Captivo di Gianfranco Gallo al Teatro Sala Umberto — dal 13 al 24 gennaio 2027
Captivo, lo spettacolo scritto e interpretato da Gianfranco Gallo, è in scena al Teatro Sala Umberto dal 13 al 24 gennaio 2027, in via della Mercede 50 (00187 Roma). Le recite serali sono alle 20:30, tranne mercoledì 20 gennaio alle 19:30; sabato e domenica si va in scena alle 16:00. Con Gallo suonano Antonio Maiello alla chitarra, Luigi Esposito alla fisarmonica, Michele Visconte a basso e violino e Marco Castaldo alla batteria. La sala è nel rione Colonna, fra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi, a una decina di minuti a piedi dalle fermate Spagna e Barberini della metro A. I biglietti costano 34 euro in poltronissima, 28 in poltrona A e 22 in poltrona B, secondo la pagina ufficiale, e si comprano sul sito del teatro, salaumberto.com, o in biglietteria.

Shakespeare tradotto in napoletano, Manu Chao, Eduardo, Raffaele Viviani visto attraverso Kubrick, le grandi canzoni classiche spogliate delle loro melodie rassicuranti: Captivo è un mosaico ambizioso, e Gallo lo definisce con una formula sua, Panacronic Opera. Dieci recite in una sala di 485 posti.
Captivo: lo spettacolo di Gianfranco Gallo
Captivo è una riscrittura drammaturgica e musicale che fonde epoche, stili e linguaggi intorno a un solo tema: il confine fra il carceriere e il carcerato, fra il colpevole e la vittima.
Panacronic Opera
Nella presentazione ufficiale Gallo racconta di aver cercato una definizione per il modo in cui costruisce i suoi spettacoli, e di averla trovata nelle parole Panacronic Opera. Non pretende di aver inventato un genere accademico: la formula descrive l'urgenza di abbattere le barriere del tempo e unire passato, presente e futuro in un unico istante scenico, guidato da un tema universale.
Il titolo
Captivo viene dal latino captivus, che nel latino classico significava soltanto prigioniero. Nel Medioevo l'espressione captivus diaboli, il prigioniero del diavolo, rovesciò il senso della parola, e il prigioniero diventò il cattivo della lingua italiana. Su questo equivoco della storia si muove lo spettacolo, con una domanda sospesa: chi imprigiona chi, chi è il cattivo e chi il recluso?
Un quadro espressionista
Gallo lo definisce un quadro espressionista, e l'immagine dice molto: niente racconto lineare, ma una serie di scene accostate per contrasto, in cui la stessa domanda torna con volti diversi. In alcune parti, avverte la presentazione, il mosaico si fa duro, quasi violento.
I testi di Captivo: da Shakespeare a Manu Chao
Il tessuto di Captivo è fatto di testi lontani fra loro: Il mercante di Venezia di Shakespeare tradotto in napoletano, Clandestino di Manu Chao, il Vincenzo De Pretore di Eduardo De Filippo, la Festa di Piedigrotta di Raffaele Viviani.
Shylock in napoletano
Gallo prende alcuni brani del Mercante di Venezia e li traduce in napoletano, per ribaltare le certezze di chi ascolta: chi è la vera vittima, Shylock, l'usuraio ebreo isolato dal mondo, o Bassanio e Antonio? Nella lettura dell'autore, lo Shylock perseguitato di ieri assume oggi il volto e il destino di un palestinese: la ruota della storia, scrive, inverte continuamente i ruoli del dolore. È la scelta più forte e più discussa dello spettacolo.
Clandestino
Il senso di quella emarginazione si lega, nella drammaturgia, a Clandestino di Manu Chao, che Gallo ha tradotto in napoletano, inteso come lingua vissuta, come carne, come lingua dell'esclusione. Il clandestino shakespeariano e quello moderno, dice la presentazione, si parlano.
Vincenzo De Pretore
Sullo stesso filo entra Eduardo De Filippo con Vincenzo De Pretore, personaggio sempre al limite, sospeso fra colpa e innocenza, fra il prigioniero e chi tiene le chiavi della cella.
Viviani secondo Kubrick
Nella parte più dura entra Raffaele Viviani con i personaggi violenti di Festa di Piedigrotta e l'attacco dei Bazzarioti. Gallo li fa parlare come se fossero diretti da Stanley Kubrick in Arancia meccanica, e si chiede che differenza ci sia fra la violenza di strada antica e popolare e quella lucida e immotivata di Alex e dei suoi Drughi. Il Mimì di Montemurro, vittima degli scugnizzi, diventa nell'immaginazione dell'autore un personaggio sottoposto alla Cura Ludovico.
Le canzoni di Captivo
Il viaggio di Captivo è tenuto insieme dai testi di Gallo e da canzoni che l'autore considera pilastri emotivi più che intermezzi: fra queste Io te vurria vasà, Torna maggio e Voce 'e notte.
Melodie spogliate
I capolavori della canzone napoletana, nella presentazione, vengono spogliati delle melodie rassicuranti e diventano un unico flusso musicale che unisce Manu Chao, Salvatore Di Giacomo e Raffaele Viviani. L'effetto cercato è un'onda continua che capovolge le intenzioni e restituisce alle parole il loro peso drammatico.
La band
Sul palco suonano Antonio Maiello alla chitarra, Luigi Esposito alla fisarmonica, Michele Visconte a basso e violino, Marco Castaldo alla batteria. Una formazione da canzone napoletana moderna, con la fisarmonica a tenere il filo con la tradizione e la batteria a spingere verso il presente.
Il figlio di un cantante
Gianfranco Gallo è figlio di Nunzio Gallo, cantante: la canzone napoletana, per lui, è una lingua di famiglia prima ancora che di repertorio.
Date, orari e biglietti di Captivo
Captivo resta in scena alla Sala Umberto dal 13 al 24 gennaio 2027, con dieci recite fra serali e pomeridiane.
Il calendario
Mercoledì 13, giovedì 14 e venerdì 15 gennaio alle 20:30; sabato 16 e domenica 17 alle 16:00. Nella seconda settimana: mercoledì 20 alle 19:30, giovedì 21 e venerdì 22 alle 20:30, sabato 23 e domenica 24 alle 16:00. Lunedì e martedì non ci sono recite.
I prezzi
Secondo la tabella della pagina ufficiale, il biglietto intero costa 34 euro in poltronissima, 28 in poltrona A, 22 in poltrona B.
Dove si comprano
I biglietti si acquistano sul sito ufficiale della Sala Umberto, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, o in biglietteria. Per prenotazioni e informazioni: telefono 06 6794753, WhatsApp 345 9409718, email prenotazioni@salaumberto.com. Il teatro accetta la carta del docente.
Gianfranco Gallo: la biografia
Gianfranco Gallo è nato a Napoli il 5 dicembre 1961: attore, cantante e drammaturgo, è figlio del cantante Nunzio Gallo e dell'attrice Bianca Maria Varriale, e fratello maggiore dell'attore Massimiliano Gallo.
Il debutto con Roberto De Simone
Debutta in teatro nel 1981 con Eden Teatro di Raffaele Viviani, nella compagnia del maestro Roberto De Simone, dove resta tre anni; seguono L'opera buffa del giovedì santo e la Lucilla Costante. È una scuola che segna tutto il suo lavoro successivo: musica, lingua napoletana e teatro popolare come materia colta.
La compagnia e il teatro cabaret
Nel 1988 forma una propria compagnia e gira l'Italia con Fratelli d'Italia e Francesca da Rimini, per la regia di Aldo Giuffré. Dal 1990 al 1995 si afferma nel teatro cabaret con testi scritti da lui. Dal 1995 al 1997 è protagonista al Bal Tabarin di Roma.
Napoli: Sannazaro, Cilea, Trianon
Dal 1997 al 2002 recita, scrive e comincia a dirigere per il Teatro Sannazaro di Napoli, di cui nel 1998 assume la direzione artistica della compagnia. Con I Cucuzzari, testo sulla rivoluzione napoletana del 1799, vince nel 2002 il premio Episcopio Teatro Festival. Dal 2002 la sua compagnia è prodotta dal Teatro Cilea, dove nel 2003 porta in scena Quartieri Spagnoli; nel 2004-2005 il Teatro Trianon produce il suo musical Napoli 1799, e nella stagione successiva scrive e interpreta un musical ispirato a Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta.
Il Teatro dei Comici e i libri
Nel 2007 scrive e interpreta Ti ho sposato per ignoranza; dal 2009 è direttore artistico del Teatro dei Comici. Ha pubblicato la raccolta di racconti Napoli da sotto a sopra (2011), il saggio Cuori in ordine alfabetico (2013) e il romanzo Segreti e quarantene (2020).
Gianfranco Gallo al cinema e in televisione
Accanto al teatro, Gianfranco Gallo ha una lunga filmografia: da Fortapàsc di Marco Risi a Pinocchio di Matteo Garrone, da Gomorra La serie a Portobello di Marco Bellocchio.
Il cinema
Fra i suoi film ci sono Fortapàsc di Marco Risi (2009), Take Five di Guido Lombardi, Tre tocchi di Marco Risi, Indivisibili di Edoardo De Angelis (2016), Pinocchio di Matteo Garrone (2019), Ritorno al crimine di Massimiliano Bruno, La cena perfetta di Davide Minnella, L'ombra di Caravaggio di Michele Placido (2022), Cattiva coscienza (2023).
Dodici repliche
Nel 2021 gira il suo primo film da sceneggiatore, regista e protagonista, Dodici repliche, e il cortometraggio The Winner. Il titolo del film, dedicato al mondo del teatro, dice molto di un autore che ha passato la vita fra palcoscenico e scrittura.
La televisione
In televisione è stato in Un posto al sole, La nuova squadra, Il clan dei camorristi, Don Matteo, Gomorra La serie per dieci episodi fra il 2016 e il 2017, Luna Park, la serie argentina su Maradona, La voce che hai dentro. Nel 2026 interpreta Raffaele Cutolo nella miniserie Portobello di Marco Bellocchio, dedicata a Enzo Tortora.
La Sala Umberto, teatro di via della Mercede
Il Teatro Sala Umberto ha 485 posti in una sala rettangolare con platea discendente e una balconata; nato nel 1882 al pianterreno di un palazzo di via della Mercede, è diretto artisticamente da Alessandro Longobardi dal 2002.
Dal 1882 al varietà
La sala fu voluta da Andrea Busiri Vici e decorata da Alessandro Bazzani; ospitò concerti, operette e commedie. Nel 1890 Giulio Podesti la ampliò fino a 650 posti, nel 1913 divenne cinematografo. Nel 1928 i fratelli Marino, già proprietari del Salone Margherita, la riportarono al varietà, con comici, sciantose e vedettes, e le diedero il nome del re.
Dal cinema alla prosa
Intorno al 1930 tornò il cinema. Nel 1981 la sala riaprì come teatro con l'Ente teatrale italiano, nel 1991 tornò al cinema, e dal 2002 è stabilmente teatro, con prosa, comicità, musica e spettacoli per ragazzi.
Una sala per il teatro con musica
Le dimensioni raccolte sono un vantaggio per uno spettacolo come Captivo, che mescola parola recitata e canzone: la voce arriva senza amplificazioni eccessive anche alle ultime file, e la band resta vicina al pubblico.
Intorno alla Sala Umberto: il rione Colonna
Via della Mercede è nel rione Colonna, fra la Fontana di Trevi e piazza di Spagna, a due passi da via del Corso.
Le chiese vicine
A pochi metri c'è piazza San Silvestro, con San Silvestro in Capite; poco più su, in via di Capo le Case, Sant'Andrea delle Fratte, con la cupola e il campanile di Borromini e gli angeli di Bernini.
Piazza Colonna e la Galleria
Lungo via del Corso si arriva a piazza Colonna, con la colonna di Marco Aurelio e Palazzo Chigi, e alla Galleria Alberto Sordi, utile nelle sere di pioggia.
Il Teatro Quirino
A dieci minuti a piedi c'è il Teatro Quirino: chi resta a Roma qualche giorno può costruirsi una piccola settimana teatrale senza prendere un mezzo.
Come arrivare alla Sala Umberto
La Sala Umberto è dentro la ZTL del centro storico: si arriva con la metro A, scendendo a Spagna o a Barberini e proseguendo a piedi per circa dieci minuti.
Da Spagna o da Barberini
Da Spagna si attraversa la piazza e si prende via di Propaganda verso Sant'Andrea delle Fratte; da Barberini si scende per via del Tritone e si piega a destra verso via della Mercede. Sono percorsi in piano o in leggera discesa.
In autobus
Molte linee di superficie percorrono via del Tritone e via del Corso: per il percorso esatto conviene usare il calcolatore di ATAC, che tiene conto delle deviazioni nel centro.
In auto e taxi
L'auto va lasciata fuori dalla ZTL, nei parcheggi in struttura intorno a Villa Borghese. All'uscita delle serali il taxi è la soluzione più comoda; piazza San Silvestro è un punto facile da indicare.
Come organizzare la serata o il pomeriggio
Con sei serali e quattro pomeridiane, Captivo offre due modi di vivere lo spettacolo: la sera dopo il lavoro, con la cena all'uscita, o il pomeriggio del fine settimana dentro una giornata in centro.
La serale
Le recite delle 20:30 finiscono in tempo per una cena nelle vie intorno a via della Mercede. Mercoledì 20 si comincia alle 19:30: è la data giusta per chi vuole rientrare presto o cenare con calma dopo.
La pomeridiana
Le recite delle 16 di sabato e domenica sono comode per chi è a Roma in visita: mattina a un museo, pranzo leggero, teatro, e all'uscita un giro fra Trevi e piazza di Spagna con le luci della sera.
Quando arrivare
Conviene essere in sala almeno venti minuti prima: ritiro dei biglietti e guardaroba richiedono tempo, e in uno spettacolo che comincia con una dichiarazione di poetica perdere l'inizio significa perdere la chiave.
Dove mangiare prima o dopo Captivo
Il rione Colonna offre ristorazione di ogni tipo; conviene allontanarsi di qualche strada dalle vie più turistiche.
Trattorie
Nelle vie fra via della Mercede, via del Pozzetto e via della Vite ci sono trattorie romane frequentate a pranzo da chi lavora nei palazzi della zona: un buon indizio di qualità.
Prima della pomeridiana
Per le recite delle 16 funzionano i bar e le pizzerie al taglio di via del Tritone. Dopo lo spettacolo del sabato o della domenica c'è ancora tempo per un aperitivo in centro.
Dopo la serale
A fine recita molte cucine del centro sono ancora aperte; per un bicchiere, le enoteche fra via del Corso e piazza di Spagna.
Accessibilità, età consigliata e informazioni pratiche
Per l'accessibilità della Sala Umberto a persone con mobilità ridotta e per l'accesso alla balconata conviene contattare la biglietteria del teatro, al numero 06 6794753, prima dell'acquisto.
Con i ragazzi
Captivo tocca temi adulti: prigionia, violenza, colpa, esclusione, con passaggi che la stessa presentazione definisce duri e quasi violenti. È adatto a ragazzi grandi, dai sedici anni, soprattutto se studiano Shakespeare o il teatro napoletano; non ai bambini.
La lingua
Buona parte dei testi è in napoletano. Chi non lo parla capirà comunque il senso delle scene, ma arrivare con un'idea della trama del Mercante di Venezia aiuta.
Metà gennaio a Roma: due settimane di teatro
Le due settimane di Captivo cadono subito dopo le feste, quando la stagione teatrale romana riprende a pieno ritmo.
Il clima
A gennaio le serate sono fredde e umide; per le pomeridiane del fine settimana il centro, dopo lo spettacolo, è ancora illuminato dall'ultima luce del giorno.
Gli altri spettacoli
Due giorni prima del debutto, l'11 gennaio, la Sala Umberto ospita il concerto di Federico Mecozzi su Franco Battiato. Nelle stesse date di Captivo, dal 13 al 24 gennaio, all'Ambra Jovinelli va in scena La cosa giusta con Dino Abbrescia e Massimo De Lorenzo: due modi diversi di raccontare la colpa, uno tragico, l'altro in commedia.
Una curiosità su Captivo di Gianfranco Gallo al Teatro Sala Umberto — dal 13 al 24 gennaio 2027
La curiosità più bella è un cerchio che si chiude. Gianfranco Gallo ha debuttato in teatro nel 1981 con Eden Teatro di Raffaele Viviani, nella compagnia di Roberto De Simone. Quarantacinque anni dopo, Viviani torna al centro del suo spettacolo, con i personaggi violenti di Festa di Piedigrotta: questa volta non recitati con rispetto filologico, ma fatti parlare come se li dirigesse Stanley Kubrick in Arancia meccanica. Il giovane attore della compagnia di De Simone è diventato l'autore che rilegge Viviani con gli occhi del cinema del Novecento.
La seconda curiosità riguarda la parola del titolo. Captivus, in latino classico, significava prigioniero e basta. Fu il Medioevo, con l'espressione captivus diaboli, a trasformare il prigioniero in cattivo. È una storia di lingua che Gallo mette al centro dello spettacolo, e che spiega bene il suo metodo: partire da un equivoco storico per porre una domanda attuale.
La terza riguarda la famiglia. Gianfranco è figlio del cantante Nunzio Gallo e fratello dell'attore Massimiliano Gallo: in Captivo le due anime di casa, canzone e recitazione, stanno sullo stesso palco nella stessa persona.
Una cosa che non ti dice nessuno su Captivo di Gianfranco Gallo al Teatro Sala Umberto — dal 13 al 24 gennaio 2027
Quello che non si dice è che Captivo contiene una presa di posizione politica netta. Nella presentazione ufficiale Gallo scrive che lo Shylock perseguitato di ieri assume oggi il volto e il destino di un palestinese, a dimostrazione di come la storia inverta continuamente i ruoli del dolore. Non è un dettaglio marginale: è una delle chiavi con cui l'autore rilegge il Mercante di Venezia, e una parte del pubblico potrebbe trovarla discutibile. Chi compra il biglietto farebbe bene a saperlo, per arrivare pronto a un teatro che non cerca il consenso.
La seconda cosa riguarda il genere. Il cartellone della Sala Umberto alterna comicità e prosa, e il nome di Gallo, per molti spettatori, è legato al cabaret degli anni Novanta e ai ruoli televisivi. Captivo è un'altra cosa: un lavoro espressionista, a tratti duro, in cui le canzoni classiche vengono private delle melodie consolanti. Chi si aspetta una serata leggera cambierà idea nei primi minuti.
La terza cosa è di calendario: mercoledì 20 gennaio la recita comincia alle 19:30, un'ora prima delle altre serali. Chi sceglie quella data controlli bene l'orario.
Il consiglio che ti do per visitare Captivo di Gianfranco Gallo al Teatro Sala Umberto — dal 13 al 24 gennaio 2027
Il consiglio è di rileggere, prima di andare, le scene del processo nel Mercante di Venezia. È il cuore del testo di Shakespeare e il punto da cui parte la domanda di Captivo, chi processa chi: arrivare con quelle pagine in mente permette di seguire la traduzione in napoletano senza perdersi, e di cogliere dove Gallo rovescia i ruoli.
Secondo consiglio: riascoltate Clandestino di Manu Chao e una versione classica di Voce 'e notte o di Io te vurria vasà. Lo spettacolo spoglia queste canzoni delle loro melodie rassicuranti: conoscere l'originale è l'unico modo per misurare la distanza.
Terzo, sui posti: la poltronissima costa 34 euro, la poltrona B 22. In una sala di 485 posti la differenza di visibilità non è enorme, ma per uno spettacolo che vive di parola e di espressioni le prime file valgono il supplemento. Chi ha un budget stretto scelga la poltrona A, a metà strada.
Infine, a nostro giudizio, conviene scegliere una delle recite della seconda settimana: lo spettacolo avrà già preso le misure della sala, e il passaparola della prima settimana potrà aiutare a capire se è la serata giusta.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che Gianfranco Gallo è un volto della fiction italiana: Un posto al sole, Gomorra La serie, Luna Park, e nel 2026 Raffaele Cutolo in Portobello di Marco Bellocchio. Si ricorda meno spesso che la sua carriera nasce nel teatro musicale colto, con Roberto De Simone, e che per anni è stato autore e direttore artistico di compagnie e teatri napoletani: il Sannazaro, dove nel 1998 assunse la direzione artistica della compagnia, il Cilea, il Trianon, e dal 2009 il Teatro dei Comici.
Un secondo fatto poco citato riguarda la storia napoletana. Nel 2002 Gallo vinse il premio Episcopio Teatro Festival con I Cucuzzari, testo sulla rivoluzione napoletana del 1799, e nel 2004 portò al Trianon il musical Napoli 1799: la stessa stagione della storia partenopea, raccontata due volte in due forme diverse. È un autore che usa la storia per parlare del presente, esattamente come fa Captivo con Shakespeare e Viviani.
Il terzo riguarda Roma: dal 1995 al 1997 Gallo è stato protagonista al Bal Tabarin della capitale. Il ritorno in un teatro del centro come la Sala Umberto chiude, trent'anni dopo, un altro cerchio romano.
La foto giusta da fare a Captivo di Gianfranco Gallo al Teatro Sala Umberto — dal 13 al 24 gennaio 2027
Durante lo spettacolo non si fotografa e non si filma: in un lavoro fatto di parola, musica e luci, uno schermo acceso disturba chi recita e chi è seduto intorno. La foto va fatta prima o dopo.
La più riuscita si scatta in via della Mercede, dal marciapiede opposto, con l'insegna rossa della Sala Umberto e la locandina di Captivo. Lasciate spazio sopra per la facciata del palazzo che ospita il teatro, con le finestre ad arco e i medaglioni: racconta una Roma di teatri nascosti nei pianterreni, lontana dalle cartoline.
Se andate a una pomeridiana, all'uscita c'è ancora un po' di luce: a pochi minuti, la scalinata di Trinità dei Monti al tramonto di gennaio, con il cielo che scurisce sopra la chiesa, è una foto semplice e riuscita. Per chi sceglie la serale, la Fontana di Trevi illuminata dopo le 22:30, quando la folla si dirada, resta l'immagine romana per eccellenza.
In sala, prima dell'inizio, una foto della platea discendente e della balconata restituisce la dimensione raccolta di un teatro nato nel 1882, che ha visto passare operette, cinema e varietà prima di tornare alla prosa.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La Sala Umberto nasce nel 1882, al pianterreno di un palazzo di via della Mercede, per volere di Andrea Busiri Vici, con interni decorati da Alessandro Bazzani: concerti, operette, commedie. Nel 1890 l'architetto Giulio Podesti la amplia a 650 posti; forse in quel periodo è conosciuta come Sala della Piccola Borsa. Nel 1913 il cinema la conquista, come conquista le sale di tutte le città italiane.
Nel 1928 i fratelli Marino, proprietari del Salone Margherita, la riportano al palcoscenico con il varietà, e la intitolano al re: Sala Umberto. Per un paio d'anni vi si esibiscono comici, sciantose e vedettes; intorno al 1930 torna il cinema, che resterà per mezzo secolo.
Nel 1981 la sala riapre come teatro dopo una ristrutturazione, con la direzione dell'Ente teatrale italiano e una programmazione di prosa. Nel 1991 torna al cinema. Dal 2002, con la direzione artistica di Alessandro Longobardi, è stabilmente teatro. Captivo, con la sua mescolanza di recitazione e canzone, riporta in via della Mercede qualcosa del varietà napoletano degli anni Venti, rovesciato in chiave tragica: le sciantose dei fratelli Marino cantavano per divertire, Gallo canta per inquietare.
Chi è passato da Captivo di Gianfranco Gallo al Teatro Sala Umberto — dal 13 al 24 gennaio 2027
Dalla Sala Umberto sono passati, fra le due guerre, gli artisti del varietà scritturati dai fratelli Marino: comici, sciantose, vedettes presentate come internazionali, lo stesso mondo che animava il Salone Margherita. Le fonti non conservano un elenco affidabile dei nomi, ma l'immagine è quella di una Roma che la sera andava in via della Mercede ad ascoltare canzoni.
Dal 2002 la sala ha ospitato soprattutto prosa, comicità e musica. Nella stagione 2026-2027 sul suo palcoscenico passano, fra gli altri, Francesco Montanari con Storia di un cinghiale, Giulio Corso e Federica De Benedittis con Cime Tempestose, Francesco De Gregori con i suoi concerti d'autunno e, l'11 gennaio, Federico Mecozzi con il suo omaggio strumentale a Franco Battiato.
Dal 13 al 24 gennaio 2027 passano da via della Mercede Gianfranco Gallo, Antonio Maiello, Luigi Esposito, Michele Visconte e Marco Castaldo. E, attraverso i testi, William Shakespeare, Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani, Salvatore Di Giacomo e Manu Chao, con l'ombra di Stanley Kubrick sulla scena più dura.
Domande frequenti su Captivo alla Sala Umberto
Quando va in scena Captivo a Roma?
Captivo di Gianfranco Gallo va in scena al Teatro Sala Umberto dal 13 al 24 gennaio 2027. Le serali sono alle 20:30, mercoledì 20 alle 19:30; sabato 16, domenica 17, sabato 23 e domenica 24 alle 16:00. Lunedì e martedì non ci sono recite.
Quanto costano i biglietti per Captivo?
I biglietti per Captivo alla Sala Umberto costano 34 euro in poltronissima, 28 in poltrona A e 22 in poltrona B, secondo la pagina ufficiale. Si comprano sul sito del teatro o in biglietteria, anche con la carta del docente.
Di cosa parla Captivo?
Captivo è uno spettacolo di teatro e musica che si interroga sul confine fra carceriere e carcerato, fra vittima e colpevole, fondendo il Mercante di Venezia tradotto in napoletano, Clandestino di Manu Chao, Eduardo, Viviani e grandi canzoni napoletane.
Chi è Gianfranco Gallo?
Gianfranco Gallo è un attore, cantante e drammaturgo napoletano nato nel 1961, figlio di Nunzio Gallo. Ha debuttato con Roberto De Simone nel 1981, ha diretto compagnie a Napoli e recitato in film come Fortapàsc e Pinocchio e nelle serie Gomorra e Portobello.
Che cosa significa Panacronic Opera?
Panacronic Opera è la formula con cui Gianfranco Gallo descrive il suo modo di costruire spettacoli come Captivo: fondere tempi, stili e linguaggi diversi in un unico istante scenico, guidato da un solo tema universale.
Captivo è adatto ai ragazzi?
Captivo affronta temi adulti come prigionia, violenza ed esclusione, con passaggi definiti duri anche dalla presentazione ufficiale. È adatto a ragazzi dai sedici anni, soprattutto se studiano Shakespeare o il teatro napoletano; non ai bambini.
Dove si trova il Teatro Sala Umberto?
Il Teatro Sala Umberto si trova in via della Mercede 50, nel rione Colonna, fra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi. Le fermate più comode sono Spagna e Barberini della metro A; il teatro è nella ZTL.
Il consiglio finale su Captivo
Captivo è uno spettacolo che chiede di essere preso sul serio: Shakespeare in napoletano, Viviani letto attraverso Kubrick, le canzoni più amate private della loro consolazione, e una presa di posizione politica esplicita. A nostro giudizio conviene sceglierlo sapendo che cosa si va a vedere, rileggere il processo del Mercante di Venezia, prenotare in poltronissima o in poltrona A per una delle recite della seconda settimana e, all'uscita, fare due passi fino alla Fontana di Trevi per lasciar sedimentare le domande che lo spettacolo lascia aperte.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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