La Cassetta degli Attrezzi Femminista alla Casa Internazionale delle Donne — dal 24 al 30 ottobre 2026
La Cassetta degli Attrezzi Femminista, il progetto di Chiara Alessi, Marie Moïse e Giulia Siviero che racconta la storia dei femminismi attraverso gli oggetti, torna a Roma alla Casa Internazionale delle Donne dal 24 al 30 ottobre 2026, con una mostra e un reading. La Casa è in via della Lungara 19, a Trastevere, fra Porta Settimiana e il Vaticano; non ci sono fermate della metro vicine e si arriva con il tram 8 fino a viale di Trastevere, con gli autobus 23 e 280 che corrono sul lungotevere, oppure a piedi da Campo de' Fiori attraverso ponte Sisto. L'ingresso è libero. La Casa Internazionale delle Donne è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 20 secondo la scheda dell'evento sul portale turistico di Roma Capitale; l'orario del reading e le aperture del fine settimana sono pubblicati sul sito ufficiale della Casa, casainternazionaledelledonne.org, dove conviene controllarli prima di muoversi.
La Cassetta degli Attrezzi Femminista in breve
La Cassetta degli Attrezzi Femminista è una mostra di circa trenta oggetti prodotti, modificati o inventati dai movimenti delle donne, accompagnata da un reading in cui le curatrici raccontano le storie che quegli oggetti portano con sé.
Le date
Dal 24 al 30 ottobre 2026, alla Casa Internazionale delle Donne di via della Lungara 19. Il 24 ottobre è un sabato: la giornata di apertura è quella in cui il progetto si presenta alla città. Nei giorni successivi la mostra segue gli orari della Casa, dal lunedì al venerdì.
Ingresso e prenotazioni
L'ingresso è gratuito. Per il reading, che richiama in genere più pubblico della mostra, conviene verificare sul sito della Casa se è prevista una prenotazione e a che ora comincia. Per informazioni sul progetto le curatrici indicano l'indirizzo lacassettafemminista@gmail.com; per la sede il numero della Casa è lo 06 68401720.
Per chi è
Per chi si occupa di storia delle donne, di design e di cultura materiale; per chi insegna e cerca materiali concreti da portare in classe; per chi è semplicemente curioso di capire come un oggetto quotidiano possa diventare uno strumento politico. È una mostra piccola e densa: si guarda in un'ora, si discute per giorni.
Cosa si vedrà nella Cassetta degli Attrezzi Femminista
Il cuore della mostra è una tesi semplice e forte: i movimenti femministi hanno sempre costruito oggetti, ne hanno modificato di esistenti per esigenze sociali, di protesta, di salute sessuale e riproduttiva, di autocura e di autodifesa, e questa cultura materiale è stata raccontata molto meno di quella ufficiale.
Una storia dal basso
Le curatrici partono da un'osservazione che Giulia Siviero aveva sviluppato nel suo libro Fare femminismo (Nottetempo, 2024): la storia ufficiale degli oggetti è stata scritta secondo parametri come la firma, il brevetto, il mercato, il successo commerciale, l'innovazione tecnologica. Gli oggetti del femminismo, spesso anonimi, condivisi, fatti in casa, restano fuori da questo racconto. La mostra vuole raccontare tutta un'altra storia, una storia dal basso e di movimento.
Circa trenta oggetti
In mostra ci sono una trentina di oggetti: anonimi e open source, fatti in casa e inventati, prestati, ritrovati o prodotti per l'occasione. Provengono da latitudini molto diverse, dalla West Coast americana alla Repubblica Federale Tedesca, dal Sudamerica alla Palestina, e da epoche che vanno dalle suffragiste ai nostri giorni. Ci sono oggetti per l'autoesplorazione del corpo, oggetti per l'autodifesa, speculum e dispositivi antistupro.
Il valore d'uso contro il valore di mercato
Il filo che lega gli oggetti è il loro essere intrinsecamente politici: in ognuno il valore di socializzazione e di circolazione conta più del valore commerciale. Sono oggetti che si passano di mano in mano, si copiano, si insegnano. La mostra li presenta come messaggeri di un'idea precisa: il quotidiano e il domestico sono anche terreni di militanza. È un'idea che a Roma, in questa sede, ha un peso particolare.
Il reading
Accanto alla mostra c'è il reading, ideato da Giulia Siviero e Chiara Alessi: un racconto dei movimenti femministi attraverso alcuni degli oggetti che hanno prodotto in epoche e paesi diversi, attrezzi per l'autocura e l'autodifesa, per la lotta e per la protesta. Le grafiche e la regia visiva del reading sono di Carlotta Albiero. Chi riesce a combinare le due cose, prima la mostra e poi il reading, ha il quadro completo.
Il tavolo, la grafica, le mani che hanno lavorato
L'allestimento della Cassetta degli Attrezzi Femminista è firmato da Denise Bonapace e ruota intorno a un solo elemento: un tavolo dal piano trasparente, ripensato da oggetto del servire a dispositivo di creazione, cospirazione e sovversione.
Un tavolo che cambia forma
Bonapace, progettista che da anni indaga il rapporto fra corpo e abito, ha costruito un tavolo con gambe allungabili e un piano che diventa visibile solo quando incontra gli oggetti. Questi si fissano con occhielli e coulisse, un sistema preso in prestito dalla sartoria; alcuni pendono in sacche appese sotto il piano. Il risultato è che la mostra non è mai uguale a sé stessa: a volte chiede di guardare col naso all'insù, a volte di piegarsi sulle ginocchia per sbirciare sotto. Per una mostra sul corpo è una scelta coerente: il visitatore deve muoversi.
Il punto croce come linguaggio politico
L'identità grafica e le illustrazioni sono di Carlotta Albiero, che riprende l'estetica del punto croce: una tecnica associata al lavoro domestico femminile e usata anche per le scritte sui pañuelos delle Madres e Abuelas de Plaza de Mayo, in Argentina. Il tratto è volutamente grezzo, vicino all'estetica del fai da te.
Il laboratorio Filo Dritto
Gli elementi in pvc trasparente che permettono di comporre il tavolo sono stati realizzati con le donne dell'Associazione Comunità Il Gabbiano ODV, che a Milano gestisce il laboratorio Filo Dritto, nato nel 2021 in Cascina Cuccagna e rivolto a donne con storie di detenzione. È un dettaglio che, portato in questa sede, acquista un significato speciale, come si vedrà più avanti.
Chi sono le curatrici: Chiara Alessi, Marie Moïse, Giulia Siviero
La Cassetta degli Attrezzi Femminista è curata da tre autrici con profili diversi e complementari: una storica del design, una docente e attivista, una giornalista.
Chiara Alessi
Chiara Alessi è curatrice e saggista e si occupa di cultura materiale e di design di genere, temi su cui scrive, insegna e cura mostre. Ha pubblicato con Longanesi, Utet, Laterza ed Electa, per la quale cura la collana OILÀ. È autrice di podcast per Repubblica, Il Post e Storielibere.fm. Il suo libro più recente è La sedia del sadico. Il design sul corpo delle donne, uscito da Laterza nel 2026: il titolo dice già molto del suo sguardo, attento a come gli oggetti progettati dagli uomini abbiano modellato il corpo femminile.
Marie Moïse
Marie Moïse insegna Gender Studies alla John Cabot University di Roma. Attivista e ricercatrice, cura la collana Intersezioni per la casa editrice Capovolte e conduce laboratori per la divulgazione di saperi e pratiche femministe. Ha co-tradotto in italiano Donne, razza e classe di Angela Davis e Da che parte stiamo di bell hooks: due testi fondamentali del femminismo nero americano. Per il pubblico romano è la curatrice di casa.
Giulia Siviero
Giulia Siviero si definisce femminista e scrive per Il Post e altri giornali occupandosi di questioni di genere. Nel 2024 ha pubblicato per Nottetempo Fare femminismo, un libro sulle pratiche dei movimenti delle donne, da cui nasce l'idea di raccontare il femminismo attraverso gli oggetti.
Il libro
Per settembre 2026 le tre curatrici avevano annunciato un libro per Nottetempo che racconta la storia e le storie intorno agli oggetti della mostra, e altri ancora. La tappa romana arriva quindi a ridosso dell'uscita: chi visita la mostra può cercare il volume per portarsi a casa il racconto completo.
Il percorso del progetto, da Milano a Roma
La mostra ha debuttato a Milano nel marzo 2026, in occasione del Fem Fest, con il sostegno di Medici del Mondo, organizzazione umanitaria internazionale attiva dal 1980 per un sistema sanitario equo e universale.
Le tappe
Il 4 e 5 marzo 2026 il progetto è stato ospitato all'Università Statale di Milano, con incontri sulla storia politica dell'aborto; il 6 e 7 marzo al circolo Lato B, con l'inaugurazione ufficiale, la presentazione di Fare femminismo e un laboratorio di manufatti femministi curato da Marie Moïse. In seguito il reading è stato portato in diversi festival italiani. La formula della scheda romana, un reading insieme a una mostra, segnala che il progetto torna in città: Roma è una delle sue sedi naturali.
Perché la Casa delle Donne
Portare questa mostra alla Casa Internazionale delle Donne significa metterla nel luogo in cui la storia che racconta si è fatta davvero, a Roma, negli ultimi quarant'anni: assemblee, consultori, biblioteche, archivi. Gli oggetti trovano qui un contesto che nessun museo potrebbe offrire.
La Casa Internazionale delle Donne, la sede
La Casa Internazionale delle Donne di Roma si trova in via della Lungara 19, nel complesso monumentale un tempo chiamato Buon Pastore, che fin dal Seicento fu adibito a reclusorio femminile.
Da reclusorio a casa delle donne
Per secoli, in questo edificio della Lungara, le donne sono state rinchiuse. Nel 1983 il complesso viene destinato a finalità sociali, con particolare attenzione alla cittadinanza femminile. Nel 1987 il Movimento Femminista Romano, sfrattato dalla storica Casa delle Donne di via del Governo Vecchio, nel Palazzo Nardini, occupa la parte seicentesca dell'edificio, rivendicando quella destinazione e aprendo una lunga trattativa con il Comune per il restauro e la consegna dell'immobile alle associazioni femminili.
Il riconoscimento
Nel 1992, con il sostegno del Coordinamento delle donne elette nel Comune di Roma, il Progetto Casa internazionale delle donne entra fra le opere di Roma Capitale e viene approvato dal Comune. La Casa diventa un organismo autonomo con il compito di valorizzare la politica delle donne e di offrire servizi e consulenze.
Che cosa c'è oggi
La Casa ospita la biblioteca e l'archivio Biblio Archivia, con un archivio storico e multimediale, l'Hostel Orsa Maggiore, il ristorante Luna e L'altra, una caffetteria, una sala espositiva e sale per incontri, proiezioni e conferenze. È uno dei rari luoghi di Roma dove si può mangiare, dormire, studiare e partecipare a un dibattito sotto lo stesso tetto.
Come arrivare alla Casa Internazionale delle Donne
Via della Lungara 19 è sulla riva destra del Tevere, nel tratto di Trastevere fra Porta Settimiana e il carcere di Regina Coeli: non c'è una fermata della metro vicina e si arriva con il tram, con l'autobus o a piedi.
In tram
Il tram 8 parte da piazza Venezia e largo Argentina, attraversa il Tevere e corre lungo viale di Trastevere. Dalle fermate intorno a piazza Belli e piazza Sonnino si risale verso piazza Trilussa e Porta Settimiana, poi si imbocca via della Lungara: un quarto d'ora a piedi.
In autobus
Sui lungotevere della riva destra, all'altezza della Farnesina e di Regina Coeli, passano gli autobus 23 e 280, che collegano il Vaticano con Trastevere e Testaccio. Percorsi e fermate aggiornati vanno controllati sul sito dell'azienda di trasporto prima di partire.
A piedi dal centro
Da Campo de' Fiori si scende per via dei Pettinari, si attraversa ponte Sisto e da piazza Trilussa si arriva a Porta Settimiana: in dieci minuti si è in via della Lungara. È il modo migliore, perché fa entrare nella strada dal suo capo più bello.
In auto
Trastevere è in gran parte zona a traffico limitato e il parcheggio intorno alla Lungara è molto difficile. Chi arriva in auto farebbe bene a lasciarla fuori dal rione e a proseguire con i mezzi o in taxi.
Una curiosità su La Cassetta degli Attrezzi Femminista alla Casa Internazionale delle Donne — dal 24 al 30 ottobre 2026
La curiosità più forte riguarda il nome dell'edificio. La Casa Internazionale delle Donne occupa il complesso che per secoli si è chiamato Buon Pastore ed è stato, fin dal Seicento, un reclusorio femminile: un luogo dove le donne venivano rinchiuse, sorvegliate, corrette. Oggi, in quello stesso edificio, si espongono speculum, strumenti di autoesplorazione e dispositivi di autodifesa, oggetti con cui le donne si sono riprese il controllo del proprio corpo. È difficile immaginare un rovesciamento più netto.
C'è poi un dettaglio che rende la coincidenza ancora più precisa. Gli elementi trasparenti che reggono il tavolo della mostra sono stati realizzati dalle donne del laboratorio Filo Dritto dell'associazione Il Gabbiano, a Milano, un progetto rivolto a donne che hanno avuto storie di detenzione. Oggetti costruiti da donne che hanno conosciuto il carcere, esposti in un ex reclusorio femminile, a poche centinaia di metri da Regina Coeli: nessuno lo ha scritto nel comunicato, ma chi entra nella sala espositiva della Lungara lo sente. E c'è una coincidenza romana in più. Lo stesso nome, Buon Pastore, lo porta il grande complesso progettato da Armando Brasini in via di Bravetta, costruito fra il 1929 e il 1943 per le suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. Due edifici, due quartieri, una sola parola che a Roma racconta secoli di storia femminile.
Una cosa che non ti dice nessuno su La Cassetta degli Attrezzi Femminista alla Casa Internazionale delle Donne — dal 24 al 30 ottobre 2026
Quello che raramente si dice è che la Casa Internazionale delle Donne è un luogo aperto a tutti, uomini compresi. Molti visitatori, soprattutto chi viene da fuori, non entrano perché pensano di non essere i benvenuti o di dover appartenere a un'associazione. Non è così: la sala espositiva, la caffetteria e il ristorante sono aperti al pubblico, e una mostra a ingresso libero come questa è il modo più semplice per varcare il portone per la prima volta.
La seconda cosa è organizzativa. La Casa è aperta dal lunedì al venerdì; il 24 ottobre, giorno d'apertura, cade di sabato, e per le giornate del fine settimana bisogna controllare il sito della Casa. Chi pensa di andare domenica 25 rischia di trovare chiuso. Meglio puntare sul sabato dell'inaugurazione, se è previsto il reading, oppure su un giorno feriale, quando la Casa è piena di vita: ragazze che studiano in biblioteca, riunioni, gente al bar. La terza è che la mostra, per come è allestita, chiede tempo e movimento: bisogna girare intorno al tavolo, abbassarsi, alzare lo sguardo. Chi ha difficoltà a piegarsi può segnalarlo all'ingresso per farsi indicare gli oggetti appesi sotto il piano. E chi vuole capire davvero che cosa sta guardando fa bene a sentire il reading: gli oggetti, senza la loro storia, restano muti.
Il consiglio che ti do per visitare La Cassetta degli Attrezzi Femminista alla Casa Internazionale delle Donne — dal 24 al 30 ottobre 2026
Il consiglio è di dedicare alla mostra un pomeriggio feriale e di costruirci intorno una passeggiata lungo via della Lungara. Arrivate a piedi da Campo de' Fiori attraverso ponte Sisto, entrate in via della Lungara da Porta Settimiana e fermatevi alla Casa: un'ora per la mostra, con calma, girando intorno al tavolo e leggendo le didascalie. Poi un caffè nella caffetteria della Casa e magari uno sguardo alla biblioteca. Chi si occupa di questi temi per lavoro o per studio troverà nell'archivio materiali che non esistono altrove in città.
Se invece volete il reading, controllate sul sito della Casa giorno e ora, e arrivate con anticipo: le sale degli incontri si riempiono in fretta quando l'appuntamento è gratuito. Dopo, uscite verso nord, lungo la Lungara: in pochi minuti si incontrano la Villa Farnesina e la Galleria Corsini, due luoghi in cui l'arte del Rinascimento e del Barocco racconta le donne con occhi maschili. Vederli subito dopo la Cassetta è un esercizio di sguardo che consiglio a chiunque, e in particolare a chi porta gruppi di studenti.
Via della Lungara e dintorni
Via della Lungara è la lunga strada rettilinea che corre parallela al Tevere, sulla riva destra, fra Porta Settimiana e il Vaticano: una delle vie più ricche di Roma per densità di monumenti.
Farnesina e Palazzo Corsini
Lungo la strada si trovano la Villa Farnesina, con gli affreschi di Raffaello e della sua scuola, e, di fronte, Palazzo Corsini, sede di una parte della Galleria Nazionale d'Arte Antica. Alle spalle del palazzo si apre l'Orto Botanico di Roma, che risale le pendici del Gianicolo.
Le istituzioni vicine
A pochi passi dalla Casa si trovano lo Zalib, centro giovani e libreria in via della Penitenza, dove si tengono anche serate come 365 Incubi, la Fondazione Volume! in via di San Francesco di Sales e la Casa della Memoria e della Storia, nella stessa via. È un piccolo distretto della cultura civile romana.
Trastevere e il Gianicolo
Verso sud, oltre Porta Settimiana, comincia il Trastevere più noto, con Santa Maria in Trastevere e il Museo di Roma in Trastevere. Verso l'alto, il Gianicolo offre una delle viste più ampie sulla città. Per un giro completo, la nostra guida su cosa vedere a Trastevere.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il femminismo italiano degli anni Settanta abbia avuto a Roma uno dei suoi centri è un fatto noto. Meno spesso si ricorda che la Casa Internazionale delle Donne di oggi è la conseguenza diretta di uno sfratto. Prima della Lungara, il movimento aveva la sua casa in via del Governo Vecchio, nel Palazzo Nardini, a due passi da piazza Navona. Quando nel 1987 il movimento viene sfrattato, la risposta è l'occupazione della parte seicentesca del Buon Pastore, un edificio che il Comune aveva destinato quattro anni prima a finalità sociali legate alla cittadinanza femminile. Da lì parte una trattativa lunga, che porta nel 1992 al riconoscimento del progetto fra le opere di Roma Capitale.
Il fatto poco citato, e che la mostra rende evidente, è che quella storia è fatta anche di oggetti. La cultura materiale che le curatrici hanno raccolto da paesi e decenni diversi, fatta di oggetti anonimi, copiati e fatti circolare, è la stessa di cui vive un luogo come questo, con la sua biblioteca e il suo archivio. Molti oggetti del femminismo non hanno un autore, un brevetto, un marchio. Hanno però un luogo, e la Lungara è uno di quelli. Guardare la Cassetta qui significa ricordare che la politica delle donne a Roma ha avuto bisogno di muri, stanze e tavoli, non solo di idee. Il tavolo trasparente della mostra, in questo senso, è anche un omaggio a tutti i tavoli intorno ai quali quella politica si è fatta.
Dove mangiare vicino alla Casa Internazionale delle Donne
La Casa Internazionale delle Donne ha al suo interno un ristorante e una caffetteria aperti al pubblico, la soluzione più semplice per chi visita la mostra.
Dentro la Casa
Il ristorante Luna e L'altra e la caffetteria sono parte dei servizi della Casa: si mangia nell'edificio stesso, senza bisogno di uscire. Per un pranzo prima o dopo la mostra è la scelta più coerente.
A Trastevere
Oltre Porta Settimiana si entra nel Trastevere delle trattorie, delle pizzerie e dei forni. La sera il quartiere è molto affollato, soprattutto nel fine settimana: chi vuole un tavolo tranquillo fa bene a prenotare o a scegliere le strade più interne, lontano da piazza di Santa Maria.
Un caffè sul fiume
Per una sosta breve, piazza Trilussa e la zona di ponte Sisto offrono bar e caffè dove sedersi guardando il Tevere, a cinque minuti dalla Casa.
La foto giusta da fare a La Cassetta degli Attrezzi Femminista alla Casa Internazionale delle Donne — dal 24 al 30 ottobre 2026
La foto giusta, qui, non è quella dell'oggetto singolo, ma quella del tavolo nel suo insieme. L'allestimento di Denise Bonapace è pensato per cambiare forma: un piano trasparente che appare solo dove si appoggiano gli oggetti, sacche che pendono al di sotto, gambe regolate ad altezze diverse. Scattate da una posizione bassa, quasi all'altezza del piano, in modo da avere nella stessa inquadratura gli oggetti sopra e quelli appesi sotto: è l'immagine che racconta meglio l'idea della mostra, quella di uno sguardo che deve cambiare punto di vista. Prima di fotografare, chiedete al personale se è consentito, come si fa in qualunque mostra.
La seconda foto è sulla facciata. Il portone di via della Lungara 19, con la targa della Casa, fotografato mentre qualcuno entra o esce, racconta meglio di qualunque didascalia che cosa è diventato questo ex reclusorio: un luogo in cui si entra liberamente. La terza è una foto di strada: via della Lungara presa da Porta Settimiana, lunga e dritta verso il Vaticano, con la facciata della Casa sul lato sinistro. In autunno, verso le cinque del pomeriggio, la luce entra dal Gianicolo e taglia la strada di traverso. È una di quelle vie che, fotografate bene, spiegano la forma della città.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del complesso della Lungara attraversa quattro secoli. Fin dal Seicento l'edificio, chiamato Buon Pastore, è adibito a reclusorio femminile: un luogo di custodia e di correzione per donne, nella Roma dei papi, lungo la strada che collegava Trastevere al Vaticano. È una storia che ha lasciato il suo nome all'edificio fino a tempi recenti, e che rende ancora più forte il significato della sua destinazione attuale.
Il primo passaggio moderno arriva nel 1983, quando il complesso viene destinato a finalità sociali, con particolare riguardo alla cittadinanza femminile. Nel 1987 il Movimento Femminista Romano, dopo lo sfratto dalla Casa delle Donne di via del Governo Vecchio a Palazzo Nardini, occupa la parte seicentesca di via della Lungara 19. Comincia una lunga trattativa con il Comune per il restauro dell'edificio e la sua consegna all'associazionismo femminile. Nel 1992, grazie al sostegno del Coordinamento delle donne elette nel Comune di Roma, il Progetto Casa internazionale delle donne viene inserito fra le opere di Roma Capitale e approvato dall'amministrazione: la Casa diventa un organismo autonomo, con servizi, consulenze, una biblioteca, un archivio, un ostello e un ristorante. Da allora ospita incontri, mostre, presentazioni di libri e iniziative pubbliche. La tappa romana della Cassetta degli Attrezzi Femminista, dal 24 al 30 ottobre 2026, si inserisce in questa lunga serie di appuntamenti che hanno fatto della Lungara un indirizzo riconosciuto della vita civile della città.
Chi è passato da La Cassetta degli Attrezzi Femminista alla Casa Internazionale delle Donne — dal 24 al 30 ottobre 2026
Per secoli, dalla porta del Buon Pastore sono passate donne che non avevano scelto di entrarci: recluse, custodite, affidate a un'istituzione che decideva per loro. È la parte della storia di questo edificio che non va dimenticata, perché dà senso a tutto ciò che è venuto dopo. Nel 1987 sono passate le militanti del Movimento Femminista Romano, arrivate dalla Casa delle Donne di via del Governo Vecchio con i loro archivi, le loro assemblee, i loro tavoli. Negli anni successivi sono passate le donne elette in Comune che hanno sostenuto il progetto, le associazioni che hanno trovato qui una sede, le studiose che hanno lavorato sull'archivio.
Oggi dalla Lungara passano ogni giorno lettrici e ricercatrici della biblioteca, ospiti dell'ostello, pubblico di incontri e presentazioni, persone che si rivolgono ai servizi di consulenza. Dal 24 al 30 ottobre 2026 passano Chiara Alessi, storica del design e autrice di La sedia del sadico; Marie Moïse, docente alla John Cabot University e traduttrice di Angela Davis e bell hooks; Giulia Siviero, giornalista del Post e autrice di Fare femminismo. Con loro passano, idealmente, le donne che hanno inventato, cucito, modificato e fatto circolare gli oggetti della mostra, dalle suffragiste alle attiviste di oggi, e quelle del laboratorio Filo Dritto che hanno costruito il tavolo su cui sono esposti.
Come organizzare la visita
La Cassetta degli Attrezzi Femminista si visita in circa un'ora; il resto della giornata si costruisce facilmente fra la Lungara, Trastevere e il Gianicolo.
Mezza giornata
Mattina alla Villa Farnesina, pranzo al ristorante della Casa, pomeriggio alla mostra, poi salita al Gianicolo per il tramonto. È un itinerario che funziona bene anche con gruppi numerosi, perché tutto si fa a piedi.
Con gli studenti
Per le scuole superiori la mostra è un materiale didattico ottimo: storia, educazione civica, design, scienze. Conviene contattare la Casa in anticipo per concordare l'orario e sapere se sono previste visite accompagnate.
Con i bambini
Alcuni oggetti riguardano la salute sessuale e riproduttiva e l'autodifesa: la mostra è pensata per un pubblico adulto e per ragazzi con un accompagnamento. Per i più piccoli meglio scegliere un'altra tappa, come l'Orto Botanico, a pochi minuti.
Accessibilità e informazioni pratiche
La Casa Internazionale delle Donne è un edificio storico del Seicento: per esigenze specifiche di accesso conviene telefonare prima allo 06 68401720 o scrivere a segreteria@casainternazionaledelledonne.org. La mostra, per il suo allestimento, chiede di muoversi intorno al tavolo; chi ha difficoltà a piegarsi può chiedere indicazioni sugli oggetti collocati in basso. Il portale turistico di Roma Capitale segnala, per informazioni generali sull'accessibilità in città, la sezione Roma accessibile.
Roma a fine ottobre
L'ultima settimana di ottobre è ancora un buon periodo per camminare a Roma: le giornate si accorciano, ma il clima è in genere mite e la luce del pomeriggio è fra le più belle dell'anno. Lungo il Tevere, però, la sera rinfresca in fretta: chi resta per il reading e poi rientra a piedi farebbe bene a portare una giacca. Nella stessa settimana la città è piena di appuntamenti culturali, e Trastevere, di sera, è uno dei quartieri più vivaci.
Domande frequenti sulla Cassetta degli Attrezzi Femminista
Quando è la Cassetta degli Attrezzi Femminista a Roma?
La Cassetta degli Attrezzi Femminista è alla Casa Internazionale delle Donne di Roma dal 24 al 30 ottobre 2026, con una mostra e un reading. La Casa è aperta dal lunedì al venerdì; giorno e ora del reading sono pubblicati sul sito ufficiale casainternazionaledelledonne.org.
Quanto costa l'ingresso alla mostra?
L'ingresso alla Cassetta degli Attrezzi Femminista è gratuito, secondo le schede dell'evento pubblicate per la tappa romana. Per il reading conviene comunque verificare sul sito della Casa Internazionale delle Donne se è richiesta la prenotazione.
Dove si trova la Casa Internazionale delle Donne?
La Casa Internazionale delle Donne è in via della Lungara 19, a Trastevere, fra Porta Settimiana e Regina Coeli. Si raggiunge con il tram 8 fino a viale di Trastevere, con gli autobus 23 e 280 sul lungotevere, o a piedi da Campo de' Fiori attraverso ponte Sisto.
Chi sono le curatrici della Cassetta degli Attrezzi Femminista?
La Cassetta degli Attrezzi Femminista è curata da Chiara Alessi, storica del design e saggista, Marie Moïse, docente di Gender Studies alla John Cabot University di Roma, e Giulia Siviero, giornalista del Post e autrice di Fare femminismo (Nottetempo, 2024).
Che cosa si vede nella mostra?
Nella Cassetta degli Attrezzi Femminista si vedono circa trenta oggetti prodotti o modificati dai movimenti femministi, dalle suffragiste a oggi e da paesi diversi: strumenti per l'autoesplorazione e l'autodifesa, speculum, dispositivi antistupro, oggetti fatti in casa e open source.
La Casa Internazionale delle Donne è aperta anche agli uomini?
Sì, la Casa Internazionale delle Donne è aperta al pubblico, uomini compresi, e la mostra a ingresso libero è visitabile da chiunque negli orari di apertura. Anche il ristorante e la caffetteria della Casa sono aperti al pubblico.
La mostra è adatta ai ragazzi?
La Cassetta degli Attrezzi Femminista tratta temi come la salute sessuale e riproduttiva e l'autodifesa: è adatta ad adolescenti e studenti delle superiori, meglio se accompagnati. Per le classi conviene contattare in anticipo la Casa Internazionale delle Donne.
Il consiglio finale
Lungo via della Lungara, fra la Farnesina e Palazzo Corsini, quasi nessuno sa che a metà strada c'è un edificio che racconta la storia delle donne romane meglio di qualunque museo. Questa mostra è l'occasione giusta per entrarci: gratuita, breve, intelligente, in un luogo che dà a ogni oggetto un peso in più. Andateci in un giorno feriale, fermatevi a pranzo al ristorante della Casa e poi proseguite lungo la Lungara: guarderete gli affreschi della Farnesina con occhi diversi.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
