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L’indovino di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia — dal 16 settembre al 29 novembre 2026

L'indovino di Mouna Rebeiz è aperta dal 16 settembre al 29 novembre 2026 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, piazzale di Villa Giulia 9, 00196 Roma, dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (chiusura delle sale alle 19.00, ultimo ingresso alle 18.30; lunedì chiuso). Il museo si raggiunge con i tram 2, 3 e 19 oppure con la metro A, fermata Flaminio, da cui si cammina un quarto d'ora. La mostra è compresa nel biglietto del museo: intero 13 euro, ridotto 2 euro, gratuito per gli aventi diritto e nelle giornate a ingresso libero. I biglietti si comprano alla biglietteria di Villa Giulia oppure sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal sito ufficiale del museo.

La facciata di Villa Giulia, sede del Museo Nazionale Etrusco
La facciata di Villa Giulia, sede del Museo Nazionale Etrusco Foto: Foto: sailko, CC BY 2.5, via Wikimedia Commons

Ventidue arcani maggiori dipinti su grandi superfici specchianti, un indovino etrusco che parla dal ninfeo, un dipinto alto più di sedici metri dedicato a una sinfonia di Vangelis: l'artista libanese Mouna Rebeiz porta a Villa Giulia l'installazione che nel 2022 aveva presentato alla Biennale di Venezia, ripensata per la villa di papa Giulio III. La curatrice è la critica d'arte Roberta Semeraro, la mostra è promossa dal museo con l'Associazione Culturale RO.SA.M. A nostro giudizio l'idea di mettere i tarocchi nel museo che conserva gli strumenti degli aruspici è una delle poche operazioni di arte contemporanea in un museo archeologico che abbiano una ragione vera.

L'indovino di Mouna Rebeiz: le informazioni essenziali

La mostra resta aperta 75 giorni, da mercoledì 16 settembre a domenica 29 novembre 2026, e segue gli orari ordinari del Museo Nazionale Etrusco. Non ha un biglietto separato: si entra al museo e l'installazione fa parte della visita.

Giorni e orari

Il museo apre dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30. L'ultimo ingresso è alle 18.30 e le sale chiudono alle 19.00: chi arriva all'ultimo momento ha mezz'ora utile, troppo poco per un percorso che si snoda fra la sala semicircolare, il ninfeo e la sala dello zodiaco. Il lunedì il museo è chiuso.

Quanto costa

La mostra è compresa nel biglietto del museo. Il biglietto intero costa 13 euro, il ridotto 2 euro, ed è gratuito per chi ha diritto alle agevolazioni del Ministero della Cultura. Villa Giulia aderisce anche alla Roma Pass e ha una convenzione con il FAI. Per chi abita a Roma esiste la ETRU Card annuale, in formula Individual a 48 euro e Young, per i 18-25 anni, a 10 euro.

Le giornate gratuite nel periodo della mostra

L'ingresso al museo è gratuito la prima domenica del mese e il 4 novembre. Durante L'indovino le date sono domenica 4 ottobre, domenica 1° novembre e mercoledì 4 novembre 2026. Nelle giornate gratuite alcune parti del museo, come la Macchina del Tempio, la sala degli Ori Castellani e la tomba François, non sono visitabili.

Come è fatta la mostra di Mouna Rebeiz a Villa Giulia

L'installazione si compone di ventidue carte che rappresentano gli arcani maggiori dei tarocchi, realizzate su superfici specchianti di grandi dimensioni perché il visitatore si rifletta dentro l'opera. Il museo la descrive come un percorso di conoscenza più profonda del sé, concepito fra la globalizzazione dell'intelligenza artificiale e le tradizioni simboliche.

La fonte: Shakespeare e l'aruspice Spurinna

Il titolo viene dal Giulio Cesare di Shakespeare: l'indovino che ammonisce Cesare a non andare in Senato alle idi di marzo. Nella storia romana quell'indovino ha un nome, Spurinna, ed era un aruspice etrusco. Cesare non lo ascoltò e morì nella congiura più famosa dell'antichità. L'artista, sul proprio sito, spiega di considerare la premonizione una delle missioni dell'artista, e di interessarsi al punto d'incontro, improbabile, fra intelligenza artificiale e mistica.

La sala semicircolare

Il cuore dell'allestimento è la sala semicircolare del museo, dove gli arcani dialogano con i reperti archeologici che documentano il sapere divinatorio etrusco al quale apparteneva Spurinna. È la parte più riuscita del progetto, perché mette una tradizione moderna, quella dei tarocchi di Marsiglia, accanto alle testimonianze di una divinazione di due millenni e mezzo fa, senza pretendere di collegarle con un filo diretto.

La Temperanza nel ninfeo

Il quattordicesimo arcano, la Temperanza, rappresentata da una donna che travasa l'acqua, è collocato nel ninfeo della villa, costruito sull'antico acquedotto romano. Qui il museo annuncia uno spettacolo di pittura e musica ispirato a Mythodea di Vangelis, al quale Rebeiz ha dedicato un dipinto di più di sedici metri di altezza. La regia dell'installazione è dell'artista visivo e regista sloveno Atej Tutta.

La sala dello zodiaco

Il percorso si chiude nella sala dello zodiaco, con pannelli dedicati alla transizione ecologica e al risparmio delle risorse energetiche. È il passaggio più didascalico della mostra, e anche il meno necessario: dopo il ninfeo si potrebbe anche uscire in giardino. Il progetto tecnico dell'allestimento è dello Studio Palinsesto di Londra, di Simonpietro Salini e Federico Lippi.

Mythodea: Vangelis, Marte e l'acqua

Mythodea è l'opera che il compositore greco Vangelis scrisse per accompagnare l'esplorazione di Marte da parte della NASA. Il museo ricorda che Marte è l'unico pianeta dove la presenza dell'acqua fa pensare a qualche forma di vita passata, e che potrebbe diventare in futuro un rifugio per gli esseri umani.

Perché proprio nel ninfeo

Il legame con il ninfeo è l'acqua. La Temperanza travasa acqua da un vaso all'altro, il ninfeo di Villa Giulia era alimentato da una derivazione dell'Acquedotto Vergine voluta da Giulio III, e Mythodea celebra un pianeta cercato proprio per le tracce d'acqua. È una catena di rimandi forse troppo lunga per un visitatore di passaggio, ma nel luogo funziona: il ninfeo è il punto più fresco e raccolto della villa.

Chi è Mouna Rebeiz

Mouna Rebeiz è una pittrice libano-canadese nata a Beirut nel 1957, che vive e lavora a Londra. Il suo sito ufficiale racconta un'infanzia fra musicisti, pittori e poeti, un'influenza che attraversa tutta la sua pittura.

La formazione: dalla psicologia alla pittura

Prima della pittura c'è la psicologia. Rebeiz ha studiato psicologia alla Sorbona e all'Università Saint-Joseph di Beirut, attratta, dice la biografia ufficiale, dalle molte facce dell'essere umano e della psiche. Dopo anni di viaggi, nel 1995 ha incontrato Alix de la Source, conferenziera del Louvre specializzata nella pittura del Settecento, che le ha insegnato le tecniche dei grandi maestri. Ha poi perfezionato l'uso delle patine nei corsi di tecnica rinascimentale e studiato con Abraham Pincas, pittore e docente all'École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi, e con Mohamed El Rawas, pittore e incisore libanese che insegna all'accademia di belle arti di Beirut.

Il lavoro: figura e astrazione

La sua pittura alterna figurazione e astrazione. Al centro c'è spesso il corpo femminile, che la biografia ufficiale chiama crogiolo universale delle emozioni; accanto ai quadri, grandi sculture che l'artista presenta come totem rivisitati. Le fonti che ne descrivono il lavoro insistono sulla doppia radice, libanese e francese, e sul modo in cui entrambe le culture assegnano alla donna un ruolo ambivalente.

Le serie principali

Il catalogo delle serie è lungo. Hymne à la vie (2006) è un omaggio al corpo femminile; la Betty Boop Collection (2012) mette a confronto la bellezza reale del corpo con quella ritoccata e commerciale; Le Tarbouche (2015) prende il fez, simbolo mediorientale della virilità, e lo trasforma in un commento sul femminile; La voie de l'Opéra (2017) prova a tradurre in colore le arie dell'opera; The Trash-ic (2018) ragiona sul brutto come norma del presente; Les Ors du temps (2018) lavora sull'oro; Color Power (2021) è una ricerca sul colore puro; Les Sans visage, avviata nel marzo 2020 durante il confinamento, è dedicata alle persone senza dimora rimaste nelle strade di Parigi.

Mostre e sedi

Fra le personali: Hymne à la vie alla Maison de l'Amérique Latine di Monaco (2006) e alla Galerie Daniel Besseiche di Parigi (2008); la Betty Boop Collection alla Galerie Pierre Alain Challier (2012) e alla Galerie Hubert Konrad (2013) di Parigi; Le Tarbouche (2015) e The Trash-ic (2018) alla Saatchi Gallery di Londra; La voie de l'Opéra alla Galerie Pierre Alain Challier (2017); nel 2022 Totems alla Leila Heller Gallery di New York, Colour Power alla Leila Heller di Dubai e The Soothsayer alla 59ª Biennale di Venezia. Fra le collettive: il Salon des Indépendants e Art en Capital al Grand Palais di Parigi, la Fondation Paul Ricard, Togeth'Her alla Monnaie de Paris (2020), il DIFC Sculpture Park di Dubai (2022), Le rêve a ses raisons al Musée français de la carte à jouer di Issy-les-Moulineaux (2023).

Le Tarbouche alla Saatchi Gallery

Il progetto che l'ha fatta conoscere al grande pubblico è Le Tarbouche, nel 2015 alla Saatchi Gallery di Londra. Rebeiz invitò artisti e stilisti a reinventare il fez: fra i partecipanti Elie Saab, Lanvin, Jean-Charles de Castelbajac, Alber Elbaz, Nathalie Rykiel, Stephen Webster e Zaha Hadid. I pezzi furono poi battuti all'asta da Sotheby's e il ricavato andò all'associazione Innocence in Danger, che si occupa di protezione dell'infanzia.

Da Venezia a Roma: The Soothsayer alla Biennale del 2022

L'indovino non nasce a Roma. Nel 2022 Rebeiz presentò The Soothsayer alla 59ª Biennale d'arte di Venezia, nel Padiglione della Repubblica di San Marino, allestito nella chiesa di San Giorgio.

Tre opere in dialogo

Nella versione veneziana, secondo la descrizione dell'artista, tre opere dialogavano fra loro: la serie dei ventidue arcani maggiori dei tarocchi di Marsiglia rivisitati, dipinti su lastre di alluminio, un puzzle di tessere colorate e una scultura totemica astratta. L'obiettivo dichiarato era guidare lo spettatore lungo un percorso di scoperta di sé e dell'umanità.

Cosa cambia a Villa Giulia

A Roma l'installazione è stata ripensata in chiave site-specific. La differenza sostanziale è il contesto: a Venezia gli arcani erano opere contemporanee in una chiesa, a Villa Giulia sono accanto agli oggetti di una civiltà per cui la divinazione era una scienza di Stato. L'idea di portarli qui, spiega il museo, è della curatrice Roberta Semeraro, proprio per il legame con la tradizione divinatoria etrusca.

Una curiosità sull'indovino di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia — dal 16 settembre al 29 novembre 2026

La mostra arriva a Villa Giulia nell'anno in cui il museo ha acquisito la sua opera più attesa: la tomba François di Vulci, entrata nel patrimonio dello Stato e visibile al pubblico dal 1° luglio 2026. Il museo stesso sottolinea la coincidenza. Negli affreschi della tomba, uno dei cicli più importanti della pittura etrusca, compaiono figure legate alla profezia e alla divinazione, come Anfiarao e Cassandra, e riferimenti all'ornitomanzia, cioè l'arte di trarre presagi dal volo degli uccelli.

Anfiarao e Cassandra sono due indovini del mito greco, e la loro presenza nella tomba dice quanto il tema della profezia contasse per chi la fece dipingere. È la stessa materia che Shakespeare mette in scena con Spurinna e Cesare: la profezia che nessuno ascolta. Vedere nella stessa visita i tarocchi specchianti di Rebeiz e la tomba dipinta nel IV secolo avanti Cristo dà alla mostra un senso che da sola, forse, non avrebbe.

C'è poi una curiosità che riguarda l'artista. Prima di dipingere, Rebeiz ha studiato psicologia clinica alla Sorbona e a Beirut. Gli arcani su superfici specchianti, dove chi guarda vede la propria immagine dentro la carta, sono in fondo un dispositivo da psicologo più che da cartomante: non predicono niente, rimandano allo spettatore la sua faccia. Il consiglio è di prenderli così, come uno specchio e non come un oracolo.

Il Museo Nazionale Etrusco intorno alla mostra

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia conserva oltre 6.000 oggetti in 50 sale ed è considerato il più importante museo etrusco del mondo. Dal 2016 è un istituto autonomo del Ministero della Cultura; dal 2024 lo dirige Luana Toniolo.

Il Sarcofago degli Sposi

È il pezzo che quasi tutti vengono a vedere: la coppia di coniugi in terracotta, distesa come a banchetto. Il restauro prosegue, e il museo permette di osservarlo in laboratorio il martedì e il giovedì dalle 10 alle 13.

L'Apollo di Veio

Scultura in terracotta dipinta della fine del VI secolo avanti Cristo, proveniente dal santuario di Veio. È una delle opere fondamentali per capire la scultura arcaica in Italia, e da sola giustifica il biglietto.

Le lamine di Pyrgi

Tre lamine d'oro con un testo in etrusco e in fenicio, fondamentali per lo studio della lingua. Vengono dal santuario di Pyrgi, sulla costa, e ricordano che per gli Etruschi il sacro, la scrittura e la politica erano la stessa cosa.

La tomba François

Scoperta nel 1857 da Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, realizzata fra il 340 e il 320 avanti Cristo, è composta da trentasette pannelli dipinti e due cippi. La visita è compresa nel biglietto, ma gli ingressi sono contingentati e la prenotazione è obbligatoria.

Le altre mostre in corso

Nello stesso periodo il museo ospita, dal 25 settembre, Archivio di Dayanita Singh, con oltre 350 fotografie, e l'installazione permanente di Diego Cibelli Il cielo si ricorda degli Etruschi. Un solo biglietto, tre modi diversi in cui l'arte contemporanea entra in un museo archeologico.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'indovino di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia — dal 16 settembre al 29 novembre 2026

Le giornate gratuite sono una tentazione, ma per questa mostra sono la scelta sbagliata. Nel periodo dell'Indovino cadono tre ingressi liberi: domenica 4 ottobre, domenica 1° novembre e mercoledì 4 novembre. Il museo avverte che in quelle giornate la tomba François non è visitabile, e restano chiuse anche la Macchina del Tempio e la sala degli Ori Castellani. Proprio la tomba François, con Anfiarao e Cassandra, è il complemento naturale della mostra.

La seconda cosa riguarda il ninfeo. La Temperanza e il dipinto per Mythodea sono all'aperto, o comunque negli spazi del ninfeo, che è scavato sotto il livello del giardino e si raggiunge per rampe di scale in marmo. Con la pioggia, che a Roma fra ottobre e novembre non manca, la discesa diventa scivolosa e la sosta meno piacevole. Guardate il meteo e, se potete scegliere, andate in una giornata asciutta.

La terza è una questione di ritmo. L'installazione è distribuita in tre punti lontani fra loro: sala semicircolare, ninfeo, sala dello zodiaco. In mezzo c'è tutto il museo. Chi pensa di vedere la mostra in venti minuti e scappare finisce per attraversare Villa Giulia di corsa senza guardare né gli Etruschi né gli arcani. A nostro giudizio non ci sono vie di mezzo: o si dedicano due ore alla visita intera, o è meglio rimandare.

Villa Giulia: la villa di papa Giulio III

Villa Giulia fu costruita per papa Giulio III, Giovanni Maria Ciocchi del Monte, fra il 1550 e il 1555, come residenza suburbana fuori dalle mura, lungo la via Flaminia. È uno degli esempi più riusciti di villa rinascimentale e manierista di Roma.

Gli architetti

L'edificio è di Jacopo Barozzi da Vignola, che il papa chiamava architetto di Sua Santità. Il ninfeo e le strutture del giardino si devono a Bartolomeo Ammannati. Michelangelo fornì un progetto per il casino, Giorgio Vasari rivendicava di aver disegnato per primo l'intera invenzione della vigna. La decorazione pittorica fu affidata a Prospero Fontana, con Pietro Venale da Imola e il giovane Taddeo Zuccari.

La facciata e l'emiciclo

Verso la città il Vignola disegnò una facciata severa a due piani, con al centro il motivo dell'arco trionfale. Sul retro l'edificio si piega a semicerchio, e l'emiciclo è dipinto con grottesche ispirate alla Domus Aurea. Il contrasto fra la facciata piatta e il retro concavo è la lezione architettonica della villa.

Il ninfeo

Il ninfeo si raggiunge dalla loggia del giardino centrale scendendo due rampe di scale in marmo: tre livelli di logge con statue e balaustre intorno a una fontana con divinità fluviali e cariatidi. Era il luogo dove si pranzava al fresco d'estate, ed è qui che quest'autunno si trova la Temperanza di Rebeiz.

Da villa a museo

Dopo la morte di Giulio III la villa conobbe un lungo declino. Nel 1889, con un Regio Decreto voluto dall'archeologo Felice Barnabei, divenne sede del Museo Nazionale delle antichità extraurbane, dedicato ai popoli preromani del Lazio e dell'Etruria. Negli anni Trenta del Novecento furono aggiunte due ali per le collezioni e i servizi.

Il consiglio che ti do per visitare l'indovino di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia — dal 16 settembre al 29 novembre 2026

Andate un martedì o un giovedì mattina, entrando poco dopo le 8.30, e seguite un ordine preciso. Prima il museo, non la mostra: la sala dove sono esposte le testimonianze della divinazione etrusca, il Sarcofago degli Sposi (dalle 10, in laboratorio), l'Apollo di Veio. Poi la sala semicircolare con i ventidue arcani, quando avete ancora negli occhi gli oggetti degli aruspici. Solo alla fine il ninfeo con la Temperanza, e la sala dello zodiaco se vi resta tempo.

Il motivo è semplice. Gli arcani di Rebeiz, visti da soli, sono quadri su specchio con un'iconografia che tutti conoscono: la Morte, il Matto, la Ruota della Fortuna. Visti dopo le teche degli Etruschi diventano un'altra cosa, un confronto fra due modi di interrogare il futuro. È lì che la mostra rende di più.

Davanti agli specchi fermatevi a una certa distanza e poi avvicinatevi: il riflesso cambia, e voi entrate nella carta. È il gioco che l'artista propone, e vale la pena farlo senza fretta. Se volete aggiungere la tomba François, prenotatela prima, perché gli ingressi sono contingentati. Calcolate in tutto due ore e mezza.

Orari, biglietti e prenotazioni

L'indovino di Mouna Rebeiz segue orari e tariffe del Museo Nazionale Etrusco: dal martedì alla domenica 8.30-19.30, intero 13 euro, ridotto 2 euro, mostra compresa nel biglietto.

Dove si compra il biglietto

Il biglietto si acquista alla biglietteria del museo, nel bookshop, oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal sito ufficiale. In un giorno feriale d'autunno l'acquisto in loco non crea problemi; per la tomba François la prenotazione anticipata è invece obbligatoria.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Cesare fu ucciso il 15 marzo, alle idi. Quasi tutti conoscono la frase dell'indovino nella tragedia di Shakespeare, quella che invita a guardarsi dalle idi di marzo. Pochi ricordano che quell'indovino è esistito davvero e che era etrusco. Si chiamava Spurinna, ed era un aruspice etrusco, cioè un indovino di quella tradizione divinatoria che per gli Etruschi era un sapere centrale.

Il museo di Villa Giulia ricorda che la divinazione aveva un ruolo centrale nella cultura etrusca, e che fra i suoi reperti ci sono testimonianze legate alle pratiche degli aruspici e degli indovini.

Questo è il punto che rende sensata la mostra. Mouna Rebeiz non ha portato i tarocchi in un museo qualunque: li ha portati nel museo della civiltà che ha fornito a Roma il suo indovino più famoso. Con Shakespeare l'aruspice etrusco è diventato un personaggio del teatro europeo. A Villa Giulia torna, in un certo senso, a casa. È una storia che davanti alle teche degli Etruschi sorprende quasi sempre: i fatti più noti sono spesso quelli meno conosciuti.

La foto giusta da fare all'indovino di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia — dal 16 settembre al 29 novembre 2026

Qui la foto giusta è quasi obbligata, perché l'opera la chiede. Gli arcani sono dipinti su superfici specchianti: fotografando la carta, fotografate anche voi stessi dentro la carta. Scegliete l'arcano che vi interessa, mettetevi leggermente di lato per non avere il flash del telefono riflesso, e inquadrate in modo che la vostra sagoma si sovrapponga alla figura dipinta. È un autoritratto dentro un tarocco, ed è esattamente il gioco che l'artista propone. Prima di scattare, chiedete comunque al personale se in sala le fotografie sono consentite.

La seconda inquadratura è nel ninfeo. Mettetevi al livello della loggia superiore e guardate verso il basso, dove si trova la Temperanza: i tre livelli della struttura dell'Ammannati fanno da cornice all'opera contemporanea. Scattate in verticale per tenere insieme balaustra, statue e installazione.

La terza è per chi ama l'architettura: dal centro della loggia, con le spalle all'emiciclo dipinto, la vista in profondità verso il ninfeo. È la fotografia classica di Villa Giulia. Tre scatti, tre livelli di lettura: l'opera, il dialogo fra opera e villa, la villa da sola.

Come arrivare a Villa Giulia

Il Museo Nazionale Etrusco si trova in piazzale di Villa Giulia 9, lungo viale delle Belle Arti, fra Villa Borghese e i Parioli. Il museo indica i tram 2, 3 e 19 e la metro A, fermata Flaminio.

In metro

La fermata più vicina della linea A è Flaminio, accanto a piazza del Popolo. Il museo calcola circa 14 minuti a piedi fino all'ingresso. Chi preferisce evitare la passeggiata può prendere il tram 2 da piazzale Flaminio.

In tram

Il tram 2 parte da piazzale Flaminio e risale la via Flaminia; da lì si raggiunge il museo con una breve camminata verso Valle Giulia. I tram 3 e 19 percorrono viale delle Belle Arti e passano sul lato del museo: per chi arriva da San Lorenzo o dai quartieri a est sono la soluzione senza cambi.

In auto

Il museo non ha un parcheggio proprio. Intorno ai musei di Valle Giulia la sosta è su strada, spesso a pagamento e molto contesa nei fine settimana. Il consiglio è il trasporto pubblico; per l'itinerario esatto dal vostro punto di partenza usate il calcolatore di percorso dell'ATAC.

A piedi da Villa Borghese

Villa Giulia è a pochi passi da Villa Borghese: scendendo dal parco verso Valle Giulia si arriva a piedi, ed è il modo più piacevole di arrivare in una mattina di ottobre.

Intorno a Villa Giulia: Valle Giulia, Villa Borghese e il Flaminio

Villa Giulia si trova nella zona che i romani chiamano Valle Giulia, una delle aree con più musei per metro quadrato della città. La visita si combina con altre tappe, a partire da Villa Poniatowski, seconda sede del museo.

Villa Borghese e i suoi musei

Risalendo verso il parco si trovano la Galleria Borghese, il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera e il Bioparco. Per una famiglia, mattina a Villa Giulia e pomeriggio al Bioparco è una combinazione collaudata.

Il Flaminio contemporaneo

Verso nord, lungo la via Flaminia, il tram 2 porta al MAXXI e all'Auditorium Parco della Musica. Chi esce dall'Indovino con voglia di altro contemporaneo trova lì la tappa successiva.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

1550-1555: papa Giulio III fa costruire la villa, con il progetto del Vignola e dell'Ammannati e il contributo di Michelangelo e Vasari. Nasce come luogo di delizie fuori porta, con il ninfeo alimentato da una derivazione dell'Acquedotto Vergine.

1555: morto Giulio III, il successore Paolo IV Carafa confisca i beni riuniti dal predecessore. La villa viene divisa e l'edificio principale passa alla Camera Apostolica.

1769: papa Clemente XIV fa restaurare l'edificio e lo destina a usi militari. Vi ha sede anche la Scuola di veterinaria, e la fontana bassa del ninfeo, dove oggi si trova la Temperanza di Rebeiz, viene usata per abbeverare i cavalli.

7 febbraio 1889: un Regio Decreto, voluto da Felice Barnabei, istituisce il museo. Fra il 1889 e il 1890 nel giardino viene costruita la riproduzione del tempio etrusco-italico di Alatri.

Anni Trenta del Novecento: vengono aggiunte le due ali esterne per collezioni e servizi.

Dal secondo dopoguerra: il ninfeo diventa la sede della serata finale del Premio Strega, il primo giovedì di luglio, trasmessa più volte dalla Rai dal giardino del museo.

2016: il museo entra fra gli istituti autonomi del Ministero della Cultura.

1° luglio 2026: la tomba François di Vulci, acquisita dallo Stato, diventa visibile al pubblico a Villa Giulia.

16 settembre 2026: apre L'indovino di Mouna Rebeiz, e i ventidue arcani maggiori entrano nel museo della civiltà che diede a Roma l'aruspice Spurinna.

L'indovino con i bambini

La mostra di Rebeiz si presta più di molte altre a una visita con ragazzi. Gli specchi incuriosiscono, i tarocchi hanno figure riconoscibili, e la storia dell'indovino che avverte Cesare è un racconto che funziona dagli otto anni in su.

Come raccontarla

Partite dalla storia: un sacerdote etrusco che legge il futuro e un generale che non lo ascolta. Poi mostrate nelle sale del museo gli oggetti legati al sacro etrusco, e solo dopo gli arcani, chiedendo ai ragazzi di trovare la propria immagine dentro le carte. Il ninfeo, con le scale e la fontana, è la parte che i bambini ricordano di più.

Gli strumenti del museo

Il museo propone un gioco per bambini da scaricare o da chiedere all'accoglienza, e una sezione ETRUKids con attività per scuole e famiglie. Per le famiglie romane che contano di tornare, la ETRU Card Family, a 80 euro per due adulti e i figli minori, è la soluzione più conveniente.

Accessibilità a Villa Giulia

Il Museo Nazionale Etrusco dichiara di aver eliminato la maggior parte delle barriere architettoniche: l'accesso ad alcune sale è garantito con percorsi alternativi, ascensori e servoscala, questi ultimi non ancora omologati per le sedie a motore. All'ingresso è disponibile su richiesta una sedia a rotelle.

Il ninfeo

Il ninfeo, dove si trova la Temperanza, si raggiunge per rampe di scale in marmo. Chi ha difficoltà motorie chieda all'ingresso quali parti dell'installazione sono raggiungibili con i percorsi alternativi prima di cominciare la visita.

Disabilità visive e uditive

Per i visitatori ciechi e ipovedenti il museo offre su richiesta riproduzioni tattili e visite tattili con personale specializzato; per le persone sorde c'è la VideoguidaLIS gratuita. Per informazioni il museo indica il numero 06 3226571.

Chi è passato dall'indovino di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia — dal 16 settembre al 29 novembre 2026

Villa Giulia ha avuto ospiti illustri fin dal cantiere. Ci lavorarono Jacopo Barozzi da Vignola, Bartolomeo Ammannati, Giorgio Vasari e, con un progetto per il casino, Michelangelo Buonarroti: i nomi che riassumono l'architettura romana di metà Cinquecento. Con loro i pittori Prospero Fontana, Pietro Venale da Imola e il giovane Taddeo Zuccari.

Nell'Ottocento è passato di qui Felice Barnabei, l'archeologo e politico che volle il museo e scavò ad Alatri il tempio poi ricostruito in giardino. Nel Novecento la villa è stata il luogo di lavoro di Massimo Pallottino, uno dei padri dell'etruscologia, la cui biblioteca è ancora conservata nel museo.

Poi c'è la lunga stagione del Premio Strega, fondato nel 1947 da Maria Bellonci e Guido Alberti. Nel ninfeo e nel giardino sono stati proclamati, fra gli altri, Paolo Volponi con La macchina mondiale (1965), Paolo Cognetti con Le otto montagne (2017), Antonio Scurati con M. Il figlio del secolo (2019), Sandro Veronesi con Il colibrì (2020), Donatella Di Pietrantonio con L'età fragile (2024) e Andrea Bajani con L'anniversario (2025). Lo stesso ninfeo che ha ospitato la letteratura italiana ospita quest'autunno la Temperanza di Rebeiz.

E poi c'è l'ospite più antico, anche se mai venuto di persona: Spurinna, l'aruspice etrusco che avvertì Cesare. Il museo conserva le testimonianze del mondo a cui apparteneva, e la mostra di quest'autunno è, in fondo, un modo di farlo passare di nuovo da qui. Accanto a lui, nel racconto degli affreschi della tomba François esposta nel museo, Anfiarao e Cassandra: gli indovini della mitologia greca che gli Etruschi dipingevano nelle loro tombe.

Come organizzare la mezza giornata a Villa Giulia

Per vedere bene L'indovino e il museo servono circa tre ore. Una proposta concreta per un giorno feriale d'autunno.

Mattina

Metro A fino a Flaminio, poi tram 2 o passeggiata, con arrivo verso le 9. Prima le sale del museo con gli oggetti del sacro etrusco, l'Apollo di Veio e le lamine di Pyrgi. Alle 10, se è martedì o giovedì, il laboratorio del Sarcofago degli Sposi.

Tarda mattinata

La sala semicircolare con gli arcani, poi il ninfeo con la Temperanza. Se avete tempo e interesse, la sala dello zodiaco. Con una prenotazione, la tomba François e le sue figure di indovini.

Pomeriggio

Due possibilità: salire a piedi verso Villa Borghese e chiudere con la Galleria Borghese, oppure prendere il tram 2 verso il MAXXI. Chi vuole un altro sguardo contemporaneo nello stesso museo può aggiungere la mostra di Dayanita Singh.

Per i gruppi

Per un'esperienza privata costruita intorno alla mostra, con la villa, il museo e i dintorni, Tour Leader Pro organizza itinerari su misura.

Dove mangiare vicino a Villa Giulia

Il ristorante del museo è chiuso in attesa di una ristrutturazione. Per mangiare bisogna uscire, e le zone utili sono tre.

Il Flaminio

Lungo via Flaminia e nelle strade verso il Villaggio Olimpico ci sono trattorie di quartiere, pizzerie al taglio e bar con tavola calda. Prezzi da quartiere residenziale.

Piazza del Popolo e il Tridente

Scendendo verso il centro, fra piazza del Popolo e via di Ripetta, l'offerta è più ampia, con i prezzi del centro storico. Nei giorni feriali i locali del Flaminio si riempiono fra le 13 e le 14: mangiate alle 12.30 o dopo le 14.

Perché vale la pena vedere L'indovino

Le mostre di arte contemporanea nei musei archeologici sono spesso operazioni di facciata: un'opera recente piazzata fra i reperti per attirare un pubblico diverso. L'indovino è un caso diverso, perché ha una ragione storica precisa: l'aruspice di Cesare era etrusco, e Villa Giulia è il museo degli Etruschi. Il legame non è inventato per l'occasione, ed è quello che dà spessore all'allestimento.

Il limite, se volete, è la parte finale sulla transizione ecologica, che aggiunge un tema estraneo al resto. E la pittura di Rebeiz, fatta di figure note e colori pieni, non piacerà a tutti. Ma con 13 euro, o 2 per chi ha diritto al ridotto, si vedono gli arcani, il Sarcofago degli Sposi, l'Apollo di Veio, la tomba François e, dal 25 settembre, anche Dayanita Singh. In questo autunno romano è difficile trovare un rapporto migliore fra prezzo e contenuto.

Domande frequenti su L'indovino di Mouna Rebeiz

Fino a quando è aperta L'indovino di Mouna Rebeiz a Villa Giulia?

L'indovino di Mouna Rebeiz resta aperta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia fino a domenica 29 novembre 2026. La mostra ha aperto il 16 settembre e segue gli orari del museo: dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30, ultimo ingresso alle 18.30. Il lunedì il museo è chiuso.

Quanto costa il biglietto per la mostra L'indovino?

L'indovino di Mouna Rebeiz è compresa nel biglietto del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: intero 13 euro, ridotto 2 euro, gratuito per gli aventi diritto. Non esiste un biglietto separato per la mostra. Il museo aderisce alla Roma Pass e offre la ETRU Card annuale.

Ci sono giorni in cui la mostra si vede gratis?

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia è gratuito la prima domenica del mese e il 4 novembre, quindi anche L'indovino. Nel periodo della mostra le date sono domenica 4 ottobre, domenica 1° novembre e mercoledì 4 novembre 2026. In quelle giornate la tomba François non è visitabile.

Che cosa si vede nella mostra di Mouna Rebeiz?

L'indovino di Mouna Rebeiz è un'installazione di ventidue carte che rappresentano gli arcani maggiori dei tarocchi, dipinte su grandi superfici specchianti. Si trova nella sala semicircolare del museo, prosegue nel ninfeo con la Temperanza e il dipinto dedicato a Mythodea di Vangelis e si chiude nella sala dello zodiaco.

Chi è Mouna Rebeiz?

Mouna Rebeiz è una pittrice libano-canadese nata a Beirut nel 1957, che vive a Londra. Ha studiato psicologia alla Sorbona e all'Università Saint-Joseph di Beirut, poi pittura con Alix de la Source, Abraham Pincas e Mohamed El Rawas. Ha esposto alla Saatchi Gallery di Londra e alla Biennale di Venezia del 2022.

Chi è la curatrice della mostra L'indovino?

L'indovino di Mouna Rebeiz a Villa Giulia è curata dalla critica d'arte Roberta Semeraro, che ha avuto l'idea di portare il progetto nel museo etrusco per il legame con la tradizione divinatoria. La mostra è promossa dal museo con l'Associazione Culturale RO.SA.M.; l'allestimento è dello Studio Palinsesto di Londra.

Come si arriva al Museo Etrusco di Villa Giulia?

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, in piazzale di Villa Giulia 9, è servito dai tram 2, 3 e 19 e dalla metro A, fermata Flaminio, da cui si cammina circa un quarto d'ora. I tram 3 e 19 passano su viale delle Belle Arti, accanto al museo.

Il consiglio finale sull'indovino di Mouna Rebeiz

Il consiglio è andare a Villa Giulia per L'indovino senza fermarsi agli specchi: prima gli oggetti degli Etruschi, poi gli arcani, poi il ninfeo e, se possibile, la tomba François prenotata. A nostro giudizio la mostra si capisce solo dentro il museo che la ospita. Conviene scegliere un giorno feriale di ottobre, asciutto, e lasciarsi due ore e mezza. E quando vi vedrete riflessi dentro la carta della Ruota della Fortuna, ricordate Spurinna: il futuro, a Villa Giulia, si interroga da due millenni e mezzo, e nessuno ha ancora avuto una risposta definitiva.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento16 Settembre 2026 — 29 Novembre 2026
IndirizzoMuseo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Piazzale di Villa Giulia 9, 00196 Roma Pinciano, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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