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Renato Guttuso al Museo Storico della Fanteria — Anima mediterranea, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027

Renato Guttuso. Anima mediterranea si visita dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 al Museo Storico della Fanteria, piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9, Roma: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.30, il sabato, la domenica e i festivi dalle 9.30 alle 20.30, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura. Ci si arriva con la metro A (fermate Manzoni o San Giovanni), con la metro C (San Giovanni o Lodi) oppure con i tram che convergono sul nodo di Porta Maggiore. I prezzi sono pubblicati dal rivenditore autorizzato indicato dall'organizzazione, e i biglietti si acquistano sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, con data e fascia oraria oppure in formula aperta.

Circa sessanta opere, fra oli, disegni e incisioni datati dagli anni Trenta agli anni Ottanta del Novecento, cinque sezioni, una curatela firmata da Vittorio Sgarbi con Marina Giordano e un allestimento di Ezio Pagano. La mostra nasce su iniziativa del Ministero della Difesa attraverso Difesa Servizi S.p.A., è prodotta dalla società palermitana Navigare e riporta a Roma una grande rassegna dedicata al pittore di Bagheria a oltre dieci anni dall'ultima retrospettiva nella capitale. È una mostra da vedere con calma e con un'idea precisa in testa: Guttuso non si capisce a spizzichi, si capisce accostando il ritratto, il paesaggio, il quadro civile e la natura morta, perché in lui sono la stessa cosa detta con quattro voci.

Renato Guttuso al Museo della Fanteria in breve: date, orari, numeri

La mostra di Renato Guttuso al Museo Storico della Fanteria resta aperta 135 giorni, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027, sette giorni su sette. Il museo si affaccia su piazza di Santa Croce in Gerusalemme, a pochi passi dalla basilica: il civico indicato dal portale di Roma Capitale è il 9, ma sulla piazza l'edificio si riconosce da lontano.

Date e orari di apertura

Dal lunedì al venerdì la mostra apre alle 9.30 e chiude alle 19.30. Il sabato, la domenica e i giorni festivi l'orario si allunga fino alle 20.30. L'ultimo ingresso è fissato mezz'ora prima della chiusura, quindi alle 19 nei giorni feriali e alle 20 nel fine settimana. Nelle festività di dicembre e gennaio conviene controllare eventuali variazioni sul sito dell'organizzazione prima di muoversi.

Quante opere e di che tipo

Le opere sono circa sessanta: dipinti a olio, disegni e incisioni che coprono mezzo secolo di lavoro, dagli anni Trenta agli anni Ottanta. Arrivano da collezioni pubbliche, fra cui il MART di Rovereto, e da raccolte private. Il rapporto fra carta e tela è uno dei pregi della rassegna: Guttuso era un disegnatore formidabile e nei fogli si vede il pensiero prima che diventi quadro.

Chi promuove e chi produce

La mostra è organizzata su iniziativa del Ministero della Difesa tramite Difesa Servizi S.p.A., con la produzione di Navigare srl. Ha il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Siciliana, del Ministero del Turismo e della Regione Lazio, oltre che della Presidenza dell'Assemblea Regionale Siciliana, degli assessorati regionali siciliani ai Beni culturali e all'Agricoltura, del Comune di Bagheria con il Museo Renato Guttuso e del Comune di Gibellina, Capitale italiana dell'arte contemporanea 2026, con il suo Museo d'arte contemporanea Ludovico Corrao.

Le cinque sezioni di Anima mediterranea

Il percorso di Renato Guttuso. Anima mediterranea è diviso in cinque sezioni tematiche: Volti; Sicilia; Natura viva, nature morte; Artista e società; Il femminile. Non è un ordine cronologico, ed è la scelta giusta: Guttuso ha tenuto aperti gli stessi temi per tutta la vita, tornandoci a distanza di decenni con mani diverse.

Volti

La prima sezione raccoglie ritratti e autoritratti, a partire dalla fine degli anni Trenta. Sono i volti dei maestri di pensiero, degli amici e dei compagni di strada, dipinti in bilico fra realismo e deformazione espressiva. Chi conosce la Roma artistica di quegli anni riconoscerà l'aria di famiglia con la Scuola romana: la stessa materia densa, la stessa inquietudine, ma con un segno più aggressivo.

Sicilia

È il nucleo più riconoscibile. Qui l'isola arriva con l'energia degli elementi: volti e corpi immersi nel lavoro o nel riposo, il mare e il sole, la lava del vulcano, la vegetazione riarsa, i colori dei mercati. Ci sono i pescatori, i fichi d'India, l'Etna e la Vucciria di Palermo, evocata da uno studio ad acquerello del 1974. È la sezione che giustifica il titolo della mostra.

Natura viva, nature morte

Un viaggio fra interni ed esterni, fra forme, colore e luce. Nelle nature morte Guttuso metteva gli oggetti delle case povere della sua terra accanto agli squarci di paesaggio del golfo di Palermo: una bottiglia, un cesto, un ramo di limoni diventano un pezzo di autobiografia. Chi pensa alla natura morta come a un genere minore qui cambia idea in fretta.

Artista e società

La sezione del lavoro e della fatica, dei contrasti sociali, della memoria collettiva. Le linee sono spesso neocubiste, le sfumature a tratti leggere. È anche il luogo della resistenza e della tragedia civile, con La notte di Gibellina, dedicata al terremoto del Belice del 1968. È la parte più scomoda della mostra, e la più necessaria.

Il femminile

L'ultima sezione mette insieme gli omaggi ai grandi pittori e la figura della donna, che diventa dea e persecutrice, seduttrice e musa. Ci sono gli affetti privati, a cominciare dalla moglie Mimì Dotti, detta Mimise, e i dialoghi con Ingres, van Gogh, Picasso e Grosz. È la sezione in cui Guttuso si fa più libero, a volte più teatrale.

Le opere di Guttuso da cercare in sala

Fra le sessanta opere di Anima mediterranea ce ne sono alcune su cui vale la pena fermarsi più a lungo. Ne indico quattro nuclei, tutti citati dall'organizzazione, che da soli bastano a raccontare il pittore.

La pesca del pesce spada, 1949

Olio su tela di 150 per 205 centimetri, dalla collezione Lino Mezzacane, scelto come immagine di presentazione della mostra. È il Guttuso dell'immediato dopoguerra, quello che prende un soggetto antico del Mediterraneo, la caccia al pesce spada nello Stretto, e lo carica della tensione dei corpi al lavoro. Le dimensioni contano: davanti a una tela così si fa un passo indietro per forza.

Studio per la Vucciria, 1974

Acquerello su carta intelata, preparatorio per uno dei quadri più celebri del Novecento italiano, il grande dipinto dedicato al mercato storico di Palermo. Nello studio si vede la costruzione: la calca, la merce accatastata, i colori saturi. Per chi ha camminato fra i banchi della Vucciria è un piccolo tuffo al cuore.

La notte di Gibellina

Il dipinto è dedicato al terremoto del Belice del 1968, che rase al suolo Gibellina. La presenza fra i patrocinatori del Comune di Gibellina e del suo museo intitolato a Ludovico Corrao non è un dettaglio di protocollo: la città ricostruita è diventata un laboratorio d'arte contemporanea e nel 2026 porta il titolo di Capitale italiana dell'arte contemporanea.

I ritratti di Mimise e gli omaggi ai maestri

Mimì Dotti, sposata da Guttuso e ritratta molte volte, compare nella sezione dedicata agli affetti. Il Ritratto di Mimise con il cappello rosso, del 1940, è l'immagine scelta per la locandina. Accanto ai ritratti ci sono gli omaggi a Ingres, van Gogh, Picasso e Grosz: Guttuso guardava i maestri con la stessa avidità con cui guardava i mercati.

Chi era Renato Guttuso: dalla Sicilia a Roma

Renato Guttuso nacque a Bagheria il 26 dicembre 1911 e morì a Roma il 18 gennaio 1987: fu tra i pittori più importanti del Novecento, protagonista della pittura neorealista italiana e senatore dal 1976 al 1983. Roma fu la sua città per mezzo secolo, dal 1937 fino alla morte.

Bagheria e l'infanzia

Il padre Gioacchino era agrimensore e acquerellista dilettante; i genitori, per contrasti con l'amministrazione comunale di Bagheria legati alle loro idee liberali, preferirono registrarne la nascita a Palermo il 2 gennaio 1912. Il ragazzo frequentava lo studio del pittore Domenico Quattrociocchi e la bottega di Emilio Murdolo, pittore di carretti siciliani. A tredici anni firmava e datava già i suoi quadri, per lo più copie di paesaggisti siciliani dell'Ottocento, di Millet, di Carrà. Abitava vicino alle ville Valguarnera e Palagonia, che sarebbero tornate come dettagli in tele successive, e guardava gli scogli dell'Aspra.

Palermo, Pippo Rizzo e il Gruppo dei Quattro

Da adolescente frequentò lo studio del futurista Pippo Rizzo e gli ambienti artistici palermitani. Nel 1928, a diciassette anni, partecipò alla sua prima collettiva a Palermo. Nel 1931 alcuni suoi lavori furono accettati alla prima Quadriennale di Roma, in una mostra di sei pittori siciliani accolta dalla critica come una rivelazione. A Palermo aprì uno studio in corso Pisani e con la pittrice Lia Pasqualino Noto e gli scultori Giovanni Barbera e Nino Franchina formò il Gruppo dei Quattro.

Milano, Corrente e la scelta civile

Nel 1935, a Milano per il servizio militare, conobbe Giacomo Manzù, Renato Birolli, Lucio Fontana e il filosofo Antonio Banfi. In quegli anni maturò la sua arte sociale: Fucilazione in campagna, dipinto fra il 1937 e il 1938 e dedicato a Federico García Lorca fucilato dai franchisti, fu presentato ai Littoriali di Palermo del 1938, dove Guttuso si presentò in divisa del GUF con un quadro apertamente antifranchista. Aderì al movimento di Corrente, che rifiutava ogni canone accademico.

Roma dal 1937: via Pompeo Magno e piazza del Grillo

Nel 1937 si trasferì definitivamente a Roma, con studio in via Pompeo Magno, a Prati. L'amico scultore Marino Mazzacurati lo soprannominò per scherzo Sfrenato Guttuso. Frequentava Mario Mafai, Antonietta Raphaël, Alberto Ziveri, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Toti Scialoja, e strinse con il critico Antonello Trombadori un sodalizio intellettuale e politico che durò tutta la vita. L'ultimo studio fu in piazza del Grillo, sopra i Fori, dove una lapide lo ricorda e dove oggi hanno sede gli Archivi Guttuso.

Le opere che hanno fatto la fama di Guttuso

Per leggere bene Anima mediterranea conviene avere in mente le tappe maggiori della carriera di Guttuso, anche quelle che non sono esposte al Museo della Fanteria. Sono i punti fermi su cui la mostra costruisce il suo racconto.

La Crocifissione, 1940

Il quadro che gli diede la fama, fra mille polemiche anche da parte del clero: sotto il soggetto sacro denunciava gli orrori della guerra. Con quest'opera vinse il secondo premio alla quarta edizione del Premio Bergamo, nel 1942. Negli anni della guerra circolarono clandestinamente i disegni della serie Massacri, sulle repressioni naziste, compreso quello sull'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Occupazione delle terre incolte in Sicilia, 1950

Preparato dai dieci disegni di Contadini di Sicilia, pubblicati a Roma nel 1951, il grande quadro fu esposto alla Biennale di Venezia del 1950. Guttuso stesso scrisse che quei contadini avevano nel suo cuore il primo posto, perché lui era dei loro. Dello stesso giro d'anni è la Battaglia al ponte dell'Ammiraglio, dove ritrasse il nonno Ciro, garibaldino.

La spiaggia e Carretti a Bagheria

La spiaggia, del 1955, conservata alla Galleria nazionale di Parma, contiene un ritratto di Picasso di profilo, abbronzato e in costume, che si strofina un telo verde con le movenze di un torero. Carretti a Bagheria è del 1956. Sono le opere considerate la massima espressione del realismo sociale di Guttuso.

I funerali di Togliatti, 1972

Il quadro, oggi al museo d'arte moderna di Bologna, raduna in forma allegorica figure del comunismo e della cultura del Novecento: Marx, Engels, Lenin più volte, Trotsky, Stalin, Angela Davis, Sartre, Simone de Beauvoir, Pasolini, Vittorini, e lo stesso autore. È diventato l'opera manifesto della pittura comunista del dopoguerra.

La Vucciria, 1974

Il dipinto dedicato al mercato storico di Palermo è forse l'immagine più popolare di Guttuso. In mostra se ne vede lo studio ad acquerello, che basta a capire come l'artista abbia trasformato un mercato in un teatro del mondo.

Il Dante, le Cartoline e gli ultimi lavori

Fra il 1959 e il 1961 disegnò una serie ispirata all'Inferno, pubblicata nel 1970 come Il Dante di Guttuso. Celebre è la serie delle Cartoline, trentasette disegni e tecniche miste dedicati a Marta Marzotto, per anni sua musa e modella. Nel 1971 disegnò il drappellone del Palio di Siena del 16 agosto; nel 1980 dedicò alla strage di Bologna l'acquerello Il sonno della ragione genera mostri; nel 1985 terminò l'affresco Colapesce e le sirene sul soffitto del Teatro Vittorio Emanuele di Messina.

Guttuso e la politica: il simbolo del PCI e il Senato

Renato Guttuso disegnò il simbolo del Partito Comunista Italiano rinato nel dopoguerra, usato fino allo scioglimento del partito nel 1991, e fu senatore del PCI per due legislature. L'impegno politico non è un capitolo separato della sua biografia: è la ragione per cui la sua pittura voleva parlare alla gente.

Due legislature al Senato

Alle elezioni del 20 giugno 1976 fu eletto al Senato nel collegio di Sciacca con 29.897 preferenze; alle elezioni del 3 giugno 1979 fu confermato nel collegio di Lucera con 29.418 preferenze. Furono gli anni della segreteria di Enrico Berlinguer. Nel 1970-71 aveva ricevuto a Mosca il Premio Lenin per la pace.

Un artista popolare, anche in televisione

Nel 1957 comparve in Carosello accanto a Mike Bongiorno; nel 1982 dipinse il francobollo da mille lire con la Coppa del mondo sollevata da Dino Zoff. Nel 2009 Giuseppe Tornatore lo fece interpretare da Corrado Fortuna nel film Baarìa, ambientato proprio a Bagheria. Pochi pittori italiani del Novecento sono entrati così a fondo nell'immaginario comune.

Gli ultimi anni

Dopo la morte della moglie Mimise si chiuse in un isolamento malinconico. Poco prima di morire adottò Fabio Carapezza Guttuso, figlio dell'amico scienziato Marcello Carapezza, che fondò gli Archivi Guttuso nello studio di piazza del Grillo. Alla sua città natale lasciò molte opere, raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria, dove è sepolto in una tomba realizzata da Giacomo Manzù.

I curatori e l'allestimento della mostra

Anima mediterranea è curata da Vittorio Sgarbi con Marina Giordano, con un allestimento progettato da Ezio Pagano. Il rapporto fra Sgarbi e Guttuso ha radici lontane: nel 1985, quando il pittore era ancora vivo, il critico firmò il volume Guttuso. Visite all'arte del passato, pubblicato a Milano da Diarte e dalla Galleria Bergamini.

Vittorio Sgarbi

Critico e storico dell'arte fra i più noti al grande pubblico, Sgarbi ha dedicato a Guttuso attenzione fin dagli anni Ottanta. Il tema del libro del 1985, il dialogo del pittore con i maestri, ritorna oggi in una sezione della mostra, quella degli omaggi a Ingres, van Gogh, Picasso e Grosz. È il filo che lega la curatela all'artista.

Marina Giordano

Firma la curatela accanto a Sgarbi. La struttura in cinque sezioni tematiche, che attraversa i decenni invece di seguirli uno dopo l'altro, è la scelta più interessante del progetto scientifico.

L'allestimento di Ezio Pagano

L'organizzazione parla di un allestimento particolare. Le sale di un museo militare non sono pensate per la pittura, e il modo in cui vengono trasformate fa parte dell'esperienza: si passa da un edificio di tre piani in stile Liberty, costruito per custodire memorie d'armi, a un racconto di colore e di carne.

Una curiosità su Renato Guttuso al Museo Storico della Fanteria — Anima mediterranea, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027

Il pittore che oggi espone in un museo dell'Esercito ebbe con la divisa un rapporto tutt'altro che lineare, e la biografia lo documenta. Fra il novembre del 1933 e il maggio del 1934 Guttuso frequentò a Palermo il corso allievi ufficiali di complemento: lo ricorda un compagno, il sottotenente Giambattista Lapucci, nelle lettere ai genitori pubblicate dopo la sua morte, dove cita un certo «Renato Guttuso, pittore». Nel 1935 era a Milano proprio per il servizio militare, e fu lì che conobbe Manzù, Birolli, Fontana e Antonio Banfi, cioè l'ambiente che lo avrebbe portato a Corrente.

Tre anni dopo, ai Littoriali di Palermo del 1938, si presentò obbligatoriamente con la divisa del GUF, l'organizzazione universitaria fascista, ma gareggiò con Fucilazione in campagna, un quadro dedicato a Federico García Lorca, il poeta fucilato dai franchisti. Una fotografia dell'epoca lo ritrae in divisa proprio ai Littoriali: l'immagine di un giovane che usava le regole del regime per dire l'esatto contrario di quello che il regime voleva sentire.

Che la sua mostra romana del 2026 nasca su iniziativa del Ministero della Difesa e si tenga in un museo dedicato alla fanteria italiana è quindi meno paradossale di quanto sembri. La guerra attraversa tutta la sua opera, dalla Crocifissione del 1940 ai disegni clandestini dei Massacri, fino all'acquerello per la strage di Bologna del 1980. In queste sale, dove per decenni si sono custodite bandiere e uniformi, la sezione Artista e società acquista un'eco particolare. Vale la pena accorgersene.

Il Museo Storico della Fanteria: storia e sale

Il Museo Storico della Fanteria fu inaugurato l'11 novembre 1959 dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e dipende dal Comando della Brigata meccanizzata Granatieri di Sardegna. Si trova in un edificio di tre piani in stile Liberty affacciato su piazza di Santa Croce in Gerusalemme.

Un'idea nata dopo la Grande Guerra

L'idea del museo nacque alla fine della prima guerra mondiale, quando i reggimenti di fanteria cominciarono a creare nelle caserme piccoli sacrari con i ricordi delle proprie tradizioni. Durante la seconda guerra mondiale molti di quei cimeli andarono dispersi o distrutti. Nel dopoguerra lo Stato maggiore dell'Esercito incaricò il generale Edoardo Scala di raccogliere il materiale; nel 1956 il compito passò al generale Attilio Bruno, che trovò una sede presso il museo storico dei Granatieri di Sardegna, sulla stessa piazza.

Le collezioni permanenti

Il percorso storico si sviluppa in 35 sale e 5 gallerie, con armi, uniformi, bandiere, cimeli, documenti, plastici, sculture e quadri che vanno dall'antichità all'Unità d'Italia, dalle due guerre mondiali alla guerra di Liberazione. Fra i pezzi più noti ci sono il plastico della battaglia di Zama, combattuta nel 202 avanti Cristo fra Romani e Cartaginesi, e la ricostruzione a grandezza naturale di una trincea della prima guerra mondiale. Al pianterreno è la statua del Partente di Poidimani; nel Sacrario dei caduti, al primo piano, il Redentore sulla croce di Edmondo Furlan.

Da museo militare a sede di mostre

Il museo è diventato Ente di Forza Armata il 28 giugno 1986, è stato ristrutturato nel 1990 e, dopo un'altra chiusura per lavori, ha riaperto il 9 settembre 2016 con una mostra sulla prima guerra mondiale. Negli ultimi anni parte degli spazi è stata destinata alle grandi mostre d'arte: fra le rassegne ospitate ci sono state quelle dedicate ad Antonio Ligabue e a Salvador Dalí. Guttuso entra in questa serie con un progetto costruito su un solo artista e sulla sua terra.

Una cosa che non ti dice nessuno su Renato Guttuso al Museo Storico della Fanteria — Anima mediterranea, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027

Il terreno su cui sorge il museo è demanio militare da oltre un secolo e mezzo, e la ragione è nella storia della basilica accanto. Dopo la presa di Roma del 1870, l'intero complesso di Santa Croce in Gerusalemme fu confiscato e incamerato dallo Stato italiano, fatta eccezione per la chiesa, il rettorato, l'area archeologica e pochi altri locali. Ai monaci fu permesso di restare nel monastero e di celebrare nella basilica, ma nelle aree libere del comprensorio vennero costruite tre caserme.

Di quelle tre caserme ne sopravvivono due: ospitano uffici del Ministero della Cultura e il Museo nazionale degli strumenti musicali. La presenza dell'Esercito su questa piazza, con i musei della Fanteria e dei Granatieri, è l'erede diretta di quella trasformazione ottocentesca, quando un'area che per secoli era stata soprattutto luogo di pellegrinaggio divenne un quartiere di caserme ai margini della nuova capitale.

La seconda cosa che pochi notano riguarda il terreno stesso. Tutto il comprensorio sorge sulle rovine di una villa imperiale, gli Horti Variani ad Spem Veterem, avviata da Settimio Severo e completata da Eliogabalo nel III secolo: ne facevano parte l'Anfiteatro Castrense, il Circo Variano, le terme poi dette Eleniane e un nucleo residenziale. Andando al Museo della Fanteria per vedere Guttuso, si cammina sopra una reggia romana. Chi arriva dal viale con lo sguardo basso sul telefono se lo perde; chi alza gli occhi verso le Mura Aureliane lo capisce subito.

Piazza Santa Croce in Gerusalemme e i dintorni della mostra

Il Museo della Fanteria si trova in piazza di Santa Croce in Gerusalemme, nel rione Esquilino, fra la basilica omonima, le Mura Aureliane e l'Anfiteatro Castrense. Pochi luoghi di Roma mettono insieme in duecento metri una reggia imperiale, una delle sette chiese del pellegrinaggio e un museo dell'Esercito.

La basilica di Santa Croce in Gerusalemme

La basilica di Santa Croce in Gerusalemme fu ricavata nel IV secolo in una grande aula del Palazzo Sessoriano, la residenza di Elena, madre di Costantino. Fu pensata come un reliquiario per i frammenti della Croce che, secondo la tradizione, Elena portò da Gerusalemme nel 325, insieme a terra del Calvario sparsa alla base delle fondamenta: da qui il nome. La facciata concava in travertino è opera di Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini, fra il 1740 e il 1758, su commissione di papa Benedetto XIV. Dentro, la volta ha le tele di Corrado Giaquinto, l'abside gli affreschi attribuiti ad Antoniazzo Romano e Marco Palmezzano, il presbiterio il tabernacolo di Carlo Maderno e la tomba del cardinale Quiñones di Jacopo Sansovino.

L'Anfiteatro Castrense

È il secondo anfiteatro romano conservato a Roma, di pianta ellittica, con assi di 88 e di quasi 76 metri. Fu costruito probabilmente sotto Eliogabalo come anfiteatro di corte e restò in uso finché le Mura Aureliane non lo tagliarono a metà trasformandolo in bastione. A metà Cinquecento papa Paolo IV fece abbattere i due ordini superiori per esigenze difensive. All'interno l'architetto Paolo Pejrone ricreò nel 2004 l'orto monastico, oggi chiuso al pubblico; le visite si richiedono alla Soprintendenza.

Il Museo nazionale degli strumenti musicali

Nella caserma ottocentesca a fianco della basilica ha sede una delle collezioni più curiose di Roma. Per chi viene per Guttuso è il complemento perfetto di una mattinata in piazza: il biglietto è separato, gli orari vanno controllati sul sito del museo.

Porta Maggiore e la basilica sotterranea

A pochi minuti a piedi verso nord si apre Porta Maggiore, il grande nodo dove si incrociano acquedotti antichi, mura e linee tranviarie. Poco oltre la porta si trova la basilica sotterranea di Porta Maggiore, visitabile solo in date e con modalità prestabilite: se vi capita un'apertura nei mesi della mostra, prenotate senza pensarci.

Verso San Giovanni

Verso sud, viale Carlo Felice porta in pochi minuti a piazza di Porta San Giovanni, con la basilica di San Giovanni in Laterano e la Scala Santa. Nel Medioevo i papi percorrevano a piedi scalzi, il Venerdì Santo, la strada fra la cattedrale e Santa Croce per adorare la reliquia della Croce: lo stesso asse che oggi si percorre per andare alla mostra.

Il consiglio che ti do per visitare Renato Guttuso al Museo Storico della Fanteria — Anima mediterranea, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027

Andate in un pomeriggio feriale, entrate intorno alle 16.30 e datevi almeno un'ora e mezza. L'orario dal lunedì al venerdì arriva alle 19.30, con ultimo ingresso alle 19, quindi c'è margine anche per chi esce dal lavoro. Il sabato e la domenica l'apertura si allunga fino alle 20.30, ma sono i giorni in cui le mostre romane di questo tipo si riempiono di gruppi e di famiglie.

Il secondo consiglio riguarda l'ordine della visita. Non correte subito alla sezione Sicilia, anche se è la più attesa. Seguite il percorso dal principio, dai Volti: i ritratti di amici e compagni della fine degli anni Trenta sono la chiave per capire come Guttuso guardava le persone, e senza di loro i pescatori e i contadini della sezione successiva sembrano figure di genere. Poi, arrivati alla fine, tornate indietro fino alla Pesca del pesce spada e rimettetevi davanti alla tela per cinque minuti. Due metri di pittura del 1949 vanno visti due volte.

Il terzo consiglio è di non uscire dalla piazza subito dopo la mostra. Entrate in Santa Croce, scendete alla cappella di Sant'Elena, guardate la volta a mosaico attribuita a Baldassarre Peruzzi; poi uscite e costeggiate le Mura fino all'Anfiteatro Castrense. In mezz'ora a piedi si passa dal Novecento siciliano al III secolo romano senza cambiare quartiere. Se siete un gruppo e volete una visita guidata della mostra e del quartiere cucita su misura, i professionisti di Tour Leader Pro organizzano percorsi privati e aziendali in tutta la città.

Come arrivare al Museo della Fanteria per la mostra di Guttuso

Il Museo Storico della Fanteria è raggiungibile con la metro A alle fermate Manzoni e San Giovanni, con la metro C alle fermate San Giovanni e Lodi, e con le linee tranviarie che fanno capo al nodo di Porta Maggiore. In auto si arriva senza difficoltà, ma i parcheggi sulla piazza sono pochi e contesi.

In metro A

La fermata Manzoni è la più vicina per chi arriva da Termini o da nord-est: dalla fermata alla piazza sono pochi minuti a piedi verso est. Da San Giovanni, capolinea di scambio con la linea C, si risale viale Carlo Felice lungo le Mura Aureliane: è la passeggiata più bella, fra i giardini del viale e la cortina delle mura.

In metro C

Chi arriva dalla periferia est con la linea C può scendere a Lodi, fuori dalle Mura, oppure proseguire fino a San Giovanni e scambiare con la linea A. Da entrambe le fermate il museo si raggiunge a piedi in pochi minuti.

In tram

Porta Maggiore è il principale nodo tranviario di Roma: la linea 3 e la linea 19 condividono il tratto da Valle Giulia a Porta Maggiore, mentre le linee 5 e 14 arrivano da Termini. Da Porta Maggiore il museo è a breve distanza a piedi. Il tram ha una storia lunga in questa piazza: il 21 marzo 1911 la prima linea dell'azienda tranviaria municipale di Roma, la linea III, collegava Largo Chigi proprio con la basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

In treno

Dalla stazione Termini il museo si raggiunge in metro A in due fermate fino a Manzoni, oppure con i tram 5 e 14 fino a Porta Maggiore. Per chi arriva a Roma in treno è la soluzione più semplice e più rapida.

In auto e in taxi

La piazza è raggiungibile in auto da viale Carlo Felice e da via Eleniana, ma la sosta nella zona è scarsa, soprattutto nei giorni feriali quando gli uffici ministeriali sono aperti. Chi viene da fuori città fa meglio a lasciare l'auto a un parcheggio di scambio della metro e proseguire con i mezzi. Il taxi è una buona soluzione per anziani e gruppi piccoli: il punto di discesa più comodo è davanti alla basilica.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Guttuso fu un pittore comunista. Meno spesso si ricorda che il simbolo del Partito Comunista Italiano, quello rimasto in uso fino allo scioglimento del partito nel 1991, lo disegnò lui su incarico del partito stesso. Per decenni milioni di italiani hanno avuto sotto gli occhi, sulle schede elettorali e sui manifesti, un disegno di Renato Guttuso senza saperlo.

Altrettanto noto, e altrettanto dimenticato, è che Guttuso sia stato un parlamentare vero, con due legislature al Senato: eletto nel 1976 nel collegio di Sciacca, in Sicilia, e confermato nel 1979 nel collegio di Lucera, in Puglia. Negli stessi anni continuava a dipingere a ritmo pieno.

E c'è un terzo fatto che circola poco: alla sua morte, nel gennaio del 1987, gli furono celebrati due funerali, uno laico e di partito con le bandiere rosse del PCI, e uno religioso, officiato dall'allora arcivescovo Fiorenzo Angelini, suo amico personale, che parlò della sua assistenza spirituale negli ultimi mesi. Due riti per un uomo che aveva dipinto una Crocifissione capace di scandalizzare il clero nel 1942. È una contraddizione che dice molto dell'Italia del Novecento, e che la mostra, con il suo percorso fra impegno civile e intimità, lascia intravedere.

Biglietti per Guttuso. Anima mediterranea

I biglietti per Renato Guttuso. Anima mediterranea si acquistano sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, che la stessa organizzazione indica come biglietteria ufficiale della mostra. I prezzi e le riduzioni sono pubblicati dal rivenditore autorizzato.

Biglietti con data e biglietti aperti

La prevendita propone due formule: il biglietto per un giorno e un orario precisi e un biglietto aperto, valido senza data fissa. Il secondo è la scelta giusta per chi è in viaggio a Roma e non sa ancora quale giorno avrà libero.

Gruppi e scuole

Per gruppi e scuole la società produttrice, Navigare, gestisce le prenotazioni direttamente: conviene contattarla con anticipo, soprattutto per le settimane di novembre e di febbraio, quando le scuole programmano le uscite didattiche. Riduzioni e gratuità vanno verificate al momento dell'acquisto.

La foto giusta da fare a Renato Guttuso al Museo Storico della Fanteria — Anima mediterranea, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027

Dentro le sale le regole sulle fotografie le decide l'organizzazione, e conviene chiedere all'ingresso prima di alzare il telefono: le opere arrivano da prestatori pubblici e privati e le condizioni possono cambiare da sezione a sezione. La foto che vale la pena fare, comunque, è fuori.

Uscite dal museo, spostatevi al centro della piazza e aspettate il tardo pomeriggio: la facciata concava di Santa Croce, in travertino, con la luce bassa diventa quasi dorata. Inquadrate in verticale, lasciando nel campo il campanile romanico in laterizio che spunta dietro, costruito nel XII secolo sotto papa Lucio II. Dei suoi otto piani originari se ne vedono solo gli ultimi quattro: gli altri sono inglobati nel monastero. Mettere nella stessa immagine la facciata del Settecento e la torre medievale racconta in un colpo solo i secoli di questo luogo.

La seconda foto si fa camminando lungo le Mura Aureliane verso l'Anfiteatro Castrense. Da fuori le mura, dove il piano di campagna si è abbassato, si vedono le arcate in laterizio dell'anfiteatro inglobate nella cortina difensiva: una fotografia che spiega meglio di qualunque didascalia come Roma abbia sempre riusato sé stessa. Nella luce bassa dei pomeriggi di novembre e di febbraio il mattone diventa rosso fuoco, e il colore richiama quello della tavolozza di Guttuso che avete appena visto in sala. Il cielo invernale di Roma, pulito dopo la tramontana, fa il resto.

Un'avvertenza: nei giorni feriali la piazza è piena di auto in sosta. La domenica mattina presto è più facile fotografare la facciata senza troppe macchine davanti.

Come organizzare la visita alla mostra di Guttuso

Per la mostra di Guttuso al Museo della Fanteria servono da un'ora e un quarto a due ore, a seconda di quanto ci si ferma sui disegni. Con le sessanta opere distribuite in cinque sezioni, il ritmo giusto è di una ventina di minuti per sezione.

Quanto tempo serve

Chi guarda con attenzione le opere su carta, che sono la parte più delicata e meno appariscente, arriva facilmente alle due ore. Chi vuole una visione d'insieme se la cava in un'ora abbondante. Aggiungete mezz'ora per la basilica e un'altra per l'Anfiteatro Castrense visto da fuori, e avete una mezza giornata piena e ben spesa.

Il momento migliore

I giorni feriali sono i più tranquilli, e la fascia del primo pomeriggio è di solito la più libera, fra l'uscita dei gruppi del mattino e l'arrivo di chi viene dopo il lavoro. Le domeniche di dicembre, con le vacanze natalizie, e l'ultima settimana di febbraio, quando la mostra chiude, sono i periodi in cui aspettarsi più gente.

Con i bambini

Guttuso funziona con i ragazzi più di quanto si pensi. I colori accesi, i pescatori, il mare, l'Etna, i mercati pieni di pesci e di frutta sono immagini che si leggono anche senza conoscere la storia dell'arte. Il consiglio è di trasformare la sezione Sicilia in un gioco di osservazione: trovare il pesce spada, contare i fichi d'India, riconoscere il vulcano. La sezione sul femminile, con alcuni nudi, e quella sui contrasti sociali richiedono qualche spiegazione per i più piccoli. Le condizioni per l'ingresso dei minori sono indicate dal rivenditore autorizzato.

Accessibilità

Il museo occupa un edificio storico di tre piani. Per sapere quali sale sono raggiungibili senza barriere e quali servizi sono previsti per le persone con disabilità, conviene contattare prima della visita la segreteria dell'organizzazione, che gestisce anche le prenotazioni dei gruppi.

Visite guidate e gruppi

La società produttrice organizza visite guidate e prenotazioni per i gruppi. Chi vuole un'esperienza privata, con una guida che leghi la mostra al quartiere, alla basilica e alle Mura, può rivolgersi a Tour Leader Pro, che a Roma costruisce itinerari su misura per privati, aziende e ospiti di riguardo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo grande evento di questo luogo è la costruzione, fra il II e il III secolo, della villa imperiale degli Horti Variani, voluta da Settimio Severo e completata da Eliogabalo, con anfiteatro, circo e terme. Nel 272 l'imperatore Aureliano fece passare le nuove mura proprio attraverso il complesso, tagliando a metà l'Anfiteatro Castrense e trasformandolo in bastione. All'inizio del IV secolo il palazzo divenne la residenza di Elena, madre di Costantino, con il nome di Palazzo Sessoriano: il nome, secondo la tradizione, deriva dal latino sedeo, perché nel palazzo si riuniva il consiglio imperiale. Fu Elena a trasformare una grande aula rettangolare nella basilica che custodisce le reliquie della Passione.

Papa Gregorio Magno la dichiarò titolo cardinalizio; nel XII secolo papa Lucio II la trasformò in forme romaniche, con tre navate, transetto e campanile. Nel 1476 Sisto IV fece costruire fra le mura e l'anfiteatro l'oratorio di Santa Maria del Buon Aiuto, per ringraziare la Vergine di un riparo trovato durante un violento temporale. Nel 1492, durante lavori nella chiesa, fu ritrovato in una nicchia il Titulus crucis. Nel 1743 Benedetto XIV avviò il grande restauro che ha dato alla basilica la sua forma attuale.

Nel 1798 i soldati francesi saccheggiarono la basilica e rubarono i reliquiari d'oro; quelli attuali, del 1804, sono di Giuseppe Valadier. Nel 1870, dopo la presa di Roma, il complesso fu confiscato e sull'area sorsero le caserme. Il 21 marzo 1911 arrivò qui il primo tram dell'azienda municipale, da Largo Chigi. L'11 novembre 1959 il presidente Gronchi inaugurò il Museo Storico della Fanteria, che il 9 settembre 2016 ha riaperto dopo il restauro con una mostra sulla Grande Guerra.

Dove mangiare vicino al Museo della Fanteria

Intorno a piazza di Santa Croce in Gerusalemme la ristorazione è quella di un quartiere residenziale e di uffici, non di un'area turistica: bar per la colazione e il pranzo veloce, trattorie di quartiere, qualche pizzeria. Si mangia in modo onesto e si spende meno che nel centro storico.

Verso San Giovanni

Il tratto fra via Appia Nuova e piazza di Porta San Giovanni offre la scelta più ampia, con locali aperti anche la sera e nei giorni festivi. È la direzione giusta se dopo la mostra volete proseguire verso il Laterano.

Verso l'Esquilino e piazza Vittorio

Risalendo verso Manzoni e piazza Vittorio si entra nel quartiere più multietnico di Roma. Il Nuovo Mercato Esquilino è una delle migliori occasioni per capire la città di oggi, con banchi di spezie, pesce e verdure da ogni parte del mondo: un mercato vero, lontano parente della Vucciria dipinta da Guttuso.

Verso il Pigneto

Oltre Porta Maggiore, lungo il Pigneto, la sera si anima con enoteche, osterie e locali frequentati da un pubblico giovane. È la scelta migliore per chi visita la mostra nel tardo pomeriggio del sabato e vuole restare fuori a cena.

Chi è passato da Renato Guttuso al Museo Storico della Fanteria — Anima mediterranea, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027

La lista comincia con un'imperatrice. Flavia Giulia Elena, madre di Costantino, abitò all'inizio del IV secolo nel Palazzo Sessoriano, il complesso imperiale su cui sorgono la basilica e l'intero isolato del museo, e secondo la tradizione vi portò dalla Terra Santa le reliquie della Croce. Dopo di lei, per secoli, sono passati da questa piazza i papi: nel Medioevo il Venerdì Santo percorrevano a piedi scalzi la strada dal Laterano a Santa Croce. Sisto IV vi fondò nel 1476 l'oratorio del Buon Aiuto; Benedetto XIV, già cardinale titolare della basilica, la rifece a metà Settecento.

Fra il 1601 e il 1602 un giovanissimo Peter Paul Rubens, appena arrivato a Roma da Mantova, dipinse tre pale per la cappella di Sant'Elena: due oggi sono a Grasse, in Francia, la terza andò distrutta nel Settecento. Nel Cinquecento lavorarono qui Baldassarre Peruzzi, ai mosaici della cappella, e Giuliano da Sangallo, alle sue architetture. Il 13 settembre 1948 il grande organista Fernando Germani inaugurò l'organo Tamburini della basilica. Il 25 marzo 1979 Giovanni Paolo II visitò la parrocchia e definì la cappella delle reliquie vero santuario della Croce.

Sul versante del museo, l'11 novembre 1959 il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi inaugurò le sale della Fanteria; negli ultimi anni le rassegne dedicate ad Antonio Ligabue e a Salvador Dalí hanno portato in questo edificio il pubblico delle grandi mostre d'arte. Ora tocca a Guttuso, con le opere prestate dal MART di Rovereto e da collezioni private, e con due curatori, Vittorio Sgarbi e Marina Giordano, che firmano uno dei progetti espositivi più attesi dell'autunno romano.

Altre mostre e luoghi da abbinare a Guttuso

La mostra di Guttuso al Museo della Fanteria si abbina bene con alcuni luoghi vicini e con altre rassegne dell'autunno romano. Ne suggerisco tre, ciascuno per una ragione precisa.

Il Museo storico della Liberazione

In via Tasso, a breve distanza da San Giovanni, il Museo storico della Liberazione occupa l'edificio che fu carcere delle SS durante l'occupazione nazista di Roma. Dopo aver visto in mostra la sezione sulla memoria collettiva, e ricordando i disegni clandestini dei Massacri e quello sulle Fosse Ardeatine, è la visita che dà a Guttuso il suo contesto più duro.

Santa Maria Maggiore e l'Esquilino

Risalendo verso il colle, la basilica di Santa Maria Maggiore completa il percorso delle grandi basiliche dell'Esquilino. Con Santa Croce e San Giovanni forma un triangolo che si percorre a piedi in un pomeriggio.

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna

Per chi vuole vedere Guttuso accanto ai suoi contemporanei, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea a Valle Giulia è il luogo giusto per il Novecento italiano. Ci si arriva comodamente con il tram 3 o il 19, che passano da Porta Maggiore.

Le Mura Aureliane

Il tratto di Mura Aureliane fra Porta Maggiore e San Giovanni corre accanto al museo. Percorrerlo a piedi, prima o dopo la mostra, è il modo più semplice per capire la geografia di questo angolo di Roma.

Roma fra ottobre e febbraio: il periodo della mostra

La mostra di Guttuso copre la stagione in cui Roma torna ai romani: da metà ottobre alla fine di febbraio la città è più quieta, le giornate si accorciano e la luce diventa obliqua e calda. Le grandi mostre sono il motivo principale per cui chi vive a Roma torna nei musei in questi mesi.

Ottobre è spesso ancora mite, con pomeriggi da passare all'aperto; novembre porta le prime piogge serie, e un museo diventa il rifugio ideale. Dicembre è il mese delle vacanze, delle luminarie e delle code: se volete la mostra per voi, evitate i giorni fra Natale e l'Epifania. Gennaio e febbraio sono i mesi più tranquilli dell'anno, con le giornate terse di tramontana che fanno di Roma una città nitida come una stampa. Per una mostra dedicata a un pittore del sole e del Mediterraneo, un pomeriggio d'inverno è quasi un controcanto: fuori il freddo, dentro la lava dell'Etna e il blu dello Stretto.

Un consiglio pratico per l'inverno: nelle giornate di pioggia la piazza è esposta e senza portici. Portate un ombrello e contate qualche minuto in più per gli spostamenti a piedi fra la metro e il museo.

Domande frequenti su Guttuso al Museo della Fanteria

Quando si può vedere la mostra di Guttuso a Roma?

La mostra Renato Guttuso. Anima mediterranea è aperta al Museo Storico della Fanteria dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027. Gli orari sono dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.30, e il sabato, la domenica e i festivi dalle 9.30 alle 20.30. L'ultimo ingresso è consentito trenta minuti prima della chiusura.

Dove si trova il Museo Storico della Fanteria?

Il Museo Storico della Fanteria si trova in piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9, a Roma, accanto alla basilica di Santa Croce e vicino all'Anfiteatro Castrense e alle Mura Aureliane. È nel rione Esquilino, fra San Giovanni e Porta Maggiore, ed è raggiungibile a piedi dalle fermate della metropolitana Manzoni, San Giovanni e Lodi.

Come si arriva alla mostra di Guttuso con la metro?

Per la mostra di Guttuso al Museo della Fanteria le fermate utili sono Manzoni e San Giovanni sulla metro A, San Giovanni e Lodi sulla metro C. Da Termini bastano due fermate di linea A fino a Manzoni. In alternativa si può usare il tram fino al nodo di Porta Maggiore, servito dalle linee 3, 5, 14 e 19.

Quante opere di Guttuso sono esposte?

La mostra Anima mediterranea riunisce circa sessanta opere di Renato Guttuso: dipinti a olio, disegni e incisioni realizzati fra gli anni Trenta e gli anni Ottanta del Novecento. Provengono da collezioni pubbliche, come il MART di Rovereto, e da collezioni private, divise in cinque sezioni tematiche: Volti, Sicilia, Natura viva e nature morte, Artista e società, Il femminile.

Chi ha curato la mostra Anima mediterranea?

La mostra Renato Guttuso. Anima mediterranea è curata da Vittorio Sgarbi con Marina Giordano, con un allestimento di Ezio Pagano. È organizzata su iniziativa del Ministero della Difesa attraverso Difesa Servizi S.p.A. e prodotta dalla società Navigare, con il patrocinio fra gli altri del Ministero della Cultura e della Regione Siciliana.

Dove si comprano i biglietti per Guttuso al Museo della Fanteria?

I biglietti per la mostra di Guttuso al Museo della Fanteria si acquistano sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, con due formule: biglietto per data e orario oppure biglietto aperto. I prezzi e le riduzioni sono pubblicati dal rivenditore autorizzato; gruppi e scuole prenotano direttamente con la società produttrice.

Quanto tempo serve per visitare la mostra?

Per visitare la mostra di Guttuso al Museo Storico della Fanteria servono da un'ora e un quarto a due ore, a seconda del tempo dedicato ai disegni e alle incisioni. Chi vuole abbinare la basilica di Santa Croce in Gerusalemme e l'Anfiteatro Castrense deve mettere in conto una mezza giornata.

La mostra di Guttuso è adatta ai bambini?

La mostra di Guttuso al Museo della Fanteria può piacere anche ai ragazzi, soprattutto la sezione Sicilia, con pescatori, mare, vulcano e mercati dai colori accesi. Alcune sezioni, come quella sul femminile e quella sui contrasti sociali, richiedono qualche spiegazione da parte degli adulti. Le condizioni per i minori sono indicate dal rivenditore autorizzato.

Il consiglio pratico

Nelle mostre ospitate in sedi nate per altro il rischio è sempre lo stesso: che il contenitore distragga dal contenuto. Qui accade il contrario. Guttuso ha dipinto la guerra, il lavoro, la terra, la fatica e l'amore con la stessa energia, e vederlo in un edificio costruito per la memoria dei soldati, su un terreno che fu reggia di un'imperatrice, aggiunge una profondità che una sala neutra non darebbe. Andateci in un pomeriggio feriale di novembre, seguite il percorso dall'inizio, e uscendo non prendete subito la metro: fate due passi fino a Santa Croce. Guttuso avrebbe capito.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento17 Ottobre 2026 9:30 — 28 Febbraio 2027
IndirizzoMuseo Storico della Fanteria, Piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9, 00182 Roma San Giovanni, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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