Il castello del principe Barbablù con Anna Netrebko al Teatro dell’Opera di Roma — 4 dicembre 2026
Anna Netrebko canta Il castello del principe Barbablù di Béla Bartók al Teatro Costanzi, la sala principale del Teatro dell'Opera di Roma in piazza Beniamino Gigli 7, venerdì 4 dicembre 2026 alle ore 20, in data unica e in forma di concerto. Accanto a lei il basso Alexander Köpeczi nella parte di Barbablù, la Hungarian Radio Symphony Orchestra e sul podio Henrik Nánási; nella prima parte della serata il pianista Misi Boros suona il Concerto n. 1 di Liszt. Si arriva con la metro A, fermata Repubblica Teatro dell'Opera, oppure con i bus di via Nazionale (H, 40, 60, 64, 70, 71, 170) e di via Depretis (70, 71). I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro dell'Opera; i biglietti dei singoli spettacoli della stagione 2026/2027 sono in vendita dall'8 ottobre 2026 alla biglietteria di piazza Beniamino Gigli 1 e sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal sito ufficiale della sede.
Con franchezza: fra le serate della stagione romana questa è quella che meno di tutte si può rimandare. Una sola recita, una delle voci più celebri del mondo al debutto italiano in un ruolo che non aveva mai cantato qui, un'orchestra ungherese che suona Bartók come si parla la propria lingua. Il resto del cartellone ha repliche e seconde occasioni; il 4 dicembre no.
Anna Netrebko e Barbablù al Costanzi in breve
La serata del 4 dicembre 2026 al Teatro Costanzi è un concerto in due parti con inizio alle 20: prima due pagine di Franz Liszt, poi l'opera in un atto di Bartók eseguita senza scene né costumi. È una delle due opere in forma di concerto della stagione 2026/2027 del Teatro dell'Opera di Roma.
Il programma pubblicato dal teatro
La pagina ufficiale dello spettacolo elenca, nell'ordine, la Rapsodia ungherese n. 2 di Liszt, il Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra di Liszt con Misi Boros al pianoforte e infine Il castello del principe Barbablù (A Kékszakállú Herceg Vára) di Bartók, con Alexander Köpeczi (Barbablù) e Anna Netrebko (Judit, sua moglie). Suona la Hungarian Radio Symphony Orchestra, dirige Henrik Nánási.
Una tappa di una tournée internazionale
Il comunicato di presentazione della stagione colloca la serata dentro la tournée internazionale della Hungarian Radio Symphony Orchestra: Roma ne ospita la tappa in data unica. Il concerto è sostenuto dalla Banca del Fucino, mecenate del teatro. Per il pubblico il significato pratico è uno solo: non esiste una replica di riserva, e chi manca quella sera ha perso l'occasione.
Perché conta il debutto italiano
Il teatro sottolinea che Netrebko affronta per la prima volta in Italia il ruolo di Judit. Nel repertorio che le si conosce, da Verdi a Puccini, da Čajkovskij a Donizetti, Bartók non figura: è un territorio nuovo per il pubblico italiano che la segue da quasi trent'anni. È probabile che la sala si riempia prima di Natale di appassionati venuti da fuori Roma.
Il programma della serata: da Liszt a Bartók
La prima parte della serata di Anna Netrebko al Costanzi è tutta dedicata a Franz Liszt, il compositore che l'Ungheria considera il proprio padre musicale dell'Ottocento. La scelta costruisce un percorso: dall'Ungheria romantica e virtuosistica di Liszt a quella moderna e inquieta di Bartók.
La Rapsodia ungherese n. 2
Nel programma compare con il numero di catalogo S244/2, cioè la seconda delle Rapsodie ungheresi. È la più popolare della serie, quella che anche chi non frequenta le sale da concerto ha sentito almeno una volta, in un cartone animato o in una pubblicità. Ascoltarla suonata da un'orchestra ungherese ha un senso preciso: il ritmo, gli accenti, le accelerazioni improvvise vengono da un linguaggio che quei musicisti hanno nell'orecchio da sempre.
Il Concerto n. 1 con Misi Boros
Il Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, S124, è affidato al pianista Misi Boros. È un concerto compatto, in un unico arco continuo, costruito per mettere in luce il solista: per un pianista giovane è il biglietto da visita più esigente del repertorio lisztiano. Il teatro non ha pubblicato una biografia di Boros nella pagina dello spettacolo; il consiglio è di cercarla sul programma di sala, la sera stessa.
Poi il castello
Dopo Liszt arriva Bartók, e cambia tutto. L'orchestra si allarga, la luce della sala si fa più raccolta, e per circa un'ora due sole voci raccontano una storia di porte chiuse e di segreti. È il momento per cui la sala sarà piena: ma chi arriva in ritardo per la prima parte perde il contrasto che dà senso all'intera serata.
Il castello del principe Barbablù, l'unica opera di Bartók
Il castello del principe Barbablù è l'unica opera di Béla Bartók: un atto unico di circa un'ora, su libretto ungherese del poeta Béla Balázs, composto nel 1911 e rappresentato per la prima volta il 24 maggio 1918 all'Opera Reale Ungherese di Budapest. I personaggi che cantano sono soltanto due, Barbablù e la sua nuova moglie Judit.
Un libretto nato per Kodály
Balázs aveva pensato il libretto nel 1908 per il suo coinquilino, Zoltán Kodály, e lo scrisse nei due anni successivi; quando lo pubblicò, nel 1910, lo dedicò insieme a Kodály e a Bartók. Fu Bartók a musicarlo, spinto dalla scadenza di un concorso, il Premio Ferenc Erkel, che l'opera non vinse. Un secondo concorso, nel 1912, bocciò il lavoro perché con due soli personaggi e un solo luogo non sembrava abbastanza teatrale. Bartók ritoccò la partitura nel 1912 e aggiunse un nuovo finale nel 1917.
La prima, dopo anni di attesa
Fu il successo del balletto Il principe di legno, nel 1917, ad aprire la strada alla prima del maggio 1918, con lo stesso direttore, Egisto Tango. Il primo Barbablù fu Oszkár Kálmán, la prima Judit Olga Haselbeck. In una lettera del 1915 alla moglie Márta, cui aveva dedicato l'opera, Bartók si diceva ormai convinto che non l'avrebbe mai ascoltata in vita. Dopo l'esilio di Balázs nel 1919, e il divieto delle sue opere, il titolo sparì dalle scene ungheresi fino al 1936.
La storia delle sette porte
Judit arriva nel castello buio di Barbablù e chiede che si aprano, una dopo l'altra, sette porte chiuse. Dietro la prima c'è una camera di tortura, dietro la seconda un'armeria, poi il tesoro, un giardino segreto, la vista sul regno sconfinato del principe. Tutto è bagnato di sangue. La sesta porta rivela un lago di lacrime. Dietro la settima ci sono le tre mogli precedenti, vive, coronate e coperte di gioielli: Barbablù le celebra come le spose dell'alba, del mezzogiorno e della sera, e poi incorona Judit come la sposa della notte. Lei le segue oltre la soglia, e il principe resta solo nel buio.
La musica: il motivo del sangue
Il tratto più riconoscibile della partitura è l'intervallo di seconda minore, usato ogni volta che Judit scorge del sangue nel castello: una dissonanza stretta che torna nei passaggi lenti come malinconia e in quelli veloci come allarme. L'opera comincia e finisce nella zona di fa diesis e tocca il do al centro, alla quinta porta, il punto di massima luce: la distanza tonale più grande possibile, tradotta in buio e luce. Chi ascolta con attenzione sente la porta che si spalanca prima ancora di capirne il senso.
Un'orchestra enorme per due voci
Bartók chiede un organico imponente: quattro flauti, quattro fagotti, quattro corni, quattro trombe, quattro tromboni, tuba, timpani e un'ampia percussione con xilofono, due arpe, celesta, organo e archi, più una musica di scena di altre quattro trombe e quattro tromboni contralti. È questo il paradosso che rende l'opera così adatta alla forma di concerto: la vera scenografia è l'orchestra, e vederla tutta sul palcoscenico del Costanzi, invece che nascosta in buca, rende visibile quello che di solito si ascolta soltanto.
Anna Netrebko: la carriera della Judit del Costanzi
Anna Netrebko è nata a Krasnodar il 18 settembre 1971, è soprano russo naturalizzato austriaco dal 2006 e ha cantato in tutti i grandi teatri del mondo, dal Metropolitan alla Scala, dalla Royal Opera House al Festival di Salisburgo. Nel 2007 la rivista Time l'ha inserita nella lista delle cento persone più influenti del mondo: prima cantante d'opera a comparirvi.
Dal pavimento del Mariinskij al palcoscenico
Di origini cosacche del Kuban, per pagarsi gli studi di canto lavorò pulendo i pavimenti del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, allora Opera Kirov. Lì la notò Valerij Gergiev, che divenne il suo mentore: sotto la sua guida esordì nel 1994 come Susanna nelle Nozze di Figaro. L'anno dopo, in tournée con la compagnia del teatro a San Francisco, fu Ljudmila in Ruslan e Ljudmila di Glinka, e la critica americana se ne accorse subito.
Salisburgo 2005 e la nascita di una diva
Nel 2002 debuttò al Metropolitan di New York come Natasha Rostova in Guerra e pace di Prokof'ev, sempre con Gergiev. La consacrazione arrivò nel 2005 al Festival di Salisburgo, con La traviata accanto a Rolando Villazón, un successo di pubblico e di critica che la registrazione Deutsche Grammophon ha fissato su disco. Lo stesso anno ricevette il Premio di Stato russo. Nel 2008 Musical America la nominò musicista dell'anno.
Un repertorio che cresce con la voce
Il suo percorso è quello di una voce che si è allargata con gli anni: dai ruoli leggeri degli inizi, Susanna, Zerlina, Norina, Adina, Gilda, a Lucia, Violetta, Mimì, poi a Tatiana, Anna Bolena, Leonora del Trovatore, Lady Macbeth, Aida, Tosca, Turandot, fino a Elsa nel Lohengrin. Nel gennaio 2020 esordì come Turandot al Nationaltheater di Monaco, e nello stesso anno come Elisabetta nel Don Carlo al Bol'šoj. Judit, a questo punto della carriera, si inserisce in una linea precisa: ruoli drammatici, di grande spessore psicologico.
Le prime della Scala
Alla Scala esordì nel 1998 con un concerto di musiche russe diretto da Gergiev. Da allora ne ha inaugurato più stagioni: nel 2011 come Donna Anna nel Don Giovanni diretto da Daniel Barenboim, nel 2015 come protagonista di Giovanna d'Arco diretta da Riccardo Chailly, nel 2017 in Andrea Chénier con la regia di Mario Martone, nel 2019 come Tosca per la regia di Davide Livermore. Nell'estate 2019 esordì all'Arena di Verona nel Trovatore firmato da Franco Zeffirelli.
I dischi
Il primo album in studio, Opera Arias, del 2003, fu uno dei maggiori successi commerciali della musica classica di quegli anni; seguirono Sempre libera con Claudio Abbado nel 2004, The Russian Album nel 2006, i duetti con Villazón nel 2007, Souvenirs nel 2008, l'album Verdi con Gianandrea Noseda nel 2013, Verismo con Antonio Pappano e l'Accademia di Santa Cecilia nel 2016 e Amata dalle tenebre con Chailly e l'Orchestra della Scala nel 2021. Con Pappano e Santa Cecilia ha inciso anche il War Requiem di Britten. In dieci anni di registrazioni per Deutsche Grammophon ha venduto quasi quattro milioni di dischi.
Henrik Nánási, Alexander Köpeczi e la Hungarian Radio Symphony Orchestra
Henrik Nánási, il direttore della serata, è nato a Pécs nel 1975 e dal 2012 al 2018 è stato direttore musicale generale della Komische Oper di Berlino, accanto al sovrintendente Barrie Kosky. È uno dei direttori ungheresi più presenti nei teatri d'opera di lingua tedesca.
La formazione di Nánási
Ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio Béla Bartók di Budapest, poi dal 1993 direzione d'orchestra, correpetizione e composizione all'Università di musica di Vienna. Dal 1999 ha lavorato allo Stadttheater di Klagenfurt, dove dal 2002 è stato primo Kapellmeister; nel 2005 è passato al Theater Augsburg, nel 2007 allo Staatstheater am Gärtnerplatz di Monaco.
Berlino e i grandi teatri
Nel 2009 ha debuttato all'Opera di Francoforte con La bohème, nel 2010 alla Semperoper di Dresda con L'italiana in Algeri di Rossini; ha diretto alla Volksoper di Vienna, alla Bayerische Staatsoper e all'Opéra de Monte-Carlo. Alla Komische Oper, nella stagione 2012/2013 che la vide eletta teatro d'opera dell'anno, ha cominciato il sodalizio con Kosky. Il dettaglio curioso, per il pubblico romano: Kosky porta al Costanzi nella stessa stagione la sua Lady Macbeth del distretto di Mzensk, produzione proprio della Komische Oper.
Il Barbablù di Köpeczi
Alexander Köpeczi è il basso che canta la parte del titolo. Il teatro lo presenta semplicemente come Barbablù accanto a Netrebko, senza una biografia estesa nella pagina dello spettacolo. La parte, scritta per basso o basso baritono, chiede una voce scura e un'autorità che non ha bisogno di alzare il tono: Barbablù è l'uomo che resiste, concede, cede, e alla fine resta solo.
Un'orchestra che suona la propria lingua
La Hungarian Radio Symphony Orchestra arriva a Roma in tournée con un programma interamente ungherese. Qui sta il vero valore della serata: il libretto di Balázs è in ungherese, una lingua difficile per i cantanti stranieri, e la scrittura vocale di Bartók segue il ritmo del parlato. Un'orchestra e un direttore che quella lingua la conoscono dall'infanzia sono la migliore garanzia che l'accento musicale sia giusto.
Una curiosità su Il castello del principe Barbablù con Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma — 4 dicembre 2026
Il castello del principe Barbablù non è una novità per il Teatro dell'Opera di Roma: il titolo vi è andato in scena già nel 1962, dopo le prime italiane dei grandi teatri. La vera novità del 4 dicembre è la protagonista, e il modo in cui l'opera viene proposta.
La cronologia italiana dell'opera è una piccola lezione di storia del Novecento musicale. La prima in Italia fu al Maggio Musicale Fiorentino il 5 maggio 1938, diretta da Sergio Failoni, con Mihály Székely nel ruolo del titolo ed Ella Némethy come Judit: gli stessi interpreti ungheresi che due anni prima avevano riportato l'opera a Budapest. Il San Carlo di Napoli la allestì il 19 aprile 1951 con Ferenc Fricsay sul podio e Mario Petri come Barbablù; la Scala il 28 gennaio 1954, ancora con Petri. Seguirono Torino nel 1961, Roma nel 1962, Bologna nel 1966, la Fenice nel 1967, Parma nel 1970.
Una seconda curiosità riguarda i direttori. Failoni, che portò l'opera in Italia, era lo stesso direttore con cui Bartók si scontrò nel 1936 durante le prove della ripresa di Budapest: il compositore si schierò con il nuovo Barbablù, Székely, contro l'insistenza del direttore sulla fedeltà letterale alla partitura stampata. È un aneddoto che dice molto di Bartók: il testo scritto contava, ma la voce che lo faceva vivere contava di più. La terza riguarda l'interpretazione: fra le Judit celebri del disco c'è Christa Ludwig, nella registrazione del 1965 con István Kertész, che sosteneva che Judit dice sempre la verità quando ripete al marito di amarlo.
La serata nella stagione 2026/2027 del Teatro dell'Opera
La stagione 2026/2027 del Teatro dell'Opera di Roma si intitola Il dolce suono mi colpì, dal verso della Lucia di Lammermoor, e comprende 11 titoli operistici, 2 opere in concerto, 7 balletti e 4 eventi speciali. Il Barbablù di Netrebko è la prima delle due opere in forma di concerto.
Nel mezzo della settimana inaugurale
La stagione si apre il 27 novembre con The Rake's Progress di Stravinskij, diretto da Michele Mariotti con la regia di Rafael R. Villalobos, e repliche fino al 5 dicembre. Il concerto di Netrebko cade dunque dentro le giornate dell'inaugurazione: in una sola settimana il Costanzi passa da Stravinskij a Bartók, due facce del Novecento che il cartellone mette apertamente al centro.
L'altra opera in concerto
La seconda è Il barbiere di Siviglia con Cecilia Bartoli, il 27 maggio 2027, anch'esso in data unica, per festeggiare i quarant'anni esatti dal suo debutto al Costanzi nel ruolo di Rosina. Chi è interessato alle grandi voci in concerto trova la scheda nella pagina dedicata al Barbiere di Siviglia con Cecilia Bartoli.
Dicembre al Costanzi
Dopo il Barbablù, per le feste torna Il lago dei cigni dal 17 al 31 dicembre, con Fumi Kaneko, Vadim Muntagirov e Paul Marque. Chi viene a Roma per un fine settimana di dicembre può costruire un programma intero intorno al teatro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Il castello del principe Barbablù con Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma — 4 dicembre 2026
La forma di concerto, per il Barbablù di Bartók, non è un ripiego: è il modo in cui l'opera vive più spesso nel mondo. La scrittura vocale cromatica e modellata sul ritmo del parlato, la difficoltà del libretto ungherese per i cantanti stranieri e la staticità dell'azione rendono le messinscene relativamente rare; molto più frequenti sono le esecuzioni in concerto.
Chi è abituato all'opera con scene e costumi teme di annoiarsi davanti a due cantanti fermi al leggio. Accade il contrario. Nel Barbablù l'azione vera è interiore, e a raccontarla sono i colori dell'orchestra: il rosso sangue della prima porta, l'oro del tesoro, il verde azzurro del giardino, la luce abbagliante della quinta porta, il buio della sesta, l'argento lunare della settima. Sono le indicazioni che Bartók stesso scrisse per la scena, e in forma di concerto è la musica a dipingerle. Il consiglio è di chiudere gli occhi alla quinta porta, almeno per qualche secondo: l'esplosione dell'orchestra, con l'organo, fa da sola quello che nessuna scenografia saprebbe fare.
Seconda cosa taciuta: l'opera si apre, nelle intenzioni degli autori, con un prologo parlato del bardo, che chiede al pubblico dove sia il palcoscenico, se fuori o dentro di noi. Il prologo viene spesso omesso. Se questa sera ci sarà lo si saprà solo dal programma di sala: ma la domanda vale comunque, ed è la chiave di tutto. Terza: la partitura prevede sospiri spettrali che sembrano provenire dal castello quando si aprono alcune porte; ogni esecuzione li risolve a modo suo, con strumenti o voci. Tenete l'orecchio teso.
Biglietti per Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma
I biglietti per Il castello del principe Barbablù con Anna Netrebko sono in vendita dall'8 ottobre 2026, data in cui il Teatro dell'Opera apre la vendita dei singoli spettacoli della stagione. I prezzi per settore sono pubblicati nella pagina Prezzi del sito ufficiale.
Dove comprare
La biglietteria del teatro è in piazza Beniamino Gigli 1, aperta dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18 e la domenica dalle 9 alle 13.30, chiusa nei festivi. Il giorno dello spettacolo i biglietti si vendono al teatro da un'ora prima dell'inizio. Online si acquista sul circuito di prevendita autorizzato indicato nella pagina dello spettacolo. Il teatro raccomanda di rivolgersi soltanto ai canali autorizzati dalla fondazione.
Come muoversi con l'acquisto
Una serata unica con una star internazionale si esaurisce presto. Conviene comprare nei primi giorni di vendita, senza aspettare offerte dell'ultimo minuto: il teatro prevede in alcune serate una riduzione last minute, a sua discrezione, ma per una data come questa sarebbe una scommessa persa in partenza.
Pagamenti allo sportello
Allo sportello si paga in contanti, con bancomat e con le principali carte di credito, oltre che con assegno intestato alla Fondazione Teatro dell'Opera di Roma. Sono accettate anche la Carta del Docente e la Carta della Cultura, negli orari della biglietteria.
Abbonamenti
Le campagne di abbonamento Gran Teatro si sono chiuse a settembre; le altre formule si sottoscrivono dal 1° ottobre 2026. Chi pensa di tornare più volte al Costanzi in stagione può valutare l'Abbonamento Concerti o le altre formule: i dettagli sono nella sezione abbonamenti del sito del teatro.
Il consiglio che ti do per visitare Il castello del principe Barbablù con Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma — 4 dicembre 2026
Il consiglio per il Barbablù di Netrebko è scegliere un posto frontale e alto, in balconata o in un palco centrale, e ascoltare prima l'opera a casa, almeno una volta, con il libretto tradotto sotto gli occhi. Per un atto unico in ungherese la preparazione vale più del posto in prima fila.
Spiego il ragionamento. In forma di concerto l'orchestra è sul palcoscenico, allargata come Bartók la volle, con arpe, celesta, organo e ottoni supplementari. Dalla platea bassa si vedono i solisti ma si perde la geometria dell'orchestra; dall'alto la si abbraccia tutta, e il suono della sala a ferro di cavallo del Costanzi arriva più equilibrato. Chi sceglie un palco laterale prenda un posto avanti: dal fondo si vede poco.
Sulla preparazione: la discografia è ricca. Una buona porta d'ingresso è la registrazione del 1965 con Christa Ludwig, Walter Berry e István Kertész; un'altra, con Jessye Norman e Pierre Boulez, vinse il Grammy per la migliore registrazione d'opera nel 1999. Ascoltatene una, leggete la trama delle sette porte, e la sera vi troverete a riconoscere ogni svolta.
Ultima raccomandazione pratica: arrivate almeno quaranta minuti prima delle 20. È venerdì sera, a dicembre, il centro è affollato per lo shopping natalizio, il guardaroba è obbligatorio per borse e ombrelli e a musica iniziata non si entra in platea. Per una serata che non si ripete, non vale la pena rischiare.
Il Teatro Costanzi: la sala che ospita Barbablù
Il Teatro Costanzi ha oggi 1.560 posti fra platea, tre ordini di palchi, balconata e galleria, sotto una cupola affrescata dal perugino Annibale Brugnoli. Fu progettato nel 1879 dall'architetto milanese Achille Sfondrini per il costruttore Domenico Costanzi, e costruito in soli diciotto mesi.
Una cassa armonica a ferro di cavallo
Sfondrini, specialista di teatri, mise l'acustica al primo posto: la sala a ferro di cavallo fu pensata come una cassa armonica capace di esaltare la sonorità delle opere. Alla nascita, nel 1880, poteva accogliere fino a 2.212 spettatori. Per un'opera come il Barbablù, in cui la tensione passa dalle dinamiche estreme dell'orchestra, dal sussurro al pieno con organo, la risposta della sala è parte dello spettacolo.
Il lampadario e la cupola
Il grande lampadario, con le sue ventisettemila gocce di cristallo, si accese la prima volta il 27 febbraio 1928, alla seconda inaugurazione del teatro dopo la ristrutturazione di Marcello Piacentini. Sopra, la cupola di Brugnoli. Arrivate in sala qualche minuto prima che le luci si abbassino: sono i minuti in cui il teatro si mostra per intero.
I settori
Il listino del teatro distingue poltronissime e poltrone di platea, palchi di platea, primo, secondo e terzo ordine, centrali e laterali, con posti avanti e posti dietro, la balconata e la galleria. La pianta aggiornata della sala è nella sezione mappe del sito ufficiale. Per la scheda completa dell'edificio c'è la nostra pagina sul Teatro dell'Opera di Roma.
Come arrivare al Teatro Costanzi per il concerto di Netrebko
Il Teatro Costanzi si raggiunge con la metro A, fermata Repubblica Teatro dell'Opera, a pochi minuti a piedi da piazza Beniamino Gigli. È il modo più semplice, e in un venerdì sera di dicembre anche il più rapido.
In metro
Dalla fermata della linea A in piazza della Repubblica si arriva al teatro in pochi minuti. Dalla stazione Termini, dove si incrociano le linee A e B, si può prendere la metro per una fermata oppure camminare.
In autobus
Il teatro indica le linee di via Nazionale (H, 40, 60, 64, 70, 71, 170, 116T), di via Depretis (70, 71), di via Cavour (16, 75, 84, 360, 590, 649, 714) e quelle che partono da Termini (16, 38, 75, 86, 90, 217, 310, 360, 649, 714). Via Nazionale e via Depretis corrono ai due lati dell'isolato del teatro.
In taxi
All'ingresso del teatro è previsto un servizio taxi per il pubblico; negli intervalli il personale di sala raccoglie le prenotazioni per il ritorno. Dopo un concerto delle 20 che finisce a tarda sera, è la soluzione che suggerisco a chi non abita in centro.
In auto
Lo sconsiglio. La zona fra via Nazionale, il Viminale e Termini è centrale e trafficata, il teatro non ha un parcheggio proprio, e un venerdì di dicembre la situazione peggiora. Chi arriva da fuori Roma lasci l'auto in un parcheggio di scambio lungo la linea A e prosegua in metro.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il Teatro Costanzi, dove debuttarono Cavalleria rusticana nel 1890 e Tosca nel 1900, fu per i suoi primi quarantasei anni un teatro privato: lo costruì e lo gestì un imprenditore edile, Domenico Costanzi, dopo che lo Stato aveva rifiutato di riscattarne la direzione. Lo sanno in molti, lo si ricorda poco.
Il teatro fu inaugurato il 27 novembre 1880 con Semiramide di Rossini, alla presenza di re Umberto I e della regina Margherita. Da allora la programmazione andò avanti grazie agli sforzi economici del costruttore e poi del figlio Enrico, che portarono in scena le prime assolute di Mascagni e di Puccini. Dal 1907 la gestione passò all'impresario Walter Mocchi e dal 1912 a sua moglie, il soprano Emma Carelli: quattordici anni in cui arrivarono a Roma La fanciulla del West, Il trittico, Parsifal, Samson et Dalila e i Ballets Russes di Djagilev. Solo nel 1926 il Comune di Roma acquistò il teatro, che divenne Teatro Reale dell'Opera.
Il legame con la serata del 4 dicembre è più stretto di quanto sembri. Anche il Barbablù di Bartók nacque fuori dalle istituzioni: bocciato da due giurie, rimasto nel cassetto per sette anni, arrivato in scena grazie al successo di un balletto. Il teatro che lo ospita e l'opera che vi si ascolta hanno in comune una storia di ostinazione privata, prima del riconoscimento pubblico.
Regole di sala al Costanzi per la serata di Netrebko
Al Teatro dell'Opera di Roma a spettacolo iniziato non si entra in platea né nei posti numerati di balconata e galleria: chi arriva tardi attende nel foyer. In un concerto in due parti, significa perdere Liszt e sedersi soltanto dopo l'intervallo.
Guardaroba obbligatorio
Ombrelli, cappelli, borse, caschi, macchine fotografiche e apparecchi di registrazione vanno depositati al guardaroba. In una sera di dicembre con cappotti e ombrelli la coda si allunga: è la ragione principale per arrivare presto.
Telefoni e fotografie
In sala è vietato usare il cellulare, fotografare con o senza flash e registrare. Le consumazioni sono ammesse soltanto nei bar del teatro, ed è vietato fumare in tutti gli ambienti.
Abbigliamento
Il teatro indica l'abito scuro come gradito alle serate inaugurali e alle prime. Per una data unica con una star internazionale, dentro la settimana dell'inaugurazione di stagione, vestirsi con un minimo di cura è una forma di rispetto per la serata: nessuno vi fermerà all'ingresso, ma vi sentirete più a vostro agio.
La foto giusta da fare a Il castello del principe Barbablù con Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma — 4 dicembre 2026
Al Costanzi in sala non si fotografa, nemmeno durante gli applausi: la foto giusta della serata si fa fuori, in piazza Beniamino Gigli, prima di entrare. È la piazza su cui Marcello Piacentini spostò l'ingresso del teatro con la ristrutturazione seguita al 1926.
A dicembre, alle sette e mezza di sera, è buio pieno: la facciata illuminata, il pubblico che arriva, le luci del foyer accese sono l'immagine che resta. Il consiglio è di mettersi al lato opposto della piazza e aspettare il momento in cui il flusso di persone si infittisce, una ventina di minuti prima dell'inizio. Una foto con la locandina della serata, se il teatro la espone all'ingresso, è il ricordo più concreto di un concerto che non si replica.
La seconda immagine va portata a casa con gli occhi: la sala con il lampadario acceso e l'orchestra già disposta sul palcoscenico, le arpe, la celesta, l'organo, gli ottoni in fila. È una disposizione che al Costanzi si vede di rado, perché nelle opere l'orchestra suona in buca. Guardatela bene prima che le luci si abbassino. E se volete vedere il teatro vuoto e illuminato, con calma, il Teatro dell'Opera organizza visite guidate su prenotazione.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Costanzi è stato inaugurato il 27 novembre 1880 con Semiramide di Rossini e ha preso il nome di Teatro dell'Opera di Roma nel 1946. In mezzo ci sono le due prime assolute che lo hanno reso celebre e un passaggio di proprietà che ne ha cambiato l'aspetto.
Le date
1879: Domenico Costanzi affida il progetto ad Achille Sfondrini. 27 novembre 1880: inaugurazione con Semiramide, dopo diciotto mesi di lavori. 17 maggio 1890: prima assoluta di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. 14 gennaio 1900: prima assoluta di Tosca di Giacomo Puccini. 1907: la gestione passa a Walter Mocchi; dal 1912 la guida Emma Carelli. 1926: il Comune acquista il teatro, che diventa Teatro Reale dell'Opera; la ristrutturazione è di Marcello Piacentini. 27 febbraio 1928: seconda inaugurazione con Nerone di Arrigo Boito. 1935: nasce il Coro stabile per volontà di Tullio Serafin. 1946: il teatro prende il nome di Teatro dell'Opera di Roma. 1958: nuovo intervento di Piacentini in vista delle Olimpiadi del 1960.
Il Novecento in cartellone
Fra le date meno citate, per chi viene il 4 dicembre, c'è il 1962, l'anno in cui il Barbablù di Bartók entrò nel repertorio del teatro romano. E la stagione 2026/2027 aggiunge un'altra prima volta: la Lady Macbeth del distretto di Mzensk di Šostakovič, in maggio, non era mai andata in scena al Costanzi. Il teatro che si definisce culla dell'opera verista continua così a fare i conti con il Novecento, che nel suo cartellone ha avuto uno spazio più ampio di quanto si pensi.
Chi è passato da Il castello del principe Barbablù con Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma — 4 dicembre 2026
Dal Teatro Costanzi sono passati re Umberto I e la regina Margherita, presenti all'inaugurazione del 1880, e poi Mascagni, Puccini e Respighi, i musicisti che il teatro indica come quelli che ne hanno segnato il destino. Il 4 dicembre si aggiunge alla lista, per la prima volta in Italia nei panni di Judit, Anna Netrebko.
La storia del teatro conserva nomi di ogni epoca. Emma Carelli, soprano e impresaria, che dal 1912 guidò il Costanzi per quattordici anni; Tullio Serafin, che nel 1935 volle il coro stabile; Marcello Piacentini, che rimise mano all'edificio nel 1926 e nel 1958. Sul podio, nelle storie dell'orchestra e del coro ricordate dal teatro, Victor de Sabata, Gianandrea Gavazzeni, Herbert von Karajan, Carlo Maria Giulini, Karl Böhm, Zubin Mehta, Georges Prêtre, Georg Solti, Giuseppe Sinopoli, Mstislav Rostropovich, Riccardo Muti e Daniele Gatti.
Netrebko, a Roma, non è una sconosciuta: nel febbraio del 2014 era in città per le prove di una Manon Lescaut. E con lei, il 4 dicembre, sale sul palcoscenico un pezzo di storia musicale ungherese: un direttore nato a Pécs e formato al Conservatorio che porta il nome di Bartók, un'orchestra della radio di Budapest, un basso ungherese nel ruolo del principe. È la prima volta che il Costanzi accoglie un Barbablù con queste credenziali linguistiche, e la cosa si sentirà.
Intorno al Costanzi prima del concerto
Il Teatro Costanzi si trova fra via Nazionale, via del Viminale e via Depretis, a pochi minuti da piazza della Repubblica e dalla stazione Termini. Chi arriva con un'ora di anticipo ha intorno alcuni luoghi della Roma antica e umbertina.
Piazza della Repubblica e le Terme
Uscendo dalla metro si è in piazza della Repubblica, con la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ricavata nelle Terme di Diocleziano. Verso Termini c'è Palazzo Massimo alle Terme, sede del Museo Nazionale Romano: chi è libero nel pomeriggio può combinare museo e concerto senza prendere un mezzo.
Due chiese a pochi passi
Dal lato opposto della piazza si raggiungono in pochi minuti San Bernardo alle Terme e Santa Maria della Vittoria. Una sosta di un quarto d'ora prima del teatro è il modo migliore per entrare in sala con la testa sgombra.
Verso Monti e Santa Maria Maggiore
Scendendo per via Nazionale comincia il rione Monti, raccontato nella nostra guida al rione Monti; in direzione opposta, oltre via Cavour, Santa Maria Maggiore è a un quarto d'ora abbondante a piedi. In dicembre, la sera, la basilica con le luci accese merita la deviazione.
Dove mangiare prima e dopo il concerto
Intorno al Teatro dell'Opera l'offerta si concentra su via Nazionale, il Viminale, le strade verso Termini e, poco più in là, il rione Monti. In teatro si consuma solo ai bar interni: la cena va organizzata prima o dopo.
Prima delle 20
Con un inizio alle 20 conviene una cena presto, verso le 18.30, oppure un aperitivo robusto e la cena dopo. Le trattorie fra via Nazionale e il Viminale permettono di arrivare a teatro a piedi in pochi minuti.
Dopo il concerto
Il concerto comprende due pagine di Liszt, un intervallo e un'opera di circa un'ora: si esce a tarda sera. Monti è la scelta più naturale per una cena dopo teatro, ma di venerdì, a dicembre, è indispensabile prenotare. Non faccio nomi di locali, perché cambiano più spesso delle regie; il criterio è evitare i menu tradotti in cinque lingue affissi fuori dalla porta intorno a Termini e spingersi qualche strada verso Monti.
Roma all'inizio di dicembre, la settimana di Barbablù
Il 4 dicembre 2026 è un venerdì, e apre il fine settimana che porta all'Immacolata di martedì 8 dicembre. Per chi viene da fuori Roma è un'ottima occasione per un ponte lungo, con il concerto come serata principale.
Clima e abbigliamento
Le serate di inizio dicembre a Roma sono fresche e spesso umide. Gli ombrelli vanno al guardaroba del teatro: meglio un pieghevole, o un buon cappotto con cappuccio.
Le luci di Natale
In quei giorni la città accende le luci delle feste. Una passeggiata dal Costanzi verso via Nazionale e piazza Venezia, nel pomeriggio, mette in una stessa giornata il centro addobbato e il concerto della sera.
Accessibilità al Teatro Costanzi
Per il Teatro Costanzi il teatro indica un percorso di visita accessibile a chi ha difficoltà di deambulazione, con l'eccezione di alcuni punti come il Palco Reale e la galleria. La pagina del concerto non riporta indicazioni specifiche sui posti accessibili.
Il consiglio pratico è contattare la biglietteria prima dell'acquisto, al telefono 06 48160255 o all'indirizzo ufficio.biglietteria@operaroma.it, spiegando le proprie esigenze: è il modo per ottenere un posto adatto e informazioni aggiornate su ingressi e servizi. Chi ha difficoltà motorie eviti comunque la galleria.
Barbablù per chi va all'opera per la prima volta
Il castello del principe Barbablù dura circa un'ora ed è, per molti versi, una buona porta d'ingresso al teatro musicale del Novecento: una storia chiara, due personaggi, una progressione per sette tappe che anche un principiante segue senza fatica. La serata intera, però, con Liszt e l'intervallo, è lunga.
Con gli adolescenti
Il teatro non pubblica indicazioni di età per questo concerto. È adatto a ragazzi dai quattordici anni in su che abbiano un minimo di abitudine alla musica classica. La storia è cupa, piena di sangue simbolico, e ai ragazzi piace più di quanto gli adulti credano. Raccontate la fiaba di Perrault prima di uscire: il confronto fra la fiaba e l'opera è la chiave per coinvolgerli.
Per chi viene dal repertorio italiano
Chi ama Verdi e Puccini non troverà arie da canticchiare all'uscita. Troverà in cambio una delle voci che meglio hanno cantato quel repertorio, alle prese con qualcosa di completamente diverso: è un motivo in più per esserci.
Domande frequenti su Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma
Quando canta Anna Netrebko al Teatro dell'Opera di Roma?
Anna Netrebko canta al Teatro Costanzi, sala del Teatro dell'Opera di Roma, venerdì 4 dicembre 2026 alle ore 20, in data unica. Interpreta Judit nel Castello del principe Barbablù di Bartók in forma di concerto, con Alexander Köpeczi, la Hungarian Radio Symphony Orchestra e Henrik Nánási. Non sono previste repliche.
Quando si comprano i biglietti per Netrebko a Roma?
I biglietti per il Barbablù con Anna Netrebko sono in vendita dall'8 ottobre 2026, quando il Teatro dell'Opera di Roma apre la vendita dei singoli spettacoli della stagione 2026/2027. Si acquistano alla biglietteria di piazza Beniamino Gigli 1 e sul circuito di prevendita autorizzato indicato sul sito ufficiale. I prezzi sono pubblicati nella pagina Prezzi del teatro.
Che cosa c'è nel programma del concerto?
Il concerto di Anna Netrebko al Costanzi comincia con due pagine di Liszt: la Rapsodia ungherese n. 2 e il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra, con Misi Boros al pianoforte. Nella seconda parte c'è Il castello del principe Barbablù di Bartók, opera in un atto di circa un'ora cantata in ungherese.
Che cosa significa opera in forma di concerto?
Il Barbablù del 4 dicembre al Teatro dell'Opera di Roma è eseguito in forma di concerto: niente scene, costumi o regia, orchestra sul palcoscenico e cantanti davanti. Per quest'opera di Bartók, statica e interiore, è una formula frequente in tutto il mondo, e mette in primo piano la grande orchestra richiesta dal compositore.
Anna Netrebko ha già cantato Barbablù in Italia?
No: secondo il Teatro dell'Opera di Roma, il 4 dicembre 2026 Anna Netrebko affronta per la prima volta in Italia il ruolo di Judit nel Castello del principe Barbablù. In Italia il pubblico l'ha ascoltata soprattutto in Verdi, Puccini e Giordano, in particolare nelle inaugurazioni della Scala del 2011, 2015, 2017 e 2019.
Come si arriva al Teatro dell'Opera di Roma?
Il Teatro dell'Opera di Roma, in piazza Beniamino Gigli 7, si raggiunge con la metro A, fermata Repubblica Teatro dell'Opera, a pochi minuti a piedi. Numerosi bus passano per via Nazionale (H, 40, 60, 64, 70, 71, 170) e via Depretis (70, 71). All'ingresso del teatro è previsto un servizio taxi per il pubblico.
Si può entrare dopo l'inizio del concerto?
Al Teatro dell'Opera di Roma a spettacolo iniziato non si accede alla platea né ai posti numerati di balconata e galleria: chi arriva in ritardo attende nel foyer. Per il concerto di Netrebko, che comincia alle 20 con Liszt, un ritardo significa perdere tutta la prima parte. Il guardaroba è obbligatorio per borse e ombrelli.
Quanto dura Il castello del principe Barbablù?
Il castello del principe Barbablù di Bartók dura circa un'ora ed è un atto unico, senza intervalli al suo interno. Al Teatro Costanzi il 4 dicembre è preceduto da due pagine di Liszt, la Rapsodia ungherese n. 2 e il Concerto n. 1 per pianoforte. La durata complessiva della serata non è pubblicata dal teatro.
Per chiudere, un consiglio pratico. Comprate il biglietto nei primi giorni di vendita, prendete un posto alto e frontale, ascoltate una registrazione dell'opera a casa e arrivate in piazza Gigli prima delle sette e mezza. Di serate così, a Roma, se ne contano poche per stagione: una voce che tutti conoscono alle prese con un ruolo che nessuno le ha ancora sentito cantare qui, e un'orchestra che suona Bartók nella propria lingua. Chi vuole costruire intorno al concerto un fine settimana fra la Roma umbertina e i musei delle Terme può rivolgersi a Tour Leader Pro.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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