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What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus al Teatro Argentina — 8 e 9 ottobre 2026

Evento concluso · si è chiuso il 9 Ottobre 2026. Guarda gli eventi in programma a Roma →

In breve. What the Body Does Not Remember, lo spettacolo con cui Wim Vandekeybus e la sua compagnia Ultima Vez debuttarono nel 1987, torna in scena al Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, giovedì 8 e venerdì 9 ottobre 2026 alle 20, in…

What the Body Does Not Remember, lo spettacolo con cui Wim Vandekeybus e la sua compagnia Ultima Vez debuttarono nel 1987, torna in scena al Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, giovedì 8 e venerdì 9 ottobre 2026 alle 20, in prima nazionale nella nuova versione del 2026, dentro il programma del Romaeuropa Festival. Lo spettacolo dura 80 minuti ed è realizzato in collaborazione con il Teatro di Roma, con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels. Al teatro si arriva con il tram 8, che ferma a Torre Argentina a pochi passi dall'ingresso, oppure con le numerose linee di autobus che attraversano il largo e corso Vittorio Emanuele II; il teatro è dentro la ZTL del centro storico e non ha parcheggio. I biglietti vanno da 25 a 40 euro secondo il settore, come indicato sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, dove si acquistano per ciascuna delle due sere; il box office del festival risponde al numero 06 4555 3050.

What the Body Does Not Remember al Teatro Argentina: date, orari e biglietti

Le recite sono due: giovedì 8 ottobre e venerdì 9 ottobre 2026, entrambe alle 20, al Teatro Argentina. È una prima nazionale, cioè la prima volta in Italia per l'edizione 2026 dello spettacolo.

Durata

Lo spettacolo dura 80 minuti. Con l'inizio alle 20, l'uscita è intorno alle 21.20: resta tutto il tempo per cenare dopo, nel centro storico, senza la corsa alle cucine che chiudono.

Prezzi

Il sito del Romaeuropa Festival indica biglietti da 25 a 40 euro. Lo spettacolo rientra anche nelle formule passepartout del festival, che permettono di comporre un piccolo abbonamento con più titoli: le condizioni sono sul sito ufficiale.

Dove si comprano

I biglietti si acquistano sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, con un acquisto separato per la recita dell'8 e per quella del 9 ottobre. Il box office telefonico risponde allo 06 4555 3050, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18; è attivo anche un contatto WhatsApp indicato sul sito.

Chi produce la serata

La serata è inserita nel Romaeuropa Festival 2026, in corealizzazione con il Teatro di Roma Teatro Nazionale e con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, il programma della maison dedicato alla danza. Per il quadro completo del festival c'è la scheda Romaeuropa Festival 2026.

What the Body Does Not Remember: lo spettacolo che ha cambiato la danza europea

What the Body Does Not Remember debuttò nel giugno 1987 alla Toneelschuur di Haarlem, nei Paesi Bassi, ed è il primo spettacolo di Wim Vandekeybus con Ultima Vez. Nel 1988 vinse a New York un Bessie Award, il premio newyorkese dedicato alla danza e alla performance.

Rischio, velocità, collisione

La presentazione del Romaeuropa Festival descrive il lavoro come una frattura nella storia della danza contemporanea europea: una scrittura fisica estrema, costruita su rischio, velocità, collisione e istinto, in cui il corpo è spinto di continuo verso una soglia di pericolo reale. Chi lo vede per la prima volta capisce subito che cosa significa: i danzatori si lanciano, si afferrano al volo, si sfiorano a una distanza che a teatro di solito non si osa.

Il lessico di Vandekeybus

È in questo spettacolo che si definisce il vocabolario del coreografo: tensione, riflesso, attrito, imprevedibilità, in un equilibrio instabile fra attrazione e repulsione. Il titolo stesso è una dichiarazione di poetica. Il corpo reagisce prima che la mente abbia il tempo di pensare, e quello che fa in quell'istante non lo ricorda: lo ha fatto e basta.

Uomini e donne

Già negli spettacoli degli esordi, osserva la voce enciclopedica dedicata a Vandekeybus, si intravede una traccia narrativa, per esempio nell'opposizione fra uomini e donne. In What the Body Does Not Remember la tensione fra i due gruppi è una delle forze che muovono la scena: sfida, seduzione, aggressione, gioco.

La musica di Thierry De Mey e Peter Vermeersch

La musica originale, che guida i danzatori con un ritmo serrato, è di Thierry De Mey e Peter Vermeersch. È una partitura che non accompagna la danza: la spinge. Nella ripresa del 2013 fu eseguita dal vivo dall'ensemble belga Ictus, diretto da Georges-Elie Octors, con una sezione concepita da De Mey per musica da tavolo.

La nuova edizione 2026: diciassette minuti di musica in più

A quasi quarant'anni dal debutto, l'edizione 2026 amplia la struttura originale con 17 minuti di nuova musica di Thierry De Mey e con una scena inedita. Il Romaeuropa Festival la presenta come una rilettura che rilancia la radicalità dello spettacolo, non come una semplice ripresa storica.

Dopo la ripresa del 2013

Lo spettacolo era già tornato in tournée nel 2013, con una nuova compagnia di danzatori e con la coproduzione del KVS, il teatro reale fiammingo di Bruxelles, e il sostegno di Charleroi Danses. Il sito di Ultima Vez documenta le riprese 2013 2015 e la versione con musica dal vivo di Ictus del 2013 2014: la direzione delle prove era affidata a Eduardo Torroja, i costumi a Isabelle Lhoas, il disegno luci a Francis Gahide.

Perché rivederlo oggi

Riproporre uno spettacolo di esordio è sempre un rischio: si può finire a restaurare un pezzo da museo. La scelta di aggiungere musica e una scena nuova dice che per Vandekeybus il lavoro è ancora vivo. È la differenza fra un repertorio conservato e un repertorio abitato.

Una generazione nuova di danzatori

I danzatori di oggi non erano nati quando lo spettacolo debuttò. Portano sulla scena una formazione diversa, corpi allenati a linguaggi che nel 1987 non esistevano. La compagnia che andrà in scena a Roma non è pubblicata nella pagina del festival: il sito di Ultima Vez riporta gli interpreti delle riprese precedenti. È il senso della ripresa: la struttura è quella, i corpi cambiano, e il rischio si rinnova ogni volta.

Chi è Wim Vandekeybus: biografia del coreografo

Wim Vandekeybus è nato a Herenthout, in Belgio, il 30 giugno 1963. Coreografo, regista e fotografo, ha firmato più di trenta produzioni internazionali di danza e teatro e quasi altrettanti film e video. La sua compagnia, Ultima Vez, ha sede a Molenbeek Saint Jean, a Bruxelles.

Dalla psicologia al teatro

Dopo il liceo Vandekeybus studiò per un breve periodo psicologia alla KU Leuven, l'università cattolica di Lovanio. Presto cambiò strada: un laboratorio con Paul Peyskens lo mise in contatto con il teatro, poi seguirono corsi di danza, dal tango alla danza contemporanea, e un interesse costante per il cinema e la fotografia. La psicologia non se ne è mai andata del tutto dal suo lavoro: il modo in cui le persone reagiscono in situazioni sconosciute o marginali è uno dei temi che lo affascinano da sempre.

Il re nudo di Jan Fabre

Nel 1985 superò l'audizione per The Power of Theatrical Madness di Jan Fabre, e per due anni girò il mondo come uno dei due re nudi dello spettacolo. È un apprendistato che spiega molto: Fabre era allora uno degli artisti più radicali della scena fiamminga, e il suo teatro metteva il corpo degli interpreti alla prova fino all'estremo.

Madrid e la nascita di Ultima Vez

Nel 1986 Vandekeybus si ritirò per alcuni mesi a Madrid con un gruppo di giovani danzatori alle prime armi per lavorare al primo spettacolo e fondare la compagnia. Il nome, Ultima Vez, è spagnolo e significa l'ultima volta: un nome da compagnia che ogni sera danza come se fosse l'ultima.

Il primo Bessie Award

What the Body Does Not Remember debuttò nel giugno 1987 ad Haarlem e nel 1988 vinse il Bessie Award a New York. Per un coreografo di ventiquattro anni al primo lavoro era un riconoscimento eccezionale, e aprì alla compagnia i teatri di mezzo mondo.

Wim Vandekeybus e Ultima Vez: la carriera

Insieme a Jan Fabre, Alain Platel e Anne Teresa De Keersmaeker, Wim Vandekeybus è considerato uno dei protagonisti della Vlaamse Golf, la nuova ondata fiamminga che negli anni Ottanta cambiò la danza contemporanea europea.

Angers e il secondo Bessie

Nel 1989 una residenza al Centre National de Danse Contemporaine di Angers produsse Les porteuses de mauvaises nouvelles, che valse a Vandekeybus un secondo Bessie Award. Due premi newyorkesi nei primi due spettacoli: pochi coreografi europei possono vantare un inizio simile.

Gli anni Novanta

Seguirono The Weight of a Hand nel 1990, Immer das Selbe gelogen nel 1991, Her Body Doesn't Fit Her Soul nel 1993, Mountains Made of Barking nel 1994, Alle Grössen decken sich zu nel 1995, Bereft of a Blissful Union nel 1996, 7 for a Secret never to be told nel 1997, The Day of Heaven and Hell nel 1998, In Spite of Wishing and Wanting nel 1999. Sono titoli lunghi e spesso poetici, che dicono già molto del gusto del coreografo per l'ambiguità.

Dal Duemila a oggi

Nel nuovo secolo il lavoro si è allargato: Scratching the Inner Fields nel 2001, Blush nel 2002, Sonic Boom nel 2003, Puur nel 2005, Spiegel nel 2007, nieuwZwart nel 2009, Monkey Sandwich nel 2010, Oedipus / bêt noir e Radical Wrong nel 2011, booty Looting nel 2012, Talk to the Demon nel 2014, Speak low if you speak love nel 2015, Mockumentary of a Contemporary Saviour nel 2017, TrapTown nel 2018, Die Bakchen e TRACES nel 2019. Accanto ai grandi spettacoli ci sono lavori per ragazzi, come Rent a kid, no bullshit! e MENSKE, e progetti con interpreti non professionisti.

Il cinema

Vandekeybus ha girato fin dagli inizi. La sua filmografia comprende Roseland del 1990, La Mentira del 1992, Elba and Federico del 1993, Mountains Made of Barking del 1994, The Last Words del 1999, Silver del 2001, Here After del 2007, Monkey Sandwich del 2011 e Galloping Mind del 2015. Molti film nascono dagli spettacoli e ne diventano un'estensione.

I premi

Oltre ai due Bessie Award, Vandekeybus ha ricevuto nel 2007 a Los Angeles il Choreography Media Honor della Directors Guild of America, nel 2012 il premio Keizer Karel e nel 2013 l'Evens Arts Prize, assegnato a lui e alla compagnia Ultima Vez.

Il metodo

La costante del suo lavoro, secondo la voce enciclopedica che lo riguarda, è la ricerca del nuovo senza abbandonare il linguaggio del movimento. Gli elementi chiave restano tensione e conflitto, la dicotomia fra corpo e mente, rischio e impulso, fisicità, passione, intuizione e istinto. Vandekeybus lavora spesso con artisti di altre discipline, con non artisti, con interpreti di tutte le età e provenienze.

Il Romaeuropa Festival e la danza al Teatro Argentina

Il Romaeuropa Festival è il principale festival romano di arti performative contemporanee, attivo dal 1986, e ogni autunno porta a Roma teatro, danza e musica da tutto il mondo. Il Teatro Argentina è uno dei suoi luoghi abituali per la danza.

Un autunno di danza all'Argentina

Nella stessa stagione, pochi giorni prima di Vandekeybus, l'Argentina ospita la nuova creazione di (LA)HORDE con il Ballet national de Marseille, raccontata nella scheda Après moi, le déluge al Teatro Argentina. Chi ha la possibilità può vedere entrambe: due generazioni della danza europea a una settimana di distanza.

Dopo il festival

Terminato il festival, l'Argentina riprende la stagione di prosa del Teatro di Roma, che a novembre porta in scena Otello diretto da Luca De Fusco.

Una curiosità su What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus al Teatro Argentina — 8 e 9 ottobre 2026

La curiosità più bella riguarda l'apprendistato di Vandekeybus. Prima di fondare Ultima Vez, il futuro coreografo passò due anni in tournée con Jan Fabre, nello spettacolo The Power of Theatrical Madness, in un ruolo tutt'altro che comodo: era uno dei due re nudi. Fabre metteva gli interpreti di fronte ai limiti del corpo e della resistenza, e chi aveva lavorato con lui usciva cambiato. Vandekeybus aveva poco più di vent'anni e alle spalle solo qualche corso di danza e un semestre di psicologia.

Da quell'esperienza nacque l'idea di What the Body Does Not Remember. Il coreografo non partiva dalla tecnica accademica, che non aveva, ma dal corpo che reagisce: al pericolo, alla sorpresa, all'altro. Portò a Madrid un gruppo di danzatori quasi esordienti come lui, lavorò per mesi e ne uscì con uno spettacolo che l'anno dopo vinceva a New York. C'è una lezione in questa storia, ed è una lezione che il pubblico dell'Argentina vedrà in scena: la mancanza di una formazione ortodossa, per un certo tipo di artista, può diventare un vantaggio. Vandekeybus inventò un linguaggio perché non ne possedeva uno già pronto.

Il Teatro Argentina: la sala

Il Teatro Argentina ha 720 posti, 354 in platea e 366 in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con il soffitto verde decorato e un grande lampadario a sedici bracci.

Il nome

Il nome non ha niente a che fare con il paese sudamericano. Deriva dalla torre del palazzo di Johannes Burckardt, il Burcardo, cerimoniere pontificio originario di Strasburgo, costruito fra il 1491 e il 1500. Strasburgo in latino era Argentoratum, e il Burcardo si firmava episcopus argentinensis: da qui il nome della torre, del largo e del teatro. Il palazzo del Burcardo è ancora in via del Sudario, accanto al teatro.

Gli Sforza Cesarini e Theodoli

Il teatro fu voluto dalla famiglia Sforza Cesarini, che nel 1730 aprì il cantiere. La sala fu disegnata dal marchese e architetto Gerolamo Theodoli a ferro di cavallo, forma scelta per ottenere la migliore acustica e la migliore visibilità. In origine era quasi tutta in legno. La facciata neoclassica arrivò nel 1826, su progetto di Pietro Holl, con la dedica alle arti di Melpomene, Euterpe e Tersicore: la tragedia, la poesia lirica e la danza. Per uno spettacolo di danza è una dedica che calza.

Il restauro di Portoghesi

Nel 1993 Paolo Portoghesi restaurò il teatro rispettandone la struttura originale e riportò il rosso dei rivestimenti al posto del giallo oro introdotto nel 1970. È grazie a quel lavoro che la sala ha oggi il suo aspetto settecentesco.

La danza in una sala all'italiana

Vedere danza contemporanea in una sala a ferro di cavallo non è come vederla in una scatola nera. Dai palchi laterali la visione è di sbieco, e in uno spettacolo costruito su traiettorie, lanci e cadute questo conta. Chi può scelga la platea o i palchi centrali.

Una cosa che non ti dice nessuno su What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus al Teatro Argentina — 8 e 9 ottobre 2026

Quello che nessuno dice è che What the Body Does Not Remember si sente, prima ancora di vederlo. Lo spettacolo è costruito su impatti: corpi che cadono sul palco, piedi che battono, oggetti lanciati, respiri. In una sala all'italiana di legno come l'Argentina, questi suoni arrivano fino ai palchi alti con una presenza fisica che in un auditorium moderno si perde. Chi siede nelle prime file di platea sentirà il palcoscenico vibrare. Non è un dettaglio: è una parte della drammaturgia, e l'acustica per cui Theodoli scelse il ferro di cavallo lavora qui a favore di un linguaggio che il Settecento non avrebbe potuto immaginare.

Il secondo punto è logistico. Il Teatro Argentina sorge sopra una parte del complesso del Teatro di Pompeo, a pochi metri dalla Curia in cui fu ucciso Giulio Cesare, ed è dentro la ZTL del centro storico. Chi arriva in auto dalla periferia rischia la multa se non conosce gli orari della fascia a traffico limitato, e il teatro non ha parcheggio. Con l'inizio alle 20, la soluzione migliore è il tram 8, che ferma davanti all'area sacra.

Terzo: con 80 minuti senza intervallo annunciato, conviene arrivare con un po' di anticipo e presentarsi in sala senza fretta. Un ingresso a spettacolo cominciato, in un lavoro di questa intensità, disturba più del solito.

Come arrivare al Teatro Argentina

Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra, nel centro storico di Roma. Il mezzo più comodo è il tram 8, con fermata a Torre Argentina.

In tram

Il tram 8 ferma a Torre Argentina, a pochi passi dall'ingresso. Per chi arriva da Trastevere o da Monteverde è la soluzione più comoda, anche per il ritorno dopo lo spettacolo.

In metropolitana

Nessuna stazione della metropolitana è a ridosso del teatro. Le più vicine sono Colosseo e Circo Massimo sulla linea B, da cui si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie. Da piazza Venezia a Largo Argentina si cammina pochi minuti lungo via delle Botteghe Oscure.

In autobus

Il largo e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da molte linee di superficie che collegano la stazione Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Linee e orari serali si controllano sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano.

In auto

Il teatro non ha parcheggio ed è dentro la ZTL del centro storico. Chi arriva in auto lasci la macchina in un parcheggio esterno alla fascia a traffico limitato e completi il tragitto con i mezzi o a piedi. Per chi ha difficoltà di movimento il taxi resta la scelta più semplice.

A piedi

Dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto il teatro si raggiunge in pochi minuti. È uno dei rari teatri di Roma in cui arrivare a piedi è la scelta migliore.

Il consiglio che ti do per visitare What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus al Teatro Argentina — 8 e 9 ottobre 2026

Il consiglio è di comprare un posto in platea, nelle file centrali, oppure in un palco di primo ordine al centro. What the Body Does Not Remember è costruito su linee che attraversano il palco da un lato all'altro, su lanci e cadute che si capiscono solo guardando la scena intera e frontale. Dai palchi laterali più alti, bellissimi per l'opera, si perde una parte delle traiettorie; per la danza di Vandekeybus il risparmio non vale la visione dimezzata.

Il secondo consiglio riguarda la preparazione. Non serve sapere niente di danza contemporanea per godersi lo spettacolo: è uno dei lavori più immediati del repertorio europeo, e parla al corpo prima che alla testa. Serve invece sapere che cosa si guarda. Uno spettacolo del 1987, nato da un ventiquattrenne senza formazione accademica, che vinse a New York e cambiò il modo di intendere la danza in Europa, ripreso quasi quarant'anni dopo con musica nuova. Con questo in mente, ogni lancio acquista un peso storico.

Terzo: se avete una sola sera libera, scegliete giovedì 8, la prima. Le prime romane del Romaeuropa hanno un pubblico particolare, fatto di addetti ai lavori, danzatori e appassionati: l'atmosfera in sala fa parte dello spettacolo. Se invece volete una serata più distesa, il venerdì va benissimo, e dopo il teatro il centro storico è più vivo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che negli anni Ottanta il Belgio fiammingo diventò il centro della danza contemporanea europea. Si cita sempre Anne Teresa De Keersmaeker, con la sua compagnia Rosas; si citano Jan Fabre e Alain Platel. Meno spesso si ricorda che uno dei quattro nomi della Vlaamse Golf, la nuova ondata fiamminga, è quello di Wim Vandekeybus, e che il suo primo spettacolo, a un anno dal debutto, aveva già in tasca un premio newyorkese. Il Bessie Award del 1988 portò il nome di un coreografo fiammingo di venticinque anni nelle cronache della danza americana.

È un fatto che aiuta a guardare lo spettacolo dell'Argentina con altri occhi. What the Body Does Not Remember non è un pezzo della storia della danza di cui si parla nei manuali: è uno dei documenti fondativi di quella storia. I coreografi europei della generazione successiva, dai belgi ai francesi, hanno imparato da qui che il rischio fisico poteva essere una forma di scrittura. Chi ha visto negli ultimi anni compagnie giovani lavorare su velocità, impatti e corpi lanciati nello spazio, ha visto nipoti di questo spettacolo. Vederlo nell'originale, anche se ampliato, è come leggere il primo libro di un autore di cui si conoscono solo gli imitatori.

Accessibilità al Teatro Argentina

Il Teatro Argentina è accessibile al pubblico con disabilità: l'edificio storico non consente di eliminare del tutto le barriere, ma è dotato di ascensori e di servizi che facilitano l'accesso.

Posti riservati

Il Teatro di Roma riserva alcuni posti in platea alle persone con disabilità, con l'accompagnatore in una poltrona vicina. Per le serate del Romaeuropa Festival conviene chiedere la disponibilità al box office del festival al momento dell'acquisto.

Con i ragazzi

Lo spettacolo non ha parole e dura 80 minuti: per un adolescente che fa sport o danza può essere una rivelazione, perché mostra il corpo come linguaggio e non come esercizio. Per i bambini piccoli l'intensità e i suoni forti possono risultare eccessivi. Il Romaeuropa ha una sezione Kids con proposte pensate per loro.

La foto giusta da fare a What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus al Teatro Argentina — 8 e 9 ottobre 2026

La foto giusta si fa dalla platea, prima che si spengano le luci, con l'obiettivo rivolto verso l'alto: sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde, il lampadario a candelabro. È l'inquadratura che racconta l'Argentina meglio di qualsiasi descrizione, e funziona anche con il telefono se si tiene la sala intera nel fotogramma. Il momento migliore è quando il pubblico sta ancora entrando e le luci sono piene.

Durante lo spettacolo il telefono va spento, e per la danza vale doppio. Una luce accesa in platea distrae i danzatori in un lavoro in cui ogni gesto dipende dalla concentrazione reciproca, e in What the Body Does Not Remember la distrazione non è una questione di galateo ma di sicurezza.

La seconda foto si fa all'uscita, verso le 21.20, dall'altra parte del largo: la facciata neoclassica con la dedica alle muse, e in primo piano le colonne dell'area sacra di Largo Argentina illuminate. Il teatro del Settecento, la città dell'Ottocento, i templi repubblicani sotto: tutta la storia del luogo in un'immagine. Chi guarda bene fra le rovine vedrà anche qualche gatto del santuario dei gatti di Largo Argentina.

Intorno al Teatro Argentina: prima e dopo lo spettacolo

Il Teatro Argentina si trova nel punto in cui si incontrano il Campo Marzio, il Ghetto e l'asse di corso Vittorio Emanuele II. Con uno spettacolo che finisce presto, la serata può continuare a piedi.

L'area sacra

Davanti al teatro si apre l'area sacra, con i resti di quattro templi di età repubblicana. Si vede dall'alto, dalla strada, e di sera è illuminata.

Il Ghetto e il Portico d'Ottavia

A pochi minuti verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico di Roma, con il Portico d'Ottavia e le strade della cucina giudaico romanesca.

Piazza Venezia

Verso est, lungo via delle Botteghe Oscure, si arriva a piazza Venezia, snodo dei mezzi pubblici per il rientro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice di Domenico Sarro, e nel Settecento i viaggiatori stranieri lo consideravano il più importante dei teatri romani. La sua storia si intreccia con quella della musica italiana e con quella politica della città.

Il 20 febbraio 1816 vi andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con Manuel García. Fu un fiasco: in platea sedevano molti ammiratori del Barbiere di Giovanni Paisiello, che fischiarono per protesta. Dalla seconda sera l'opera cominciò a trionfare. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima assoluta di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti, e nel 1827 un concerto di Niccolò Paganini.

Giuseppe Verdi vi presentò I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. Quest'ultima fu molto più di una serata d'opera: secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in quell'occasione i romani avviarono le manifestazioni contro il governo pontificio che portarono alla Repubblica Romana. Dopo il 1870, con Roma capitale, l'apertura di corso Vittorio Emanuele II mise il teatro al centro della nuova città, e l'edificio passò al Comune. Nel Novecento l'Argentina è diventato la casa del Teatro di Roma, che nel 2022 si è trasformato in fondazione. E da decenni, ogni autunno, è uno dei palcoscenici del Romaeuropa Festival: la danza contemporanea è entrata così nella stessa sala che fischiò Rossini.

Chi è passato da What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus al Teatro Argentina — 8 e 9 ottobre 2026

Dal palcoscenico del Teatro Argentina sono passati alcuni dei nomi più grandi della musica e del teatro italiano. Gioachino Rossini vi presentò il Barbiere di Siviglia nel 1816; Gaetano Donizetti vi fece debuttare Zoraida di Granata nel 1822, con Domenico Donzelli e Luigia Boccabadati; Giuseppe Verdi vi portò I due Foscari e La battaglia di Legnano; Niccolò Paganini vi suonò nel 1827. Sulla scena dell'Argentina, ricorda il Teatro di Roma, sono passate le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello.

Poi ci sono i direttori che hanno guidato la casa e che hanno portato qui una parte decisiva della scena italiana: Vito Pandolfi dal 1964, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi dal 1994 al 1999, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco.

A questa storia si aggiungono ora Wim Vandekeybus e i danzatori di Ultima Vez, con la musica di Thierry De Mey e Peter Vermeersch. È un incontro che ha un certo significato: il teatro nato per l'opera e per la parola accoglie uno spettacolo senza parole, fondato soltanto sul corpo. Negli ultimi decenni l'Argentina ha imparato a ospitare la danza contemporanea internazionale grazie al Romaeuropa Festival, e il nome di Vandekeybus, uno dei padri della Vlaamse Golf, entra in un elenco che comincia con Rossini.

Come organizzare la serata di What the Body Does Not Remember

Con l'inizio alle 20 e 80 minuti di durata, la serata si organizza con la cena dopo lo spettacolo, nel centro storico, a piedi.

Dove mangiare

Intorno all'Argentina c'è ogni tipologia: trattorie romane verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, pizzerie e forni lungo corso Vittorio Emanuele II per un boccone prima di entrare, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo teatro. Uscendo verso le 21.20 si trova posto senza difficoltà, ma il venerdì conviene prenotare.

L'abbigliamento

All'Argentina non esiste un dress code. A inizio ottobre le sere sono in genere miti, ma una giacca leggera per il ritorno è utile, e la pioggia di ottobre a Roma sa essere improvvisa.

Ottobre a Roma

La prima metà di ottobre è uno dei periodi migliori per Roma: il caldo è passato, la luce è morbida, i turisti sono meno numerosi che in estate. È anche il mese in cui la città riapre le stagioni teatrali e il Romaeuropa Festival concentra i suoi titoli di danza più importanti.

Domande frequenti su What the Body Does Not Remember al Teatro Argentina

Quando va in scena What the Body Does Not Remember a Roma?

What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus e Ultima Vez va in scena al Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, giovedì 8 e venerdì 9 ottobre 2026 alle 20. È una prima nazionale del Romaeuropa Festival 2026 e dura 80 minuti.

Quanto costano i biglietti?

I biglietti per What the Body Does Not Remember al Teatro Argentina costano da 25 a 40 euro secondo il settore, come indicato sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival. Lo spettacolo è compreso anche nelle formule passepartout del festival.

Chi è Wim Vandekeybus?

Wim Vandekeybus è un coreografo, regista e fotografo belga nato a Herenthout nel 1963, fondatore della compagnia Ultima Vez con sede a Bruxelles. È uno dei protagonisti della nuova ondata fiamminga degli anni Ottanta, con due Bessie Award e più di trenta produzioni.

Che cosa cambia nella versione 2026?

La versione 2026 di What the Body Does Not Remember amplia lo spettacolo del 1987 con 17 minuti di nuova musica di Thierry De Mey e una scena inedita. Il Romaeuropa Festival la presenta come una rilettura dopo la prima ripresa in tournée del 2013.

Come si arriva al Teatro Argentina?

Il Teatro Argentina si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, o con le linee di autobus di corso Vittorio Emanuele II. Il teatro è dentro la ZTL del centro storico e non ha parcheggio; dal Pantheon e da piazza Navona si arriva a piedi in pochi minuti.

Lo spettacolo è adatto ai ragazzi?

What the Body Does Not Remember è uno spettacolo di danza senza parole, intenso e ritmato, di 80 minuti. Per un adolescente appassionato di sport o di danza può essere un'ottima introduzione alla danza contemporanea; per i bambini piccoli i suoni forti e l'intensità possono risultare eccessivi.

Dove si comprano i biglietti?

I biglietti per What the Body Does Not Remember si comprano sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, separatamente per l'8 e il 9 ottobre. Il box office del festival risponde allo 06 4555 3050 il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

Il consiglio finale

Di spettacoli che hanno cambiato davvero un linguaggio se ne vedono pochi in una vita. Questo è uno di quelli. Prendete un posto centrale, arrivate presto, spegnete il telefono e lasciate che il corpo dei danzatori faccia il resto. Poi uscite sul largo, guardate le rovine illuminate e ricordatevi che nella stessa sala, due secoli fa, fischiavano Rossini.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento8 Ottobre 2026 20:00 — 9 Ottobre 2026
IndirizzoTeatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma Centro storico, Roma, Roma Città

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