Evgeny Kissin e András Schiff a Santa Cecilia — 9 novembre 2026
Evgeny Kissin e András Schiff suonano insieme a Roma lunedì 9 novembre 2026 alle ore 20:00, nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, per la stagione da camera dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Si arriva con il tram 2 da piazzale Flaminio (metro A, fermata Flaminio) scendendo alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, oppure con gli autobus 910 da Termini, 53, 982 e 168, che fermano davanti all'ingresso. I biglietti costano da 30 a 60 euro e si comprano al botteghino dell'Auditorium, al botteghino di via Vittoria 6 e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, raggiungibile dal pulsante di acquisto della pagina ufficiale del concerto. Le porte si chiudono all'orario d'inizio: chi arriva tardi segue il concerto nelle salette d'ascolto, fino a esaurimento dei posti.
Evgeny Kissin e András Schiff in duo: la serata del 9 novembre
Il 9 novembre 2026 due dei pianisti più ammirati del mondo si siedono sullo stesso palco romano per un programma a quattro mani e a due pianoforti. Kissin è nato a Mosca nel 1971, Schiff a Budapest nel 1953: diciotto anni di differenza, due scuole diverse, due modi opposti di intendere il suono. Il primo è l'erede più celebrato della grande tradizione pianistica russa, il secondo è da decenni un riferimento assoluto per Bach, Mozart, Beethoven e Schubert. Metterli accanto non è un'operazione di marketing: è una prova di ascolto reciproco, e il repertorio scelto lo dimostra, perché è musica nata per suonare in due, spesso in casa, spesso fra amici.
L'appuntamento fa parte della stagione da camera dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che si è aperta il 14 ottobre con il soprano Lisette Oropesa al Teatro dell'Opera di Roma e che a novembre porta all'Auditorium, fra gli altri, il Quatuor Ebène con il terzo capitolo dell'integrale dei quartetti di Beethoven (18 novembre) e il duo formato da Sol Gabetta e Bertrand Chamayou (25 novembre). Kissin e Schiff, però, non suonano nella Sala Sinopoli dove si tengono quasi tutti gli altri concerti da camera: suonano nella Sala Santa Cecilia, la più grande del complesso. È un segnale chiaro sulle attese di pubblico.
Data, ora e sala
Lunedì 9 novembre 2026, ore 20:00, Sala Santa Cecilia. La data è unica, senza repliche. L'Auditorium è in viale Pietro de Coubertin 30, nel quartiere che la toponomastica assegna ai Parioli ma che chiunque viva a Roma associa al Flaminio e al Villaggio Olimpico. La scheda del luogo, con la storia del complesso e tutte le sale, è quella dell'Auditorium Parco della Musica.
La regola della puntualità
L'Accademia lo scrive senza giri di parole: i concerti cominciano puntuali e chi si attarda non entra in sala. Può ascoltare il concerto dalle salette d'ascolto, finché ci sono posti. Per un programma come questo, aperto dalla Sonata K 448 di Mozart, perdere l'inizio significa perdere uno dei pezzi più brillanti della serata. Il consiglio è semplice: si arriva all'Auditorium con quaranta minuti di margine, non con dieci.
Durata indicativa
La durata esatta della serata romana non è pubblicata. Lo stesso duo, a Lisbona il 22 ottobre per la Fondazione Gulbenkian, ha presentato un programma più breve di quello romano (senza le Danze slave op. 46) annunciato in circa due ore, intervallo di venti minuti compreso. A Roma il blocco finale di Dvořák è più ampio: conviene mettere in conto una serata piena, con uscita dopo le 22.
Il programma di Kissin e Schiff: Mozart, Schumann, Smetana, Dvořák
Il programma pubblicato dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia comprende la Sonata per due pianoforti K 448 di Mozart, l'Andante e Variazioni op. 46 e i Bilder aus Osten op. 66 di Schumann, La Moldava di Smetana e una scelta di Danze slave di Dvořák: dall'op. 46 i numeri 1, 2, 3, 7 e 8, dall'op. 72 i numeri 1, 2 e 7. È una scaletta costruita con intelligenza: il classicismo luminoso di Mozart, il romanticismo intimo e privato di Schumann, poi il grande affresco boemo di Smetana e Dvořák, cioè la musica che nell'Ottocento entrava nei salotti borghesi proprio attraverso il pianoforte a quattro mani.
Mozart, Sonata per due pianoforti in re maggiore K 448
Mozart scrisse la Sonata K 448 nel 1781, a venticinque anni, per suonarla in concerto insieme alla pianista Josepha Auernhammer. Nel giugno 1784 la eseguì di nuovo in concerto con Barbara Ployer, un'altra pianista di valore per cui compose i Concerti K 449 e K 453. È in tre movimenti: Allegro con spirito, Andante in sol maggiore, Molto allegro. Nel primo tempo i due strumenti si dividono la melodia e poi la suonano insieme; nel finale c'è un tema al galoppo con cadenze che ricordano il celebre Rondò alla turca. È una delle pochissime pagine mozartiane per due pianoforti, accanto al Concerto K 365 e alla Fuga in do minore K 426. L'autografo è conservato nella Veste Coburg, in Germania. Aprire con K 448 è una dichiarazione d'intenti: nessun pianista può nascondersi, ogni nota è esposta e la sincronia deve essere perfetta.
Schumann, Andante e Variazioni op. 46
L'Andante e Variazioni nasce nel 1843 con un organico insolito: due pianoforti, due violoncelli e un corno. Schumann ne fu insoddisfatto, lo ritirò e lo ripubblicò nella forma per due soli pianoforti come op. 46, su suggerimento di Felix Mendelssohn, eliminando due variazioni, l'introduzione e un interludio. Nell'Ottocento la versione pianistica divenne uno dei brani più eseguiti del repertorio a due pianoforti; la versione originale fu riscoperta da Johannes Brahms, che la eseguì con Clara Schumann nel 1868. Il tema, lirico e cantabile, passa da un pianoforte all'altro; le variazioni alternano passaggi veloci e intrecciati a pagine di grande raccoglimento. È il cuore affettivo del programma, e il punto in cui la sensibilità di Schiff per Schumann avrà più peso.
Schumann, Bilder aus Osten op. 66
I Bilder aus Osten, cioè Immagini dall'Oriente, sono scritti per pianoforte a quattro mani nel dicembre 1848, come regalo di Natale di Robert per la moglie Clara. In una nota premessa alla prima edizione Schumann spiegò che l'ispirazione veniva dalle traduzioni tedesche delle Maqamat arabe realizzate dal poeta Friedrich Rückert. Il protagonista di quei racconti, Abu Seid, gli ricordava Till Eulenspiegel, il burlone del folclore tedesco. L'Oriente qui è letterario, filtrato dalla poesia romantica tedesca, e il risultato è una serie di pezzi raccolti, narrativi, lontanissimi dall'esotismo di maniera. Sono pagine che si suonano sullo stesso strumento, spalla a spalla: vedere Kissin e Schiff seduti alla stessa tastiera sarà già di per sé un'immagine della serata.
Smetana, La Moldava
La Moldava (Vltava) è il secondo dei sei poemi sinfonici del ciclo Má vlast, La mia patria. Smetana la compose fra il 20 novembre e l'8 dicembre 1874, proprio mentre stava perdendo l'udito, e fu eseguita per la prima volta il 4 aprile 1875 sotto la direzione di Adolf Čech. Descrive il corso del fiume dalle due sorgenti fino a Praga, passando per boschi, una festa di nozze contadina, la danza notturna delle ninfe, le rapide di San Giovanni e l'arrivo sotto il Vyšehrad. La melodia più famosa deriva dalla Mantovana, un'aria attribuita al tenore rinascimentale italiano Giuseppe Cenci, la stessa che in una forma rumena è alla base dell'inno israeliano Hatikvah. Smetana stesso ne preparò una riduzione per pianoforte a quattro mani, e l'ascolto al pianoforte toglie all'opera l'effetto cartolina: resta la struttura, nuda e fortissima.
Dvořák, Danze slave op. 46 e op. 72
Le Danze slave nascono per pianoforte a quattro mani, non per orchestra, ed è questo il motivo per cui ascoltarle così ha senso. La prima serie, op. 46, è del 1878; la seconda, op. 72, del 1886. Dvořák all'epoca era poco conosciuto e viveva di poco; Johannes Brahms, membro della commissione che gli aveva assegnato più volte la borsa di studio dello Stato austriaco, lo segnalò al proprio editore Fritz Simrock. Simrock chiese qualcosa di danzante, Dvořák prese a modello le Danze ungheresi di Brahms e scrisse musica sua, costruita sui ritmi della Boemia. Il successo fu immediato, tanto che Simrock chiese subito anche la versione orchestrale. Nel programma romano ci sono il Furiant in do maggiore che apre l'op. 46, la Dumka in mi minore, il terzo numero (a seconda delle edizioni una polka o una sousedská), la n. 7 in do minore il cui tema d'apertura richiama la canzone popolare Tetka kam dete? e il furiant in sol minore che chiude la serie; dall'op. 72 l'Odzemek in si maggiore, la n. 2 in mi minore, la più malinconica di tutte, e il Kolo in do maggiore.
Perché questo ordine funziona
Il percorso va dal salotto viennese del 1781 alla Boemia del 1886, passando per la casa degli Schumann, dove un regalo di Natale diventava un'opera. È una storia del pianoforte domestico, quello che si suonava in famiglia prima che esistessero i dischi. Un programma così, affidato a due solisti di questo livello, diventa una lezione di storia della musica senza una parola di spiegazione. A nostro giudizio il momento più alto sarà Schumann, il più applaudito sarà Dvořák.
Due pianoforti e quattro mani: come si ascolta un duo
Nel programma di Kissin e Schiff convivono due formazioni diverse: il duo a due pianoforti, con i due strumenti affiancati e gli interpreti che si guardano da una coda all'altra, e il pianoforte a quattro mani, con i due pianisti seduti sulla stessa panca. Mozart e l'Andante e Variazioni di Schumann appartengono alla prima famiglia; i Bilder aus Osten e le Danze slave nascono per la seconda. La Moldava, nella versione del compositore, è scritta per quattro mani; nei concerti di questa tournée europea è stata indicata anche nella forma per due pianoforti.
Due pianoforti: la conversazione
Con due strumenti il suono si allarga, i registri si sovrappongono, ogni pianista ha a disposizione tutta la tastiera. Il rischio è la sovrapposizione confusa; la sfida è la sincronia degli attacchi, che senza direttore si regola con il respiro e con lo sguardo. In una sala grande come la Santa Cecilia l'effetto è quasi orchestrale.
Quattro mani: la convivenza
Sulla stessa tastiera il pianista che suona la parte acuta, il primo, porta di solito la melodia; il secondo sostiene armonia e basso. Chi siede dove è una scelta che dice molto sui rapporti fra i due interpreti. Guardare le mani, in questo caso, conta quasi quanto ascoltare.
Chi è Evgeny Kissin, il pianista del 9 novembre
Evgeny Kissin, nato a Mosca il 10 ottobre 1971, è considerato uno dei grandi eredi della scuola pianistica russa e uno dei solisti più richiesti al mondo. Dal 2002 ha la cittadinanza britannica, dal 2013 quella israeliana. Il suo repertorio è vastissimo, ma la sua fama si lega soprattutto ai romantici: Schubert, Chopin, Schumann, Liszt, Brahms, Rachmaninov, Musorgskij, Beethoven.
Gli anni di Mosca e l'unica insegnante
Riconosciuto come bambino prodigio a sei anni, entrò nella Scuola musicale Gnessin di Mosca, dove fu allievo di Anna Pavlovna Kantor. Fu la sua unica insegnante di pianoforte per tutta la vita, e lo accompagnò fino al 2021. Da bambino debuttò con il Concerto n. 20 di Mozart insieme all'Orchestra sinfonica di Uljanovsk; un anno dopo tenne il primo recital a Mosca. Il 27 marzo 1984, a dodici anni, incise al Conservatorio di Mosca entrambi i concerti per pianoforte di Chopin con la Filarmonica di Mosca diretta da Dmitrij Kitaenko. Quella registrazione fece il giro del mondo e lo portò fuori dall'Unione Sovietica.
Karajan, New York, Londra
Nel 1985 arrivarono le prime tournée nell'Europa orientale, nel 1986 il primo viaggio in Giappone. Nel 1987, a sedici anni, il debutto in Europa occidentale al Festival di Berlino e quello britannico al Festival di Lichfield con Valerij Gergiev e i violinisti Maxim Vengerov e Vadim Repin. Nel dicembre 1988 suonò il Primo concerto di Čajkovskij con Herbert von Karajan e i Berliner Philharmoniker nel concerto di fine anno trasmesso in tutto il mondo, poi ripetuto al Festival di Pasqua di Salisburgo. Nel settembre 1990 debuttò in Nord America con i due concerti di Chopin insieme alla New York Philharmonic e Zubin Mehta, e tenne il primo recital della stagione del centenario della Carnegie Hall. Nel 1997 fu il primo pianista a tenere un recital solistico nella storia dei Proms di Londra; nel 2000 il primo solista chiamato a suonare un concerto nella serata inaugurale della rassegna.
Direttori e compagni di musica da camera
Ha suonato con quasi tutte le grandi orchestre, diretto da Claudio Abbado, Vladimir Ashkenazy, Daniel Barenboim, Myung-whun Chung, Colin Davis, Carlo Maria Giulini, Mariss Jansons, James Levine, Lorin Maazel, Riccardo Muti, Andris Nelsons, Seiji Ozawa, Antonio Pappano, Simon Rattle, Georg Solti. In formazione da camera ha diviso il palco con Martha Argerich, Michail Pletnëv, Gidon Kremer, Mischa Maisky, Isaac Stern, Itzhak Perlman, Joshua Bell, Leonidas Kavakos, Thomas Quasthoff, Dmitrij Hvorostovskij e con l'Emerson String Quartet. Alla Scala di Milano ha tenuto recital nel 1991, nel 1997 e nel 2005, e nel 2023 un recital con il soprano Renée Fleming.
Premi e dischi
Il palmarès è lunghissimo. Il Premio dell'Accademia Chigiana di Siena come musicista dell'anno nel 1991; il riconoscimento di Musical America come strumentista dell'anno a metà anni Novanta, il più giovane di sempre; il Triumph Award russo nel 1997, anche qui il più giovane premiato; il dottorato honoris causa della Manhattan School of Music nel 2001; il Premio Šostakovič nel 2003; l'Herbert von Karajan Music Prize e la nomina a membro onorario della Royal Academy of Music nel 2005; il Premio Arturo Benedetti Michelangeli a Brescia nel 2007. Ha vinto il Grammy nel 2006 con un disco dedicato a Skrjabin, Medtner e Stravinskij, e nel 2009 con i Concerti n. 2 e 3 di Prokof'ev registrati con la Philharmonia Orchestra e Ashkenazy. È nella Hall of Fame della rivista Gramophone. Ha inciso per Melodiya, RCA, EMI, Sony e Deutsche Grammophon.
Scrittore, poeta in yiddish, compositore
Il Kissin meno conosciuto è forse il più interessante. Ha tenuto recital di poesia russa e yiddish, e tre suoi cd di letture di poeti yiddish sono stati pubblicati dalla Forward Association. Nel 2018 è uscita l'autobiografia Memoirs and Reflections; nel 2019 un libro di poesie, racconti e traduzioni in yiddish; nel 2021 una raccolta di racconti e diari, sempre in yiddish. Compone: le sue opere sono pubblicate dall'editore Henle, fra cui quattro pezzi per pianoforte op. 1, una sonata per violoncello op. 2 e un quartetto per archi op. 3 del 2016. Nel 2022 ha firmato con altri artisti russi una lettera contro l'invasione dell'Ucraina e ha scritto un trio con pianoforte in risposta alla guerra; nel luglio 2024 il governo russo lo ha dichiarato agente straniero. Dal 2017 è sposato con Karina Arzumanova, amica d'infanzia; vivono a Praga.
Chi è András Schiff, l'altro pianoforte
Sir András Schiff, nato a Budapest il 21 dicembre 1953, è pianista e direttore d'orchestra, cittadino ungherese e britannico, ed è universalmente considerato uno dei massimi interpreti di Bach, Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert e Schumann. Nel 2014 è stato nominato Knight Bachelor per i servizi resi alla musica.
La formazione a Budapest
Figlio unico di una famiglia ebrea, cominciò a studiare pianoforte a cinque anni. All'Accademia Liszt di Budapest ebbe come insegnanti Elisabeth Vadász, Pál Kadosa e Ferenc Rados; fra i compagni di corso c'erano Zoltán Kocsis e Dezső Ránki, poi diventati concertisti di fama. Frequentò corsi estivi a Weimar con Tatiana Nikolaeva e Bella Davidovich, studiò musica da camera con György Kurtág e a Londra lavorò con George Malcolm, pioniere degli strumenti a tastiera d'epoca: con lui incise musica a quattro mani di Mozart su un fortepiano appartenuto al compositore. Un dettaglio che, la sera del 9 novembre, dà un sapore particolare alla K 448.
Concorsi, emigrazione, cittadinanze
Nel 1974 fu quarto al Concorso Čajkovskij di Mosca, nel 1975 terzo ex aequo al Concorso di Leeds. Lasciò l'Ungheria nel 1979. Nel 1987 prese la cittadinanza austriaca, con case a Londra e a Salisburgo; nel 2001, dopo aver criticato l'ascesa dell'estrema destra in Austria, vi rinunciò e divenne cittadino britannico. Oggi, con la moglie, la violinista Yūko Shiokawa, ha residenze a Londra, Firenze, Kamakura e Basilea. Parla ungherese, inglese, tedesco, italiano, francese e russo.
Festival e la Cappella Andrea Barca
Dal 1989 al 1998 è stato direttore artistico dei Musiktage Mondsee, vicino a Salisburgo; nel 1995 ha fondato con l'oboista Heinz Holliger gli Ittinger Pfingstkonzerte in Svizzera; dal 2004 al 2007 è stato artista in residenza del Kunstfest di Weimar, nella stagione 2007-2008 pianista in residenza dei Berliner Philharmoniker, nel 2011-2012 fra gli artisti Perspectives della Carnegie Hall. Nel 1999 ha creato un'orchestra da camera, la Cappella Andrea Barca: il nome è la traduzione italiana del suo, perché Schiff in tedesco significa nave e Barca in italiano è la barca. Per il fantomatico Andrea Barca ha perfino scritto una biografia inventata e scherzosa.
Una discografia da biblioteca
Per Decca ha registrato gran parte della musica per tastiera di Bach, Scarlatti, le sonate complete di Mozart e di Schubert, i concerti di Mozart con la Camerata Academica di Salisburgo e Sándor Végh. Per Teldec i concerti di Beethoven con la Staatskapelle di Dresda e Bernard Haitink, e quelli di Bartók con la Budapest Festival Orchestra e Iván Fischer. Per ECM le sonate di Beethoven registrate dal vivo a Zurigo, i concerti di Brahms con l'Orchestra of the Age of Enlightenment, Janáček, Veress, e le seconde incisioni delle Partite e delle Variazioni Goldberg di Bach. Fra il 2004 e il 2006 ha tenuto alla Wigmore Hall di Londra un ciclo di lezioni-concerto sull'integrale delle sonate di Beethoven. Per Henle ha curato le diteggiature del Clavicembalo ben temperato e di una nuova edizione dei concerti di Mozart.
Premi e riconoscimenti
Grammy nel 1990 per le Suite inglesi di Bach; Gramophone Award nello stesso anno per un recital schubertiano con il tenore Peter Schreier; Premio Bartók 1991; Premio Kossuth 1996; Léonie Sonning Music Prize 1997; nel 2007 il Premio Franco Abbiati della critica musicale italiana per il ciclo beethoveniano e il Bach Prize della Royal Academy of Music; Wigmore Hall Medal 2008; Premio Robert Schumann della città di Zwickau e ordine Pour le mérite nel 2011; Medaglia d'oro del Mozarteum nel 2012; medaglia d'oro della Royal Philharmonic Society nel 2013; Medaglia Bach di Lipsia nel 2022; Praemium Imperiale per la musica nel 2025. Insegna come professore ospite alla Barenboim-Said Akademie di Berlino ed è stato il primo artista in residenza della Israel Philharmonic Orchestra. Nel 2020 ha pubblicato il libro Music Comes Out of Silence.
Un artista che sceglie dove suonare
Schiff è noto anche per le sue posizioni pubbliche. Dal 2011 critica apertamente il governo ungherese e non suona più nel suo paese; nel 2025 ha annullato i concerti negli Stati Uniti in dissenso con la politica dell'amministrazione Trump. Piaccia o no, è un musicista che considera il rapporto con il pubblico parte integrante del mestiere.
Perché Kissin e Schiff insieme sono una notizia
Il duo Kissin e Schiff doveva debuttare al Festival di Salisburgo del 2022, ma il debutto saltò per un infortunio di Kissin. Il progetto è ripartito nel 2026 con una tournée europea che ha toccato, fra le altre, Basilea, il Verbier Festival, Lisbona e che a novembre passa per Praga e Amburgo, oltre che per Roma.
Due temperamenti
Kissin ha un suono pieno, una tecnica che gli permette di affrontare gli Studi trascendentali di Liszt con apparente facilità, e un'impronta romantica. Schiff lavora per sottrazione, sulla chiarezza delle voci, sull'articolazione, sull'idea che la musica nasca dal silenzio. Sulla carta sono agli antipodi. È proprio questo che rende la serata interessante: nel repertorio a quattro mani non vince chi ha più suono, vince chi ascolta meglio.
Un repertorio di famiglia
Nessuno dei brani in programma è un pezzo da virtuosi da gara. Sono musiche scritte per essere suonate insieme da amici, allievi, coniugi: Mozart per un concerto con la collega Josepha Auernhammer, Schumann per Clara, Dvořák per il mercato editoriale del pianoforte domestico. Due solisti abituati a riempire le sale da soli scelgono di mettersi al servizio di questa intimità. È una scelta di gusto, e va riconosciuta.
Una curiosità su Evgeny Kissin e András Schiff a Santa Cecilia — 9 novembre 2026
Kissin e Schiff condividono un premio italiano prima ancora di condividere un palco. L'Accademia Musicale Chigiana di Siena assegna un premio internazionale a interpreti già affermati o in piena ascesa: nel 1987 lo vinse András Schiff, nel 1991 Evgeny Kissin. Nell'albo, fra i due, ci sono Viktoria Mullova, Andrei Gavrilov e Frank Peter Zimmermann; prima di Schiff, Gidon Kremer, Peter Serkin, Shlomo Mintz, Krystian Zimerman e Anne-Sophie Mutter. Quello che oggi appare come un incontro fra due leggende era, trent'anni e più fa, un passaggio di testimone fra due giovani segnalati dalla stessa istituzione italiana.
La seconda coincidenza riguarda il passaporto. Schiff è diventato cittadino britannico nel 2001, Kissin nel 2002: a distanza di un anno, due pianisti nati nel blocco sovietico, uno a Budapest e l'altro a Mosca, hanno scelto Londra come patria legale. La terza riguarda l'Italia: Schiff ha una casa a Firenze e parla italiano, e il nome della sua orchestra da camera, la Cappella Andrea Barca, è un gioco di parole in italiano sul suo cognome. Kissin, dal canto suo, ha con l'Accademia di Santa Cecilia un rapporto che dura dal 1991.
C'è infine una curiosità legata al primo brano in programma. La Sonata K 448 di Mozart è la composizione utilizzata nello studio originale da cui nacque la teoria del cosiddetto effetto Mozart, secondo cui l'ascolto della sonata migliorerebbe le capacità di ragionamento spaziale. La divulgazione ha poi gonfiato la tesi fino a promettere un aumento del quoziente intellettivo. La scienza è stata molto più prudente; il piacere dell'ascolto, invece, è garantito.
La Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica
La Sala Santa Cecilia è la più grande delle tre sale da concerto dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone: 2.756 posti, progettata da Renzo Piano espressamente per la musica sinfonica. È stata inaugurata il 21 dicembre 2002 con un concerto dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Myung-whun Chung.
Il soffitto di ciliegio
Il soffitto è formato da 26 gusci in legno di ciliegio americano, ognuno con una superficie media di circa 180 metri quadrati. L'intera sala funziona come una cassa armonica. Il palco è molto ampio e attorno, anche dietro gli esecutori, corre una galleria con altri posti a sedere. Il tempo di riverberazione è di 2,2 secondi, un valore fuori dal comune in Italia, dovuto alle dimensioni della sala e ai gusci lignei che fanno da specchio acustico.
Una sala grande per un duo
Una sala pensata per l'orchestra sinfonica ospita due pianoforti. Chi conosce l'ambiente sa che l'intensità sonora sembra calare fino alla decima fila e poi mantenersi costante: non è necessario sedere a ridosso del palco per sentire bene. Per il repertorio a quattro mani, invece, vedere conta, e i posti laterali in galleria offrono una prospettiva sulle mani che la platea centrale non ha.
Architettura: gli scarabei di Renzo Piano
Dall'esterno le tre sale sembrano tre grandi scarabei, rivestiti di lastre di piombo su una base di mattoni, disposti a raggiera intorno alla cavea all'aperto, intitolata a Luciano Berio. Renzo Piano vinse il concorso a inviti del 1993 e lavorò con l'acustico Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM di Monaco di Baviera e con il paesaggista Franco Zagari. L'Auditorium è stato incluso nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi del Ministero della Cultura.
Una cosa che non ti dice nessuno su Evgeny Kissin e András Schiff a Santa Cecilia — 9 novembre 2026
Kissin ha debuttato all'Accademia di Santa Cecilia nel 1991, nella stagione da camera, e nel 1996 è tornato nella stagione sinfonica con Carlo Maria Giulini sul podio. Quei due concerti, però, non si tennero all'Auditorium Parco della Musica, per il semplice motivo che l'Auditorium ancora non esisteva: la Sala Sinopoli ha aperto il 21 aprile 2002, la Sala Santa Cecilia il 21 dicembre dello stesso anno, e l'Accademia vi ha trasferito stabilmente la propria stagione dal 2003. Il rapporto fra Kissin e l'Accademia è quindi più antico della sala in cui il pianista suonerà il 9 novembre.
Seconda cosa che pochi raccontano: la Sala Santa Cecilia non ha un organo a canne. La questione esplose nel 2002, con un appello di Italia Nostra, e il critico Paolo Isotta arrivò a definire la sala un salotto senza divano. L'Accademia, allora diretta da Luciano Berio, sospese il progetto. Per un concerto di pianoforti il tema è irrilevante, ma spiega perché la parete dietro il palco sia così spoglia rispetto alle grandi sale europee.
Terza: la sala è costruita su un piano molto rialzato rispetto al livello del terreno, perché non è stato possibile scavare nel sottosuolo, dove sono emersi i resti di una villa romana. Per raggiungere le gallerie ci sono soltanto due ascensori. Chi ha difficoltà motorie e un posto in galleria deve arrivare con largo anticipo, non per scrupolo ma per necessità.
L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la stagione da camera
L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, organizzatrice del concerto di Kissin e Schiff, è una delle istituzioni musicali più antiche del mondo. Nata come congregazione di musicisti, è diventata nei secoli un'accademia con un corpo di settanta membri effettivi e trenta onorari, un'orchestra e un coro sinfonici, attività didattica di perfezionamento. Dal 1998 è una fondazione; il presidente-sovrintendente è Massimo Biscardi, il direttore musicale Daniel Harding.
L'Accademia dentro l'Auditorium
L'Auditorium è la sede principale dell'Accademia, che vi conserva anche la Bibliomediateca e il Museo degli Strumenti Musicali. Chi arriva in anticipo può informarsi sulle aperture del Museo degli Strumenti Musicali (MUSA), che in una serata dedicata al pianoforte è un complemento naturale. La patrona dell'Accademia e della musica è la santa venerata nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.
Il rapporto fra Kissin e l'Accademia
Con Antonio Pappano e l'Orchestra dell'Accademia, Kissin ha eseguito il Secondo concerto di Rachmaninov nel 2014, il Secondo concerto di Bartók nella tournée svizzera del 2017 e il Secondo concerto di Liszt nell'ottobre 2019, nella stessa Sala Santa Cecilia, accanto alla Sinfonia fantastica di Berlioz. Nel dicembre 2019 è tornato per un recital tutto dedicato a Beethoven nella stagione da camera, e nel gennaio 2024 per un recital con Beethoven, Chopin, Brahms e Prokof'ev.
Il consiglio che ti do per visitare Evgeny Kissin e András Schiff a Santa Cecilia — 9 novembre 2026
La regola è netta: comprate il biglietto guardando la pianta, non il prezzo. In un concerto per due pianoforti la disposizione degli strumenti sul palco determina che cosa vedrete. Di solito i due pianoforti sono affiancati o incastrati coda contro coda, e da un lato si vedono le mani di un interprete, dall'altro quelle dell'altro. Nella parte a quattro mani, con i due pianisti sulla stessa panca, di norma le tastiere si vedono dal lato sinistro della sala, guardando il palco. Chi vuole guardare le mani sceglie la galleria laterale sinistra o i settori alti a sinistra; chi vuole solo ascoltare può stare tranquillo anche in fondo, perché la sala mantiene il suono stabile oltre le prime file.
Secondo consiglio: prima del concerto ascoltate una volta la Sonata K 448 e una volta La Moldava nella versione orchestrale. La prima vi abitua al dialogo fra i due strumenti; la seconda vi permette di riconoscere, al pianoforte, i temi che conoscete già con l'orchestra, e di capire quanto lavoro di riduzione ci sia dietro.
Terzo consiglio, pratico: il 9 novembre è un lunedì. Nei giorni feriali il traffico serale verso il Flaminio può essere pesante. Uscite prima di quanto pensiate, e ricordate che l'Accademia chiude le porte all'ora esatta. Il parcheggio fa perdere il primo brano a molte più persone di qualunque altro motivo.
Biglietti per Kissin e Schiff a Santa Cecilia
I biglietti per Evgeny Kissin e András Schiff costano da 30 a 60 euro, secondo il settore. Sono in vendita presso i soli rivenditori autorizzati indicati dall'Accademia: il botteghino dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il botteghino di via Vittoria 6 e il circuito di prevendita autorizzato, con i suoi punti vendita. L'acquisto online parte dalla pagina ufficiale del concerto sul sito dell'Accademia, dal pulsante sotto la data.
Attenzione ai rivenditori non autorizzati
L'Accademia avverte che non si assume la responsabilità per maggiorazioni sui biglietti venduti da soggetti non autorizzati. Per un concerto di questo richiamo il mercato secondario è prevedibile: meglio evitarlo.
Giovani e agevolazioni
L'Accademia ha una sezione dedicata alle agevolazioni per i giovani sul proprio sito. Per le riduzioni valide per questa data conviene rivolgersi all'infoline 06 8082058 o agli indirizzi info@santacecilia.it e biglietteria@santacecilia.it.
Il botteghino di via Vittoria
Il botteghino di via Vittoria 6 si trova accanto a via del Corso, nel Tridente, non lontano da piazza del Popolo: comodo per chi vive o soggiorna in centro e preferisce acquistare di persona, scegliendo il posto con l'aiuto del personale.
Come arrivare all'Auditorium per Kissin e Schiff
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone si raggiunge con il tram 2, fermate Flaminia/Reni o Apollodoro, e con gli autobus 910, 982, 168 e 53, che fermano davanti all'ingresso. La metropolitana non arriva fin qui: la stazione più vicina è Flaminio, sulla linea A.
Metro A e tram 2
Dalla stazione Flaminio della metro A si esce su piazzale Flaminio e si prende il tram 2, che percorre via Flaminia verso piazza Mancini. Si scende a Flaminia/Reni o ad Apollodoro, poi si cammina per qualche minuto verso viale Pietro de Coubertin, attraversando il Villaggio Olimpico. È la soluzione più semplice per chi arriva dal centro.
Autobus 910 da Termini
Il 910 parte da piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, e porta direttamente all'Auditorium senza cambi. Per chi dorme nella zona della stazione o arriva in treno è l'opzione più lineare.
Le altre linee: 53, 982, 168
Il 53 collega piazza Mancini e il centro; il 982 arriva dalla zona di viale XVII Olimpiade e dalla stazione Quattro Venti; il 168 viene dalla stazione Tiburtina. Il 168 è una linea feriale: il 9 novembre è lunedì, quindi è in servizio, ma per il ritorno serale conviene verificare gli orari sul sito dell'azienda dei trasporti.
In auto e il parcheggio
Viale Pietro de Coubertin è chiuso al traffico automobilistico nel tratto dell'Auditorium, una scelta nata dalla modifica del progetto dopo i ritrovamenti archeologici. Il complesso ha un parcheggio interno a pagamento, con un numero di posti limitato e tariffe considerate care; il risultato è che nelle sere di concerto le auto invadono le strade del Villaggio Olimpico. In auto solo se non c'è alternativa.
Il ritorno
Il concerto finisce tardi e le frequenze serali dei mezzi sono più rade. Chi alloggia in centro può organizzarsi con un taxi o prevedere il tram 2 verso piazzale Flaminio. A piedi, in una sera di novembre, da piazzale Flaminio a piazza del Popolo sono pochi passi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti conoscono la melodia della Moldava; pochi sanno che Smetana la scrisse diventando sordo. Nell'estate del 1874 il compositore cominciò a sentire rumori anomali, poi un ronzio continuo; all'inizio di ottobre perse l'udito dall'orecchio destro e il 20 ottobre anche dal sinistro. La Moldava fu composta fra il 20 novembre e l'8 dicembre di quello stesso anno. Il fiume più celebre della musica romantica è stato immaginato da un uomo che non poteva più sentire l'acqua.
C'è un secondo fatto noto agli addetti e ignorato dal grande pubblico: le Danze slave di Dvořák non sono nate per orchestra. Sono nate per pianoforte a quattro mani, su richiesta dell'editore Fritz Simrock, al quale Dvořák era stato presentato da Johannes Brahms. La versione orchestrale, quella che si ascolta in genere nei concerti e nei film, fu chiesta dall'editore subito dopo, visto il successo. Quando Kissin e Schiff le suoneranno a quattro mani, non ascolterete una riduzione: ascolterete l'originale.
Il terzo riguarda il ciclo Má vlast, di cui La Moldava fa parte: dal 1952 l'integrale apre ogni anno il Festival internazionale Primavera di Praga, il 12 maggio, anniversario della morte di Smetana. Il duo, pochi giorni prima di Roma, è atteso proprio a Praga: la Moldava arriva all'Auditorium dopo essere passata dalla sua città.
Come organizzare la serata di Kissin e Schiff
Per il concerto di Kissin e Schiff la regola è arrivare all'Auditorium almeno quaranta minuti prima delle 20:00. Il ritiro dei biglietti, i controlli, la salita verso la sala e l'eventuale guardaroba richiedono tempo, e in una sala da oltre 2.700 posti le file si formano in fretta.
Prima del concerto
Il foyer è l'atrio comune alle tre sale e ospita un bar e una caffetteria; c'è anche una grande libreria, utile per una sosta tra dischi e libri di musica. Chi arriva presto può salire sul grande terrazzo che corre intorno agli edifici: da lì, fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli, si vedono i resti della villa romana scoperta durante i lavori.
L'intervallo
Nel concerto di Lisbona dello stesso duo l'intervallo era di venti minuti, collocato fra Schumann e Smetana. È probabile uno schema simile anche a Roma, ma l'ordine esatto e la posizione della pausa li comunica l'Accademia in sala. Venti minuti bastano per un caffè al bar del foyer, non per uscire dal complesso.
Dopo il concerto
All'uscita, nelle sere d'autunno, la cavea e il terrazzo sono il posto giusto per aspettare che la folla defluisca. Chi ha la macchina nel Villaggio Olimpico farà bene a non avere fretta: le prime uscite dalle strade laterali sono sempre le più lente.
Altri appuntamenti all'Auditorium in quelle settimane
L'Auditorium, a novembre, vive una stagione fitta. Nello stesso periodo il complesso ospita il Roma Jazz Festival 2026, mentre in ottobre la Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città 2026, il festival dedicato alle nuove generazioni, riempiono le stesse sale di pubblico cinematografico. Chi viene a Roma per più giorni può combinare generi molto diversi senza cambiare indirizzo.
La foto giusta da fare a Evgeny Kissin e András Schiff a Santa Cecilia — 9 novembre 2026
Durante il concerto il telefono resta in tasca, per rispetto degli artisti e del pubblico: in una sala con un'acustica così sensibile ogni scatto si sente. La foto giusta si fa prima e dopo.
Prima: dall'alto della cavea, appena fa buio, si inquadrano i tre scarabei di Renzo Piano con il rivestimento di piombo che riflette le luci. Se si riesce a includere l'ingresso della Sala Santa Cecilia con il pubblico che entra, la foto racconta la serata meglio di qualunque ritratto. Una seconda inquadratura vale la pena dal terrazzo, sui resti della villa romana fra le sale: l'antico e il contemporaneo nello stesso fotogramma, che è poi la sintesi più onesta di Roma.
Dentro la sala, prima che inizi il concerto e se il personale lo consente, lo scatto da fare è verso l'alto: i gusci di ciliegio del soffitto, 26 elementi sovrapposti, hanno una geometria che in fotografia rende moltissimo. Con due pianoforti già posizionati sul palco, l'immagine diventa un documento della serata. Dopo il concerto, gli applausi finali sono spesso l'unico momento in cui il pubblico tira fuori il telefono: se proprio dovete, fatelo lì, senza flash, e poi riponetelo.
Ultimo suggerimento: fuori, sul lato di viale Pietro de Coubertin, i volumi delle sale visti dal basso con le luci notturne regalano un'immagine quasi astratta. È la foto meno ovvia e forse la più bella.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il terreno su cui sorge l'Auditorium ha una storia molto più lunga del complesso. Durante i lavori emersero i resti di una villa romana, costruita nel III secolo a.C. sul luogo di una piccola fattoria di epoca arcaica, datata al VI secolo a.C. La scoperta costrinse Renzo Piano a modificare in modo sostanziale il progetto: due dei tre scarabei furono spostati verso ovest, fino quasi a toccare il viadotto di corso di Francia. I reperti sono esposti in un piccolo museo ricavato sotto la cavea.
La storia moderna comincia con una demolizione. Nel 1936 fu abbattuta la sala dell'Augusteo, la grande sala da concerto romana, e per oltre sessant'anni la capitale restò senza un auditorium costruito apposta per la musica sinfonica. Si discusse a lungo: negli anni Cinquanta si pensò al Borghetto Flaminio, nel 1960 si arrivò a una variante urbanistica, poi tutto si arenò. Solo nel 1992 il consiglio comunale scelse l'area del Villaggio Olimpico; nel 1993 Renzo Piano vinse il concorso a inviti.
Il cantiere fu travagliato: il contratto con la prima impresa fu risolto e si dovette bandire una nuova gara, con un forte aumento dei costi. Il 21 aprile 2002 aprì la Sala Sinopoli; il 21 dicembre 2002 fu inaugurato il resto del complesso con la Sala Santa Cecilia e un concerto dell'Orchestra dell'Accademia diretta da Myung-whun Chung. Dal 2003 l'Auditorium è la sede stabile della stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia; dal 2006 ospita la Festa del Cinema di Roma. Nel 2020 il consiglio comunale di Roma ha approvato l'intitolazione a Ennio Morricone. Nel 2014 i frequentatori del Parco della Musica sono stati stimati in oltre due milioni, un numero che lo collocava al primo posto fra le strutture culturali europee.
Chi è passato da Evgeny Kissin e András Schiff a Santa Cecilia — 9 novembre 2026
La Sala Santa Cecilia ha avuto fin dal primo giorno ospiti di peso. Il concerto inaugurale del 21 dicembre 2002 fu diretto da Myung-whun Chung, alla testa dell'Orchestra dell'Accademia. Pochi mesi prima, all'apertura della Sala Sinopoli, il compositore Goffredo Petrassi, ormai anziano, volle essere presente e ascoltò la prima esecuzione nella nuova sala della sua Ouverture da concerto del 1931; la sala più piccola del complesso porta oggi il suo nome. Luciano Berio, che in quegli anni guidava l'Accademia, ha dato il nome alla cavea.
Nei primi mesi di vita la sala fu anche criticata: il direttore Wolfgang Sawallisch si disse perplesso sul palcoscenico e sull'acustica, e problemi acustici emersero durante un concerto di Ivano Fossati; seguirono interventi di correzione. Da allora la sala è diventata la casa dell'Orchestra di Santa Cecilia e dei direttori che l'hanno guidata, da Antonio Pappano a Daniel Harding, oggi direttore musicale.
Evgeny Kissin è uno dei solisti di casa. Ha suonato in questa sala con Pappano il Secondo concerto di Liszt nell'ottobre 2019, accanto alla Sinfonia fantastica di Berlioz, e poi è tornato all'Auditorium per i recital solistici della stagione da camera, nel dicembre 2019 e nel gennaio 2024. L'Accademia lo ospita dal 1991, prima ancora che la sala esistesse. Il 9 novembre ci arriva con un partner alla tastiera: András Schiff, uno dei pochissimi pianisti al mondo con un curriculum capace di stare alla pari del suo.
Accessibilità e bambini al concerto di Kissin e Schiff
La Sala Santa Cecilia è rialzata rispetto al piano di campagna e le gallerie si raggiungono con due soli ascensori. Per esigenze di accessibilità conviene contattare in anticipo la biglietteria dell'Accademia all'infoline 06 8082058 o a biglietteria@santacecilia.it, così da scegliere il posto più adatto e sapere dove entrare.
Persone con mobilità ridotta
Conviene arrivare con almeno un'ora di anticipo e chiedere al personale di sala il percorso con ascensore prima che si formi la coda. In una sala da 2.756 posti gli ascensori sono pochi e nei minuti che precedono l'inizio diventano un collo di bottiglia.
Con i bambini
Un recital per due pianoforti di oltre due ore, alle 20 di un lunedì, non è la serata ideale per un bambino piccolo. Per un ragazzo che studia pianoforte, invece, vedere Kissin e Schiff alla stessa tastiera può essere un'esperienza formativa rara, soprattutto nelle Danze slave, ritmiche e immediate. Le regole d'accesso per i minori e le agevolazioni per i giovani sono pubblicate dall'Accademia nelle avvertenze del concerto.
Il quartiere intorno all'Auditorium
L'Auditorium occupa un'area di circa 55.000 metri quadrati compresa fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico, il viadotto di corso di Francia e viale Maresciallo Pilsudski. È un pezzo di Roma moderna, costruito nel Novecento, in cui l'architettura contemporanea dialoga con il verde.
Il Villaggio Olimpico e il Flaminio
Il Villaggio Olimpico, attraversato dal viadotto di corso di Francia, è il quartiere che si attraversa a piedi dal tram. Vicino alla fermata Flaminia/Reni del tram 2 si trova il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo completa la coppia di architetture contemporanee più importanti della città. Vicino c'è anche il Teatro Olimpico, altra sala storica del quartiere.
Verso il Tevere
Dall'Auditorium si scende verso il fiume e il Ponte della Musica, la passerella pedonale e ciclabile che collega il Flaminio al Foro Italico. Più a nord, oltre piazza Mancini, c'è Ponte Milvio, il ponte antico che la sera diventa uno dei punti d'incontro più frequentati di Roma nord.
Verso il centro
Con il tram 2 si torna a piazzale Flaminio e a piazza del Popolo; da lì cominciano Villa Borghese e il Tridente. Per chi ha un pomeriggio libero prima del concerto, una passeggiata al Pincio e una discesa in tram verso l'Auditorium è il modo più riposante di arrivare.
Dove mangiare prima o dopo il concerto
All'interno dell'Auditorium ci sono un bar e una caffetteria nel foyer e un bar-ristorante con accesso anche dalla strada: la soluzione più comoda per chi arriva direttamente dal lavoro e non vuole rischiare la chiusura delle porte.
Nel quartiere
Fra il Villaggio Olimpico, via Flaminia e piazza Mancini ci sono pizzerie, trattorie e bar di quartiere, frequentati più dai residenti che dai turisti. Un altro consiglio: prenotate per le 18:30 e cenate con calma prima del concerto, invece di sperare in una cucina aperta dopo le 22 di lunedì.
Ponte Milvio e Flaminio
Chi preferisce cenare dopo il concerto trova l'offerta più ampia nella zona di Ponte Milvio, raggiungibile in pochi minuti, dove locali e ristoranti restano aperti fino a tardi. In direzione opposta, verso piazzale Flaminio e piazza del Popolo, la scelta è quella del centro storico, con prezzi da centro storico.
Novembre a Roma: il momento dell'anno
Novembre è il mese in cui Roma torna ai romani. Le grandi ondate turistiche dell'estate sono finite, le stagioni concertistiche e teatrali sono entrate nel vivo, le sere si fanno fresche e si esce di casa con il cappotto leggero. Per chi viaggia, è un momento eccellente: musei meno affollati di giorno, grandi concerti la sera.
Una settimana di musica
Il concerto di Kissin e Schiff cade in un periodo particolarmente ricco per l'Accademia: pochi giorni dopo, il 16 novembre, la Sala Sinopoli ospita Theodora di Händel, e il 18 novembre torna il Quatuor Ebène con Beethoven. Chi resta a Roma una settimana può costruire un piccolo festival personale senza uscire dall'Auditorium.
Il clima e l'abbigliamento
Le sere di novembre possono essere umide e piovose, e l'Auditorium è un complesso aperto, in cui fra una sala e l'altra si cammina all'esterno sul terrazzo. Un ombrello pieghevole e una giacca da lasciare al guardaroba evitano sorprese.
Domande frequenti su Kissin e Schiff a Roma
Quando suonano Kissin e Schiff a Roma?
Evgeny Kissin e András Schiff suonano a Roma lunedì 9 novembre 2026 alle ore 20:00, nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, per la stagione da camera dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. È una data unica, senza repliche. Le porte si chiudono puntuali all'orario d'inizio.
Quanto costano i biglietti per Kissin e Schiff a Santa Cecilia?
I biglietti per Kissin e Schiff a Santa Cecilia costano da 30 a 60 euro, secondo il settore. Si acquistano al botteghino dell'Auditorium, al botteghino di via Vittoria 6 e sul circuito di prevendita autorizzato dall'Accademia, raggiungibile dal pulsante di acquisto della pagina ufficiale del concerto. L'Accademia sconsiglia i rivenditori non autorizzati.
Che cosa suonano Kissin e Schiff?
Il programma di Kissin e Schiff comprende la Sonata per due pianoforti K 448 di Mozart, l'Andante e Variazioni op. 46 e i Bilder aus Osten op. 66 di Schumann, La Moldava di Smetana e una scelta di Danze slave di Dvořák: i numeri 1, 2, 3, 7 e 8 dell'op. 46 e i numeri 1, 2 e 7 dell'op. 72.
Come si arriva all'Auditorium Parco della Musica?
All'Auditorium Parco della Musica si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino alle fermate Flaminia/Reni o Apollodoro. In alternativa ci sono gli autobus 910 da Termini, 53, 982 e 168, che fermano davanti all'ingresso di viale Pietro de Coubertin 30. Il parcheggio interno è limitato e a pagamento.
Cosa succede se arrivo in ritardo al concerto?
Ai concerti dell'Accademia di Santa Cecilia chi arriva in ritardo non può entrare in sala. Può seguire il concerto dalle salette d'ascolto, fino a esaurimento dei posti disponibili. Per il concerto di Kissin e Schiff, che comincia alle 20:00 con la Sonata K 448 di Mozart, conviene arrivare almeno quaranta minuti prima.
Quanto dura il concerto di Kissin e Schiff?
La durata del concerto di Kissin e Schiff a Roma non è indicata nel programma ufficiale. Nella stessa tournée, a Lisbona, un programma leggermente più breve era annunciato in circa due ore con un intervallo di venti minuti. Il programma romano include più Danze slave: è ragionevole prevedere l'uscita dopo le 22.
In quale sala dell'Auditorium si tiene il concerto?
Il concerto di Kissin e Schiff si tiene nella Sala Santa Cecilia, la più grande dell'Auditorium Parco della Musica, con 2.756 posti e un soffitto di 26 gusci in legno di ciliegio. Gran parte degli altri concerti della stagione da camera dell'Accademia, in autunno, è invece programmata nella Sala Sinopoli, più raccolta.
Kissin e Schiff hanno già suonato insieme?
Kissin e Schiff dovevano debuttare in duo al Festival di Salisburgo nel 2022, ma il concerto saltò per un infortunio di Kissin. La collaborazione è ripartita nel 2026 con una tournée europea che comprende, fra le altre tappe, Lisbona, Praga, Amburgo e la data romana del 9 novembre all'Auditorium.
Il consiglio finale su Kissin e Schiff
Le serate che restano non sono quelle dei programmi più spettacolari, ma quelle in cui si capisce qualcosa di nuovo. Kissin e Schiff a quattro mani sono questo: due maestri che rinunciano a una parte del proprio protagonismo per suonare musica nata per stare insieme. Comprate il biglietto presto, scegliete un posto da cui vedere le mani, arrivate in anticipo e ascoltate con attenzione l'Andante e Variazioni di Schumann. Se c'è un momento in cui la serata diventa memorabile, sarà lì.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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