La Geopolitica dell’Architettura. Gli avamposti del progetto al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
La Geopolitica dell'Architettura. Gli avamposti del progetto è in mostra al MAXXI dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027, nella galleria KME del Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in via Guido Reni 4/A, 00196 Roma, nel quartiere Flaminio. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19, è chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° maggio, e la biglietteria chiude un'ora prima del museo. Si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alla fermata Apollodoro, oppure con gli autobus 53, 168, 280 e 910. Il biglietto del museo costa 15 euro intero e 12 euro ridotto in biglietteria, 14 e 11 euro online; si compra alla cassa del MAXXI o sul canale di vendita online indicato dal sito ufficiale della sede. La mostra è curata da Pippo Ciorra e Dario Fabbri.

Un architetto e un analista di politica internazionale che firmano insieme una mostra: la coppia dice già molto. Il tema è il rapporto tra un mondo instabile, fatto di conflitti, crisi e trasformazioni rapide, e il mestiere di chi progetta case, piazze, mercati e città. Il MAXXI lo affronta con mappe, installazioni e interventi costruiti in scala reale, dentro una delle sue gallerie più grandi, e lo fa nei mesi più raccolti dell'anno romano, tra Natale e la primavera.
La Geopolitica dell'Architettura al MAXXI: date, orari e biglietti
La Geopolitica dell'Architettura resta aperta al MAXXI per poco più di quattro mesi, dal venerdì 18 dicembre 2026 alla domenica 25 aprile 2027. Sono le date pubblicate dal museo sulla pagina ufficiale della mostra, che indica come spazio espositivo la galleria KME.
Gli orari del MAXXI
Il MAXXI è aperto dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19, e la biglietteria resta aperta fino a un'ora prima della chiusura del museo: in pratica, l'ultimo biglietto si compra alle 18. Il lunedì il museo è chiuso, come il 25 dicembre e il 1° maggio. Il 25 dicembre 2026 è un venerdì, una settimana dopo l'apertura della mostra: chi pensa a una visita durante le feste deve spostarla al giorno prima o a quello dopo.
Quanto costa il biglietto
Il biglietto intero del MAXXI costa 15 euro in biglietteria e 14 euro online, il ridotto 12 euro in biglietteria e 11 euro online; è previsto anche un biglietto open da 18 euro, e sono indicate le categorie con ingresso gratuito. Le tariffe sono quelle pubblicate dal museo nella sua pagina su orari e biglietteria; per riduzioni, gratuità e condizioni di accesso alle singole mostre il riferimento resta il sito ufficiale del MAXXI.
Dove si comprano i biglietti
I biglietti si comprano alla cassa del museo oppure online, attraverso il canale indicato dal sito ufficiale della sede, che conviene usare anche per il piccolo risparmio. Il museo mette a disposizione un call center gratuito, 800266300 dall'Italia e +39 351 2428135 dall'estero, attivo tutti i giorni dalle 10 alle 19. Il cambio data è possibile fino al giorno prima della visita, entro le 18, al costo di 2,50 euro, con richiesta tramite il modulo di assistenza clienti. Il MAXXI fa parte del circuito Roma Pass.
Cosa racconta La Geopolitica dell'Architettura
La Geopolitica dell'Architettura parte da una domanda posta dal museo stesso: in un presente segnato da incertezze, conflitti e mutamenti rapidi, come cambiano lo sguardo e le responsabilità degli architetti? La mostra indaga il legame tra l'instabilità geopolitica globale e il modo in cui questa condizione ridefinisce il ruolo dell'architettura nella costruzione del mondo e nella cura degli spazi, collettivi e individuali.
Gli avamposti del progetto
Il sottotitolo, Gli avamposti del progetto, è una parola presa in prestito dal lessico militare e geografico. Un avamposto è una posizione avanzata, esposta, messa sul confine per vedere prima degli altri ciò che arriva. Applicata all'architettura, l'immagine suggerisce progetti nati dove la crisi si sente prima: ai margini delle città, nei luoghi di passaggio, nelle zone in cui la trasformazione è più veloce della pianificazione. Il museo racconta la mostra come una ricognizione su come gli architetti rispondono ai nuovi scenari di crisi e trasformazione.
Mappe, installazioni, scala 1:1
Gli strumenti del percorso sono tre, e il museo li elenca in modo esplicito: mappe, installazioni e interventi in scala 1:1. Le mappe sono il linguaggio proprio della geopolitica, quello con cui si leggono confini, flussi e rapporti di forza. Le installazioni e gli interventi a grandezza naturale sono invece il linguaggio dell'architettura quando esce dal disegno e diventa spazio da attraversare. La scala 1:1 è la promessa più concreta: in sala non ci saranno soltanto modelli e tavole, ma porzioni di progetto in cui il visitatore entra con il proprio corpo.
Il MAXXI Architecture Film Lab
Dentro la mostra prende forma il MAXXI Architecture Film Lab, un laboratorio dedicato alla realizzazione di opere video che esplorano i temi della progettazione architettonica e dell'ambiente costruito. Il workshop è nato nell'ambito di LINA, sigla di Learning, Interacting and Networking in Architecture, una rete europea dedicata all'architettura. Per il visitatore significa che una parte del percorso sarà fatta di immagini in movimento: sguardi sul costruito affidati alla macchina da presa, accanto alle carte e ai manufatti.
I curatori: Pippo Ciorra e Dario Fabbri
La Geopolitica dell'Architettura è curata da Pippo Ciorra e Dario Fabbri, due figure che vengono da mondi diversi: l'architettura e la sua critica da una parte, l'analisi della politica internazionale dall'altra. L'incontro dei due punti di vista è la chiave della mostra.
Dario Fabbri, analista geopolitico
Dario Fabbri, nato nel 1978, è un giornalista e analista geopolitico, fondatore e direttore della rivista mensile di geopolitica Domino, creata nel 2022 insieme a Enrico Mentana. Ha studiato Scienze politiche alla Luiss Guido Carli e ha lasciato l'università all'ultimo anno per dedicarsi in modo autonomo alla geopolitica. Dal 2013 al 2022 ha collaborato con Limes, di cui è stato consigliere scientifico e coordinatore per l'America; dal 2014 al 2022 ha condotto Radio 3 Mondo, la rassegna della stampa estera di Rai Radio 3. Nel 2021 è stato nominato vicedirettore della Scuola di Limes, incarico lasciato nel gennaio 2022, quando è entrato nella redazione di La7 come analista.
Libri, podcast e la Scuola di Domino
Nel settembre 2022 Fabbri ha fondato la Scuola di Domino, ente di formazione geopolitica legato alla rivista, e dal febbraio 2025, divenuto giornalista professionista, è direttore responsabile di Domino. Ha firmato podcast per Chora Media, per la Rai e per Feltrinelli, e diversi libri: Geopolitica umana (Gribaudo, 2023), Atlante storico. Dal Novecento ai giorni nostri (Gribaudo, 2024), Sotto la pelle del mondo (Feltrinelli, 2024) e Il destino dei popoli (Gribaudo, 2025). Ha ricevuto il Premio Amerigo nel 2017 e il Premio Partenope al Giffoni Film Festival nel 2022.
Una geopolitica fatta di persone
Il tratto più riconoscibile del lavoro di Fabbri, esposto soprattutto in Geopolitica umana, è l'idea che la politica internazionale non si capisca guardando soltanto agli Stati, all'economia o alla forza militare, ma alle comunità umane, alla loro storia, alla memoria collettiva e al senso di appartenenza. Portata dentro un museo di architettura, questa lettura ha una conseguenza precisa: se contano le comunità, conta anche lo spazio in cui vivono, si riconoscono e si separano dagli altri. È lì che la geopolitica incontra il progetto.
Pippo Ciorra e il MAXXI Architettura
Pippo Ciorra è un nome che ritorna nella storia del MAXXI dedicata all'architettura. L'archivio degli eventi del museo lo registra già nel gennaio 2012, in un incontro con Mosè Ricci; nel 2018 ha preso parte agli appuntamenti per i cento anni di Bruno Zevi, accanto a Roberto Dulio e Claudio Gamba su arte e architettura e accanto a Jean-Louis Cohen e Massimo Teodori sulla politica delle idee; l'11 maggio 2019 ha condotto il curator's tour della mostra Terre in movimento. Il suo nome accompagna, nell'archivio del museo, anche una lunga serie di talk e presentazioni editoriali sull'architettura contemporanea.
Una curiosità sulla Geopolitica dell'Architettura. Gli avamposti del progetto al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
La curiosità più istruttiva riguarda la parola scelta per il sottotitolo e il luogo in cui la mostra viene allestita. Avamposto è un termine militare: indica una posizione avanzata, isolata, affacciata sul territorio che sta oltre la linea. Il MAXXI, a sua volta, sorge su un terreno militare. L'area di via Guido Reni era occupata dalle officine e dai padiglioni della ex Caserma Montello, rimasti a lungo in disuso, e passò dal Ministero della Difesa al Ministero per i Beni Culturali nel 1997. Da quella cessione nacque il concorso per il museo.
Una mostra che parla degli avamposti del progetto, dei luoghi in cui l'architettura si trova in prima linea davanti alle crisi del mondo, viene dunque allestita in un edificio che ha preso il posto di una caserma. Nessuno lo ricorda nella presentazione della mostra, e forse non è stato pensato, ma il cortocircuito è evidente per chi conosce la storia del sito.
C'è un secondo dettaglio curioso, legato all'immagine di testata. Il progetto scelto per rappresentare la mostra, lo studio ARCity Office con le sue Six Bricolage Houses e lo U1 Platform Market nella Nantou Ancient City di Shenzhen, porta la parola bricolage nel titolo: il contrario del grande gesto architettonico, un modo di costruire per aggiunte e adattamenti. Esporlo dentro l'edificio di Zaha Hadid, tra le curve continue e il cemento di uno dei musei più riconoscibili d'Europa, crea un contrasto che vale da solo la visita: la grande architettura d'autore che ospita l'architettura dell'emergenza e dell'arrangiarsi.
Il MAXXI, sede della Geopolitica dell'Architettura
Il MAXXI, inaugurato nel 2010 su progetto di Zaha Hadid, è il primo museo nazionale italiano dedicato alle arti e all'architettura contemporanee. Per una mostra come La Geopolitica dell'Architettura non esiste a Roma una sede più coerente: il museo è nato proprio per tenere insieme l'arte e il progetto, e ha dedicato all'architettura una parte della propria missione fin dall'inizio.
Una caserma diventata museo
Il polo museale nazionale per le arti contemporanee prende forma nel 1997, quando l'allora Ministero per i Beni Culturali ottiene dal Ministero della Difesa un'ampia area nel quartiere Flaminio. Su quel terreno si trovavano le officine e i padiglioni della ex Caserma Montello, abbandonati da tempo. Il museo nasce così in un quartiere residenziale, lontano dai luoghi classici dell'arte romana, e questa posizione decentrata ne definisce ancora oggi il carattere.
Il concorso vinto da Zaha Hadid
Nel 1998 il ministero bandisce un concorso internazionale con un programma articolato: un museo per l'architettura e uno per le arti del XXI secolo, spazi per le produzioni sperimentali, una biblioteca, un auditorium, aree per gli spettacoli dal vivo e per la didattica. Le candidature sono 273, da tutto il mondo. Vince l'architetta anglo-irachena Zaha Hadid, premiata dalla giuria per la capacità del progetto di inserirsi nel tessuto urbano e di offrire alla nuova istituzione una sequenza di spazi pubblici.
La piazza Alighiero Boetti
Il complesso occupa un'area di circa 29 mila metri quadrati e ruota intorno a una grande piazza aperta, oggi intitolata ad Alighiero Boetti. Il museo la definisce uno spazio di architettura e di arte: vi sono collocate opere, e in occasione di manifestazioni, appuntamenti ed eventi legati alla programmazione culturale resta aperta gratuitamente al pubblico anche fuori dall'orario del museo. Oltre all'ingresso principale di via Guido Reni 4/A, il MAXXI ha un secondo accesso al civico 8, utilizzabile negli orari di apertura del bookshop e della caffetteria.
Le gallerie e le opere permanenti
La Geopolitica dell'Architettura è allestita nella galleria KME, uno degli spazi espositivi del museo. Le collezioni del MAXXI sono esposte a rotazione accanto alle mostre temporanee, ma tre installazioni restano sempre visibili: quelle di Anish Kapoor, di Sol LeWitt e di Maurizio Mochetti. Conviene cercarle dopo la mostra: offrono un cambio di passo, dalla densità di mappe e documenti alla presenza fisica della grande installazione.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Geopolitica dell'Architettura. Gli avamposti del progetto al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
Quello che raramente si dice di una mostra di architettura è che richiede più tempo di una mostra d'arte, non meno. Una sala di pittura si attraversa con lo sguardo; una sala fatta di mappe, planimetrie, video e installazioni a grandezza naturale chiede di fermarsi, leggere, tornare indietro, confrontare. La Geopolitica dell'Architettura, per come il museo la descrive, somma tutti questi linguaggi: le mappe della geopolitica, gli interventi in scala 1:1, le opere video del MAXXI Architecture Film Lab.
La conseguenza pratica riguarda l'orario. Il MAXXI chiude alle 19 e la biglietteria un'ora prima, alle 18. Chi arriva alle 17:30 ha un'ora e mezza scarsa per una mostra che, con i video, può richiederne due. Nei mesi della mostra, da dicembre a febbraio, alle 17 è già buio, e la piazza di Zaha Hadid perde gran parte della sua forza. Arrivare all'apertura, alle 11, o nel primo pomeriggio permette di vedere sia la mostra sia l'edificio con la luce giusta.
Seconda cosa poco detta: i video vanno visti per intero. Nelle mostre in cui i filmati sono inseriti tra le opere fisiche, la tentazione è guardarne trenta secondi e passare oltre. Un lavoro nato in un workshop sull'ambiente costruito racconta un luogo nel tempo, e il tempo è parte del racconto. Conviene controllare la durata indicata accanto agli schermi, se presente, e scegliere quali guardare dall'inizio alla fine invece di assaggiarli tutti.
Come arrivare al MAXXI per la Geopolitica dell'Architettura
Il MAXXI indica come percorso principale la metro A fino alla fermata Flaminio e poi il tram 2 fino alla fermata Apollodoro. È la combinazione più semplice per chi arriva dalla stazione Termini, da piazza di Spagna o dalla zona di San Pietro.
Metro A e tram 2
Dalla stazione Flaminio della metro A, affacciata su piazzale Flaminio accanto a piazza del Popolo, parte il tram 2, che risale verso nord lungo via Flaminia e ha il capolinea a piazza Mancini. La fermata indicata dal museo è Apollodoro; da lì via Guido Reni e l'ingresso del MAXXI sono a pochi passi.
Gli autobus
Il museo elenca quattro linee di autobus con le rispettive fermate: il 53, con fermata De Coubertin/Palazzetto dello sport; il 168, con fermata MAXXI, Reni/Flaminia; il 280, che ha il capolinea a piazza Mancini; il 910, con fermata Flaminia/Reni. Il 910 collega la zona con la stazione Termini senza cambi, il 280 corre lungo il Tevere. Percorsi e frequenze possono variare nel corso della stagione: conviene controllarli prima di partire con il calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti di Roma.
A piedi dal Ponte della Musica
Chi alloggia a Prati o nel quartiere Della Vittoria può arrivare a piedi attraversando il Tevere sul Ponte della Musica, la passerella dedicata ad Armando Trovajoli che collega il Lungotevere Cadorna, all'altezza del Foro Italico, con piazza Gentile da Fabriano. È percorribile solo a piedi o in bicicletta e si trova sull'asse di via Guido Reni, a circa 650 metri in linea d'aria dal museo.
In auto
In auto si arriva da via Flaminia o dal Lungotevere. Il parcheggio su strada nel Flaminio è difficile nei giorni feriali e diventa complicato nelle sere di concerto all'Auditorium o di partita allo Stadio Olimpico. L'Auditorium Parco della Musica dispone di due parcheggi a pagamento, uno a raso con accesso da viale Pietro de Coubertin e uno coperto multipiano con accesso da viale Pietro de Coubertin e da viale Maresciallo Pilsudski, entrambi con posti riservati alle persone con disabilità; da lì al museo si cammina una decina di minuti.
Il consiglio che ti do per visitare la Geopolitica dell'Architettura. Gli avamposti del progetto al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
Il consiglio è di arrivare con una domanda in testa, la stessa che pone il museo: come cambiano lo sguardo e le responsabilità degli architetti in un mondo instabile? Tenerla presente trasforma la visita da una rassegna di progetti in un ragionamento, ed è il modo più utile per attraversare una mostra costruita da un critico di architettura e da un analista geopolitico.
Il secondo consiglio riguarda l'ordine. Conviene partire dalle mappe, che danno il quadro, e solo dopo entrare negli interventi in scala reale. Le mappe dicono dove e perché; le installazioni mostrano come. Chi fa il contrario vede oggetti belli o strani senza capire a quale crisi rispondono.
Terzo, il tempo. Per la mostra servono almeno un'ora e mezza, due se si guardano per intero le opere video del MAXXI Architecture Film Lab. A queste va aggiunta mezz'ora per la piazza Alighiero Boetti e per le installazioni permanenti di Anish Kapoor, Sol LeWitt e Maurizio Mochetti. L'ingresso ideale è entro le 15, in un giorno feriale, dal martedì al venerdì.
Come organizzare la visita alla Geopolitica dell'Architettura
Una visita alla Geopolitica dell'Architettura al MAXXI occupa mezza giornata, trasporti compresi, e si può chiudere nel Flaminio, tra l'Auditorium, il Ponte della Musica e il Tevere.
Quanto tempo serve
Tra la mostra, la piazza e le opere permanenti servono da due ore a due ore e mezza. Con il viaggio dal centro, andata e ritorno, la visita completa richiede tra le tre ore e mezza e le quattro ore e mezza. Chi vuole vedere anche le altre mostre in corso al MAXXI deve aggiungere almeno un'ora.
I servizi del museo
Il MAXXI mette a disposizione guardaroba, servizi igienici anche per persone con disabilità, caffetteria, bar e ristorante, audioguide e visite guidate ufficiali del museo, oltre a laboratori e visite didattiche. Per le attività educative il museo ha un numero dedicato, il 338 6419518, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13. Per informazioni generali il numero pubblicato è lo 06 3201954.
Se si viene in gruppo
Chi arriva in gruppo, tra amici, colleghi o associazioni, fa bene a prenotare in anticipo con il call center del museo e a informarsi sulle visite guidate ufficiali del MAXXI. Davanti a mappe e video un gruppo numeroso si blocca facilmente: meglio dividersi e ritrovarsi alla caffetteria alla fine del percorso.
Da abbinare nella stessa giornata
Nella stessa giornata si può abbinare l'Auditorium Parco della Musica, con i suoi spazi e i giardini, oppure una passeggiata oltre il Tevere fino al Foro Italico. Più a sud, verso piazzale Flaminio, ci sono la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ai margini di Villa Borghese. A nostro giudizio però una mostra densa come questa basta per una giornata: dopo, serve una passeggiata, non un altro museo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il MAXXI sia un'opera di Zaha Hadid lo sanno tutti. Meno citato è il fatto che il museo è arrivato nel Flaminio all'interno di una trasformazione più ampia, che nel giro di pochi anni ha portato nel quartiere due delle architetture contemporanee più discusse di Roma.
La prima è l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano, a pochi minuti a piedi. Il concorso comunale del 1993 indicava come sede uno spazio tra il Villaggio Olimpico e lo stadio Flaminio, descritto dagli stessi gestori dell'Auditorium come una zona degradata e abbandonata, con l'obiettivo di ricucire il tessuto della città. Piano vinse nel 1994, e le prime sale aprirono il 21 aprile 2002. Il concorso per il MAXXI fu bandito nel 1998, e il museo aprì nel 2010.
La seconda trasformazione è infrastrutturale: il Ponte della Musica, progettato nel 1999 e costruito a partire dal 2008, fa parte del Progetto Parco della Musica e delle Arti, un disegno che corre da Villa Glori a Monte Mario proprio lungo l'asse di via Guido Reni. Museo, auditorium e ponte sono dunque pezzi di un unico ragionamento urbano.
Per una mostra che si chiede come l'architettura risponda ai cambiamenti del mondo, il contesto è eloquente. Il Flaminio è la prova, a scala di quartiere, che il progetto può cambiare la funzione di un pezzo di città: aree militari e spazi marginali diventati luoghi di cultura. Il portale turistico di Roma Capitale ricorda inoltre che il Flaminio è storicamente il primo quartiere della Capitale.
Il Flaminio intorno alla Geopolitica dell'Architettura
Il MAXXI si trova nel Flaminio, tra via Flaminia, il Tevere e la collina dei Parioli. In pochi minuti a piedi si raggiungono l'Auditorium, il Ponte della Musica e la collina di Villa Glori: un quartiere che, dopo una mostra sull'architettura, si guarda con occhi diversi.
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
L'Auditorium progettato da Renzo Piano è stato inaugurato in due momenti: il 21 aprile 2002 le sale Petrassi e Sinopoli, il 21 dicembre dello stesso anno la sala Santa Cecilia. È nato per dare una casa stabile all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, rimasta senza sala da quando, nel 1936, fu demolito l'Augusteo per liberare il Mausoleo di Augusto. Durante gli scavi emersero i resti di un'antica villa romana, integrata nel complesso, e nel foyer si trova un piccolo museo archeologico. Dal 2020 l'Auditorium porta il nome di Ennio Morricone.
Foro Italico, Stadio Olimpico e Ponte Milvio
Oltre il Tevere, raggiungibili dal Ponte della Musica, ci sono il Foro Italico e lo Stadio Olimpico; risalendo il fiume verso nord si arriva a Ponte Milvio. Nei giorni di partita il traffico cambia volto a tutta la zona: prima di organizzare una visita al museo nel pomeriggio di una domenica di campionato conviene controllare il calendario.
La foto giusta da fare alla Geopolitica dell'Architettura. Gli avamposti del progetto al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
La foto giusta, per una mostra sull'architettura, è quella che mette in relazione il visitatore e lo spazio. Dentro la galleria KME gli interventi in scala 1:1 si prestano a questo meglio di qualunque tavola: una figura umana accanto a una struttura costruita a grandezza reale dà subito la misura del progetto, che è esattamente ciò che una fotografia di architettura deve fare.
La seconda foto si fa fuori, sulla piazza Alighiero Boetti, con l'edificio di Zaha Hadid alle spalle. Nei mesi della mostra la luce migliore è quella del primo pomeriggio, quando il sole basso d'inverno scivola sul cemento e disegna le curve del museo; dopo le 16:30, tra dicembre e gennaio, la piazza si spegne rapidamente. Arretrare fino ai margini della piazza permette di prendere l'edificio per intero, e aspettare che qualcuno attraversi lo spazio vuoto aggiunge la scala umana.
La terza foto è un omaggio alla mostra: un avamposto. Dal Ponte della Musica, al tramonto, il quartiere si vede dal fiume, con l'asse di via Guido Reni che si perde verso la collina di Villa Glori. È l'immagine di un pezzo di città trasformato dal progetto, lo stesso tema che la mostra porta su scala mondiale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del luogo in cui si visita La Geopolitica dell'Architettura attraversa il Risorgimento, la memoria della Grande guerra, una caserma dismessa e un concorso internazionale.
1867: i Cairoli a Villa Glori
A circa un chilometro dal museo, sulla collina di Villa Glori, si consumò uno degli episodi più noti del Risorgimento romano. Il 20 ottobre 1867 una settantina di volontari garibaldini guidati da Enrico e Giovanni Cairoli partì da Terni per portare armi agli insorti che preparavano la rivolta contro il governo pontificio. Il 23 ottobre, arrivati a Ponte Milvio senza trovare i rinforzi attesi, si rifugiarono sulla collina, dove furono intercettati e sconfitti dall'esercito pontificio. Enrico morì, Giovanni fu gravemente ferito.
1924: il Parco della Rimembranza
Nel 1924 la collina fu aperta al pubblico come Parco della Rimembranza per i caduti della Prima guerra mondiale, su progetto di Raffaele De Vico.
1997 e 1998: dalla caserma al concorso
Nel 1997 il Ministero per i Beni Culturali ottenne dal Ministero della Difesa l'area della ex Caserma Montello. L'anno seguente fu bandito il concorso internazionale per il nuovo polo delle arti contemporanee: 273 candidature, vinse Zaha Hadid, con un progetto esteso su circa 29 mila metri quadrati intorno a una grande piazza.
2010: l'apertura del MAXXI
Nel 2010 il MAXXI aprì al pubblico come primo museo nazionale italiano dedicato alle arti e all'architettura del XXI secolo. Da allora vi si alternano mostre di arte, architettura, design, fotografia e moda, insieme a rassegne di cinema, teatro e danza.
Chi è passato dalla Geopolitica dell'Architettura. Gli avamposti del progetto al MAXXI — dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027
Dal MAXXI sono passati, prima di tutto, gli architetti che lo hanno immaginato e quelli che ne hanno fatto un luogo di discussione. Il nome da cui partire è Zaha Hadid, che vinse il concorso del 1998 tra 273 candidature e firmò il primo museo nazionale italiano per le arti e l'architettura del XXI secolo.
Poi ci sono gli artisti presenti in modo permanente, Anish Kapoor, Sol LeWitt e Maurizio Mochetti, e quello che dà il nome alla piazza, Alighiero Boetti.
L'archivio degli eventi del museo restituisce una lunga serie di voci dell'architettura internazionale passate dalle sale di via Guido Reni. L'11 aprile 2018 vi ha parlato l'architetto libanese Bernard Khoury; nello stesso anno lo storico Jean-Louis Cohen ha preso parte, insieme a Pippo Ciorra e Massimo Teodori, agli incontri per i cento anni di Bruno Zevi. Il 20 febbraio 2025 Elizabeth Diller, dello studio Diller Scofidio + Renfro, ha tenuto una lecture al MAXXI; nel giugno 2025 il museo ha dedicato un incontro con proiezione a Robert Venturi e Denise Scott Brown e ai loro disegni di Roma; il 23 settembre 2026 si è tenuto un talk su Álvaro Siza e le sue architetture dell'incontro.
Con La Geopolitica dell'Architettura arriva al MAXXI, in veste di curatore, Dario Fabbri, voce nota della divulgazione geopolitica italiana, da Limes a Radio 3 Mondo fino alla rivista Domino. Con l'immagine scelta per presentare la mostra entrano nel museo anche lo studio ARCity Office, con le Six Bricolage Houses e lo U1 Platform Market della Nantou Ancient City di Shenzhen, e il fotografo Bai Yu che li ha ritratti; con il MAXXI Architecture Film Lab, i partecipanti al workshop nato nella rete europea LINA.
Accessibilità del MAXXI
Il MAXXI è indicato dal portale turistico di Roma Capitale come museo accessibile alle persone con disabilità, con servizi igienici dedicati. Il museo pubblica sul proprio sito una sezione specifica sull'accessibilità, che è il riferimento per percorsi e servizi.
Muoversi nel museo
Per le condizioni di accesso alle gallerie, per le riduzioni e per la gratuità dell'accompagnatore conviene contattare il museo prima della visita, allo 06 3201954 o al call center 800266300, attivo tutti i giorni dalle 10 alle 19. È utile chiedere in anticipo quali percorsi e quali ascensori usare per raggiungere la galleria KME.
Audioguide
Le audioguide del MAXXI, in italiano e in inglese, costano 3 euro e si ascoltano dal proprio telefono: per chi ha difficoltà a leggere pannelli e didascalie possono essere un aiuto concreto, soprattutto per il percorso dedicato all'edificio.
Parcheggi e fermate
I due parcheggi a pagamento dell'Auditorium Parco della Musica, a una decina di minuti a piedi dal museo, hanno posti riservati alle persone con disabilità. La fermata MAXXI, Reni/Flaminia, servita dalla linea 168, si trova su via Guido Reni, nei pressi dell'ingresso del museo.
La Geopolitica dell'Architettura con i bambini
La Geopolitica dell'Architettura è una mostra pensata per un pubblico adulto: parla di conflitti, crisi e trasformazioni del mondo attraverso mappe e progetti. Con i ragazzi dalle scuole medie in su, però, può funzionare molto bene, e gli interventi in scala reale sono la parte più adatta ai più giovani.
Con i più piccoli
Con i bambini sotto i dieci anni conviene puntare sugli spazi fisici: gli interventi a grandezza naturale, la piazza Alighiero Boetti, le curve dell'edificio. Il MAXXI organizza laboratori e attività educative, prenotabili al numero dedicato dal lunedì al venerdì in mattinata; il calendario è pubblicato sul sito ufficiale.
Dove mangiare vicino al MAXXI
Il MAXXI ha al suo interno caffetteria, bar e ristorante, accessibili anche dall'ingresso di via Guido Reni 8 negli orari di apertura: per una pausa durante la visita alla Geopolitica dell'Architettura è la soluzione più pratica.
Dentro il museo e all'Auditorium
A una decina di minuti a piedi, l'Auditorium Parco della Musica ha bar e ristorante, comodi per chi vuole abbinare la mostra a un concerto serale. Il Flaminio è un quartiere residenziale, con una ristorazione pensata soprattutto per chi abita e lavora nella zona: bar, tavole calde e trattorie di quartiere lungo via Flaminia, adatti a un pranzo veloce.
La Geopolitica dell'Architettura tra inverno e primavera: il periodo dell'anno a Roma
La Geopolitica dell'Architettura accompagna l'inverno romano e l'inizio della primavera, dal 18 dicembre al 25 aprile. È la stagione in cui i musei tornano a essere luoghi dove passare un pomeriggio intero.
Dicembre e le feste
La mostra apre una settimana prima di Natale. Il 25 dicembre il MAXXI è chiuso; negli altri giorni delle feste i musei romani si riempiono di famiglie in vacanza. Chi può, eviti le giornate tra Natale e l'Epifania o scelga la mattina, subito dopo l'apertura delle 11.
Marzo e aprile
Con marzo tornano le giornate lunghe e i visitatori di primavera. La mostra chiude il 25 aprile, giorno della festa della Liberazione, poche settimane dopo Pasqua: le ultime settimane saranno le più frequentate, e conviene anticipare la visita.
Domande frequenti sulla Geopolitica dell'Architettura al MAXXI
Quando è aperta la mostra La Geopolitica dell'Architettura a Roma?
La Geopolitica dell'Architettura. Gli avamposti del progetto è aperta al MAXXI dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027, nella galleria KME. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19, con biglietteria aperta fino alle 18; è chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° maggio.
Dove si trova il MAXXI e come ci si arriva con i mezzi?
Il MAXXI si trova in via Guido Reni 4/A, 00196 Roma, nel quartiere Flaminio. Il museo indica la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2 fino alla fermata Apollodoro; in alternativa gli autobus 53, 168, 280 e 910. La fermata del 168 porta il nome del museo, MAXXI, Reni/Flaminia.
Quanto costa il biglietto del MAXXI?
Il biglietto del MAXXI costa 15 euro intero e 12 euro ridotto se acquistato in biglietteria, 14 e 11 euro online; esiste anche un biglietto open da 18 euro e sono previste gratuità. Per le condizioni di accesso alla Geopolitica dell'Architettura e per le riduzioni il riferimento è il sito ufficiale del museo.
Chi sono i curatori della Geopolitica dell'Architettura?
La Geopolitica dell'Architettura è curata da Pippo Ciorra, figura ricorrente nella programmazione di architettura del MAXXI, e da Dario Fabbri, analista geopolitico, già collaboratore di Limes e conduttore di Radio 3 Mondo, fondatore e direttore della rivista Domino. La coppia unisce critica di architettura e analisi della politica internazionale.
Che cosa si vede nella mostra?
La Geopolitica dell'Architettura presenta mappe, installazioni e interventi in scala 1:1 che raccontano come gli architetti rispondono a scenari di crisi e trasformazione. Nel percorso prende forma anche il MAXXI Architecture Film Lab, workshop nato nella rete europea LINA e dedicato a opere video sulla progettazione e sull'ambiente costruito.
Quanto tempo serve per visitare la mostra?
Per La Geopolitica dell'Architettura al MAXXI conviene prevedere almeno un'ora e mezza, due se si guardano per intero i video del MAXXI Architecture Film Lab. Con la piazza Alighiero Boetti e le installazioni permanenti di Kapoor, LeWitt e Mochetti si arriva a due ore e mezza. L'ingresso ideale è entro le 15.
Il MAXXI è accessibile alle persone con disabilità?
Il MAXXI è indicato dal portale turistico di Roma Capitale come museo accessibile, con servizi igienici dedicati, e pubblica sul proprio sito una sezione sull'accessibilità. Per percorsi, ascensori e gratuità dell'accompagnatore conviene chiamare prima della visita lo 06 3201954 o il numero verde 800266300.
Il consiglio finale sulla Geopolitica dell'Architettura
La Geopolitica dell'Architettura è, a nostro giudizio, una delle mostre più attuali dell'inverno romano: prende un tema che di solito si ascolta nei notiziari e lo porta dentro lo spazio fisico di un museo, dove il progetto si misura con il corpo di chi guarda. Il consiglio è di sceglierla in un giorno feriale di gennaio o febbraio, entrare nel primo pomeriggio, partire dalle mappe, concedere ai video il tempo che chiedono e uscire sulla piazza prima che faccia buio.
Poi conviene camminare: fino al Ponte della Musica, oppure su per Villa Glori, guardando il Flaminio come un esempio a scala di quartiere di ciò che la mostra racconta a scala mondiale, un pezzo di città cambiato dal progetto. Per la scheda del museo e per le altre proposte della zona, il punto di partenza è la pagina del MAXXI; le informazioni ufficiali sulla mostra sono sul sito del MAXXI.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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