Lunga vita agli alberi con Giovanni Storti e Stefano Mancuso al Teatro Sistina — 19 gennaio 2027
Lunga vita agli alberi, lo spettacolo di e con Giovanni Storti e Stefano Mancuso per la regia di Arturo Brachetti, arriva al Teatro Sistina, in via Sistina 129 (00187 Roma), martedì 19 gennaio 2027 alle 20:30, per una sola sera. Lo presenta AGIDI in collaborazione con Elastica. Il Sistina si raggiunge con la metro A, fermata Barberini, salendo a piedi per via Sistina. I prezzi pubblicati dal teatro vanno da 38 euro in terza galleria a 50 euro in poltronissima; i biglietti si comprano sul sito ufficiale del Teatro Sistina, dal pulsante di acquisto online della pagina dello spettacolo, o al botteghino del teatro.

Lunga vita agli alberi al Sistina: data, orario e prezzi
Lunga vita agli alberi è in scena al Teatro Sistina di Roma martedì 19 gennaio 2027 alle 20:30, in data unica, con biglietti da 38 a 50 euro.
Il listino
Il Sistina pubblica cinque fasce: poltronissima 50 euro, poltrona 46 euro, prima galleria 43 euro, seconda galleria 42 euro, terza galleria 38 euro. La differenza fra la platea e la galleria è contenuta, e in una sala senza colonne anche i posti in alto vedono il palco per intero.
Dove comprare
I biglietti si comprano dal pulsante di acquisto online della pagina ufficiale dello spettacolo sul sito del Sistina, collegato alla biglietteria del teatro, oppure al botteghino di via Sistina 129.
La produzione
Lo spettacolo è presentato da AGIDI in collaborazione con Elastica. La regia è di Arturo Brachetti, il trasformista che da oltre vent'anni firma gli spettacoli teatrali del trio di cui Storti fa parte.
Una sola sera
La data romana è unica, un martedì. Per un titolo con due nomi così noti, uno della comicità e uno della divulgazione scientifica, conviene non aspettare le ultime settimane. Lo spettacolo è in tournée dalla stagione 2025/2026: la tappa romana arriva quando la messa in scena è ormai rodata.
Che cosa si vedrà in Lunga vita agli alberi
Lunga vita agli alberi è uno spettacolo teatrale che vuole svelare i misteri del mondo vegetale: Giovanni Storti è un viaggiatore curioso, il professor Stefano Mancuso l'esperto che gli rivela i segreti delle piante, Arturo Brachetti trasforma il loro viaggio in una messa in scena di magia e poesia.
Un viaggio in tre tappe
La presentazione del Sistina descrive lo spettacolo come un viaggio ideale in tre tappe fra natura, comicità e conoscenza, alla scoperta delle tre parti fondamentali di una pianta: radici, fusto e chioma. Per ciascuna si racconta l'importanza per la vita dell'uomo e per l'ecosistema.
Le radici
Si comincia sotto terra. Le radici, spiega la presentazione, sono il luogo in cui le piante lottano per le risorse e per la sopravvivenza, formando una rete sotterranea fatta di comunicazione, collaborazione e competizione. È il campo di ricerca in cui Mancuso ha lavorato più a lungo: i suoi studi sull'apice delle radici, sensibile a pressione, temperatura, suoni e umidità, sono fra i più noti del suo laboratorio.
Il fusto
La seconda tappa è il fusto, luogo di resistenza e di crescita. Qui lo spettacolo affronta l'adattamento delle piante ai cambiamenti climatici e alle avversità; il fusto diventa il ponte fra terra e cielo, simbolo di trasformazione e di speranza.
La chioma
L'ultima tappa è la chioma verde, che celebra la bellezza, l'armonia e il potenziale rivoluzionario delle piante. È il tema del libro più noto di Mancuso, Plant revolution, in cui le piante sono presentate come organismi che hanno già risolto molti dei problemi che l'umanità deve affrontare.
Fra comicità e riflessione
Lungo il viaggio Storti esplora con stupore e ironia, Mancuso rivela i segreti del mondo vegetale. Lo spettacolo alterna comicità e momenti di riflessione con un obiettivo dichiarato: sensibilizzare il pubblico sull'importanza delle piante per la vita sulla Terra e mostrare che arte e scienza possono dialogare.
Chi è Giovanni Storti: la biografia
Giovanni Storti, nato a Milano il 20 febbraio 1957, è comico, attore, sceneggiatore e regista, componente dal 1991 del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, uno dei più amati del cinema e del teatro comico italiano.
Il mimo e l'acrobazia
Nel 1977 si diploma alla scuola di mimodramma del Teatro Arsenale di Milano, dove frequenta i corsi di danza mimica con Aldo Baglio. Fra il 1982 e il 1984 insegna acrobazia teatrale alla Civica scuola d'arte drammatica di Milano; dal 1982 è in scena con Aldo al Derby Club. Nel 1985 cura i movimenti dello spettacolo Pugacev diretto da Franco Branciaroli.
Il trio
Nella seconda metà degli anni Ottanta, lavorando in un villaggio turistico in Sardegna, Storti e Baglio conoscono Giacomo Poretti. Nasce il trio, che nei primi anni si chiama Galline Vecchie Fan Buon Brothers. Dopo la televisione, con Mai dire Gol fra il 1994 e il 1997, arriva il cinema: Tre uomini e una gamba nel 1997, Così è la vita nel 1998, Chiedimi se sono felice nel 2000, La leggenda di Al, John e Jack nel 2002, tutti scritti e diretti dal trio con Massimo Venier.
Il cinema recente
Dopo Il ricco, il povero e il maggiordomo del 2014 e Fuga da Reuma Park del 2016, il trio torna con Odio l'estate nel 2020 e Il grande giorno nel 2022, entrambi diretti da Massimo Venier. Da solo, Storti ha recitato in film come Tutti a bordo di Luca Miniero, I peggiori giorni di Edoardo Leo e Massimiliano Bruno, Santocielo di Francesco Amato e Zamora di Neri Marcorè.
Premi
Nel 1998 Storti è candidato al David di Donatello come miglior regista esordiente per Tre uomini e una gamba, che vale al trio anche un Nastro d'argento speciale; nel 2001 è candidato al Nastro d'argento come attore protagonista per Chiedimi se sono felice. Nel 2020 riceve il Premio Flaiano alla carriera.
La natura e la corsa
Accanto alla comicità, Storti coltiva da anni due passioni che portano allo spettacolo. Dal 2021 conduce sul canale ufficiale del trio la rubrica Giova loves nature, in cui racconta curiosità di piante e animali; nel 2025 è protagonista del film documentario Tra natura e quota, sulle Alpi Apuane. È maratoneta, ha corso anche nel deserto del Sahara e ha raccontato la corsa in tre libri scritti con Franz Rossi per Mondadori, il primo dei quali, Corro perché mia mamma mi picchia, ha vinto il Premio Bancarella Sport nel 2014.
Chi è Stefano Mancuso: la biografia
Stefano Mancuso, nato a Catanzaro il 9 maggio 1965, è uno scienziato e saggista che insegna arboricoltura generale ed etologia vegetale all'Università di Firenze e dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, da lui fondato nel 2005.
La neurobiologia vegetale
Professore a Firenze dal 2001, Mancuso studia il comportamento delle piante: la loro capacità di percepire l'ambiente, di comunicare, di apprendere e di ricordare. È membro dell'Accademia dei Georgofili e fra i fondatori della società internazionale per lo studio della segnalazione e del comportamento delle piante. Nel 2012 ha lavorato al progetto Plantoïd, un robot ispirato alle radici.
I libri
Il grande pubblico lo conosce per i saggi: Verde brillante, scritto con Alessandra Viola nel 2013, Uomini che amano le piante, Biodiversi con Carlo Petrini, Botanica, Plant revolution, L'incredibile viaggio delle piante, La nazione delle piante, La pianta del mondo, La tribù degli alberi, pubblicato da Einaudi nel 2022, e Fitopolis, la città vivente, del 2023.
I riconoscimenti
Fra i premi ricevuti ci sono il Premio nazionale di divulgazione scientifica nel 2013, il Premio Galileo per la divulgazione nel 2018 per Plant revolution, il Premio Hemingway nel 2021 e il Fiorino d'oro della città di Firenze nel 2022. Gli è stato dedicato un asteroide, il 131767 Stefanomancuso.
La televisione
Nel 2026 conduce su Rai 3, con Lillo, il programma di approfondimento La pelle del mondo, e collabora con Chora Media. Lunga vita agli alberi porta a teatro la stessa idea: la scienza delle piante raccontata insieme a un comico.
Le piante secondo Mancuso: tre idee da portare a teatro
Per seguire Lunga vita agli alberi con qualche strumento in più, conviene conoscere tre idee che Stefano Mancuso ha sviluppato nelle sue ricerche e nei suoi libri, e che lo spettacolo riprende nelle tre tappe del viaggio.
Le radici come rete
Mancuso ha studiato a lungo il sistema radicale, e in particolare l'apice delle radici, molto sensibile a stimoli come la pressione, la temperatura, certi suoni, l'umidità e le lesioni. Le radici esplorano il suolo per trovare acqua e nutrienti, stabiliscono simbiosi con altre specie e comunicano con altre piante: è la rete sotterranea di comunicazione, collaborazione e competizione di cui parla la prima tappa dello spettacolo.
Un corpo senza organi centrali
Le piante non si possono spostare, e nel corso dell'evoluzione hanno trovato soluzioni diverse da quelle degli animali: invece di concentrare i sensi in pochi organi, hanno recettori diffusi in tutto il corpo. È la ragione per cui una pianta può perdere una parte di sé e continuare a vivere, e uno dei concetti che rendono il mondo vegetale così lontano dall'intuizione umana.
Le piante hanno già inventato il futuro
Nel libro Plant revolution, premiato con il Premio Galileo nel 2018, Mancuso descrive le piante come organismi che hanno trovato da centinaia di milioni di anni soluzioni a problemi che l'umanità deve affrontare oggi: la produzione pulita di energia con la fotosintesi, la biodegradabilità, una forma di economia circolare. È il potenziale rivoluzionario che lo spettacolo celebra nell'ultima tappa, la chioma.
Arturo Brachetti, il regista
Arturo Brachetti, nato a Torino il 13 ottobre 1957, è un trasformista, attore, illusionista e regista, considerato il più importante interprete al mondo del trasformismo teatrale, l'arte inventata da Leopoldo Fregoli.
Da Parigi al Guinness
Nel 1978, a vent'anni, parte da Torino per Parigi con sei costumi e un solo numero, e comincia al cabaret Paradis Latin. Con L'uomo dai 1000 volti vince il premio Molière nel 2000; dal 2002 è nel Guinness dei primati come il trasformista più veloce del mondo, con 81 personaggi in due ore. Nel 2011 è nominato Chevalier des Arts et des Lettres.
Il regista del trio
Brachetti ha diretto gli spettacoli teatrali di Aldo, Giovanni e Giacomo: Tel chi el telùn nel 1999, Anplagghed nel 2006, poi portato al cinema, Ammutta muddica nel 2012, The Best of nel 2016. Lunga vita agli alberi continua quel sodalizio con Storti, spostandolo dalla comicità pura al racconto scientifico.
La magia al servizio della scienza
La presentazione del Sistina parla di una regia visionaria e poetica, che trasforma la narrazione in magia. Per un regista che ha costruito la carriera sulle trasformazioni, il mondo vegetale, fatto di semi che diventano alberi e di foglie che cambiano colore, è un soggetto naturale.
Una curiosità su Lunga vita agli alberi con Giovanni Storti e Stefano Mancuso al Teatro Sistina — 19 gennaio 2027
La curiosità più bella riguarda il percorso di Giovanni Storti. Lo si conosce come il comico dei film con Aldo e Giacomo, ma da anni ha costruito una seconda identità pubblica di appassionato di natura: dal 2021 racconta piante e animali nella rubrica Giova loves nature, pubblicata sul canale ufficiale del trio, e nel 2025 è stato protagonista di un documentario sulle Alpi Apuane. Lunga vita agli alberi non è quindi un'improvvisa conversione di un comico alla divulgazione, ma il punto d'arrivo di un interesse coltivato in pubblico per anni.
La seconda curiosità è sul regista. Arturo Brachetti ha diretto tutti gli spettacoli teatrali del trio, da Tel chi el telùn ad Anplagghed; con Storti lavora da più di un quarto di secolo. Portare un trasformista alla regia di uno spettacolo sulle piante è una scelta coerente: le piante sono, per definizione, organismi in trasformazione continua.
Terza curiosità: nel cielo c'è un asteroide che porta il nome di Stefano Mancuso, il 131767 Stefanomancuso. Uno scienziato che studia le radici, la parte più nascosta delle piante, ha il suo nome sulla cosa più lontana da terra che si possa immaginare. È il tipo di paradosso che uno spettacolo come questo sa trasformare in battuta.
Il Teatro Sistina, una sala nata per lo spettacolo
Il Teatro Sistina è una sala semicircolare senza colonne, larga 28 metri e profonda 30, con 1015 posti in platea e 566 in galleria; fu inaugurata il 28 dicembre 1949 su progetto di Marcello Piacentini.
Un palco per la meraviglia
Il Sistina è la casa storica della commedia musicale italiana, quella di Garinei e Giovannini, e ha una fossa per l'orchestra e un palcoscenico pensato per gli effetti scenici. Per una regia che punta sulla magia teatrale, come quella di Brachetti, è una sala adatta: la visione frontale senza ostacoli permette di godersi le trasformazioni da ogni posto.
Dove sorgeva una chiesa
Il teatro sorge sul sito della chiesa di Santa Francesca Romana, lungo quella che si chiamava Strada Felice, e fu costruito fra il 1946 e il 1949. La rivista Variety lo ha definito la risposta italiana a Broadway.
La direzione di oggi
Dal 2013 la direzione artistica è di Massimo Romeo Piparo, che alterna musical prodotti in proprio, commedie e ospitalità come questa. La scheda del luogo è nella pagina sul Teatro Sistina.
Una cosa che non ti dice nessuno su Lunga vita agli alberi con Giovanni Storti e Stefano Mancuso al Teatro Sistina — 19 gennaio 2027
Quello che non si dice è che Lunga vita agli alberi non è una conferenza con qualche battuta, né uno spettacolo comico con qualche dato scientifico. La presentazione insiste sull'equilibrio fra i due registri, comicità e riflessione, e sulla presenza di una regia teatrale vera, affidata a un maestro della meraviglia. Chi si aspetta i tormentoni del trio resterà sorpreso; chi si aspetta una lezione universitaria anche.
La seconda cosa riguarda il pubblico. È uno spettacolo che funziona per le famiglie con ragazzi curiosi, per gli appassionati di natura, per chi ha letto i libri di Mancuso e per chi è cresciuto con i film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Raramente una sala del centro di Roma mette insieme spettatori così diversi nella stessa sera.
Terza cosa: la data è un martedì d'inverno, con inizio alle 20:30. Per chi porta ragazzi in età scolare il rientro sarà tardi. Il Sistina è a pochi passi dalla fermata Barberini della metro A, quindi il ritorno con i mezzi è semplice, ma conviene organizzarlo prima di uscire, controllando sul sito di Atac l'orario dell'ultima corsa.
Come arrivare al Teatro Sistina
Il Teatro Sistina, in via Sistina 129, si raggiunge con la metro A, fermata Barberini: da piazza Barberini si sale per via Sistina a piedi, in pochi minuti.
La metropolitana
Barberini è a due fermate da Termini sulla linea A. È la soluzione più semplice anche per il ritorno dopo lo spettacolo.
Dalla scalinata
Chi è già in centro può arrivare da piazza di Spagna: si sale la scalinata fino alla Trinità dei Monti e si imbocca via Sistina, che prosegue in piano fino al teatro.
Auto e taxi
Il teatro è dentro la zona a traffico limitato del centro storico, e l'auto è sconsigliata. Per la sera il taxi è comodo: piazza Barberini è il punto di raccolta più semplice da indicare. Per gli autobus si usa il calcolatore di percorso di Atac.
Il consiglio che ti do per visitare Lunga vita agli alberi con Giovanni Storti e Stefano Mancuso al Teatro Sistina — 19 gennaio 2027
Il consiglio è di arrivare allo spettacolo dopo una giornata passata fra gli alberi. Roma ne offre più di quanti si immagini: la mattina si può salire al Pincio e attraversare Villa Borghese, a pochi minuti a piedi dal Sistina, oppure visitare l'Orto botanico di Trastevere, con le sue collezioni di piante. A metà gennaio molti alberi sono spogli, e la loro struttura, tronchi e rami, si vede meglio che in qualsiasi altra stagione. La sera, in sala, il racconto di Mancuso sulle tre parti della pianta avrà un'immagine concreta a cui agganciarsi.
Il secondo consiglio riguarda il posto. Per uno spettacolo che punta sulla magia della regia, a nostro giudizio la prima galleria, a 43 euro, è la scelta migliore: si vede l'intero palco, con gli effetti di luce e di scena, a un prezzo inferiore alla platea. Chi vuole cogliere le espressioni comiche di Storti da vicino scelga la poltronissima.
Terzo consiglio: leggere prima un libro di Mancuso, anche breve. La nazione delle piante o L'incredibile viaggio delle piante sono una buona introduzione; con qualche idea in testa, le battute di Storti e le risposte del professore diventano un dialogo da seguire, non una sequenza di informazioni.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che le piante sono essenziali per la vita sulla Terra, grazie alla fotosintesi. Si cita molto meno quello che Stefano Mancuso ha raccontato nei suoi libri: che le piante, pur senza nervi né cervello, hanno una vita sociale e una forma di sensibilità, e che i loro recettori sono distribuiti in tutto il corpo, mentre gli animali concentrano i sensi in organi specifici come occhi e orecchie. Nel 2012 Mancuso e i colleghi Monica Gagliano e Daniel Robert hanno mostrato che le radici hanno meccanorecettori che le rendono sensibili al suono e alla sua direzione.
Un altro fatto noto e poco ricordato è che il trio di Storti nacque grazie al movimento, prima che alla parola. Storti e Aldo Baglio si conobbero ai corsi di danza mimica della scuola del Teatro Arsenale; Storti ha insegnato acrobazia teatrale alla Civica scuola d'arte drammatica di Milano. La comicità del trio è fisica prima ancora che verbale, e in uno spettacolo diretto da un trasformista quella formazione torna utile.
Infine, sul regista: il trasformismo, l'arte dei cambi rapidi di costume, era quasi scomparso dopo la morte di Leopoldo Fregoli, nel 1936. È stato Brachetti a riportarlo sulle scene italiane ed europee, anche con un musical dedicato proprio a Fregoli, prodotto nel 1994 con la Compagnia della Rancia.
La foto giusta da fare a Lunga vita agli alberi con Giovanni Storti e Stefano Mancuso al Teatro Sistina — 19 gennaio 2027
La prima foto si fa davanti al Sistina, dall'altro lato di via Sistina, con l'insegna del teatro e il manifesto dello spettacolo nell'inquadratura. La sera di un martedì di gennaio la strada è meno affollata che nel fine settimana, e l'ingresso illuminato si fotografa con calma.
La seconda foto, per restare in tema, è quella di un albero. A pochi minuti dal teatro, sulla terrazza del Pincio, le chiome dei pini disegnano sul cielo di Roma una silhouette inconfondibile. Al tramonto, prima dello spettacolo, è un'immagine che dialoga con il tema della serata: la chioma, la terza tappa del viaggio di Storti e Mancuso.
In sala, durante lo spettacolo, niente foto né riprese: una regia costruita sugli effetti di luce e di trasformazione perde tutto se uno schermo acceso si accende in platea. Il momento giusto, se il personale lo consente, è il saluto finale, con Storti e Mancuso in proscenio.
Per chi vuole una foto in più, lo spunto è la Trinità dei Monti, all'estremità di via Sistina, con la scalinata illuminata dopo lo spettacolo.
Gli alberi di Roma vicino al Sistina
Lunga vita agli alberi è uno spettacolo che invita a guardare le piante: intorno al Sistina ci sono alcuni dei luoghi verdi più belli del centro di Roma.
Il Pincio e Villa Borghese
All'estremità di via Sistina si arriva alla Trinità dei Monti e, proseguendo, al Pincio e a Villa Borghese, il grande parco storico della città, con viali alberati e giardini.
L'Orto botanico
Chi vuole vedere piante di tutto il mondo può dedicare una mattina all'Orto botanico di Roma, a Trastevere. È il complemento più naturale dello spettacolo.
Palazzo Barberini
Ai piedi di via Sistina, Palazzo Barberini ospita la Galleria nazionale d'arte antica: una visita comoda per chi ha un pomeriggio libero prima dello spettacolo.
Piazza di Spagna e Trevi
Per chi ha poco tempo, la passeggiata classica resta quella fra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi, a dieci minuti dal teatro.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Sistina apre il 28 dicembre 1949 come cinema e teatro, costruito fra il 1946 e il 1949 sul sito della chiesa di Santa Francesca Romana. Il primo film proiettato è Le mura di Malapaga; la prima rivista è Bada che ti mangio, prodotta da Remigio Paone, con Totò e Isa Barzizza. Il finale del film Totò cerca moglie viene girato nel teatro.
Nell'ottobre 1950 va in scena La Bisarca di Garinei e Giovannini, con le scene di Giulio Coltellacci. Il 15 dicembre 1952 debutta Attanasio cavallo vanesio con Renato Rascel, prima di Alvaro piuttosto corsaro e Tobia la candida spia: è la nascita della commedia musicale italiana. Dopo la parentesi del Cinerama, con uno schermo di 27 metri per 11 che non ebbe fortuna, dal 1960 il teatro è guidato da Garinei e Giovannini fino al 2006, gli anni di Rugantino e Aggiungi un posto a tavola.
Dal 2013 la direzione artistica è di Massimo Romeo Piparo, con musical come Jesus Christ Superstar, Billy Elliot, School of Rock, Cats e West Side Story. Negli stessi anni il Sistina ha ospitato comici e mattatori come Fiorello. Nel gennaio 2027 il palco accoglie un altro tipo di spettacolo, in cui un comico e uno scienziato raccontano le piante: il teatro della rivista si apre alla divulgazione.
Chi è passato da Lunga vita agli alberi con Giovanni Storti e Stefano Mancuso al Teatro Sistina — 19 gennaio 2027
Dal palco del Sistina sono passati i grandi nomi della comicità italiana: Totò, Renato Rascel, Carlo Dapporto, Aldo Fabrizi, Walter Chiari, Gino Bramieri, Paolo Panelli, Bice Valori, Enrico Montesano, Gigi Proietti, e negli anni recenti Fiorello e Renzo Arbore. È una storia in cui un comico cresciuto sui palchi del cabaret milanese, come Giovanni Storti, entra con naturalezza.
Dal Sistina sono passati anche i grandi del trasformismo e della fantasia teatrale: la tradizione di Garinei e Giovannini, con le fiabe musicali di Rascel e le scene di Coltellacci, è quella della meraviglia a teatro. Arturo Brachetti, che ha riportato in vita l'arte di Fregoli e che il Guinness indica come il trasformista più veloce del mondo, appartiene a quella stessa famiglia.
Con Lunga vita agli alberi passa dal Sistina anche uno scienziato. Stefano Mancuso, professore all'Università di Firenze, autore di saggi di divulgazione e dedicatario di un asteroide, porta in un teatro nato per la commedia musicale la neurobiologia vegetale. Accanto a lui, per una sera, sulla scena ci sono le piante: radici, fusto e chioma, protagonisti silenziosi di un viaggio raccontato da un comico.
Accessibilità, ragazzi e informazioni pratiche
Per esigenze di accessibilità, posti per persone in sedia a rotelle e per chi le assiste, il riferimento è il botteghino del Teatro Sistina, da contattare prima dell'acquisto.
Con i ragazzi
Il teatro non indica limiti d'età. A nostro giudizio Lunga vita agli alberi è adatto dagli otto o nove anni in su: la comicità di Storti è per tutti, e i temi scientifici sono presentati per un pubblico ampio. L'orario delle 20:30 di un martedì va considerato per i più piccoli.
Arrivare in orario
Al Sistina i ritardatari entrano solo in momenti precisi: venti minuti di anticipo sono il minimo in un teatro da oltre 1500 posti.
Dove mangiare
Intorno a piazza Barberini e verso via del Tritone ci sono bar e locali per un pasto veloce prima delle 20:30; dopo lo spettacolo, scendendo verso Trevi e il Pantheon, la scelta aumenta.
Domande frequenti su Lunga vita agli alberi al Sistina
Quando va in scena Lunga vita agli alberi a Roma?
Lunga vita agli alberi con Giovanni Storti e Stefano Mancuso va in scena al Teatro Sistina di Roma martedì 19 gennaio 2027 alle 20:30, in data unica. Lo spettacolo è presentato da AGIDI in collaborazione con Elastica.
Quanto costano i biglietti di Lunga vita agli alberi?
I biglietti di Lunga vita agli alberi al Teatro Sistina costano 50 euro in poltronissima, 46 in poltrona, 43 in prima galleria, 42 in seconda galleria e 38 in terza galleria, secondo il listino pubblicato dal teatro.
Di che cosa parla lo spettacolo?
Lunga vita agli alberi è un viaggio in tre tappe nel mondo vegetale, dedicato alle radici, al fusto e alla chioma delle piante. Giovanni Storti esplora con ironia, Stefano Mancuso spiega i segreti delle piante, fra comicità e riflessione sull'importanza del verde per la vita sulla Terra.
Chi firma la regia?
La regia di Lunga vita agli alberi è di Arturo Brachetti, il trasformista torinese che ha diretto anche gli spettacoli teatrali di Aldo, Giovanni e Giacomo, da Tel chi el telùn ad Anplagghed. La presentazione parla di una regia visionaria e poetica.
Chi è Stefano Mancuso?
Stefano Mancuso, protagonista di Lunga vita agli alberi con Storti, è professore di arboricoltura ed etologia vegetale all'Università di Firenze, fondatore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale e autore di saggi come Plant revolution e La nazione delle piante.
Lo spettacolo è adatto ai bambini?
Il Teatro Sistina non indica limiti d'età per Lunga vita agli alberi. A nostro giudizio è adatto dagli otto o nove anni, perché unisce comicità e divulgazione scientifica; l'inizio alle 20:30 di martedì va però considerato per i più piccoli.
Come si arriva al Teatro Sistina?
Il Teatro Sistina, in via Sistina 129, si raggiunge con la metro A, fermata Barberini, salendo a piedi per via Sistina. L'auto è sconsigliata perché il teatro è nella zona a traffico limitato del centro storico.
Il consiglio finale su Lunga vita agli alberi
Un comico che da anni racconta la natura, uno scienziato che ha dimostrato quanto le piante siano più sensibili di quanto si creda, un regista che ha fatto delle trasformazioni la sua arte: per una sera sola, nel teatro della commedia musicale italiana. Il consiglio è di passare la giornata fra gli alberi del Pincio o dell'Orto botanico, scegliere la prima galleria per godersi la regia e portare con sé un ragazzo curioso: si torna a casa guardando i platani del lungotevere con occhi diversi.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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