Marino (RM)
Marino (RM) si trova sui Colli Albani, a una ventina di chilometri dal centro di Roma, sul versante che guarda il lago Albano, a 389 metri di quota nel punto più alto del centro storico. Il municipio è in largo Palazzo Colonna, nel palazzo omonimo. In treno si arriva con la linea regionale FL4 da Roma Termini, ramo di Albano Laziale: si scende alla stazione di Marino Laziale, poco sotto il centro, dopo le fermate di Ciampino, Acqua Acetosa, Sassone e Pantanella; il viaggio dura 37 minuti nella media delle corse, la frequenza è di un treno l'ora per ramo e il biglietto da Termini ad Albano costa 2,10 euro, quindi per Marino Laziale non si spende di più. Dalla stazione al centro sono dieci minuti di salita a piedi. In auto dal Grande Raccordo Anulare si esce all'Appia o alla Tuscolana e si prosegue per la via dei Laghi (SS 217) o per la via Castrimeniense; i parcheggi più comodi sono il multipiano di piazzale degli Eroi e le strisce blu lungo corso Vittoria Colonna, che nei giorni della Sagra dell'Uva restano chiusi al traffico. Le chiese sono gratuite: la basilica di San Barnaba apre nei feriali e il sabato dalle 7.30 alle 18, la domenica dalle 8 alle 11 e alle 18. Il Museo civico Umberto Mastroianni, in piazza Matteotti nell'ex chiesa di Santa Lucia, è a ingresso libero negli orari comunali, da controllare sul sito del Comune di Marino prima di partire. Il Mitreo di via Borgo della Stazione si visita solo su prenotazione, con gruppi guidati di massimo 14 persone, nei fine settimana della seconda, terza e quarta settimana del mese: il biglietto della visita semplice costa 10 euro, i percorsi combinati con il circuito sotterraneo o con la cisterna di Santa Lucia 14,90 e 15 euro, e si prenota sul sito dell'Archeoclub Colli Albani. La Sagra dell'Uva si tiene ogni anno la prima domenica di ottobre, con ingresso libero.
Marino è uno dei tredici comuni del Parco regionale dei Castelli Romani, il primo che si incontra arrivando da Roma prima di Castel Gandolfo e del lago di Albano. Chi organizza una giornata sui Colli Albani con accompagnatore trova su TourLeaderPro i servizi turistici professionali per Roma e i dintorni; per i lettori di lingua inglese esiste una guida dedicata a Marino su ItalyPlanner.
Marino (in dialetto marinese Marini) conta oggi circa 46.600 abitanti e resta, per i romani, la Città del Vino: la Sagra dell'Uva del 1925 è la più antica manifestazione italiana del suo genere, e dal 1925 la fontana dei Quattro Mori dà vino invece di acqua nel pomeriggio della prima domenica di ottobre. Ettore Petrolini portò il paese nella memoria collettiva con la canzone di Franco Silvestri del 1926, Na gita a li Castelli, che tutti conoscono come Nannì: "Lo vedi ecco Marino, la sagra c'è dell'uva, fontane che danno vino, quanta abbondanza c'è". Carlo Emilio Gadda, che alla festa andò davvero, la raccontò nel 1934 in una pagina de Il castello di Udine intitolata La festa dell'uva a Marino, dove attorno alla fontana dei Mori "una battaglia pazza s'è scatenata, con empio rigurgito, verso le cannelle del vino gratis", e la folla "beve e s'infradicia, ricacciata da gomitate sature di folklore". La pagina di Gadda vale più di qualunque dépliant: chi la legge prima di salire a Marino capisce che quella domenica non è una degustazione, è una liturgia popolare con una sua violenza allegra.

La Sagra dell'Uva di Marino (RM): un secolo di vino dalle fontane
La Sagra dell'Uva di Marino, che i marinesi chiamano semplicemente la Sagra, ricorre ogni prima domenica di ottobre. La prima edizione si tenne domenica 4 ottobre 1925: la organizzò, su incarico dell'amministrazione comunale, il poeta romanesco di origini marinesi Leone Ciprelli, che ci lavorò dall'anno precedente. Quella sera, alle sette, la fontana dei Quattro Mori diede vino per la prima volta e gran parte del vino distribuito lo mise il produttore Luigi Capri Cruciani, che di Marino sarebbe stato poi sindaco, deputato e senatore. Il programma del 1925 prevedeva anche una corsa di cavalli lungo la via Castrimeniense, illuminazioni colorate e l'elezione di un Grande Magistrato dell'Uva. L'Opera Nazionale Dopolavoro concesse all'evento il titolo di Sagra, che pochi altri eventi in Italia potevano portare, e Ciprelli, nella quinta edizione, aggiunse il corteo storico in costume che ancora oggi sfila per corso Trieste. Ciprelli morì il 30 gennaio 1953; nel 1963 la sua salma fu portata nel cimitero comunale di Marino, ed è la sepoltura più giusta per l'uomo che ha inventato la festa più imitata del Lazio.
Lepanto e la Madonna del Rosario: le radici religiose della Sagra di Marino
La festa profana coincide con una festa religiosa molto più antica. Il 7 ottobre 1571 la flotta della Lega Santa sconfisse quella ottomana a Lepanto; papa Pio V attribuì la vittoria all'intercessione della Madonna del Rosario e ne fissò la celebrazione al 7 ottobre. Il comandante delle galere pontificie era Marcantonio II Colonna, signore di Marino, che il 4 novembre 1571 rientrò nel suo feudo con i trofei presi ai turchi: uno scudo ottomano è ancora oggi conservato nella basilica di San Barnaba, nella cappella del Rosario, come ex voto della vittoria. Il corteo storico della domenica rievoca esattamente quel rientro. Tutto il resto, carri, fontane, canzoni, è venuto dopo.
Il vino di Marino da Alba Longa a Carlo V
La viticoltura sui Colli Albani è antica quanto Roma. Gli autori latini conoscevano e apprezzavano il vino bianco dell'area con il nome di Albanum, dalla città di Alba Longa, la leggendaria città madre di Roma che la tradizione pone sulle sponde del lago Albano. Nel Medioevo e nell'età moderna la vigna fu la principale occupazione dei marinesi e di tutti i paesi vicini. Nel 1536 l'imperatore Carlo V d'Asburgo, di passaggio a Roma dopo la vittoria di Tunisi, bevve il vino di Marino durante un banchetto e, secondo le cronache, lo apprezzò. I contadini di Marino erano tanto legati alla vigna che più volte si rivolsero alla Madonna del Popolo, l'effigie duecentesca oggi in San Barnaba, perché tenesse lontane grandinate e piogge fuori stagione; il 2 febbraio 1611 la Comunità, riunita in assemblea straordinaria, scelse addirittura di adottare san Barnaba come patrono "appresso Sua Divina Maestà" perché proteggesse il feudo dalle grandinate che avevano rovinato i raccolti dei tre anni precedenti. Oggi il vino locale porta la denominazione Marino DOC, un bianco a base di Malvasia e Trebbiano cresciuto su terreni vulcanici.
Dalle Feste Castromenie del 1904 alla Sagra del 1925
All'inizio del Novecento nacque l'idea di una festa che facesse conoscere il vino marinese e attirasse i romani. I collegamenti erano cambiati: la ferrovia Roma-Albano, completata nel 1889, e poi le Tramvie dei Castelli Romani, che collegavano quasi tutti i paesi con la capitale, avevano reso la gita fuori porta un'abitudine domenicale. Dopo una serie di calamità naturali che avevano messo in crisi la produzione, l'amministrazione comunale organizzò nel 1904 le Feste Castromenie, dedicate al municipio romano di Castrimoenium, tra l'11 settembre e il 10 ottobre, in collegamento con le Ottobrate romane: ebbero successo soprattutto negli ambienti culturali romaneschi, ma non risulta che furono replicate. Ci vollero vent'anni e l'inventiva di Leone Ciprelli perché l'idea tornasse nella forma che conosciamo.
Il programma della Sagra dell'Uva di Marino: sabato, domenica, lunedì
Il programma è frutto di cent'anni di esperimenti e ormai da molti anni segue uno schema fisso. Il nucleo è la domenica pomeriggio; a seconda delle giunte e delle disponibilità economiche, i festeggiamenti possono cominciare un mese prima o restare compressi in tre giorni. Negli ultimi anni l'animazione parte il giovedì o il venerdì e non va oltre il lunedì della Sagretta.
Il sabato della vigilia, nel tardo pomeriggio, verso le 18, per le vie del centro storico si rievoca l'annuncio della vittoria di Lepanto. Un araldo a cavallo, con trombettieri, tamburini e sbandieratori, percorre corso Vittoria Colonna e corso Trieste leggendo il proclama che convoca il popolo davanti a Palazzo Colonna. Dalla balconata che guarda piazza della Repubblica, figuranti in costume cinquecentesco nei panni del governatore e dei notabili del feudo annunciano la vittoria cristiana, la vittoria del feudatario Marcantonio II Colonna e il suo rientro solenne fissato per l'indomani. Negli ultimi anni il testo del proclama è stato addolcito: non si insiste più sulle perdite inflitte al nemico turco né sul numero dei prigionieri, che restano comunque scolpiti nel peperino e incatenati alla fontana dei Quattro Mori.
La domenica è il fulcro e la ragione d'essere della Sagra dell'Uva di Marino. Al mattino la messa solenne in San Barnaba e la processione della Madonna del Rosario, poi la supplica alla Madonna di Pompei; nel pomeriggio il corteo storico in costume cinquecentesco, la sfilata dei carri allegorici con l'uva e infine, nel tardo pomeriggio, il "miracolo delle fontane che danno vino". Il lunedì è la Sagretta, detta anche Sagra dei marinesi: dal secondo dopoguerra si replica il programma profano per un pubblico più ristretto, senza processione e senza supplica, con il corteo storico privato di ospiti famosi e gruppi forestieri, i carri e, di nuovo, il vino dalle fontane. La sera del lunedì un concerto di chiusura, generalmente in piazza San Barnaba, e i fuochi d'artificio sparati dallo stadio comunale Domenico Fiore.
Le altre fontane che danno vino: Campidoglio, Wangen, Velletri
Il miracolo di Marino ha precedenti illustri. A Roma le fontane ai piedi della cordonata del Campidoglio diedero vino alla folla in due occasioni: nel 1644 per l'elezione di Innocenzo X e nel 1670 per quella di Clemente X. In Alsazia, a Wangen, una fontana distribuisce vino ogni 3 luglio. In Italia però il miracolo di Marino resta il più famoso e sostanzialmente inimitato: l'unica eccezione è la festa dell'uva e dei vini di Velletri, che nel 2019, alla sua 89ª edizione, fece sgorgare vino da una fontana per una volta.
Ospiti, incidenti e numeri di un secolo di Sagra dell'Uva di Marino
Nel 1930 aprì nei locali di Palazzo Colonna la prima Bottega del Vino d'Italia; nel 1931 si contarono quasi 50.000 presenze. La guerra distrusse palazzo e fontana, ma nel 1945 la festa riprese tra le macerie. Poi arrivarono gli ospiti del cinema: Charlton Heston nel 1960, Sophia Loren con Carlo Ponti e Virna Lisi nel 1961, Domenico Modugno ed Edoardo Vianello nel 1962; nel 1970 suonò il Banco del Mutuo Soccorso, gruppo di progressive rock nato proprio a Marino; nel 1980 Ivan Graziani tenne un concerto pagato 5.280.000 lire; nel 2000 Gina Lollobrigida fu madrina della 76ª edizione. Nel 1998 la locandina la disegnò Giorgio Forattini, con i politici italiani imbottigliati. Nel 2001 la Sagra fu spostata al 14 ottobre per un referendum costituzionale, e nel 2004, per l'ottantesima edizione, furono installate ottanta fontanelle di ghisa, una per edizione. L'incidente più celebre è del 5 ottobre 2008, 84ª edizione: per un errore degli addetti alle valvole, il vino finì nei rubinetti delle case del centro storico invece che nelle fontane pubbliche, con le autorità in piazza a brindare con l'acqua e le famiglie in cucina a riempire pentole di bianco. La notizia fece il giro del mondo, The Times scrisse che un paese dove il vino esce dai rubinetti è quasi il paradiso, e da allora ogni cronista che sale a Marino la prima domenica di ottobre spera in cuor suo che succeda di nuovo.

Una curiosità su Marino (RM)
La curiosità più bella non riguarda il vino ma l'acqua. Da Castrimoenium, il castrum romano che sorgeva dove oggi è il rione Castelletto, partiva l'Aqua Tepula, un acquedotto che nel 125 a.C. i censori Gneo Servilio Cepione e Lucio Cassio Longino captarono sui Colli Albani per portarlo a Roma: le sorgenti, al decimo miglio della via Latina tra Grottaferrata e Marino, sgorgavano a 16 o 17 gradi (da qui il nome) e davano a Roma circa 190 quinarie, quasi ottomila metri cubi al giorno; nel 33 a.C. Agrippa lo ristrutturò e lo fece confluire nella nuova Aqua Iulia. Chi dalla terrazza del Barco Colonna guarda verso Roma ha sotto i piedi la testa di uno dei condotti che hanno fatto grande la capitale. E il rapporto con l'acqua spiega anche la festa: la fontana dei Quattro Mori dà vino una volta l'anno solo perché per gli altri 364 giorni Marino ha avuto acqua in abbondanza, dalle sorgenti dell'Acquasanta al Fontanile d'Ammonte, dove le donne lavarono i panni fino agli anni Trenta del Novecento. La seconda curiosità è geologica: Marino sorge sul bordo del cratere che ospita il lago Albano, e la pietra con cui è costruita, il peperino, è la lava grigia a macchie scure delle eruzioni del Vulcano Laziale. Le cave di peperino, tra il centro e la stazione, hanno dato lavoro a generazioni di scalpellini, tanto che nel 1910 anche loro scesero in sciopero accanto ai contadini; una lapide nel Mitreo ricorda gli schiavi delle cave che frequentavano il santuario sotterraneo nel II secolo. Terza curiosità, per gli amanti della musica: il Banco del Mutuo Soccorso, uno dei gruppi fondativi del rock progressivo italiano, è nato a Marino, e la prima Sagra in cui suonò fu quella del 1970. Marino non è soltanto un paese che beve: è un paese che ha dato acqua a Roma, pietra alle sue chiese e un pezzo della sua colonna sonora.
Una cosa che non ti dice nessuno su Marino (RM)
Nessuno, nei dépliant, racconta che la fontana dei Quattro Mori che vedete oggi in piazza Matteotti non è quella del 1632 e non si trova nemmeno nel posto originario. La fontana seicentesca sorgeva in piazza Lepanto, addossata a Palazzo Colonna. Mercoledì 2 febbraio 1944, alle 12.30 circa, i bombardieri B-25 Mitchell della quindicesima forza aerea statunitense colpirono il centro di Marino: le bombe a catena fecero crollare il palazzo, e il palazzo crollò sulla fontana. Quel che vedete è la ricostruzione del 1969, opera di un gruppo di scultori marinesi, spostata nella piazza dove nel 1884 era arrivato il municipio e dove, fino al 1903, esisteva una fontana di gusto berniniano smantellata per far passare i binari del tram dei Castelli. Un'altra cosa che si tace: la festa che oggi sembra eterna nacque in pieno regime, con il marchio dell'Opera Nazionale Dopolavoro, e il vino della prima edizione lo mise Luigi Capri Cruciani, che era stato sindaco popolare e sarebbe diventato deputato e senatore fascista. Marino, prima del 1923, aveva un consiglio comunale repubblicano e anticlericale, leghe contadine dal 1902, occupazioni di terre nel 1898 e nel 1917; il fascismo vi arrivò non con le squadre ma con la conversione della maggioranza repubblicana, e il podestà Ugo Colizza era un ex anarchico schedato tra i sovversivi fino al 1929. La Sagra è dunque anche il documento di come un paese rosso fu addomesticato con una festa. Infine, sotto il centro storico corre un reticolo di cunicoli, cisterne e cantine scavate nel peperino: è la Marino sotterranea che l'Archeoclub Colli Albani fa visitare insieme al Mitreo e alla cisterna romana sotto Santa Lucia. Le cantine della Sagra sono la superficie; la città vera, a Marino, è sotto.
Il consiglio che ti do per visitare Marino (RM)
Il consiglio è semplice: andate a Marino due volte, una per la Sagra e una in un sabato qualsiasi di primavera o di fine ottobre. Alla Sagra si va per la folla, per il corteo, per il bicchiere di carta sotto la cannella, e si accetta tutto quel che ne consegue: treni pieni, parcheggi impossibili, piazza Matteotti dove non si respira. Chi vuole vedere davvero il paese sceglie il giorno sbagliato apposta. Un sabato mattina, con il treno FL4 delle otto da Termini, si arriva a Marino Laziale prima delle nove: dieci minuti di salita e si è in piazza San Barnaba, con la basilica aperta e vuota, il Nettuno di Tripisciano che gocciola, il bar che sforna le ciambelle al mosto. Da lì il percorso che consiglio è questo: San Barnaba, corso Trieste con Palazzo Castagna, piazza Matteotti con i Quattro Mori e il museo civico nell'ex Santa Lucia, poi giù per corso Vittoria Colonna fino a Palazzo Colonna e al Guerriero di Mastroianni, il Barco Colonna per il panorama sul lago, il parco di Villa Desideri per riposare. Prima ancora, prenotate sul sito dell'Archeoclub la visita al Mitreo del pomeriggio del sabato: dura quaranta minuti, i posti sono quattordici, e i fine settimana utili sono solo tre al mese. Non provate a fare Mitreo e Sagra nello stesso giorno: la prima domenica di ottobre tutte le energie del paese sono in piazza. Per chi arriva con un gruppo o con un'azienda e vuole un accompagnatore che leghi Marino, Castel Gandolfo e il lago in un'unica giornata, su TourLeaderPro ci sono le esperienze private e per piccoli gruppi. E un'opinione netta: il Mitreo vale da solo il viaggio, la Sagra vale il viaggio solo se vi piace la calca. Se dovete sceglierne una, scegliete il Mitreo.
Che cosa vedere a Marino (RM): le architetture religiose
La basilica collegiata di San Barnaba apostolo a Marino
La chiesa madre di Marino domina la piazza omonima ed è la più grande chiesa dei Castelli Romani: 58,75 metri di lunghezza, un transetto di 24, una cupola che arriva a 36 metri alla lanterna. La prima pietra fu posata il 10 giugno 1640, i lavori si chiusero nel 1655, la prima messa si celebrò il 22 ottobre 1662 e la consacrazione solenne arrivò solo il 14 maggio 1713; Pio IX la elevò a basilica minore il 23 settembre 1851. È a tre navate con transetto e otto cappelle laterali, tutta di peperino locale nella facciata, che per questo appare grigia e severa dove le chiese romane coeve sono di travertino. Con la sua consacrazione furono sconsacrate le due vecchie parrocchiali, Santa Lucia e San Giovanni. Dentro, sulla parete di fondo del presbiterio, il Martirio di San Barnaba attribuito a Bartolomeo Gennari, allievo e cognato del Guercino; nel transetto sinistro un Martirio di San Bartolomeo che la parrocchia attribuisce al Guercino stesso, ed è l'opera per cui vale la pena entrare. Nella cappella del Rosario si conservano lo scudo ottomano portato da Lepanto da Marcantonio II Colonna, ex voto della vittoria, e una Madonna del Rosario su rame di Sebastiano Ceccarini del 1748; altre tele sono attribuite a Luigi Garzi, Giuseppe Ghezzi e Francesco Rosa. L'immagine più venerata è la Madonna del Popolo, effigie duecentesca traslata da Santa Lucia il 10 dicembre 1662, davanti alla quale i vignaioli chiedevano protezione dalla grandine. Il 31 maggio 1944 un'incursione aerea danneggiò tetto e cupola; il restauro ricostruì l'arco, recuperò gli affreschi e riportò la Madonna del Popolo al suo altare il 25 agosto 1948. La basilica è aperta nei feriali e il sabato dalle 7.30 alle 18, la domenica dalle 8 alle 11 e alle 18; la festa patronale di san Barnaba è l'11 giugno. Parere personale: entrate nel primo pomeriggio, quando la luce dal tamburo della cupola cade sul presbiterio, e cercate il Gennari prima del Guercino, perché il quadro meno famoso racconta meglio il santo che ha dato il nome alla città.
L'oratorio del Gonfalone e la chiesa della Santissima Trinità
Accanto alla basilica sorge l'oratorio del Gonfalone, sede dell'omonima confraternita, che nel Seicento seguì la ricostruzione del quartiere attorno alla nuova collegiata. La chiesa della Santissima Trinità, costruita attorno al 1636 lungo il corso, è un edificio a navata unica del pieno Seicento, sobrio all'esterno come tutte le chiese di peperino di Marino, e custodisce l'immagine del Santissimo Crocifisso di Marino, oggetto di una devozione locale che nei secoli passati usciva in processione nelle calamità. È la chiesa dove i marinesi entrano per una preghiera breve tra una commissione e l'altra, e per questo la trovate quasi sempre aperta al mattino.
Santa Maria delle Grazie, il Santissimo Rosario e il Santuario dell'Acquasanta a Marino
La chiesa di Santa Maria delle Grazie, poco fuori dal nucleo antico, appartiene alla stagione delle chiese votive dei Castelli. Più importante, per l'architettura, la chiesa con l'annesso convento del Santissimo Rosario: la volle Lorenzo Onofrio Colonna, lo stesso che nel 1677 approvò gli ultimi statuti marinesi, e fu completata nel 1712 su progetto dell'architetto Giuseppe Sardi, con pianta a croce greca e un interno tutto di stucchi bianchi di gusto rococò, che nel grigio del peperino marinese fa l'effetto di una stanza di zucchero. È uno degli interni settecenteschi più eleganti dei Colli Albani e resta il meno visitato, perché il convento è di clausura e le aperture sono legate alle funzioni: informarsi in parrocchia. Il Santuario di Santa Maria dell'Acquasanta, nel quartiere omonimo sotto il centro, è scavato nella roccia accanto a una sorgente che i fedeli ritengono miracolosa; le origini del culto, secondo la tradizione locale, risalirebbero al VI secolo, la Madonna vi è venerata come protettrice dei viandanti e la sorgente spiega da sola il nome del quartiere e la presenza del vicino Fontanile d'Ammonte.
Le ex chiese di Santa Lucia e di San Giovanni, Sant'Antonio di Padova e le chiese delle frazioni
Santa Lucia, in piazza Matteotti, è la chiesa medievale di Marino: risale attorno al 1100, a tre navate con abside centrale in forme gotiche, e fu la parrocchiale finché non fu consacrata San Barnaba; da essa arriva la Madonna del Popolo. Sconsacrata nel Seicento, dal 2000 ospita il Museo civico Umberto Mastroianni, e sotto il pavimento, alla fine degli anni Novanta, è stata trovata la cisterna romana di cui si parla più avanti. L'ex chiesa di San Giovanni, l'altra vecchia parrocchiale, ebbe la stessa sorte. Sant'Antonio di Padova serve il quartiere omonimo. Nelle frazioni si trovano la chiesa della Natività di Maria Vergine a Santa Maria delle Mole, la chiesa di San Giuseppe a Frattocchie, la chiesa con il convento dei padri trappisti, sempre a Frattocchie, comunità legata all'abbazia romana delle Tre Fontane, la chiesa di Santa Rita da Cascia a Cava dei Selci e Santa Maria Ausiliatrice a Fontana Sala. Non sono chiese da itinerario artistico, ma chi passa per Frattocchie in una domenica mattina trova nella chiesa dei trappisti un silenzio che nel resto della via Appia Nuova non esiste.
Che cosa vedere a Marino (RM): le architetture civili
Palazzo Colonna di Marino, il municipio nato da Antonio da Sangallo
Palazzo Colonna è il palazzo baronale del feudo, oggi sede del Comune, e domina l'ingresso al centro storico da corso Vittoria Colonna. Il progetto lo commissionò Ascanio I Colonna ad Antonio da Sangallo il Giovane; sotto Marcantonio II, il vincitore di Lepanto, il palazzo era completato per un quarto, e i lavori continuarono nel tardo Cinquecento con Girolamo Rainaldi. Sul fronte occidentale corrono le cosiddette "mura bramantesche", il bastione a scarpa che sostiene il palazzo verso valle. Qui nel 1904 fu costituito l'antiquarium comunale, disperso dai bombardamenti; qui nel 1930 aprì la prima Bottega del Vino d'Italia; dalla balconata su piazza della Repubblica, ogni sabato di Sagra, il governatore in costume annuncia Lepanto. Il 2 febbraio 1944 le bombe lo fecero crollare sulla fontana dei Quattro Mori, e la ricostruzione del dopoguerra gli ha restituito il volume ma non l'antiquarium. La famiglia Colonna, che possiede ancora a Roma la Galleria Colonna ai Santi Apostoli, cedette al Comune il palazzo e il Barco in enfiteusi perpetua nel 1916, per mano di Isabella e Vittoria Colonna: fu la fine, un secolo dopo l'abolizione dei diritti feudali, di cinque secoli di presenza colonnese.
Palazzo Matteotti e piazza Matteotti a Marino
Palazzo Matteotti, sulla piazza omonima, è il municipio ottocentesco costruito dopo il 1870 dal consiglio comunale repubblicano, che nel 1884 vi trasferì la residenza comunale da Palazzo Colonna. Davanti, al centro della piazza, fu collocata una fontana in stile berniniano, smantellata nel 1903 per far spazio alle rotaie delle Tramvie dei Castelli Romani. Oggi la piazza ospita la fontana dei Quattro Mori ricostruita nel 1969, l'ex chiesa di Santa Lucia con il museo civico e i tavolini dei bar: è il salotto di Marino e il palcoscenico del miracolo del vino.

Villa Desideri, i Giardini Colonna, il Barco Colonna e Villa Colizza
Villa Desideri, già Colonna di Belpoggio, è oggi il parco pubblico di Marino, con l'ingresso su corso Vittoria Colonna segnato dalla fontana del 1990, e ospita la biblioteca comunale Vittoria Colonna, intitolata alla poetessa marchesa di Pescara, la più illustre delle donne di casa Colonna, amica di Michelangelo. I Giardini Colonna sono quel che resta del verde di rappresentanza del palazzo baronale. Il Barco Colonna, sopra il centro verso il lago, era la riserva di caccia dei feudatari e passò al Comune con il palazzo nel 1916: è la terrazza naturale di Marino, quella da cui si vede il lago Albano intero con Castel Gandolfo sul bordo opposto, e ai margini conserva il Casino Colonna dove lo scultore Umberto Mastroianni visse fino alla morte nel 1998. Villa Colizza, già Colonna di Bevilacqua, e Villa della Sirena completano l'anello delle ville nobiliari attorno al nucleo antico.
Palazzo Bandinelli, Palazzo Castagna e Palazzo Capri
Palazzo Bandinelli sorge a Borgo Garibaldi, fuori dall'antica cerchia muraria: lo volle Bartolomeo Bandinelli nel XV secolo e passò poi alla Confraternita romana di San Giovanni Decollato, la confraternita dei condannati a morte, di cui il Bandinelli era membro. Palazzo Castagna, su corso Trieste, fu eretto attorno al 1580 dal cardinale Giovan Battista Castagna, amico di Marcantonio Colonna, che nel 1590 divenne papa con il nome di Urbano VII e regnò tredici giorni, il pontificato più breve della storia; i marinesi lo chiamano "u' palazzu pentu", il palazzo dipinto, per i fregi affrescati della facciata, oggi cancellati dal tempo. Palazzo Capri, della famiglia che diede a Marino il sindaco e senatore Luigi Capri Cruciani, chiude la serie dei palazzi del corso.
Villa Gabrielli, la villa di Sophia Loren e Carlo Ponti a Marino
Villa Gabrielli, detta anche Villa Sara o Villa Capri, si trova lungo la via dei Laghi, la strada statale 217. Era una tenuta agricola che Angelo Gabrielli, principe di Prossedi, trasformò in villa alla metà del Settecento; gli affreschi rococò eseguiti attorno al 1765, con ritratti di famiglia, scene di caccia e giochi di bambini, sono tra le più importanti decorazioni d'interni settecentesche dei Castelli Romani. All'inizio del Novecento la villa passò dai Gabrielli ai Capri; nel secondo dopoguerra la comprò e la restaurò il produttore Carlo Ponti, che vi visse con Sophia Loren, ampliò il parco ottocentesco e vi ricevette mezzo cinema mondiale. Nel 1961 la coppia, con Virna Lisi, fu ospite d'onore della Sagra. La villa è privata e non si visita: dalla via dei Laghi se ne intuisce il parco, nulla di più, e chi promette altro non è mai entrato.
Le architetture militari nel territorio di Marino (RM)
Nelle campagne marinesi, fin dall'XI secolo, sono attestati piccoli fortilizi e torrioni lungo le strade e nei punti di controllo del territorio. Nel 1388 è menzionata per la prima volta Tor Leonardo, costruita lungo la via Appia sopra un sepolcro romano presso l'attuale Santa Maria delle Mole: appartenne al capitolo della basilica di San Pietro in Vaticano, poi all'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata e infine ai Colonna. Il castello di Palaverta, sulla via omonima presso la frazione di Castelluccia, era un posto di guardia sulla via Nettunense: sorse nel XII secolo e prese il nome attuale nel 1509, quando i Colonna lo affittarono a Paolo Averta. Poco distante sorgono la torre Pecoreccia Lanza, la torre Castellazza e i resti del castrum Castelluccie, menzionato già alla metà del X secolo, passato agli Orsini e raso al suolo da Cola di Rienzo nel 1347. Lungo la via Pedemontana dei Castelli, che collega la Tuscolana all'Appia tagliando l'Anagnina, sorsero Tor Messer Paoli, probabile centro di una massa altomedievale già dall'VIII secolo e poi degli Orsini, dei monaci basiliani di Grottaferrata e dei Colonna; una torre a Sassone, menzionata nel 1212; il torraccio della Marana, o dell'Acqua Sotterra, presso la marana delle Pietrare a Pantanelle, esistente dal 1216. Nessuna di queste torri è un monumento visitabile: sono ruderi tra le vigne e i capannoni, e vanno lette come le pietre miliari di una campagna che per mille anni fu frontiera tra Roma e i baroni.

Le fontane e i fontanili di Marino (RM)
La fontana dei Quattro Mori di Marino
La fontana simbolo della città fu realizzata nel 1632 su commissione della Comunità per celebrare la vittoria di Lepanto di Marcantonio II Colonna. Il progetto dell'architetto Sergio Venturi fu stravolto dalla volontà del duca Filippo I Colonna e dal gusto dello scultore marinese Pompeo Castiglia, che eseguì le parti in peperino con il muratore Pietro Taccia. Il risultato è una colonna di marmo bianco con capitello corinzio, emblema araldico dei Colonna, alla quale sono incatenati quattro prigionieri turchi, i "mori", sopra una vasca di peperino retta da otto sirene, altro simbolo di famiglia. Collocata in piazza Lepanto, fu schiacciata dal crollo di Palazzo Colonna il 2 febbraio 1944 e ricostruita nel 1969 da scultori marinesi nella posizione attuale di piazza Matteotti. La sua fama è legata al miracolo delle fontane che danno vino: fu la prima a farlo, il 4 ottobre 1925, e da allora resta l'unica fontana d'Italia che una domenica l'anno vale una coda.
La fontana del Nettuno in piazza San Barnaba
La fontana di piazza San Barnaba fu commissionata dal Comune nel 1889 allo scultore siciliano Michele Tripisciano, lo stesso che a Roma scolpì il monumento a Metastasio in piazza della Chiesa Nuova. Al centro della vasca ellittica, con due beverini laterali per gli animali, si trova il gruppo in marmo bianco di Nettuno e Tritone che dà il nome alla fontana; chi conosce la fontana del Tritone del Bernini a piazza Barberini vi riconosce la citazione ottocentesca, più compassata ma di buona mano.
Fontanile d'Ammonte, Fontanile Comunale, fontana di Gaudenzio
Il Fontanile d'Ammonte è il lavatoio fuori dall'abitato, nel quartiere Acquasanta presso la torre omonima, usato come lavatoio pubblico fino agli anni Trenta del Novecento grazie all'abbondanza di acque sorgive e alla vicina marana delle Pietrare. Il Fontanile Comunale fu costruito dal Comune nel 1896 a Borgo Garibaldi come abbeveratoio pubblico, poco fuori dal paese sulla strada più trafficata verso Roma, la provinciale 73/a via Castrimeniense. La fontana "di Gaudenzio" era l'abbeveratoio sotto le mura bramantesche sul fronte occidentale di Palazzo Colonna, così chiamata per ragioni ignote e demolita negli anni Cinquanta per fare posto a qualche posto auto; nel 2012 sul posto è stata ricostruita una piccola fontana in stile.
Le fontane del Novecento a Marino
Le fontane più recenti raccontano la storia civile del paese. La fontana di via Garibaldi, inserita nella scalinata che sale a piazza San Barnaba, è degli anni Sessanta. La fontana al centro del giardino di piazza Garibaldi fu costruita per il campionato mondiale di calcio del 1990, quando Marino ospitò il ritiro ufficiale della nazionale italiana; per la stessa occasione fu realizzata la fontana di corso Vittoria Colonna all'ingresso del parco di Villa Desideri. La fontana berniniana di piazza Matteotti, posta dopo il trasferimento del municipio nel 1884, fu smantellata nel 1903 per il tram. Il paese ha continuato a costruire fontane come altri costruiscono monumenti, e credo sia il modo più onesto di ricordare che tutto, qui, comincia dall'acqua.
I monumenti e le sculture all'aperto di Marino (RM)
Il Monumento ai Caduti di Marino
Il primo monumento ai Caduti fu opera di Ettore Ferrari, lo scultore del Giordano Bruno di Campo de' Fiori, realizzato dopo la prima guerra mondiale e collocato nell'attuale largo Giacoma de Settesoli: un eroe di bronzo vestito solo di un elmo greco, la mano destra protesa verso l'alto e la fiaccola della vita nella sinistra. Lo distrussero i bombardamenti del 1944. Un nuovo monumento fu progettato solo nel 1969 e posto in piazzale degli Eroi: un'ara di peperino circondata da lunghe lastre d'acciaio innalzate verso il cielo. Alla fine degli anni Ottanta, con i lavori del parcheggio multipiano nel piazzale, anche questo fu demolito, e quello attuale, nello stesso sito, è del 1998, opera dello scultore Alberto Piras. Tre monumenti in ottant'anni per gli stessi morti: è una storia che dice molto su come Marino tratta la propria memoria.
Il Guerriero di Umberto Mastroianni e l'Uomo di Boville
Il Guerriero è una grande scultura in bronzo di Umberto Mastroianni, maestro dell'informale che abitò il Casino Colonna nel Barco fino alla morte nel 1998, donata dall'autore al Comune e collocata nei primi anni Novanta in largo Oberdan, ai piedi di Palazzo Colonna. È l'opera d'arte del Novecento più importante del paese e le si passa davanti senza guardarla: fermatevi. Il Monumento all'Uomo di Boville, in peperino, è dello scultore marinese Paolo Marazzi ed è collocato a Frattocchie, al bivio tra la via Appia Nuova (SS 7) e la via Nettunense (SS 207), a segnare il luogo dell'antica Bovillae.
La Biennale della Pietra Albana e le sue sculture
Altre grandi opere in peperino sparse per il paese sono i ricordi della Biennale della Pietra Albana, manifestazione nata nel 1978 e cessata all'inizio degli anni Novanta, che chiamava a Marino scultori di tutto il mondo a lavorare la lava locale. Restano il Monumento alla Fratellanza dei Popoli di Paolo Marazzi, per la prima edizione del 1978, in largo Giacoma de Settesoli; La Famiglia del giapponese Kazuto Kuetani, per la seconda Biennale del 1980, presso la biblioteca Vittoria Colonna nel parco di Villa Desideri; l'opera dedicata alla mitologia spagnola di Luis Ramos, settima Biennale del 1990, nel giardino di piazza Garibaldi; Uomo con Angelo della francese Sylvie Kleine in via Garibaldi, davanti alla sede della Banca di Credito Cooperativo San Barnaba, la banca che l'abate parroco Guglielmo Grassi fondò nel 1909. Un museo diffuso di scultura contemporanea in pietra vulcanica che nessuno pubblicizza: a nostro giudizio è la cosa più originale che Marino possiede dopo il Mitreo.
I siti archeologici di Marino (RM): Mitreo, Bovillae, Mugillae
Il territorio di Marino "innumeris antiquitatum vestigiis refertissimus est", è ricchissimo di innumerevoli vestigia antiche, scrisse il gesuita Athanasius Kircher nel suo Latium del 1671. La testimonianza più antica è il fondo di capanna dell'età del ferro trovato nel quartiere Cave di Peperino, presso la stazione, negli anni Settanta da Pino Chiarucci, poi direttore del museo civico di Albano Laziale: uno dei rari esempi del genere nel Lazio. Altri rinvenimenti preromani erano stati fatti dall'Ottocento e per tutti gli anni Dieci del Novecento nelle necropoli di Riserva del Truglio, Pascolari di Castel Gandolfo, Campofattore e in altri punti lungo la corona del lago Albano.
Il Mitreo di Marino, il santuario dipinto sotto la stazione
Il ritrovamento più sensazionale fu, nel 1962, il Mitreo di Marino, scoperto per caso durante i lavori di ampliamento di una cantina in via Borgo della Stazione. È uno dei tre mitrei dipinti d'Italia e tra i meglio conservati al mondo. Il santuario occupa una cisterna preesistente scavata nel tufo, cui si accede da una galleria lunga 29 metri e larga 3. Sulla parete di fondo l'affresco della tauroctonia: Mitra in abiti orientali, mantello stellato, berretto frigio e pantaloni, sgozza il toro bianco; ai lati, in piccoli riquadri, la battaglia di Giove contro i Giganti, Saturno, la nascita di Mitra dalla roccia, il trasporto del toro, il patto con il Sole e i miracoli del dio, con i due portatori di fiaccola Cautes e Cautopates. La datazione accolta è la seconda metà del II secolo dopo Cristo. Una lapide ricorda gli schiavi delle cave di peperino che frequentavano il santuario. Si visita solo con l'Archeoclub Colli Albani: gruppi di quattordici persone, quaranta minuti, nei fine settimana della seconda, terza e quarta settimana del mese, 10 euro per la visita semplice, prenotazione sul sito dell'associazione, che propone anche i percorsi combinati con il circuito sotterraneo (15 euro) e con la cisterna di Santa Lucia (14,90 euro). Fra i mitrei di Roma e dintorni, quello di Marino è fra i pochi in cui la pittura si legge come una pagina, e merita la visita anche a chi di Mitra non sa nulla.
La cisterna romana sotto Santa Lucia e il Museo civico Umberto Mastroianni
Alla fine degli anni Novanta, sotto l'ex chiesa di Santa Lucia in piazza Matteotti, è stata trovata una cisterna romana adattata in seguito a luogo di culto cristiano. Nel 2000, negli spazi della chiesa restaurata, è stato aperto il Museo civico Umberto Mastroianni, che raccoglie reperti dalla protostoria all'età romana e medievale, i resti dell'antiquarium comunale costituito nel 1904 a Palazzo Colonna e disperso dai bombardamenti del 1944, e un fondo di documenti notarili dal Cinquecento in poi. L'ingresso è libero; gli orari sono quelli comunali e vanno controllati sul sito del Comune di Marino.
Bovillae e Mugillae, le città latine del territorio di Marino
Bovillae, tra la località Colle Licia e la frazione di Frattocchie, lungo l'Appia, fu scavata tra il 1823 e il 1825, poi nel 1910 e nel 1930: vennero alla luce il circo, il sito del teatro e della scola actorum, il tempio di Veiove e il sacrario della gens Iulia, la famiglia di Cesare e Augusto che da Bovillae si diceva originaria. L'antica città latina di Mugillae, presso Santa Maria delle Mole, a lungo discussa, oggi sembra identificata con buona probabilità, ma il sito, mai esplorato dagli archeologi, è minacciato dall'espansione edilizia e Legambiente con alcuni cittadini si batte per salvarlo. A Frattocchie, in anni recenti, sono stati portati alla luce due tratti di strada: un diverticolo della Nettunense verso i colli e un diverticolo dell'Appia trovato durante gli scavi per il McDonald's nell'area ex STAFF, diretto verso vicolo del Torraccio, lungo il quale sono state individuate tre tombe con uno scheletro ciascuna; l'area, dentro il ristorante, è visitabile sotto coperture di vetro, e resta il caso più citato d'Italia di archeologia dentro un fast food. Lungo l'Appia Antica a ridosso di via della Repubblica, a Santa Maria delle Mole, è stata individuata una struttura che sembra un piccolo impianto termale, e nella stessa via, durante gli scavi per i cavi dell'ENEL, sono emersi tratti di mosaico pavimentale e altri resti ancora in fase di studio. Chi ama la via Appia può proseguire verso Roma fino a Capo di Bove.

Le aree naturali di Marino (RM)
Il verde pubblico di Marino è distribuito tra il centro e le frazioni. In centro il parco di Villa Desideri, il Barco Colonna, il Bosco Ferentano, il giardino di piazza Garibaldi, il parco del quartiere Acquasanta e quello del quartiere Cave di Peperino. A Cava dei Selci il Parco della Pace e il Parco Sassone; a Santa Maria delle Mole il parco Giovanni Falcone e il parco Spigarelli. Il Bosco Ferentano merita una parola in più: è il lembo di bosco che scende verso la valle Ferentana, dove la tradizione erudita colloca il Caput Aquae Ferentinum e il Lucus Ferentinae, il luogo delle assemblee della Lega Latina. L'Archeoclub Colli Albani propone un itinerario che unisce il Mitreo alla valle Ferentana (15 euro), e con i bambini è la passeggiata giusta: mezz'ora nel bosco, una sorgente e una storia da raccontare. Per il resto dei Colli Albani, dal Monte Cavo di Rocca di Papa al lago di Nemi, vale la guida inglese ai Castelli Romani su ItalyPlanner.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Marino è terra dei Colonna. Pochi ricordano che il feudo fu il quartier generale militare della famiglia per un secolo e mezzo, e che per questo fu distrutto due volte per ordine di un papa. La prima l'8 luglio 1501, quando Alessandro VI Borgia, in guerra con i Colonna schierati contro i francesi, ne decretò la distruzione e con il breve Coelestis altitudinis potentiae del 1º ottobre donò Marino e altri trentasei feudi al nipote Giovanni, l'infante romano, forse figlio di Lucrezia Borgia e di Pedro Calderón; la seconda nel 1526, per ordine di Clemente VII, insieme a Zagarolo, Gallicano, Artena, Subiaco e Cave. I Colonna risposero l'anno dopo aprendo le porte all'esercito imperiale nel sacco di Roma del 1527. Un altro fatto noto e poco citato riguarda la strada. Marino fu per secoli tappa della via corriera per Napoli, che passava di qui, dal convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo e da Velletri; quando Pio VI, tra il 1777 e il 1780, fece riaprire la via Appia Nuova, il traffico se ne andò in pianura e fece la fortuna di Albano e Genzano, mentre Marino perse il suo ruolo di luogo di sosta e di scambio. Lo storico Giuseppe Tomassetti considerò la distruzione del 1501 la fine del Medioevo marinese; a nostro giudizio, però, la vera ragione per cui Marino, a differenza di Albano, ha conservato un centro storico compatto e un'identità contadina è la riapertura dell'Appia: chi resta fuori dalla strada maestra invecchia meglio.
La foto giusta da fare a Marino (RM)
La foto che tutti fanno è la fontana dei Quattro Mori con il bicchiere sotto la cannella, la domenica della Sagra. È una foto di massa, quasi impossibile da comporre: la piazza è piena, la luce del tardo pomeriggio di ottobre è bassa e radente, e il vino che esce è bianco, quindi in foto sembra acqua. Se la volete davvero, salite sui gradini dell'ex Santa Lucia, che sono rialzati rispetto alla piazza, e aspettate il momento in cui gli sbandieratori del corteo passano davanti alla fontana: le bandiere danno il colore che il vino non dà. La foto che consiglio è un'altra. Dal Barco Colonna, sopra il centro, il lago Albano si vede intero, con Castel Gandolfo sul bordo opposto e, nelle giornate limpide dopo la pioggia, il mare dietro. Al mattino il lago è in ombra e il palazzo pontificio di Castel Gandolfo è in luce; nel pomeriggio si rovescia. La seconda foto è nel Mitreo, ma la tauroctonia è illuminata con luce fredda e le foto senza flash vengono blu: chiedete alla guida i secondi di buio prima della spiegazione e usate il telefono con l'esposizione al minimo. Terza foto: la facciata di San Barnaba dalla scalinata di via Garibaldi, che con il grigio del peperino contro il cielo di ottobre è la fotografia più marinese che esista, senza un grappolo d'uva in campo. Tenete i grappoli per i carri: quelli, sì, sono fatti per essere fotografati.
La storia di Marino (RM) dalle origini a oggi
Marino nell'età antica: Riserva del Truglio, Mugillae, Bovillae, Castrimoenium
I primi insediamenti umani attestati nel territorio marinese risalgono al I millennio avanti Cristo, nel periodo laziale II A (900-830 a.C.). Al periodo laziale III (770-730 a.C.) risalgono i primi reperti della necropoli di Riserva del Truglio, che ebbe il massimo sviluppo nel periodo laziale IV A (730-640 a.C.): a quest'epoca appartengono una trentina di tombe, una delle concentrazioni funerarie più importanti dei Colli Albani. Presso la stazione, a Cave di Peperino, è stato trovato il fondo di capanna di cui si è detto, uno dei rari esempi del genere nel Lazio. In età storica preromana sorsero nel territorio diversi abitati. Mugillae, presso Santa Maria delle Mole, fu rasa al suolo nel 490 a.C. dai Volsci guidati da Gneo Marcio Coriolano. Bovillae, tra Colle Licia e Frattocchie, accolse gli abitanti di Alba Longa dopo la distruzione della città nel 658 a.C., fu la patria della gens Iulia, e l'imperatore Tiberio nel 14 d.C. vi istituì i Sodales Augustales facendo erigere il grande circo e il teatro. Il Lucus Ferentinus, il bosco sacro dove si riunivano i rappresentanti delle città della Lega Latina, secondo l'ipotesi più accreditata sorgeva in località Prato della Corte, fuori dall'ipotetica area urbana di Alba Longa e presso il leggendario Caput Aquae Ferentinum; una proposta più recente lo sposta verso la Cecchina, nel comune di Albano Laziale. In età romana, con ogni probabilità a scopo militare, fu fondato l'insediamento fortificato di Castrimoenium, nel sito dell'attuale rione Castelletto: di lì partiva l'Aqua Tepula per Roma, e presso la stazione, nel 1962, è tornato alla luce il Mitreo.
Marino nell'alto Medioevo
Già prima del 476 Bovillae era in decadenza: dopo il I secolo non esistono fonti scritte sul municipio, benché la zona abbia restituito rinvenimenti paleocristiani, un oratorio i cui resti frammentari furono trovati nel Settecento presso Frattocchie e una catacomba a Due Santi, scoperta nello stesso secolo e di cui si è persa l'ubicazione. L'abbandono progressivo dell'Appia dopo il VI secolo e le incursioni saracene del IX e X secolo spinsero la popolazione a monte, e nacquero i centri d'altura come Marino. Dall'VIII secolo la Chiesa prese in mano il governo del Lazio e, per garantirsi rifornimenti e controllo, istituì patrimonia e domuscultae formati da massae e fundi. Nel territorio marinese ricadevano fondi del patrimonium Appiae e delle massae Marulis, con centro probabilmente a Grottaferrata presso il XII miglio della via Latina, e Sulpiciana, fondata da papa Adriano I lungo la Nettunense da Frattocchie a Castel Savello presso Albano.
Marino nel basso Medioevo: Tuscolo, Frangipane, Orsini, Colonna
Nell'XI secolo il territorio entrò probabilmente nell'orbita dei Conti di Tuscolo, la famiglia che dalla vicina Tusculum governò Roma tra il 999 e il 1179 attraverso il "papato di famiglia", e furono forse loro a fortificare per primi l'altura del centro. La prima citazione del castello risalirebbe al 1090, nella dote che Agapito dei Conti di Tuscolo diede alla figlia sposa di Oddone Frangipane insieme a Rocca di Papa e Monte Compatri; il documento potrebbe però essere un'interpolazione posteriore, fabbricata per legittimare un'usurpazione dei Frangipane, che comunque nel XIII secolo governavano pienamente Marino. Nel 1237 la feudataria Giacoma de Settesoli, vedova di Graziano Frangipane, amica di san Francesco d'Assisi (la "frate Jacopa" che gli portò i dolci di mandorle sul letto di morte) e ispiratrice del Terzo Ordine, concesse alla Comunità marinese i primi statuti. Il figlio Giovanni Frangipane nel 1253 lasciò per testamento i suoi beni all'abbazia di San Saba all'Aventino e a Santa Maria di Grottaferrata, con una quota ai poveri di Marino. Dopo una breve usurpazione dei Conti di Poli, nel 1266 il cardinale Matteo Rubeo Orsini comprò Marino "et turrim cum ipsius tenimento suo" per 13.000 provisini. Sotto gli Orsini il castello resse due assedi, nel 1267 da parte del senatore ghibellino Enrico di Castiglia e nel 1347 da parte di Cola di Rienzo. Con lo Scisma d'Occidente, il 30 aprile 1379, gli eserciti mercenari di Urbano VI e dell'antipapa Clemente VII si scontrarono nella battaglia di Marino: vinsero i papalini di Alberico da Barbiano. Il feudatario Giordano Orsini, seguace dell'antipapa, fu cacciato dal figlio Giacomo, che tenne il feudo fino al 1385, quando lo scacciò a sua volta il cugino Onorato Caetani. Seguirono conquiste e riconquiste: tra il 1399 e il 1405 Marino fu della Camera Apostolica, dal 1408 al 1414 di Ladislao di Napoli, che la diede a Giordano e Niccolò Colonna, poi di nuovo dei Caetani, che nel 1419 la vendettero ai Colonna per 12.000 fiorini. Da allora i Colonna usarono il castello come base militare: nella guerra del 1433-1436 contro Eugenio IV, finita con la distruzione di Palestrina e l'esilio della famiglia a Napoli; nelle guerre del 1482 e del 1484-1486 tra Sisto IV, poi Innocenzo VIII, e Ferdinando di Napoli; nella crisi della discesa di Carlo VIII nel 1494-1495, che li mise contro Alessandro VI e finì con la distruzione di Marino decretata l'8 luglio 1501.

Marino dal Cinquecento al Settecento
Alessandro VI donò il feudo al nipote Giovanni, affidandone la cura, per la minore età, al cardinale arcivescovo di Cosenza Francesco Borgia; ma già nel 1503, morto il papa, Fabrizio I Colonna rientrò nel castello. Nel 1526 Clemente VII fece radere al suolo Marino con gli altri feudi colonnesi, e i Colonna si vendicarono nel sacco di Roma. Combatterono ancora contro Paolo III nel 1539, la guerra del sale, e contro Paolo IV nel 1556-1559, prima che Marcantonio II Colonna giurasse fedeltà a Giulio III nel 1550 e chiudesse la stagione delle guerre tra papato e baroni. Sotto Marcantonio II, ammiraglio a Lepanto nel 1571, Marino cambiò volto: nel 1564 comparve il sigillo della Comunità, il cavaliere con il vessillo che è ancora lo stemma cittadino; nel 1566 uscirono i nuovi statuti e nel 1572 i "Bandi, provisioni et ordinationi" contro il gioco d'azzardo, la bestemmia e la rissa; Palazzo Colonna, commissionato dal padre Ascanio I ad Antonio da Sangallo il Giovane, fu completato per un quarto. Al cardinale Ascanio II Colonna, governante impopolare contro cui i marinesi si ribellarono nel 1599, Paolo V concesse nel 1606 l'elevazione del feudo a ducato ereditario. La tradizione vuole che nel 1618 i marinesi, in assemblea pubblica, elessero patrono san Barnaba, festeggiato l'11 giugno. Il Seicento fu il secolo delle grandi opere: attorno al 1636 la Santissima Trinità, tra il 1640 e il 1662 la basilica di San Barnaba, l'apertura della Strada Larga, oggi corso Trieste, e nel 1632 la fontana dei Quattro Mori. La peste del 1656 dimezzò la popolazione. Gli ultimi statuti furono redatti nel 1675 e approvati nel 1677 da Lorenzo Onofrio Colonna, che fece costruire il convento del Santissimo Rosario, completato nel 1712. Il Settecento portò il colpo economico della riapertura dell'Appia Nuova voluta da Pio VI tra il 1777 e il 1780, e poi la rivoluzione: proclamata a Roma la Repubblica il 15 febbraio 1798, Albano, Frascati e Velletri si dichiararono repubbliche sorelle il 18 febbraio, Marino solo ai primi di marzo. Quando il 20 febbraio Trastevere insorse contro i francesi, albanensi e velletrani si unirono alla reazione con qualche migliaio di uomini, mentre marinesi e frascatani restarono fedeli alla rivoluzione. La battaglia si combatté a Frattocchie il 28 febbraio 1798, vinsero i francesi di Gioacchino Murat, che saccheggiarono Castel Gandolfo e Albano; il generale Championnet si complimentò con i marinesi per la fedeltà, e proprio quella fedeltà costò a Marino il saccheggio dell'esercito sanfedista napoletano che cacciò i francesi nel 1799.
Marino nell'Ottocento: da cantone napoleonico a Città
Con l'annessione del Lazio all'Impero francese nel 1807 Marino divenne sede di cantone e le fu aggregata Grottaferrata, fino al ritorno di Pio VII a Roma nel 1814. Nel 1816 il motu proprio "Quando per ammirabile disposizione" scoraggiò tanto i feudatari che quasi tutti rinunciarono ai diritti feudali, e Filippo III Colonna fece lo stesso: finì il dominio colonnese, anche se la famiglia restò proprietaria degli immobili marinesi e li vendette lentamente per un secolo, fino alla cessione in enfiteusi del palazzo e del Barco al Comune, nel 1916, da parte di Isabella e Vittoria Colonna. Gregorio XVI (1831-1846) fu il papa più legato a Marino: ripristinò il Governo locale nel 1831, elevò Marino a Città nel 1835, aprì il collegio dei padri dottrinari e fece costruire il ponte Gregoriano, l'accesso da Castel Gandolfo lungo la via Maremmana III (SS 216). Dopo Porta Pia, il 20 settembre 1870, il consiglio comunale fu subito a maggioranza repubblicana e anticlericale: costruì la nuova residenza municipale, oggi Palazzo Matteotti, e nel 1880 avviò i lavori per il collegamento ferroviario con l'allora frazione di Ciampino, già unita a Roma dal 1856 con la ferrovia Roma-Frascati; la Roma-Albano fu completata nel 1889. Nel 1889 arrivò anche la fontana del Nettuno.
Marino dal primo Novecento al fascismo
Negli ultimi anni dell'Ottocento cominciò anche ai Castelli la lotta dei contadini contro lo sfruttamento semifeudale dei proprietari, meno intensa che nel Nord ma ben più viva che nel Sud. La prima occupazione di terre a Marino fu nel 1898; nel 1902 nacque una lega di resistenza contadina; nel 1910 la protesta si estese agli scalpellini delle cave di peperino, la classe operaia peculiare del paese. Nuove occupazioni nel 1917 colpirono le terre dei Colonna e dei Grazioli affittate al sindaco popolare Luigi Capri Cruciani, aprendo una lunga vertenza giudiziaria. Il biennio rosso vide invasioni di reduci nelle località Casa Bianca, Sant'Antonio e Castelluccia, mentre la cooperativa Colli Parioli cominciava a Ciampino una città giardino per 221 famiglie di ex combattenti; gli scontri politici produssero incidenti e morti. Il fascismo faticò a insediarsi: il primo "tour" squadrista toccò Frascati, Marino e Albano il 27 aprile 1921 e trovò un ambiente ostile. Dopo la marcia su Roma non servì la violenza, perché nel 1923 la maggioranza repubblicana confluì nel fascio, come i popolari a Monte Porzio Catone e Castel Gandolfo, i nazionalisti a Rocca Priora e altri ancora ad Ariccia. Il regime si presentò con uomini riciclati da altre formazioni, Capri Cruciani deputato e senatore, Ugo Colizza ex anarchico e poi podestà, e perse credibilità alla vigilia della guerra, quando gli informatori della polizia riferivano di discorsi antifascisti diffusi e piazze vuote alle adunate. In questo clima, nel 1904 le Feste Castromenie e nel 1925 la Sagra dell'Uva. Nel 1909 l'abate parroco Guglielmo Grassi fondò la Banca di Credito Cooperativo San Barnaba e, fino alla morte nel 1954, l'Oratorio parrocchiale e un'attività teatrale che formò generazioni di marinesi.
Marino nella seconda guerra mondiale: il 2 febbraio 1944
Il primo bombardamento colpì il 19 luglio 1943 la frazione di Ciampino, obiettivo militare per lo snodo ferroviario e l'aeroporto. L'8 settembre, poche ore prima dell'annuncio dell'armistizio, gli aerei impegnati nel tragico bombardamento di Frascati colpirono Squarciarelli, in comune di Grottaferrata, tagliando un ramo dell'acquedotto di Marino e le linee tranviarie. Dopo lo sbarco di Anzio nella notte tra il 22 e il 23 gennaio 1944 la guerra arrivò sui Castelli. Mercoledì 2 febbraio 1944, alle 12.30 circa, i B-25 Mitchell della quindicesima forza aerea statunitense, con 1.360 chilogrammi di bombe ciascuno, colpirono il centro di Marino. Zaccaria Negroni, che era a capo del Comitato di Liberazione locale, lo raccontò in Marino sotto le bombe: era appena finita la funzione della Candelora, la gente tornava a casa per il pranzo, al rombo dei motori pochi corsero ai ricoveri perché di formazioni ne erano passate tante; "un improvviso boato rompe bruscamente ogni illusione", era il crollo di Palazzo Colonna, poi "una pioggia di bombe", il paese "sepolto nel fumo e nella polvere dei calcinacci", grida, gemiti, macerie. I bombardamenti continuarono nei giorni seguenti. Con il fronte vicino, il prefetto di Roma ordinò lo sgombero della città; il commissario prefettizio rimise la decisione a Negroni, che rifiutò di far eseguire l'ordine per evitare la deportazione degli abitanti in un campo profughi e il saccheggio delle case, come era accaduto a Lanuvio. Il 31 maggio un'altra incursione danneggiò tetto e cupola di San Barnaba. Gli alleati entrarono nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1944, contro pochi manipoli tedeschi.
Marino dal dopoguerra al nuovo millennio
Al sindaco Zaccaria Negroni, nominato dagli alleati, si presentò un paese con il 10 per cento degli edifici crollati, l'acquedotto ridotto, Ciampino rasa al suolo, il municipio di Palazzo Colonna quasi distrutto insieme alla fontana dei Quattro Mori, la basilica danneggiata, ferrovia e tram tagliati. La ricostruzione partì subito, il piano fu approvato tra il 1953 e il 1954: la classificazione come strada comunale di viale della Repubblica a Santa Maria delle Mole, che aprì lo sviluppo della frazione, l'illuminazione pubblica a Ciampino, la fondazione del quartiere Vascarelle, il potenziamento dell'acquedotto. Nel 1974 Ciampino divenne comune autonomo. Il 1990 portò a Marino il ritiro della nazionale di calcio per il mondiale italiano e due fontane nuove; il 2000 il museo civico nell'ex Santa Lucia; il 2008 il vino nei rubinetti. Marino oggi è un comune di oltre 46.000 abitanti diviso tra un centro storico che vive di Sagra e di pendolari e frazioni di pianura, Santa Maria delle Mole, Cava dei Selci, Frattocchie, Fontana Sala, Due Santi, Castelluccia, Pavona, cresciute lungo l'Appia e la Nettunense.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 30 aprile 1379, sotto le mura di Marino, si combatté la battaglia che decise il primo atto dello Scisma d'Occidente: i mercenari di Urbano VI, guidati da Alberico da Barbiano con la sua Compagnia di San Giorgio, sconfissero i mercenari dell'antipapa Clemente VII. È un episodio che i manuali collocano a Roma e che invece appartiene a questa collina. Il 4 novembre 1571 Marcantonio II Colonna entrò a Marino con i trofei di Lepanto, e lo scudo turco in San Barnaba è il testimone materiale di quel giorno. L'8 luglio 1501 e nel 1526 il paese fu distrutto per ordine di due papi, Alessandro VI e Clemente VII. Nel 1536 Carlo V bevve il vino di Marino a Roma e lo lodò. Il 2 febbraio 1611 la Comunità elesse san Barnaba protettore contro la grandine; nel 1656 la peste portò via più di metà della popolazione. Il 28 febbraio 1798 a Frattocchie i francesi di Murat batterono le milizie sanfediste dei Castelli. Nel 1835 Gregorio XVI diede a Marino il titolo di Città. Il 4 ottobre 1925, alle sette di sera, la fontana dei Quattro Mori diede vino per la prima volta. Il 2 febbraio 1944, alle 12.30, i B-25 distrussero Palazzo Colonna e la fontana; nella notte tra il 3 e il 4 giugno gli alleati liberarono il paese. Nel 1962 tornò alla luce il Mitreo. Nel 1990 la nazionale di Bearzot passò qui il ritiro del mondiale. Il 5 ottobre 2008 il vino uscì dai rubinetti delle case. Se dovessi scegliere l'avvenimento più importante non sceglierei la Sagra ma la battaglia del 1379: senza la vittoria di Alberico da Barbiano lo Scisma avrebbe preso un'altra strada, e Marino, per un pomeriggio, fu il centro della cristianità.
Chi è passato da Marino (RM)
Da Marino sono passati papi, condottieri, poeti e attrici, e quasi tutti per il vino o per la guerra. Giacoma de Settesoli, la nobildonna romana che san Francesco chiamava "frate Jacopa", fu signora del castello e nel 1237 gli diede i primi statuti; a lei è intitolato il largo dove sorgeva il primo monumento ai Caduti. Il cardinale Matteo Rubeo Orsini lo comprò nel 1266; Enrico di Castiglia nel 1267 e Cola di Rienzo nel 1347 lo assediarono invano; Alberico da Barbiano vi vinse nel 1379. Marcantonio II Colonna vi tornò trionfante nel 1571 e Vittoria Colonna, la poetessa amica di Michelangelo, porta il suo nome sul corso principale e sulla biblioteca. Il cardinale Giovan Battista Castagna, poi Urbano VII, il papa dei tredici giorni, si costruì il palazzo dipinto su corso Trieste attorno al 1580. Carlo V, nel 1536, non venne a Marino ma ne bevve il vino a Roma, e le cronache lo registrarono. Il gesuita Athanasius Kircher ne studiò le antichità nel Seicento. Gioacchino Murat vi combatté nel 1798 e Jean Étienne Championnet ne lodò la fedeltà repubblicana. Gregorio XVI la beneficò come nessun altro papa. Leone Ciprelli inventò la Sagra nel 1925 ed Ettore Petrolini la cantò dal 1926. Carlo Emilio Gadda vi assistette e la raccontò nel 1934. Umberto Mastroianni vi abitò, nel Casino Colonna, fino al 1998 e vi lasciò il Guerriero. Carlo Ponti e Sophia Loren vissero a Villa Gabrielli e furono ospiti della Sagra del 1961; Charlton Heston vi era stato nel 1960, Modugno e Vianello arrivarono nel 1962, Gina Lollobrigida nel 2000. Il Banco del Mutuo Soccorso, nato a Marino, suonò alla Sagra del 1970 e Ivan Graziani nel 1980. Zaccaria Negroni salvò il paese dallo sfollamento nel 1944 e ne fu il primo sindaco della ricostruzione. E nel 1990 passarono di qui Baresi, Baggio, Schillaci e tutta la nazionale del mondiale, che a Marino preparò le "notti magiche". Nessuna di queste persone, a nostro giudizio, ha lasciato un segno paragonabile a quello di uno scultore quasi sconosciuto, Pompeo Castiglia, che nel 1632 incatenò quattro turchi a una colonna e diede al paese l'immagine che ancora lo identifica.
Come si visita davvero Marino (RM): durata, percorso, guida
Per il centro storico bastano tre ore a piedi: piazza San Barnaba con la basilica e il Nettuno, corso Trieste con Palazzo Castagna e la Santissima Trinità, piazza Matteotti con i Quattro Mori e il museo civico, corso Vittoria Colonna con Palazzo Colonna, il Guerriero, Villa Desideri e infine il Barco per il panorama. Con il Mitreo e il circuito sotterraneo si arriva a una giornata piena, e conviene prenotare la visita del primo pomeriggio per avere la mattina libera. La Sagra è un discorso a parte: la domenica si arriva in treno entro mezzogiorno, si mangia in una delle cantine del centro (la porchetta e le ciambelle al mosto sono i cibi della festa) e si aspetta il corteo in una posizione fissa, perché muoversi dopo le quattro è impossibile; la Sagretta del lunedì offre lo stesso miracolo con un terzo della gente, e per chi non ama la folla è la scelta giusta. Le guide abilitate della provincia di Roma coprono i Castelli; per una giornata privata con accompagnatore tra Marino, Castel Gandolfo e il lago, TourLeaderPro organizza anche i formati aziendali e di team building.
Marino (RM) con i bambini e accessibilità
Con i bambini Marino funziona bene fuori dalla Sagra e male durante: la calca di piazza Matteotti non è adatta ai passeggini, e la domenica di ottobre conviene scegliere la Sagretta del lunedì, con i carri e le fontane e senza la ressa. Il Mitreo è adatto dai sette o otto anni in su: la galleria di 29 metri e la storia del dio che uccide il toro colpiscono più di qualunque museo; sotto quell'età il buio e il gruppo di quattordici persone stancano. Il parco di Villa Desideri, il giardino di piazza Garibaldi e il Bosco Ferentano sono le aree di sfogo; la passeggiata verso il lago Albano dal Barco è in discesa all'andata e in salita al ritorno, da valutare. Per l'accessibilità, il centro storico è in pendenza e con pavimentazione in sampietrini; la basilica di San Barnaba ha una scalinata d'ingresso; il Mitreo, per la sua natura ipogea con galleria e gradini, non è accessibile in sedia a rotelle. Il museo civico nell'ex Santa Lucia è a piano terra. Chi arriva in treno deve mettere in conto la salita dalla stazione al centro, dieci minuti ripidi: con difficoltà motorie conviene l'auto e il parcheggio multipiano di piazzale degli Eroi, a pochi passi da piazza Matteotti.
Quanto costa visitare Marino (RM) e come si risparmia
Marino è una delle mete più economiche dei Castelli. Il treno da Termini costa meno di tre euro a tratta con la tariffa regionale, le chiese e il museo civico sono gratuiti, il Barco e i parchi anche. La sola spesa è il Mitreo, 10 euro la visita semplice, 14,90 con la cisterna di Santa Lucia, 15 con il circuito sotterraneo o con la valle Ferentana, tutti con guida inclusa, prenotazione sul sito dell'Archeoclub Colli Albani. Alla Sagra il vino della fontana è gratuito, il bicchiere lo portate da casa o lo comprate in piazza; i pranzi nelle cantine hanno prezzi da paese e non da capitale. Il risparmio più grande è lasciare l'auto a Roma: la prima domenica di ottobre il centro è chiuso e i parcheggi improvvisati costano quanto un pranzo.
Che cosa c'è intorno a Marino (RM) nel raggio di dieci minuti
A dieci minuti d'auto o una fermata di treno c'è Castel Gandolfo con il Palazzo Apostolico e le Ville Pontificie, e sotto di esso il lago Albano con la spiaggia e il lungolago; sul lato opposto Albano Laziale con i resti dei Castra Albana e le sue chiese. Verso monte, Grottaferrata con l'abbazia greca di San Nilo, Rocca di Papa e il Monte Cavo. Verso valle, Frattocchie con Bovillae e l'Appia, e più avanti l'Appia Antica verso Roma. La guida inglese al lago Albano di ItalyPlanner e quella ai Castelli Romani mettono insieme l'anello completo per chi viene dall'estero. Il consiglio pratico è di abbinare Marino a Castel Gandolfo nella stessa giornata: sono consecutive sulla FL4 e insieme fanno una gita completa, il vino a monte e il lago a valle.
Quando andare a Marino (RM) e quando evitarla
Il momento giusto è la prima domenica di ottobre se volete la Sagra e il lunedì successivo se volete il vino senza la folla. Per il resto dell'anno, la primavera per il Bosco Ferentano e il Barco, le sere d'estate per le cantine con i tavoli fuori, l'11 giugno per la festa patronale di san Barnaba. Da evitare: la domenica della Sagra se soffrite la calca, agosto se cercate i negozi aperti, e i fine settimana della prima settimana del mese se puntate al Mitreo, che in quei giorni non apre. Occhio alle chiusure estive della ferrovia FL4, che negli ultimi anni ha sospeso il servizio per lavori in agosto: prima di partire controllate le corse.
Che cosa mangiare a Marino (RM) e dove
Il piatto della Sagra è la porchetta, che i marinesi rivendicano con la stessa convinzione di Ariccia, servita nella rosetta con il bianco Marino DOC. Le ciambelle al mosto, dolci con l'uva e il mosto dell'annata, si comprano nei forni del centro da settembre a novembre e sono il souvenir giusto. Poi i cibi da cantina: le coppiette di maiale, il pecorino con le fave in primavera, i fagioli con le cotiche in inverno, e i vini delle cantine sociali e private che portano la denominazione Marino. Il luogo giusto per mangiare è una delle cantine del centro storico, che aprono i tavoli su strada nei fine settimana e nelle sere della Sagra; i nomi cambiano, la qualità è quasi sempre onesta e i prezzi contenuti. Non cercate ristoranti stellati: Marino è un paese di frasche e di bottiglie aperte, e chi ci va con altre aspettative sbaglia paese.
Domande veloci su Marino (RM)
Quando si tiene la Sagra dell'Uva di Marino?
Ogni anno la prima domenica di ottobre, con la vigilia il sabato e la Sagretta il lunedì. La prima edizione fu domenica 4 ottobre 1925.
A che ora la fontana di Marino dà vino?
Nel tardo pomeriggio della domenica, dopo il corteo storico e la sfilata dei carri; il lunedì della Sagretta si replica. L'orario preciso cambia ogni anno e va controllato sul programma ufficiale del Comune di Marino.
Quanto costa la Sagra dell'Uva di Marino?
Nulla. L'ingresso in paese è libero e il vino della fontana è gratuito; si paga solo quel che si mangia e si beve nelle cantine.
Come si arriva a Marino da Roma in treno?
Con la linea FL4 da Roma Termini, ramo di Albano Laziale, fermata Marino Laziale: 37 minuti in media, un treno l'ora, biglietto regionale da 2,10 euro fino ad Albano.
Quanto dista Marino da Roma in auto?
Una ventina di chilometri dal centro; dal Raccordo Anulare, uscita Appia o Tuscolana, si sale per la via dei Laghi o per la via Castrimeniense in un quarto d'ora senza traffico.
Dove si parcheggia a Marino?
Nel multipiano di piazzale degli Eroi, vicino a piazza Matteotti, e lungo corso Vittoria Colonna. Nei giorni della Sagra il centro è chiuso: meglio il treno.
Come si visita il Mitreo di Marino?
Solo su prenotazione con l'Archeoclub Colli Albani, nei fine settimana della seconda, terza e quarta settimana del mese, in gruppi di massimo 14 persone; la visita dura 40 minuti e costa 10 euro.
Il Mitreo di Marino è adatto ai bambini?
Dai sette o otto anni sì: la galleria sotterranea e l'affresco del toro li colpiscono. Sotto quell'età il buio e la durata stancano.
Il Mitreo di Marino è accessibile in sedia a rotelle?
No: è un ambiente ipogeo con galleria e gradini. Sono accessibili piazza Matteotti, il museo civico a piano terra e i parchi.
Quanto costa il museo civico Umberto Mastroianni di Marino?
L'ingresso è libero; gli orari sono quelli del Comune di Marino e vanno controllati sul sito ufficiale prima della visita.
Quanto tempo serve per visitare Marino?
Tre ore per il centro storico; una giornata intera con Mitreo, sotterranei e Barco; due giorni se si aggiunge Castel Gandolfo e il lago Albano.
Che cosa si vede dal Barco Colonna di Marino?
Il lago Albano intero, Castel Gandolfo sul bordo opposto e, nelle giornate limpide, il mare. È il belvedere del paese ed è gratuito.
Che differenza c'è tra Marino e Castel Gandolfo?
Castel Gandolfo è il paese del papa e del lago, tutto affacciato sull'acqua e più turistico; Marino è il paese del vino e delle cantine, più grande, più popolare, con un centro storico vissuto. Sono a una fermata di treno e si visitano insieme.
Che vino si beve a Marino?
Il Marino DOC, bianco a base di Malvasia e Trebbiano cresciuto sui terreni vulcanici dei Colli Albani; è lo stesso che esce dalla fontana la domenica della Sagra.
Che cosa sono le ciambelle al mosto di Marino?
Ciambelle dolci impastate con il mosto dell'uva nuova e uvetta, tipiche dei forni dei Castelli tra settembre e novembre: il dolce della Sagra.
Si può fotografare dentro il Mitreo di Marino?
Senza flash, con il consenso della guida. La luce è fredda e le foto vengono bluastre: abbassate l'esposizione.
Perché la fontana di Marino si chiama dei Quattro Mori?
Per i quattro prigionieri turchi incatenati alla colonna, che celebrano la vittoria di Marcantonio II Colonna a Lepanto nel 1571. Fu costruita nel 1632 e ricostruita nel 1969 dopo le bombe del 1944.
Che cos'è la Sagretta di Marino?
La replica del lunedì, nata nel dopoguerra, con corteo, carri e vino dalle fontane per un pubblico ridotto: la Sagra dei marinesi.
Marino è gratis la prima domenica del mese?
Marino è gratis tutte le domeniche: chiese, museo civico, parchi e Barco non hanno biglietto. Il Mitreo è a pagamento sempre, anche la prima domenica del mese.
Che cosa vedere a Marino in un'ora?
Piazza San Barnaba con la basilica, corso Trieste, piazza Matteotti con la fontana dei Quattro Mori e, se è aperto, il museo civico. Il Guerriero di Mastroianni è a cinque minuti.
Dove ha vissuto Sophia Loren a Marino?
A Villa Gabrielli, sulla via dei Laghi, comprata e restaurata da Carlo Ponti nel dopoguerra. È privata e non si visita.
Dove si trova esattamente Marino rispetto ai Castelli Romani?
All'ingresso nord dei Castelli, tra Ciampino e Castel Gandolfo, sul bordo del cratere del lago Albano, dentro il Parco regionale dei Castelli Romani.
Marino vale una giornata? sì, ma non il giorno che pensate. La Sagra è un rito da vedere una volta nella vita, in piedi, con le scarpe sbagliate e il vino sul cappotto; il paese vero si scopre in un sabato di novembre, con il Mitreo prenotato, la basilica vuota e il lago che dal Barco sembra una moneta d'argento. Fate le due cose in quest'ordine, prima la festa e poi il silenzio, e capirete perché i romani, da cent'anni, continuano a salire.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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