Cantalice (RI)

Cantalice è un comune di poco più di duemilaquattrocento abitanti in provincia di Rieti, arrampicato sulle pendici sud occidentali dei Monti Reatini a un'altitudine che il centro storico porta oltre i cinquecentottanta metri e che sui punti alti del territorio supera i seicento. Da Roma sono circa novantatré chilometri: si prende la Salaria, la SS4, in direzione Rieti, e dopo Rieti si sale verso Vazia e da lì al paese; chi arriva da nord esce dall'A1 a Orte e prosegue sulla SS675 e poi sulla Salaria. Con i mezzi pubblici si arriva in treno o in autobus a Rieti e si prosegue con la linea Cotral che collega la stazione ferroviaria di Rieti a Cantalice Castello: gli orari, che cambiano fra periodo scolastico ed estivo, vanno controllati sul sito ufficiale del vettore. Il borgo non ha biglietto d'ingresso, le chiese aprono con gli orari delle funzioni e la visita del centro storico è gratuita e sempre possibile. Il municipio è in Cantalice Inferiore; per gli aggiornamenti su feste, sagre e chiusure conviene consultare il sito istituzionale del Comune di Cantalice. Il santo patrono è Felice da Cantalice e si festeggia il 18 maggio. La Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, che comprende parte del territorio comunale, è gestita dalla Regione Lazio con sede a Rieti in via Cintia 87, telefono 0746 200999.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Domande frequenti su Cantalice (RI)

Quanto costa visitare Cantalice?

Niente: Cantalice è un centro abitato, non un sito a pagamento, e la scalinata, i vicoli, i belvedere e le chiese aperte si visitano gratuitamente. Le uniche spese sono quelle di trasporto, parcheggio dove previsto e ristorazione.

Quanto tempo serve per visitare Cantalice?

Per il solo borgo di Cantalice, salita e discesa comprese, con soste ai punti panoramici, si contano circa due ore. Il tempo cresce se si aggiunge una tappa al Santuario o una passeggiata nella vicina riserva dei laghi.

Quanti gradini ha la scalinata di Cantalice?

Le fonti locali contano circa trecentocinquanta gradini in pietra fra la sommità di Cantalice Superiore e la piazza della parte bassa del paese. Non è una scala monumentale progettata da un architetto, ma la vera strada storica del borgo, ricavata sul pendio.

Cantalice è accessibile con la sedia a rotelle?

No, Cantalice Superiore non è accessibile a chi si muove in carrozzina né a chi ha difficoltà di deambulazione significative, perché i trecentocinquanta gradini in pietra irregolare non ammettono compromessi. La parte bassa del paese, invece, è pianeggiante.

Cantalice è adatta a una gita con i bambini?

Sì, il borgo di Cantalice funziona bene con i bambini dai sei anni in su, che affrontano la scalinata come un gioco e trovano nei vicoli, negli archi e nelle fontane un percorso a ostacoli naturale. Con i più piccoli, invece, il passeggino è inutilizzabile in Cantalice Superiore.

Quando è meglio andare a Cantalice?

La stagione migliore per Cantalice è la seconda metà di maggio e l'intero mese di settembre: in maggio il paese è verde e la festa patronale anima la scalinata, in settembre la luce sui laghi è la migliore dell'anno. Luglio, con il caldo delle ore centrali, è il mese da evitare per una visita a piedi.

Chi era San Felice da Cantalice?

San Felice da Cantalice, nato Felice Porri il 18 maggio 1515, è il primo cappuccino della storia a essere stato canonizzato, ed è la figura a cui il paese è indissolubilmente legato: fu pastore e bracciante fino ai ventotto anni prima di entrare fra i Cappuccini nell'autunno del 1543.

Cosa si mangia a Cantalice?

Il piatto identitario di Cantalice sono le strengozze cantaliciane, una pasta fatta a mano di acqua e farina, senza uovo, condita con pomodoro, aglio e persa, una pianta aromatica simile alla maggiorana; la ricetta è iscritta dal 2006 nell'elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali.

Se state costruendo un itinerario nella Valle Santa reatina, la base logistica naturale è Rieti, a una decina di chilometri, e la lista completa delle mete che potete abbinare la trovate fra le attrazioni turistiche del Lazio; chi viaggia in inglese trova l'inquadramento della regione nella guida al Lazio di ItalyPlanner.

Cantalice (RI)
Cantalice (RI)

Dove si trova Cantalice (RI) e come ci si arriva davvero

La geografia spiega quasi tutto di questo paese. Cantalice occupa uno sperone che scende dal massiccio del Terminillo verso la Piana Reatina, e quello sperone è ripido: le case si sono aggrappate dove potevano, una sopra l'altra, lasciando come collegamento verticale una scalinata invece di una strada. Chi guarda il borgo dal basso, dalla piana, vede un fronte compatto di pietra che sembra una cortina difensiva; chi guarda dal borgo verso il basso vede tre specchi d'acqua, il Lago Lungo, il Lago di Ripasottile e il piccolo Lago di Ventina, con la montagna alle spalle. È una posizione scelta per il controllo, non per la comodità.

In auto verso Cantalice (RI)

Da Roma la strada più diretta è la Salaria fino a Rieti, poi la provinciale che da Vazia sale al paese. Il tratto finale è una salita a tornanti stretti: nulla di impegnativo, ma con un camper o un mezzo lungo si valuta prima dove si lascia il veicolo, perché in Cantalice Superiore i vicoli sono impraticabili a qualunque auto. La distanza da Rieti è breve, intorno ai dieci chilometri, e il tempo di percorrenza reale supera sempre quello che indica il navigatore, perché la provinciale non si corre.

Con i mezzi pubblici a Cantalice (RI)

Il collegamento esiste ed è la linea Cotral fra la stazione ferroviaria di Rieti e Cantalice, con capolinea nella parte alta del paese. Le corse sono tarate sul pendolarismo scolastico e lavorativo: nel fine settimana e in agosto si diradano parecchio. Chi arriva senza auto faccia i conti con il ritorno prima di partire, perché rimanere a Cantalice alle otto di sera senza mezzo proprio significa chiamare un taxi da Rieti.

Parcheggiare a Cantalice (RI)

Gli spazi utili sono nella parte bassa e negli slarghi lungo la strada che sale. La regola che do sempre ai gruppi che accompagno è semplice: si lascia il mezzo al primo posto libero che si incontra salendo e si prosegue a piedi. Non c'è nessun vantaggio a cercare un buco più in alto, perché la scalinata la si affronta comunque, e affrontarla in discesa dopo essere saliti in auto toglie metà del senso della visita.

Cantalice (RI) si legge su due piani

Il paese è diviso in due parti che hanno funzioni diverse e vanno visitate in modo diverso. Cantalice Inferiore è la porzione moderna, cresciuta lungo la viabilità carrabile, dove trovate i servizi, il municipio, le attività commerciali e gli spazi delle feste estive. Cantalice Superiore è il nucleo medievale: pietra, gradini, archi, fontane, portali datati, e nessuna concessione all'automobile. Chi arriva pensando di aver visto il paese perché ha attraversato in auto la parte bassa, non ha visto niente.

La divisione non è una comodità toponomastica recente. Riflette il modo in cui l'insediamento si è formato: prima il castello in alto, con la sua torre e la sua cisterna, poi il villaggio che gli si è addossato ai piedi, poi la discesa progressiva verso la piana quando la difesa ha smesso di essere il criterio dominante. Camminare da sopra a sotto lungo la scalinata significa attraversare quella cronologia in una ventina di minuti.

La scalinata di Cantalice (RI), la spina dorsale del borgo

La scalinata che taglia Cantalice Superiore da cima a fondo è l'elemento che rende questo borgo diverso dagli altri del reatino. Le fonti locali contano circa trecentocinquanta gradini in pietra fra la sommità e la piazza della parte bassa. Non è una scala monumentale progettata da un architetto: è la strada del paese, ricavata sul pendio, e lungo il percorso si aprono in continuazione case in pietra, portali, piccole fontane, edicole votive e chiesette che il visitatore distratto scambia per abitazioni.

Il carattere della salita è fatto di contrasti bruschi. Si cammina in un budello largo poco più di un metro, con i muri che tolgono il cielo, e poi improvvisamente un varco, una porta antica, un parapetto basso aprono la vista su tutta la piana reatina e sui laghi. Questa alternanza di compressione e apertura è la vera esperienza di Cantalice, ed è anche il motivo per cui va percorsa a piedi in salita almeno una volta: in discesa il colpo d'occhio arriva sempre, ma si perde l'effetto della sorpresa.

Metto una nota pratica che vale più di molte descrizioni: i gradini sono irregolari, spesso lucidati dall'uso, e con la pioggia diventano scivolosi. Scarpe con suola in gomma, non sandali. E se avete problemi di ginocchia, salite con calma e mettete in conto le soste, perché lungo il tracciato le panchine non abbondano.

Il Torrione del Cassero, quello che resta del castello di Cantalice (RI)

In cima al borgo si trova il Torrione del Cassero, la struttura difensiva che dominava l'insediamento. Le fonti locali ne collocano l'origine intorno all'XI secolo. La sua forma è quella che racconta la sua storia: in parte cilindrica, in parte rettangolare, segno di rimaneggiamenti successivi che hanno adattato la difesa a esigenze diverse nel corso dei secoli. All'interno era ricavata una cisterna, elemento decisivo per un presidio d'altura che in caso d'assedio non poteva contare su sorgenti.

Dal punto in cui sorge la torre si capisce la logica militare del sito: si controlla l'accesso alla montagna da un lato e lo sbocco sulla piana dall'altro. Chi teneva il Cassero teneva il passaggio. Quando nel Medioevo la frontiera fra poteri diversi passava proprio di qui, quel controllo valeva molto più della modesta consistenza demografica del paese.

La mia opinione netta su questo punto: il Torrione è la ragione per cui vale la pena finire la salita anche quando le gambe dicono basta. Il panorama dalla sommità del borgo non è un premio di consolazione, è il senso stesso della struttura urbana che avete appena attraversato.

Le chiese di Cantalice (RI), una per una

La densità di edifici di culto in un paese così piccolo colpisce chiunque ci arrivi. Si spiega con la storia del santo, con la frammentazione originaria in più rocche, ciascuna con la sua chiesa, e con la devozione che ha accompagnato Cantalice per secoli in quanto luogo natale del primo santo cappuccino.

La chiesa di San Felice, il vertice di Cantalice (RI)

L'edificio che sovrasta il borgo antico è la chiesa dedicata a San Felice da Cantalice, costruita sull'area dove secondo la tradizione locale si trovava la casa del santo. La sua realizzazione appartiene al Settecento, dopo la canonizzazione del 1712, in una fase in cui il paese volle dare al proprio santo un edificio all'altezza della devozione che aveva raccolto. L'impianto è barocco, a croce latina, e la cupola è decorata con raffigurazioni dei miracoli attribuiti a Felice. All'interno si conserva un organo a canne settecentesco.

La cosa che consiglio di guardare con attenzione è il ciclo della cupola. Non è pittura di primissimo livello e nessuno la spaccia per tale, ma è un documento eccellente di come una comunità rurale costruiva l'immagine pubblica del proprio santo: gli episodi scelti, il modo di rappresentarli, la gerarchia visiva fra il miracolo e il contesto. Chi vuole capire la religiosità popolare del reatino barocco impara più qui che in molte chiese blasonate. La stessa dedicazione, va detto, si ritrova a Roma nella chiesa di San Felice da Cantalice del quartiere Prenestino Centocelle, parrocchia novecentesca affidata anch'essa ai cappuccini: due edifici lontanissimi per epoca e linguaggio, legati dallo stesso frate questuante.

La chiesa di Santa Maria e il portale del 1548

Circa a metà della scalinata il percorso si allarga in una piccola piazza. Qui sorge la chiesa di Santa Maria, edificata per sancire l'unione delle antiche rocche che diedero forma al Castello di Cantalice. È un dato che va letto bene: la chiesa non è solo un edificio di culto, è l'atto costitutivo di una comunità che prima era divisa in tre nuclei separati.

L'elemento da guardare è il portale, datato 1548, di fattura sobria e ben conservato. Sulla sinistra dell'edificio si apre un antico portico, uno di quegli spazi di soglia che nei borghi appenninici servivano a tutto: riparo, mercato, assemblea, attesa prima della funzione. La piazzetta è anche uno dei punti migliori per una sosta a metà salita, con la vista che si apre sui laghi.

San Felice da Cantalice
San Felice da Cantalice

La Madonna della Pace, memoria di una guerra vinta

Fra le chiese di Cantalice ce n'è una che è un documento politico prima ancora che religioso: la chiesa della Madonna della Pace, eretta per celebrare la pace con Rieti dopo i conflitti cinquecenteschi. Le fonti locali la datano al 1571, con qualche testo che indica l'anno successivo; in assenza di un riscontro archivistico univoco conviene tenere la forma prudente e collocarla all'inizio degli anni Settanta del Cinquecento. Conserva soffitti a cassettoni e affreschi.

La dedicazione alla Pace, in un paese che aveva appena respinto un assalto reatino, non è devozione generica: è la formalizzazione di un accordo. Nell'Italia centrale del Cinquecento le paci fra comunità confinanti si sancivano anche così, con un edificio che rendeva pubblico e permanente ciò che un notaio aveva messo per iscritto.

La Madonna della Misericordia

Il patrimonio devozionale del borgo comprende anche la chiesa della Madonna della Misericordia, uno di quegli edifici minori che i visitatori frettolosi saltano e che invece completano il quadro della religiosità cantaliciana. Come per gli altri edifici di culto del paese, l'apertura dipende dalle funzioni e dalla disponibilità di chi tiene le chiavi: chi vuole vederle tutte aperte punti sulla domenica mattina o sui giorni di festa patronale.

Il Santuario di San Felice all'Acqua

A circa due chilometri dal borgo antico si trova il Santuario di San Felice all'Acqua, il luogo che la tradizione indica come teatro del miracolo più celebre del santo: l'acqua fatta sgorgare in una giornata d'estate battendo per terra con un bastone. È un episodio che appartiene alla tradizione agiografica e va raccontato per quello che è, non come fatto documentato, ma il santuario che ne è nato è reale e continua a essere meta di pellegrinaggio.

Ci si arriva in auto oppure a piedi, e la seconda soluzione è di gran lunga migliore: il percorso attraversa la campagna sotto il paese e restituisce quel rapporto fra borgo, acqua e coltivi che è stato la base economica di Cantalice per secoli. Chi cammina sul Cammino di Francesco passa comunque da queste parti.

Palazzo Ramacogi e l'edilizia civile di Cantalice (RI)

Non tutta l'architettura di Cantalice è religiosa o difensiva. Palazzo Ramacogi è l'edificio civile più interessante del borgo. Sopra il portone d'ingresso si riconosce lo stemma della famiglia Ramacogi, una sorta di scudo con una rosa nella parte alta; sulla facciata esterna si apre una loggia cinquecentesca a cinque arcate.

Quella loggia merita due parole in più. In un paese dove lo spazio si conquista a fatica sul pendio e dove l'edilizia corrente è fatta di volumi chiusi e di piccole aperture, una loggia a cinque arcate è una dichiarazione: significa che una famiglia aveva i mezzi e la posizione sociale per permettersi di sprecare fronte edificato in favore della rappresentanza. È il segno che nel Cinquecento Cantalice aveva un ceto dirigente locale con ambizioni proprie, e non era soltanto una guarnigione di frontiera.

Il resto del tessuto edilizio va guardato come un insieme. Case in pietra locale, tetti a falda, archi di scarico fra un fronte e l'altro dei vicoli, scale esterne, fontane pubbliche, icone di culto incastonate nei muri: è un catalogo quasi completo dell'edilizia appenninica preindustriale, sopravvissuto perché la scalinata ha impedito le trasformazioni che altrove l'automobile ha imposto.

Chi era San Felice da Cantalice, l'uomo che ha dato il nome al paese

Il paese e il santo sono inseparabili, e conviene conoscere la biografia prima di salire, perché ogni chiesa, ogni immagine e ogni festa di Cantalice rimandano a lui. Felice Porri nacque a Cantalice il 18 maggio 1515 in una famiglia di contadini poveri. Fino ai ventotto anni fece il pastore e il bracciante: nessuna scuola, nessuna carriera ecclesiastica precoce, nessun protettore.

Nell'autunno del 1543 entrò fra i Cappuccini come fratello laico, cioè senza accedere al sacerdozio, nel convento di Cittaducale, e passò poi ad Anticoli di Campagna. Nel 1547 fu mandato a Roma come questuante per il convento cappuccino di San Bonaventura. Da quel momento e per quarant'anni la sua vita fu una sola cosa: girare Roma scalzo con la bisaccia a raccogliere elemosine per i frati e per i poveri, ripetendo la formula che gli valse il soprannome popolare di Frate Deo Gratias.

Sarebbe una biografia minore se non fosse per quello che accadde durante la carestia del 1580, quando le autorità cittadine si rivolsero proprio a lui per organizzare la raccolta di viveri per Roma. Un frate laico analfabeta diventò per qualche mese l'infrastruttura assistenziale della capitale della cristianità. Ebbe rapporti di amicizia con Filippo Neri e conobbe il cardinale Carlo Borromeo: la Roma della Controriforma passava anche per un questuante scalzo.

Morì a Roma il 18 maggio 1587, nel giorno del suo compleanno, a settantadue anni. Fu beatificato il 1 ottobre 1625 da Urbano VIII e canonizzato il 22 maggio 1712 da Clemente XI: fu il primo frate cappuccino della storia dell'ordine a salire agli altari. Cantalice, che nel Cinquecento era un paese di frontiera che si difendeva dai vicini, si ritrovò nel Settecento a essere il luogo natale di un santo universale. Il salto di statuto spiega la chiesa barocca in cima al borgo e spiega perché la festa del 18 maggio riempie ancora oggi la scalinata.

La storia di Cantalice (RI): dal lago scomparso ai Savoia

Poche storie locali si leggono bene come questa, perché a Cantalice il paesaggio è cambiato quanto la politica.

Il lago Velino e il taglio di Curio Dentato

I tre specchi d'acqua che si vedono da Cantalice sono i resti dell'antico lago Velino, un bacino che in età pliocenica ricopriva la valle da Rieti fino a Piediluco, alimentato da sorgenti sotterranee e dallo scioglimento delle nevi del massiccio del Terminillo. La piana reatina che oggi si vede coltivata era acqua.

Intorno al 272 a.C. i Romani intervennero con un'opera idraulica di enorme portata: uno scavo di drenaggio noto come Cava Curiana, che permise di far defluire le acque del Velino verso il Nera. La bonifica trasformò il fondovalle in terra coltivabile, diede origine al corso del fiume Velino nella forma attuale e creò il salto d'acqua che oggi conosciamo come cascata delle Marmore. Vale la pena fermarsi su questo dato: la cascata più fotografata dell'Italia centrale non è un fenomeno naturale, è un'opera pubblica romana, e dal belvedere di Cantalice si osserva il bacino che quell'opera ha svuotato.

La conseguenza per Cantalice fu duplice. Da un lato la piana bonificata offrì terra e passaggio; dall'altro il regime delle acque rimase instabile per secoli, con impaludamenti ricorrenti che spiegano perché gli abitati storici siano tutti in quota e nessuno in mezzo alla piana.

Le tre rocche e la nascita del castello

La prima citazione documentaria di Cantalice risale al 1081. L'origine dell'insediamento viene fatta risalire alla tarda età romana e all'alto Medioevo, in relazione alle incursioni che spinsero le popolazioni della piana a cercare rifugio in quota, e questa è ricostruzione storiografica, non documento.

Il nucleo storico prese forma intorno al XII secolo dalla fusione di tre entità distinte: il Castello di Rocca di Sopra, la piccola Rocca della Valle e la Rocca di Sotto. I nomi dicono già la disposizione, scalata lungo il declivio che scende verso la Piana Reatina. L'insediamento si articolava nella rocca, di cui resta la torre con la cisterna interna, e nel villaggio cresciuto poco a poco ai piedi della struttura fortificata. La chiesa di Santa Maria, con il suo portale del 1548, nacque proprio come segno dell'unione fra queste rocche.

Cantalice (RI) sulla linea di frontiera

Nel 774, con l'estensione dell'autorità di Carlo Magno sull'Italia, la Sabina divenne una frontiera lineare, la Terminatio Confinorum, fra il Ducato longobardo e il nascente Stato Pontificio. La separazione durò fra il IX e il XII secolo e divise la Sabina in due componenti, una romana e una reatina.

Nel 1200, dopo l'annessione della Diocesi di Rieti allo Stato Pontificio, la Sabina tornò a unificarsi, ma alcuni territori nord orientali restarono al Regno normanno svevo e poi a quello angioino. Nel 1216 il confine si spostò di nuovo, attraversando il gruppo dei Monti Reatini fra Leonessa e Cantalice, che furono assegnate al Regno angioino.

Questa condizione di terra di confine è il dato strutturale della storia cantaliciana. Dal 1233 al 1861, per oltre seicento anni, il territorio appartenne al giustizierato d'Abruzzo e quindi all'orbita napoletana, non a quella pontificia: Cantalice guardava Rieti dall'alto ed era politicamente altrove. Solo nel 1927, con il riordino delle circoscrizioni, il paese passò dalla provincia dell'Aquila a quella di Rieti. Chi arriva oggi pensando di visitare un borgo laziale visita un borgo che per sei secoli è stato abruzzese e napoletano.

Il 1302, Cittaducale e la tensione con Rieti

Il nuovo confine preoccupò Carlo II d'Angiò, re di Napoli, che nel 1302 ordinò la fondazione di Cittaducale come piazzaforte di controllo, anche in ragione dei problemi già in essere fra Cantalice e Rieti. Una città nuova costruita a tavolino per tenere a bada un confine: la maglia ortogonale di Cittaducale, che ancora oggi si legge sulla pianta, nasce da questa decisione militare.

Il 1557 e il motto Fortis Cantalica Fides

I conflitti fra Cantalice e Rieti proseguirono per secoli e toccarono il culmine nel 1557, quando i reatini assaltarono violentemente il paese. Cantalice resistette e ricacciò gli assalitori. Da quell'episodio nacque il motto Fortis Cantalica Fides, ancora oggi associato allo stemma civico, composto da un'aquila ad ali aperte su una torre fiancheggiata da un leone e da un leccio.

Lo stemma va letto elemento per elemento, perché è un riassunto della storia locale: l'aquila rimanda alla sovranità imperiale e poi napoletana, la torre è il Cassero, il leone è la forza militare rivendicata, e il leccio è l'albero che dà il nome al paese. Pochi stemmi comunali italiani sono altrettanto espliciti.

Il Seicento, le fazioni e i briganti

Con il XVII secolo cominciò una fase di decadenza che culminò nel 1655 nelle lotte intestine fra famiglie cantaliciane, i Lancia, i Tafani, i Marritto, i Carbuglia. Alle faide interne si aggiunsero le incursioni delle bande di briganti che si diffondevano nel territorio imponendo alle comunità di pagare a loro anziché al regio tesoriere. Una di queste bande fu guidata da Giuliano Micheli.

È un capitolo che si legge male con categorie moderne. Il brigantaggio appenninico di quel secolo non fu solo criminalità: fu anche il modo in cui comunità di montagna, schiacciate fra una fiscalità pesante e uno Stato lontano, rinegoziavano di fatto il proprio rapporto con il potere. Il fatto che le bande pretendessero l'imposta al posto del tesoriere regio dice tutto sul vuoto di sovranità in questa fascia di Appennino.

Fra Farnese, Borbone e Unità

Nel 1716 Cantalice ottenne l'autorizzazione a staccarsi dal governo di Cittaducale e a nominare un proprio governatore, un passaggio di autonomia amministrativa che coronava una lenta crescita economica e sociale. Nel 1761 si estinse la linea maschile della famiglia Farnese: alla morte del duca Antonio i beni passarono a Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna, e subito dopo, con l'ascesa al trono delle Due Sicilie del figlio Carlo, l'assetto giurisdizionale del regno fu ridisegnato. Il ritorno nell'orbita napoletana portò un periodo di relativo benessere.

Dopo i moti del marzo 1821 e la sconfitta di Guglielmo Pepe ricomparvero i briganti. Il colera degli anni Quaranta dell'Ottocento colpì duramente, e i nuovi confini fra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie spezzarono l'unità territoriale del comune. Nel Risorgimento i cantaliciani figurarono sia fra le truppe garibaldine sia nell'esercito regolare.

Cantalice (RI)
Cantalice (RI)

L'origine del nome di Cantalice (RI): il leccio, la pietra, la fontana

La storia di Cantalice e il suo nome sono legati da sempre ai termini leccio e quercia. L'etimologia più accreditata fa derivare il toponimo dalla contrazione di due parole, una greca e una latina, cata e ilex, cioè presso il leccio. È una spiegazione che ha il pregio di combaciare con il paesaggio: il leccio compare nello stemma comunale, e le querce segnavano l'ingresso storico nel territorio.

La pietra del leccio e la fontana Scentella

La tradizione racconta che un leccio nacque improvvisamente dalle fessure di una roccia dietro la sacrestia della chiesa di Santa Maria delle Grazie in Cantalice. Ricerche storiche locali, frammentarie, indicano che quella roccia, ritenuta capace di propiziare la fecondità, sarebbe stata rimossa dalla posizione originale intorno al 1200 per ordine di Innocenzo III, preoccupato da una devozione giudicata troppo pagana.

Custodita segretamente per alcuni secoli, secondo le stesse fonti locali la pietra riapparve intorno al 1610 incastonata in un muro, e vi rimase dimenticata per quattro secoli, sopravvivendo anche ai restauri che nel 1952 trasformarono quella rudimentale sorgente nella fontana Scentella, visibile lungo la strada fra Cantalice Inferiore e Cantalice Superiore, ampliata con la vasca rettangolare laterale che serviva da lavatoio alle donne del paese. Durante quell'intervento la pietra fu asportata dal muro a secco che circondava la sorgente e reincastonata vicino alla fontana, dove è tuttora visibile sul lato destro.

Come sempre in questi casi, distinguo i piani: la fontana e la pietra sono lì e si toccano; il racconto del leccio miracoloso e della rimozione papale appartiene alla tradizione locale, non a una documentazione verificabile. Detto questo, la continuità di un culto di pietra dall'età medievale al lavatoio del Novecento è un fenomeno antropologico affascinante anche a prescindere dalla verità dell'aneddoto.

Il Passo delle due Querce, la vera porta di Cantalice (RI)

L'accesso medievale al paese avveniva per due strade: una costeggiava le dorsali montuose a nord e collegava Cantalice a Leonessa, l'altra, meno impervia, saliva dalla piana di Rieti e da Cittaducale inerpicandosi lungo i pendii fino all'attuale Cantalice Superiore. Il punto d'ingresso nel territorio comunale era segnato già nel Medioevo da due grandi querce piantate nei pressi dell'attuale abitato di Vazia.

Le tracce documentarie di quel confine attraversano i secoli. Una delle più citate compare in uno scritto del Procuratore inviato dal Vicario Generale d'Abruzzo dopo il terremoto del 1703, che colpì tutto il reatino con effetti avvertiti fino a Tivoli: il testo, descrivendo i danni, annota che superato il passo delle due querce si scorgono danni vistosi e che, pur essendo diroccata dalle fondamenta una casa sola, si contano dentro l'abitato quarantatré edifici inabitabili, mentre il resto è risarcibile ma non senza grandissima spesa.

Il dato sorprendente è che il Passo delle due Querce esiste ancora. Si riconosce sul lato destro della strada asfaltata che da Vazia sale verso Cantalice, poco prima della fine del rettilineo all'altezza del chilometro 1, in prossimità della segnaletica di benvenuto: due grandi querce secolari, la prima delle quali lambisce l'asfalto, continuano a fare da portale d'ingresso al paese. E il vecchio sentiero medievale non è scomparso: fiancheggia la provinciale, in alcuni tratti coincide con l'asfalto, in altri taglia la zona boschiva e le colline come scorciatoia, ed è ancora percorso da chi si muove a piedi.

La Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile vista da Cantalice (RI)

Parte del territorio comunale rientra nella Riserva naturale parziale dei Laghi Lungo e Ripasottile, istituita con legge regionale del Lazio 17 giugno 1985 numero 94. L'area protetta si estende su circa tremiladuecento ettari di zona umida e interessa sei comuni: Cantalice, Colli sul Velino, Contigliano, Poggio Bustone, Rieti e Rivodutri. La gestione è regionale, con sede a Rieti in via Cintia 87, telefono 0746 200999.

Gli ambienti della riserva

Il paesaggio protetto è quello che resta del vecchio bacino del Velino: una piana attraversata da una rete fitta di corsi d'acqua, con boschi palustri di ontani, pioppi e salici, canneti compatti e distese di ninfea bianca e gialla che orlano il perimetro dei laghi. Il fiume Velino scorre con acque limpide in cui le trote fario si vedono a occhio nudo dalla riva.

Chi arriva dall'alto, da Cantalice, ha il vantaggio di leggere questo mosaico dall'esterno prima di entrarci: dal borgo si distinguono benissimo la geometria dei canali di bonifica, le fasce di canneto e i due specchi principali. È un esercizio che consiglio sempre di fare prima di scendere in riserva, perché rende comprensibile un ambiente che dall'interno, fra i canneti, risulta illeggibile.

Gli uccelli della riserva

Il valore naturalistico dell'area è soprattutto ornitologico. Nei mesi invernali e nei periodi di migrazione la zona umida ospita numerose specie svernanti e di passo, mentre fra i nidificanti dei canneti si contano il pendolino, il cannareccione, la cannaiola e l'usignolo di fiume. Fra le presenze occasionali sono documentati il fenicottero rosa e il falco pescatore. Il martin pescatore è una delle specie che i visitatori sperano sempre di vedere e che con un minimo di pazienza si osserva davvero.

Lungo il percorso naturalistico attorno ai laghi sono collocate strutture di osservazione, cassoni rialzati su palafitte, pensate per l'avvistamento e la fotografia della fauna lacustre senza disturbarla. Chi va per fotografare porti un teleobiettivo vero: senza almeno trecento millimetri equivalenti si torna a casa con paesaggi e nessun uccello.

Come si visita la riserva

Le attività ammesse comprendono birdwatching, escursionismo a piedi, cicloturismo, equitazione, visite guidate e pesca sportiva. Il centro di riferimento per l'attività ornitologica è la stazione dedicata all'interno dell'area protetta. Orari, calendario delle visite guidate e regole di accesso vanno verificati presso l'ente gestore prima di programmare l'uscita, perché variano con la stagione e con i periodi di nidificazione.

La mia indicazione operativa: la riserva si gode all'alba, non a mezzogiorno. Fra le sette e le nove del mattino l'attività degli uccelli è massima, la luce è radente e ottima per fotografare, e la piana è ancora libera dalla foschia estiva. Chi arriva alle undici vede canneti e poco altro.

I sentieri che partono da Cantalice (RI)

Cantalice è un ottimo punto di partenza per la montagna, e questo è forse l'aspetto più sottovalutato del paese. Dal borgo si dipartono sentieri e sterrate che si inerpicano lungo i versanti e abbracciano tutta la catena che circonda il Terminillo, arrivando fino a Leonessa.

Il percorso del Passo del Lupo

Per chi va in mountain bike il tracciato di riferimento è quello che attraverso il Passo del Lupo collega Cantalice a Leonessa: quarantasette chilometri con oltre milleseicento metri di dislivello complessivo, fra boschi e panorami aperti. Non è un giro per principianti né per bici da città: serve una muscolare in buone condizioni, autonomia idrica e la capacità di leggere una traccia, perché la copertura telefonica sui versanti non è ovunque affidabile.

La Valle degli Angeli

Fra gli itinerari escursionistici segnalati nel territorio, quello della Valle degli Angeli è il più noto: un anello di circa tredici chilometri su percorso CAI, con un tempo di percorrenza indicato intorno alle quattro ore e mezza. È la classica giornata piena, da affrontare con scarponi e non con le scarpe da ginnastica, e da evitare nelle ore centrali di luglio e agosto.

Cantalice (RI) e il Terminillo

Il Terminillo, duemiladuecentodiciassette metri, è la vetta che chiude l'orizzonte sopra il paese, e il territorio comunale di Cantalice è uno dei quattro che ne condividono la montagna insieme a Rieti, Leonessa e Micigliano. La montagna che i romani frequentano da quasi un secolo per la neve è la stessa che da Cantalice si raggiunge a piedi partendo dalla porta di casa. In inverno la stazione sciistica cambia completamente il traffico sulla provinciale: chi visita il borgo in una domenica di neve metta in conto code sulla strada da Rieti.

Il Cammino di Francesco e la Valle Santa reatina

Cantalice sorge lungo il percorso del Cammino di Francesco, l'itinerario inaugurato nel 2003 che in circa ottanta chilometri e otto tappe collega i luoghi segnati dal passaggio di Francesco d'Assisi nella valle reatina. Il paese si incontra sulla tappa che unisce Poggio Bustone a Rieti, e questa collocazione ne fa una sosta naturale per chi cammina.

I quattro santuari francescani della Valle Santa si trovano ai quattro angoli della valle: Greccio, dove nel 1223 Francesco allestì la prima rappresentazione della natività, Fonte Colombo, dove fu redatta la regola definitiva dell'ordine, Santa Maria della Foresta e Poggio Bustone.

La Foresta, il santuario del miracolo dell'uva

Fra i quattro, quello che vale una deviazione anche per chi non cammina è La Foresta, a circa tre chilometri da Rieti. Era una piccola chiesa rurale dedicata a San Fabiano, con vigna e orto annessi. Nel 1225 Francesco vi soggiornò per oltre cinquanta giorni su invito del cardinale Ugolino, futuro Gregorio IX, per curarsi gli occhi. La tradizione racconta che i pellegrini accorsi consumarono tanta uva da compromettere la vendemmia, e che il santo fece raccogliere i pochi grappoli rimasti ottenendo dalla pigiatura più del doppio del vino dell'annata precedente. La vasca del racconto è ancora visibile. Il complesso passò ai Romiti, poi ai Clareni fino al 1568, e dal 1648 è retto dai Frati Minori.

Il resto della Valle Santa da Cantalice (RI)

Nel raggio di mezz'ora d'auto dal borgo si raggiungono anche il Faggio di San Francesco e le sorgenti di Santa Susanna a Rivodutri, i resti della villa romana di Quinto Assio a Colli sul Velino, l'eremo di San Michele Arcangelo a Morro Reatino, il borgo di Contigliano e naturalmente Rieti, che i geografi antichi collocavano al centro esatto della penisola. Chi ha tre giorni può costruire un anello completo senza mai ripetere una strada. Per gruppi organizzati e itinerari su misura nel reatino la progettazione la cura chi fa tour design di itinerari per mestiere.

Le strengozze, il piatto che racconta Cantalice (RI)

Le strengozze cantaliciane sono una pasta fatta a mano di acqua e farina, senza uovo, condita con pomodoro, aglio e persa, una pianta aromatica simile alla maggiorana che cresce in questo tratto della provincia di Rieti. La Regione Lazio le ha iscritte nel 2006 nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali.

Vale la pena capire che cosa significa una ricetta del genere. Acqua e farina, niente uovo, niente grasso animale nel condimento, un'erba spontanea a fare da profumo: è la cucina di una comunità che aveva pochissimo e che ha costruito il proprio piatto identitario sulla lavorazione manuale e sull'aroma di una pianta di montagna. L'erba fa la differenza vera, e chi assaggia le strengozze fuori da questo territorio, condite senza persa, mangia un'altra cosa.

La forma è quella di uno spaghetto irregolare tirato a mano, imparentata con gli strozzapreti umbri e con le tante paste povere dell'Appennino centrale. La cottura è breve e la consistenza deve restare ruvida: se le trovate lisce e uniformi, non sono fatte a mano.

Le feste di Cantalice (RI): quando il paese si riempie

La festa di San Felice, 18 maggio

Il 18 maggio è la data doppia del paese: nascita e morte del santo patrono. La festa prevede la processione con la statua di San Felice lungo le vie del borgo, funzioni religiose e appuntamenti culturali. Il pane benedetto è parte della tradizione. È il giorno in cui la scalinata mostra la propria funzione originaria: non un percorso panoramico, ma il tracciato lungo cui la comunità si muove in corteo.

La Sagra delle Strengozze

L'appuntamento gastronomico principale cade alla fine di agosto, in un fine settimana che tradizionalmente ruota attorno al 24 e 25 del mese, con servizio di cena il sabato e pranzo e cena la domenica sotto una struttura coperta allestita nel borgo, con la vista sui laghi Lungo e Ripasottile. La manifestazione ha superato da anni le venti edizioni. Date e orari cambiano di anno in anno e vanno confermati sui canali del Comune e delle associazioni organizzatrici.

La Festa della Trebbiatura

All'inizio di luglio si tiene la Festa della Trebbiatura, con rievocazione delle lavorazioni agricole tradizionali. È il tipo di appuntamento che a molti visitatori sembra folclore e che invece, se si guarda con attenzione alle macchine e ai gesti, è una lezione di storia del lavoro contadino appenninico.

Le altre serate d'estate

Nei fine settimana estivi il paese organizza feste religiose, serate musicali e concerti nella parte bassa dell'abitato. Il calendario si compone poco per volta e viene diffuso localmente: chi vuole capitare in una serata di festa controlli i canali del Comune la settimana prima, non con due mesi di anticipo.

Quando andare a Cantalice (RI) e quando evitarlo

La stagione migliore è la seconda metà di maggio e l'intero mese di settembre. In maggio il paese è verde, la festa patronale anima la scalinata e la temperatura permette di salire senza soffrire; in settembre la luce sui laghi è la migliore dell'anno e la piana perde l'afa. Ottobre regala colori eccellenti sui versanti boscati sopra il borgo.

Il mese da evitare per una visita a piedi è luglio, e in particolare le ore fra le dodici e le sedici: la scalinata è esposta, la pietra restituisce calore e non c'è ombra continua. Chi può andare solo d'estate salga alle otto del mattino o dopo le diciotto. In inverno il borgo è bellissimo con la neve sul Terminillo alle spalle, ma i gradini gelati richiedono attenzione reale e alcune chiese restano chiuse.

Il fine settimana della sagra è una scelta di campo: si trova il paese vivo, pieno, con la gastronomia funzionante, e si trovano parcheggio difficile e file. Chi cerca il silenzio del borgo scelga qualunque altro fine settimana.

Cantalice (RI) con i bambini

Il borgo funziona bene con i bambini dai sei anni in su, che affrontano la scalinata come un gioco e trovano nei vicoli, negli archi e nelle fontane un percorso a ostacoli naturale. Con i piccolissimi il passeggino è inutilizzabile in Cantalice Superiore: serve il marsupio o lo zaino porta bambino.

La combinazione che consiglio alle famiglie è mezza giornata di borgo e mezza giornata di riserva. I capanni di osservazione sui laghi, con un binocolo anche modesto, catturano l'attenzione dei bambini molto più di qualunque chiesa, e la piana offre percorsi pianeggianti adatti anche alle bici piccole. La storia del santo che gira scalzo per Roma a chiedere l'elemosina, raccontata bene davanti alla cupola affrescata, funziona sempre.

Accessibilità: parliamone con onestà

Cantalice Superiore non è accessibile a chi si muove in carrozzina, e non lo è nemmeno per chi ha difficoltà di deambulazione significative. Trecentocinquanta gradini in pietra irregolare non ammettono compromessi. Chi ha queste esigenze può comunque godersi il paese: la parte bassa è pianeggiante, i punti panoramici raggiungibili in auto lungo la provinciale offrono una vista eccellente sui laghi, e il Santuario di San Felice all'Acqua si raggiunge con il mezzo. Anche la riserva, con i suoi percorsi in piano nella piana reatina, è molto più praticabile del centro storico.

Cosa c'è intorno a Cantalice (RI)

Il paese si presta a fare da base per un intero soggiorno nel reatino. In una decina di chilometri si arriva a Rieti, con il centro storico medievale, il palazzo papale, i sotterranei della via consolare e la posizione di Umbilicus Italiae rivendicata fin dall'antichità. Verso nord la strada porta a Poggio Bustone e Rivodutri; a ovest, oltre i laghi, Contigliano; a sud est Cittaducale con il suo impianto angioino a scacchiera.

Allargando il raggio si raggiungono Antrodoco lungo la Salaria verso l'Aquila, Amatrice nell'alto reatino, e in un'ora abbondante la cascata delle Marmore, che chiude idealmente il discorso sul lago Velino cominciato dal belvedere di Cantalice. Chi torna verso Roma può spezzare il viaggio a Tivoli, anche se la deviazione è consistente. Per organizzare i giorni romani prima o dopo la puntata nel reatino resta utile l'elenco delle cose migliori da fare a Roma.

L'estensione dell'antico lago Velino - visto da CantaliceL'estensione dell'antico lago Velino visto da Cantalice

Una curiosità su Cantalice (RI)

La curiosità che spiazza chiunque riguarda l'appartenenza politica del paese. Chi arriva oggi a Cantalice è convinto di visitare un borgo laziale della provincia di Rieti, e sulla carta ha ragione. Ma la carta è recentissima. Dal 1233 al 1861, per più di seicento anni consecutivi, Cantalice fece parte del giustizierato d'Abruzzo, cioè del Regno di Napoli, e non dello Stato Pontificio. Dopo l'Unità confluì nella provincia dell'Aquila, e solo nel 1927, con il riordino delle circoscrizioni provinciali che creò la provincia di Rieti, passò al Lazio.

Questo dato non è una curiosità amministrativa da almanacco: spiega la fisionomia del paese. Spiega perché Cantalice guardava Rieti come una potenza straniera e ostile, tanto da combatterci per secoli e da fregiarsi di un motto guerriero dopo averne respinto l'assalto nel 1557. Spiega perché nel 1302 un re angioino fece costruire Cittaducale proprio lì sotto, per tenere il confine. Spiega perché la cucina, il lessico dialettale e certe forme devozionali del paese hanno più affinità con l'Abruzzo che con la Sabina romana.

C'è un secondo livello di curiosità dentro il primo. Il confine fra i due mondi non passava lontano: passava fra Cantalice e Leonessa, cioè fra due paesi che oggi appartengono alla stessa provincia e distano una manciata di chilometri. Camminare oggi sui sentieri che collegano i due centri significa attraversare, senza accorgersene, quella che per secoli è stata una frontiera internazionale con dogane, contrabbandi e milizie. La topografia non ne conserva quasi traccia, la toponomastica sì, e la memoria locale pure.

Una cosa che non ti dice nessuno su Cantalice (RI)

Nessuna guida vi dirà che il panorama che ammirate dal belvedere di Cantalice è il risultato di un cantiere pubblico romano del III secolo avanti Cristo. La piana reatina coltivata, i tre laghi residui, il corso ordinato del Velino: niente di tutto questo è paesaggio naturale. Fino all'intervento romano del 272 avanti Cristo circa, quando fu scavata la Cava Curiana per drenare il lago Velino verso il Nera, sotto Cantalice c'era acqua fino all'orizzonte.

La conseguenza pratica è che il Lago Lungo, il Lago di Ripasottile e il piccolo Lago di Ventina non sono tre laghi: sono le pozze superstiti di un unico bacino che copriva la valle da Rieti a Piediluco. E la cascata delle Marmore, che milioni di persone fotografano come meraviglia naturale, è lo scarico terminale di quella stessa opera idraulica. Guardare i laghi da Cantalice con questa informazione in testa cambia completamente la scena: non state guardando un paesaggio, state guardando l'effetto residuo di una decisione presa dal Senato romano.

C'è un corollario che riguarda direttamente il paese. Il regime delle acque nella piana è rimasto instabile per due millenni, con impaludamenti ricorrenti e bonifiche successive fino al Novecento. È questa instabilità, oltre alla sicurezza militare, la ragione per cui tutti gli abitati storici del reatino sono in quota e nessuno nel mezzo della valle. Cantalice non è arroccata solo per difendersi dagli uomini: lo è anche per non finire nell'acqua e nella malaria. Chi lo capisce smette di leggere il borgo come pittoresco e comincia a leggerlo come razionale.

Il consiglio che ti do per visitare Cantalice (RI)

Il consiglio è uno solo, ed è controintuitivo: non salite in auto fino in cima. Lasciate il mezzo nella parte bassa, alla prima occasione utile, e affrontate la scalinata a piedi dal basso verso l'alto, con calma, mettendo in conto un'ora abbondante per fare tremila passi in salita fermandovi a ogni apertura panoramica. Il borgo è costruito per essere attraversato in quel senso, e in quel senso soltanto restituisce l'alternanza di vicolo chiuso e vista aperta che ne è la firma.

Il secondo elemento del consiglio riguarda l'orario. Arrivate al pomeriggio tardi, in modo da essere in cima al Torrione del Cassero un'ora prima del tramonto. La luce di fine giornata arriva da ovest, cioè dalla parte dei laghi, e li accende: è l'unico momento in cui la piana reatina smette di essere una superficie verde indistinta e diventa una mappa leggibile di canali, canneti e specchi d'acqua. Al mattino la stessa vista è in controluce e delude.

Terzo: prevedete la giornata su due tempi. Mezza giornata al borgo e mezza in riserva, oppure borgo e Santuario di San Felice all'Acqua a piedi. Cantalice da sola, visitata di corsa, si liquida in quaranta minuti e lascia poco. Cantalice inserita nella sua piana, nella sua montagna e nella sua acqua è una giornata piena e una delle migliori che si possano fare nel reatino. Se dovete scegliere un solo abbinamento, scegliete la riserva: il borgo la guarda dall'alto tutto il giorno e capirla da vicino chiude il cerchio. Chi preferisce affidarsi a un professionista per la giornata trova gli accompagnatori turistici abilitati del network di TourLeaderPro, che lavorano su tutta l'Italia centrale.

Ultima cosa, e la dico da professionista: portatevi il pranzo o prenotate. In un paese di duemilaquattrocento abitanti l'offerta di ristorazione è limitata e fuori stagione può essere quasi assente. Arrivare all'una senza aver telefonato è il modo più sicuro per finire a mangiare a Rieti. Per un'uscita privata con accompagnatore, i contatti di TourLeaderPro sono il punto di partenza.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Cantalice ha dato i natali a San Felice. Quasi nessuno si sofferma su che cosa significhi, in termini storici, la sua figura: Felice fu il primo cappuccino in assoluto a essere canonizzato, e questo fa del paese il luogo natale del santo fondativo di un ordine che nel Cinquecento e nel Seicento fu una delle forze più incisive della Chiesa post tridentina.

Il dettaglio davvero poco citato è un altro. Felice era un fratello laico, non un sacerdote: analfabeta, di origini contadine, entrato nell'ordine a ventotto anni dopo una vita da pastore e bracciante. Per quarant'anni, dal 1547 al 1587, il suo lavoro fu girare Roma a piedi scalzi con la bisaccia per raccogliere elemosine. Non predicò, non scrisse, non fondò nulla. Eppure durante la carestia del 1580 furono le autorità cittadine a rivolgersi a lui per organizzare l'approvvigionamento della città, e nella Roma dei papi della Controriforma era in rapporti di amicizia con Filippo Neri e conosceva Carlo Borromeo.

La canonizzazione arrivò molto tardi rispetto alla morte: beatificato il 1 ottobre 1625 da Urbano VIII, fu proclamato santo il 22 maggio 1712 da Clemente XI, centoventicinque anni dopo la morte. La chiesa barocca che oggi domina Cantalice è la risposta architettonica del paese a quel riconoscimento. Chi guarda quell'edificio come una comune chiesa di paese perde il punto: è un monumento eretto da una comunità povera per celebrare il fatto che uno dei suoi era arrivato più in alto di chiunque altro, senza avere nulla.

La foto giusta da fare a Cantalice (RI)

La fotografia che tutti tentano è quella del borgo visto dal basso, dalla provinciale che sale da Vazia, con il fronte compatto delle case in pietra e il Terminillo alle spalle. È una buona foto e va fatta, preferibilmente al mattino presto, quando il sole illumina il fronte del paese senza schiacciarlo.

Ma la foto giusta è un'altra, ed è quella opposta: dall'alto del borgo verso la piana, con i laghi in campo. Si scatta dalla piazzetta della chiesa di Santa Maria a metà scalinata, oppure dai varchi lungo la salita, oppure dalla zona alta vicino al Torrione del Cassero. L'ora è quella del tardo pomeriggio, con il sole basso da ovest che colpisce gli specchi d'acqua e li trasforma in lamine luminose dentro il verde della piana. Con un grandangolo moderato si tiene insieme il primo piano dei tetti in pietra e lo sfondo dei laghi, e la profondità del pendio fa il resto.

Un consiglio tecnico che risparmia delusioni: la scena ha un'escursione tonale molto ampia, con i tetti in ombra e l'acqua accesa dalla luce. Scattate in esposizione multipla o sottoesponete di uno stop recuperando le ombre in post produzione, altrimenti i laghi vengono bruciati. E se avete un teleobiettivo, provate anche la compressione prospettica: duecento millimetri dal borgo verso la piana accostano i tetti, i canneti e la sagoma dei monti oltre i laghi in un modo che il grandangolo non restituisce.

La terza immagine, quella che quasi nessuno porta a casa, è verticale: la scalinata inquadrata dal basso in un tratto stretto, con i muri che si chiudono e una sola apertura di cielo in fondo. È la fotografia che spiega Cantalice meglio di qualunque panorama, perché racconta la compressione dello spazio da cui nasce l'effetto sorpresa dei belvedere.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento in ordine di importanza non riguarda il paese ma il suo paesaggio, ed è il taglio della Cava Curiana intorno al 272 avanti Cristo: l'opera di drenaggio che svuotò il lago Velino, bonificò la valle, generò il corso del fiume nella forma attuale e creò il salto delle Marmore. Nessun altro intervento umano ha modificato tanto profondamente la scena che si vede da Cantalice.

Il 1081 è la data della prima menzione documentaria di Cantalice, il momento in cui il paese entra nella storia scritta. Nel corso del XII secolo prende forma il nucleo storico dalla fusione del Castello di Rocca di Sopra, della Rocca della Valle e della Rocca di Sotto: tre presidi che diventano un paese.

Nel 774 l'estensione dell'autorità di Carlo Magno sull'Italia aveva già fatto della Sabina una frontiera fra Ducato longobardo e Stato Pontificio, la Terminatio Confinorum, e quella condizione di confine si riorganizza nel 1216, quando la linea si sposta attraversando i Monti Reatini fra Leonessa e Cantalice, assegnate al Regno angioino. Nel 1233 comincia l'appartenenza al giustizierato d'Abruzzo, destinata a durare fino al 1861.

Nel 1302 Carlo II d'Angiò ordina la fondazione di Cittaducale per presidiare quel confine e per contenere le tensioni fra Cantalice e Rieti. Nel 1548 viene datato il portale della chiesa di Santa Maria, l'edificio che sancisce l'unione delle rocche.

Il 1557 è l'anno decisivo della memoria collettiva: i reatini assaltano il paese, Cantalice resiste e li respinge. Da quell'episodio nasce il motto Fortis Cantalica Fides che ancora accompagna lo stemma comunale. All'inizio degli anni Settanta del Cinquecento la chiesa della Madonna della Pace viene eretta per celebrare la pace ristabilita con Rieti.

Nel 1587 muore a Roma Felice da Cantalice, il 18 maggio, nel giorno del suo settantaduesimo compleanno. Nel 1625 la beatificazione, nel 1712 la canonizzazione: due date che cambiano lo statuto simbolico del paese e producono la grande chiesa settecentesca.

Il 1655 segna il punto più basso della vita civile, con le lotte fra le famiglie Lancia, Tafani, Marritto e Carbuglia e con le bande di briganti che impongono la propria fiscalità al posto del regio tesoriere. Nel 1703 il terremoto colpisce tutto il reatino: la relazione del Procuratore del Vicario Generale d'Abruzzo conta a Cantalice quarantatré edifici inabitabili e una sola casa crollata dalle fondamenta. Nel 1716 il paese ottiene di staccarsi dal governo di Cittaducale e di nominare un proprio governatore.

Nell'Ottocento arrivano il ritorno del brigantaggio dopo il 1821, il colera degli anni Quaranta e la frattura territoriale prodotta dai nuovi confini fra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Con il Risorgimento i cantaliciani si dividono fra le truppe garibaldine e l'esercito regolare. Nel 1927 il passaggio dalla provincia dell'Aquila a quella di Rieti chiude la lunga stagione abruzzese. Nel 1985, con la legge regionale numero 94 del 17 giugno, nasce la riserva dei laghi: la piana che i Romani avevano prosciugato diventa area protetta.

Chi è passato da Cantalice (RI)

Il nome che viene per primo è quello di Francesco d'Assisi. Il santo frequentò a lungo la Valle Santa reatina fra il 1209 e il 1226, vi fondò i quattro santuari di Greccio, Fonte Colombo, La Foresta e Poggio Bustone, e nel 1225 soggiornò più di cinquanta giorni alla Foresta, ospite del cardinale Ugolino, per farsi curare gli occhi. Il Cammino che oggi porta il suo nome passa da Cantalice sulla tappa fra Poggio Bustone e Rieti: il paese è dentro il perimetro geografico della sua vicenda reatina.

Il personaggio che appartiene a Cantalice per nascita è Felice Porri, il futuro San Felice da Cantalice, nato qui il 18 maggio 1515. La sua vita romana lo mise in contatto con due figure centrali della Controriforma: Filippo Neri, con cui ebbe un rapporto di amicizia, e il cardinale Carlo Borromeo, che lo conobbe. Attraverso di lui il paese entra nella rete delle grandi personalità religiose del secondo Cinquecento.

Fra le figure del potere che decisero le sorti del territorio va ricordato Carlo II d'Angiò, re di Napoli, che nel 1302 ordinò la fondazione di Cittaducale a controllo di questo confine, e più indietro Carlo Magno, la cui estensione dell'autorità sull'Italia nel 774 fissò la Sabina come linea di separazione fra due mondi. Anche Innocenzo III compare nella memoria locale, legato al racconto della rimozione della pietra del leccio giudicata oggetto di devozione troppo pagana: episodio che appartiene alla tradizione riportata dalle ricerche locali e non a una documentazione certa.

Nel Seicento passò di qui, in altro senso, il capobanda Giuliano Micheli, alla testa di una delle formazioni di briganti che imposero la propria esazione alle comunità del territorio. Nel 1703 fu il Procuratore inviato dal Vicario Generale d'Abruzzo a percorrere il sentiero delle due querce per redigere la relazione sui danni del terremoto: un funzionario ignoto il cui rapporto è oggi una delle fonti migliori sulla topografia storica del paese.

Un'ultima presenza, collettiva e continua, sono i pellegrini. Da quando esiste il culto di San Felice, e in modo strutturato da quando nel 2003 è stato inaugurato il Cammino di Francesco, Cantalice vede transitare ogni anno persone che salgono la sua scalinata con lo zaino in spalla. Non sono personaggi celebri, ma sono l'unica categoria di visitatori che frequenta questo borgo ininterrottamente da secoli.

Domande veloci su Cantalice (RI)

Quanto costa visitare Cantalice (RI)?

Niente. Il borgo è un centro abitato, non un sito a pagamento: la scalinata, i vicoli, i belvedere e le chiese aperte si visitano gratuitamente. Le spese sono quelle di trasporto, parcheggio dove previsto e ristorazione.

Quanto tempo serve per visitare Cantalice (RI)?

Per il solo borgo, salita e discesa comprese, con soste ai punti panoramici, calcolate due ore. Aggiungendo il Santuario di San Felice all'Acqua si arriva a mezza giornata. Con la riserva dei laghi la visita diventa una giornata piena.

Come si arriva a Cantalice (RI) da Roma?

In auto si percorre la Salaria, SS4, fino a Rieti e si prosegue sulla provinciale che sale da Vazia, per un totale di poco più di novanta chilometri. Con i mezzi pubblici si raggiunge Rieti in treno o in autobus e si prosegue con la linea Cotral per Cantalice; gli orari vanno verificati sul sito ufficiale del vettore.

Cantalice (RI) è accessibile in sedia a rotelle?

Il centro storico no: trecentocinquanta gradini in pietra irregolare lo rendono impraticabile. Sono accessibili la parte bassa del paese, i belvedere raggiungibili in auto lungo la provinciale, il Santuario di San Felice all'Acqua e i percorsi in piano della riserva dei laghi.

Quanti gradini ha la scalinata di Cantalice (RI)?

Le fonti locali indicano circa trecentocinquanta gradini in pietra fra la sommità del borgo e la piazza della parte bassa.

Dove si parcheggia a Cantalice (RI)?

Negli spazi della parte bassa e negli slarghi lungo la strada che sale. In Cantalice Superiore l'auto non entra. La regola pratica è lasciare il mezzo al primo posto libero e proseguire a piedi.

Chi era San Felice da Cantalice?

Felice Porri, nato a Cantalice il 18 maggio 1515 e morto a Roma il 18 maggio 1587, fratello laico cappuccino, questuante per quarant'anni nelle strade di Roma. Beatificato nel 1625 da Urbano VIII e canonizzato nel 1712 da Clemente XI, fu il primo santo dell'ordine cappuccino.

Quando si festeggia il patrono di Cantalice (RI)?

Il 18 maggio, data che coincide sia con la nascita sia con la morte del santo, con processione della statua lungo le vie del borgo e funzioni religiose.

Quando si tiene la Sagra delle Strengozze a Cantalice (RI)?

Alla fine di agosto, in un fine settimana che tradizionalmente ruota attorno al 24 e 25 del mese, con servizio la sera del sabato e a pranzo e cena la domenica. Le date esatte cambiano ogni anno e vanno confermate sui canali del Comune.

Che cosa sono le strengozze?

Una pasta fatta a mano di acqua e farina, senza uovo, condita con pomodoro, aglio e persa, un'erba aromatica simile alla maggiorana tipica di questo tratto della provincia di Rieti. Dal 2006 figurano fra i prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio.

Quanto è alto Cantalice (RI)?

Il centro storico si colloca poco sopra i cinquecentottanta metri, mentre il territorio comunale sale oltre i seicento metri e prosegue verso le quote alte dei Monti Reatini.

Quanti abitanti ha Cantalice (RI)?

Poco più di duemilaquattrocento, secondo i dati anagrafici più recenti disponibili.

Quali laghi si vedono da Cantalice (RI)?

Tre: il Lago Lungo, il Lago di Ripasottile e il piccolo Lago di Ventina. Sono i resti dell'antico lago Velino, prosciugato dall'intervento idraulico romano del III secolo avanti Cristo.

Cantalice (RI) è sul Cammino di Francesco?

Sì. Il paese si incontra sulla tappa che collega Poggio Bustone a Rieti, all'interno dell'itinerario di circa ottanta chilometri e otto tappe inaugurato nel 2003.

Si può salire al Terminillo partendo da Cantalice (RI)?

Sì, dal paese partono sentieri e sterrate che risalgono i versanti verso il massiccio. Il territorio comunale di Cantalice è uno dei quattro che condividono la montagna insieme a Rieti, Leonessa e Micigliano.

Che cos'è il percorso del Passo del Lupo?

Un itinerario di quarantasette chilometri con oltre milleseicento metri di dislivello che collega Cantalice a Leonessa attraverso boschi e panorami aperti, molto frequentato dagli appassionati di mountain bike.

Come si visita la riserva dei laghi vicino a Cantalice (RI)?

A piedi, in bicicletta o a cavallo lungo i percorsi attrezzati, con capanni di osservazione per il birdwatching. Le visite guidate e gli orari di accesso vanno verificati presso l'ente gestore, con sede a Rieti in via Cintia 87, telefono 0746 200999.

Che uccelli si vedono nella riserva vicino a Cantalice (RI)?

Fra i nidificanti dei canneti pendolino, cannareccione, cannaiola e usignolo di fiume; il martin pescatore è una presenza abituale. Fra le comparse occasionali sono documentati il fenicottero rosa e il falco pescatore.

Dove si trova il Santuario di San Felice all'Acqua?

A circa due chilometri dal borgo antico. Secondo la tradizione sorge nel punto in cui il santo fece sgorgare l'acqua battendo per terra con un bastone. Si raggiunge in auto o a piedi lungo la campagna sotto il paese.

Le chiese di Cantalice (RI) sono sempre aperte?

No. Gli orari seguono le funzioni e la disponibilità del clero locale. Le probabilità migliori sono la domenica mattina e i giorni di festa patronale.

Cantalice (RI) è adatto ai bambini?

Dai sei anni in su funziona benissimo, perché la scalinata e i vicoli diventano un percorso di scoperta. Con i piccolissimi il passeggino è inutilizzabile nella parte alta: serve lo zaino porta bambino. La riserva dei laghi con un binocolo è l'abbinamento vincente.

Qual è il periodo migliore per andare a Cantalice (RI)?

La seconda metà di maggio e tutto settembre. Ottobre per i colori dei boschi. Da evitare le ore centrali di luglio e agosto, quando la scalinata esposta al sole diventa faticosa.

Che differenza c'è fra Cantalice Superiore e Cantalice Inferiore?

Superiore è il nucleo medievale in pietra, pedonale, tagliato dalla scalinata e chiuso in alto dal Torrione del Cassero. Inferiore è la parte moderna, sulla viabilità carrabile, dove si trovano municipio, servizi e spazi delle feste.

Che cosa significa il motto Fortis Cantalica Fides?

È il motto che il paese si attribuì dopo aver respinto l'assalto dei reatini nel 1557. Accompagna lo stemma civico, con un'aquila ad ali aperte su una torre fiancheggiata da un leone e da un leccio.

Perché Cantalice (RI) si chiama così?

L'etimologia più seguita fa derivare il nome dalla contrazione di cata, dal greco, e ilex, dal latino, cioè presso il leccio. L'albero compare nello stemma comunale e la tradizione locale lega il toponimo alla pietra del leccio oggi visibile presso la fontana Scentella.

Si mangia bene a Cantalice (RI)?

L'offerta è piccola ma coerente con il territorio, e le strengozze si trovano dove sono fatte a mano. Il consiglio operativo è telefonare prima: fuori stagione e fuori dai fine settimana l'apertura non è garantita.

Vale la pena visitare Cantalice (RI) in una gita di un giorno da Roma?

Sì, a condizione di abbinarlo. Da solo il borgo si esaurisce in un paio d'ore. Con la riserva dei laghi, o con Rieti, o con uno dei santuari francescani della Valle Santa, diventa una giornata completa e ben spesa. Chi incastra la gita in un soggiorno romano può partire dall'itinerario di tre giorni a Roma e aggiungere questa in coda.

Ci sono altri borghi da vedere vicino a Cantalice (RI)?

Molti: Poggio Bustone e Rivodutri verso nord, Contigliano oltre i laghi, Cittaducale a sud est con il suo impianto angioino, Leonessa oltre la montagna. Rieti è a una decina di chilometri.

La mia conclusione su Cantalice (RI)

Ho accompagnato gruppi in decine di borghi appenninici e Cantalice appartiene alla categoria dei paesi che si difendono da soli: non ha bisogno di allestimenti, di illuminazioni scenografiche o di narrazioni costruite, perché ha una struttura urbana che spiega se stessa a chi la percorre. Trecentocinquanta gradini in salita raccontano la storia di una comunità di confine meglio di qualunque pannello didattico.

Se dovessi indicare il momento in cui questo paese dà il meglio, direi il tardo pomeriggio di una giornata limpida di settembre, dalla piazzetta di Santa Maria, con i laghi accesi dal sole basso e la scalinata già in ombra. In quel quarto d'ora si capisce tutto: perché il borgo è lassù, che cosa guardava, e che cosa è successo alla valle sotto di lui negli ultimi ventitré secoli.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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