AccediIl mio viaggio

Artena (RM)

In breve. Artena occupa il versante nord dei Monti Lepini a una trentina di chilometri da Roma, con il municipio in piazza della Vittoria e il centro abitato disteso fra i 420 metri di quota media e i 621 del punto più alto del territorio comunale.

Artena occupa il versante nord dei Monti Lepini a una trentina di chilometri da Roma, con il municipio in piazza della Vittoria e il centro abitato disteso fra i 420 metri di quota media e i 621 del punto più alto del territorio comunale. Ci si arriva dalla A1 uscendo a Valmontone e proseguendo per una decina di chilometri su strada provinciale, oppure dalla Casilina imboccando le rampe che salgono verso Colleferro; da Roma, in auto, si mettono in conto poco meno di un'ora quando il Grande Raccordo Anulare collabora. Il museo civico archeologico Roger Lambrechts, che è il monumento visitabile più importante del paese, occupa il Granaio Borghese in via Fleming, 00031 Artena, e risponde ai numeri 06 95191077 e 06 95191065: l'ingresso al museo comunale non prevede biglietteria strutturata, ma orari e aperture vanno confermati per telefono prima di partire, perché la gestione è affidata al Gruppo Archeologico locale e i turni di apertura possono cambiare. L'area archeologica del Piano della Civita si raggiunge da via Piano della Civita, circa un chilometro sopra l'abitato. Il dato pratico che conta più di tutti gli altri: la parte alta di Artena non si percorre in automobile, e chi arriva deve lasciare la vettura nei parcheggi del borgo basso e salire a piedi.

Il territorio comunale confina a sud con Cori e Rocca Massima, a est con Colleferro e Segni, a ovest con Lariano e Rocca di Papa, a nord con Rocca Priora, Palestrina e Valmontone. La frazione principale è Macere; l'abitato sparso comprende contrade come Colubro. Artena conta circa tredicimila seicento abitanti e appartiene alla Citta metropolitana di Roma Capitale, ma il suo paesaggio, la sua cucina e la sua storia appartengono ai Monti Lepini: chi la visita pensando a un sobborgo romano sbaglia inquadratura.

Artena (RM)
Artena (RM)

Come arrivare ad Artena (RM) e dove lasciare l'auto

Il modo più comodo per raggiungere Artena resta l'automobile. Dall'A1 Roma-Napoli si esce a Valmontone e si segue la provinciale verso sud-ovest; dalla via Casilina si sale da Colleferro; da Velletri e dai Castelli si arriva per la strada che scavalca la sella del Colubro, e quella è la via panoramica, quella che regala la prima veduta del paese arroccato come una piramide di case. Chi viaggia con i mezzi pubblici deve mettere in conto un cambio: le autolinee regionali collegano Artena alle stazioni ferroviarie della linea Roma-Cassino, e la stazione di riferimento è quella di Colleferro-Segni-Paliano, servita dai regionali che partono da Roma Termini. Gli orari degli autobus extraurbani cambiano di stagione e nei giorni festivi si diradano parecchio: chi non ha l'auto faccia il conto del ritorno prima di partire, perché l'ultima corsa utile del pomeriggio arriva presto.

Una volta arrivati, la geografia del posto impone una scelta immediata. Artena è divisa in due: il borgo basso, moderno, dove passano le automobili, e il borgo alto, medievale, dove le automobili non passano. I parcheggi si trovano lungo la circonvallazione e nelle piazze del borgo basso, e da li si sale. Non è una scampagnata: il dislivello complessivo fra la parte bassa e la Rocca sulla sommità sfiora i 150 metri, tutti superati a gradini. A nostro giudizio il parcheggio migliore è quello più basso e non quello più vicino possibile all'arco: si sale con le gambe fresche e si scende con le gambe stanche, che è l'ordine giusto delle cose.

Il centro storico di Artena, uno dei borghi non carrabili più grandi d'Europa

Artena viene spesso presentata come uno dei centri storici non carrabili più estesi d'Europa e come una delle più ampie aree pedonali d'Italia. La formula è corretta, ma va spiegata bene, perché il modo in cui viene ripetuta genera un equivoco. Artena non è pedonale per delibera comunale, non ha una zona a traffico limitato con le telecamere e i varchi: è pedonale per forza di cose. Le sue strade sono scalinate. Un'automobile non ci passa perché fisicamente non ci entra, e questo vale da secoli, molto prima che qualcuno inventasse le isole pedonali.

La conseguenza urbanistica è straordinaria e si vede a occhio nudo appena si varca l'Arco Borghese. Nella seconda metà del Novecento, mentre quasi tutti i paesi del Lazio venivano sventrati per far passare le automobili, allargando vicoli, demolendo archi, spianando slarghi per il parcheggio, Artena non ha potuto farlo. L'impossibilità l'ha protetta. Il risultato è un tessuto edilizio medievale e cinquecentesco arrivato quasi intatto, con i palazzetti gentilizi, i portali in pietra, le corti interne, gli archi rampanti che scavalcano i vicoli e le riseghe che raccordano i dislivelli.

Il labirinto verticale di Artena

L'abitato antico si arrampica su una costola calcarea lunga e stretta, incastrata fra due cavità carsiche. Una di queste si apre immediatamente sotto le case, con una parete a strapiombo che spiega da sola perché nessun assediante abbia mai pensato di attaccare Artena da quel lato. Le case sono in muratura a faccia vista, con finestre piccole e strette che assomigliano più a feritoie che a finestre: chi le ha costruite pensava alla difesa e al freddo, non alla luce.

Il sistema viario è fatto di vicoli a scalini che si incrociano, si sdoppiano, passano sotto le abitazioni, sbucano su terrazzini privati e ricominciano più su. Chi ci entra per la prima volta si perde, e questa è la parte migliore della visita. Consiglio di salire senza mappa per la prima mezz'ora, tenendo semplicemente il criterio del sempre in su: prima o poi si arriva alla Rocca, e da lì tutto il resto si spiega. Le corti interne meritano un'occhiata rispettosa, perché sono spazi privati che la conformazione del borgo lascia aperti alla vista: si guarda, non si entra.

I muli di Artena, il trasporto che non è mai andato in pensione

Poiche le automobili non salgono, ad Artena il trasporto pesante lo hanno sempre fatto i muli. Non è folklore ricostruito per i turisti: e la soluzione tecnica che il paese ha adottato per secoli e che in parte usa ancora, perché un mulo carico percorre una scalinata dove nessun mezzo a ruote riesce a passare. Materiali edilizi, legna, mobilia, bombole: tutto quello che deve arrivare nella parte alta ha viaggiato per generazioni sul basto di un mulo, guidato da un mulattiere che conosceva a memoria i gradini.

All'ingresso del paese una statua raffigura il mulo e il mulattiere, e non è un monumento decorativo: è il riconoscimento pubblico di un mestiere che ha tenuto in piedi l'economia del borgo. Vale la pena fermarcisi davanti due minuti prima di salire, perché cambia il modo in cui si guardano le scalinate nella mezz'ora successiva.

I 150 metri di dislivello dentro il centro storico di Artena

Dal borgo basso alla Rocca in sommità si superano circa 150 metri di dislivello. Detto così sembra poco. In pratica significa salire l'equivalente di un palazzo di cinquanta piani, su gradini irregolari, spesso in pietra levigata dall'uso. Nei borghi italiani non è frequente: il dislivello interno di un centro storico raramente supera i cinquanta o sessanta metri, e Artena ne fa quasi il triplo. Chi ha problemi di deambulazione, chi porta un passeggino o chi viaggia con persone anziane deve saperlo prima, non scoprirlo a metà scalinata. La parte bassa del borgo è comunque visitabile e conserva scorci notevoli, e il museo nel Granaio si trova a quota accessibile.

Palazzo Borghese ad Artena

Palazzo Borghese e l'edificio che domina piazza della Vittoria, all'indirizzo di via Municipio 8, ed è oggi una residenza privata: la visita degli interni non è libera e va concordata con la proprieta o inserita in aperture straordinarie. Il giardino monumentale, sistemato in tempi recenti, viene aperto in occasioni specifiche. Anche visto solo dall'esterno, resta uno dei palazzi barocchi più vasti del Lazio e uno di quelli che meglio raccontano come funzionava il potere feudale nello Stato Pontificio.

Vasanzio e l'unione dei due palazzi

Il palazzo attuale nasce dalla fusione di due edifici preesistenti e distinti, appartenuti rispettivamente ai Colonna e ai Massimo. L'ala occidentale conserva strutture che risalgono al XIII secolo, con una serie di arcate che sorreggevano il nucleo abitativo più antico: chi guarda con attenzione il fianco del palazzo vede ancora l'ossatura medievale sotto la pelle barocca. L'operazione di unificazione fu voluta dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese (1576-1633), nipote di Paolo V, che aveva acquistato il feudo nel 1614, e fu affidata all'architetto fiammingo Jan van Santen, italianizzato in Giovanni Vasanzio, lo stesso che a Roma aveva lavorato per la famiglia alla palazzina della Villa Borghese sul Pincio.

Il cantiere corse lungo il secondo decennio del Seicento e proseguì dopo la morte di Vasanzio, avvenuta nel 1621: le fonti collocano il completamento intorno al 1623. L'elemento che unifica visivamente i due corpi di fabbrica è una galleria loggiata su tre ordini, che corre in facciata e che dall'esterno si legge come un unico grande fronte porticato. All'interno si conservano uno scalone di impianto ellittico decorato con gli emblemi araldici della famiglia e una loggia affrescata, la cui esecuzione la critica riferisce a Giovanni Battista Corradini. Le date esatte del cantiere variano leggermente da fonte a fonte: conviene tenere il ventennio 1615-1623 come arco complessivo dei lavori.

Il balcone di Palazzo Borghese e Romeo e Giulietta

C'è un dettaglio che ad Artena raccontano tutti, e per una volta è vero: il celebre dialogo del balcone nel Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, uscito nel 1968, fu girato qui. La Verona shakespeariana del film è in buona parte un montaggio di luoghi laziali e umbri, e il balcone su cui si affaccia Olivia Hussey appartiene a Palazzo Borghese di Artena. Chi arriva in piazza della Vittoria e alza gli occhi vede una delle inquadrature più viste della storia del cinema italiano senza che nessun cartello glielo dica.

L'Arco Borghese e piazza della Vittoria ad Artena

L'Arco Borghese è la porta monumentale del borgo e il punto in cui la visita comincia sul serio. Fu costruito per volontà di Scipione Borghese sulla principale via di accesso al centro abitato, in un cantiere che le fonti collocano fra il 1618 e il 1624, con il concorso di Martino Longhi e dello stesso Vasanzio. È una massa di conci di tufo, alleggerita da elementi architettonici e coronata da merlature in pietra, e ha ricevuto il riconoscimento di monumento nazionale. Restaurato in tempi recenti, oggi si attraversa senza pensarci: sbagliato, perché è la soglia fra la Artena carrabile e la Artena a gradini, e va guardato dal basso prima di passarci sotto.

Oltre l'arco si apre piazza della Vittoria, realizzata dal cardinale Borghese dopo il 1615 e sostenuta da un sistema di arcate che colma il dislivello del pendio. Vasanzio la concepì come un palcoscenico urbano: il palazzo baronale occupa un lato breve, il Palazzetto del Governatore gli sta di fronte, e il lato lungo si apre sul vuoto, come una balconata sulla valle del Sacco. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva ai Monti Lepini da un lato e verso il Tirreno dall'altro. È il posto dove il paese si riunisce da quattro secoli, e la sera d'estate lo si capisce senza bisogno di spiegazioni.

Il Palazzetto del Governatore

Di fronte a Palazzo Borghese sorge il Palazzetto del Governatore, che nel feudo di Montefortino ospitava la pubblica amministrazione e insieme il carcere per i condannati. Le due funzioni sotto lo stesso tetto raccontano meglio di qualsiasi trattato come funzionasse la giustizia baronale nello Stato Pontificio: il governatore che amministrava era anche quello che rinchiudeva. L'edificio si affaccia sulla piazza e chiude prospetticamente l'invaso, completando la scena urbana disegnata nel Seicento.

L'osteria del cardinale, oggi municipio di Artena

Meno nota, ma importante quanto il resto, è la fabbrica dell'osteria progettata da Vasanzio a partire dal 1620 per accogliere pellegrini e viaggiatori che percorrevano l'antico tracciato della via Latina. Aveva pianta quadrangolare con due ordini di arcate su ciascun lato, ed è un caso raro di edificio ricettivo pubblico progettato da un architetto di primo piano per un feudo di provincia. Oggi ospita gli uffici comunali: chi entra a chiedere un certificato cammina dentro un progetto di Vasanzio senza saperlo.

Artena (RM)
Artena (RM)

Il Granaio Borghese e il Museo archeologico Roger Lambrechts di Artena

Il Granaio Borghese è un grande edificio settecentesco a pianta rettangolare, rialzato rispetto al fronte stradale, che i principi Borghese fecero costruire per ammassare il grano del feudo. Ha mantenuto quella funzione fino agli anni Cinquanta del Novecento: chi ad Artena ha più di settant'anni ricorda ancora i sacchi e i carri. Restaurato, oggi ospita la Sala Consiliare del Comune e il Museo civico archeologico Roger Lambrechts, in via Fleming.

Un granaio baronale trasformato in museo archeologico non è un ripiego: è la scelta giusta. L'edificio ha ambienti larghi, coperture alte, muri spessi e luce laterale controllata, esattamente quello che serve per esporre materiali fragili. E c'è una coerenza di fondo, perché il granaio raccoglieva il prodotto della terra del feudo e il museo raccoglie il prodotto di quella stessa terra scavata più in profondità.

Chi era Roger Lambrechts e perché il museo di Artena porta il suo nome

Roger Lambrechts era un archeologo belga che ha diretto per venticinque anni gli scavi in località Piano della Civita. Non si trattò di una campagna estiva o di un sondaggio: fu una missione lunga un quarto di secolo, condotta con metodo stratigrafico, che ha restituito la pianta di un centro urbano antico e ha dato ad Artena l'unico contesto archeologico scavato con continuità di tutto il versante nord dei Lepini. Intitolargli il museo è stato un atto di gratitudine scientifica, non un omaggio di facciata. Vale la pena ricordarlo davanti alle vetrine: quasi tutto quello che si vede lì dentro esiste come informazione, e non solo come oggetto, grazie a quel lavoro.

Le collezioni del Museo archeologico di Artena

Il percorso espositivo copre un arco cronologico amplissimo, dal Neolitico fino alla tarda antichità. Ceramiche, decorazioni architettoniche in terracotta, ornamenti personali, strumenti da lavoro, monete e vetri: molti pezzi sono integri, e alcuni hanno una qualità artistica che sorprende chi entra pensando di trovare solo cocci di studio. Il nucleo centrale documenta la vita quotidiana di una città di età repubblicana il cui nome antico resta sconosciuto, e questa è forse la cosa più affascinante dell'intero museo: si guarda negli occhi una comunità di cui si conoscono le case, le stoviglie, le tegole e i culti, ma non il nome.

Una sezione specifica è dedicata al sistema insediativo del territorio attraversato dalla via Latina, fatto di fattorie, ville rustiche, stazioni di sosta e piccoli santuari. È la parte che consiglio di guardare con più calma, perché spiega perché Artena esiste: un crocevia fra la valle del Sacco e la strada per il Sud, sorvegliato dall'alto.

Orari e visita del Museo archeologico di Artena

Il museo indica apertura il martedì e il giovedì dalle 15 alle 18, il mercoledì e il venerdì dalle 10 alle 13, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, con chiusura il lunedì e nelle giornate del primo gennaio, primo maggio, Ferragosto e Natale. La gestione è affidata al Gruppo Archeologico di Artena e la disponibilità reale dipende dai volontari: una telefonata preventiva ai numeri del Comune o dei referenti evita una salita a vuoto, soprattutto fuori stagione. Per i gruppi la visita guidata va concordata in anticipo, e conviene farlo, perché senza una spiegazione la sezione repubblicana rischia di sembrare una sequenza di vetrine e invece è un racconto continuo.

Piano della Civita, l'acropoli sopra Artena

A circa un chilometro dall'abitato, lungo via Piano della Civita, si estende l'area archeologica che rende Artena un caso di studio nella preistoria e nella protostoria del Lazio. Qui, su un pianoro sommitale difeso naturalmente, sorgeva un centro urbano fortificato databile fra la fase tardo-arcaica, cioè il VI e il V secolo avanti Cristo, e la media età repubblicana, il IV e il III secolo. Le mura che lo cingevano si sviluppano per circa due chilometri e mezzo e delimitano un'area di circa 825 metri in senso nord-sud e 525 metri in senso est-ovest. Sono dimensioni da città vera, non da villaggio d'altura.

Le mura ciclopiche del Piano della Civita

La tecnica costruttiva è quella comunemente detta ciclopica o poligonale, con blocchi calcarei di grandi dimensioni squadrati sommariamente e incastrati senza malta. È la stessa famiglia di opere che si ammira a Segni, a Alatri, a Ferentino e a Cori, e che disegna la geografia difensiva dei Monti Lepini e degli Ernici. Ad Artena la cinta è meno spettacolare di quella di Alatri, ma il pianoro conserva anche opere di terrazzamento e tratti di fortificazione che permettono di leggere l'organizzazione interna dell'abitato. Chi ha già visto le acropoli lepine trova qui il pezzo che completa il quadro.

La villa romana e la fase tarda

Dopo l'abbandono della città, a partire dal I secolo avanti Cristo, sull'area si impiantò una villa rustica di una certa importanza, frequentata fino al III secolo dopo Cristo. Lo scavo di questo complesso è ancora in corso e restituisce di anno in anno nuovi ambienti. In età imperiale nel territorio fu realizzato anche un cuniculus di acquedotto in opus caementicium, del quale restano frammenti di intonaco affrescato e lacerti musivi: sono materiali che raccontano un investimento idraulico serio, quindi una campagna produttiva e abitata, non un paesaggio marginale.

Gli scavi ottocenteschi e l'identificazione della città

Le prime esplorazioni documentate risalgono al 1830 e si devono a lord Beverley, che condusse ricerche nei pressi del paese portando alla luce strutture di età preromana. Sulla base di quei ritrovamenti e di alcuni passi di Tito Livio, che colloca una città chiamata Artena fra Ecetra e Ferentino, l'archeologo e topografo Antonio Nibby propose di identificare questo sito con l'Artena dei Volsci poi passata sotto Roma. L'identificazione ha convinto a lungo e ha dato al paese il nome che porta dal 1873, ma va presentata per quello che è: una proposta topografica ottocentesca, autorevole e non dimostrata. Le fonti antiche sono ambigue e la stessa Artena liviana viene collocata da altri studiosi in punti diversi del Lazio meridionale. Chi visita il pianoro tenga presente questa sfumatura, perché è esattamente il tipo di dettaglio che distingue una guida seria da un depliant.

Artena (RM)
Artena (RM)

Le chiese di Artena

Il patrimonio religioso di Artena è distribuito lungo tutta la salita e accompagna la visita come una serie di soste obbligate dal fiato corto. Le principali sono la chiesa di Santa Maria delle Letizie, la chiesa di Santa Croce, la chiesa di Santo Stefano Protomartire, la chiesa del Rosario e il convento dei Padri Francescani.

La chiesa di Santa Croce di Artena

Santa Croce domina dall'alto l'abitato ed è l'edificio che si vede per primo arrivando da lontano. Le sue origini risalgono al Duecento e vengono ricondotte alla famiglia dei Conti di Segni, signori del castello; l'aspetto attuale deriva però dalla ricostruzione condotta fra il 1659 e il 1661 su progetto dell'architetto Domenico Terzago. Ha due campanili a torre, soluzione insolita per una chiesa di paese, e conserva all'interno un coro ligneo composto da tredici stalli e un affresco con l'Ultima Cena attribuito a Orazio Zecca. Il coro merita attenzione: tredici stalli sono un numero parlante, e la lavorazione del legno è di livello superiore a quello che la posizione periferica lascerebbe immaginare.

Il santuario di Santa Maria delle Letizie

Il santuario custodisce la statua della Madonna delle Grazie, la devozione più radicata del paese. L'edificio che si vede oggi è una ricostruzione realizzata fra il 1984 e il 1986, resa necessaria dai danni del bombardamento del gennaio 1944. La tradizione vuole che la prima chiesa fosse sorta intorno all'anno Mille sulle rovine di un tempio dedicato a Giunone: è una tradizione locale, non un dato archeologico dimostrato, e come tale va raccontata. Dentro, l'atmosfera è quella di un santuario vivo e frequentato, molto lontana da quella di un monumento.

Santo Stefano Protomartire, il Rosario e il convento francescano

La chiesa di Santo Stefano Protomartire e la chiesa del Rosario completano il quadro delle parrocchie storiche del borgo. Il convento dei Padri Francescani fu costruito nel 1629 per volontà del cardinale Scipione Borghese, e rientra nel programma con cui il nuovo signore volle dotare il feudo di istituzioni stabili dopo decenni di devastazioni. Insieme all'Asilo di San Marco, anch'esso di fondazione borghesiana, racconta una strategia precisa: ricostruire il paese significava ricostruire anche le strutture che lo tenevano insieme.

Il Lago di Giulianello e le aree naturali di Artena

Il Lago di Giulianello si trova a circa otto chilometri dal centro urbano, in una exclave del territorio comunale: un pezzo di Artena separato dal resto del Comune, curiosità amministrativa che spiazza chi guarda la carta. È un bacino poco profondo, di forma ovale, la cui origine viene ricondotta a un'attività vulcanica antica, forse un cratere da emissione gassosa. Nel 2007, con decreto del presidente della Regione Lazio, il lago e la zona circostante sono stati istituiti monumento naturale.

È un luogo tranquillo, adatto a una passeggiata di un'ora e mezza sul perimetro, con avifauna acquatica e canneti. Chi ci arriva d'estate nelle ore centrali resta deluso: la luce è piatta e le sponde diventano affollate. Il momento giusto è la prima mattina di primavera, quando la nebbia si alza dall'acqua e la sponda est prende luce. Il lago funziona bene come seconda tappa dopo il borgo, non come sostituto della salita.

Lago di Giulianello - Artena (RM)
Lago di Giulianello – Artena (RM)

La storia di Artena, dai Volsci a Montefortino

La storia di Artena si legge in tre tempi, e chi li tiene distinti capisce il paese in mezz'ora invece che in tre visite. Primo tempo: la città volsca sul pianoro, distrutta nel V secolo avanti Cristo. Secondo tempo: il castello medievale di Montefortino sul versante, raso al suolo nel Cinquecento. Terzo tempo: la ricostruzione borghesiana del Seicento, che è il paese che si visita oggi. Tre città diverse, tre luoghi diversi, un solo nome moderno.

404 avanti Cristo: la conquista romana

Nel 404 avanti Cristo Roma, impegnata nell'assedio di Veio cominciato l'anno precedente, rivolse le proprie forze contro i Volsci e li sconfisse in una battaglia campale combattuta fra Ferentino ed Ecetra. Subito dopo attaccò la città volsca chiamata Artena. La tradizione riferita dalle fonti antiche racconta che la conquista non avvenne per assalto ma per tradimento: uno schiavo indicò ai soldati romani un passaggio che portava alla rocca, dove i difensori si erano asserragliati. La città fu distrutta. Il pianoro conobbe poi una lunga frequentazione rurale, ma come centro urbano non si riprese mai.

Montefortino, il castello medievale

Agli inizi del Medioevo, alcune centinaia di metri più in basso e su un altro rilievo, nacque e si sviluppò l'abitato di Montefortino, dal castrum che sorgeva sul monte. Fu questo il nome del paese dal Medioevo fino al 1873. L'aspetto complessivo del borgo, ancora oggi, rievoca quel toponimo: guardando Artena da valle si vede più una fortezza che un centro abitato, e il nome medievale descriveva la realtà con esattezza.

Le cronache locali raccontano che dal colle di Montefortino partivano bande di briganti che assalivano i viandanti diretti a Roma lungo la valle del Sacco. La notizia va presa come tradizione, non come documento: la valle era effettivamente una via di transito importante, e la fama di terra di briganti accompagnò il paese per secoli, fino a pesare sulla decisione di cambiargli nome.

Conti di Tuscolo, Conti di Segni, Colonna

Verso la fine dell'XI secolo Montefortino appartenne ai Conti di Tuscolo, ai quali la tradizione attribuisce la fondazione della chiesa di Santa Croce. Dal 1226 al 1475 il castello fu della signoria dei Conti di Segni. Nel 1475 fu preso d'assalto dalle truppe di Carlo VIII di Francia durante la marcia verso Napoli, perché il signore Jacopo Conti si era schierato con gli Aragonesi. Presa la piazza, il re la assegnò a Prospero Colonna. Da quel momento Montefortino entrò nell'orbita dei Colonna, e questo cambiò tutto.

1526, 1543, 1557: le distruzioni pontificie

La politica antipapale dei Colonna si scaricò addosso ai loro feudi. Montefortino fu devastata tre volte in poco più di trent'anni: nel 1526 sotto Clemente VII, nel 1543 sotto Paolo III e nel 1557 sotto Paolo IV. L'episodio del 1557 è di una durezza che colpisce ancora oggi. Paolo IV, il papa napoletano Gian Pietro Carafa, mise fuori legge gli abitanti di Montefortino soltanto perché erano rimasti fedeli ai Colonna, fece radere al suolo l'abitato e ordinò che sulle rovine si praticasse il rito dell'aratura e della semina del sale.

Vale la pena spiegare che cosa significhi quel gesto, perché quasi nessuno lo fa. Arare le rovine di una città e seminarvi sale è una formula di maledizione rituale di origine antichissima: dichiara il luogo giuridicamente e simbolicamente morto, non più abitabile, cancellato dall'elenco delle comunità. Non era una punizione militare, era una condanna a non esistere. Artena, o meglio Montefortino, è uno dei pochissimi centri italiani su cui il rito risulti documentato in età moderna. Che il paese sia ancora lì, con le stesse strade e gli stessi vicoli, è la smentita più eloquente possibile a un pontefice.

1614: Scipione Borghese e la rinascita

I Colonna, gravati da debiti enormi, vendettero Montefortino nel 1614 al cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V. Fu la svolta. Il cardinale ricostruì il paese con un programma organico: la centrale piazza della Vittoria, l'Arco Borghese, la Via del Borgo, la Via Nuova, il convento di San Francesco, l'Asilo di San Marco, l'osteria per i viandanti, e il rifacimento del palazzo baronale già iniziato dai Colonna. In pochi decenni un abitato messo in ginocchio da tre distruzioni e da un'amministrazione dissestata tornò a essere un centro ordinato, con una piazza monumentale che nessun paese di quelle dimensioni si sarebbe potuto permettere.

La nostra opinione è che Artena sia il miglior esempio laziale di urbanistica feudale seicentesca applicata a un borgo esistente. Non una città nuova disegnata sul foglio bianco, come tante fondazioni del periodo, ma un innesto barocco su un tessuto medievale che nessuno ha voluto cancellare. Il risultato si legge ancora oggi, camminando: la piazza regolare in basso, il labirinto irregolare sopra.

Peste, briganti e il nuovo nome

Le avversità non erano finite. Nel 1656 il paese fu colpito dall'epidemia di peste che devastò il Lazio e il Regno di Napoli. Nel 1702 fu assalito da una banda di briganti numerosa e organizzata. La reputazione di paese dei briganti si consolidò in quei decenni e sopravvisse fino all'Ottocento, quando divenne un problema di immagine tale da spingere l'amministrazione a intervenire sul nome stesso: nel 1873 Montefortino divenne Artena, in ricordo della città volsca identificata sul pianoro. Cambiare nome per cambiare fama è una scelta che si commenta da sola, e che curiosamente oggi si è rovesciata, perché il brigantaggio è diventato un tema di racconto e di cinema.

La famiglia Borghese rimase proprietaria del feudo anche durante il periodo napoleonico. Nel 1849, in fuga da Roma dopo la caduta della Repubblica Romana, Giuseppe Garibaldi si rifugiò a Montefortino e vi trascorse una notte, ripartendo poi verso la Romagna. Nel gennaio del 1944 il paese fu bombardato dalle forze alleate, e i danni al patrimonio edilizio, fra cui il santuario delle Letizie, furono gravi. Nel secondo dopoguerra la vicinanza a Roma e a Latina e la prossimità del casello autostradale hanno portato una crescita demografica ed economica costante.

Feste e tradizioni di Artena

La Madonna delle Grazie e i Cristi Fioriti

La processione della Madonna delle Grazie si svolge ininterrottamente dal 1731, il sabato che precede la terza domenica di maggio, ed è la manifestazione religiosa più importante e più sentita di Artena. Dal 1789 vi si portano i Cristi Fioriti: enormi crocifissi lignei, sorretti a spalla dalle confraternite, sormontati da una struttura di canne intessuta di asparago selvatico e rivestita di migliaia di petali di fiore. Il risultato è una selva di croci fiorite che sale e scende per i vicoli a gradini, con un impatto visivo che chi lo vede la prima volta non dimentica. La partecipazione supera abitualmente le cinquemila persone.

Il dato da segnalare è la continuità: quasi tre secoli senza interruzioni, dentro un paese che nel frattempo ha visto peste, briganti, bombardamenti e spopolamento. Chi volesse vedere una sola cosa di Artena e potesse scegliere la data, sceglierebbe quel sabato di maggio.

Il Palio delle Contrade di Artena

Il Palio delle Contrade della Città di Artena affonda le radici in un palio medievale legato alla festa della Maddalena, documentato a partire dal XIV secolo, ed è stato fatto rinascere nel 1992. Si svolge in agosto e coinvolge dieci contrade, che si contendono la vittoria in una ventina di giochi popolari: la corsa con la carrettella, la canzone in dialetto, le staffette maschili e femminili, il sardamontone, il tiro alla fune, la corsa con il cerchio, il salto della corda, la corsa con la botte, la battitura del grano, il taglio del tronco, il percorso del contadino, il tiro con l'arco, il gioco del brigante, la quintana storica e la corsa con il somaro.

La manifestazione si apre con una cena barocca in piazza e prosegue con un corteo storico che rievoca la visita di papa Paolo V al feudo di Montefortino, avvenuta nel 1615 quando il feudo era retto dal nipote, il cardinale Scipione Borghese. Alla sfilata partecipano oltre mille figuranti fra nobili e popolani, accompagnati da muli, asini, cavalli e bovini: il corteo parte dalla parte bassa del paese e raggiunge piazza della Vittoria, dove viene dato il via ufficiale. Le gare si disputano nel parco della villa Borghese di Artena, contornate dagli stand gastronomici allestiti dai contradaioli. Le date esatte cambiano di anno in anno e vanno controllate sul calendario comunale prima di programmare il viaggio.

Un'osservazione da professionista: il Palio di Artena è l'unica grande festa laica del calendario locale, perché tutte le altre ricorrenze importanti sono religiose. Questo lo rende un osservatorio insolito, dove la comunità mette in scena la propria storia feudale senza mediazioni ecclesiastiche.

Santa Maria Maddalena, patrona di Artena

Il 22 luglio Artena festeggia la sua patrona, Santa Maria Maddalena. In passato la festa della Maddalena era accompagnata da una grande fiera campionaria che richiamava mercanti e visitatori da tutta la valle del Sacco; negli ultimi anni il programma è stato ridimensionato e la componente fieristica si è molto ridotta. Resta la parte religiosa, con la processione e le funzioni, ed è il momento in cui il paese si mostra a se stesso più che ai forestieri.

La Madonna delle Grazie e il calendario delle feste

Chi organizza una visita ad Artena in funzione delle feste tenga presente tre date: il sabato che precede la terza domenica di maggio per i Cristi Fioriti, il 22 luglio per la patrona, agosto per il Palio. Fuori da queste finestre il paese è quieto, e per certi versi si visita meglio, perché i vicoli restano percorribili con calma. Chi accompagna gruppi numerosi valuti bene: nei giorni di festa la parte alta diventa impraticabile per un gruppo di quaranta persone.

Cosa si mangia ad Artena e nei Monti Lepini

Il punto forte dell'offerta turistica di Artena e dell'intero comprensorio dei Monti Lepini è il patrimonio gastronomico. Il territorio lepino e la fascia pedemontana che lo circonda ospitano la coltivazione di un numero elevatissimo di prodotti tutelati da marchi di qualità europei: è un dato che ai visitatori sfugge, perché associano il Lazio alla cucina romana urbana e non alla produzione agricola collinare.

Il lardo dei Monti Lepini è un prodotto di stagionatura lunga, dall'aroma intenso e dalla consistenza morbida, che si serve tagliato sottile su pane caldo. Le coppiette sono lunghe strisce di muscolo essiccato, di cavallo, suino o bovino, condite con sale, olio e peperoncino in quantità generosa: nascono come cibo da pastori e da carrettieri, si conservavano per settimane e si mangiavano camminando. Chi le assaggia per la prima volta si stupisce del piccante. Sono il souvenir gastronomico migliore che si possa portare via da Artena, molto più della bottiglia comprata al supermercato.

Locande, agriturismi e ristoranti ad Artena

L'offerta di ristorazione comprende locande, agriturismi e ristoranti che propongono una cucina rustica capace di mescolare montagna e mare. La Rocca dei Briganti è un agriturismo circondato da boschi e colline, con una proprietà di novanta ettari che comprende allevamenti propri; la struttura, di costruzione recente, dispone di due sale ristorante, quattordici camere e due piscine, una interna riscaldata e una esterna, e serve prodotti a chilometro zero, pasta lavorata a mano secondo la tradizione locale e vini di cantina propria.

Il ristorante hotel Ciacitto punta sulla carne cotta alla brace e su una carta di vini locali e nazionali. In contrada Colubro, piccolissima frazione del territorio comunale, si trova La Locanda del Principe, indirizzo apprezzato per il pesce e per la carne. Nella parte alta di Artena domina il panorama Chiocchiò, struttura su due livelli che è anche albergo, con ogni camera dipinta di un colore diverso. Le Chiacchiere propone invece una formula di wine and restaurant con piatti di impostazione gourmet.

Il consiglio pratico è banale e nessuno lo segue: prenotare. Ad Artena i locali non sono molti, la domenica si riempiono di famiglie del comprensorio e nei fine settimana di maggio e di agosto trovare un tavolo senza prenotazione diventa un esercizio di fortuna. Chi organizza un pranzo per un gruppo lo faccia con almeno una settimana di anticipo, e verifichi dove il pullman può sostare, perché nella parte alta non arriva.

Dove dormire ad Artena

La ricettività di Artena è di dimensioni contenute e si concentra in agriturismi, country house e strutture di campagna nella fascia pedemontana, oltre a qualche albergo di piccole dimensioni. Chi viaggia in gruppo e cerca un appoggio più ampio si orienta di solito sulle strutture della valle del Sacco o sulla zona di Valmontone, a pochi chilometri. Per una visita di una giornata, comunque, la scelta più razionale resta il pernottamento a Roma o nei Castelli, con Artena inserita in un itinerario che comprenda anche gli altri centri lepini.

Artena
Artena

Artena al cinema

Poche località del Lazio hanno lavorato tanto come set quanto Artena. La ragione è tecnica: un centro storico integro, senza automobili, senza cavi in vista, senza insegne moderne, con dislivelli fortissimi e scorci verticali. Un direttore della fotografia ci trova quello che a Roma non esiste più.

La prima pellicola girata qui, in ordine di tempo, sembra essere L'inferno della Helios, diretto da Giuseppe Berardi e Arturo Busnengo nel 1911. Poi arriva il cinema di genere: L'amante del vampiro di Renato Polselli, del 1960, e L'ultima preda del vampiro di Piero Regnoli, girati in buona parte su piazza della Vittoria, e ancora Il boia scarlatto e Le 7 cinesi d'oro negli anni Sessanta, Un bianco vestito per Marialé nel 1972, I vizi morbosi di una governante nel 1977.

Il 1968 porta il titolo più celebre, il Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, con la scena del balcone su Palazzo Borghese. Nel 1969 Nino Manfredi gira ad Artena molte scene di Vedo nudo. Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri, con Giuliano Gemma e Claudia Cardinale, vinse il David di Donatello come miglior film; lo stesso Squitieri tornò ad Artena per Li chiamarono briganti, dedicato a Carmine Crocco e all'annessione del Mezzogiorno, con Enrico Lo Verso protagonista accanto a Claudia Cardinale, Remo Girone, Carlo Croccolo, Franco Nero, Lina Sastri e Giorgio Albertazzi. Nel 1985 Squitieri aveva girato qui anche Il pentito, con Tony Musante e Franco Nero.

Nel 2000 arriva la produzione internazionale: molte scene di The Golden Bowl, tratto da Henry James, con Uma Thurman, Nick Nolte, Kate Beckinsale e Anjelica Huston, oltre a Mattia Sbragia e Francesco Giuffrida, sono state girate proprio qui. Nel 2011 tocca a Fantasmi, nel 2012 al film giapponese Hotaru no hikari, tratto dalla serie televisiva di grande successo, che ha portato il nome di Artena in Giappone: alcune sequenze del viaggio verso Civita di Bagnoregio furono girate nel centro storico artenese. Nel 2016 i vicoli hanno ospitato la troupe della fiction Rai Tutto può succedere, e nel 2022 le riprese di Astolfo.

Chi visita Artena con occhio cinematografico faccia una cosa sola: si metta al centro di piazza della Vittoria e guardi in alto verso il fronte del palazzo. Quella è l'inquadratura che decine di registi hanno scelto in un secolo, e non per caso.

Il Museo del Rugby ad Artena

In uno dei palazzetti del centro storico ha trovato spazio il Museo del Rugby della Fondazione Fango e Sudore. È un'istituzione minore per dimensioni e assolutamente non minore per carattere: raccoglie materiali, maglie, documenti e memorie di uno sport costruito su codici, disciplina, coraggio e rispetto dell'arbitro. Trovarlo in un borgo lepino sorprende, ed è esattamente il tipo di sorpresa che rende una visita memorabile. Le aperture sono legate all'attività della fondazione e vanno concordate.

Cosa vedere intorno ad Artena

Artena si inserisce con naturalezza in un itinerario di due o tre giorni fra Lepini ed Ernici. A pochi chilometri si trovano Segni, con la sua acropoli e la celebre Porta Saracena, e Carpineto Romano, patria di Leone XIII. Verso sud si raggiungono Cori, con il tempio di Ercole, e il Giardino di Ninfa con la vicina Sermoneta, che insieme formano una delle giornate più belle del Lazio meridionale.

A est, lungo la valle del Sacco, si allineano Anagni con la cattedrale e il palazzo di Bonifacio VIII, Ferentino con le mura e il mercato romano, Alatri con l'acropoli poligonale che è la più imponente d'Italia, Fumone con il castello dove morì Celestino V, e le terme di Fiuggi. Salendo verso i monti si arriva a Collepardo, a Guarcino e a Vico nel Lazio, uno dei borghi murati meglio conservati del Lazio.

Verso nord e verso ovest il paesaggio cambia: Genazzano con il castello Colonna e il Ninfeo del Bramante, il Bosco di Paliano, Palestrina con il santuario della Fortuna Primigenia, Velletri e Olevano Romano, che i pittori tedeschi dell'Ottocento elessero a capitale del paesaggio italiano. Chi ha una giornata sola e vuole abbinare, la coppia migliore è Artena e Segni: stessa catena montuosa, due modi opposti di stare sul crinale.

Domande frequenti su Artena (RM)

Quanto dista Artena da Roma?

Artena dista circa trenta chilometri in linea d'aria da Roma verso sud est, che in auto diventano una quarantina di chilometri passando per l'uscita autostradale di Valmontone sull'A1. Il tempo di percorrenza reale dal centro di Roma varia molto: fuori dalle ore di punta si sta sotto l'ora, nel traffico del venerdì pomeriggio si può arrivare a un'ora e mezza.

Si può arrivare ad Artena con i mezzi pubblici?

Sì, ad Artena si può arrivare con i mezzi pubblici, anche se con qualche limitazione rispetto all'auto: chi viaggia senza automobile deve prendere un treno fino a una stazione della zona e proseguire con un collegamento su gomma verso il paese, con tempi complessivi più lunghi rispetto al tragitto in auto.

Perché Artena è considerata un borgo non carrabile?

Artena è considerata uno dei centri storici non carrabili più estesi d'Europa perché le sue strade sono scalinate, non perché esista una zona a traffico limitato con delibera comunale. Il tessuto edilizio poggia su una costola calcarea stretta fra due corsi d'acqua, dove le pendenze proibitive hanno reso impossibile far passare le automobili fin dall'origine.

Si può visitare Palazzo Borghese ad Artena?

Non liberamente: Palazzo Borghese, in via Municipio 8 ad Artena, è oggi una residenza privata, e la visita degli interni non è libera ma va concordata con la proprietà o inserita in aperture straordinarie. Il giardino monumentale, sistemato in tempi recenti, viene aperto solo in occasioni specifiche, mentre dall'esterno resta comunque visibile uno dei palazzi barocchi più vasti del Lazio.

Quando conviene salire al centro storico di Artena?

Conviene salire al centro storico di Artena nel tardo pomeriggio, verso le sedici e trenta d'estate o le quattordici d'inverno, quando la luce radente entra nei vicoli. Nelle ore centrali, da maggio a settembre, le scalinate esposte del borgo diventano una fornace priva d'ombra, con la pietra chiara che riflette la luce.

Che cos'è il Museo del Rugby di Artena?

Il Museo del Rugby di Artena, gestito dalla Fondazione Fango e Sudore, è una piccola istituzione che raccoglie materiali, maglie e documenti legati a questo sport, allestita in uno dei palazzetti del centro storico. È una presenza inattesa in un borgo lepino, ed è esattamente questo tipo di sorpresa a rendere una visita ad Artena più interessante rispetto a un semplice giro fra chiese e piazze.

Cosa si può vedere nei dintorni di Artena?

Nei dintorni di Artena si trovano Segni, con la sua acropoli e la celebre Porta Saracena, e Carpineto Romano, patria di Leone XIII. Verso sud si raggiungono Cori, con il tempio di Ercole, e il Giardino di Ninfa con la vicina Sermoneta, che insieme compongono una delle giornate più apprezzate del Lazio meridionale per chi organizza un itinerario di più tappe.

Per costruire un itinerario di gruppo su questo comprensorio serve qualcuno che conosca le strade, i tempi reali di percorrenza e i punti dove un pullman può fermarsi: TourLeaderPro lavora esattamente su questo tipo di logistica. Chi viaggia dall'estero e vuole una guida in inglese sui dintorni di Roma trova materiale ordinato nella sezione dedicata alle gite di un giorno di ItalyPlanner.

Una curiosità su Artena (RM)

La curiosità più bella di Artena riguarda il suo nome, ed è una storia di archeologia applicata alla politica. Fino al 1873 il paese si chiamava Montefortino, nome medievale, descrittivo, legato al castrum sul monte. Nell'Ottocento quel nome portava con sé una reputazione pesante: la valle del Sacco era considerata terra di briganti, e Montefortino ne era diventata quasi il sinonimo. Nel frattempo, sul pianoro sopra l'abitato, gli scavi condotti nel 1830 da lord Beverley avevano riportato alla luce le mura di una città preromana, e il topografo Antonio Nibby, incrociando quei ritrovamenti con alcuni passi di Tito Livio che collocavano una città chiamata Artena fra Ecetra e Ferentino, aveva proposto di identificare il sito con l'antica Artena dei Volsci.

L'amministrazione fece la somma: una città antica prestigiosa sopra la testa, un nome medievale compromesso addosso. E scelse di adottare il nome dell'insediamento distrutto ventidue secoli prima. Artena, in altre parole, ha preso il nome di una città che non è la sua, sulla base di un'ipotesi topografica ottocentesca che non è mai stata dimostrata in modo definitivo. Non è un dettaglio: significa che il paese ha riscritto la propria identità con un atto amministrativo, scommettendo su una ricostruzione erudita. Ha funzionato talmente bene che oggi nessuno chiama più il paese Montefortino, salvo gli anziani e i libri di storia.

Una cosa che non ti dice nessuno su Artena (RM)

Quello che quasi nessuna guida spiega è perché Artena sia rimasta intatta, e la risposta non ha nulla di romantico. Il centro storico non è protetto da un vincolo lungimirante né da una scelta culturale della comunità: è sopravvissuto perché era impossibile demolirlo per farci passare le automobili. Le strade sono scale, le pendenze sono proibitive, il tessuto edilizio poggia su una costola calcarea stretta fra due cavità carsiche, con una parete a strapiombo che si apre subito sotto le case. Nessuna impresa avrebbe potuto allargare quei vicoli senza far crollare il paese.

Il boom edilizio del secondo Novecento, che ha sventrato decine di centri storici laziali, qui si è semplicemente arreso e si è spostato più in basso, costruendo il borgo nuovo lungo la strada. Il risultato è che Artena conserva oggi un tessuto urbano medievale e seicentesco con una integrità che a pochi chilometri di distanza è andata perduta ovunque.

La conseguenza pratica per chi visita è meno poetica: ad Artena non esiste alcun servizio di risalita, nessun ascensore pubblico, nessuna navetta che porti in cima. Chi vuole vedere la Rocca sale a piedi, e i 150 metri di dislivello si fanno sentire tutti. Le case della parte alta vengono ancora rifornite a spalla o a dorso di mulo, e chi ci abita fa la spesa calcolando il peso. Sapere questo prima di partire evita il malinteso di chi arriva con le scarpe sbagliate.

Il consiglio che ti do per visitare Artena (RM)

Salite tardi. È il consiglio più utile che posso dare su Artena e va contro l'abitudine di chi organizza le gite fuori porta. Il borgo è esposto e nelle ore centrali, da maggio a settembre, le scalinate diventano una fornace priva d'ombra, con la pietra chiara che riflette la luce. Arrivate invece nel tardo pomeriggio, verso le sedici e trenta d'estate o le quattordici d'inverno: la luce radente entra nei vicoli, il paese si anima, gli anziani escono sulle soglie e la salita costa la metà della fatica.

Secondo consiglio: scarpe chiuse con suola scolpita, non sandali e non scarpe da città. I gradini di Artena sono in pietra levigata da secoli di passaggio e in discesa diventano scivolosi anche da asciutti. Terzo: portate acqua, perché nella parte alta i punti di ristoro sono pochissimi e le fontanelle non sono ovunque.

Quarto, e il più importante: pianificate la visita al museo prima e non dopo. Il Museo archeologico Roger Lambrechts si trova nel Granaio, a quota bassa, e chiude nel primo pomeriggio nei giorni infrasettimanali. Chi sale prima e scende dopo lo trova chiuso, e perde il pezzo che dà senso a tutto il resto. L'ordine giusto è museo, poi arco, poi piazza, poi salita alla Rocca, poi tramonto dalla balconata. Chi ha mezza giornata in più aggiunga il Piano della Civita al mattino presto, quando il pianoro è ancora bagnato di rugiada e le mura si leggono meglio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Artena sia stata rasa al suolo nel 1557 per ordine di Paolo IV lo scrivono tutti. Quasi nessuno spiega che cosa comportasse davvero quella condanna. Il pontefice non si limitò a ordinare la distruzione degli edifici: mise fuori legge gli abitanti di Montefortino, colpevoli soltanto di essere rimasti fedeli ai Colonna, e fece praticare sulle rovine il rito dell'aratura e della semina del sale.

È una formula di maledizione rituale antichissima, che nel mondo mediterraneo serviva a dichiarare un luogo morto: arato come un campo, salato perché nulla vi crescesse, cancellato dall'elenco delle comunità esistenti. Non era vandalismo militare, era un atto giuridico e sacrale insieme. In età moderna i casi documentati sono rarissimi, e Montefortino è uno di questi.

Il seguito della vicenda merita quanto l'episodio. Cinquantasette anni dopo, nel 1614, il feudo fu comprato da Scipione Borghese, nipote di un altro papa, e ricostruito con una piazza monumentale, un arco trionfale, un convento, un'osteria per i viandanti e un palazzo baronale fra i più grandi del Lazio. La stessa istituzione che aveva ordinato di seminare il sale finanziò, attraverso il nepotismo di una famiglia diversa, la rinascita del paese. Camminare oggi dentro piazza della Vittoria significa camminare dentro questa contraddizione: un capolavoro urbanistico costruito sopra una maledizione papale.

La foto giusta da fare a Artena (RM)

La fotografia che tutti scattano ad Artena è la veduta d'insieme del borgo arroccato, presa dalla strada che sale da valle. Funziona, è vero, ma è la meno interessante: appiattisce il paese in una massa di case e non racconta nulla di quello che lo rende unico.

La foto giusta si scatta dentro il borgo alto, di taglio, in uno dei vicoli a scalini che scendono verso valle. Occorre mettersi qualche gradino sopra il punto in cui il vicolo scollina e inquadrare in verticale: si ottiene la sequenza di gradini in primo piano, gli archi rampanti che scavalcano il vicolo a mezza altezza, e sullo sfondo, incorniciata fra i muri, la pianura della valle del Sacco. È l'immagine che spiega in un colpo solo la verticalità del paese, la tecnica costruttiva e il rapporto con il paesaggio.

L'orario conta più dell'attrezzatura. La luce buona arriva nell'ultima ora prima del tramonto, quando il sole entra di taglio nei vicoli orientati a ovest e la pietra si scalda di colore; a mezzogiorno il contrasto è ingestibile e le ombre chiudono tutto. Se capitate durante la processione della Madonna delle Grazie, la fotografia da tentare è un'altra ancora: i Cristi Fioriti visti dall'alto mentre risalgono una scalinata, con le croci coperte di petali che emergono sopra la folla. È difficile, serve un affaccio, e vale il viaggio. Piccola regola di rispetto: nel borgo alto le soglie sono private e le case si affacciano sui vicoli a distanza di un braccio. Si chiede prima di fotografare le persone.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 404 avanti Cristo apre l'elenco. Mentre Roma teneva sotto assedio Veio, le legioni si volsero contro i Volsci e li batterono in campo aperto fra Ferentino ed Ecetra; subito dopo presero la città volsca di Artena, secondo la tradizione grazie al tradimento di uno schiavo che indicò un passaggio verso la rocca dove i difensori si erano asserragliati. La città fu distrutta e non venne più ricostruita.

Nel 1475 le truppe di Carlo VIII di Francia, in marcia verso Napoli, presero d'assalto Montefortino perché il signore Jacopo Conti si era schierato con gli Aragonesi: il feudo passò a Prospero Colonna. Seguirono le tre devastazioni pontificie del 1526, del 1543 e del 1557, quest'ultima con la messa al bando degli abitanti, la rasatura al suolo dell'abitato e il rito del sale. Nel 1614 la vendita a Scipione Borghese aprì il cantiere che ha dato al paese la forma attuale; nel 1615 papa Paolo V visitò il feudo del nipote, e quella visita è ancora rievocata dal corteo storico del Palio.

Il 1656 portò la peste, che decimò la popolazione; il 1702 un assalto in forze da parte di una banda di briganti. Nel 1731 cominciò, senza più interrompersi, la processione della Madonna delle Grazie, alla quale dal 1789 si aggiunsero i Cristi Fioriti. Nel 1849 Giuseppe Garibaldi, in fuga da Roma dopo la caduta della Repubblica Romana, trovò rifugio qui per una notte prima di ripartire verso la Romagna. Nel 1873 il cambio di nome. Nel gennaio del 1944 i bombardamenti alleati colpirono duramente il paese, distruggendo fra l'altro il santuario delle Letizie, ricostruito solo negli anni Ottanta del Novecento.

Chi è passato da Artena (RM)

L'elenco è più lungo di quanto la dimensione del paese lasci sospettare. Il primo nome è quello del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, il grande collezionista e mecenate romano, committente di Bernini e di Caravaggio: comprò il feudo nel 1614 e lo trattò come un cantiere personale, chiamando qui l'architetto fiammingo Jan van Santen, il Vasanzio, lo stesso che aveva lavorato per lui a Roma. Nel 1615 arrivò suo zio, papa Paolo V, in visita al feudo: quell'evento è oggi il fulcro del corteo storico del Palio delle Contrade.

Prima di loro erano passati i Conti di Tuscolo, i Conti di Segni, i Colonna con Prospero, e le truppe di Carlo VIII di Francia. Nel 1849 vi trovò rifugio Giuseppe Garibaldi, in fuga dopo la caduta della Repubblica Romana: dormì una notte a Montefortino e ripartì verso nord. Nell'Ottocento erano saliti quassù anche lord Beverley, che finanziò e condusse gli scavi del 1830, e Antonio Nibby, il più importante topografo dell'Agro romano, che a queste rovine legò l'identificazione con l'antica Artena.

Nel Novecento il paese diventa un set. Franco Zeffirelli vi girò la scena del balcone di Romeo e Giulietta nel 1968; Nino Manfredi vi lavorò nel 1969; Pasquale Squitieri tornò qui tre volte, con Giuliano Gemma, Claudia Cardinale, Franco Nero, Remo Girone, Enrico Lo Verso, Lina Sastri e Giorgio Albertazzi. Nel 2000 arrivarono Uma Thurman, Nick Nolte, Kate Beckinsale e Anjelica Huston per The Golden Bowl. E infine l'archeologo belga Roger Lambrechts, che ad Artena non è passato: ci è rimasto venticinque anni, scavando il Piano della Civita, e il museo del paese porta il suo nome.

Domande veloci su Artena (RM)

Quanto dista Artena da Roma?

Circa trenta chilometri in linea d'aria verso sud-est, che in auto diventano una quarantina di chilometri passando per l'uscita autostradale di Valmontone. Il tempo di percorrenza reale dal centro di Roma varia molto: fuori dalle ore di punta si sta sotto l'ora, nel traffico del venerdì pomeriggio si può arrivare a un'ora e mezza.

Si può arrivare ad Artena con i mezzi pubblici?

Sì, ma con un cambio. Il riferimento ferroviario è la stazione di Colleferro-Segni-Paliano sulla linea Roma-Cassino, collegata ad Artena dalle autolinee regionali. Le corse si diradano nei giorni festivi e la sera: chi non ha l'auto controlli l'orario di rientro prima di partire.

Si entra in automobile nel centro storico di Artena?

No. La parte alta del borgo è percorsa da vicoli a scalini e non è carrabile. L'auto si lascia nel borgo basso e si prosegue a piedi.

Quanto tempo serve per visitare Artena?

Mezza giornata basta per il museo, l'Arco Borghese, piazza della Vittoria e la salita alla Rocca. Una giornata intera permette di aggiungere il Piano della Civita e il Lago di Giulianello, oppure un pranzo con calma.

La visita ad Artena è faticosa?

Sì, se si sale nella parte alta: fra il borgo basso e la Rocca ci sono circa 150 metri di dislivello, tutti a gradini. Chi ha problemi di deambulazione può comunque visitare il borgo basso, il Granaio e piazza della Vittoria.

Artena è accessibile in sedia a rotelle?

Il borgo alto non lo è, e non esistono percorsi alternativi o impianti di risalita. La zona bassa, con il Granaio e il museo, è la parte praticabile. Per una visita con persone a mobilità ridotta conviene contattare prima il Comune per verificare le condizioni dei percorsi.

Quanto costa entrare al Museo archeologico di Artena?

Il museo civico non applica una biglietteria di tipo commerciale e le condizioni di ingresso vanno verificate direttamente con il Comune o con il Gruppo Archeologico che ne cura l'apertura, ai numeri 06 95191077 e 06 95191065.

Quali sono gli orari del Museo Roger Lambrechts di Artena?

Le aperture indicate sono martedì e giovedì dalle 15 alle 18, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, con chiusura il lunedì e nelle festività principali. Poiché la gestione è affidata a volontari, una telefonata prima di partire è la scelta prudente.

Si può visitare Palazzo Borghese ad Artena?

Il palazzo, in via Municipio 8, è una residenza privata: gli interni non sono aperti al pubblico in modo continuativo. Il giardino monumentale viene aperto in occasioni particolari. L'esterno e la loggia su piazza della Vittoria si vedono benissimo dalla piazza.

Dove è stata girata la scena del balcone di Romeo e Giulietta?

Sul balcone di Palazzo Borghese ad Artena, nel film di Franco Zeffirelli del 1968. È forse il fotogramma più famoso girato in questo paese.

Perché Artena si chiamava Montefortino?

Il nome medievale deriva dal castrum che sorgeva sul monte e restò in uso fino al 1873, quando il Comune adottò il nome Artena in ricordo della città volsca identificata da Antonio Nibby sul pianoro della Civita.

Che cosa si vede al Piano della Civita?

I resti di un centro urbano fortificato fra il VI e il III secolo avanti Cristo: circa due chilometri e mezzo di mura in opera poligonale, opere di terrazzamento e i resti di una villa rustica di età romana ancora in corso di scavo. L'area si trova lungo via Piano della Civita, un chilometro sopra il paese.

Perché ad Artena si usano i muli?

Perché nei vicoli a scalini della parte alta non passano i mezzi a ruote. Il mulo è stato per secoli l'unico modo per portare in cima materiali edilizi, legna e provviste, e all'ingresso del paese una statua ricorda il mulo e il mulattiere.

Quando si svolge il Palio delle Contrade di Artena?

In agosto, con dieci contrade impegnate in una ventina di giochi popolari, preceduto dalla cena barocca in piazza e dal corteo storico che rievoca la visita di Paolo V del 1615. Le date precise cambiano di anno in anno e vanno verificate sul calendario comunale.

Che cosa sono i Cristi Fioriti di Artena?

Grandi crocifissi lignei portati a spalla dalle confraternite durante la processione della Madonna delle Grazie, sormontati da una intelaiatura di canne intessuta di asparago selvatico e ricoperta di migliaia di petali. La processione si svolge dal 1731 il sabato che precede la terza domenica di maggio, e i Cristi Fioriti compaiono dal 1789.

Chi è la patrona di Artena e quando si festeggia?

Santa Maria Maddalena, festeggiata il 22 luglio. In passato la ricorrenza era accompagnata da una grande fiera campionaria, oggi molto ridimensionata.

Che cosa si mangia ad Artena?

Cucina lepina di terra: il lardo dei Monti Lepini, le coppiette di muscolo essiccato e speziato, paste fatte a mano, carni alla brace. Molti locali lavorano con prodotti dei propri allevamenti e delle proprie cantine.

Artena è adatta ai bambini?

Molto, purché camminino: i vicoli senza automobili sono un luogo sicuro e il labirinto di scalinate diverte più di un parco giochi. Con i passeggini, invece, la parte alta è impraticabile e conviene fermarsi al borgo basso, al museo e al Lago di Giulianello.

Che differenza c'è fra Artena e Segni?

Sono due modi opposti di abitare i Lepini. Segni conserva una grandiosa cinta poligonale con la Porta Saracena e un impianto urbano di origine antica sul crinale; Artena ha il suo capolavoro nel tessuto medievale non carrabile e nell'innesto barocco dei Borghese. Visitarle nella stessa giornata è la combinazione migliore del comprensorio.

Si possono fare foto ad Artena?

Sì, senza limitazioni negli spazi pubblici. Nel borgo alto, però, le case si affacciano sui vicoli a distanza ravvicinata e le soglie sono private: si chiede il permesso prima di riprendere persone o interni.

Qual è il periodo migliore per visitare Artena?

La primavera e il primo autunno. Maggio ha il vantaggio della processione dei Cristi Fioriti, ottobre quello della luce e della temperatura ideale per salire. Luglio e agosto nelle ore centrali sono da evitare, salvo che per il Palio, che comunque si svolge di sera.

Serve una guida per visitare Artena?

Per il borgo si può camminare da soli senza problemi. Per il museo, per il Piano della Civita e per un gruppo organizzato una guida cambia radicalmente la resa della visita, perché senza spiegazione le mura poligonali e la sezione repubblicana del museo rischiano di restare mute. Chi organizza visite di gruppo o esperienze private trova i professionisti autorizzati di TourLeaderPro a Roma; chi prepara un viaggio in Italia in lingua inglese può partire dalla guida sulle cose da fare a Roma e allargare poi ai borghi.

Il giudizio su Artena

Artena non è un paese comodo e non cerca di esserlo. Chiede gambe, chiede tempo, chiede di rinunciare all'automobile e all'idea di vedere tutto in un'ora. In cambio restituisce una cosa che nel Lazio a mezz'ora da Roma non si trova quasi più: un centro storico intero, senza traffico, senza vetrine, dove la gente abita davvero e dove la merce sale ancora a dorso di mulo. Se dovessi indicare un solo momento, direi il tramonto dal parapetto di piazza della Vittoria, con la valle del Sacco che si spegne e le luci di Colleferro che si accendono in basso. Portate scarpe serie, salite tardi, e prima di partire fate una telefonata al museo. Il resto lo fa il paese.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Da non perdere a Roma: biglietti e visite guidate

Biglietti a orario, visite con guida e hotel: prenota prima e salta la fila.

Da prenotare prima
Ingressi

Biglietti e salta-fila

Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.

  • Ingresso a orario, niente coda alla cassa
  • Confronta i prezzi di più siti

Prenoti sul sito del partner: il prezzo è lo stesso

Tour con guida

Visite guidate

Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.

  • Guide abilitate, gruppi piccoli o privati
  • Confronta i prezzi di più siti
Hai già le date?Metti biglietti, tour e hotel giorno per giorno nell’E.R. PLANNER.Apri il planner

Monumenti e musei più richiesti

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più. Come funzionano

Tagsall'apertoantichi saporiarcheologiaArtenaArtena (RM)borghi medievali vicino Romaborghi più belli d'Italia vicino Romaborghi più belli da visitare vicino Romaborghi più belli vicino Romaborghi vicino romaborgoborgo medievale vicino Romaborgo più bello vicino Romaborgo vicino Romacambiare aria da Romacambiare aria RomacastelloChe cosa vedere ad ArtenaCosa vedere ad Artenada vedere vicino Romadove andare vicino RomaDove dormire ad Artena (RM)entro due ore da Romagita capitalegita con amici vicino Romagita da Romagita fuori portagita in famiglia vicino Romagita poco fuori il GRAgita poco fuori Romagita romantica vicino Romagita vicino la capitalegita vicino RomaLaziolontani dallo stress di RomaMonti Lepiniorganizza una gita vicino Romapaese vicino Romapaesino vicino Romaprovincia di romarilassarsi vicino RomaRoma fuori portasagra vicino Romasagre vicino Romascampagnata vicino Romascopri i borghi vicino Romascopri il borgo vicino Romascopri vicino Romastaccare dallo stress di Romastaccare la spina vicino Romaun'ora da Romavicino al G.R.A.vicino Romaweekend al borgoweekend al borgo medievaleweekend con amiciweekend in famigliaweekend rilassante vicino Romaweekend romantico vicino Romaweekend vicino Roma

Contact Information

IndirizzoPiazza della Vittoria, 7, 00031 Artena RM Artena (RM), Borghi e paesini, Vicino Roma