con la basilica di Santa Maria in Trastevere: la zona dove scendere dopo lo spettacolo per cenare.

Come organizzare il martedì a teatro

Uno spettacolo di un'ora, alle 21:00 di un giorno feriale, si organizza facilmente anche dopo una giornata di lavoro o di visite in città.

Dal centro

Chi parte dal centro può prendere il bus 75 da Termini o dal Colosseo, che ferma davanti al teatro. Conviene partire verso le 20, per avere il tempo di ritirare i biglietti e prendere un caffè al bistrot del teatro prima dell'inizio.

Da Trastevere

Chi passa il pomeriggio a Trastevere, magari fra la basilica di Santa Maria e il Museo di Roma in Trastevere, può salire a piedi verso Monteverde: una passeggiata in salita, da fare con calma e con scarpe comode.

Dopo lo spettacolo

Si esce verso le 22. È l'ora giusta per una cena tardiva a Monteverde o a Trastevere, oppure per tornare con il bus 75 o con il treno metropolitano da Quattro Venti. Chi arriva in auto può usare il parcheggio convenzionato di via Maurizio Quadrio, con lo sconto presentando il biglietto.

Per chi vuole approfondire

Il sito del Vascello pubblica la presentazione completa dello spettacolo e della compagnia, con l'elenco dei premi: leggerla dopo la serata aiuta a ritrovare i riferimenti che in scena si intuiscono soltanto, dagli yangban al pansori.

La foto giusta da fare a C'era una volta, danza contemporanea coreana al Teatro Vascello — 10 novembre 2026

Durante lo spettacolo non si fotografa: in uno spettacolo di danza la luce di uno schermo disturba i danzatori e il pubblico, e le luci di LEE Seungho sono parte della drammaturgia. La foto giusta si fa prima e dopo. Il soggetto più bello, all'uscita, è il foyer del Vascello con le locandine della stagione, oppure l'insegna del teatro su via Giacinto Carini, con la strada tranquilla di Monteverde intorno: un'immagine che racconta una sala di ricerca in un quartiere residenziale.

Chi arriva presto può salire al Gianicolo prima dello spettacolo. A novembre, verso le 17, il tramonto sulla città è l'inquadratura classica di Roma, e il teatro è a pochi minuti. Una foto del panorama e una dell'ingresso del teatro, a distanza di un'ora, raccontano bene la serata.

E per chi ama i dettagli: se il teatro espone fotografie di scena dello spettacolo nel foyer, sono il modo migliore di ricordare gli hanbok, i ventagli e i cappelli di bambù visti in scena, senza aver disturbato nessuno durante la replica.

Dove mangiare prima o dopo lo spettacolo

Il Teatro Vascello ha un bistrot interno, utile per un caffè o uno spuntino prima dello spettacolo. Per la cena le opzioni sono due: restare a Monteverde o scendere a Trastevere.

A Monteverde

Il quartiere ha trattorie e pizzerie frequentate soprattutto dai residenti, con prezzi più onesti di quelli di Trastevere. Con un'ora di spettacolo si esce verso le 22, un orario ancora buono per cenare.

A Trastevere

Scendendo a Trastevere l'offerta di trattorie, osterie e locali è vastissima e aperta fino a tardi, anche di martedì.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Teatro Vascello è breve se misurata in anni, fitta se misurata in eventi. Il 4 maggio 1989 la sala apre con uno spettacolo di Tadeusz Kantor e del Teatro Cricot di Varsavia. Nei primi anni Novanta passano Raul Ruiz, il Centro di Pontedera, la danza contemporanea americana e francese, le formazioni di ricerca italiane. Nel maggio 1996 la rassegna Extraordinario presenta sedici giovani compagnie sperimentali da tutta Italia. Nel 1998 il Ministero riconosce La Fabbrica dell'Attore come Teatro Stabile d'Innovazione, e il Vascello coproduce uno spettacolo con il Berliner Ensemble.

Nel 2002 e nel 2004, con il Municipio di competenza, il teatro realizza un laboratorio integrato con persone con disabilità, il cui spettacolo finale entra in cartellone per tre settimane nella stagione 2003/2004. Nel 2003 nasce il Premio Valentino Zeichen, nel 2004 apre la Sala Studio, nel 2008 si attiva uno sportello di consulenza filosofica con i Café Philo. Nel gennaio 2010 muore Giancarlo Nanni e la direzione passa interamente a Manuela Kustermann.

La stagione 2026/2027 prosegue questa storia con titoli come Tragudia, Il canto di Edipo di Alessandro Serra e No Yogurt for the Dead di Tiago Rodrigues. Il 10 novembre si aggiunge la danza coreana di C'era una volta: una delle rare occasioni, a Roma, di vedere una compagnia contemporanea di Seul in una sala di prosa.

Accessibilità, età e informazioni pratiche

Il Teatro Vascello pubblica sul proprio sito una sezione dedicata all'accessibilità, da consultare prima dell'acquisto per conoscere accessi, posti riservati e servizi.

Con i ragazzi

Con sessanta minuti di durata, un linguaggio fatto di corpo, oggetti e musica e una compagnia premiata da ASSITEJ Korea, C'era una volta è uno spettacolo di danza adatto anche ai ragazzi, soprattutto a quelli curiosi della cultura coreana. Il teatro non indica limiti d'età.

Arrivare puntuali

In uno spettacolo di danza in cui luce e buio fanno parte della scena, entrare in ritardo disturba tutti. In serata il bus può avere tempi lunghi: conviene partire con margine.

Novembre

A novembre la sera a Monteverde è fresca e spesso umida. Una giacca pesante e un ombrello bastano per la passeggiata verso Trastevere dopo lo spettacolo.

Chi è passato da C'era una volta, danza contemporanea coreana al Teatro Vascello — 10 novembre 2026

Sul palcoscenico del Vascello e, prima ancora, nella storia della compagnia che lo ha fondato, sono passati alcuni dei nomi più importanti della scena contemporanea. Al Teatro La Fede, la prima sede degli anni Settanta, sono arrivati il sassofonista Steve Lacy, il compositore John Cage, il regista francese Gérard Gelas e il Living Theatre. Al Vascello, dal 1989, sono passati Tadeusz Kantor con il Cricot, Raul Ruiz, il Centro di Pontedera, Teatri Uniti, Moni Ovadia, Carlo Cecchi, Giorgio Barberio Corsetti, la Societas Raffaello Sanzio, il Teatro Valdoca, Pippo Delbono, e fra i maestri internazionali Bob Wilson e Peter Brook.

Per la danza la lista è altrettanto ricca: Elizabeth Streb, L'Esquisse, Enzo Cosimi, Sosta Palmizi, Virgilio Sieni, Cesc Gelabert, Wim Vandekeybus. La lunga collaborazione con la Fondazione Romaeuropa ha portato qui, per oltre vent'anni, una parte del festival, e con esso compagnie di tutto il mondo. Manuela Kustermann, attrice e direttrice artistica, è la presenza costante di questa storia.

Il 10 novembre 2026 alla lista si aggiungono LIM Jinho, JI Kyung Min e LEE Kyunggu, con il gayageum di KIM Minjeog, le luci di LEE Seungho, la direzione di scena di KWAK Yongmin e la produzione di LEE Yeong Chan. Una compagnia che si definisce un partito di folletti porta a Monteverde i costumi, gli oggetti e i racconti della Corea antica: un ospite nuovo per una sala che ha fatto dell'incontro con le scene straniere la propria identità.

Domande frequenti su C'era una volta al Teatro Vascello

Quando va in scena C'era una volta al Teatro Vascello?

C'era una volta, spettacolo di danza contemporanea coreana, va in scena al Teatro Vascello di Roma martedì 10 novembre 2026 alle 21:00, per una sola data. Lo spettacolo dura 60 minuti.

Chi sono gli interpreti di C'era una volta?

Gli interpreti di C'era una volta sono LIM Jinho, JI Kyung Min e LEE Kyunggu, che firmano anche la coreografia. In scena c'è anche KIM Minjeog, che suona dal vivo il gayageum; le luci sono di LEE Seungho.

Di cosa parla C'era una volta?

C'era una volta è un'opera di danza basata sul movimento che usa l'hanbok, il ventaglio, la pipa coreana e il cappello tradizionale di bambù e crine per dare nuovi significati a figure storiche e reinterpretare eventi della storia coreana, con danza, canto, recitazione e momenti di comicità.

Dove si trova il Teatro Vascello?

Il Teatro Vascello si trova in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio. Il bus 75 ferma davanti al teatro; sono utili anche le linee 44, 710, 870 e 871 e il treno metropolitano dalla stazione Ostiense fino a Quattro Venti.

Lo spettacolo di danza coreana è adatto ai ragazzi?

C'era una volta dura un'ora e racconta con corpo, oggetti e musica, senza bisogno di traduzione: è adatto anche ai ragazzi. La compagnia ha ricevuto nel 2025 il premio Sangnoksu di ASSITEJ Korea, l'associazione del teatro per l'infanzia e la gioventù.

Che cos'è la compagnia Goblin Party?

Goblin Party è la compagnia coreana di danza contemporanea presentata dal Teatro Vascello per C'era una volta: prende il nome dai dokkaebi, i folletti dispettosi dei racconti coreani, non ha un rappresentante unico e tutti i suoi membri sono coreografi. Nel 2017 ha vinto il premio della giuria alla competizione Masdanza in Spagna.

Quanto costano i biglietti per C'era una volta?

I prezzi dei biglietti per C'era una volta sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro Vascello, dalla cui pagina dello spettacolo si accede all'acquisto online; i biglietti sono disponibili anche alla biglietteria del teatro.

Il consiglio finale su C'era una volta

C'era una volta è, a nostro giudizio, una delle serate più insolite dell'autunno teatrale romano: un'ora di danza contemporanea coreana, premiata in patria, con i costumi e gli oggetti della tradizione trasformati in gioco da una compagnia che si definisce un partito di folletti. Il consiglio è prenotare subito, perché la data è unica, scegliere un posto centrale in platea, arrivare con il tempo per un aperitivo al bistrot del teatro e lasciare che il suono del gayageum faccia il resto. All'uscita, la discesa verso Trastevere per la cena è il modo migliore per chiudere un martedì passato fra Monteverde e Seul.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento10 Novembre 2026 21:00
IndirizzoTeatro Vascello, Via Giacinto Carini 78, 00152 Roma Monteverde, Roma, Roma Città

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