Roma Jazz Festival 2026 — dal 1° al 24 novembre all’Auditorium e alla Casa del Jazz
Il Roma Jazz Festival 2026, cinquantesima edizione, si tiene dal 1° al 24 novembre 2026 in due sedi: l'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma, e la Casa del Jazz, viale di Porta Ardeatina 55, 00154 Roma. Sono sedici appuntamenti, il primo domenica 1° novembre alle 18:00 con Paolo Fresu in Sala Sinopoli, l'ultimo martedì 24 novembre alle 20:00 con Jason Miles in Sala Petrassi. All'Auditorium si arriva con il tram 2 da piazzale Flaminio (metro A, fermata Flaminio) fino alla fermata Apollodoro, con gli autobus 910, 53, 982 e 168 o con la ferrovia Roma Nord fino a piazza Euclide; alla Casa del Jazz con la metro B fino a Piramide oppure con l'autobus 714, fermata Colombo/Marco Polo. I prezzi pubblicati dalle due sedi vanno dal biglietto unico di 20 euro dei concerti della Casa del Jazz alle tariffe «a partire da» 24, 30, 33, 35 e 40 euro dei concerti dell'Auditorium; per le serate senza prezzo indicato valgono le cifre pubblicate sul sito ufficiale e dal rivenditore autorizzato indicato dall'organizzazione. I biglietti si comprano sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, raggiungibile dal programma ufficiale del festival, oppure alla biglietteria dell'Auditorium, aperta tutti i giorni dalle 11 alle 20 e nelle sere di spettacolo fino alle 21.30.
Il Roma Jazz Festival 2026: cinquant'anni e un centenario
La cinquantesima edizione del Roma Jazz Festival coincide con i cento anni dalla nascita di Miles Davis, e il festival ha deciso di farne il suo tema: «Rileggere Miles, ripensare il jazz». Il sottotitolo che la Casa del Jazz e l'Auditorium usano per questa edizione è «Anniversary». La direzione artistica è di Mario Ciampà, che nel testo di presentazione insiste su un punto preciso: non una commemorazione, ma una rilettura. È una distinzione che conta. Gli omaggi ai grandi morti, nel jazz come altrove, rischiano di diventare cerimonie in cui si suona il repertorio del maestro con la faccia compunta. Qui l'idea è diversa: affidare Davis a musicisti che lo hanno conosciuto, o che ne hanno ereditato il metodo più che le note, e lasciare che lo portino altrove.

Il legame fra il festival e Davis non è un pretesto di calendario. Il testo ufficiale ricorda che Miles Davis salì più volte sui palchi del Roma Jazz Festival, ogni volta con una musica diversa dalla precedente, e che il suo ultimo concerto romano, il 23 luglio 1991 allo Stadio Olimpico davanti a ventimila persone, è rimasto uno degli episodi più memorabili di questa storia comune. Per un festival nato nel 1976, rileggere Davis significa anche rileggere se stesso.
A nostro giudizio il cartellone 2026 è più interessante di quanto dicano i nomi in cima. Accanto alle stelle internazionali ci sono formazioni giovani e progetti italiani che, alla Casa del Jazz, si ascoltano in una sala di un centinaio e mezzo di posti. È lì che il festival mostra la sua parte più viva.
Mezzo secolo di Roma Jazz Festival: dal Gianicolo all'Auditorium
Il Roma Jazz Festival è nato nel 1976 sul Gianicolo, alla Quercia del Tasso, nell'ambito delle manifestazioni dell'Estate Romana. La storia del festival è la storia dei suoi spostamenti. Dopo qualche anno si trasferì all'EUR, sulla scalinata del Palazzo della Civiltà e del Lavoro, e poi nell'area delle Tre Fontane, dove nacque Euritmia, che il festival stesso definisce il primo villaggio della capitale dedicato alla musica. Seguirono diversi anni al Foro Italico, nello spazio dello Stadio del Tennis, e la presentazione della cinquantesima edizione ricorda anche il Circo Massimo fra i luoghi attraversati.
La svolta arriva con l'Auditorium Parco della Musica, dove il festival approda fin dall'apertura del 2002. La motivazione dichiarata è semplice e giusta: riportare la musica in ambienti adatti all'ascolto. Chi ha sentito un concerto jazz all'aperto, con il vento che si porta via i piatti della batteria, capisce la differenza.
Sui numeri le fonti del festival non coincidono. La presentazione della cinquantesima edizione parla di oltre mille concerti; la pagina storica del sito ne indica oltre duemila, con circa un milione di presenze complessive. In entrambi i casi la sostanza è chiara: pochi festival europei di jazz hanno una continuità paragonabile.
Le ultime edizioni hanno avuto titoli tematici. Nel 2023 «Transition», dal 2 al 26 novembre; nel 2024 «Hybrid», quarantottesima edizione con 25 concerti fra Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz e Club Monk, più un appuntamento extra il 23 aprile 2025 con Kamasi Washington; nel 2025 «Harmony», dal 1° al 23 novembre. L'archivio ufficiale risale fino all'edizione 2018, passando per «No Border» (2019), «Jazz for Change» (2020), «Jazz Code» (2021) e «Immersivity» (2022).
Il programma completo del Roma Jazz Festival 2026, concerto per concerto
Il programma ufficiale del Roma Jazz Festival 2026 conta sedici appuntamenti in ventiquattro giorni: undici all'Auditorium Parco della Musica (Sala Sinopoli, Sala Petrassi, Teatro Studio Borgna) e quattro alla Casa del Jazz, più uno spettacolo per bambini. Li elenco in ordine, con sala, orario e prezzo quando pubblicato dalla sede.
Domenica 1° novembre, ore 18:00: Paolo Fresu, «Kind of Lives» (Auditorium, Sala Sinopoli)
L'apertura è affidata al musicista italiano più naturalmente associato a Davis. «Kind of Lives» è il nuovo progetto discografico di Paolo Fresu ed è la versione concertistica di «Kind of Miles», l'opera musicale e teatrale scritta e interpretata dallo stesso Fresu, andata in scena per oltre cinquanta repliche. Sul palco una formazione ampia divisa idealmente in due ensemble: uno guarda al primo Davis degli anni Cinquanta, l'altro alla sua svolta rivoluzionaria. Con Fresu (tromba, flicorno) suonano Bebo Ferra alla chitarra elettrica, Christian Meyer e Stefano Bagnoli alla batteria, Dino Rubino al pianoforte e Fender Rhodes, Federico Malaman al basso elettrico, Filippo Vignato al trombone e synth, Marco Bardoscia al contrabbasso. Biglietti a partire da 40 euro. Due batterie in scena sono già una dichiarazione di intenti: il suono sarà denso.
Mercoledì 4 novembre, ore 20:00: Kurt Elling e Yellowjackets, «Celebrate Weather Report» (Auditorium, Sala Petrassi)
Un cantante e una band storica della fusion rendono omaggio ai Weather Report, la formazione che ha rinnovato il modo di fare e ascoltare jazz, anche grazie al basso di Jaco Pastorius. Nel repertorio annunciato ci sono brani come «Elegant People» e «Black Market». Kurt Elling ha vinto due Grammy; gli Yellowjackets, fondati alla fine degli anni Settanta dal chitarrista Robben Ford e oggi guidati dall'altro fondatore, il tastierista Russell Ferrante, ne hanno vinti altrettanti. In formazione Elling (voce), Ferrante (tastiere), Bob Mintzer (sax), Dane Alderson (basso), William Kennedy (batteria). Da 40 euro. Gli Yellowjackets conoscono già questo pubblico: erano al festival l'11 novembre 2023, in Sala Sinopoli.
Giovedì 5 novembre, ore 20:00: Steve Coleman and Five Elements (Auditorium, Sala Petrassi)
Il sassofonista, compositore e bandleader statunitense Steve Coleman è uno dei nomi più creativi del jazz contemporaneo: mescola jazz, hip hop e funk e ha costruito un linguaggio che intreccia i fili della musica della diaspora africana. I Five Elements sono la sua formazione storica, un ensemble volutamente fluido e in continuo cambiamento. Con Coleman (sax alto) suonano Jonathan Finlayson (tromba), Rich Brown (basso elettrico) e Sean Rickman (batteria). Da 35 euro. È il concerto per chi ama il ritmo come architettura: groove velocissimi, unisoni serrati, nessuna concessione.
Venerdì 6 novembre, ore 20:00: Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba, «Collab» (Auditorium, Sala Petrassi)
Il pianista dell'Avana Gonzalo Rubalcaba, vincitore degli ultimi Grammy, e il mandolinista di Rio de Janeiro Hamilton de Holanda presentano «Collab», l'album che unisce le correnti afrocubane e quelle brasiliane del jazz. L'Auditorium parla di prima assoluta del progetto; il festival sottolinea che è la prima volta dei due insieme al Roma Jazz Festival. De Holanda suona il mandolino a dieci corde e porta con sé il choro, la samba, la bossa nova; Rubalcaba i ritmi afrocubani e le armonie del jazz contemporaneo. Duo, mandolino e pianoforte. Da 35 euro. Per chi cerca un concerto raffinato da ascoltare in coppia, è la serata giusta della prima settimana.
Sabato 7 novembre, ore 19:30: EIC Eden Inverted Collective di Zoe Pia, «Atlantidei» (Casa del Jazz)
Clarinettista e polistrumentista, Zoe Pia è una delle voci più importanti della nuova scena musicale sarda e suona le launeddas, l'antico strumento a canne della Sardegna. «Atlantidei» nasce da un viaggio ai confini dell'isola, attorno ai faraglioni della costa sud-occidentale, e dalla leggenda che identifica la Sardegna con Atlantide; le composizioni prendono spunto dalla mappa immaginaria di Atlantide disegnata da Athanasius Kircher nel «Mundus Subterraneus» del 1665. Il collettivo è formato da musicisti sotto i trentacinque anni provenienti dalle orchestre lirico sinfoniche italiane: con Zoe Pia (clarinetto, launeddas, live electronics) suonano le percussioni di Mattia Pia e Paolo Nocentini, stabili dell'Arena di Verona, Nicola Ciccarelli e Carlo Alberto Chittolina. Biglietto unico 20 euro. Una sola avvertenza: la scheda del concerto sul sito del festival riporta Sala Petrassi alle 20:00, ma il programma generale, la Casa del Jazz e l'Auditorium indicano tutti la Casa del Jazz, Sala concerti Armando Trovajoli, alle 19:30. Vale la seconda indicazione, che è anche quella del biglietto.
Domenica 8 novembre, ore 18:00: Domenico Rizzuto Trio, «Disastri Quotidiani» (Casa del Jazz)
Il trombettista, percussionista e compositore Domenico Rizzuto presenta il nuovo album «Disastri Quotidiani», un lavoro che fonde elettronica, jazz e rock psichedelico in un viaggio ideale dalle coste del Mediterraneo ai mari del Nord. Ritmi afromediterranei, atmosfere sospese, elettronica. Con Rizzuto (tromba ed elettronica) suonano Leonardo Guelpa (chitarra elettrica) e Pierpaolo Tancredi (batteria). Biglietto unico 20 euro. Il pomeriggio di domenica alla Casa del Jazz, con il parco intorno, è uno dei piccoli piaceri di questo festival.
Venerdì 13 novembre, ore 19:30: Eleonora Strino Trio, «Lumithia» (Casa del Jazz)
Eleonora Strino ha mosso i primi passi nell'orchestra di Roberto De Simone; l'incontro a Berlino con il contrabbassista Greg Cohen le ha aperto la carriera internazionale. Nel 2022 ha partecipato al tour di International Guitars Night ed è stata la prima donna a far parte del trio The Great Guitarists. Nel 2026 ha pubblicato «Lumithia», un disco per sola chitarra costruito come un diario attorno a figure femminili reali e immaginarie, scrittrici, personaggi di romanzi, rivoluzionarie, e ha debuttato con una tournée negli Stati Uniti. Dal vivo è in trio con Giulio Corini (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria). Biglietto unico 20 euro.
Sabato 14 novembre, ore 19:30: Nexus Quartet, «Appunti di Viaggio» (Casa del Jazz)
Formazione napoletana giovanissima, il Nexus Quartet intreccia jazz europeo e linguaggio della scena americana più recente, senza perdere la vena melodica di casa. Ha suonato regolarmente in Italia e ha alle spalle una lunga residenza in un jazz club del Bahrain. Al festival presenta l'album d'esordio «Appunti di Viaggio», annunciato in uscita a settembre. Enrico Valanzuolo (tromba, flicorno), Luigi Lombardi (pianoforte), Alessandro Vai (contrabbasso), Marco Gagliano (batteria). Biglietto unico 20 euro. È la scommessa del cartellone, e le scommesse in una sala piccola si vincono spesso.
Lunedì 16 novembre, ore 20:00: Enzo Favata, «Atlantico Reunion» (Auditorium, Sala Petrassi)
Nel 1999 «Atlantico» di Enzo Favata segnò una svolta per la world music italiana: jazz, suoni del Sud America, poesia e narrazione, nato come omaggio letterario ai grandi scrittori sudamericani e diventato un viaggio di oltre quattrocento concerti fra Italia, Europa e Sud America. A più di venticinque anni di distanza il quintetto originale si ritrova: Favata (sax soprano, clarinetto basso, flauti andini), Daniele Di Bonaventura (bandoneon), Marcello Peghin (chitarra a dieci corde), Salvatore Maltana (contrabbasso), UT Gandhi (batteria). Da 24 euro, la tariffa d'ingresso più bassa fra i concerti dell'Auditorium con prezzo pubblicato. Sardegna e Sud America nello stesso suono: una reunion che vale il lunedì sera.
Martedì 17 novembre, ore 20:00: Erik Truffaz e Antonio Lizana, «New Sketches of Spain» (Auditorium, Sala Petrassi)
Il trombettista franco-svizzero Erik Truffaz, figura di spicco dell'electro-jazz francese, ha cominciato suonando nell'orchestra da ballo del padre; negli anni Novanta si è affermato con il Prix Special, poi ha attraversato drum'n'bass, hip hop e world music. Antonio Lizana, sassofonista e cantante, è uno dei rappresentanti più noti del nuovo flamenco jazz: nato e cresciuto a San Fernando, in provincia di Cadice, ha registrato un concerto per NPR Tiny Desk e ha collaborato con Arturo O'Farrill e Alejandro Sanz. Il loro progetto è un omaggio contemporaneo a «Sketches of Spain» di Davis, con la danzatrice Ana Perez in scena. Formazione: Truffaz (tromba), Lizana (voce, sax contralto, flauto), Renaud Gabriel Pion (clarinetto basso, corno inglese, arrangiamenti), Pau Figueres (chitarra flamenca), Arin Keshishi (basso elettrico), Manuel de la Torre (batteria), Vincent Thomas (percussioni). Da 33 euro.
Mercoledì 18 novembre, ore 20:00: Gregory Hutchinson, «Kind of Now, The Pulse of Miles Davis» (Auditorium, Sala Petrassi)
Il batterista Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine il batterista della sua generazione, rilegge Davis partendo dall'impulso dei grandi batteristi che lo hanno accompagnato: Philly Joe Jones, Jimmy Cobb, Tony Williams. Il disco attraversa il repertorio davisiano dal bebop degli anni Cinquanta al post-bop fino all'era elettrica di «Bitches Brew», con tre brani originali: «Marley's Mood», «Ellehcem's Time» e «I'm Done». Hutchinson ha iniziato alla fine degli anni Ottanta e ha suonato e inciso con Roy Hargrove, Betty Carter, Joshua Redman, Dianne Reeves, John Scofield e Ray Brown, per oltre centocinquanta registrazioni. Con lui Aaron Parks (pianoforte), Milena Casado (tromba), Seamus Blake (sassofono), Jasen Weaver (basso). Da 30 euro. Per me è il concerto più intelligente del tema Davis: guarda Miles dal punto di vista di chi gli teneva il tempo.
Sabato 21 novembre, ore 20:00: Jeremy Pelt Quintet (Auditorium, Teatro Studio Borgna)
Il trombettista Jeremy Pelt festeggia i cinquant'anni con un tour europeo che passa da Roma. Californiano, laureato al Berklee College of Music di Boston, ha cominciato a New York alla fine degli anni Novanta; ha più di venticinque album a suo nome, ha collaborato con la Mingus Band e suona con la Roy Hargrove Big Band e la Duke Ellington Big Band. Il suo stile tiene insieme tradizione ed elettronica, neo-bop e ballad; l'ultimo album si intitola «Woven». In quintetto con Jalen Baker (vibrafono), Mykhailo Mendelenko (chitarra), Leighton Harrell (basso), Jared Spears (batteria). Da 30 euro. Il Teatro Studio ha trecento posti: una tromba così, a pochi metri, è un'altra cosa.
Domenica 22 novembre, ore 11:00: Fiabe Jazz, «I Musicanti di Brema Swing Band» (Auditorium, Teatro Studio Borgna)
Torna lo spettacolo di teatro e musica per bambini curato dal Teatro Popolare d'Arte, già presente nelle edizioni precedenti con «Kappuccetto Rosso», «Cenerentola Rock!» e «Aladino e il genio della musica». Quest'anno la favola dei fratelli Grimm «I musicanti di Brema» diventa un viaggio comico sulla forza del gruppo, partendo da un palco quasi vuoto. Concept e drammaturgia di Roberto Caccavo, in scena con Francesco Giorgi, Niccolò Curradi, Lorenzo Lucci e Pedro Judkowski. Il prezzo è pubblicato sul sito ufficiale e dal rivenditore autorizzato.
Domenica 22 novembre, ore 18:00: Rosa Brunello, «We Are Surging Waters» (Auditorium, Teatro Studio Borgna)
Bassista e compositrice, Rosa Brunello presenta un album ispirato ai movimenti sociali contemporanei e a un viaggio in Senegal: un Mediterraneo musicale in cui le culture si intrecciano, con temi come pace, libertà, emancipazione femminile e memoria. La formazione ha un respiro internazionale: Brunello (contrabbasso, basso elettrico, percussioni), Yazz Ahmed (tromba, flicorno), Tamar Osborn (sax baritono, flauto), Luca Tapino (trombone), Enrico Terragnoli (chitarra, synth), Marco Frattini (batteria, percussioni). Prezzo sul sito ufficiale.
Lunedì 23 novembre, ore 20:00: Chiara Civello e Clap! Clap!, «CCCC» (Auditorium, Teatro Studio Borgna)
La cantante e autrice Chiara Civello, con una carriera fra Europa, Stati Uniti e Brasile, incontra Clap! Clap!, nome d'arte del producer Cristiano Crisci, che lavora su elettronica, ricerca timbrica e club culture. «CCCC» attraversa elettronica, jazz e art-pop; l'album, previsto in autunno, è anticipato dal singolo «Me And The Trees». Con loro Dario Bassolino (tastiere) e Gabriel Prado (percussioni). Prezzo sul sito ufficiale. È l'appuntamento più lontano dal jazz in senso stretto, e proprio per questo utile a chi porta amici che il jazz lo frequentano poco.
Martedì 24 novembre, ore 20:00: Jason Miles, «100 Miles for Miles Davis» (Auditorium, Sala Petrassi)
La chiusura è la più vicina a Davis in senso biografico. Il tastierista, produttore e arrangiatore Jason Miles ha lavorato per oltre cinquant'anni nell'industria musicale, con Aretha Franklin, Whitney Houston, Michael Jackson, Chaka Khan e Diana Ross, ma soprattutto è stato l'architetto del suono di tre album di Davis: «Tutu», «Amandla» e «Siesta». «100 Miles for Miles Davis» è il suo omaggio al mentore, otto composizioni originali fra jazz e fusion. In scena Jason Miles (tastiere, sintetizzatori), Randy Brecker (tromba), Ada Rovatti (sax) e Gene Lake (batteria), con un basso che la scheda ufficiale attribuisce a Malaman. Prezzo sul sito ufficiale.
Il filo di Miles Davis nel Roma Jazz Festival 2026: quattro modi di rileggerlo
Cinque concerti del Roma Jazz Festival 2026 guardano esplicitamente a Miles Davis, e ognuno lo fa da un'angolazione diversa. Vale la pena capirle prima di scegliere, perché non sono intercambiabili.
Il racconto per intero: Paolo Fresu
«Kind of Lives» è l'unico progetto che prova a tenere insieme tutta la parabola di Davis, dal primo periodo degli anni Cinquanta alla svolta successiva, affidando le due anime a due ensemble distinti sullo stesso palco. Nasce da uno spettacolo teatrale e ne conserva l'impianto narrativo. Il testo di presentazione del festival definisce Fresu la voce della tromba europea che più di ogni altra ha portato quell'eredità verso altri orizzonti: è un giudizio che molti appassionati sottoscriverebbero.
Dalla parte della batteria: Gregory Hutchinson
Hutchinson rovescia la prospettiva: invece di partire dalla tromba parte dal tempo, cioè dai batteristi che hanno accompagnato Davis nelle sue trasformazioni, Philly Joe Jones, Jimmy Cobb, Tony Williams. È un'idea da musicisti, e il risultato promette di essere il ritratto più tecnico e insieme più fisico del centenario.
Un disco solo, riscritto: Truffaz e Lizana
«New Sketches of Spain» prende un solo album e lo porta nel presente, con il flamenco vero di Antonio Lizana e la danza di Ana Perez. La scommessa è evitare la cartolina spagnola; la presenza di un arrangiatore come Renaud Gabriel Pion al corno inglese e al clarinetto basso fa pensare a un lavoro sui colori orchestrali dell'originale.
Chi c'era: Jason Miles
Jason Miles non rilegge dall'esterno: ha lavorato al suono di «Tutu», «Amandla» e «Siesta», gli album degli anni Ottanta che il festival lega alla svolta elettrica di quel decennio. Il suo omaggio è fatto di composizioni originali, non di cover, e porta con sé Randy Brecker. È il testimone diretto del cartellone.
A questi quattro si aggiunge Jeremy Pelt, citato dal direttore artistico fra gli interpreti del tema: un trombettista che di Davis ha assorbito più l'attitudine a cambiare pelle che il repertorio. Se dovessi sceglierne due, prenderei Hutchinson e Jason Miles: il primo per l'idea, il secondo per la storia.
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, casa del Roma Jazz Festival dal 2002
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, è la sede principale del Roma Jazz Festival 2026: vi si tengono dodici appuntamenti su sedici, distribuiti fra Sala Sinopoli, Sala Petrassi e Teatro Studio Borgna. Progettato da Renzo Piano e gestito dalla Fondazione Musica per Roma, è stato costruito per dare una casa definitiva all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e ospita oggi musica di ogni genere, danza, teatro e arte. Si trova fra il Tevere, la collina dei Parioli e il Villaggio Olimpico, in un'area che il concorso del 1993 indicava fra il Villaggio Olimpico e lo stadio Flaminio. Scheda completa della sede: Auditorium Parco della Musica a Roma.
Renzo Piano l'ha descritto come una città della musica: tre sale al chiuso, un anfiteatro all'aperto, grandi sale di prova e registrazione, e attorno un parco che scende da Villa Glori. Le sale hanno la forma di grandi casse armoniche, i «liuti» di cui parla lo stesso architetto. Dentro il complesso ci sono anche un museo archeologico, con i resti della villa romana emersi durante i lavori, il museo Aristaios con la collezione di Giuseppe Sinopoli, un museo degli strumenti musicali e due spazi espositivi, AuditoriumGarage e AuditoriumArte.
Sala Sinopoli, 1133 posti
Dedicata al compositore e direttore d'orchestra Giuseppe Sinopoli, è la sala del concerto di apertura con Paolo Fresu. Ha una configurazione modulabile, pareti rivestite di pannelli in legno di ciliegio americano e gallerie in mattoncino sabbiato. Per una formazione di otto musicisti con due batterie è la scelta logica: abbastanza grande per il pubblico di Fresu, abbastanza raccolta per sentire i dettagli.
Sala Petrassi, 673 posti
È la sala del cuore del festival: Elling e Yellowjackets, Coleman, De Holanda e Rubalcaba, Favata, Truffaz e Lizana, Hutchinson, Jason Miles. Intitolata a Petrassi, uno dei massimi compositori italiani del Novecento, è uno spazio polifunzionale su due ordini, platea e galleria. Le pareti che definiscono la scena possono ruotare per cambiare le dimensioni del palco, e le pareti di sala sono rivestite da tende acustiche. In configurazione acustica il palco è interamente in legno di ciliegio americano.
Teatro Studio Borgna, 300 posti
Dedicato a Gianni Borgna, storico assessore alle politiche culturali del Comune di Roma e presidente della Fondazione Musica per Roma, è una sala dalla forma regolare, senza elementi architettonici verticali, interamente rivestita di legno di ciliegio, con pannelli e tende acustiche mobili. Il palco è a livello della platea e non c'è sipario. Qui suonano Jeremy Pelt, Rosa Brunello, Chiara Civello con Clap! Clap! e si tiene lo spettacolo Fiabe Jazz. È la sala dove il jazz si ascolta come in un club, ma con un'acustica da teatro.
La Casa del Jazz: la villa confiscata dove il Roma Jazz Festival suona in piccolo
La Casa del Jazz, in viale di Porta Ardeatina 55, ospita quattro concerti del Roma Jazz Festival 2026, tutti nella Sala concerti Armando Trovajoli: Zoe Pia il 7 novembre, Domenico Rizzuto l'8, Eleonora Strino il 13, Nexus Quartet il 14. La sede è gestita, come l'Auditorium, dalla Fondazione Musica per Roma. Scheda completa: Casa del Jazz a Roma.
La storia del luogo è una delle più significative della Roma contemporanea. Il progetto, voluto dal sindaco Veltroni, nasce dalla confisca della villa appartenuta a Enrico Nicoletti, boss della banda della Magliana, poi assegnata al Comune di Roma. All'ingresso una lapide con i nomi delle vittime di mafia, realizzata con l'associazione Libera di don Ciotti, ricorda il senso di quella restituzione alla città.
Com'è fatta
La villa, Villa Osio, occupa una superficie di 2.500 metri quadrati ed è circondata da un parco di 25.240 metri quadrati, aperto tutti i giorni dall'alba al tramonto. Il complesso è formato da tre edifici: nel principale c'è la sala da concerto, dotata di un sistema di registrazione che permette di trasformare i concerti in dischi; nel secondo sale prova e di registrazione e una foresteria per i musicisti ospiti; nel terzo un ristorante. Sulla capienza della sala le pagine della sede riportano due cifre, 134 posti in una e circa 150 nell'altra: in ogni caso, poche file e musicisti a portata di sguardo.
Perché conta per questo festival
Alla Casa del Jazz il festival mette i progetti più giovani o più di ricerca, a un prezzo unico di 20 euro. Chi segue il jazz da tempo sa che è in sale così che si scoprono i musicisti prima che diventino nomi da Sala Petrassi. Durante l'anno la stessa sede ospita altre rassegne, da Summertime alla Casa del Jazz nei mesi estivi a Una Striscia di Terra Feconda fra settembre e ottobre: il luogo ha un pubblico fedele, e i posti finiscono.
Come arrivare all'Auditorium e alla Casa del Jazz per il Roma Jazz Festival
Le due sedi del Roma Jazz Festival sono ai capi opposti della città: l'Auditorium è a nord, nel quartiere Flaminio ai piedi dei Parioli, la Casa del Jazz a sud, fra Aventino, San Saba e la via Cristoforo Colombo. Fra le due ci sono circa sei chilometri e mezzo in linea d'aria: non si fanno due concerti nella stessa sera, e non si improvvisa lo spostamento.
All'Auditorium in tram e metro
La soluzione indicata dalla sede è la metro A fino a Flaminio, poi il tram 2 (capolinea piazzale Flaminio, direzione piazza Mancini). La fermata utile è Apollodoro, su via Flaminia, a circa cinquecento metri a piedi dall'ingresso. Dal centro storico è il percorso più affidabile anche la sera.
All'Auditorium in autobus e in treno
Passano vicino all'Auditorium le linee 910 (Termini, piazza Mancini), 53 (piazza Mancini, largo Chigi), 982 (viale XVII Olimpiade, stazione Quattro Venti) e 168 (largo Maresciallo Diaz, stazione Tiburtina). Chi arriva da piazzale Flaminio può usare anche la ferrovia Roma Nord e scendere a piazza Euclide, a circa seicento metri. Il 910 da Termini è comodo per chi alloggia vicino alla stazione.
All'Auditorium in auto
L'Auditorium ha due parcheggi a pagamento, entrambi con posti riservati alle persone con disabilità: uno a raso davanti al complesso, con accesso da viale Pietro de Coubertin, e uno coperto multipiano con accesso da viale de Coubertin e da viale Maresciallo Pilsudski. Nelle sere in cui si sovrappongono più eventi conviene arrivare presto.
Alla Casa del Jazz in metro
La sede indica la metro B, fermata Piramide. Dalla stazione alla villa c'è poco meno di un chilometro a piedi: un quarto d'ora abbondante, da mettere in conto soprattutto il 7 e il 13 novembre, quando si comincia alle 19:30.
Alla Casa del Jazz in autobus e in auto
L'autobus 714 ferma a Colombo/Marco Polo; la Casa del Jazz lo indica con una frequenza di sei minuti. Per chi viene in auto c'è un parcheggio adiacente alla villa, in via Cristoforo Colombo all'angolo con viale di Porta Ardeatina.
Il ritorno
La durata dei singoli concerti non è pubblicata. Prima di uscire controllate sul calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti le ultime corse del tram 2, della metro e delle linee notturne per la vostra zona. La regola: si decide il rientro prima di entrare in sala, non dopo.
Biglietti e prezzi del Roma Jazz Festival 2026
I biglietti del Roma Jazz Festival 2026 si vendono concerto per concerto: non risulta pubblicato un abbonamento all'intero festival. Si comprano online sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, raggiungibile dai pulsanti di acquisto del sito del festival e dei siti delle due sedi, oppure alla biglietteria dell'Auditorium, aperta tutti i giorni con orario continuato dalle 11 alle 20 e nelle sere di spettacolo fino alle 21.30. Esiste anche un call center a pagamento, il 892.101.
I prezzi pubblicati
Per i concerti dell'Auditorium la sede indica il prezzo d'ingresso più basso: da 40 euro Paolo Fresu e Kurt Elling con gli Yellowjackets; da 35 euro Steve Coleman e il duo De Holanda e Rubalcaba; da 33 euro Truffaz e Lizana; da 30 euro Gregory Hutchinson e Jeremy Pelt; da 24 euro Enzo Favata. Alla Casa del Jazz il biglietto è unico, 20 euro, per tutti e quattro i concerti. Per Fiabe Jazz, Rosa Brunello, Chiara Civello con Clap! Clap! e Jason Miles i prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale e dal rivenditore autorizzato indicato dall'organizzazione.
Botteghino della Casa del Jazz
Il botteghino della Casa del Jazz apre nei giorni di spettacolo dalle 19 e resta aperto fino a quaranta minuti dopo l'inizio. Riduzioni e biglietti per persone con disabilità si emettono solo alla biglietteria centrale dell'Auditorium.
Ingresso in sala e ritardi
In entrambe le sedi l'ingresso in sala è consentito di norma da mezz'ora prima dell'inizio fino a cinque minuti prima. A spettacolo iniziato il regolamento non permette di entrare; quando l'organizzatore lo consente, il personale indica posti diversi da quelli acquistati. In caso di annullamento il rimborso degli acquisti online passa per il fornitore del circuito, quelli in biglietteria per il punto vendita.
Accessibilità: il Roma Jazz Festival per chi ha difficoltà motorie o visive
L'Auditorium Parco della Musica e la Casa del Jazz dichiarano entrambi una progettazione pensata per la piena accessibilità. Le persone in carrozzina possono prenotare il posto in sala al numero 06 8024 1281, attivo tutti i giorni dalle 11 alle 18; i posti riservati sono limitati per legge, quindi conviene muoversi con anticipo. La Fondazione Musica per Roma prevede un biglietto ridotto del 20 per cento per le persone con disabilità e, dove necessario, l'ingresso gratuito per l'accompagnatore; in caso di disabilità al 100 per cento la riduzione del 20 per cento vale per entrambi; le persone non vedenti hanno diritto al 50 per cento di sconto. All'Auditorium il personale di accoglienza indirizza verso ascensori e percorsi per non vedenti. Entrambi i parcheggi dell'Auditorium hanno posti riservati.
Il Roma Jazz Festival con i bambini: Fiabe Jazz e il resto del programma
L'appuntamento pensato per i bambini è Fiabe Jazz, domenica 22 novembre alle 11:00 al Teatro Studio Borgna, con «I Musicanti di Brema Swing Band» del Teatro Popolare d'Arte. Il format torna dopo le edizioni precedenti e usa comicità, attori e musicisti per avvicinare i più piccoli al jazz. Un consiglio pratico: la mattina di domenica all'Auditorium si combina bene con i Giardini pensili Claudio Abbado, dove c'è un'area giochi per bambini, e con il parco che circonda le sale. Per i ragazzi più grandi, curiosi di musica, il concerto domenicale delle 18:00 di Rosa Brunello nello stesso teatro, o quello di Domenico Rizzuto alla Casa del Jazz l'8 novembre, hanno orari adatti anche a chi il giorno dopo va a scuola.
Dove mangiare prima o dopo i concerti del Roma Jazz Festival
All'Auditorium il problema non si pone: dentro il complesso ci sono bar, ristoranti e negozi, raccolti dalla sede sotto la voce Food and Shop, e per una cena veloce prima delle 20:00 bastano. Chi preferisce uscire trova lungo via Flaminia e verso piazza Mancini trattorie di quartiere e pizzerie, frequentate più da romani che da visitatori; il Flaminio non è una zona di ristoranti turistici, ed è un pregio. Alla Casa del Jazz uno dei tre edifici della villa ospita un ristorante. Nei dintorni, verso Piramide e San Saba, si trovano trattorie e locali di quartiere; per un aperitivo prima di un concerto delle 19:30 la zona di Piramide è la più comoda, sulla strada fra la metro e la villa.
Cosa c'è intorno alle sedi del Roma Jazz Festival
Attorno all'Auditorium Parco della Musica, a meno di un chilometro, si trovano il MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo in via Guido Reni, e poco più in là il Ponte della Musica sul Tevere. Villa Glori, da cui secondo Renzo Piano scende idealmente il parco della musica, e lo stadio Flaminio sono a pochi minuti a piedi. Chi ama le architetture del Novecento ha qui un pomeriggio intero di cose da vedere, prima del concerto. Lo stesso Auditorium ospita anche la Festa del Cinema di Roma.
La Casa del Jazz è in una zona completamente diversa, fra l'Aventino e l'Appia. A circa seicento metri ci sono le Terme di Caracalla, a un chilometro la Piramide Cestia, e la villa si affaccia su viale di Porta Ardeatina, lungo il tracciato delle Mura Aureliane. Per chi vuole continuare la serata con altro jazz, Roma ha club storici come l'Alexanderplatz Jazz Club.
Novembre a Roma: il mese del Roma Jazz Festival
Il Roma Jazz Festival occupa da anni il mese di novembre, e la scelta ha senso. È il mese in cui Roma torna dei romani: meno folla nei luoghi più visitati, giornate corte, sere fresche e spesso umide. Si esce presto, si cena presto, e un concerto alle 20:00 cade nell'ora giusta. Domenica 1° novembre, giorno dell'apertura con Fresu, è la festa di Ognissanti: i mezzi seguono l'orario festivo, e conviene tenerne conto. Portate un capo pesante e un ombrello: dal tram alla sala il tragitto è breve, ma all'aperto. Per la Casa del Jazz il parco è aperto fino al tramonto, che a novembre arriva presto; la villa si raggiunge comunque dal viale, ma la passeggiata fra gli alberi va fatta prima.
Una curiosità su Roma Jazz Festival 2026 — dal 1° al 24 novembre all'Auditorium e alla Casa del Jazz
La curiosità più bella di questa edizione è una leggenda che il festival stesso racconta presentando il concerto di Erik Truffaz e Antonio Lizana. Secondo questa storia, l'idea di «Sketches of Spain» venne a Miles Davis dopo aver accompagnato la moglie, Frances Taylor Davis, a vedere un'esibizione del ballerino di flamenco Roberto Iglesias. Davis rimase affascinato dalla musica tradizionale spagnola e ne ricavò uno dei suoi dischi fondamentali, quello che il festival considera l'apertura del jazz alla world music.
Il bello è che, oggi, la storia si ripete al contrario. Nel concerto del 17 novembre in Sala Petrassi la danza torna in scena: Ana Perez balla il flamenco davanti alla tromba di Truffaz, mentre Lizana, cresciuto a San Fernando, nella provincia di Cadice che il festival chiama una delle culle del flamenco, canta e suona il sax. Quello che per Davis fu un ascolto, per il pubblico romano sarà una visione.
C'è poi una seconda curiosità, meno romantica ma più rara. Il concerto di Zoe Pia del 7 novembre prende i titoli dei brani da una mappa di Atlantide disegnata da un erudito del Seicento, Athanasius Kircher, nel «Mundus Subterraneus» del 1665. Kircher era un erudito che la Casa del Jazz definisce «maestro in un centinaio di arti», con un peso notevole anche nella musicologia. Che un disco di launeddas ed elettronica nasca da una carta geografica immaginaria del Seicento è il genere di cortocircuito che solo il jazz si concede senza imbarazzo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Roma Jazz Festival 2026 — dal 1° al 24 novembre all'Auditorium e alla Casa del Jazz
Quello che quasi nessuno fa notare è un dettaglio d'orario. Il botteghino della Casa del Jazz apre nei giorni di spettacolo alle 19:00. Domenica 8 novembre, però, il concerto di Domenico Rizzuto comincia alle 18:00. Chi conta di comprare il biglietto sul posto quella domenica pomeriggio rischia di trovare lo sportello ancora chiuso a ridosso dell'inizio, o di scoprire che la sala da un centinaio e mezzo di posti è già piena. Per i concerti della Casa del Jazz la regola è una sola: biglietto comprato prima, online.
Il secondo dettaglio riguarda le sale dell'Auditorium. Il festival non usa la grande Sala Santa Cecilia, da 2744 posti, dove nel 2024 suonò Pat Metheny. Quest'anno i concerti sono in Sala Sinopoli (1133 posti), in Sala Petrassi (673) e al Teatro Studio Borgna (300). Significa due cose. La prima è buona: si ascolta da vicino, in sale pensate per il suono, e anche i posti meno cari non sono lontanissimi dal palco. La seconda è meno buona: i posti sono pochi, e per i nomi più attesi, Fresu, Elling, Hutchinson, Jason Miles, non conviene aspettare novembre per decidere.
Infine, un avviso: sul sito del festival la pagina di Zoe Pia indica ancora Sala Petrassi alle 20:00, mentre programma generale, Casa del Jazz e Auditorium la mettono alla Casa del Jazz alle 19:30. Chi legge solo quella pagina andrebbe dall'altra parte di Roma.
Il consiglio che ti do per visitare Roma Jazz Festival 2026 — dal 1° al 24 novembre all'Auditorium e alla Casa del Jazz
Il consiglio è di trattare ogni concerto come mezza giornata, non come due ore. Le due sedi del festival sono luoghi da vivere prima che la musica cominci.
All'Auditorium arrivate nel pomeriggio. Il complesso è aperto dalle 11 alle 20, e oltre alle sale ci sono il museo archeologico con i resti della villa romana ritrovata durante il cantiere, il museo degli strumenti musicali, gli spazi espositivi e i giardini pensili Claudio Abbado. Un giro fra i «liuti» di Renzo Piano, un'occhiata al museo, una cena veloce nei locali interni, e alle 20:00 siete in sala senza corse. Se avete tempo, prima passate dal MAXXI, a settecento metri.
Alla Casa del Jazz fate il contrario: arrivate con la luce, perché il parco di Villa Osio chiude al tramonto e a novembre il tramonto è presto. Uscite a Piramide, camminate fino alla villa, leggete la lapide all'ingresso con i nomi delle vittime di mafia: è il modo giusto di capire dove state per ascoltare musica. Chi ha un pomeriggio intero può partire dalle Terme di Caracalla, a seicento metri.
E un consiglio sulla scelta: non limitatevi ai nomi famosi. Una serata alla Casa del Jazz costa 20 euro, meno della metà di un concerto in Sala Sinopoli, e spesso lascia il ricordo più forte.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si sa che l'Auditorium Parco della Musica è di Renzo Piano. Si ricorda meno perché Roma ne avesse bisogno. Per sessantasei anni l'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia non ha avuto una casa definitiva. Nel 1936, per riportare alla luce il Mausoleo di Augusto, fu demolito l'Augusteo, la sala in cui dal 1908 lavoravano l'Orchestra e il Coro dell'Accademia di Santa Cecilia. Da allora le amministrazioni che si sono succedute hanno inseguito il progetto di un nuovo auditorium per decenni, con personalità come Giuseppe Sinopoli e Vittorio Emiliani in prima linea.
La soluzione arrivò con il concorso internazionale del 1993, vinto il 27 luglio 1994 dal progetto di Renzo Piano. Il progetto fu consegnato al Comune il 15 gennaio 1995; nel novembre successivo i lavori si fermarono per la scoperta dei resti di un'antica villa romana, che invece di essere sacrificata fu integrata nel complesso. Il 21 aprile 2002, giorno del Natale di Roma, furono inaugurate la Sala Petrassi e la Sala Sinopoli; la Sala Santa Cecilia il 21 dicembre dello stesso anno.
Il dettaglio che lega tutto questo al festival: la Sala Sinopoli, dove Paolo Fresu apre la cinquantesima edizione, porta il nome di uno degli uomini che più si batterono perché Roma avesse finalmente il suo auditorium. E il Roma Jazz Festival vi è entrato fin dal primo anno. Dopo la morte di Ennio Morricone, nel 2020, il complesso è stato intitolato a lui.
La foto giusta da fare a Roma Jazz Festival 2026 — dal 1° al 24 novembre all'Auditorium e alla Casa del Jazz
All'Auditorium la foto da fare è quella delle tre sale viste dalla cavea, l'anfiteatro all'aperto intitolato a Luciano Berio, che è il centro del complesso. Da lì le grandi coperture delle sale si vedono una accanto all'altra, come strumenti appoggiati in cerchio: è l'immagine che meglio spiega l'idea di Renzo Piano di una città della musica. A novembre il momento migliore è l'ora prima del concerto, quando il cielo si scurisce e le vetrate dei foyer si accendono. Un'inquadratura bassa, dal fondo della cavea, tiene insieme le gradinate vuote e le sale illuminate.
La seconda foto è dentro, prima che si spengano le luci. La Sala Petrassi e il Teatro Studio Borgna sono rivestiti di legno di ciliegio, e con le luci di sala ancora accese il colore caldo delle pareti dà una fotografia molto più bella del palco vuoto. Durante il concerto, invece, il telefono va in tasca, per rispetto dei musicisti e di chi siede accanto.
Alla Casa del Jazz la foto è la villa vista dal viale d'ingresso, con il parco intorno, possibilmente con l'ultima luce. E poi un'altra, meno scontata: la lapide con i nomi delle vittime di mafia. Non è un'immagine da cartolina, ma è quella che racconta davvero il luogo in cui si trova la sala. Chi la pubblica con due righe di spiegazione fa un piccolo servizio a chi la vedrà.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Gli avvenimenti che contano, per questo festival, sono di due tipi: quelli delle sue sedi e quelli della sua storia.
Per l'Auditorium: nel 1993 il Comune di Roma bandisce il concorso internazionale per il nuovo auditorium nell'area fra il Villaggio Olimpico e lo stadio Flaminio, allora degradata e abbandonata. Il 27 luglio 1994 vince il progetto di Renzo Piano e del Renzo Piano Building Workshop. Durante i lavori emergono i resti di un'antica villa romana, integrati nel complesso e oggi visitabili nel museo archeologico. Nel luglio 1999 il Comune fonda la società di gestione Musica per Roma, trasformata nel 2004 in Fondazione. Il 21 aprile 2002 si inaugurano le sale Petrassi e Sinopoli, il 21 dicembre la Sala Santa Cecilia; nei primi mesi del 2003 il complesso lavora a pieno regime. Nel 2020, dopo la scomparsa di Ennio Morricone, l'Auditorium prende il suo nome.
Per la Casa del Jazz l'avvenimento fondativo è la confisca della villa di Enrico Nicoletti, esponente della banda della Magliana, e la sua assegnazione al Comune di Roma, che la trasforma in un centro dedicato al jazz con sala da concerto, studi di registrazione e foresteria per i musicisti.
Per il festival: il 1976 sul Gianicolo, alla Quercia del Tasso; gli anni all'EUR sulla scalinata del Palazzo della Civiltà e del Lavoro; Euritmia alle Tre Fontane; lo Stadio del Tennis al Foro Italico; il concerto di Miles Davis allo Stadio Olimpico del 23 luglio 1991, il suo ultimo a Roma, davanti a ventimila persone; l'arrivo all'Auditorium nel 2002. E ora la cinquantesima edizione, costruita attorno al centenario di Davis.
Chi è passato da Roma Jazz Festival 2026 — dal 1° al 24 novembre all'Auditorium e alla Casa del Jazz
L'elenco dei musicisti passati dal Roma Jazz Festival è una piccola storia del jazz. Il sito ufficiale cita Miles Davis, Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Sonny Rollins, Wayne Shorter, McCoy Tyner, Ray Charles, B.B. King, Herbie Hancock, Chick Corea, Michael Brecker, Elvin Jones, Pharoah Sanders, Dee Dee Bridgewater, Egberto Gismonti, fino a Esperanza Spalding, Kamasi Washington, Shabaka Hutchings, Robert Glasper e Snarky Puppy.
Negli anni dell'Auditorium l'archivio fotografico del festival documenta serate precise. Il 16 novembre 2008 Chick Corea e John McLaughlin portarono la Five Peace Band, con Kenny Garrett, Christian McBride e Vinnie Colaiuta. L'edizione 2009 vide Sonny Rollins l'11 novembre, Diana Krall il 15 e Jamie Cullum il 17; sempre all'Auditorium, il 30 novembre di quell'anno, Richard Galliano suonò in solo. Il 13 novembre 2011, nell'edizione «Jazz Appeal», Pat Metheny arrivò in trio con Larry Grenadier e Bill Stewart; il 22 ottobre 2012, per «Visual Jazz», toccò a Herbie Hancock. Il 14 novembre 2015 fu la sera di Gregory Porter.
Più di recente: gli Yellowjackets in Sala Sinopoli l'11 novembre 2023, nell'edizione «Transition» che si era aperta con Ibrahim Maalouf e aveva portato anche John Scofield e Avishai Cohen; Pat Metheny da solo, con l'Orchestrion, in Sala Santa Cecilia il 4 novembre 2024; Makaya McCraven, David Murray, Bilal, Amaro Freitas, Peter Erskine con Mike Mainieri e Cécile McLorin Salvant nel 2025. Quest'anno tornano gli Yellowjackets, stavolta con Kurt Elling, e arriva un musicista che con Davis ha lavorato davvero, Jason Miles.
Quale concerto del Roma Jazz Festival 2026 scegliere
Se avete una sola sera, il Roma Jazz Festival 2026 offre scelte molto diverse fra loro, e conviene sceglierle per gusto, non per fama.
Per chi viene per Davis: Gregory Hutchinson il 18 novembre o Jason Miles il 24. Per chi vuole il grande nome italiano: Paolo Fresu il 1° novembre, sapendo che sarà la serata più richiesta. Per chi ama la voce: Kurt Elling con gli Yellowjackets il 4. Per chi cerca energia ritmica pura: Steve Coleman il 5. Per una serata elegante: De Holanda e Rubalcaba il 6. Per chi ama le contaminazioni mediterranee: Favata il 16 o Truffaz e Lizana con la danza flamenca il 17. Per scoprire qualcuno prima degli altri: uno dei quattro concerti della Casa del Jazz, a 20 euro. Con i bambini: Fiabe Jazz, domenica 22 alle 11.
L'abbinamento ideale per un visitatore che resta a Roma una settimana a metà novembre: Nexus Quartet alla Casa del Jazz sabato 14, Favata all'Auditorium lunedì 16, Hutchinson mercoledì 18. Tre sere, tre sale, tre modi di intendere il jazz.
Domande frequenti sul Roma Jazz Festival 2026
Quando si svolge il Roma Jazz Festival 2026?
Il Roma Jazz Festival 2026 si svolge dal 1° al 24 novembre 2026 ed è la cinquantesima edizione. Il primo concerto è domenica 1° novembre alle 18:00 con Paolo Fresu in Sala Sinopoli; l'ultimo è martedì 24 novembre alle 20:00 con Jason Miles in Sala Petrassi. In totale sono sedici appuntamenti, quasi tutti alle 20:00 o alle 19:30, con alcune domeniche alle 18:00 e lo spettacolo per bambini alle 11:00.
Dove si tengono i concerti del Roma Jazz Festival?
I concerti del Roma Jazz Festival 2026 si tengono in due sedi. Dodici appuntamenti sono all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, nelle sale Sinopoli, Petrassi e Teatro Studio Borgna. Quattro concerti sono alla Casa del Jazz, viale di Porta Ardeatina 55, nella Sala concerti Armando Trovajoli: Zoe Pia, Domenico Rizzuto, Eleonora Strino e Nexus Quartet.
Quanto costano i biglietti del Roma Jazz Festival 2026?
I biglietti del Roma Jazz Festival 2026 alla Casa del Jazz hanno un prezzo unico di 20 euro. All'Auditorium i prezzi pubblicati partono da 24 euro per Enzo Favata, 30 euro per Hutchinson e Pelt, 33 per Truffaz e Lizana, 35 per Coleman e per De Holanda con Rubalcaba, 40 per Fresu e per Elling con gli Yellowjackets. Gli altri prezzi sono sul sito ufficiale.
Come si arriva all'Auditorium Parco della Musica con i mezzi?
All'Auditorium Parco della Musica si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alla fermata Apollodoro, a circa cinquecento metri. In alternativa ci sono gli autobus 910 da Termini, 53, 982 e 168, oppure la ferrovia Roma Nord fino a piazza Euclide. L'Auditorium ha anche due parcheggi a pagamento.
Come si arriva alla Casa del Jazz?
La Casa del Jazz, in viale di Porta Ardeatina 55, si raggiunge con la metro B scendendo a Piramide, da cui si cammina per poco meno di un chilometro, oppure con l'autobus 714, fermata Colombo/Marco Polo. In auto si parcheggia nell'area adiacente alla villa, in via Cristoforo Colombo all'angolo con viale di Porta Ardeatina.
Qual è il tema del Roma Jazz Festival 2026?
Il tema del Roma Jazz Festival 2026 è «Rileggere Miles, ripensare il jazz», dedicato ai cento anni dalla nascita di Miles Davis. Il direttore artistico Mario Ciampà lo presenta come una rilettura e non una commemorazione, affidata fra gli altri a Jason Miles, Paolo Fresu, Gregory Hutchinson, Jeremy Pelt ed Erik Truffaz.
Il Roma Jazz Festival è adatto ai bambini?
Il Roma Jazz Festival 2026 ha uno spettacolo dedicato ai bambini: Fiabe Jazz, «I Musicanti di Brema Swing Band», domenica 22 novembre alle 11:00 al Teatro Studio Borgna dell'Auditorium, a cura del Teatro Popolare d'Arte. Unisce teatro comico e musica dal vivo per avvicinare i più piccoli al jazz, partendo dalla favola dei fratelli Grimm.
Si può entrare a concerto già iniziato?
All'Auditorium e alla Casa del Jazz, sedi del Roma Jazz Festival, l'ingresso in sala è consentito di norma da mezz'ora prima fino a cinque minuti prima dell'inizio. A spettacolo iniziato il regolamento non permette di entrare; se l'organizzatore lo consente, il personale indica posti diversi da quelli acquistati. Meglio arrivare con margine.
Chiudiamo con un consiglio per quando a Roma c'è un festival come questo: scegliete un grande nome e un nome sconosciuto, e comprate i due biglietti insieme. Il primo vi darà la serata che vi aspettate, il secondo quella che ricorderete. Quest'anno la coppia giusta, per me, è Gregory Hutchinson in Sala Petrassi e uno dei quattro concerti della Casa del Jazz. E per i concerti della Casa del Jazz, lo ripeto, il biglietto si compra prima: la sala è piccola e il pubblico romano del jazz la conosce bene.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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