Il Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
Il Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq è al MAXXI dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027, nel Museo nazionale delle arti del XXI secolo in via Guido Reni 4/A, 00196 Roma, quartiere Flaminio. Il museo è aperto da martedì a domenica dalle 11 alle 19, con biglietteria attiva fino a un'ora prima della chiusura; è chiuso tutti i lunedì, il 25 dicembre e il 1° maggio. Si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alla fermata Apollodoro, oppure con gli autobus 53 (fermata De Coubertin/Palazzetto dello sport), 168 (fermata MAXXI, Reni/Flaminia), 280 (capolinea Mancini) e 910 (fermata Flaminia/Reni). Il biglietto del museo costa 15 euro intero in biglietteria e 14 euro online, 12 euro ridotto in biglietteria e 11 euro online; esiste anche un biglietto open da 18 euro. I biglietti si acquistano alla cassa oppure sul sito ufficiale della sede, che indica anche il call center 800266300, attivo tutti i giorni dalle 10 alle 19.

Il focus appartiene al ciclo «architetture dagli archivi del MAXXI» ed è prodotto dal centro archivi di architettura del museo, a cura di Micaela Antonucci e Carla Zhara Buda. Racconta, con materiali d'archivio, disegni e immagini, il quartiere costruito per ospitare gli atleti dei Giochi della XVII Olimpiade, quelli dell'estate 1960. Il dettaglio che rende la visita quasi paradossale è geografico: il Villaggio Olimpico comincia a poche centinaia di metri dalle sale in cui viene raccontato. Si esce dal museo e si cammina dentro il soggetto della mostra.
Il Villaggio Olimpico di Roma al MAXXI: date, orari e biglietti
Il focus sul Villaggio Olimpico resta aperto 129 giorni, da venerdì 18 dicembre 2026 a domenica 25 aprile 2027, cioè dalle settimane delle feste fino alla primavera piena.
Le date
Il primo giorno è un venerdì, una settimana prima di Natale; l'ultimo cade il 25 aprile, festa della Liberazione, che nel 2027 è una domenica. Nel mezzo ci sono le chiusure fisse del museo: tutti i lunedì e il 25 dicembre, che nel 2026 è un venerdì. Il lunedì dell'Angelo, il 29 marzo 2027, è un lunedì: per le aperture straordinarie nei giorni festivi fa fede il calendario pubblicato dal museo.
Gli orari
Il MAXXI apre da martedì a domenica dalle 11 alle 19. La biglietteria chiude un'ora prima del museo, dunque alle 18: chi arriva alle 18:10 resta fuori, anche se le sale sono ancora aperte. Per un focus d'archivio, fatto di disegni e documenti da leggere, conviene entrare non oltre le 17.
Quanto costa
Il biglietto d'ingresso al MAXXI costa 15 euro intero e 12 ridotto se acquistato in biglietteria, 14 e 11 euro se comprato online; è previsto anche un biglietto open da 18 euro e la gratuità per le categorie indicate dal museo. Il MAXXI fa parte del circuito Roma Pass. Il cambio data è possibile fino al giorno prima della visita, entro le 18, al costo di 2,50 euro, con una richiesta tramite il modulo di assistenza clienti del museo.
Audioguide
Le audioguide del MAXXI costano 3 euro e propongono percorsi dedicati all'edificio di Zaha Hadid e alle mostre in corso, in italiano e in inglese. La card si acquista in biglietteria; l'ascolto avviene sul proprio telefono inquadrando un codice QR o inserendo un codice univoco.
Cosa racconta la mostra sul Villaggio Olimpico di Roma
La mostra del MAXXI presenta il Villaggio Olimpico come un territorio conteso tra visione architettonica e strategia geopolitica. Durante le Olimpiadi del 1960 il quartiere divenne uno spazio di convivenza tra atleti provenienti da tutto il mondo, che il museo definisce un esperimento temporaneo di «coabitazione geopolitica».
Un esperimento di diplomazia culturale
La chiave di lettura proposta dalle curatrici è la diplomazia culturale attraverso lo sport e l'abitare temporaneo. Per alcune settimane delegazioni di paesi lontani, e talvolta rivali, condivisero lo stesso quartiere, gli stessi viali, gli stessi spazi comuni. Il focus ricostruisce questa convivenza attraverso i materiali d'archivio: la pianta del quartiere diventa una mappa politica, e la distribuzione degli alloggi un capitolo di storia delle relazioni internazionali.
Disegni, documenti, fotografie
I materiali esposti sono di tre tipi, secondo la presentazione ufficiale: documenti d'archivio, disegni e immagini. L'immagine scelta come testata della mostra è una veduta del Villaggio Olimpico nel 1960, conservata nella Collezione MAXXI Architettura e Design contemporaneo, Archivio Monaco-Luccichenti. È un indizio preciso sulla provenienza di buona parte del materiale: l'archivio di uno dei due studi che firmarono il progetto.
Perché il titolo parla di 300.000 metri quadrati
Il sottotitolo, «Il mondo in 300.000 mq», mette insieme due scale. Da una parte la superficie del quartiere; dall'altra il mondo intero, rappresentato dalle nazioni che vi abitarono per la durata dei Giochi. È una formula che riassume il senso del focus: un pezzo di città progettato per contenere, per qualche settimana, la geografia politica del pianeta.
La storia del Villaggio Olimpico di Roma, dal campo Parioli al quartiere
Il Villaggio Olimpico fu costruito tra il 1958 e il 1959 nella piana tra la collina di Villa Glori e il Tevere, su progetto di Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti.
Prima del Villaggio: il campo Parioli
Negli anni Quaranta, a causa della guerra, in quella piana si era formato un agglomerato di baracche di sfollati, conosciuto come campo Parioli. Le Olimpiadi assegnate a Roma offrirono l'occasione per sgomberarlo e demolirlo. È un inizio che le cartoline olimpiche non raccontano: il quartiere modello del 1960 nasce sopra un insediamento di emergenza del dopoguerra.
Chi pagò e chi ci andò ad abitare
Il complesso fu edificato con il contributo del fondo pensioni degli impiegati dello Stato, del Comune di Roma e del CONI. Finiti i Giochi, gli alloggi furono consegnati all'INCIS, l'Istituto nazionale per le case degli impiegati statali, e assegnati tramite concorso a dipendenti pubblici. Nel 1972, sciolto l'INCIS, la gestione passò all'Istituto Autonomo Case Popolari; nel 1985 gli assegnatari riscattarono oltre il 90 per cento degli appartamenti, che divennero di proprietà privata.
Il Corso di Francia
Per proteggere la vita del quartiere e allo stesso tempo collegare il centro, lato Parioli, con la direttrice Cassia e Flaminia, fu costruito il Corso di Francia: un viadotto di un chilometro progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi, che scavalca il Tevere sul Ponte Flaminio. Il viadotto taglia ancora oggi il Villaggio da nord a sud.
Le strade con i nomi delle nazioni
La maggior parte delle strade del Villaggio porta il nome dei paesi che parteciparono ai Giochi del 1960, e il viale principale si chiama viale XVII Olimpiade. Altre vie sono dedicate a Pietro de Coubertin, fondatore dei Giochi moderni, agli olimpionici Giulio Gaudini, Nedo Nadi e Dorando Pietri, a Indira Gandhi e a Jan Palach; una strada, via degli Olimpionici, è intitolata a tutti gli atleti che hanno partecipato ai Giochi.
Una curiosità sul Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
La curiosità più sorprendente è che il Villaggio Olimpico ha un gemello, dall'altra parte della città. Sulla via Ostiense sorge il quartiere Decima, costruito direttamente dall'INCIS adottando lo stesso progetto degli stessi architetti. Due quartieri disegnati dalla stessa mano, uno nato per le Olimpiadi e l'altro per la vita quotidiana degli impiegati statali, a due estremi opposti di Roma.
Chi visita il focus del MAXXI e guarda i disegni del Villaggio osserva dunque, senza saperlo, anche un pezzo di Decima. È un dettaglio che cambia il modo di leggere l'intero progetto: il Villaggio Olimpico non fu soltanto un alloggio temporaneo per atleti, fu un prototipo di edilizia pubblica pensato per essere replicato. Lo conferma il suo destino dopo i Giochi, con gli appartamenti assegnati per concorso ai dipendenti dello Stato.
Seconda curiosità, più piccola e più romana: il Villaggio ha uno stemma, uguale a quello dei Parioli. Su fondo rosso due spade d'argento con l'elsa d'oro incrociate e una foglia di palma verde posta in verticale. Un quartiere nato nel 1960 ha ereditato insomma l'araldica della zona in cui fu costruito.
Terza curiosità, cinematografica: il Villaggio Olimpico è uno dei luoghi di Roma in cui si girano più film e serie televisive ogni anno. È un set pronto per chi cerca la Roma moderna, lontana dalle cupole e dalle rovine.
Gli architetti del Villaggio Olimpico di Roma e l'Archivio Monaco-Luccichenti
Il progetto del Villaggio Olimpico porta cinque firme: Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti. La mostra del MAXXI attinge all'archivio dello studio fondato da due di loro, Monaco e Luccichenti, che la Fondazione MAXXI ha acquistato nel 2015.
Amedeo Luccichenti
Amedeo Luccichenti nacque a Isola del Liri l'8 gennaio 1907, crebbe a Grottaferrata e si laureò nel 1934 alla Regia scuola superiore di architettura di Roma. Nel 1937 cominciò il lungo sodalizio con Vincenzo Monaco, con cui fondò uno studio. I due si fecero conoscere presentando un progetto per il palazzo dei Congressi dell'Esposizione universale del 1942, classificato secondo dietro quello vincitore di Adalberto Libera, che anni dopo sarebbe stato loro collega proprio al Villaggio Olimpico. Luccichenti morì a Neuilly-sur-Seine il 10 ottobre 1963.
Lo studio Monaco-Luccichenti nel dopoguerra
Nel dopoguerra lo studio lavorò moltissimo a Roma. Tra il 1948 e il 1950 Monaco e Luccichenti realizzarono tre palazzine ai Parioli, in viale Parioli, via Archimede e via di San Valentino, seguite da altre in via di San Valentino e nel quartiere Trieste; tra il 1952 e il 1953 due palazzine in via del Circo Massimo e un edificio per uffici in via Emanuele Gianturco, poi altre sette palazzine ai Parioli. Il Villaggio Olimpico, insomma, nacque a pochi passi da un quartiere che i due architetti conoscevano palazzina per palazzina.
Gli anni del Villaggio
Tra il 1957 e il 1960 lo studio affrontò i progetti più importanti della sua storia. Con Belgiojoso, Gardella, Peressutti, Perugini, Quaroni e Rogers realizzò il padiglione italiano per l'Esposizione universale di Bruxelles del 1958; presentò un progetto per l'aerostazione di Fiumicino, alcune soluzioni del quale furono integrate nel progetto realizzato; e nel 1958, con Cafiero, Libera e Moretti, progettò il Villaggio Olimpico su incarico dell'INCIS. Nei primi anni Sessanta seguì la sede della SIAE in viale dell'Arte, all'EUR.
Roma 1960: le Olimpiadi che hanno costruito il quartiere
I Giochi della XVII Olimpiade si svolsero a Roma dal 25 agosto all'11 settembre 1960. Il Villaggio Olimpico fu costruito per ospitarne gli atleti.
L'assegnazione
La candidatura di Roma per il 1960 fu presentata al Comitato Olimpico Internazionale all'inizio del 1955, con le richieste del presidente del Consiglio Mario Scelba, del CONI guidato da Giulio Onesti e del sindaco Salvatore Rebecchini. I Giochi furono assegnati a Roma il 16 giugno 1955, durante il cinquantesimo congresso del CIO a Parigi.
Un'occasione attesa da mezzo secolo
Roma aveva già ottenuto le Olimpiadi del 1908, ma dopo l'eruzione del Vesuvio del 1906 vi aveva rinunciato, cedendo l'organizzazione a Londra. Prima del 1960 soltanto un'altra città italiana era stata sede olimpica: Cortina d'Ampezzo, con i Giochi invernali del 1956.
Gli impianti intorno
Il Villaggio non era un'isola. A pochi passi sorgevano due impianti costruiti per gli stessi Giochi: il Palazzetto dello Sport in piazza Apollodoro, progettato tra il 1958 e il 1960 da Annibale Vitellozzi con l'ingegnere Pier Luigi Nervi, e lo Stadio Flaminio, costruito tra il 1957 e il 1959 su progetto di Antonio Nervi con Pier Luigi Nervi. Chi arriva al MAXXI con il tram 2 scende proprio alla fermata Apollodoro, davanti al Palazzetto.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
Quasi nessuno lo ricorda, ma nel Villaggio Olimpico sono esposte quattro sculture più antiche del quartiere. Sono i gruppi bronzei di Amleto Cataldi che raffigurano il Calcio, la Corsa, la Lotta e il Pugilato, e che in origine decoravano la facciata dello Stadio Nazionale, l'impianto demolito nel 1957 per fare posto allo Stadio Flaminio.
Le quattro sculture raccontano meglio di qualunque pannello la continuità tra le epoche sportive di questo pezzo di Roma. Lo Stadio Nazionale fu abbattuto, lo Stadio Flaminio costruito al suo posto per i Giochi del 1960, e i bronzi che ornavano il vecchio impianto furono sistemati nel quartiere nuovo, tra le palazzine degli atleti. Chi esce dal MAXXI dopo aver visto i disegni del Villaggio può cercarli camminando tra le vie del quartiere: è il modo più concreto di completare la mostra.
La seconda cosa che pochi dicono riguarda l'ingresso del museo. Oltre all'accesso principale di via Guido Reni 4/A, il MAXXI ha un secondo ingresso in via Guido Reni 8, utilizzabile negli orari di apertura del bookshop e della caffetteria. E la piazza Alighiero Boetti, lo spazio aperto su cui si affaccia l'edificio, resta accessibile gratuitamente anche fuori orario in occasione di manifestazioni ed eventi in calendario.
Come arrivare al MAXXI per la mostra sul Villaggio Olimpico
Il MAXXI indica due modi principali per raggiungere via Guido Reni con i mezzi pubblici: la metro A fino a Flaminio seguita dal tram 2 fino alla fermata Apollodoro, oppure una delle quattro linee di autobus che servono la zona.
Metro A e tram 2
Dalla stazione Flaminio della metro A, in piazzale Flaminio, si prende il tram 2 e si scende alla fermata Apollodoro, di fronte al Palazzetto dello Sport. Da lì il museo è a pochi minuti a piedi. È la combinazione più semplice per chi parte da Termini, da piazza di Spagna o da San Giovanni, tutte stazioni della metro A.
Gli autobus
Le linee indicate dal museo sono quattro: il 53, con fermata De Coubertin/Palazzetto dello sport; il 168, con fermata MAXXI, Reni/Flaminia; il 280, che ha il capolinea a piazza Mancini; il 910, con fermata Flaminia/Reni. Per gli orari aggiornati e i percorsi completi conviene usare il calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti di Roma prima di partire.
A piedi attraverso il Tevere
Il Ponte della Musica, intitolato ad Armando Trovajoli, è riservato a pedoni e biciclette e collega il Flaminio con il Lungotevere Cadorna, all'altezza del Foro Italico. È lungo 190 metri e fa parte del più ampio Progetto Parco della Musica e delle Arti, che corre da Villa Glori a Monte Mario lungo l'asse di via Guido Reni. Per chi alloggia a Prati o nel quartiere Della Vittoria è il modo più piacevole di arrivare.
In auto
In auto si arriva da via Flaminia o dal Lungotevere; il parcheggio su strada è difficile nei giorni feriali e quasi impossibile nelle sere di concerto all'Auditorium Parco della Musica o di partita allo Stadio Olimpico. L'Auditorium dispone di due parcheggi a pagamento, uno a raso e uno multipiano, con accesso da viale Pietro de Coubertin e posti riservati alle persone con disabilità: dal parcheggio al museo si cammina una decina di minuti.
Il consiglio che ti do per visitare il Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
Il consiglio è di trasformare la mostra in una mezza giornata in due tempi: prima il focus al MAXXI, poi il Villaggio vero, a piedi. Nessun'altra mostra di architettura a Roma permette di confrontare i disegni con l'edificio costruito nel giro di un quarto d'ora di cammino.
Il primo tempo si fa dentro il museo. Conviene entrare nel primo pomeriggio, quando la luce d'inverno è ancora piena, dedicare al focus il tempo necessario per leggere i documenti e guardare con attenzione le planimetrie: sono la chiave per orientarsi dopo, per strada. Chi ha uno smartphone può fotografare, se il regolamento di sala lo consente, la pianta generale del quartiere, e usarla come mappa.
Il secondo tempo si fa fuori. Uscendo dal MAXXI si attraversa l'area dell'Auditorium, che confina con il Villaggio, e si raggiunge viale XVII Olimpiade. Da lì si può cercare il viadotto di Corso di Francia, le strade intitolate alle nazioni dei Giochi, via degli Olimpionici, i bronzi di Amleto Cataldi, la chiesa di San Valentino. In un'ora di passeggiata si ricostruisce ciò che il focus racconta sulla carta.
Il giorno migliore, a nostro giudizio, è un martedì o un mercoledì: il museo è più tranquillo, e il quartiere residenziale mostra la sua vita di tutti i giorni. Chi viene in primavera, a marzo o ad aprile, avrà giornate più lunghe e potrà chiudere la visita salendo sulla collina di Villa Glori, alle spalle dell'Auditorium.
Il MAXXI di Zaha Hadid, casa degli archivi di architettura
Il MAXXI è il primo museo nazionale italiano dedicato alle arti e all'architettura contemporanee, inaugurato nel 2010 su progetto di Zaha Hadid. Ospitare qui un focus sul Villaggio Olimpico ha una logica evidente: il museo custodisce collezioni di architettura e, con il suo centro archivi, conserva i fondi di studi professionali come quello di Monaco e Luccichenti.
Una caserma diventata museo
L'area su cui sorge il museo era occupata dalla ex Caserma Montello, un complesso di officine e padiglioni militari rimasto a lungo in disuso. Nel 1997 il Ministero per i Beni Culturali la ottenne dal Ministero della Difesa; nel 1998 fu bandito il concorso internazionale che raccolse 273 candidature da tutto il mondo e fu vinto da Zaha Hadid. Il Flaminio ha così visto trasformarsi un terreno militare in un museo, così come la piana del campo Parioli era diventata un quartiere olimpico quarant'anni prima.
La piazza e l'edificio
Il progetto occupa un'area di 29 mila metri quadrati intorno a una grande piazza aperta, oggi intitolata ad Alighiero Boetti. L'edificio è organizzato su tre livelli, con gallerie espositive collegate tra loro da lunghe passerelle che lasciano vedere le sale e l'esterno. È un museo che si attraversa camminando, e per chi viene a vedere una mostra sull'abitare conviene prestare attenzione anche allo spazio che si percorre.
Altre proposte nello stesso museo
Il calendario del MAXXI è fitto, e nei mesi del focus il museo ospita anche altre mostre, il cui calendario completo è sul sito ufficiale. Chi si interessa di architettura trova sul sito la scheda di Vitalità dell'architettura italiana 1946-2026, e per la scheda completa del museo il punto di partenza è la pagina del MAXXI.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano è uno degli edifici simbolo della Roma contemporanea. Si cita poco, invece, che l'Auditorium sorge dentro il Villaggio Olimpico: la zona urbanistica del Villaggio comprende infatti l'Auditorium Ennio Morricone di viale Pietro de Coubertin, e il concorso bandito dal Comune nel 1993 indicava come sede proprio lo spazio tra il Villaggio e lo stadio Flaminio.
Il fatto cambia la prospettiva. Chi va a un concerto all'Auditorium entra, spesso senza saperlo, nel quartiere olimpico del 1960; e il MAXXI, a poche centinaia di metri, è il vicino di casa che oggi ne racconta la storia. In poco più di mezzo secolo la stessa piana è passata dalle baracche del campo Parioli al villaggio degli atleti, dal quartiere degli impiegati statali alla cittadella della musica di Renzo Piano, vinta nel 1994 e inaugurata nel 2002.
C'è un secondo fatto, noto agli architetti e poco ricordato altrove: il viale principale del quartiere, viale XVII Olimpiade, porta nel nome il numero dei Giochi, e chi lo percorre cammina lungo l'asse attorno al quale, nel 1960, abitò il mondo sportivo.
Infine, un dato che a nostro giudizio spiega perché il focus vale la visita anche per chi non si interessa di sport. Il Villaggio fu progettato a dieci mani, da cinque architetti che a Roma avevano già firmato palazzine, concorsi e padiglioni. Vederne i disegni è un modo diretto di capire come si pensava la città alla fine degli anni Cinquanta.
Intorno al MAXXI: cosa vedere tra Flaminio e Villaggio Olimpico
Il MAXXI si trova nel Flaminio, tra via Flaminia e il Tevere, e confina a est con il Villaggio Olimpico. In pochi minuti a piedi si raggiungono l'Auditorium, il Palazzetto dello Sport, il Ponte della Musica e la collina di Villa Glori.
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
Progettato da Renzo Piano, l'Auditorium fu inaugurato in due tempi, nell'aprile e nel dicembre del 2002, per dare una sede all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Durante i lavori emersero i resti di una villa romana antica, integrati nel complesso. Dopo la scomparsa di Ennio Morricone, nel 2020, l'Auditorium è stato intitolato al compositore. Nei giardini e nel foyer si trovano opere di Keith Haring, Alberto Burri, Alexander Calder e Maurizio Nannucci.
Il Palazzetto dello Sport
In piazza Apollodoro, dove ferma il tram 2, sorge il Palazzetto dello Sport di Annibale Vitellozzi e Pier Luigi Nervi, costruito tra il 1958 e il 1960. È uno degli impianti realizzati per i Giochi e, per chi arriva da una mostra sul Villaggio Olimpico, il primo monumento olimpico che si incontra scendendo dal tram.
Villa Glori
Alle spalle dell'Auditorium sale la collina di Villa Glori, aperta al pubblico nel 1924 come Parco della Rimembranza su progetto di Raffaele De Vico. Dal 1997 ospita installazioni di artisti contemporanei, tra cui Kounellis, Staccioli e, dal 2000, la Porta del Sole di Giuseppe Uncini e l'Uomo-erba di Paolo Canevari.
Foro Italico, Ponte Milvio e Villa Borghese
Attraversando il Ponte della Musica si arriva al Foro Italico e allo Stadio Olimpico; risalendo il Tevere verso nord si trova Ponte Milvio. Verso sud, lungo via Flaminia, il tram 2 riporta a piazzale Flaminio e a Villa Borghese. Nei mesi del focus lo Stadio Olimpico ospita anche le partite dell'Italia nel Sei Nazioni 2027: in quelle giornate la zona è molto affollata.
La foto giusta da fare al Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
La foto giusta si fa fuori dal museo, sotto il viadotto di Corso di Francia, con le palazzine del Villaggio sullo sfondo. È l'immagine che mette insieme i due progetti che hanno disegnato il quartiere: le case degli atleti e l'infrastruttura dei Nervi costruita per proteggerle dal traffico.
Il viadotto, lungo un chilometro, attraversa il Villaggio da nord a sud. Visto dal basso, con la struttura in primo piano e le facciate delle palazzine dietro, dà la misura della scala del progetto e del rapporto tra la città del boom e l'automobile. Il consiglio è di cercare un punto in cui il viadotto tagli l'inquadratura in diagonale e di aspettare una figura che attraversi la strada: la presenza umana dà la scala.
La seconda foto si scatta in viale XVII Olimpiade, inquadrando la targa della strada. È un'immagine semplice, ma racconta da sola il senso del focus: un quartiere intero battezzato con il numero di un'edizione dei Giochi. Chi ha tempo può completare la serie fotografando le targhe delle vie dedicate alle nazioni.
La terza foto è al MAXXI, sulla piazza Alighiero Boetti, con l'edificio di Zaha Hadid alle spalle. Messa accanto a quella del Villaggio, racconta mezzo secolo di architettura romana in due scatti presi a pochi minuti di distanza. Dentro le sale le regole sulle fotografie le stabilisce il museo: conviene chiedere all'ingresso, soprattutto per i materiali d'archivio.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La piana tra Villa Glori e il Tevere, dove oggi sorgono il Villaggio Olimpico, l'Auditorium e, poco più in là, il MAXXI, ha attraversato in un secolo trasformazioni radicali.
Anni Quaranta: il campo Parioli
Con la guerra, nella piana si formò un agglomerato di baracche di sfollati, il campo Parioli, che rimase fino alla fine degli anni Cinquanta.
1955: Roma ottiene i Giochi
Il 16 giugno 1955, a Parigi, il Comitato Olimpico Internazionale assegnò a Roma i Giochi della XVII Olimpiade. La decisione mise in moto i cantieri del quartiere e degli impianti vicini.
1957-1960: stadi, palazzetto e villaggio
Nel 1957 fu demolito lo Stadio Nazionale per costruire lo Stadio Flaminio; tra il 1958 e il 1959 fu edificato il Villaggio Olimpico; tra il 1958 e il 1960 sorse il Palazzetto dello Sport. Dal 25 agosto all'11 settembre 1960 il quartiere ospitò gli atleti dei Giochi.
1972 e 1985: da alloggi pubblici a case private
Nel 1972 la gestione passò dall'INCIS all'Istituto Autonomo Case Popolari; nel 1985 gli assegnatari riscattarono oltre il 90 per cento degli appartamenti.
2002, 2010, 2015: l'arrivo della cultura
Nel 2002 fu inaugurato l'Auditorium di Renzo Piano, nel 2010 il MAXXI di Zaha Hadid; nel 2015 la Fondazione MAXXI acquistò l'archivio dello studio Monaco-Luccichenti, da cui proviene l'immagine simbolo del focus.
Chi è passato dal Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
Dal Villaggio Olimpico sono passati, nell'estate del 1960, atleti provenienti da tutto il mondo: è il dato su cui il MAXXI costruisce il focus, parlando di una convivenza temporanea tra delegazioni di paesi diversi, un esperimento di «coabitazione geopolitica» ospitato in pochi isolati del nord di Roma.
Prima di loro erano passati gli architetti. Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti firmarono il progetto nel 1958; Pier Luigi e Antonio Nervi disegnarono il viadotto di Corso di Francia; poco lontano Annibale Vitellozzi e Pier Luigi Nervi costruirono il Palazzetto dello Sport. Dal vecchio Stadio Nazionale arrivarono i bronzi di Amleto Cataldi, e con loro la memoria di un impianto che non esiste più.
Dopo i Giochi arrivarono gli impiegati dello Stato, assegnatari degli appartamenti tramite concorso: per decenni il quartiere olimpico è stato un quartiere di dipendenti pubblici, e in buona parte lo è rimasto anche dopo il riscatto delle case. Poi sono arrivati gli architetti della nuova stagione, Renzo Piano con l'Auditorium e Zaha Hadid con il MAXXI, e nel 1986 Francesco Berarducci con la chiesa di San Valentino in viale XVII Olimpiade.
Le strade stesse portano il nome di chi è passato, almeno idealmente, da qui: Pietro de Coubertin, gli olimpionici Dorando Pietri, Nedo Nadi e Giulio Gaudini, e tutti gli atleti ricordati da via degli Olimpionici. Ogni anno ci passano anche le troupe del cinema e della televisione, che nel Villaggio trovano uno dei set più richiesti della Roma moderna. Con questo focus ci passano, infine, le curatrici Micaela Antonucci e Carla Zhara Buda, che riportano i disegni del quartiere a pochi passi dal luogo per cui furono tracciati.
Come organizzare la visita al focus sul Villaggio Olimpico
Una visita completa, museo più passeggiata nel quartiere, occupa tra le tre e le quattro ore, trasporti esclusi.
Quanto tempo serve
Per il focus basta in genere un'ora, se si leggono con calma documenti e didascalie. Conviene aggiungere mezz'ora per l'edificio di Zaha Hadid e le installazioni permanenti, magari con l'audioguida dedicata all'architettura del museo, e un'ora e mezza per il giro nel Villaggio e nell'area dell'Auditorium.
Servizi del museo
Il MAXXI ha bookshop, caffetteria e ristorante, oltre alle audioguide in italiano e in inglese. Il museo organizza anche visite guidate e attività educative: per le prenotazioni delle attività educative risponde il numero 338 6419518, dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13.
Se si viene in gruppo
Chi visita il focus in gruppo, con amici, colleghi o una classe, farà bene a prenotare i biglietti online e a informarsi sulle visite guidate proposte dal museo stesso. Le dimensioni raccolte di un focus d'archivio sconsigliano di entrare in molti tutti insieme: meglio dividersi e ritrovarsi alla caffetteria.
Accessibilità del MAXXI
Il MAXXI dedica all'accessibilità una sezione del proprio sito ufficiale, dove sono indicati servizi e condizioni di visita per le persone con disabilità.
Arrivare
I due parcheggi a pagamento dell'Auditorium, a circa dieci minuti a piedi, hanno posti riservati alle persone con disabilità. Per la scelta della fermata di autobus o tram più comoda conviene consultare il calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti di Roma, che segnala le fermate accessibili.
Dentro il museo
Per riduzioni, gratuità dell'accompagnatore e percorsi, il riferimento è il call center del museo, 800266300 dall'Italia e +39 351 2428135 dall'estero, attivo tutti i giorni dalle 10 alle 19. Chiamare prima della visita permette di sapere quali ascensori e quali passerelle usare per raggiungere il focus.
Il Villaggio Olimpico di Roma al MAXXI con i bambini
Il focus sul Villaggio Olimpico è una mostra d'archivio, fatta di disegni e documenti, e parla soprattutto agli adulti e ai ragazzi. Con i bambini funziona se la si trasforma in una caccia al tesoro nel quartiere.
Con i più piccoli
Una buona idea è guardare in sala la pianta del Villaggio e poi uscire a cercare, nelle vie intorno, le targhe con i nomi delle nazioni. Per un bambino che segue lo sport, scoprire che un intero quartiere è stato costruito per le Olimpiadi è una storia che si ricorda. Villa Glori, a pochi minuti, offre prati e viali per correre.
Dove mangiare vicino al MAXXI
Il MAXXI ha al suo interno una caffetteria e un ristorante, raggiungibili anche dall'ingresso di via Guido Reni 8 negli orari di apertura: per chi abbina mostra e passeggiata è la base più comoda.
Parioli e Ponte Milvio
Per una cena dopo la visita le due direzioni naturali sono i Parioli, noti per i cocktail bar e i ristoranti alla moda, e Ponte Milvio, lungo il Tevere verso nord. Entrambe si raggiungono in pochi minuti di taxi.
Domande frequenti sul Villaggio Olimpico di Roma al MAXXI
Quando si può vedere la mostra sul Villaggio Olimpico al MAXXI?
Il focus Il Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 300.000 mq è aperto al MAXXI dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027. Il museo apre da martedì a domenica dalle 11 alle 19, con biglietteria fino alle 18, ed è chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° maggio.
Quanto costa il biglietto del MAXXI?
Il biglietto del MAXXI costa 15 euro intero e 12 euro ridotto in biglietteria, 14 e 11 euro online; il biglietto open costa 18 euro. Il museo fa parte del circuito Roma Pass. Le audioguide sono disponibili a 3 euro, in italiano e in inglese.
Come si arriva al MAXXI con i mezzi pubblici?
Il MAXXI, in via Guido Reni 4/A, si raggiunge con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alla fermata Apollodoro. In alternativa servono la zona gli autobus 53, 168, 280 e 910, con fermate indicate dal museo a De Coubertin, MAXXI Reni/Flaminia, piazza Mancini e Flaminia/Reni.
Chi ha progettato il Villaggio Olimpico di Roma?
Il Villaggio Olimpico di Roma fu progettato da Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti e costruito tra il 1958 e il 1959 per i Giochi del 1960. Il viadotto di Corso di Francia che lo attraversa è di Pier Luigi e Antonio Nervi.
Chi sono le curatrici della mostra?
Il focus sul Villaggio Olimpico al MAXXI è a cura di Micaela Antonucci e Carla Zhara Buda, per il centro archivi di architettura del museo. Fa parte del ciclo «architetture dagli archivi del MAXXI» e utilizza materiali d'archivio, disegni e immagini, tra cui una veduta del 1960 dall'Archivio Monaco-Luccichenti.
Quanto tempo serve per la visita?
Per il focus sul Villaggio Olimpico al MAXXI basta in genere un'ora. Chi vuole vedere anche l'edificio di Zaha Hadid e fare una passeggiata nel Villaggio vero, a pochi minuti a piedi, deve mettere in conto tre o quattro ore in tutto.
Dove si trova il Villaggio Olimpico rispetto al MAXXI?
Il Villaggio Olimpico confina con il Flaminio, dove si trova il MAXXI, e comprende l'area dell'Auditorium Parco della Musica. Dal museo si raggiunge a piedi in pochi minuti, attraversando la zona dell'Auditorium fino a viale XVII Olimpiade, il viale principale del quartiere.
La mostra è adatta ai bambini?
Il focus sul Villaggio Olimpico al MAXXI è una mostra d'archivio pensata soprattutto per adulti e ragazzi. Con i bambini funziona meglio se abbinata a una passeggiata nel quartiere alla ricerca delle strade intitolate alle nazioni dei Giochi del 1960, con una sosta finale a Villa Glori.
Il consiglio finale sul Villaggio Olimpico di Roma al MAXXI
Il consiglio finale è di non considerare il focus come una mostra da vedere e lasciarsi alle spalle, ma come l'inizio di un percorso. Il MAXXI offre un'occasione rara: raccontare un quartiere a pochi passi dal quartiere stesso. Conviene entrare nel primo pomeriggio di un giorno feriale, leggere i disegni con attenzione, poi uscire e attraversare l'area dell'Auditorium fino a viale XVII Olimpiade, cercando le targhe delle nazioni, il viadotto dei Nervi e i bronzi di Cataldi.
A nostro giudizio, per chi si interessa di Roma moderna questo è uno dei modi più intelligenti di passare mezza giornata in città tra dicembre e aprile: poca folla, molta storia, un'architettura che si capisce meglio dopo averla vista sulla carta. Le informazioni ufficiali sul focus sono sul sito del MAXXI.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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