Selva di Edoardo Tresoldi a Piazza Mignanelli — dal 30 settembre 2026 a gennaio 2027
Selva è l'installazione di Edoardo Tresoldi allestita in Piazza Mignanelli, a Roma, davanti a PM23, lo spazio culturale della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, che si trova al civico 23 (00187 Roma). L'opera è visibile dal 30 settembre 2026 e resterà in piazza fino a gennaio: la data esatta di chiusura non è pubblicata. Al centro dello spazio si alzano sedici colonne in rete metallica, ciascuna alta oltre sei metri. Gli orari di visita dell'installazione e le modalità di accesso non sono pubblicati; trattandosi di una piazza pubblica del centro storico, l'opera si osserva dall'esterno, camminandole attorno. Il prezzo non è indicato. Per arrivare, la zona è quella di Piazza di Spagna: il calcolatore percorsi di ATAC è il modo più affidabile per costruire l'itinerario dal proprio punto di partenza. I biglietti non riguardano la piazza ma lo spazio espositivo PM23: per quelli, per gli orari e per le mostre in corso fa fede il sito ufficiale piazzamignanelli23.com, sezione dedicata alla biglietteria (sulla pagina di PM23 del portale Turismo Roma compare come ultimo ingresso quotidiano l'indicazione delle 19.30).

Selva in breve
Il titolo dice già molto. «Selva» rimanda a un bosco, a un insieme di alberi, e l'idea di fondo dell'opera è che la colonna sia nata come tronco. Sedici colonne di rete metallica, ognuna interpretata come un albero, formano nel loro insieme una piccola foresta urbana sistemata in una piazza che da secoli accoglie palazzi, istituzioni e un monumento mariano. Il progetto è promosso dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, rientra in una collaborazione con Roma Capitale e con il Municipio I, e porta un testo curatoriale di Piergiorgio Caserini.
I numeri essenziali
Sedici colonne, oltre sei metri di altezza, un unico materiale, la rete metallica. Sono i dati ripresi in modo concorde da Collater.al, da Inside Art e dal quotidiano La Notizia. Altre misure, come il diametro dei fusti o il peso complessivo, non risultano pubblicate.
Da quando e fino a quando
L'apertura risale al 30 settembre 2026. Per la chiusura le fonti parlano di gennaio, senza indicare il giorno. Chi pianifica la visita con un margine ridotto farà bene a ricontrollare gli aggiornamenti della Fondazione prima di muoversi.
L'installazione: sedici colonne che diventano alberi
La forza di Selva è nella semplicità del gesto. Una colonna è, per tradizione, l'elemento portante dell'architettura classica; Tresoldi la riconduce alla sua origine arborea, al tronco che regge la volta di un bosco prima ancora che di un tempio. Il risultato è una piazza romana dove l'architettura sembra rimettere radici.
La colonna come tronco
L'ipotesi che le colonne derivino dai tronchi è un'idea antica, che attraversa la storia dell'architettura. Nell'opera non viene illustrata con un cartello: si legge nelle proporzioni, nella verticalità, nella disposizione irregolare di un gruppo che richiama un boschetto più di un colonnato ordinato.
Un bosco trasparente
La rete metallica lascia passare lo sguardo. Le facciate dei palazzi restano visibili attraverso le colonne e la piazza non viene cancellata, ma cambia aspetto. Questa trasparenza è il tratto che distingue il lavoro dell'artista da una scultura piena, che occuperebbe lo spazio e lo nasconderebbe.
Rallentare lo sguardo
Secondo quanto riportato dalla stampa alla presentazione, l'artista vuole che chi passa si fermi, osservi e sosti davanti all'opera. In una zona di forte passaggio turistico, l'invito ha un significato preciso: la sosta diventa parte dell'esperienza.
Un fenomeno social
Un articolo di RomaToday definisce già nel titolo l'installazione luminosa e un fenomeno social: la sua immagine è circolata rapidamente in rete. Conviene però ricordare che le fotografie rendono la scala dell'opera solo in parte, perché l'altezza di oltre sei metri si apprezza davvero dal vivo.
Edoardo Tresoldi: chi è l'artista
Edoardo Tresoldi è nato nel 1987. Sul luogo di nascita le fonti non concordano: il sito dell'artista e la rivista Finestre sull'Arte indicano Milano, la biografia di Wikipedia indica Cambiago, il paese della periferia milanese in cui, secondo un profilo di WePresent, è cresciuto.
La formazione e l'arrivo a Roma
Frequenta l'istituto d'arte di Monza. Nel 2009 si trasferisce a Roma e lavora come scenografo nel cinema: è in quel contesto che impara a lavorare la rete metallica. Roma ha dunque un posto speciale nella sua vicenda: vi ha vissuto sette anni, e l'ambiente architettonico classico della città ha avuto, per sua stessa ammissione riportata da WePresent, un peso profondo sul suo immaginario.
Dal cinema alla scultura
L'incontro con lo street artist Gonzalo Borondo lo spinge a lasciare il cinema e a intraprendere un percorso artistico autonomo. Le prime opere sono figure umane in rete metallica.
Che cosa lo rende riconoscibile
Il sito dell'artista descrive un lavoro di grande scala negli spazi pubblici, centrato sul rapporto tra corpi, architettura e paesaggio, con un interesse costante per l'archeologia e le rovine, affrontato con ricerca filologica e intervento scultoreo. Parla di «anti-monumenti» che evocano presenze reali, scomparse o possibili.
Riconoscimenti
Nel 2016 gli viene assegnato il Premio Re Manfredi per il progetto di Siponto. Nel 2017 compare nella lista Forbes «30 under 30 Europe» nella categoria arte. Nel 2018 riceve il Premio Speciale alla Committenza, assegnato insieme alla Soprintendenza e alla segreteria regionale del Ministero, nell'ambito della Medaglia d'Oro all'Architettura Italiana 2018. L'elenco proviene dalla biografia di Wikipedia.
La rete metallica come linguaggio
Per capire Selva bisogna partire dal materiale. Tresoldi lavora la rete piegandola e modellandola a mano in strutture di grandi dimensioni, assemblate pezzo per pezzo dal suo team, nello studio di Milano o direttamente sul sito.
Absent Matter
L'artista definisce la trasparenza della rete «Absent Matter», materia assente: un materiale che filtra il contesto invece di imporsi su di esso. È la chiave di lettura più utile per una piazza come questa, dove l'opera dialoga con ciò che la circonda.
Antico e moderno a confronto
Nel colloquio con WePresent, Tresoldi osserva che l'uso di elementi antichi in contrasto con uno stile modernista gli permette di costruire un linguaggio contemporaneo forte. Le colonne di Piazza Mignanelli applicano il principio: forma classica, materia leggera, nessuna pretesa di imitare il marmo.
Un metodo che parte dal luogo
Ogni progetto, secondo la stessa fonte, comincia dallo studio del sito, considerandone gli aspetti fisici, sociali e culturali. Anche per questo la scelta di una piazza romana con una colonna monumentale a pochi passi non appare casuale, benché le fonti non attribuiscano all'artista una dichiarazione in merito.
Le opere che portano a Selva
La carriera di Tresoldi può essere letta come una sequenza di interventi in luoghi dove l'architettura è assente, ferita o in dialogo con il passato. Ecco le tappe documentate dalle fonti consultate.
Pizzo Calabro e Sapri, 2013 e 2014
Nel 2013, al secondo Mura Mura Festival di Pizzo Calabro, realizza nella piazza principale la scultura di un uomo su un piccolo promontorio che guarda il mare, soprannominata «Il collezionista di venti». Nel 2014, a Sapri, per il Festival Oltre il Muro, crea l'opera site-specific Pensieri (Thinkings).
La basilica di Siponto, 2016
Su incarico della Soprintendenza archeologica della Puglia ricostruisce in rete elettrosaldata zincata la basilica paleocristiana di Siponto: circa 500 metri quadrati di rete, 14 metri di altezza, 7 tonnellate di peso. Secondo WePresent si tratta della ricostruzione di una chiesa cristiana edificata tra l'XI e il XII secolo a Manfredonia e abbandonata dopo i terremoti del XIII secolo; a differenza della maggior parte delle sue opere, ha carattere quasi permanente. Il titolo del progetto è «Dove l'arte ricostruisce il tempo».
Derive a Sapri, 2017
Nell'estate 2017 costruisce una vela di rete posata sul mare, che incornicia un concerto di Iosonouncane, all'interno del progetto sperimentale Derive, che unisce arte, musica e poesia.
Coachella, Etherea, 2018
Nel 2018 il festival californiano Coachella annuncia la sua partecipazione. Il progetto, Etherea, consiste in tre strutture identiche alte rispettivamente tre, cinque e sette piani, ispirate all'architettura barocca e neoclassica; è il suo lavoro più grande fino a quel momento. Restano in piedi per i due fine settimana del festival, poi vengono smontate.
Opera a Reggio Calabria, 2020
Presentata nel luglio 2020, Opera è un'installazione permanente di 46 colonne alte fino a 8 metri, distribuite su un parco di circa 2.500 metri quadrati sul Lungomare Falcomatà, con lo Stretto di Messina sullo sfondo. Tresoldi l'ha chiamata «monumento alla città». Il quotidiano CityNow ha notato l'affinità tra le colonne reggine e quelle di Selva, parlando di un gemellaggio artistico informale, non istituzionale.
Monumento a Venezia, 2022
Nell'aprile 2022 realizza Monumento nelle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, riaperte dopo un restauro durato cinque anni a cura di David Chipperfield Architects Milan, promosso da Generali e oggi sede della fondazione The Human Safety Net. Il sito dell'artista spiega che l'opera rinnova il linguaggio della colonna monumentale e usa la retorica delle colonne per riflettere sui valori della società contemporanea.
Altri lavori del 2022 e il progetto di Bari
Nel settembre 2022 il museo MAR di Ravenna acquisisce il tempio in rete Sacral, indicato come primo museo pubblico ad acquistare un suo lavoro; nello stesso mese a Parma, nel Palazzo del Governatore, presenta ánemos, installazione di suono e luce realizzata con Studio Azzurro e Max Mangaldi. A Bari, in piazza San Pietro, il progetto di ricostruzione in rete di antiche chiese e monasteri nasce da un bando internazionale della Regione Puglia; secondo Finestre sull'Arte, a dicembre 2025 una parte, ancora in fase di montaggio, si è deformata per vento e pioggia e l'area è stata chiusa dai tecnici comunali.
La Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti e PM23
La committenza di Selva è della Fondazione, costituita nel 2016, che porta il nome dei due fondatori della maison Valentino.
Che cos'è PM23
PM23 è lo spazio espositivo della Fondazione, al civico 23 di Piazza Mignanelli, in un'ala del Palazzo Gabrielli Mignanelli. Riaperto dopo un importante restauro, si presenta come polo internazionale per arti, moda e cultura, con mostre, eventi, workshop e iniziative educative sul tema della bellezza. Il progetto dello spazio è dello studio Nemesi Architects, e la rigenerazione del palazzetto è durata oltre un anno.
Un edificio nato per un altro scopo
L'ala che ospita PM23 fu costruita alla fine dell'Ottocento come scuola e tipografia di Propaganda Fide. Era poi il palazzetto storico della maison Valentino, di cui è stata a lungo la sede romana.
Il principio Beauty Creates Beauty
Nel racconto della Fondazione compare il principio «Beauty Creates Beauty». Portare un'opera di grande scala fuori dalle sale e dentro la piazza è coerente con questa idea: la bellezza non resta all'interno, si offre a chi passa.
Le parole di Giammetti
Alla presentazione, Giancarlo Giammetti ha definito una grande emozione legare il nome della Fondazione all'arte e riportare l'arte in questo luogo. Alla cerimonia ha partecipato anche Alessandro Onorato, assessore di Roma Capitale ai Grandi eventi, turismo e moda.
La sede: Piazza Mignanelli
La piazza è una delle più raccolte del centro storico, a ridosso di Piazza di Spagna. Il nome viene dai Mignanelli, che possedettero il palazzo sul lato maggiore fino al 1871. Qui si affacciano PM23 e il Palazzo Gabrielli Mignanelli.
Il palazzo Gabrielli Mignanelli
Verso il 1575 Alessandro Moschetti lo costruì per il conte Girolamo Gabrielli, di una nobile famiglia di Gubbio. Sorgeva sul margine del Pincio, su ciò che restava dei giardini di Lucullo, e fu il primo edificio monumentale di quella che allora era un'area periurbana. Nel 1615 Carlo Gabrielli, nipote di Girolamo, sposò Maria Mignanelli, parente del cardinale Fabio Mignanelli: da allora il palazzo passò ai Mignanelli.
Dalla Santa Sede a Valentino
Dalla fine del Settecento l'edificio fu affittato a varie istituzioni. Nel 1887 la Santa Sede lo acquistò e Andrea Busiri Vici lo restaurò e lo ampliò. In seguito fu residenza e sede romana della maison di Valentino Garavani; le fonti non indicano le date di questo passaggio.
Il vicinato
Nei pressi si trovano alcuni dei luoghi più noti di Roma: la Piazza di Spagna, la Fontana della Barcaccia, la chiesa di Trinità dei Monti, la Via dei Condotti.
La Colonna dell'Immacolata, vicina di casa
Selva dialoga con un'altra colonna, molto più antica e di tutt'altra natura. La Colonna dell'Immacolata si trova, secondo Wikipedia, in Piazza di Spagna, accanto al Palazzo di Propaganda Fide, nello stesso tratto di città in cui è stata montata l'installazione.
Una colonna ritrovata nel 1777
Il fusto di marmo antico proviene da scavi romani: fu rinvenuto il 17 settembre 1777 durante i lavori per il monastero benedettino di Santa Maria della Concezione, in Campo Marzio.
Il progetto di Luigi Poletti
Il monumento fu progettato dall'architetto Luigi Poletti e finanziato da Ferdinando II delle Due Sicilie. La colonna è alta 11,81 metri e sostiene una statua bronzea della Madonna, opera di Giuseppe Obici. Il basamento è ornato da quattro statue di marmo: David di Adamo Tadolini, Isaia di Salvatore Revelli, Ezechiele di Carlo Chelli, Mosè di Ignazio Jacometti.
L'inaugurazione dell'8 dicembre 1857
Il monumento celebra il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato da Pio IX nel 1854. Fu inaugurato l'8 dicembre 1857 grazie al lavoro di 220 vigili del fuoco diretti da Poletti, alla presenza del papa e di gran parte della corte pontificia. Per far posto ai presenti fu montata una falsa facciata dell'ambasciata di Spagna, davanti alla quale il monumento fu eretto.
Un confronto istruttivo
Due colonne, una di marmo e una di rete: la prima è solida, ancorata a un dogma e a una data precisa; la seconda è trasparente e effimera, e si lega alla natura più che al rito. La vicinanza rende il confronto spontaneo, anche se nessuna fonte lo attribuisce all'artista.
Una piazza che cambia ritmo
Piazza Mignanelli è abituata al passaggio rapido di chi si dirige verso la scalinata o verso le vie dello shopping. Con le sedici colonne al centro, il flusso si deve piegare attorno all'opera: il percorso quotidiano di residenti e visitatori si trasforma in una piccola deviazione, e la piazza, da luogo di transito, torna a essere luogo di sosta. È una conseguenza naturale del progetto, coerente con l'invito dell'artista a fermarsi.
Il valore del contrasto
Accanto alle facciate ottocentesche e ai palazzi cinquecenteschi e seicenteschi della zona, la rete metallica introduce un materiale industriale, quasi da cantiere, ma lavorato con una cura da scultura. La tensione tra le due scale, quella storica del tessuto urbano e quella leggera dell'opera, è il vero soggetto dell'installazione: ciò che si vede non è solo la colonna, ma la distanza tra la colonna e il luogo che la ospita.
Perché una selva a Roma
Roma è una città di colonne: reimpiegate, spezzate, rialzate, trasformate in monumenti. Portare nel centro storico un bosco di colonne leggere significa inserirsi in una tradizione lunga, cambiandone però il senso: non più il peso del marmo, ma la trasparenza di una trama metallica che lascia entrare la luce e il paesaggio urbano.
Il percorso intorno alle colonne
Un'installazione in piazza non ha un percorso obbligato, ma conviene seguire un ordine.
Primo giro: la visione d'insieme
Si comincia dai margini, per cogliere il bosco nel suo complesso: la disposizione delle sedici colonne, l'altezza rispetto ai palazzi, la relazione con le facciate.
Secondo giro: dentro il bosco
Poi ci si avvicina e si cammina tra i fusti. La rete cambia aspetto con la distanza: da vicino mostra la trama, da lontano si fa quasi un velo.
Terzo giro: lo sguardo verso PM23
Infine si guarda la facciata dello spazio della Fondazione attraverso la rete, per capire come l'opera ridisegni la piazza senza chiuderla.
Quanto tempo serve
Il tempo dipende dalla curiosità: i tre giri richiedono una mezz'ora abbondante, ma l'invito dell'artista è proprio a non avere fretta.
Informazioni pratiche
Dove si trova
Piazza Mignanelli, 00187 Roma, davanti allo spazio PM23 (civico 23).
Date
Dal 30 settembre 2026 fino a gennaio; la data di chiusura non è pubblicata.
Orari, accesso e costo
Orari e modalità di accesso dell'installazione non sono pubblicati; il costo non è indicato. Il sito piazzamignanelli23.com rimanda alle sezioni Exhibition, FAQ e Ticketing per lo spazio espositivo.
Come arrivare
Usare il calcolatore percorsi di ATAC, indicando come arrivo Piazza Mignanelli o Piazza di Spagna.
Una curiosità su Piazza Mignanelli
Il nome della piazza non ricorda un santo né un evento, ma una famiglia: i Mignanelli. Il palazzo che dà il nome allo spazio fu costruito verso il 1575 per i Gabrielli di Gubbio e passò ai Mignanelli dopo il matrimonio del 1615 tra Carlo Gabrielli e Maria Mignanelli. I Mignanelli lo tennero fino al 1871 e, nel nome della piazza, lo hanno tenuto molto di più.
Un'altra coincidenza riguarda il verde: il palazzo sorgeva su ciò che restava dei giardini di Lucullo, ai margini del Pincio. Un bosco di colonne di rete torna dunque, a distanza di secoli, in un luogo che fu giardino.
Una cosa che non ti dice nessuno su Piazza Mignanelli
Quasi tutti arrivano in Piazza Mignanelli per fotografare Selva e passano oltre, senza guardare la facciata che la rete lascia intravedere. Eppure l'ala di PM23 nacque come scuola e tipografia di Propaganda Fide, un edificio di lavoro e di studio prima di diventare luogo di moda e di arte. Sapere questo cambia lo sguardo: dietro la piazza elegante c'è una storia di stampa e di insegnamento.
Un'altra cosa che i racconti omettono: l'installazione è temporanea. Le fonti parlano di gennaio senza fissare il giorno, e le opere di Tresoldi, come Etherea a Coachella, possono essere smontate dopo poche settimane. Se la visita è importante, conviene non rimandarla.
Il consiglio che ti do per visitare Piazza Mignanelli
Il mio consiglio è di arrivare in un momento in cui la piazza non sia gremita e di fermarsi davvero, come chiede l'artista. Non essendo pubblicati gli orari dell'installazione, il modo migliore di sfruttare la visita è dedicarle un tempo non frettoloso, magari abbinandola a una passeggiata verso Trinità dei Monti o verso il Pincio.
Porta con te uno sguardo paziente: la rete metallica mostra il meglio quando ci si sposta di qualche passo e si osserva come la prospettiva cambia. Se vuoi entrare nello spazio espositivo PM23, controlla prima sul sito ufficiale gli orari e la biglietteria.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che a Roma l'8 dicembre i vigili del fuoco rendono omaggio alla Madonna sulla colonna dell'Immacolata. Si cita meno spesso che, secondo Wikipedia, la tradizione della corona di fiori offerta dai pompieri risale al 1923, e che il papa vi partecipa regolarmente dal 1958; un'altra fonte parla di visite papali annuali dal dicembre 1953. Le fonti non concordano sull'anno di avvio delle visite del pontefice: l'italiano indica il 1958, l'inglese il 1953.
Il motto riportato dal testo inglese sul mazzo di fiori è «Flammas domamus, donamus Corda».
La foto giusta da fare a Piazza Mignanelli
La fotografia più efficace non è quella frontale. Conviene inquadrare una colonna in primo piano e lasciare che, attraverso la rete, si leggano le facciate dei palazzi sullo sfondo: è l'immagine che racconta meglio l'idea di materia assente.
Con il teleobiettivo o con lo smartphone
Per rendere la scala, includi una persona accanto a una colonna: l'altezza di oltre sei metri diventa subito leggibile.
L'inquadratura dal basso
Salendo di pochi passi di distanza e inclinando l'obiettivo verso l'alto, le sedici colonne si sovrappongono come in un bosco. Qui il titolo dell'opera trova la sua immagine.
Il confronto con la colonna antica
Se la luce lo consente, una doppia immagine, prima la colonna di rete e poi quella di marmo dell'Immacolata, racconta il dialogo tra due epoche.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Le date che seguono provengono da Wikipedia, dal sito di Turismo Roma e dalle fonti già citate. Quando un'informazione è incerta, lo si dice.
Dal 1575 al 1887
Verso il 1575 viene edificato il palazzo di Girolamo Gabrielli. Nel 1615 il matrimonio tra Carlo Gabrielli e Maria Mignanelli lo fa passare ai Mignanelli. Nel 1871 termina la proprietà della famiglia e nel 1887 la Santa Sede acquista l'edificio, restaurato e ampliato da Andrea Busiri Vici.
Il Palazzo di Propaganda Fide
Nel 1624 papa Urbano VIII assegna un palazzo vicino alla Congregazione di Propaganda Fide. Tra il 1642 e il 1644 commissiona a Gian Lorenzo Bernini una nuova facciata su Piazza di Spagna; Francesco Borromini progetta in seguito quella su Via di Propaganda, e nel 1666 il suo oratorio sostituisce una piccola cappella dei Magi disegnata da Bernini. Nel 1929, dopo i Patti Lateranensi, il palazzo diventa uno dei beni extraterritoriali della Santa Sede in Italia. Per approfondire: Bernini a Roma e Borromini a Roma.
La colonna dell'Immacolata
Il fusto viene trovato nel 1777; il dogma è proclamato nel 1854; il monumento è inaugurato l'8 dicembre 1857.
Il Novecento
La tradizione dell'omaggio dei vigili del fuoco prende forma nel Novecento, con le date già ricordate.
Dal 2016 al 2026
Nel 2016 viene costituita la Fondazione. Nel febbraio 2025 Artribune dà notizia dell'apertura della nuova sede espositiva nel palazzetto. Il 30 settembre 2026 si apre Selva.
Chi è passato da Piazza Mignanelli
Un elenco, a partire da ciò che le fonti consentono di affermare, dei nomi legati a questo angolo di Roma.
Papi e sovrani
Pio IX, che inaugurò la colonna nel 1857 insieme alla corte pontificia; Ferdinando II delle Due Sicilie, che la finanziò; Urbano VIII, che segnò la storia di Propaganda Fide; i papi che ogni 8 dicembre portano o inviano fiori alla Madonna.
Architetti e scultori
Alessandro Moschetti, Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Luigi Poletti, Andrea Busiri Vici, Giuseppe Obici, Adamo Tadolini, Salvatore Revelli, Carlo Chelli, Ignazio Jacometti. Per lo spazio PM23, lo studio Nemesi Architects.
Moda e committenza
Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, che hanno fatto del palazzetto la sede romana della maison e oggi lo spazio della Fondazione.
Arte contemporanea
Edoardo Tresoldi, con Selva, e il curatore Piergiorgio Caserini, autore del testo che accompagna l'opera.
Testimoni dell'epoca
Juliana Forbes, testimone ricordata dalla voce inglese di Wikipedia, descrisse i vigili del fuoco che sollevavano la colonna con gli argani.
Domande frequenti su Selva
Che cos'è Selva?
È un'installazione di Edoardo Tresoldi in Piazza Mignanelli, a Roma, composta da sedici colonne in rete metallica alte oltre sei metri. Ogni colonna è interpretata come un albero, e l'insieme forma un bosco trasparente davanti allo spazio PM23 della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. È stata aperta il 30 settembre 2026.
Fino a quando resta in piazza?
Le fonti indicano che l'opera sarà visibile fino a gennaio, senza specificare il giorno: la data di chiusura non è pubblicata. Poiché si tratta di un'installazione temporanea, è prudente verificare gli aggiornamenti della Fondazione se si programma la visita verso la fine del periodo.
Si paga un biglietto?
Per l'installazione non è indicato alcun costo e l'accesso è quello di una piazza pubblica; le modalità di fruizione non sono pubblicate nei testi consultati. Il biglietto riguarda semmai lo spazio espositivo PM23, per il quale il sito piazzamignanelli23.com rimanda alla sezione di biglietteria.
Quali sono gli orari?
Gli orari dell'installazione non sono pubblicati. Per lo spazio PM23, il portale Turismo Roma indica come ultimo ingresso le 19.30, mentre altri orari di apertura non sono riportati. Conviene controllare il sito ufficiale prima della visita.
Chi è l'artista?
Edoardo Tresoldi, nato nel 1987, ex scenografo cinematografico, è noto per le sculture e le architetture in rete metallica, come la ricostruzione della basilica di Siponto, Etherea a Coachella nel 2018, Opera a Reggio Calabria e Monumento alle Procuratie Vecchie di Venezia nel 2022.
Chi ha commissionato l'opera?
La promuove la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, nell'ambito di una collaborazione con Roma Capitale e Municipio I. Il testo curatoriale è di Piergiorgio Caserini.
Che cosa c'è da vedere nei dintorni?
Poco distante si trovano la Piazza di Spagna, la Colonna dell'Immacolata, la Fontana della Barcaccia, il Babingtons Tea Room, la Keats-Shelley House e Villa Medici: una breve passeggiata permette di unire più tappe.
Come arrivare in Piazza Mignanelli?
Il percorso migliore dipende dal punto di partenza: il calcolatore percorsi di ATAC permette di costruirlo con i mezzi pubblici, indicando come destinazione Piazza Mignanelli o Piazza di Spagna.
Il consiglio finale su Selva
Dedica a Selva qualche minuto di silenzio visivo: gira attorno ai fusti, guarda attraverso la rete, poi alza lo sguardo. L'opera non cerca di impressionare con l'effetto, ma chiede attenzione. Prima di andare, ricontrolla gli aggiornamenti della Fondazione sulla durata, perché la chiusura è prevista a gennaio ma il giorno non è pubblicato. Se ti interessa il lavoro dell'artista, abbinala a una visita alla vicina Piazza di Spagna e all'Antico Caffè Greco per chiudere la giornata.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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