Nomadi all’Auditorium Parco della Musica — 29 gennaio 2027
Venerdì 29 gennaio 2027 alle 21:00 i Nomadi suonano dal vivo nella Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30 (00196 Roma). Si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, oppure con gli autobus 910 da Termini, 53, 982 e 168. Secondo la pagina ufficiale dell'evento i biglietti partono da 36 euro; si acquistano sul circuito di prevendita autorizzato collegato dalla stessa pagina e al botteghino dell'Auditorium, aperto tutti i giorni dalle 11 alle 20.
I Nomadi suonano dal 1963. Sono il gruppo italiano più longevo e, secondo l'Auditorium, al mondo li precedono soltanto i Rolling Stones. Hanno cambiato cantanti, bassisti, batteristi, case discografiche; hanno perso la voce storica, Augusto Daolio, nel 1992; e non si sono mai fermati. A Roma tornano in una sala da concerto vera, con le poltrone, in un venerdì d'inverno: la cornice giusta per ascoltare canzoni che hanno attraversato sessant'anni di storia italiana.
I Nomadi all'Auditorium: la serata del 29 gennaio
Il concerto dei Nomadi all'Auditorium Parco della Musica è in programma venerdì 29 gennaio 2027 alle 21:00 nella Sala Sinopoli, nella rassegna Pop/Rock della Fondazione Musica per Roma, con biglietti a partire da 36 euro.
Un ritorno
L'Auditorium presenta la data come un ritorno: i Nomadi sono già stati ospiti del Parco della Musica e vi tornano anche nel 2027. È il segno di un rapporto costruito nel tempo con il pubblico romano, che negli anni ha seguito il gruppo nei teatri, nei palazzetti, nelle piazze di periferia e alle feste di partito.
Una sala con le poltrone
I Nomadi sono una band da piazza e da campo sportivo: la maggior parte dei loro concerti estivi si tiene all'aperto, in paese, davanti a un pubblico in piedi. D'inverno il gruppo fa invece i teatri, e la Sala Sinopoli è una sala da concerto con posti a sedere. Il suono è più curato, le canzoni si ascoltano meglio, e il pubblico si alza comunque in piedi nei momenti giusti.
Un venerdì sera
Il venerdì è la serata più comoda per chi lavora e la più affollata per il traffico romano. Con l'inizio alle nove c'è il tempo di cenare prima, a patto di muoversi con anticipo: il Flaminio il venerdì sera è lento, e i parcheggi dell'Auditorium sono pochi.
Nomadi: la storia della band più longeva d'Italia
I Nomadi sono un gruppo musicale fondato a Novi di Modena nel 1963 dal tastierista Beppe Carletti e dal cantante Augusto Daolio, nel pieno del movimento beat italiano. L'Auditorium conta 52 lavori discografici fra dischi in studio, dal vivo e raccolte, per oltre quindici milioni di copie vendute.
Dai Monelli ai Nomadi
Il primo nucleo nasce nel 1963 con il nome I Monelli, intorno a Beppe Carletti. Con l'arrivo di un sassofonista più anziano il gruppo prende il nome di un complesso di Ischia che aveva appena smesso di suonare: I Nomadi. Poco dopo il chitarrista Franco Midili presenta a Carletti un cantante di Novellara, Augusto Daolio, che viene preso dopo una specie di audizione sul palco di una serata danzante. Nell'estate del 1963 il complesso viene scritturato dal Frankfurt Bar di Riccione.
Il nome, un po' per caso
L'Auditorium lo racconta così: il nome fu scelto un po' per caso, ma ne ha segnato lo spirito. I tour dei Nomadi toccano da sempre i piccoli paesi e i grandi palchi delle città senza distinzione, e il gruppo è quasi sempre in viaggio: in media centotrenta concerti l'anno, con punte, negli anni Ottanta, di oltre duecento.
Guccini e la censura
Dopo due anni di balere, nel 1965 esce il primo singolo. Il successo arriva nel 1966 con Come potete giudicar, al Cantagiro. Il produttore Dodo Veroli affida allora il gruppo a un giovane autore ancora sconosciuto, Francesco Guccini, che scrive per loro Noi non ci saremo, Dio è morto, Per fare un uomo, Canzone per un'amica. Il primo album, Per quando noi non ci saremo, esce nel 1967. Dio è morto viene censurata dalla Rai e trasmessa invece dalla Radio Vaticana, che ne coglie il senso. In quegli anni Mogol propose ai Nomadi una canzone di un giovane Lucio Battisti, a condizione di lasciare Guccini: il gruppo rifiutò.
Gli anni Settanta
Nel 1971 i Nomadi partecipano per la prima volta al Festival di Sanremo, con Mal. Nel 1972 Io vagabondo (che non sono altro) arriva in finale a Un disco per l'estate e vende un milione di copie: diventerà l'inno del gruppo. Seguono Un giorno insieme, Crescerai, Tutto a posto, sei finali consecutive a Un disco per l'estate, un viaggio negli Stati Uniti con sei concerti fra Boston, Filadelfia, New York e Albany. Nel 1975 esce Gordon, il primo album di soli inediti; nel 1979 l'Album concerto registrato dal vivo con Guccini.
L'autoproduzione
Gli anni Ottanta sono difficili: un incidente stradale che ferma il gruppo per sei mesi nel 1982, la fine dei contratti con le grandi case discografiche, dischi autoprodotti come Ci penserà poi il computer e Quando viene sera. Nel 1989 nasce a Casalromano il Raduno nazionale dei fan, e nello stesso anno una lite interna porta, nel 1990, all'uscita di Chris Dennis e Paolo Lancellotti.
La morte di Augusto Daolio
Nel 1990 entrano Daniele Campani alla batteria e Cico Falzone alle chitarre; escono Solo Nomadi e Gente come noi, con Gli aironi neri. Il 1992 è l'anno più duro: il 14 maggio muore in un incidente stradale il bassista Dante Pergreffi; l'8 agosto a Masone si tiene l'ultimo concerto con Augusto Daolio, che muore il 7 ottobre a 45 anni. L'album dal vivo Ma che film la vita, con le ultime esibizioni del cantante, vende 104.000 copie in quindici giorni e ottiene quattro dischi di platino.
La seconda vita
Beppe Carletti, unico fondatore rimasto, decide di proseguire. Nel 1993 entrano due cantanti, Danilo Sacco e Francesco Gualerzi, e comincia la stagione dei viaggi di solidarietà: il Cile con gli Inti-Illimani, Cuba, il Tibet su invito del Dalai Lama, il Chiapas con Jovanotti, l'Albania, la Cambogia. Nel 2002 Amore che prendi amore che dai è il primo album del gruppo a raggiungere il primo posto in classifica. Nel 2006, con Dove si va, i Nomadi arrivano secondi al Festival di Sanremo e vincono il Premio della sala stampa radio e tv.
La terza vita
Nel 2012 Danilo Sacco lascia e arriva Cristiano Turato; nel 2017 la voce passa a Yuri Cilloni. Il gruppo si autoproduce, poi firma con BMG: Terzo tempo, registrato a Londra, Nomadi dentro con un brano scritto da Guccini, Milleanni, Solo esseri umani nel 2021 e Cartoline da qui nel 2023, per i sessant'anni, con la canzone del titolo scritta da Luciano Ligabue. Il 3 giugno 2023 a Novellara la festa per il sessantesimo, con Danilo Sacco di nuovo sul palco dopo tredici anni.
La formazione dei Nomadi oggi
La formazione attuale dei Nomadi comprende Beppe Carletti alle tastiere e alla fisarmonica, Cico Falzone alle chitarre, Massimo Vecchi al basso, Sergio Reggioli a chitarre e violino, Yuri Cilloni alla voce e Domenico Inguaggiato alla batteria.
Beppe Carletti
Carletti è nei Nomadi dal 1963: è il fondatore, l'unico rimasto dalla prima formazione, e la memoria del gruppo. Nel 2005 il presidente Carlo Azeglio Ciampi lo ha nominato Cavaliere della Repubblica; nel 2013 ha raccontato la sua vita nel libro Io vagabondo, scritto con Andrea Morandi. È lui a tenere insieme sessant'anni di storia e a decidere, ogni volta, di andare avanti.
Una band di lungo corso
Cico Falzone suona nei Nomadi dal 1990, Massimo Vecchi e Sergio Reggioli dal 1998: sono musicisti che hanno attraversato tre stagioni del gruppo. Reggioli ha portato il violino elettrico, che dal 1999 dà al suono dei Nomadi un colore folk. Yuri Cilloni canta con il gruppo dal 2017, dopo aver guidato una cover band dei Nomadi, e Domenico Inguaggiato è entrato nel 2023, dopo i trentatré anni di Daniele Campani.
Ventitré componenti, un solo messaggio
Nel corso della loro storia i Nomadi hanno cambiato più di venti componenti. Quello che non è cambiato è il rapporto con il pubblico, il «popolo nomade»: i messaggi, gli striscioni e i regali mandati sul palco e letti fra una canzone e l'altra, i cori ripresi due o tre volte. È una liturgia che si ripete anche in una sala da concerto.
Le canzoni dei Nomadi: che cosa aspettarsi
La scaletta del concerto all'Auditorium non è pubblicata; i brani più celebri dei Nomadi, che raramente mancano dal vivo, sono Io vagabondo, Dio è morto, Noi non ci saremo, Un pugno di sabbia, Canzone per un'amica, Io voglio vivere e Dove si va.
Io vagabondo
Uscita nel 1972, finalista a Un disco per l'estate, un milione di copie vendute: Io vagabondo è la canzone dei Nomadi per eccellenza, quella che il gruppo ha cantato con Claudio Baglioni davanti a 150.000 persone a Italia Loves Emilia nel 2012 e con Gianluca Grignani ai Wind Music Awards. Se c'è un momento in cui la Sala Sinopoli si alza in piedi, è quello.
Canzone per un'amica
Scritta da Guccini e pubblicata nel 1968 sul retro di Ho difeso il mio amore, con il titolo In morte di S.F., Canzone per un'amica è stata da allora sempre suonata dal vivo in ricordo di Dante Pergreffi, il bassista morto nel 1992. Chi la conosce ne sente il peso; chi non la conosce capisce subito che non è una canzone come le altre.
Le canzoni dell'impegno
Il repertorio dei Nomadi è pieno di canzoni legate a persone e luoghi: Salvador per Salvador Allende, Ricordati di Chico per il sindacalista brasiliano Chico Mendes, Uno come noi per piazza Tienanmen, Primavera di Praga per Jan Palach, e dal vivo Hasta siempre di Carlos Puebla. È un messaggio di denuncia e di impegno sociale, mai troppo politicizzato, che fa parte dell'identità del gruppo.
Gli ultimi dischi
Accanto ai classici, i concerti recenti danno spazio agli album degli anni Venti, Solo esseri umani e Cartoline da qui, e al brano Nomadi scritto da Guccini nel 2013 e inciso in Nomadi dentro. Il pubblico storico li accoglie con rispetto; il momento dei cori, però, resta riservato alle canzoni degli anni Sessanta e Settanta.
La Sala Sinopoli, dove suonano i Nomadi
La Sala Sinopoli è la sala intermedia delle tre sale da concerto dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone ed è stata la prima ad aprire, il 21 aprile 2002. Porta il nome del direttore d'orchestra e compositore Giuseppe Sinopoli.
La prima sala di Renzo Piano
Quando la Sala Sinopoli fu inaugurata, il resto del complesso era ancora in cantiere: la Sala Santa Cecilia aprì soltanto il 21 dicembre 2002. Per alcuni mesi, dunque, l'Auditorium di Roma fu questa sala. Il compositore Goffredo Petrassi volle essere presente all'apertura per ascoltare la prima esecuzione, nel nuovo spazio, della sua Ouverture da concerto del 1931.
Una sala per la musica leggera e la classica
Più raccolta della Sala Santa Cecilia, la Sinopoli ospita la stagione da camera dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, concerti pop e rock, jazz e spettacoli. È una sala costruita per l'ascolto: per un gruppo che alterna chitarre, violino e fisarmonica è un vantaggio che in piazza non si ha.
Gli scarabei di Renzo Piano
Viste da fuori, le sale sono tre grandi volumi rivestiti di piombo su una base di mattoni, disposti a raggiera intorno alla cavea all'aperto intitolata a Luciano Berio. Piano vinse il concorso a inviti del 1993 e lavorò con l'acustico Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM di Monaco e con il paesaggista Franco Zagari. La scheda del complesso è sulla pagina dell'Auditorium Parco della Musica.
Biglietti per i Nomadi all'Auditorium
I biglietti per i Nomadi all'Auditorium Parco della Musica partono da 36 euro, secondo la pagina ufficiale dell'evento, e si acquistano sul circuito di prevendita autorizzato collegato da quella pagina e al botteghino dell'Auditorium.
Il botteghino
Il botteghino dell'Auditorium, in viale Pietro de Coubertin 30, è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 20, anche la domenica e i festivi. Per chi abita a Roma resta il modo più semplice per scegliere il posto guardando la pianta della sala e per evitare commissioni di servizio.
Comprare per tempo
Il pubblico dei Nomadi è fedele e si organizza: fan club, gruppi di amici, famiglie che vanno al concerto da tre generazioni. La Sala Sinopoli ha una capienza intermedia, e per una data unica a Roma i posti centrali vanno via presto. Chi è sicuro di andare non aspetti gennaio.
Regolamento e informazioni
Il regolamento della biglietteria è pubblicato sul sito dell'Auditorium, con le regole su cambi, rimborsi e ingresso in ritardo. Per informazioni la Fondazione Musica per Roma indica l'indirizzo info@musicaperroma.it.
Come arrivare all'Auditorium per i Nomadi
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone si raggiunge con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2, fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, oppure con gli autobus 910, 53, 982 e 168. La metropolitana non arriva fino all'ingresso.
Metro A e tram 2
Da piazzale Flaminio il tram 2 risale via Flaminia verso piazza Mancini. Si scende a Flaminia/Reni o ad Apollodoro e si cammina per qualche minuto verso viale Pietro de Coubertin, attraverso il Villaggio Olimpico. È la soluzione più semplice da piazza del Popolo e dal centro.
Il 910 da Termini
Il 910 parte da piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, e arriva all'Auditorium senza cambi. Per chi arriva in treno da fuori Roma, e il pubblico dei Nomadi arriva spesso da fuori, è la linea da scegliere.
Le altre linee
Il 53 collega piazza Mancini e il centro, il 982 arriva dalla zona di viale XVII Olimpiade e dalla stazione Quattro Venti, il 168 dalla stazione Tiburtina. Di sera le frequenze si diradano: per il rientro conviene controllare gli orari sul sito dell'azienda dei trasporti.
In auto
Il tratto di viale Pietro de Coubertin davanti all'Auditorium è chiuso al traffico. Il complesso ha parcheggi a pagamento con posti limitati; il venerdì sera le auto invadono le strade del Villaggio Olimpico. In auto solo se non c'è alternativa, e con anticipo.
Come organizzare la serata con i Nomadi
Per il concerto dei Nomadi alle 21:00 conviene arrivare all'Auditorium verso le 20:15: ritiro dei biglietti, controlli e ingresso in sala richiedono tempo, e il pubblico dei Nomadi arriva presto.
Prima del concerto
Il foyer comune alle sale ospita bar, caffetteria e una grande libreria con dischi e libri di musica. Dal terrazzo che corre intorno agli edifici si vedono i resti della villa romana scoperta durante i lavori, e la cavea illuminata è un buon punto d'incontro con gli amici.
Per chi viene da fuori
Molti fan dei Nomadi arrivano a Roma apposta, dall'Emilia, dalla Toscana, dal Sud. Con la fine del concerto verso le undici, rientrare in treno la sera stessa è quasi impossibile: meglio prenotare una notte in città e dedicare il sabato a una visita.
L'ascolto prima di uscire
Per chi conosce i Nomadi solo per Io vagabondo, due dischi bastano: Ma che film la vita, il live del 1992 con le ultime esibizioni di Augusto Daolio, e Cartoline da qui del 2023. In mezzo ci sono trent'anni, e la differenza si sente.
Accessibilità, famiglie e informazioni pratiche
L'Auditorium Parco della Musica è un complesso moderno; per posti riservati alle persone con disabilità e assistenza conviene contattare la Fondazione Musica per Roma prima dell'acquisto.
Arrivare in anticipo
Le sale sono costruite su un piano rialzato, perché nel sottosuolo sono emersi i resti di una villa romana. Per chi ha difficoltà motorie, arrivare con un'ora di margine e chiedere subito il percorso al personale evita il collo di bottiglia dei minuti prima dell'inizio.
Tre generazioni
Il concerto dei Nomadi è uno dei pochi in cui si vedono insieme nonni, genitori e figli. Per un ragazzo curioso è un modo di ascoltare dal vivo canzoni che conosce dalle radio dei genitori; per chi c'era, è un appuntamento con la propria storia. Con i più piccoli, una serata che finisce alle undici è impegnativa: meglio valutare.
Il quartiere intorno all'Auditorium
L'Auditorium occupa un'area di circa 55.000 metri quadrati fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico, il viadotto di corso di Francia e viale Maresciallo Pilsudski: un pezzo di Roma del Novecento, dove l'architettura contemporanea convive con il verde.
Il MAXXI e il Villaggio Olimpico
A pochi minuti a piedi, verso via Guido Reni, c'è il MAXXI di Zaha Hadid: con l'Auditorium forma la coppia di architetture contemporanee più importanti della città. Chi arriva a Roma il venerdì pomeriggio può visitare una mostra e poi andare a piedi al concerto.
Verso il Tevere
Dall'Auditorium si scende al Ponte della Musica, la passerella che collega il Flaminio al Foro Italico. Più a nord c'è Ponte Milvio, la sera uno dei punti d'incontro più frequentati di Roma nord.
Verso il centro
Con il tram 2 si torna a piazzale Flaminio, alle porte di Villa Borghese e del Tridente. Lungo via Flaminia c'è il Museo Etrusco di Villa Giulia, da abbinare al sabato per chi si ferma in città.
Dove mangiare prima o dopo il concerto
All'interno dell'Auditorium ci sono bar e caffetteria nel foyer e un bar ristorante con accesso anche dalla strada: la soluzione più comoda per chi arriva dal lavoro il venerdì.
Nel quartiere
Fra il Villaggio Olimpico, via Flaminia e piazza Mancini ci sono pizzerie, trattorie e bar di quartiere, frequentati più dai residenti che dai turisti. Il venerdì sera conviene prenotare e cenare presto, verso le sette e mezza.
Ponte Milvio e il centro
Per un dopo concerto l'offerta più ampia è a Ponte Milvio, raggiungibile in pochi minuti, dove i locali restano aperti fino a tardi. In direzione opposta, verso piazzale Flaminio e piazza del Popolo, la scelta è quella del centro storico, con i prezzi del centro storico.
Una curiosità su Nomadi all'Auditorium Parco della Musica — 29 gennaio 2027
Il nome dei Nomadi non è nato in Emilia. Quando il gruppo, che si chiamava I Monelli, cercò un nome nuovo, lo prese da un complesso di Ischia che aveva appena annunciato lo scioglimento. Per qualche tempo, con l'arrivo di Augusto Daolio e con sei elementi in formazione, si chiamarono I Sei Nomadi; poi, rimasti in cinque, tornarono a I Nomadi. Un nome preso in prestito da un gruppo campano è diventato quello della band più longeva d'Italia.
La seconda curiosità riguarda Lucio Battisti. A metà degli anni Sessanta Mogol presentò ai Nomadi un giovane autore e chiese loro di incidere Non è Francesca; la condizione era abbandonare le canzoni di Guccini e dedicarsi soltanto alla coppia Mogol e Battisti. I Nomadi apprezzarono il brano ma rifiutarono. È una delle scelte più coraggiose della musica leggera italiana, e ha deciso la loro identità.
La terza è televisiva. Mille e una sera, lato B del singolo Ala bianca del 1970, divenne la sigla dell'omonimo programma del sabato sera dedicato ai cartoni animati di tutto il mondo; Voglio ridere, nel 1973, fu la sigla di coda del Rischiatutto di Mike Bongiorno. Generazioni di italiani conoscono i Nomadi senza saperlo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Nomadi all'Auditorium Parco della Musica — 29 gennaio 2027
Roma, nella storia dei Nomadi, è anche la città di un furto. Nel 1975, mentre il gruppo si trovava nella capitale per una trasmissione radiofonica, gli fu rubato il camion con tutta la strumentazione. Per alcuni dei concerti successivi i Nomadi dovettero suonare con strumenti noleggiati. È un episodio minore, che dice però qualcosa della vita di una band sempre in viaggio, con il furgone come casa.
Seconda cosa poco detta: la Sala Sinopoli è una sala che i Nomadi conoscono. L'Auditorium presenta il concerto del 2027 come un ritorno, e il gruppo ha scelto negli ultimi anni di passare dai teatri e dalle sale da concerto per le date invernali. Chi pensa ai Nomadi come a una band da festa di piazza troverà qui un concerto diverso, più attento al suono.
Terza: in sala non manca mai il rito dei messaggi. Striscioni, biglietti, piccoli regali arrivano sul palco e vengono letti fra una canzone e l'altra. Se avete qualcosa da dire al gruppo, portatelo scritto: è una tradizione che dura da decenni, e in una sala raccolta come la Sinopoli funziona meglio che in piazza.
Il consiglio che ti do per visitare Nomadi all'Auditorium Parco della Musica — 29 gennaio 2027
Conviene scegliere un posto centrale a metà sala, e non le prime file. Il pubblico dei Nomadi si alza in piedi sui classici, e dalle prime file si finisce a guardare le spalle di chi è davanti. A metà sala si vede tutta la band, si sente il violino di Reggioli e la fisarmonica di Carletti, e ci si alza quando si alzano tutti.
Secondo consiglio: imparate i cori. Nei concerti dei Nomadi il pubblico canta, e certe strofe vengono riprese due o tre volte. Io vagabondo, Io voglio vivere, Dio è morto: chi arriva sapendo le parole vive la serata da dentro.
Terzo, l'organizzazione. Un venerdì sera al Flaminio, con migliaia di persone che arrivano alla stessa ora, è una piccola impresa. Venite con i mezzi, arrivate presto, cenate in zona. Per gruppi di fan club, aziende o famiglie che vogliono una serata organizzata dall'arrivo al rientro, Tour Leader Pro costruisce programmi su misura.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si sa che Dio è morto fu censurata dalla Rai. Si ricorda meno che la canzone di Guccini, che ha come sottotitolo «se Dio muore, è per tre giorni poi risorge», fu invece trasmessa dalla Radio Vaticana, che ne comprese il senso e ne autorizzò la diffusione. La stessa canzone considerata scandalosa dalla televisione di Stato fu difesa, in sostanza, dalla radio del Papa. E nel 2016 i Nomadi la cantarono alla Giornata mondiale della gioventù di Cracovia.
Si sa anche che i Nomadi sono una band di impegno. Si ricorda meno quanto quell'impegno sia stato concreto: materiale scolastico portato a Cuba, un centro medico costruito a Meulaboh, a Sumatra, dopo lo tsunami del 2004, concerti per l'Emilia dopo il terremoto del 2012, con Beppe Carletti promotore del Concerto per l'Emilia allo stadio Dall'Ara di Bologna, fondi per l'Abruzzo e per la Sardegna. Nel 1992 alcuni membri del gruppo fondarono l'associazione Augusto per la Vita, che raccoglie fondi per borse di studio sulla ricerca sul cancro. Dietro le canzoni c'è un lavoro che dura da trent'anni.
La foto giusta da fare a Nomadi all'Auditorium Parco della Musica — 29 gennaio 2027
In una sala da concerto il telefono va usato con misura: il flash disturba chi è intorno e restituisce un'immagine piatta. La foto giusta è quella scattata dal centro sala, senza flash, durante Io vagabondo, quando il pubblico è in piedi e le luci si accendono sulla sala intera.
Il soggetto classico è Beppe Carletti alle tastiere o alla fisarmonica: il fondatore, sessant'anni dopo, ancora sul palco. La foto più interessante lo mette nella stessa inquadratura degli striscioni del pubblico, perché racconta il rapporto che tiene in piedi il gruppo da sei decenni.
Fuori, prima del concerto, la foto da fare è la cavea dell'Auditorium di sera, con i tre scarabei di Renzo Piano illuminati e il piombo che riflette le luci. A gennaio fa buio presto, e alle otto la luce è quella giusta.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il terreno su cui sorge l'Auditorium ha una storia molto più lunga del complesso. Durante i lavori emersero i resti di una villa romana del III secolo a.C., costruita sul luogo di una piccola fattoria arcaica del VI secolo a.C. La scoperta costrinse Renzo Piano a modificare il progetto, spostando due dei tre scarabei verso ovest. I reperti sono esposti in un piccolo museo sotto la cavea.
La storia moderna comincia con una demolizione. Nel 1936 fu abbattuto l'Augusteo, la grande sala da concerto romana, e per oltre sessant'anni la capitale restò senza un auditorium costruito per la musica. Solo nel 1992 il consiglio comunale scelse l'area del Villaggio Olimpico, e nel 1993 Piano vinse il concorso.
Il 21 aprile 2002 aprì la Sala Sinopoli, la prima del complesso; il 21 dicembre 2002 la Sala Santa Cecilia. Dal 2003 l'Auditorium è sede stabile della stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dal 2006 ospita la Festa del Cinema di Roma, e nel 2020 il consiglio comunale ne ha approvato l'intitolazione a Ennio Morricone. Nello stesso 2002 in cui apriva la Sala Sinopoli, il 21 aprile, i Nomadi presentavano a Roma con un concerto l'album Amore che prendi amore che dai, il primo della loro storia a raggiungere il primo posto in classifica.
Chi è passato da Nomadi all'Auditorium Parco della Musica — 29 gennaio 2027
Dalla Sala Sinopoli passano ogni stagione la musica da camera dell'Accademia di Santa Cecilia e la migliore musica leggera. Nella stagione 2026/2027 vi suonano il Quatuor Ebène con l'integrale dei quartetti di Beethoven, Jordi Savall, Sol Gabetta, Mikhail Pletnëv, Igor Levit; nello stesso autunno Kyle Dixon e Michael Stein con le musiche di Stranger Things. All'apertura del 2002 c'era Goffredo Petrassi, venuto ad ascoltare la sua Ouverture da concerto.
Nella storia dei Nomadi, poi, sono passati molti nomi. Francesco Guccini, l'autore che ne ha segnato l'identità. Gli Inti-Illimani, compagni di viaggio in Cile. Il Dalai Lama, incontrato a Bologna e poi in India. Jovanotti, in Chiapas. Zucchero, con Hey Man; Ivana Spagna, Paolo Belli, Irene Fornaciari, Gianluca Grignani, Roberto Vecchioni al Festival del 2006, Claudio Baglioni a Italia Loves Emilia, Luciano Ligabue autore di Cartoline da qui.
E a Roma ci sono passati più volte: il concerto del 21 aprile 2002, il Teatro Tendastrisce il 7 aprile 2009 per la presentazione di Allo specchio, il Concerto di Natale del dicembre 2012 all'Auditorium Conciliazione, dove cantarono Buon Natale a tutto il mondo di Domenico Modugno con gli Stadio. Il 29 gennaio 2027 aggiungono un'altra data alla lista.
Domande frequenti sui Nomadi all'Auditorium
Quando suonano i Nomadi a Roma nel 2027?
I Nomadi suonano a Roma venerdì 29 gennaio 2027 alle 21:00 nella Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30. Il concerto fa parte della programmazione Pop/Rock della Fondazione Musica per Roma.
Quanto costano i biglietti per i Nomadi all'Auditorium?
I biglietti per i Nomadi all'Auditorium Parco della Musica partono da 36 euro, secondo la pagina ufficiale dell'evento. Si comprano sul circuito di prevendita autorizzato collegato da quella pagina e al botteghino dell'Auditorium, aperto tutti i giorni dalle 11 alle 20.
Chi canta oggi nei Nomadi?
La voce dei Nomadi dal 2017 è Yuri Cilloni. Con lui suonano Beppe Carletti, fondatore del gruppo nel 1963, Cico Falzone, Massimo Vecchi, Sergio Reggioli e il batterista Domenico Inguaggiato, entrato nel 2023. Augusto Daolio, la voce storica, è morto nel 1992.
Da quanti anni suonano i Nomadi?
I Nomadi suonano dal 1963, quando Beppe Carletti e Augusto Daolio fondarono il gruppo fra Modena e Reggio Emilia. Con oltre sessant'anni di attività sono il gruppo italiano più longevo; secondo l'Auditorium, al mondo li precedono soltanto i Rolling Stones.
Come si arriva all'Auditorium Parco della Musica?
L'Auditorium Parco della Musica si raggiunge con la metro A fino a Flaminio e il tram 2 fino alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, oppure con l'autobus 910 da Termini e con le linee 53, 982 e 168. I parcheggi del complesso sono pochi e a pagamento.
Quali canzoni suonano i Nomadi in concerto?
La scaletta del concerto dei Nomadi all'Auditorium non è pubblicata. Dal vivo il gruppo propone di solito i brani più celebri, da Io vagabondo a Dio è morto, da Canzone per un'amica a Io voglio vivere e Dove si va, accanto ai pezzi degli ultimi album.
Quanto dura il concerto dei Nomadi?
L'Auditorium indica per i Nomadi l'inizio alle 21:00 e non pubblica la durata. Un concerto con i classici e le canzoni recenti finisce tardi: conviene organizzare il rientro tenendo conto degli ultimi mezzi dal Flaminio.
In chiusura
Molti gruppi italiani storici si sono trasformati in una cover band di se stessi. I Nomadi hanno evitato questa fine in un modo semplice: non si sono mai fermati, hanno continuato a scrivere, e hanno cambiato musicisti senza cambiare pubblico. Prendete un posto a metà della Sala Sinopoli, imparate i cori, portate chi in famiglia li ascoltava da ragazzo. Quando partirà Io vagabondo capirete perché, dopo sessant'anni, la sala è ancora piena.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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