Siegfried di Wagner diretto da Daniel Harding a Santa Cecilia — ottobre 2026
Siegfried di Richard Wagner inaugura la stagione 2026/2027 dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia con tre recite in forma scenica: mercoledì 21 ottobre 2026 alle 18, sabato 24 ottobre alle 15 e martedì 27 ottobre alle 18, nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30. Dirige Daniel Harding, Direttore Musicale dell'Orchestra di Santa Cecilia; la regia è di Vincent Huguet. Si arriva con il tram 2, che parte da piazzale Flaminio (metro A, fermata Flaminio) e ferma a Flaminia/Reni e ad Apollodoro, oppure con gli autobus 910, 982, 53 e 168 (feriale), che fermano davanti all'ingresso. I biglietti costano da 30 a 70 euro e si comprano sul sito ufficiale dell'Accademia, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, al Botteghino dell'Auditorium o a quello di via Vittoria 6. La durata annunciata è di circa cinque ore, con due intervalli.
È la seconda tappa del progetto con cui l'Accademia porta in scena per intero L'anello del Nibelungo, un ciclo che a Roma non veniva rappresentato dal 1961. L'anno scorso è toccato alla Valchiria, quest'anno tocca all'eroe che non conosce la paura. Chi ha visto la Valchiria sa già che la Sala Santa Cecilia, nata per l'orchestra sinfonica, diventa per l'occasione un teatro d'opera vero, con un impianto scenico che ne cambia il volto. Chi non l'ha vista ha davanti l'occasione giusta per cominciare: Siegfried è il capitolo più giovane, più luminoso e, per certi versi, più facile da seguire dell'intera Tetralogia.
Siegfried a Santa Cecilia: date, orari e sala
Le tre recite di Siegfried sono fissate per il 21, il 24 e il 27 ottobre 2026 nella Sala Santa Cecilia, la più grande dell'Auditorium Parco della Musica. Il calendario pubblicato dall'Accademia segue la formula dei turni di abbonamento: la recita di mercoledì 21 ottobre alle 18 è il turno G-G1, quella di sabato 24 ottobre alle 15 è il turno S-S1, quella di martedì 27 ottobre alle 18 è il turno V-V1. Per chi compra il biglietto singolo il turno conta poco; conta invece l'orario, che per un'opera di questa lunghezza decide l'intera giornata.
Tre recite, due orari diversi
Le due recite feriali cominciano alle 18. Con una durata di circa cinque ore, la serata si chiude intorno alle 23: significa uscire dall'ufficio presto, mangiare qualcosa prima o durante gli intervalli e mettere in conto il rientro a tarda sera. La recita di sabato 24 ottobre comincia alle 15 e termina quindi verso le 20, in tempo per una cena con calma. Per chi arriva da fuori Roma, o per chi porta con sé un ragazzo alla prima esperienza wagneriana, il sabato pomeriggio è la scelta più ragionevole.
In forma scenica, con regia e costumi
Il punto va chiarito, perché la Sala Santa Cecilia è abituata ai concerti e molti la associano all'opera in forma di concerto, con i cantanti in abito da sera davanti all'orchestra. Questo Siegfried non è così. L'Accademia lo presenta in forma scenica, come nuovo allestimento, con regia, impianto scenico, costumi e disegno luci. È la stessa scelta fatta per la Valchiria dell'ottobre 2025: la sala si trasforma in uno spazio teatrale e l'orchestra condivide la scena con un'azione drammatica vera.
Durata e intervalli
L'Accademia indica una durata di circa cinque ore con due intervalli, uno dopo ciascuno dei primi due atti. Per la Valchiria dell'anno scorso gli intervalli erano di trenta minuti ciascuno; è ragionevole aspettarsi un ritmo simile, ma il dato preciso per Siegfried va controllato sul programma di sala. Cinque ore sembrano tante sulla carta. In sala, con un'orchestra di questa taglia, passano più in fretta di quanto si creda.
L'inaugurazione della stagione 2026/2027
Siegfried apre la stagione sinfonica 2026/2027 dell'Accademia. L'inaugurazione a Santa Cecilia è un appuntamento cittadino: la prima sera porta in sala il pubblico degli abbonati storici, la stampa musicale e una parte della Roma istituzionale. Chi cerca un'atmosfera più raccolta sceglie la terza recita, quella del 27 ottobre, che è anche la serata trasmessa in diretta radiofonica.
Il cast di Siegfried diretto da Daniel Harding
Nel cast di Siegfried a Santa Cecilia cantano Clay Hilley (Siegfried), Michael Volle (il Viandante, cioè Wotan), Elisabet Strid (Brünnhilde), Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Mime), Wolfgang Koch (Alberich), Falk Struckmann (Fafner), Anna Kissjudit (Erda) e Lysa Menu (la voce dell'uccello della foresta). Suona l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Siegfried è un'opera senza coro, e l'Accademia infatti non lo indica in locandina.
Clay Hilley, il tenore del ruolo più temuto
Clay Hilley è un tenore statunitense che l'Accademia presenta come uno degli interpreti wagneriani più richiesti della scena attuale; la pagina ufficiale riporta il giudizio del New York Times sulla sua «potenza e resistenza vocale». Le due parole non sono un complimento generico. Siegfried è il ruolo che i tenori affrontano con più timore in tutto il repertorio tedesco: il protagonista è in scena per gran parte dei tre atti, deve martellare la spada nel primo con la voce piena sopra un'orchestra enorme, e nel terzo, quando l'ascoltatore è stanco e il cantante ancora di più, arriva il lungo duetto con una Brünnhilde fresca, che entra in scena solo nell'ultimo atto. Un Siegfried che arriva in fondo cantando, e non gridando, è già un risultato.
Michael Volle, il Viandante
Michael Volle torna sul palco ceciliano dopo il Wotan della Valchiria dell'ottobre 2025. In Siegfried il dio non si presenta più come re degli dei: gira il mondo travestito da Viandante, pone e scioglie indovinelli, osserva. Volle è un baritono drammatico formatosi nei teatri di Mannheim, Bonn, Düsseldorf e Colonia, poi negli ensemble dell'Opera di Zurigo e della Bayerische Staatsoper di Monaco. Ha cantato a Bayreuth, Salisburgo, Bregenz e Baden-Baden, ha interpretato Falstaff di Verdi al Metropolitan Opera di New York e al Maggio Musicale Fiorentino e Hans Sachs nei Maestri cantori di Norimberga in una nuova produzione della Staatsoper di Vienna. La continuità è preziosa: vedere lo stesso Wotan da un capitolo all'altro dà al ciclo il respiro di un racconto unico.
Elisabet Strid e la Brünnhilde che si risveglia
Il soprano svedese Elisabet Strid canta Brünnhilde. Nella Valchiria dell'anno scorso il ruolo era di Miina-Liisa Värelä; qui cambia l'interprete e cambia anche il personaggio, perché la Brünnhilde di Siegfried non è più la valchiria guerriera ma la donna che si sveglia dopo il lungo sonno sulla roccia e deve scegliere fra la condizione divina e l'amore umano. Il ruolo è breve rispetto a quello del tenore, ma concentrato in una sola, lunghissima scena finale di scrittura altissima.
Mime, Alberich, Fafner, Erda e l'uccello della foresta
Il tenore Wolfgang Ablinger-Sperrhacke è Mime, il nano fabbro che ha cresciuto Siegfried per servirsene: è il ruolo di carattere più ricco dell'opera, a metà fra comicità e ferocia. Il basso-baritono Wolfgang Koch è Alberich, il Nibelungo che ha forgiato l'anello e che continua a spiarne le sorti. Il basso Falk Struckmann dà voce a Fafner, il gigante trasformato in drago. Il contralto Anna Kissjudit è Erda, la dea della terra che Wotan evoca all'inizio del terzo atto. Il soprano Lysa Menu è la voce dell'uccello della foresta, la parte che nell'opera di Wagner guida l'eroe verso l'anello e poi verso la roccia.
La regia di Vincent Huguet e le scene di Pierre Yovanovitch
La regia di Siegfried è di Vincent Huguet, l'impianto scenico di Pierre Yovanovitch, i costumi di Edoardo Russo e le luci di Christophe Forey: è la stessa squadra creativa della Valchiria del 2025. I costumi sono realizzati in collaborazione con la sartoria Tirelli Trappetti Costumi.
Roma e i suoi tre imperi
L'idea che regge l'intero Ring ceciliano è dichiarata dallo stesso Huguet nelle note di regia pubblicate dall'Accademia. Wagner scrisse la Tetralogia nella seconda metà dell'Ottocento, l'età dei grandi imperi europei, e il libretto racconta l'ascesa e la caduta dell'impero di Wotan. Roma, osserva il regista, è una delle pochissime città che siano state capitale di almeno tre imperi: quello romano antico, lo Stato della Chiesa, l'impero coloniale italiano degli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Ciascuna delle tre giornate del Ring viene così associata a uno di questi periodi. È un'idea forte e, per un pubblico romano, provocatoria nel senso migliore: costringe a guardare la città in cui si vive come a un palinsesto di poteri che si succedono, proprio come gli dei, i giganti e i Nibelunghi di Wagner.
Chi è Vincent Huguet
Vincent Huguet ha studiato storia e storia dell'arte prima di arrivare alla regia sotto la guida di Patrice Chéreau e Peter Sellars. Nel 2012 ha firmato la sua prima produzione all'Opéra de Montpellier, poi ha lavorato all'Opéra de Rouen, all'Opéra Comique, all'Opéra de Bordeaux e al Festival di Aix-en-Provence. Nel 2019 ha diretto La donna senz'ombra di Strauss alla Staatsoper di Vienna; ha portato la sua Didone ed Enea al Teatro Bolshoi di Mosca e ha avviato la trilogia Mozart-Da Ponte alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino con Daniel Barenboim. Al Theater Basel ha messo in scena Don Carlos e Rigoletto, i primi lavori con Pierre Yovanovitch. È stato regista residente presso la Fondazione Victoria de Los Angeles.
Pierre Yovanovitch, un architetto d'interni a teatro
Pierre Yovanovitch ha fondato a Parigi il suo studio di design nel 2001, dopo una carriera da stilista di moda maschile per Pierre Cardin. È noto per un lavoro che mescola arte contemporanea, design d'epoca ed elementi architettonici; nel maggio 2021 ha lanciato un proprio marchio di arredamento. Per il Ring romano ha ideato già nella scorsa stagione un impianto capace di dare alla Sala Santa Cecilia un aspetto inedito. È una scelta curiosa e intelligente: in una sala senza torre scenica né fossa d'orchestra, serve più un architetto dello spazio che uno scenografo tradizionale.
Costumi e luci
Edoardo Russo firma i costumi, realizzati con Tirelli Trappetti, una delle sartorie teatrali italiane di riferimento; Christophe Forey cura il disegno luci. In una sala da concerto la luce fa il lavoro che in teatro fanno sipario, quinte e fondali: isola i personaggi, disegna i luoghi, separa il giorno dalla notte. In Siegfried, che si apre in una caverna, passa per la foresta all'alba e finisce su una vetta circondata dal fuoco, il suo ruolo è decisivo.
Siegfried di Wagner: la trama in tre atti
Siegfried è il terzo dei quattro drammi musicali dell'Anello del Nibelungo, la «seconda giornata» del ciclo dopo il prologo L'oro del Reno e la prima giornata La Valchiria. Racconta la formazione dell'eroe: la spada rifatta, il drago ucciso, l'anello conquistato, l'incontro con Brünnhilde. Sono passati alcuni anni dagli eventi della Valchiria, alla fine della quale Sieglinde, in fuga, portava in grembo il figlio di Siegmund.
Atto primo: la caverna di Mime
Nella caverna della foresta il nano Mime, fratello di Alberich, forgia l'ennesima spada. Ha allevato il giovane Siegfried con un solo scopo: fargli uccidere il drago Fafner, custode del tesoro e dell'anello, per impossessarsene. Ma il ragazzo spezza ogni lama che Mime gli consegna. Siegfried vuole sapere chi siano i suoi genitori, e Mime è costretto a raccontargli di aver trovato nella foresta sua madre, Sieglinde, morta dandolo alla luce. Gli mostra i frammenti di Nothung, la spada del padre. Arriva un Viandante, che è Wotan travestito, e sfida Mime a una gara di indovinelli: il nano risponde alle prime due domande ma non alla terza, cioè chi potrà riforgiare Nothung. La risposta è che ci riuscirà soltanto chi non conosce la paura, e sarà lo stesso che ucciderà Mime. Siegfried torna, lima i frammenti, li fonde e forgia da sé la nuova spada, mentre Mime prepara di nascosto una bevanda avvelenata.
Atto secondo: il drago e l'uccello
Davanti alla caverna di Fafner si incontrano il Viandante e Alberich, vecchi nemici. Wotan dichiara di non voler intervenire. All'alba arrivano Siegfried e Mime. Mentre aspetta il drago, il ragazzo ascolta il canto di un uccello, prova a imitarlo con una canna senza riuscirci, poi suona il corno e sveglia Fafner. Il duello è breve: Siegfried trafigge il drago al cuore. Assaggiando per caso il sangue di Fafner rimasto sulle dita, comprende il linguaggio dell'uccello, che gli suggerisce di prendere l'anello e il Tarnhelm, l'elmo magico. Lo stesso sangue gli permette di leggere i pensieri di Mime, che gli offre il veleno con parole melliflue: Siegfried lo uccide. L'uccello gli parla allora di una donna addormentata su una roccia circondata dal fuoco.
Atto terzo: la roccia di Brünnhilde
Il Viandante evoca Erda, la dea della terra, e le annuncia di non temere più la fine degli dei: anzi la vuole, perché la sua eredità passerà a Siegfried e a Brünnhilde. Poi sbarra la strada al giovane, che non riconosce in lui il nonno, lo deride e gli spezza la lancia con un colpo di Nothung. È la fine simbolica del potere di Wotan. Siegfried attraversa il fuoco, trova una figura in armatura, la libera e scopre una donna: per la prima volta prova la paura. La bacia e la sveglia. Brünnhilde esita, poi rinuncia al mondo degli dei. L'opera si chiude sul loro canto all'amore luminoso e alla morte ridente, «Leuchtende Liebe, lachender Tod!».
Come nacque Siegfried: vent'anni di lavoro di Wagner
Wagner cominciò a scrivere il testo di Siegfried nel 1851 e ne completò la partitura soltanto nel febbraio 1871: in mezzo ci sono due capolavori scritti per interrompere il lavoro, Tristano e Isotta e I maestri cantori di Norimberga. Nessun'altra parte del Ring ha avuto una gestazione così spezzata.
Dal Giovane Sigfrido alla Tetralogia
Il progetto nacque al contrario. Wagner aveva scritto un libretto intitolato La morte di Sigfrido, che sarebbe poi diventato Il crepuscolo degli dei. Lavorandoci si accorse che serviva un antefatto, e nel maggio e giugno 1851 stese un primo testo chiamato Il giovane Sigfrido, pensato quasi come contrappeso comico alla tragedia. Poco dopo scrisse all'amico Theodor Uhlig di voler raccontare la storia di Sigfrido in tre drammi più un prologo: è la prima forma del Ring. Il libretto definitivo di Siegfried fu steso fra novembre e dicembre 1852.
L'interruzione del 1857
La composizione vera cominciò nel 1856. Wagner lavorava su due stesure parallele, una a matita e una a inchiostro su tre pentagrammi, dove fissava strumentazione e linea vocale. Entro l'agosto 1857 aveva completato il primo e il secondo atto. Poi si fermò, e non per poco: scrisse Tristano e Isotta e I maestri cantori, e tornò a Siegfried soltanto nel 1869 per comporre il terzo atto. La revisione finale della partitura è del febbraio 1871. Chi ascolta con attenzione sente la differenza: il terzo atto è scritto da un compositore che nel frattempo ha inventato il linguaggio del Tristano, e il salto di densità armonica nel duetto finale è evidente.
La prima di Bayreuth, 16 agosto 1876
Wagner non volle che Siegfried andasse in scena da solo. La prima rappresentazione avvenne il 16 agosto 1876 al Festspielhaus di Bayreuth, nella prima esecuzione completa dell'Anello del Nibelungo, diretta da Hans Richter. Siegfried era Georg Unger, Mime era Max Schlosser, il Viandante era Franz Betz, Alberich era Karl Hill, Fafner Franz von Reichenberg, Erda Luise Jaide, l'uccello della foresta Marie Haupt e Brünnhilde Amalie Materna. La prima rappresentazione italiana si tenne il 17 aprile 1883 al Teatro La Fenice di Venezia.
Le fonti: una fiaba dei Grimm e le saghe nordiche
Il materiale narrativo viene da più parti. In una lettera a Uhlig Wagner raccontò la fiaba dei fratelli Grimm del ragazzo che se ne andò per imparare che cosa fosse la paura, e scrisse che quel ragazzo e Siegfried erano lo stesso personaggio. Altri elementi derivano dalle leggende di Sigurd, in particolare dalla Saga dei Völsungar e dalla Thidrekssaga. La scena fra il Viandante ed Erda ha un parallelo nel carme eddico Baldrs draumar, in cui Odino interroga una veggente sul destino degli dei. Il manoscritto autografo della partitura è conservato presso la Richard Wagner Foundation.
Cosa si ascolta in Siegfried: l'orchestra e le pagine celebri
La partitura di Siegfried chiede un'orchestra fuori scala: otto corni (quattro dei quali alternano le tube wagneriane), sei arpe, quattro tromboni, tuba contrabbassa e un'orchestra d'archi di sessantaquattro elementi. Per l'Orchestra di Santa Cecilia, abituata al grande repertorio sinfonico, è un banco di prova ideale.
L'organico
Nel dettaglio Wagner prescrive tre flauti e due ottavini, tre oboi e corno inglese, tre clarinetti e clarinetto basso, tre fagotti e controfagotto; otto corni, tre trombe e tromba bassa, quattro tromboni, una tuba contrabbassa; otto timpani, piatti, triangolo, tam-tam, glockenspiel e un martello sull'incudine; sei arpe; sedici violini primi, sedici violini secondi, dodici viole, dodici violoncelli e otto contrabbassi. Il martello sull'incudine non è una stravaganza: accompagna Siegfried mentre forgia la spada.
Le pagine da riconoscere
Il canto della forgia del primo atto, «Nothung! Nothung! Neidliches Schwert!», è il momento in cui il tenore deve dimostrare di esserci davvero. Nel secondo atto arrivano i Mormorii della foresta, il Waldweben, forse la pagina orchestrale più nota dell'opera, con l'uccello che canta sopra un tappeto di archi; subito dopo, il richiamo del corno di Siegfried, un assolo che ogni cornista conosce a memoria. Il terzo atto si apre con un preludio tempestoso e culmina nel grande duetto finale con Brünnhilde, dal saluto al sole «Heil dir, Sonne! Heil dir, Licht!» fino alla chiusa esultante.
Le registrazioni di riferimento
Per prepararsi a casa la discografia è vasta. Il Siegfried diretto da Georg Solti con i Wiener Philharmoniker nel 1962, con Wolfgang Windgassen e Birgit Nilsson, è un classico dell'epoca stereo. Quello di Herbert von Karajan con i Berliner Philharmoniker vinse il Grammy come migliore registrazione d'opera nel 1970. Karl Böhm lo registrò dal vivo nel 1971. In video, il Ring diretto da Pierre Boulez con la regia di Patrice Chéreau, uscito nel 1980, resta il punto di partenza obbligato, seguito dalle produzioni del Metropolitan dirette da James Levine (1990) e Fabio Luisi (2010).
Daniel Harding: biografia del direttore di Siegfried
Daniel Harding, nato a Oxford il 31 agosto 1975, è dalla stagione 2024/2025 Direttore Musicale dell'Orchestra e del Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dalla stagione 2027/2028 sarà anche Direttore Musicale della Los Angeles Philharmonic. Con la Valchiria del 2025 ha affrontato per la prima volta il Ring.
Una formazione senza lezioni di direzione
Harding ha studiato tromba alla Chetham's School of Music e a tredici anni suonava nella National Youth Orchestra britannica. A diciassette anni mise insieme un gruppo di musicisti per eseguire il Pierrot lunaire di Schönberg e mandò la registrazione a Simon Rattle a Birmingham: Rattle lo prese come assistente alla City of Birmingham Symphony Orchestra per la stagione 1993-1994. Nel 1994 entrò all'Università di Cambridge, ma dopo il primo anno Claudio Abbado lo volle come assistente ai Berliner Philharmoniker, che diresse per la prima volta a ventuno anni. Nel 1996, al suo debutto ai Proms di Londra, era il direttore più giovane mai salito su quel podio. Ha dichiarato di non aver mai preso lezioni formali di direzione.
Le orchestre di una carriera
Il curriculum è quello di un direttore che ha scalato tutto molto presto. È stato direttore musicale dell'Orchestra Sinfonica di Trondheim dal 1997 al 2000, della Deutsche Kammerphilharmonie Bremen dal 1999 al 2003 e della Mahler Chamber Orchestra dal 2003 al 2008, che gli ha conferito il titolo a vita di direttore onorario. Dal 2007 al 2025 ha guidato la Swedish Radio Symphony Orchestra, prima come direttore principale e poi come direttore musicale e artistico; dal 2016 al 2019 è stato direttore musicale dell'Orchestre de Paris; dal 2007 al 2017 direttore ospite principale della London Symphony Orchestra, con cui ha inciso fra l'altro il Billy Budd di Britten. Nel 2005 diresse Idomeneo di Mozart per l'inaugurazione della Scala, subentrando a Riccardo Muti dopo le sue dimissioni.
I grandi podi
È ospite regolare delle orchestre principali del mondo: Wiener Philharmoniker, Berliner Philharmoniker, Royal Concertgebouw Orchestra, Orchestra della Radio Bavarese, Staatskapelle di Dresda, Filarmonica della Scala; negli Stati Uniti ha diretto la Boston Symphony, la Cleveland Orchestra, la Chicago Symphony, la New York Philharmonic e la San Francisco Symphony. Nel 2021 è stato il primo direttore britannico a guidare il Concerto per una notte d'estate dei Wiener Philharmoniker. Dal 2024 ha anche un mandato quinquennale come direttore musicale della Youth Music Culture della Greater Bay Area, in Cina.
Santa Cecilia, poi Los Angeles
Nel marzo 2023 l'Accademia annunciò la sua nomina a Direttore Musicale a partire dalla stagione 2024/2025, con un contratto iniziale di cinque stagioni. Nel maggio 2026 la Los Angeles Philharmonic lo ha scelto come direttore musicale dalla stagione 2027/2028: un ritorno, perché il suo debutto americano, nel 1997, fu proprio alla guida di quell'orchestra all'Ojai Music Festival. Nella linea dei direttori stabili di Santa Cecilia viene dopo Bernardino Molinari, Franco Ferrara, Fernando Previtali, Igor Markevitch, Thomas Schippers, Giuseppe Sinopoli, Daniele Gatti, Myung-Whun Chung e Antonio Pappano.
Il direttore che pilota gli aerei
C'è un dettaglio che rende Harding un caso unico fra i grandi direttori: è pilota di linea con licenza. Nel 2020 aveva programmato un anno sabbatico per volare a tempo pieno con Air France, piano poi rinviato dalla pandemia; dal 2022 pilota Airbus su tratte di medio raggio per circa una settimana al mese. È Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico dal 2021 e membro straniero della Reale Accademia Svedese di Musica.
Il Ring di Santa Cecilia: dalla Valchiria del 2025 a Siegfried
Con la Valchiria del 23, 25 e 27 ottobre 2025 l'Accademia di Santa Cecilia ha avviato per la prima volta nella sua storia l'esecuzione integrale dell'Anello del Nibelungo in forma scenica, un progetto che si sviluppa fino alla stagione 2028/2029. Siegfried è la seconda tappa.
La Valchiria che ha aperto il ciclo
La Valchiria era diretta da Harding con la stessa squadra creativa di oggi e un cast guidato da Michael Volle (Wotan), Jamez McCorkle (Siegmund), Vida Miknevičiūtė (Sieglinde), Stephen Milling (Hunding), Miina-Liisa Värelä (Brünnhilde) e Okka von der Damerau (Fricka), con le otto valchirie. I posti andarono quasi tutti in abbonamento, tanto che l'Accademia aprì una lista d'attesa per i biglietti singoli. Il segnale è chiaro: il pubblico romano aveva fame di Wagner in scena.
Perché si parte dalla Valchiria
L'ordine scelto dall'Accademia è insolito: si parte dalla prima giornata, si prosegue con la seconda, e solo alla fine del percorso, nella stagione 2028/2029, è prevista l'esecuzione dell'intera Tetralogia compreso il prologo, L'oro del Reno. È una strategia che ha senso per una sala da concerto: si costruisce la produzione capitolo per capitolo e la si ricompone tutta insieme solo quando macchina teatrale, orchestra e pubblico sono pronti.
L'ultima volta a Roma nel 1961
L'Accademia ricorda che il Ring completo non veniva rappresentato a Roma dal 1961. Più di sessant'anni di assenza per il ciclo che ha cambiato la storia del teatro musicale: questo basta a spiegare perché l'inaugurazione ceciliana di ottobre sia diventata, in due stagioni, uno degli appuntamenti musicali più attesi della città.
Una curiosità su Siegfried di Wagner diretto da Daniel Harding a Santa Cecilia — ottobre 2026
Il regista di questo Siegfried, Vincent Huguet, si è formato alla regia sotto la guida di Patrice Chéreau, l'uomo che firmò il Ring più discusso e più imitato del Novecento. Il Ring di Chéreau, diretto da Pierre Boulez e pubblicato in video nel 1980, è ancora oggi il termine di confronto per chiunque voglia leggere Wagner attraverso la storia reale.
L'impostazione di Huguet per Roma segue la stessa strada con un'idea propria: i tre imperi di cui Roma è stata capitale: l'impero antico, il potere temporale dei papi, l'impero coloniale degli anni Trenta e Quaranta. È un'eredità riconoscibile, e sapere da dove viene aiuta a guardare lo spettacolo con occhi più attenti.
C'è poi una coincidenza di date che pochi notano. Siegfried debuttò a Bayreuth nell'agosto 1876, e subito dopo quella prima Wagner partì per l'Italia con la famiglia. A Roma rimase circa un mese, dal 9 novembre al 3 dicembre 1876: l'Accademia vi ha dedicato una mostra nel foyer della Sala Santa Cecilia durante la Valchiria, con bozzetti, lettere e documenti d'epoca. Centocinquant'anni dopo quel soggiorno, l'opera che il compositore aveva appena visto nascere sulla scena arriva nella città che visitò da turista illustre, e ci arriva in una messinscena che parla proprio della storia di Roma. Il cerchio si chiude con una certa eleganza.
Una cosa che non ti dice nessuno su Siegfried di Wagner diretto da Daniel Harding a Santa Cecilia — ottobre 2026
A Santa Cecilia i concerti cominciano all'ora esatta, e chi arriva in ritardo non entra in sala: con un'opera di cinque ore, il primo atto perso vale più di un'ora e un quarto di musica. L'Accademia lo scrive in chiaro nelle avvertenze: le porte si chiudono puntuali e chi si attarda può seguire lo spettacolo soltanto nelle salette d'ascolto, fino a esaurimento dei posti, in attesa dell'intervallo.
Il problema, a Roma, ha un nome preciso: il traffico del tardo pomeriggio sul lungotevere e su via Flaminia. Le due recite feriali cominciano alle 18, cioè nell'ora in cui mezza città esce dagli uffici. Chi conta di arrivare in taxi alle 17.45 da Prati o dal centro storico rischia di vedere il preludio da uno schermo. Il consiglio pratico è semplice: essere in zona almeno quaranta minuti prima, usare il tram 2 da piazzale Flaminio o un autobus che fermi davanti all'ingresso, e sfruttare l'anticipo per ritirare il programma, prendere un caffè, orientarsi nel foyer.
C'è un secondo aspetto che le locandine non dicono. La Sala Santa Cecilia è sollevata rispetto al piano di campagna, perché non è stato possibile scavare nel sottosuolo, e per raggiungere le gallerie ci sono soltanto due ascensori. Nei momenti di massimo afflusso, alla fine di un intervallo, la coda si forma in fretta. Chi ha difficoltà di movimento farà bene a salire per tempo e a restare al proprio posto durante gli intervalli più brevi. Chi invece ha le gambe buone si goda la terrazza esterna: durante la Valchiria l'Accademia aveva aperto due punti di ristoro nei giardini pensili attorno alla sala, oltre al bar del foyer.
Il consiglio che ti do per visitare Siegfried di Wagner diretto da Daniel Harding a Santa Cecilia — ottobre 2026
Vale la pena andare domenica 18 ottobre alle 11 alla conferenza «I segreti di Wagner», introduzione a Siegfried con Corrado Augias, Quirino Principe e Sandro Cappelletto, nella stessa Sala Santa Cecilia. È il modo migliore per arrivare all'opera sapendo dove guardare. Tre voci diverse sullo stesso oggetto, in una mattinata, danno quello che un libro chiede settimane per dare.
Il secondo consiglio riguarda la preparazione. Siegfried non va affrontato a freddo. Non occorre conoscere a memoria i motivi conduttori, ma aiuta molto sapere chi è chi: che il Viandante è Wotan, che Mime e Alberich sono fratelli, che Fafner era uno dei due giganti dell'Oro del Reno, che Brünnhilde è stata addormentata dal padre alla fine della Valchiria. Leggere la trama la sera prima, magari ascoltando il Waldweben e il duetto finale in una delle registrazioni storiche, cambia l'esperienza in sala.
Terzo consiglio: scegliere la recita in base al corpo, non all'agenda. Cinque ore di Wagner dopo una giornata di lavoro sono un'altra cosa rispetto a cinque ore di Wagner di sabato pomeriggio, riposati e con la cena davanti. Per chi va per la prima volta, il sabato 24 ottobre alle 15 è la recita che consiglio senza esitazioni. Chi invece vive l'opera come un rito sociale sceglierà la prima del 21, e farà bene.
Ultimo dettaglio: scarpe comode e uno strato in più. L'Auditorium è un complesso vasto, fra ingresso, foyer, terrazze e gallerie si cammina parecchio, e le serate di fine ottobre a Roma si fanno fresche quando si esce alle 23.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che l'Auditorium Parco della Musica è opera di Renzo Piano; pochi ricordano che durante i lavori emersero i resti di una villa romana, e che la loro scoperta costrinse a cambiare sostanzialmente il progetto. I resti sono visibili dalla terrazza, fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli, e i reperti sono esposti in un piccolo museo ricavato sotto la cavea.
La storia di quel sito è lunga. Sul luogo sorgeva in origine una piccola fattoria di epoca arcaica, datata al VI secolo avanti Cristo; nel III secolo avanti Cristo quel primo edificio fu sostituito da una villa patrizia, che alcuni studiosi hanno messo in relazione con il culto di Anna Perenna, il cui bosco sacro è stato individuato a piazza Euclide, a poca distanza. Per salvare i resti, due dei tre grandi volumi delle sale furono traslati verso ovest, fino a sfiorare il viadotto di corso di Francia, e il traffico automobilistico su viale Pietro de Coubertin fu chiuso.
Il dettaglio ha un sapore quasi wagneriano. Un regista che costruisce il suo Ring sulla stratificazione degli imperi romani lavora in una sala che poggia, letteralmente, su venticinque secoli di storia. Durante uno degli intervalli, anziché mettersi in fila al bar, vale la pena uscire sulla terrazza e cercare con lo sguardo quei muri antichi: è la più romana delle pause che si possano concedere durante un'opera tedesca.
La foto giusta da fare a Siegfried di Wagner diretto da Daniel Harding a Santa Cecilia — ottobre 2026
La foto giusta si fa fuori dalla sala, dalla terrazza pensile che corre attorno ai tre volumi dell'Auditorium, con le coperture in piombo delle sale che al tramonto prendono una luce grigio argento. Durante la recita è vietato fotografare, come in ogni sala seria; il momento buono è l'arrivo, oppure il primo intervallo della recita del sabato, quando la luce del pomeriggio d'ottobre è ancora utile.
Dalla terrazza si inquadrano bene le curve dei tetti a forma di scarabeo, come le ha sempre descritte chi racconta l'architettura di Piano, disposte a raggiera attorno alla cavea. Con un obiettivo normale si prende una sala intera con la cavea in primo piano; con il telefono in verticale si isola la curva di una copertura contro il cielo, che è l'immagine più riconoscibile del complesso. Chi vuole un dettaglio meno scontato cerchi i resti della villa romana fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli: la foto che accosta mattoni antichi e piombo contemporaneo racconta in un solo scatto il luogo meglio di qualsiasi didascalia.
Dentro, prima che si spengano le luci, è di solito tollerata una foto rapida della sala vuota con il soffitto di legno di ciliegio: i ventisei gusci sospesi sono uno spettacolo di per sé. Con il nuovo impianto scenico di Yovanovitch, la sala avrà un aspetto diverso dal consueto, e l'immagine della platea con la scena montata, scattata dall'alto della galleria prima dell'inizio, sarà un ricordo raro. Poi il telefono va spento, e lo resta per cinque ore.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 21 dicembre 2002 la Sala Santa Cecilia fu inaugurata con un concerto dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Myung-Whun Chung: da quel giorno Roma ebbe di nuovo una grande sala pensata per la musica sinfonica. Il complesso aveva aperto qualche mese prima, il 21 aprile 2002, con la Sala Sinopoli.
Il peso di quella data si capisce solo guardando indietro. Nel 1936 era stata demolita la sala dell'Augusteo, e Roma era rimasta senza una sala sinfonica. Da allora il dibattito sulla nuova sede non si era mai chiuso: negli anni Cinquanta si pensò al Borghetto Flaminio, nel 1960 fu predisposta una variante urbanistica poi naufragata, la discussione ripartì negli anni Settanta e si concluse solo nel 1992 con la scelta dell'area del Villaggio Olimpico. Nel 1993 Renzo Piano vinse il concorso a inviti; il cantiere, fra il 1995 e il 2002, ebbe vicende travagliate.
Dal 2003 l'Auditorium è la sede stabile della stagione concertistica dell'Accademia, che vi ospita anche la Bibliomediateca e il Museo degli Strumenti Musicali. Dal 2006 il complesso ospita la Festa del Cinema di Roma. Nel 2020 il Comune di Roma ha approvato l'intitolazione dell'Auditorium a Ennio Morricone. Infine l'ottobre 2025: per la prima volta nella storia dell'Accademia, la Sala Santa Cecilia si trasforma in teatro per una Valchiria in forma scenica, primo capitolo di un Ring completo che Roma non vedeva dal 1961. Siegfried, nell'ottobre 2026, scrive la pagina successiva.
Chi è passato da Siegfried di Wagner diretto da Daniel Harding a Santa Cecilia — ottobre 2026
Dalla Sala Santa Cecilia, in poco più di vent'anni, sono passati i direttori che hanno guidato l'orchestra ceciliana, da Myung-Whun Chung, che la inaugurò nel 2002, ad Antonio Pappano, direttore musicale dal 2005, fino a Daniel Harding. Accanto a loro, le orchestre e i solisti ospiti delle stagioni dell'Accademia e della Fondazione Musica per Roma.
Alcuni passaggi sono rimasti nella cronaca. Goffredo Petrassi, ormai anziano, volle assistere all'inaugurazione del complesso nell'aprile 2002, e nella Sala Sinopoli ebbe l'onore della prima esecuzione assoluta della sua Ouverture da concerto per orchestra, scritta nel 1931; la sala più piccola porta oggi il suo nome. Wolfgang Sawallisch, fra i grandi direttori wagneriani del secondo Novecento, all'indomani dell'apertura criticò palcoscenico e acustica della sala grande, e le sue parole contribuirono agli interventi correttivi dei mesi successivi. Luciano Berio, allora alla guida dell'Accademia, fu protagonista della polemica sull'assenza di un organo a canne, nata nel 2002 da un appello di Italia Nostra.
Per il Ring, la sala ha già accolto nell'ottobre 2025 Michael Volle, Jamez McCorkle, Vida Miknevičiūtė, Stephen Milling, Miina-Liisa Värelä e Okka von der Damerau. Quest'anno arrivano Clay Hilley, Elisabet Strid, Wolfgang Koch, Falk Struckmann, Wolfgang Ablinger-Sperrhacke, Anna Kissjudit e Lysa Menu. E, idealmente, passa di qui anche Richard Wagner, che nel novembre 1876 trascorse quasi un mese a Roma subito dopo la prima del Ring: l'Accademia ne ha raccontato il soggiorno nella mostra allestita nel foyer durante la Valchiria.
La Sala Santa Cecilia all'Auditorium Parco della Musica
La Sala Santa Cecilia è la più grande delle tre sale dell'Auditorium Parco della Musica, con 2.756 posti, e fu progettata espressamente per la musica sinfonica. Siegfried vi si installa come in un teatro: è la sfida tecnica dell'intero progetto.
L'architettura di Renzo Piano
Il complesso occupa un'area di circa 55.000 metri quadrati fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico, il viadotto di corso di Francia e viale Maresciallo Pilsudski. Le tre sale sono volumi separati, con una base in mattone e una copertura rivestita di lastre di piombo, disposti a raggiera attorno alla cavea all'aperto, intitolata a Luciano Berio. La Sala Sinopoli ha 1.133 posti, la Sala Petrassi 673, il Teatro Studio Gianni Borgna 308. Il progetto acustico fu curato da Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM di Monaco di Baviera; il paesaggista Franco Zagari si occupò degli spazi esterni. L'opera è inclusa nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi promosso dal Ministero della Cultura.
Il soffitto di ciliegio e l'acustica
Il soffitto della Sala Santa Cecilia è formato da ventisei gusci in legno di ciliegio americano, ciascuno con una superficie media di circa 180 metri quadrati, che funzionano da specchio acustico. Il tempo di riverberazione è di 2,2 secondi, un valore raro in Italia. Attorno al palco, anche alle sue spalle, corre una galleria. Per Wagner questa acustica è un'arma a doppio taglio: esalta la massa orchestrale e il colore degli ottoni, ma chiede al direttore un controllo continuo dei volumi per non coprire le voci, che in una sala da concerto non hanno la protezione della buca d'orchestra. È qui che si misurerà Harding.
Accessibilità e servizi
L'Auditorium dispone di bar nel foyer, di un bar-caffetteria, di un bar-ristorante con accesso anche dalla strada e di una grande libreria. La sala grande è rialzata rispetto al livello del terreno e per le gallerie ci sono due ascensori: per chi ha esigenze di mobilità conviene segnalarlo al momento dell'acquisto e contattare l'infoline dell'Accademia, al numero 06 8082058 o all'indirizzo info@santacecilia.it, per concordare posto e accesso.
Come arrivare all'Auditorium Parco della Musica per Siegfried
L'Auditorium Parco della Musica, in viale Pietro de Coubertin 30, si raggiunge con il tram 2 (fermate Flaminia/Reni e Apollodoro) oppure con gli autobus 910, 982, 53 e 168 (solo nei giorni feriali), che fermano davanti all'ingresso. La stazione della metropolitana più vicina è Flaminio, sulla linea A, in piazzale Flaminio.
Metro A e tram 2
La combinazione più affidabile è la metro A fino a Flaminio, poi il tram 2 lungo via Flaminia fino alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, da cui si prosegue a piedi verso l'Auditorium. È la soluzione che consiglio per le recite delle 18: la metropolitana non conosce il traffico dell'ora di punta,. Il ritorno dopo le 23 va invece pianificato con attenzione, controllando gli orari serali delle linee sul sito dell'azienda di trasporto romana prima di uscire di casa.
Gli autobus
Davanti all'ingresso fermano le linee 910, 982, 53 e, nei giorni feriali, la 168. Sono comode per chi arriva da Parioli, da Prati o dal nord della città. Il 24 ottobre è sabato: in quel giorno la 168 non va considerata.
Auto, taxi e parcheggi
L'Auditorium ha un parcheggio interno, ma è a pagamento e da sempre considerato caro dal pubblico, e le auto in sosta finiscono per invadere le strade del Villaggio Olimpico. Nelle sere d'inaugurazione il quartiere si satura presto. Per chi arriva in auto, il consiglio è di partire con larghissimo anticipo o di lasciare la macchina più lontano e proseguire con il tram. Il taxi è una buona scelta al ritorno, a tarda sera, meno all'andata nell'ora di punta.
Biglietti per Siegfried a Santa Cecilia: prezzi e punti vendita
I biglietti per Siegfried costano da 30 a 70 euro e sono in vendita sul sito ufficiale dell'Accademia di Santa Cecilia, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, al Botteghino dell'Auditorium Parco della Musica e a quello di via Vittoria 6. L'Accademia avverte di non rispondere di maggiorazioni sui biglietti acquistati presso soggetti non autorizzati.
Come si compra
Sulla pagina dell'evento del sito dell'Accademia, sotto ciascuna data, un pulsante di acquisto porta direttamente alla pagina di vendita autorizzata della recita scelta. In alternativa ci si rivolge di persona ai due botteghini, quello dell'Auditorium e quello storico di via Vittoria 6. Per informazioni l'infoline è il numero 06 8082058, con gli indirizzi info@santacecilia.it e biglietteria@santacecilia.it.
Lista d'attesa per la platea
Per i posti di platea l'Accademia ha aperto una lista d'attesa, a cui ci si registra dalla pagina ufficiale di Siegfried per essere avvisati di eventuali biglietti che si liberino. È il segno che la platea è stata assorbita in larga parte dagli abbonamenti e dalla prelazione. Chi non trova posto in platea non si scoraggi: in una sala con galleria tutto intorno al palco, alcuni posti laterali e in alto offrono una visione della scena e dell'orchestra che la platea non concede.
Agevolazioni per i giovani
L'Accademia prevede agevolazioni per i giovani, raccolte nella sezione dedicata del suo sito ufficiale. Per uno studente di musica, o semplicemente per un ragazzo curioso, un Siegfried con Harding a prezzo ridotto è un investimento culturale che vale più di molti corsi.
Le avvertenze da leggere
Le condizioni generali sono pubblicate nella pagina delle avvertenze dell'Accademia. La più importante: i concerti cominciano puntuali e chi arriva tardi segue lo spettacolo dalle salette d'ascolto, fino a esaurimento dei posti.
Come organizzare la giornata di Siegfried
Un'opera di cinque ore si organizza come una piccola gita: orario d'arrivo, cibo, pause, rientro. Chi lo fa con cura se la gode; chi improvvisa se ne ricorda soprattutto la stanchezza.
Domenica 18 ottobre, la conferenza introduttiva
Il primo appuntamento è la conferenza «I segreti di Wagner. Introduzione a Siegfried», domenica 18 ottobre alle 11 nella Sala Santa Cecilia, con Corrado Augias, Quirino Principe e Sandro Cappelletto. È in calendario con una propria pagina di acquisto sul sito dell'Accademia. Tre giorni prima della prima, è il modo migliore per entrare nel clima.
Prima dell'opera
Per le recite delle 18, un pranzo sostanzioso e una merenda leggera prima di entrare funzionano meglio di una cena anticipata. L'Auditorium ha bar e punti di ristoro interni; durante la Valchiria l'Accademia aveva aggiunto due chioschi nei giardini pensili attorno alla sala, e conviene verificare sul posto se l'offerta si ripete. Negli intervalli la fila al bar è inevitabile: chi vuole evitarla porta con sé una bottiglietta d'acqua e qualcosa da sgranocchiare, da consumare fuori dalla sala.
Siegfried alla radio e in televisione
Chi non trova biglietto non resta del tutto escluso. La recita del 27 ottobre sarà trasmessa in diretta da Rai Radio 3 alle 18; giovedì 29 ottobre alle 21.20 Rai Cultura la manderà in onda in differita su Rai 5. La radio è un buon ripiego; la televisione permette almeno di vedere la regia di Huguet.
Con i bambini e i ragazzi
Siegfried, con il drago, la spada forgiata sulla scena, l'uccello che parla e l'eroe che non ha paura, è la più fiabesca delle opere del Ring, ed è anche quella che Wagner stesso collegava a una fiaba dei Grimm. Detto questo, cinque ore restano cinque ore. Lo consiglio a ragazzi dagli undici o dodici anni in su che abbiano già visto un'opera, e solo nella recita del sabato pomeriggio. Prepararli prima con la trama e qualche ascolto fa la differenza fra un pomeriggio memorabile e un pomeriggio infinito.
Intorno all'Auditorium: Flaminio, Parioli e Villaggio Olimpico
L'Auditorium Parco della Musica si trova fra il quartiere Flaminio, le pendici dei Parioli con Villa Glori e il Villaggio Olimpico. È una delle zone di Roma dove l'architettura del Novecento e quella contemporanea dialogano meglio.
Cosa vedere prima o dopo
A breve distanza, lungo via Guido Reni, si trova il MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo: una visita la mattina del sabato si combina bene con la recita delle 15. Verso il fiume, il Ponte della Musica collega il Flaminio al Foro Italico e allo Stadio Olimpico. Più a nord, Ponte Milvio chiude la passeggiata verso nord. Scendendo lungo via Flaminia si arriva a piazza del Popolo e all'obelisco Flaminio, con Villa Borghese alle spalle.
Dove mangiare
Dentro l'Auditorium ci sono un bar nel foyer, un bar-caffetteria e un bar-ristorante con accesso anche dalla strada. Fuori, via Flaminia e le strade del quartiere Flaminio offrono trattorie romane di quartiere, pizzerie e bar che servono l'aperitivo, frequentati più dai residenti che dai turisti. La zona di Ponte Milvio, più vivace e affollata la sera, è l'alternativa per chi cerca una cena tarda dopo la recita del sabato. Il consiglio è prenotare: la sera dell'inaugurazione i locali più vicini si riempiono in fretta.
Santa Cecilia, la patrona e il nome
La sala porta il nome della patrona della musica, cui è intitolata anche l'Accademia. Chi vuole completare il percorso ideale può visitare nei giorni successivi la basilica di Santa Cecilia in Trastevere, dedicata alla stessa santa.
Roma a fine ottobre: il periodo giusto per Wagner
Fine ottobre è uno dei periodi migliori per stare a Roma: le giornate sono ancora miti, la luce è bassa e dorata, la città ha ripreso i suoi ritmi dopo l'estate. Le serate si fanno fresche, e chi esce dall'Auditorium alle 23 farà bene ad avere una giacca.
La settimana di Siegfried coincide con un periodo denso per la vita culturale della zona: la Festa del Cinema di Roma è ospitata dall'Auditorium dal 2006, e conviene controllarne il calendario perché nelle giornate del festival il complesso è molto frequentato. Per chi arriva da fuori, un fine settimana lungo con la recita del sabato 24, una mattina al MAXXI e una passeggiata a Villa Borghese è un programma equilibrato.
Domande frequenti su Siegfried a Santa Cecilia
Quando va in scena Siegfried di Wagner a Santa Cecilia?
Siegfried di Wagner va in scena a Santa Cecilia in tre recite: mercoledì 21 ottobre 2026 alle 18, sabato 24 ottobre alle 15 e martedì 27 ottobre alle 18, nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, in viale Pietro de Coubertin 30. La recita del 21 ottobre inaugura la stagione 2026/2027 dell'Accademia.
Quanto costano i biglietti per Siegfried a Santa Cecilia?
I biglietti per Siegfried a Santa Cecilia costano da 30 a 70 euro. Si acquistano dal sito ufficiale dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, oppure al Botteghino dell'Auditorium e a quello di via Vittoria 6. Per la platea è attiva una lista d'attesa; sono previste agevolazioni per i giovani.
Quanto dura Siegfried all'Auditorium Parco della Musica?
Siegfried all'Auditorium Parco della Musica dura circa cinque ore, con due intervalli. Le recite delle 18 terminano quindi verso le 23, quella del sabato alle 15 verso le 20. L'Accademia avverte che si comincia puntuali e che i ritardatari non entrano in sala, ma seguono lo spettacolo dalle salette d'ascolto.
Siegfried a Santa Cecilia è in forma di concerto o in forma scenica?
Siegfried a Santa Cecilia è in forma scenica, come nuovo allestimento dell'Accademia: regia di Vincent Huguet, impianto scenico di Pierre Yovanovitch, costumi di Edoardo Russo e luci di Christophe Forey. È la seconda tappa del Ring ceciliano, iniziato nell'ottobre 2025 con la Valchiria diretta anch'essa da Daniel Harding.
Chi canta in Siegfried di Wagner diretto da Daniel Harding?
In Siegfried diretto da Daniel Harding cantano Clay Hilley (Siegfried), Michael Volle (il Viandante, Wotan), Elisabet Strid (Brünnhilde), Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Mime), Wolfgang Koch (Alberich), Falk Struckmann (Fafner), Anna Kissjudit (Erda) e Lysa Menu (voce dell'uccello della foresta), con l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Come si arriva all'Auditorium Parco della Musica con i mezzi?
All'Auditorium Parco della Musica si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro. Davanti all'ingresso fermano anche gli autobus 910, 982, 53 e, nei giorni feriali, 168. Il parcheggio interno è a pagamento e nelle sere di grande affluenza il quartiere si satura.
Siegfried a Santa Cecilia sarà trasmesso in radio o in tv?
Sì, Siegfried a Santa Cecilia sarà trasmesso in diretta da Rai Radio 3 il 27 ottobre 2026 alle 18, e in differita da Rai Cultura su Rai 5 giovedì 29 ottobre alle 21.20. È una buona soluzione per chi non trova biglietto o vuole riascoltare la recita.
C'è un incontro di presentazione prima di Siegfried?
Prima di Siegfried l'Accademia di Santa Cecilia organizza domenica 18 ottobre alle 11, nella Sala Santa Cecilia, la conferenza «I segreti di Wagner», introduzione all'opera con Corrado Augias, Quirino Principe e Sandro Cappelletto. È in calendario con una propria pagina di acquisto sul sito ufficiale dell'Accademia.
Il consiglio finale su Siegfried
Le occasioni vere si riconoscono dal fatto che non tornano. Un Ring completo in scena mancava in città dal 1961; questo Siegfried ne è il capitolo centrale, diretto da un musicista che fra un anno dividerà il suo tempo con Los Angeles. Andateci preparati, arrivate presto, scegliete il sabato se è la prima volta, e date alla terza ora la stessa attenzione della prima: è lì, quando l'eroe attraversa il fuoco, che Wagner ripaga tutta la fatica. Se volete trasformare la trasferta in un fine settimana ben organizzato, con la città intorno all'opera, i professionisti di Tour Leader Pro sanno costruirlo su misura.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
