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States of Uncertain Domesticities al Museo Carlo Bilotti — dal 19 settembre all’8 novembre 2026

States of Uncertain Domesticities è al Museo Carlo Bilotti, nell'Aranciera di Villa Borghese, dal 19 settembre all'8 novembre 2026, con ingresso da viale Fiorello La Guardia 6, 00197 Roma. Il museo è aperto dal martedì al venerdì dalle 10 alle 16, il sabato e la domenica dalle 10 alle 19; il lunedì è chiuso e l'ultimo ingresso è consentito 45 minuti prima della chiusura. Il biglietto per museo e mostre in corso, secondo il sito ufficiale del museo, costa 7,50 euro intero e 6 euro ridotto in biglietteria per il giorno stesso; esiste un cumulativo con il Museo Pietro Canonica a 11 euro intero e 7,50 ridotto. L'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nell'area metropolitana, con documento che attesti la residenza, e per i possessori della MIC card. Il preacquisto si fa sul sito ufficiale del museo o tramite il call center 060608, con un euro di prevendita. Per arrivare con i mezzi pubblici conviene il calcolatore di percorso di ATAC, mettendo in conto l'ultimo tratto a piedi dentro la villa.

Il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera di Villa Borghese, sede di States of Uncertain Domesticities
Il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera di Villa Borghese, sede di States of Uncertain Domesticities Foto: Foto: Krzysztof Golik, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Che cosa significa sentirsi a casa, oggi? È la domanda da cui parte una mostra internazionale e itinerante, passata da Berlino e da Brno, che a Roma trova un luogo perfettamente in tema: un edificio di Villa Borghese che nella sua storia è stato casino di delizie, rovina, serra, abitazione, istituto religioso, ufficio e infine museo. Una casa, insomma, che ha cambiato identità più volte. Trenta opere di venticinque artisti per ragionare di abitare, cura, perdita e appartenenza.

States of Uncertain Domesticities: il tema della mostra

States of Uncertain Domesticities è una mostra dedicata alla casa e all'abitare, affrontati da una prospettiva femminista, politica e sociale, con circa 30 opere al Museo Carlo Bilotti fino all'8 novembre 2026.

La domanda di partenza

Il progetto nasce da un interrogativo: è ancora possibile, in un'epoca segnata da migrazioni, crisi ambientali, trasformazioni sociali e precarietà, considerare la dimensione domestica come un luogo di protezione, identità e appartenenza? La mostra non offre risposte consolatorie. Mette in fila esperienze diverse della casa, da quella che protegge a quella che ferisce, da quella perduta a quella che si fatica a pagare.

Bachelard, Coccia e l'abitare

Il progetto si ispira alle riflessioni di Gaston Bachelard e di Emanuele Coccia. La casa vi è intesa come esperienza fisica, emotiva, culturale e politica: non soltanto uno spazio architettonico, ma un luogo della memoria, delle relazioni, della cura e della costruzione dell'identità.

Womanhouse, il precedente

Un riferimento importante del progetto è Womanhouse, la mostra del 1972 ideata da Judy Chicago e Miriam Schapiro, che per la prima volta affrontò il tema della casa da una prospettiva femminista, mettendolo in relazione con il ruolo sociale della donna, con il lavoro domestico e con il lavoro di cura. A oltre mezzo secolo di distanza, States of Uncertain Domesticities riprende quel filo e lo porta nel presente.

Dal microcosmo alle grandi questioni

Attraverso linguaggi poetici, critici e talvolta ironici, le opere accompagnano il visitatore dal microcosmo della casa alle grandi questioni sociali e politiche del presente. È una mostra che sa essere leggera, e che proprio per questo arriva lontano.

I temi di States of Uncertain Domesticities, sala per sala

Le opere di States of Uncertain Domesticities esplorano la casa come rifugio e come corpo, la maternità e il lavoro di cura, la violenza domestica, la perdita della casa, la gentrificazione e la sostenibilità dell'abitare.

La casa come rifugio e come corpo

Il primo nucleo tematico guarda alla casa come riparo e insieme come estensione del corpo. È la parte più intima della mostra, quella in cui l'abitare coincide con la pelle, con i gesti quotidiani, con la memoria degli oggetti.

Maternità e lavoro di cura

Il rapporto con la maternità e con il lavoro di cura è uno dei cardini del progetto, in diretta discendenza da Womanhouse. Qui la casa è il luogo di un lavoro invisibile, non pagato, spesso dato per scontato.

Violenza domestica

La mostra non evita il lato più oscuro dell'abitare: la violenza domestica. È il punto in cui la casa smette di proteggere e diventa il luogo del pericolo. Un tema che chi visita con ragazzi deve mettere in conto.

Guerre, migrazioni, disastri

Alcune opere affrontano la perdita della casa causata da guerre, migrazioni e disastri ambientali. È la domesticità incerta del titolo nella sua forma più radicale: non sapere più dove si abita.

Gentrificazione e sostenibilità

Il percorso arriva ai temi della gentrificazione e della sostenibilità dell'abitare, e allarga lo sguardo alla Terra come casa comune e alla responsabilità collettiva verso il pianeta. Una chiusura che dalla stanza porta al mondo.

L'edizione romana: gli horti e la domus

L'edizione romana di States of Uncertain Domesticities amplia la riflessione attraverso due archetipi legati alla storia della città: la natura come prima dimora dell'uomo e la domus romana.

Gli horti delle ville

Gli horti delle ville romane, luoghi dell'otium e della contemplazione filosofica, sono letti come rifugio privilegiato rispetto alla vita pubblica. Diventano il punto di partenza per interrogarsi sul rapporto fra essere umano e ambiente. Vedere questa sezione dentro Villa Borghese, un parco nato come villa di delizie di un cardinale, dà al tema una concretezza rara.

La domus come spazio di identità

La domus viene riletta come spazio di identità, memoria e relazioni. Questi temi trovano espressione nelle opere delle artiste e degli artisti romani presenti in mostra, che creano un dialogo fra la ricerca contemporanea e l'eredità culturale della città.

Una mostra in più sedi

Il progetto romano ha anche una sezione alla galleria Emmeotto, in via di San Pantaleo, con un gruppo di artisti che vivono e lavorano a Roma: la mostra alla Galleria Emmeotto apre il 3 ottobre e chiude il 27 novembre. Vederle entrambe permette di leggere il progetto per intero.

Il viaggio di States of Uncertain Domesticities: Berlino, Brno, Roma

States of Uncertain Domesticities è una mostra itinerante: prima di arrivare a Roma è passata da Berlino e da Brno, e al Museo Bilotti si presenta con un nuovo allestimento.

Una mostra che cambia a ogni tappa

Il fatto che a ogni città corrisponda un allestimento diverso è coerente con il tema. Una mostra sull'abitare incerto non poteva restare identica a sé stessa: a Roma ha aggiunto gli horti e la domus, e un gruppo di artiste e artisti che vivono in città. Chi l'avesse vista a Berlino o a Brno troverebbe qui un'altra mostra.

Le istituzioni della rete europea

Il percorso europeo spiega la rete di partner. A Berlino il riferimento è Haus Kunst Mitte, a Brno la House of Arts, in Germania l'Institut für Auslandsbeziehungen, che collabora al progetto con il Comitato Roma Radici. A Roma il progetto si appoggia all'Accademia di Belle Arti e alla Casa Internazionale delle Donne: due istituzioni che portano in mostra, rispettivamente, la formazione degli artisti e la storia del movimento delle donne in città.

Le artiste e gli artisti di States of Uncertain Domesticities

States of Uncertain Domesticities riunisce artiste e artisti internazionali di generazioni e contesti differenti, con video, pitture, sculture, fotografie e installazioni.

Le presenze tedesche e dell'Europa centrale

Dalla Germania arrivano Tina Bara, in coppia con Alba D'Urbano, Ina Bierstedt, Frauke Boggasch, Cornelia Friederike Müller, Anna Witt e Andreas Grahl, anch'egli in coppia con Alba D'Urbano. Dalla Repubblica Ceca Maud Kotasová e Jakub Šimčik, dalla Croazia Nika Radić, dalla Bosnia ed Erzegovina Selma Selman.

Gli artisti italiani e romani

Fra gli italiani ci sono Primarosa Cesarini Sforza, Loredana Longo, Stefania Migliorati, Daniela Monaci e Luana Perilli, oltre a Inés Fontenla, argentina e italiana, a Thorsten Kirchhoff, danese e italiano, e a Suzanne Santoro, statunitense e italiana. Alba D'Urbano, curatrice della mostra, è italiana e tedesca.

Dalle Americhe e oltre

Dagli Stati Uniti arriva Kathryn Cornelius, da Porto Rico Molly Soda, dall'Argentina e dal Messico Maria Ezcurra. Libia Castro, spagnola, lavora in coppia con l'islandese Ólafur Ólafsson. Gluklya è russa, Anguezomo Nze Mba Bikoro gabonese e francese.

Perché conta questa varietà

La varietà di provenienze non è un dettaglio da catalogo. Una mostra sulla casa incerta, fatta da artisti che vengono da paesi attraversati da guerre, migrazioni e trasformazioni politiche, ha una credibilità che nessuna dichiarazione curatoriale può dare. Chi abita la precarietà sa raccontarla meglio.

Chi ha curato e organizzato la mostra

States of Uncertain Domesticities è curata da Alba D'Urbano e Ada Lombardi, promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina e organizzata dal Comitato Roma Radici.

Le istituzioni coinvolte

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L'organizzazione è del Comitato Roma Radici, in collaborazione con l'Institut für Auslandsbeziehungen di Germania, l'Accademia di Belle Arti di Roma, la Casa Internazionale delle Donne di Roma e la House of Arts di Brno. I servizi museali sono curati da Zètema Progetto Cultura.

Sostegni e patrocini

La mostra ha il sostegno della Galleria Emmeotto di Roma, di Haus Kunst Mitte di Berlino e delle Residenze di Artisti Qwatz di Roma, con il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e di Altritalia Ambiente. È accompagnata da un catalogo bilingue edito da Roma Radici Edizioni.

Il legame con la Casa Internazionale delle Donne

La collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne di Roma dà alla mostra un ancoraggio cittadino preciso. Chi vuole proseguire il discorso trova in ottobre La Cassetta degli Attrezzi Femminista alla Casa Internazionale delle Donne.

Il Museo Carlo Bilotti: la sede della mostra

Il Museo Carlo Bilotti è il museo di arte contemporanea di Roma Capitale nell'Aranciera di Villa Borghese, istituito nel 2006, con la collezione donata dall'imprenditore e collezionista italoamericano Carlo Bilotti.

La collezione permanente

Il nucleo della collezione è formato da diciotto opere di Giorgio de Chirico, fra cui la scultura Ettore e Andromaca collocata all'esterno, in una tiratura del 2006 da un originale del 1966. Accanto a de Chirico ci sono L'estate di Gino Severini, del 1951, il ritratto Madre e figlia: Tina e Lisa Bilotti di Andy Warhol, del 1981, un ritratto di Carlo Bilotti firmato da Larry Rivers nel 1994 e, all'esterno, il Grande cardinale in bronzo di Giacomo Manzù. Il biglietto della mostra dà accesso anche alla collezione.

L'Aranciera prima dei Borghese

Un edificio esisteva già prima degli interventi seicenteschi del cardinale Scipione Borghese. Nel 1650 era descritto come una costruzione a due piani con torretta, logge coperte, un cortile dipinto a graffito e una fontana a forma di navicella.

Il Casino dei giuochi d'acqua

Alla fine del Settecento Marcantonio IV Borghese lo ampliò insieme alla sistemazione del Giardino del Lago: l'edificio era noto come Casino dei giuochi d'acqua, per le fontane e i ninfei. Dal 1776 lo affrescarono artisti come Cristoforo Unterperger e Giuseppe Cades.

Rovina, serra, uffici, museo

Nel 1849 l'edificio fu distrutto durante la difesa della Repubblica Romana. Ricostruito in forme più semplici, servì a ricoverare d'inverno le piante di agrumi, da cui il nome di Aranciera. Nel 1903, quando Villa Borghese passò al Comune di Roma, era adibito a uffici e abitazioni; fino al 1982 fu sede di un istituto religioso e poi di uffici comunali. Restaurato, con l'esterno dipinto di rosso, è diventato museo.

Biglietti e orari di States of Uncertain Domesticities

Il biglietto per il Museo Carlo Bilotti e le mostre in corso costa 7,50 euro intero e 6 euro ridotto in biglietteria per il giorno stesso, secondo il sito ufficiale del museo; con il preacquisto si aggiunge un euro di prevendita.

Le gratuità

L'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nell'area metropolitana, mostrando un documento che attesti la residenza, per i possessori della MIC card e per le categorie previste dalla tariffazione vigente. Gli aventi diritto possono richiedere il titolo di accesso allo 060608. Per chi abita a Roma, dunque, la mostra è a costo zero.

Il cumulativo con il Museo Canonica

Il biglietto cumulativo Museo Carlo Bilotti e Museo Pietro Canonica costa 11 euro intero e 7,50 euro ridotto. I due musei sono entrambi dentro Villa Borghese: è la combinazione più sensata per una mattina nel parco.

Gli orari

Dal martedì al venerdì il museo apre dalle 10 alle 16, il sabato e la domenica dalle 10 alle 19. Il lunedì è chiuso. L'ultimo ingresso è 45 minuti prima della chiusura: nei giorni feriali significa entrare entro le 15.15. Il museo raccomanda di consultare la pagina avvisi prima della visita.

Come arrivare al Museo Bilotti

Il Museo Carlo Bilotti ha due indirizzi, viale Fiorello La Guardia 6 e viale dell'Aranciera 4, entrambi dentro Villa Borghese, nel Municipio II.

Con i mezzi pubblici

Per la combinazione migliore dal proprio punto di partenza, il calcolatore di percorso di ATAC è lo strumento giusto. Il museo non si affaccia su una strada di traffico: dall'ultima fermata si cammina nel verde.

A piedi nella villa

Attraversare Villa Borghese a piedi fino all'Aranciera è parte dell'esperienza. In una mattina d'autunno la camminata dai viali al museo prepara bene a una mostra che parla di horti e di natura come prima dimora.

In auto

Il museo è all'interno del parco. Per questa visita l'auto non è la scelta migliore: meglio i mezzi pubblici e un tratto a piedi.

Come organizzare la visita a States of Uncertain Domesticities

States of Uncertain Domesticities si visita in un'ora, un'ora e mezza con la collezione permanente. Qualche indicazione per organizzare la mattinata o il pomeriggio.

Quando andare

Nei giorni feriali il museo chiude alle 16: è una mostra da mattina. Il sabato e la domenica l'apertura fino alle 19 permette di unire la visita a una passeggiata nel parco nel pomeriggio.

Con i bambini e i ragazzi

La mostra affronta anche la violenza domestica e la perdita della casa per guerre e migrazioni. Con i bambini piccoli conviene scegliere prima quali sale vedere; con i ragazzi può aprire conversazioni importanti. Il parco intorno offre spazio per giocare prima o dopo.

Accessibilità

Per le esigenze di accesso agli spazi del museo conviene chiedere al call center 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19, prima della visita.

Dove mangiare

Dentro Villa Borghese l'offerta di ristorazione è limitata. Per un pranzo conviene uscire verso i quartieri che circondano il parco, dove trattorie, bar e ristoranti non mancano, oppure portare qualcosa da mangiare su un prato.

Cosa vedere intorno al Museo Bilotti

Il Museo Bilotti fa parte del sistema dei musei di Villa Borghese e si trova vicino al Giardino del Lago, il settore del parco con il laghetto e il tempio.

Il Tempio di Esculapio

Il Tempio di Esculapio sul laghetto è la passeggiata più naturale prima o dopo la mostra. L'Aranciera fu ampliata nel Settecento proprio insieme al Giardino del Lago.

Piazza di Siena e il Pincio

Poco oltre si aprono piazza di Siena e, verso la città, la terrazza del Pincio.

La Galleria Borghese e la Casa del Cinema

La Galleria Borghese chiede un tempo dedicato. La Casa del Cinema è una tappa più leggera, anch'essa dentro il parco.

Una curiosità su States of Uncertain Domesticities al Museo Carlo Bilotti — dal 19 settembre all'8 novembre 2026

La curiosità più bella riguarda la coincidenza fra il tema della mostra e la storia dell'edificio. States of Uncertain Domesticities si chiede se la casa possa ancora essere un luogo stabile. L'Aranciera, in quattro secoli, non lo è mai stata. Prima costruzione a due piani con torretta e logge, poi Casino dei giuochi d'acqua per le feste di Marcantonio IV Borghese, poi rovina dopo la battaglia del 1849, poi serra per gli agrumi, poi abitazioni e uffici, poi istituto religioso, infine museo.

Poche sedi romane incarnano così bene l'idea di domesticità incerta. Qualcuno, a inizio Novecento, ci abitava davvero: quando la villa passò al Comune nel 1903, l'edificio era adibito anche ad abitazioni. È un dettaglio che la mostra non racconta, ma che il visitatore attento può sentire nei muri.

C'è poi un secondo legame, più sottile. L'edizione romana del progetto sceglie gli horti delle ville come archetipo della natura come prima dimora. L'Aranciera nacque per ospitare d'inverno le piante di agrumi: una casa, letteralmente, costruita per proteggere esseri viventi dal freddo. È difficile immaginare una metafora migliore per una mostra sull'abitare.

Una cosa che non ti dice nessuno su States of Uncertain Domesticities al Museo Carlo Bilotti — dal 19 settembre all'8 novembre 2026

Quello che non si dice abbastanza è che per chi abita a Roma la mostra è gratuita. Il sito del museo lo scrive chiaramente: ingresso libero per i residenti a Roma e nell'area metropolitana, con un documento che attesti la residenza, e per i possessori della MIC card. Molti romani non lo sanno e rinunciano a musei come il Bilotti pensando al biglietto.

La seconda cosa riguarda gli orari feriali. Dal martedì al venerdì il museo chiude alle 16 e l'ultimo ingresso è alle 15.15. Chi arriva nel pomeriggio, magari dopo il lavoro, trova le porte chiuse. Il fine settimana, invece, si resta fino alle 19.

La terza riguarda la mostra stessa: la sezione al Bilotti è una parte del progetto romano. Il gruppo di artisti che vivono e lavorano a Roma trova spazio anche alla galleria Emmeotto, dal 3 ottobre. Chi vede solo l'Aranciera vede metà del discorso. Il consiglio è di andare prima a Villa Borghese e poi, in un altro giorno, in via di San Pantaleo.

Il consiglio che ti do per visitare States of Uncertain Domesticities al Museo Carlo Bilotti — dal 19 settembre all'8 novembre 2026

Il consiglio è di scegliere una mattina del fine settimana, entrare verso le 10 e dedicare la prima ora alla mostra e la seconda alla collezione permanente. Il passaggio dai video e dalle installazioni sull'abitare contemporaneo ai quadri metafisici di de Chirico, con i loro mobili nella stanza e le loro case vuote, è più coerente di quanto sembri.

Prima di entrare, leggete due righe su Womanhouse di Judy Chicago e Miriam Schapiro, del 1972: la mostra le deve molto, e sapere da dove viene aiuta a capire dove va.

All'uscita, fermatevi davanti all'Ettore e Andromaca di de Chirico, nel giardino: due manichini abbracciati, una coppia prima della separazione. Dopo una mostra che parla di case perdute, quella scultura cambia significato. È il tipo di cortocircuito che un museo piccolo sa offrire meglio di un grande.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che il Museo Bilotti conserva una collezione di Giorgio de Chirico. Meno spesso si ricorda che la collezione è nata da un dono privato: Carlo Bilotti, imprenditore italoamericano, ha lasciato alla città opere di de Chirico, Severini, Warhol, Rivers e Manzù. Fra queste c'è un ritratto di famiglia firmato da Andy Warhol, Madre e figlia: Tina e Lisa Bilotti, del 1981.

In una mostra sulla casa e sui legami domestici, quel Warhol assume un significato particolare. È un ritratto di madre e figlia, cioè di una relazione di cura, commissionato da un collezionista per la propria famiglia e poi donato alla città. Una casa privata che diventa patrimonio pubblico: il percorso inverso rispetto a quello che molte opere di States of Uncertain Domesticities raccontano.

E c'è un terzo fatto, sulla sede. Il museo fu istituito nel 2006, lo stesso anno della tiratura dell'Ettore e Andromaca che si vede nel giardino, tratta da un originale del 1966. Un museo giovane, in un edificio antico, con una collezione nata da un gesto di generosità.

La foto giusta da fare a States of Uncertain Domesticities al Museo Carlo Bilotti — dal 19 settembre all'8 novembre 2026

La foto giusta si fa fuori, prima di entrare. L'Aranciera ha l'esterno dipinto di rosso ed è una delle facciate più riconoscibili di Villa Borghese: fotografata fra gli alberi, con il verde intorno, racconta da sola il tema degli horti come prima dimora che l'edizione romana della mostra mette al centro.

La seconda foto è per le sculture all'aperto: l'Ettore e Andromaca di de Chirico e il Grande cardinale di Manzù. I manichini abbracciati, con la luce radente del mattino d'autunno, sono un soggetto perfetto. Cercate un'inquadratura che metta in relazione le figure con la facciata rossa: la coppia e la casa.

Dentro, prima di fotografare le opere chiedete al personale se è consentito. Alcuni lavori, soprattutto quelli che parlano di violenza domestica, meritano più silenzio che scatti. Se volete un ricordo della mostra, il visual ufficiale, con l'opera Resolve di Kathryn Cornelius, del 2005, è già un'immagine forte.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia dell'Aranciera attraversa quattro secoli di Villa Borghese. Nel Seicento un edificio già esistente fu inglobato negli interventi del cardinale Scipione Borghese; nel 1650 veniva descritto con torretta, logge e un cortile dipinto con una fontana a navicella.

Alla fine del Settecento Marcantonio IV Borghese lo ampliò e decorò in concomitanza con la sistemazione del Giardino del Lago; dal 1776 lo affrescarono Cristoforo Unterperger e Giuseppe Cades. Era il Casino dei giuochi d'acqua, luogo di feste e ricevimenti.

Nel 1849 la difesa della Repubblica Romana lo ridusse in rovina. La ricostruzione lo trasformò in serra per gli agrumi. Nel 1903 Villa Borghese passò al Comune di Roma, e l'edificio divenne uffici e abitazioni; fino al 1982 ospitò un istituto religioso e poi uffici comunali.

Poi il restauro e la nascita del museo dedicato alla collezione di Carlo Bilotti, istituito nel 2006, oggi nel sistema dei Musei in Comune. Con States of Uncertain Domesticities l'Aranciera ospita, dopo Berlino e Brno, la tappa romana di una mostra europea: un nuovo capitolo internazionale nella vita di un edificio che ha conosciuto guerre e ricostruzioni.

Chi è passato da States of Uncertain Domesticities al Museo Carlo Bilotti — dal 19 settembre all'8 novembre 2026

Dall'Aranciera sono passati i Borghese: il cardinale Scipione nel Seicento, Marcantonio IV alla fine del Settecento. E i pittori che ne affrescarono le sale, Cristoforo Unterperger e Giuseppe Cades, il cui lavoro fu cancellato nel 1849 durante la difesa della Repubblica Romana.

Poi il collezionista Carlo Bilotti, con le opere che ha voluto donare alla città: Giorgio de Chirico, Gino Severini, Andy Warhol, Larry Rivers, Giacomo Manzù. Warhol vi è presente con il ritratto della moglie e della figlia del collezionista, Rivers con un ritratto di Bilotti stesso.

In questo autunno passano dall'Aranciera venticinque fra artiste, artisti e coppie di artisti di mezzo mondo: da Tina Bara e Alba D'Urbano a Selma Selman, da Suzanne Santoro a Molly Soda, da Gluklya a Libia Castro e Ólafur Ólafsson. Con loro le curatrici Alba D'Urbano e Ada Lombardi e il Comitato Roma Radici, che ha portato a Roma una mostra nata fra Berlino e Brno.

Domande frequenti su States of Uncertain Domesticities

Fino a quando è aperta States of Uncertain Domesticities?

States of Uncertain Domesticities è aperta al Museo Carlo Bilotti, nell'Aranciera di Villa Borghese, dal 19 settembre all'8 novembre 2026. Il museo apre dal martedì al venerdì dalle 10 alle 16, il sabato e la domenica dalle 10 alle 19; il lunedì è chiuso.

Quanto costa il biglietto del Museo Bilotti?

Il biglietto del Museo Carlo Bilotti per museo e mostre in corso costa 7,50 euro intero e 6 euro ridotto in biglietteria per il giorno stesso; il preacquisto ha un euro di prevendita. Il cumulativo con il Museo Pietro Canonica costa 11 euro intero e 7,50 ridotto.

La mostra è gratuita per i romani?

Sì, l'ingresso al Museo Carlo Bilotti e quindi a States of Uncertain Domesticities è gratuito per i residenti a Roma e nell'area metropolitana, mostrando un documento che attesti la residenza. È gratuito anche per i possessori della MIC card e per le categorie previste dalla tariffazione vigente.

Dove si trova il Museo Carlo Bilotti?

Il Museo Carlo Bilotti è nell'Aranciera di Villa Borghese, con indirizzi in viale Fiorello La Guardia 6 e viale dell'Aranciera 4, nel Municipio II. Per arrivarci con i mezzi pubblici conviene usare il calcolatore di ATAC e mettere in conto un tratto a piedi dentro la villa.

Chi sono gli artisti della mostra?

States of Uncertain Domesticities riunisce, fra gli altri, Tina Bara, Alba D'Urbano, Ina Bierstedt, Libia Castro e Ólafur Ólafsson, Primarosa Cesarini Sforza, Kathryn Cornelius, Gluklya, Loredana Longo, Luana Perilli, Suzanne Santoro, Selma Selman, Molly Soda e Anna Witt, per circa 30 opere.

Chi ha curato States of Uncertain Domesticities?

States of Uncertain Domesticities è curata da Alba D'Urbano e Ada Lombardi. È promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina e organizzata dal Comitato Roma Radici con l'Institut für Auslandsbeziehungen, l'Accademia di Belle Arti di Roma, la Casa Internazionale delle Donne e la House of Arts di Brno.

C'è un catalogo della mostra?

Sì, States of Uncertain Domesticities è accompagnata da un catalogo bilingue edito da Roma Radici Edizioni. Per sapere dove acquistarlo conviene chiedere in biglietteria al Museo Carlo Bilotti o al call center 060608.

Il consiglio finale su States of Uncertain Domesticities

Molti visitatori di Villa Borghese passano davanti all'Aranciera senza entrare. È un errore che questa mostra permette di correggere. States of Uncertain Domesticities è seria senza essere pesante, internazionale senza perdere Roma di vista, e per chi abita in città non costa nulla. Andateci un sabato mattina, uscite dalla mostra, guardate i de Chirico e fate due passi fino al laghetto: una mattina così vale più di molte visite affollate.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento19 Settembre 2026 — 8 Novembre 2026
IndirizzoMuseo Carlo Bilotti, Viale Fiorello La Guardia 6, 00197 Roma Pinciano, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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