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Juraj Valčuha ed Ettore Pagano all’Auditorium Parco della Musica — 17, 18 e 19 dicembre 2026

In breve. Juraj Valčuha dirige l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia con il violoncellista Ettore Pagano giovedì 17 dicembre 2026 alle 19:30, venerdì 18 dicembre alle 20:00 e sabato 19 dicembre alle 18:00, all'Auditorium Parco…

Juraj Valčuha dirige l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia con il violoncellista Ettore Pagano giovedì 17 dicembre 2026 alle 19:30, venerdì 18 dicembre alle 20:00 e sabato 19 dicembre alle 18:00, all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30. In programma la suite da Vertigo di Bernard Herrmann, il Concerto per violoncello di Dvořák e le Danze sinfoniche di Rachmaninoff. Per arrivare si prende la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2 fino alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, oppure l'autobus 910 da Termini o le linee 53, 982 e 168. I biglietti vanno da 23 a 54 euro secondo il settore e si acquistano al botteghino dell'Auditorium, a quello di via Vittoria 6 e sul circuito di prevendita autorizzato dall'Accademia, a cui rimanda la pagina ufficiale del concerto. All'orario d'inizio le porte della sala si chiudono.

L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, sede del concerto di Valčuha e Pagano
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, sede del concerto di Valčuha e Pagano Foto: Foto: World Travel & Tourism Council, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Un direttore di lungo corso e un violoncellista di ventitré anni che a primavera ha vinto il concorso più severo del mondo per il suo strumento: è il concerto in cui Roma ritrova, sul palco della sua istituzione sinfonica più antica, un musicista nato in città che nel 2026 ha scritto una pagina di storia del violoncello italiano. Intorno, un programma che parte dal cinema di Hitchcock e arriva all'ultima grande pagina orchestrale di Rachmaninoff.

Valčuha e Pagano a Santa Cecilia: date e orari

Le serate sono tre, con lo stesso programma: giovedì 17 dicembre alle 19:30, venerdì 18 alle 20:00, sabato 19 alle 18:00. È l'ultimo appuntamento sinfonico dell'Accademia prima di Natale.

La scelta della data

Il giovedì, con l'inizio alle 19:30, chiede di uscire presto dal lavoro; il venerdì concede mezz'ora in più; il sabato pomeriggio è la replica più comoda per chi arriva da fuori città o vuole cenare dopo il concerto. A una settimana da Natale, con il traffico degli acquisti, il margine di tempo conta più del solito.

Il senso del programma

La presentazione dell'Accademia descrive un percorso «dal cinema alla grande tradizione concertistica»: la musica per il film di Hitchcock, poi uno dei concerti per violoncello più eseguiti, infine le Danze sinfoniche, ultima composizione orchestrale di Rachmaninoff, con quella che l'Accademia chiama un'esplosione di verve ritmica e ricchezza timbrica.

Dentro la stagione

Il concerto fa parte della stagione 2026/2027 dell'Accademia, raccontata nella scheda sulla stagione di concerti di Santa Cecilia. Una settimana prima, dal 10 al 12 dicembre, l'orchestra e il coro eseguono l'Oratorio di Natale di Bach con Enrico Onofri.

Il programma: Herrmann, Dvořák, Rachmaninoff

Tre compositori, tre mondi: la colonna sonora di Hollywood, il concerto romantico scritto a New York, la nostalgia russa composta negli Stati Uniti. Il filo che li lega, a guardar bene, è l'America.

Herrmann, la suite da Vertigo

Bernard Herrmann fu il collaboratore abituale di Alfred Hitchcock, e la musica per Vertigo è una delle sue partiture più celebri. La registrazione originale fu diretta da Muir Mathieson e incisa a Londra e a Vienna, a causa di uno sciopero dei musicisti negli Stati Uniti. La partitura richiama in modo sottile il Tristano e Isotta di Wagner; Martin Scorsese ha osservato che, come il film parla di ossessione e di ritorni allo stesso momento, così la musica è costruita su spirali e cerchi. L'Accademia sottolinea come qui la musica crei tensione e suspense fino a diventare parte del racconto.

Dvořák, il Concerto per violoncello

Il Concerto in si minore op. 104 è l'ultimo concerto solistico di Dvořák. Lo scrisse fra il novembre 1894 e il febbraio 1895 a New York, dove dirigeva il National Conservatory, per l'amico violoncellista Hanuš Wihan; la prima esecuzione avvenne però a Londra il 19 marzo 1896, con il violoncellista inglese Leo Stern. Dura circa quaranta minuti, in tre movimenti.

Rachmaninoff, le Danze sinfoniche

Le Danze sinfoniche op. 45, completate nell'ottobre 1940, sono l'ultima grande composizione di Rachmaninoff e l'unica scritta interamente negli Stati Uniti, in gran parte in una tenuta di Centerport, a Long Island. Le presentò in prima esecuzione Eugene Ormandy con la Philadelphia Orchestra, dedicataria, il 3 gennaio 1941. L'orchestrazione comprende un sassofono contralto nella prima danza, e la partitura cita il tema del Dies irae e un canto dalla Veglia di tutta la notte dello stesso Rachmaninoff.

L'ordine della serata

La presentazione dell'Accademia indica con chiarezza l'ordine: la serata si apre con la suite da Vertigo, prosegue con il Concerto di Dvořák e lascia alla seconda parte le Danze sinfoniche. In pratica, il solista suona prima dell'intervallo, e chi viene soprattutto per Pagano deve essere in sala fin dall'inizio. Dopo la pausa l'orchestra resta sola, al completo, per la pagina più ricca di colori del programma. È una costruzione classica, ouverture, concerto, sinfonia, rinnovata dalla scelta dei titoli: al posto dell'ouverture c'è il cinema, al posto della sinfonia una suite di danze che di sinfonico ha soprattutto l'ampiezza. La durata complessiva non è pubblicata, ma il Concerto di Dvořák da solo occupa circa quaranta minuti, e le Danze sinfoniche sono un grande trittico orchestrale: è una serata piena, da vivere senza l'orologio sotto gli occhi.

Chi è Ettore Pagano, il violoncellista del concerto

Ettore Pagano è un violoncellista romano di 23 anni che il 30 maggio 2026 ha vinto il primo premio al Queen Elisabeth Competition di Bruxelles, dedicato quell'anno al violoncello. L'Accademia lo presenta come il primo italiano a trionfare nel concorso.

Il Queen Elisabeth

Il Concorso Regina Elisabetta nasce nel 1937 ed è considerato uno dei concorsi musicali più severi e prestigiosi al mondo: nel corso dei decenni è stato il trampolino di lancio di interpreti come David Oistrakh, Gidon Kremer e Mischa Maisky. Nell'edizione 2026 Pagano si è classificato davanti alla sudcoreana Tae-Yeon Kim, a Leland Ko, allo spagnolo Álvaro Lozano Cames, al giapponese Yo Kitamura e alla russa Maria Zaitseva.

Il violoncello di Casals

Oltre al premio in denaro e a una serie di ingaggi, la vittoria porta con sé un privilegio raro: Pagano potrà suonare per quattro anni un violoncello di Matteo Goffriller, il liutaio veneziano, appartenuto a Pablo Casals, il violoncellista catalano considerato il fondatore della tecnica moderna dello strumento.

Una vittoria poco celebrata

La stampa italiana ha registrato la vittoria con qualche ritardo: più di una testata ha osservato che un successo di questa portata è passato quasi inosservato nel dibattito pubblico nazionale. Il concerto di dicembre, nella città in cui Pagano è nato, è anche l'occasione per rimediare.

Che cosa aspettarsi

Il Concerto di Dvořák è uno dei banchi di prova del repertorio: lirico, virtuosistico, costruito in dialogo con un'orchestra piena. Ascoltarlo da un vincitore del Queen Elisabeth, pochi mesi dopo la finale, significa sentire un interprete nel momento in cui la carriera prende la sua forma.

Juraj Valčuha, il direttore

Juraj Valčuha è un direttore d'orchestra slovacco nato a Bratislava nel 1976, per sei stagioni direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli e per sette anni direttore principale dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

La formazione

Valčuha studia composizione, direzione d'orchestra e cimbalom al Conservatorio di Bratislava; prosegue a San Pietroburgo, allievo di Il'ja Musin, e dal 1998 al Conservatorio di Parigi con János Fürst e Jorma Panula. Una formazione che attraversa due grandi scuole di direzione, quella russa e quella nordica.

La Francia

Fra il 2003 e il 2005 è direttore assistente all'Opéra Orchestre national Montpellier. Dirige poi l'Orchestre national de France, con cui firma la prima registrazione assoluta di Mirra di Domenico Alaleona, l'Orchestre Philharmonique de Radio France, l'Orchestre philharmonique de Nice e l'Orchestre national du Capitole de Toulouse. Nel 2007 debutta al Teatro Comunale di Bologna con La bohème.

Torino e Napoli

Dal 2009 al 2016 è direttore principale dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Dalla stagione 2016/2017 a quella 2021/2022 è direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli, e chiude l'esperienza dirigendo il Don Carlo di Verdi che inaugura la stagione 2022/2023, prima di cedere il ruolo a Dan Ettinger.

Valčuha e Roma

Il pubblico romano lo conosce anche dal Teatro dell'Opera, dove ha diretto Jenůfa nel 2024 e dove torna nel maggio 2027 per Una Lady Macbeth del distretto di Mzensk di Šostakovič, nella produzione di Barrie Kosky.

Una curiosità su Juraj Valčuha ed Ettore Pagano all'Auditorium Parco della Musica — 17, 18 e 19 dicembre 2026

La curiosità è che il Concerto di Dvořák non avrebbe dovuto esistere. Per anni il compositore rifiutò le richieste di Hanuš Wihan: il violoncello, sosteneva, è un ottimo strumento d'orchestra ma del tutto insufficiente per un concerto solistico. Si lamentava del registro acuto, che trovava nasale, e dei bassi, che gli sembravano borbottare. In una lettera a un amico Dvořák scrisse di essere lui stesso sorpreso della propria decisione.

A fargli cambiare idea fu un collega. Victor Herbert, compositore e violoncellista che insegnava al National Conservatory di New York, presentò nel marzo 1894 il suo Secondo concerto per violoncello; Dvořák lo ascoltò almeno due volte e decise di esaudire la richiesta di Wihan. Herbert, tra l'altro, era stato primo violoncello nell'orchestra che il 16 dicembre 1893 aveva tenuto a battesimo la Sinfonia «Dal Nuovo Mondo». Il movimento lento del concerto di Herbert era in si minore, e forse fu questo a suggerire a Dvořák la tonalità del suo.

C'è poi un dettaglio che lega il programma al pubblico romano di dicembre: il concerto di Dvořák e le Danze di Rachmaninoff nascono entrambi lontano dalla patria dei compositori, negli Stati Uniti. Due pagine di nostalgia europea scritte in America, precedute dalla musica di un americano che guardava a Wagner.

La grande sala di Renzo Piano

I concerti della stagione sinfonica dell'Accademia hanno sede, dal 2003, nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium, la maggiore delle tre sale di Renzo Piano con i suoi 2.756 posti; il biglietto indica la sala di ogni appuntamento.

Legno e riverbero

Ventisei gusci di ciliegio americano, ciascuno di circa 180 metri quadrati di superficie, formano il soffitto; il riverbero misura 2,2 secondi. È una sala pensata per l'orchestra sinfonica piena, quella delle Danze di Rachmaninoff, con ottoni, percussioni, pianoforte e sassofono.

Il posto per un concerto solistico

Per un concerto per violoncello conviene stare davanti al solista, in platea centrale ma oltre la decima fila, dove secondo chi frequenta la sala l'intensità del suono si stabilizza. Le file più vicine al palco danno la vista migliore su Pagano, ma un equilibrio meno buono con l'orchestra. La galleria dietro il palco, invece, mostra Valčuha di fronte.

Il complesso

Le tre sale sono volumi rivestiti di piombo su un basamento di mattoni, disposti a ventaglio attorno alla cavea all'aperto dedicata a Luciano Berio. Il progetto, vincitore del concorso del 1993, nacque con l'acustico Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM e il paesaggista Franco Zagari. Tutta la storia è nella scheda sull'Auditorium Parco della Musica.

Una cosa che non ti dice nessuno su Juraj Valčuha ed Ettore Pagano all'Auditorium Parco della Musica — 17, 18 e 19 dicembre 2026

La cosa che pochi dicono è che il finale del Concerto di Dvořák è una piccola dedica privata. Nel novembre 1894, mentre lavorava al concerto, il compositore ricevette una lettera dalla cognata Josefina, che gli comunicava di essere gravemente malata. Nella sezione lenta e malinconica che precede la chiusa trionfale, Dvořák cita una sua canzone, «Lasciami solo», dall'op. 82, che era la preferita di Josefina. Lei morì nel maggio 1895, e dopo la sua morte il concerto fu ulteriormente rivisto.

Per questo Dvořák difese con ostinazione la forma del finale. Rifiutò la cadenza che Wihan aveva scritto per l'ultimo movimento e chiese all'editore che nessuno, nemmeno l'amico, modificasse l'opera senza il suo permesso. Il finale, scrisse, doveva chiudersi gradualmente, in diminuendo, come un respiro, prima dell'ultima ondata dell'orchestra. Chi ascolta sapendolo sente quella chiusa in modo diverso.

La seconda cosa poco detta è pratica: l'Accademia applica alla lettera la chiusura delle porte all'orario d'inizio. Chi arriva tardi non entra e segue il concerto nelle salette d'ascolto, finché ci sono posti. Con Vertigo in apertura, il ritardo costa proprio il primo brano.

Il consiglio che ti do per visitare Juraj Valčuha ed Ettore Pagano all'Auditorium Parco della Musica — 17, 18 e 19 dicembre 2026

Il consiglio è di arrivare al concerto con in testa il finale del Concerto di Dvořák: basta ascoltare una volta l'ultimo movimento, cercando la citazione della canzone nella parte lenta prima della chiusa. In sala si riconoscerà il momento, e si capirà perché Dvořák non voleva che nessuno lo toccasse.

Secondo: rivedere, nei giorni prima, il film di Hitchcock. La suite ha senso anche senza le immagini, ma averle in mente rende l'ascolto molto più vivo, e aiuta a riconoscere le spirali e i ritorni di cui parla Scorsese. È il modo migliore di entrare in un programma che comincia dal cinema.

Terzo: il posto. Per un solista giovane e un'orchestra piena, la platea centrale oltre la decima fila è la scelta più equilibrata; la galleria dietro il palco è per chi vuole vedere il direttore. Infine, restare fino all'ultimo accordo delle Danze sinfoniche: dopo il Dies irae, Rachmaninoff scrisse sulla partitura «Alleluia», e il finale ha la forza di una liberazione.

Biglietti per Valčuha e Pagano: prezzi e canali di vendita

I biglietti per il concerto di Juraj Valčuha ed Ettore Pagano costano 54, 47, 37, 35, 30 o 23 euro, secondo il settore. Li vendono solo i rivenditori autorizzati dall'Accademia.

I botteghini

Il botteghino dell'Auditorium, nello spazio serra, è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 20. Quello di via Vittoria 6, a pochi passi da piazza del Popolo, apre dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 19 e il sabato dalle 11 alle 14 e accetta solo pagamenti elettronici.

Online

Sulla pagina ufficiale del concerto, sotto ogni data, un pulsante di acquisto porta al circuito di prevendita autorizzato. L'Accademia non risponde di maggiorazioni applicate da soggetti non autorizzati; l'infoline è lo 06 8082058.

Riduzioni

Per i concerti della stagione gli under 26 hanno il 30% di sconto e i minori di 14 anni, con un adulto, pagano 3 euro; queste tariffe si acquistano ai botteghini fino a esaurimento dei posti in promozione e non si sommano ad altre. Per un concerto con un solista di 23 anni, la riduzione per i giovani ha un senso particolare.

Come arrivare all'Auditorium per il concerto di Pagano

L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone si trova in viale Pietro de Coubertin 30, fra il Flaminio e i Parioli; la metro non ci arriva, ma il tram 2 e diverse linee di autobus sì.

Tram 2 da Flaminio

Si scende dalla metro A a Flaminio e si prende il tram 2 lungo via Flaminia fino alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro; di lì bastano pochi minuti a piedi attraverso il Villaggio Olimpico.

Autobus

Il 910 collega direttamente piazza dei Cinquecento, davanti a Termini, con l'Auditorium. Il 53 arriva da piazza Mancini e dal centro, il 982 dalla zona di viale XVII Olimpiade, il 168 dalla stazione Tiburtina, solo nei giorni feriali: per il sabato meglio verificare sul sito dell'azienda dei trasporti.

Auto e taxi

Davanti all'ingresso viale Pietro de Coubertin è chiuso al traffico, e i parcheggi a pagamento del complesso hanno pochi posti. Nella settimana prima di Natale il taxi, o il tram, è la scelta più serena.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che le Danze sinfoniche sono l'ultima grande opera di Rachmaninoff. Meno spesso si ricorda come si chiamavano all'inizio: Danze fantastiche, con tre movimenti intitolati Mezzogiorno, Crepuscolo e Mezzanotte, come le ore di una giornata o di una vita. I titoli caddero, ma l'idea di un percorso verso la notte resta nella musica.

Il secondo fatto riguarda le citazioni. La prima danza si chiude con un tema della Prima Sinfonia, l'opera del 1897 che era stata accolta male; qui torna trasformato in maggiore, come una ferita finalmente chiusa. L'ultima danza mette di fronte il Dies irae, il tema che rappresenta la morte, e un canto della Veglia di tutta la notte dello stesso Rachmaninoff, che rappresenta la Resurrezione. Vince il secondo: sulla partitura, in quel punto, il compositore scrisse «Alleluia».

Il terzo è quasi un aneddoto: il sassofono contralto della prima danza fu incoraggiato dall'orchestratore americano Robert Russell Bennett. Un tocco di Broadway nell'addio di un compositore russo, che dà al programma un altro legame con l'America del film di Hitchcock.

Come organizzare la serata

Per il concerto di Valčuha e Pagano conviene essere all'Auditorium almeno quaranta minuti prima: fra ritiro dei biglietti, controlli, guardaroba e salita in sala il tempo passa in fretta.

Nel foyer

Il foyer comune alle sale ospita bar, caffetteria e una grande libreria di dischi e libri musicali, un buon posto per cercare una registrazione del Concerto di Dvořák. Dal terrazzo intorno agli edifici si vedono i resti della villa romana emersa durante il cantiere.

Durata e intervallo

La pagina del concerto non indica la durata, ma divide il programma in due parti: Herrmann e Dvořák prima, Rachmaninoff dopo. L'intervallo è il momento per il bar del foyer; al rientro, conviene essere puntuali quanto all'inizio.

All'uscita

Dopo il concerto la cavea permette di aspettare che la folla si diradi; chi ha l'auto nelle strade del Villaggio Olimpico faccia i conti con le uscite lente dei primi minuti.

La foto giusta da fare a Juraj Valčuha ed Ettore Pagano all'Auditorium Parco della Musica — 17, 18 e 19 dicembre 2026

La foto giusta non si fa durante il concerto: il telefono resta spento, e in un concerto per violoncello i pianissimo del solista sono il cuore della serata. Si fotografa prima e dopo.

Prima, se il personale lo consente, lo scatto da fare è il palco vuoto con la sedia del solista al centro, davanti al podio: un'immagine semplice che racconta l'attesa. A dicembre, con il buio che arriva presto, l'esterno è altrettanto fotogenico: dall'alto della cavea i tre volumi di piombo riflettono le luci della sera, e il pubblico che entra dà la scala.

Alla fine, durante gli applausi, senza flash, la foto di Pagano con il violoncello in mano è quella che molti vorranno: il ricordo di aver ascoltato a Roma il vincitore del Queen Elisabeth nel suo primo anno da vincitore. Fuori, i volumi visti dal basso su viale Pietro de Coubertin danno l'immagine meno ovvia e, a nostro giudizio, la più bella.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Sotto l'Auditorium c'è una storia di oltre duemilacinquecento anni. Gli scavi per il cantiere portarono alla luce una villa romana del III secolo a.C., sorta su una piccola fattoria arcaica del VI secolo a.C.; per salvarla Renzo Piano modificò il progetto, spostando due dei tre volumi verso ovest, quasi a toccare il viadotto di corso di Francia. Un piccolo museo sotto la cavea espone i reperti.

La storia musicale del luogo nasce invece da un vuoto. L'Augusteo, la grande sala da concerto romana, fu abbattuto nel 1936, e per più di sessant'anni Roma non ebbe una sala costruita per la musica sinfonica. Nel 1992 il Comune scelse l'area del Villaggio Olimpico, nel 1993 Piano vinse il concorso.

La Sala Sinopoli aprì il 21 aprile 2002, la Sala Santa Cecilia il 21 dicembre 2002 con l'Orchestra dell'Accademia diretta da Myung-Whun Chung. Dal 2003 l'Auditorium è la sede stabile della stagione dell'Accademia; dal 2006 ospita la Festa del Cinema di Roma, e nel 2020 è stato intitolato a Ennio Morricone. Che in dicembre si apra un concerto con una colonna sonora, in una sala che porta il nome del più celebre compositore italiano per il cinema, è una coincidenza che vale la pena notare.

Chi è passato da Juraj Valčuha ed Ettore Pagano all'Auditorium Parco della Musica — 17, 18 e 19 dicembre 2026

Dalla Sala Santa Cecilia sono passati i direttori musicali dell'Accademia, da Myung-Whun Chung, che la inaugurò, ad Antonio Pappano e a Daniel Harding, e solisti come Evgeny Kissin, ospite dell'Accademia dal 1991. Nei primi mesi Wolfgang Sawallisch ne criticò palcoscenico e acustica, e la sala fu corretta. Goffredo Petrassi, presente all'apertura della Sala Sinopoli, e Luciano Berio, che dà il nome alla cavea, appartengono alla sua storia fondativa.

Nella stagione 2026/2027 passano da questo palco Kirill Petrenko, Daniel Harding con il Siegfried di Wagner, e, a una settimana di distanza, Enrico Onofri con l'Oratorio di Natale.

A dicembre tocca a due musicisti che rappresentano generazioni diverse: Juraj Valčuha, formato fra Bratislava, San Pietroburgo e Parigi, con alle spalle anni di lavoro a Torino e a Napoli; ed Ettore Pagano, che porta a casa, nella sua città, il Queen Elisabeth e un violoncello appartenuto a Pablo Casals.

Accessibilità e ragazzi

Per le persone con disabilità deambulanti titolari della Disability Card l'Accademia prevede il 15% di riduzione su due biglietti, da acquistare al botteghino; chi usa la carrozzina entra con 10 euro e chi la assiste gratis, fino a esaurimento dei posti.

Quando prenotare

Per le persone non deambulanti la prenotazione è obbligatoria, da 15 giorni prima del concerto al giorno precedente, allo 06 8082058 o a biglietteria@santacecilia.it: per il 17 dicembre si comincia il 2 dicembre.

Il percorso in sala

La sala poggia su un piano rialzato, perché sotto c'è la villa romana, e le gallerie hanno due soli ascensori. Un'ora di anticipo evita le code; il Servizio Cortesia dell'Accademia è presente da un'ora prima dell'inizio nei giorni di concerto in abbonamento.

Per i ragazzi

Per un ragazzo che studia uno strumento, sentire dal vivo un solista di 23 anni fresco vincitore del Queen Elisabeth è un'esperienza formativa rara, e il biglietto a 3 euro per i minori di 14 anni la rende accessibile. La suite di Vertigo, con il suo legame al cinema, è un'ottima porta d'ingresso.

Intorno all'Auditorium

L'Auditorium occupa un'area di circa 55.000 metri quadrati fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico, il viadotto di corso di Francia e viale Maresciallo Pilsudski, uno dei quadranti della Roma del Novecento.

Arte contemporanea

Verso via Guido Reni, a pochi minuti, c'è il MAXXI di Zaha Hadid, che con l'Auditorium compone la coppia di architetture contemporanee più importanti della città: il sabato pomeriggio si può abbinare una mostra al concerto delle 18.

Il fiume e Ponte Milvio

Poco lontano il Ponte della Musica scavalca il Tevere verso il Foro Italico, e più a nord Ponte Milvio è il punto d'incontro serale di Roma nord.

Mangiare prima o dopo il concerto

Dentro l'Auditorium ci sono bar e caffetteria nel foyer e un bar ristorante raggiungibile anche dalla strada: per il concerto del giovedì è la soluzione più sicura.

Nel quartiere

Fra Villaggio Olimpico, via Flaminia e piazza Mancini si trovano pizzerie, trattorie e bar di quartiere. La settimana prima di Natale è quella delle cene di fine anno: prenotare è indispensabile.

Dopo il sabato

Dopo la replica del sabato, Ponte Milvio offre la scelta più ampia di locali aperti fino a tardi; verso piazzale Flaminio e il centro storico l'offerta è quella, più cara, del Tridente.

Una settimana prima di Natale

Il concerto cade nella settimana in cui Roma entra davvero nelle feste. Che cosa offre la città in questo periodo è raccolto nella scheda su Natale a Roma; per chi resta in zona Auditorium, dal 26 al 30 dicembre c'è anche Max Gazzè in concerto.

Il clima

Le sere di dicembre sono fredde e spesso umide, e fra gli ingressi dell'Auditorium si cammina all'aperto: un cappotto da lasciare al guardaroba e un ombrello pieghevole sono utili.

Domande frequenti su Valčuha e Pagano a Santa Cecilia

Quando suona Ettore Pagano a Santa Cecilia?

Ettore Pagano suona con l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia diretta da Juraj Valčuha giovedì 17 dicembre 2026 alle 19:30, venerdì 18 alle 20:00 e sabato 19 alle 18:00, all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30.

Cosa si ascolta al concerto di Valčuha e Pagano?

Il concerto di Valčuha e Pagano comprende la suite da Vertigo di Bernard Herrmann, il Concerto per violoncello in si minore op. 104 di Dvořák, con Pagano solista, e le Danze sinfoniche op. 45 di Rachmaninoff, l'ultima grande composizione orchestrale del musicista russo.

Quanto costano i biglietti?

I biglietti per Valčuha e Pagano a Santa Cecilia costano da 23 a 54 euro secondo il settore. Gli under 26 hanno uno sconto del 30% e i minori di 14 anni con un adulto pagano 3 euro, ai botteghini e fino a esaurimento dei posti in promozione.

Chi è Ettore Pagano?

Ettore Pagano è un violoncellista romano di 23 anni che il 30 maggio 2026 ha vinto il primo premio al Queen Elisabeth Competition di Bruxelles, primo italiano a imporsi nel concorso secondo l'Accademia. Per quattro anni suonerà un violoncello Goffriller appartenuto a Pablo Casals.

Chi è Juraj Valčuha?

Juraj Valčuha, direttore del concerto di dicembre a Santa Cecilia, è nato a Bratislava nel 1976. È stato direttore principale dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dal 2009 al 2016 e direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli dal 2016 al 2022.

Come si arriva all'Auditorium Parco della Musica?

All'Auditorium Parco della Musica si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2, fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, oppure con gli autobus 910 da Termini, 53, 982 e 168. Davanti all'ingresso viale Pietro de Coubertin è chiuso alle auto.

Si può entrare a concerto iniziato?

Ai concerti dell'Accademia di Santa Cecilia le porte si chiudono all'orario d'inizio: chi arriva tardi al concerto di Valčuha e Pagano non entra in sala e può seguirlo nelle salette d'ascolto, fino a esaurimento dei posti. Conviene arrivare quaranta minuti prima.

Il consiglio finale su Valčuha e Pagano a Santa Cecilia

Un violoncellista romano che torna a casa con il Queen Elisabeth, un direttore che conosce l'Italia da Torino a Napoli, un programma che va dalla spirale di Vertigo all'Alleluia delle Danze sinfoniche. A nostro giudizio è il concerto dell'Accademia da non lasciarsi sfuggire prima di Natale. Conviene ascoltare prima il finale del Concerto di Dvořák, rivedere il film di Hitchcock, scegliere un posto centrale oltre la decima fila e arrivare con largo anticipo.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento17 Dicembre 2026 19:30 — 19 Dicembre 2026
IndirizzoAuditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma Flaminio, Roma, Roma Città