Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III al Teatro Sala Umberto — dal 7 al 18 ottobre 2026
Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III va in scena al Teatro Sala Umberto, in via della Mercede 50 (00187 Roma), dal 7 al 18 ottobre 2026, con Francesco Montanari unico interprete e testo e regia di Gabriel Calderón. Le recite serali sono il 7, 8, 9, 13, 15 e 16 ottobre alle 20:30, quella del 14 ottobre alle 19:30; il 10, 11, 17 e 18 ottobre lo spettacolo va in scena di pomeriggio, alle 16:00. Lunedì 12 ottobre il teatro riposa. La sala è nel rione Colonna, fra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi: la fermata più comoda è Spagna della metro A, a una decina di minuti a piedi, ma anche Barberini funziona bene scendendo per via del Tritone. I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale del teatro, dove si acquistano anche i biglietti.
È uno spettacolo che conviene prendere sul serio. Un monologo scritto da uno dei drammaturghi più premiati dell'America Latina, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, affidato a un attore romano che il grande pubblico conosce per il Libanese di Romanzo criminale e che in teatro ha già fatto i conti con Riccardo III. Chi entra pensando di vedere Shakespeare in costume resterà spiazzato; chi entra per vedere come un testo del Cinquecento inglese diventa materia viva nelle mani di un autore di Montevideo troverà una delle serate più interessanti dell'autunno romano.
Storia di un cinghiale alla Sala Umberto: lo spettacolo
Storia di un cinghiale è un monologo liberamente ispirato al Riccardo III di William Shakespeare, tradotto in italiano da Teresa Vila, con scene di Paolo Di Benedetto, costumi di Gianluca Sbicca e luci di Manuel Frenda. La produzione è del Piccolo Teatro di Milano, Teatro d'Europa, con Carnezzeria, in collaborazione con l'IILA, l'Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana. Coordinamento e distribuzione sono di Aldo Miguel Grompone.
Un re e un attore
La presentazione ufficiale del teatro riassume lo spettacolo in due figure che si sovrappongono: un re che per diventare tale ha dovuto eliminare tutti i possibili rivali, e un attore che finalmente ha ottenuto il ruolo della vita. Il testo è costruito come una variazione sul tema di Riccardo III, in cui i confini fra epoche e identità si fanno labili, sullo sfondo della stessa realtà di ambizione, sete di potere e violenza repressa. L'idea è chiara anche senza svelare nulla: la scalata del duca di Gloucester al trono d'Inghilterra e la scalata di un interprete verso il personaggio che lo consacrerà finiscono per somigliarsi in modo inquietante.
Perché un monologo
Riccardo III è la tragedia shakespeariana in cui il protagonista parla più direttamente al pubblico. Fin dal primo soliloquio, quello che apre il dramma con l'inverno del nostro scontento, Riccardo spiega agli spettatori che cosa farà, li rende complici, li seduce. Calderón porta questa caratteristica alle estreme conseguenze: in scena resta un solo corpo, e la complicità con la sala diventa l'intera struttura dello spettacolo. Per un attore è una prova durissima, perché non ci sono partner su cui appoggiarsi e il ritmo va tenuto da soli per tutta la durata.
Il testo come mappa
Nelle note pubblicate dal teatro, Calderón descrive il proprio copione come un corpo fragile e grezzo, da pulire, tagliare, correggere e riordinare in prova, e lo paragona a una mappa: serve a spostarsi nel territorio, ma a un certo punto bisogna alzare il naso dalle carte e lasciarsi guidare dalla scoperta del territorio teatrale. È una dichiarazione di poetica utile anche allo spettatore. Quello che si vedrà alla Sala Umberto è il risultato di un lavoro di prova fra autore e interprete, non la semplice messa in voce di un testo chiuso.
Cosa aspettarsi dalla serata
Un attore solo, una scenografia firmata da Paolo Di Benedetto, un disegno luci che in un monologo diventa quasi un secondo interprete. Non serve conoscere Shakespeare per seguire lo spettacolo, ma aiuta ricordare la sostanza del Riccardo III: il duca deforme e brillante che, nell'Inghilterra della guerra delle Due Rose, fa uccidere fratelli, nipoti e alleati pur di arrivare alla corona, e la perde a Bosworth dopo un regno brevissimo. Il resto lo fa Montanari.
Chi è Gabriel Calderón, autore e regista di Storia di un cinghiale
Gabriel Calderón è nato a Montevideo, in Uruguay, nel 1982: è drammaturgo, regista e attore, ha scritto più di sedici opere teatrali e dal 2022 al 2024 ha diretto la Comedia Nacional de Uruguay. La biografia diffusa dalla Sala Umberto lo presenta come pluripremiato, e l'elenco dei riconoscimenti lo conferma.
I premi
Calderón ha ricevuto il Premio Florencio, il principale riconoscimento teatrale uruguaiano, il Premio Iris nel 2008, il Premio a Nueva Dramaturgia assegnato dall'Istituto Internazionale del Teatro, il Premio Morosoli e il Premio Giovane Talento 2006 della Bank Boston Foundation. È un curriculum da autore affermato raggiunto molto presto: il riconoscimento come giovane talento arriva quando ha ventiquattro anni.
Un teatro che viaggia
I suoi spettacoli sono stati rappresentati in Uruguay, Argentina, Brasile, Panama, Perù, Spagna, Francia, Italia e Messico, e i suoi testi sono stati tradotti in italiano, francese, tedesco, inglese e portoghese. Per un drammaturgo di un paese di tre milioni e mezzo di abitanti è una circolazione notevole, che dice molto della forza delle sue scritture.
Alla guida della Comedia Nacional
Dal 2022 al 2024 Calderón ha diretto la Comedia Nacional de Uruguay, la compagnia teatrale pubblica di Montevideo. Guidare una compagnia stabile e contemporaneamente scrivere e dirigere è il segno di un uomo di teatro completo, abituato a lavorare con gli attori dall'interno della sala prove. È esattamente quello che racconta la sua nota sul testo di Storia di un cinghiale.
Il rapporto con l'Italia
La produzione con il Piccolo Teatro di Milano e la collaborazione con l'IILA inseriscono questo spettacolo in un rapporto teatrale fra Italia e America Latina che l'organizzazione italo-latinoamericana sostiene da anni. Vedere un autore uruguaiano rileggere Shakespeare per un attore romano, su un palco del centro di Roma, è un piccolo esempio di come il teatro europeo si nutra oggi anche di scritture che arrivano dall'altra parte dell'oceano.
Francesco Montanari: l'attore di Storia di un cinghiale
Francesco Montanari è nato a Roma il 4 ottobre 1984 e si è diplomato all'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio d'Amico: il debutto alla Sala Umberto arriva tre giorni dopo il suo quarantaduesimo compleanno. Il grande pubblico lo ha conosciuto nel ruolo del Libanese nella serie Romanzo criminale, ma il suo percorso teatrale è lungo e costante.
Il Libanese e la televisione
Il personaggio del Libanese, capo carismatico della banda nella serie di Stefano Sollima ispirata alla banda della Magliana, gli ha dato una popolarità immediata fra il 2008 e il 2010. Da allora la televisione lo ha visto in Squadra antimafia, nel ruolo del mafioso catanese Achille Ferro, e soprattutto nel Cacciatore, la serie di Rai 2 tratta dal libro del magistrato Alfonso Sabella, dove interpreta il pubblico ministero Saverio Barone. Poi Girolamo Savonarola nei Medici, Il grande gioco per Sky, la serie Netflix Maschi veri e un episodio di Call My Agent Italia in cui recita se stesso insieme ad altri attori di Romanzo criminale.
I premi
Per Il cacciatore Montanari ha vinto nel 2018 il premio per la migliore interpretazione maschile al Cannes International Series Festival e il Premio Flaiano per la migliore interpretazione maschile. Nello stesso anno ha ricevuto il Premio Vincenzo Crocitti come attore in carriera. In precedenza aveva ottenuto il Premio Guglielmo Biraghi alla Mostra del cinema di Venezia nel 2011 come attore emergente e un Nastro d'argento nel 2015 per il cortometraggio Mala vita; nel 2022 è arrivato il Premio Ovidio Giovani.
Il teatro prima di tutto
La filmografia non deve ingannare: il palcoscenico è sempre stato il centro del suo lavoro. Ha recitato in Sunshine diretto da Giorgio Albertazzi, in Fontamara con Michele Placido, nel Calapranzi di Pinter, è stato Romeo nel Romeo e Giulietta di Valerio Binasco, raccogliendo il testimone da Riccardo Scamarcio, ha interpretato il sicario di Killer Joe di Tracy Letts diretto da Massimiliano Farau, ha lavorato con Sergio Rubini in Americani e con Vinicio Marchioni in Uno Zio Vanja. Negli ultimi anni ha costruito un sodalizio con il regista Davide Sacco: L'uomo più crudele del mondo, Cristo di periferia, un Amleto andato in scena anche al Teatro Romano di Verona con Franco Branciaroli, e nel 2025 Il medico dei maiali.
Montanari e Riccardo III
Il dettaglio più interessante per chi va alla Sala Umberto è un altro. Fra i suoi spettacoli c'è Da me a Riccardo III, diretto da Fausto Costantini, portato in tournée intorno al 2019. Montanari dunque non arriva a Riccardo per caso: ci torna dopo anni, attraverso la scrittura di un autore che mette al centro proprio il rapporto fra un attore e il ruolo della vita. È difficile non vedere in questa scelta una coincidenza voluta.
Cinema, radio, musica
Al cinema lo si è visto in Oggi sposi di Luca Lucini, in Sotto il vestito niente, l'ultima sfilata di Carlo Vanzina, in Sole cuore amore di Daniele Vicari, in Dolceroma di Fabio Resinaro. Nel 2016 ha condotto con Alessandro Bardani il programma Happy Hour su Radio 2, nel 2021 ha affiancato Roberto Bolle nella conduzione di Danza con me su Rai 1, e ha recitato in videoclip di Ligabue, Tiromancino e Tommaso Paradiso. Un attore versatile, insomma, che in un monologo ha tutto lo spazio per mostrare quanti registri possiede.
Riccardo III di Shakespeare: la fonte dello spettacolo
Riccardo III è una delle prime grandi tragedie storiche di Shakespeare, scritta nei primi anni Novanta del Cinquecento, e chiude la tetralogia dedicata alla guerra delle Due Rose. Il protagonista è Riccardo, duca di Gloucester, che diventa re d'Inghilterra nel 1483 e muore nella battaglia di Bosworth nel 1485.
Il fascino del cattivo
Il personaggio è un mostro dichiarato, eppure è quello che il pubblico ricorda con più affetto. Riccardo è ironico, intelligente, parla direttamente agli spettatori e li trascina nei suoi piani. È questo il meccanismo che rende la tragedia così moderna, e così adatta a un monologo: il pubblico si ritrova complice di un assassino senza accorgersene.
Il ruolo della vita
Per gli attori di lingua inglese Riccardo III è da secoli uno dei ruoli che segnano una carriera, e molte grandi interpretazioni del Novecento sono passate da qui, sul palcoscenico e al cinema. Lo spettacolo di Calderón gioca proprio su questa tradizione: un attore che finalmente ottiene il ruolo della vita diventa, per quel ruolo, capace di tutto.
Il Teatro Sala Umberto: storia della sala di via della Mercede
La Sala Umberto nasce nel 1882 al pianterreno di un palazzo di via della Mercede, per volere di Andrea Busiri Vici, che ne fa decorare gli interni da Alessandro Bazzani. Oggi è una sala rettangolare discendente con una balconata e 485 posti, diretta artisticamente da Alessandro Longobardi dal 2002.
Da sala da concerti a cinema
All'inizio la sala ospita concerti, operette e commedie. Nel 1890 l'architetto Giulio Podesti la amplia fino a 650 posti; in quegli anni forse era nota come Sala della Piccola Borsa. Nel 1913 una nuova ristrutturazione la trasforma in cinematografo, e da quel momento la sua storia sarà un'alternanza continua fra schermo e palcoscenico.
I fratelli Marino e il nome del re
La svolta arriva nel 1928, quando la gestione passa ai fratelli Marino, già proprietari del Salone Margherita. Il locale torna teatro e prende il nome di Sala Umberto, in onore del re d'Italia. Il programma ricalca quello del Margherita: varietà, rivista, comici, sciantose, vedettes presentate come internazionali, anche se i nomi d'arte stranieri erano spesso di artisti italiani. Dura poco: intorno al 1930 la sala torna al cinema.
Il ritorno al teatro
La riapertura come teatro avviene nel 1981, dopo lavori di ristrutturazione e ammodernamento, con la direzione dell'Ente teatrale italiano che punta soprattutto sulla prosa. Nel 1991 un nuovo cambio di destinazione la riporta al cinema; solo dal 2002 la Sala Umberto è di nuovo, stabilmente, un teatro, con una programmazione che va dalla comicità alla prosa d'autore.
Com'è fatta la sala
La forma rettangolare con platea discendente e una sola balconata dà alla Sala Umberto un carattere raccolto: 485 posti sono pochi per un teatro del centro, e significano che anche dalle ultime file il volto dell'attore è leggibile. Per un monologo è la dimensione ideale. Una sala da mille posti avrebbe costretto Montanari a spingere la voce; qui può permettersi le sfumature.
La stagione 2026-2027
Storia di un cinghiale apre di fatto la nuova stagione del teatro, che si sviluppa lungo le linee dei grandi autori e della nuova drammaturgia e comprende, fra ottobre e novembre, la lunga residenza di Francesco De Gregori alla Sala Umberto. La scheda della sede, con la programmazione aggiornata, è sulla pagina dedicata al Teatro Sala Umberto.
Il rione Colonna e i dintorni della Sala Umberto
Via della Mercede si trova nel rione Colonna, a metà strada fra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi, a pochi passi da via del Corso. È una delle zone più centrali di Roma, e la serata a teatro si può facilmente allungare in una passeggiata.
San Silvestro e Sant'Andrea delle Fratte
A pochi metri dal teatro si apre piazza San Silvestro, con la chiesa di San Silvestro in Capite, che custodisce la reliquia tradizionalmente venerata come il capo di san Giovanni Battista. Dalla parte opposta, in via di Capo le Case, c'è Sant'Andrea delle Fratte, con il campanile e la cupola del Borromini e gli angeli del Bernini destinati in origine a ponte Sant'Angelo.
Via del Corso e piazza Colonna
Via del Corso scorre a due passi. Scendendo verso piazza Venezia si incontra piazza Colonna con la colonna di Marco Aurelio e Palazzo Chigi, e di fronte la Galleria Alberto Sordi, utile riparo se piove.
Trevi e piazza di Spagna
La Fontana di Trevi è a cinque minuti a piedi, piazza di Spagna a sette o otto. Dopo lo spettacolo pomeridiano, la luce del tardo pomeriggio di ottobre sulla scalinata di Trinità dei Monti vale la deviazione.
Come arrivare al Teatro Sala Umberto
La Sala Umberto si raggiunge con la metro A, scendendo a Spagna o a Barberini, e poi a piedi in dieci minuti circa. Il teatro è dentro la zona a traffico limitato del centro storico, e l'auto è la scelta meno pratica.
In metropolitana
Da Spagna si esce su piazza di Spagna, si prende via di Propaganda verso Sant'Andrea delle Fratte e si arriva in via della Mercede. Da Barberini si scende per via del Tritone fino a largo del Tritone e si piega a destra. Entrambi i percorsi sono in piano o in leggera discesa e richiedono circa dieci minuti.
In autobus
Via del Tritone e via del Corso sono percorse da numerose linee di superficie che collegano Termini e le altre zone della città al centro. Per il percorso esatto dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC, che tiene conto delle deviazioni frequenti nel centro storico.
In auto e taxi
Il rione Colonna è in ZTL: chi arriva in auto deve lasciarla fuori dal perimetro, per esempio nei parcheggi in struttura intorno a villa Borghese, e proseguire a piedi o in metro. All'uscita delle recite serali il taxi è la soluzione più comoda; piazza San Silvestro e largo Chigi sono punti facili da indicare.
A piedi
Da piazza del Popolo si arriva in venti minuti percorrendo via del Corso; dal Pantheon in dieci, passando per piazza Colonna. È il modo migliore per arrivare, perché fa entrare in teatro con la città negli occhi.
Come organizzare la serata o il pomeriggio a teatro
Con dodici recite distribuite su due settimane, Storia di un cinghiale offre la scelta fra serale e pomeridiana: la differenza non è solo di orario, ma di tipo di giornata.
La recita serale
Le serali alle 20:30 permettono una cena dopo lo spettacolo, all'uscita, nelle vie intorno a via della Mercede. Quella del 14 ottobre alle 19:30 è più adatta a chi preferisce cenare dopo con calma o a chi deve rientrare fuori Roma.
La pomeridiana
Le recite delle 16:00 del sabato e della domenica sono perfette per chi è a Roma in visita: mattina ai musei, pranzo leggero, teatro, e alle sette di sera si è ancora in tempo per una passeggiata fra Trevi e piazza di Spagna.
Quando arrivare
Conviene essere in teatro almeno venti minuti prima: il ritiro dei biglietti, il guardaroba e la sistemazione in sala richiedono tempo, e in un monologo i ritardatari disturbano più che altrove.
Dove mangiare vicino alla Sala Umberto
Il rione Colonna e le vie intorno a Trevi offrono ogni tipo di ristorazione, ma è anche la zona dove più facilmente si incontrano locali pensati per il turismo di passaggio.
Trattorie e osterie
Le vie laterali, fra via della Mercede, via del Pozzetto e via della Vite, sono il posto dove cercare una trattoria romana: le migliori sono in genere quelle con il menu scritto solo in italiano e frequentate da impiegati dei ministeri a pranzo.
Prima della pomeridiana
Per un pranzo veloce prima delle 16:00 funzionano bene i bar e le pizzerie al taglio della zona di via del Tritone. Meglio evitare i locali affacciati direttamente sulla Fontana di Trevi, dove si paga soprattutto la vista.
Dopo la serale
A fine recita, intorno alle 22:00 o poco dopo, molte cucine del centro sono ancora aperte. Chi vuole un bicchiere di vino trova enoteche nelle traverse di via del Corso e verso piazza di Spagna.
Accessibilità, età consigliata e informazioni pratiche
Per le informazioni sull'accessibilità della Sala Umberto a persone con mobilità ridotta, sui posti riservati e sull'accesso alla balconata, il riferimento è la biglietteria del teatro, da contattare prima dell'acquisto.
Con ragazzi e studenti
Il sito della Sala Umberto indica la possibilità di usare la carta del docente, segno che la sala guarda anche al pubblico della scuola. Storia di un cinghiale è uno spettacolo per adulti e ragazzi delle superiori: parla di potere e violenza, e un liceale che ha appena letto Shakespeare in classe ci troverà molto da discutere. Per i bambini piccoli non è adatto.
Cosa sapere prima
Leggere una sintesi del Riccardo III prima di andare aiuta a cogliere i rimandi. Non è obbligatorio, ma un quarto d'ora di lettura cambia la qualità dell'ascolto.
Ottobre a Roma: la stagione teatrale che riparte
Ottobre è il mese in cui i teatri romani aprono le nuove stagioni: la città esce dall'estate dei festival all'aperto e torna nelle sale. Storia di un cinghiale cade proprio in questo passaggio.
Il clima
Le giornate di metà ottobre a Roma sono spesso ancora miti, le sere si rinfrescano. Le piogge autunnali possono essere brevi e violente: con un ombrello in borsa la passeggiata dopo lo spettacolo resta possibile quasi sempre.
Altri teatri a pochi passi
Il centro storico concentra alcune delle sale più importanti della città. A dieci minuti dalla Sala Umberto, nel rione Trevi, c'è il Teatro Quirino: chi è a Roma per più giorni può costruirsi una piccola settimana teatrale senza mai prendere un mezzo.
Una curiosità su Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III al Teatro Sala Umberto — dal 7 al 18 ottobre 2026
Il titolo dello spettacolo ha una radice storica precisa. L'emblema personale del vero Riccardo III, re d'Inghilterra dal 1483 al 1485, era un cinghiale bianco: i suoi sostenitori lo portavano come distintivo, e nella tragedia di Shakespeare i nemici di Riccardo lo chiamano più volte il cinghiale, con disprezzo. Nel finale, Richmond, il futuro Enrico VII, lo definisce un cinghiale sanguinario e usurpatore, e sogni di cinghiali che squarciano la testa agli avversari compaiono nelle scene centrali del dramma.
Chi va alla Sala Umberto senza saperlo potrebbe leggere il titolo come una provocazione o una metafora animalesca del potere. Lo è anche, ma prima di tutto è un rimando all'araldica del personaggio. Storia di un cinghiale, dunque, significa semplicemente storia di Riccardo, raccontata attraverso il simbolo che lui stesso aveva scelto e che i suoi avversari hanno trasformato in un insulto.
C'è un secondo livello, più romano. Chi vive a Roma negli ultimi anni sente la parola cinghiale e pensa agli animali che scendono nei parchi e nei quartieri di periferia. È un cortocircuito involontario che il pubblico della capitale porterà in sala, e che rende il titolo ancora più spiazzante. Lo spettacolo, naturalmente, parla d'altro: di un animale che si fa strada eliminando tutto quello che trova davanti, e di un attore disposto a fare lo stesso pur di ottenere la parte.
Una cosa che non ti dice nessuno su Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III al Teatro Sala Umberto — dal 7 al 18 ottobre 2026
Francesco Montanari aveva già attraversato Riccardo III prima di incontrare Gabriel Calderón. Fra i suoi lavori teatrali c'è Da me a Riccardo III, diretto da Fausto Costantini, portato in giro per l'Italia qualche anno fa: già il titolo suggeriva un percorso personale dell'attore verso il personaggio. Storia di un cinghiale riprende quel tema da un'altra angolazione e lo porta molto più lontano, con la scrittura di un autore che ha fatto del rapporto fra attore e ruolo il cuore dello spettacolo.
Questo cambia il modo di guardare la serata. Quando Montanari interpreta un attore che finalmente ha ottenuto il ruolo della vita, non recita soltanto un personaggio inventato: porta in scena anche la propria storia di interprete, che con Riccardo ha già fatto i conti. Nessun programma di sala lo dirà in modo esplicito, ma chi conosce questo precedente vede lo spettacolo con occhi diversi.
Un secondo dettaglio che sfugge: la produzione è del Piccolo Teatro di Milano, il teatro fondato da Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Vedere a Roma, in una sala privata del centro, uno spettacolo nato dentro il principale teatro pubblico milanese è una buona occasione per chi non ha modo di andare al Piccolo. Per il pubblico romano significa ricevere uno spettacolo già rodato, con la qualità produttiva di una grande istituzione, in una sala da meno di cinquecento posti.
Il consiglio che ti do per visitare Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III al Teatro Sala Umberto — dal 7 al 18 ottobre 2026
Scegliete una delle prime file della platea, o in alternativa la prima fila della balconata. In un monologo lo spettacolo è tutto nel volto e nel corpo dell'attore, e la Sala Umberto, con i suoi 485 posti, permette di vederlo bene quasi ovunque; ma la differenza fra la decima e la ventesima fila, in uno spettacolo costruito sulla complicità con il pubblico, si sente. Riccardo parla a voi: meglio essere abbastanza vicini da accorgersene.
Secondo consiglio: non andate alla prima. Le recite dei primi giorni sono spesso ancora in rodaggio sulla nuova sala, e le repliche della seconda settimana, dal 13 al 18 ottobre, danno all'attore il tempo di prendere le misure dello spazio. Se siete a Roma solo nel weekend, la pomeridiana di sabato 17 o domenica 18 è un ottimo compromesso.
Terzo: leggete prima il monologo d'apertura del Riccardo III di Shakespeare, quello dell'inverno del nostro scontento. Bastano cinque minuti. È il testo che ha insegnato a tutti gli attori successivi come si prende in ostaggio una platea, ed è la chiave per capire che cosa fa Calderón con il suo personaggio. Chi arriva con quelle righe in testa si accorgerà di molte cose che agli altri sfuggono.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si sa che Riccardo III è una delle tragedie più rappresentate di Shakespeare; si ricorda meno spesso che il Riccardo di Shakespeare è in buona parte un ritratto di propaganda. La tragedia fu scritta sotto Elisabetta I, nipote di quel Richmond che sconfisse Riccardo a Bosworth e divenne Enrico VII, primo re della dinastia Tudor. Il ritratto del re deforme, crudele e ipocrita era funzionale alla legittimazione dei Tudor, e le fonti a cui Shakespeare attinse erano cronache scritte in quel clima.
Da secoli storici e appassionati discutono di quanto quel ritratto sia fedele, e la discussione si è riaccesa quando, nel 2012, i resti di Riccardo III sono stati ritrovati sotto un parcheggio di Leicester, in Inghilterra, e identificati grazie alle analisi del DNA. Lo scheletro mostrava una forte scoliosi, che confermava in parte la tradizione della deformità, ma non la gobba e il braccio atrofizzato descritti dal teatro. Nel 2015 il re è stato sepolto di nuovo nella cattedrale di Leicester.
Questo fatto aiuta a capire lo spettacolo di Calderón. Se già Shakespeare costruiva un personaggio su misura per il potere del suo tempo, allora Riccardo è da sempre un ruolo, prima ancora che un uomo. L'attore che nello spettacolo ottiene il ruolo della vita si inserisce in una catena lunga quattro secoli di interpretazioni, che parte da una manipolazione politica. Il confine fra la storia e la recita, fra il re e chi lo interpreta, era sottile fin dall'inizio.
La foto giusta da fare a Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III al Teatro Sala Umberto — dal 7 al 18 ottobre 2026
Durante lo spettacolo non si fotografa, e in un monologo il flash o anche solo lo schermo acceso di un telefono si vedono dal palco. La foto va fatta prima o dopo.
La più bella si fa dall'esterno: l'ingresso della Sala Umberto in via della Mercede, con l'insegna e i manifesti della stagione, in una via stretta del centro che la sera si svuota del traffico. Inquadrate l'insegna dal lato opposto della strada, lasciando un po' di spazio sopra per le facciate dei palazzi: è un'immagine che dice subito dove siete, in una Roma di teatri dentro i palazzi ottocenteschi, lontana dai monumenti da cartolina.
Se andate alla pomeridiana, all'uscita avete la luce giusta per una seconda foto. In cinque minuti siete a piazza San Silvestro, in sette alla Fontana di Trevi. A metà ottobre il sole cala intorno alle sei e mezza, e la luce radente sui palazzi di via del Tritone e sul travertino della fontana è la più calda della giornata. Dentro la sala, prima dell'inizio, una foto della platea discendente e della balconata dalla propria poltrona restituisce bene la dimensione raccolta di un teatro nato nel 1882 in un pianterreno di via della Mercede.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia della Sala Umberto è quella di un luogo che ha cambiato pelle almeno sei volte in poco meno di un secolo e mezzo. Nel 1882 nasce come sala da concerti nel pianterreno di un palazzo di via della Mercede, voluta da Andrea Busiri Vici e decorata da Alessandro Bazzani. Nel 1890 Giulio Podesti la amplia fino a 650 posti. Nel 1913 diventa cinematografo, negli anni in cui il cinema muto conquistava il pubblico delle città italiane.
Il 1928 è l'anno in cui la sala prende il nome che porta ancora oggi. I fratelli Marino, proprietari del Salone Margherita, la trasformano in teatro di varietà e la intitolano al re d'Italia: Sala Umberto. Per un paio d'anni il pubblico romano vi assiste a riviste, numeri comici e sciantose; intorno al 1930 torna il cinema, che resterà per mezzo secolo.
Nel 1981, dopo una lunga ristrutturazione, la sala riapre come teatro sotto la direzione dell'Ente teatrale italiano, che la dedica soprattutto alla prosa. Dieci anni dopo, nel 1991, torna ancora al cinema. La rinascita definitiva arriva nel 2002, con la direzione artistica di Alessandro Longobardi, che dura ancora oggi e ha fatto della Sala Umberto uno dei teatri privati di riferimento del centro, capace di ospitare prosa d'autore, comicità, musica. In questo senso la presenza di una produzione del Piccolo Teatro di Milano, in apertura della stagione 2026-2027, è un piccolo segno di come la sala sia cresciuta.
Chi è passato da Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III al Teatro Sala Umberto — dal 7 al 18 ottobre 2026
Dalla Sala Umberto sono passati, nel primo Novecento, gli artisti del varietà ingaggiati dai fratelli Marino: vedettes presentate con nomi d'arte stranieri, comici, sciantose, lo stesso mondo che animava il Salone Margherita. Le fonti disponibili non conservano un elenco di nomi affidabile, e non lo invento; resta l'immagine di una Roma degli anni Venti che la sera andava a ridere e a sentire canzoni in via della Mercede.
In epoca recente la sala ha ospitato soprattutto prosa e comicità, e la stagione 2026-2027 mostra il livello attuale: oltre a Francesco Montanari, fra ottobre e novembre arriva Francesco De Gregori con una lunga serie di concerti. Per un cantautore abituato ai palasport, scegliere una sala di 485 posti dice molto della qualità d'ascolto che il teatro offre.
Per Storia di un cinghiale passano da qui, oltre a Montanari, i nomi dietro le quinte: Gabriel Calderón, già direttore della Comedia Nacional de Uruguay, la traduttrice Teresa Vila, lo scenografo Paolo Di Benedetto, il costumista Gianluca Sbicca, il light designer Manuel Frenda. E con loro il marchio del Piccolo Teatro di Milano, il teatro di Strehler, che attraverso questa produzione mette piede in una delle sale storiche del centro di Roma.
Domande frequenti su Storia di un cinghiale alla Sala Umberto
Quando va in scena Storia di un cinghiale a Roma?
Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III va in scena al Teatro Sala Umberto dal 7 al 18 ottobre 2026. Le recite del 7, 8, 9, 13, 15 e 16 ottobre sono alle 20:30, quella del 14 alle 19:30, mentre sabato 10, domenica 11, sabato 17 e domenica 18 lo spettacolo inizia alle 16:00. Lunedì 12 non ci sono recite.
Chi recita in Storia di un cinghiale?
Storia di un cinghiale è un monologo interpretato da Francesco Montanari, l'attore romano noto per il Libanese di Romanzo criminale e per Il cacciatore, che gli è valso il premio al Cannes International Series Festival. Testo e regia sono dell'uruguaiano Gabriel Calderón, la traduzione è di Teresa Vila.
Di cosa parla Storia di un cinghiale?
Storia di un cinghiale è una variazione sul Riccardo III di Shakespeare: intreccia la storia di un re che ha eliminato tutti i rivali per arrivare al trono e quella di un attore che ha finalmente ottenuto il ruolo della vita. I temi sono l'ambizione, la sete di potere e la violenza repressa, con i confini fra epoche e identità che si confondono.
Dove si trova il Teatro Sala Umberto?
Il Teatro Sala Umberto si trova in via della Mercede 50, nel rione Colonna, fra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi. La metro più vicina è Spagna della linea A, a una decina di minuti a piedi; anche Barberini è comoda scendendo per via del Tritone. Il teatro è dentro la ZTL del centro storico.
Come si comprano i biglietti per Storia di un cinghiale?
I biglietti per Storia di un cinghiale alla Sala Umberto si acquistano sul sito ufficiale del teatro, dove sono pubblicati anche i prezzi per settore e i contatti della biglietteria. Per le recite del fine settimana conviene muoversi con anticipo, perché la sala ha 485 posti.
Storia di un cinghiale è adatto ai ragazzi?
Storia di un cinghiale è adatto a un pubblico adulto e agli studenti delle superiori, soprattutto a chi ha letto o studiato Shakespeare. Tratta di potere, ambizione e violenza, e il formato del monologo richiede attenzione costante. Per i bambini non è indicato.
Chi produce Storia di un cinghiale?
Storia di un cinghiale è prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, Teatro d'Europa, insieme a Carnezzeria, in collaborazione con l'IILA, Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana. Scene di Paolo Di Benedetto, costumi di Gianluca Sbicca, luci di Manuel Frenda.
In chiusura
Se dovessi scegliere un solo spettacolo di prosa per la prima metà di ottobre a Roma, sceglierei questo. Un autore sudamericano che rilegge Shakespeare, un attore romano che torna a Riccardo dopo anni, una sala raccolta dove ogni sguardo arriva in fondo: sono le condizioni ideali per un monologo. Prenotate una delle repliche della seconda settimana, sedetevi vicino, e arrivate con in testa le prime righe della tragedia. Il resto lo farà Montanari.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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