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Catalogo di Marco D’Agostin al Teatro Vascello — 31 ottobre e 1 novembre 2026

Catalogo, il progetto di Marco D'Agostin per la danzatrice Marta Ciappina, va in scena in prima assoluta al Teatro Vascello di Roma sabato 31 ottobre 2026 alle 21 e domenica 1 novembre 2026 alle 17, nel cartellone del Romaeuropa Festival 2026, in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio. I frammenti coreografici sono firmati da Silvia Gribaudi, Francesca Pennini con CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco con Pieter C. Scholten, oltre che dallo stesso D'Agostin, che cura anche la drammaturgia. Il teatro si raggiunge con il bus 75, che ferma davanti all'ingresso, oppure con le linee 44, 710, 870 e 871; in treno si scende alla stazione Quattro Venti. Il sito ufficiale del Romaeuropa Festival indica un prezzo di 25 euro, con la possibilità di usare la formula Passepartout 2; i biglietti si comprano sul sito ufficiale del festival, al numero 06 45553050 o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione. Le informazioni ufficiali sono su romaeuropa.net e sul sito del teatro, teatrovascello.it.

Lo spettacolo nasce da un'idea originale di Marta Ciappina, Marco D'Agostin e Damien Modolo, è prodotto da VAN e ha tra i coproduttori il Piccolo Teatro di Milano, Emilia Romagna Teatro, il Romaeuropa Festival, il CDCN Pôle Sud di Strasburgo e ICK Dans Amsterdam. A Roma è presentato in corealizzazione con La Fabbrica dell'Attore, la compagnia che gestisce il Vascello.

Catalogo al Teatro Vascello: date, orari e biglietti

Catalogo resta al Teatro Vascello per due recite: sabato 31 ottobre alle 21 e domenica 1 novembre alle 17. La scheda del rivenditore autorizzato indica una durata di circa sessanta minuti senza intervallo, mentre il sito dell'autore riporta la durata come ancora da definire: è il segno di un lavoro che arriva al debutto proprio a Roma.

Le due recite

Il sabato sera è la replica della notte di Halloween, la domenica pomeriggio quella della festa di Ognissanti. Sono due orari molto diversi: la sera del 31 permette di cenare dopo, la domenica alle 17 lascia libera la serata e si presta a chi viene da fuori Roma o ha bambini a casa.

Prezzo e formule

Il Romaeuropa Festival indica per Catalogo un biglietto da 25 euro e l'inserimento nella formula Passepartout 2, pensata per chi vuole vedere più spettacoli del festival. Le condizioni della formula sono descritte sul sito del festival, nella sezione dedicata alla biglietteria.

Una prima assoluta

Il festival presenta Catalogo come prima assoluta e coproduzione del Romaeuropa Festival. Il calendario pubblicato da Marco D'Agostin conferma che le date romane del 31 ottobre e del 1 novembre sono la prima: il tour prosegue poi a Siena, Bologna, Pavia, Pistoia, Strasburgo, Vicenza e al Piccolo Teatro di Milano.

L'incontro con gli artisti

Il sito del festival annuncia, a seguire, un incontro con Marco D'Agostin e Marta Ciappina nell'ambito degli incontri fra artisti e pubblico del Romaeuropa Festival, in collaborazione con Rai Radio 3, a cura di Lorenzo Pavolini e con la moderazione di Azzurra di Meco. Per sapere dopo quale recita si tiene, conviene controllare la pagina ufficiale dello spettacolo.

Cosa si vede in Catalogo: l'ultimo giorno di una danzatrice

Catalogo racconta l'ultima giornata in sala prove di una danzatrice, chiamata semplicemente M. e interpretata da Marta Ciappina, che ha deciso di congedarsi dalle scene. Il festival apre la presentazione con una domanda secca: come si orchestra la propria sparizione?

Una sala prove, un pomeriggio

Il testo che accompagna lo spettacolo sul sito di D'Agostin descrive la situazione con precisione: in un pomeriggio di sole di novembre una danzatrice affitta la sala prove per ballare un'ultima volta. Gli spettatori assistono al tempo che precede la fine senza conoscere i motivi della sparizione imminente. Ogni giorno in sala sembra essere l'ultimo, ogni frammento di danza un affondo in un'estetica, in un linguaggio, in un tempo preciso.

I gesti di tutti i giorni

Lo sguardo del pubblico è invitato a fermarsi su comportamenti apparentemente ordinari: brevi allenamenti, gesti scaramantici, la cura del corpo, messaggi vocali mandati agli amici. Accanto agli scaldamuscoli e alle creme all'arnica, la danza sembra sempre sul punto di manifestarsi, e ogni volta promette di essere l'ultima. È un'idea teatrale forte: mostrare la danza da dietro, dal punto di vista di chi la pratica ogni giorno.

Un catalogo di addii

Il titolo si spiega da sé. I frammenti coreografici che si succedono sono presentati come una serie di balli di congedo da sfogliare come le pagine di un libro d'arte. In un unico piano sequenza, come lo definisce il portale turistico di Roma Capitale, la danza diventa un catalogo di addii.

Un allenamento al commiato

Il testo dell'autore definisce Catalogo un allenamento al commiato, una dissertazione in forma di performance sul desiderio di restare in scena solo attraverso una serie continua di addii. Chi ha visto invecchiare un grande interprete sa quanto questo tema sia concreto: il ballerino ha una carriera breve, e il momento del ritiro è un passaggio che il pubblico di solito non vede.

Oltre i titoli di coda

C'è un'ultima indicazione, nella presentazione ufficiale, che merita attenzione: chi decide di trattenersi oltre i titoli di coda diventa complice di un tentativo estremo di rimandare la fine, come in quelle serate fra amici in cui qualcuno trova sempre il pretesto per un ultimo bicchiere. Il danzatore balla finché qualcuno lo invita.

Il blind date coreografico: quattro autori per Marta Ciappina

Il cuore del progetto è un esperimento di autorialità condivisa: Silvia Gribaudi, Francesca Pennini per CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco con Pieter C. Scholten hanno composto ciascuno un brano per M. senza averla mai incontrata prima. D'Agostin lo chiama un blind date coreografico, un appuntamento al buio dagli esiti imprevedibili.

Creazioni al buio

Il portale turistico di Roma Capitale parla di brevi creazioni al buio, cucite dalla drammaturgia di D'Agostin in una partitura sul congedo. Il principio è semplice e rischioso insieme: ogni autore consegna un pezzo pensato per una danzatrice che non conosce, e il pezzo si deve poi adattare al suo corpo, alla sua storia, alla sua tecnica.

Quattro linguaggi diversi

I nomi scelti coprono un arco ampio della danza e della performance. Silvia Gribaudi e Francesca Pennini con CollettivO CineticO vengono dalla scena italiana; Sotterraneo è un collettivo teatrale; Emio Greco e Pieter C. Scholten guidano una compagnia con sede ad Amsterdam, ICK, che è anche fra i coproduttori. Il festival presenta questi autori come alcuni dei più importanti coreografi della scena italiana e internazionale.

La cucitura drammaturgica

A tenere insieme i frammenti è la drammaturgia di Marco D'Agostin, che firma anche un frammento proprio. Il festival lo descrive come una partitura sull'addio, sulla fine e sulla sopravvivenza. Il suono è di Simone Arganini; cura e promozione sono di Damien Modolo, che ha condiviso con Ciappina e D'Agostin l'idea originale.

Un progetto destinato a cambiare

Il testo ufficiale avverte che Catalogo è destinato a cambiare forma e struttura nel tempo. Chi lo vede a Roma, al debutto, vede quindi la prima versione di un lavoro aperto, pensato per accogliere nuovi frammenti e nuovi sguardi nel corso del tour.

Marco D'Agostin: chi è l'autore di Catalogo

Marco D'Agostin è coreografo e performer, vincitore del Premio Ubu 2018 come miglior performer under 35 e del Premio Ubu 2023 e 2025 per il miglior spettacolo di danza, con Gli anni e Asteroide. È artista associato del Piccolo Teatro di Milano.

I premi

Oltre ai tre Premi Ubu, il sito ufficiale ricorda il 4° Premio Riccione Speciale per l'innovazione drammaturgica, ricevuto nel 2023, e il Premio Hystrio Corpo a Corpo del 2024. È una sequenza di riconoscimenti rara per un coreografo italiano della sua generazione, e che mette insieme il mondo della danza e quello della drammaturgia.

La memoria come materia

I suoi lavori, secondo la presentazione ufficiale, si interrogano sul funzionamento della memoria e costruiscono dispositivi coreografici che, partendo da archivi personali o collettivi, cercano di coinvolgere il pubblico in pratiche di partecipazione e immedesimazione. Ha studiato l'intrattenimento come forma di relazione fra chi è in scena e chi guarda, considerandone anche le zone d'ombra e i fallimenti. La sua danza è descritta come una geografia complessa in cui suoni, parole e movimenti si scontrano di continuo.

La formazione e il lavoro da interprete

D'Agostin si è formato con maestri internazionali come Yasmeen Godder, Nigel Charnock ed Emio Greco, lo stesso Greco che oggi firma uno dei frammenti di Catalogo. Ha danzato come interprete per Claudia Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio, per Alessandro Sciarroni, Liz Santoro e Tabea Martin. Dal 2019 è uno dei venti danzatori del progetto XX Dancers for the 20th Century di Boris Charmatz, per il quale interpreta il repertorio Schuhplattler dello spettacolo Folk-s di Sciarroni.

La carriera internazionale

Dal 2010 ha partecipato a progetti internazionali di ricerca coreografica come ChoreoRoam Europe, Act Your Age e Triptych, ed è stato due volte fra le Priority Companies del network europeo Aerowaves. I suoi spettacoli sono stati ospitati al Théâtre de la Ville di Parigi, al Festival d'Avignon, a Kampnagel ad Amburgo, a Les Brigittines a Bruxelles, al The Place Theatre di Londra, a Julidans ad Amsterdam, a Santarcangelo, Torinodanza, OperaEstate e allo stesso Romaeuropa, e anche a Buenos Aires, Santiago del Cile e San Paolo.

Biennale, libri e cinema

Nel 2020 Marie Chouinard, allora direttrice della Biennale Danza, lo ha invitato a realizzare una nuova creazione per Biennale College; nel 2023 ha creato OKOKOK per la compagnia nazionale maltese ZfinMalta. Ha co-curato la rassegna Thank you for coming di Centrale Fies e la stagione estiva 2021 del Piccolo Teatro, Ogni volta unica la fine del mondo. Nel 2024 è uscito per Il Saggiatore Anni, lettere e valanghe, scritto con Alessandro Iachino sulle drammaturgie per la danza. È tra i fondatori di VAN, organismo di produzione della danza riconosciuto dal Ministero dal 2015, ed è stato protagonista del film I giorni della vendemmia di Marco Righi.

Marta Ciappina, la M. di Catalogo

Marta Ciappina è l'unica interprete di Catalogo: è lei la M. dello spettacolo, la danzatrice che si congeda. Il progetto nasce da un'idea condivisa fra lei, D'Agostin e Damien Modolo, e la dicitura ufficiale del festival lo presenta come un progetto a cura di Marco D'Agostin per Marta Ciappina.

Uno spettacolo cucito addosso

Catalogo è uno spettacolo costruito intorno a un'interprete, non un ruolo da assegnare. Ogni frammento è pensato per il suo corpo, e la drammaturgia tiene insieme i diversi linguaggi attraverso la sua presenza. Per chi guarda, significa un'ora di concentrazione su una sola persona in scena.

Il diario di M.

Il sito dell'autore apre la presentazione con un breve estratto dal diario di M., in cui la danzatrice elenca ciò che non le mancherà della vita in sala prove: i pavimenti freddi nelle settimane di Natale, le pareti dipinte di verde, gli specchi, le casse che gracchiano. È un testo ironico e malinconico che dice molto sul tono dello spettacolo: l'addio non è solenne, è fatto di piccole cose.

La danza come mestiere

Il pregio di un lavoro come questo è far vedere la danza come mestiere, oltre che come arte: l'allenamento, i riti, la cura del corpo che invecchia. Chi non va mai a vedere danza contemporanea troverà in Catalogo un punto d'ingresso più umano del solito.

Perché vedere Catalogo: il nostro giudizio

Catalogo è uno dei titoli più interessanti del Romaeuropa Festival 2026 per chi ama la danza e anche per chi la frequenta poco. Ha un'idea chiara, un'interprete sola al centro, una firma pluripremiata e un meccanismo che rende ogni frammento una piccola sorpresa.

A chi lo consiglio

A chi segue la danza contemporanea italiana e vuole vedere in una sola serata linguaggi molto diversi. A chi ha visto Gli anni o Asteroide e conosce già il lavoro di D'Agostin. A chi pratica danza, anche da amatore, e riconoscerà i gesti della sala prove. E a chi cerca uno spettacolo breve, di un'ora circa, da abbinare a una cena.

Con quale spirito andarci

Non aspettatevi una trama: aspettatevi una giornata osservata da vicino, interrotta da danze che arrivano da mani diverse. Il divertimento è nel riconoscere gli stili, nel notare come ogni autore abbia immaginato una danzatrice sconosciuta, e nel vedere come lei li faccia propri.

Debutto o seconda recita

Il sabato è la sera del debutto, con l'energia e l'imprevisto di una prima. La domenica pomeriggio l'interprete ha già attraversato il pubblico romano una volta. Potendo scegliere, meglio il debutto: con un lavoro che si dichiara destinato a cambiare, vedere la prima versione ha un valore in più.

Il Teatro Vascello, la sede di Catalogo a Monteverde

Il Teatro Vascello è la sala di ricerca di Monteverde Vecchio, in via Giacinto Carini 78, inaugurata il 4 maggio 1989 da Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann con la loro compagnia, La Fabbrica dell'Attore. La prima sera andò in scena Qui non ci torno più di Tadeusz Kantor con il Teatro Cricot di Varsavia.

Dal Teatro La Fede a via Carini

La compagnia nasce negli anni Settanta con il gruppo Space Re[v]action e trova la sua prima sede stabile al Teatro La Fede, in via Portuense. Da quell'esperienza escono spettacoli come A come Alice e Risveglio di primavera, e un modo di fare teatro che privilegia l'immagine sulla parola. Dopo dieci anni di tournée in Italia, nelle università della California e al Café La MaMa di New York, arriva la sala di Monteverde.

La sala e la Sala Studio

Il Vascello ha una sala principale e, dal 2004, una Sala Studio al piano seminterrato. Conserva una biblioteca e videoteca con oltre tremila fra libri, riviste, copioni e testi, oltre a un archivio video storico. Dal 1998 La Fabbrica dell'Attore è riconosciuta dal Ministero come Teatro Stabile d'Innovazione.

La direzione di Manuela Kustermann

Dopo la morte di Giancarlo Nanni, nel gennaio 2010, Manuela Kustermann è l'unica direttrice artistica del teatro e della compagnia. Attrice di lunga carriera, ha mantenuto la linea del Vascello: teatro di ricerca, danza contemporanea, ospitalità internazionali.

Una casa per il Romaeuropa

Da oltre vent'anni la Fondazione Romaeuropa porta al Vascello una parte degli spettacoli del suo festival, e il teatro ospita da anni una rassegna di danza contemporanea. Catalogo si inserisce perfettamente in questa tradizione: una prima assoluta di danza d'autore, coprodotta dal festival, in una sala che la danza di ricerca la conosce bene. Nelle stesse settimane il Vascello ospita, sempre per il festival, No Yogurt for the Dead di Tiago Rodrigues. Il programma completo del festival è raccontato nella scheda sul Romaeuropa Festival 2026.

Come arrivare al Teatro Vascello per Catalogo

Il Teatro Vascello è in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio, sopra Trastevere e a pochi minuti dal Gianicolo. Il mezzo più comodo è il bus 75, che ferma davanti al teatro.

In autobus

Il 75 si prende a Termini, al Colosseo o a Piramide e lascia praticamente all'ingresso. Il teatro indica anche le linee 44, 710, 870 e 871. La sera del 31 ottobre, in una notte di festa, i tempi di attesa possono allungarsi: partite con margine.

In treno

Dalla stazione Ostiense, con il treno metropolitano, si scende alla stazione Quattro Venti, sul viale omonimo, a pochi passi dal teatro. È una soluzione utile soprattutto per chi arriva dalla zona sud della città o dalla linea B della metro, che a Piramide incrocia la stazione Ostiense.

In auto e parcheggi

Il teatro segnala la sosta lungo via delle Mura Gianicolensi, a circa cento metri, e alcuni parcheggi a pagamento: in via Giacinto Carini 43, in via Maurizio Quadrio 22, convenzionato con il teatro con uno sconto presentando il biglietto, e in via Raffaello Giovagnoli 20. La domenica pomeriggio la sosta a Monteverde è in genere più facile che il sabato sera.

A piedi da Trastevere

Da Trastevere si sale a Monteverde a piedi lungo le strade che portano verso il Gianicolo. È una salita vera, da fare con scarpe comode e con venti minuti di margine; al ritorno, in discesa, diventa una bella passeggiata serale.

Monteverde Vecchio e i dintorni del Vascello

Monteverde Vecchio è la parte alta e residenziale di Monteverde, fra il Gianicolo e le grandi ville storiche, con palazzine e villini dei primi decenni del Novecento. È un quartiere tranquillo, lontano dal traffico dei turisti.

Il Gianicolo

Il Gianicolo è a pochi minuti: la passeggiata sul colle, con il panorama su tutta la città, è il modo migliore per preparare la recita della domenica pomeriggio. A inizio novembre il sole tramonta presto, e la luce del primo pomeriggio sulla città è limpida.

Villa Sciarra e Villa Pamphilj

A breve distanza si trovano Villa Sciarra, piccola e raccolta, e Villa Doria Pamphilj, il grande parco a ovest del quartiere. La domenica 1 novembre è festa, e una passeggiata in villa prima dello spettacolo delle 17 è la soluzione ideale; controllate gli orari di chiusura dei cancelli.

Il Fontanone e San Pancrazio

Verso il Gianicolo si arriva alla Fontana dell'Acqua Paola, il Fontanone, e più in là alla basilica di San Pancrazio, dedicata a un martire romano: una sosta che si accorda bene con la festa di Ognissanti.

Trastevere

Sotto Monteverde si apre Trastevere, con la basilica di Santa Maria in Trastevere e il Museo di Roma in Trastevere. È la zona dove scendere dopo lo spettacolo del sabato per cenare.

Dove mangiare prima o dopo Catalogo

Il Teatro Vascello ha un bistrot interno, comodo per un caffè o uno spuntino prima dello spettacolo. Per la cena la scelta è fra Monteverde e Trastevere, e dipende dalla recita.

Dopo la recita del sabato

Con l'inizio alle 21 e una durata indicata intorno all'ora, si esce verso le 22. Il 31 ottobre Trastevere è affollato come in ogni sabato di festa: se volete scendere a cenare nel rione, prenotate. A Monteverde le trattorie e pizzerie di quartiere sono frequentate soprattutto da residenti e hanno prezzi più onesti.

Prima o dopo la recita della domenica

La recita delle 17 permette un pranzo lungo della festa, poi una passeggiata al Gianicolo e il teatro; oppure uno spettacolo e una cena presto, verso le 19. La domenica di Ognissanti molti locali romani sono aperti, ma alcune trattorie di quartiere possono essere chiuse: una telefonata prima evita sorprese.

Con i ragazzi

Per una famiglia con ragazzi appassionati di danza, la domenica pomeriggio è l'orario migliore: uno spettacolo di un'ora e un gelato dopo, scendendo verso Trastevere.

Accessibilità e informazioni pratiche al Teatro Vascello

Il Teatro Vascello pubblica sul proprio sito una sezione dedicata all'accessibilità, da consultare prima dell'acquisto per conoscere accessi, posti riservati e servizi; per richieste specifiche su Catalogo il riferimento è la biglietteria del teatro o quella del festival.

Con i ragazzi

Catalogo non contiene temi duri: parla di un addio alla scena, con ironia e malinconia. Per ragazzi che studiano danza, dalle medie in su, è un'occasione rara di vedere in un'ora sola il lavoro di cinque autori diversi sul corpo di un'unica interprete.

Arrivare puntuali

In uno spettacolo senza intervallo, costruito come un piano sequenza, entrare in ritardo rompe la continuità per tutti. Considerate i tempi del bus nelle sere di festa e arrivate almeno venti minuti prima.

Dove sedersi

Per la danza la visione frontale e leggermente rialzata è la migliore: si leggono le traiettorie nello spazio e i dettagli del corpo. Le prime file danno vicinanza, le file centrali danno la geometria.

Una curiosità su Catalogo di Marco D'Agostin al Teatro Vascello — 31 ottobre e 1 novembre 2026

La curiosità più bella di Catalogo è che uno dei suoi autori è stato maestro dell'altro. Marco D'Agostin, secondo la sua biografia ufficiale, si è formato con alcuni maestri internazionali, fra cui Emio Greco. Oggi Greco, insieme a Pieter C. Scholten, firma uno dei frammenti coreografici che D'Agostin cuce nella sua drammaturgia, e la loro compagnia di Amsterdam, ICK, figura fra i coproduttori dello spettacolo. È un rovesciamento di ruoli che ha qualcosa di commovente, e che si accorda con il tema del lavoro: il congedo, il passaggio di consegne, la memoria di chi ci ha insegnato. C'è poi una seconda coincidenza, di calendario. Le due recite romane cadono il 31 ottobre, notte di Halloween, e il 1 novembre, festa di Ognissanti, alla vigilia della commemorazione dei defunti. Uno spettacolo sul modo in cui si sparisce dalla scena, su come si dice addio, debutta proprio nei giorni che la tradizione dedica alla memoria di chi non c'è più. Non è detto che la scelta sia voluta, ma chi va in sala farà fatica a non pensarci. La terza curiosità riguarda il testo: il sito dell'autore descrive una giornata di novembre, e lo spettacolo debutta esattamente all'inizio di novembre.

Una cosa che non ti dice nessuno su Catalogo di Marco D'Agostin al Teatro Vascello — 31 ottobre e 1 novembre 2026

Quello che raramente si dice di un progetto come Catalogo è che il suo rischio maggiore è anche il suo motore. Quattro autori hanno scritto per un'interprete che non avevano mai incontrato: in pratica hanno composto un abito senza prendere le misure. Il lavoro vero, quello che il pubblico non vede, è il momento in cui Marta Ciappina riceve questi frammenti e li adatta al proprio corpo, e in cui D'Agostin li mette in fila perché diventino una storia. La seconda cosa che non si dice riguarda la durata. Il sito dell'autore la indica come ancora da definire, la scheda del rivenditore autorizzato parla di circa sessanta minuti, mentre il testo di presentazione immagina i novanta minuti che precedono la fine. Sono tre indicazioni diverse, e raccontano un lavoro che arriva a Roma nella sua prima forma e che cambierà. Chi lo vedrà di nuovo a Milano, a maggio 2027, potrebbe trovare un altro spettacolo. La terza è pratica: il festival annuncia un incontro con gli artisti a seguire. Restare, in uno spettacolo che invita a trattenersi oltre i titoli di coda, è il modo più coerente di viverlo.

Il consiglio che ti do per visitare Catalogo di Marco D'Agostin al Teatro Vascello — 31 ottobre e 1 novembre 2026

Il consiglio è di scegliere la recita in base al tipo di giornata che volete. Se preferite la sera, andate sabato 31: prendete il 75 con buon anticipo, perché nella notte di Halloween la città è in movimento, arrivate al Vascello mezz'ora prima e, dopo lo spettacolo, scendete a piedi verso Trastevere per cena, prenotata. Se preferite il pomeriggio, andate domenica 1 novembre e trasformate la festa in una piccola gita: pranzo, salita al Gianicolo, passeggiata fino al Fontanone, poi il teatro alle 17. Uscirete con la luce del tramonto già andata, ma con la sera ancora libera. In entrambi i casi, prima di entrare leggete la presentazione dello spettacolo sul sito del festival e il breve diario di M. sul sito dell'autore: bastano cinque minuti e cambiano il modo in cui guarderete i gesti quotidiani in scena. E se l'incontro con gli artisti cade dopo la vostra recita, restate. Con un lavoro nuovo, ascoltare chi lo ha fatto la sera stessa del debutto è un privilegio che il pubblico romano ha poche volte l'anno.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che la carriera di un danzatore è breve e che il corpo impone un limite che un attore o un musicista conoscono molto più tardi. Meno spesso si ricorda che il ritiro di un danzatore quasi mai avviene in scena: avviene in sala prove, fra un allenamento e l'altro, lontano dal pubblico. Il pubblico vede l'ultima recita, non l'ultima giornata di lavoro. Catalogo sceglie esattamente questo punto di vista, ed è la sua intuizione migliore. L'altro fatto risaputo e poco citato riguarda il repertorio. Nella danza contemporanea gli spettacoli spesso non sopravvivono ai loro interpreti, perché sono costruiti sul corpo di chi li crea. Da anni una parte della scena europea lavora proprio su questo, sulla trasmissione e sulla memoria dei gesti: D'Agostin, secondo la sua biografia, fa parte dal 2019 del progetto di Boris Charmatz dedicato a venti danzatori per il Novecento, in cui interpreta un repertorio altrui. Catalogo rovescia la prospettiva: invece di conservare, mette in scena la fine. E proprio perché è destinato a cambiare forma nel tempo, è un'opera che fa della propria impermanenza un tema.

La foto giusta da fare a Catalogo di Marco D'Agostin al Teatro Vascello — 31 ottobre e 1 novembre 2026

Durante lo spettacolo non si fotografa: in un lavoro costruito come un piano sequenza, con un'unica interprete in scena, anche un telefono acceso è una distrazione. La foto giusta si fa fuori. La prima è la facciata del Vascello in via Giacinto Carini, con le locandine del Romaeuropa Festival, ripresa dal marciapiede opposto quando le luci dell'ingresso sono accese: il sabato alle 20.30 è già buio, la domenica verso le 16.30 la luce sta calando e il cielo di novembre sopra Monteverde ha spesso un colore netto. La seconda è dal Gianicolo, da fare prima della recita pomeridiana: la città vista dall'alto, con le cupole allineate, è la cartolina che chi viene a Roma porta a casa, e da qui il teatro è a pochi minuti. La terza, se il personale lo consente e senza flash, è la sala vuota prima dell'inizio, con il palcoscenico spoglio che ricorda una sala prove. Per le immagini dello spettacolo, affidatevi alle foto ufficiali diffuse dal festival e dalla compagnia; il sito dell'autore indica le foto di Alice Brazzit e Luigi Angelucci.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Teatro Vascello è breve se misurata in anni, fitta se misurata in eventi. Il 4 maggio 1989 la sala apre con Qui non ci torno più di Tadeusz Kantor e il Teatro Cricot di Varsavia: una dichiarazione d'intenti, perché Kantor era uno dei nomi più radicali della scena europea. Nei primi anni Novanta arrivano Raul Ruiz, il Centro di Pontedera, la danza contemporanea americana e francese, le formazioni di ricerca italiane. Nel maggio 1996 la rassegna Extraordinario presenta sedici giovani compagnie sperimentali da tutta Italia. Nel 1998 il Ministero riconosce La Fabbrica dell'Attore come Teatro Stabile d'Innovazione. Nel 2003 nasce il Premio Valentino Zeichen, nel 2004 apre la Sala Studio. Nel gennaio 2010 muore Giancarlo Nanni e la direzione passa interamente a Manuela Kustermann. Per oltre vent'anni la collaborazione con la Fondazione Romaeuropa porta al Vascello una parte del festival, e con essa la danza d'autore italiana e internazionale. Il 31 ottobre 2026 si aggiunge a questa storia una prima assoluta: Catalogo, il blind date coreografico di Marco D'Agostin per Marta Ciappina, che da Roma comincia un tour destinato ad arrivare al Piccolo Teatro di Milano.

Chi è passato da Catalogo di Marco D'Agostin al Teatro Vascello — 31 ottobre e 1 novembre 2026

Sul palcoscenico del Vascello e, prima ancora, nella storia della compagnia che lo ha fondato, sono passati molti nomi del teatro e della danza contemporanea. Al Teatro La Fede, la prima sede degli anni Settanta, arrivarono il sassofonista Steve Lacy, il compositore John Cage, il regista Gérard Gelas e il Living Theatre. Al Vascello, dal 1989, sono passati Tadeusz Kantor con il Cricot, Raul Ruiz, il Centro di Pontedera, Teatri Uniti, Moni Ovadia, Carlo Cecchi, Giorgio Barberio Corsetti, la Socìetas Raffaello Sanzio, il Teatro Valdoca, Pippo Delbono, e per la danza Enzo Cosimi, Sosta Palmizi, Virgilio Sieni, Cesc Gelabert, Wim Vandekeybus. Fra i maestri internazionali, Bob Wilson e Peter Brook. La presenza costante è quella di Manuela Kustermann. Per Catalogo passano da qui Marta Ciappina, unica interprete; Marco D'Agostin, che con la Socìetas Raffaello Sanzio aveva lavorato come interprete per Claudia Castellucci, e che ritrova idealmente in questa sala una compagnia già passata di qui; Silvia Gribaudi, Francesca Pennini con CollettivO CineticO, Sotterraneo, Emio Greco e Pieter C. Scholten, autori dei frammenti; Simone Arganini al suono e Damien Modolo alla cura del progetto. Una nuova pagina di danza d'autore in una sala che la danza di ricerca la ospita da quasi quarant'anni.

Roma fra Halloween e Ognissanti: il periodo dello spettacolo

Il fine settimana del 31 ottobre e del 1 novembre è uno dei più vivaci dell'autunno romano: il sabato sera molte zone della città si riempiono per Halloween, la domenica è festa nazionale e molti romani la dedicano alle visite ai cimiteri e alle passeggiate.

Il clima

A inizio novembre le giornate a Roma sono spesso ancora miti, con sere fresche e qualche giornata di pioggia. Un soprabito e un ombrello in borsa sono la dotazione giusta per salire a Monteverde.

Il Romaeuropa in città

Nello stesso periodo il Romaeuropa Festival occupa diverse sale della città. Chi vuole costruire un fine settimana di spettacoli trova il calendario completo nella scheda sul festival e, nella zona sud, spazi come l'ex Mattatoio di Testaccio.

Domande frequenti su Catalogo al Teatro Vascello

Quando va in scena Catalogo al Teatro Vascello?

Catalogo va in scena al Teatro Vascello di Roma sabato 31 ottobre 2026 alle 21 e domenica 1 novembre 2026 alle 17, nel programma del Romaeuropa Festival 2026. È una prima assoluta: da Roma lo spettacolo parte per un tour che tocca Siena, Bologna, Pavia, Pistoia, Strasburgo, Vicenza e Milano.

Quanto costa il biglietto per Catalogo?

Il sito ufficiale del Romaeuropa Festival indica per Catalogo un biglietto da 25 euro, con la possibilità di utilizzare la formula Passepartout 2. I biglietti si comprano sul sito del festival, al numero 06 45553050 o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.

Quanto dura Catalogo?

Catalogo dura circa sessanta minuti senza intervallo, secondo la scheda del rivenditore autorizzato dall'organizzazione; il sito dell'autore riporta la durata come ancora da definire. Conviene considerare un'ora abbondante e, se si vuole assistere all'incontro con gli artisti annunciato dal festival, un po' di tempo in più.

Chi sono gli autori di Catalogo?

Catalogo è un progetto di Marco D'Agostin per Marta Ciappina, nato da un'idea di Ciappina, D'Agostin e Damien Modolo. I frammenti coreografici sono di Silvia Gribaudi, Francesca Pennini con CollettivO CineticO, Sotterraneo, Emio Greco con Pieter C. Scholten e dello stesso D'Agostin, che firma la drammaturgia. Il suono è di Simone Arganini.

Dove si trova il Teatro Vascello e come ci si arriva?

Il Teatro Vascello si trova in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio. Il bus 75 ferma davanti all'ingresso; sono utili anche le linee 44, 710, 870 e 871. Con il treno metropolitano da Ostiense si scende alla stazione Quattro Venti. In auto si può sostare lungo via delle Mura Gianicolensi.

Chi è Marco D'Agostin?

Marco D'Agostin, autore di Catalogo, è un coreografo e performer vincitore del Premio Ubu 2018 come miglior performer under 35 e dei Premi Ubu 2023 e 2025 per il miglior spettacolo di danza, con Gli anni e Asteroide. È artista associato del Piccolo Teatro di Milano e tra i fondatori della struttura di produzione VAN.

Catalogo è adatto ai ragazzi?

Catalogo è uno spettacolo di danza contemporanea di circa un'ora, senza temi difficili, che racconta con ironia l'ultimo giorno in sala prove di una danzatrice. È adatto ai ragazzi dalle medie in su, soprattutto se studiano danza; la recita di domenica alle 17 è la più comoda per le famiglie.

Il consiglio finale su Catalogo

Le prime assolute di danza d'autore sono occasioni che la città offre poche volte l'anno, e il Vascello è la sala giusta per viverle. Catalogo mette insieme cinque firme, un'interprete sola e un tema che riguarda tutti, il modo in cui ci si congeda. Prenotate presto, arrivate a Monteverde con calma, e se potete restate per l'incontro: il senso dello spettacolo, del resto, è proprio rimandare la fine.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento31 Ottobre 2026 21:00 — 1 Novembre 2026
IndirizzoTeatro Vascello, Via Giacinto Carini 78, 00152 Roma Monteverde, Roma, Roma Città

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