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Opera Ballet Vlaanderen: On speed, Grosse Fuge, Opus al Teatro Costanzi — 10 e 11 novembre 2026

In breve. L'Opera Ballet Vlaanderen, la compagnia di opera e balletto delle Fiandre con sede ad Anversa e Gand, presenta al Teatro dell'Opera di Roma, Teatro Costanzi, in piazza Beniamino Gigli 7, una serata in tre coreografie: On speed di Jan…

L'Opera Ballet Vlaanderen, la compagnia di opera e balletto delle Fiandre con sede ad Anversa e Gand, presenta al Teatro dell'Opera di Roma, Teatro Costanzi, in piazza Beniamino Gigli 7, una serata in tre coreografie: On speed di Jan Martens, Grosse Fuge di Anne Teresa De Keersmaeker e Opus di Christos Papadopoulos. Le recite sono due, martedì 10 e mercoledì 11 novembre 2026, entrambe alle 20:00, nel programma del Romaeuropa Festival 2026, in corealizzazione con il Teatro dell'Opera di Roma e con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef and Arpels; il festival la presenta come prima nazionale. Le durate indicate sono 12 minuti per On speed, 20 per Grosse Fuge e 55 per Opus; la pagina non segnala intervalli. I biglietti costano da 20 a 85 euro, con formule Passepartout del festival da due a otto spettacoli; la ripartizione dei prezzi per settore non è pubblicata. L'acquisto avviene attraverso i canali di vendita indicati dalla pagina ufficiale di Romaeuropa, diversi per le due date, oppure con l'assistenza della biglietteria del festival al numero 06 4555 3050 e su WhatsApp al +39 334 3488894 (lunedì 14-18, dal martedì alla domenica 10-13 e 14-18). Per arrivare con i mezzi pubblici conviene il calcolatore ATAC: il teatro si trova a breve distanza dalla stazione Termini.

Opera Ballet Vlaanderen in Grosse Fuge di Anne Teresa De Keersmaeker al Teatro Costanzi
Immagine dalla pagina dello spettacolo del Romaeuropa Festival

Tre coreografie, tre generazioni

La presentazione di Romaeuropa descrive la serata come l'incontro di tre scritture coreografiche contemporanee che abbracciano diverse generazioni della scena fiamminga e del panorama internazionale. Il filo comune è formale: tre lavori costruiti sulla precisione, sulla ripetizione, sul rapporto stretto tra musica e movimento.

L'ordine del programma pubblicato è On speed, Grosse Fuge, Opus. La serata comincia quindi con un pezzo breve e intensissimo, prosegue con un classico della danza europea degli anni Novanta e si chiude con il lavoro più lungo, quasi un'ora, di un coreografo greco della generazione più giovane.

Una serata di musica e contrappunto

Due dei tre lavori si confrontano con le grandi architetture della fuga: Grosse Fuge con la partitura monumentale di Beethoven, Opus con L'arte della fuga di Bach. On speed, invece, è costruito su una pagina contemporanea per clavicembalo e nastro. È una serata in cui la danza diventa un modo di ascoltare la musica con il corpo.

Durata complessiva

Sommando le durate indicate si arriva a 87 minuti di danza. Il festival non precisa se siano previsti intervalli tra un pezzo e l'altro: considerando i cambi di scena necessari, è ragionevole aspettarsi pause tecniche, ma il dato non è pubblicato.

On speed di Jan Martens

On speed apre la serata con dodici minuti di danza ad alta intensità. Romaeuropa la descrive come una coreografia costruita su energia, resistenza e pulsazione ritmica: una scrittura fisica serrata e ripetuta che spinge il corpo in uno stato di accelerazione continua, tra precisione, saturazione e perdita di controllo. Jan Martens, presenza abituale del festival, l'ha adattata per la compagnia fiamminga.

Un assolo

Secondo i crediti pubblicati, On speed è interpretata da un solo danzatore, David Ledger. La versione originale fa parte di Elisabeth gets her way, una produzione di GRIP del 2021 presentata al Theater Bellevue di Amsterdam. La musica è Phrygian Tucket di Stephen Montague, un brano per clavicembalo e nastro del 1994; i costumi sono di Cédric Charlier, le luci di Elke Verachtert.

Chi è Jan Martens

Il Festival di Avignone ricorda che Martens si è formato all'accademia di danza Fontys nei Paesi Bassi e al Conservatorio reale di Anversa, e che è uno dei quattro coreografi della piattaforma belga GRIP. Nel 2021 ha presentato ad Avignone any attempt will end in crushed bodies and shattered bones, nel cortile del Lycée Saint-Joseph, con danzatori dai diciassette ai settant'anni.

Martens a Roma

Lo stesso spettacolo arrivò al Romaeuropa Festival il 28 e 29 settembre 2022, nella Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica. La pagina d'archivio del festival lo descrive come un inno alla ribellione e alla disobbedienza civile, una piccola società di professionisti e non professionisti dai sedici ai sessantanove anni, ispirata a una frase del presidente cinese Xi Jinping. Il pubblico romano conosce quindi già la sua scrittura geometrica e corale; On speed ne mostra un'altra faccia, concentrata su un solo corpo.

Grosse Fuge di Anne Teresa De Keersmaeker

Al centro della serata c'è Grosse Fuge, creata da Anne Teresa De Keersmaeker nel 1992 e ormai considerata uno dei lavori emblematici del suo repertorio. Romaeuropa la presenta come una coreografia che parte dalla monumentale partitura di Beethoven per tradurne la complessità contrappuntistica in una costruzione coreografica rigorosa e vibrante.

Le origini

Secondo i crediti, la produzione originale fa parte di ERTS, creato nel 1992 alle Halles de Schaerbeek di Bruxelles. La messa in scena per Opera Ballet Vlaanderen è curata da Jean-Luc Ducourt; scena e luci sono di Jan Joris Lamers, i costumi della compagnia Rosas, la direzione delle prove di Ana-Maria Lucaciu.

Otto danzatori

Il pezzo è interpretato da otto danzatori: Aleix Labara i Cerver, Austin Meiteen, Janne Boere, Matthew Johnson, Philipe Lens, Rune Verbilt, Willem-Jan Sas e David Ledger, lo stesso interprete di On speed. Il fatto che un danzatore passi dall'assolo di Martens all'ensemble di De Keersmaeker nella stessa sera è un dettaglio che dice molto dell'impegno fisico richiesto.

Anne Teresa De Keersmaeker

Nata a Malines l'11 giugno 1960, De Keersmaeker ha studiato con il Ballet du XXe siècle di Maurice Béjart e alla Tisch School of the Arts di New York. Ha debuttato come coreografa a Bruxelles nel 1980 con Asch; due anni dopo è arrivato il successo di Fase, su musica di Steve Reich. Nel 1983 ha fondato la compagnia Rosas, che dal 1992 al 2007 è stata la compagnia di danza residente del teatro La Monnaie di Bruxelles. Nel 1995 ha fondato la scuola PARTS e nel 1996 il re del Belgio le ha conferito il titolo di baronessa.

Oltre la danza

De Keersmaeker ha firmato anche regie d'opera, a cominciare dal Castello di Barbablù di Bartók alla Monnaie nel 1998, e nel 2019 ha debuttato a Broadway con le coreografie del revival di West Side Story diretto da Ivo van Hove. Le cronache ricordano anche la sua accusa di plagio, nel 2011, a un video musicale di Beyoncé che riprendeva due coreografie di Rosas.

La Grande fuga di Beethoven

La musica di Grosse Fuge è la Große Fuge op. 133 di Ludwig van Beethoven, una gigantesca doppia fuga per quartetto d'archi. Fu composta alla fine del 1825 come quinto e ultimo movimento del Quartetto n. 13 in si bemolle maggiore op. 130, una delle opere scritte quando il compositore era ormai sordo.

Una prima difficile

Il Quartetto Schuppanzigh la eseguì per la prima volta a Vienna il 21 marzo 1826. Gli altri movimenti piacquero, la fuga no: la sua lunghezza e la sua complessità misero in difficoltà esecutori e ascoltatori, e un critico la definì incomprensibile. Le fonti riportano la reazione furibonda di Beethoven alla notizia che il pubblico aveva chiesto il bis di due movimenti ma non della fuga.

La fatica degli interpreti

Si racconta che durante le prove nell'appartamento di Beethoven il Quartetto Schuppanzigh, abituato a leggere la musica a prima vista nei concerti, faticò molto con la fuga, che si estende per 741 battute. Il secondo violino, Karl Holz, scherzò con il compositore dicendo che la sua era l'unica musica che richiedesse di essere studiata. Per i danzatori di De Keersmaeker, che devono tradurre in movimento quella densità, la sfida non è minore.

Liberamente e con ricerca

Beethoven diede alla fuga il sottotitolo tantôt libre, tantôt recherchée, a volte libera, a volte ricercata. È un'indicazione che si adatta bene anche alla coreografia: una costruzione rigorosa, che la presentazione di Romaeuropa definisce insieme vibrante.

Un movimento diventato opera autonoma

Su richiesta dell'editore Matthias Artaria, Beethoven scrisse un nuovo finale per il quartetto, più accessibile, che fu l'ultima partitura completata della sua vita. La fuga fu pubblicata separatamente nel maggio 1827, due mesi dopo la morte del compositore, come op. 133, insieme a una versione per pianoforte a quattro mani, op. 134. È dedicata all'arciduca Rodolfo d'Austria, allievo e mecenate di Beethoven.

Un'opera sempre contemporanea

Nel Novecento la fuga è stata riscoperta come un'opera visionaria. Igor Stravinskij la definì un brano assolutamente contemporaneo, destinato a rimanere tale per sempre. Una pagina che anticipa il futuro è un materiale naturale per una coreografa che ha fatto della struttura musicale il fondamento della propria danza.

Opus di Christos Papadopoulos

La serata si chiude con Opus, una delle prime coreografie del greco Christos Papadopoulos, presentata in una nuova versione per dodici danzatori. Romaeuropa racconta che il lavoro si ispira a Die Kunst der Fuge di Bach e ne scompone e ricompone la partitura con un linguaggio di precisione quasi microscopica, in cui il gesto minimo diventa struttura, scansione ritmica e materia percettiva.

La storia del lavoro

Secondo la Fondazione Onassis, Opus è stato selezionato nel 2018 dalla rete europea Aerowaves e ha poi avviato una tournée internazionale. Quella che arriva a Roma è una nuova versione per l'ensemble fiammingo, e i crediti pubblicati dal festival non indicano altri collaboratori oltre al coreografo.

Chi è Christos Papadopoulos

Papadopoulos ha studiato danza e coreografia alla SNDO di Amsterdam, teatro alla scuola del Teatro Nazionale di Grecia e scienze politiche ad Atene. È tra i fondatori del gruppo The Lion and the Wolf. Il suo primo lavoro, Elvedon, è stato scelto da Aerowaves nel 2016; sono seguiti Ion nel 2018, Larsen C nel 2021, presentato in più di venticinque teatri e festival europei, Mycelium per il Balletto dell'Opera di Lione nel 2023 e Ties Unseen per il Nederlands Dans Theater nel 2024.

Il premio di Sadler's Wells

Nel febbraio 2025 Papadopoulos ha ricevuto il Rose International Dance Award del Sadler's Wells di Londra. In precedenza aveva danzato, tra gli altri, con Dimitris Papaioannou e lavorato con registi di teatro e cinema come Yorgos Lanthimos e Costa-Gavras. Opus, tra le sue prime coreografie, permette di vedere da dove nasce un linguaggio che oggi lavora con compagnie come il Nederlands Dans Theater e il Balletto dell'Opera di Lione.

Opera Ballet Vlaanderen

Opera Ballet Vlaanderen è nata nel 2014 dalla fusione tra l'Opera fiamminga e il Balletto reale delle Fiandre. Il ramo del balletto, ricorda Romaeuropa, era stato fondato nel 1969 da Jeanne Brabants. La compagnia lavora in due teatri storici, ad Anversa e a Gand, condividendo orchestra, coro, compagnia di ballo e squadra tecnica, ed è finanziata principalmente dal governo fiammingo e dalle due città. Il direttore artistico è Jan Vandenhouwe.

Un riconoscimento internazionale

Nel 2019 la compagnia ha ricevuto agli International Opera Awards il premio come compagnia d'opera dell'anno. Il programma romano, con tre coreografi di generazioni diverse, mostra la varietà del suo repertorio di danza.

Il teatro di Anversa

Il teatro dell'opera di Anversa, inaugurato nel 1907, fu chiuso nel 2005 per un restauro di due anni e riaprì nel novembre 2007, esattamente cento anni dopo l'inaugurazione. Per chi è stato nelle Fiandre, vedere la compagnia al Costanzi significa incontrare a Roma una delle istituzioni culturali più importanti del Belgio.

A chi è adatta la serata

Il programma è pensato per chi ama la danza contemporanea, ma la presenza di Beethoven e Bach lo rende interessante anche per chi frequenta soprattutto la musica classica e vuole vedere come la danza possa rendere visibile la struttura di una fuga.

Per chi non conosce la danza contemporanea

Tre pezzi molto diversi per durata e organico, dall'assolo al gruppo di dodici, offrono un'introduzione efficace. Grosse Fuge, in particolare, è un lavoro che ha segnato la storia della danza europea, e vederlo dal vivo è un'occasione da cogliere.

Per gli appassionati

Per chi segue la danza, la serata permette di confrontare tre generazioni e tre metodi: la scrittura musicale di De Keersmaeker, l'energia ripetitiva di Martens, la precisione minimale di Papadopoulos.

Con i ragazzi

La pagina del festival non indica limiti di età. La durata contenuta dei primi due pezzi e la varietà della serata la rendono adatta anche a ragazzi curiosi; Opus, con i suoi 55 minuti di gesti minimi e precisissimi, chiede invece un'attenzione più concentrata. Conviene prepararli spiegando prima che cosa sia una fuga: un tema che entra, si ripete, si sovrappone a se stesso.

Biglietti e informazioni pratiche

I prezzi vanno da 20 a 85 euro. La pagina di Romaeuropa non indica la ripartizione per settore: il dettaglio va verificato al momento dell'acquisto.

Due canali per due date

La pagina ufficiale indica canali di vendita diversi per la recita del 10 e per quella dell'11 novembre: conviene partire dalla pagina del festival per essere indirizzati al canale corretto. Le formule Passepartout del festival permettono di combinare da due a otto spettacoli a prezzo ridotto.

La biglietteria del festival

Per assistenza, Romaeuropa indica il numero 06 4555 3050, il contatto WhatsApp +39 334 3488894 e l'indirizzo promozione@romaeuropa.net, con orari il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

Il Teatro Costanzi in breve

Il Teatro dell'Opera di Roma, conosciuto anche come Teatro Costanzi dal nome del suo costruttore, è il teatro della città dedicato all'opera e al balletto. Inaugurato nel 1880, ha ospitato prime assolute come Cavalleria rusticana e Tosca. La scheda del Teatro dell'Opera di Roma ne segue la stagione.

Una scuola di ballo dal 1928

Dal 1928 il teatro ha una propria scuola di danza, e il corpo di ballo stabile ha sempre avuto una stagione molto seguita. Ospitare una compagnia straniera come Opera Ballet Vlaanderen rientra in una lunga tradizione di apertura internazionale.

La capienza

Sulla capienza attuale le fonti non concordano: alcune fonti parlano di circa 1.560 posti, Turismo Roma di circa 2.200.

Dall'impresa privata al teatro della città

La storia del Costanzi è anche una storia di gestioni. L'impresa non si rivelò redditizia per il fondatore, che dovette impegnarvi beni propri e ne rimase impresario fino alla morte, quando gli succedette il figlio Enrico. Nel 1907 la conduzione passò all'impresario Walter Mocchi, e nel 1912 sua moglie Emma Carelli divenne direttrice della nuova Impresa Costanzi.

Il Comune e l'orchestra

Fino al 1926 le gestioni private non riuscirono a formare un'orchestra stabile. Una svolta arrivò nel 1905, quando l'assessore comunale Enrico di Sanmartino convinse il Consiglio comunale a creare un'Orchestra Municipale di cento elementi, che fu l'orchestra del Costanzi fino al 1926. Con il passaggio al Comune e la trasformazione in Teatro Reale dell'Opera, nel 1935 l'organico dell'orchestra fu fissato in 143 elementi; dallo stesso anno il coro partecipa alla vita del teatro per volontà di Tullio Serafin.

L'estate a Caracalla

Dal 1 agosto 1937 il teatro ha anche una stagione estiva all'aperto alle Terme di Caracalla, voluta dal governatore di Roma Piero Colonna. Il palcoscenico progettato da Pericle Ansaldo, secondo le fonti, divenne per dimensioni il più grande del mondo; la prima stagione ebbe cinque rappresentazioni, tre di Lucia di Lammermoor e due di Tosca.

Una curiosità sul Teatro Costanzi

Il teatro era collegato a un albergo da un passaggio sotterraneo. Si racconta che Domenico Costanzi, prima del teatro, aveva fatto costruire nel 1874 l'Hotel Quirinale lungo la nuova via Nazionale, su terreni confinanti. L'albergo comunicava con il teatro attraverso un passaggio sotterraneo che garantiva la massima riservatezza agli artisti: per arrivare in palcoscenico bastava attraversarlo, e per questo la sistemazione era molto apprezzata.

La villa di Eliogabalo

Turismo Roma aggiunge un dettaglio sul terreno: il teatro sorge sull'area dell'antica villa di Eliogabalo. Sotto la sala dell'opera, dunque, c'è una storia molto più antica della lirica.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Costanzi

La facciata che si vede oggi su piazza Beniamino Gigli non è quella che Piacentini aveva immaginato. Quando il Comune acquistò il teatro nel 1926 e ne affidò la ristrutturazione a Marcello Piacentini, l'ingresso principale fu spostato da via Firenze a via del Viminale, il tratto oggi chiamato piazza Beniamino Gigli; ma per la ristrettezza dei tempi non fu possibile realizzare la nuova facciata secondo il progetto previsto, rimasto inedito. In un corridoio del teatro, secondo le fonti, è esposto il plastico di una delle prime versioni.

L'organo nascosto

Un secondo dettaglio riguarda la musica. Nel 1930 la ditta Buccolini installò un organo a canne, con una tastiera e una pedaliera, nascosto sulla destra del palcoscenico dietro una griglia; lo stesso organaro lo ha restaurato nel 2004.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Costanzi

Il mio consiglio è di vedere il teatro anche di giorno, con le visite guidate ufficiali. Il calendario pubblicato da Turismo Roma per il 2026 prevede visite fisse in italiano e in inglese: il martedì e il giovedì alle 10 in italiano e alle 15:30 in inglese, il mercoledì e il venerdì alle 10 in inglese e alle 15:30 in italiano, il sabato e la domenica in mattinata. Il percorso comprende il foyer, la platea, il palco reale, la galleria e la sala museale.

Martedì 10: visita e spettacolo

Il 10 novembre è un martedì: chi vuole, può prenotare la visita delle 15:30 in inglese o quella delle 10 in italiano e tornare la sera per lo spettacolo, con uno sguardo già allenato sulla sala. Prezzi e prenotazioni sono indicati sul sito del teatro.

Arrivare in anticipo

La sera dello spettacolo conviene arrivare almeno mezz'ora prima per osservare il lampadario e le decorazioni della sala prima che le luci si spengano.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che al Costanzi siano nate Cavalleria rusticana e Tosca lo sanno molti appassionati. Meno citato è che il teatro ha avuto un ruolo importante anche nella storia della danza: il 9 aprile 1917 vi si tenne la prima italiana dell'Uccello di fuoco di Stravinskij, con i Balletti russi di Sergej Djagilev. Nel dopoguerra si esibirono sul palcoscenico romano l'American Ballet Theatre e il Sadler's Wells, oggi Royal Ballet, e stelle come Rudol'f Nureev, Natalija Makarova, Vladimir Vasil'ev ed Ekaterina Maksimova.

Dalla Russia di Djagilev alle Fiandre

C'è una continuità ideale tra quella prima del 1917 e la serata fiamminga del 2026: compagnie straniere che portano a Roma il linguaggio più avanzato della danza del loro tempo. Romaeuropa presenta la serata come una prima nazionale.

La foto giusta da fare al Teatro Costanzi

La foto da fare è quella del lampadario. Piacentini, durante i lavori del 1926-1928, fece installare un grande lampadario di cristallo che alcune fonti descrivono come il più grande d'Europa e che Turismo Roma indica in cristallo di Boemia. Dalla platea, prima che si spengano le luci, l'inquadratura verso l'alto con la cupola restituisce bene la grandezza della sala.

La cupola e le Fame

La cupola fu dipinta in origine da Annibale Brugnoli; le Fame volanti in stucco patinato che reggono strumenti musicali e adornano la balconata del palco reale e del primo ordine di palchi sono opera di Gianni Remuzzi. Durante lo spettacolo, naturalmente, non si fotografa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

27 novembre 1880: l'inaugurazione

Il teatro progettato da Achille Sfondrini in stile neorinascimentale, costruito in due anni, viene inaugurato alla presenza del re Umberto I e della regina Margherita con la Semiramide di Rossini.

17 maggio 1890: Cavalleria rusticana

Prima assoluta dell'opera di Pietro Mascagni, con Gemma Bellincioni e Roberto Stagno. Mascagni darà al Costanzi altre prime e ne sarà anche direttore artistico nella stagione 1909-10.

14 gennaio 1900: Tosca

Giacomo Puccini presenta al Costanzi la prima assoluta di Tosca.

9 aprile 1917: l'Uccello di fuoco

I Balletti russi di Djagilev danno la prima italiana del balletto di Stravinskij.

27 febbraio 1928: il Teatro Reale dell'Opera

Dopo i lavori di Piacentini, il teatro riapre con il nuovo nome e il Nerone di Arrigo Boito diretto da Gino Marinuzzi.

1956-1960: il volto attuale

Un nuovo intervento di Piacentini realizza lo scalone d'onore, il foyer dei palchi e la facciata in stile novecentesco.

Chi è passato dal Teatro Costanzi

L'elenco dei direttori d'orchestra che hanno diretto al Costanzi comprende, tra gli altri, Arturo Toscanini, Otto Klemperer, Victor de Sabata, Erich Kleiber, Herbert von Karajan, Carlo Maria Giulini, Claudio Abbado, Georg Solti, Zubin Mehta e Riccardo Muti. Tra le voci, Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Maria Callas, Renata Tebaldi, Luciano Pavarotti, Plácido Domingo.

Le celebrità della danza

Per la danza, le fonti ricordano tra le personalità che hanno curato gli spettacoli Erik Bruhn, Roland Petit, Maja Pliseckaja, Carla Fracci e Paolo Bortoluzzi; negli anni Cinquanta Attilia Radice e Guido Lauri danzarono le prime dei principali balletti di tradizione.

Il primo artista pop

Nel 1999 Claudio Baglioni fu il primo artista pop a tenere un concerto in questa sede, per un'iniziativa benefica a sostegno delle popolazioni dei Balcani colpite dalla guerra.

Prima o dopo lo spettacolo: tra Termini e la Repubblica

Il Costanzi si trova in un quadrante ricco di monumenti. A pochi minuti c'è piazza della Repubblica con la Fontana delle Naiadi.

Le Terme di Diocleziano

Le Terme di Diocleziano e il Palazzo Massimo alle Terme sono a breve distanza: chi arriva nel pomeriggio può visitarli prima della recita, verificando gli orari di chiusura.

Termini

La stazione Termini è il nodo di trasporto più vicino, comodo per chi arriva da fuori città. Il programma completo del festival è nella scheda del Romaeuropa Festival 2026.

Domande frequenti su Opera Ballet Vlaanderen al Costanzi

Quando va in scena lo spettacolo?

Martedì 10 e mercoledì 11 novembre 2026, entrambe le sere alle 20:00, al Teatro dell'Opera di Roma, Teatro Costanzi, in piazza Beniamino Gigli 7. La serata fa parte del Romaeuropa Festival 2026 ed è presentata come prima nazionale, in corealizzazione con il Teatro dell'Opera. Le tre coreografie durano in tutto 87 minuti; eventuali intervalli non sono indicati.

Quanto costano i biglietti?

Da 20 a 85 euro, secondo la pagina ufficiale di Romaeuropa, che non pubblica la ripartizione dei prezzi per settore. Il festival propone anche formule Passepartout da due a otto spettacoli. Per sapere quali posti sono disponibili a quale prezzo conviene partire dalla pagina del festival, che indica canali di vendita diversi per le due date.

Che cosa si vede?

Tre coreografie: On speed di Jan Martens, un assolo di 12 minuti su musica di Stephen Montague; Grosse Fuge di Anne Teresa De Keersmaeker, del 1992, per otto danzatori sulla Grande fuga op. 133 di Beethoven, di 20 minuti; Opus di Christos Papadopoulos, ispirato all'Arte della fuga di Bach, in una nuova versione per dodici danzatori, di 55 minuti.

Chi sono Opera Ballet Vlaanderen?

È la compagnia di opera e balletto delle Fiandre, nata nel 2014 dalla fusione tra l'Opera fiamminga e il Balletto reale delle Fiandre, fondato nel 1969 da Jeanne Brabants. Lavora nei teatri di Anversa e Gand ed è diretta da Jan Vandenhouwe. Nel 2019 ha ricevuto il premio come compagnia d'opera dell'anno agli International Opera Awards.

Dove si trova il Teatro Costanzi?

In piazza Beniamino Gigli 7, nel quadrante tra via Nazionale, via del Viminale e la stazione Termini. Per i mezzi pubblici conviene il calcolatore ATAC, inserendo l'indirizzo come destinazione. Piazza della Repubblica, le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo sono a breve distanza a piedi, e si prestano a una visita prima della recita.

Si può visitare il teatro?

Sì. Il Teatro dell'Opera organizza nel 2026 visite guidate a orari fissi, in italiano e in inglese, tutti i giorni tranne il lunedì: il martedì, per esempio, alle 10 in italiano e alle 15:30 in inglese. Il percorso comprende foyer, platea, palco reale, galleria e sala museale. Prezzi e prenotazioni sono indicati sul sito ufficiale del teatro.

Lo spettacolo è adatto a chi non conosce la danza contemporanea?

Sì. Tre pezzi di durata e organico molto diversi, dall'assolo al gruppo di dodici, offrono un'introduzione chiara alla danza contemporanea europea. La presenza di Beethoven e Bach aiuta chi viene dalla musica classica a trovare punti di riferimento. Grosse Fuge, in particolare, è un lavoro che ha segnato la storia della danza degli ultimi decenni.

Chi è Anne Teresa De Keersmaeker?

Coreografa belga nata a Malines nel 1960, fondatrice nel 1983 della compagnia Rosas e nel 1995 della scuola PARTS di Bruxelles. Dal 1992 al 2007 Rosas è stata compagnia residente del teatro La Monnaie. Nel 1996 il re del Belgio le ha conferito il titolo di baronessa; nel 2019 ha firmato a Broadway le coreografie di West Side Story.

Il consiglio finale su Opera Ballet Vlaanderen

Una serata come questa unisce un classico della danza europea, una delle voci più richieste della nuova generazione e un assolo di un coreografo che il pubblico romano conosce già, il tutto nel teatro che vide la prima italiana dell'Uccello di fuoco. Il mio consiglio è di approfittare del martedì per una visita guidata del Costanzi nel pomeriggio, di ascoltare prima almeno una volta la Grande fuga di Beethoven e di arrivare in sala con lo sguardo pronto a seguire la musica attraverso i corpi. Chi ama la danza difficilmente troverà, in questa stagione romana, un programma più coerente.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento10 Novembre 2026 20:00 — 11 Novembre 2026
IndirizzoTeatro dell'Opera di Roma, Piazza Beniamino Gigli 7, 00184 Roma Esquilino, Roma, Roma Città

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