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Chiara Camoni, I fiori del male alla Società delle Api — dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027

I fiori del male, la mostra dedicata a Chiara Camoni e curata da Alice Motard, è aperta dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027 alla Società delle Api, in via Gregoriana 40 (00187 Roma), a pochi passi dalla scalinata di Trinità dei Monti. L'inaugurazione è venerdì 9 ottobre dalle 18 alle 20. Dopo l'apertura, la visita si fa solo su appuntamento, dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 18, scrivendo all'indirizzo visit@societadelleapi.org o telefonando al numero indicato dalla Fondazione (+39 342 9911143); le visite di gruppo sono previste il martedì e il giovedì dalle 14 alle 18. Si arriva con la metropolitana A, fermata Spagna o Barberini, e poi a piedi per via Sistina o per la scalinata. Le condizioni di ingresso si concordano direttamente con la Fondazione al momento della prenotazione, sul sito ufficiale della Società delle Api.

Via Gregoriana è una di quelle strade che i romani conoscono di nome e quasi nessuno percorre per intero: sale in silenzio da via Capo le Case fino a piazza della Trinità dei Monti, parallela a via Sistina, con portoni alti e targhe che ricordano pittori e scrittori. Da febbraio 2026, al numero 40, ha aperto la nuova sede romana della Società delle Api, la fondazione creata nel 2018 da Silvia Fiorucci. I fiori del male è il secondo progetto espositivo della sede, e per chi segue l'arte contemporanea è l'occasione di vedere da vicino, in stanze con grottesche rinascimentali e soffitti a cassettoni, il lavoro dell'artista che nel 2026 rappresenta l'Italia alla Biennale di Venezia.

Chiara Camoni, I fiori del male: la mostra in breve

La mostra riunisce una selezione di opere di Chiara Camoni provenienti dalla collezione di Silvia Fiorucci, nuove produzioni pensate per le sale di via Gregoriana e i lavori di sette artisti ospiti. Il punto di partenza è la collezione: Fiorucci segue il lavoro di Camoni fin dagli esordi e ne ha raccolto le opere nel corso degli anni. Da questo nucleo la curatrice Alice Motard isola un motivo preciso, il fiore, che nella pratica dell'artista è insieme soggetto e materia.

Il titolo viene da Charles Baudelaire, dalla raccolta Les Fleurs du mal pubblicata nel 1857. La scelta non è decorativa. Il comunicato della Fondazione spiega che il progetto vuole interrogare la natura meno pacificata del fiore: che cosa succede quando si smette di considerarlo soltanto simbolo di vita, delicatezza e bellezza? La risposta proposta dalla mostra è un fiore ctonio, criptico, distruttivo, artificiale, spirituale. Un fiore che appartiene anche al sottosuolo.

Il percorso sala per sala

Ad aprire la mostra sono due disegni a matita di gigli, fiori noti per la loro tossicità. Fanno parte di una serie più ampia realizzata durante la pandemia: nel primo lockdown Camoni inviava ogni giorno l'immagine di uno dei suoi disegni a una cerchia di amici, e fra i destinatari c'era Silvia Fiorucci. Di foglio in foglio, racconta il comunicato, il fiore perde la sua forma originaria e prende le sembianze di corpi, organi, animali, volti, in immagini quasi allucinatorie che ricordano i fiori malati del poeta francese.

Le sale successive declinano questa forza in altrettante manifestazioni: il fiore come veleno, come linguaggio, come ornamento prezioso da indossare, come minaccia, come apparizione. I versi di Baudelaire accompagnano le opere lungo il percorso e ne orientano la lettura. È un allestimento che chiede tempo: le stanze sono poche, ma ogni sala ha un tema, e conviene leggerle in sequenza.

Gli artisti ospiti

Coerente con l'abitudine di Camoni ad accogliere altre voci nella propria pratica, la mostra riunisce opere di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang. Il comunicato le definisce contrappunti: presenze che ampliano e acuiscono le riflessioni avviate dai lavori dell'artista. Sono nomi che in Italia si vedono raramente, e questa è una delle ragioni concrete per prenotare la visita.

Il dialogo con le stanze storiche

Le opere entrano in relazione con gli ambienti di via Gregoriana 40: le grottesche rinascimentali che decorano i compartimenti voltati, i soffitti a cassettoni, gli intarsi dei pavimenti in parquet, i marmi. Per una mostra sul fiore come ornamento ambiguo, trovarsi dentro stanze dipinte a girali vegetali e figure fantastiche è quasi un secondo testo. La mostra sarà accompagnata da un public program con incontri di approfondimento sui temi del progetto; il calendario è pubblicato dalla Fondazione.

Chi è Chiara Camoni: biografia e carriera

Chiara Camoni è nata a Piacenza nel 1974 e vive e lavora sulle Alpi Apuane, in un paese di montagna affacciato sulla costa della Versilia, nel nord della Toscana. La sua pratica passa per il disegno, la stampa vegetale, il video e soprattutto la scultura, con un'attenzione particolare alla ceramica. Il suo lavoro nasce spesso da processi collaborativi e da forme di autorialità condivisa, che negli ultimi anni hanno preso il nome di Il Centro di Sperimentazione: amici, familiari, gruppi spontanei o seminari organizzati partecipano alla realizzazione delle opere.

La Biennale di Venezia 2026

Nel 2026 Camoni rappresenta l'Italia al Padiglione Italia della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, con il progetto Con te con tutto, a cura di Cecilia Canziani, aperto fino al 22 novembre 2026. La Società delle Api ha accompagnato questo lavoro con una residenza dell'artista e del suo gruppo nella sede veneziana della Fondazione, a Palazzo Campo Santo Stefano, da aprile a ottobre 2026. Chi visita la mostra romana in ottobre e novembre ha quindi l'occasione rara di vedere l'artista in due città contemporaneamente: il padiglione nazionale all'Arsenale e un progetto più raccolto, costruito su una collezione privata.

Materiali e metodo

La galleria che la rappresenta, Andrew Kreps di New York, descrive una pratica che collega il fare artigianale al mondo spirituale. Camoni usa materiali tradizionalmente legati alla sfera domestica: ceramica, tessuti tinti, tessitura al telaio. Lavora per tipologie, cioè per serie che condividono un linguaggio visivo riconoscibile. Grandi figure in terracotta, ricche di dettagli, ricordano divinità ancestrali; lavori di piccolo formato richiamano i vasi canopi egizi; sete appese e tinte con la vegetazione evocano la figura femminile e lasciano spazio al caso. I materiali vengono spesso raccolti nel paesaggio intorno allo studio, e la realizzazione coinvolge una comunità più ampia, spesso di donne.

La serie della Cenere di Montelupo

Le immagini diffuse per la mostra romana mostrano opere della serie La Cenere di Montelupo, del 2017: terracotta bianca, smalto di cenere, vegetazione secca. Il procedimento dice molto dell'artista. La cenere delle piante diventa smalto, la pianta secca resta come traccia sulla superficie: il fiore è insieme soggetto e materiale di cottura. È il punto in cui il titolo baudelairiano smette di essere una citazione e diventa una descrizione tecnica.

Le mostre personali

Le opere di Camoni sono state presentate in istituzioni italiane e internazionali. Fra le personali recenti indicate dalla galleria: Erguidas, yacentes al Museo Patio Herreriano di Valladolid nel 2025; la grande mostra al Pirelli HangarBicocca di Milano nel 2024; murmur, buzz, hiss and rub a Cample Line, in Scozia, nel 2024; Inizio fine. Rotondo. Tutte le cose del mondo a Palazzo Collicola di Spoleto nel 2024; Whispers, world above, world below ad A Tale of A Tub di Rotterdam nel 2023; La Meraviglia al CEAAC di Strasburgo e Deux Soeurs al CAPC di Bordeaux, entrambe nel 2021; Sisters al MIMA di Middlesbrough nel 2018.

Le collettive e le collezioni

Fra le collettive: la Bangkok Art Biennale e Manifesta 15 a Barcellona nel 2024, Colorescenze al Centro Pecci di Prato, Panorama all'Aquila nel 2023, Becoming Flower al MAMAC di Nizza nel 2022. A Roma il suo lavoro si è visto in And the flowers too all'Orto Botanico, in IO DICO IO alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna nel 2021 e nella Quadriennale Fuori al Palazzo delle Esposizioni nel 2020. Le sue opere sono nelle collezioni permanenti della GAM di Torino, del MAMbo di Bologna, del MACRO di Roma, del Frac Bretagne, dell'IAC di Villeurbanne e del MIMA. Nell'autunno 2026 un suo lavoro è anche in Pollen al CAPC di Bordeaux, fino al 31 gennaio 2027.

Alice Motard, la curatrice

Alice Motard è curatrice e scrittrice, con vent'anni di incarichi istituzionali fra Regno Unito e Francia. È stata vice direttrice ed exhibition organiser a Raven Row, a Londra, dal 2008 al 2013; curatrice a Spike Island, Bristol, dal 2014 al 2016; capo curatrice al CAPC Musée d'art contemporain di Bordeaux dal 2016 al 2021; direttrice del CEAAC, centro d'arte contemporanea di Strasburgo, dal 2021 al 2026. Dal 2025 fa parte del comitato per il sostegno all'editoria e alla ricerca in teoria e critica d'arte del Centre national des arts plastiques.

Ha curato oltre trenta mostre, con artisti fra cui Caroline Achaintre, Luca Bertolo, Isabelle Cornaro, Lubaina Himid, Anna Franceschini, Takako Saito, Endre Tót. Ha un master in Curating Contemporary Art al Royal College of Art di Londra e uno in storia dell'arte fra la Sorbona e la Freie Universität di Berlino. Il legame con Camoni non nasce ora: Deux Soeurs al CAPC e La Meraviglia al CEAAC sono state presentate proprio nelle due istituzioni che Motard ha guidato. Chi conosce quelle mostre ritroverà una continuità di sguardo.

Gli artisti in dialogo con Chiara Camoni

I sette artisti ospiti della mostra vengono in gran parte dalla scena francese e nordeuropea, e ciascuno porta un modo diverso di trattare il fiore e la natura. Le biografie diffuse dalla Fondazione permettono di orientarsi prima della visita.

Fantine Andrès e Maria Loboda

Fantine Andrès, nata nel 1983, vive a Strasburgo. Lavora a partire dal disegno a grafite e lo sviluppa in installazioni con ceramica, legno e vetro; il suo tema è la mostruosità letta attraverso la natura morta, in forme ambigue che oscillano fra attrazione e repulsione. Ha esposto alla Kunsthalle Basel e al Łaźnia Centre di Danzica. Maria Loboda, nata nel 1979, lavora fra Berlino, Norimberga e Cracovia: installazioni e sculture che indagano i codici culturali attraverso segni e oggetti, un'archeologia contemporanea rivolta alle strutture di potere. Ha studiato alla Städelschule con Mark Leckey, insegna scultura all'Accademia di Norimberga, ha partecipato a documenta 13 e alla Biennale di Venezia del 2019.

Marianne Marić e Vibeke Mascini

Marianne Marić, nata nel 1982, vive fra Parigi e Strasburgo e lavora soprattutto con la fotografia analogica, con un approccio performativo che guarda alla pittura; ha esposto al Palais de Tokyo e al Museum of Modern Art di Varsavia. Vibeke Mascini, nata nel 1989, vive fra L'Aia e Città del Messico: scultura, installazione, video e testo per tradurre fenomeni astratti in esperienza sensoriale, in collaborazione con scienziati e ingegneri. Nel 2026 ha avuto personali all'Hammer Museum di Los Angeles e allo Z33 di Hasselt.

Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang

Lionel Sabatté, nato nel 1975, diplomato alle Beaux-Arts di Parigi, lavora con materiali inconsueti come polvere, ossidazione, pigmenti naturali e pelle morta; nel 2025 è stato fra i finalisti del Prix Marcel Duchamp. Adrianna Wallis, nata nel 1981, vive nel Vercors e costruisce performance, sculture e installazioni sonore a partire da archivi di storie personali; ha esposto al Musée Carnavalet. Yuyan Wang, nata nel 1989, filmmaker e videoartista a Parigi, monta materiali provenienti dall'industria delle immagini; i suoi lavori sono passati dalla Tate Modern, dal Palais de Tokyo, dalla Berlinale e dall'International Film Festival Rotterdam.

La Società delle Api e la sede di via Gregoriana 40

La Società delle Api è una fondazione non profit creata nel 2018 da Silvia Fiorucci, imprenditrice e collezionista romana, che nel 2026 ha spostato la propria sede principale a Roma, in via Gregoriana 40. La nuova casa romana è stata aperta il 14 febbraio 2026, con una serata in cui artisti, designer e curatori sono stati invitati a lasciare un'opera su carta in formato A4.

Una fondazione nomade

Prima di Roma, la Fondazione ha avuto la sua base nel Principato di Monaco e ha costruito una rete di luoghi messi a disposizione degli artisti: Palazzo Campo Santo Stefano a Venezia, Le Moulin des Ribes a Grasse, lo Chalet Mont Tamalpaïs a Megève, La Casa dell'Ulivo e La Porta Rossa sull'isola greca di Kastellorizo, e perfino una barca a vela d'epoca, il Suhail, in navigazione nel Mediterraneo. La Fondazione si descrive come una comunità di pratiche costruita intorno all'ospitalità: mostre, residenze e programmi pubblici sono pensati come parti di uno stesso spazio.

Silvia Fiorucci

Nata a Roma, Silvia Fiorucci ha lavorato nell'azienda di famiglia, prima negli Stati Uniti e poi come responsabile degli asset finanziari. Per oltre vent'anni ha praticato l'equitazione a livello agonistico, vincendo il titolo italiano di dressage. È Cavaliere per la cultura del Principato di Monaco, patron del Nouveau Musée National de Monaco da oltre dieci anni, e sostiene istituzioni come il Castello di Rivoli, il Museo Madre di Napoli, la Triennale di Milano e la Serpentine di Londra.

Il primo anno romano

Il programma 2026 della sede romana è partito con Soglia / Common Acts, a cura dell'artista Francis Offman, che ha trasformato la collezione Fiorucci in un ambiente da abitare più che da guardare, aperto da aprile al 23 settembre. Ci sono state le residenze di Pol Taburet in primavera, in parallelo con Villa Medici, e di Valentine Prissette in estate; il ciclo di poesia Langue Lost, Language Found curato da Allison Grimaldi Donahue. Il progetto su Camoni chiude l'anno e apre il 2027. Una sede privata che in otto mesi mette in fila questo calendario merita attenzione.

Via Gregoriana: la strada, la storia, i vicini

Via Gregoriana fu aperta per il Giubileo del 1575 da papa Gregorio XIII Boncompagni, che volle un collegamento fra la chiesa di Trinità dei Monti e la città rinascimentale sottostante. Pochi anni dopo Sisto V aprì la strada Felice, l'attuale via Sistina, più comoda e dritta, e via Gregoriana diventò una strada appartata, pur restando centralissima. È rimasta così.

La strada degli artisti

Per la posizione e l'aria buona, via Gregoriana attirò per secoli artisti e intellettuali. Il primo fu Federico Zuccari, che in cima alla strada costruì il Palazzetto Zuccari, detto la casa dei Mostri per il portale e le finestre a forma di bocche spalancate. Oggi ospita la Bibliotheca Hertziana, istituto di storia dell'arte della Max Planck Gesellschaft. Nel palazzetto abitarono lo scultore Pietro Bracci, la pittrice Angelica Kauffman, Johann Joachim Winckelmann, il pittore Friedrich Overbeck. Targhe sulle facciate ricordano altri residenti, fra cui lo storico Ferdinand Gregorovius e Jean Auguste Dominique Ingres.

Il quartiere intorno

La strada appartiene al rione Campo Marzio. In cinque minuti a piedi si raggiungono la piazza e la chiesa di Trinità dei Monti, la scalinata e piazza di Spagna, il Pincio e Villa Medici; scendendo verso via del Tritone si incontra il mondo delle gallerie commerciali, con nomi internazionali a breve distanza. È una delle poche zone di Roma dove, nello spazio di un pomeriggio, si passa dal Rinascimento all'arte di oggi senza prendere un mezzo.

Come arrivare alla Società delle Api

Il modo più semplice per arrivare in via Gregoriana 40 è la metropolitana A, con discesa alla fermata Spagna o Barberini. Da Spagna si esce in piazza di Spagna e si sale la scalinata fino a Trinità dei Monti, poi si imbocca via Gregoriana, che parte proprio dalla piazza; da Barberini si sale per via Sistina e si scende nella parallela. In entrambi i casi sono dieci minuti a piedi, con dislivello.

A piedi dal centro

Da via del Corso si risale via Due Macelli fino a via Capo le Case: via Gregoriana comincia lì e sale verso Trinità dei Monti. Il numero 40 si trova lungo il tratto in salita. È il percorso più comodo per chi non vuole affrontare i gradini della scalinata, e costeggia vetrine e botteghe del Tridente.

In auto e in taxi

Via Gregoriana è dentro la zona a traffico limitato del centro storico: con un'auto privata non autorizzata non si entra nelle fasce di attivazione del varco. I parcheggi pubblici più vicini sono quelli sotterranei della zona di Villa Borghese e del Pincio. Il taxi può lasciare a Trinità dei Monti o in via Sistina. Per un appuntamento a orario fisso, la metropolitana resta la scelta più affidabile.

Come organizzare la visita alla mostra I fiori del male

La visita alla mostra di Chiara Camoni si prenota in anticipo, perché la Società delle Api non apre a ingresso libero: si scrive a visit@societadelleapi.org o si telefona, indicando giorno e fascia oraria. Le visite sono dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 18; il sabato e la domenica la sede resta chiusa al pubblico. I gruppi possono essere accolti il martedì e il giovedì pomeriggio.

Quanto tempo serve

Una visita attenta richiede un'ora: le sale sono poche, ma i testi di Baudelaire che accompagnano il percorso e la presenza di otto artisti chiedono di fermarsi. Se si aggiunge la passeggiata fra Trinità dei Monti, il Pincio e Villa Medici, si arriva facilmente a mezza giornata ben spesa.

L'inaugurazione del 9 ottobre

La serata di apertura, venerdì 9 ottobre dalle 18 alle 20, è il momento in cui la sede si riempie di artisti e addetti ai lavori. Chi vuole guardare le opere con calma farà meglio a tornare in un giorno feriale; chi vuole capire la comunità che la Fondazione ha costruito in pochi mesi troverà nell'opening la risposta più diretta.

Accessibilità e bambini

La sede occupa un palazzo storico: le informazioni su ascensori e accessi si chiedono al momento della prenotazione, ed è la cosa giusta da fare per chi ha difficoltà motorie, perché la strada stessa è in salita. Con i bambini la mostra funziona se si trasforma in una caccia ai fiori nelle grottesche dei soffitti; alcune immagini del percorso, fra corpi e organi, vanno però valutate dai genitori.

Dove mangiare vicino a via Gregoriana

La zona fra Trinità dei Monti e via del Tritone ha un'offerta ampia ma turistica: conviene scendere di qualche strada per trovare trattorie e bar frequentati anche dai romani. Verso via Capo le Case e via della Mercede ci sono bar per un caffè veloce prima dell'appuntamento; nelle traverse di via Due Macelli e verso Fontana di Trevi si trovano trattorie di cucina romana e pizzerie al taglio. Via Sistina e le strade intorno a piazza di Spagna offrono locali più formali e prezzi da centro storico. Per un pranzo tranquillo dopo una visita alle 11, il consiglio è di allontanarsi dalla scalinata di almeno cinque minuti.

Una curiosità su Chiara Camoni, I fiori del male alla Società delle Api — dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027

Il primo nucleo della mostra è nato come un messaggio quotidiano fra amici, durante il lockdown della primavera 2020. I due disegni di gigli che aprono il percorso appartengono alla serie che Camoni realizzava ogni giorno in quelle settimane e che inviava in fotografia a un piccolo gruppo di persone. Silvia Fiorucci era fra loro. Quella corrispondenza silenziosa, fatta di immagini e non di parole, è diventata una parte della collezione e ora il punto di partenza di una mostra.

La curiosità riguarda il metodo più che l'aneddoto. Camoni lavora da sempre in dialogo con altri, e anche nell'isolamento ha trovato un modo per condividere il lavoro. Il giglio, che nella tradizione cristiana è il fiore della purezza e dell'Annunciazione, è anche una pianta tossica per molti animali domestici. Scegliere proprio il giglio per aprire una mostra intitolata a Baudelaire è una dichiarazione d'intenti: la bellezza che si offre allo sguardo porta con sé un veleno. Guardate i fogli nell'ordine in cui sono esposti: la trasformazione del fiore in qualcos'altro è graduale, e si coglie solo nella sequenza.

Una cosa che non ti dice nessuno su Chiara Camoni, I fiori del male alla Società delle Api — dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027

Alla Società delle Api non si entra passando per caso: la porta di via Gregoriana 40 si apre solo con un appuntamento preso prima, anche nei giorni feriali. Molti visitatori abituati ai musei civici arrivano davanti al portone, trovano chiuso e se ne vanno convinti che la mostra non sia ancora aperta. La prenotazione si fa con una mail o una telefonata, e la risposta arriva in genere per il giorno scelto.

La seconda cosa riguarda il fine settimana. Il sabato e la domenica la sede non riceve il pubblico, e chi arriva a Roma per un weekend deve organizzarsi per il venerdì pomeriggio o per il lunedì mattina. Terza cosa: le date di Venezia e di Roma si sovrappongono fino al 22 novembre. Per chi ama il lavoro di Camoni, un viaggio in ottobre permette di vedere il Padiglione Italia all'Arsenale e, con un treno veloce, la mostra romana nello stesso fine settimana lungo. Dopo il 22 novembre resta solo Roma, fino al 26 gennaio.

Il consiglio che ti do per visitare Chiara Camoni, I fiori del male alla Società delle Api — dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027

Prenotate per le 11 di un martedì o di un mercoledì, e fate la strada a piedi da piazza di Spagna salendo la scalinata. È la fascia più tranquilla, la luce nelle stanze storiche è ancora buona e dopo la visita avete davanti tutto il pomeriggio per il Pincio e Villa Medici.

Prima di entrare, leggete tre o quattro poesie di Les Fleurs du mal: bastano dieci minuti, e cambiano completamente il modo in cui si guardano le sale. Portate un taccuino, perché i versi esposti sono in dialogo con le opere e vale la pena annotarli. In mostra, alzate gli occhi: le grottesche dei soffitti fanno parte del racconto quanto i lavori a terra, e la curatrice ha costruito l'allestimento anche su di esse. Infine, se viaggiate in gruppo, sfruttate le fasce del martedì e del giovedì pomeriggio dedicate alle visite di gruppo: le sale sono di dimensione domestica, e con dieci persone lo spazio è già pieno se non si concorda l'orario.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Via Gregoriana esiste perché un papa voleva facilitare la salita dei pellegrini al Pincio per il Giubileo del 1575, ma fu superata quasi subito da via Sistina. Tutti conoscono la scalinata di Trinità dei Monti, costruita nel Settecento; pochi sanno che prima della scalinata c'erano altri tentativi di collegare la città bassa con l'altura, fra cui una rampa realizzata da Domenico Fontana lungo la stessa direttrice di via Gregoriana.

Quando Sisto V aprì la strada Felice, che univa Santa Maria Maggiore a Trinità dei Monti inquadrando la prospettiva fra due obelischi, via Gregoriana perse il ruolo di arteria e diventò una strada residenziale. Proprio questo declassamento ne ha fatto la fortuna: artisti e stranieri vi trovarono case tranquille, aria buona e vista sulla città. Il Palazzetto Zuccari, con la sua bocca di mostro spalancata come portale, è il segno più noto di quella stagione. La Società delle Api, arrivando qui nel 2026, si inserisce in una tradizione di quattro secoli di ospitalità agli artisti che la strada ha praticato prima ancora che esistessero le residenze.

La foto giusta da fare a Chiara Camoni, I fiori del male alla Società delle Api — dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027

La foto giusta si fa fuori, all'inizio di via Gregoriana, con la facciata di Trinità dei Monti sullo sfondo e la strada che scende. È un'inquadratura che pochi scelgono, perché tutti fotografano la chiesa dalla scalinata; da via Gregoriana invece si ha una prospettiva laterale, con il fianco del Palazzetto Zuccari e i portoni alti della strada.

Dentro la sede, prima di fotografare chiedete sempre il permesso a chi vi accompagna: in una fondazione privata le regole sulle immagini possono cambiare da mostra a mostra. Se è consentito, la foto che racconta meglio la mostra è quella che mette nella stessa inquadratura una ceramica della serie La Cenere di Montelupo e un tratto di grottesca del soffitto. Il fiore secco nello smalto di cenere e il fiore dipinto cinque secoli fa sono lo stesso motivo, trattato in due modi opposti: uno materiale e mortale, l'altro ornamentale e immobile. Evitate il flash, che appiattisce le superfici smaltate e riflette sui marmi.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel 1575 papa Gregorio XIII fece aprire la strada per il Giubileo, e a fine Cinquecento Federico Zuccari vi costruì la propria casa e il proprio studio. Zuccari fu il fondatore dell'Accademia di San Luca, e il suo palazzetto in cima alla strada diventò nei secoli un punto di riferimento per gli artisti stranieri a Roma.

Nel Settecento e nell'Ottocento la strada fu indirizzo di pittori e studiosi: Angelica Kauffman, Winckelmann, Overbeck abitarono nel palazzetto, e una targa ricorda la presenza di Ingres, che a Roma trascorse lunghi periodi da pensionnaire e poi da direttore dell'Accademia di Francia a Villa Medici, a pochi passi. Lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius, autore della monumentale Storia della città di Roma nel Medioevo, vi abitò durante il suo lungo soggiorno romano. Nel Novecento il Palazzetto Zuccari divenne sede della Bibliotheca Hertziana, e nei primi anni Duemila fu oggetto di una lunga ristrutturazione. Il 14 febbraio 2026 la Società delle Api ha inaugurato al numero 40 la sua nuova sede, e il 22 aprile ha aperto la prima mostra, Soglia / Common Acts.

Chi è passato da Chiara Camoni, I fiori del male alla Società delle Api — dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027

Nella sede di via Gregoriana 40, nel primo anno di attività, sono passati artisti, curatori e scrittori della rete internazionale della Società delle Api. L'artista Francis Offman, nato in Ruanda e attivo a Bologna, ha curato la mostra inaugurale Soglia / Common Acts, chiusa il 17 settembre con una conversazione con il curatore Francesco Manacorda. Il pittore francese Pol Taburet è stato in residenza a Roma fra aprile e maggio, lavorando in parallelo con Villa Medici; Valentine Prissette ha realizzato un lavoro site specific in estate.

La poetessa e traduttrice Allison Grimaldi Donahue ha portato in via Gregoriana il ciclo Langue Lost, Language Found, tre serate di interventi poetici fra maggio e luglio. Il 23 settembre la sede ha ospitato una conversazione con Gaia Bobò, Teresa Ranchino, Valentine Prissette e Federica Di Pietrantonio. Con I fiori del male arrivano a Roma Chiara Camoni, Alice Motard e, attraverso le opere, sette artisti che lavorano fra Parigi, Strasburgo, Berlino, L'Aia e Città del Messico. Sulla stessa strada, secoli prima, erano passati Zuccari, Kauffman, Winckelmann, Ingres e Gregorovius: la vocazione è rimasta.

Cosa vedere intorno alla mostra di Chiara Camoni

Una visita alla mostra di via Gregoriana si combina facilmente con altri luoghi dell'arte fra il Pincio e il Quirinale. Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia, propone in autunno un programma di mostre che si apre lo stesso 9 ottobre: se ne parla nella scheda dedicata alle mostre di Villa Medici dell'autunno 2026. Più in basso, verso via Nazionale, le Scuderie del Quirinale ospitano le grandi mostre di storia dell'arte.

Una passeggiata fra Pincio e Tridente

Da Trinità dei Monti si prosegue lungo viale della Trinità dei Monti fino al Pincio, con la terrazza su piazza del Popolo e l'obelisco del Pincio. Tornando in basso, via dei Condotti porta verso via del Corso. È una passeggiata di un'ora e mezza che mette insieme i luoghi del Grand Tour e le gallerie di oggi.

Arte contemporanea in città in autunno

Ottobre è il mese in cui la stagione espositiva romana entra nel vivo: fondazioni, accademie straniere e gallerie inaugurano quasi tutte fra fine settembre e metà ottobre. Una mostra su prenotazione come questa si inserisce bene in un itinerario di due giorni costruito sull'arte contemporanea, alternando grandi musei e spazi privati.

Roma fra ottobre e gennaio: il periodo della mostra

La mostra copre l'autunno e l'inizio dell'inverno romano, dal 9 ottobre al 26 gennaio: quattro mesi che cambiano molto la città. In ottobre le giornate sono ancora tiepide e la passeggiata dal Pincio a via Gregoriana è piacevole anche nel primo pomeriggio. Novembre porta le piogge più abbondanti dell'anno: tenete un ombrello, perché la scalinata bagnata è scivolosa. Da dicembre il Tridente si riempie per le feste, e piazza di Spagna diventa uno dei luoghi più affollati della città; la visita in un giorno feriale di metà gennaio, a ridosso della chiusura, è la più tranquilla. Ricordate che nei giorni festivi infrasettimanali, come l'8 dicembre, il 25 e 26 dicembre, il 1 e il 6 gennaio, conviene chiedere alla Fondazione se le visite sono previste.

Domande frequenti su I fiori del male di Chiara Camoni

Quando è aperta la mostra I fiori del male di Chiara Camoni a Roma?

La mostra I fiori del male di Chiara Camoni è aperta alla Società delle Api di Roma dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027. L'inaugurazione è venerdì 9 ottobre dalle 18 alle 20. Nei mesi successivi le visite si svolgono dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 18, solo su appuntamento. Il sabato e la domenica la sede non riceve il pubblico.

Dove si trova la Società delle Api a Roma?

La Società delle Api si trova in via Gregoriana 40, 00187 Roma, nel rione Campo Marzio, fra piazza della Trinità dei Monti e via Capo le Case. È la sede romana della fondazione creata da Silvia Fiorucci, aperta nel febbraio 2026. Le fermate della metropolitana A più vicine sono Spagna e Barberini, a circa dieci minuti a piedi.

Come si prenota la visita alla Società delle Api?

La visita alla Società delle Api si prenota scrivendo a visit@societadelleapi.org oppure telefonando al numero pubblicato sul sito ufficiale della Fondazione. Si indica il giorno e l'orario preferito fra le 11 e le 18, dal lunedì al venerdì. Per i gruppi sono riservati il martedì e il giovedì pomeriggio, dalle 14 alle 18.

Quanto costa l'ingresso alla mostra di Chiara Camoni?

Le condizioni di ingresso alla mostra di Chiara Camoni alla Società delle Api si concordano direttamente con la Fondazione al momento della prenotazione. Il comunicato ufficiale non indica un biglietto a pagamento né una tariffa. Per avere conferma conviene chiedere nella stessa mail con cui si fissa l'appuntamento.

Chi è Chiara Camoni?

Chiara Camoni è un'artista nata a Piacenza nel 1974, che vive e lavora sulle Alpi Apuane. Lavora con disegno, stampa vegetale, video e soprattutto scultura in ceramica, spesso con processi collettivi. Nel 2026 rappresenta l'Italia al Padiglione Italia della Biennale di Venezia con il progetto Con te con tutto, a cura di Cecilia Canziani.

Quali altri artisti sono esposti nella mostra I fiori del male?

Nella mostra I fiori del male, accanto alle opere di Chiara Camoni, sono esposti lavori di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang. La curatrice Alice Motard li presenta come contrappunti che ampliano i temi del percorso: il fiore come veleno, linguaggio, ornamento, minaccia e apparizione.

La mostra della Società delle Api è adatta ai bambini?

La mostra della Società delle Api può interessare i bambini più grandi, soprattutto se la visita diventa un gioco di osservazione fra le grottesche dei soffitti e i fiori delle opere. Alcuni lavori raffigurano corpi e organi in forma allusiva: è bene che i genitori lo sappiano. La sede è un palazzo storico, quindi per passeggini è utile chiedere informazioni sugli accessi.

Il consiglio finale

Fra Trinità dei Monti e il Pincio capita raramente di poter aprire una porta di via Gregoriana. Questa volta si può, con una mail. Andateci in un giorno feriale, leggete Baudelaire in metropolitana, e date alla mostra l'ora che merita. Se il lavoro di Camoni vi convince, programmate Venezia prima del 22 novembre: vedere lo stesso fiore trattato in un padiglione nazionale e in quattro stanze private è il modo migliore per capire un'artista.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Contact Information

Data Evento9 Ottobre 2026 — 26 Gennaio 2027
IndirizzoSocietà delle Api, Via Gregoriana 40, 00187 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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