Ceccano (FR)

Ceccano (FR) è un comune di circa ventiduemila abitanti della provincia di Frosinone, sistemato su un dosso calcareo che domina la media Valle del Sacco, fra i Monti Lepini e il gruppo degli Ausoni, a poco più di un'ora da Roma. In auto si esce dall'A1 a Frosinone e si scende verso Latina lungo la strada dei Monti Lepini, oppure si arriva dalla Casilina passando per Anagni e Ferentino: da Roma sono ottanta-novanta chilometri, un'ora e mezza scarsa con il traffico normale. In treno è ancora più semplice, ed è il modo che consiglio: la stazione di Ceccano è sulla linea Roma-Napoli via Cassino, la stessa che i pendolari chiamano FL6, servita da una quarantina di treni regionali al giorno con capolinea a Roma Termini, Cassino e Caserta; il viaggio da Termini dura poco più di un'ora, la fermata precedente venendo da Roma è Frosinone, e il biglietto regionale costa pochi euro (la tariffa esatta si legge sul sito del vettore, perché cambia con gli aggiornamenti tariffari regionali). La stazione ha biglietteria self-service, sottopasso con rampe, parcheggio per auto e bici. Chi arriva in macchina lascia l'auto nei parcheggi sotto il centro storico e sale a piedi: il borgo è tutto in salita, si gira solo camminando, e le scarpe contano più della mappa. Le chiese e il parco di Castel Sindici non costano nulla; il Castello dei Conti è di proprietà comunale e le visite sono curate dall'associazione Cultores Artium, con aperture legate al calendario di mostre, concerti e iniziative: prima di partire conviene contattare il Comune o l'associazione per sapere se il maniero è aperto nel giorno che avete scelto. Per il borgo bastano tre o quattro ore; con il santuario di Santa Maria a Fiume, la Badia dei Passionisti e una sosta a tavola si riempie una giornata intera.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Questa guida percorre Ceccano per intero: i due castelli, le sette chiese storiche una per una, l'archeologia di Fabrateria Vetus e della villa di Cardegna, la stazione dipinta, il calendario delle feste, la storia dei conti de Ceccano che per cinque secoli hanno tenuto in mano mezza Ciociaria. Se state costruendo un giro più ampio, il borgo si incastra bene con Alatri, Anagni e Ferentino.

Ceccano (FR)
Ceccano (FR)

Come arrivare a Ceccano (FR) e come muoversi una volta arrivati

In treno da Roma a Ceccano (FR)

La linea per Cassino è una delle poche ferrovie laziali che passa davvero dentro la storia: da Roma Termini attraversa la campagna a sud dei Colli Albani, tocca Colleferro, Anagni, Ferentino, Frosinone e poi scende lungo il Sacco. La stazione di Ceccano fu attivata nel 1862, con l'apertura del tratto Segni-Ceprano della vecchia ferrovia pontificia, e da allora non ha mai smesso di lavorare. Oggi ci si fermano una quarantina di regionali fra feriali e festivi. Il fabbricato viaggiatori è servito da un sottopasso con rampe, ha un parcheggio di interscambio per le auto e uno per le biciclette. Dalla stazione al centro storico ci sono un paio di chilometri in salita: a piedi si fanno, in una mezz'ora abbondante, ma con il caldo di luglio è una fatica inutile e conviene organizzarsi con un mezzo.

In auto, e dove si parcheggia a Ceccano (FR)

Da Roma la strada più veloce è l'autostrada del Sole fino a Frosinone, poi la provinciale verso Latina. Chi ha tempo e voglia di guardarsi intorno prende invece la Casilina e si ferma lungo la strada: la sequenza Anagni, Ferentino, Ceccano è uno dei tratti più densi di romanico e di mura poligonali che il Lazio possa offrire. Dentro il paese la viabilità è quella di un borgo di collina: strade strette, tornanti, sensi unici. Il centro storico si gira solo a piedi. Il consiglio pratico è lasciare l'auto nella parte bassa del paese e salire, mettendo in conto che tutto il giro si svolge fra i centoventi e i duecento metri di dislivello, con qualche scalinata.

Quanto tempo serve per visitare Ceccano (FR)

Tre ore per il nucleo antico: castello, Collegiata, San Sebastiano, San Nicola, i vicoli, il belvedere. Mezza giornata se si scende anche al santuario di Santa Maria a Fiume, che è fuori dal borgo, sulla riva del fiume. Una giornata piena se si aggiungono la Badia dei Passionisti e il parco di Castel Sindici, e se si pranza con calma. Nel fine settimana in cui il castello è aperto, il tempo raddoppia: le sale meritano la sosta lunga.

Il Castello dei Conti di Ceccano (FR): ottocento anni di potere e quattro secoli di carcere

Il Castello dei Conti è il motivo per cui si sale a Ceccano. Occupa il punto più alto del colle, quello che in origine era l'acropoli dell'abitato antico, e domina la valle con una vista che arriva fino al Monte Cacume e alle prime pendici dei Lepini. Il nucleo più vecchio è il mastio, una torre la cui fondazione la tradizione locale colloca intorno all'VIII secolo, cresciuta poi in una fortezza che era il centro politico e militare del Lazio meridionale. Le mura del castello corrispondevano grosso modo al perimetro dell'attuale piazza Camillo Mancini.

La rocca dei conti de Ceccano

Fra il X e il XV secolo il castello fu la capitale di una contea che si comportava come uno stato autonomo. I conti de Ceccano, di probabile origine germanica e imparentati con le grandi famiglie baronali romane, controllavano Amaseno, Giuliano di Roma, Prossedi, Pisterzo, Villa Santo Stefano, Carpineto, Patrica, Morolo, Supino, Maenza, Ninfa, Monte Cacume, Monteacuto, e per un certo periodo arrivarono a toccare Terracina. Avevano possedimenti parziali anche a Frosinone, Ceprano e Alatri. Chi guarda la carta capisce subito la logica: il castello sorge dove la valle del Sacco si stringe, sulla direttrice che collega Roma al Regno di Napoli. Chi teneva questo colle teneva la strada.

Il carcere: dal 1523 al 1973

La seconda vita del castello è quella che i visitatori non si aspettano. Estinta la famiglia comitale e passato il feudo ai Caetani e poi ai Colonna, la fortezza fu trasformata progressivamente in luogo di detenzione, e restò carcere per quattro secoli e mezzo, dal 1523 fino al 1973. Dentro si conservano l'aula in cui sedeva il tribunale dei Colonna e la piazza d'armi dove venivano eseguite le condanne. Alle celle sono legati due nomi molto diversi fra loro: Giovanni Battista Bugatti, il boia dello Stato Pontificio che i romani chiamavano Mastro Titta, e Teresa Numa, la ladra ciociara la cui vicenda entra nelle Memorie di una ladra di Dacia Maraini. Sui muri restano graffiti, date, nomi, disegni: la scrittura dei detenuti è la cosa più impressionante di tutta la visita, e vale il biglietto molto più di qualunque sala affrescata.

Il castello oggi

Il Comune acquistò l'immobile negli anni Novanta e avviò i restauri; dal 2012 la gestione delle aperture al pubblico è affidata all'associazione culturale Cultores Artium, che nelle sale organizza mostre, conferenze, concerti lirici e iniziative distribuite lungo tutto l'anno. È un modello che funziona: senza volontari formati, un castello comunale in un paese di ventimila abitanti resterebbe chiuso undici mesi su dodici. La mia opinione, netta: il Castello dei Conti è il monumento più sottovalutato della provincia di Frosinone, e lo è perché nessuno lo racconta come merita. Chi ha visto le fortezze dei Colonna e dei Caetani nel basso Lazio qui trova la stessa storia, con in più il capitolo carcerario che altrove manca del tutto.

Collegiata di San Giovanni Battista vista dal bastione del Castello dei conti de Ceccano
Collegiata di San Giovanni Battista vista dal bastione del Castello dei conti de Ceccano

Castel Sindici, il castello finto costruito dall'architetto del Vittoriano

A pochi passi dal centro storico, in mezzo ad alberi secolari, c'è un secondo castello che con il Medioevo non ha nulla a che vedere: Castel Sindici. Lo volle a fine Ottocento Stanislao Sindici, enologo e Cavaliere del Lavoro, e il progetto porta la firma di Giuseppe Sacconi, l'architetto marchigiano che a Roma stava lavorando al Vittoriano. Sacconi disegnò per Ceccano un edificio neogotico in candida pietra calcarea locale, con torri, merlature e finestre bifore: un castello dell'immaginazione, costruito quando i castelli veri erano ruderi da almeno tre secoli.

Le cantine e il vino Castel Sindici

La parte più interessante è quella che meno si vede. Nei locali seminterrati la famiglia aveva la cantina, con le grandi botti in ceramica in cui si produceva il bianco che portava il nome del castello, un vino paragonato al bianco di Frascati, premiato con otto medaglie d'oro, citato nella guida gastronomica del Touring Club Italiano del 1931 e portato all'esposizione di Bruxelles del 1935. Per un paese che oggi si racconta soprattutto come centro industriale della Valle del Sacco, ricordare che qui si faceva un bianco da esposizione universale non è un dettaglio: è la prova che la Ciociaria collinare, prima delle fabbriche, viveva di vigna e di olivo.

Il salotto, le SS, il parco

I piani superiori erano il salotto buono di una famiglia ricchissima, che ospitava artisti: i pittori romani Aurelio e Cesare Tiratelli passarono di qui, e la tradizione locale aggiunge il nome di Gabriele d'Annunzio, che però non trova per ora un riscontro documentario altrettanto solido. Nel 1928 l'edificio e il suo giardino furono dichiarati zona di interesse artistico nazionale. Nel 1943, con l'occupazione tedesca, la villa fu requisita e trasformata in comando militare: gli anziani del paese la ricordano come il quartier generale delle SS. Abitato dai discendenti Sindici fino ai primi anni Novanta, oggi è di proprietà comunale. L'interno non è visitabile; il parco intorno, con la sua vegetazione secolare, resta il posto migliore per guardare il profilo del centro storico e per capire come il colle si stacca dalla pianura. Opinione mia, senza giri di parole: il parco andrebbe curato molto meglio di come lo si trova, e il paese lo sa.

Le chiese di Ceccano (FR), una per una

Ceccano ha una densità di chiese storiche che sorprende chi arriva pensando a un paese industriale. Sono sette gli edifici che meritano la sosta, e per capirli serve tenere a mente due date: il 1196, quando la contea era all'apice e si costruiva in stile cistercense, e il gennaio 1944, quando i bombardamenti alleati cancellarono in poche settimane secoli di lavoro. Quasi tutto quello che si vede oggi è o medievale sopravvissuto o ricostruito con le pietre del medievale distrutto.

Il Santuario di Santa Maria a Fiume

Si trova fuori dal borgo, in basso, sulla riva del Sacco: la posizione dice già che nasce come chiesa di pellegrinaggio e di guado, non come parrocchia di paese. La tradizione la vuole edificata sui resti di un tempio romano legato a Faustina, moglie dell'imperatore Antonino Pio; la consacrazione è del 1196, per volere del conte Giovanni de Ceccano, e la celebrò lo zio cardinale Giordano. L'impianto è quello cistercense della zona, lo stesso mondo di Fossanova e di Valvisciolo, con le colonne romane di reimpiego a reggere le navate. Nell'Ottocento la chiesa fu riconosciuta monumento nazionale.

Poi arrivò la guerra. Il bombardamento del gennaio 1944 rase al suolo l'edificio e portò via il ciclo di pitture che la tradizione locale attribuiva alla scuola di Giotto, e che il conte Annibaldo avrebbe commissionato: attribuzione mai verificabile su base documentaria, oggi definitivamente perduta insieme agli affreschi. La ricostruzione, condotta negli anni Cinquanta recuperando dove possibile i materiali originali, si chiuse con la nuova consacrazione nel 1958. Dell'arredo antico si salvarono il pulpito, l'acquasantiera e una Madonna lignea medievale, che restano gli oggetti da guardare per primi. Il santuario è officiato dai Padri Passionisti. Il 23 agosto vi si tiene la fiera di San Giacomo, e la festa della Madonna cade in maggio.

Santa Maria del Fiume - Ceccano (FR)
Santa Maria del Fiume - Ceccano (FR)

La Collegiata di San Giovanni Battista

È la chiesa madre di Ceccano, il centro dell'attività liturgica del paese, e c'era già nel 1196. Le incursioni e i rifacimenti ne hanno cambiato più volte la struttura. Fu consacrata nel 1767 con la facciata rivolta dove oggi c'è l'abside: nei primi anni del Novecento l'edificio venne letteralmente girato, spostando l'ingresso sulla piazza San Giovanni, dove si trova adesso. È un'operazione che si legge ancora nella pianta, e che da sola spiega quanto il centro storico si sia riorganizzato in età contemporanea.

Dentro c'è molto da guardare. Appena entrati, sulla sinistra, la cappella del tesoro conserva messali del Quattrocento e reliquiari. Lungo una navata si aprono tre altari, dedicati alla Natività, alla Madonna della Consolazione e a Sant'Antonio da Padova; sull'altra si trovano gli altari dell'Addolorata, quattrocentesco, e della Madonna del Rosario. All'altare maggiore si trovano il coro ligneo intagliato e la pala con il martirio di san Giovanni Battista: la tradizione locale la assegna a Luca Signorelli o alla scuola di Guido Reni, due nomi che stilisticamente vanno in direzioni opposte, e in mancanza di uno studio pubblicato conviene registrare l'attribuzione come incerta. Ai lati dell'altare la statua del Battista e un Crocifisso quattrocentesco. Nella cappella del Santissimo Sacramento riposa il cardinale Tommaso Pasquale Gizzi, ceccanese, segretario di Stato di Pio IX: morto a Lenola nel 1849 e sepolto a Roma, fu traslato qui nell'ottobre del 1992. In sacrestia sopravvive un ciclo di affreschi medievali del XII secolo, in parte rovinati: chiedete di vederli, perché è la cosa più antica dell'edificio e nessuno la segnala.

La Chiesa di San Nicola

Duecento metri di vicolo e si cambia epoca. San Nicola è del XII secolo, gotico-romanica, e sulle colonne conserva iscrizioni in caratteri di tradizione longobarda che registrano la data dei lavori e il nome del conte che li commissionò: un documento epigrafico raro, in un paese dove la guerra ha portato via quasi tutto. Sulla facciata guardate il portale duecentesco, decorato con piccole sculture, e l'edicola con l'immagine della Madonna della Foresta. All'interno l'opera migliore è l'affresco settecentesco dell'Addolorata. La chiesa fu danneggiata dai bombardamenti del 1944 e riparata; il titolo di badia sopravvive nella figura dell'abate-parroco, che nel paese ha ancora un ruolo riconosciuto.

La Chiesa di San Sebastiano

In piazza del Comune, ed è la chiesa che racconta meglio il rapporto fra Ceccano e la grande politica ecclesiastica. La fece costruire nel 1350 il cardinale Annibaldo IV de Ceccano, l'uomo che aprì il Giubileo di quell'anno per conto del papa avignonese, e la affidò ai frati minori francescani. Abbandonata nel Quattrocento, fu ricostruita in forme barocche intorno alla prima metà del Seicento; nell'Ottocento passò alle suore di carità, che la lasciarono nel 1969. Chiusa per anni, riaprì dopo un grande restauro il 19 gennaio 1980.

Ha una navata unica con due altari laterali: a sinistra un affresco con le Stigmate di san Francesco, a destra, in un altare anticamente dedicato al Sacro Cuore, una Natività dei primi del Seicento. Nella zona absidale sopravvive una volta a crociera, unico brandello della costruzione gotica trecentesca, e sotto la volta c'è l'iconostasi con stucchi e affreschi ottocenteschi che incornicia la statua cinquecentesca di san Sebastiano. Il 20 gennaio, il pomeriggio, la statua viene portata nella Collegiata per la messa cantata: la festa era stata soppressa e si celebra di nuovo, in forma ridotta, dal 1982.

La Chiesa della Madonna della Pace

Piccola, defilata, anticamente fuori le mura. Risale al Seicento e per un periodo servì da lazzaretto, il che spiega la posizione appartata: le epidemie si tenevano lontano dall'abitato. Dentro c'è una tavola seicentesca con la Natività del Signore, rovinata dall'umidità, che meriterebbe un intervento serio. La chiesetta è stata restaurata nel maggio del 2011 per iniziativa dell'abate-parroco di San Nicola. La prima domenica di ottobre qui si celebra la messa della Madonna della Pace, mentre per le vie del quartiere si tiene la fiera.

La Chiesa di San Rocco

Lungo la strada per Frosinone, cinquecentesca, in origine dedicata alla Madonna di Loreto. Cambiò intitolazione durante la peste che colpì Ceccano a metà del Seicento, quando il paese si affidò a san Rocco come facevano tutte le comunità dell'Italia centrale. All'interno c'è una bella iconostasi con le statue di san Rocco, della Madonna di Loreto e di san Vito. Proprio la statua di san Vito era al centro di una festa antica, il 15 giugno, in cui i ceccanesi ballavano e pregavano attorno al santo per ottenere grazie: uno di quei riti a metà fra devozione e coreutica popolare che gli etnografi ottocenteschi trovavano in mezza Ciociaria e che oggi sono quasi tutti spariti. La mattina del 16 agosto, alle sette, la statua di san Rocco viene portata nella Collegiata, dove alle nove si celebra la messa solenne; torna nella sua chiesa l'ultima domenica di settembre, alle sedici.

La Badia dei Passionisti, Santa Maria de Corniano

Fuori dal paese, l'abbazia dedicata a Santa Maria de Corniano fu fondata da san Paolo della Croce, il fondatore dei Passionisti, e nella chiesa si conservano le spoglie del beato Grimoaldo Santamaria. La sua storia si riassume in poche righe e resta addosso: Ferdinando Santamaria nasce a Pontecorvo il 4 maggio 1883, entra in noviziato a sedici anni, il 15 febbraio 1899, e muore a Ceccano il 18 novembre 1902, a diciannove anni, per una meningite fulminante mentre studiava per il sacerdozio. Sepolto nel cimitero di Ceccano, fu traslato nella Badia nell'ottobre del 1962; dichiarato venerabile il 14 maggio 1991, venne beatificato da Giovanni Paolo II il 29 gennaio 1995. La memoria liturgica cade il 18 novembre e la Badia in quei giorni si riempie. I ceccanesi sono legati ai Passionisti anche per un motivo laico: durante la seconda guerra mondiale i padri aiutarono la popolazione sfollata, e in un paese bombardato trentotto volte questo non si dimentica.

Le altre chiese del calendario ceccanese

Il tessuto devozionale del paese non finisce con i sette edifici maggiori. La chiesa della Madonna de Loco custodisce la statua di sant'Antonio da Padova, festeggiato il 13 giugno, quando l'abate di San Nicola benedice il pane del santo. Nella chiesa di San Nicola si celebra la festa di san Nicola l'8 e il 9 maggio, con la processione della sera dell'8: una festa recente, non medievale. La chiesetta di Santa Lucia, presso il ponte, la sera del 13 dicembre manda in processione la santa per le vie del borgo vicino. E la chiesa di San Pietro, rasa al suolo dai bombardamenti del 1944 insieme a Santa Maria a Fiume, oggi è un'assenza: quando si ricostruisce un paese, la lista di quello che non è tornato conta quanto quella di quello che si è salvato.

L'archeologia di Ceccano (FR): Fabrateria Vetus, la villa di Cardegna, il santuario protostorico

Prima del castello e prima delle chiese, qui c'era una città volsca. Ceccano è identificata con Fabrateria Vetus, centro già esistente nel 330 a.C. lungo le rive del fiume che i Romani chiamavano Trerus o Tolerus e che oggi si chiama Sacco. L'identificazione non nasce da una tradizione campanilistica: si fonda su iscrizioni rinvenute nel territorio comunale fra il Settecento e l'Ottocento, e regge ancora. Il mutamento del nome, secondo lo storico locale Michelangelo Sindici, sarebbe avvenuto nel VII secolo in onore di Petronio Ceccano, console di Campagna, padre di papa Onorio I: qui siamo nel campo della tradizione erudita, non del documento, e conviene dirlo.

La villa romana di Cardegna

Durante i lavori per la linea ferroviaria ad alta velocità, in un sito che i ceccanesi conoscevano da sempre, sono emersi i resti di una grande villa patrizia di età imperiale, in località Cardegna, a valle del paese lungo il Sacco. È una struttura importante, con pavimenti musivi studiati e pubblicati in sede scientifica, e con una conduttura in pietra che serviva l'edificio come un piccolo acquedotto privato: guardarla fa capire quanta acqua consumasse una residenza signorile romana e quanto la valle fosse ricca. Sulla proprietà circola da anni l'ipotesi che la villa appartenesse all'imperatore Antonino Pio: è una suggestione fondata sulla presenza nella zona della famiglia imperiale e sul tempio di Faustina di cui parla la tradizione locale, non su un'iscrizione che lo dimostri. Dopo lo scavo il sito è stato ricoperto e oggi non si visita. È un peccato serio e lo dico senza diplomazia: un complesso di questa qualità, in una provincia che di turismo culturale vive poco, meriterebbe un progetto di valorizzazione invece di un ritombamento e di un prato.

Il santuario protostorico e il colle sacro

Sempre in occasione dei lavori sulla linea veloce è tornato alla luce un santuario protostorico, che retrodata di molto la frequentazione religiosa della zona rispetto ai Volsci storici. Chi vuole inquadrare la preistoria di questa parte di Ciociaria trova il contesto giusto al Museo Preistorico di Pofi, a una manciata di chilometri, dove i reperti della valle del Sacco sono esposti e spiegati bene.

Il parco astronomico-naturalistico di Ceccano (FR)

Sul versante di una ex cava, lungo la via Morolense, la Regione Lazio finanziò anni fa un intervento che nasceva come bonifica e messa in sicurezza di un pendio franoso: gabbionate, reti corticali, tiranti, disgaggio dei massi in equilibrio precario sopra la strada. Mentre si lavorava sulle carte topografiche, i progettisti si accorsero di una cosa curiosa. Il dosso su cui sorge Ceccano è posizionato in modo tale che, all'inizio della primavera e dell'autunno, un osservatore piazzato lassù vede il Sole tramontare esattamente dietro la cima del Monte Cacume, che si trova a occidente. Il Cacume ha un profilo inconfondibile, una punta quasi triangolare: per le popolazioni antiche poteva funzionare come la lancetta di un orologio cosmico, un riferimento fisso per registrare il ciclo delle stagioni.

Da quell'osservazione, unita alla presenza sul dosso di massi calcarei adatti a costruire allineamenti e alla vicinanza di un'area fluvio-lacustre favorevole agli insediamenti stabili, nacque l'ipotesi del colle ceccanese come centro neolitico sacro-astronomico. Ipotesi, appunto, non tesi dimostrata. Su quella base fu progettato un parco astronomico-naturalistico con percorsi didattici sulla misura del tempo nella storia dell'uomo: orologi solari, quadranti e allineamenti astronomici in pietra e in lastra marmorea, sentieri naturalistici, un'area di birdwatching. Il parco è chiuso da molti anni, in attesa di interventi di riqualificazione. Chi arriva a Ceccano contando di visitarlo resta a bocca asciutta: meglio saperlo prima e mettere in programma il tramonto dal bastione del castello, che l'allineamento con il Cacume lo mostra comunque.

Ceccano (FR)
Ceccano (FR)

La stazione dipinta: l'ecostazione di Ceccano (FR)

Chi attraversa la Valle del Sacco in treno, lungo la linea per Cassino, a un certo punto vede passare un'esplosione di colore: è la stazione di Ceccano. Sul fabbricato viaggiatori, dal 2007, c'era un grande murale realizzato da Alberto Spaziani su commissione del Centro Studi Tolerus, intitolato Territorio vivente e censito nel registro regionale della street art laziale. Dal lato dei binari il disegno esprimeva il desiderio che il Sacco tornasse allo splendore di un tempo, il fiume che l'industria della valle ha maltrattato per decenni; la facciata era divisa in tre settori, dedicati all'armonia, alla conflittualità e all'interazione fra uomo e natura.

Il fabbricato ospita dal 2005, grazie a un comodato d'uso gratuito concesso da Rete Ferroviaria Italiana, l'ecostazione: un centro di documentazione ambientale con biblioteca tematica aperta alla cittadinanza, spazio espositivo, sala conferenze, laboratorio didattico e sala multimediale. I volontari del Centro Studi Tolerus organizzano percorsi naturalistici nella valle del fiume e attività con le scuole della zona, e il laboratorio è riconosciuto come centro di educazione ambientale della Provincia di Frosinone. Prendere una piccola stazione destinata al degrado e trasformarla in un presidio culturale è un'operazione che nel Lazio è riuscita poche volte: qui ha funzionato, e RFI l'ha portata come esempio nei propri documenti sulla rigenerazione delle stazioni.

Una novità va detta a chi arriva adesso: il fabbricato è interessato da lavori di riqualificazione avviati da Rete Ferroviaria Italiana, e l'intonaco su cui era dipinto il murale si stava distaccando. L'opera è stata rimossa per consentire il cantiere, con l'impegno pubblico del Comune e di RFI a riprodurla fedelmente al termine dei lavori. Chi scende a Ceccano in questa fase potrebbe quindi trovare una facciata bianca al posto dei colori: non è un abbandono, è un cantiere.

La storia di Ceccano (FR), dai Volsci al Novecento industriale

Volsci, Romani, Longobardi

La città volsca di Fabrateria Vetus controllava il guado del Sacco e la strada verso il sud. In età romana la valle si riempie di ville e di impianti produttivi, e il nome del fiume, Trerus, entra nella geografia latina. Dopo la fine dell'impero arriva l'ondata longobarda: la rocca di Ceccano viene conquistata al tempo del re Astolfo, intorno al 750, e da quel momento il colle assume il valore strategico che manterrà per otto secoli, perché si trova sul margine meridionale dei possedimenti della Chiesa, in una fascia dove il potere pontificio confina con il mondo napoletano.

Alla stessa età altomedievale appartiene una delle memorie a cui i ceccanesi tengono di più: la nascita in paese di san Silverio, papa dal 536 al 537, figlio di papa Ormisda, deposto e morto in esilio a Ponza. Che sia nato nella contrada di Campo Troiano, l'odierna Cantinella, lo scrive papa Gregorio XVI nella bolla con cui elevò a collegiata la chiesa di San Giovanni Battista, e su questa base il paese lo rivendica; altre tradizioni lo dicono nato a Frosinone. Registriamo la tradizione per quello che è, senza spacciarla per dato acquisito.

I conti de Ceccano, cinque secoli di potere

Fra il 900 e il 1450 il paese è dominato dai conti de Ceccano, famiglia di probabile provenienza germanica, imparentata con la grande nobiltà romana. Nel 915 i ceccanesi ebbero un ruolo importante nella battaglia del Garigliano, quando la coalizione voluta dal papa distrusse la base saracena che minacciava Roma e il basso Lazio. Già nel X secolo la contea contava nella curia: il conte Amato è ricordato come benefattore dell'abbazia di Montecassino, e nel 1099 Gregorio de Ceccano era fra i cardinali più potenti della Chiesa. Un altro Gregorio, conte, nel 1104 scortò con i suoi uomini papa Pasquale II nel viaggio verso il Sorano.

Nel 1168 i ceccanesi inflissero una dura sconfitta alle truppe papali guidate dall'arcivescovo di Magonza, Corrado, schierato con Alessandro III dopo che Federico Barbarossa lo aveva sostituito con Cristiano: un episodio che dice bene quanto la contea sapesse muoversi dentro lo scontro fra impero e papato, cambiando campo quando conveniva.

Il cardinale Stefano e il miracolo di san Domenico

Fra i personaggi della famiglia il primo da ricordare è il cardinale Stefano, già abate a Fossanova, camerlengo di Innocenzo III, creato cardinale nel 1206, fra i fondatori dell'abbazia di San Galgano in Toscana e benefattore delle case domenicane di Sora e di Terracina, con riconoscimenti perfino dal re d'Inghilterra Giovanni Senza Terra. A lui è legato l'episodio più celebre della memoria ceccanese: il 27 febbraio 1219, secondo la narrazione di padre Pierantonio da Trevi, san Domenico di Guzman, celebrando messa nella chiesa di San Sisto sull'Appia, si sarebbe elevato da terra durante l'elevazione e, finita la messa, avrebbe richiamato in vita un cavaliere caduto poco prima da cavallo in quella stessa strada. Il cavaliere era Napoleone de Ceccano, nipote del cardinale Stefano, presente al fatto. Tutti gli agiografi di san Domenico riportano il miracolo: è materia di devozione, non di cronaca verificabile, ma spiega quanto la famiglia fosse dentro la storia religiosa del secolo.

Il conte Giovanni, Morolo e i quattrocentoventiquattro

Il conte Giovanni, nominato cavaliere dall'imperatore Enrico e giurata fedeltà a Innocenzo III nel 1200, è il fondatore della chiesa di Santa Maria a Fiume e l'ispiratore della celebre Cronaca di Fossanova, scritta dal suo notaio Benedetto. La sua vicenda militare è brutale. Il 23 maggio 1216 Ruggero dell'Aquila, conte di Fondi, invase la contea ceccanese; raggiunto dalle truppe di Ceccano nei pressi di Castro-Vallecorsa, fu sconfitto e dovette rinunciare all'espansione. Il 18 settembre dello stesso anno Giovanni guidò l'assalto alla fortezza di Morolo, per i contrasti con i Colonna che avevano appoggiato Ruggero: Morolo fu conquistata e bruciata, i Colonna presi prigionieri, e quattrocentoventiquattro morolensi furono giustiziati. Un numero che nelle guide non si legge quasi mai, e che da solo racconta cosa fosse una guerra fra baroni nel Lazio del Duecento.

Il cardinale Annibaldo, il Giubileo del 1350 e Petrarca

Il personaggio più internazionale della casata è il cardinale Annibaldo de Ceccano, già arcivescovo di Napoli, uno dei protagonisti della corte avignonese. Diplomatico di mestiere, fu mandato più volte a dirimere controversie fra i sovrani d'Europa: tentò una mediazione fra Inghilterra e Francia in piena Guerra dei cent'anni e ottenne almeno una tregua, per quanto breve; in Ungheria mediò un accordo fra il sovrano magiaro e la regina di Napoli; gli fu affidato l'incarico di risolvere il problema politico rappresentato da Cola di Rienzo. Nel 1350, durante la cattività avignonese, fu lui a essere inviato a Roma dal papa per aprire il Giubileo. Ebbe contatti con Francesco Petrarca, e la tradizione locale gli attribuisce la committenza di lavori a Giotto per la chiesa di Santa Maria a Fiume. La famiglia diede alla Chiesa sei cardinali e importanti cavalieri dell'Ordine di Malta; fra questi Teobaldo, tra le cui braccia, a Fossanova, morì Tommaso d'Aquino, parente dei conti ceccanesi perché sua nipote Francesca aveva sposato il conte Annibaldo.

La fine della contea e i secoli spagnoli

Nel 1324, in piena cattività avignonese, il conte Francesco de Ceccano conquistò Alatri e la occupò per trentacinque anni, creando di fatto uno stato di guerra contro la Chiesa. L'ultimo dei de Ceccano si può considerare il cavaliere gerosolimitano Stefano, ricordato negli archivi vaticani come frater S. Ioannis de Hierusalem e individuato di recente come Gran Priore di Roma nei primi anni del Quattrocento. Estinta la famiglia, il feudo passò per eredità femminile ai Caetani; nel 1501 Alessandro VI lo concesse a Rodrigo Borgia, e con la caduta dei Borgia nel 1504 finì, insieme alla contea di Fondi, a Prospero Colonna, che lo trasmise alla sua famiglia. Il primo Statuto comunale risale ai primi anni del Seicento e fu concesso da Marcantonio Colonna, discendente dell'eroe di Lepanto e conte di Ceccano.

L'Ottocento dei Berardi e dei cardinali

Nell'Ottocento il marchese Filippo Berardi acquistò i beni dei Colonna e divenne in pochi anni il vero padrone del paese. Nominato senatore del Regno, fu l'artefice del passaggio della ferrovia e il promotore dei primi insediamenti industriali del territorio: la stazione, attivata nel 1862, è figlia di quella stagione. Il secolo diede a Ceccano anche due cardinali di primo piano: Giuseppe Berardi, fratello del marchese, e soprattutto Tommaso Pasquale Gizzi, nato in paese il 22 settembre 1787. Sacerdote dal 1810, laureato in legge alla Sapienza, uditore di nunziatura a Lucerna e a Monaco, incaricato d'affari presso il Regno di Sardegna, internunzio a Bruxelles, legato ad Ancona, fu creato cardinale in pectore da Gregorio XVI nel 1841 e pubblicato nel 1844. Pio IX lo nominò segretario di Stato il primo agosto 1846, all'inizio della stagione riformatrice: sotto di lui arrivarono l'allentamento della censura sulla stampa, nel marzo 1847, e la Consulta di Stato, in aprile. Si dimise il 6 luglio 1847, quando il moto liberale prese una velocità che la Curia non voleva reggere. Morì a Lenola il 3 giugno 1849, mentre a Roma agonizzava la Repubblica Romana.

Il Novecento: le bombe e le fabbriche

Nel 1927 Ceccano passò dalla provincia di Roma a quella di Frosinone, appena istituita. Durante il ventennio arrivarono l'acquedotto e il campo sportivo, e si insediarono le prime fabbriche, fra cui la Bombrini Parodi Delfino, che nel 1939 acquistò terreni in zona. Fu anche la ragione della catastrofe successiva: dal 3 novembre 1943 al 31 maggio 1944 il paese subì trentotto incursioni aeree angloamericane, che rasero al suolo il santuario di Santa Maria a Fiume, monumento nazionale, e la chiesa di San Pietro, e danneggiarono la medievale San Nicola. I bombardamenti colpirono anche la popolazione civile. Nella fase finale della guerra il territorio conobbe le violenze delle truppe coloniali francesi che l'Italia centro-meridionale ricorda con il nome di marocchinate. Alla città è stata riconosciuta la medaglia d'argento al merito civile.

Il dopoguerra ribaltò la scena. Con l'apertura dell'Autostrada del Sole nel 1962 e l'istituzione del nucleo di industrializzazione della Valle del Sacco nel 1963, a Ceccano si insediarono la Snia Viscosa, la Permaflex, l'Italbed, la Mallory Timers Continental, la Prinz Brau, gli accumulatori APD, la SIGME. Nel 1969 si contavano ventisei industrie e cinquemila addetti; fra il 1951 e il 1969 il reddito crebbe a ritmi che oggi sembrano irreali. Poi, a fine secolo, le chiusure. Nel 2015 sul territorio operavano milleduecentosettantotto imprese con tremilaquattrocentosettantaquattro addetti. Resta viva la tradizione artigiana per cui i ceccanesi erano famosi: la sartoria e l'ebanisteria. Molti sarti del paese hanno lavorato nel Novecento nelle grandi sartorie romane e francesi, e diversi ebanisti sono passati dalle migliori botteghe di Roma. Chi cerca il mobile in stile o l'abito su misura, in Ciociaria, prima o poi finisce a Ceccano.

Ceccano (FR)
Ceccano (FR)

Le feste e il folclore di Ceccano (FR), mese per mese

Il calendario ceccanese è fitto e sopravvive quasi tutto. Vale la pena leggerlo per intero prima di scegliere la data della visita, perché il paese cambia faccia nei giorni di festa.

Inverno: san Sebastiano, santa Lucia, il Carnevale

Il 13 dicembre, la sera, la statua di santa Lucia esce dalla chiesetta presso il ponte e gira per le vie del borgo vicine alla chiesa. Il 20 gennaio, nel pomeriggio, la statua di san Sebastiano viene traslata nella Collegiata di San Giovanni Battista, dove si canta la messa: la festa era stata interrotta e fu ripristinata in forma ridotta nel 1982. Il Carnevale ceccanese si celebra con i festeggiamenti in maschera la domenica che precede il Carnevale.

Primavera: il Venerdì Santo, san Nicola, la Madonna a Fiume

La sera del Venerdì Santo, alle 20.30, parte la processione del Cristo Morto e dell'Addolorata: attraversa tutto il centro storico al buio, esce dalle mura, scende lungo le vie principali del centro urbano e rientra nella Collegiata. È la cosa più bella dell'anno ceccanese, e chi ha visto le processioni notturne del basso Lazio sa che non è una frase di circostanza: il borgo medievale senza luci, in salita, con il rumore delle scarpe sul selciato, è un'esperienza diversa da qualunque visita diurna. L'8 e il 9 maggio si celebra san Nicola, con la processione della sera dell'8 nella chiesa omonima. In maggio si tiene la festa di Santa Maria del Fiume nel suo santuario: in occasioni particolari, l'ultima nel 2014, la statua della Vergine viene portata in processione nel centro urbano. Fra maggio e giugno, alle 20.30, il Santissimo Sacramento esce dalla Collegiata per la processione del Corpus Domini fino alla chiesa di San Nicola, con le soste davanti alle chiese principali del centro.

Estate: sant'Antonio, il patrono, la Sagra dei Colli, san Rocco, san Giacomo

Il 13 giugno è la festa di sant'Antonio da Padova, molto sentita, celebrata nella chiesa della Madonna de Loco dove si venera la statua del santo: in quell'occasione l'abate di San Nicola benedice il pane di sant'Antonio. Dal 22 al 25 giugno si celebra il patrono, san Giovanni Battista: la mattina del 23 la statua viene intronizzata sulla macchina processionale ottocentesca e riceve l'omaggio delle autorità civili, la sera si canta la messa e parte la processione; il 24 alle undici c'è la messa solenne con il rito della cresima, la sera il concerto in piazza, e per tutti i giorni la fiera di merci lungo le vie principali. In estate arriva anche la Sagra dei Colli, la grande festa enogastronomica ceccanese, che mette in tavola la cucina ciociara e riempie il paese per più giorni. Il 16 agosto, alle sette del mattino, la statua di san Rocco parte dalla chiesa sulla strada per Frosinone verso la Collegiata, dove alle nove si tiene la messa solenne; i festeggiamenti civili vanno dal 15 al 17 agosto, e il santo torna nella sua chiesa l'ultima domenica di settembre. Il 23 agosto, al santuario di Santa Maria a Fiume, si tiene la fiera di San Giacomo.

Autunno: san Pio, la Madonna della Pace, il beato Grimoaldo

Il 23 settembre la statua di san Pio da Pietrelcina, custodita nella cappella di Sant'Antonio da Padova in San Giovanni, esce in processione per le vie del centro. La prima domenica di ottobre è il giorno della Madonna della Pace: messa nella chiesetta, fiera per le vie del quartiere. Il 18 novembre, alla Badia dei Passionisti, si celebra il beato Grimoaldo, e la comunità si ritrova intorno al suo giovane beato.

La musica: un paese che ha fatto rock sul serio

C'è un capitolo del Novecento ceccanese che nessuna guida racconta e che a me diverte molto. Fra il 1989 e il 2000 qui si è tenuto Odori Sotterranei, il primo festival rock della provincia di Frosinone. Da allora il paese non ha smesso: dal 2001 l'IndieGesta Music Festival e il Woman and Blues Festival, dal 2003 L'Imboscata, dal 2004 IndieJazz, e fra il 2003 e il 2009 Etnika Rock, che a Ceccano ha portato sul palco gruppi internazionali come i Misfits e gli OK Go. Il vecchio Cinema Italia, di proprietà comunale, è diventato l'Auditorium autogestito dall'associazione culturale IndieGesta, che lo ha trasformato in officina delle arti e della musica. In un paese di ventimila abitanti della Ciociaria interna, un circuito musicale così è un fatto raro, e va detto.

Cosa si mangia a Ceccano (FR)

La cucina è quella ciociara della media valle, contadina e senza fronzoli. La pasta di casa comanda: fini fini, sagne, gnocchi, con i sughi lunghi di carne o con i legumi. Il maiale è la dispensa dell'anno, fra salsicce, ventricina e conserve sott'olio. Sulle colline intorno si fa olio extravergine di buona qualità, e il vino della zona, che a fine Ottocento arrivava alle esposizioni internazionali, oggi vive di produzioni piccole. Nella stagione giusta cercate le erbe di campo e i carciofi. Non faccio nomi di locali, perché un elenco di trattorie invecchia in fretta e mandare qualcuno a mangiare in un posto chiuso da tre anni è un dispetto: chiedete al bar del corso, la risposta dei ceccanesi è affidabile. La Sagra dei Colli, d'estate, è il modo più rapido per assaggiare in una sera quello che negli altri mesi si rincorre per giorni.

Ceccano (FR) con i bambini

Il castello funziona benissimo con i ragazzini, a patto di raccontarlo: il mastio, le celle, i graffiti dei detenuti, il boia dello Stato Pontificio. Le storie di prigione tengono attaccati anche gli adolescenti più svogliati. Il parco di Castel Sindici dà spazio per correre all'ombra di alberi grandi. La stazione, con il laboratorio dell'ecostazione e le attività ambientali dei volontari, è un'idea intelligente per una scolaresca. Il centro storico invece è tutto in salita e in scale: con il passeggino si soffre, con i bimbi che camminano no. Se organizzate una gita di gruppo o una visita scolastica, avere un accompagnatore professionista fa la differenza fra una passeggiata e una lezione: la rete di accompagnatori turistici certificati di TourLeaderPro lavora su tutto il Lazio e in Ciociaria conosce bene il territorio.

Accessibilità a Ceccano (FR)

Sono onesto sui limiti: il borgo antico è un colle con vicoli stretti, scalinate e pendenze forti, e in sedia a rotelle il giro completo non è praticabile in autonomia. La stazione ferroviaria è dotata di sottopasso con rampe e di parcheggio. Il santuario di Santa Maria a Fiume, che si trova in basso e su terreno pianeggiante, è la meta più raggiungibile per chi ha difficoltà motorie, insieme al parco di Castel Sindici. Per il castello e per le chiese del centro conviene telefonare prima e chiedere: le associazioni che curano le aperture sanno indicare l'ingresso migliore e, quando è possibile, organizzarsi.

Quanto costa visitare Ceccano (FR) e come si risparmia

Poco, ed è uno dei motivi per cui questo borgo merita una domenica. Le chiese non chiedono biglietto; il parco di Castel Sindici è aperto; il belvedere sul castello e le vie del centro storico non costano nulla. La spesa vera è il viaggio: il regionale da Roma costa pochi euro e permette di lasciare l'auto a casa, che in un paese di collina è già un vantaggio. Chi viene in giornata dalla capitale può abbinare Ceccano a un'altra fermata della stessa linea, per esempio Ferentino o Anagni, senza spendere quasi niente in più. Il costo dell'ingresso al Castello dei Conti dipende dal tipo di apertura e dall'iniziativa in corso: si chiede al Comune o all'associazione che gestisce le visite.

Cosa vedere intorno a Ceccano (FR)

Il paese è al centro di una delle aree più dense di storia del Lazio meridionale, e in mezz'ora di auto si arriva ovunque. Verso nord ci sono Ferentino con le sue mura e il teatro romano, Anagni con la cripta della cattedrale, Alatri con l'acropoli in opera poligonale, Veroli, Fumone con il castello che vide morire Celestino V, Fiuggi con le terme. Verso ovest si valicano i Monti Lepini e si scende su Priverno, Sermoneta e il Giardino di Ninfa. Verso sud la linea ferroviaria porta a Cassino e all'Abbazia di Montecassino; verso est ci sono Isola del Liri con la cascata in mezzo al paese, Arpino, Collepardo. Chi costruisce un itinerario di più giorni con base a Roma trova una selezione ragionata di gite in giornata nelle guide sui day trips di ItalyPlanner, e per il quadro regionale d'insieme c'è la guida al Lazio in inglese, utile se accompagnate amici stranieri.

Quando andare a Ceccano (FR) e quando evitarlo

Primavera e autunno, senza esitazioni. Aprile, maggio, ottobre: la luce sulla valle è la migliore, il verde intorno al castello regge, il caldo non punisce la salita. L'estate ciociara è pesante, con massime che sfiorano i trentatré gradi, e il colle non offre ombra: se venite in luglio o in agosto, muovetevi prima delle dieci e dopo le diciassette, e usate le ore centrali per il pranzo. L'inverno è freddo, con minime spesso sotto lo zero, e ogni tanto arriva la neve: nel febbraio del 2012 ne caddero oltre cinquanta centimetri, con danni seri. Da evitare, se cercate calma: i giorni della festa patronale di fine giugno e quelli della Sagra dei Colli, quando il paese è pieno e i parcheggi spariscono. Da cercare, invece, se volete vedere Ceccano viva: esattamente gli stessi giorni. Dipende da che tipo di viaggiatore siete, e vale la pena decidere prima.

Una curiosità su Ceccano (FR)

Il castello che oggi si visita come monumento medievale ha passato più tempo a fare il carcere che a fare la reggia. La contea dei de Ceccano governò da qui per circa cinque secoli, dal X al XV; il periodo carcerario va dal 1523 al 1973, ed è quindi lungo quattro secoli e mezzo, quasi ininterrotti. Vuol dire che per la stragrande maggioranza dei ceccanesi vissuti fra il Cinquecento e gli anni Settanta del Novecento, quel profilo in cima al colle non era il simbolo di un passato glorioso: era la prigione. Le nonne del paese ricordano ancora i parenti dei detenuti che salivano con i pacchi.

Dentro, le celle conservano graffiti, date, nomi e disegni incisi o scritti sull'intonaco: una scrittura di prigionia stratificata su secoli, del tipo che in Italia si conserva in pochissimi luoghi. Fra le figure legate al carcere ci sono Giovanni Battista Bugatti, il boia pontificio conosciuto come Mastro Titta, e Teresa Numa, la ladra la cui vicenda entra nelle Memorie di una ladra di Dacia Maraini. Aggiungete che il tribunale dei Colonna sedeva in una sala del castello e che la piazza d'armi serviva per le esecuzioni, e capite che questo non è un castello da fiaba: è un edificio che ha amministrato la giustizia e la pena su un pezzo di Lazio per mezzo millennio. La curiosità vera, per me, è un'altra: la ristrutturazione degli anni Novanta non ha cancellato quella memoria, e chi guida le visite la racconta senza imbarazzo. In molti castelli italiani il capitolo carcerario viene nascosto sotto il tappeto perché rovina la cartolina. Qui no, ed è il motivo per cui la visita vale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Ceccano (FR)

Che il vino di Ceccano è arrivato all'esposizione internazionale di Bruxelles nel 1935, e che a produrlo era un castello finto costruito dall'architetto del Vittoriano. Nessuno lo racconta, eppure è la storia più sorprendente del paese. Stanislao Sindici, enologo e Cavaliere del Lavoro, a fine Ottocento chiamò Giuseppe Sacconi, il progettista del monumento a Vittorio Emanuele II a Roma, e gli commissionò un edificio neogotico in pietra calcarea locale, con l'aspetto di una rocca medievale e la funzione, nei seminterrati, di cantina. Da quelle botti in ceramica usciva un bianco che i cataloghi dell'epoca paragonavano al Frascati, premiato con otto medaglie d'oro e citato nella guida gastronomica del Touring Club Italiano del 1931.

La seconda parte della storia è meno lieta e altrettanto poco raccontata. Nel 1928 la villa e il suo giardino furono dichiarati zona di interesse artistico nazionale. Quindici anni dopo, nel 1943, l'occupazione tedesca requisì l'edificio e ne fece un comando militare: in paese lo si ricorda come il quartier generale delle SS. La famiglia Sindici ci abitò fino ai primi anni Novanta; poi la proprietà passò al Comune. Oggi l'interno non è visitabile e il parco, con la sua vegetazione secolare, è aperto ma avrebbe bisogno di cure ben maggiori. Chi entra nel giardino e guarda il profilo del castello contro il colle del borgo antico vede in un colpo solo due idee opposte di potere: quella vera del Medioevo, in cima, e quella scenografica della borghesia umbertina, in basso. Se dovessi indicare il punto in cui si capisce meglio la storia sociale di questo paese, indicherei quello.

Il consiglio che ti do per visitare Ceccano (FR)

Venite in treno e venite in un giorno in cui il castello apre. Sono due consigli, ma vanno insieme.

Il treno, perché la linea per Cassino attraversa la Valle del Sacco e vi fa capire la geografia prima ancora di scendere: il fiume, le colline, i capannoni, il Monte Cacume che compare all'orizzonte. Perché il centro storico si gira a piedi comunque, e l'auto in un borgo di collina è solo un problema da parcheggiare. Perché con lo stesso biglietto si può abbinare un'altra fermata della linea, e una giornata Roma-Ferentino-Ceccano-Roma è uno dei modi più economici e intelligenti di conoscere la Ciociaria.

L'apertura del castello, perché senza il maniero Ceccano resta un bel borgo con delle chiese, mentre con il maniero diventa una visita di livello diverso. Le aperture dipendono dal calendario delle iniziative curate dall'associazione che gestisce il monumento, quindi la telefonata al Comune o all'associazione prima di partire non è una formalità: è la differenza fra una giornata riuscita e una mezza delusione. Terzo consiglio, in coda: organizzate il giro in senso discendente. Salite subito al castello con le gambe fresche, girate il centro storico, la Collegiata, San Sebastiano, San Nicola, e solo alla fine scendete al santuario di Santa Maria a Fiume. Il contrario, cioè salire al colle nel pomeriggio dopo aver camminato in basso, è un errore che fanno in molti e che si paga con il fiato. Chi accompagna gruppi in Ciociaria organizza sempre le giornate in questo ordine, e non è un caso di comodità: è il modo in cui il paese è fatto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Ceccano è l'antica Fabrateria Vetus, città volsca già esistente nel 330 a.C., lo sanno tutti in Ciociaria. Quello che quasi nessuno aggiunge è come lo si è capito: non per tradizione orale, ma grazie a un gruppo di iscrizioni latine rinvenute nel territorio comunale fra il Settecento e l'Ottocento, che legano il nome antico a questo luogo. È un caso classico di epigrafia che risolve un problema di topografia storica, e vale la pena raccontarlo perché mostra come si costruisce davvero la conoscenza di un sito, invece di darla per scontata.

Il secondo pezzo del fatto riguarda il nome moderno. Secondo lo storico locale Michelangelo Sindici, che nel 1893 pubblicò le sue ricerche, il passaggio da Fabrateria a Ceccano sarebbe avvenuto nel VII secolo in onore di Petronio Ceccano, console di Campagna e padre di papa Onorio I. È una ricostruzione erudita ottocentesca, non un dato documentato: la registro come tradizione. Sindici merita comunque rispetto, perché una sua intuizione ha retto alla prova del tempo. Aveva scritto, sulla base di martirologi antichissimi, che san Magno, patrono di Anagni, andava collegato a Fabrateria e non a Fondi; nel Martirologio Romano del 2001 Fabrateria Vetus compare proprio nella voce di san Magno. Resta aperto il problema vero, che gli storici non hanno chiuso: se Fabrateria Vetus fosse sede vescovile, come Sindici supponeva, o se il santo si trovasse qui per altri motivi quando fu ucciso. Un dubbio dichiarato vale più di una certezza inventata, e in questo caso il dubbio è ancora quello giusto.

Ceccano (FR)
Ceccano (FR)

La foto giusta da fare a Ceccano (FR)

La foto è una sola e la conoscono tutti quelli che sono saliti: la Collegiata di San Giovanni Battista vista dal bastione del Castello dei Conti. Il campanile e il tetto della chiesa in primo piano, i tetti del borgo che scendono, la Valle del Sacco aperta dietro e, con l'aria pulita, la sagoma del Monte Cacume sul fondo. È l'immagine che riassume il paese: il potere religioso guardato dall'alto del potere militare, con il paesaggio che spiega perché quel colle valeva una guerra.

Tecnicamente conviene stare sul lato del bastione a metà mattina, quando il sole illumina la facciata della Collegiata e non è ancora a picco; il pomeriggio tardi funziona in senso opposto, con il controluce che stacca i profili e la valle in foschia dorata. Il grandangolo spinto rovina la composizione, perché allontana il campanile e appiattisce il dislivello: meglio una focale normale, che restituisce la distanza reale fra il castello e la chiesa. La seconda foto, quella che quasi nessuno fa, è dal parco di Castel Sindici verso il borgo antico: si inquadra il colle intero, con il castello in cima, e si capisce l'urbanistica del paese meglio che con qualunque mappa. La terza, se passate in treno, è la facciata della stazione, ma verificate lo stato del cantiere: il murale del 2007 è stato rimosso per i lavori di riqualificazione, con l'impegno a riprodurlo al termine. Ultima raccomandazione seria: dentro le chiese chiedete sempre prima di fotografare, e negli spazi del castello rispettate le indicazioni di chi guida la visita.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 18 settembre 1216 il conte Giovanni de Ceccano guidò da questo colle l'assalto alla fortezza di Morolo. I Colonna avevano appoggiato Ruggero dell'Aquila, conte di Fondi, che il 23 maggio dello stesso anno aveva invaso la contea ed era stato sconfitto nei pressi di Castro-Vallecorsa. La rappresaglia fu spietata: Morolo conquistata e bruciata, i Colonna fatti prigionieri, quattrocentoventiquattro morolensi giustiziati. È un episodio che nelle guide del Lazio non si legge quasi mai e che dice tutto sulla natura del potere feudale in questa valle.

Nel 915 gli uomini di Ceccano parteciparono alla battaglia del Garigliano, quando la coalizione promossa dal papato distrusse l'insediamento saraceno che da anni minacciava il basso Lazio e Roma. Nel 1168 la contea inflisse una sconfitta pesante alle truppe papali guidate dall'arcivescovo di Magonza, Corrado, in una fase in cui il conflitto fra Federico Barbarossa e Alessandro III spaccava l'Italia. Nel 1324 il conte Francesco de Ceccano conquistò Alatri e la tenne per trentacinque anni, in aperto stato di guerra contro la Chiesa. Nel 1350 il cardinale Annibaldo de Ceccano fu inviato da Avignone a Roma per aprire il Giubileo: un ceccanese, in un anno santo, con il papa lontano dall'Italia.

L'avvenimento più drammatico è novecentesco. Dal 3 novembre 1943 al 31 maggio 1944 Ceccano subì trentotto incursioni aeree angloamericane. Il santuario di Santa Maria a Fiume, monumento nazionale, e la chiesa di San Pietro furono rasi al suolo; la medievale San Nicola fu danneggiata; le bombe colpirono anche i civili. Alla città è stata riconosciuta la medaglia d'argento al merito civile. La ricostruzione del santuario, condotta negli anni Cinquanta recuperando i materiali originali, si concluse con la consacrazione del 1958: guardare oggi quelle colonne romane rimesse in piedi significa vedere il lavoro di una comunità che ha ricomposto la propria chiesa pezzo per pezzo.

Chi è passato da Ceccano (FR)

Papa Pasquale II, nel 1104, quando il conte Gregorio de Ceccano lo scortò con i suoi uomini nel viaggio verso il Sorano: la contea faceva da guardia del corpo al pontefice, e questo dice quale fosse il suo peso.

San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, che qui volle l'abbazia di Santa Maria de Corniano. E il giovane Ferdinando Santamaria, il beato Grimoaldo, che a Ceccano morì il 18 novembre 1902 a diciannove anni e nella Badia riposa dall'ottobre del 1962, dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II del 29 gennaio 1995.

Il cardinale Annibaldo de Ceccano, che da qui partiva per le corti d'Europa e che ebbe contatti con Francesco Petrarca; il cardinale Stefano, camerlengo di Innocenzo III e amico di san Domenico di Guzman; il cardinale Teobaldo, tra le cui braccia morì Tommaso d'Aquino a Fossanova. Il cardinale Tommaso Pasquale Gizzi, nato in paese nel 1787, segretario di Stato di Pio IX nella breve stagione riformatrice del 1846-1847, le cui spoglie sono state traslate nella Collegiata nel 1992.

Giuseppe Sacconi, l'architetto del Vittoriano, che per Stanislao Sindici progettò Castel Sindici. I pittori romani Aurelio e Cesare Tiratelli, ospiti del salotto Sindici; per Gabriele d'Annunzio la tradizione locale parla di una visita, ma il riscontro documentario manca e conviene dirlo. Giovanni Battista Bugatti, cioè Mastro Titta, l'esecutore di giustizia dello Stato Pontificio, il cui nome resta legato al carcere del castello, e Teresa Numa, la ladra ciociara raccontata da Dacia Maraini.

E, per chiudere con il Novecento che nessuno si aspetta: i Misfits e gli OK Go, saliti sul palco di Etnika Rock fra il 2003 e il 2009. Un paese della Ciociaria che porta band internazionali sotto il castello dei conti è esattamente il tipo di contraddizione italiana che mi piace raccontare ai gruppi.

Visitare Ceccano (FR) con una guida

Il borgo si gira anche da soli, ma la differenza la fanno le storie: senza qualcuno che spieghi chi erano i de Ceccano, perché il castello è diventato un carcere, cosa significa una volta a crociera trecentesca dentro un'abside barocca, si rischia di camminare molto e capire poco. Per gruppi, aziende e visite private, la redazione lavora con i professionisti di TourLeaderPro per l'organizzazione di viaggi di gruppo in Italia, che costruiscono giornate su misura in Ciociaria e nel Lazio meridionale. Chi accompagna visitatori stranieri e ha bisogno di materiale in inglese trova il quadro generale nelle guide di ItalyPlanner. Se invece state disegnando da soli un itinerario di più giorni nel Lazio, partite dalla nostra pagina Il mio viaggio e dall'elenco delle attrazioni turistiche.

Domande veloci su Ceccano (FR)

Dove si trova Ceccano (FR)?

In provincia di Frosinone, nella media Valle del Sacco, su un colle fra i Monti Lepini e gli Ausoni, a ottanta-novanta chilometri da Roma.

Quanto dista Ceccano (FR) da Roma?

Poco più di un'ora in treno da Roma Termini sulla linea per Cassino; in auto un'ora e mezza scarsa, uscita A1 di Frosinone.

Come si arriva a Ceccano (FR) senza auto?

In treno: la stazione è sulla linea Roma-Napoli via Cassino, servita da una quarantina di regionali al giorno con capolinea a Roma Termini, Cassino e Caserta.

Quanto costa il treno da Roma a Ceccano (FR)?

Pochi euro, tariffa regionale. Il prezzo aggiornato si legge sul sito del vettore, perché le tariffe regionali cambiano nel tempo.

Si può visitare il Castello dei Conti di Ceccano (FR)?

Sì, ma non tutti i giorni: le aperture sono curate dall'associazione Cultores Artium e seguono il calendario delle iniziative. Meglio contattare il Comune o l'associazione prima di partire.

Quanto costa entrare al castello?

Dipende dal tipo di apertura e dall'evento in corso; l'informazione va chiesta direttamente a chi gestisce le visite.

Castel Sindici si visita?

L'interno no. Il parco intorno, con alberi secolari e vista sul borgo antico, è accessibile ed è la ragione principale per andarci.

Quanto tempo serve per visitare Ceccano (FR)?

Tre o quattro ore per il centro storico e il castello; una giornata piena se si aggiungono Santa Maria a Fiume, la Badia dei Passionisti e Castel Sindici.

Le chiese di Ceccano (FR) si pagano?

No, l'ingresso alle chiese è libero. Gli orari di apertura seguono quelli delle parrocchie e possono variare: fuori dalle messe conviene informarsi.

Cosa vedere a Ceccano (FR) in mezza giornata?

Il Castello dei Conti, la Collegiata di San Giovanni Battista, San Sebastiano in piazza del Comune, San Nicola e il belvedere sulla valle.

Qual è la chiesa più importante di Ceccano (FR)?

La Collegiata di San Giovanni Battista per la liturgia e le opere d'arte; il Santuario di Santa Maria a Fiume, monumento nazionale, per la storia e per l'architettura cistercense.

Perché Santa Maria a Fiume è stata ricostruita?

Perché il bombardamento del gennaio 1944 la rase al suolo. Fu ricostruita negli anni Cinquanta con i materiali originali recuperati e riconsacrata nel 1958.

Ceccano (FR) è adatta a chi ha problemi di deambulazione?

Il centro storico è ripido e ricco di scale, quindi difficile. Restano accessibili il santuario in basso, il parco di Castel Sindici e la stazione, che ha sottopasso con rampe.

Ceccano (FR) è adatta ai bambini?

Molto, se si punta sul castello e sulla sua storia carceraria, e sul parco di Castel Sindici. Con il passeggino invece il borgo è faticoso.

Dove si parcheggia a Ceccano (FR)?

Nella parte bassa del paese, salendo poi a piedi al centro storico; alla stazione c'è un parcheggio di interscambio per auto e biciclette.

Il parco astronomico di Ceccano (FR) è aperto?

No. È chiuso da molti anni, in attesa di interventi di riqualificazione dell'area.

Che differenza c'è fra Ceccano (FR) e Ferentino?

Ferentino è una città romana con mura poligonali, acropoli e teatro; Ceccano è un borgo medievale di collina con due castelli e una storia comitale. Sono complementari e si visitano nella stessa giornata, sulla stessa linea ferroviaria.

Quando si tiene la festa patronale di Ceccano (FR)?

Dal 22 al 25 giugno, per san Giovanni Battista, con l'intronizzazione della statua il 23, la processione, la messa solenne e la fiera lungo le vie principali.

Che cos'è la Sagra dei Colli?

La grande festa enogastronomica estiva di Ceccano, dedicata alla cucina ciociara: il modo più rapido per assaggiare in una sera i piatti del territorio.

Cosa si mangia a Ceccano (FR)?

Pasta di casa (fini fini, sagne, gnocchi), sughi di carne, legumi, salumi di maiale, olio extravergine delle colline intorno, erbe di campo nella stagione giusta.

Che cos'è l'ecostazione di Ceccano (FR)?

Il fabbricato viaggiatori della stazione, concesso in comodato da RFI e trasformato dal 2005 dal Centro Studi Tolerus in centro di documentazione ambientale, con biblioteca, laboratorio didattico e sala multimediale.

Il murale della stazione c'è ancora?

È stato rimosso per i lavori di riqualificazione del fabbricato, perché l'intonaco si stava distaccando; il Comune e RFI hanno annunciato che sarà riprodotto fedelmente al termine del cantiere.

Si può visitare la villa romana di Cardegna?

No. Dopo lo scavo legato ai lavori ferroviari il sito è stato ricoperto e non è visitabile.

Ceccano (FR) era davvero Fabrateria Vetus?

L'identificazione è sostenuta dalle iscrizioni rinvenute nel territorio comunale fra Settecento e Ottocento ed è quella accolta dalla storiografia locale.

Il mio parere finale su Ceccano (FR)

Ho accompagnato gruppi in Ciociaria per anni e la mia convinzione su Ceccano è netta: è un paese che paga la fama industriale della Valle del Sacco e che nessuno si aspetta interessante, e proprio per questo restituisce più di quanto promette. Nella stessa giornata si guarda una fortezza comitale che è stata carcere fino al 1973, una chiesa cistercense ricostruita pietra su pietra dopo le bombe, un castello neogotico disegnato dall'architetto del Vittoriano per fare il vino, e una stazione ferroviaria trasformata dai volontari in centro di educazione ambientale. Nessun altro borgo del Frusinate mette insieme quattro storie così diverse in tre chilometri quadrati. Andateci in primavera, telefonate prima per il castello, salite con le gambe fresche e scendete al fiume alla fine. E se vi capita di essere qui il Venerdì Santo, restate per la processione notturna: è il momento in cui il paese si vede per quello che è.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

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