AURA di Valentino Garavani ed Ewa Juszkiewicz a PM23 — dal 18 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027
AURA è la mostra che mette a confronto i dipinti della pittrice polacca Ewa Juszkiewicz e gli abiti di Valentino Garavani, ospitata da PM23, lo spazio culturale della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, in Piazza Mignanelli 23, 00187 Roma, a pochi passi da Piazza di Spagna. L'esposizione è aperta dal 18 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027. Secondo il sito ufficiale gli orari sono dalle 11:00 alle 18:30, con ultimo ingresso alle 18:00; la mostra è chiusa il lunedì (con l'eccezione del 19 ottobre 2026) e il 24, il 25 e il 31 dicembre 2026 e il 1° gennaio 2027. Il biglietto intero costa 18 euro (16 euro se acquistato online); fino al 17 ottobre è in vigore una prevendita a 15 euro; gli over 65 pagano 15 euro, gli universitari fino a 26 anni 12 euro, i ragazzi tra 8 e 18 anni 10 euro, mentre sotto gli 8 anni l'ingresso è gratuito. I biglietti si acquistano dalla pagina della biglietteria collegata al sito ufficiale piazzamignanelli23.com. Per arrivare conviene costruire l'itinerario con il calcolatore percorsi di ATAC, indicando come destinazione Piazza Mignanelli o Piazza di Spagna. Nello stesso luogo, davanti a PM23, si può vedere anche l'installazione Selva di Edoardo Tresoldi.

AURA in breve
La mostra riunisce 27 dipinti di Ewa Juszkiewicz, tra cui uno realizzato appositamente per l'occasione, e 37 abiti scelti dagli archivi della Maison Valentino. Non è una mostra di moda con qualche quadro a contorno, né una mostra di pittura con vestiti usati come scenografia: il progetto costruisce un dialogo tra due linguaggi che hanno in comune il corpo femminile, la stoffa, il volume e il colore.
I numeri e il tema
Ventisette tele e trentasette abiti: sono le cifre riportate dalla galleria Gagosian e dalla rivista JL Interviews, che concordano. Il filo conduttore è la metamorfosi, intesa come la capacità di una figura di essere continuamente rimodellata dalla storia, dal materiale, dalla natura e dall'immaginazione.
Chi la organizza
La mostra è prodotta da PM23, per conto della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Il nome di un curatore non compare nelle pagine ufficiali e nelle fonti consultate: il dato non è pubblicato.
Che cosa non è ancora noto
L'elenco completo dei dipinti e degli abiti non è pubblicato, e il sito ufficiale presenta le immagini senza didascalie. Resta da scoprire, quindi, quali archivi e quali periodi della maison saranno rappresentati. Per questo il testo che segue descrive il progetto così come è stato presentato, senza anticipare scelte di allestimento che nessuna fonte ha reso note.
Il titolo e l'idea di metamorfosi
Il titolo, secondo la presentazione ripresa da JL Interviews, rimanda a una qualità intangibile che lega un'opera alla propria storia, un abito a chi lo indossa, un volto alla sua rappresentazione. È un'idea più vicina alla presenza che alla definizione: l'aura è ciò che resta quando si toglie l'etichetta di oggetto.
Una qualità che non si vede
Che una tela e un abito condividano un'aura vuol dire che entrambi portano con sé un tempo: quello in cui furono fatti, quello in cui furono visti, quello in cui sono guardati adesso. La mostra sembra invitare a leggere gli oggetti attraverso le loro vite successive più che attraverso la loro data di nascita.
La figura femminile come forma in movimento
Il tema dichiarato è la figura femminile come forma che la storia, la materia, la natura e l'immaginazione rimodellano senza sosta, e non come immagine fissa. È una scelta di campo interessante, perché sia i ritratti del Settecento e dell'Ottocento sia l'alta moda hanno spesso fissato la donna in un'immagine ideale: qui la fissità viene incrinata da entrambi i lati.
Tra omaggio e critica
Secondo JL Interviews, la pittura di Juszkiewicz è rispettosa verso i maestri antichi e insieme critica del loro sguardo. La mostra si colloca in questa ambiguità: celebra e reinterpreta, ammira e mette in discussione.
Che cosa si vede: dipinti e abiti in dialogo
Le fonti precisano che dipinti e abiti non sono semplicemente accostati: dialogano per corrispondenze di tessuto, volume, colore e dettaglio. Conviene quindi arrivare in sala preparati a cercare somiglianze sottili, più che citazioni evidenti.
I ventisette dipinti
Sono opere di Ewa Juszkiewicz, che ha sviluppato nel tempo un linguaggio visivo riconoscibile a partire dalla storia del ritratto femminile europeo. Uno dei dipinti è stato realizzato per questa mostra. L'immagine di copertina diffusa da Gagosian è Untitled (after Jan Adam Kruseman), del 2020: il titolo indica il pittore olandese dal cui ritratto la pittrice è partita.
I trentasette abiti
Provengono dagli archivi della Maison Valentino. Il testo di JL Interviews ricorda che i modelli di Valentino sono letti come volume, scultura e seconda pelle. I singoli abiti, gli anni di creazione e le collezioni non sono elencati nelle fonti.
Le corrispondenze
Un drappeggio dipinto può trovare un'eco in una gonna di taffetà, una corolla di fiori in un ricamo, un colore di fondo in una tinta di stagione. Si tratta di una chiave di lettura offerta dalla descrizione ufficiale (tessuto, volume, colore, dettaglio), non di un elenco di coppie documentate: il visitatore è libero di cercare le proprie.
Il peso della nuova opera
Il dipinto realizzato appositamente per la mostra è l'unico elemento di cui si sa con certezza che non esisteva prima di questo progetto. Ogni ulteriore dettaglio, soggetto, formato e titolo, non è pubblicato.
Ewa Juszkiewicz, la pittrice dei volti coperti
Ewa Juszkiewicz è nata a Danzica nel 1984 e lavora a Varsavia, come riporta Artribune, che la presentò nel dicembre 2020 in occasione della sua personale alla galleria Gagosian di New York.
Formazione
Secondo la voce di Wikipedia in inglese ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Danzica tra il 2004 e il 2009 e ha poi frequentato l'accademia di Cracovia. Le fonti consultate non permettono di precisare ulteriormente il percorso.
Il metodo: quasi copie
Artribune descrive un procedimento preciso: la pittrice studia i ritratti femminili del Settecento e dell'Ottocento e ne realizza repliche quasi fedeli, parafrasando fra gli altri dipinti di Élisabeth Vigée Le Brun, di Jan Adam Kruseman, di Joseph Karl Stieler e di Adolf Ulrik Wertmüller. Il tono cambia verso la fine del soggetto, con inserti surreali.
Volti nascosti
Il presentatore ufficiale parla di volti modificati o celati con tessuti, capelli, fiori, foglie e altre forme organiche. Le sue tele, scrive Artribune, mostrano giovani donne in abiti d'epoca i cui volti sono nascosti da drappeggi, piante, insetti o nodi di capelli. Al giornale la pittrice disse di avvertire, guardando questi quadri, una «sorta di dissonanza nella mia percezione».
Una lettura critica
La critica legge in questi interventi la contestazione di un ideale di bellezza femminile imposto dalla società dell'epoca e il tentativo di liberare la vitalità delle donne, rimaste per secoli in pose canoniche. Artribune nota anche l'influenza della moda contemporanea, per colori e tagli, soprattutto nelle opere più recenti: un dato che spiega perché il dialogo con Valentino non sia una forzatura.
Mercato e riconoscimenti
Secondo Wikipedia ha vinto nel 2013 il Gran Premio della Biennale Bielska Jesień, nel 2022 un suo ritratto, Portrait of a Lady (After Louis Leopold Boilly), è stato venduto per 1,56 milioni di dollari con il ricavato donato al museo POLIN di Varsavia, e nel 2023 un suo dipinto è diventato il disegno di una borsa Louis Vuitton della collezione Artycapucines.
Come leggere la mostra: ritratto e abito
Ritratto e abito sembrano discipline lontane, eppure hanno una lunga storia di vicinanza. Un ritratto di epoca antica mostra una persona attraverso ciò che indossa; un abito pensato per un corpo ne definisce la silhouette prima ancora che sia visibile il volto. AURA lavora in questo spazio intermedio, e le fonti ufficiali la presentano con parole come corrispondenza, tessuto, volume.
Il tessuto come soggetto
Nei quadri di Juszkiewicz descritti da Artribune le stoffe e i drappeggi sono parte attiva del dipinto: coprono il volto, lo sostituiscono, lo trasformano. Negli abiti la stoffa è invece struttura. Accostare le due funzioni permette di osservare come lo stesso materiale possa nascondere o costruire una figura.
Il volume
Il testo di JL Interviews legge i modelli di Valentino come volume, scultura e seconda pelle. In pittura il volume è un'illusione, ottenuta con la luce; in sartoria è un fatto concreto. La mostra mette a confronto un volume dipinto e un volume cucito, e invita a riconoscere dove i due si avvicinano.
Il colore
Artribune osserva che nelle opere più recenti della pittrice si avverte l'influenza della moda contemporanea per colori e tagli. Su Valentino, d'altra parte, le fonti ricordano la collezione del 1968 di soli bianchi, beige e avorio: un modo di lavorare per sottrazione cromatica che offre un termine di confronto con la pittura.
Il volto assente
Una differenza che salta all'occhio è quella del volto. Nei dipinti il viso è spesso nascosto; negli abiti, per definizione, il volto è di chi li indossa e nella sala manca. In entrambi i casi la persona è evocata più che mostrata, ed è forse questa la vera ragione di un accostamento che a prima vista sembra solo estetico.
Il ritratto e lo sguardo dei maestri antichi
I pittori da cui parte Juszkiewicz, secondo Artribune, sono Élisabeth Vigée Le Brun, Jan Adam Kruseman, Joseph Karl Stieler e Adolf Ulrik Wertmüller. Sono nomi diversi, accomunati dall'appartenenza alla tradizione del ritratto europeo.
Copiare per capire
Realizzare repliche quasi fedeli significa accettare le regole del modello: la posa, la luce, la composizione. L'intervento arriva dopo e proprio per questo risulta efficace, perché si inserisce in un'immagine che appare ancora familiare.
Il gesto di coprire
Coprire un volto con fiori, foglie o capelli è un gesto doppio. Da un lato nega al ritrattista la sua prerogativa, cioè rendere riconoscibile una persona; dall'altro sostituisce l'identità con una presenza vegetale o materica. Il risultato può essere letto come ironia, come liberazione o come inquietudine: la scelta tra queste letture spetta a chi guarda.
Il lessico della moda
Poiché i ritratti scelti mostrano giovani donne in abiti d'epoca, l'abito è già nel quadro prima ancora che la mostra lo porti in sala. Non sorprende che una pittrice che parte dalla moda dei secoli passati trovi un interlocutore naturale in un archivio di alta moda.
Valentino Garavani: lo stilista e il suo archivio
Valentino Garavani è nato a Voghera l'11 maggio 1932 ed è morto a Roma lunedì 19 gennaio 2026, a 93 anni, nella sua casa romana, secondo Domani; Il Post dà la notizia lo stesso giorno senza indicare il luogo.
Parigi e Roma
A 17 anni si trasferì a Parigi, dove studiò all'École des Beaux-Arts e alla Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. Lavorò per cinque anni da Jean Dessès e per due da Guy Laroche. Tornato in Italia aprì un atelier in via Condotti, a Roma: Il Post lo colloca alla fine degli anni Cinquanta, Domani indica la prima boutique nel 1957.
L'incontro con Giammetti e la maison
Il 31 luglio 1960 conobbe Giancarlo Giammetti al Café de Paris, in via Veneto. Nel 1960 fondarono insieme Maison Valentino: lo stilista curava la parte creativa, Giammetti gli affari e l'organizzazione. La prima sfilata in Italia si tenne nel 1962 a Palazzo Pitti, a Firenze.
Il bianco del 1968 e il prêt-à-porter
Nel 1968 presentò una collezione di soli abiti bianchi, beige e avorio, in controtendenza con l'epoca. Nello stesso anno, ricorda Domani, firmò l'abito da sposa dell'ex first lady statunitense per le nozze con Aristoteles Onassis. La prima linea di prêt-à-porter uscì nel 1970.
Il ritratto di Warhol
Negli anni Settanta Andy Warhol lo ritrasse in una serie di opere, come ricorda Domani. È un dettaglio utile per una mostra che si interroga sul ritratto: Valentino è stato anche un soggetto di ritratto, oltre che un creatore di abiti per le immagini altrui.
Il ritiro
Il Post colloca l'addio al ruolo di direttore creativo nel gennaio 2008, con l'ultima sfilata al Museo Rodin di Parigi; Domani parla di un impegno lasciato nel 2007 con una festa di tre giorni tra Roma e Parigi. Le fonti non concordano sull'anno: 2008 per Il Post, 2007 per Domani.
La Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti
La Fondazione è stata costituita nel 2016; il riconoscimento è del 30 maggio 2017, con iscrizione nel registro della Prefettura di Milano il 7 giugno 2017. Ha una missione che il sito definisce esclusivamente filantropica, fondata sul principio «Beauty Creates Beauty».
Le quattro aree di attività
Il sito ufficiale elenca Legacy, cioè l'eredità di Valentino, valorizzazione artistica e culturale, iniziative filantropiche e sociali, educazione e sostegno del talento. AURA si colloca soprattutto nelle prime due: eredità e valorizzazione.
Voghera
Artribune ricorda che la Fondazione ha contribuito a mantenere accessibile il Teatro Valentino Garavani di Voghera, la città natale dello stilista: un segno di come l'attività non si limiti a Roma.
Chi gestisce le attività
Le attività operative sono affidate a FVG Services Srl, per conto della Fondazione, che sviluppa la programmazione culturale ed educativa, stringe partnership con istituzioni e imprese e si occupa del personale.
PM23: lo spazio che ospita la mostra
PM23 è l'ala di Palazzo Gabrielli Mignanelli, al civico 23 della piazza, costruita alla fine dell'Ottocento come scuola e tipografia di Propaganda Fide, restaurata per oltre un anno e trasformata in polo per arti, moda e cultura. Il progetto è dello studio Nemesi Architects. Artribune dà notizia della sua apertura al pubblico con un articolo del febbraio 2025.
Il programma degli spazi
PM23 ospita mostre, eventi, workshop e iniziative educative su arti, moda e creatività. La programmazione corrente è consultabile nella sezione Exhibition del sito ufficiale.
VENUS
La seconda mostra di PM23 è stata VENUS. Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos, dal 18 gennaio al 19 luglio 2026, con dodici opere dell'artista portoghese e una selezione di 33 creazioni di Valentino Garavani curata da Pamela Golbin. Il confronto con AURA è istruttivo: lì un'artista rileggeva lo stilista, qui una pittrice ne incontra gli abiti a partire dal ritratto.
La camera ardente
Dopo la morte dello stilista, PM23 ospitò la camera ardente mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio 2026, dalle 11:00 alle 18:00. La sede della fondazione ha dunque accolto anche il commiato pubblico dal suo fondatore.
Selva e la piazza
Dal 30 settembre 2026 davanti a PM23 si trova l'installazione di Edoardo Tresoldi, un bosco di colonne in rete metallica. Per i dettagli si rimanda alla scheda dedicata a Selva a Piazza Mignanelli.
Due mostre, un solo ingresso visivo
La stessa facciata può dunque essere guardata attraverso le colonne trasparenti prima di entrare nelle sale di AURA. L'accostamento non è dichiarato dalle fonti come un progetto unitario: è un'opportunità che offre il calendario, non un percorso concepito.
Il tema della trasparenza
La rete metallica di Tresoldi lascia intravedere ciò che si trova dietro; i volti coperti di Juszkiewicz nascondono ciò che si trova davanti. Sono due modi opposti di giocare con lo sguardo, e conviene tenerli entrambi presenti.
Il Palazzo Gabrielli Mignanelli
Secondo Wikipedia, verso il 1575 Alessandro Moschetti costruì il palazzo per il conte Girolamo Gabrielli, di una nobile famiglia di Gubbio.
Dai Gabrielli ai Mignanelli
Nel 1615, dopo le nozze di Carlo Gabrielli con Maria Mignanelli, il palazzo passò ai Mignanelli, che lo tennero fino al 1871 e diedero il nome alla piazza.
La Santa Sede e la maison
Dalla fine del Settecento l'edificio fu affittato a varie istituzioni. Nel 1887 la Santa Sede lo acquistò e Andrea Busiri Vici lo restaurò e ampliò. In seguito fu sede romana della maison Valentino, di cui le fonti non indicano le date di quel passaggio.
Informazioni pratiche
Date e orari
Dal 18 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027, dalle 11:00 alle 18:30, ultimo ingresso alle 18:00. Chiuso il lunedì, tranne il 19 ottobre 2026, e il 24, 25 e 31 dicembre 2026 e il 1° gennaio 2027. Un portale di eventi indica come chiusura il 23 febbraio 2027: le fonti non concordano, il sito ufficiale dice il 21 febbraio, e a quella data conviene fare riferimento.
Biglietti e riduzioni
Intero 18 euro, online 16 euro; prevendita fino al 17 ottobre a 15 euro, online e in loco; over 65 15 euro; universitari fino a 26 anni 12 euro; ragazzi tra 8 e 18 anni 10 euro; under 8 gratis. Le persone con disabilità entrano gratuitamente e l'accompagnatore paga 15 euro. Per gruppi e scuole il sito indica l'indirizzo ticketing@piazzamignanelli23.com. Per accedere è prevista la consultazione del regolamento di visita, pubblicato dal sito in formato PDF.
Dove si trova
PM23, Piazza Mignanelli 23, 00187 Roma, nel quartiere Campo Marzio, a ridosso di Piazza di Spagna.
Come arrivare
Il percorso dipende dal punto di partenza: il calcolatore percorsi di ATAC è lo strumento più affidabile per costruire l'itinerario con i mezzi pubblici.
Una curiosità su PM23
L'ala dove oggi si apre una mostra sul ritratto e sull'abito fu costruita come scuola e tipografia: un luogo dove si insegnava e si stampava. Prima di diventare sede di moda e di arte, PM23 è stato uno spazio di lavoro sulla parola e sull'immagine riprodotta. In una mostra che si interroga su come le immagini si trasmettono e si trasformano, la coincidenza è difficile da ignorare.
La piazza porta il nome di una famiglia, i Mignanelli, che possedette il palazzo fino al 1871, e non quello di un santo o di un monumento, come accade più spesso a Roma.
Una cosa che non ti dice nessuno su PM23
Chi entra per la prima volta spesso immagina una galleria con un'opera per sala e un cartellino accanto. La descrizione del progetto, invece, parla di dialogo per corrispondenze e non di coppie esplicite. Per questo conviene rallentare davanti alle singole opere e chiedersi che cosa le unisca, perché il gioco della mostra è proprio nella ricerca di somiglianze che nessuna didascalia garantisce.
Un'altra cosa che il racconto ufficiale lascia fuori: il curatore non è nominato e l'elenco delle opere non è pubblicato. Il vero protagonista dichiarato è il tema, la metamorfosi, più ancora degli autori.
Il consiglio che ti do per visitare PM23
Il mio consiglio è di scegliere un orario lontano dal massimo afflusso e di entrare con l'idea di guardare prima i dipinti per intero, poi i dettagli di stoffa e di colore, e solo dopo di cercare le corrispondenze con gli abiti. L'ultimo ingresso è alle 18:00 e la chiusura alle 18:30: chi arriva a ridosso della chiusura rischia di dedicare alla mostra troppo poco tempo per una lettura paziente.
Controlla prima il regolamento di visita sul sito ufficiale, perché da quello dipende cosa puoi portare con te e come comportarti nelle sale. Prima o dopo, concediti una passeggiata tra Piazza di Spagna, Via dei Condotti e Trinità dei Monti, per tornare a guardare la città con occhi diversi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Valentino è stato uno degli stilisti più celebri del mondo. Si cita meno che, secondo Il Post, la maison nacque nel 1960 da un incontro avvenuto al Café de Paris di Via Veneto, il 31 luglio di quell'anno, e che la sua prima sfilata italiana si tenne due anni dopo a Palazzo Pitti, a Firenze.
Si cita ancora meno che la pittrice con cui oggi dialoga, secondo Artribune, parte da ritratti dell'epoca e ne realizza copie quasi fedeli prima di intervenire. Il metodo ricorda, da lontano, quello della sartoria: si studia un modello, lo si riproduce con precisione, poi si decide dove spostare l'asse.
La foto giusta da fare a PM23
La domanda preliminare è se in sala si possa fotografare: il regolamento di visita è pubblicato dal sito ufficiale e il suo contenuto va controllato prima. Il testo delle pagine consultate non specifica nulla in proposito.
Fuori dalle sale
All'esterno, la fotografia più interessante è quella della facciata dello spazio vista attraverso le colonne di Selva: la rete metallica lascia leggere l'architettura come se fosse velata, in dialogo con i volti coperti dei dipinti.
Dalla piazza verso la scalinata
Dalla piazza basta pochi passi per ritrovare la Colonna dell'Immacolata e il lato di Propaganda Fide, un'inquadratura che mostra il contrasto tra la Roma pontificia e quella della moda.
L'immagine mentale
Dentro, se le regole non lo consentono, la foto migliore è quella che si fa a memoria: un abito e un dipinto che si somigliano, tenuti insieme per qualche secondo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
1575, 1615, 1871, 1887
Verso il 1575 viene costruito il palazzo per Girolamo Gabrielli. Nel 1615 passa ai Mignanelli. Nel 1871 termina la proprietà della famiglia. Nel 1887 la Santa Sede lo acquista e Andrea Busiri Vici lo restaura.
2016 e 2017: la Fondazione
Nel 2016 viene costituita la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, riconosciuta il 30 maggio 2017.
2025: l'apertura di PM23
Nel 2025, dopo un restauro lungo oltre un anno, l'ala di Palazzo Gabrielli Mignanelli diventa PM23, su progetto di Nemesi Architects.
Gennaio 2026: la camera ardente
Valentino Garavani muore il 19 gennaio 2026. PM23 ospita la camera ardente il 21 e il 22 gennaio; il funerale si tiene venerdì 23 gennaio 2026 alle 11:00 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica.
2026: VENUS, Selva, AURA
Il 18 gennaio 2026 si apre VENUS. Il 30 settembre 2026 si apre Selva in piazza. Il 18 ottobre 2026 si apre AURA.
Chi è passato da PM23
Stilisti e committenti
Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti sono i due nomi che legano il luogo alla storia della moda. Per la parte di cultura e progetto ricorrono Pamela Golbin, curatrice della selezione d'archivio di VENUS, e lo studio Nemesi Architects.
Artisti
Joana Vasconcelos con VENUS, Edoardo Tresoldi con Selva, ed Ewa Juszkiewicz con AURA sono gli artisti contemporanei che le fonti collegano a PM23 nel 2026.
Politica e istituzioni
Dopo la morte di Valentino, Domani ricorda i commenti della premier Giorgia Meloni, del vicepremier Matteo Salvini, del ministro Antonio Tajani, del leader del M5S Giuseppe Conte e del sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Protagonisti del Novecento
Tra le clienti e i volti legati alla maison, Domani cita Elizabeth Taylor e Julia Roberts, e ricorda Andy Warhol, che negli anni Settanta lo ritrasse.
I quartieri vicini
A pochi passi si trovano la Keats-Shelley House, Babingtons Tea Room e Villa Medici, luoghi in cui la storia culturale di Roma si incontra con quella dello shopping e della moda.
Domande frequenti su AURA
Che cos'è AURA?
È una mostra dedicata al dialogo tra i dipinti di Ewa Juszkiewicz e gli abiti di Valentino Garavani, ospitata da PM23 a Roma. Presenta 27 dipinti, di cui uno nuovo, e 37 abiti scelti dagli archivi della Maison Valentino, uniti dal tema della metamorfosi e da corrispondenze di tessuto, volume, colore e dettaglio.
Quando si può visitare?
Dal 18 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027, dalle 11:00 alle 18:30, con ultimo ingresso alle 18:00. La mostra è chiusa il lunedì, tranne il 19 ottobre 2026, e il 24, il 25 e il 31 dicembre 2026 e il 1° gennaio 2027. Conviene sempre ricontrollare il sito ufficiale prima della visita.
Quanto costa il biglietto?
L'intero costa 18 euro, 16 se acquistato online; la prevendita fino al 17 ottobre è a 15 euro. Over 65 15 euro, universitari fino a 26 anni 12 euro, ragazzi tra 8 e 18 anni 10 euro, under 8 gratis. Le persone con disabilità entrano gratis e l'accompagnatore paga 15 euro.
Dove si comprano i biglietti?
Dalla pagina della biglietteria collegata al sito ufficiale piazzamignanelli23.com, che rimanda alla sezione dedicata. Per gruppi e scuole il sito indica come contatto l'indirizzo ticketing@piazzamignanelli23.com. Prima della visita è utile leggere anche il regolamento in PDF pubblicato dal sito.
Chi è Ewa Juszkiewicz?
È una pittrice polacca nata a Danzica nel 1984, che lavora a Varsavia. Parte da ritratti femminili europei del Settecento e dell'Ottocento e li rielabora coprendo i volti con tessuti, capelli, fiori, foglie e altre forme organiche. La sua pittura è insieme omaggio e critica dello sguardo dei maestri antichi.
Che rapporto c'è tra Valentino e la mostra?
I 37 abiti provengono dall'archivio della maison fondata da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti nel 1960, e lo spazio che ospita la mostra appartiene alla Fondazione a loro intitolata. Valentino è morto il 19 gennaio 2026: AURA si apre nello stesso anno della sua scomparsa, in un programma di PM23 già avviato con VENUS.
Ci sono altre mostre nello stesso luogo?
Davanti a PM23 è visibile l'installazione Selva di Edoardo Tresoldi, aperta dal 30 settembre 2026 fino a gennaio, con una data di chiusura che non è pubblicata. La mostra precedente in sala, VENUS, si è svolta dal 18 gennaio al 19 luglio 2026.
Come si arriva a PM23?
PM23 si trova in Piazza Mignanelli 23, a ridosso di Piazza di Spagna. Per arrivare con i mezzi pubblici conviene usare il calcolatore percorsi di ATAC, indicando come destinazione Piazza Mignanelli o Piazza di Spagna, così da avere l'itinerario aggiornato dal proprio punto di partenza.
Il consiglio finale su AURA
Entra senza fretta e senza cercare per forza la risposta: AURA propone un'idea, la metamorfosi, e lascia ai visitatori il compito di verificarla confrontando una stoffa dipinta e una stoffa cucita. Dedica un tempo adeguato ai dipinti, perché i volti coperti sono il cuore del lavoro di Ewa Juszkiewicz, e poi guarda gli abiti come sculture attorno a un corpo. Prima di partire controlla il sito ufficiale per orari, chiusure e regolamento, e se hai tempo chiudi la giornata tra Piazza di Spagna e il Pincio.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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