Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

La parabola discendente di un padre ambientalista al Teatro Vittoria — 10 e 11 ottobre 2026

La parabola discendente di un padre ambientalista va in scena al Teatro Vittoria sabato 10 ottobre 2026 alle 21.00 e domenica 11 ottobre alle 17.30. Il teatro si trova in piazza di Santa Maria Liberatrice 10, nel centro di Testaccio: la fermata più comoda è Piramide della metro B, a una decina di minuti a piedi lungo via Marmorata, dove passa anche il tram 3. È un monologo scritto da Daniele Ronco e Alessio Parenti, interpretato da Ronco con la regia di Luigi Orfeo e la regia video di Francesco Calabrò, prodotto dalla compagnia piemontese Mulino ad Arte. I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro Vittoria; i biglietti si comprano al botteghino di piazza di Santa Maria Liberatrice e sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal teatro.

La parabola discendente di un padre ambientalista al Vittoria: date, orari e biglietti

Due repliche, un fine settimana, una sala di prosa di quartiere: la formula ĆØ quella giusta per un monologo che parla di famiglia e di coerenza quotidiana. Il calendario ufficiale del Teatro Vittoria riporta sabato 10 ottobre alle 21.00 e domenica 11 ottobre alle 17.30.

Le due recite

La recita del sabato sera è quella per chi vuole fare di Testaccio una serata intera, con cena prima o dopo. La pomeridiana della domenica, alle 17.30, è la scelta naturale per chi porta i figli adolescenti o per chi a teatro ci va volentieri con la luce del giorno ancora fuori. Uno spettacolo che parla di genitori e figli, alla domenica pomeriggio, trova il suo pubblico più ovvio.

Biglietti e botteghino

La pagina dello spettacolo sul sito del Teatro Vittoria rimanda alla vendita di biglietti e abbonamenti e indica per il botteghino i numeri 06 5740170 e 06 5740598; il portale turistico di Roma Capitale riporta invece il centralino 06 5781960. Il botteghino di piazza di Santa Maria Liberatrice è aperto il lunedì dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, dal martedì al sabato dalle 11 alle 20, la domenica e i festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, con apertura pomeridiana solo nei giorni di spettacolo. Il prezzo va controllato sul sito del teatro, che lo pubblica per ogni titolo della stagione.

Chi firma lo spettacolo

Il testo è di Daniele Ronco e Alessio Parenti; in scena c'è il solo Daniele Ronco; la regia è di Luigi Orfeo; la regia video è di Francesco Calabrò; la produzione è di Mulino ad Arte, la compagnia che Ronco dirige a Cumiana, in provincia di Torino. Un gruppo piccolo, com'è normale per un monologo, con una parte video che lascia intuire un uso delle immagini accanto alla parola.

Di che cosa parla La parabola discendente di un padre ambientalista

La parabola discendente di un padre ambientalista è un monologo ironico e tenero sulla sostenibilità, sulla genitorialità e sulla missione impossibile di essere coerenti. Così lo presenta il Teatro Vittoria, e la definizione è precisa: il tema è l'ambiente, il terreno di prova è la famiglia.

Un padre alle prese con le proprie regole

Il protagonista è un padre ambientalista che prova a crescere tre figli con cura per il pianeta, per gli altri e per se stesso. Il racconto passa attraverso i pannolini biodegradabili, gli asili nel bosco, il seggiolone di design, il tofu, i sensi di colpa e, soprattutto, tre figli che finiscono per essere più intransigenti dei genitori. Il meccanismo comico è chiaro già dalla presentazione: le regole che un adulto si dà per coerenza diventano, in mano ai bambini, una legge senza eccezioni che si ritorce contro chi l'ha scritta.

Autobiografia, ironia e poesia

Il teatro descrive lo spettacolo come un racconto che fonde autobiografia, ironia e poesia. Dentro ci sono le contraddizioni dell'eco consapevolezza, le derive salutiste, le crisi climatiche e quelle di coppia. ƈ un elenco che fa sorridere proprio perchƩ mette sullo stesso piano il riscaldamento globale e la discussione in cucina su chi ha dimenticato di differenziare la plastica: due scale di grandezza che nella vita di una famiglia convivono ogni giorno.

A chi si rivolge

La presentazione ufficiale lo indirizza a chi è genitore, a chi lo sarà e a chi non vuole diventarlo, ma continua a chiedersi ogni giorno come vivere in modo più giusto senza perdere ironia, libertà e amore. Tradotto dal linguaggio del comunicato: non serve essere militanti ecologisti per riconoscersi, basta aver provato almeno una volta a mettere d'accordo i propri principi con la spesa del sabato.

Le note di regia

Nelle note di regia pubblicate dal teatro, la regia dichiara di non aver voluto uno spettacolo che parlasse soltanto ai genitori o agli ambientalisti, ma una storia di vita, perchƩ tutti proviamo a fare del nostro meglio affrontando i nostri limiti. Il testo insiste su un punto: la parabola discendente del titolo racconta la fatica, ma anche la speranza, e il bisogno di continuare a sorridere. ƈ una dichiarazione di tono prima ancora che di contenuto, e prepara lo spettatore a una serata leggera su un argomento serio.

Il titolo

Una parabola discendente, in matematica, è una curva che scende dopo aver toccato il suo punto più alto. Applicata a un padre, l'immagine è autoironica: l'entusiasmo ecologista dei primi mesi da genitore che, anno dopo anno, si scontra con la realtà. Il titolo promette una caduta, e il comico, a teatro, nasce quasi sempre da una caduta.

Daniele Ronco: chi ĆØ l'autore e interprete

Daniele Ronco ĆØ il fondatore e direttore artistico di Mulino ad Arte, la compagnia teatrale piemontese nata nel 2012 che dal 2015 ha orientato tutta la propria produzione sui temi ambientali. La sua pagina nel sito della compagnia lo presenta con due passioni, il tennis e le pedalate in montagna, e un obiettivo dichiarato: essere attore della rivoluzione green per costruire un futuro possibile.

La fondazione di Mulino ad Arte

Mulino ad Arte nasce nel 2012 per iniziativa di Daniele Ronco, Jacopo Trebbi e Costanza Frola. Oggi è diretta da Ronco con un gruppo di lavoro stabile che segue la tournée, l'organizzazione, la raccolta fondi e la progettazione culturale. Nel corso degli anni hanno collaborato con la compagnia artisti come Riccardo Bellandi, Daniele Salvo, Raffaele Latagliata, Marco Lorenzi, Marco Cavicchioli, Elena Aimone, Tullio Solenghi, Ugo Dighero, Pierpaolo Congiu e Lia Tomatis.

Mi abbatto e sono felice, lo spettacolo a pedali

Il percorso di Ronco dentro la sostenibilitƠ comincia nel 2015 con Mi abbatto e sono felice, un monologo a impatto zero in cui l'attore in scena, pedalando su una vecchia bicicletta Bianchi, produce l'energia necessaria per illuminarsi da solo. ƈ un'idea teatrale semplice e fortissima: la luce dura quanto dura la fatica di chi recita. Da lƬ in avanti la bicicletta diventa quasi un marchio della compagnia.

Chaos, Il grande giorno, Un pianeta ci vuole

Nel 2017 arriva Chaos, Humanoid B12, uno spettacolo che la compagnia descrive come un monito per un'umanitĆ  che ripete ciclicamente la propria storia fino a mettere a rischio la sopravvivenza della specie. Nel 2020 debutta Il grande giorno, costruito intorno a una reclusione forzata e alla domanda su che cosa accadrebbe se fossimo costretti all'improvviso a rallentare. Nel 2021 ĆØ la volta di Un pianeta ci vuole, dedicato ai temi cardine di un futuro sostenibile: alimentazione, trasporto e sovraffollamento.

L'altro mondo

L'altro mondo, piccole storie di cambiamento, ha debuttato al Festival di Todi nel settembre 2022. ƈ ispirato all'omonimo libro di Fabio Deotto, che raccoglie testimonianze dirette sulla crisi climatica raccolte in due anni di viaggi. Lo spettacolo coinvolge il pubblico in due tempi: prima gli spettatori scrivono le proprie percezioni sui temi proposti, poi queste vengono rielaborate e restituite in scena. Il metodo dice molto di Ronco: il teatro fatto con il pubblico, e non soltanto per il pubblico.

Il Teatro a pedali

Il progetto più noto della compagnia è il Teatro a pedali, un format che alimenta uno spettacolo dal vivo grazie a un sistema di cogenerazione elettrica azionato da una serie di biciclette collegate a un impianto di accumulo. Gli spettatori pedalano prima e durante lo spettacolo e rendono l'evento autosufficiente; senza di loro il palcoscenico resterebbe al buio. Il progetto è stato sostenuto dalla Compagnia di San Paolo ed è stato inserito nel programma Play Your Life, finanziato dal bando Funder35 per il triennio 2018-2020.

Un teatro radicato nel territorio

Mulino ad Arte ha la sede a Cumiana, in provincia di Torino, e lavora anche nei teatri di Bene Vagienna e di Cantalupa. Organizza la stagione Live show, Arts & Green, con compagnie italiane e straniere che affrontano i temi ambientali con linguaggi diversi, e la rassegna estiva Teatro nei Borghi, fra le borgate di Cumiana: con novanta frazioni ĆØ, secondo la compagnia, il secondo comune d'Europa per numero di borgate. Gli spettacoli di quella rassegna nascono da interviste agli anziani del paese. La compagnia offre anche una navetta gratuita per raggiungere il teatro e il biglietto sospeso per chi ĆØ in difficoltĆ , e realizza spettacoli per le giornate di impegno civile su mafia, violenza, equitĆ  e ambiente.

Perché questo monologo è un passo nuovo

Dopo anni di spettacoli sull'ambiente come questione collettiva, con La parabola discendente di un padre ambientalista Ronco porta il tema dentro casa. È una scelta intelligente: il discorso sul clima rischia sempre la predica, mentre la vita familiare offre il materiale comico più universale che esista. La compagnia stessa, nel suo manifesto, dichiara di voler smentire l'idea che il green non faccia spettacolo; questo monologo è il tentativo più diretto di dimostrarlo.

Luigi Orfeo, Alessio Parenti e Francesco Calabrò: la squadra

Accanto a Daniele Ronco lavorano tre nomi indicati nella locandina ufficiale del Teatro Vittoria: Alessio Parenti, coautore del testo; Luigi Orfeo, regista; Francesco Calabrò, autore della regia video.

Un testo scritto a quattro mani

Il fatto che il monologo sia firmato da due autori è un'indicazione utile. Il materiale autobiografico è di chi va in scena, ma la scrittura a quattro mani serve a trasformare i ricordi in struttura teatrale, con tempi comici, ritorni e cadute. È il lavoro che distingue un monologo teatrale da un racconto fra amici.

La regia e il video

La presenza di una regia video firmata da Francesco Calabrò suggerisce che le immagini abbiano un ruolo nel racconto. Come vengano usate non è descritto nei materiali pubblicati dal teatro: conviene scoprirlo in sala, senza aspettative precise. La regia di Luigi Orfeo, stando alle note pubblicate, punta su un racconto autentico, fragile e umano.

PerchƩ vedere La parabola discendente di un padre ambientalista: il nostro giudizio

A nostro giudizio ĆØ lo spettacolo giusto da vedere in coppia, e ancora meglio con un figlio adolescente. Il tema ambientale, trattato con ironia e dentro una famiglia, apre discussioni che durano ben oltre l'applauso finale.

A chi lo consiglio

Lo consiglio ai genitori con figli piccoli, che si riconosceranno nei pannolini e negli asili nel bosco; ai genitori di ragazzi più grandi, che conoscono bene l'intransigenza morale dei quindicenni; a chi lavora nel mondo della sostenibilità e ha bisogno di ridere di sé. Lo consiglio meno a chi cerca un teatro di parola densa e sperimentale: qui il registro è quello della commedia sincera.

Con quale spirito andarci

Andateci senza sensi di colpa. Il monologo, stando alla presentazione, ride delle contraddizioni di tutti, a cominciare da quelle di chi lo recita. Nessuno uscirà dal teatro con l'obbligo di comprare un'auto elettrica; molti usciranno con un paio di aneddoti familiari in più da raccontare.

Il Teatro Vittoria: la sede dello spettacolo a Testaccio

Il Teatro Vittoria ĆØ la sala di prosa di Testaccio, in piazza di Santa Maria Liberatrice 10, aperta nella forma attuale nel dicembre 1986 con 560 poltrone di velluto rosso. La gestisce la Cooperativa Attori e Tecnici, fondata nel 1977 da Attilio Corsini e Viviana Toniolo.

Dal varietĆ  al cinema

All'inizio del Novecento al posto dell'attuale teatro c'era una palazzina a due piani affacciata su una piazza ancora sterrata. Vi si faceva varietà e, secondo la storia ufficiale del teatro, sul suo palco passarono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. Nel dopoguerra l'edificio fu abbattuto e sostituito da un condominio con un cinema al piano terra, con platea e balconata, costruito dall'imprenditore Amati: il Cinema Vittoria, a lungo la sala di svago del rione.

La trasformazione del 1986

Nel maggio 1986 cominciarono i lavori per trasformare il cinema in teatro, su progetto dell'architetto Enrico Nespega. A dicembre il Vittoria riaprƬ come teatro di prosa e da allora ospita le produzioni della Cooperativa Attori e Tecnici, con Rumori fuori scena come titolo simbolo, e compagnie italiane e straniere in tournƩe.

Una programmazione con il pubblico al centro

Dal 2008 la direzione artistica ĆØ di Viviana Toniolo. Il Vittoria affianca alla stagione i TĆØ letterari, arrivati alla trentesima edizione, la rassegna Salviamo i Talenti intitolata ad Attilio Corsini e una scuola per spettatori dai 5 ai 105 anni. Un teatro che ha costruito la propria identitĆ  sul rapporto con il pubblico ĆØ una casa naturale per una compagnia come Mulino ad Arte, che del coinvolgimento degli spettatori ha fatto un metodo.

La sala per un monologo

Una platea di 560 posti ĆØ grande per un monologo, e il fatto che funzioni dice qualcosa della qualitĆ  della sala: frontale, raccolta, con una buona visibilitĆ  dalla metĆ  della platea in avanti. Per un attore solo in scena, un pubblico compatto e vicino ĆØ metĆ  del lavoro.

Come arrivare al Teatro Vittoria per La parabola discendente di un padre ambientalista

La via più semplice per il Teatro Vittoria è la metro B fino a Piramide, poi dieci minuti a piedi. Si attraversa piazzale Ostiense, si prende via Marmorata e si piega verso l'interno del rione fino a piazza di Santa Maria Liberatrice.

In metro

La fermata Piramide della linea B ĆØ collegata alla stazione Roma Ostiense e al trenino per il Lido. Da Termini il tragitto ĆØ di pochi minuti. Il sabato sera, dopo lo spettacolo, conviene controllare l'orario dell'ultima corsa sul sito dell'azienda di trasporto.

Tram e autobus

Il tram 3 percorre via Marmorata e lascia a pochi passi dal centro del quartiere. Il rione ĆØ servito anche da linee di autobus sul lungotevere e su via Marmorata: per l'itinerario esatto dal proprio indirizzo conviene usare il calcolatore di percorso dell'azienda di trasporto.

In auto

Testaccio è un quartiere di strade residenziali con stalli quasi sempre occupati, e il sabato sera trovare posto è difficile. La domenica pomeriggio la situazione migliora, ma resto dell'idea che la metro sia la scelta più serena.

A piedi

Dal Circo Massimo si arriva in una ventina di minuti percorrendo via Marmorata. Da Trastevere basta attraversare ponte Sublicio. Il taxi lascia in piazza, davanti all'ingresso del teatro.

Testaccio intorno al Teatro Vittoria

Piazza di Santa Maria Liberatrice ĆØ il centro di Testaccio, il rione operaio nato a fine Ottocento fra il Tevere, l'Aventino e il Monte dei Cocci. Di fronte al teatro sorsero le prime case popolari del quartiere, frutto di un concorso internazionale e assegnate a carrettieri e operai del mattatoio.

La piazza

La piazza è un giardino alberato con panchine e giochi per bambini, vissuto dal quartiere a tutte le ore. Prima della pomeridiana della domenica è il posto ideale per far correre i più piccoli e lasciare che i grandi prendano un caffè guardando la facciata della chiesa di Santa Maria Liberatrice.

L'ex Mattatoio

In fondo a via Galvani c'ĆØ l'ex Mattatoio, il complesso industriale che per decenni ha dato lavoro al rione e che oggi ospita spazi culturali e universitari. Una panoramica completa del quartiere ĆØ nella guida su cosa vedere a Testaccio.

Piramide e Cimitero Acattolico

Sulla strada per la metro si incontrano la Piramide Cestia e, subito dietro, il Cimitero Acattolico, uno dei luoghi più quieti di Roma. Una passeggiata lì prima della recita della domenica è un modo lento e bello di entrare nel pomeriggio.

Monte dei Cocci e mercato

Il Monte dei Cocci, la collina artificiale di frammenti di anfore antiche che dĆ  il nome al rione, ĆØ a pochi minuti dalla piazza. Il sabato mattina il Nuovo Mercato di Testaccio ĆØ il cuore gastronomico del quartiere: per uno spettacolo che parla di spesa consapevole, un giro fra i banchi ĆØ quasi un prologo.

Dove mangiare a Testaccio prima o dopo lo spettacolo

Testaccio è il quartiere della cucina romana del quinto quarto, nata intorno al Mattatoio: coda alla vaccinara, trippa, rigatoni con la pajata. Per chi segue un'alimentazione vegetariana il rione offre comunque pizzerie, trattorie con contorni di stagione e cucine più recenti.

Sabato: cena prima o dopo

Con lo spettacolo alle 21 le trattorie del rione, che aprono in genere verso le sette e mezza, permettono una cena presto se si prenota e si avverte il cameriere. In alternativa si esce verso le dieci e mezza e si trova ancora qualche pizzeria aperta, soprattutto verso via di Monte Testaccio.

Domenica: merenda o aperitivo

La pomeridiana delle 17.30 si incastra bene con un pranzo tardo al mercato o in trattoria e un aperitivo all'uscita. Con i ragazzi la formula più semplice è una pizza presto dopo lo spettacolo, prima di tornare a casa.

Una scelta coerente

Dopo un'ora passata a ridere delle contraddizioni di un padre ambientalista, scegliere dove cenare diventa inevitabilmente parte del gioco. Nessun consiglio morale: prendete quello che vi piace, magari commentando lo spettacolo davanti a un piatto di stagione.

AccessibilitĆ , famiglie e consigli pratici

Il Teatro Vittoria propone un servizio di audiodescrizione per alcuni spettacoli della stagione, indicati sul sito; per sapere se ĆØ previsto anche per La parabola discendente di un padre ambientalista, e per l'accesso in sala con sedia a rotelle, il riferimento ĆØ il botteghino.

Con i ragazzi

Lo spettacolo parla esplicitamente a genitori e figli. Con ragazzi dalle medie in su lo proporrei senza esitazioni: riconosceranno la parte dei figli intransigenti meglio di chiunque altro. Per i bambini piccoli un monologo resta impegnativo, e la pomeridiana della domenica ĆØ l'unica ipotesi ragionevole.

Dove sedersi

Per un monologo contano la voce e il volto dell'attore. Le file centrali della platea, nƩ troppo sotto il palco nƩ in fondo, danno il miglior equilibrio fra vicinanza e visione d'insieme, compresa l'eventuale parte video.

PuntualitĆ 

Arrivate almeno venti minuti prima per ritirare i biglietti e prendere posto. In un monologo comico le prime battute impostano il patto con il pubblico, e perderle significa entrare in una conversazione giĆ  cominciata.

Una curiositĆ  su La parabola discendente di un padre ambientalista al Teatro Vittoria — 10 e 11 ottobre 2026

La curiosità più bella riguarda la biografia del suo interprete. Daniele Ronco ha cominciato il suo percorso nel teatro sostenibile, nel 2015, con uno spettacolo in cui l'energia per le luci la produceva lui stesso pedalando su una vecchia bicicletta Bianchi: Mi abbatto e sono felice, monologo a impatto zero. Quella trovata è diventata poi un format, il Teatro a pedali, in cui sono gli spettatori a pedalare, prima e durante la recita, per alimentare la scena attraverso biciclette collegate a un impianto di accumulo. Senza il pubblico, dice la compagnia, il palcoscenico resterebbe al buio. Dieci anni dopo, con La parabola discendente di un padre ambientalista, Ronco porta in un teatro tradizionale come il Vittoria un racconto in cui l'ambientalismo non è più una performance energetica ma una questione di vita domestica: la fatica non è più quella delle gambe sui pedali ma quella di un padre che prova a far quadrare principi, figli e sensi di colpa. C'è una continuità evidente fra le due cose. In entrambi i casi il teatro chiede allo spettatore di sentirsi parte in causa, e non soltanto testimone. E c'è anche un'ironia sottile: l'uomo che per anni ha prodotto da solo la luce del proprio spettacolo si presenta ora come protagonista di una parabola discendente.

Una cosa che non ti dice nessuno su La parabola discendente di un padre ambientalista al Teatro Vittoria — 10 e 11 ottobre 2026

Quello che nessuno dice è che questo spettacolo arriva da una compagnia di paese, e che proprio da lì prende la sua forza. Mulino ad Arte ha sede a Cumiana, nel Torinese, un comune che la compagnia descrive come il secondo d'Europa per numero di borgate, con novanta frazioni. Lì organizza una rassegna estiva, Teatro nei Borghi, in cui gli spettacoli nascono da interviste agli anziani delle frazioni, e gestisce attività nei teatri di Bene Vagienna e di Cantalupa. È un teatro che conosce il pubblico per nome, che offre una navetta gratuita a chi non può raggiungere la sala e il biglietto sospeso a chi non può pagarlo. Questa pratica quotidiana spiega il tono del monologo: nessuna lezione dall'alto, nessuna superiorità morale, ma il racconto di uno che le contraddizioni le vive in prima persona, con la spesa, i figli e l'asilo nel bosco. Chi arriva al Vittoria aspettandosi un attivista in cattedra resterà sorpreso. Il secondo dettaglio che pochi notano è la presenza di una regia video firmata da Francesco Calabrò: il monologo non è soltanto parola, e l'uso delle immagini è una delle cose da osservare in sala.

Il consiglio che ti do per visitare La parabola discendente di un padre ambientalista al Teatro Vittoria — 10 e 11 ottobre 2026

Conviene scegliere la domenica alle 17.30 e trasformarla in un pomeriggio di famiglia a Testaccio. Arrivate con la metro B a Piramide verso le tre e mezza, passate davanti alla Piramide Cestia, fate un giro nel Cimitero Acattolico se è aperto, poi salite per via Marmorata fino a piazza di Santa Maria Liberatrice. I bambini possono sfogarsi nei giochi della piazza mentre gli adulti prendono un caffè. Alle cinque meno un quarto entrate a teatro. All'uscita, verso le sette, il rione è nel suo momento migliore per una pizza. Se invece venite senza figli, il sabato alle 21 regala un'altra atmosfera: Testaccio di sera è un quartiere vivo, e una cena in trattoria dopo lo spettacolo è la conclusione naturale. In entrambi i casi, portate qualcuno con cui discutere: questo monologo è fatto per essere commentato. E lasciate a casa l'auto: in una giornata dedicata a un padre ambientalista, arrivare in metro è l'unica scelta davvero coerente, e a Testaccio è anche la più comoda.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che Testaccio sia il rione della cucina romana del quinto quarto, ed è altrettanto noto che il Teatro Vittoria sia una delle sale di prosa storiche della città. Meno spesso si ricorda che il Vittoria, prima di essere un teatro di prosa, è stato per decenni un cinema di quartiere, costruito nel dopoguerra al posto di una palazzina di varietà dove, secondo la storia ufficiale del teatro, si esibirono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. La sala di oggi, con le sue 560 poltrone di velluto rosso, è nata nel 1986 dalla trasformazione di quel cinema su progetto dell'architetto Enrico Nespega, e da allora è guidata da una cooperativa di attori, la Cooperativa Attori e Tecnici, fondata nel 1977 da Attilio Corsini e Viviana Toniolo. Un teatro nato da una cooperativa, in un quartiere nato per gli operai, ospita questa volta una compagnia che ha fatto della partecipazione del pubblico la propria cifra. Il filo che unisce le tre cose è la dimensione comunitaria del teatro: una sala che appartiene al quartiere, gestita da chi ci lavora, frequentata da chi ci abita. Per uno spettacolo che parla di responsabilità collettiva a partire da una famiglia, la cornice non poteva essere più adatta.

La foto giusta da fare a La parabola discendente di un padre ambientalista al Teatro Vittoria — 10 e 11 ottobre 2026

La foto giusta si fa fuori, prima di entrare. Mettetevi nel giardino di piazza di Santa Maria Liberatrice, dal lato della chiesa, e inquadrate la facciata del Teatro Vittoria con gli alberi della piazza in primo piano. Alla domenica pomeriggio la luce di ottobre, bassa e calda, illumina bene i palazzi di Testaccio; al sabato sera le luci dell'ingresso del teatro spiccano sul buio della piazza. Se siete con i figli, fate entrare nel fotogramma anche loro, magari sui giochi del giardino: una foto di famiglia davanti al teatro dove andrete a vedere uno spettacolo sulle famiglie ha una sua piccola ironia. In sala, come di regola, niente fotografie durante la recita; l'applauso finale, se il teatro lo consente, è l'unico momento per uno scatto al palcoscenico. Un'alternativa per chi ama le immagini urbane è la Piramide Cestia fotografata dalla fermata della metro, con il traffico di piazzale Ostiense davanti: il monumento più antico del percorso e il flusso della città di oggi nello stesso scatto, una piccola parabola anche questa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Teatro Vittoria segue quella di Testaccio. Nei primi anni del Novecento, quando il rione operaio stava prendendo forma accanto al nuovo mattatoio, sul luogo del teatro sorgeva una palazzina a due piani affacciata su una piazza ancora sterrata, di fronte a una chiesa appena costruita. Davanti nacquero le prime case popolari del quartiere, frutto di un concorso internazionale e assegnate ai carrettieri e agli operai del mattatoio. In quella palazzina si faceva varietà e, secondo la storia ufficiale del teatro, sul palco si esibirono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. Nel dopoguerra l'edificio venne abbattuto e sostituito da un condominio con un cinema al piano terra, il Cinema Vittoria, con platea e balconata, costruito dall'imprenditore Amati. Nel 1977 Attilio Corsini e Viviana Toniolo fondarono la Cooperativa Attori e Tecnici. Nel maggio 1986 cominciarono i lavori di trasformazione del cinema in teatro di prosa su progetto dell'architetto Enrico Nespega, e nel dicembre dello stesso anno il Vittoria aprì con 560 poltrone. La cooperativa vi costruì il proprio repertorio, con Rumori fuori scena come titolo simbolo. Nel 2008, dopo la scomparsa di Corsini, la direzione artistica passò a Viviana Toniolo, e a lui fu intitolata la rassegna per giovani talenti Salviamo i Talenti.

Chi ĆØ passato da La parabola discendente di un padre ambientalista al Teatro Vittoria — 10 e 11 ottobre 2026

Dal Vittoria sono passate generazioni diverse di spettacolo romano. Nel teatro di varietà del primo Novecento, secondo la storia ufficiale della sala, si esibirono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. Nel cinema del dopoguerra passò il pubblico popolare del rione. Nel teatro di prosa nato nel 1986 hanno lavorato Attilio Corsini e Viviana Toniolo, fondatori della Cooperativa Attori e Tecnici, gli attori della compagnia con il loro Rumori fuori scena, l'architetto Enrico Nespega che firmò la trasformazione, e le compagnie ospiti di quasi quarant'anni di stagioni. In questo inizio di stagione il Vittoria ha ospitato, fra gli altri, la rassegna di improvvisazione Addue. Il 10 e l'11 ottobre 2026 passano da qui Daniele Ronco, fondatore di Mulino ad Arte e interprete del monologo, con i coautori e collaboratori indicati dal teatro: Alessio Parenti, che firma il testo con lui, Luigi Orfeo, regista, e Francesco Calabrò, autore della regia video. Dietro di loro c'è la storia di una compagnia che, nel corso degli anni, ha lavorato con artisti come Tullio Solenghi, Ugo Dighero, Daniele Salvo, Marco Lorenzi e Elena Aimone. Che questo monologo arrivi in una sala nata da una cooperativa di attori ha una coerenza tutta sua.

Roma a metĆ  ottobre: il periodo giusto per il teatro

Il secondo fine settimana di ottobre ĆØ il momento in cui la stagione teatrale romana entra davvero nel vivo. Le giornate sono ancora tiepide, le sere fresche, e camminare dalla metro al teatro attraverso Testaccio ĆØ un piacere.

Altre passeggiate nella zona

Chi vuole allungare il pomeriggio trova a poca distanza la Centrale Montemartini, dove le statue antiche convivono con le macchine di una centrale elettrica: un luogo che, per chi ĆØ appena uscito da uno spettacolo sull'energia e sulla coerenza, ha un fascino particolare. Salendo sull'Aventino si raggiunge il Giardino degli Aranci, con la terrazza sul Tevere e su San Pietro, perfetta al tramonto prima della recita del sabato.

Domande frequenti su La parabola discendente di un padre ambientalista

Quando va in scena La parabola discendente di un padre ambientalista a Roma?

La parabola discendente di un padre ambientalista va in scena al Teatro Vittoria sabato 10 ottobre 2026 alle 21.00 e domenica 11 ottobre alle 17.30. Sono due sole recite, quindi conviene acquistare i biglietti con un certo anticipo, soprattutto per la pomeridiana della domenica, la più adatta alle famiglie.

Dove si trova il Teatro Vittoria?

Il Teatro Vittoria si trova in piazza di Santa Maria Liberatrice 10, nel centro di Testaccio. La fermata della metro più vicina è Piramide, sulla linea B, a circa dieci minuti a piedi lungo via Marmorata; il tram 3 passa sulla stessa via e lascia a pochi passi dalla piazza.

Dove si comprano i biglietti?

I biglietti per La parabola discendente di un padre ambientalista si comprano al botteghino del Teatro Vittoria e sul circuito di prevendita autorizzato indicato sul sito del teatro. Il botteghino è aperto dal martedì al sabato dalle 11 alle 20 e la domenica con orario ridotto; i prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale.

Chi ĆØ Daniele Ronco?

Daniele Ronco ĆØ autore e interprete di La parabola discendente di un padre ambientalista e fondatore, nel 2012, della compagnia piemontese Mulino ad Arte. Dal 2015 si dedica a un teatro sui temi ambientali, a partire dal monologo a pedali Mi abbatto e sono felice e dal format Teatro a pedali.

Lo spettacolo ĆØ adatto ai ragazzi?

La parabola discendente di un padre ambientalista si rivolge dichiaratamente a genitori e figli, e il registro è ironico. Con ragazzi dalle scuole medie in su è una buona scelta, e la recita della domenica alle 17.30 è la più comoda per le famiglie. Per bambini piccoli un monologo resta impegnativo.

Di che cosa parla lo spettacolo?

La parabola discendente di un padre ambientalista racconta, con autobiografia e ironia, un padre che prova a crescere tre figli nel rispetto del pianeta. Fra pannolini biodegradabili, asili nel bosco, tofu e sensi di colpa, il monologo mette in scena le contraddizioni dell'eco consapevolezza e delle crisi di coppia.

Il Teatro Vittoria ĆØ accessibile?

Il Teatro Vittoria offre l'audiodescrizione per alcuni spettacoli della stagione, indicati sul sito. Per sapere se è prevista anche per La parabola discendente di un padre ambientalista e per l'accesso con sedia a rotelle conviene contattare il botteghino prima dell'acquisto, così da ricevere indicazioni sul posto più adatto.

Il consiglio finale

Gli spettacoli di cui si parla di più all'uscita sono quelli che toccano la vita di tutti i giorni. La parabola discendente di un padre ambientalista ha tutte le carte per esserlo: un tema serio, un tono leggero, un interprete che quelle contraddizioni le ha vissute davvero. Scegliete la domenica se avete figli, il sabato se volete una serata a Testaccio, e in entrambi i casi arrivate in metro. Per organizzare una visita di gruppo a Roma con una guida, a teatro o nei quartieri, c'è Tour Leader Pro.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la cittĆ  sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

Data Evento10 Ottobre 2026 21:00 — 11 Ottobre 2026
IndirizzoTeatro Vittoria, Piazza di Santa Maria Liberatrice 10, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma CittĆ 

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi