Lago di Giulianello (LT)

Il Lago di Giulianello si raggiunge da Giulianello, frazione di Cori in provincia di Latina, imboccando la strada provinciale che sale verso Velletri: dopo circa un chilometro dall'abitato parte sulla destra una strada bianca che scende al bacino e termina davanti a una sbarra. Da lì si prosegue a piedi per circa settecento metri su fondo pianeggiante, un quarto d'ora scarso, e si arriva alla riva. Il parcheggio lungo lo sterrato è libero e gratuito, l'ingresso all'area protetta non prevede biglietto né prenotazione, la difficoltà escursionistica è la più bassa della scala, la T del turista. Lo specchio d'acqua appartiene amministrativamente al territorio di Artena, nella Città metropolitana di Roma Capitale, mentre l'abitato di riferimento è corese: la gestione del Monumento Naturale è affidata a un Comitato formato dai due Comuni, Artena e Cori. Tre regole vanno sapute prima di partire, perché sono scritte nei regolamenti dell'area protetta e valgono sempre: la balneazione è vietata, la pesca è consentita solo come pesca sportiva no kill con permesso del Comitato di gestione e in giorni stabiliti, e la visita deve concludersi entro il tramonto. Per informazioni l'ufficio turistico di Cori risponde allo 0696617213 e al 3489053474, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. Da Roma sono cinquanta chilometri, un'ora di macchina passando per Velletri o per la Casilina e Artena.

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Il lago si incastra fra i Monti Lepini a sud e i Colli Albani a nord, e la scheda dedicata alla catena aiuta a capire perché questo pezzo di Lazio sia geologicamente doppio.

Lago di Giulianello
Lago di Giulianello

Come arrivare al Lago di Giulianello in auto, in bici e a piedi

Il modo più semplice è l'automobile. Da Roma si prende la via Appia o la Pontina fino a Velletri, poi la provinciale per Cori; in alternativa si scende sulla Casilina fino a Valmontone e si taglia verso Artena e Lariano. Il punto di riferimento è sempre l'abitato di Giulianello: da lì si imbocca la provinciale in direzione Velletri e, poco dopo il paese, si scende sulla strada bianca che porta al bacino. Chi arriva dalla parte opposta, cioè da Velletri verso Cori, trova il bivio sulla destra circa tre chilometri prima di Giulianello, subito dopo una curva. Non è segnalato con insegne vistose: conviene rallentare.

La sbarra e gli ultimi settecento metri verso il Lago di Giulianello

La strada sterrata finisce davanti a una sbarra che chiude il transito ai veicoli privati. Non è un capriccio burocratico: il disciplinare dell'area protetta consente la circolazione motorizzata soltanto ai mezzi di servizio, ai mezzi di soccorso, agli agricoltori che lavorano i fondi e alle persone con disabilità. Da lì in poi si cammina. Il tracciato è largo, in leggera discesa, percorribile con scarpe da ginnastica normali e con il passeggino da passeggio, anche se dopo le piogge il fondo diventa molle e vale la pena calzare qualcosa di chiuso. In quindici minuti si è in riva.

Il tratturo, la via Doganale e l'accesso storico al Lago di Giulianello

La pista che porta all'acqua non è una strada moderna aperta per i visitatori: è un tratturello del demanio armentizio, cioè una via di transumanza, la stessa che per secoli hanno percorso greggi e mandrie per scendere all'abbeverata. Poco più in là corre la vecchia strada doganale, quella che segnava il confine fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli e che collegava la conca del lago alla tenuta di Torrecchia Vecchia, in territorio di Cisterna. Nel 2022 il Comune di Cori ha annunciato il recupero di quel tracciato come percorso ciclopedonale. Chi arriva in bicicletta faccia i conti con questo: lo sterrato è adatto a una gravel o a una mountain bike, molto meno a una bici da corsa.

Quanto tempo serve per una visita al Lago di Giulianello

Dall'auto alla riva e ritorno, con una sosta seduti a guardare l'acqua, si sta abbondantemente dentro l'ora e mezza. Chi vuole completare il periplo del bacino, che misura circa un chilometro e ottocento metri di perimetro, metta in conto due ore e mezza, perché il giro non è un anello asfaltato e in alcuni tratti la vegetazione ripariale obbliga a tenersi più alti. Un pomeriggio intero serve se si mette insieme il lago e il borgo di Giulianello, che dista pochi minuti.

Che cosa è davvero il Lago di Giulianello: i numeri

È un piccolo lago naturale di forma subellittica, quasi sub rettangolare se lo si guarda dall'alto. Le fonti ufficiali della Regione indicano una superficie dello specchio d'acqua di circa dodici ettari, con una profondità massima intorno ai dieci metri e una quota di duecentotrentacinque metri sul livello del mare. Il perimetro si aggira sul chilometro e ottocento. Il bacino imbrifero, cioè il territorio che raccoglie l'acqua e la manda qui dentro, copre quasi quaranta chilometri quadrati: un rapporto sbilanciato che spiega la sensibilità del lago alle stagioni secche.

Le cifre pubblicate variano leggermente a seconda del documento consultato, e questo capita spesso con i piccoli bacini soggetti a oscillazioni di livello. Il dato che conta per chi cammina è un altro: il Lago di Giulianello è piccolo, lo si abbraccia con lo sguardo da una sponda all'altra, e proprio per questo restituisce una sensazione di raccolto che i grandi laghi vulcanici del Lazio non danno.

Perché il Lago di Giulianello non è un lago di cratere

Qui casca l'equivoco più diffuso. Il Lago di Giulianello viene spesso presentato come il terzo lago vulcanico dei Colli Albani, in fila dopo Albano e Nemi. La formazione, però, non è la stessa: Albano e Nemi occupano crateri, questo invece occupa una conca di raccolta. L'acqua arriva dal drenaggio delle precipitazioni sui vicini Monti Lepini, calcarei, unita a risorgive di falda sotterranea, e resta in superficie perché il fondo calcareo è sigillato da strati di tufo poco permeabile depositati nel Pleistocene dalle eruzioni del Vulcano Laziale. Il vulcanismo c'entra, ma come coperchio, non come imbuto. La differenza sembra un cavillo da geologi: in realtà spiega perché il livello del lago risponde alle piogge dei Lepini e non a una falda profonda stabile.

Il Monumento Naturale Lago di Giulianello: che cosa protegge

Il 21 giugno 2007 il Presidente della Regione Lazio ha firmato il decreto numero 425 che istituisce il Monumento Naturale, ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 29 del 1997 sulle aree naturali protette. L'atto non protegge soltanto lo specchio d'acqua: perimetra anche le sponde, i canneti, i boschi e i coltivi intorno, a cavallo fra la provincia di Roma e quella di Latina. La superficie tutelata indicata dai documenti regionali oscilla, a seconda della fonte, fra circa centosessantotto e circa duecentosessanta ettari: in ogni caso un'area molto più grande del solo bacino.

Chi gestisce il Monumento Naturale Lago di Giulianello

La gestione è affidata congiuntamente ai Comuni di Artena e di Cori, che operano attraverso un Comitato di gestione. È una formula poco frequente nel Lazio, dove le aree protette regionali hanno di solito un ente dedicato con personale proprio. Qui invece decidono due amministrazioni comunali di province diverse, e questo spiega sia la lentezza di certi interventi sia il fatto che il regolamento definitivo sia arrivato soltanto nel 2016, nove anni dopo il decreto istitutivo, con l'approvazione in Consiglio comunale a Cori.

Il regolamento e il disciplinare del Lago di Giulianello

Due documenti governano l'area: il Regolamento di gestione e il Disciplinare per le attività e l'uso del territorio. Il regolamento fissa una fascia di tutela di venticinque metri dal perimetro lacustre, dentro la quale la protezione è massima. Il disciplinare entra nel dettaglio del comportamento quotidiano. Vale la pena leggerne i punti principali prima di arrivare, perché sono regole di sostanza e non formalità.

I divieti in vigore al Lago di Giulianello

La caccia è vietata in ogni forma su tutta l'area protetta. La balneazione è vietata, così come la pesca con i piedi in acqua. La navigazione è vietata, con l'eccezione dei mezzi di sorveglianza e di eventuali imbarcazioni a remi autorizzate per ricerca o attività didattiche; i natanti a motore non sono ammessi in nessun caso. Il campeggio e il montaggio di tende sono vietati. L'accensione di fuochi all'aperto è vietata. La raccolta della flora spontanea e dei funghi è vietata, salvo autorizzazioni per ricerca scientifica o per interventi di rinaturalizzazione. È vietato modificare il regime e il corso delle acque. Le emissioni sonore e luminose sono disciplinate, i droni richiedono autorizzazione, e i visitatori devono lasciare l'area entro il tramonto. Le violazioni comportano sanzioni amministrative previste dalla normativa regionale sulle aree protette.

Detto senza drammi: il Lago di Giulianello si guarda, si fotografa e si cammina intorno. Non è un lido e non lo diventerà, perché il motivo per cui è protetto è esattamente la fragilità delle sue sponde. Un paio di segnaletiche ai punti di accesso lo ricordano; conviene leggerle invece di scavalcarle.

Lago di Giulianello - Artena (RM)
Lago di Giulianello – Artena (RM)

La flora del Lago di Giulianello, canneto per canneto

La cintura più visibile è quella elofitica: una fascia di cannuccia di palude e canna domestica che accompagna quasi tutto il perimetro e che d'estate arriva a superare l'altezza di una persona. Dietro il canneto compaiono lembi discontinui di vegetazione riparia arborea, con pioppi e salici bianchi, e formazioni erbacee igrofile che cambiano colore tre volte in una stagione. Salendo di qualche metro sulle sponde si entra in un bosco di latifoglie con castagni, roverelle, cerri e carpini, e si incontrano esemplari secolari di quercia e di sughera, oltre a noci di notevole età. È una successione vegetale compressa in poche decine di metri: si passa dall'acqua al bosco in tre passi, e questo fa del Lago di Giulianello un'aula di botanica a cielo aperto per chi voglia spiegarla ai ragazzi.

Perché il canneto del Lago di Giulianello va lasciato in pace

Il canneto non è vegetazione infestante da tagliare per liberare la vista. È il filtro che trattiene i nutrienti provenienti dai coltivi, è il dormitorio e il sito di nidificazione dell'avifauna acquatica, ed è la nursery degli avannotti. Ogni volta che qualcuno apre un varco per pescare comodo o per calarsi in acqua, toglie un pezzo a quel sistema. Una delle ragioni della fascia di tutela di venticinque metri prevista dal regolamento è proprio questa.

La fauna del Lago di Giulianello: uccelli, pesci e anfibi

Gli uccelli del Lago di Giulianello

Le specie acquatiche più facili da osservare sono la gallinella d'acqua e la folaga, presenti stabilmente e in numero. Fra i passeriformi legati al canneto compaiono la cannaiola, che si sente molto prima di vedersi, e più in alto, sui margini alberati e sugli arbusti dei coltivi, l'averla capirossa e il torcicollo. Chi ha un binocolo lo porti: il canneto è basso e continuo, e da una postazione ferma si osserva bene senza disturbare. Le stazioni di birdwatching previste dai progetti di valorizzazione finanziati dalla Regione Lazio nel 2022 vanno esattamente in questa direzione.

I pesci del Lago di Giulianello

Le fonti regionali indicano come specie più comuni il luccio, la tinca e il persico reale. Le cronache di pesca sportiva aggiungono all'elenco il persico trota, il persico sole, il lucioperca, la carpa, la scardola, l'arborella e l'anguilla. Sull'anguilla si è giocata, come si vedrà, una delle vicende giudiziarie più curiose del Lazio del Novecento. Il fondale è descritto come abbastanza uniforme, con profondità di lavoro fra i quattro e i sei metri e alcuni punti oltre i dieci.

Gli anfibi e il momento migliore dell'anno

Ogni anno le sponde del Lago di Giulianello ospitano una riproduzione massiccia di rospi. È uno spettacolo che dura poche settimane fra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, e che passa del tutto inosservato a chi arriva solo d'estate. Se qualcuno mi chiede quando vale la pena venire per la natura e non per la cartolina, indico quelle settimane lì.

La pesca al Lago di Giulianello: le regole vere

Il vecchio racconto del lago come paradiso dello spinning libero appartiene a un'epoca chiusa. Oggi la pesca nel Monumento Naturale è vietata salvo quanto ammesso dal Disciplinare per l'esercizio della pesca sportiva, che stabilisce il regime no kill: ogni cattura va rilasciata subito. Serve la licenza di pesca e serve inoltre un tesserino di autorizzazione rilasciato dal Comitato di gestione. Le giornate consentite sono martedì, giovedì, sabato, domenica e i festivi infrasettimanali, dall'alba al tramonto. Si pesca da riva, in postazioni definite e in numero contingentato di pescatori, con una sola canna e amo singolo senza ardiglione. Sono vietati i sistemi di conservazione del pescato, dalle nasse ai cestelli, sono vietate le esche costituite da pesce vivo o morto e dai crostacei, sono contingentate le quantità di pastura giornaliera. Sono vietate le reti, le trappole, la cattura a mano e la pesca subacquea. Le sanzioni previste dalla normativa regionale partono da poco più di duecentocinquanta euro e arrivano a diverse migliaia.

La mia opinione, da chi accompagna gruppi e ha visto cosa succede ai piccoli bacini lasciati liberi: il no kill qui non è un vezzo ambientalista, è l'unica ragione per cui in un lago di dodici ettari a un'ora da Roma si trovano ancora lucci adulti. Chi vuole pescare si informi prima presso il Comitato di gestione, perché presentarsi con la canna e senza tesserino significa tornare a casa.

Lago di Giulianello
Lago di Giulianello

La storia del Lago di Giulianello: tre laghi, uno sopravvissuto

Fra le collinette formate dai detriti lavici eruttati dal Vulcano Laziale, nella conca compresa fra i Colli Albani e i Monti Lepini, in antico si annidavano tre specchi d'acqua: il Lacus Vetus, il Lago della Pescara e il Lago di Giulianello. Oggi ne resta uno solo. La scomparsa degli altri due non è stata un fenomeno naturale: è stata una scelta agricola, ripetuta a distanza di più di duemila anni con la stessa logica.

Il Lacus Vetus e i cunicoli di drenaggio

Il Lacus Vetus venne prosciugato in epoca volsca per guadagnare superficie alla coltivazione. Il metodo non fu il riempimento ma il drenaggio, realizzato con cunicoli sotterranei scavati nel banco tufaceo. La cosa notevole è che quel sistema funziona ancora: alcuni cunicoli drenano tuttora, dopo venticinque secoli. Furono studiati e descritti dall'archeologo francese Marie-René de La Blanchère, che nell'Ottocento dedicò la sua ricerca alle opere idrauliche antiche delle terre pontine. Del Lacus Vetus è rimasto anche il toponimo dialettale, quella lacuetra che scomposta restituisce il nome latino: uno di quei casi in cui la lingua dei contadini conserva un dato archeologico meglio di una pergamena.

Il Lago della Pescara, prosciugato nel Settecento

Il secondo bacino sparì molto più tardi, nel Settecento, e per lo stesso motivo. I latifondisti della famiglia Borghese vollero più terra per il grano, allora coltura assai redditizia, e fecero prosciugare il Lago della Pescara. La popolazione di Artena protestò, perché quell'acqua non era un panorama ma una risorsa: ci si pescava, ci si abbeveravano gli animali, ci si lavavano i panni, e tutto questo avveniva in forza di diritti d'uso antichi. La protesta non servì. Del lago restano il toponimo che dà nome al colle e un pantano che nelle stagioni piovose si riforma nella parte più depressa della conca. Chi passa da quelle parti in gennaio lo vede ancora, e capisce quanto poco ci vorrebbe.

Il Fundus Julianus e il nome del Lago di Giulianello

In epoca romana l'area rientrava nel Fundus Julianus, il fondo appartenente alla gens Julia, la famiglia che diede i natali a Giulio Cesare. Da quel nome derivano sia il toponimo dell'abitato sia quello del lago. Nel Medioevo il sito è documentato come Castrum Juliani, un castello che dall'undicesimo secolo controlla il passaggio fra la pianura e la montagna. La continuità del nome, dal fondo agricolo romano alla frazione di oggi, è uno dei pochi fili che attraversano indenni duemila anni di storia locale.

Archeologia intorno al Lago di Giulianello: il colle della Coedra

Sopra il lago si alza il colle della Coedra, attraversato dall'antica via Doganale. Indagini recenti vi hanno riconosciuto un insediamento protourbano sviluppatosi a partire dal nono secolo avanti Cristo, e cresciuto fino a diventare uno dei più estesi di tutto il Lazio protostorico. Fu abbandonato intorno al sesto secolo avanti Cristo. Le ragioni della sua fortuna e della sua fine si collocano probabilmente nel quadro dei rivolgimenti che vanno dalla caduta della dinastia dei Tarquini a Roma all'espansione dei Volsci verso la pianura pontina: qui il confine fra il mondo latino e quello volsco passava di continuo di mano.

Chi cammina sul colle non trova un parco archeologico attrezzato: trova un pianoro coltivato e un panorama che arriva ai Lepini. Ma sapere che sotto quei campi c'è uno degli abitati protostorici maggiori del Lazio cambia il modo di guardare il paesaggio, e vale il chilometro in più.

Una curiosità su Lago di Giulianello (LT)

Il Lago di Giulianello è uno dei pochissimi laghi italiani il cui destino giuridico è stato deciso da un'anguilla. Nel 1978 il professor Agostino Gabrielli venne denunciato per furto di pesce da Raffaele Prosperi, che riteneva il lago proprietà privata. Sembrava una lite di paese; diventò una causa lunga venticinque anni. La difesa, affidata all'avvocato penalista Franco Luberti, impostò una strategia doppia: resistere nel processo penale e aprire in parallelo un giudizio per il riconoscimento dei diritti di uso civico della popolazione di Giulianello, con l'avvocato Guido Cervati, fra i maggiori esperti italiani di usi civici e acque pubbliche, e la sua allieva Maria Athena Lorizio.

La perizia disposta nel processo penale si occupò della fauna ittica e trovò l'anguilla. L'anguilla, come si sa da Aristotele in poi e come la biologia moderna ha confermato, nasce in mare e in mare torna a riprodursi: la sua presenza in un bacino dimostrava che quelle acque comunicavano con il mare, e quindi che non erano un vivaio chiuso di proprietà privata ma acque in cui il pesce è res nullius, di nessuno finché non viene catturato. Il pretore assolse gli imputati. Prosperi perse anche in Cassazione.

Il fronte civile arrivò più in alto. Il Tribunale regionale delle Acque pubbliche dichiarò pubbliche le acque del lago, senza diritti di terzi, discostandosi dalle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio; il Tribunale superiore delle Acque pubbliche confermò; la Corte costituzionale, davanti alla quale la causa fu difesa dal professor Vincenzo Cerulli Irelli, respinse l'eccezione sollevata riguardo alla legge Galli; nel 2003 la Corte di cassazione respinse il ricorso finale. Venticinque anni dopo la denuncia per un pesce, il Lago di Giulianello risultava definitivamente acqua pubblica, appartenente alla collettività. È una storia che nessuna guida racconta e che spiega, meglio di qualunque cartello, perché gli abitanti di Giulianello considerino questo lago una cosa loro.

Una cosa che non ti dice nessuno su Lago di Giulianello (LT)

Il Lago di Giulianello è uno dei rari casi in cui il confine amministrativo taglia in modo netto l'identità di un luogo. Lo specchio d'acqua e buona parte dell'area protetta ricadono nel territorio comunale di Artena, in provincia di Roma; il paese che gli dà il nome, Giulianello, è frazione di Cori, in provincia di Latina. Non è un dettaglio catastale: per anni ha significato due uffici tecnici, due consigli comunali, due bilanci e un Comitato di gestione che deve mettere d'accordo due province.

C'è un secondo strato, ancora meno noto. Larga parte dei terreni intorno al lago non appartiene ai Comuni ma alla collettività degli abitanti, amministrata dall'ASBUC di Giulianello, l'amministrazione separata dei beni di uso civico. Per anni i progetti di valorizzazione finanziati dalla Regione sono rimasti fermi proprio perché le opere ricadevano su terreni non comunali. Lo sblocco è arrivato nel febbraio 2022 con un contratto di comodato d'uso gratuito fra il Comune di Cori e l'ASBUC su circa centocinque ettari, che ha permesso di avviare due progetti regionali, uno dei quali finanziato con quarantatremila euro: passerelle in legno su due fossi, panchine, piantumazione di alberi lungo le sponde, postazioni di birdwatching e recinzioni nei punti pericolosi.

La conseguenza pratica per chi visita è questa: quando si cammina intorno al Lago di Giulianello si attraversano proprietà collettive e fondi privati agricoli, non un parco recintato. Le sbarre, i cancelli e i cartelli che si incontrano non sono arredo scenico. Vanno rispettati, e il sentiero si tiene.

Il consiglio che ti do per visitare Lago di Giulianello (LT)

Vengo al punto che conta. Il Lago di Giulianello non ripaga chi arriva a mezzogiorno di agosto: a quell'ora l'acqua è piatta, la luce è bianca, il canneto non si muove e il posto sembra meno di quello che è. Ripaga invece chi arriva presto la mattina, fra le sette e le nove, in aprile, maggio oppure ottobre. A quell'ora la nebbia si alza dallo specchio, le folaghe lavorano il bordo del canneto, il bosco di roverelle sopra la sponda ha ancora il controluce e il silenzio è completo, perché intorno non passano strade.

Secondo consiglio, concreto: portate acqua da casa. Sulle rive non ci sono bar, chioschi, distributori né servizi igienici, e non è previsto che ci siano. La spesa e il caffè si fanno a Giulianello prima di scendere, o a Cori dopo. Terzo: scarpe chiuse, anche d'estate, perché il tratturo fa polvere e la riva è fangosa; e pantaloni lunghi se si punta al periplo, perché il rovo non fa sconti.

Quarto, e qui vado controcorrente rispetto alle liste di gite fuori porta: il Lago di Giulianello non è una meta che regge da sola una giornata intera. Regge benissimo come mezza giornata dentro un itinerario più largo, per esempio con Cori e il suo tempio d'Ercole la mattina e il lago nel tardo pomeriggio, oppure con Artena e il suo borgo senza automobili. Chi ci va aspettandosi attrezzature, ristoro e spiaggia torna deluso; chi ci va per due ore di camminata e di osservazione torna contento. È una questione di aspettative, e vale la pena dirlo prima.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Lago di Giulianello è stato dichiarato Monumento Naturale nel 2007. Quasi nessuno ricorda che quel decreto arriva dopo decenni in cui il lago era stato, per la gente dei due paesi, prima di tutto una risorsa produttiva e un campo di battaglia legale. Il riconoscimento regionale non nasce da una scoperta naturalistica improvvisa: nasce dalla coda lunga della vicenda degli usi civici e dalla pressione di una comunità che, per venticinque anni, aveva difeso in tribunale l'idea che quelle acque fossero di tutti.

C'è un secondo fatto altrettanto noto e altrettanto poco raccontato per intero. Il Lago di Giulianello compare da anni nelle edizioni del censimento dei Luoghi del Cuore promosso dal FAI, che dal 2006 raccoglie le segnalazioni degli italiani sui posti da salvare. Essere in quella lista significa due cose insieme: che il posto è amato e che è considerato a rischio. È una fotografia onesta. Un bacino di dodici ettari, alimentato dal drenaggio di un bacino imbrifero quaranta volte più grande e circondato da coltivi, vive sul filo: basta una stagione di siccità marcata o un carico eccessivo di nutrienti per cambiare la qualità dell'acqua. La tutela non è un timbro, è una manutenzione continua, e i progetti regionali del 2022 sulle passerelle, sulle piantumazioni e sulle recinzioni vanno letti in quella luce.

Il terzo elemento che si dà per scontato è il regolamento. Molti danno per scontato che in un'area protetta si possa comunque fare il bagno se nessuno guarda. Al Lago di Giulianello la balneazione è vietata dal regolamento approvato dal Comitato di gestione dei Comuni di Artena e Cori, e il divieto è segnalato nei punti di accesso. È un divieto che protegge l'ecosistema e chi entra in acqua: le sponde degradano rapidamente, la profondità arriva ai dieci metri, la temperatura del fondo è molto più bassa di quella di superficie e non esiste alcun servizio di sorveglianza. Non c'è nulla di allarmistico nel ripeterlo; c'è solo il motivo per cui quel cartello è lì.

La foto giusta da fare a Lago di Giulianello (LT)

La fotografia che funziona al Lago di Giulianello non è la panoramica dall'alto, e questo sorprende chi arriva con il drone in borsa. Primo perché i droni richiedono autorizzazione dentro il Monumento Naturale, secondo perché dall'alto un lago di dodici ettari circondato da campi coltivati non racconta niente di speciale. La foto che racconta il posto si fa da terra, all'altezza degli occhi, con il canneto in primo piano leggermente fuori fuoco e la superficie dell'acqua che porta lo sguardo verso il profilo dei Monti Lepini sul fondo. Serve una focale normale o un leggero tele, dai cinquanta agli ottantacinque millimetri equivalenti; il grandangolo qui allontana tutto e svuota l'inquadratura.

L'ora giusta è la prima del mattino, quando il vapore sale dall'acqua e la sponda opposta si stacca in silhouette. La seconda scelta è l'ultima ora prima del tramonto, ricordando però che la visita deve chiudersi entro il tramonto stesso: si programma l'uscita, non si tira fino al buio. In autunno, dopo le prime piogge, il bosco di roverelle e carpini sopra la sponda vira e si ottiene una banda di colore caldo che riflette nell'acqua ferma.

Un consiglio tecnico che vale in tutte le zone umide: un filtro polarizzatore cambia completamente il risultato. Ruotandolo si decide se vedere il riflesso del cielo sulla superficie oppure il fondo e la vegetazione sommersa. Sul Lago di Giulianello, con l'acqua descritta come pulita e con fondali che nei primi metri si leggono bene, la seconda opzione dà immagini che nessuno si aspetta da un laghetto del Lazio. Per l'avifauna serve pazienza e un tele lungo: la gallinella d'acqua e la folaga si muovono al bordo del canneto e non gradiscono l'avvicinamento. Il canneto non si calpesta e non si apre per avere l'inquadratura libera; si aspetta che l'animale esca.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la nascita e la morte di una città. Fra il nono e il sesto secolo avanti Cristo il colle della Coedra, sopra il lago, ospitò un insediamento protourbano che le indagini recenti collocano fra i più estesi del Lazio antico. La sua fine, intorno al sesto secolo, coincide con la stagione più turbolenta della regione: la caduta dei Tarquini a Roma, la discesa dei Volsci verso la pianura, il riassetto violento dei confini fra popoli. Un abitato di quelle dimensioni non si abbandona per caso.

Il secondo avvenimento è il prosciugamento del Lacus Vetus in epoca volsca, una delle prime grandi opere di bonifica documentabili in questa parte del Lazio. Non si trattò di riempire un invaso ma di drenarlo con cunicoli sotterranei, un sapere idraulico che in area etrusca e latina raggiunge in quei secoli un livello altissimo. Quei cunicoli, studiati nell'Ottocento da Marie-René de La Blanchère, continuano a drenare oggi: è raro poter dire di un'opera che funziona ininterrottamente da venticinque secoli.

Il terzo avvenimento è settecentesco e molto meno glorioso. Per volontà della famiglia Borghese venne prosciugato il Lago della Pescara, così da destinare al grano la terra liberata. La popolazione di Artena protestò formalmente, rivendicando i propri antichi diritti di pesca, di abbeveraggio e di lavaggio dei panni sulle acque del lago. Fu inutile. È un episodio che vale la pena ricordare perché mostra come il conflitto fra proprietà privata e uso collettivo, in questa conca, sia una costante secolare e non un'invenzione del Novecento.

Il quarto avvenimento è appunto la causa del lago, aperta nel 1978 con una denuncia per furto di pesce e chiusa nel 2003 dalla Corte di cassazione con il riconoscimento della natura pubblica delle acque. Venticinque anni, quattro gradi di giudizio, un passaggio davanti alla Corte costituzionale. Pochi luoghi del Lazio possono esibire una vicenda giudiziaria altrettanto articolata su un tema apparentemente minuscolo.

Il quinto è recente e amministrativo, ma decisivo: il decreto del Presidente della Regione Lazio numero 425 del 21 giugno 2007, che istituisce il Monumento Naturale, e l'approvazione del Regolamento di gestione da parte del Consiglio comunale di Cori nel luglio 2016. Fra i due passaggi corrono nove anni, e in quei nove anni si capisce quanto sia complicato gestire un'area protetta a cavallo di due province.

Chi è passato da Lago di Giulianello (LT)

La gens Julia, la famiglia da cui discende Giulio Cesare, dà il nome a questa terra: il Fundus Julianus romano è l'origine documentata del toponimo di Giulianello e quindi del lago. Nessuna fonte permette di dire che Cesare in persona sia venuto qui, e chi lo scrive va oltre quello che le fonti sostengono; ma il nome del lago porta ancora il segno di quella proprietà fondiaria.

Nel Medioevo il colle è occupato dal Castrum Juliani. Il castello fu distrutto nel 1482, durante una delle guerre che dilaniavano il Lazio baronale, e la ricostruzione si deve alla famiglia Salviati, che acquisì il territorio per via matrimoniale intorno al 1500. Il personaggio che lascia il segno più profondo è il cardinale Antonio Maria Salviati, che nella seconda metà del Cinquecento promosse la costruzione del palazzo e la decorazione delle chiese: la sua committenza è ancora leggibile nell'impianto del borgo. La chiesa di San Giovanni Battista, nella forma attuale, risale al 1650 e conserva una scultura lignea del Bambinello legata a una tradizione devozionale locale.

Nel Settecento il paesaggio passa sotto l'influenza dei Borghese, i grandi latifondisti romani che decisero il prosciugamento del Lago della Pescara: sono loro, più di chiunque altro, ad aver ridisegnato questa conca.

Fra Otto e Novecento arriva lo sguardo degli studiosi. L'archeologo francese Marie-René de La Blanchère, uomo dell'École française de Rome, dedicò le sue ricerche alle opere idrauliche antiche delle terre pontine e descrisse i cunicoli di drenaggio che ancora oggi lavorano sotto questa piana.

Nel Novecento i protagonisti sono gente del posto e avvocati. Agostino Gabrielli, il professore denunciato nel 1978, Raffaele Prosperi che rivendicava la proprietà privata dello specchio d'acqua, il penalista Franco Luberti, l'avvocato Guido Cervati con la sua allieva Maria Athena Lorizio, e il professor Vincenzo Cerulli Irelli, che difese la causa davanti alla Corte costituzionale. Non sono nomi da cartolina turistica, ma sono le persone che hanno deciso a chi appartiene questo lago.

Infine passa di qui, ogni anno, una comunità intera. Il Canto della Passione di Giulianello, un canto arcaico eseguito nella Settimana Santa che intreccia tradizione musicale contadina e testi sacri, e la festa di San Giulianetto del 16 febbraio, con la benedizione delle matticelle, i fasci di canne e sarmenti, sono la forma in cui questo paesaggio si racconta da solo. Le canne delle matticelle vengono dalla stessa pianta che cinge il lago.

Lago di Giulianello
Lago di Giulianello

Giulianello, il borgo sopra il Lago di Giulianello

Prima o dopo il lago conviene fermarsi in paese. Giulianello conserva l'impianto del Castrum Juliani medievale, ricostruito dopo la distruzione del 1482, e il palazzo voluto dai Salviati. La chiesa di San Giovanni Battista, riedificata nel 1650, custodisce la scultura del Bambinello che ogni anno esce in processione. Il 16 febbraio si celebra San Giulianetto, con la benedizione delle matticelle e la musica tradizionale; nella Settimana Santa si esegue il Canto della Passione, uno dei repertori contadini più interessanti sopravvissuti nel Lazio meridionale, tramandato oralmente e ancora praticato.

Cori, il comune a cui appartiene Giulianello

A un quarto d'ora di auto c'è Cori, con il tempio d'Ercole in cima al colle, il ponte della Catena, le mura poligonali e il Museo della Città e del Territorio. È il complemento naturale della visita al lago: dalla natura si passa alla pietra, e le due cose si spiegano a vicenda, perché le mura poligonali di Cori e i cunicoli di drenaggio della conca nascono dalla stessa cultura tecnica.

Artena, il comune su cui ricade il Lago di Giulianello

Dall'altra parte, in provincia di Roma, c'è Artena, borgo arrampicato e famoso per essere privo di traffico nel centro storico, dove le merci salgono ancora a dorso di mulo. Il legame con il lago è antico e documentato: furono gli artenesi a protestare nel Settecento contro il prosciugamento del Lago della Pescara, in nome di diritti d'uso che praticavano da generazioni.

Cosa vedere intorno al Lago di Giulianello in mezza giornata

La conca del lago è la cerniera fra due mondi turistici che di solito si visitano separati. A nord ci sono i Colli Albani con Velletri, Lariano, Nemi e l'intero Parco dei Castelli Romani. A sud e a est comincia la catena dei Monti Lepini, con Segni, Montelanico, Carpineto Romano, Norma, Sermoneta e il Giardino di Ninfa, che per tipologia di paesaggio umido è il parente più prossimo del nostro lago. Verso la Ciociaria si aprono Anagni, Fiuggi, Ferentino, Fumone, Alatri, Guarcino, Collepardo e Vico nel Lazio; verso il Sacco si incontrano Genazzano e il Bosco di Paliano. Scendendo verso la pianura pontina si arriva a Sezze e Priverno.

Se devo suggerire un abbinamento solo, scelgo Cori la mattina e il Lago di Giulianello nel tardo pomeriggio. Se il gruppo è composto da camminatori, invece, il lago si lega bene a una mezza giornata sui Lepini bassi, dove i sentieri sono meno frequentati di quelli dei Castelli.

Il Lago di Giulianello con i bambini e con i cani

Il percorso dalla sbarra alla riva è breve e pianeggiante e i bambini lo fanno senza problemi dai tre o quattro anni in su. Il richiamo forte sono gli uccelli acquatici, facilissimi da vedere a occhio nudo, e in tarda inverno i rospi che si riproducono lungo le sponde. Non ci sono giochi, aree attrezzate complete né punti di ristoro, quindi si porta la merenda e si riporta a casa l'immondizia. L'acqua profonda subito sotto riva e il divieto di balneazione impongono attenzione: i bambini non si lasciano soli sul bordo, e questo vale in qualunque zona umida. I cani vanno tenuti al guinzaglio per rispetto della fauna che nidifica nel canneto, anche quando nessuno controlla.

Accessibilità del Lago di Giulianello

Il tratto finale è uno sterrato compatto e pianeggiante, quindi più praticabile di molti sentieri di montagna, ma resta uno sterrato: con la carrozzina manuale è faticoso e dopo le piogge diventa difficile. Il Disciplinare prevede la possibilità di transito con veicolo per le persone con disabilità, quindi per una visita con necessità particolari la strada giusta è contattare il Comitato di gestione attraverso i Comuni di Artena e Cori oppure l'ufficio turistico di Cori allo 0696617213. Non esistono servizi igienici attrezzati sulle rive.

Quando andare al Lago di Giulianello, mese per mese

Da febbraio a marzo il lago dà il meglio dal punto di vista naturalistico, con la riproduzione degli anfibi e il canneto ancora basso che lascia vedere l'acqua. Aprile e maggio sono i mesi migliori in assoluto: temperatura giusta, canto degli uccelli al massimo, bosco verde e campi in fiore intorno. Giugno e luglio funzionano solo la mattina presto, perché la conca trattiene il calore. Agosto è il mese meno interessante e il più frequentato, e il divieto di balneazione lo rende deludente per chi arriva con altre intenzioni. Settembre e ottobre restituiscono il posto agli escursionisti: luce bassa, colori caldi, poca gente. Da novembre a gennaio il lago è spoglio e a volte fangoso, ma dopo le piogge si riforma il pantano nella conca dell'antico Lago della Pescara, e per chi ama la storia del paesaggio quello è uno spettacolo a sé.

Domande veloci su Lago di Giulianello (LT)

Quanto costa entrare al Lago di Giulianello?

Niente. L'accesso al Monumento Naturale è libero e gratuito, non esiste biglietteria né prenotazione. Anche il parcheggio lungo lo sterrato è gratuito.

Ci si può fare il bagno nel Lago di Giulianello?

No. La balneazione è vietata dal regolamento dell'area protetta approvato dai Comuni di Artena e Cori, ed è vietata anche la pesca con i piedi in acqua. Il divieto è segnalato nei punti di accesso.

Si può pescare al Lago di Giulianello?

Solo pesca sportiva in regime no kill, con licenza di pesca e tesserino di autorizzazione rilasciato dal Comitato di gestione, nei giorni consentiti (martedì, giovedì, sabato, domenica e festivi infrasettimanali), dall'alba al tramonto, da riva e con una sola canna ad amo singolo senza ardiglione.

Dove si parcheggia per il Lago di Giulianello?

Lungo la strada bianca che scende dalla provinciale, fino alla sbarra. Da lì si prosegue a piedi per circa settecento metri.

Quanto si cammina per arrivare al Lago di Giulianello?

Circa un quarto d'ora dalla sbarra alla riva, su fondo pianeggiante. Il giro completo del lago richiede molto di più, perché il perimetro misura circa un chilometro e ottocento metri e non è un anello attrezzato.

Il Lago di Giulianello è in provincia di Roma o di Latina?

Lo specchio d'acqua ricade nel territorio comunale di Artena, provincia di Roma, mentre l'abitato di Giulianello che gli dà il nome è frazione di Cori, provincia di Latina. Il Monumento Naturale è gestito insieme dai due Comuni.

Quanto dista il Lago di Giulianello da Roma?

Una cinquantina di chilometri, circa un'ora di automobile passando per Velletri oppure per la Casilina e Artena.

Si arriva al Lago di Giulianello con i mezzi pubblici?

Non esiste una fermata al lago. Il servizio extraurbano regionale serve gli abitati di Cori, Giulianello e Velletri; dall'abitato di Giulianello restano comunque alcuni chilometri, di cui l'ultimo tratto su sterrato. Gli orari vanno verificati sul sito dell'azienda di trasporto regionale prima di partire.

Quanto è profondo il Lago di Giulianello?

Le fonti regionali indicano una profondità massima intorno ai dieci metri; le profondità di lavoro descritte dai pescatori si aggirano fra i quattro e i sei.

Quanto è grande il Lago di Giulianello?

Lo specchio d'acqua copre circa dodici ettari, con un perimetro di circa un chilometro e ottocento metri. L'area protetta complessiva è molto più ampia e comprende sponde, boschi e coltivi.

Il Lago di Giulianello è un lago vulcanico?

È un lago naturale che si forma in una conca sigillata da tufi vulcanici, alimentato dal drenaggio delle piogge dei Monti Lepini e da risorgive sotterranee. Non occupa un cratere come Albano e Nemi.

Da quando il Lago di Giulianello è Monumento Naturale?

Dal decreto del Presidente della Regione Lazio numero 425 del 21 giugno 2007, emanato ai sensi della legge regionale 29 del 1997.

Si può andare in barca o in canoa sul Lago di Giulianello?

No. La navigazione è vietata, con l'eccezione dei mezzi di sorveglianza e di eventuali imbarcazioni a remi espressamente autorizzate per ricerca o attività didattiche. I natanti a motore non sono ammessi.

Si possono usare i droni al Lago di Giulianello?

Il sorvolo con droni richiede autorizzazione all'interno del Monumento Naturale. Va richiesta al Comitato di gestione prima della visita.

Ci sono bar, chioschi o bagni al Lago di Giulianello?

No. Sulle rive non ci sono punti di ristoro né servizi igienici. Si porta acqua e cibo da casa, oppure ci si ferma a Giulianello o a Cori.

Si può campeggiare o accendere un fuoco al Lago di Giulianello?

No. Il campeggio, il montaggio di tende e l'accensione di fuochi all'aperto sono vietati su tutta l'area protetta.

Si può portare il cane al Lago di Giulianello?

Il regolamento non contiene un divieto esplicito, ma l'area è protetta per l'avifauna che nidifica nel canneto: il guinzaglio è la scelta corretta e va tenuta anche dove nessuno controlla.

Fino a che ora si può restare al Lago di Giulianello?

Il disciplinare prevede che i visitatori lascino l'area entro il tramonto. Non esiste un orario di apertura in senso stretto, ma la sera si esce.

Che animali si vedono al Lago di Giulianello?

Gallinella d'acqua e folaga fra gli uccelli acquatici, cannaiola nel canneto, averla capirossa e torcicollo nelle fasce arbustive. In acqua luccio, tinca, persico reale, persico trota, persico sole, carpa, scardola, arborella e anguilla. Sulle sponde, in tardo inverno, una riproduzione abbondante di rospi.

Il Lago di Giulianello è adatto ai bambini?

Sì, il percorso è breve e pianeggiante e l'osservazione degli uccelli funziona benissimo con i più piccoli. Mancano però giochi, ristoro e servizi, e la riva degrada rapidamente in profondità: i bambini vanno sorvegliati.

Quando è il momento migliore per visitare il Lago di Giulianello?

Prima mattina in aprile, maggio o ottobre. Da evitare il mezzogiorno estivo, che appiattisce la luce e riempie lo sterrato di automobili.

Che differenza c'è fra il Lago di Giulianello e i laghi dei Castelli Romani?

Albano e Nemi sono laghi di cratere, profondi, ampi e circondati da paesi. Il Lago di Giulianello è piccolo, poco profondo, di formazione diversa e senza edificato sulle rive: offre silenzio e osservazione naturalistica, non panorami monumentali né servizi.

Si possono organizzare visite guidate al Lago di Giulianello?

Sì. Il Comitato di gestione può autorizzare attività organizzate di tipo sportivo, didattico e ricreativo, e sull'area protetta si svolgono periodicamente escursioni, giornate di educazione ambientale ed eventi stagionali. Per i gruppi conviene passare da una guida abilitata e concordare l'uscita in anticipo, anche perché il numero di visitatori in alcune fasce è contingentato.

Il mio giudizio sul Lago di Giulianello

Accompagno gruppi nel Lazio da molti anni e continuo a portare qui chi mi chiede un posto vero a un'ora da Roma. Il Lago di Giulianello non ha un monumento da fotografare, non ha un bar sulla riva e non ha una spiaggia: ha dodici ettari d'acqua, un canneto pieno di vita, un bosco di roverelle sopra la sponda e una storia giudiziaria che vale un romanzo. Chi accetta questo torna con qualcosa; chi cerca il laghetto attrezzato farebbe meglio ad andare altrove. Andateci presto la mattina, in primavera, camminate piano lungo il tratturo, restate fermi dieci minuti davanti al canneto e lasciate perdere il telefono. Il posto vi parla solo se gli date il tempo.

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