Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
La Riserva Regionale Grotta di Luppa si estende su circa 435 ettari nel territorio del comune di Sante Marie, in provincia dell'Aquila, sul versante abruzzese dei monti Carseolani, a ridosso del confine con il Lazio. Gli uffici della riserva sono in Piazza Aldo Moro 1, 67067 Sante Marie; il recapito telefonico indicato dalla riserva per informazioni e prenotazioni è 333 8601069, la casella di posta riservagrottediluppa@gmail.com, il sito ufficiale grottediluppa.com; il centralino del Comune risponde allo 0863 679132 e alla casella info@comune.santemarie.aq.it. L'accesso al territorio protetto e ai sentieri è libero e gratuito; la discesa nell'inghiottitoio di Luppa, invece, non è libera: si effettua soltanto con guide speleologiche esperte, su prenotazione. In auto si arriva dall'autostrada A24 Roma L'Aquila Teramo, uscita Tagliacozzo oppure Carsoli se si viene da Roma, uscita Magliano dei Marsi se si scende dall'Aquila; da Pescara si prende la A25 e si esce a Magliano dei Marsi. I due ingressi della riserva sono segnalati lungo la variante quater della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, fra l'abitato di Sante Marie e la frazione di Castelvecchio. Tariffe, calendario delle visite guidate e disponibilità delle date vanno chiesti direttamente alla riserva prima di mettersi in viaggio.
Se cercate altre aree protette raggiungibili in giornata dalla capitale, la pagina delle attrazioni turistiche raccoglie i percorsi affini, dai Monti Simbruini ai Monti Lucretili.
Dove si trova la Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Sante Marie è un paese di poco più di mille abitanti, arroccato intorno agli 850 metri di quota nel nucleo storico di Casteglio, all'estremità occidentale della Marsica. Da qui la geografia cambia carattere: finiscono le conche larghe del Fucino e cominciano le dorsali boscose dei Carseolani, con il monte Bove a 1340 metri, il monte Sant'Angelo a 1100 e il monte Faito che sfiora i 1485. È una montagna di media quota, senza vertigini alpine, ma con una densità di bosco che in Italia centrale si trova in pochi altri posti.
La riserva occupa il settore di quel bosco dove l'acqua, anziché scorrere in superficie, sparisce sottoterra. Il calcare dei Carseolani è permeabile e fratturato: il torrente che scende dalla valle di Luppa non arriva a valle, viene ingoiato da una cavità e continua a scorrere dentro la montagna. È il meccanismo classico del carsismo, e qui si osserva senza bisogno di spiegazioni astratte, perché lo si vede accadere a pochi metri dai propri scarponi.
Come si arriva alla Riserva Regionale Grotta di Luppa in auto
Da Roma la via più rapida è la A24 fino a Carsoli o Tagliacozzo, poi la Tiburtina Valeria in direzione di Sante Marie. Il tempo di percorrenza reale, traffico del Grande Raccordo escluso, si aggira intorno all'ora e un quarto dal casello di Roma Est. Chi scende dall'Aquila o risale da Pescara usa l'uscita di Magliano dei Marsi, sulla A24 e sulla A25 rispettivamente. Il parcheggio si lascia in corrispondenza dei cartelli della riserva lungo la variante quater della statale 5: sono piazzole di sterrato, non aree attrezzate, e nei fine settimana d'autunno si riempiono presto.
Come si arriva alla Riserva Regionale Grotta di Luppa in treno e in autobus
Sante Marie è servita dalla linea ferroviaria Roma Avezzano Sulmona Pescara e dispone di una propria stazione. I collegamenti su gomma sono della TUA, la società di trasporto regionale abruzzese. Va detto con franchezza: la stazione non è sulla porta della riserva e le corse di autobus nei giorni festivi sono rade. Chi non ha l'auto faccia i conti con gli orari prima di partire, perché rimanere a piedi a Sante Marie alle sei di sera di una domenica di novembre è una esperienza che non consiglio a nessuno.
I due ingressi della riserva e il collegamento fra loro
Gli accessi principali sono due, entrambi affacciati sulla variante della Tiburtina Valeria, uno più vicino a Sante Marie e l'altro verso Castelvecchio. Il sentiero principale li unisce, quindi chi cammina in due automobili può lasciarne una a ciascun capo ed evitare il ritorno sui propri passi. È un piccolo accorgimento logistico che cambia la giornata: si guadagna un'ora buona e si evita di ripercorrere in salita il tratto già fatto in discesa.
Che cosa è la Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
L'area protetta è stata istituita nel 2005 con la legge regionale 8 febbraio 2005 numero 6, articolo 138. È una riserva naturale regionale, quindi la sua tutela dipende dalla Regione Abruzzo e la gestione operativa è affidata al Comune di Sante Marie con il supporto tecnico di Cogecstre, la cooperativa abruzzese che segue diverse aree protette della regione. La superficie tutelata è di circa 435 ettari: non è un numero imponente, e proprio per questo la riserva funziona bene come meta di una giornata sola.
I confini della Riserva Regionale Grotta di Luppa
Il perimetro è disegnato dal tracciato della variante quater della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e dalle località di Valle Malifracia e Fonte Meschino. I rilievi che lo chiudono sono Colle delle Pagliare a 1206 metri sul livello del mare, Monte Puzzillo a 1046 metri e Pietra Pizzuta a 1264 metri. Un perimetro di questo tipo, appoggiato in parte a una strada statale, dice qualcosa sulla natura del provvedimento: non un santuario remoto, ma un pezzo di montagna vissuta che si è deciso di proteggere mentre continua a essere attraversato.
Il nome: riserva delle Grotte o Grotta di Luppa
Si incontrano entrambe le forme, al singolare e al plurale. La denominazione ufficiale della legge regionale usa il plurale, Grotte di Luppa, perché nell'area protetta esiste più di una cavità: oltre all'inghiottitoio maggiore ci sono la grotta del Tesoro e altre aperture minori nel calcare. Nell'uso corrente, e nella segnaletica, prevale spesso il singolare riferito alla cavità principale. Non è una contraddizione, è la differenza fra un atto amministrativo e la lingua di chi cammina.
L'inghiottitoio: il cuore carsico della Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
L'inghiottitoio di Luppa si apre nel bosco a nord del monte Guardia d'Orlando. All'ingresso si arriva seguendo il letto ciottoloso del torrente che porta l'acqua alla cavità: è il torrente stesso a fare da segnaletica, basta risalirlo. Il bosco intorno è fitto di castagni, faggi, aceri e noccioli, e la sensazione, camminando, è di andare verso un punto in cui il paesaggio si interrompe. Poi l'interruzione arriva davvero: la roccia si apre e l'acqua sparisce dentro.
Che cosa si trova dentro la grotta di Luppa
La descrizione che segue riguarda un ambiente accessibile soltanto a chi ha attrezzatura e accompagnamento tecnico. Dall'androne iniziale, superata la Galleria dei Tricotteri, si apre una serie di piccoli salti dove le concrezioni assumono forme e tipologie molto varie. Gli speleologi esperti raggiungono poi il Gran Salto, un pozzo di 22 metri, e sotto di esso un lago sotterraneo. Oltre il lago il percorso prosegue verso il Sifone Dolci, il vasto Salone Franchetti e la Galleria delle Meraviglie.
La Galleria dei Tricotteri deve il nome ai tricotteri, insetti le cui larve acquatiche costruiscono astucci protettivi incollando granelli di sabbia e frammenti vegetali. Sono organismi che segnalano acque pulite e fredde, e trovarli nel primo tratto di una cavità è un indicatore biologico prima ancora che un dettaglio pittoresco. Chi entra in grotta ricorda quel nome per il rumore dell'acqua, non per la zoologia; ma la zoologia, qui, è la ragione del nome.
Perché nella grotta di Luppa non si entra da soli
Questo è il punto su cui voglio essere del tutto esplicito. La grotta di Luppa non è una cavità turistica attrezzata con passerelle e illuminazione: è un inghiottitoio attivo, percorso da un torrente, con un pozzo di 22 metri e un lago interno. Non esiste un biglietto da staccare all'ingresso e non esiste un percorso autoguidato. Le visite si effettuano esclusivamente con guide speleologiche esperte, su prenotazione, con imbrago, casco, illuminazione autonoma, muta o abbigliamento adeguato all'acqua e alle temperature interne.
Entrare senza attrezzatura e senza accompagnamento significa esporsi a rischi reali e concreti: le piene improvvise del torrente sotterraneo, il freddo, i salti verticali, la perdita di orientamento in assenza totale di luce. In una cavità attiva basta un temporale in superficie a monte perché il livello dell'acqua cambi in tempi brevissimi. Se l'idea vi attrae, la strada giusta è una sola: telefonare alla riserva al 333 8601069 o scrivere a riservagrottediluppa@gmail.com e chiedere il calendario delle uscite accompagnate. Tutto il resto del territorio protetto, boschi, fonti, falesie, panorami, si percorre invece liberamente e a piedi, senza alcuna attrezzatura speciale.

Riserva naturale regionale Grotta di Luppa
Il sentiero principale della Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Il percorso principale è lungo circa cinque chilometri con un dislivello di 200 metri. Unisce i due ingressi sulla variante della Tiburtina Valeria, fra Sante Marie e Castelvecchio, e tocca in sequenza l'inghiottitoio di Luppa, il bosco di Luppa, la falesia di Pietra Pizzuta, la grotta del Tesoro, la Fonte della Rocca, la Fonte Lattéro e le chiese di San Quirico e degli Alpini, nella parte alta dell'abitato di Sante Marie. Cinque chilometri con duecento metri di salita si camminano in due ore e mezza se si procede senza fermarsi, ma non ha senso procedere senza fermarsi: la giornata giusta è di quattro o cinque ore, soste comprese.
Il bosco di Luppa
Il bosco è la ragione per cui vale la pena salire fin quassù anche senza mettere il naso in grotta. I castagneti dei Carseolani sono impianti antichi, curati per secoli per il frutto, e Sante Marie fa parte dell'associazione Città del castagno proprio per questa ragione. Un castagneto da frutto secolare si riconosce: alberi grossi, distanziati, con il sottobosco pulito e la luce che arriva a terra. È un bosco costruito dall'uomo tanto quanto una vigna, e chi lo attraversa in ottobre lo capisce dall'odore.
Salendo di quota il castagno lascia il posto alla faggeta. Il passaggio è netto e si percepisce anche con gli occhi chiusi, perché cambia il suono dei passi: sulle foglie di castagno si cammina rumorosamente, sul tappeto di faggio il rumore si ammorbidisce. Nelle forre più umide compaiono l'acero di monte e il nocciolo, e nei versanti aridi e rocciosi l'orno ostrieto, la boscaglia di carpino nero e orniello che in Appennino segna i pendii calcarei più poveri.
La falesia di Pietra Pizzuta
Pietra Pizzuta arriva a 1264 metri ed è il rilievo che chiude la riserva a occidente. La sua falesia è la parete di calcare più vistosa dell'area protetta e serve da punto di riferimento visivo per tutto il percorso. Chi si occupa di rapaci la guarda con attenzione diversa: pareti di questo tipo sono siti di nidificazione e di posatoio, e le poiane e i gheppi della riserva si vedono spesso in caccia proprio lungo il suo margine.
La grotta del Tesoro
La grotta del Tesoro è la seconda cavità toccata dal sentiero e porta uno di quei nomi che in Appennino ricorrono con regolarità sospetta: quasi ogni comune ne ha una. Dietro il toponimo c'è di norma un intreccio di leggende locali su denari nascosti, briganti e ritrovamenti mai avvenuti. Vale la pena arrivarci per il contrasto morfologico con l'inghiottitoio maggiore, non per il tesoro. Anche qui, nessuna esplorazione fai da te: dall'esterno si osserva, dentro si entra solo con chi sa farlo.
La Fonte della Rocca e la Fonte Lattéro
Le due fonti sul percorso raccontano il rovescio del carsismo: dove l'acqua entra, da qualche altra parte l'acqua esce. Sono punti di sosta storici, usati da pastori e castanicoltori molto prima che esistesse una riserva. Non date per scontata la potabilità: nelle aree montane la portata e la qualità delle sorgenti variano con la stagione, quindi l'acqua da bere si porta da casa e le fonti si usano per rinfrescarsi e per capire come funziona la montagna.
Le chiese di San Quirico e degli Alpini
Il sentiero si chiude nella parte alta di Sante Marie, dove sorgono la chiesa di San Quirico e la chiesa degli Alpini. La seconda appartiene a una categoria diffusa in tutto l'Appennino centrale: piccoli edifici sacri legati alla memoria del corpo degli alpini e ai caduti delle guerre, spesso costruiti o riadattati nel Novecento dalle sezioni locali dell'associazione. Sono architetture modeste che però dicono molto sulla storia sociale di questi paesi di montagna, dai quali per generazioni si è partiti militari e migranti.
Il toponimo Luppa: una parola che nessuno ha ancora sciolto
L'origine del nome resta incerta e le ipotesi in campo sono almeno quattro. Potrebbe derivare dal termine dialettale marsicano per l'upupa, l'uccello dalla cresta a ventaglio che nella riserva è effettivamente presente. Potrebbe venire dal lupo, altro abitante storico di questi boschi. Potrebbe risalire al latino lapis, pietra. Oppure a scyphus, cioè scifo, vaso: un nome che descriverebbe la forma della cavità che raccoglie l'acqua. Nessuna delle quattro è dimostrata; sono ipotesi etimologiche, e come tali vanno prese.
Documentato con certezza è invece il toponimo in sé. Le forme Uppa e Ippam compaiono in documenti ecclesiastici fra l'XI e il XII secolo. Il nome ritorna poi nelle Historiae Marsorum di Muzio Febonio, nelle Memorie istoriche delle tre provincie degli Abruzzi di Anton Ludovico Antinori e in una carta della diocesi dei Marsi del 1735 realizzata da Diego de Revillas, nella quale l'area denominata Luppa appare già segnata come zona di consistente circolazione idrica sotterranea. Un cartografo del Settecento, cioè, aveva capito che lì sotto scorreva un fiume quasi due secoli prima che qualcuno lo percorresse.
La flora della Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Il paesaggio vegetale della riserva è definito da tre formazioni: castagneti, faggete e orno ostrieti. Le specie dominanti sono Castanea sativa e Fagus sylvatica; accanto a loro si trovano Acer pseudoplatanus, l'acero di monte, e Corylus avellana, il nocciolo. È una composizione tipica dell'Appennino centrale a quote fra gli 800 e i 1300 metri, ma la proporzione fra castagno e faggio è qui particolarmente favorevole al primo, perché il castagneto è stato coltivato.
Un'opinione che mi sento di dare senza esitazione: il momento migliore per la vegetazione di questa riserva non è la primavera, come molti si aspettano, ma la seconda metà di ottobre. Il castagneto vira sul giallo bruciato, la faggeta sul rame, e il contrasto fra le due fasce di bosco diventa leggibile a distanza dai versanti opposti della valle. In primavera il bosco è bello ma uniforme; in autunno racconta la sua stratificazione altimetrica in un colpo d'occhio.
La fauna della Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Gli uccelli della riserva
L'avifauna dell'area comprende upupe, poiane, ghiandaie, gazze, gheppi, allocchi, civette, picchi, merli e fringuelli. È un elenco che sembra ordinario e invece dice parecchio: la presenza contemporanea di allocco e civetta indica bosco maturo con cavità da nidificazione; i picchi confermano la disponibilità di legno morto in piedi, che nei boschi troppo puliti manca; poiana e gheppio segnalano spazi aperti e pareti rocciose alternati al bosco. Chi porta il binocolo lo usi soprattutto nelle prime due ore dopo l'alba, lungo il margine della faggeta.
I mammiferi della riserva
Nella riserva sono segnalati lupi, volpi, faine, martore, lepri, scoiattoli, tassi, istrici e ricci. Il lupo appenninico è presente su tutta la catena carseolana e la sua osservazione diretta resta un evento raro: si incontrano molto più facilmente le tracce, gli escrementi sui sentieri e, in inverno, le impronte in fila sulla neve. La martora è forse l'animale più interessante dell'elenco, perché è legata ai boschi maturi e continui, e la sua presenza è una promozione ecologica per il castagneto e la faggeta di Luppa.
Una curiosità su Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
La curiosità che preferisco riguarda il modo in cui questa grotta è entrata nella storia dell'esplorazione italiana. L'ingresso dell'inghiottitoio fu individuato negli ultimi decenni dell'Ottocento da due escursionisti attivi nella Marsica, Giovanni Voltan e Carlo Ignazio Gavini. Il secondo nome non è quello di un avventuriero qualunque: Gavini è lo studioso a cui si deve una monumentale storia dell'architettura in Abruzzo, uno di quegli eruditi di fine secolo che percorrevano a piedi e a dorso di mulo un territorio che le carte descrivevano male. Il fatto che a segnalare un inghiottitoio sia stato uno storico dell'architettura racconta bene che cosa fosse l'esplorazione del centro Italia in quegli anni: un'attività di studiosi e appassionati, non ancora di specialisti.
Passarono poi quasi cinquant'anni prima che qualcuno andasse davvero a vedere che cosa ci fosse in fondo. Le esplorazioni sistematiche cominciarono alla fine degli anni Venti del Novecento, per opera del circolo speleologico romano guidato da Carlo Franchetti. Il primo rilievo si fermò a 400 metri di sviluppo; negli anni successivi la descrizione topografica arrivò ad almeno 2000 metri. Dentro la montagna c'era dieci volte quello che si immaginava: è la ragione per cui il grande ambiente interno porta ancora oggi il nome di Salone Franchetti.
Aggiungo una nota che colloca la vicenda nel suo tempo. Negli stessi anni in cui i romani scendevano a Luppa, la speleologia italiana si andava organizzando come disciplina, con i primi gruppi strutturati e i primi rilievi metodici. Luppa non fu una scoperta isolata ma un tassello di quella stagione: una grotta di confine, fra due regioni e fra due modi di guardare la montagna.
Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
La cosa che quasi nessuno dice a chi arriva qui la prima volta è che la riserva è tutt'altro che l'unica ragione per fermarsi a Sante Marie, e che la grotta, paradossalmente, è la parte del territorio che la maggior parte dei visitatori non vedrà mai dall'interno. Il paese ospita a Palazzo Colelli, edificio settecentesco, due musei: il Museo del brigantaggio e dell'Unità d'Italia, inaugurato nel 2008 dopo il restauro promosso dalla Regione Abruzzo e dagli enti montani locali, e un museo multimediale di astrofisica, inaugurato nel 2011. Un paese di poco più di mille abitanti che mantiene due musei è un caso raro e va detto.
La seconda informazione poco diffusa riguarda i cammini. Da Sante Marie parte il Cammino dei Briganti, un anello di circa 108 chilometri fra Abruzzo e Lazio, segnato in bianco e rosso, nato spontaneamente nel 2015 e inaugurato ufficialmente il 21 maggio 2016; la guida ufficiale è firmata da Luca Gianotti, Alberto Liberati e Fabiana Mapelli. Il percorso attraversa la Marsica e il Cicolano, cioè l'antico confine fra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio, e ha trasformato un paese di spopolamento in un punto di partenza frequentato. Dallo stesso comune si sviluppa anche il Sentiero Corradino, circa 34,5 chilometri complessivi suddivisi in tappe, che ricalca il percorso di Corradino di Svevia verso i Piani Palentini prima della battaglia di Tagliacozzo del 1268: la prima tappa, Sante Marie Castelvecchio, misura 4,2 chilometri; la seconda, Castelvecchio Santo Stefano, 4,3; la terza raggiunge l'area archeologica di Colle Nerino dopo 2,9 chilometri.
Terza cosa, la più pratica: la riserva è attrezzata con aree di sosta dotate di panche, tavoli e punti fuoco, e con pannelli didattici che spiegano le caratteristiche morfologiche e vegetazionali dell'area. Non è un dettaglio minore, perché significa che una famiglia può organizzare qui una giornata completa senza dipendere da un ristorante.
Il consiglio che ti do per visitare Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Primo consiglio, e lo considero il più importante: telefonate prima. Il numero della riserva è 333 8601069, la casella è riservagrottediluppa@gmail.com. Non perché il sentiero sia chiuso, ma perché il calendario delle visite accompagnate in grotta non è fisso e dipende dalla disponibilità delle guide speleologiche e dalle condizioni idrologiche interne. Arrivare a Sante Marie una domenica mattina sperando di trovare qualcuno che vi porti sottoterra è il modo migliore per tornare a casa delusi.
Secondo: calzature. Il sentiero segue in più punti il letto ciottoloso del torrente, e i ciottoli bagnati di calcare sono scivolosi come il ghiaccio. Servono scarponi con suola scolpita e caviglia sostenuta, non scarpe da ginnastica. Ho visto più caviglie girate su avvicinamenti facili come questo che su creste di alta quota, e il motivo è sempre lo stesso: l'attrezzatura si sceglie in base al terreno, non alla difficoltà dichiarata.
Terzo: la stagione. La finestra ideale va da fine settembre a inizio novembre, per il colore del bosco e per la temperatura. L'estate qui non è insopportabile grazie alla quota e all'ombra, ma è la stagione meno interessante. L'inverno rende il percorso bello e severo, con la neve possibile sopra i mille metri; in quel caso servono anche i ramponcini. La primavera è la stagione con più acqua nel torrente, quindi anche quella con maggiore probabilità che le uscite in grotta vengano sospese.
Quarto, e qui vado controcorrente rispetto a molte guide: non trattate Luppa come una meta da mezza giornata da incastrare in un giro più grande. Il valore di questo posto emerge se si rallenta. Cinque chilometri di sentiero in un castagneto secolare, con due fonti e una falesia, meritano l'intera giornata; abbinateci il museo a Palazzo Colelli e una sosta in paese, e avrete una gita completa. Se invece avete poche ore e volete una grotta visitabile da chiunque, la scelta giusta sono le vicine Grotte di Pietrasecca a Carsoli, oppure le Grotte di Falvaterra in Ciociaria.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto è questo: la Grotta di Luppa non è un fenomeno isolato, ma un nodo di un sistema carsico transregionale che la tutela amministrativa taglia in tre pezzi. A pochi chilometri, nel comune di Carsoli, si apre la riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca, con l'inghiottitoio del Cunicolo dei Vermi e la grotta Grande del Cervo. Poco oltre, già in territorio laziale, ci sono le grotte di Val de' Varri. Tre aree protette, due regioni, enti gestori diversi, e sotto un unico massiccio calcareo con una circolazione idrica che dei confini amministrativi non sa nulla.
Il risultato pratico lo conosce chi frequenta questi posti: la comunicazione fra le tre realtà è stata a lungo scarsa, la promozione turistica è rimasta comunale, e il visitatore che arriva da fuori fatica a capire che si trova davanti a un unico distretto carsico dei Carseolani. È un limite italiano classico, e lo dico senza polemica: la geologia è continua, l'amministrazione è discontinua. Chi organizza la propria gita può però ricomporre il quadro da solo, mettendo in fila Luppa, Pietrasecca e Val de' Varri in due giorni, con base a Carsoli o a Sante Marie.
Il secondo aspetto poco citato riguarda la funzione idrologica. Un inghiottitoio non è solo un ambiente spettacolare: è il punto in cui l'acqua superficiale entra nell'acquifero. Ciò che finisce nel torrente di Luppa finisce nella falda che alimenta le sorgenti a valle. Questo spiega perché l'area sia protetta e perché nella riserva non si accendano fuochi fuori dai punti attrezzati, non si abbandoni nulla e non si tocchino le concrezioni. Una grotta si sporca in un pomeriggio e si pulisce in dieci anni, quando si pulisce.
La foto giusta da fare a Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
La fotografia che vale il viaggio non è quella dell'imbocco della grotta. È quella del torrente che sparisce: il punto esatto in cui l'acqua, dopo aver corso allo scoperto sui ciottoli, si infila sotto la roccia e non c'è più. Per riuscirci serve tempo di posa lungo, quindi un treppiede o un appoggio stabile su un masso, diaframma chiuso, sensibilità bassa; intorno al mezzo secondo l'acqua diventa un nastro continuo e il contrasto con la roccia ferma fa tutto il lavoro. Senza treppiede, appoggiate la macchina o il telefono su uno zaino e usate l'autoscatto.
La luce giusta è quella diffusa delle giornate coperte, non il sole pieno: sotto la volta del castagneto il sole crea macchie bianche impossibili da recuperare. Un cielo grigio di ottobre, qui, è una fortuna fotografica.
La seconda inquadratura da portare a casa è il castagneto in controluce a metà mattina, quando la nebbia bassa filtra fra i tronchi grossi e distanziati. Mettete una persona nel fotogramma, piccola e defilata: senza un riferimento umano nessuno capisce la dimensione di quegli alberi. La terza è dall'alto, dal margine della falesia di Pietra Pizzuta, con la valle di Luppa che si apre verso il confine laziale; è il classico panorama che vuole il grandangolo e un primo piano di roccia per dare profondità.
Una regola di buona educazione fotografica, che ripeto sempre ai gruppi che accompagno: nelle cavità non si usa il flash diretto sulle concrezioni e sugli animali, e i chirotteri non si fotografano in ibernazione. Svegliare un pipistrello d'inverno gli costa riserve energetiche che spesso non recupera.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il territorio di Sante Marie compare nella documentazione scritta già nel XII secolo: il Catalogus baronum, il grande censimento feudale del Regno di Sicilia, lo registra nel 1187. Prima ancora, le forme Uppa e Ippam per la valle appaiono in carte ecclesiastiche fra XI e XII secolo. Siamo su un confine antichissimo, quello che nell'antichità separava il territorio degli Equi da quello dei Marsi, e che per secoli ha separato il Regno di Napoli dallo Stato della Chiesa.
La battaglia del 1268 e il passaggio di Corradino
Il 23 agosto 1268 nei Piani Palentini, poco più a est di qui, si combatté la battaglia di Tagliacozzo fra Carlo d'Angiò e Corradino di Svevia. Il giovane svevo arrivò a quei piani attraversando questa fascia di montagna, ed è su quel tracciato che oggi si sviluppa il Sentiero Corradino. Corradino aveva sedici anni, perse la battaglia e fu decapitato a Napoli poche settimane dopo: con lui finì la dinastia sveva in Italia meridionale. Camminare su quel percorso con questa consapevolezza cambia la qualità della camminata.
Il 1861, il generale Borjes e il brigantaggio
L'episodio storico più noto legato a Sante Marie è del dicembre 1861. Il generale catalano José Borjes, inviato da Francesco II di Borbone per riprendere i territori perduti con l'unificazione italiana, fu catturato in questo territorio insieme ai suoi uomini. Furono fucilati poco dopo a Tagliacozzo. È un episodio chiave della storia del brigantaggio postunitario e del suo intreccio con la politica internazionale legittimista, ed è la ragione per cui il museo del brigantaggio ha sede proprio qui. In paese esiste un cippo dedicato a Borjes.
Il terremoto del 1915
Il 13 gennaio 1915 il terremoto della Marsica, uno dei più distruttivi della storia italiana, colpì duramente tutta questa area. Sante Marie subì danni gravi, e la chiesa dei Santi Cipriano e Giustina di Scanzano fu ricostruita dopo il sisma. Chi guarda i paesi della Marsica con occhio attento riconosce ovunque la cesura del 1915: quello che si vede oggi, in molti centri, è in buona parte ricostruzione novecentesca su impianto medievale.
Il 20 gennaio 1944
Durante la seconda guerra mondiale, il 20 gennaio 1944, un bombardamento aereo americano sull'abitato causò 28 vittime civili. È una ferita ancora presente nella memoria del paese, e spiega in parte la densità di memoriali che si incontrano camminando nella parte alta di Sante Marie, dove il sentiero della riserva si chiude.
Le esplorazioni speleologiche del Novecento
Sul piano scientifico l'avvenimento decisivo per la riserva resta la campagna esplorativa avviata alla fine degli anni Venti dal circolo speleologico romano di Carlo Franchetti, che portò il rilievo della cavità dai primi 400 metri ad almeno 2000 metri di sviluppo topografico. L'istituzione della riserva nel 2005, con la legge regionale 6 del 8 febbraio, articolo 138, è la conseguenza istituzionale, arrivata ottant'anni dopo, di quel lavoro.
Chi è passato da Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Il primo nome è quello di Corradino di Svevia, che nell'agosto del 1268 attraversò questa fascia dei Carseolani diretto ai Piani Palentini. Non si trattò di un passaggio pittoresco: era un esercito in marcia verso la battaglia che avrebbe deciso il destino del Mezzogiorno.
Il secondo è José Borjes, il generale catalano catturato qui nel dicembre 1861 dopo la lunga marcia che lo aveva portato dalla Basilicata di Carmine Crocco fino al confine pontificio, che sperava di raggiungere. Con lui passarono di qui gli uomini della sua colonna e, in senso più largo, tutta la vicenda del brigantaggio postunitario: la banda di Cartòre, con Berardino Viola fra i suoi capi, operava in queste stesse montagne di confine.
Il terzo e il quarto nome sono quelli dei due escursionisti che negli ultimi decenni dell'Ottocento individuarono l'ingresso dell'inghiottitoio, Giovanni Voltan e Carlo Ignazio Gavini. Su Gavini vale la pena soffermarsi: è l'autore di una storia dell'architettura in Abruzzo che resta un riferimento, e la sua presenza in questa valle è una piccola prova di quanto fosse ampio il raggio d'azione degli studiosi di quella generazione.
Il quinto è Carlo Franchetti, alla guida del circolo speleologico romano che dalla fine degli anni Venti del Novecento portò sottoterra le prime squadre organizzate. Il Salone Franchetti porta il suo nome.
Fra gli eruditi che hanno scritto di questa valle senza necessariamente scenderci vanno ricordati Muzio Febonio, autore delle Historiae Marsorum, Anton Ludovico Antinori, autore delle Memorie istoriche delle tre provincie degli Abruzzi, e il cartografo Diego de Revillas, che nella sua carta della diocesi dei Marsi del 1735 segnalò la circolazione idrica sotterranea dell'area di Luppa.
Oggi da Sante Marie passano ogni anno migliaia di camminatori del Cammino dei Briganti, che dal 2016 ha riportato in questi paesi un flusso stabile di visitatori a piedi. Non sono nomi celebri, ma sono il passaggio che ha cambiato più concretamente la vita del territorio negli ultimi dieci anni.
Sante Marie e il territorio intorno alla Riserva Regionale Grotta di Luppa
Il Museo del brigantaggio e dell'Unità d'Italia
Ha sede nel settecentesco Palazzo Colelli e fu inaugurato nel 2008. Espone documenti storici sul brigantaggio pre e postunitario, lettere di riscatto, fucili d'epoca, equipaggiamenti della guardia nazionale, uniformi militari e fotografie di briganti, fra cui membri della banda di Cartòre. Una sezione è dedicata alle brigantesse. Nello stesso palazzo si trova anche l'esposizione multimediale di astrofisica, del 2011. Orari e tariffe vanno verificati presso il Comune prima della visita.
Le chiese di Sante Marie
La chiesa di Santa Maria delle Grazie risale al Quattrocento e fu modificata in età barocca. La chiesa di Santo Stefano Protomartire è citata in una bolla papale del 1188. La chiesa dei Santi Cipriano e Giustina, nella frazione di Scanzano, fu ricostruita dopo il terremoto del 1915. Sono edifici modesti nelle dimensioni, ma con una stratificazione che ripaga chi si prende dieci minuti per guardarli.
Colle Nerino e le rovine medievali
L'area archeologica di Colle Nerino conserva una struttura funeraria romana, ed è una delle tappe del Sentiero Corradino. Nei dintorni si trovano i ruderi degli insediamenti fortificati medievali di Scanzano e Castelvecchio, che raccontano come fosse organizzato il controllo di questo confine prima che i paesi scendessero a valle.
Che cosa si mangia
Sante Marie aderisce alle associazioni Città del castagno e Città del tartufo, e questo indica bene le due materie prime del posto. Castagne in autunno e tartufo, in un contesto gastronomico marsicano che comprende anche legumi di montagna e carni alla brace. Evito le classifiche di ristoranti: chiedete in paese, che qui funziona ancora.
Visitare la Riserva Regionale Grotta di Luppa con i bambini
Il sentiero principale, cinque chilometri con duecento metri di dislivello, è alla portata di un bambino abituato a camminare dai sette o otto anni in su, a patto di spezzare il percorso e di sfruttare le aree di sosta attrezzate. I pannelli didattici lungo il tracciato aiutano molto, perché danno ai più piccoli qualcosa da leggere e da cercare. Il tratto nel letto del torrente è quello che piace di più e anche quello dove serve più attenzione: ciottoli bagnati e piedi piccoli non vanno d'accordo.
La discesa in grotta, invece, non è un'attività per bambini: richiede attrezzatura tecnica, progressione su corda e capacità di gestire ambienti verticali e bagnati. Chi vuole far vedere ai figli una grotta percorribile senza attrezzatura deve orientarsi su cavità turistiche attrezzate, non su Luppa.
Accessibilità e limiti reali
Va detto senza giri di parole: il sentiero della riserva non è accessibile in carrozzina né adatto a passeggini. Il fondo è naturale, in parte ciottoloso e in parte scavato dall'acqua, con radici e gradini di roccia. Le aree di sosta vicine agli ingressi sono raggiungibili con percorsi brevi e più agevoli, e possono essere una soluzione parziale per chi ha difficoltà motorie. Per informazioni specifiche conviene contattare direttamente la riserva, che conosce lo stato del fondo stagione per stagione.
Quanto costa una giornata alla Riserva Regionale Grotta di Luppa
L'accesso all'area protetta e la percorrenza dei sentieri sono liberi e gratuiti. I costi variabili riguardano la visita guidata in grotta, le eventuali attività di educazione ambientale e l'ingresso ai musei di Palazzo Colelli: le tariffe aggiornate si chiedono alla riserva e al Comune, perché cambiano nel tempo e in base alla composizione del gruppo. Il resto della spesa è quella del viaggio: pedaggio autostradale e carburante da Roma, oppure biglietto ferroviario sulla linea Roma Avezzano.
Domande frequenti su Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Dove si trova la Riserva Regionale Grotta di Luppa?
La Riserva Regionale Grotta di Luppa si trova nel comune di Sante Marie, in provincia dell'Aquila, sui monti Carseolani, al confine fra Abruzzo e Lazio. Gli ingressi sono lungo la variante quater della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, fra Sante Marie e Castelvecchio.
Si può entrare nella Grotta di Luppa da soli?
No, la visita dell'inghiottitoio della Riserva Regionale Grotta di Luppa si effettua esclusivamente con guide speleologiche esperte, e il calendario delle visite accompagnate non è fisso: dipende dalla disponibilità delle guide e dalle condizioni idrologiche interne. Conviene quindi telefonare prima al numero della riserva.
Quanto costa una giornata alla Riserva Regionale Grotta di Luppa?
L'accesso all'area protetta della Riserva Regionale Grotta di Luppa e la percorrenza dei sentieri sono liberi e gratuiti. I costi variabili riguardano la visita guidata in grotta, le eventuali attività di educazione ambientale e l'ingresso ai musei di Palazzo Colelli a Sante Marie, con tariffe da chiedere alla riserva e al Comune.
La Riserva Regionale Grotta di Luppa è adatta ai bambini?
Il sentiero principale, cinque chilometri con duecento metri di dislivello, è alla portata di un bambino abituato a camminare dai sette o otto anni in su, a patto di spezzare il percorso e di sfruttare le aree di sosta attrezzate. I pannelli didattici lungo il tracciato aiutano, e il tratto nel letto del torrente è quello che piace di più.
La Riserva Regionale Grotta di Luppa è accessibile in carrozzina?
No, il sentiero della Riserva Regionale Grotta di Luppa non è accessibile in carrozzina né adatto a passeggini: il fondo è naturale, in parte ciottoloso e in parte scavato dall'acqua, con radici e gradini di roccia. Le aree di sosta vicine agli ingressi sono raggiungibili con percorsi più brevi e agevoli.
Quanto è lungo il sentiero principale della Riserva Regionale Grotta di Luppa?
Il sentiero principale della Riserva Regionale Grotta di Luppa è lungo circa cinque chilometri con un dislivello di 200 metri. Unisce i due ingressi sulla variante della Tiburtina Valeria, fra Sante Marie e Castelvecchio, e tocca in sequenza l'inghiottitoio di Luppa, il bosco di Luppa, la falesia di Pietra Pizzuta, la grotta del Tesoro e alcune fonti storiche.
Cosa vedere nei dintorni della Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Chi arriva da Roma può costruire un itinerario di due giorni senza sforzo. A pochi minuti ci sono le Grotte di Pietrasecca, nel comune di Carsoli. Scendendo verso il Lazio si incontra Arsoli, con il suo castello, e si entra nell'area dei Monti Simbruini, il parco regionale laziale più esteso, con Cervara di Roma e il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Poco più a ovest si arriva a Subiaco e ai monasteri benedettini, e infine a Tivoli, dove la Riserva naturale di Monte Catillo chiude il percorso verso la città.
Verso nord si aprono i bacini artificiali del Lago del Turano e del Lago del Salto, con i borghi appesi sopra l'acqua, e più oltre la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile nella piana reatina. Chi invece punta in profondità verso l'Abruzzo trova L'Aquila, il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise con la Camosciara e Pescasseroli, e più a sud Scanno. Chi organizza gruppi o viaggi professionali su queste zone può appoggiarsi alla rete di accompagnatori di TourLeaderPro a Roma, che lavora su tutto il centro Italia; per una panoramica in inglese dei percorsi di montagna e natura della penisola c'è invece la guida Mountains and Nature in Italy di ItalyPlanner.
Domande veloci su Riserva Regionale Grotta di Luppa | Sante Marie (AQ)
Dove si trova la Riserva Regionale Grotta di Luppa?
Nel comune di Sante Marie, in provincia dell'Aquila, sui monti Carseolani, al confine fra Abruzzo e Lazio. Gli ingressi sono lungo la variante quater della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, fra Sante Marie e Castelvecchio.
Si può entrare nella Grotta di Luppa da soli?
No. La visita dell'inghiottitoio si effettua esclusivamente con guide speleologiche esperte e con attrezzatura adeguata, su prenotazione. Non è una grotta turistica attrezzata e non esiste un percorso autoguidato.
Come si prenota la visita in grotta?
Contattando la riserva al numero 333 8601069 o scrivendo a riservagrottediluppa@gmail.com. Il riferimento istituzionale è il Comune di Sante Marie, Piazza Aldo Moro 1, telefono 0863 679132.
Quanto costa entrare nella Riserva Regionale Grotta di Luppa?
L'accesso all'area protetta e ai sentieri è libero e gratuito. Le visite guidate in grotta e le attività di educazione ambientale hanno un costo: le tariffe aggiornate si chiedono alla riserva.
Quanto è grande la riserva?
Circa 435 ettari, istituiti nel 2005 con la legge regionale 8 febbraio 2005 numero 6, articolo 138.
Quanto dura il sentiero principale?
Cinque chilometri circa, con 200 metri di dislivello. Due ore e mezza di cammino effettivo, quattro o cinque ore con le soste e le deviazioni.
Il percorso della Grotta di Luppa è difficile?
Tecnicamente no, ma il fondo è irregolare e in parte coincide con il letto ciottoloso del torrente. Servono scarponi con buona suola; le scarpe da ginnastica sono la causa più frequente di scivolate.
Serve prenotare per camminare nei sentieri?
Per i sentieri no, l'accesso è libero. La prenotazione riguarda le visite guidate in grotta e i programmi di educazione ambientale.
Quando è il periodo migliore per visitare la Riserva Regionale Grotta di Luppa?
Dalla fine di settembre ai primi di novembre, per il colore del castagneto e della faggeta e per la temperatura. In primavera l'acqua è abbondante e le uscite in grotta possono essere sospese.
Si può andare alla Grotta di Luppa d'inverno?
Sì, i sentieri restano percorribili, ma sopra i mille metri la neve è frequente e può servire attrezzatura invernale. Verificate le condizioni con la riserva prima di partire.
La Riserva Regionale Grotta di Luppa è adatta ai bambini?
Il sentiero sì, per bambini abituati a camminare, con soste nelle aree attrezzate. La discesa in grotta no: richiede progressione su corda e attrezzatura tecnica.
Ci sono aree picnic nella riserva?
Sì, la riserva dispone di aree di sosta con panche, tavoli e punti fuoco, oltre a pannelli didattici sulle caratteristiche morfologiche e vegetazionali dell'area.
La riserva è accessibile in sedia a rotelle?
Il sentiero principale no: fondo naturale, radici, gradini di roccia e tratti nel greto del torrente. Le aree di sosta vicine agli ingressi sono più agevoli; per il dettaglio conviene contattare la riserva.
Si possono portare i cani?
Nelle aree protette regionali i cani vanno tenuti al guinzaglio per la tutela della fauna selvatica. Le prescrizioni specifiche della riserva vanno verificate con l'ente gestore.
Quanto è profonda la grotta di Luppa?
Il rilievo topografico descrive almeno 2000 metri di sviluppo. All'interno si incontra il Gran Salto, un pozzo di 22 metri, e sotto di esso un lago sotterraneo.
Che animali si vedono nella Riserva Regionale Grotta di Luppa?
Fra gli uccelli upupe, poiane, ghiandaie, gazze, gheppi, allocchi, civette, picchi, merli e fringuelli. Fra i mammiferi lupi, volpi, faine, martore, lepri, scoiattoli, tassi, istrici e ricci.
Che alberi ci sono nella riserva?
Castagneti, faggete e orno ostrieti. Le specie dominanti sono Castanea sativa e Fagus sylvatica, con acero di monte e nocciolo.
Che differenza c'è fra la Grotta di Luppa e le Grotte di Pietrasecca?
Sono due aree protette diverse, in due comuni diversi, entrambe sui Carseolani: Luppa a Sante Marie, Pietrasecca a Carsoli. Fanno parte dello stesso sistema carsico, ma la gestione e le modalità di visita sono separate.
Come si arriva a Sante Marie da Roma?
In auto con la A24, uscita Carsoli o Tagliacozzo, poi Tiburtina Valeria; in treno con la linea Roma Avezzano Sulmona Pescara, che ha una stazione a servizio del comune; in autobus con le corse TUA.
C'è un museo a Sante Marie?
Sì, a Palazzo Colelli: il Museo del brigantaggio e dell'Unità d'Italia, inaugurato nel 2008, e un'esposizione multimediale di astrofisica del 2011.
Che cos'è il Cammino dei Briganti?
Un anello di circa 108 chilometri fra Abruzzo e Lazio, con partenza da Sante Marie, segnato in bianco e rosso, nato nel 2015 e inaugurato ufficialmente il 21 maggio 2016.
Che cos'è il Sentiero Corradino?
Un percorso di circa 34,5 chilometri suddiviso in tappe, che ricalca il cammino di Corradino di Svevia verso i Piani Palentini prima della battaglia di Tagliacozzo del 1268.
Si possono fare foto nella Riserva Regionale Grotta di Luppa?
All'aperto sì, senza limitazioni. In grotta il flash diretto sulle concrezioni e sui chirotteri va evitato, e i pipistrelli in ibernazione non si fotografano.
Chiudo con l'opinione che mi sono fatto accompagnando gruppi su queste montagne. Luppa è un posto che premia chi accetta di non vedere tutto. La parte più spettacolare della riserva resta chiusa a chi non ha attrezzatura e guida, e questo è un bene: significa che c'è ancora un pezzo di Appennino che non si è trasformato in prodotto. Andateci in ottobre, camminate i cinque chilometri con calma, fermatevi dove il torrente sparisce sotto la roccia e restate lì dieci minuti in silenzio. Vale più di molte grotte illuminate a giorno con il corrimano di ottone. E se poi vi prende davvero, chiamate la riserva e prenotate una discesa vera, con chi sa portarvi dentro e riportarvi fuori.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. A temperatura costante tutto l’anno, e sorprendentemente poco affollate.
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✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
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✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
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