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Dayanita Singh a Villa Giulia — Archivio, dal 25 settembre al 3 gennaio 2027

Dayanita Singh. Archivio è aperta dal 25 settembre 2026 al 3 gennaio 2027 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, piazzale di Villa Giulia 9, 00196 Roma, dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.30, chiusura delle sale alle 19.00; chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio). Ci si arriva con i tram 2, 3 e 19 oppure con la metro A, fermata Flaminio, da cui il museo indica 14 minuti a piedi. La mostra è compresa nel biglietto del museo: intero 13 euro, ridotto 2 euro, gratuito per abbonati e aventi diritto, ingresso libero la prima domenica del mese e il 4 novembre. I biglietti si comprano alla biglietteria di Villa Giulia oppure online sul circuito di prevendita indicato dal sito ufficiale del museo.

Oltre 350 fotografie, sedici strutture di legno che reggono ciascuna venti immagini, venticinque anni di viaggi in Italia e dieci di lavoro dentro gli archivi italiani: la fotografa indiana Dayanita Singh porta a Roma, nella villa di papa Giulio III, la seconda tappa di un progetto itinerante curato da Andrea Anastasio con il sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi. Raramente una mostra temporanea ha avuto un rapporto così stretto con il luogo che la ospita: un museo nato nel 1889 per ordinare, conservare e mostrare, dentro il quale un'artista che ha fatto dell'archivio il proprio materiale di lavoro rimescola le carte.

Dayanita Singh a Villa Giulia: le informazioni essenziali

La mostra dura 101 giorni, dal venerdì 25 settembre 2026 alla domenica 3 gennaio 2027, e segue gli orari ordinari del Museo Nazionale Etrusco. Non esiste un biglietto separato: si entra al museo e la mostra fa parte del percorso.

Date e giorni di apertura

Il museo è aperto dal martedì alla domenica. Il lunedì è chiuso, e sono chiusi anche il 25 dicembre e il 1° gennaio, due date che cadono entrambe di venerdì nel periodo della mostra. Chi pensa di andarci durante le feste natalizie deve tenerne conto: fra Natale e Capodanno le giornate utili ci sono, ma non tutte. L'ultimo giorno, domenica 3 gennaio 2027, coincide con la prima domenica del mese, cioè con una giornata a ingresso gratuito.

Orari

L'orario è 8.30-19.30, con ultimo ingresso alle 18.30 e chiusura delle sale alle 19.00. In pratica chi arriva alle 18.30 ha mezz'ora effettiva per le sale: troppo poco per una mostra di 350 fotografie e per il museo che la contiene. Il museo avverte che alcune sale possono avere chiusure temporanee o limitazioni di orario in occasione di allestimenti; a settembre 2026 ha segnalato lavori nelle sale 11, 12, 13 e 14 con modifiche al percorso di visita.

Quanto costa

Il biglietto intero costa 13 euro, il ridotto 2 euro; è gratuito per gli abbonati e per chi ha diritto alle agevolazioni previste dal Ministero della Cultura. Il museo aderisce a Roma Pass e alla convenzione con il FAI. Esiste poi la ETRU Card annuale, in quattro formule: Individual a 48 euro, Young (18-25 anni) a 10 euro, Golden (oltre 65 anni) a 36 euro, Family (due adulti più minori) a 80 euro. Per chi abita a Roma e pensa di tornare più volte, fra la mostra, la tomba François e le attività del museo, è la scelta più sensata.

Archivio: come è fatta la mostra di Dayanita Singh

La mostra riunisce oltre 350 fotografie organizzate principalmente attorno a 16 strutture lignee, ognuna capace di accogliere 20 immagini. Il progetto intreccia due percorsi: il lavoro che Singh ha dedicato nell'ultimo decennio agli archivi italiani e il suo archivio personale di immagini scattate in Italia nell'arco di venticinque anni.

Due archivi che si parlano

Il primo filone guarda agli archivi come istituzioni: sale di consultazione, scaffali, faldoni, schedari, e le persone che li custodiscono. Il secondo è un diario visivo lungo un quarto di secolo: architetture, interni, opere d'arte, amici, archivisti, fiori, luoghi. Messi insieme, i due filoni compongono quella che il museo chiama una conversazione visiva dell'artista con l'Italia. Il punto non è documentare gli archivi italiani, cosa che un buon catalogo fotografico farebbe meglio, ma mostrare come un archivio si costruisce, si ordina e si può rimettere in discussione.

Le strutture di legno

Le sedici strutture non sono semplici supporti. Nella pratica di Singh sono dispositivi attraverso cui le immagini vengono accostate, ricomposte, spostate, e ogni nuova disposizione cambia il senso dell'insieme. Chi conosce il suo lavoro le riconosce subito: derivano dai "musei" mobili che l'artista costruisce da anni, architetture di legno che si aprono e si chiudono, dentro cui le fotografie vengono risequenziate a ogni mostra. È un'idea di mostra che rovescia l'abitudine della parete bianca con la stampa incorniciata: qui si gira intorno, ci si china, si confrontano immagini lontane fra loro.

L'archivio come organismo vivo

Il museo descrive il cuore della mostra come una riflessione sull'idea stessa di archivio: non un deposito neutrale del passato, ma una forma viva e mutevole, che si attiva con la sequenza delle immagini, la loro circolazione e l'incontro con chi guarda. Il comunicato della tappa veneziana usava la stessa immagine, parlando dell'archivio come di un organismo vivente continuamente riordinato dal lavoro editoriale dell'artista. È un'idea che a Villa Giulia risuona in modo particolare, perché il museo stesso è un archivio di oggetti: più di 6.000 reperti distribuiti in 50 sale.

Una selezione pensata per Roma

Ogni tappa del progetto viene reinterpretata con una selezione site-specific, costruita con l'istituzione che ospita la mostra. La tappa romana, dice il museo, non ripropone la stessa mostra vista altrove ma si trasforma entrando in relazione con il contesto. Il pubblico che ha visto Archivio a Venezia troverà quindi un percorso diverso; chi la vede per la prima volta a Roma la vede in una versione che dialoga con un'istituzione nata per conservare, studiare e rendere accessibile un patrimonio.

Il catalogo

In occasione dell'inaugurazione romana è stato presentato il catalogo ARCHIVIO pubblicato da Electa. Per un'artista che considera il libro il proprio formato principale, il catalogo pesa più di quanto accada di solito: vale la pena sfogliarlo nel bookshop del museo, che osserva gli stessi orari delle sale.

Il viaggio di Archivio: da Venezia a Roma, poi Torino e l'India

Archivio è arrivata a Roma dopo la presentazione all'Archivio di Stato di Venezia, dal 17 aprile al 31 luglio 2026. Dopo Villa Giulia la mostra proseguirà al MAO, Museo d'Arte Orientale di Torino, e all'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, per poi essere esposta nei musei pubblici di Mumbai, Kolkata, Chandigarh e Ahmedabad.

La tappa veneziana

A Venezia la mostra ha segnato una prima assoluta: per la prima volta nella sua storia l'Archivio di Stato ha aperto al pubblico come sede espositiva. L'ingresso era libero, l'orario dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 18, e l'allestimento contava quindici strutture di legno sparse negli spazi più una sedicesima collocata all'ingresso principale, donata dall'artista all'istituzione come ringraziamento. L'apertura è coincisa con la diciannovesima edizione del festival letterario Incroci di civiltà, con un programma pubblico di incontri organizzato dall'artista con Chiara Spangaro insieme alle due università veneziane, e con una conversazione fra Singh e lo scrittore Geoff Dyer.

Le fotografie di Roma nella prima versione

Il comunicato veneziano dava la ripartizione delle immagini: sessanta dedicate all'Archivio di Stato e ad altri luoghi di Venezia, sessanta a Roma, quaranta ciascuna a Firenze e Torino, ventiquattro per Bologna, Napoli e Palermo, sessanta scattate in archivi indiani e venti dedicate a mecenati e amici che hanno reso possibile il lavoro in Italia. Roma, insomma, pesava già quanto Venezia. Nella versione di Villa Giulia la selezione cambia, ma il rapporto dell'artista con la città resta uno dei fili del progetto.

L'orizzonte indiano

Il percorso della mostra si chiuderà nel dicembre 2027, in occasione della Biennale di Kochi Muziris, concludendo l'Anno della Cultura Italiana in India. È un dettaglio che dice molto sul progetto: nato dallo sguardo di un'artista indiana sugli archivi italiani, tornerà a essere mostrato in India a un pubblico che quegli archivi non li ha mai visti.

Chi è Dayanita Singh

Dayanita Singh è nata a New Delhi il 18 marzo 1961, vive e lavora nella sua città ed è considerata una delle figure più originali della fotografia contemporanea internazionale. Nel 2022 ha ricevuto l'Hasselblad Award, uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel campo della fotografia.

La formazione

Primogenita di quattro sorelle, Singh ha studiato Comunicazione visiva al National Institute of Design di Ahmedabad e poi fotogiornalismo e fotografia documentaria all'International Center of Photography di New York. La madre, Nony Singh, era una fotografa amatoriale instancabile e la custode degli album di famiglia: la figura dell'archivista, nella sua vita, è arrivata prima della fotografia professionale. Il Giornale dell'Arte ricorda anche l'incontro con la fotografa americana Mary Ellen Mark, fra gli stimoli decisivi dei primi anni.

Gli anni del fotogiornalismo

Negli anni Ottanta Singh è stata fra le prime donne fotoreporter del suo paese, in un mestiere considerato maschile, e ha lavorato su commissione per oltre un decennio prima di abbandonare il fotogiornalismo alla fine degli anni Novanta. Da quel rifiuto è nato il secondo libro, Myself Mona Ahmed (2001), costruito insieme a Mona Ahmed, persona emarginata anche fra gli emarginati di Delhi: un ibrido fra fotolibro, biografia, autobiografia e finzione, nato proprio dal disagio verso lo sguardo occidentale che riduce l'India a esotismo.

Il libro come forma d'arte

Il libro è il formato principale di Singh. Una ventina di titoli, in gran parte pubblicati con l'editore tedesco Gerhard Steidl a Göttingen: Privacy (2004), Chairs (2005), Go Away Closer (2006), Sent a Letter (2008), Blue Book (2009), Dream Villa (2010), File Room (2013), Museum of Chance (2015), Museum Bhavan (2017), Zakir Hussain Maquette (2019), Sea of Files (2022). Steidl, in un'intervista televisiva del 2013, la definì il genio della confezione del libro. Molti di questi volumi sono "libri oggetto", cioè libri, opere, mostre e cataloghi allo stesso tempo.

I musei mobili

Dai libri sono nati i "musei": grandi strutture architettoniche di legno che si possono riconfigurare, aprire e chiudere, e che contengono da 70 a 140 fotografie ciascuna. Singh le riordina a ogni esposizione, in modo che si veda soltanto una parte delle immagini e che la sequenza cambi. Il sito dell'artista ne elenca molti: File Museum, Little Ladies Museum, Museum of Men, Museum of Furnitures, Museum of Machines, Suitcase Museum, Museum of Embraces, Museum of Shedding. Le strutture di Archivio vengono da qui.

Mostre e riconoscimenti

Museum Bhavan è stato esposto alla Hayward Gallery di Londra (2013), al Museum für Moderne Kunst di Francoforte e all'Art Institute di Chicago (2014), al Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi (2016) e al Tokyo Photographic Art Museum (2017). Nel 2013 le sue opere sono state presentate nel padiglione tedesco della Biennale di Venezia; già nel 2011 le sue fotografie delle stanze d'archivio erano state esposte nella mostra internazionale della Biennale. Nel 2022 la mostra Dancing with my Camera ha aperto al Gropius Bau di Berlino, per poi passare a Villa Stuck a Monaco, al Mudam di Lussemburgo e a Serralves a Porto. Fra i premi: Prince Claus Award (2008), Robert Gardner Fellowship dell'Università di Harvard (2008), Chevalier dell'Ordre des Arts et des Lettres (2014), PhotoBook of the Year ai Paris Photo-Aperture Awards per Museum Bhavan (2017), Infinity Award dell'International Center of Photography (2018), Hasselblad Award (2022).

Nei musei del mondo

Le sue opere sono nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art e del Metropolitan Museum di New York, della Tate Modern di Londra, del Centre Pompidou di Parigi, dell'Art Institute di Chicago, del Moderna Museet di Stoccolma, della National Gallery of Modern Art di New Delhi. In Italia la Fondazione MAST di Bologna conserva il suo Museum of Machines. Il sito ufficiale dell'artista, dayanitasingh.in, raccoglie libri, musei e scatole.

Tre libri di Dayanita Singh per capire Archivio

Chi vuole arrivare preparato alla mostra dovrebbe conoscere almeno tre titoli, perché Archivio è l'ultimo capitolo di un ragionamento che Singh porta avanti da vent'anni sulla forma del libro e del museo.

Sent a Letter (2008)

Sette piccoli volumi rilegati a fisarmonica, 126 pagine in tutto, nati come lettere fotografiche indirizzate a compagni di viaggio. Nel 2011 Phaidon lo ha incluso fra le 200 opere cardine dell'arte contemporanea dell'ultimo quarto di secolo. Secondo quanto riferisce Il Giornale dell'Arte, è il libro che ha convinto l'artista che un libro può diventare una mostra.

File Room (2013)

Il libro nato dalle fotografie delle stanze d'archivio: carte legate con lo spago, faldoni accatastati, uffici che conservano la memoria amministrativa di un paese. È il precedente diretto della parte "istituzionale" di Archivio, e mostra già la scelta di fondo: nessuna gerarchia fra il documento prezioso e la pratica polverosa.

Museum Bhavan (2017)

Un cofanetto di tessuto con nove libretti a fisarmonica, ciascuno un "museo", che aperti in fila compongono una galleria di bianchi e neri lunga circa due metri e trenta. È una mostra portatile, e nel 2017 ha vinto il premio come fotolibro dell'anno a Paris Photo. Oggi è un oggetto da collezione ricercato e costoso.

Una curiosità su Dayanita Singh a Villa Giulia — Archivio, dal 25 settembre al 3 gennaio 2027

La carriera di Dayanita Singh comincia con uno spintone. Studentessa, cercava di fotografare in concerto il suonatore di tabla Zakir Hussain quando un addetto la allontanò in malo modo. Hussain vide la scena e la invitò a fotografarlo durante le prove. Da lì nacque un sodalizio di sei inverni: Singh seguì diverse tournée del musicista e nel 1986 pubblicò le immagini nel suo primo libro, intitolato semplicemente Zakir Hussain. Lei stessa lo ha definito il suo primo vero guru, quello che le ha insegnato la capacità più importante di tutte: la concentrazione.

La seconda curiosità riguarda lo strumento. Il Giornale dell'Arte racconta che Singh cominciò a fotografare con una Pentax ME Super montata con un obiettivo 50 millimetri, dono dell'editore tedesco Ernst Battenberg. Un corredo da dilettante evoluto, lontanissimo dall'attrezzatura dei fotoreporter dell'epoca, che spiega una parte della sua grammatica: niente teleobiettivi, niente distanza di sicurezza, il fotografo alla stessa altezza delle persone e delle cose.

La terza è un ritorno. Quel primo libro su Zakir Hussain è stato ripubblicato nel 2019 con Steidl come Zakir Hussain Maquette, e nel 2025 il National Centre for the Performing Arts di Mumbai ha dedicato all'artista una mostra personale intitolata Zakir Hussain: Learning to Learn. Il primo archivio di Dayanita Singh, insomma, è stato un musicista, e a distanza di quarant'anni lei continua a ricomporlo. Tenetelo a mente davanti alle strutture di legno di Villa Giulia: l'idea che una serie di immagini non sia mai chiusa, che si possa riaprire e rimontare, viene da quella prima esperienza di ritratto prolungato nel tempo. È la chiave più utile per entrare in mostra: non cercate il singolo capolavoro, cercate le sequenze.

Il Museo Nazionale Etrusco: che cosa c'è intorno alla mostra

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia conserva oltre 6.000 oggetti in 50 sale, su una superficie espositiva di più di 3.000 metri quadrati, ed è considerato il più importante museo etrusco del mondo. Dal 2016 è uno degli istituti autonomi del Ministero della Cultura; dal 16 maggio 2024 lo dirige Luana Toniolo.

Il Sarcofago degli Sposi

È il pezzo che quasi tutti vengono a vedere: il monumento funerario in terracotta con la coppia di coniugi a grandezza quasi naturale, distesi come a banchetto. Gli Sposi sono tornati in vetrina, ma il restauro prosegue e il museo permette di osservarlo in laboratorio il martedì e il giovedì dalle 10 alle 13. Se potete scegliere il giorno, scegliete uno di questi due.

L'Apollo di Veio

Scultura in terracotta dipinta della fine del VI secolo avanti Cristo, proveniente da Veio. È la ragione per cui molti storici dell'arte considerano Villa Giulia una visita obbligata per capire la scultura arcaica in Italia.

Le lamine di Pyrgi

Tre lamine d'oro con un testo in etrusco e in fenicio, fondamentali per lo studio della lingua etrusca. Accanto, dal santuario di Pyrgi, l'altorilievo frontonale ricostruito con l'episodio di Tideo che morde il cranio di Melanippo, una scena della saga tebana di una ferocia sorprendente.

La tomba François

Dal 1° luglio 2026 la tomba François è visibile al pubblico insieme alla mostra Il Ritorno degli Eroi. Scoperta il 1° maggio 1857 da Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, fu realizzata fra il 340 e il 320 avanti Cristo e si compone di trentasette pannelli dipinti e di due cippi. La visita è compresa nel biglietto, ma gli ingressi sono contingentati e la prenotazione è obbligatoria.

Il tempio di Alatri e gli Ori Castellani

Nel giardino si trova la riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico del III-II secolo avanti Cristo, costruita fra il 1889 e il 1890 per l'inaugurazione del museo sulla base di uno scavo condotto da Felice Barnabei ad Alatri. All'interno oggi c'è La Macchina del Tempio, un percorso multimediale. La sala degli Ori Castellani custodisce la collezione di oreficeria della famiglia di orafi romani. Entrambi restano chiusi nelle giornate a ingresso gratuito, e la sala degli Ori ha avuto chiusure temporanee nell'estate 2026: conviene controllare gli avvisi del museo prima di partire.

Altre mostre in corso

Nello stesso periodo il museo ospita, fino al 29 novembre, L'Indovino di Mouna Rebeiz a cura di Roberta Semeraro, e l'installazione permanente di Diego Cibelli Il cielo si ricorda degli Etruschi. Una sola visita, quindi, permette di vedere tre modi diversi in cui l'arte contemporanea entra in un museo archeologico.

Una cosa che non ti dice nessuno su Dayanita Singh a Villa Giulia — Archivio, dal 25 settembre al 3 gennaio 2027

L'ultimo giorno della mostra, domenica 3 gennaio 2027, è la prima domenica del mese: a Villa Giulia si entra gratis. Sembra una buona notizia, e per il portafoglio lo è. Per la visita, molto meno. Il museo precisa che nelle giornate a ingresso gratuito la Macchina del Tempio e la sala degli Ori Castellani restano chiuse, e che la tomba François non è visitabile nelle prime domeniche del mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Aggiungete la folla tipica delle domeniche gratuite a ridosso delle feste e l'effetto chiusura di una mostra, che attira sempre i ritardatari, e il quadro è chiaro.

Lo stesso vale per le altre giornate gratuite che cadono durante la mostra: domenica 4 ottobre, domenica 1° novembre, mercoledì 4 novembre e domenica 6 dicembre 2026. Sono occasioni ottime per chi vuole vedere soltanto Archivio e non ha fretta. Chi invece vuole combinare la mostra con la tomba François deve scegliere un giorno a pagamento.

C'è un secondo dettaglio che le schede dei portali tendono a omettere. Il biglietto ridotto costa 2 euro, cioè quasi niente, e spetta a varie categorie secondo la normativa del Ministero della Cultura (tipicamente i giovani fra i 18 e i 25 anni). Per la stessa fascia d'età la ETRU Card Young costa 10 euro e dà un anno di ingressi illimitati: cinque visite ridotte e si è già in pari. Infine, un avvertimento pratico: il museo ha segnalato lavori nelle sale 11-14 con modifiche al percorso. Non significa che la mostra ne risenta, ma chi vuole vedere un reperto preciso fa bene a controllare le notizie del museo il giorno prima. Il giudizio è netto: la domenica gratuita è per chi abita a Roma e torna; chi viene da fuori paghi i 13 euro e vada in settimana.

Villa Giulia: la villa di papa Giulio III

Villa Giulia fu costruita per papa Giulio III, Giovanni Maria Ciocchi del Monte, fra il 1550 e il 1555, come residenza suburbana in una zona detta la Vigna Vecchia, fuori dalle mura, lungo la via Flaminia. È uno degli esempi più riusciti di villa rinascimentale e manierista a Roma.

Gli architetti

Il progetto dell'edificio, del 1551-1553, spetta a Jacopo Barozzi da Vignola, che il papa chiamava "architetto di Sua Santità". Il ninfeo e le strutture del giardino si devono a Bartolomeo Ammannati. Michelangelo fornì un progetto per il casino e Giorgio Vasari sosteneva di essere stato il primo a disegnare l'intera invenzione della vigna. La decorazione pittorica fu affidata a Prospero Fontana, con un gruppo di artisti fra cui Pietro Venale da Imola e il giovane Taddeo Zuccari.

La facciata e l'emiciclo

Il fronte verso la città, del Vignola, è una facciata severa a due piani di uguale altezza, con al centro il motivo triplice dell'arco trionfale e ali simmetriche di due sole finestre per lato. Sul retro, l'edificio cambia carattere: la facciata si piega a semicerchio e l'emiciclo è dipinto con grottesche leggere ispirate alla Domus Aurea. Il contrasto fra la facciata piatta e rettilinea e il retro concavo è la lezione architettonica principale della villa, e secondo gli storici dell'architettura la facciata del Vignola ha fatto scuola fino alle ville georgiane del Settecento.

Il ninfeo

Il cuore della villa è il ninfeo, accessibile dalla loggia del giardino centrale e scendendo due rampe di scale in marmo: una composizione su tre livelli di logge con statue e balaustre, costruita intorno a una fontana centrale con divinità fluviali e cariatidi. Era il luogo per pranzare al fresco nelle giornate estive. Gli ospiti del papa arrivavano in barca dal Vaticano risalendo il Tevere fino a un approdo riservato.

Da villa a museo

Dopo la morte di Giulio III la villa conobbe un lungo declino. Nel 1889, con il Regio Decreto del 7 febbraio e per impulso dell'archeologo e politico Felice Barnabei, divenne sede del Museo Nazionale dedicato alle antichità extraurbane, cioè ai popoli preromani come Etruschi, Falisci, Umbri, Latini e Sabini. Negli anni Trenta del Novecento furono aggiunte due ali esterne per collezioni e servizi. Più tardi il museo ha annesso anche la vicina Villa Poniatowski.

Il consiglio che ti do per visitare Dayanita Singh a Villa Giulia — Archivio, dal 25 settembre al 3 gennaio 2027

Andateci un martedì o un giovedì mattina, entrando alle 8.30 o poco dopo. Le ragioni sono tre. La prima: il restauro del Sarcofago degli Sposi si può osservare in laboratorio proprio in quei due giorni, dalle 10 alle 13, e combinare le due cose dà senso alla visita. La seconda: una mostra costruita su strutture da girare intorno, con immagini di formato contenuto, si guarda male in mezzo alla gente; al mattino di un giorno feriale le sale sono tranquille. La terza: la luce del mattino nel giardino e nel ninfeo è la migliore della giornata, e dopo un'ora davanti a 350 fotografie in bianco e nero il ninfeo è la pausa giusta.

Sul metodo di visita, il consiglio è preciso. Non leggete la mostra come una sequenza da percorrere da sinistra a destra. Le strutture sono sedici, ognuna con venti immagini: fermatevi davanti a una, guardatela per intero, poi cercate nelle altre le immagini che le rispondono. Una scala d'archivio a Venezia, un interno romano, un vaso di fiori sul tavolo di un amico, una pila di faldoni legati in India: Singh lavora per rime visive, e la mostra si capisce soltanto se si accetta di tornare indietro. Calcolate almeno un'ora per Archivio e un'altra ora e mezza per il museo.

Se volete aggiungere la tomba François, prenotate prima: gli ingressi sono contingentati e la prenotazione è obbligatoria, anche se la visita è compresa nel biglietto. Il museo indica l'app Musei Italiani e il sito del concessionario dei servizi come canali di prenotazione. Chi porta un gruppo o una classe deve passare dal call center dei servizi del museo, attivo dal lunedì al sabato dalle 9 alle 14. Ultima cosa: il ristorante del museo è in ristrutturazione, quindi non contate su un pranzo dentro Villa Giulia. Mangiate prima o dopo, fuori.

Orari, biglietti e giornate gratuite

Dayanita Singh. Archivio segue orari e tariffe del Museo Nazionale Etrusco: dal martedì alla domenica 8.30-19.30, intero 13 euro, ridotto 2 euro, mostra compresa nel biglietto.

Le giornate a ingresso gratuito durante la mostra

L'ingresso è gratuito la prima domenica del mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Nel periodo della mostra le date sono: domenica 4 ottobre 2026, domenica 1° novembre 2026, mercoledì 4 novembre 2026, domenica 6 dicembre 2026 e domenica 3 gennaio 2027, ultimo giorno di apertura. Nelle giornate gratuite la tomba François, la Macchina del Tempio e la sala degli Ori Castellani non sono visitabili.

Dove si compra il biglietto

Il biglietto si acquista alla biglietteria del museo, che si trova nel bookshop, oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato nella pagina "Prepara la visita" del sito del museo. Per le giornate normali, fuori dai periodi festivi, l'acquisto in loco non crea problemi. Per la tomba François, invece, la prenotazione anticipata è indispensabile.

Roma Pass e convenzioni

Villa Giulia aderisce alla Roma Pass, e ha una convenzione con il FAI. Per le condizioni aggiornate della card cittadina conviene consultare il suo sito ufficiale. La ETRU Card, venduta online e alla biglietteria del museo, dura un anno; gli abbonamenti già sottoscritti restano validi fino a scadenza.

Audioguida e strumenti per la visita

Nel bookshop è disponibile l'audioguida del museo in italiano, inglese e francese, a 7 euro (5 euro per gli abbonati). C'è anche una guida breve in italiano e in inglese, una mappa scaricabile e, per le persone sorde, la VideoguidaLIS gratuita. Per la mostra di Singh l'audioguida del museo non serve: il catalogo Electa e le didascalie sono gli strumenti giusti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Fontana di Trevi sia alimentata dall'Acqua Vergine lo sanno quasi tutti. Che la stessa acqua scorra nel ninfeo di Villa Giulia lo sanno in pochi, e ancora meno sanno che a quell'acqua devono qualcosa anche i romani di oggi. Come in tutte le ville rinascimentali di Roma, e tanto più in una villa che nasceva in mezzo a delle vigne, l'acqua era una delle protagoniste del progetto. Giulio III fece costruire una derivazione sotterranea dell'antico Acquedotto Vergine dedicata esclusivamente alla villa, per alimentare le fontane del ninfeo e i giardini.

Quando la villa passò ad altri proprietari, quell'acqua trovò anche un uso pubblico. All'inizio di via di Villa Giulia, sulla via Flaminia, furono poste due fontane abbeveratoio: una dal cardinale Borromeo nel 1672, l'altra da Filippo Colonna, principe di Paliano, nel 1701. La villa, che era nata come luogo di delizie riservato al papa e ai suoi ospiti, finì così per dissetare cavalli e passanti sulla strada consolare più trafficata del nord di Roma.

La storia dell'acqua continua anche nei secoli meno gloriosi. Quando, dal 1769, la villa fu restaurata per volontà di papa Clemente XIV e destinata a usi militari, vi ebbe sede anche la Scuola di veterinaria: per comodità fu realizzato un accesso a cordonata alla fontana bassa del ninfeo, usata per abbeverare i cavalli. Chi scende oggi le scale di marmo verso il ninfeo cammina quindi in un luogo che è stato, a distanza di due secoli, sala da pranzo papale e abbeveratoio di caserma. È forse la migliore lezione di storia che Villa Giulia offra gratis a chi la sa guardare, ed è in perfetta sintonia con Archivio: anche un luogo è un archivio di usi, stratificati uno sull'altro.

La foto giusta da fare a Dayanita Singh a Villa Giulia — Archivio, dal 25 settembre al 3 gennaio 2027

La fotografia da portare a casa non è quella delle fotografie di Singh: le immagini in mostra sono opere protette, e riprodurle con il telefono ha poco senso quando esiste un catalogo. Prima di scattare in sala chiedete comunque al personale se è consentito. La foto giusta, a Villa Giulia, è un'altra, e rispetta lo spirito della mostra.

Uscite dall'edificio del Vignola e mettetevi al centro della loggia dell'Ammannati, con le spalle all'emiciclo, guardando verso il ninfeo. Da lì si vede la sequenza dei tre livelli della villa: il cortile, la balaustra, la discesa verso la fontana. È una composizione costruita per essere guardata in profondità, un piano dopo l'altro, esattamente come Singh costruisce le sue strutture: cornici dentro cornici, immagini che si aprono su altre immagini. Fotografate in verticale per tenere insieme la volta dipinta della loggia e il fondo del ninfeo.

La seconda inquadratura che consiglio è di dettaglio: le grottesche dell'emiciclo, dipinte sul modello della Domus Aurea. Avvicinatevi e cercate un riquadro con un pergolato e degli uccelli; con la luce radente del mattino i colori tengono bene anche con il telefono. La terza è per chi ama il bianco e nero: il tempio di Alatri nel giardino, di tre quarti, con le ombre lunghe del pomeriggio d'autunno. Tre scatti, tre modi di guardare un luogo che è esso stesso un archivio di forme. Il suggerimento: lasciate stare le fotografie alle fotografie, e usate la mostra per imparare a inquadrare la villa.

Come arrivare a Villa Giulia

Il Museo Nazionale Etrusco si trova in piazzale di Villa Giulia 9, lungo viale delle Belle Arti, alle pendici dei Parioli e a breve distanza dalla via Flaminia. Il museo indica i tram 2, 3 e 19 e la metro A, fermata Flaminio.

In metro

La fermata più vicina della linea A è Flaminio, in piazzale Flaminio, accanto a piazza del Popolo. Il museo calcola 14 minuti a piedi fino all'ingresso. La passeggiata risale la zona del Flaminio verso Valle Giulia; se preferite evitarla, a Flaminio si prende il tram 2.

In tram

Il tram 2 parte da piazzale Flaminio e risale la via Flaminia verso nord: dalla via Flaminia si raggiunge il museo con una breve camminata in salita verso Valle Giulia. I tram 3 e 19 percorrono viale delle Belle Arti, cioè passano proprio sul lato del museo: per chi arriva da San Lorenzo, dal Policlinico o dai quartieri a est è la soluzione più comoda, senza cambi con la metro.

In auto e in taxi

Il museo non segnala un parcheggio proprio. Viale delle Belle Arti e le vie intorno ai musei di Valle Giulia hanno sosta su strada, spesso a pagamento e molto contesa nei fine settimana, quando la zona richiama anche il pubblico di Villa Borghese e della Galleria d'Arte Moderna. Il consiglio, per una volta senza sfumature, è il trasporto pubblico. In taxi basta indicare il Museo di Villa Giulia: tutti i tassisti romani lo conoscono.

A piedi da Villa Borghese

Villa Giulia è a pochi passi da Villa Borghese: scendendo dal parco verso Valle Giulia si arriva al museo a piedi, e la passeggiata attraverso il verde è il modo più piacevole per arrivare in una mattina d'autunno. È anche una buona soluzione per chi combina la mostra con la Galleria Borghese.

Intorno a Villa Giulia: Valle Giulia, Villa Borghese e il Flaminio

Villa Giulia si trova nel quartiere Pinciano, nella zona che i romani chiamano Valle Giulia, fra Villa Borghese e i Parioli. È una delle zone con la più alta concentrazione di musei della città, e una mattina alla mostra di Singh si combina facilmente con altre visite.

Villa Poniatowski

A pochi passi, affacciata sulla via Flaminia, Villa Poniatowski è la seconda sede del museo. Giuseppe Valadier la trasformò in villa all'inizio dell'Ottocento per Stanislao Poniatowski, nipote dell'ultimo re di Polonia; i restauri del 1997 hanno riportato alla luce l'impianto cinquecentesco con fontane e cicli decorativi. È chiusa per i lavori del PNRR e la riapertura è prevista per l'autunno 2026.

Villa Borghese e i suoi musei

Risalendo verso il parco si incontrano la Galleria Borghese, il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera, il Museo Pietro Canonica e il Bioparco. Per chi viene con i bambini, la combinazione mattina a Villa Giulia e pomeriggio al Bioparco è classica e funziona. Per chi ama la fotografia, al Museo Bilotti è in corso Lanterne magiche, fotografie dalla collezione Valerio De Paolis: due mostre fotografiche in una giornata, a un quarto d'ora di cammino l'una dall'altra.

Il Flaminio contemporaneo

Verso nord, lungo la via Flaminia e il tram 2, si arriva al MAXXI e all'Auditorium Parco della Musica: la Roma del XXI secolo, a dieci minuti di tram da una villa del Cinquecento. Chi ha visto Archivio e vuole proseguire con l'arte contemporanea trova qui la tappa successiva naturale.

Piazza del Popolo

Scendendo verso sud, dalla fermata Flaminio si passa sotto Porta del Popolo e si entra in piazza del Popolo. Una sosta in Santa Maria del Popolo è il modo migliore per chiudere la giornata.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

1550-1555: papa Giulio III fa costruire la villa, affidando il progetto a Vignola e Ammannati con il contributo di Michelangelo e Vasari. I contatti fra il papa e gli artisti passavano spesso, racconta Vasari, per monsignor Pietro Giovanni Aliotti, vescovo di Forlì e maestro di camera di Giulio III.

1555: morto Giulio III, il nuovo papa Paolo IV Carafa, salito al soglio dopo i soli venti giorni di pontificato di Marcello II, confisca le proprietà riunite dal predecessore. La villa viene divisa: l'edificio principale e parte dei giardini passano alla Camera Apostolica, e l'uso della villa viene riservato ai Borromeo, nipoti del papa successivo, Pio IV.

1769: papa Clemente XIV fa restaurare l'edificio e lo destina all'esercito, come quartiere, magazzino e perfino lazzaretto. Vi ha sede anche la Scuola di veterinaria.

1870: con la presa di Roma la villa diventa proprietà del Regno d'Italia e comincia a raccogliere i materiali delle esplorazioni archeologiche nel territorio di Falerii (1888-1889).

7 febbraio 1889: un Regio Decreto, voluto da Felice Barnabei, istituisce il museo. Fra il 1889 e il 1890 nel giardino viene costruita la riproduzione del tempio di Alatri per l'inaugurazione. Nel 1891 comincia a formarsi la biblioteca, oggi di oltre 20.000 volumi, arricchita fra l'altro dalla biblioteca di Massimo Pallottino, riconosciuta di rilevante interesse storico nel 1995.

Anni Trenta del Novecento: vengono aggiunte le due ali esterne per le collezioni e i servizi.

Dal secondo dopoguerra: il ninfeo diventa la sede tradizionale della serata finale del Premio Strega, la votazione degli Amici della domenica che si tiene il primo giovedì di luglio. Dal 1965 la cerimonia viene trasmessa più volte dalla Rai dal giardino del museo.

31 marzo 2013: un furto colpisce parte della collezione Castellani.

23 gennaio 2016: un decreto ministeriale inserisce il museo fra i 32 istituti di rilevante interesse nazionale dotati di autonomia.

1° luglio 2026: la tomba François, entrata nel patrimonio dello Stato dopo oltre un secolo di trattative, diventa visibile al pubblico a Villa Giulia.

25 settembre 2026: apre Archivio di Dayanita Singh, lo sguardo di un'artista indiana sugli archivi italiani dentro un museo nato per raccontare le origini dell'Italia.

Dayanita Singh a Villa Giulia con i bambini

Archivio non è una mostra pensata per i bambini, ma non è nemmeno ostile: le strutture di legno incuriosiscono, e il gioco di cercare immagini che si somigliano fra una struttura e l'altra funziona bene con ragazzi dagli otto anni in su.

Gli strumenti del museo per le famiglie

Il museo mette a disposizione un gioco per bambini da scaricare, stampare e piegare in otto parti, oppure da chiedere al banco di accoglienza, e ha una sezione ETRUKids con materiali e attività per scuole e famiglie. La ETRU Card Family, a 80 euro per due adulti e i figli minori, conviene alle famiglie romane che contano di tornare.

Come dosare la visita

Con i bambini partite dal museo, non dalla mostra: il Sarcofago degli Sposi, gli oggetti di uso quotidiano, il tempio di Alatri nel giardino. Poi una sosta nel ninfeo. Solo alla fine una mezz'ora in Archivio, proponendo una caccia: trovare tre fotografie di scale, tre di fiori, tre di stanze piene di carte. È il modo più onesto di far capire a un ragazzo che cosa significa ordinare un archivio.

Accessibilità a Villa Giulia

Il Museo Nazionale Etrusco dichiara di aver eliminato la maggior parte delle barriere architettoniche. L'accesso ad alcune sale è garantito alle persone con disabilità motoria mediante percorsi alternativi, ascensori e servoscala, questi ultimi non ancora omologati per le sedie a motore. All'ingresso è disponibile su richiesta una sedia a rotelle.

Disabilità visive e uditive

Per i visitatori ciechi e ipovedenti il museo mette a disposizione, su richiesta, riproduzioni tattili e visite guidate tattili con personale specializzato. Per le persone sorde c'è la VideoguidaLIS di Villa Giulia e Villa Poniatowski, gratuita sugli store Apple e Android o consultabile online.

Informazioni e prenotazioni

Per le richieste di accessibilità il museo indica il numero 06 3226571 e un indirizzo dedicato del servizio accessibilità, riportati nella sezione del sito ufficiale. Il giardino e il ninfeo hanno scale: chi ha difficoltà motorie chieda all'ingresso i percorsi alternativi prima di cominciare.

Chi è passato da Dayanita Singh a Villa Giulia — Archivio, dal 25 settembre al 3 gennaio 2027

Villa Giulia ha avuto ospiti illustri fin dal cantiere. Sul cantiere lavorarono Jacopo Barozzi da Vignola, Bartolomeo Ammannati, Giorgio Vasari e, con un progetto per il casino, Michelangelo Buonarroti: quattro nomi che da soli riassumono l'architettura romana di metà Cinquecento. Con loro i pittori Prospero Fontana, Pietro Venale da Imola e il giovane Taddeo Zuccari, che le fonti del museo ricordano ancora giovane all'epoca del cantiere.

Nell'Ottocento è passato di qui Felice Barnabei, l'archeologo e politico che volle il museo e scavò ad Alatri il tempio poi ricostruito in giardino. Nel Novecento la villa è stata la casa di lavoro di Massimo Pallottino, uno dei padri dell'etruscologia, la cui biblioteca è ancora conservata nel museo, e degli ispettori Raniero Mengarelli e Maria Santangelo, anch'essi presenti con le proprie raccolte di libri.

Poi c'è la lunga stagione del Premio Strega, fondato a Roma nel 1947 da Maria Bellonci e Guido Alberti. Nel giardino del museo, in diretta televisiva, sono stati proclamati fra gli altri Paolo Volponi con La macchina mondiale (1965), Paolo Cognetti con Le otto montagne (2017), Helena Janeczek con La ragazza con la Leica (2018), Antonio Scurati con M. Il figlio del secolo (2019), Sandro Veronesi con Il colibrì (2020), Emanuele Trevi con Due vite (2021), Mario Desiati con Spatriati (2022), Ada D'Adamo con Come d'aria (2023), Donatella Di Pietrantonio con L'età fragile (2024) e Andrea Bajani con L'anniversario (2025). Per decenni, il primo giovedì di luglio, la letteratura italiana si è data appuntamento qui.

Oggi, con Archivio, arriva a Villa Giulia una delle poche fotografe viventi ad aver ricevuto l'Hasselblad Award, nell'elenco che comprende Henri Cartier-Bresson, Richard Avedon, Sebastião Salgado e Nan Goldin. A me pare la visitatrice più coerente che la villa potesse ricevere: una persona che passa la vita a guardare come le istituzioni conservano la memoria, dentro un'istituzione che fa esattamente questo da oltre un secolo.

Come organizzare la mezza giornata a Villa Giulia

Per vedere bene Archivio e il museo servono tre ore. Una proposta concreta, pensata per un giorno feriale d'autunno, con partenza dal centro storico.

Mattina

Metro A fino a Flaminio, poi tram 2 o passeggiata fino al museo, con arrivo verso le 9. Prima un'ora in Archivio, quando le sale sono ancora vuote. Alle 10, se è martedì o giovedì, il laboratorio di restauro del Sarcofago degli Sposi. Poi le sale principali del museo: Apollo di Veio, lamine di Pyrgi, e la tomba François se avete prenotato.

Mezzogiorno

Una pausa nel ninfeo e nel giardino, poi l'uscita. Il pranzo va fatto fuori, perché il ristorante del museo è chiuso per ristrutturazione.

Pomeriggio

Due possibilità. La prima: risalire a piedi verso Villa Borghese e chiudere con la Galleria Borghese o con il Museo Bilotti. La seconda: tram 2 verso nord fino al MAXXI, per restare nell'arte contemporanea. Chi preferisce la Roma barocca scende invece verso piazza del Popolo.

Per i gruppi

Il museo organizza visite guidate per adulti, scuole e gruppi in italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco, prenotabili tramite il call center dei servizi del museo. Per un'esperienza privata costruita intorno alla mostra, con la villa, il museo e i dintorni, Tour Leader Pro organizza itinerari su misura.

Dove mangiare vicino a Villa Giulia

Il ristorante del museo, una struttura vetrata nel verde, è chiuso in attesa di una ristrutturazione. Per mangiare bisogna quindi uscire, e le zone utili sono tre.

Il Flaminio

Lungo via Flaminia e nelle strade fra piazzale Flaminio e il Villaggio Olimpico ci sono trattorie di quartiere, pizzerie al taglio e bar con tavola calda, frequentati da chi lavora in zona. Prezzi da quartiere residenziale, non da centro storico.

I Parioli

Salendo verso i Parioli l'offerta si fa più curata e più cara: ristoranti, pasticcerie storiche, bar con dehors. È la scelta per un pranzo seduto dopo la mostra.

Piazza del Popolo e il Tridente

Scendendo verso il centro, fra piazza del Popolo, via di Ripetta e via del Babuino, c'è l'offerta più ampia, con i prezzi del centro. Ha senso se la giornata prosegue da quella parte.

Un consiglio pratico

Nei giorni feriali i locali del Flaminio si riempiono fra le 13 e le 14 con gli impiegati degli uffici della zona. Mangiate alle 12.30 o dopo le 14: con un museo che apre alle 8.30 è un orario naturale.

Roma fra ottobre e gennaio: il periodo della mostra

La mostra copre l'autunno romano e le feste di fine anno, due stagioni molto diverse per chi visita la città.

Ottobre e novembre

È il periodo migliore. Le giornate sono ancora lunghe abbastanza da permettere il giardino e il ninfeo con buona luce, le folle estive se ne sono andate. Le giornate gratuite del 4 ottobre, del 1° novembre e del 4 novembre attirano i romani: il resto del mese è tranquillo.

Dicembre e le feste

A dicembre la luce cala presto e il giardino perde parte del suo fascino dopo le 16. Il museo è chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio. Le giornate fra Natale e Capodanno sono affollate in tutti i musei della città, e le ultime settimane di una mostra attirano sempre chi ha rimandato.

L'ultimo weekend

Sabato 2 e domenica 3 gennaio 2027 chiudono la mostra; la domenica è gratuita. Chi ci tiene davvero a vedere Archivio con calma non aspetti quel fine settimana.

Perché vale la pena vedere Archivio

Le mostre di fotografia a Roma non mancano, e la maggior parte segue lo stesso schema: stampe incorniciate, pareti, didascalie, un percorso lineare. Archivio è diversa per costruzione. Chiede al visitatore di muoversi, confrontare, tornare indietro, e premia chi ha pazienza. È anche una delle rare occasioni per vedere a Roma il lavoro di un'artista premiata con l'Hasselblad, presentato in una versione pensata per il luogo e non importata così com'è.

C'è poi un argomento pratico che pesa: la mostra è compresa nel biglietto del museo. Con 13 euro, o 2 per chi ha diritto al ridotto, si vedono Archivio, il Sarcofago degli Sposi, l'Apollo di Veio e, prenotando, la tomba François. A Roma non c'è un rapporto fra prezzo e contenuto migliore di questo, in questo autunno. Il limite, se volete, è la scala delle immagini: fotografie di formato contenuto, spesso in bianco e nero, che non reggono una visita distratta. Chi cerca l'effetto spettacolare resterà deluso; chi ama guardare con attenzione no.

Domande frequenti su Dayanita Singh a Villa Giulia

Fino a quando è aperta la mostra di Dayanita Singh a Villa Giulia?

Dayanita Singh. Archivio resta aperta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia fino a domenica 3 gennaio 2027. La mostra ha aperto il 25 settembre 2026 e segue gli orari del museo: dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30. Il museo è chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio.

Quanto costa il biglietto per la mostra Archivio?

La mostra Archivio di Dayanita Singh è compresa nel biglietto del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: intero 13 euro, ridotto 2 euro, gratuito per abbonati e aventi diritto. Non esiste un biglietto separato. La ETRU Card annuale costa 48 euro nella versione Individual e 10 euro nella versione Young per i 18-25 anni.

Ci sono giorni in cui la mostra si vede gratis?

Villa Giulia è gratuita la prima domenica del mese e il 4 novembre, quindi anche la mostra di Dayanita Singh. Durante l'esposizione le date sono il 4 ottobre, il 1° novembre, il 4 novembre, il 6 dicembre 2026 e il 3 gennaio 2027. In quelle giornate la tomba François, la Macchina del Tempio e la sala degli Ori Castellani non sono visitabili.

Come si arriva al Museo Etrusco di Villa Giulia con i mezzi?

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, in piazzale di Villa Giulia 9, è servito dai tram 2, 3 e 19 e dalla metro A, fermata Flaminio, da cui il museo indica 14 minuti a piedi. I tram 3 e 19 passano su viale delle Belle Arti, il tram 2 parte da piazzale Flaminio lungo la via Flaminia.

Quante fotografie ci sono nella mostra di Dayanita Singh?

Archivio di Dayanita Singh a Villa Giulia riunisce oltre 350 fotografie, organizzate principalmente attorno a 16 strutture di legno che ne accolgono venti ciascuna. Le immagini provengono dal lavoro dell'artista sugli archivi italiani dell'ultimo decennio e dal suo archivio personale di fotografie scattate in Italia in venticinque anni.

Chi è il curatore della mostra Archivio?

La mostra Archivio di Dayanita Singh è curata da Andrea Anastasio, con il sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi. Anastasio ha curato anche la prima tappa all'Archivio di Stato di Venezia, dal 17 aprile al 31 luglio 2026. Il catalogo è pubblicato da Electa.

Quanto tempo serve per visitare la mostra e il museo?

Per Archivio di Dayanita Singh conviene calcolare almeno un'ora, perché le strutture vanno guardate da vicino e confrontate fra loro. Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia richiede un'altra ora e mezza, di più con la tomba François. Tre ore complessive sono una misura realistica.

Dove andrà la mostra dopo Roma?

Dopo Villa Giulia, Archivio di Dayanita Singh proseguirà al MAO, Museo d'Arte Orientale di Torino, e all'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, per poi essere esposta nei musei pubblici di Mumbai, Kolkata, Chandigarh e Ahmedabad. Il percorso si chiuderà nel dicembre 2027 alla Biennale di Kochi Muziris.

Il consiglio finale

Andate a Villa Giulia per Dayanita Singh e restateci per gli Etruschi, oppure fate il contrario: in entrambi i casi uscirete con la sensazione di aver visto due volte lo stesso tema, la memoria che qualcuno ha deciso di ordinare. Scegliete un martedì o un giovedì mattina di ottobre, prenotate la tomba François, lasciate il telefono in tasca davanti alle strutture di legno e tiratelo fuori nel ninfeo. È la mostra più intelligente di questo autunno romano, e anche la più economica.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento25 Settembre 2026 — 3 Gennaio 2027
IndirizzoMuseo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Piazzale di Villa Giulia 9, 00196 Roma Pinciano, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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