Piazza di Siena
Piazza di Siena è l’ellisse verde incastonata dentro Villa Borghese che ogni maggio diventa il teatro del Concorso Ippico Internazionale, uno degli appuntamenti storici del calendario mondiale dell’equitazione. Nasce come piazza da passeggio nel cuore del più celebre parco romano, prende il nome dalla città toscana da cui proveniva la famiglia Borghese e nel corso di oltre due secoli ha ospitato campionati di atletica, concerti, le gare olimpiche del 1960 e generazioni di cavalieri arrivati da tutto il mondo. Chi cammina lungo il suo perimetro, fra i pini che la circondano, cammina dentro un pezzo di storia sportiva e paesaggistica che pochi luoghi a Roma possono vantare.
Per la maggior parte dei trecentosessantacinque giorni dell’anno Piazza di Siena non ha nulla dell’arena affollata che si vede nei filmati del concorso ippico: è semplicemente un grande prato ovale, aperto e silenzioso, dove i romani vanno a correre, a leggere sotto un pino o a far giocare i bambini. È questa doppia identità, sportiva per una settimana e quotidiana per tutte le altre, a rendere il luogo interessante ben oltre la cerchia degli appassionati di equitazione. Nelle pagine dedicate a Galleria Borghese, al Pincio e ai Giardini Segreti trovate il resto dell’itinerario per una giornata intera nel parco.
Dove si trova Piazza di Siena e come arrivarci
Piazza di Siena si trova nella parte centrale di Villa Borghese, a pochi minuti a piedi dall’ingresso di Porta Pinciana e dal viale che sale verso il Pincio, in una posizione riparata dal traffico e circondata da boschetti di pini domestici. Non ha un indirizzo civico proprio perché è parte integrante del parco, ma la si raggiunge seguendo la segnaletica interna a Villa Borghese oppure, più semplicemente, chiedendo di Piazza di Siena a chiunque lavori nei dintorni: è uno dei punti più riconoscibili dell’intero grande parco pubblico di Roma.
Villa Borghese ha nove ingressi principali distribuiti lungo tutto il suo perimetro, da Porta Pinciana a Piazzale Flaminio, passando per le rampe del Pincio su piazza del Popolo, via Pinciana, via Aldrovandi e via delle Belle Arti: qualunque sia il punto di accesso scelto, i viali interni sono ben segnalati e conducono senza difficoltà verso il centro del parco, dove si trova l’ellisse. Per chi non conosce il percorso, il metodo più semplice resta comunque seguire le indicazioni per la Galleria Borghese, che si trova a pochi passi da Piazza di Siena e compare su tutta la cartellonistica del parco. Chi arriva invece da fuori Roma può orientarsi facilmente cercando sulla mappa il quartiere Pinciano, immediatamente a ridosso del parco, e puntare da lì verso l’interno seguendo i viali principali.
In metro, tram e autobus
La fermata di riferimento della metropolitana è Spagna, sulla linea A, da cui si sale a piedi lungo i viali interni in una decina di minuti superando il Pincio o costeggiando la Galleria Borghese. In alternativa la fermata Flaminio, sempre linea A, immette nel parco dal lato di Piazzale Flaminio, con una camminata leggermente più lunga ma pianeggiante. Diverse linee di autobus e i tram 19 e 3 fermano nei pressi degli ingressi principali del parco, in particolare su via Pinciana e su viale delle Belle Arti; da lì l’ellisse si raggiunge seguendo i viali alberati verso il centro di Villa Borghese.
A piedi da Villa Borghese e in auto
Chi arriva già a Villa Borghese per visitare la Galleria Borghese o la Casina di Raffaello trova Piazza di Siena a distanza di pochi minuti a piedi, su un percorso pianeggiante e ombreggiato che non richiede alcuna deviazione importante. In auto l’area interna del parco è in gran parte pedonale o a traffico limitato, e conviene lasciare il veicolo nei parcheggi a pagamento di via Ludovisi o di via del Muro Torto e completare il tragitto a piedi: è la soluzione più rapida nei fine settimana e durante i giorni del concorso ippico, quando gli accessi carrabili vicini all’ellisse vengono chiusi per l’allestimento delle tribune.
Da piazza di Spagna a Piazza di Siena la distanza in linea d’aria è di poco più di un chilometro, ma il dislivello e i viali tortuosi del parco allungano il tempo reale di cammino: mettere in conto un quarto d’ora con passo turistico è realistico, un po’ meno se si sale direttamente dalla salita del Pincio senza soste. Da Termini, la stazione ferroviaria principale della capitale, si arriva in metropolitana fino a Spagna e poi a piedi come sopra, oppure con una passeggiata più lunga attraverso via Veneto e Porta Pinciana, che regala uno scorcio delle Mura Aureliane prima di entrare nel parco. Chi arriva dagli aeroporti, sia da Fiumicino sia da Ciampino, può contare su collegamenti diretti verso Termini con treno o autobus, per poi proseguire con la metropolitana: non esiste una linea diretta che porti fin dentro Villa Borghese, e questo è probabilmente un bene, perché mantiene il parco relativamente silenzioso rispetto al traffico del centro storico.
Accessibilità e mobilità ridotta
I viali principali di Villa Borghese che conducono a Piazza di Siena sono in gran parte asfaltati o battuti e con pendenze contenute, il che rende il percorso praticabile anche con passeggini e sedie a rotelle, a patto di evitare i sentieri sterrati secondari. Nei giorni del concorso ippico l’organizzazione predispone percorsi e accessi dedicati per il pubblico con disabilità motoria; conviene verificare in anticipo sul sito ufficiale della manifestazione le indicazioni specifiche per l’edizione in corso, perché la disposizione delle tribune e degli ingressi cambia leggermente di anno in anno.

Che cos’è davvero Piazza di Siena: un’arena settecentesca nel giardino dei Borghese
Piazza di Siena nasce nel 1792 per iniziativa del principe Marcantonio IV Borghese, all’interno della grande trasformazione di Villa Borghese in giardino paesaggistico all’inglese avviata negli anni ottanta del Settecento. Il progetto porta la firma dell’architetto Antonio Asprucci, affiancato in diverse fasi dal figlio Mario, che disegnò un’arena ellittica pensata come luogo di passeggio, di svago e di rappresentanza per la famiglia Borghese e per la Roma colta dell’epoca.
Perché si chiama Piazza di Siena
Il nome non ha nulla a che vedere con eventi accaduti a Roma: Piazza di Siena si chiama così perché Siena era la città di origine della famiglia Borghese, che vi aveva le proprie radici prima di trasferirsi e affermarsi a Roma fra Cinquecento e Seicento. La forma stessa dell’ellisse, allungata e chiusa su sé stessa, richiama volutamente Piazza del Campo, il celebre guscio a conchiglia dove si corre il Palio senese: un omaggio architettonico alla città delle origini, trasferito nel verde del parco romano. Chi conosce Piazza del Campo riconosce subito, nella proporzione e nella sensazione di arena raccolta, la stessa ispirazione geometrica.
Una piazza pensata per la villeggiatura, non per lo sport
Nel disegno originario Piazza di Siena non aveva nulla di sportivo: era un prato ellittico circondato da alberi, pensato per le passeggiate a cavallo e in carrozza della nobiltà romana, con una piccola cappella e un portico di colonne doriche a definire uno dei lati. La vocazione sportiva, quella che oggi la rende celebre in tutto il mondo, arriva soltanto un secolo più tardi, fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando lo spazio comincia a ospitare prima competizioni di atletica leggera e poi le prime gare di equitazione.
Villa Borghese, il giardino che la contiene
Per capire Piazza di Siena bisogna fare un passo indietro fino al primo Seicento, quando il cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, acquistò i terreni sul colle Pincio e vi fece costruire una villa suburbana destinata a ospitare la sua straordinaria collezione d’arte, quella che oggi si visita nella Galleria Borghese. Per quasi due secoli il parco mantenne un impianto formale, all’italiana, fatto di siepi geometriche e viali rettilinei; fu solo con Marcantonio IV, alla fine del Settecento, che la famiglia decise di trasformarlo in un giardino paesaggistico di gusto inglese, con laghetti, boschetti irregolari, finti templi antichi e, appunto, l’ellisse di Piazza di Siena come fulcro delle passeggiate. Quella trasformazione settecentesca è la stessa che ha dato al parco l’aspetto ancora oggi riconoscibile, fatto di grandi prati ondulati e di alberi disposti come in un paesaggio dipinto piuttosto che in un giardino disegnato con il righello.
Da proprietà privata a parco della città
Villa Borghese resta proprietà della famiglia fino ai primi anni del Novecento, quando lo Stato italiano ne rileva la collezione d’arte e il Comune di Roma ne acquisisce il parco, aprendolo definitivamente al pubblico. È un passaggio importante anche per la storia di Piazza di Siena, perché segna il momento in cui l’ellisse smette di essere uno spazio riservato agli ospiti della famiglia Borghese e diventa, come tutto il resto del parco, un luogo di uso collettivo: da lì in avanti la sua storia si intreccia sempre più con quella sportiva e pubblica della città, fino ad arrivare al concorso ippico che oggi la rende celebre.
La cappella e il colonnato dorico scomparsi
Del disegno originario di Asprucci restano oggi soprattutto la forma ellittica del prato e la cornice di alberi, mentre la piccola cappella e il portico di colonne doriche che un tempo definivano uno dei lati brevi dell’ellisse non sono sopravvissuti nella loro configurazione settecentesca: nel corso dei rimaneggiamenti ottocenteschi e novecenteschi, legati soprattutto alle esigenze delle competizioni sportive e all’installazione di tribune e strutture di servizio, quell’impianto architettonico originario è stato in gran parte sostituito o smontato. È un altro tassello che aiuta a capire perché Piazza di Siena vada letta come un palinsesto stratificato nel tempo, più che come un monumento rimasto identico a sé stesso dal Settecento a oggi: la forma dell’ellisse è la stessa voluta da Marcantonio IV Borghese, ma quasi tutto ciò che la circonda ha continuato a trasformarsi.
Una curiosità sulla Piazza di Siena
Pochi sanno che, prima di diventare la casa del salto ostacoli, Piazza di Siena fu per un breve periodo una pista di atletica leggera a tutti gli effetti. Fra il 1907 e il 1909 l’ellisse ospitò i campionati italiani assoluti di atletica su una pista di 370,30 metri tracciata lungo il perimetro interno, con tanto di gare di corsa, salti e lanci disputate proprio dove oggi si vedono cavalli e cavalieri superare ostacoli alti fino a un metro e sessanta. È un dettaglio che spiazza chiunque conosca Piazza di Siena solo come ippodromo, e che ricorda quanto lo spazio sia sempre stato, fin dall’origine, un contenitore versatile per lo sport e lo spettacolo pubblico romano.
C’è poi un secondo elemento curioso, meno legato allo sport e più alla botanica: la cornice di pini domestici che oggi sembra parte integrante e originaria del paesaggio non risale affatto al Settecento di Asprucci, ma è frutto di rimboschimenti e integrazioni successive, avvenute soprattutto fra Ottocento e Novecento, quando il pino romano diventò l’albero simbolo del paesaggio della capitale, complice anche la fortuna che gli diedero pittori e fotografi dell’epoca. Guardando le vecchie fotografie in bianco e nero di Piazza di Siena, scattate a inizio Novecento durante i campionati di atletica, si nota infatti una cornice arborea più rada di quella attuale: la Piazza di Siena così densa di pini che oggi fotografiamo tutti è, in un certo senso, più giovane di quanto sembri.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza di Siena
Quello che raramente viene raccontato è che l’erba su cui si gareggia oggi non è la stessa, per composizione e tecnica, che i visitatori hanno calpestato per gran parte del Novecento, e che il manto di Piazza di Siena ha una storia recente più travagliata di quanto sembri. Nel 2007 il terreno erboso originario fu sostituito con un fondo in sabbia silicea, ritenuto più adatto alle esigenze tecniche delle gare internazionali di salto ostacoli ma percepito da molti addetti ai lavori come uno snaturamento del carattere storico del luogo. Solo nel 2018, in occasione di un intervento di restauro conservativo, l’ellisse è tornata al manto erboso, con la posa di 770 rotoli di tappeto per ricostruire la struttura originaria e con una riduzione del 70 per cento delle strutture temporanee montate ogni anno per il concorso, a favore di un impianto più leggero e reversibile. La superficie complessiva dell’area, nello stesso intervento, è passata da circa 5.899 a circa 7.082 metri quadrati. In pratica, la Piazza di Siena che si vede oggi assomiglia, per manto e proporzioni, molto più a quella ottocentesca che a quella degli anni Duemila: un ritorno alle origini di cui pochissimi visitatori sono consapevoli.
Un secondo aspetto poco raccontato riguarda proprio la sostenibilità di quell’intervento del 2018: la riduzione delle strutture fisse e il passaggio a un impianto smontabile non sono stati soltanto una scelta estetica, ma una risposta concreta alla necessità di restituire l’area verde alla cittadinanza per la maggior parte dell’anno, riducendo il periodo in cui Piazza di Siena resta transennata per l’allestimento e lo smontaggio delle tribune. Prima di quella riforma, l’ellisse restava spesso indisponibile per settimane oltre i giorni effettivi di gara; con il nuovo impianto, il tempo di occupazione si è ridotto in modo sensibile, a beneficio di chi vive il parco tutto l’anno e non soltanto durante la settimana del concorso.
Vale la pena aggiungere che questo tipo di scelta, apparentemente tecnica, riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui grandi eventi sportivi ed eredità storica vengono fatti convivere nelle città europee: sempre più spesso si preferisce un impianto temporaneo e reversibile a una struttura fissa e invasiva, proprio per non snaturare in modo permanente luoghi che, come Piazza di Siena, hanno un valore paesaggistico e simbolico ben più antico dell’evento sportivo che ospitano.
Il consiglio che ti do per visitare la Piazza di Siena
Meglio arrivare a Piazza di Siena in un giorno qualunque, lontano dal periodo del concorso ippico di maggio, quando l’ellisse è libera, silenziosa e restituisce meglio di ogni fotografia il senso originario di piazza da passeggio voluta dai Borghese: un grande prato ovale circondato di pini, con i cavalli del vicino Galoppatoio che si allenano ai bordi e con una vista aperta che nei giorni tersi arriva fino alla cupola di San Pietro. Se invece l’interesse è per le gare vere e proprie, conviene arrivare con largo anticipo rispetto all’orario di inizio, perché i biglietti per le giornate clou, in particolare per il Gran Premio della domenica, si esauriscono in fretta e i posti in piedi lungo la recinzione si riempiono già dalla mattina. In entrambi i casi vale la pena abbinare la visita a una passeggiata più ampia in Villa Borghese, magari costruendo l’itinerario in anticipo: per organizzare tempi e tappe di una giornata a Roma può essere utile consultare le guide di ItalyPlanner, mentre chi preferisce affidarsi a un accompagnatore professionista per il parco e i suoi musei può valutare i servizi di TourLeaderPro.
Un secondo consiglio, meno ovvio ma altrettanto utile, riguarda la stagione. La primavera, oltre a essere il mese del concorso ippico, è anche il momento in cui il prato di Piazza di Siena è più verde e i pini regalano l’ombra più densa: chi cerca la fotografia migliore o semplicemente una passeggiata piacevole dovrebbe puntare su aprile o maggio, evitando però i giorni esatti delle gare se l’obiettivo è godersi l’ellisse libera. L’estate romana, con il caldo delle ore centrali, rende invece preferibile la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando la luce radente sui pini regala i colori più caldi e il parco si svuota dal grosso dei turisti concentrati sui musei del centro.
Il Concorso Ippico Internazionale: cento anni di storia a Piazza di Siena
Le prime gare equestri a Piazza di Siena risalgono al 1922, ma è nel 1926 che la manifestazione entra nel calendario ufficiale della Federazione Equestre Internazionale e riceve la numerazione progressiva con cui si contano ancora oggi le sue edizioni: per questo il 2026 viene celebrato come l’anno del centenario. Dal 1929 il concorso diventa sede fissa annuale, con le prime edizioni che vedono al via squadre di Francia, Polonia, Spagna e Italia, in un formato che nel tempo si è consolidato attorno a tre appuntamenti principali, la Coppa delle Nazioni a squadre, il Gran Premio individuale della domenica e le prove minori di avvicinamento nei giorni precedenti.
Nella prima edizione ufficiale, quella del 1926, a imporsi fu il cavaliere polacco Adam Krolikiewicz, primo nome iscritto in un albo d’oro che nei decenni successivi si sarebbe riempito di campioni italiani ed europei. Da quella prima edizione a oggi il concorso ha cambiato più volte formato e nome ufficiale, ha attraversato l’introduzione della televisione, il passaggio dallo sport aristocratico allo sport di massa, la nascita di un vero e proprio circuito internazionale professionistico, ma ha sempre mantenuto lo stesso luogo, la stessa ellisse settecentesca voluta dai Borghese, come sede fissa delle proprie gare più importanti.
Le interruzioni della storia
Il concorso non si è svolto con continuità assoluta. Fra il 1941 e il 1946 le gare vengono sospese a causa della seconda guerra mondiale; nel 1960 Piazza di Siena non ospita l’edizione tradizionale perché diventa, per quell’anno, il campo di gara delle prove olimpiche di salto ostacoli e dressage dei Giochi di Roma; nel 1998 il tradizionale concorso lascia il posto ai Campionati del Mondo di equitazione; nel 2020, infine, la manifestazione salta per la pandemia da coronavirus. Ognuna di queste interruzioni, lette in sequenza, racconta un secolo di storia italiana ed europea meglio di molti libri.
Il formato di oggi
Oggi il Concorso Ippico Internazionale di Piazza di Siena fa parte del circuito più prestigioso delle competizioni ufficiali internazionali di salto ostacoli riconosciute dalla Federazione Equestre Internazionale, con la partecipazione di squadre e cavalieri da oltre trenta nazioni. Il Gran Premio Roma della domenica, con ostacoli che possono superare il metro e sessanta di altezza, resta il momento clou della settimana, preceduto dalla Coppa delle Nazioni del venerdì e da prove minori distribuite lungo l’intero fine settimana. Il montepremi complessivo delle edizioni più recenti ha superato gli ottocentomila euro, segno del peso internazionale che l’evento ha mantenuto lungo tutto il secolo.
La Coppa delle Nazioni e il Gran Premio Roma
La Coppa delle Nazioni è la gara a squadre che apre idealmente il fine settimana clou della manifestazione: ogni nazione partecipante schiera una squadra di cavalieri che affronta lo stesso percorso, e il punteggio complessivo determina la classifica finale, in un formato molto simile a quello di una staffetta sportiva più che a una gara individuale. Il Gran Premio Roma, disputato la domenica, è invece la prova regina del weekend, quella che storicamente ha consegnato al pubblico romano i nomi più celebri dello sport equestre mondiale: un percorso di salto ostacoli tecnico e spettacolare, con un montepremi che da solo rappresenta una parte consistente del budget complessivo della manifestazione.
Come assistere alle gare
Per assistere dal vivo al Concorso Ippico Internazionale servono biglietti d’ingresso acquistabili sul sito ufficiale della manifestazione, con categorie diverse a seconda della giornata scelta e della posizione desiderata rispetto al campo di gara: dalle tribune numerate più vicine alla pista, pensate per chi vuole seguire da vicino ogni salto, fino agli spazi con accesso più libero riservati alle giornate di allenamento e alle prove minori, spesso meno affollate e più accessibili anche a chi si organizza all’ultimo momento. I prezzi e le categorie cambiano di edizione in edizione, per cui conviene sempre verificarli sul canale ufficiale prima di organizzare la visita, soprattutto se l’obiettivo è la giornata del Gran Premio Roma, tradizionalmente la più richiesta dell’intera settimana.
Il centenario del 2026
Il 2026 segna il centenario dell’ingresso ufficiale della manifestazione nel calendario della Federazione Equestre Internazionale, avvenuto nel 1926: cento anni durante i quali Piazza di Siena è rimasta, salvo le interruzioni ricordate, uno degli appuntamenti fissi del calendario internazionale dell’equitazione. Le celebrazioni per l’anniversario, promosse insieme dalla Federazione Italiana Sport Equestri e dalle istituzioni cittadine, ripercorrono un secolo di storia che ha attraversato due guerre mondiali, un’edizione olimpica, la nascita e la caduta di intere generazioni di campioni, restando sempre fedele allo stesso luogo e alla stessa vocazione originaria.
Il Galoppatoio e la tradizione equestre di Villa Borghese
Piazza di Siena non è l’unico luogo di Villa Borghese legato al mondo dei cavalli. A poche centinaia di metri si trova il Galoppatoio, un’area storicamente destinata all’allenamento equestre che testimonia come la presenza dei cavalli in questo parco non sia legata soltanto alla settimana del concorso ippico di maggio, ma faccia parte da sempre dell’identità del luogo. Il nome stesso, Galoppatoio, richiama la funzione originaria di pista per il galoppo, utilizzata fin dall’Ottocento dai proprietari di cavalli e poi, nel corso del Novecento, anche da scuole di equitazione e circoli ippici che hanno mantenuto viva la tradizione fino ai giorni nostri.
Un paesaggio disegnato per i cavalli e per chi li guarda
Osservando la disposizione degli spazi verdi in questa parte di Villa Borghese, dal Galoppatoio a Piazza di Siena fino ai boschetti che li separano, si nota un disegno complessivo pensato fin dal Settecento per accompagnare la presenza dei cavalli: viali larghi e rettilinei per il trotto, radure aperte per il galoppo, filari di alberi che offrono ombra e riparo. È un aspetto che raramente viene sottolineato nelle guide turistiche, ma che chiunque frequenti il parco con regolarità finisce per notare: Villa Borghese non è soltanto un giardino con dentro una pista da equitazione, è un paesaggio progettato tenendo conto della presenza dei cavalli fin dalle sue origini più antiche.
Ancora oggi capita di incrociare cavalli condotti a mano o montati lungo i sentieri che collegano il Galoppatoio a Piazza di Siena, soprattutto nelle ore mattutine, quando gli allenamenti in vista delle competizioni si concentrano prima che il parco si riempia di visitatori e turisti. Per chi ama i cavalli, ma non ha la possibilità di assistere al concorso ippico di maggio, questa è probabilmente l’occasione più semplice e gratuita per vedere da vicino il legame ancora vivo fra Villa Borghese e la tradizione equestre romana.
Il paesaggio di Piazza di Siena: pini, prato e microclima
Al di là della sua storia sportiva, Piazza di Siena resta prima di tutto un pezzo di paesaggio, e vale la pena guardarla anche con questo occhio. La cornice di pini domestici che la circonda non ha soltanto un valore estetico: crea un microclima riparato dal vento, mantiene l’ombra sul prato per gran parte della giornata nei mesi caldi e attutisce il rumore del traffico che, pur restando esterno al parco, in altre zone di Villa Borghese si percepisce comunque con chiarezza. Camminare dentro Piazza di Siena, soprattutto nelle ore più calde dell’estate romana, significa entrare in una sacca d’aria sensibilmente più fresca rispetto alle strade del centro storico a pochi minuti di distanza.
Il prato come infrastruttura, non solo come decorazione
Il manto erboso di Piazza di Siena, tornato protagonista dopo il restauro del 2018, non è soltanto un elemento decorativo ma una vera infrastruttura tecnica: deve reggere il passaggio di cavalli di grande peso durante le competizioni, tollerare il calpestio quotidiano di migliaia di visitatori nel resto dell’anno e mantenere al tempo stesso un aspetto curato e uniforme. La scelta di tornare al prato naturale, abbandonando la sabbia silicea utilizzata per un decennio, ha richiesto un lavoro di manutenzione costante che pochi visitatori notano, ma che è alla base della qualità del colpo d’occhio che oggi si ammira passeggiando lungo il perimetro dell’ellisse.
Un’isola verde dentro il grande parco pubblico di Roma
Villa Borghese nel suo complesso è già uno dei principali polmoni verdi della capitale, ma Piazza di Siena, al suo interno, funziona quasi come un’isola nell’isola: uno spazio aperto e privo di edifici in un parco che altrove alterna boschetti fitti, laghetti e costruzioni storiche. Questa apertura visiva, rara nel resto del parco, è probabilmente il motivo per cui l’ellisse resta uno dei luoghi più fotografati e più amati da chi cerca, dentro Roma, un momento di respiro senza per questo allontanarsi dal centro della città.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È noto a molti romani che Piazza di Siena ospita il concorso ippico, meno noto è che l’ellisse è stata più volte, nel corso del Novecento, anche un palcoscenico musicale a cielo aperto capace di richiamare decine di migliaia di persone. Nel 1982 Claudio Baglioni vi tenne un concerto memorabile che è rimasto nella memoria collettiva di chi vi assistette, e nel 2010 Renato Zero vi ha tenuto una serie di otto concerti fra la fine di settembre e i primi di ottobre, trasformando per quasi due settimane l’arena verde dei Borghese in un’arena musicale. Il dettaglio interessante è che la stessa struttura pensata nel Settecento per accogliere passeggiate aristocratiche si è dimostrata, due secoli dopo, perfettamente adatta a contenere folle di decine di migliaia di spettatori, grazie proprio alla forma ellittica e alla naturale gradinata offerta dal terreno leggermente in pendenza verso i bordi.
Un secondo fatto altrettanto risaputo fra i romani, ma raramente approfondito, è che Piazza di Siena, per la stragrande maggioranza dei giorni dell’anno, non è affatto un impianto sportivo transennato ma un pezzo di parco pubblico come tanti altri: al mattino presto e nel tardo pomeriggio vi si incrociano regolarmente runner che sfruttano il perimetro dell’ellisse come circuito di allenamento, famiglie che stendono un plaid sull’erba e turisti che la attraversano senza neppure accorgersi di trovarsi su un impianto capace, in altri momenti dell’anno, di ospitare campioni olimpici e concerti da migliaia di persone. Questa doppia natura, monumentale e quotidiana insieme, è forse la caratteristica più autentica di Piazza di Siena.
La foto giusta da fare alla Piazza di Siena
La fotografia più riuscita a Piazza di Siena si scatta dal lato nord dell’ellisse, dove il filare di pini domestici incornicia il prato e, nelle giornate limpide, lascia intravedere sullo sfondo la sagoma di San Pietro: un’inquadratura che racconta in un solo scatto sia la Roma verde dei Borghese sia quella monumentale del Vaticano. Se ci si trova lì nei giorni del concorso ippico, la foto da cercare è invece quella con i cavalli in volo sopra un ostacolo, con le tribune gremite e i colori delle bandiere delle nazioni partecipanti sullo sfondo: un’immagine che restituisce l’energia della manifestazione molto più di qualunque scatto frontale del campo vuoto. Nei giorni ordinari, quando l’ellisse è libera, vale la pena fotografare anche il dettaglio dei binari erbosi e della recinzione bianca che segna il perimetro della pista: da sola racconta il doppio uso, quotidiano e agonistico, di questo luogo.
Un ultimo suggerimento tecnico, utile a chi porta con sé una fotocamera vera e non solo lo smartphone: la luce migliore su Piazza di Siena arriva nella prima ora dopo l’alba, quando il sole basso filtra orizzontalmente fra i tronchi dei pini e disegna ombre lunghe sul prato ancora umido di rugiada. È un orario scomodo per chi è in vacanza, ma è anche l’unico momento in cui l’ellisse risulta quasi sempre completamente vuota, priva di runner e di altri visitatori, con la sola compagnia occasionale di qualche cavallo condotto a mano verso il Galoppatoio poco distante.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il capitolo più importante nella storia sportiva di Piazza di Siena resta senza dubbio l’edizione dei Giochi Olimpici di Roma del 1960, quando l’ellisse ospitò le prove di salto ostacoli individuale e di dressage individuale, con tribune temporanee allestite per circa quindicimila spettatori.
L’oro olimpico di Raimondo D’Inzeo
Fu proprio a Piazza di Siena, il 9 settembre 1960, che Raimondo D’Inzeo conquistò la medaglia d’oro nel salto ostacoli individuale in sella al cavallo Posillipo, con il fratello Piero D’Inzeo che chiuse al secondo posto conquistando l’argento: una storica doppietta italiana, oro e argento nella stessa gara, davanti al pubblico di casa e nel luogo dove i due fratelli avevano già gareggiato decine di volte negli anni precedenti. Resta uno dei momenti più alti dello sport equestre italiano di sempre, ottenuto per giunta nella cornice più simbolica possibile per due cavalieri romani.
Dai campionati di atletica alla nascita del concorso internazionale
Prima ancora dell’epopea olimpica, Piazza di Siena era già stata teatro di un momento fondativo per lo sport italiano: i campionati assoluti di atletica leggera del 1907, 1908 e 1909, seguiti negli anni Venti dalla nascita del Concorso Ippico Internazionale, che nel 1926 entrò ufficialmente nel calendario della Federazione Equestre Internazionale. Sono le tappe che, messe in fila, spiegano come un giardino di passeggio settecentesco sia diventato, nell’arco di due secoli, uno degli impianti sportivi storici più conosciuti d’Europa.
Le grandi assenze: le due guerre e la pandemia
Non tutti gli avvenimenti importanti legati a Piazza di Siena sono vittorie o record: alcune delle pagine più significative della sua storia sono fatte, al contrario, di assenze. La sospensione delle gare fra il 1941 e il 1946, imposta dalla seconda guerra mondiale, coincide con gli anni in cui gran parte d’Europa smette di fare sport internazionale, e il silenzio dell’ellisse in quegli anni racconta più della guerra di molte cronache. Allo stesso modo, il vuoto del 2020, imposto dalla pandemia da coronavirus dopo quasi un secolo di continuità quasi ininterrotta, ha rappresentato un momento eccezionale in una storia altrimenti segnata dalla regolarità: la ripresa dell’anno successivo è stata vissuta, da appassionati e addetti ai lavori, come un piccolo simbolo di normalità ritrovata.
Chi è passato dalla Piazza di Siena
Piazza di Siena ha visto sfilare, in cento anni di gare, alcuni dei più grandi nomi della storia dell’equitazione mondiale. I fratelli Raimondo e Piero D’Inzeo restano i protagonisti assoluti della sua storia, con decine di partecipazioni e vittorie fra gli anni Cinquanta e Settanta, oltre alla già ricordata doppietta olimpica del 1960. Accanto a loro va ricordato Graziano Mancinelli, altro campione italiano capace di imporsi più volte su questo campo, e una lunga serie di cavalieri stranieri che hanno legato il proprio nome all’ellisse romana: il francese Pierre Durand, che nel 1990 vi gareggiò in sella al leggendario Jappeloup, il britannico Nick Skelton e il canadese Eric Lamaze, entrambi vincitori in tempi più recenti del Gran Premio Roma. A questi si aggiungono, edizione dopo edizione, cavalieri e cavalle di squadre nazionali arrivate da oltre trenta paesi, in una tradizione che rende Piazza di Siena uno dei pochi luoghi al mondo capaci di raccontare un secolo intero di equitazione internazionale attraverso i nomi di chi vi ha gareggiato.
Da Piazza di Siena, però, sono passati anche protagonisti estranei al mondo dell’equitazione. Claudio Baglioni, che vi tenne un concerto nel 1982, e Renato Zero, che vi tornò per una lunga serie di date nel 2010, hanno portato sull’ellisse dei Borghese il pubblico della musica leggera italiana, dimostrando quanto lo spazio disegnato da Antonio Asprucci per le passeggiate settecentesche sapesse adattarsi anche a un uso completamente diverso da quello originario. Sono presenze che, insieme ai grandi nomi dello sport equestre, compongono il ritratto di un luogo capace di attraversare quasi due secoli e mezzo restando sempre al centro della vita pubblica romana.
Vanno infine ricordati, accanto ai nomi celebri, i milioni di visitatori anonimi che ogni anno attraversano Piazza di Siena senza lasciare traccia nei libri di storia ma che, nel loro insieme, ne fanno uno dei luoghi più vissuti di Villa Borghese: romani che vi si allenano ogni mattina, famiglie che vi fanno merenda la domenica, studenti che vi si fermano fra una lezione e l’altra delle vicine accademie. È una folla silenziosa e continua che, in fondo, prolunga fino a oggi la funzione originaria immaginata da Marcantonio IV Borghese: quella di uno spazio pubblico di passeggio, aperto a chiunque voglia attraversarlo.
Piazza di Siena e Piazza del Campo: la stessa idea di arena
Il legame fra Piazza di Siena e Piazza del Campo non è soltanto nel nome, ma nella logica stessa dello spazio. Piazza del Campo, il celebre guscio a conchiglia nel cuore di Siena, è da secoli il luogo in cui la città si raccoglie collettivamente per il Palio, la corsa di cavalli che si corre due volte l’anno, il 2 luglio e il 16 agosto, con i cavalieri delle diverse contrade cittadine che si sfidano lungo il perimetro della piazza stessa, trasformata per l’occasione in una pista da corsa improvvisata. È esattamente questa idea, quella di una piazza pubblica capace di diventare arena sportiva senza smettere di essere spazio urbano condiviso, che Marcantonio IV Borghese volle trapiantare a Roma, dedicando l’ellisse di Villa Borghese alla città delle sue origini familiari.
Due arene, due storie diverse
Le differenze, naturalmente, restano evidenti: Piazza del Campo è il cuore urbano di una città medievale, circondata da palazzi storici e vissuta ogni giorno dai senesi come piazza principale; Piazza di Siena è invece un prato immerso nel verde di un parco, priva di edifici storici affacciati direttamente su di essa e frequentata soprattutto come spazio di svago. Eppure, guardando le due piazze fianco a fianco, la parentela geometrica salta immediatamente all’occhio: la stessa forma chiusa e avvolgente, pensata per contenere una folla che assiste a una competizione a cavallo restando essa stessa parte dello spettacolo. È un dettaglio che pochi visitatori di Piazza di Siena colgono, ma che aggiunge un livello di lettura in più a una passeggiata altrimenti già ricca di storia.
La tutela di Piazza di Siena e il progetto di salvaguardia
Piazza di Siena, in quanto parte integrante di Villa Borghese, ricade nell’area sottoposta a tutela storica, artistica e paesaggistica competente per il patrimonio della città di Roma, la stessa che vigila su monumenti, giardini storici e complessi archeologici della capitale. Questo significa che qualunque intervento sull’ellisse, dal restauro del manto erboso alla modifica delle strutture temporanee per le gare, deve essere concordato con gli organi di tutela competenti, in un equilibrio non sempre semplice fra le esigenze di un evento sportivo internazionale di alto livello e la conservazione di un giardino storico progettato più di due secoli fa.
Un progetto di salvaguardia per il futuro
Negli ultimi anni, accanto agli interventi già realizzati sul manto erboso, sono state avviate riflessioni più ampie sulla salvaguardia complessiva di Piazza di Siena e del contesto paesaggistico che la circonda, comprese le condizioni di salute dei pini storici e la gestione idraulica del terreno, particolarmente delicata in un’area che deve reggere sia il peso di migliaia di visitatori sia quello di eventi sportivi di grande portata. L’obiettivo dichiarato da chi si occupa della gestione del parco è quello di conciliare la vocazione sportiva internazionale dell’ellisse con la sua natura di giardino storico pubblico, evitando che l’una comprometta l’altra nel lungo periodo.
Chi visita Piazza di Siena oggi vede quindi il risultato di un equilibrio costruito nel tempo fra due esigenze in apparenza opposte: da un lato la necessità di ospitare, ogni maggio, un evento sportivo internazionale con tribune, cavalli e migliaia di spettatori; dall’altro il dovere di restituire, per il resto dell’anno, uno spazio verde intatto e godibile da chiunque attraversi il parco. È un equilibrio fragile, che richiede manutenzione costante e attenzione continua, ma che finora ha permesso a Piazza di Siena di restare, allo stesso tempo, monumento storico e luogo vissuto ogni giorno dalla città.
Cosa vedere intorno a Piazza di Siena in Villa Borghese
Chi visita Piazza di Siena ha attorno, a pochi minuti a piedi, alcune delle mete più amate di Villa Borghese. La Galleria Borghese, con la collezione di Bernini e Caravaggio voluta proprio dal cardinale Scipione Borghese, resta la tappa culturale più importante del parco e va prenotata con anticipo, perché gli ingressi sono contingentati per fasce orarie e i biglietti delle giornate più richieste si esauriscono con largo anticipo. Il Tempio di Esculapio si affaccia sul laghetto poco distante e regala uno degli scorci più fotografati di Roma, con le anatre e le tartarughe che nuotano ai piedi delle colonne neoclassiche, mentre la Casina di Raffaello è la meta ideale per chi viaggia con bambini piccoli, con laboratori e uno spazio gioco pensato apposta per loro.
Poco più lontano si trovano il Museo Carlo Bilotti nell’Aranciera di Villa Borghese, che ospita fra l’altro alcune opere di Giorgio de Chirico, e il Museo Pietro Canonica, dedicato allo scultore che ebbe qui il proprio studio e la propria abitazione. Il Globe Theatre dedicato a Gigi Proietti riproduce fedelmente il teatro elisabettiano di Shakespeare e ospita rassegne estive di prosa, mentre la Casa del Cinema propone proiezioni tutto l’anno e un’arena estiva gratuita che è diventata negli anni un appuntamento fisso delle sere romane.
Chi ha una giornata intera a disposizione può salire fino al Pincio per il tramonto su Roma, con la celebre vista sulla cupola di San Pietro dalla terrazza panoramica, scendere verso i Giardini Segreti della Galleria Borghese, uno spazio più raccolto e meno affollato del resto del parco, e chiudere il pomeriggio al Bioparco, che si trova nella parte nord del parco ed è una delle mete più richieste dalle famiglie in visita a Villa Borghese. È un itinerario che, percorso con calma, occupa comodamente un’intera giornata e restituisce un ritratto completo di uno dei parchi storici più importanti d’Europa, di cui Piazza di Siena resta uno dei cuori pulsanti.
Per chi arriva da fuori Roma o organizza una visita di più giorni nella capitale, conviene inserire Piazza di Siena e Villa Borghese in un itinerario più ampio che comprenda anche il centro storico, i Fori e i grandi musei vaticani: pianificare in anticipo l’ordine delle tappe e gli orari di apertura, magari con l’aiuto di risorse specializzate come ItalyPlanner, permette di evitare le code più lunghe e di godersi con calma anche gli angoli meno affollati del parco, come l’ellisse dei Borghese quando non è giornata di gara.
Domande frequenti sulla Piazza di Siena
Si può entrare a Piazza di Siena tutti i giorni?
Piazza di Siena è visitabile gratuitamente tutto l’anno perché fa parte di Villa Borghese, parco pubblico sempre aperto e senza orari di chiusura fissi. L’unica eccezione riguarda i giorni del concorso ippico di maggio e altri eventi speciali come i concerti, quando l’ellisse viene recintata e l’accesso al campo di gara richiede un biglietto d’ingresso, mentre i viali che la circondano restano comunque percorribili liberamente, come in qualunque altra parte del parco.
Quando si tiene il concorso ippico a Piazza di Siena?
Il Concorso Ippico Internazionale di Piazza di Siena si svolge tradizionalmente in maggio, con il weekend clou che comprende la Coppa delle Nazioni del venerdì e il Gran Premio Roma della domenica, preceduti da alcuni giorni di prove e allenamenti aperti al pubblico. Le date esatte cambiano ogni anno e vengono pubblicate con largo anticipo sul sito ufficiale della manifestazione, insieme al programma completo delle giornate e alle informazioni sui biglietti disponibili.
Come si arriva a Piazza di Siena?
A Piazza di Siena si arriva a piedi attraverso i viali interni di Villa Borghese, partendo dalle fermate della metro A Spagna o Flaminio in circa dieci minuti di cammino, o da Porta Pinciana seguendo la segnaletica verso la Galleria Borghese. In alternativa si può raggiungere il parco con autobus e tram che fermano su via Pinciana e viale delle Belle Arti, oppure in auto lasciando il veicolo nei parcheggi a pagamento vicino agli ingressi del parco e proseguendo poi a piedi.
Perché si chiama Piazza di Siena e non Piazza di Roma?
Piazza di Siena prende il nome dalla città toscana perché era la terra di origine della famiglia Borghese, che vi aveva radici antiche prima di affermarsi a Roma fra Cinquecento e Seicento. La forma ellittica dell’arena, inoltre, richiama volutamente Piazza del Campo a Siena, dove si corre il Palio, in un omaggio architettonico voluto dal principe Marcantonio IV Borghese nel Settecento e affidato all’architetto Antonio Asprucci.
Quanto è grande Piazza di Siena?
Piazza di Siena ha una forma ellittica allungata, con un’area di gara di circa 150 per 50 metri, circondata da un anello di pini domestici che ne definisce visivamente il perimetro. Dopo l’intervento di restauro del 2018, la superficie complessiva dell’impianto è stata ampliata da circa 5.899 a circa 7.082 metri quadrati, con il ritorno al manto erboso originario al posto della sabbia silicea usata fra il 2007 e il 2017.
È vero che a Piazza di Siena si sono giocate le Olimpiadi?
Piazza di Siena ha effettivamente ospitato le gare olimpiche di equitazione durante i Giochi di Roma del 1960, in particolare le prove di salto ostacoli individuale e di dressage individuale, con tribune temporanee per circa quindicimila spettatori. In quell’edizione Raimondo D’Inzeo vinse l’oro nel salto ostacoli in sella a Posillipo, davanti al fratello Piero, medaglia d’argento nella stessa gara.
Piazza di Siena è adatta a una visita con bambini?
Piazza di Siena si presta bene a una visita con bambini nei giorni ordinari, quando l’ellisse è libera e si può passeggiare, correre o far giocare i più piccoli sul prato senza limitazioni, magari abbinando la tappa alla vicina Casina di Raffaello o al Bioparco poco distante. Durante i giorni del concorso ippico, invece, l’interesse dei più piccoli dipende dall’attrazione per i cavalli: le gare sono spettacolari ma richiedono di stare fermi per periodi lunghi sugli spalti.
Dove si vedono i cavalli anche fuori dai giorni di gara?
Vicino a Piazza di Siena si trova il Galoppatoio, l’area storica di Villa Borghese destinata all’allenamento dei cavalli, dove capita spesso di vedere cavalieri esercitarsi anche lontano dai giorni del concorso ippico, soprattutto nelle prime ore del mattino. È uno dei motivi per cui questa zona del parco mantiene un legame visibile con il mondo equestre lungo tutto l’anno, non soltanto durante la settimana di maggio dedicata alle gare internazionali.
Piazza di Siena è collegata alla Galleria Borghese?
Piazza di Siena si trova a pochissima distanza a piedi dalla Galleria Borghese, tanto che le due tappe si combinano facilmente in un’unica visita al parco in poco più di mezza giornata. Conviene però ricordare che l’ingresso alla Galleria richiede una prenotazione con orario fissato in anticipo, mentre l’ellisse dell’ippodromo si visita liberamente senza alcuna prenotazione nei giorni in cui non si svolgono gare o eventi speciali.
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