Marina Abramović alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna — dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027
Marina Abramović: Historical Works and Transforming Energy è aperta dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC), viale delle Belle Arti 131, 00197 Roma: il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.15, è chiuso il lunedì e il 25 dicembre, e fino al 17 dicembre ogni giovedì resta aperto anche la sera, dalle 19 alle 23. Il tram ferma a pochi passi dall'ingresso (fermata Galleria Arte Moderna); la stazione Flaminio della metropolitana è a poco più di mezzo chilometro in linea d'aria. La mostra è inclusa nel biglietto d'ingresso al museo, che costa 17 euro intero e 2 euro ridotto per i cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 25 anni; sotto i 18 anni si entra gratis. I biglietti si comprano alla cassa del museo oppure online sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, raggiungibile dal sito ufficiale della sede. La mostra è a cura di Shai Baitel e Andrea Tarsia.
La Galleria Nazionale è uno dei musei giusti per chi crede di aver già visto tutto. Questa volta il motivo è preciso: per gli ottant'anni di Marina Abramović arrivano a Valle Giulia alcune delle opere che hanno fatto la storia della performance, e insieme una serie di lavori che non si guardano soltanto, si usano. Ci si sdraia, ci si siede, si resta fermi. Per un museo di Stato è una scelta coraggiosa, e per il visitatore è un'esperienza che cambia il ritmo della giornata. Sotto trovate tutto quello che serve: cosa c'è in mostra, chi è l'artista, la storia del palazzo, orari, biglietti, tram, accessibilità, bambini, dove mangiare e come combinare la visita con Villa Borghese.
Marina Abramović alla GNAMC: che cosa si vede in Historical Works and Transforming Energy
La mostra romana di Marina Abramović mette insieme due nuclei distinti: una selezione di opere storiche, che hanno segnato la storia della performance art, e una selezione dei Transitory Objects, la serie di oggetti in pietra e minerali alla quale l'artista lavora da oltre trent'anni. La Galleria descrive il percorso come un attraversamento di diversi momenti della ricerca di Abramović, costruito per mettere in relazione la dimensione performativa del corpo con quella, più lenta e più profonda, della materia.

Le due anime del percorso
Il titolo dice già la struttura. Historical Works è la parte dedicata alle opere storiche; Transforming Energy è il nucleo centrale, costruito attorno ai Transitory Objects. Il primo blocco guarda indietro, agli anni in cui il corpo dell'artista era lo strumento e la misura dell'opera. Il secondo porta il visitatore dentro l'opera, perché senza il corpo di chi entra in sala quei lavori restano, per dichiarazione stessa della Galleria, incompleti. È un'impostazione convincente: invece di una retrospettiva cronologica, due modi diversi di intendere la presenza messi uno accanto all'altro.
Una mostra per gli ottant'anni dell'artista
L'occasione è l'ottantesimo compleanno di Marina Abramović, nata a Belgrado nel 1946. La Galleria lo presenta come il filo che tiene insieme la scelta di riunire lavori lontani nel tempo: le opere degli anni Settanta, Novanta e Duemila accanto ai lavori con i minerali, per mostrare continuità e trasformazioni di temi come la presenza, la durata, il corpo, l'energia e la relazione con il pubblico.
Da Venezia a Roma, in versione ampliata
Prima di Roma la mostra è stata presentata alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. A Valle Giulia arriva in una versione ampliata. Chi l'ha vista in laguna troverà quindi un percorso diverso, e chi non l'ha vista ha a Roma quasi cinque mesi di tempo: 137 giorni di calendario, dal 18 novembre al 4 aprile.
Historical Works: le opere storiche di Marina Abramović in mostra
La sezione Historical Works, curata da Andrea Tarsia, comprende fra le altre tre opere che la Galleria definisce iconiche: Imponderabilia del 1977, Balkan Baroque del 1997 e The Artist is Present del 2010. Tre date, tre decenni, tre modi di mettere il corpo davanti al pubblico. Attraverso queste opere, spiega la presentazione ufficiale, il percorso restituisce la centralità che Abramović ha attribuito al corpo, alla presenza, alla durata e alla relazione con chi guarda, elementi che nel corso dei decenni hanno trasformato la performance in uno spazio di esperienza e di confronto.
Imponderabilia (1977)
Imponderabilia è un lavoro del 1977 realizzato con Ulay, come ricorda la nota biografica della Galleria. È la più antica delle tre opere citate dalla presentazione ufficiale e appartiene alla stagione in cui Abramović, dagli anni Settanta, costruiva azioni caratterizzate da una radicale esposizione fisica e temporale.
Balkan Baroque (1997)
Balkan Baroque è del 1997: fu presentata alla Biennale di Venezia e premiata con il Leone d'Oro, sempre secondo la nota biografica ufficiale. È l'opera che lega in modo più diretto la mostra romana alla storia veneziana dell'artista, e il passaggio da Venezia a Roma di questa esposizione la rende ancora più pertinente.
The Artist is Present (2010)
The Artist is Present è del 2010 ed è stata realizzata al Museum of Modern Art di New York. Il titolo dice già molto: la presenza dell'artista come opera. Ritrovarla in un museo di Stato italiano, a pochi passi dalle sale dell'Ottocento, fa un certo effetto, e aiuta a capire perché la Galleria abbia scelto proprio le parole presenza e durata per descrivere l'intera mostra.
Transforming Energy e i Transitory Objects di Marina Abramović
Al centro della mostra c'è Transforming Energy, nucleo che comprende una selezione dei Transitory Objects: letti di pietra, strutture e forme scultoree realizzate con quarzo, ametista, agata e altri minerali. Sono concepiti come dispositivi: il visitatore si sdraia, si siede o sosta sulle diverse strutture, e così attiva quello che l'artista definisce un processo di trasmissione dell'energia. L'opera, scrive la Galleria, non si esaurisce nella dimensione scultorea ma si completa con la presenza e l'esperienza fisica di chi la attraversa.
Letti di pietra, quarzo, ametista, agata
La parola che conta è partecipazione. Davanti ai Transitory Objects il ruolo classico del visitatore, quello che guarda da una distanza di sicurezza, viene rovesciato. Qui la distanza è zero. È la parte della mostra che divide di più: c'è chi si stende e resta dieci minuti in silenzio, e c'è chi osserva gli altri farlo e trova in quello sguardo la vera opera. Vale la pena provare.
Il tempo geologico
Con i Transitory Objects la ricerca di Abramović sul corpo si confronta con una diversa concezione del tempo: il tempo geologico dei minerali e della Terra. I materiali usati sono il risultato di processi naturali sviluppati nel corso di diverse ere geologiche, e introducono nella relazione con il corpo una scala temporale lontanissima da quella dell'esperienza umana. Il corpo, conclude la presentazione ufficiale, diventa il punto di incontro fra tempi, energie e forme di materia differenti. È una lettura interessante perché collega la durata delle performance storiche, fatte di ore e di giorni, alla durata dei minerali, fatta di ere.
La Grande Muraglia, 1988
L'interesse dell'artista per i cristalli e per il loro rapporto con l'energia e il corpo umano si sviluppa in particolare dopo il viaggio compiuto lungo la Grande Muraglia Cinese nel 1988. Durante quell'esperienza, racconta la Galleria, Abramović entra in contatto con alcuni principi della medicina tradizionale cinese, che orientano la sua riflessione sul rapporto fra corpo, energia e materia. Nei decenni successivi i Transitory Objects diventano una componente significativa della sua pratica: a partire dagli anni Novanta, precisa la nota biografica, la ricerca su corpo, energia e materia trova proprio in questa serie una delle sue espressioni principali.
Chi è Marina Abramović
Marina Abramović è nata a Belgrado nel 1946 ed è considerata fra le figure più importanti e influenti della performance art internazionale. Dagli anni Settanta sviluppa una ricerca incentrata sul corpo, sulla presenza, sulla durata e sulla relazione fra artista e pubblico. Con azioni spesso caratterizzate da una radicale esposizione fisica e temporale, secondo la nota biografica pubblicata dalla Galleria, ha contribuito a ridefinire i confini della performance e il ruolo dello spettatore nell'esperienza artistica.
Belgrado, 1946
La data di nascita spiega l'occasione della mostra: il 1946 porta agli ottant'anni che la Galleria celebra con questa esposizione. La città di nascita spiega invece una parte del percorso: Belgrado e i Balcani tornano nel titolo di una delle opere più note in mostra, Balkan Baroque. Nel corso della carriera l'artista ha realizzato performance e opere in numerosi musei e istituzioni internazionali, affrontando temi legati alla resistenza fisica, alla coscienza, alla spiritualità e alla relazione interpersonale.
Il corpo come strumento e misura
La formula migliore la offre la stessa presentazione della mostra: dalle azioni in cui il corpo diventa strumento e misura della performance fino ai Transitory Objects, dove il corpo incontra la materia e il tempo profondo della Terra. In mezzo ci sono cinquant'anni di lavoro. Il merito di questa mostra, a nostro giudizio, è rendere leggibile quella linea anche a chi di performance sa poco: si parte da opere storiche documentate e si arriva a lavori in cui il visitatore diventa parte del processo.
Il Marina Abramović Institute
La nota biografica della Galleria ricorda anche la fondazione del Marina Abramović Institute (MAI), organizzazione dedicata alla conservazione, alla presentazione e allo sviluppo della performance e delle pratiche di lunga durata. È un dettaglio che dice molto dell'artista: oltre alle proprie opere, Abramović si è occupata di come la performance possa essere tramandata, un problema serio per un'arte che per definizione accade una volta e poi scompare. La sua attività continua a essere presentata nelle principali istituzioni internazionali.
I curatori della mostra di Marina Abramović: Shai Baitel e Andrea Tarsia
La mostra ha due curatori con due compiti diversi. Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, ha curato l'esposizione in stretta collaborazione con l'artista, e descrive Transforming Energy all'interno del più ampio percorso di sviluppo della ricerca di Marina Abramović. Andrea Tarsia ha curato la sezione Historical Works, quella delle opere storiche.
Perché la doppia cura conta
La divisione non è un dettaglio da colophon: il visitatore attraversa due sguardi, uno costruito accanto all'artista sulla parte più recente del suo lavoro, l'altro dedicato a opere entrate nella storia dell'arte. Le sale storiche vanno lette, quelle dei Transitory Objects vanno vissute.
Che cosa dicono della mostra l'artista, il ministro e la direttrice
La presentazione ufficiale riporta tre voci. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli definisce il compleanno dell'artista un'occasione per rendere omaggio a una «pioniera della performance art». Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC, parla di «una mostra innovativa e dirompente nel contesto romano». E Marina Abramović spiega che riunire opere di momenti diversi della sua pratica «permette al pubblico di vedere come le idee alla base del mio lavoro si siano sviluppate nel corso del tempo».
La parola dell'artista come chiave di lettura
Delle tre frasi, quella dell'artista è la più utile per il visitatore, perché indica il metodo: non una sequenza di capolavori, ma lo sviluppo di un'idea. La mostra, conclude la Galleria, invita a riconoscere uno sviluppo fatto di continuità e trasformazioni, in cui l'opera torna a essere prima di tutto un'esperienza da vivere. Detto da un museo che conserva circa ventimila opere fra dipinti, sculture, installazioni e fotografie, suona come una dichiarazione di intenti.
Una curiosità su Marina Abramović alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna — dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027
La curiosità più bella riguarda il palazzo, prima ancora della mostra. L'edificio che oggi accoglie Abramović fu progettato e realizzato dall'architetto Cesare Bazzani fra il 1908 e il 1911 per l'Esposizione Internazionale d'Arte organizzata per il Cinquantenario della proclamazione del Regno d'Italia. Nacque cioè come padiglione di una grande esposizione, un luogo pensato per mostrare, e solo nel 1915 vi fu trasferita la Galleria, che fino ad allora era ospitata nel Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale.
Il museo, infatti, è più antico del suo palazzo. Fu istituito con il Regio decreto n. 1526 del 26 luglio 1883, con la missione di raccogliere le opere d'arte del nuovo Stato unitario, e aprì al pubblico nel 1885. Per trent'anni, dunque, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna visse in un'altra sede, e ancora oggi il Palazzo delle Esposizioni è una delle grandi sale per mostre della città.
C'è poi un secondo dettaglio che pochi conoscono. Nel 1939, con la legge n. 823, il museo assunse la denominazione di Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Arte Contemporanea, confermando, come scrive la Galleria stessa, la sua attitudine a museo del presente. Ospitare nel 2026 un'artista vivente che chiede al pubblico di sdraiarsi sulle sue opere è la conseguenza coerente di quella scelta di quasi novant'anni fa. Chi entra dalla scalinata di viale delle Belle Arti entra in un edificio nato per le esposizioni internazionali, in un museo nato per l'arte del proprio tempo: Abramović, in questo senso, è ospite nel posto giusto.
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea: la sede della mostra
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea si trova in viale delle Belle Arti 131, nella valle delle Accademie ai margini di Villa Borghese, in un edificio di Cesare Bazzani completato nel 1911. È un museo di rilevante interesse nazionale e un ufficio dirigenziale di livello generale del Ministero della Cultura, con autonomia organizzativa, finanziaria e contabile; l'autonomia speciale risale al regolamento del 2014.
Il palazzo di Cesare Bazzani
Circa 15 mila metri quadrati della struttura sono dedicati agli spazi espositivi e ai servizi al pubblico, e l'esposizione vera e propria occupa circa 10 mila metri quadrati. Tutti gli spazi sono climatizzati. In pratica: è un museo grande, dove si cammina molto, e bisogna scegliere prima di entrare.
Gli ampliamenti: Bazzani, Cosenza, Botta
Un primo ampliamento, curato dallo stesso Bazzani, fu realizzato fra il 1933 e il 1934. Le due ali dell'edificio sono state interamente restaurate fra il 1995 e il 1999. Un secondo ampliamento, progettato dall'ingegnere Luigi Cosenza, fu completato solo in parte e restò aperto al pubblico dal 1989 al 1998. Oggi l'Ala Cosenza è oggetto di lavori di restauro e adeguamento su progetto dell'architetto Mario Botta: diventerà un polo di oltre 2000 metri quadrati per formazione, didattica e ricerca, destinato ad accogliere la biblioteca e gli archivi.
Un museo nato nel 1883
La Galleria nacque nel 1883 per accogliere il meglio della produzione artistica contemporanea. Con la riforma dello statuto del 1912 cominciò ad acquisire anche opere della prima metà dell'Ottocento. Oggi possiede, secondo la Carta dei servizi, la collezione più ampia sul territorio nazionale di arte italiana e internazionale dal XIX al XXI secolo, e il museo la definisce la più importante al mondo per le opere italiane degli ultimi due secoli. La scheda completa del museo è su La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea.
Biblioteca e archivi
Il Centro Studi, in corso di realizzazione, riunisce biblioteca e archivi. La biblioteca, specializzata nell'arte del XIX e XX secolo, conta circa 60.000 volumi, 1500 periodici fra correnti e cessati e circa 40.000 pezzi fra miscellanee e opuscoli; gli archivi conservano 1500 metri lineari di documenti in appena 400 metri quadrati. Entrambi sono temporaneamente chiusi al pubblico per lavori di adeguamento, in attesa del trasferimento nell'Ala Cosenza.
Oltre Abramović: la collezione permanente della Galleria Nazionale
Il biglietto che apre la mostra di Marina Abramović apre anche la collezione permanente, circa 20.000 opere fra dipinti, disegni, sculture, installazioni, oggetti di design, filmati e fotografie. La Galleria cita fra gli altri Vincent van Gogh, Amedeo Modigliani, Gustav Klimt, Jackson Pollock, Giacomo Balla, Lucio Fontana, Marcel Duchamp, Antonio Canova, Gustave Courbet, Andy Warhol, Giorgio de Chirico, Claude Monet, Alberto Burri, Maurizio Cattelan, Rudolf Stingel e Cy Twombly. Sarebbe un errore uscire senza averne vista almeno una parte.
I nove capolavori indicati dalla Galleria
Il museo propone una selezione di capolavori che è un buon filo per una visita breve: Sogni di Vittorio Corcos (1896), Le tre età di Gustav Klimt (1905), Dopo il bagno di Edgar Degas (1886 circa), il Ritratto di Hanka Zborowska di Amedeo Modigliani (1917), Mobile di Alexander Calder (1958), Il giardiniere di Vincent van Gogh (1889), Coppa Chimerica di Hans Arp (1947-1950), Espansione dinamica + velocità di Giacomo Balla (1913 circa) ed Ettore e Andromaca di Giorgio de Chirico (1924). Le tre età di Klimt è un olio su tela di 171 per 171 centimetri: da solo vale la deviazione.
Il design nelle sale
Dall'aprile 2026 il percorso della collezione dialoga con il design: sedute iconiche, oggetti scultorei, parati e tendaggi realizzati con aziende come Cassina, Kartell, Poltrona Frau, Molteni&C, Zanotta, Flexform, Cappellini e altre. L'obiettivo dichiarato dal museo è rendere le sale più confortevoli e familiari e invitare i visitatori ad abitarle. Per chi arriva dalla mostra di Abramović, dove il corpo del visitatore è parte dell'opera, è un passaggio sorprendentemente coerente: anche nella collezione ci si può sedere.
Marinella Senatore, artista dell'anno 2026
Fino al 31 dicembre 2026 la Galleria dedica una sala a Marinella Senatore, scelta come artista dell'anno nel programma che ogni anno ospita un protagonista dell'arte italiana contemporanea. In sala ci sono più di 40 opere fra disegni, collage e arazzi, fra cui i quattro grandi arazzi The Theatre of Commons, realizzati con la Chanakya School of Craft di Mumbai, e la scultura luminosa Remember The First Time You Saw Your Name. Senatore lavora sull'arte partecipativa e sul corpo come strumento di conoscenza: fra novembre e dicembre le due artiste convivono nello stesso museo, e il confronto merita la mezz'ora in più.
Una cosa che non ti dice nessuno su Marina Abramović alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna — dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027
Il biglietto della Galleria Nazionale vale tre ore. Non è un dettaglio burocratico: il museo lo spiega con il controllo del numero di visitatori presenti, ai fini della sicurezza antincendio e dell'indice di affollamento, e chiede di entrare nell'intervallo di tre ore scelto al momento dell'acquisto. Dentro quelle tre ore si può anche uscire e rientrare, ma la Galleria lo prevede espressamente per chi vuole andare al Caffè delle Arti.
Perché conta per questa mostra in particolare? Perché i Transitory Objects chiedono tempo. Non sono opere da vedere in fila, sono opere su cui ci si sdraia o ci si siede, e l'esperienza, per come la descrive l'artista, ha senso se si resta. Se a questo si aggiunge la sezione storica, la sala di Marinella Senatore fino a fine dicembre e almeno un passaggio nella collezione, tre ore passano in fretta. Il consiglio è semplice: scegliete la fascia di ingresso al mattino presto, fate prima la mostra, poi il caffè, poi la collezione.
C'è un secondo aspetto che quasi nessuno considera. Nelle sale è possibile portare soltanto borse più piccole di 25 per 30 per 12 centimetri; zaini, borse ampie, ombrelli e caschi vanno lasciati al guardaroba, che è gratuito. Per una mostra in cui ci si stende su un letto di pietra, arrivare leggeri è quasi una condizione: nessuno vuole sdraiarsi con uno zaino sulle spalle.
Orari della mostra di Marina Abramović alla Galleria Nazionale
La mostra segue l'orario del museo: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura, cioè alle 18.15. Il lunedì la Galleria è chiusa, e fra i giorni di chiusura annuale è indicato il 25 dicembre, che nel 2026 cade di venerdì.
Orario ordinario
Nove ore di apertura al giorno lasciano margine, ma la validità del biglietto di tre ore suggerisce di non arrivare troppo tardi: chi entra alle 17 avrà due ore scarse prima della chiusura. La biglietteria, secondo la Carta dei servizi, è aperta dalle 9 alle 18.15 e accetta carte di credito e bancomat.
I giovedì sera fino al 17 dicembre
Dal 10 settembre al 17 dicembre 2026 la Galleria apre ogni giovedì anche la sera, dalle 19 alle 23, con biglietto a 10 euro, fatte salve le gratuità di legge. Il museo resta aperto senza interruzione dall'orario diurno a quello serale, e la tariffa serale scatta dopo le 18.15. Nel periodo della mostra le serate utili sono cinque: 19 e 26 novembre, 3, 10 e 17 dicembre. Per l'ultimo ingresso serale conviene arrivare entro le 22.
Chiusure e aperture speciali
Il programma delle aperture serali può subire variazioni: per le festività di fine anno conviene consultare il sito ufficiale della Galleria prima di partire.
Biglietti per Marina Abramović: prezzi, riduzioni e gratuità
La mostra di Marina Abramović è inclusa nel biglietto d'ingresso alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea: non esiste un biglietto separato. L'intero costa 17 euro, il ridotto 2 euro. I biglietti si comprano alla biglietteria nell'atrio del museo, nel giorno stesso della visita, oppure online sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, al quale si arriva dal sito ufficiale della sede.
Intero e ridotto
Il ridotto da 2 euro è riservato ai cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 25 anni; la pagina italiana del museo aggiunge che le stesse agevolazioni valgono per i cittadini di Stati extra UE a condizione di reciprocità. Esiste poi il ridotto Galleria Borghese, chiamato da Canova a Canova: chi ha il biglietto della Galleria Borghese entra alla Galleria Nazionale con 10 euro, nella stessa giornata.
Ingressi gratuiti e prime domeniche
Si entra gratis sotto i 18 anni, e gratis entrano anche, fra gli altri, le persone con disabilità e un accompagnatore, le guide turistiche, i soci ICOM, i giornalisti con tessera valida, i dipendenti del Ministero e docenti e studenti di alcune facoltà indicate dal museo. Ogni prima domenica del mese l'ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria e rispetto della fascia oraria: durante la mostra, se la regola resta questa, le date sono il 6 dicembre 2026 e il 3 gennaio, il 7 febbraio e il 7 marzo 2027. Sono giornate affollate: ottime per il portafoglio, meno per i Transitory Objects.
Abbonamenti e gruppi
L'abbonamento annuale individuale costa 50 euro e vale 365 giorni dal primo ingresso; la formula 1+1, con un ospite diverso ogni volta, costa 80 euro. È nominativo e si attiva in biglietteria. Per chi abita a Roma e vuole tornare più volte, conviene fare due conti. I gruppi che acquistano dieci biglietti interi in un'unica soluzione pagano 150 euro in totale, cioè 15 euro a persona.
La validità di tre ore
Il biglietto vale per un ingresso nell'arco della fascia di tre ore scelta al momento dell'acquisto. Nelle giornate a ingresso gratuito la prenotazione online è obbligatoria. La Carta dei servizi indica anche la convenzione con la Roma Pass, la card turistico culturale della città.
Il consiglio che ti do per visitare Marina Abramović alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna — dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027
Conviene andarci un giovedì sera di novembre o dicembre. Fino al 17 dicembre la Galleria resta aperta dalle 19 alle 23 con un biglietto da 10 euro, e le serate utili durante la mostra sono cinque: 19 e 26 novembre, 3, 10 e 17 dicembre. Una mostra che parla di presenza, durata ed energia si vive meglio quando il museo si svuota del ritmo della giornata, quando fuori è buio e dentro il tempo rallenta. È anche il momento in cui chi lavora può permettersi di stare tre ore senza guardare l'orologio.
Secondo consiglio, valido a qualunque ora: cominciate dalle opere storiche e finite con i Transitory Objects. L'ordine non è indifferente. Imponderabilia, Balkan Baroque e The Artist is Present preparano l'occhio e il corpo: mostrano che cosa significa per Abramović esporsi, durare, stare davanti a qualcuno. Quando poi arrivate ai letti di pietra e alle strutture di quarzo, ametista e agata, sapete perché siete lì e che cosa vi si chiede. Fatto al contrario, il percorso funziona molto meno.
Terzo consiglio: sdraiatevi. So che per molti è imbarazzante, soprattutto davanti a sconosciuti, ma la Galleria è chiara nel dire che l'opera si completa attraverso la presenza e l'esperienza fisica di chi la attraversa. Guardare un Transitory Object senza usarlo è come leggere il menu senza ordinare. Scegliete un momento in cui la sala è tranquilla, lasciate zaino e cappotto al guardaroba, spegnete il telefono, e concedetevi qualche minuto. Poi uscite, prendete un caffè, e se avete ancora tempo attraversate la collezione fino alle Tre età di Klimt. È una giornata costruita bene.
Come arrivare alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna per la mostra di Marina Abramović
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea si trova in viale delle Belle Arti 131, nel quartiere Pinciano, ai margini di Villa Borghese. Il mezzo più comodo è il tram, che ferma a pochi passi dal museo alla fermata Galleria Arte Moderna della rete ATAC; in alternativa si scende alla stazione Flaminio della metropolitana e si prosegue a piedi.
In tram
La fermata Galleria Arte Moderna è a pochi metri dall'ingresso di viale delle Belle Arti. Poco più a ovest, su piazzale delle Belle Arti, c'è la fermata Belle Arti, servita da tram e autobus. Le linee in servizio e gli orari cambiano con i lavori e le stagioni: prima di partire conviene controllarli sul sito di ATAC, l'azienda del trasporto pubblico romano. Il tram resta comunque la soluzione più pratica, soprattutto con la pioggia.
In metropolitana e in treno
La stazione Flaminio della metropolitana, indicata anche come Piazza del Popolo, è a poco più di mezzo chilometro in linea d'aria dal museo; a piedi il percorso è un po' più lungo. Accanto c'è la stazione di Piazzale Flaminio della ferrovia regionale gestita da ASTRAL. Chi arriva dal centro storico può proseguire a piedi da piazzale Flaminio, oppure attraversare Villa Borghese.
A piedi da Piazza del Popolo e da Villa Borghese
Da Piazza del Popolo il museo dista meno di un chilometro in linea d'aria; dalla Galleria Borghese poco meno. È una passeggiata piacevole nelle giornate asciutte, dentro il verde di Villa Borghese. Nelle sere d'inverno, uscendo alle 23 dopo un giovedì alla Galleria, preferite il tram o un taxi.
In auto e in car sharing
In viale delle Belle Arti c'è una postazione del car sharing di Roma Servizi per la Mobilità, indicata con il nome Belle Arti. Per chi arriva con l'auto privata la Galleria non segnala un parcheggio proprio: meglio arrivare con i mezzi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Lo sanno in molti, e quasi nessuno lo dice: la Galleria Nazionale d'Arte Moderna ospitò una delle prime mostre che portarono la moda in un museo in Italia. Il 5 ottobre 1985, nelle sue sale, fu inaugurata la mostra voluta da Karl Lagerfeld per celebrare i primi vent'anni della collaborazione fra FENDI e il designer, una collaborazione destinata a durare fino alla morte di Lagerfeld, nel 2019. La mostra si intitolava Un percorso di lavoro e illustrava i passaggi dall'ideazione alla progettazione e alla produzione del capo.
Quarant'anni dopo, dal 10 luglio al 25 ottobre 2026, il museo e FENDI hanno riproposto quell'esposizione con After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985, ideata da Maria Grazia Chiuri e curata da Maria Luisa Frisa. La nuova mostra segue il più fedelmente possibile le orme di quella del 1985, nello stesso museo ma in spazi diversi, con le sezioni Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer, e chiude con una selezione della rassegna stampa dell'epoca. Il 9 luglio 2026 le sale dedicate al Novecento hanno ospitato la sfilata di Fendi Couture.
Perché ricordarlo parlando di Abramović? Perché spiega la vocazione del luogo. La direttrice Renata Cristina Mazzantini ha definito la Galleria pioniera nell'ospitare la moda, anticipando una visione curatoriale multidisciplinare. Moda nel 1985, design nelle sale dal 2026, performance e opere da usare con il corpo a fine 2026: la Galleria Nazionale ha l'abitudine di aprire le porte a linguaggi che altri musei tengono fuori. Chi la immagina come un museo polveroso di quadri ottocenteschi ha un'idea ferma a molti decenni fa.
Accessibilità della Galleria Nazionale per la mostra di Marina Abramović
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea dichiara un'accessibilità totale per le persone con disabilità, grazie a una rampa esterna, ascensori e pedane elevatrici interne. Sono presenti servizi igienici per persone con disabilità e una zona con fasciatoio; le persone con disabilità e un accompagnatore entrano gratis.
L'ingresso da via Gramsci
L'ingresso accessibile, con rampa, è su via Gramsci. Il museo mette a disposizione anche carrozzine, utilizzabili in autonomia: meglio chiederle in biglietteria al momento dell'arrivo.
Visite tattili e percorsi inclusivi
Per le visite tattili la Galleria indica un contatto dedicato sulla pagina delle informazioni per la visita, e nella sezione Educazione e inclusione presenta i propri progetti di accessibilità. Per una mostra come questa, dove il contatto fisico con i Transitory Objects è parte dell'opera, conviene scrivere in anticipo per capire come è organizzato il percorso e quali strutture sono fruibili in sicurezza.
Regole di sala: borse, foto, cibo e telefoni
Nelle sale della Galleria si entra solo con borse più piccole di 25 per 30 per 12 centimetri; caschi, ombrelli, borse ampie, zaini e valigie vanno lasciati al guardaroba gratuito. Non si possono introdurre cibi e bevande, tranne liquidi, aerosol e gel per fini medici o per regimi dietetici speciali, e non sono ammessi animali, con l'eccezione dei cani guida.
Fotografie
Le foto sono permesse senza flash, e sono permessi i video amatoriali, ma senza cavalletti, bastoni per selfie o attrezzature professionali; per riprese professionali o commerciali serve un'autorizzazione scritta del museo. In una mostra dedicata alla presenza, vale la pena fotografare poco e stare molto. E di non fotografare gli sconosciuti sdraiati sui Transitory Objects: per loro è un momento privato.
Comportamento in sala
Il museo chiede di tenere il telefono in modalità silenziosa, di mantenere basso il tono della voce, di non toccare le opere e di vigilare sui minori evitando che corrano nelle sale. È ovvio che per i Transitory Objects valgono le indicazioni specifiche della mostra: toccare è previsto, ma seguite sempre le istruzioni del personale di sala.
La foto giusta da fare a Marina Abramović alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna — dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027
La foto giusta, per me, si fa fuori, prima di entrare. La facciata della Galleria su viale delle Belle Arti, con la sua scalinata, è l'immagine che il museo stesso usa per presentarsi, ed è la cornice più eloquente per ricordare la visita: il palazzo costruito da Cesare Bazzani per l'Esposizione Internazionale del 1911 che accoglie, più di un secolo dopo, l'artista che ha fatto del corpo il proprio materiale. È su quella scalinata che nella primavera del 2026 erano state collocate tre grandi sculture di Pablo Atchugarry: lo spazio è pensato per essere guardato.
Mettetevi sul marciapiede opposto, lasciate passare il tram, e inquadrate la scalinata intera: le persone che salgono danno la misura dell'edificio. Il giovedì sera fino al 17 dicembre, quando il museo resta aperto fino alle 23, la stessa inquadratura cambia completamente carattere.
Dentro, le regole sono chiare: foto senza flash, niente cavalletti né bastoni per selfie. Se volete un ricordo della mostra, il consiglio è uno solo: fatevi fotografare da chi è con voi mentre siete su un Transitory Object, se in sala è consentito e se la persona accanto non finisce nell'inquadratura. Non una foto da cartolina, ma una prova di partecipazione. È l'unica immagine davvero coerente con quello che Abramović chiede al pubblico: esserci, con il corpo. E poi rimettete il telefono in tasca, perché la parte migliore dell'esperienza non si fotografa.
Marina Abramović con i bambini: consigli per le famiglie
Alla Galleria Nazionale i minori di 18 anni entrano gratis, e il museo organizza visite e laboratori per famiglie legati alle mostre in corso, alla collezione o a una tecnica specifica. Le attività sono generalmente a pagamento; i laboratori per bambini dai 6 agli 11 anni pubblicati nell'autunno 2026 costano 10 euro a bambino, durano 90 minuti e si prenotano in anticipo.
Una mostra adatta ai più piccoli?
Per i bambini la parte dei Transitory Objects può essere sorprendentemente adatta: si tocca, ci si siede, si sta fermi. Chiedere a un bambino di restare immobile su un letto di pietra per qualche minuto è una piccola sfida che molti prendono sul serio. Le opere storiche sono invece più impegnative: valutate voi, conoscendo i vostri figli, quanto fermarvi in quelle sale. Il museo chiede di vigilare sui minori ed evitare che corrano.
Laboratori e programmi
Il calendario delle attività per famiglie cambia di stagione in stagione ed è pubblicato sul sito del museo nella sezione Educazione e inclusione. Nella stessa sezione la Galleria segnala i campi estivi per bambini dai 5 agli 11 anni. Per la mostra di Abramović è ragionevole aspettarsi proposte dedicate: controllate prima di partire. A pochi passi, il Bioparco di Roma è a circa 350 metri in linea d'aria: una combinazione che salva le giornate con i bambini.
Visite guidate e gruppi alla mostra di Marina Abramović
La Galleria Nazionale chiede ai gruppi, con o senza guida, di prenotare almeno sette giorni prima, indicando numero di partecipanti e orario previsto. Durante le visite guidate è obbligatorio l'uso delle radioguide, noleggiabili a 2 euro a persona con auricolare monouso; sono esentati i gruppi sotto le dieci persone, le scolaresche e i gruppi autorizzati dalla direzione.
Le visite del museo
Il museo offre visite guidate di un'ora e mezza per gruppi fino a 25 partecipanti, con prezzi per gruppo che si sommano al biglietto d'ingresso. Le tariffe per visite generali, scuole e lingue straniere sono pubblicate sul sito del museo. Le visite sono disponibili anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
Il consiglio per i gruppi
Con un gruppo, per questa mostra, la regola è una: dividere. Le opere storiche si possono raccontare insieme, i Transitory Objects no. Lasciate a ciascuno il tempo di provarli da solo, date un punto e un orario di ritrovo, e riprendete il racconto dopo. Un gruppo di venticinque persone che sosta compatto davanti a un letto di pietra non vede nulla e impedisce agli altri di vivere l'opera.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia della Galleria Nazionale d'Arte Moderna si legge in una serie di date precise. Il 26 luglio 1883 il Regio decreto n. 1526 istituisce il museo, con il compito di raccogliere le opere d'arte del nuovo Stato unitario. Nel 1885 la Galleria apre al pubblico, ospitata nel Palazzo delle Esposizioni. Fra il 1908 e il 1911 Cesare Bazzani progetta e costruisce in Valle Giulia l'edificio per l'Esposizione Internazionale d'Arte del Cinquantenario dell'Unità.
Nel 1912 la riforma dello statuto apre le acquisizioni anche alle opere della prima metà dell'Ottocento. Nel 1915 la Galleria si trasferisce nella sede attuale. Fra il 1933 e il 1934 Bazzani firma un primo ampliamento. Nel 1939 la legge n. 823 cambia il nome del museo in Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Arte Contemporanea. Il 5 ottobre 1985 si inaugura la mostra di Karl Lagerfeld per FENDI, fra le prime a portare la moda in un museo in Italia. Dal 1989 al 1998 resta aperta al pubblico l'ala progettata da Luigi Cosenza, completata solo in parte; fra il 1995 e il 1999 le due ali dell'edificio vengono interamente restaurate.
Nel 2014 il museo diventa un istituto dotato di autonomia speciale del Ministero della Cultura. Il 2026 è un anno fitto: ad aprile il design entra nelle sale della collezione; da aprile a dicembre Marinella Senatore è l'artista dell'anno; a maggio e giugno Pablo Atchugarry espone cinquantacinque sculture e dona al museo l'opera in marmo Splendore; il 9 luglio le sale del Novecento ospitano la sfilata di Fendi Couture e dal giorno dopo riapre, rivisitata, la mostra del 1985; il 26 settembre, per le Giornate Europee del Patrimonio, il museo apre la sera con un biglietto simbolico da un euro. Il 18 novembre arriva Marina Abramović, per i suoi ottant'anni. È un buon anno per tornare.
Intorno alla Galleria Nazionale: Valle Giulia e Villa Borghese
La Galleria Nazionale si trova nella valle delle Accademie, ai margini di Villa Borghese: nel raggio di un chilometro ci sono alcuni dei musei più importanti di Roma. È la ragione per cui conviene dedicare alla mostra di Abramović una mezza giornata e non un'ora, e costruirci intorno una passeggiata.
Villa Giulia e il Bioparco
Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia è a meno di 400 metri in linea d'aria, il Bioparco a circa 350. Il salto dagli Etruschi alla performance art è vertiginoso, e proprio per questo funziona: chi ha tempo per due musei in una giornata trova qui l'accoppiata più insolita della città.
Galleria Borghese e il biglietto da Canova a Canova
La Galleria Borghese è a meno di 900 metri in linea d'aria, attraverso il parco. Chi la visita nella stessa giornata entra alla Galleria Nazionale con il ridotto da 10 euro, la formula che il museo chiama da Canova a Canova. Più vicino, a poco più di 400 metri, c'è il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera di Villa Borghese, e a circa 800 metri la Casa del Cinema.
Verso Piazza del Popolo, il Pincio e il Flaminio
Scendendo verso sud si arriva a Piazza del Popolo e alla terrazza del Pincio. Verso nord, a quasi due chilometri, c'è il MAXXI, l'altro grande museo statale del contemporaneo a Roma: per chi vuole una giornata interamente dedicata all'arte di oggi, le due visite si completano. E il Palazzo delle Esposizioni, prima sede della Galleria dal 1885 al 1915, è la tappa ideale per chi vuole chiudere il cerchio della storia del museo.
Dove mangiare vicino alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Dentro la Galleria Nazionale c'è il Caffè delle Arti, caffetteria e ristorante aperto dal martedì alla domenica dalle 8 alle 20, raggiungibile dall'interno del museo o direttamente dall'esterno in via Gramsci 73. Nell'atrio c'è anche un punto ristoro.
Il Caffè delle Arti
Il vantaggio del Caffè delle Arti è logistico: dentro la fascia di tre ore del biglietto si può uscire dalle sale e rientrare proprio per andare al caffè. Per una mostra che chiede lentezza è una pausa naturale fra la sezione storica e la collezione. Attenzione agli orari: il caffè chiude alle 20, quindi il giovedì sera, quando il museo resta aperto fino alle 23, bisogna organizzarsi diversamente.
Fuori dal museo
Intorno a Valle Giulia la scelta si concentra verso il Flaminio e i Parioli: bar di quartiere, trattorie e pizzerie. Per una cena dopo il giovedì sera la soluzione più comoda è scendere verso piazzale Flaminio e il centro. Per un pranzo leggero, il Caffè delle Arti resta la scelta più pratica.
Roma fra novembre e aprile: quando visitare la mostra
La mostra di Marina Abramović copre la stagione fredda di Roma, dal 18 novembre al 4 aprile. Sono mesi di giornate corte e di musei pieni nei weekend e nelle feste. Per la Galleria Nazionale, che si raggiunge attraversando un parco, il meteo conta più del solito.
Novembre e dicembre
Le prime settimane sono le più interessanti: la mostra è appena aperta, le serate del giovedì sono ancora in calendario fino al 17 dicembre, e la sala di Marinella Senatore resta visitabile fino al 31 dicembre. Nel periodo natalizio ricordate che il 25 dicembre il museo è chiuso. Se dovessi scegliere una sola data, sceglierei un giovedì sera di fine novembre.
Da gennaio ad aprile
Gennaio e febbraio, passate le feste, sono i mesi più tranquilli per i musei romani, e per i Transitory Objects la calma è un vantaggio reale. Marzo porta le prime giornate luminose, e la passeggiata da Villa Borghese diventa piacevole. Le ultime settimane, fino al 4 aprile, saranno probabilmente affollate da chi ha rimandato: non fate lo stesso errore.
Come organizzare la visita a Marina Abramović: tre programmi
La mostra di Marina Abramović alla Galleria Nazionale si visita in una fascia di tre ore, e il modo migliore di organizzarla dipende dal tempo che avete e da chi è con voi. Ecco tre programmi consigliati.
La mattina lunga
Ingresso alle 9, all'apertura. Prima le opere storiche, poi i Transitory Objects con calma, finché le sale sono ancora vuote. Caffè alle 10.30 al Caffè delle Arti, poi un'ora nella collezione: Klimt, Van Gogh, Balla, de Chirico. A mezzogiorno si esce, si attraversa Villa Borghese e si pranza in centro. È il programma più equilibrato.
Il giovedì sera
Arrivo alle 19, biglietto serale da 10 euro, fino al 17 dicembre. Mostra di Abramović per prima, poi la sala di Marinella Senatore, poi un passaggio veloce nella collezione. Uscita verso le 22, tram o taxi verso piazzale Flaminio e cena. È il programma che consiglio a chi lavora e a chi vuole vivere la mostra senza folla.
La giornata di Valle Giulia
Mattina al Museo Etrusco di Villa Giulia o alla Galleria Borghese, pranzo leggero, pomeriggio alla Galleria Nazionale con il biglietto ridotto da Canova a Canova se si viene dalla Borghese. Mostra, collezione, e uscita al tramonto nel parco. È la giornata più ricca, ma chiede buone gambe e una prenotazione alla Borghese fatta per tempo.
Chi è passato da Marina Abramović alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna — dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027
Il primo nome è quello di Cesare Bazzani, l'architetto che fra il 1908 e il 1911 progettò e costruì il palazzo per l'Esposizione Internazionale d'Arte, e che tornò fra il 1933 e il 1934 per il primo ampliamento. Dopo di lui l'ingegnere Luigi Cosenza, autore del secondo ampliamento aperto al pubblico dal 1989 al 1998, e oggi l'architetto Mario Botta, che firma il progetto di restauro e adeguamento dell'Ala Cosenza destinata a biblioteca e archivi.
Nel 1985 passò di qui Karl Lagerfeld, con la mostra che celebrava i primi vent'anni di collaborazione con FENDI e che portò la moda in un museo italiano fra i primi casi. Nel 2026 il suo lavoro è tornato nelle stesse sale grazie a Maria Grazia Chiuri, che ha ideato la nuova mostra, e a Maria Luisa Frisa, che l'ha curata.
Lo stesso 2026 ha portato a Valle Giulia lo scultore Pablo Atchugarry, nato a Montevideo nel 1954, con la mostra Scolpire la Luce curata da Gabriele Simongini: cinquantacinque sculture, tre delle quali sulla scalinata del museo, e quattro inserite nella collezione permanente accanto a opere di Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore. Ha portato Marinella Senatore, nata a Cava de' Tirreni nel 1977, che ha incontrato qui studenti dell'Accademia di Belle Arti di Roma nel laboratorio Io contengo moltitudini.
E nelle sale, da oltre un secolo, sono passati i capolavori di Klimt, Van Gogh, Modigliani, Degas, Balla, de Chirico, Burri. Dal 18 novembre 2026 si aggiungono le opere storiche e i Transitory Objects di Marina Abramović, con i due curatori della mostra, Shai Baitel e Andrea Tarsia. E si aggiunge un'altra presenza, quella che questa mostra mette al centro più di ogni altra: il pubblico, chiamato a sdraiarsi, sedersi, sostare.
Domande frequenti su Marina Abramović alla GNAMC
Quando si può vedere la mostra di Marina Abramović a Roma?
La mostra Marina Abramović: Historical Works and Transforming Energy è aperta alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.15. È chiuso il lunedì e il 25 dicembre. Fino al 17 dicembre, ogni giovedì, apre anche la sera dalle 19 alle 23.
Quanto costa il biglietto per Marina Abramović alla Galleria Nazionale?
La mostra di Marina Abramović è inclusa nel biglietto d'ingresso alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea: 17 euro l'intero, 2 euro il ridotto per i cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 25 anni. Sotto i 18 anni si entra gratis. Il giovedì sera, fino al 17 dicembre, il biglietto serale costa 10 euro. La prima domenica del mese l'ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria.
Dove si trova la Galleria Nazionale d'Arte Moderna?
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea si trova in viale delle Belle Arti 131, 00197 Roma, nella valle delle Accademie ai margini di Villa Borghese. Il tram ferma a pochi passi dall'ingresso, alla fermata Galleria Arte Moderna. La stazione Flaminio della metropolitana è a poco più di mezzo chilometro in linea d'aria; Piazza del Popolo a meno di un chilometro.
Quali opere di Marina Abramović ci sono in mostra?
Nella sezione Historical Works della mostra di Marina Abramović ci sono, fra le altre, Imponderabilia (1977), realizzata con Ulay, Balkan Baroque (1997), premiata con il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia, e The Artist is Present (2010), realizzata al MoMA di New York. Il nucleo Transforming Energy presenta una selezione dei Transitory Objects, letti di pietra e strutture in quarzo, ametista e agata.
Ci si può sdraiare sulle opere di Marina Abramović?
Nella mostra di Marina Abramović alla GNAMC i Transitory Objects sono pensati proprio per essere usati: il pubblico è invitato a sdraiarsi, sedersi o sostare sulle strutture in pietra e minerali per attivare quello che l'artista chiama un processo di trasmissione dell'energia. Seguite sempre le indicazioni del personale di sala e lasciate borse e zaini al guardaroba gratuito.
Quanto tempo serve per visitare la mostra?
Il biglietto della Galleria Nazionale d'Arte Moderna vale tre ore, e per la mostra di Marina Abramović conviene usarle quasi tutte. Per le opere storiche e per i Transitory Objects calcolate almeno un'ora e mezza, di più se volete provare con calma i letti di pietra. Con un passaggio nella collezione permanente e un caffè, tre ore passano in fretta.
La Galleria Nazionale è accessibile in carrozzina?
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea dichiara un'accessibilità totale grazie a una rampa esterna, ascensori e pedane elevatrici. L'ingresso accessibile è su via Gramsci. Il museo mette a disposizione carrozzine anche per uso autonomo e ha servizi igienici accessibili. Le persone con disabilità e un accompagnatore entrano gratis.
Si possono fare foto alla mostra di Marina Abramović?
Alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna le foto sono consentite senza flash, insieme ai video amatoriali, ma senza cavalletti, bastoni per selfie o attrezzature professionali. Per riprese professionali o commerciali serve un'autorizzazione scritta. Nella mostra di Marina Abramović valgono le indicazioni del personale di sala: rispettate chi sta vivendo i Transitory Objects e non fotografatelo.
Chi sono i curatori della mostra?
La mostra di Marina Abramović alla GNAMC è a cura di Shai Baitel e Andrea Tarsia. Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum di Shanghai, l'ha curata in stretta collaborazione con l'artista; Andrea Tarsia ha curato la sezione Historical Works. La mostra è stata presentata prima alle Gallerie dell'Accademia di Venezia e arriva a Roma in versione ampliata.
Chiudiamo con un consiglio netto: non trattate questa mostra come una visita da infilare fra due appuntamenti. Andateci un giovedì sera prima del 17 dicembre oppure un martedì mattina di gennaio, entrate leggeri, cominciate dalle opere storiche e finite sdraiati su una pietra. Se uscite dalla Galleria Nazionale con la sensazione di aver perso tempo, vuol dire che avete guardato. Se ne uscite con la sensazione di averlo ritrovato, vuol dire che Abramović ha fatto il suo lavoro.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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