Las Estrellas, gala di flamenco all’Auditorium Parco della Musica — 31 gennaio 2027
Las Estrellas, gala di flamenco, va in scena domenica 31 gennaio 2027 alle 20:00 nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30 (00196 Roma), al Flaminio. Dal centro si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alle fermate di via Flaminia più vicine al complesso; da Termini c'è l'autobus 910. I prezzi pubblicati dal rivenditore autorizzato vanno da 40 euro in seconda galleria a 88 euro nel primo settore di platea, più le commissioni di servizio; i biglietti si acquistano sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, con un massimo di sei biglietti per acquisto, oppure al botteghino dell'Auditorium, aperto da ottobre a marzo dalle 11 alle 20.

Las Estrellas a Roma: data, orario e biglietti
Las Estrellas, gala di flamenco, ha una sola data romana: domenica 31 gennaio 2027 alle 20:00, nella Sala Santa Cecilia, la più grande dell'Auditorium Parco della Musica.
Una sera sola
Il calendario pubblicato dal circuito di vendita indica un'unica rappresentazione a Roma. Non ci sono repliche pomeridiane né seconde serate: chi vuole esserci deve scegliere quella domenica di fine gennaio. Il titolo, in spagnolo, significa «le stelle», e annuncia la formula del gala: una serata costruita sui protagonisti della danza e della musica flamenca, più che su una trama.
I prezzi
Le tariffe pubblicate sono divise per settore. Platea primo settore 88 euro, platea secondo settore 76 euro, prima galleria primo settore 60 euro (anche con balaustra), prima galleria secondo settore 50 euro (anche con balaustra), seconda galleria 40 euro, con o senza balaustra. Ai prezzi si aggiungono le commissioni di servizio. Le gallerie laterali risultano non disponibili.
Come si compra
I biglietti si acquistano sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, che consente di scegliere il posto sulla pianta della sala o di lasciare al sistema la scelta del miglior posto disponibile per il prezzo indicato. Ogni acquisto è limitato a sei biglietti. In alternativa c'è il botteghino dell'Auditorium, in viale Pietro de Coubertin 30.
Regole e rimborsi
Il circuito di vendita precisa di non essere l'organizzatore della serata: tipologia dei posti in vendita, eventuali variazioni e procedure di rimborso in caso di annullamento dipendono dall'organizzazione. Conviene conservare la conferma d'acquisto e controllare le comunicazioni nei giorni che precedono lo spettacolo.
Che cosa si vede a un gala di flamenco
Un gala di flamenco riunisce sul palco le tre anime di quest'arte andalusa: il canto, cante; il ballo, baile; la chitarra, toque, sostenute dal ritmo delle mani e dei piedi.
Il formato del gala
La parola gala indica una serata di numeri, ciascuno costruito su uno stile diverso, piuttosto che un racconto unico. Il nome Las Estrellas, le stelle, suggerisce un cartellone di solisti. I nomi degli interpreti e la scaletta della serata romana non sono pubblicati nelle informazioni di vendita: vanno cercati nelle comunicazioni dell'organizzazione più vicine alla data.
Il canto e la chitarra
Nel flamenco il chitarrista, il tocaor, stende quello che gli appassionati chiamano un tappeto sonoro sotto la voce del cantaor e intervalla le strofe con brevi assoli melodici, le falsetas, che danno respiro al cantante. Quando c'è un ballerino, la chitarra deve seguirne anche i suoni ritmici.
Il ballo
Il bailaor e la bailaora danzano sul compás, la sequenza ritmica che distingue uno stile dall'altro. Il momento più atteso è spesso l'escobilla, la parte in cui il ballo diventa pura percussione dei piedi: in una sala come la Santa Cecilia, costruita per l'ascolto, quel suono arriva fino all'ultima galleria.
Le palmas
Il ritmo si tiene con le palmas, il battito delle mani, che possono essere sorde, a mano cava, oppure secche, con le dita battute nel palmo dell'altra mano. Si aggiungono i pitos, gli schiocchi delle dita, e in alcuni stili le nacchere. Per il pubblico non addetto un consiglio vale più di tutti: non battere le mani a tempo durante i numeri. Nell'ambiente, tenere il ritmo senza saperlo fare è considerato una presunzione.
Il flamenco: una storia in breve
Il flamenco è una forma di musica e di danza di origine andalusa, nata da un canto che prende forma alla fine del Settecento fra Siviglia, Cadice, Jerez e Cordova.
Un canto privato
All'origine il flamenco non era uno spettacolo. Era un modo per sfogare gioie e dolori in un linguaggio intimo, senza chitarra, con il solo sostegno del battito delle mani, dei piedi o delle nocche sul tavolo. Uno dei primi documenti scritti è nelle Cartas Marruecas di José Cadalso, del 1789, che attribuiscono questa musica ai gitani; la parola flamenco per indicare un canto o una danza compare solo nell'Ottocento.
I cafés cantantes
Verso la metà dell'Ottocento si diffondono in tutta la Spagna i cafés cantantes, locali notturni dove agli spettacoli di varietà si affianca presto il flamenco. Se ne contano sessantatré: diciotto a Madrid, dodici a Siviglia, undici a Cartagena. È lì che il canto della famiglia diventa il canto di un interprete professionista, ed è lì che comincia quella che gli storici chiamano l'età d'oro del flamenco.
Silverio Franconetti
Fra i protagonisti di quella stagione c'è Silverio Franconetti, che nella seconda metà dell'Ottocento apre un proprio locale. Apprende il cante dai gitani e diventa il primo cantaor andaluso professionista, rendendo il canto più melodico rispetto alla forma originaria, più cruda e tragica.
Gitani e payos
Nei cafés cantantes salgono per la prima volta sul palco anche i cantaores non gitani, detti payos. La competizione fra le due scuole dà l'impulso decisivo alla nascita degli stili che si ascoltano ancora oggi. Un cantante che padroneggia la maggior parte degli stili è detto, con rispetto, enciclopedico.
Gli stili del flamenco: i palos
Gli stili del flamenco si chiamano palos e i flamencologi li dividono in quattro grandi famiglie, sulla base di criteri musicali, geografici e sociali.
I canti di base
Il primo gruppo comprende i cantes básicos: la toná, la siguiriya, la soleá e il tango flamenco. Sono le forme più antiche e più severe, quelle in cui il canto arriva al suo massimo di intensità.
Le famiglie derivate
Dai canti di base discendono altri stili: dalla soleá nascono le bulerías, le alegrías, le romeras, le cantiñas; dalla toná discendono le saetas. Un terzo gruppo deriva dal fandango andaluso, con i fandangos locali e i canti del levante, come la taranta e la malagueña.
I canti di andata e ritorno
L'ultimo gruppo raccoglie i canti popolari aflamencados: le sevillanas, le peteneras, i villancicos natalizi, e i canti di origine ispanoamericana, come guajiras, colombianas, milongas e rumbas. È la famiglia più leggera e spesso quella che chiude le serate.
Il quejío
Nel canto c'è un suono che chi ascolta il flamenco per la prima volta riconosce subito: il quejío, il lamento formato da un lungo «ay» ripetuto, che precede e intercala l'improvvisazione del cantaor. È uno dei momenti di massima espressione, e compare soprattutto nella siguiriya e nel tiento.
Una curiosità su Las Estrellas, gala di flamenco all'Auditorium Parco della Musica — 31 gennaio 2027
La curiosità riguarda la voce. Nel flamenco la voce bella, nel senso accademico, non è la voce giusta. Le fonti sul cante descrivono come ideale una voce roca, gutturale, con un registro medio grave e un tono velato e rude, capace di un lamento che la voce lirica non conosce. È l'opposto di quello che la Sala Santa Cecilia ospita per gran parte dell'anno, con l'orchestra e il coro dell'Accademia e i cantanti d'opera: una sala costruita per l'emissione pulita accoglie, per una sera, una vocalità che fa della ruvidezza un valore.
C'è un secondo dettaglio che vale la pena conoscere. Le fonti raccontano che nel periodo dei cafés cantantes il pubblico preferiva un canto più limpido rispetto alle voci roche dei gitani, e che il cante originario perse per questo alcuni dei suoi tratti più duri. La storia del flamenco è quindi anche una storia di adattamento al pubblico e al luogo: il canto nato nelle case e nelle osterie cambia forma quando entra nei locali, e cambia ancora quando entra nei teatri.
Un gala in una grande sala da concerto è l'ultimo capitolo di questo percorso. A nostro giudizio è proprio questo il motivo per ascoltarlo con attenzione: per sentire che cosa resta, sotto le luci e davanti a migliaia di persone, di quel linguaggio nato per sfogare gioie e dolori fra pochi intimi.
La Sala Santa Cecilia, la sala del gala
La Sala Santa Cecilia è la più grande dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, con 2.756 posti, ed è stata inaugurata il 21 dicembre 2002 con l'Orchestra dell'Accademia diretta da Myung-whun Chung.
La sala dell'Accademia
Il nome viene dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che dal 2003 ha qui la sede della propria stagione sinfonica. Per gran parte dell'anno sul palco ci sono l'orchestra e il coro; nelle date libere la sala ospita concerti, spettacoli e grandi eventi. Un gala di flamenco in questa sala è una scelta di scala: il palco è ampio abbastanza per un corpo di ballo e la platea abbastanza grande per una serata evento.
Platea e gallerie
La pianta dei settori pubblicata per il gala distingue platea in due settori, prima galleria in due settori, seconda galleria e gallerie laterali. Per la danza la scelta del posto conta più che per un concerto: dalla platea si vedono i volti e i dettagli del lavoro dei piedi, dalle gallerie si coglie meglio il disegno del movimento sul palco.
Arrivare in tempo
In una sala da oltre 2.700 posti, ritiro dei biglietti, controlli, guardaroba e salita alle gallerie richiedono tempo. Conviene essere all'ingresso almeno mezz'ora prima delle 20.
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone è il complesso progettato da Renzo Piano al Flaminio, aperto nel 2002: tre grandi sale, il Teatro Studio Borgna e la cavea all'aperto.
Tre casse armoniche
Le sale principali, Santa Cecilia, Sinopoli e Petrassi, sono disposte intorno alla cavea come tre grandi casse armoniche di legno e piombo. Completano il complesso il Teatro Studio, il Museo degli strumenti musicali dell'Accademia di Santa Cecilia e i giardini pensili.
La villa romana
Durante gli scavi per le fondazioni emersero i resti di una villa romana del III secolo avanti Cristo, costruita sul luogo di una fattoria arcaica. Renzo Piano modificò il progetto; i resti si vedono dalla terrazza fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli e i reperti sono esposti in un piccolo museo sotto la cavea.
Il nome di Morricone
Nel 2020 il complesso è stato intitolato a Ennio Morricone. Dal 2006 ospita la Festa del Cinema di Roma, e in autunno e in inverno la programmazione si allarga dal sinfonico al jazz, dal teatro di parola alla danza.
Come arrivare all'Auditorium per Las Estrellas
L'Auditorium è in viale Pietro de Coubertin 30, al Flaminio: dal centro il collegamento più semplice è la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2 lungo via Flaminia.
Tram e metro
Da piazzale Flaminio il tram 2 percorre via Flaminia e ferma a Flaminia/Reni e Apollodoro, a pochi minuti a piedi dall'ingresso. Di domenica le frequenze sono più basse che nei giorni feriali: conviene partire con margine.
In autobus
Da Termini l'autobus 910 arriva senza cambi. Passano vicino anche le linee 53, 168 e 982. Per il percorso aggiornato conviene usare il calcolatore di ATAC.
In auto
Il complesso ha parcheggi a pagamento a raso e multipiano, con posti riservati alle persone con disabilità. Con la Sala Santa Cecilia piena i posti finiscono presto, e le strade del quartiere si riempiono: i mezzi pubblici restano la scelta più tranquilla.
Il ritorno
Alla fine del gala, di domenica sera, conviene controllare in anticipo l'orario delle ultime corse del tram e della metro A. In alternativa il taxi, che il radiotaxi di Roma prenota allo 060609.
Cosa c'è intorno all'Auditorium
L'Auditorium è fra il Villaggio Olimpico, Villa Glori e il viadotto di corso di Francia, in un quartiere che unisce architettura del Novecento e arte contemporanea.
Il MAXXI
Lungo via Guido Reni c'è il MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo. Una domenica d'inverno può cominciare fra le sue sale e finire in Sala Santa Cecilia.
Ponte della Musica e Foro Italico
Scendendo verso il Tevere si incontra il Ponte della Musica, la passerella che porta al Foro Italico. Più a nord c'è Ponte Milvio, luogo di ritrovo della sera.
Il Teatro Olimpico
Poco lontano c'è il Teatro Olimpico, altra sala storica del quartiere, che nel corso della stagione ospita anch'essa danza e spettacolo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Las Estrellas, gala di flamenco all'Auditorium Parco della Musica — 31 gennaio 2027
Una cosa che raramente si dice, comprando un biglietto per una grande sala, è che la sala non sempre è l'organizzatore della serata. Per Las Estrellas il circuito di vendita lo scrive in modo esplicito: la tipologia dei posti messi in vendita, eventuali cambi di programma e le procedure di rimborso in caso di annullamento dipendono dall'organizzatore dello spettacolo, e il mancato rispetto delle procedure indicate può far decadere il diritto al rimborso. Tradotto in pratica: per qualunque domanda sul cast, sulla durata o su un cambio di data, il riferimento è l'organizzazione del gala; per l'accesso alla sala, il guardaroba, i parcheggi e l'accessibilità, il riferimento è l'Auditorium.
La seconda cosa riguarda le gallerie laterali. Nella pianta pubblicata per il gala risultano non disponibili, compresa la fila a visibilità ridotta. Significa che il pubblico è concentrato fra platea, prima e seconda galleria, cioè nei settori frontali: una buona notizia per chi guarda la danza, che dai lati perde profondità, e un'indicazione sul fatto che i posti migliori, a parità di prezzo, sono quelli centrali.
La terza riguarda il limite di acquisto. Ogni ordine si ferma a sei biglietti: chi vuole andare in un gruppo di amici più numeroso deve dividere l'acquisto, e rischia di non trovare posti vicini. Conviene coordinarsi e comprare nello stesso momento, scegliendo sulla pianta.
Il compás, il cuore ritmico della serata
Il compás è la sequenza ritmica che caratterizza ciascuno stile del flamenco: permette di riconoscere un palo fin dalle prime battute ed è la base su cui cantaor, bailaor e tocaor costruiscono le loro variazioni.
Accenti e controtempi
Le palmas possono segnare gli accenti di ogni compás, oppure i tempi intermedi, oppure il controtempo. È questo gioco di accenti spostati che dà al flamenco la sua sensazione di tensione continua, anche nei brani più lenti.
Chi lo tiene
Per chi nasce nell'ambiente, osservano le fonti, il ritmo arriva quasi per istinto. Oltre alle palmas ci sono i pitos, lo schiocco delle dita, il palmo battuto sulla gamba, le nocche sul tavolo, il bastone o i piedi sul pavimento, le nacchere. In un gala tutti questi suoni possono comparire, e a volte un solo artista ne usa diversi nello stesso numero.
La copla
Il testo del canto è la copla, una composizione poetica breve. Nella copla flamenca, nata all'epoca dei cafés cantantes, prevalgono temi come la morte e la sofferenza, con un linguaggio schietto e parole in caló, la lingua dei gitani andalusi. La struttura più usata è la strofa di quattro versi con rima assonante.
Il consiglio che ti do per visitare Las Estrellas, gala di flamenco all'Auditorium Parco della Musica — 31 gennaio 2027
Il consiglio è scegliere il posto in base a ciò che si vuole vedere, non solo in base al prezzo. Il flamenco è danza di piedi e di mani, di sguardi e di tensione del busto: dalla platea, soprattutto nel primo settore, si coglie il lavoro dei piedi durante l'escobilla, si vedono le mani che disegnano l'aria, si sente la pausa prima dell'attacco. Dalle gallerie la visione è più ampia e si apprezza meglio la composizione del gruppo di ballo sul palco, ma i dettagli si perdono. Chi va per la prima volta, a nostro giudizio, fa bene a spendere di più per stare vicino.
Il secondo consiglio riguarda l'ascolto. Prima della serata vale la pena ascoltare qualche brano di siguiriya, di soleá e di alegrías, per riconoscere almeno il cambio di clima fra uno stile e l'altro: la siguiriya è il canto più tragico, le alegrías sono luminose e ritmate, le bulerías accelerano fino alla festa. Con queste tre coordinate un gala smette di essere una sequenza di numeri e diventa un racconto.
Infine, il comportamento in sala. Gli applausi si fanno alla fine dei numeri, e il ritmo lo tengono gli artisti: le palmas, il battito delle mani, sono parte della musica e non un invito al pubblico. Chi non conosce il linguaggio fa meglio a limitarsi agli applausi, e a lasciare il tempo a chi è sul palco.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che il flamenco nasce in Andalusia. Si cita molto meno che la sua prima età d'oro si è giocata anche fuori dall'Andalusia: fra i sessantatré cafés cantantes censiti nell'Ottocento, il numero più alto non era a Siviglia ma a Madrid, con diciotto locali, e Cartagena, sulla costa di Murcia, ne contava undici, uno meno di Siviglia. Il flamenco che conosciamo, quello da palcoscenico, è nato quindi in una rete di città, e le città più grandi hanno avuto un ruolo decisivo nel trasformarlo in spettacolo.
È risaputo anche che il flamenco si balla. Si ricorda meno che all'origine si cantava, e che per molto tempo il canto è stato la sua parte più importante. Le fonti sottolineano che il pubblico del cante non coincide sempre con quello del baile: in Spagna ci sono appassionati che seguono soprattutto i cantaores e considerano il ballo un complemento. Un gala come Las Estrellas, costruito per un pubblico internazionale, tende a dare più spazio alla danza; chi ascolta con attenzione, però, sentirà che è la voce a dare la direzione a tutto il resto.
Un terzo fatto poco citato riguarda la chitarra. In origine poteva offrire al cantaor soltanto due toni e si suonava con il pollice; poi arrivò il capotasto, lo strumento che permette di adattare la tonalità alla voce del cantante. È un dettaglio tecnico che spiega perché, durante un gala, i chitarristi spostino spesso quel piccolo morsetto sul manico fra un brano e l'altro.
La foto giusta da fare a Las Estrellas, gala di flamenco all'Auditorium Parco della Musica — 31 gennaio 2027
Durante lo spettacolo non si fotografa: lo impongono le regole della sala e il rispetto per gli artisti, e nel flamenco un lampo o uno schermo acceso nel buio rompono la concentrazione di chi balla in un modo che dal palco si percepisce subito. La foto giusta, quindi, si fa prima e dopo.
Prima dell'inizio, la cavea al buio con le tre sale illuminate è l'immagine più riconoscibile dell'Auditorium: le coperture di Renzo Piano, a fine gennaio, si accendono presto, e la luce calda dei foyer contro il cielo invernale restituisce la forma delle tre casse armoniche meglio di qualunque ripresa diurna. Chi vuole un'immagine meno scontata cerchi i resti della villa romana, visibili dalla terrazza fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli: mattoni antichi e rivestimenti contemporanei nello stesso scatto.
Dentro la sala, prima che si spengano le luci e se il personale lo consente, uno scatto dalla galleria verso il palco vuoto, con la platea che si riempie, racconta la scala della serata. All'uscita, il manifesto dello spettacolo all'ingresso è la foto ricordo più semplice.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia dell'Auditorium comincia con un'assenza. Nel 1936 fu demolito l'Augusteo, la grande sala da concerto romana, e per oltre sessant'anni la città restò senza una sala costruita per la musica sinfonica. Nel 1992 il consiglio comunale scelse l'area del Villaggio Olimpico; nel 1993 Renzo Piano vinse il concorso a inviti. I lavori portarono alla luce la villa romana del III secolo avanti Cristo che costrinse l'architetto a rivedere il progetto.
Il 21 aprile 2002, giorno del Natale di Roma, furono inaugurate la Sala Sinopoli e la Sala Petrassi; il 21 dicembre dello stesso anno aprì la Sala Santa Cecilia, con l'Orchestra dell'Accademia diretta da Myung-whun Chung. Dal 2003 il complesso è la sede della stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dal 2006 ospita la Festa del Cinema di Roma, e nel 2020 è stato intitolato a Ennio Morricone.
In poco più di vent'anni la Sala Santa Cecilia è diventata anche la sala dei grandi eventi non sinfonici: concerti di cantautori, spettacoli di parola, serate di danza. Il gala del 31 gennaio 2027 si inserisce in questa seconda vocazione, portando nella sala dell'orchestra un'arte nata nelle osterie andaluse e cresciuta nei cafés cantantes. La sera successiva, sullo stesso palco, sale Roberto Saviano con il suo nuovo spettacolo: due domeniche e lunedì di fila che mostrano quanto sia larga la programmazione della sala.
Chi è passato da Las Estrellas, gala di flamenco all'Auditorium Parco della Musica — 31 gennaio 2027
Dalla Sala Santa Cecilia sono passati, in oltre vent'anni, i grandi direttori delle stagioni dell'Accademia, a partire da Myung-whun Chung, che la inaugurò nel dicembre 2002; i solisti delle stagioni sinfoniche; e, nelle date fuori stagione, cantautori italiani, star internazionali e protagonisti del teatro di parola. Nel dicembre 2026, nella stessa sala, sono attesi Stefano Bollani ed Enrico Rava e, per il teatro, Antonio Scurati.
Dalla storia del flamenco, attraverso la serata, passano figure che non saliranno fisicamente sul palco ma ne abitano ogni numero: Silverio Franconetti, il primo cantaor professionista, che nella seconda metà dell'Ottocento aprì il suo café cantante; i cantaores gitani e payos che nei locali di Siviglia, Jerez, Cadice e Madrid inventarono gli stili che oggi si ascoltano; José Cadalso, che nel 1789 lasciò una delle prime testimonianze scritte su questa musica.
Il 31 gennaio 2027 passano dalla Sala Santa Cecilia le stelle del gala, cantaores, bailaores e tocaores, i cui nomi l'organizzazione comunica attraverso i propri canali. E passano la toná e la siguiriya, la soleá e le alegrías, i fandangos e le bulerías: gli stili che due secoli di flamenco hanno trasformato da canto privato in spettacolo per migliaia di persone.
Accessibilità, età e informazioni pratiche
L'Auditorium si sviluppa su più livelli fra terrazze, foyer e sale: per le esigenze di accessibilità conviene scrivere in anticipo alla Fondazione Musica per Roma, all'indirizzo info@musicaperroma.it, per sapere quale ingresso usare e quali posti scegliere.
Con i ragazzi
Un gala di flamenco è uno spettacolo adatto anche ai ragazzi, soprattutto a chi studia danza o musica: il ritmo, il virtuosismo dei piedi e la forza scenica catturano anche chi non conosce la tradizione. Per i bambini molto piccoli l'orario serale e la durata possono essere impegnativi.
Guardaroba e tempi
A fine gennaio si arriva con il cappotto: il guardaroba all'ingresso delle sale fa risparmiare scomodità in poltrona, ma all'uscita crea code. Conviene metterle in conto, soprattutto se si deve prendere l'ultimo tram.
Dove mangiare prima o dopo il gala
Dentro l'Auditorium ci sono un bar e una caffetteria nel foyer e un bar ristorante con accesso anche dalla strada; fuori, fra il Villaggio Olimpico, via Flaminia e piazza Mancini, si trovano pizzerie, trattorie e bar di quartiere.
Prima delle 20
Con l'inizio alle 20, la soluzione più comoda è un aperitivo lungo o una cena leggera verso le 18:30, in zona o al bar del complesso. Chi arriva presto può passeggiare nei giardini pensili o visitare il museo archeologico sotto la cavea.
Dopo lo spettacolo
All'uscita l'offerta più ampia è a Ponte Milvio, a pochi minuti. Di domenica sera molti locali chiudono la cucina prima che nei fine settimana: prenotare è prudente. Una cena spagnola dopo il gala è una tentazione naturale, ma non indispensabile: la cucina romana del quartiere va benissimo.
Fine gennaio a Roma
L'ultima domenica di gennaio è una delle settimane più tranquille dell'anno a Roma: le feste sono lontane, i musei sono meno affollati e le sale da concerto offrono stagioni piene.
Il clima
A fine gennaio le serate sono fredde e spesso umide, e il tratto dalla fermata del tram all'ingresso si fa all'aperto, attraversando la piazza. Cappotto, sciarpa e un ombrello pieghevole sono la dotazione giusta.
Un fine settimana di spettacoli
Chi arriva a Roma per il fine settimana trova, nella stessa zona e negli stessi giorni, un'offerta ampia: all'Auditorium il lunedì 1° febbraio va in scena Roberto Saviano, e in città cominciano le nuove produzioni di febbraio nei teatri del centro. Per completare la giornata, la mattina può essere dedicata a Villa Borghese e a piazza del Popolo, raggiungibili con lo stesso tram 2.
Domande frequenti su Las Estrellas all'Auditorium
Quando va in scena Las Estrellas a Roma?
Las Estrellas, gala di flamenco, va in scena all'Auditorium Parco della Musica domenica 31 gennaio 2027 alle 20:00, nella Sala Santa Cecilia. È l'unica data romana indicata dal calendario di vendita, senza repliche pomeridiane.
Quanto costano i biglietti di Las Estrellas?
I biglietti di Las Estrellas all'Auditorium costano da 40 euro in seconda galleria a 88 euro nel primo settore di platea; la platea secondo settore è a 76 euro, la prima galleria a 60 o 50 euro. Si aggiungono le commissioni di servizio del circuito di vendita.
Dove si comprano i biglietti?
I biglietti per Las Estrellas si comprano sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, con un massimo di sei per acquisto, oppure al botteghino dell'Auditorium Parco della Musica, aperto da ottobre a marzo dalle 11 alle 20.
Chi balla e chi canta nel gala?
I nomi degli interpreti di Las Estrellas non sono pubblicati nelle informazioni di vendita della data romana. Il gala riunisce per formula canto, ballo e chitarra flamenca: per il cast conviene seguire le comunicazioni dell'organizzazione nei giorni che precedono lo spettacolo.
Come si arriva all'Auditorium Parco della Musica?
L'Auditorium Parco della Musica, in viale Pietro de Coubertin 30, si raggiunge con la metro A fino a Flaminio e il tram 2 lungo via Flaminia, oppure con l'autobus 910 da Termini. Ci sono parcheggi a pagamento, che nelle serate affollate si riempiono presto.
Serve conoscere il flamenco per apprezzare il gala?
Per apprezzare Las Estrellas non serve conoscere il flamenco, ma aiuta distinguere tre stili: la siguiriya, il canto più tragico; le alegrías, luminose e ritmate; le bulerías, veloci e festose. Con queste coordinate la serata diventa più leggibile.
Si può battere il tempo con le mani durante lo spettacolo?
Al gala di flamenco dell'Auditorium conviene applaudire alla fine dei numeri e non battere le mani a tempo: le palmas fanno parte della musica e le suonano gli artisti. Nell'ambiente del flamenco tenere il ritmo senza saperlo fare è considerato una presunzione.
Il consiglio finale su Las Estrellas
Una sera di fine gennaio, la sala più grande dell'Auditorium, un'arte nata come canto privato e diventata spettacolo nei cafés cantantes dell'Ottocento. Il consiglio è arrivare con qualche ascolto alle spalle, scegliere un posto vicino al palco se il budget lo consente, lasciare il telefono in tasca e guardare i piedi dei ballerini durante l'escobilla: è lì che il flamenco mostra la sua natura di musica fatta con il corpo. A nostro giudizio, anche chi non ha mai visto flamenco dal vivo uscirà dalla Sala Santa Cecilia con un'idea precisa di che cosa significhi sfogare gioie e dolori con la voce, le mani e i piedi.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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