PubblicaAccediRegistratiIl mio viaggio

Santo Stefano di Sessanio

Santo Stefano di Sessanio è un comune di poco più di cento residenti in provincia dell'Aquila, a 1.251 metri sul livello del mare, dentro il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il municipio è in via Nazario Sauro; il centralino del Comune risponde allo 0862 89203. Il borgo non ha biglietto d'ingresso: si entra a piedi, gratuitamente, a qualunque ora del giorno e della notte, perché è un paese abitato e non un parco archeologico recintato. Le auto restano fuori: i parcheggi sono lungo la strada di accesso e nello spiazzo sotto le mura, e da lì si sale a piedi in due o tre minuti su selciato irregolare. Da Roma si arriva in un'ora e cinquanta o due ore di autostrada A24 fino a L'Aquila Est, poi statale 17 verso Barisciano e salita finale di undici chilometri; da L'Aquila sono circa trenta chilometri e quaranta minuti. Il servizio di autobus di linea che collega il capoluogo alla montagna è ridotto e stagionale: chi non ha l'auto verifichi gli orari del vettore regionale prima di partire, perché nei giorni feriali invernali le corse utili sono pochissime. La torre medicea, simbolo del paese, è stata riaperta dopo la ricostruzione seguita al terremoto del 2009: la visita all'interno e alla terrazza dipende dai turni di apertura gestiti dal Comune e va confermata sul sito ufficiale del Comune di Santo Stefano di Sessanio.

Il borgo è una delle porte meridionali del parco nazionale abruzzese e affaccia sull'altopiano di Campo Imperatore: chi arriva da Roma per una giornata sola dovrebbe mettere in conto entrambi, perché distano meno di mezz'ora l'uno dall'altro.

Santo Stefano di Sessanio
Santo Stefano di Sessanio

Dove si trova Santo Stefano di Sessanio e come ci si arriva davvero

La geografia spiega il paese meglio di qualunque aggettivo. Santo Stefano di Sessanio occupa un dosso calcareo sul versante meridionale del massiccio del Gran Sasso d'Italia, appena sotto il gradino che porta alla piana di Campo Imperatore. Da un lato lo sguardo scende verso la valle del Tirino, dall'altro verso la bassa conca aquilana. Il territorio comunale si allunga a nord lungo l'altopiano fino al gruppo del Monte Prena, che ne rappresenta la massima elevazione. È una posizione da guardiano di valichi, ed è esattamente il ruolo che questo insediamento ha svolto per cinque secoli.

In auto da Roma a Santo Stefano di Sessanio

L'itinerario naturale è l'autostrada A24 Roma-Teramo fino all'uscita L'Aquila Est, poi la strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese in direzione Popoli. La deviazione si prende in prossimità di Barisciano e sale con tornanti larghi fino al paese. Chi preferisce l'altra via imbocca la statale 17 all'altezza di San Pio delle Camere, oppure risale da Ofena e Capestrano attraversando la valle del Tirino: quest'ultima è la strada più bella e la più lenta, con una successione di paesi di pietra che meritano una sosta ciascuno. In condizioni normali da Roma si viaggia due ore scarse. Nei fine settimana di agosto e nei giorni della sagra di settembre l'ultimo tratto si intasa, e il consiglio pratico è arrivare entro le nove e mezza del mattino.

In auto da L'Aquila e dal versante teramano

Da L'Aquila sono trenta chilometri di statale 17 più la salita finale: quaranta minuti senza fretta. Da nord esiste la via alta, quella che attraversa Campo Imperatore e supera il valico di Capo di Serre, e quella che scende da Vado di Sole provenendo da Castelli o Farindola, sempre passando per Capo di Serre. Sono strade magnifiche e sono anche le prime a chiudere con la neve: da novembre a marzo si controlla lo stato dei valichi prima di impegnarsi, perché ritrovarsi davanti a una sbarra a duemila metri con il buio che arriva alle sedici e mezza non è un'esperienza che si desidera ripetere. Una strada secondaria asfaltata raggiunge la parte sud-occidentale di Campo Imperatore e si innesta sulla statale 17 bis.

Con i mezzi pubblici e a piedi

Il collegamento con autobus di linea fra L'Aquila e i paesi della baronia di Carapelle esiste ma è pensato per i residenti, con corse concentrate al mattino presto e nel primo pomeriggio dei giorni scolastici. Chi vuole tentarlo deve verificare gli orari aggiornati sul sito del vettore regionale abruzzese e mettere in conto di dover tornare a L'Aquila lo stesso giorno entro il primo pomeriggio. La mia opinione, dopo aver accompagnato gruppi su questo versante per anni, è netta: senza auto o senza un transfer organizzato Santo Stefano di Sessanio si visita male. Meglio un noleggio per la giornata che un pomeriggio passato a guardare l'orologio alla fermata.

Chi cammina ha invece un'alternativa vera. Il sentiero che collega Santo Stefano di Sessanio a Rocca Calascio è uno degli itinerari più frequentati dell'Appennino centrale: si percorre in un'ora e mezza abbondante in salita, con dislivello contenuto e panorama continuo. Transita inoltre dal territorio comunale un tratto della grande Ippovia del Gran Sasso, il circuito a cavallo che gira attorno al massiccio.

Il borgo di Santo Stefano di Sessanio: come è fatto e come si legge

Il paese ha la forma che gli storici dell'architettura chiamano a nido d'aquila: le case si avvolgono in spirale attorno all'altura sommitale, appoggiate l'una all'altra, con i muri che diventano contrafforti e i contrafforti che diventano muri di casa. Non c'è un metro quadro sprecato. Tutto è costruito con la stessa pietra calcarea bianca cavata a poche centinaia di metri, il che spiega perché al tramonto il borgo passi dal grigio al rosa nel giro di dieci minuti.

Il tessuto edilizio si è formato a partire dal Trecento attorno al presidio fortificato della torre. Si entra da ovest, per via Nazario Sauro, oppure da est, per via del Cantone: quest'ultima è la salita che porta alla porta medicea. Dentro, il dedalo si organizza su due assi principali, via della Chiesa e via Torre. Molti passaggi sono voltati, cioè coperti da archi su cui poggiano altre abitazioni, e in diversi punti si riconoscono ancora i contrafforti della cinta muraria fusi con le case civili. È un fenomeno che gli specialisti dell'incastellamento appenninico studiano da decenni, e Santo Stefano di Sessanio ne offre uno degli esempi più leggibili d'Italia proprio perché non è stato sventrato dall'edilizia del Novecento.

La porta urbica di Santo Stefano di Sessanio

Si incontra a fianco della cappella medicea, prima di sbucare in Piazza Medicea. Non sappiamo con certezza se un varco esistesse già prima dell'arrivo dei Medici; quello che vediamo oggi è il risultato del rifacimento cinquecentesco. La porta si presenta come un blocco turrito saldato a un'abitazione, con un profondo fornice a sesto acuto sormontato dallo stemma gentilizio dei Medici. Sopra lo stemma corre una caditoia: un canale verticale dal quale si lasciavano cadere pietre sugli assalitori fermi davanti al portone. È probabile, ma non documentato, che il blocco terminasse con una torretta merlata alla ghibellina, come accadde nel rifacimento delle mura del castello di Rocca Calascio; quella parte oggi manca, e l'ipotesi corrente la attribuisce al terremoto del 1703.

Piazza Medicea e il Palazzo delle Logge

Superata la porta si apre lo spazio più regolare del borgo, la piazzetta dei Medici. Vi affacciano la cappella della Madonna e il Palazzo delle Logge, che fu sede del capitano di giustizia, cioè dell'ufficiale che amministrava la giurisdizione feudale per conto del signore. È il punto in cui l'urbanistica racconta il potere: chi arrivava dal basso, dopo la salita e il fornice buio della porta, si trovava davanti alla facciata dell'autorità. La regia è cinquecentesca e funziona ancora.

Santo Stefano di Sessanio
Santo Stefano di Sessanio

Il Palazzo Mediceo detto La Bifora o del Capitano

L'edificio più grande del paese sorge lungo via della Chiesa, a pochi passi da Piazza Medicea. Fu costruito dai Medici come residenza signorile e conserva la struttura che gli valse il soprannome: due grandi bastioni in pietra e due finestre bifore di gusto tardogotico, incastonate in una muratura che è già rinascimentale nell'impianto. La facciata principale è ornata dal loggiato della metà del Cinquecento, un percorso pedonale coperto che serve le finestre vere e proprie e l'accesso al piano superiore. Vale la pena fermarsi un minuto sotto le bifore e guardare come sono lavorati i capitelli: la mano è di scalpellini locali che copiano modelli fiorentini di seconda mano, e l'attrito fra il modello colto e l'esecuzione montanara è precisamente ciò che rende questo palazzo interessante. Un architetto fiorentino non avrebbe mai messo quei bastioni sotto quelle bifore.

La Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio

È il monumento che tutti fotografano e quello con la storia più drammatica. La torre di avvistamento è documentata nel Trecento in cima al borgo, ma si presume esistesse già prima, forse in epoca normanna, isolata su un cocuzzolo e collegata a vista con le torri di Rocca Calascio, Castel del Monte e Castelvecchio Calvisio. Serviva a controllare i traffici sul tratturo che scendeva verso Foggia e a dare l'allarme alla popolazione in caso di scorreria.

Come era la torre prima del 2009

La torre aveva pianta cilindrica ed era costruita in pietra concia locale, con caditoie e feritoie per le balestre. Le fonti divergono sull'altezza: la documentazione della ricostruzione la indica in diciotto metri, la tradizione locale in venti. L'intervento dei Medici, dopo il 1579, migliorò il passaggio di ronda con una scala a chiocciola e ridisegnò la sommità con caditoie, beccatelli e merlatura alla ghibellina, quella a coda di rondine. Non era una torre difensiva di prima linea: era un segnale, un punto della rete ottica che teneva insieme la baronia.

La notte del 6 aprile 2009

Il terremoto che devastò L'Aquila e il suo cratere colpì il borgo alle 3:32 del 6 aprile 2009. La torre crollò, alcune abitazioni con lei, molte altre furono gravemente lesionate. L'immagine del cocuzzolo decapitato divenne uno dei simboli visivi di quel sisma, insieme alle facciate puntellate del capoluogo. Il fatto che l'edificio fosse in pietra a secco lavorata, però, si rivelò una fortuna: crollando, la torre si sbriciolò in conci che rimasero in gran parte integri ai piedi del rudere.

La ricostruzione della torre di Santo Stefano di Sessanio

I lavori furono affidati nel febbraio 2017 dopo una gara condotta dal Segretariato regionale del Ministero della cultura per l'Abruzzo, con la copertura finanziaria assicurata dall'Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere. L'importo complessivo dell'intervento è stato di 1.505.000 euro. La prima pietra fu posata nel maggio 2017 e la consegna avvenne l'8 ottobre 2021, giorno dell'inaugurazione ufficiale. Progettista e direttore dei lavori fu l'architetto Bruno Gori; al cantiere collaborarono il Comune, l'USRC, il Segretariato regionale del Ministero e il Consorzio Edilizia Sperimentale dell'Università dell'Aquila.

Il criterio adottato è quello che in restauro si chiama restituzione: si è rialzata la torre riusando gli stessi materiali lapidei, conservati per la maggior parte intatti, e riproponendo i medesimi apparecchi murari. In pratica ogni concio recuperato è stato catalogato, mappato e rimesso dove il rilievo diceva che fosse prima. Non è una ricostruzione in stile: è un rimontaggio. La differenza conta, e si vede a occhio nudo se ci si avvicina al paramento e si guarda la tessitura irregolare delle pietre, con le stilature nuove che riempiono i vuoti senza fingersi antiche.

La mia opinione su questo cantiere è positiva e non del tutto scontata. Dodici anni sono tanti, e per dodici anni il paese ha vissuto senza il proprio profilo. Ma il risultato è uno dei pochi casi italiani in cui la ricostruzione post sisma non ha prodotto un falso: chi sale oggi vede una torre vera, fatta delle sue pietre, non un modello in cemento rivestito.

Santo Stefano di Sessanio
Santo Stefano di Sessanio

Le chiese di Santo Stefano di Sessanio

Sono quattro gli edifici sacri che compongono il quadro religioso del paese, e ciascuno racconta una fase diversa della sua storia: la chiesa madre fuori dalle mura, la chiesa antica dentro le mura, la cappella di piazza voluta in epoca moderna e la cappella pastorale giù al lago.

La Chiesa Madre di Santo Stefano Protomartire

Si raggiunge seguendo via Cesare Battisti: sorge fuori dalle mura, all'ingresso del cimitero, secondo uno schema comune ai paesi appenninici in cui la parrocchiale antica resta dov'era la comunità prima dell'incastellamento. L'aspetto attuale è quello della metà del Settecento, perché l'edificio fu rifatto dopo i danni del terremoto del 1703; il portale romanico, però, autorizza a ritenere che una chiesa esistesse qui già nel Duecento.

La facciata è quadrata, all'aquilana maniera: un fronte piatto e rettangolare, coronato in orizzontale, con un oculo centrale in asse sopra il portale. Il portale è inquadrato da una cornice in pietra bianca con arco a tutto sesto e una lunetta anticamente decorata da un affresco, oggi perduto. Il campanile laterale è una torre a pianta quadrata con cuspide piramidale; l'abside è semicircolare.

All'interno, contro ogni aspettativa suggerita dalla facciata, l'aula è a tre navate e conserva l'impianto storico. La navata centrale, più alta e più ampia, è voltata a crociera con costoloni profondi; i pilastri reggono archi a tutto sesto. Le navate laterali, più strette, ospitano tele settecentesche con le storie del martirio di Gesù e di Santo Stefano. L'altare maggiore è invece pienamente barocco, con pennacchi e stucchi fastosi e la statua del santo titolare. Fra gli arredi si conservano una statua policroma della Madonna col Bambino e una di Santo Stefano.

La chiesa di Santa Maria del Ruvo dentro le mura

Dentro la cinta, lungo il dedalo che sale alla torre, si incontra la seconda chiesa del paese, intitolata alla Madonna del Ruvo. Le fonti la collocano fra il Duecento e il Trecento e le riconoscono a lungo il ruolo di chiesa madre della comunità murata. È l'edificio che testimonia il momento in cui la popolazione si spostò definitivamente dentro le difese, portandosi appresso il culto.

La cappella medicea di Santa Maria delle Grazie o del Carmine

Affaccia su Piazza Medicea ed è la chiesa che, dopo il 2009, ha assunto le funzioni parrocchiali al posto della chiesa di Santo Stefano danneggiata dal sisma. La costruzione risale al Settecento. Fino al 1918 aveva una facciata in pietra grezza con un campanile a vela: poi, in occasione della fine della Grande Guerra, il fronte fu ridisegnato con una grande lapide decorata dall'allegoria della Vittoria alata e una lastra di marmo centrale con i nomi dei caduti. Nel 1946 vi si aggiunse una seconda lastra per i caduti civili della Seconda guerra mondiale. Prima del monumento ai caduti l'unico elemento decorativo era il portale, tipicamente barocco di stile romano, con timpano curvilineo spezzato. L'interno è a navata unica; l'altare maggiore è a cappella, con architrave e nicchia, e ospita la statua della Beata Vergine Maria del Carmine.

C'è un dettaglio che i visitatori frettolosi perdono sempre. Guardate la lapide della Grande Guerra e contate i nomi, poi guardate quanti abitanti ha il paese oggi. Il rapporto fra le due cifre è il modo più rapido per capire che cosa sia stato lo spopolamento di questa montagna nel Novecento.

La cappella della Madonna del Lago

Si trova poco fuori dal centro, presso il laghetto di Santo Stefano, seguendo via Umberto I. È una cappella pastorale costruita nel Seicento e poi ampliata: barocca, a navata unica, con un portico sulla facciata che era il riparo dei pastori durante le funzioni all'aperto. Il sisma del 2009 l'ha danneggiata, colpendo soprattutto il portico, e da allora è oggetto di interventi di restauro. La sua posizione, isolata sull'erba a poche decine di metri dall'acqua, la rende il soggetto fotografico più celebre del comune dopo la torre.

La storia di Santo Stefano di Sessanio, dai monaci ai Medici

Poche comunità di cento abitanti hanno un archivio storico così ricco, e il motivo è economico: qui passava la lana.

Le prime notizie: il Chronicon Vulturnense

Le contrade comprese nel territorio comunale compaiono per la prima volta nel Chronicon Vulturnense, la cronaca del monastero di San Vincenzo al Volturno, e risalgono all'inizio del IX secolo: erano terre di proprietà monastica. La prima menzione certa di un insediamento chiamato Santo Stefano è invece del Duecento, con le fonti che oscillano fra il 1239 e il 1240. Nel mezzo c'è l'opera capillare degli ordini religiosi, che moltiplicano le terre coltivabili, ripopolano le campagne anche ad alta quota e favoriscono la nascita di borghi fortificati: quanto più elevati, tanto più sicuri.

La baronia di Carapelle

Dal Duecento Santo Stefano entra nel distretto feudale della baronia di Carapelle, insieme a Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Calascio e Rocca Calascio. Cinque paesi, un unico destino amministrativo, che il borgo seguirà fino al 1806, anno dell'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli. Nell'ordine, il feudo passò per le mani delle famiglie Pagliara, Colonna, Celano, Caldora, Accrocciamuro, Piccolomini Todeschini, Del Pezzo, Cattaneo, Medici e infine Borbone.

Il 1474 e le 94.070 pecore

Il numero che spiega tutto è questo. Nel 1474, sotto gli Aragonesi, l'abolizione della tassa sugli animali e il riordino dei pascoli di Puglia liberano la pastorizia transumante. In quell'anno Santo Stefano, Calascio, Rocca Calascio e Carapelle risultano registrati nella dogana di Puglia con 94.070 pecore. Novantaquattromila capi per quattro paesi di montagna: è la misura di che cosa fosse la transumanza appenninica prima dell'età moderna, e spiega perché un borgo a 1.251 metri potesse permettersi palazzi con loggiati rinascimentali.

I Medici e la lana carfagna

Nel 1579 Costanza Piccolomini, figlia unica di Innico, cede la baronia di Carapelle a Francesco I de' Medici, granduca di Toscana. Le terre resteranno medicee fino al 1743. È il periodo di massimo splendore: Santo Stefano diventa base operativa della Signoria di Firenze per il commercio della lana detta carfagna, prodotta qui, lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa. Il paese assume in quei decenni la fisionomia che ancora conserva, con lo stemma delle palle sulla porta, la torre rimaneggiata e il palazzo del capitano.

Vale la pena capire che cosa fosse la carfagna, perché il nome dice poco al lettore di oggi. Era una lana grezza, scura, corta e resistente, adatta a panni pesanti e non ai tessuti pregiati: non era il prodotto di lusso dei Medici, era il loro prodotto di massa. Firenze comprava a monte la materia prima a prezzi controllati e la lavorava a valle nei propri opifici. Santo Stefano di Sessanio, in questo schema, era un capolinea di filiera, e i suoi abitanti lavoravano dentro un sistema economico transregionale che la maggior parte dei borghi appenninici non ha mai conosciuto.

Il declino, l'emigrazione, la rinascita

Con l'Unità d'Italia e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie finisce l'attività millenaria della transumanza. Senza i pascoli invernali il sistema si spezza, e per il borgo comincia una decadenza lunga un secolo, scandita dall'emigrazione verso Canada, Francia, Belgio e Germania. La popolazione, che nell'Ottocento contava oltre un migliaio di persone, si riduce ai numeri di oggi.

La svolta arriva alla fine del Novecento, per una combinazione di tre fattori: la politica delle amministrazioni comunali che si sono succedute, il lavoro volontario dei pochi giovani rimasti nella pro loco dalla fine degli anni Sessanta in poi, e gli investimenti dei residenti. Il quarto fattore arriva nel 1994 e ha un nome e cognome.

Le origini del nome Santo Stefano di Sessanio

Il toponimo ha assunto la specificazione "di Sessanio" con il Regio Decreto del 21 aprile 1863, quando il Regno d'Italia mise ordine nei nomi dei comuni omonimi. La tesi più accreditata fa derivare quella specificazione da una corruzione di Sextantio, piccolo insediamento romano che sorgeva nei pressi dell'abitato attuale; secondo una lettura diffusa il nome indicherebbe una distanza di sei miglia da un villaggio romano più importante. Resta un'ipotesi filologica, non un dato documentato, e va presa per quello che vale. Il nome antico è comunque tornato in circolazione, perché è quello che l'albergo diffuso ha scelto per sé.

Daniele Kihlgren, Sextantio e l'albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio

Nel 1994 un giovane imprenditore milanese di origini svedesi, Daniele Kihlgren, arriva in paese e compra una parte consistente del borgo abbandonato. L'idea che mette in pratica è un recupero conservativo integrale: non ristrutturare le case rendendole moderne, ma consolidarle mantenendo intonaci, pavimenti, aperture, arredi poveri e persino le imperfezioni. Le camere ricavate nelle vecchie abitazioni diventano un albergo diffuso, cioè una struttura ricettiva con la reception in un edificio e le stanze sparse nel tessuto del paese.

Il progetto prende il nome di Sextantio e apre le porte negli anni Duemila. La sede è in via Principe Umberto; la struttura comprende camere di diverse tipologie, una cucina che lavora sulla tradizione gastronomica abruzzese, una cantina dedicata ai vini regionali e una tisaneria. Il numero dei posti letto è deliberatamente contenuto, perché il modello non regge la scala.

L'effetto sul paese è stato enorme e va raccontato senza agiografia. Da un lato l'operazione ha portato la stampa nazionale e internazionale a occuparsi di un comune che stava per spegnersi, ha richiamato altri investitori, ha riaperto botteghe artigiane e ha reso economicamente sensato restare. Il borgo è entrato nel club dei Borghi più belli d'Italia e ha vinto premi di settore. Dall'altro lato, un paese in cui una parte cospicua del patrimonio edilizio appartiene a un unico soggetto e in cui l'immagine è fissata per contratto estetico è un caso di studio che gli urbanisti discutono da vent'anni, fra chi ci vede la salvezza e chi ci vede un museo abitato.

La mia posizione, da professionista che ci porta gruppi, è pragmatica. Senza quell'acquisto nel 1994, oggi qui ci sarebbero rovine e villette in cemento sulla strada. Con quell'acquisto c'è un paese vivo, caro, molto fotografato e a tratti un po' rigido. Preferisco il secondo scenario, e lo dico sapendo che è una scelta politica oltre che estetica.

La lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, presidio Slow Food

Il secondo motivo di fama del borgo cresce a un chilometro dalle mura. A nord, poco sotto il paese, si apre una piccola piana circondata da monti, coltivata a patate e legumi. Qui si semina la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, un ecotipo autoctono riconosciuto come presidio Slow Food.

Che cosa la rende diversa

È una lenticchia minuscola, di pochi millimetri di diametro, globosa e scura, di colore bruno violaceo. La buccia è sottile e molto permeabile: per questo non richiede ammollo prima della cottura, cosa che nessun altro legume di questa famiglia consente. Il sapore è più marcato e leggermente terroso rispetto alle lenticchie di pianura, e la consistenza dopo la cottura resta compatta.

Dove e come si coltiva

La coltivazione avviene esclusivamente sopra i mille metri, sui versanti del Gran Sasso, con i risultati migliori attorno ai 1.200 metri; alcuni campi arrivano a 1.450 e in casi estremi anche più in alto. Le condizioni che la pianta richiede sono precisamente quelle che qui abbondano: inverni lunghi e rigidi, primavere brevi e fresche, suoli montani calcarei e poveri che non hanno bisogno di concimazioni consistenti. La semina si fa a fine marzo, appena la neve libera i campi; la raccolta cade fra la fine di luglio e la fine di agosto e si esegue in larga parte a mano, perché su quelle pendenze la mietitrebbia perderebbe fra il trenta e il quaranta per cento del prodotto.

La documentazione storica è antica: coltivazioni di legumi, e in particolare di lenticchie, sono citate in questa zona aquilana in documenti monastici già dal 998. Il presidio è sostenuto dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e riunisce un numero limitato di produttori, quasi tutti anziani, che affrontano due minacce concrete: i danni dei cinghiali sui campi e la concorrenza di prodotto spacciato per locale ma coltivato altrove.

Come si mangia e come si compra

La ricetta canonica è la zuppa di lenticchie servita con quadratini di pane fritto in olio d'oliva. Nelle osterie del borgo la trovate quasi sempre, spesso accompagnata da pecorino, miele e, nella stagione giusta, tartufo. Il consiglio pratico è secco: comprate la lenticchia in paese, dai produttori o nelle botteghe che espongono il marchio del presidio, e diffidate dei sacchetti generici con la foto del borgo stampata sopra. Il prezzo di una lenticchia vera di questa quota non può competere con quello di una lenticchia di importazione, e se costa poco non è quella.

Il laghetto, i sentieri e la natura attorno a Santo Stefano di Sessanio

Sotto il paese, alimentato dallo scioglimento delle nevi, si distende un piccolo lago con il suo canneto. Non è grande e in estate si abbassa parecchio, ma è il punto in cui il borgo si specchia, ed è la ragione per cui la fotografia più diffusa di Santo Stefano di Sessanio non è scattata dal borgo bensì da riva, con la torre riflessa nell'acqua e la cappella della Madonna del Lago in primo piano.

I percorsi principali

Il laghetto di Santo Stefano è la meta più semplice: venti minuti a piedi dal parcheggio, adatta a chiunque, con l'anello attorno alla sponda che si chiude in poco più di mezz'ora. Il percorso guidato fino a Rocca Calascio è l'itinerario classico della giornata: si sale per prati e muretti a secco fino al castello, con vista che si apre sul Tirino e su tutta la baronia. In inverno una parte dei tracciati diventa percorribile con le ciaspole, e l'Ippovia del Gran Sasso offre un tratto sciistico di fondo escursionistico quando la neve tiene.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Il comune ricade interamente nel parco, istituito nel 1991, che si estende su circa 141.000 ettari fra Abruzzo, Lazio e Marche, cioè fra le province dell'Aquila, Pescara, Teramo, Rieti e Ascoli Piceno: è per estensione la terza area protetta italiana e la sede dell'ente è ad Assergi, frazione dell'Aquila. La fauna comprende il camoscio appenninico, reintrodotto sul massiccio fra il 1992 e il 1999 e stimato attorno ai 1.200 esemplari nel 2021, il lupo appenninico che ha ricostituito piccoli branchi e sporadici maschi erratici di orso bruno marsicano provenienti dal parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il cui cuore è a Pescasseroli.

Laghetto di Santo Stefano Santo Stefano di Sessanio
Il laghetto sotto Santo Stefano di Sessanio

Che cosa vedere attorno a Santo Stefano di Sessanio

Rocca Calascio

A circa 1.460 metri di quota, il castello di Rocca Calascio è uno dei più alti d'Italia e il vicino più illustre del borgo. La tradizione ne attribuisce la fondazione a Ruggero II d'Altavilla dopo la conquista normanna. Nel 1463 Ferdinando I di Napoli lo concesse ad Antonio Todeschini Piccolomini, che ne commissionò l'adeguamento alle armi da fuoco con le quattro torri cilindriche angolari che vediamo ancora. Nel 1579 la fortezza passò ai Medici insieme al resto della baronia, per la cifra di 106.000 ducati. Con i Borbone, dopo il 1743, iniziò il declino: nel 1957 il borgo ai piedi del castello risultava completamente disabitato. Poco sotto la rocca sorge la chiesa di Santa Maria della Pietà, eretta nel 1596 sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio, con pianta ottagonale e cupola a otto spicchi; la leggenda vuole che sorga dove la popolazione sconfisse una banda di briganti. Il castello è servito da un parcheggio e da un tratto finale a piedi obbligatorio, ed è meta di escursioni tutto l'anno.

Campo Imperatore

Campo Imperatore è l'altopiano che si apre a nord del paese: fino a diciotto chilometri di lunghezza per otto di larghezza, circa settantacinque chilometri quadrati fra i 1.500 e i 2.100 metri. L'alpinista Fosco Maraini lo paragonò alla valle di Phari Dzong e coniò il soprannome di Piccolo Tibet, rimasto in uso. A quota 2.130 metri sorge l'albergo dove nel 1943 fu tenuto prigioniero Benito Mussolini, liberato il 12 settembre da reparti tedeschi guidati dal capitano delle SS Otto Skorzeny nell'operazione Quercia. Poco più in alto, a 2.145 metri, si trovano le cupole della stazione osservativa dell'Osservatorio astronomico d'Abruzzo, con un telescopio di oltre un metro di diametro; dal 2001 vi opera un programma di ricerca su asteroidi e oggetti del sistema solare. A 2.135 metri il giardino botanico alpino intitolato a Vincenzo Rivera occupa circa 3.500 metri quadrati dedicati alla flora d'alta quota. La funivia del Gran Sasso collega Fonte Cerreto, a 1.150 metri, con l'albergo di Campo Imperatore in circa sette minuti ed è in inverno l'unico accesso possibile alla parte occidentale dell'altopiano.

Gli altri paesi della baronia

Calascio, Carapelle Calvisio e Castelvecchio Calvisio completano il quadro e si visitano in mezza giornata l'uno dopo l'altro. Castelvecchio Calvisio, in particolare, ha una pianta ellittica chiusa che è un unicum urbanistico appenninico. Più lontano, verso sud, la valle del Tirino e Capestrano conducono al luogo di ritrovamento del Guerriero di Capestrano, la statua italica conservata oggi al museo archeologico nazionale d'Abruzzo a Chieti.

Eventi e stagioni a Santo Stefano di Sessanio

Il calendario del borgo è concentrato in poche date, e sono le date in cui il paese si riempie. Il programma estivo storico, con passeggiate ecologiche, riscoperta delle tradizioni, mostre letterarie e artistiche, spettacoli e piccoli concerti, è quello che il Comune promuove sotto il titolo Magie nel Borgo. A metà agosto si tiene la manifestazione con mostra mercato e scene di ambientazione medievale, accompagnata dal Palio del Parco, una giostra cavalleresca fra i comuni del territorio. Il primo fine settimana di settembre è dedicato alla sagra della lenticchia, che si ripete da oltre mezzo secolo e mette in tavola, oltre al legume, l'intero repertorio gastronomico abruzzese. A fine dicembre il borgo allestisce il proprio programma natalizio. Il patrono si festeggia il 3 agosto. Le date esatte di ogni edizione cambiano di anno in anno e vanno confermate sui canali ufficiali del Comune.

Quando andare a Santo Stefano di Sessanio e quando evitarlo

Giugno e settembre sono i mesi migliori: temperature miti, luce lunga, paese frequentato ma non assediato, e a settembre la lenticchia appena raccolta. Luglio e agosto portano il pieno di visitatori e il pieno di eventi, con il ferragosto che è il momento di massima pressione: se venite allora, arrivate presto e parcheggiate lontano senza discutere. L'inverno è la stagione più bella in assoluto per chi accetta il freddo vero: a 1.251 metri la neve tiene e il borgo bianco su fondo bianco è uno spettacolo raro, ma le strade di accesso possono richiedere catene o gomme invernali e diversi esercizi chiudono. Aprile e novembre sono i mesi più incerti, con la possibilità concreta di trovare nebbia fitta e poco aperto.

Quanto tempo serve per visitare Santo Stefano di Sessanio

Il borgo in sé si percorre in un'ora e mezza di cammino lento, comprese le soste fotografiche. Aggiungendo il laghetto e la cappella della Madonna del Lago si arriva a tre ore. Chi vuole associare Rocca Calascio a piedi deve calcolare una giornata intera, con partenza entro le nove del mattino. Il mio consiglio operativo per chi viene da Roma è di dedicare a Santo Stefano di Sessanio la mattina e a Rocca Calascio il pomeriggio, lasciando Campo Imperatore a una seconda visita: schiacciare tre luoghi in dieci ore significa non vederne bene nessuno.

Santo Stefano di Sessanio con i bambini

Il paese funziona bene con i ragazzini dai sei anni in su: i vicoli voltati, i passaggi sotto le case, la torre in cima e i muretti da scavalcare compongono un percorso che si racconta da solo. Sotto i tre anni il passeggino è un problema serio, perché il selciato è irregolare e ci sono gradini ovunque: meglio lo zaino porta bebè. Il laghetto è il posto giusto per la merenda e per lasciare correre i più piccoli su terreno pianeggiante. In inverno valutate bene il freddo: qui il vento di montagna abbassa la temperatura percepita di parecchi gradi rispetto alla valle.

Accessibilità di Santo Stefano di Sessanio

Va detto con chiarezza: il borgo non è accessibile in modo autonomo a chi si muove in sedia a rotelle. Le pendenze sono forti, il fondo è in pietra viva sconnessa, i passaggi voltati hanno gradini. La parte bassa attorno al parcheggio e la strada che porta al laghetto offrono tratti percorribili con assistenza. Chi ha difficoltà motorie lievi metta scarpe con suola scolpita e calcoli il doppio del tempo, soprattutto con la pietra bagnata, che qui diventa scivolosissima.

Dove mangiare e che cosa si beve

La ristorazione del borgo è concentrata in pochi indirizzi, fra osterie, la locanda presso il lago e la cucina dell'albergo diffuso. Il repertorio è quello della montagna aquilana: zuppa di lenticchie, pecorino, salumi di pecora, pasta alla chitarra, agnello, arrosticini, e in stagione tartufo e funghi. I vini sono quelli regionali, montepulciano d'Abruzzo e trebbiano in testa, con qualche cerasuolo. Nei fine settimana di alta stagione la prenotazione non è un vezzo: i coperti sono davvero pochi e alle tredici e mezza si resta a piedi.

Una curiosità su Santo Stefano di Sessanio

La curiosità più bella riguarda le pietre. Quando la torre crollò nella notte del 6 aprile 2009, la prima reazione degli amministratori fu quella che avrebbe avuto chiunque davanti a un cumulo di macerie: rimuovere. Prevalse invece la scelta opposta. Ogni concio caduto fu raccolto, numerato, catalogato e conservato, perché la torre era in pietra concia locale lavorata a secco e il crollo, invece di polverizzarla, l'aveva scomposta nei suoi elementi originari. Da quel deposito di pietre numerate è nato il progetto di restituzione che ha rialzato il monumento fra il maggio 2017 e l'ottobre 2021 riusando gli stessi materiali e gli stessi apparecchi murari.

Il punto interessante, per chi conosce il restauro, è che questa operazione somiglia a un'anastilosi archeologica applicata a un edificio medievale ancora in uso, una scelta che in Italia si adotta molto più raramente di quanto si creda. La ricostruzione in stile, quella che rifà l'aspetto con materiali nuovi, è più rapida e costa meno. Qui si è preferito un cantiere lungo dodici anni e un importo di 1.505.000 euro per avere una torre autentica anziché una copia convincente.

C'è una seconda curiosità, minore ma parlante, che si legge sulla porta urbica. Lo stemma mediceo scolpito sopra il fornice porta le palle araldiche della famiglia. Quelle palle, in un paese di pastori a 1.251 metri di quota nell'Appennino aquilano, sono la firma di un impero tessile che partiva da qui e finiva sui banchi delle fiere europee. Santo Stefano di Sessanio non era una periferia decorata con simboli presi in prestito: era un nodo produttivo del sistema fiorentino, e lo stemma era un marchio di proprietà oltre che di prestigio.

Una cosa che non ti dice nessuno su Santo Stefano di Sessanio

Che il paese, per come lo vedete, è il risultato di una decisione privata e di un vincolo estetico volontario, non soltanto di una fortuna storica.

Le guide raccontano volentieri che Santo Stefano di Sessanio si è conservato perché era povero e spopolato, e in parte è vero: dove non ci sono soldi non si costruisce, e la mancanza di edilizia novecentesca ha salvato l'impianto medievale. Ma la conservazione dell'aspetto attuale ha una data e un atto: nel 1994 l'acquisto di una parte consistente del patrimonio edilizio da parte di Daniele Kihlgren, e il vincolo autoimposto di un recupero che non alterasse intonaci, aperture e materiali. Da quel momento il paese ha smesso di essere semplicemente vecchio e ha iniziato a essere deliberatamente antico. Sono due cose diverse, e la differenza si vede nei dettagli: le prese elettriche nascoste, l'assenza di insegne luminose, le porte in legno grezzo, la mancanza quasi totale di infissi in alluminio.

La conseguenza pratica che riguarda il visitatore è questa: qui non troverete la scenografia disordinata di un borgo appenninico qualsiasi, con il balcone in cemento accanto all'arco quattrocentesco. Troverete un'immagine coerente. Chi cerca autenticità grezza a volte ne resta spiazzato e parla di paese museificato; chi ha visto che cosa è successo ad altri borghi della zona, invasi da villette e rivestimenti in finta pietra, arriva a conclusioni opposte. La seconda informazione poco nota è che una parte dei residenti attuali non è nata qui: sono persone arrivate negli ultimi vent'anni per lavorare nell'accoglienza, nell'artigianato e nella ristorazione. Il paese non si è ripopolato da solo, è stato ripopolato da un'economia nuova. E questa economia, come tutte le monocolture, ha i suoi rischi, che gli amministratori conoscono bene.

Il consiglio che ti do per visitare Santo Stefano di Sessanio

Andateci in un giorno feriale e restateci fino al buio. È il consiglio più semplice e quello che quasi nessuno segue.

La massa dei visitatori arriva fra le undici e le sedici, si concentra sulla salita alla torre e sulla piazza, fotografa e riparte. Chi arriva alle otto e mezza del mattino trova le strade vuote e la luce radente che entra nei passaggi voltati: è l'ora in cui il borgo si lascia guardare come architettura e non come attrazione. Chi resta dopo le diciotto ha il secondo regalo, perché al calare del sole la pietra calcarea bianca passa al rosa e poi al grigio azzurro, e la torre resta l'ultimo elemento illuminato sopra i tetti.

Il secondo consiglio riguarda le scarpe, e non è banale come sembra. Il fondo del borgo è pietra viva, spesso lucidata dal passaggio e sconnessa: le suole lisce e i sandali sono una scelta sbagliata, e con la pioggia diventano pericolosi. Portate una giacca anche in agosto, perché a 1.251 metri la sera la temperatura scende di dieci gradi rispetto al pomeriggio, e il vento che arriva da Campo Imperatore non fa sconti.

Terzo: pianificate la sosta gastronomica prima di partire. I coperti disponibili nel comune sono poche decine in tutto, e nei fine settimana di alta stagione si esauriscono. Prenotare un tavolo la mattina stessa spesso non basta.

Quarto, e per me il più importante: non chiudete la giornata dentro le mura. La visita di Santo Stefano di Sessanio si completa solo scendendo al laghetto e guardando il paese da lì. Da dentro si capisce come è costruito; da fuori si capisce perché è dove è. Ci vogliono venti minuti a piedi e cambiano completamente la comprensione del luogo. Chi resta soltanto nel borgo torna a casa con belle fotografie e mezza idea.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Santo Stefano di Sessanio è stato dei Medici. Quasi nessuno collega quel dominio a un numero e a un mestiere.

Il numero è 94.070: le pecore che nel 1474 i quattro paesi della baronia, Santo Stefano, Calascio, Rocca Calascio e Carapelle, avevano registrato nella dogana di Puglia. Il mestiere è la transumanza, il movimento stagionale delle greggi dai pascoli d'alta quota dell'Appennino ai pascoli invernali del Tavoliere, lungo i tratturi, le grandi vie erbose che scendevano verso Foggia. La torre che oggi tutti fotografano era prima di tutto un posto di osservazione su quel traffico: controllava chi passava, quanti capi transitavano e, di conseguenza, quanto si doveva pagare.

Il dettaglio poco citato è che i Medici non comprarono la baronia di Carapelle per prestigio nobiliare. La comprarono nel 1579 per assicurarsi a monte la materia prima di una filiera industriale: la lana carfagna, grezza e scura, che partiva da questi pascoli, veniva lavorata negli opifici toscani e finiva venduta in tutta Europa. Il capitale fiorentino investiva in un paese di montagna per ragioni identiche a quelle per cui oggi un gruppo industriale compra una miniera. Quando l'Unità d'Italia privatizzò le terre del Tavoliere e la transumanza si spense, il sistema saltò in pochi decenni e Santo Stefano di Sessanio si svuotò. Non fu un declino misterioso: fu la chiusura di una filiera. Guardare il borgo con questa chiave lo rende molto più comprensibile della formula sul villaggio incantato fuori dal tempo.

La foto giusta da fare a Santo Stefano di Sessanio

Ce ne sono tre, e vanno fatte in tre momenti diversi della giornata.

La prima è la fotografia classica, quella dal laghetto. Si scende da via Umberto I, si supera la cappella della Madonna del Lago e ci si dispone sulla sponda meridionale con il paese di fronte: il borgo sale a spirale, la torre chiude la composizione in alto e l'acqua raddoppia tutto. Funziona nelle prime ore del mattino, quando la superficie è ferma e la luce arriva da destra. In estate, quando il livello dell'acqua cala, il riflesso si perde: allora conviene abbassarsi molto e usare le pozze residue come specchio.

La seconda è la fotografia che nessuno fa e che è la più bella: quella dentro i passaggi voltati. Cercate via del Cantone e i vicoli che salgono verso via Torre, aspettate che la luce entri di taglio sotto gli archi e inquadrate il tunnel con l'uscita luminosa in fondo. È una composizione a cannocchiale che restituisce la vera natura del borgo, cioè un edificio unico spezzato in cento case. Meglio a metà mattina o nel tardo pomeriggio, quando il contrasto è forte ma non estremo.

La terza è il ritratto della torre dal basso, preso dalla piazzetta o dal tratto finale di via Torre. Avvicinatevi al paramento e includete nella stessa inquadratura la muratura ravvicinata e la sommità con i beccatelli e la merlatura: è il modo di far vedere in una sola immagine che quella torre è fatta delle sue pietre originali rimontate. Se avete un teleobiettivo, l'altra angolazione da provare è dalla strada che sale da Barisciano, un paio di curve prima del paese, con il borgo compresso e la torre che emerge sopra i tetti.

Un avvertimento pratico che vale sempre. Santo Stefano di Sessanio è un paese abitato, e non tutte le porte in legno con la maniglia di ferro sono soggetti da fotografare: dietro parecchie di quelle porte ci sono case private e persone che vivono qui tutto l'anno. Chiedere prima di infilare l'obiettivo in una finestra è buona educazione, e in un comune di cento residenti la buona educazione si nota.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento documentato riguarda i monaci. All'inizio del IX secolo il Chronicon Vulturnense, la cronaca dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, registra fra le proprietà del monastero alcune contrade comprese nell'attuale territorio comunale. È la nascita amministrativa di questo pezzo di montagna: prima ci sono pascoli e silenzio, da lì in poi ci sono documenti.

Il secondo è il 1474. Sotto la dominazione aragonese l'abolizione della tassa sugli animali e il riordino dei pascoli di Puglia rilanciano la transumanza; le registrazioni della dogana di Puglia attribuiscono in quell'anno ai quattro paesi della baronia 94.070 pecore. È il momento in cui questa montagna diventa ricca.

Il terzo è il 1579, l'anno in cui Costanza Piccolomini, unica figlia di Innico, cede la baronia di Carapelle a Francesco I de' Medici, granduca di Toscana. Da quel passaggio di proprietà nascono la porta con lo stemma, il rifacimento della sommità della torre, il palazzo del capitano di giustizia e l'intero volto rinascimentale del borgo. Il dominio mediceo durerà fino al 1743.

Il quarto è il terremoto del 1703, che colpisce duramente l'Appennino aquilano e obbliga a rifare la chiesa madre, il cui aspetto attuale è quello della metà del Settecento. Alla stessa scossa si attribuisce, in via ipotetica, la scomparsa della torretta merlata che coronava la porta urbica.

Il quinto è il 1806, con l'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli: finisce la baronia e finisce un ordinamento durato più di cinque secoli. Il sesto è l'Unità d'Italia e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie, che chiude l'attività millenaria della transumanza e apre il secolo dell'emigrazione verso Canada, Francia, Belgio e Germania.

Il settimo è il 1994, l'anno in cui Daniele Kihlgren acquista gran parte del borgo abbandonato e avvia il progetto di albergo diffuso che riporterà qui la stampa internazionale e nuovi investitori.

L'ottavo è il più duro. Alle 3:32 del 6 aprile 2009 il terremoto dell'Aquila abbatte la torre medicea e alcune abitazioni e ne danneggia molte altre; la cappella della Madonna del Lago perde il portico, la chiesa di Santo Stefano viene resa inagibile e le funzioni parrocchiali si trasferiscono nella cappella medicea di piazza. Il nono chiude il cerchio: l'8 ottobre 2021, dopo un cantiere avviato nel maggio 2017 e un investimento di 1.505.000 euro, la torre viene consegnata ricostruita con le sue stesse pietre e restituita al paese.

Chi è passato da Santo Stefano di Sessanio

Il personaggio storicamente più pesante è Francesco I de' Medici, granduca di Toscana, che nel 1579 acquistò la baronia di Carapelle da Costanza Piccolomini e legò il proprio nome a questo borgo per oltre un secolo e mezzo. Con lui passarono qui, in forma di amministratori, capitani di giustizia e agenti commerciali, gli uomini della Signoria fiorentina incaricati di far funzionare il commercio della lana carfagna.

Prima dei Medici il feudo era appartenuto ai Piccolomini Todeschini, la famiglia senese che diede alla Chiesa i papi Pio II e Pio III: Antonio Todeschini Piccolomini, che nel 1463 ricevette Rocca Calascio da Ferdinando I di Napoli, è la figura che riorganizzò militarmente tutta la baronia. Ancora prima si erano succeduti i Pagliara, i Colonna, i conti di Celano, i Caldora e gli Accrocciamuro: un elenco che è, di fatto, la storia del Mezzogiorno feudale vista da un balcone di montagna.

Nel Novecento e nel nostro secolo la figura che ha cambiato il destino del paese è Daniele Kihlgren, imprenditore milanese di origini svedesi, arrivato nel 1994 e autore del progetto di recupero conservativo che ha dato vita all'albergo diffuso Sextantio. Attorno a lui sono passati architetti, restauratori e giornalisti della stampa nazionale e internazionale che hanno fatto di questo borgo un caso di studio discusso nelle facoltà di architettura e nelle riviste di settore.

L'8 ottobre 2021, per l'inaugurazione della torre ricostruita, il paese ha ospitato il commissario straordinario per la ricostruzione Giovanni Legnini, il capo del Dipartimento Casa Italia Elisa Grande, il sindaco Fabio Santavicca e il progettista e direttore dei lavori Bruno Gori.

Vanno infine ricordati quelli che nessuno nomina mai, e che hanno costruito tutto: i pastori transumanti che ogni autunno scendevano da qui al Tavoliere e ogni primavera risalivano, generazione dopo generazione, per cinque secoli. Il borgo che fotografate lo hanno pagato loro, con la lana.

Domande veloci su Santo Stefano di Sessanio

Quanto costa entrare a Santo Stefano di Sessanio?

Il borgo è un paese abitato e non ha biglietto d'ingresso: si entra e si cammina gratuitamente. Eventuali visite guidate, l'accesso agli spazi interni della torre e i musei del territorio hanno tariffe proprie, indicate dal Comune e dai gestori.

Quanto dista Santo Stefano di Sessanio da Roma?

Circa due ore di viaggio: autostrada A24 fino all'uscita L'Aquila Est, poi statale 17 verso Barisciano e la salita finale. Nei fine settimana estivi conviene aggiungere tempo.

Quanto dista Santo Stefano di Sessanio da L'Aquila?

Una trentina di chilometri, che si percorrono in quaranta minuti circa sulla statale 17 e sulla strada di salita al paese.

Si può arrivare a Santo Stefano di Sessanio con i mezzi pubblici?

Esistono corse di autobus di linea dal capoluogo, ma sono poche e pensate per i residenti. Gli orari vanno verificati sui canali del vettore regionale prima di partire. Senza auto la visita è complicata.

Dove si parcheggia a Santo Stefano di Sessanio?

Lungo la strada di accesso e negli spiazzi sotto le mura. Il centro storico è pedonale di fatto: dal parcheggio si sale a piedi in pochi minuti.

Quanto tempo serve per visitare Santo Stefano di Sessanio?

Un'ora e mezza per il solo borgo, tre ore aggiungendo il laghetto e la cappella della Madonna del Lago, una giornata intera se si sale a piedi fino a Rocca Calascio.

La torre medicea di Santo Stefano di Sessanio si può visitare all'interno?

La torre è stata ricostruita e riconsegnata al paese nell'ottobre 2021. L'apertura al pubblico degli spazi interni segue turni gestiti dal Comune: conviene verificarli sui canali ufficiali prima della visita.

Perché la torre di Santo Stefano di Sessanio era crollata?

È crollata durante il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009. La ricostruzione, avviata nel maggio 2017 e conclusa l'8 ottobre 2021, è costata 1.505.000 euro e ha riusato le pietre originali.

Santo Stefano di Sessanio fa parte dei Borghi più belli d'Italia?

Sì, il comune è membro dell'associazione I Borghi più belli d'Italia ed è indicato fra i paesi meglio conservati dell'Abruzzo interno.

Quanti abitanti ha Santo Stefano di Sessanio?

Poco più di cento residenti. Le fonti recenti oscillano fra 105 e 128 a seconda dell'anno di rilevazione.

A che altitudine si trova Santo Stefano di Sessanio?

A 1.251 metri sul livello del mare, sul versante meridionale del massiccio del Gran Sasso d'Italia.

Che cos'è la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio?

Un ecotipo autoctono minuscolo, scuro e globoso, presidio Slow Food, coltivato sopra i mille metri. Non richiede ammollo prima della cottura e si raccoglie in gran parte a mano fra fine luglio e fine agosto.

Dove si compra la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio?

Direttamente dai produttori e nelle botteghe del borgo che espongono il riferimento al presidio. Diffidate dei prezzi troppo bassi: il prodotto autentico costa, perché la resa è bassa e la raccolta è manuale.

Quando si tiene la sagra della lenticchia?

Tradizionalmente il primo fine settimana di settembre. Le date della singola edizione si confermano sui canali ufficiali del Comune.

Che cos'è l'albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio?

È il progetto Sextantio, nato dall'acquisto del 1994 di Daniele Kihlgren: camere ricavate nelle antiche abitazioni del borgo e distribuite nel tessuto del paese, con recupero conservativo di intonaci, aperture e materiali.

Santo Stefano di Sessanio è adatto ai bambini?

Dai sei anni in su molto: vicoli, archi e torre funzionano benissimo. Con i piccolissimi il passeggino è impraticabile e serve lo zaino porta bebè.

Santo Stefano di Sessanio è accessibile in sedia a rotelle?

Il centro storico non lo è in autonomia: pendenze forti, pietra sconnessa e gradini. Alcuni tratti nella parte bassa e verso il laghetto sono percorribili con assistenza.

Si può visitare Santo Stefano di Sessanio in inverno?

Sì, ed è la stagione più bella per chi non teme il freddo. Servono gomme invernali o catene, e bisogna considerare che parte degli esercizi riduce l'attività e che i valichi verso Campo Imperatore possono chiudere per neve.

Quanto dista Rocca Calascio da Santo Stefano di Sessanio?

Pochi chilometri in auto e un'ora e mezza abbondante a piedi lungo il sentiero storico che collega i due paesi della baronia. Il castello si trova a circa 1.460 metri di quota.

Si possono fare fotografie a Santo Stefano di Sessanio?

Ovunque negli spazi pubblici. Ricordate che è un paese abitato: si evita di fotografare dentro le abitazioni private e si chiede il permesso alle persone.

Che differenza c'è fra Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio?

Il primo è un borgo abitato con impianto medievale integro e servizi; il secondo è una fortezza d'altura in gran parte in rovina, con il paese ai suoi piedi abbandonato dal 1957. Si completano a vicenda e si visitano nella stessa giornata.

Che cosa si mangia a Santo Stefano di Sessanio?

Zuppa di lenticchie con pane fritto, pecorini, salumi di pecora, pasta alla chitarra, agnello, arrosticini, e in stagione tartufo e funghi. Vini regionali abruzzesi.

Serve prenotare il ristorante a Santo Stefano di Sessanio?

Nei fine settimana e in alta stagione sì, e con anticipo: i coperti disponibili nel comune sono poche decine in tutto.

Qual è il periodo migliore per visitare Santo Stefano di Sessanio?

Giugno e settembre. Luglio e agosto sono affollati, aprile e novembre incerti, l'inverno bellissimo ma impegnativo.

Come inserire Santo Stefano di Sessanio in un itinerario da Roma

Da Roma questo borgo è la meta perfetta per due giorni, e diventa avara se la si comprime in una gita mordi e fuggi. La combinazione più equilibrata prevede la partenza il sabato mattina presto, la visita del paese e del laghetto entro pranzo, il pomeriggio a Rocca Calascio e la notte in zona; la domenica si dedica a Campo Imperatore oppure alla discesa verso la valle del Tirino. Chi vuole allungare può scendere fino a Scanno, sull'altro versante, e chiudere l'anello abruzzese con il parco nazionale più antico dell'Appennino.

Sulla via del ritorno, se si sceglie l'itinerario meridionale, l'abbazia di Montecassino è la sosta che completa il discorso sul monachesimo benedettino iniziato con il Chronicon Vulturnense. Se invece si rientra per l'alta valle dell'Aniene, meritano una deviazione Monte Livata e i borghi del Cicolano attorno al lago del Turano, con Castel di Tora affacciato sull'acqua.

Altri borghi di pietra a confronto con Santo Stefano di Sessanio

Chi ha amato questo paese e vuole capirne il valore per contrasto ha nel Lazio alcuni termini di paragone utili. Tolfa mostra un centro di montagna vivo e produttivo, mai spopolato; Celleno e Monterano raccontano l'esito opposto, quello dell'abbandono definitivo; Roccantica e Borgo Velino, in Sabina e nel Reatino, restituiscono l'impianto medievale senza la pressione turistica. Nel cratere del sisma del 2016, infine, Accumoli misura quanto sia fragile tutto questo patrimonio e quanto lungo sia il lavoro di ricostruzione.

Domande frequenti su Santo Stefano di Sessanio

Quanto costa entrare a Santo Stefano di Sessanio?

Santo Stefano di Sessanio è un paese abitato e non ha un biglietto d'ingresso: si entra e si cammina gratuitamente per le sue vie. Eventuali visite guidate, l'accesso agli spazi interni della torre e i musei del territorio hanno tariffe proprie, indicate dal Comune e dai singoli gestori.

Quanto dista Santo Stefano di Sessanio da Roma?

Santo Stefano di Sessanio dista da Roma circa due ore di viaggio in automobile, percorrendo l'autostrada A24 fino all'uscita L'Aquila Est e proseguendo poi verso il massiccio del Gran Sasso. Il borgo si trova appena sotto il gradino che porta alla piana di Campo Imperatore.

Cosa vedere a Santo Stefano di Sessanio in una giornata?

A Santo Stefano di Sessanio conviene vedere la Torre Medicea, il monumento più fotografato del borgo, il piccolo laghetto sotto il paese con la cappella della Madonna del Lago e le quattro chiese che raccontano fasi diverse della storia locale. La combinazione più equilibrata prevede la visita del paese entro pranzo e il pomeriggio dedicato a Rocca Calascio.

Che cos'è la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio?

La lenticchia di Santo Stefano di Sessanio è un ecotipo autoctono riconosciuto come presidio Slow Food, coltivato in una piccola piana a un chilometro dalle mura del borgo. Si tratta di una lenticchia minuscola, di pochi millimetri di diametro, globosa e di colore bruno violaceo, coltivata insieme a patate e altri legumi.

Santo Stefano di Sessanio è adatto a una gita con bambini?

Santo Stefano di Sessanio si presta a una visita con bambini grazie al piccolo lago sotto il paese, dove si può camminare lungo la riva, e alla forma compatta del borgo a nido d'aquila, facile da esplorare a piedi in poco tempo. Va considerato che le vie interne sono in salita e in parte selciate.

Qual è il periodo migliore per visitare Santo Stefano di Sessanio?

Il momento migliore per visitare Santo Stefano di Sessanio è un giorno feriale, arrivando presto al mattino, prima delle undici, quando la massa dei visitatori non si è ancora concentrata sulla salita alla torre e sulla piazza. Chi arriva alle otto e mezza trova le strade vuote e la luce radente che entra nei passaggi voltati.

Che cos'è Sextantio a Santo Stefano di Sessanio?

Sextantio è l'albergo diffuso creato a partire dal 1994 dall'imprenditore Daniele Kihlgren dentro le case del borgo abbandonato di Santo Stefano di Sessanio. Il progetto ha applicato un recupero conservativo integrale, consolidando gli edifici senza modernizzarli e mantenendo intonaci, pavimenti e arredi poveri originali.

Da dove si scatta la foto più famosa di Santo Stefano di Sessanio?

La fotografia più diffusa di Santo Stefano di Sessanio si scatta dal piccolo laghetto sotto il paese, scendendo da via Umberto I e disponendosi sulla sponda meridionale: il borgo sale a spirale, la torre chiude la composizione in alto e l'acqua raddoppia l'immagine. Funziona meglio nelle prime ore del mattino, quando la superficie del lago è ferma.

Per chi organizza spostamenti di gruppo su questo versante appenninico, l'assistenza di un accompagnatore turistico abilitato cambia la giornata: i colleghi di TourLeaderPro lavorano proprio su itinerari di questo tipo, e la pagina dedicata ai servizi su Roma e dintorni raccoglie le formule per gruppi, aziende e piccoli numeri.

Santo Stefano di Sessanio
Santo Stefano di Sessanio

Santo Stefano di Sessanio per chi viaggia dall'estero

Il borgo è entrato stabilmente nei circuiti internazionali dopo il progetto di albergo diffuso, e chi accompagna visitatori stranieri sa che la domanda più frequente riguarda la logistica. Le guide in inglese sulla regione sono raccolte nella pagina dedicata all'Abruzzo di ItalyPlanner, mentre chi arriva dalla capitale e vuole prima capire come organizzare i giorni romani trova il quadro completo nella guida alle cose da vedere a Roma. Un'informazione che vale la pena dare in anticipo agli ospiti internazionali: qui non ci sono bancomat a ogni angolo e la copertura telefonica in alcuni tratti dei sentieri è discontinua.

Il mio giudizio finale su Santo Stefano di Sessanio

Accompagno gruppi su questa montagna da molti anni e ho visto il paese in tre condizioni diverse: prima del 2009, con la torre intera e pochissimi visitatori; dopo il crollo, con il cocuzzolo mozzato e un silenzio che metteva addosso una tristezza fisica; e oggi, con la torre rimontata pietra su pietra e i pullman nel piazzale. Di queste tre versioni preferisco l'ultima, e non per nostalgia al contrario.

Santo Stefano di Sessanio vale il viaggio da Roma per una ragione che non ha a che fare con la cartolina: è uno dei pochissimi luoghi in Italia dove si può leggere in due ore di cammino un sistema economico durato cinque secoli, dalla torre di avvistamento sul tratturo allo stemma dei Medici sulla porta, dalla piana delle lenticchie ai palazzi con il loggiato. Il resto, l'atmosfera, la pietra bianca, il rosa del tramonto, viene da sé.

Il difetto vero è la fragilità. Cento residenti, poche decine di coperti, una manciata di strade di accesso che la neve chiude: basta poco per rovinare la giornata a chi arriva senza informarsi. Andateci preparati, andateci fuori dai fine settimana di agosto, e portate a casa la lenticchia comprata dal produttore invece del magnete. Il paese ringrazia, e voi cucinerete meglio.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. A temperatura costante tutto l’anno, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Più venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
RiassuntoSanto Stefano di Sessanio - Santo Stefano di Sessanio, 67020 AQ
Tagsalbergo diffusoCampo ImperatoreCosa vedere a Santo Stefano di Sessaniolenticchia di Santo Stefano di SessanioMonte PrenaParco nazionale del Gran Sasso e Monti della LagaPiana di NavelliSanto Stefano di Sessanio

Contact Information

IndirizzoSanto Stefano di Sessanio, 67020 AQ Santo Stefano di Sessanio (AQ), Borghi e paesini, Vicino Roma
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Sali e scendi dove vuoi: tra una tappa e l’altra ti siedi e guardi Roma dal piano di sopra.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚐✦ Transfer

Transfer dall’aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su più compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra più compagnieDate flessibili
Confronta i voli →

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi