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Sophie Calle al MAXXI — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

Sophie Calle al MAXXI è aperta dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 nel Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in via Guido Reni 4a, nel quartiere Flaminio (00196 Roma). Il museo è chiuso il lunedì, il 1° maggio e il 25 dicembre; l'ultimo ingresso è alle 18:00, il sabato e la domenica alle 17:30. Si arriva con il tram 2, che parte da piazzale Flaminio (metro A, fermata Flaminio) e arriva a piazza Mancini, oppure con gli autobus 53, 910, 168 e 982, che servono il vicino Auditorium Parco della Musica; su via Guido Reni, a un centinaio di metri dall'ingresso, c'è una fermata ATAC che porta il nome del museo. I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale del MAXXI, e i biglietti si comprano alla cassa del museo o sul canale di vendita online indicato dal sito ufficiale della sede. Per informazioni il museo risponde allo 06 3201954.

È la prima volta che Roma dedica a Sophie Calle una panoramica: oltre quarant'anni di lavoro raccolti intorno a una domanda sola, che cosa resta di una relazione quando qualcosa viene a mancare. Chi conosce l'artista sa già perché vale il viaggio fino al Flaminio. Chi non la conosce farà bene ad arrivare con un'ora in più di quanto pensi, perché questa è una mostra che si legge prima ancora di guardarla.

Sophie Calle al MAXXI: date, orari e indirizzo

La mostra di Sophie Calle dura 115 giorni, dal venerdì 16 ottobre 2026 alla domenica 7 febbraio 2027, e occupa l'autunno e il cuore dell'inverno romano. Sono date lette sul portale turistico ufficiale di Roma Capitale, che la inserisce tra le mostre della stagione e indica come sede il MAXXI di via Guido Reni.

Le date da segnare

Il primo giorno utile è un venerdì, l'ultimo una domenica. Chi vuole evitare la ressa dei primi giorni e quella, sempre più fitta, delle ultime settimane, ha davanti un lungo tratto centrale, da metà novembre a metà gennaio, in cui il museo lavora con ritmi normali. Nel mezzo cadono le feste: il 25 dicembre, che nel 2026 è un venerdì, il MAXXI resta chiuso.

Gli orari di ingresso

L'ultimo ingresso al MAXXI è alle 18:00 dal martedì al venerdì e alle 17:30 il sabato e la domenica; il lunedì il museo è chiuso. L'orario di chiusura e le eventuali aperture straordinarie li pubblica il museo sul proprio sito, ed è lì che conviene controllare prima di partire, soprattutto nei giorni di festa. Il dato che conta, in pratica, è l'ultimo ingresso: chi arriva il sabato alle 17:40 trova la cassa chiusa.

L'indirizzo esatto

Il MAXXI si trova in via Guido Reni 4a, 00196 Roma, nel quadrante nord della città, tra via Flaminia e il Tevere. Le coordinate dell'edificio sono 41,9288 di latitudine e 12,4667 di longitudine. Sulle mappe il quartiere compare come Flaminio, nel Municipio II.

Biglietti e prezzi

I prezzi della mostra di Sophie Calle sono pubblicati dal museo sul suo sito ufficiale. I biglietti si acquistano alla cassa del MAXXI oppure online, sul canale indicato dal sito ufficiale della sede. Per riduzioni, gratuità e visite di gruppo conviene telefonare al museo: il numero pubblicato è lo 06 3201954.

Chi è Sophie Calle: quarant'anni di relazioni messe in mostra

Sophie Calle lavora da oltre quarant'anni sugli elementi fondamentali di ogni relazione: la presenza e l'assenza, la vicinanza fisica e la distanza emotiva, il desiderio di avvicinarsi e il dolore della separazione. È questa la definizione che accompagna la mostra romana, e conviene prenderla alla lettera, perché ogni opera che vedrete al MAXXI parte da lì.

Un lavoro che intreccia fotografia e scrittura

Il tratto che distingue Sophie Calle da quasi tutti gli artisti che usano la macchina fotografica è il testo. Nelle sue opere l'immagine da sola non basta, e spesso non è nemmeno la parte principale: accanto alla fotografia c'è un racconto, una frase, una didascalia che cambia il senso di ciò che si guarda. La presentazione della mostra lo dice in modo esplicito, parlando di una pratica fondata sull'intreccio tra realtà e narrazione, tra fotografia e scrittura. Per il visitatore questo significa una cosa semplice e decisiva: in una sala di Sophie Calle si legge. Chi scorre le pareti come in una galleria di fotografie perde metà dell'opera.

Il personale e il relazionale

Il secondo filo è l'intreccio tra dimensione personale e dimensione relazionale, e il terzo quello tra realtà e narrazione: sono le parole con cui il museo descrive la pratica dell'artista. Il personale è la vita di chi fa l'opera; il relazionale sono gli altri, quelli che si avvicinano, si allontanano, mancano. Tra realtà e racconto il confine non viene tracciato per il visitatore, e non è un difetto da correggere: è il punto. Chi, davanti a una parete, si chiede quanto di ciò che legge sia accaduto e quanto sia stato scritto per diventare opera, ha già capito come funziona la mostra.

Perché la mostra romana conta

Il portale ufficiale di Roma Capitale presenta la mostra come la prima panoramica sulla ricerca di Sophie Calle a Roma. Per una città che vede passare ogni anno decine di retrospettive, è un dato da pesare. Quarant'anni di lavoro in un solo percorso permettono di vedere come le stesse domande ritornino, cambiando forma, dagli anni della giovinezza a quelli recenti. A nostro giudizio, tra le mostre d'arte contemporanea dell'inverno romano, questa è quella che chiede più tempo e ne restituisce di più.

Cosa si vedrà nella mostra di Sophie Calle al MAXXI

Il filo conduttore della mostra di Sophie Calle al MAXXI è la coppia di parole «con» e «senza»: una persona, un amore, la vista, un'immagine, presenti o mancanti. Su questa coppia il museo ha costruito il percorso, e con questa chiave conviene attraversarlo.

Il «con» e il «senza»

La presentazione ufficiale elenca quattro esempi di ciò che si può avere o perdere: una persona, un amore, la vista, un'immagine. Sono quattro modi diversi di stare in relazione. La persona e l'amore riguardano gli altri; la vista riguarda il corpo e il modo in cui percepiamo il mondo; l'immagine riguarda la memoria e la rappresentazione. Tenere a mente questi quattro nomi aiuta a orientarsi: davanti a ogni opera ci si può chiedere che cosa manca, e chi ne porta il peso.

«Elle est morte», 2018

L'immagine scelta per presentare la mostra è un'opera del 2018 intitolata «Elle est morte», cioè «è morta». La fotografia è di Claire Dorn; i diritti sono di Sophie Calle, gestiti in Italia dalla SIAE, e l'opera è riprodotta per cortesia dell'artista e della galleria Perrotin. Il titolo, già da solo, dice molto del tono della mostra: parole semplici, dirette, messe accanto a un'immagine per nominare una perdita senza giri di frase.

Presenza e assenza, vicinanza e distanza

Il museo descrive il lavoro di Sophie Calle attraverso una serie di tensioni: presenza e assenza, prossimità fisica e distanza emotiva, desiderio di avvicinamento e dolore della separazione, desiderio e mancato appagamento. Chi entra aspettandosi una mostra fredda, concettuale, fatta di pareti bianche e di idee astratte, resterà sorpreso. Le idee ci sono, ma passano attraverso storie di persone, e le storie arrivano. Chi ha appena vissuto un lutto o una separazione lo sappia prima: alcune sale toccano nervi scoperti.

Come si legge una sala di Sophie Calle

Il consiglio davanti a un'artista che lavora con testo e immagine è sempre lo stesso: prima il testo, poi l'immagine, poi di nuovo il testo. La prima lettura dà la storia, la seconda occhiata all'immagine mostra quanto la storia l'abbia cambiata, la rilettura fa vedere quello che il testo non dice. Sembra un metodo lento, e lo è. Ma una mostra di Sophie Calle visitata di corsa è una mostra non vista.

Una curiosità su Sophie Calle al MAXXI — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

La curiosità più sottile riguarda l'immagine con cui la mostra si presenta. Il museo e il portale turistico di Roma Capitale hanno scelto come immagine di testata «Elle est morte», un'opera del 2018. Non un autoritratto, non una delle serie più celebri, non un'immagine accattivante: un titolo che annuncia una morte.

È una scelta coerente con tutto ciò che la presentazione ufficiale racconta. La mostra è costruita intorno al «con» e al «senza», e la forma più radicale del «senza» è proprio la morte di qualcuno. Mettere quell'opera in copertina significa dichiarare subito che il percorso non evita il tema più difficile, anzi lo porta in facciata.

C'è poi un secondo dettaglio che pochi notano leggendo la didascalia. La fotografia dell'opera è firmata da Claire Dorn, non da Sophie Calle. Per un'artista che usa la fotografia come materiale del proprio lavoro è una precisazione importante: l'opera è di Calle, la sua riproduzione fotografica è di un'altra persona. Nel mondo di Sophie Calle, dove chi guarda e chi è guardato si scambiano spesso di posto, perfino il credito di un'immagine promozionale racconta qualcosa.

Infine, i diritti. L'immagine riporta la dicitura della SIAE con l'anno 2026 e la città di Roma, e il ringraziamento all'artista e alla galleria Perrotin. È il segno pratico che le opere esposte sono tutelate come opere d'autore a tutti gli effetti: un dettaglio che torna utile quando, in sala, ci si chiede se e come fotografare. Le regole le stabilisce il museo, e vanno chieste all'ingresso.

Il MAXXI di Zaha Hadid, la sede della mostra

Il MAXXI è stato inaugurato nel 2010 ed è il primo museo nazionale italiano dedicato alle arti e all'architettura contemporanee. Il progetto è di Zaha Hadid, l'architetta anglo-irachena che vinse il concorso internazionale bandito nel 1998. Ospitare Sophie Calle in questo edificio ha una logica precisa: un museo nato per il presente accoglie un'artista che ha fatto del presente vissuto la propria materia.

Dalla caserma al museo

L'idea di dotare Roma di un polo museale nazionale dedicato alle arti contemporanee prende forma nel 1997. In quell'anno l'allora Ministero per i Beni Culturali ottiene dal Ministero della Difesa un'ampia area nel quartiere Flaminio, occupata fino ad allora da officine e padiglioni della ex Caserma Montello, da tempo in disuso. Il museo nasce dunque su un terreno militare, in un quartiere residenziale, lontano dai luoghi tradizionali dell'arte romana. Chi arriva da piazza del Popolo o da Villa Borghese se ne accorge: qui la città cambia passo.

Il concorso del 1998

Nel 1998 viene bandito un concorso internazionale con un programma complesso: un museo per l'architettura e uno per le arti del XXI secolo, uno spazio per le produzioni sperimentali, la biblioteca, l'auditorium, spazi per gli eventi dal vivo e per la didattica. Le candidature arrivano da tutto il mondo, 273 in tutto. Vince Zaha Hadid, e la giuria motiva la scelta con la capacità del progetto di integrarsi nel tessuto urbano e con una soluzione architettonica innovativa, capace di dare alla nuova istituzione una sequenza di spazi pubblici.

Ventinovemila metri quadrati e una piazza

Il progetto si estende su un'area di 29 mila metri quadrati e ha al centro una grande piazza aperta. La piazza, oggi intitolata ad Alighiero Boetti, è parte integrante del museo: vi sono esposte opere, e in occasione degli appuntamenti e degli eventi legati alla programmazione culturale resta aperta gratuitamente al pubblico anche fuori dagli orari del museo. È la prima cosa da vedere arrivando, e l'ultima da attraversare uscendo.

Le collezioni e le opere sempre visibili

Le collezioni del MAXXI sono esposte a rotazione insieme alle mostre temporanee. Tre installazioni però restano sempre visibili: quelle di Anish Kapoor, di Sol LeWitt e di Maurizio Mochetti. Chi viene per Sophie Calle ha quindi a disposizione, nello stesso edificio, un piccolo nucleo permanente che vale la sosta. Conviene cercarle dopo la mostra, non prima: servono a cambiare registro, dal racconto intimo di Calle alla scala monumentale della scultura e dell'installazione.

Un museo di arte e di architettura

Il MAXXI produce e ospita mostre di arte e di architettura, progetti di design, fotografia, moda, rassegne cinematografiche e spettacoli di teatro e danza. Questa varietà spiega perché, nei mesi della mostra di Sophie Calle, il museo avrà in programma anche altro: il calendario completo è sul sito ufficiale del museo, ed è lì che conviene guardare per combinare la visita con un incontro o una proiezione.

Una cosa che non ti dice nessuno su Sophie Calle al MAXXI — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

Quasi nessuno lo dice, ma al MAXXI il fine settimana si entra mezz'ora prima degli altri giorni, e il lunedì non si entra affatto. L'ultimo ingresso è alle 18:00 dal martedì al venerdì e alle 17:30 il sabato e la domenica. Chi organizza la visita di domenica pomeriggio, magari dopo un pranzo lungo in centro, rischia di arrivare con la cassa appena chiusa. Chi pensa al lunedì come giorno tranquillo per i musei trova il cancello sbarrato.

Per una mostra come questa il dettaglio pesa più del solito. Una panoramica di quarant'anni su un'artista che lavora con testo e immagine non si attraversa in quaranta minuti. Se l'ultimo ingresso è alle 17:30, la visita seria comincia al più tardi alle 16:00. In inverno, a quell'ora, la luce sulla piazza sta già calando, e questo porta alla seconda cosa che pochi dicono.

La piazza del MAXXI non è un semplice ingresso. È uno spazio espositivo a cielo aperto, con opere installate, e in occasione degli eventi del museo resta aperta gratuitamente anche fuori orario. Vuol dire che chi arriva tardi, o chi vuole tornare la sera per un appuntamento in calendario, ha comunque accesso a una parte del museo senza biglietto. Non è la mostra di Sophie Calle, certo, ma è il modo migliore per capire l'edificio di Zaha Hadid prima o dopo averlo attraversato dall'interno.

Terza cosa, pratica: il MAXXI ha guardaroba, caffetteria, bar e ristorante. In una giornata di pioggia di dicembre, quando il Flaminio non offre molto riparo tra una fermata del tram e l'altra, sapere che dentro si può lasciare il cappotto e sedersi a un tavolo cambia l'organizzazione della visita. Un consiglio: il cappotto si lascia prima, non dopo la prima sala.

Come arrivare al MAXXI dal centro di Roma

Il MAXXI si raggiunge dal centro con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2, in direzione piazza Mancini. È il percorso più semplice per chi arriva da Termini, da Spagna o dal Vaticano, e il più affidabile nei giorni di traffico.

Metro A e tram 2

Dalla stazione Flaminio della metro A, in piazzale Flaminio, parte il tram 2, che ha l'altro capolinea a piazza Mancini e serve il quartiere in cui si trova il museo: la fermata utile è quella più vicina a via Guido Reni, e da lì si cammina verso il Tevere. L'Auditorium Parco della Musica, che si trova a circa 650 metri in linea d'aria dal MAXXI, indica proprio questa combinazione, metro A più tram 2, come via principale per chi arriva con i mezzi pubblici.

Gli autobus

Le linee di autobus che servono la zona, secondo le indicazioni dell'Auditorium, sono quattro: il 910, da Termini a piazza Mancini; il 53, da piazza Mancini a largo Chigi; il 168, da largo Maresciallo Diaz alla stazione Tiburtina; il 982, da viale XVII Olimpiade alla stazione Quattro Venti. Il 910 è la scelta più comoda per chi parte da Termini senza voler cambiare mezzo. Il 53, che arriva da largo Chigi, a due passi da via del Corso, è l'alternativa per chi si trova in centro storico.

La fermata MAXXI

Su via Guido Reni c'è una fermata ATAC che porta il nome del museo, a circa 130 metri dall'ingresso. La fermata è segnalata come accessibile alle sedie a rotelle. Le linee che vi fermano possono cambiare nel corso della stagione: prima di partire conviene controllare sull'applicazione o sul sito dell'azienda dei trasporti di Roma.

Ferrovia Roma Nord

Chi arriva dal quadrante nord può usare la ferrovia Roma Nord e scendere a piazza Euclide, ai Parioli, poi proseguire a piedi o con un mezzo di superficie verso via Flaminia. È una soluzione meno comoda, ma torna utile a chi dorme lungo la Flaminia, a nord della città.

In auto e parcheggi

In auto si arriva da via Flaminia o dal Lungotevere. Il parcheggio nella zona è difficile nei giorni feriali e diventa quasi impossibile nelle sere di concerto all'Auditorium o di partita allo Stadio Olimpico. L'Auditorium dispone di due parcheggi a pagamento, uno a raso con accesso da viale Pietro de Coubertin e uno coperto multipiano con accesso da viale Pietro de Coubertin e da viale Maresciallo Pilsudski, entrambi con posti riservati alle persone con disabilità. Dal parcheggio dell'Auditorium al MAXXI sono una decina di minuti a piedi.

A piedi o in bicicletta

Il Ponte della Musica, dedicato ad Armando Trovajoli, collega piazza Gentile da Fabriano, nel Flaminio, con il Lungotevere Cadorna all'altezza del Foro Italico, ed è percorribile solo a piedi o in bicicletta. Dal ponte al MAXXI ci sono circa 650 metri in linea d'aria, lungo l'asse di via Guido Reni. Chi alloggia in zona Prati o Della Vittoria può arrivare a piedi attraversando il Tevere su questo ponte, e la passeggiata vale il tragitto.

Il consiglio che ti do per visitare Sophie Calle al MAXXI — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

Il consiglio è semplice e non negoziabile: dedicate alla mostra di Sophie Calle almeno due ore, arrivate entro le 15:30 e visitatela in un giorno feriale. È una mostra di lettura, e la lettura chiede calma, luce e un museo non affollato.

Due ore perché il lavoro di Sophie Calle vive del rapporto tra fotografia e testo, e il testo va letto per intero. Una parete di Calle attraversata con lo sguardo distratto dà l'impressione di una fila di fotografie; la stessa parete letta con attenzione racconta una storia che cambia le fotografie. C'è chi esce da mostre come questa dopo mezz'ora, deluso, e chi resta tre ore senza accorgersene. La differenza non la fa la cultura del visitatore: la fa il tempo che si concede.

Entro le 15:30 perché l'ultimo ingresso è alle 18:00 nei giorni feriali e alle 17:30 nel fine settimana, e perché nei mesi della mostra, da ottobre a febbraio, il pomeriggio romano si accorcia in fretta. Arrivare presto permette anche di attraversare la piazza del museo con la luce del giorno, che è il modo giusto di vedere l'architettura di Zaha Hadid.

Un giorno feriale perché la mostra si attraversa meglio in silenzio. Il martedì e il mercoledì, lontano dalle feste, sono i giorni che scelgo per i gruppi piccoli. Il sabato pomeriggio, soprattutto nelle ultime settimane prima della chiusura, il museo si riempie.

Infine, un consiglio di metodo. Prima di entrare, leggete la breve presentazione della mostra e tenete a mente le quattro parole che il museo propone: una persona, un amore, la vista, un'immagine. Davanti a ogni opera chiedetevi quale delle quattro sia in gioco, e se l'opera racconti un «con» o un «senza». È una chiave semplice, e funziona.

Come organizzare la visita al MAXXI

Una visita alla mostra di Sophie Calle al MAXXI si organizza in mezza giornata, e il pomeriggio si può chiudere nel quartiere, tra l'Auditorium, il Ponte della Musica e Villa Glori. Ecco un programma consigliato.

Quanto tempo serve

Per la mostra servono almeno due ore; chi vuole leggere ogni testo con calma ne mette in conto tre. A queste si aggiunge mezz'ora per la piazza e per le installazioni permanenti di Anish Kapoor, Sol LeWitt e Maurizio Mochetti, sempre visibili. Con il trasporto dal centro, una visita completa occupa tra le quattro e le cinque ore.

Il giorno e l'ora

Il MAXXI è chiuso il lunedì. Il giorno migliore è il martedì o il mercoledì, l'ora migliore l'inizio del pomeriggio. Chi ha un solo fine settimana a Roma scelga il sabato mattina, e ricordi che l'ultimo ingresso del sabato e della domenica è alle 17:30.

Servizi del museo

Il MAXXI offre guardaroba, servizi igienici anche per persone con disabilità, caffetteria, bar e ristorante, audioguide anche in lingua, visite guidate, visite didattiche per le scuole e laboratori. C'è anche un auditorium interno, dove si tengono incontri e proiezioni. Il calendario degli appuntamenti legati alla mostra è pubblicato sul sito ufficiale del museo.

Visitare in gruppo

Per i gruppi la mostra di Sophie Calle è impegnativa e gratificante insieme. Impegnativa perché i testi vanno letti, e in un gruppo numeroso davanti alla stessa parete si crea subito un collo di bottiglia. Gratificante perché le opere di Calle aprono discussioni che durano ben oltre l'uscita dal museo. Il metodo con i gruppi: una breve introduzione sulla piazza, poi libertà di percorso per un'ora e mezza, poi un incontro finale al bar per raccogliere le impressioni. Per visite guidate private e per gruppi aziendali, Tour Leader Pro organizza percorsi su misura.

Da abbinare nella stessa giornata

Nella stessa giornata si possono abbinare l'Auditorium Parco della Musica, con i suoi spazi espositivi e i giardini pensili, oppure una passeggiata sul Ponte della Musica fino al Foro Italico. Chi preferisce un secondo museo trova, un po' più a sud, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ai margini di Villa Borghese. Due mostre impegnative nello stesso giorno però sono troppe: dopo Sophie Calle serve aria, non altre sale.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Chi va al MAXXI sa che è un museo di Zaha Hadid. Pochi ricordano che sorge sull'area della ex Caserma Montello, un complesso militare di officine e padiglioni rimasto a lungo in disuso. L'area passò dal Ministero della Difesa al Ministero per i Beni Culturali nel 1997, ed è da quella cessione che nasce tutto il resto.

Il fatto è risaputo tra gli architetti e tra chi abita il quartiere, ma si cita poco nelle guide, che preferiscono raccontare le curve dell'edificio. Eppure spiega molte cose. Spiega perché il museo si trova in un quartiere residenziale e non in un'area monumentale: il terreno era disponibile perché era demanio militare. E spiega il carattere di un intero pezzo di città, il Flaminio, dove negli ultimi decenni aree marginali o abbandonate sono diventate luoghi di cultura.

Lo stesso è accaduto, a poche centinaia di metri, con l'Auditorium Parco della Musica. Il concorso bandito dal Comune nel 1993 indicava come sede uno spazio tra il Villaggio Olimpico e lo stadio Flaminio, descritto dagli stessi gestori dell'Auditorium come una zona degradata e abbandonata, con l'obiettivo di ricucire una frattura nel tessuto cittadino. Renzo Piano vinse nel 1994; il concorso per il MAXXI fu bandito quattro anni dopo. In poco più di un decennio, tra il 2002 e il 2010, il Flaminio ha ricevuto due delle architetture contemporanee più discusse di Roma.

C'è un secondo fatto risaputo e poco citato, che riguarda il quartiere. Il portale turistico di Roma Capitale ricorda che il Flaminio è storicamente il primo quartiere della Capitale. Visitare una mostra d'arte del XXI secolo nel primo quartiere di Roma moderna ha un sapore preciso: si cammina in un pezzo di città moderna, tra architetture firmate, e si capisce che la città contemporanea non è altrove, è qui.

Il Flaminio intorno a Sophie Calle al MAXXI: cosa c'è vicino

Il MAXXI si trova nel Flaminio, il quartiere tra via Flaminia, il Tevere e la collina dei Parioli, che il portale turistico di Roma Capitale indica come il primo quartiere della Capitale. In pochi minuti a piedi si raggiungono l'Auditorium, il Ponte della Musica e Villa Glori.

L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone

Progettato da Renzo Piano, l'Auditorium è stato inaugurato in due tempi: il 21 aprile 2002 le sale Petrassi e Sinopoli, il 21 dicembre dello stesso anno la sala Santa Cecilia. Nasce per dare una casa definitiva all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, rimasta senza sala da quando, nel 1936, fu demolito l'Augusteo per riportare alla luce il Mausoleo di Augusto. Durante i lavori vennero ritrovati i resti di un'antica villa romana, integrata nel complesso; nel foyer si trova anche un Museo Archeologico. Dopo la scomparsa di Ennio Morricone, nel 2020, l'Auditorium è stato intitolato al compositore. È aperto tutti i giorni dalle 11 alle 20.

L'arte all'Auditorium

Chi esce dalla mostra di Sophie Calle con ancora voglia di arte contemporanea trova all'Auditorium un piccolo itinerario gratuito. Nel foyer corre un percorso luminoso di venti installazioni al neon di Maurizio Nannucci, concepito in esclusiva per l'edificio; lungo lo stesso foyer sono esposti alcuni Cellotex di Alberto Burri. Nello spazio Risonanze è esposta «Humptulis», una delle macchine di Alexander Calder, del 1965. Nei giardini ci sono due sculture di Keith Haring del 1989, «Three Dancing Figures» in alluminio e «Self Portrait» in acciaio.

Il Ponte della Musica

Il Ponte della Musica, progettato nel 1999 e costruito a partire dal 2008, è lungo 190 metri, largo fino a 22 metri nella parte centrale, e pesa complessivamente 2000 tonnellate. Il progetto, vincitore di un concorso internazionale, è dello studio londinese Buro Happold, affiancato dalla società romana Carlo Lotti & Associati. Nel maggio 2013, pochi mesi dopo la morte di Armando Trovajoli, il nome del compositore romano è stato aggiunto a quello del ponte. Il ponte fa parte di un disegno più ampio, il Progetto Parco della Musica e delle Arti, che corre da Villa Glori a Monte Mario proprio lungo l'asse di via Guido Reni.

Villa Glori

Alle spalle dell'Auditorium sale la collina di Villa Glori, un parco di prati, boschetti e viali sterrati aperto dalle 7 al tramonto. Fu aperto al pubblico nel 1924 come Parco della Rimembranza, su progetto di Raffaele De Vico, e molti dei suoi alberi furono piantati allora dagli studenti romani, ciascuno con la targhetta di un caduto della Prima guerra mondiale. Dal 1997 il parco ospita installazioni di artisti contemporanei, tra cui Kounellis, Staccioli, Castagna, Caruso e Dompè; nel 2000 si sono aggiunte la Porta del Sole di Giuseppe Uncini e l'Uomo-erba di Paolo Canevari. Per chi viene da una mostra al MAXXI, è la naturale continuazione all'aperto.

Foro Italico, Stadio Olimpico e Ponte Milvio

Oltre il Tevere, raggiungibili attraversando il Ponte della Musica, ci sono il Foro Italico e lo Stadio Olimpico. Risalendo il fiume verso nord si arriva a Ponte Milvio, dove nel 1867 arrivarono i volontari dei fratelli Cairoli prima di rifugiarsi sulla collina di Villa Glori. Nelle sere di partita la zona cambia volto: meglio saperlo prima di organizzare una visita al museo nel pomeriggio di una domenica di campionato.

Villa Borghese e Valle Giulia

Più a sud, lungo via Flaminia, si arriva a piazzale Flaminio e a Villa Borghese, con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea e il Museo Etrusco di Villa Giulia. Il tram 2 collega il MAXXI a piazzale Flaminio in pochi minuti, e da lì si entra nel parco a piedi.

La foto giusta da fare a Sophie Calle al MAXXI — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

La foto giusta non si fa dentro la mostra, ma fuori: sulla piazza del MAXXI, con l'edificio di Zaha Hadid alle spalle, nel momento in cui la luce del tardo pomeriggio d'inverno scivola sulle superfici dell'edificio. È l'immagine che racconta il luogo meglio di qualunque dettaglio.

Dentro le sale, le regole sulle fotografie le fissa il museo, e per le opere di Sophie Calle, tutelate dal diritto d'autore, conviene chiedere all'ingresso prima di alzare il telefono. C'è poi una ragione che va oltre il regolamento. Le opere di Calle funzionano con il testo, e una fotografia scattata in sala raramente riesce a tenere insieme immagine e parole in modo leggibile. Il risultato, quasi sempre, è una foto che non dice niente di ciò che si è visto.

Sulla piazza, invece, il MAXXI si presta. La piazza è grande, aperta, e dà spazio per arretrare e prendere l'edificio per intero. Il consiglio pratico è di cercare una linea forte dell'edificio e di aspettare che qualcuno attraversi il vuoto della piazza. Una figura umana piccola sulla piazza dà la scala dell'architettura, e in una mostra dedicata alla presenza e all'assenza ha anche un suo senso.

Seconda foto, per chi ha tempo: dal Ponte della Musica, verso il Flaminio, nell'ora in cui il cielo diventa blu scuro. Il MAXXI non si vede per intero da lì, ma si coglie il rapporto tra il quartiere e il fiume, che è la chiave di tutto questo pezzo di città.

Terza foto, la più personale, ed è quella che la mostra stessa suggerisce: una fotografia accompagnata da una frase. Scrivete due righe sotto l'immagine che scattate uscendo, come fa Sophie Calle. È un piccolo esercizio, e spiega il suo lavoro meglio di molte didascalie.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del luogo in cui oggi si visita Sophie Calle comincia con un'area militare e arriva a un museo nazionale in poco più di un decennio.

1997: la cessione della caserma

Nel 1997 il Ministero per i Beni Culturali ottiene dal Ministero della Difesa l'area della ex Caserma Montello, occupata da officine e padiglioni ormai in disuso. È l'atto di nascita del MAXXI: da quel momento un pezzo di città chiuso al pubblico diventa destinato alla cultura.

1998: il concorso internazionale

L'anno successivo viene bandito il concorso internazionale per il nuovo polo delle arti contemporanee. Arrivano 273 candidature da tutto il mondo. Vince il progetto di Zaha Hadid, esteso su 29 mila metri quadrati intorno a una grande piazza aperta, scelto per la capacità di integrarsi nel tessuto urbano e di offrire alla città una sequenza di spazi pubblici.

2010: l'inaugurazione

Nel 2010 il MAXXI apre al pubblico come primo museo nazionale italiano dedicato alle arti e all'architettura contemporanee. Da allora produce e ospita mostre di arte, architettura, design, fotografia e moda, rassegne di cinema, spettacoli di teatro e danza.

1867: i Cairoli a Villa Glori

A un chilometro dal museo, sulla collina di Villa Glori, si consumò uno degli episodi più noti del Risorgimento romano. Il 20 ottobre 1867 una settantina di volontari garibaldini guidati da Enrico e Giovanni Cairoli partì da Terni per portare armi ai patrioti che preparavano l'insurrezione contro il governo pontificio. Il 23 ottobre, arrivati a Ponte Milvio senza trovare i rinforzi sperati, si rifugiarono sulla collina, dove furono intercettati e sconfitti dall'esercito pontificio. Enrico morì, Giovanni fu gravemente ferito.

1924: il Parco della Rimembranza

Nel 1924 la stessa collina fu aperta al pubblico come Parco della Rimembranza per i caduti della Prima guerra mondiale, su progetto di Raffaele De Vico. Gli alberi furono piantati dagli studenti romani, ognuno con il nome di un soldato caduto. È una storia di assenze trasformate in presenza, e non è una forzatura dire che dialoga con i temi della mostra che si vede a poche centinaia di metri.

Chi è passato da Sophie Calle al MAXXI — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

Dal MAXXI sono passati, prima di tutto, gli architetti e gli artisti che lo hanno fatto e che lo abitano in modo permanente. Il nome da cui partire è quello di Zaha Hadid, che ha vinto il concorso bandito nel 1998 tra 273 candidature arrivate da tutto il mondo e ha firmato il primo museo nazionale italiano per le arti e l'architettura del XXI secolo.

Poi ci sono gli artisti le cui opere sono sempre visibili, qualunque sia la mostra in corso: Anish Kapoor, Sol LeWitt e Maurizio Mochetti. Sono tre modi molto diversi di pensare l'arte nello spazio, e la loro presenza fissa rende il MAXXI qualcosa di più di un contenitore di mostre temporanee. La piazza su cui si apre il museo porta il nome di Alighiero Boetti, e ospita opere visibili anche fuori dagli orari del museo in occasione degli eventi in programma.

Con questa mostra passa da Roma Sophie Calle, con oltre quarant'anni di lavoro. Insieme a lei, nella stessa immagine di presentazione, c'è un'altra firma: quella di Claire Dorn, autrice della fotografia di «Elle est morte», e quella della galleria Perrotin, che accompagna l'opera. Le immagini ufficiali dell'edificio che circolano sul portale turistico della città, invece, sono firmate Musacchio Ianniello & Pasqualini, per cortesia della Fondazione MAXXI.

Allargando lo sguardo al quartiere, il Flaminio è passato per le mani di altri protagonisti. Renzo Piano ha progettato l'Auditorium; Giuseppe Sinopoli e Vittorio Emiliani, ricordano i gestori della struttura, si batterono a lungo perché Roma avesse una sala per la musica. Armando Trovajoli ha dato il nome al ponte pedonale sul Tevere. Enrico e Giovanni Cairoli hanno lasciato il loro nome, e quello di Enrico la vita, sulla collina di Villa Glori. Raffaele De Vico vi ha disegnato il parco; Kounellis, Staccioli, Giuseppe Uncini e Paolo Canevari vi hanno lasciato opere. È un quartiere in cui la memoria e il contemporaneo convivono senza clamore, e una mostra sulla presenza e l'assenza vi si trova a proprio agio.

Accessibilità del MAXXI

Il MAXXI è indicato dal portale turistico di Roma Capitale come museo accessibile alle persone con disabilità, con servizi igienici dedicati. La fermata ATAC più vicina, su via Guido Reni, è segnalata come accessibile alle sedie a rotelle.

Muoversi nel museo

Per le condizioni di accesso alle singole sale, per le eventuali riduzioni e per la gratuità dell'accompagnatore, il riferimento è il museo stesso: il numero pubblicato è lo 06 3201954. Conviene chiamare prima della visita, soprattutto nei giorni di maggiore affluenza, per sapere quali percorsi e quali ascensori usare.

Audioguide e visite

Il museo mette a disposizione audioguide, anche in lingua, e visite guidate. Per una mostra in cui il testo ha un peso così grande, l'audioguida può aiutare chi ha difficoltà di lettura o di vista; va detto però che il lavoro di Sophie Calle chiede di leggere i testi dell'artista, e una sintesi ascoltata non li sostituisce del tutto.

Parcheggi riservati

I due parcheggi a pagamento dell'Auditorium, a una decina di minuti a piedi dal MAXXI, hanno posti riservati alle persone con disabilità.

Sophie Calle al MAXXI con i bambini

La mostra di Sophie Calle non è pensata per i bambini piccoli: è fatta di testi lunghi e di temi adulti, tra cui la perdita e la morte. Con ragazzi dai dodici anni in su, invece, può diventare una delle visite più interessanti dell'anno.

Con i più piccoli

Con i bambini sotto i dieci anni conviene dividere la giornata: un adulto visita la mostra, l'altro porta i bambini sulla piazza del MAXXI e poi ai giardini pensili dell'Auditorium, dove c'è un'area giochi, o a Villa Glori, che ha un'area gioco attrezzata. Il museo organizza laboratori didattici: il calendario è sul sito ufficiale.

Con gli adolescenti

Con i ragazzi più grandi la mostra funziona se la si presenta come un gioco di indizi: ogni opera racconta una storia, e la storia si nasconde tra il testo e l'immagine. Chiedete loro di scegliere un'opera e di raccontarvela all'uscita. Il tema del «con» e del «senza» parla a tutti, anche a chi non ha mai visitato una mostra di arte contemporanea.

Un avvertimento

Alcune opere affrontano il tema della morte in modo diretto, a partire dall'immagine di presentazione, «Elle est morte». Non c'è nulla di crudo, ma per un bambino può essere difficile. Meglio saperlo e decidere prima, piuttosto che scoprirlo in sala.

Dove mangiare vicino al MAXXI

Il MAXXI ha al suo interno caffetteria, bar e ristorante: per chi visita la mostra di Sophie Calle è la soluzione più pratica, perché permette di fare una pausa senza uscire e rientrare.

Dentro il museo e all'Auditorium

Oltre ai servizi del MAXXI, l'Auditorium Parco della Musica, a circa dieci minuti a piedi, dispone di bar e ristorante. Per una pausa lunga, tra una mostra al mattino e una passeggiata nel pomeriggio, è una buona base, anche perché tutto intorno c'è verde.

Via Flaminia e dintorni

Il Flaminio è un quartiere residenziale, e la ristorazione intorno al museo è soprattutto quella di tutti i giorni, pensata per chi abita e lavora in zona più che per i turisti. Per un pranzo veloce prima della visita va benissimo; per un pranzo che sia anche un'esperienza, meglio restare dentro il museo o spostarsi.

Parioli e Ponte Milvio

Per una cena dopo la mostra, i Parioli sono noti per i cocktail bar e i ristoranti alla moda, secondo il portale turistico di Roma Capitale. L'altra direzione possibile è Ponte Milvio, a nord lungo il Tevere. Entrambe le zone si raggiungono in pochi minuti di taxi.

Sophie Calle al MAXXI tra autunno e inverno: il periodo dell'anno a Roma

La mostra di Sophie Calle al MAXXI copre la stagione più raccolta dell'anno romano, da metà ottobre ai primi di febbraio. È il periodo in cui i musei tornano ad essere luoghi dove passare un pomeriggio intero, e in cui una mostra di lettura trova il suo pubblico.

Ottobre e novembre

A metà ottobre il clima di Roma permette ancora di godersi la piazza del museo e una passeggiata sul Ponte della Musica. Nel complesso di Renzo Piano ha sede anche la Fondazione Cinema per Roma, che organizza la Festa del Cinema di Roma: nei giorni del festival il quartiere è più animato del solito, e conviene tenerne conto per il traffico e per i parcheggi.

Dicembre e le feste

A dicembre le giornate si accorciano e la luce del pomeriggio sparisce presto. Il 25 dicembre il MAXXI è chiuso; per gli altri giorni festivi conviene controllare sul sito ufficiale del museo. Nelle settimane delle feste i musei di Roma si riempiono di famiglie e di visitatori in vacanza: chi può, anticipi la visita a novembre.

Gennaio e febbraio

Gennaio, passata l'Epifania, è il mese più tranquillo per i musei romani, e il momento migliore per una visita lenta. Le ultime due settimane, fino al 7 febbraio, sono invece quelle in cui arrivano i ritardatari: chi rimanda fino alla fine rischia di vedere la mostra tra la folla.

Domande frequenti su Sophie Calle al MAXXI

Quando si può vedere la mostra di Sophie Calle a Roma?

La mostra di Sophie Calle al MAXXI è aperta dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027. Il museo è chiuso il lunedì e il 25 dicembre. L'ultimo ingresso è alle 18:00 dal martedì al venerdì e alle 17:30 il sabato e la domenica. Per eventuali variazioni nei giorni festivi conviene consultare il sito ufficiale del museo prima della visita.

Dove si trova il MAXXI e come ci si arriva?

Il MAXXI si trova in via Guido Reni 4a, nel quartiere Flaminio. Dal centro si prende la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2 in direzione piazza Mancini. In zona passano anche gli autobus 910, da Termini, e 53, da largo Chigi, oltre al 168 e al 982. Su via Guido Reni c'è una fermata ATAC che porta il nome del museo.

Quanto costa il biglietto per Sophie Calle al MAXXI?

I prezzi del biglietto per la mostra di Sophie Calle al MAXXI sono pubblicati dal museo sul suo sito ufficiale, insieme a riduzioni e gratuità. I biglietti si comprano alla cassa del museo o sul canale di vendita online indicato dal sito ufficiale della sede. Per informazioni sui gruppi il museo risponde allo 06 3201954.

Quanto tempo serve per visitare la mostra?

Per la mostra di Sophie Calle al MAXXI servono almeno due ore, perché le opere uniscono fotografia e testo e i testi vanno letti. Chi vuole vedere anche le installazioni permanenti di Anish Kapoor, Sol LeWitt e Maurizio Mochetti e la piazza del museo aggiunga mezz'ora. Conviene entrare entro le 15:30.

Chi è Sophie Calle?

Sophie Calle è un'artista che da oltre quarant'anni lavora sugli elementi fondamentali delle relazioni: presenza e assenza, vicinanza e distanza, desiderio e separazione. La sua pratica intreccia fotografia e scrittura, realtà e narrazione, dimensione personale e relazionale. La mostra del MAXXI è la prima panoramica sul suo lavoro presentata a Roma.

La mostra di Sophie Calle è adatta ai bambini?

La mostra di Sophie Calle al MAXXI è pensata per un pubblico adulto: i testi sono lunghi e alcuni temi, come la perdita e la morte, sono affrontati in modo diretto. Con ragazzi dai dodici anni in su può essere una visita molto ricca. Per i più piccoli il museo organizza laboratori didattici, con calendario sul sito ufficiale.

Si può parcheggiare vicino al MAXXI?

Vicino al MAXXI il parcheggio su strada è difficile, soprattutto nelle sere di eventi all'Auditorium o allo Stadio Olimpico. L'Auditorium Parco della Musica dispone di due parcheggi a pagamento, uno a raso e uno multipiano, con accesso da viale Pietro de Coubertin, a circa dieci minuti a piedi dal museo. Con i mezzi pubblici si arriva più comodamente.

Il MAXXI è accessibile alle persone con disabilità?

Il MAXXI è indicato dal portale turistico di Roma Capitale come museo accessibile, con servizi igienici dedicati, audioguide e visite guidate. La fermata ATAC su via Guido Reni è segnalata come accessibile alle sedie a rotelle. Per percorsi, riduzioni e accompagnatori conviene telefonare al museo prima della visita, allo 06 3201954.

Il consiglio finale su Sophie Calle al MAXXI

Ci sono mostre che si guardano da quelle che si leggono. Sophie Calle appartiene alla seconda specie, e la differenza decide tutto. Andateci in un giorno feriale, entrate presto, lasciate il cappotto al guardaroba e il telefono in tasca, e leggete ogni parete dall'inizio alla fine. Se a metà percorso vi sentite stanchi, fermatevi al bar e riprendete dopo: non c'è premio per chi finisce prima.

Poi uscite sulla piazza, guardate l'edificio di Zaha Hadid con gli occhi che la mostra vi avrà lasciato, e camminate fino al Ponte della Musica o su per Villa Glori. Un pomeriggio così, nel Flaminio, vale più di tre mostre viste di corsa in centro. E se avete tempo per una sola mostra di arte contemporanea a Roma quest'inverno, conviene scegliere questa. Per la scheda del museo e per le altre proposte nel quartiere, il punto di partenza è la pagina del MAXXI; le informazioni ufficiali sulla mostra sono sul portale turistico di Roma Capitale.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento16 Ottobre 2026 — 7 Febbraio 2027
IndirizzoMAXXI, Via Guido Reni 4a, 00196 Roma Flaminio, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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