Nettuno (RM)
Nettuno è sul litorale a sud di Roma, a 60 chilometri dalla capitale, con il borgo medievale, il Forte Sangallo e il santuario di Santa Maria Goretti raccolti in poche centinaia di metri fra la stazione ferroviaria e il mare. Da Roma in treno: linea regionale FL8 da Roma Termini, capolinea Nettuno, corse a cadenza oraria (più fitte nelle ore di punta) e circa 70 minuti di viaggio; dalla stazione al borgo si cammina per 300 metri, al Cimitero americano per dieci minuti. In automobile: via Pontina (SS148) fino allo svincolo di Aprilia, poi la Nettunense (SR207) fino al mare, oppure via Cristoforo Colombo e Pontina; un'ora e un quarto senza traffico, molto di più nei fine settimana estivi. Il Forte Sangallo, in via Antonio Gramsci 5 (telefono 06 98889555), ospita il Museo dello Sbarco Alleato e l'Antiquarium comunale ed è chiuso il lunedì; il biglietto è di pochi euro e le fasce orarie cambiano con la stagione, per cui conviene chiamare o controllare il sito del Comune di Nettuno prima di partire. Il Sicily-Rome American Cemetery, in piazzale Kennedy 1, è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 17 tranne il 25 dicembre e il 1 gennaio, ingresso gratuito. Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie e Santa Maria Goretti, in piazza San Rocco 1 (telefono 06 98575828), è a ingresso libero negli orari di apertura della chiesa. La villa Borghese di Nettuno è proprietà privata e non si visita, salvo aperture straordinarie. Parcheggio: a pagamento sul lungomare Matteotti e nelle vie intorno alla stazione, gratuito ma raro nel quartiere della stazione nei giorni di mare. Per una giornata piena servono sei ore; per il solo Cimitero americano e il borgo ne bastano tre.
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✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Nettuno (RM) fa parte del nostro itinerario sul litorale romano, la costa che da Ostia scende fino al confine con la provincia di Latina, ed è la sorella gemella di Anzio: due comuni nati da un solo territorio, con una sola stazione ferroviaria a testa, e un solo sbarco alleato a dividerne per sempre la memoria.
Perché vale la pena di andare a Nettuno (RM)
Nettuno è un comune di circa 48.000 abitanti della Città metropolitana di Roma Capitale, al confine fra l'Agro Romano e l'Agro Pontino, bagnato dal Tirreno. L'economia vive di turismo balneare, di pesca sportiva, di un porto turistico fra i più grandi del Lazio e di una tradizione sportiva anomala per l'Italia, il baseball, che qui non è una curiosità da bar ma un'identità cittadina con diciassette scudetti. In estate le vie e le piazze del centro si riempiono di persone di ogni età, arrivate dai comuni vicini e da Roma: di giorno la spiaggia, la sera il lungomare, una passeggiata lunghissima che dal porto arriva fino al santuario. Ma il motivo per cui una guida che accompagna gruppi da vent'anni torna a Nettuno con piacere è un altro: in nessun altro luogo della costa laziale si passa in un quarto d'ora da un borgo del Duecento circondato da torri cilindriche a un cimitero di guerra americano, e da lì al lettino di una dodicenne morta nel 1902 e canonizzata nel 1950. Tre secoli di Stato Pontificio, una guerra mondiale e una santa: Nettuno è una lezione di storia italiana in formato tascabile.
Sotto la città corrono cunicoli e gallerie scavati nel macco, la calcarenite pliocenica locale: sono serviti come rifugio contro i Saraceni nel Medioevo e come riparo dai bombardamenti nel 1944, quando il VI Corpo d'armata americano usò quelli sotto villa Borghese come quartier generale della testa di ponte. Il territorio comunale è anche un piccolo caso mineralogico: qui è stata descritta per la prima volta la perrierite-(Ce), un silicato di terre rare di cui Nettuno è la località tipo. Sono dettagli che raramente si leggono nei dépliant balneari, e che invece raccontano meglio di qualunque slogan quanto sia stratificato questo lembo di costa.

Come arrivare a Nettuno (RM) da Roma e dove lasciare l'auto
In treno con la FL8
La ferrovia è il modo più sensato di raggiungere Nettuno da Roma. La linea FL8 parte da Roma Termini, ferma a Torricola, Pomezia-Santa Palomba, Campoleone, Aprilia, Lavinio, Villa Claudia, Marechiaro, Anzio Colonia, Anzio e arriva a Nettuno, capolinea, in circa 70 minuti; il tratto da Campoleone in poi è a binario unico, il che spiega la cadenza oraria e qualche ritardo nei giorni di sciopero o di lavori. La ferrovia litoranea Albano-Anzio-Nettuno fu inaugurata il 26 marzo 1884, e proprio la stazione ottocentesca, con il suo piazzale, segna il confine fra la città moderna e il borgo. Il vecchio ponte della stazione, che collegava il centro con la periferia settentrionale, è chiuso dal 2018 perché dichiarato inagibile; per attraversare i binari si usano i passaggi indicati. Consiglio pratico: il biglietto regionale si acquista in stazione o con l'app, e nelle domeniche di luglio i treni del ritorno, fra le 18 e le 20, sono pieni fino ai corridoi. Chi vuole sedersi rientra prima o cena a Nettuno e prende l'ultimo treno.
In automobile e in autobus
Da Roma la strada più rapida è la Pontina fino ad Aprilia e poi la Nettunense, che scende dritta fino al mare; la via Cristoforo Colombo e la Pontina sono l'alternativa classica per chi parte dal quadrante sud. In condizioni normali si impiega poco più di un'ora, ma nei fine settimana estivi la Pontina fra Castel Romano e Pomezia è una fila unica e il tempo raddoppia. Il servizio Cotral collega Nettuno con Roma (capolinea Laurentina) e con i comuni dell'entroterra; gli orari vanno controllati sul sito dell'azienda, perché cambiano fra periodo scolastico ed estivo. Per parcheggiare: strisce blu sul lungomare Matteotti, sulla riviera e nelle vie intorno alla stazione; il borgo medievale è pedonale e ha accessi regolati. Nelle domeniche di agosto si arriva prima delle 9 o si rinuncia all'auto, non ci sono vie di mezzo.
Il borgo medievale di Nettuno (RM), luogo per luogo
La parte vecchia di Nettuno è un quadrilatero a picco sul mare, chiuso da mura con torrioni cilindrici. Le torri risalgono al Trecento, quando Nettuno era sotto la signoria degli Orsini; il nucleo fortificato è però più antico e le fonti comunali lo fanno nascere alla fine del X secolo come baluardo contro le incursioni saracene. Nell'antichità questo sperone avrebbe rappresentato la parte più antica di Antium, l'unica sopravvissuta alla distruzione: un'ipotesi ragionevole, non una certezza archeologica. Dentro le mura vivono ancora molti residenti, e fra i vicoli lastricati e le piazzette si trovano i palazzi del potere feudale e la chiesa madre. Di sera il borgo è il centro della vita notturna, con la maggior parte dei pub e dei locali; di giorno, fra le 10 e le 12, è quasi vuoto ed è allora che va visitato. Il percorso che seguo con i gruppi parte dalla stazione (300 metri), entra dalla porta principale su piazza Marconi e finisce sul Cavone, il camminamento lungo le mura che guarda il porto.
Il Palazzo Baronale, già dei Colonna
L'ingresso è in piazza Marconi. Fu il simbolo del potere feudale: i Colonna, che si consideravano discendenti dei conti di Tuscolo, tennero Nettuno dal 1426 (per altre fonti dal 1427, dopo la morte di Rinaldo Orsini) fino al 1594, e Marcantonio Colonna, il vincitore di Lepanto, lo fece ristrutturare nel 1569. Passato alla Camera Apostolica e poi ai Borghese, che lo possedevano ancora nel primo Novecento, il palazzo si riconosce per la torre; sotto quella torre, almeno fino al 1870, si conservava la metà anteriore di un grande cippo funerario romano con epigrafe latina, di cui parlano il Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica del 1870 e la Storia di Anzio, Satrico, Astura e Nettuno di Calcedonio Soffredini (1879). Non si visita all'interno; la facciata, però, spiega da sola come funzionava un feudo costiero dello Stato Pontificio.
Il Palazzo Doria Pamphilj e gli affreschi di Pier Francesco Mola
Dall'altra parte del borgo, il palazzo che i nettunesi chiamano Pamphilj-Doria nacque intorno al 1600 come casino Cesi e passò ai Pamphilj nel 1648, negli anni del pontificato di Innocenzo X. All'interno conserva un ciclo di affreschi di Pier Francesco Mola, il pittore ticinese che lavorò per i Pamphilj a Roma e a Valmontone, nelle sale e specialmente nel salone delle feste; nel 1697 vi soggiornò la corte pontificia di Innocenzo XII, il papa che di lì a poco avrebbe fatto costruire il porto di Anzio. Anche questo edificio fu poi dei Borghese. L'opinione netta: è il monumento più sottovalutato di Nettuno, perché non è aperto con regolarità e nessuno sa che dentro c'è Mola. Se il Comune annuncia un'apertura straordinaria, è la ragione per prendere il treno.
La Collegiata dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista
La chiesa madre del borgo, di origine medievale, fu ricostruita completamente fra il 1738 e il 1748 su progetto di Carlo Marchionni, l'architetto che pochi anni dopo avrebbe disegnato villa Albani a Roma. La tradizione la vuole sorta sopra uno dei due templi del dio Nettuno, e qualcosa di romano sotto c'è davvero: durante gli scavi del 1937 vennero alla luce, sotto la gradinata, cippi di legionari con iscrizioni della XII legione; depositati nel municipio di Nettunia Porto, sparirono durante la guerra. Ai lati della Collegiata sorgevano l'Oratorio del Carmine e la chiesa del Santissimo Sacramento, di fronte al palazzo baronale. Qui, il primo sabato di maggio, arriva in processione la Madonna delle Grazie. Davanti alla facciata, in piazza San Giovanni, la statua di Paolo Segneri.
La fontana vecchia, il Cavone e le mura
Nel 1830, nella fontana vecchia interna al borgo, fu trovato un condotto murato antico e, nel suo spazio, una vasca di piombo con lettere latine. Il condotto portava l'acqua dalla campagna e fu datato almeno all'età romana; da qui l'ipotesi, mai dimostrata, che sul sito sorgesse un tempio al dio del mare eretto da qualche ricco devoto accanto al porto più antico. Il Cavone è il camminamento lungo le fortificazioni che affaccia sul porto turistico: il posto giusto per capire la geografia di Nettuno, con la riviera a levante e il forte a ponente. Poco fuori dalle mura, verso l'interno, la via Romana conserva il nome dell'antica strada che collegava Lanuvium ad Antium e che terminava fra le vecchie mura del borgo; un tratto della via Lanuvium-Antium, detta anche Via Recta e identificato dallo studioso G. M. De Rossi, è stato riportato alla luce nel 2002 in località La Campana, parallelo alla via Selciatella. Via Santa Maria, infine, è l'antica strada che dalla stazione porta a piazza Mazzini, dove zampilla la Fontana del Nettuno.

Il Forte Sangallo di Nettuno (RM): il Museo dello Sbarco e l'Antiquarium
Fuori dalle mura, a picco sul mare, il Forte Sangallo fu costruito fra il 1501 e il 1503 per volere di Cesare Borgia e di suo padre Alessandro VI, che avevano confiscato il feudo ai Colonna per la loro amicizia con i francesi. L'attribuzione ad Antonio da Sangallo il Vecchio è quella tradizionale e la più diffusa; il sito del Comune scrive Giuliano Giamberti, e lo storico Diego Angeli lo assegnava a Baccio Pontelli: prendetela come una fortezza della bottega dei Sangallo, e non come un'opera firmata. Fu edificata per difendere dal mare una città che allora era definita il granaio del Lazio: pianta quadrangolare di circa 320 metri quadrati, quattro baluardi angolari smussati, mura spesse fino a cinque metri, altezza fra i 18 e i 25 metri, mastio centrale ampliato in seguito con nuovi piani. Dopo i Borgia il forte tornò ai Colonna fino al 1594, poi alla Camera Apostolica, nel 1831 ai Borghese. Il 20 luglio 1925 vi fu firmata la Convenzione di Nettuno fra l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni.
Il Museo dello Sbarco Alleato
Oggi il forte è del Comune e ospita, nelle sale intorno al cortile porticato, il Museo dello Sbarco Alleato: documenti, uniformi, elmetti, fotografie d'epoca, mappe, resoconti dei corrispondenti di guerra, riproduzioni di giornali e materiale bellico recuperato fra Nettuno e Anzio dopo l'operazione Shingle del 22 gennaio 1944. Non è un museo di grandi mezzi, ed è per questo che funziona: le teche sono piene di oggetti trovati nei campi, e la sala delle mappe spiega meglio di qualunque libro perché una testa di ponte di trenta chilometri restò bloccata per quattro mesi. Chi vuole la versione più ampia trova ad Anzio il Museo dello Sbarco di Anzio, in villa Adele: i due musei si completano, non si sostituiscono.
L'Antiquarium comunale
Nelle altre sale l'Antiquarium raccoglie materiale archeologico, storico e artistico del territorio nettunese, dall'età di Antium al Settecento, e la Biblioteca comunale. Vi si capisce quanto poco sia rimasto in città delle grandi sculture uscite da questo suolo: la statua di Apollo oggi ai Musei Vaticani, il Gladiatore combattente firmato da Agasia di Efeso e oggi al Louvre, il Gladiatore morente ai Musei Capitolini, la statua del dio Nettuno già al museo Lateranense, la Cibele di Villa Doria Pamphilj. Sono le esplorazioni ordinate da Giulio II d'intesa con i Colonna, all'inizio del Cinquecento, ad avere svuotato Antium; l'Antiquarium custodisce quel che è arrivato dopo. Il forte apre dal martedì alla domenica, chiuso il lunedì; il biglietto intero costa pochi euro, con riduzioni per studenti e over 65 e gratuità per i bambini e i residenti, ma gli orari indicati dalle fonti non ufficiali non coincidono e il Comune non li pubblica per esteso: una telefonata prima di partire evita di trovare il portone chiuso, e lo dico per esperienza.
Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie e Santa Maria Goretti a Nettuno (RM)
Il santuario sorge alla fine del lungomare Giacomo Matteotti, in piazza San Rocco, sulla costa, dove un tempo c'era la piccola chiesa dell'Annunziata detta anche di San Rocco, del Cinquecento, restaurata nel 1718 e nel 1868. Nel 1914 un incendio distrusse il trono della statua di Nostra Signora delle Grazie, e i padri passionisti, con il sostegno finanziario di papa Pio X, avviarono la costruzione dell'attuale basilica neogotica, completata nel 1935; i passionisti ne sono tuttora i custodi. Paolo VI la elevò a basilica minore nell'agosto 1970. L'edificio è su due livelli: la chiesa superiore, dedicata alla Madonna e ai santi Sebastiano e Rocco, e la cripta inferiore, dove dal 1929 riposano le spoglie di Maria Goretti.
La statua della Madonna delle Grazie
La statua lignea della Madonna col Bambino, secondo la tradizione, approdò alla foce del fiume Loricina nel 1550: un veliero la trasportava dall'Inghilterra verso Napoli, insieme alle statue di San Rocco e San Sebastiano, per sottrarla alla distruzione delle immagini seguita allo scisma di Enrico VIII; una tempesta lo spinse a Nettuno e le statue restarono qui. È un racconto di tradizione, non un documento, ma spiega la doppia dedicazione della chiesa superiore. In processione, il primo sabato di maggio, esce una copia dell'originale, per evitarne il degrado. La processione fu istituita nel 1661 dal vescovo di Albano, inizialmente la prima domenica di maggio.
La cripta di Santa Maria Goretti
Maria Goretti, nata a Corinaldo nelle Marche nel 1890 e cresciuta nelle paludi pontine, fu ferita il 5 luglio 1902 da Alessandro Serenelli nella masseria di Conca, alle Ferriere, allora frazione di Nettuno; morì il giorno dopo, 6 luglio, nell'ospedale dei Fatebenefratelli di Nettuno, e i funerali si tennero l'8 luglio nella chiesa di Santa Barbara. Pio XII la canonizzò nel 1950, in piazza San Pietro, davanti a una folla che la stampa dell'epoca descrisse come la più grande mai vista a una canonizzazione. La cripta, con l'urna della santa, è il punto d'arrivo di un pellegrinaggio che a luglio riempie Nettuno di autobus. Il consiglio che do a chi non è credente: entrate lo stesso, in silenzio, e leggete le date. Dodici anni. È il luogo più serio della città.
Le altre chiese di Nettuno (RM)
La chiesa di San Francesco d'Assisi e la pala di Andrea Sacchi
È la chiesa più antica di Nettuno, di fronte al forte, dove nel Cinquecento si trovava il convento omonimo. La tradizione la vuole fondata dallo stesso san Francesco durante il viaggio verso Gaeta nel 1222, sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla dea Fortuna, di cui resterebbero tracce; i frati minori l'hanno retta per otto secoli e l'hanno lasciata nel 1992. L'interno è a tre navate, con pavimento in marmo; sull'altare maggiore, la pala di Andrea Sacchi con la Madonna di Loreto e i santi Giuseppe, Bartolomeo, Rocco e Francesco. A sinistra dell'ingresso due affreschi antichi, uno con sant'Antonio Abate: sono opere quattrocentesche attribuite a due maestri legati a Subiaco, il Maestro della cappella Caldora e il Maestro Petrus, e nella sacrestia, insieme a due storie della vita di san Francesco, un affresco di Petrus mostra la più antica veduta conosciuta della costa nettunese. Cinque dei sei altari laterali furono rimossi nel 1990 e la chiesa apre in pratica solo per la messa quotidiana: un capolavoro chiuso, che i nettunesi da anni chiedono di restituire alla città.
Santa Barbara, la Tenda del Perdono e la Divina Provvidenza
La parrocchia di Santa Barbara Vergine e Martire è la chiesa dove l'8 luglio 1902 si svolsero i funerali di Maria Goretti; la stessa parrocchia custodisce la cosiddetta Tenda del Perdono, la stanza dell'ex ospedale Orsenigo in cui la ragazza morì il 6 luglio, perdonando il suo assassino. L'ospedale ha una storia sua: fra Orsenigo, il suo principale promotore, morì il 15 luglio 1904 e il sanatorio entrò in crisi, sopravvivendo come Casa della Salute; padre Benedetto Menni, fondatore delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore, continuò l'accoglienza, e nel 1921 la struttura fu venduta alla Santa Sede, prendendo il nome di Casa della Divina Provvidenza, affidata alle suore del Piccolo Cottolengo. Pio XII nel 1943 decise di ripristinare l'ospedale, ma non se ne fece nulla; in piazza San Francesco fu istituito un pronto soccorso, dove oggi c'è il poliambulatorio Barberini. Nel 1975-76 il Comune acquistò l'edificio per scuole, uffici sanitari e associazioni. A questa parrocchia è legata anche la chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, conosciuta come chiesa della Divina Provvidenza.
Le parrocchie dei quartieri
Nettuno è cresciuta per quartieri, e ogni quartiere ha la sua chiesa: il Sacro Cuore di Gesù, San Paolo Apostolo, Santa Lucia Vergine e Martire, San Pietro Claver, l'Esaltazione della Santa Croce, l'Immacolata Concezione, Santa Maria del Quarto. Le due più recenti, i Santi Anna e Gioacchino allo Scacciapensieri e San Giacomo nell'omonimo quartiere, sono di architettura moderna postconciliare e ospitano numerose comunità del Cammino Neocatecumenale. Non sono mete turistiche, ma chi vuole capire Nettuno oltre il borgo dovrebbe farsi almeno un giro allo Scacciapensieri: è la città vera, quella dei 48.000 abitanti.
Villa Borghese di Nettuno (RM), già villa Bell'Aspetto
Sul colle che domina il mare a levante del borgo sorge la villa che i nettunesi chiamano villa Borghese e che nacque come villa di Bell'Aspetto, o villa Costaguti. Fa parte del sistema di ville cardinalizie del litorale, con villa Adele, villa Sarsina e villa Albani ad Anzio, tutte costruite da cardinali come residenze di rappresentanza e di svago. La fece edificare nel 1647-1648 il cardinale Vincenzo Costaguti (1612-1660), di una ricca famiglia di banchieri genovesi stabilitasi a Roma alla fine del Cinquecento. I Costaguti la tennero fino al 1818, quando la vendettero per debiti a don Giovanni Torlonia; nel 1832 il principe Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, acquistò dallo Stato Pontificio l'intero feudo di Nettuno, e da allora la villa è sempre stata dei Borghese, che la possiedono tuttora. Il parco fu disegnato intorno al 1840, con giardino all'italiana, giardino degli aranci, lavande, palme e bosco; sotto la villa corrono le gallerie scavate nel macco che nel 1944 ospitarono il comando del VI Corpo americano. Nel 1978 Steno Borghese donò quattro ettari alla città e la villa fu dichiarata monumento nazionale.
La Riserva naturale Villa Borghese
Dal 1999 (legge regionale 29/99) l'area è Riserva naturale provinciale, oggi della Città metropolitana: una quarantina di ettari con quota massima a Colle Paradiso, 40,7 metri sul mare. Il bosco è una lecceta con pini d'Aleppo e domestici, farnie e sughere di dimensioni notevoli, sottobosco di corbezzolo, cisto e rosa selvatica; fra gli uccelli, oltre a merli e verdoni, si vedono in stagione rondini e gruccioni, e di notte civette e assioli. Il punto che nessun dépliant dice chiaramente: la riserva è interamente proprietà privata, cinta da mura, e non è accessibile al pubblico se non su accordo con la proprietà o con la società che la gestisce. Sotto la villa e il suo parco, secondo gli studiosi, si trovava la parte più importante e popolata dell'antica Antium, forse l'acropoli: i ruderi sono numerosissimi, e per lo più invisibili.
Torre Astura e le aree naturali intorno a Nettuno (RM)
Torre Astura
Torre Astura si trova sette chilometri a sud della città, dentro un poligono militare del Ministero della Difesa. Nel 1193 i Frangipane costruirono, sopra un porto romano ancora visibile, una fortezza marittima con torre a pianta pentagonale circondata dalle acque e collegata alla terraferma da un ponte ad arcate in laterizio. Astura era un approdo della via Severiana; Cicerone vi possedeva una villa, ed è da qui che nel 43 a.C. tentò la fuga da Marco Antonio. Nel 1268 Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, vi cercò rifugio e Giovanni Frangipane lo consegnò a Carlo d'Angiò, che lo fece decapitare a Napoli: la torre è il luogo di uno dei tradimenti più celebri del Medioevo italiano. Passò poi ai Caetani, agli Orsini e ai Colonna, e nel 1594 alla Camera Apostolica; dai Borghese, negli anni Settanta del Novecento, al Comune di Nettuno. Vi hanno girato Cleopatra (1963), Brancaleone alle crociate, L'arcidiavolo, Pinocchio e Le avventure acquatiche di Steve Zissou. Si raggiunge solo nei periodi di apertura del poligono, in genere l'estate, dalla strada provinciale Acciarella verso Foce Verde, con una passeggiata dal parcheggio; intorno, la pineta e il fiume Astura.
Il bosco del Foglino, la Campana e Cadolino
Poco fuori dal comune, verso il confine con la provincia di Latina, si estende il bosco del Foglino, 550 ettari di macchia mediterranea e bosco planiziale: un lembo residuo dell'antica selva che dal Circeo e da Terracina arrivava un tempo fino a Roma e Napoli. Vi crescono numerose specie vegetali e vive una fauna abbondante; i cercatori ci vanno per il porcino estivo, il Boletus aestivalis. Nella frazione di Cadolino resiste un importante sughereto; in direzione di Aprilia un altro grande bosco, la Campana, cresce lungo il tracciato dell'antica strada romana. Intorno a Torre Astura, oltre alla pineta, sopravvive una parte del Foglino e un'area di siepi e bassi arbusti, terreno dell'Esercito, dove cinghiali, conigli e funghi prosperano proprio perché nessuno può entrarci. Sono le foreste del Parco nazionale del Circeo in miniatura, senza il parco.
I parchi cittadini e il laghetto Granieri
Fra i parchi urbani il più noto è il parco Loricina, intitolato a Giovanni Palatucci, che prende il nome dall'omonimo fiume che sfocia nel mare di Nettuno ed è la sede delle manifestazioni estive. Nel quartiere San Giacomo è stato recuperato il parco pubblico di via Romana Antica; e il laghetto Granieri, un'oasi di vegetazione che si snoda intorno allo specchio d'acqua, è tornato fruibile dopo anni di abbandono. Sono luoghi per i residenti più che per i turisti, ma il parco Loricina in una sera d'agosto, con il palco montato, è la fotografia esatta di come i nettunesi vivono la loro estate.
Il porto turistico, il lungomare e le spiagge di Nettuno (RM)
Il porto turistico Marina di Nettuno, fra il borgo e il lungomare, fu inaugurato nel 1986: circa 980 posti barca, 14 pontili e circa 3.000 metri di molo, accesso regolato. Dal molo di sopraflutto la vista sul borgo e sul forte è la migliore che esista da terra. Il lungomare Matteotti, la riviera Guido Egidi e la passeggiata fino al santuario sono il salotto serale della città; lungo la riviera il Monumento alla Pace Universale, in via Cristoforo Colombo il Monumento alla Pace, in piazza Battisti il Monumento ai Caduti. Le spiagge sono di sabbia, larghe a levante verso Foce Verde e più strette sotto il borgo; in luglio e agosto gli stabilimenti sono affollati, e la spiaggia libera davanti al santuario è la scelta di chi non vuole pagare. Il mare, per chi arriva da Roma, è migliore che a Ostia e peggiore che al Circeo: valutazione onesta di uno che li conosce tutti e tre. Chi cerca la costa alta e le calette continua verso Tor Caldara, la riserva fra Anzio e Lavinio con le sue sorgenti sulfuree, oppure scende verso il lido di Latina.
Il Cimitero americano di Nettuno (RM)
Il Sicily-Rome American Cemetery and Memorial occupa 77 acri, circa 31 ettari, in piazzale Kennedy, a dieci minuti a piedi dalla stazione. Vi riposano 7.845 caduti americani della campagna d'Italia, dallo sbarco in Sicilia alla liberazione di Roma, e sulla parete dei dispersi sono incisi 3.095 nomi. Il memoriale comprende una cappella in marmo, un peristilio e una sala delle mappe con rilievi in bronzo delle operazioni in Sicilia e in Italia; le lapidi bianche sono disposte ad archi intorno a un lungo specchio d'acqua. L'ingresso è gratuito, l'apertura è quotidiana dalle 9 alle 17 con chiusura solo il 25 dicembre e il 1 gennaio, e il personale dell'American Battle Monuments Commission accompagna chi cerca una tomba precisa. Due presidenti degli Stati Uniti sono venuti a commemorare i caduti: George H. W. Bush nel 1989, per il Memorial Day, e Bill Clinton nel 1994, per il cinquantesimo anniversario dello sbarco. Ogni anno, nell'ultimo lunedì di maggio, la cerimonia del Memorial Day riunisce qui ambasciata, autorità e veterani. Consiglio da professionista: andateci alle 9 del mattino, prima del caldo e dei gruppi, e uscite dal cancello sul lato del parco Loricina.
Il Campo della Memoria
In via Rocca Priora, un cimitero militare molto più piccolo raccoglie i caduti della Repubblica Sociale Italiana nei combattimenti seguiti allo sbarco del 1944: il Campo della Memoria. È un luogo controverso e resta tale; lo cito perché esiste e perché, insieme al cimitero americano e alle sepolture britanniche di Anzio, completa la mappa di chi morì su questa costa fra gennaio e maggio 1944. Un monumento commemorativo dello sbarco si trova anche dentro il bosco di Nettuno, presso l'ingresso che guarda il poligono militare.
Nettuno (RM), la città del baseball
Il baseball arrivò a Nettuno con i soldati americani di stanza nella zona alla fine della seconda guerra mondiale: i militari giocavano nei campi intorno al cimitero e i ragazzi del posto li guardavano, poi cominciarono a giocare. Fra i pionieri Alberto Fasano, che con l'amico Giulio Zerella frequentò un corso per arbitri e nel 1945 fondò il Nettuno Baseball; dal 1946 al 1949 la squadra, come Nettuno P.S., giocò a softball, e il primo campionato ufficiale è del 1950. Da allora Nettuno ha vinto diciassette scudetti, record italiano (1951-1954, 1956-1958, 1963-1965, 1971, 1973, 1990, 1993, 1996, 1998, 2001), sette Coppe dei Campioni europee a partire dal 1965 e tre Coppe CEB. Lo stadio Steno Borghese, inaugurato nel 1991 e ristrutturato nel 2019, ha circa 8.000 posti, è il più grande d'Italia per questo sport e ha ospitato la finale mondiale del settembre 2009. Nel maggio 2026 il consiglio comunale ha riconosciuto il baseball come bene culturale immateriale della città. Il turismo legato al baseball resta marginale nei numeri, ma è l'unico caso in Italia in cui una città di provincia si racconta attraverso uno sport americano: chi capita a Nettuno in una sera di campionato faccia una deviazione allo stadio, l'ingresso costa poco e lo spettacolo sugli spalti vale più della partita.

Tradizioni e feste di Nettuno (RM)
La festa di sant'Antonio Abate
Si celebra la domenica più vicina al 17 gennaio, in genere la seconda del mese. La domenica mattina si svolge la benedizione degli animali, a cui partecipano cavalieri di tutta la zona, carri trainati da cavalli e asini e gli animali domestici dei nettunesi; in origine la benedizione era preceduta da una processione, usanza interrotta negli ultimi anni. La Confraternita di sant'Antonio Abate, che organizza la festa, è anche la custode più attiva della memoria della chiesa di San Francesco.
La festa della Madonna delle Grazie
La solenne processione del primo sabato di maggio percorre le vie centrali di Nettuno. La statua, o meglio la sua copia, viene portata dai nettunesi dal santuario alla Collegiata di San Giovanni, nel borgo, accompagnata da tutte le confraternite delle parrocchie della città e da rappresentanze dei comuni vicini; la statua resta nel borgo per alcuni giorni e poi torna al santuario. È la festa che i nettunesi sentono di più, molto più di Ferragosto: chi vuole vedere la città vera venga il primo sabato di maggio, e prenda il treno perché il centro è chiuso alle auto.
Le feste di Santa Maria Goretti
La santa si celebra due volte: a luglio, nell'anniversario della morte, con le celebrazioni al santuario e il pellegrinaggio, e a maggio. Nel luglio 1902, il giorno dei funerali, la strada da Santa Barbara al cimitero era già piena di gente; oggi, per il 6 luglio, arrivano fedeli dalle Marche, dall'Agro Pontino e dall'estero.
La storia di Nettuno (RM): Antium latino-volsca
Nettuno affonda le radici nell'antica Antium e ne è l'erede naturale. Antium fu fondata da genti latine agli inizi del primo millennio a.C. e occupata dai Volsci, insediatisi nella regione agli inizi del V secolo a.C. Fin dalle origini centro commerciale e marinaro, dominava verosimilmente, già in età preromana, gran parte del territorio dell'odierna Nettuno: secondo un orientamento degli studiosi si estendeva da Capo d'Anzio all'area del fiume Loricina, e nella parte più alta della riviera nettunese, oggi villa Borghese, vi sarebbe stata l'acropoli. Adiacente al borgo medievale o alla foce del Loricina doveva sorgere un porto pertinente a un oppidum chiamato Caenon, che fin dal periodo latino serviva da arsenale navale, da foro per il mercato e da deposito per i viveri; da lì partivano le scorrerie piratesche per il Mediterraneo. Un'iscrizione marmorea, forse del II secolo d.C., rinvenuta nelle adiacenze del borgo, accenna a una sorgente, a un foro per il mercato di erbe e bestiame, a depositi di grano e a vestigia del porto di Nettuno: pare riferirsi proprio a Cenone, porto ed emporio degli Anziati.
Antium, che nel periodo volsco osteggiò a lungo Roma, fu per molto tempo la capitale dei Volsci anziati, stanziati sulla costa e distinti dagli Ecetrani dell'entroterra. L'episodio più noto, tramandato da Livio e Plutarco, è quello del patrizio Gneo Marcio Coriolano: esule presso gli Anziati, accolto dal nobile Attio Tullio, concordò con lui la guerra contro Roma; entrambi furono eletti condottieri dalle città volsche, e fra il 489 e il 488 a.C. Coriolano portò i Volsci fino al quarto miglio della via Latina, dove le suppliche della madre Veturia e della moglie Volumnia lo fermarono. Tornato ad Antium, secondo la tradizione fu ucciso mentre si apprestava a difendere il proprio operato nel foro. Nel 484 a.C., nel territorio davanti alla città, i Volsci inflissero una dura sconfitta alle legioni di Lucio Emilio Mamercino, costrette a una fuga notturna; nel 469 a.C. i Romani conquistarono e devastarono Cenone; nel 468 a.C., persa la battaglia di Antium, gli Anziati si arresero e Roma vi pose un presidio. L'anno dopo Roma dedusse una colonia di diritto latino nel territorio di Antium; nel 459 a.C., ribellatisi i Volsci con gli stessi coloni, la città fu di nuovo assediata, presa e depredata, i capi della rivolta uccisi. Dopo altre ostilità Antium fu annessa allo Stato romano, e nel 338 a.C., alla fine della guerra latina, divenne colonia romana: i rostri delle sue navi furono portati nel Foro a decorare la tribuna degli oratori, che da allora si chiamò appunto Rostra.
Nettuno (RM) in età romana: ville, templi e strade
Antium ospitò, fra i romani più eminenti che vi costruirono ville in riva al mare, Cicerone e Mecenate, e furono soprattutto gli imperatori della dinastia giulio-claudia ad avere rapporti frequenti con la città: Caligola e Nerone vi nacquero. Meno di dieci anni dopo la morte di Nerone, il 9 giugno del 68, Antium era però già quasi tutta in rovina. Almeno in epoca romana la parte più importante della città si trovava probabilmente sull'altura oggi occupata da villa Bell'Aspetto, e la città destinata allo svago dei nobili si estendeva a occidente e a oriente fino ad Astura, su tutto il territorio delle due Nettuno e Anzio attuali.
Le ville di Cicerone, Mecenate e Caio Lucrezio
Cicerone ebbe ad Antium una villa con una biblioteca celebre: tornato dall'esilio, vi riorganizzò i resti dei suoi libri in un luogo sicuro, come racconta nelle lettere ad Attico. Secondo Pirro Ligorio, l'antiquario cinquecentesco, Mecenate aveva una villa presso le Acque Caldane, oggi Tor Caldara, a sei miglia da Antium, dove eresse una statua ad Augusto protettore della fonte; partendo di lì verso sud, le sei miglia (circa nove chilometri, il miglio romano misura circa 1.480 metri) terminano a Nettuno, nei pressi dell'odierna piazza Mazzini. Molti nobili avevano le ville lungo il fiume Loracina, oggi Loricina, che scorre a levante del borgo, e nei dintorni sono stati trovati numerosi reperti: Tito Livio lascia intendere che il pretore Caio Lucrezio, intorno al 170 a.C. (anno 583 di Roma), possedesse una villa non lontano dal fiume, con un acquedotto; il questore Lucio Verazio Afro doveva risiedere nella zona chiamata San Biagio.
I ritrovamenti nel borgo
Nella via che divide la casa Soffredini dalla chiesa parrocchiale furono rinvenuti un lastricato, un tratto di pavimento siliceo in buona conservazione e una statua femminile acefala di buono stile, danneggiata, alta 1,70 metri; nello stesso territorio basi e capitelli di mediocre maniera, una colonna di bigio a scanalatura spirale, un frammento di cippo con iscrizione latina, la metà di un grande cippo funerario sotto la torre del palazzo baronale e altre lapidi, due delle quali murate nella scala di casa Soffredini. Le fonti sono il Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica del 1870, alle pagine 14-16, e la Storia di Anzio, Satrico, Astura e Nettuno di Calcedonio Soffredini, del 1879, alle pagine 184-187. Quasi nulla di tutto questo è oggi visibile in città, e questo è il grande limite di Nettuno per chi ama l'archeologia: la si legge, non la si vede.
I templi di Antium sotto Nettuno
Antium aveva molti templi, e diversi sorgevano in località dell'attuale Nettuno. Il celebre tempio della Fortuna, le cui sorti gemelle cantò Orazio, secondo molti studiosi occupava il sito della chiesa di San Francesco, sotto la quale ne resterebbero le vestigia. Un complesso dedicato a Ercole era verosimilmente presso il Forte Sangallo, nell'area di villa Belvedere: qui nel 1863 fu trovata una statua del dio, la cui gamba era stata rinvenuta anni prima più a ponente. Uno dei due templi del dio Nettuno si trovava probabilmente sotto la chiesa di San Giovanni, nel borgo; l'iscrizione marmorea già citata accenna anche a un tempio di Apollo, forse nelle adiacenze del borgo. Tutte ipotesi, e onestamente lo resteranno finché non si scaverà sotto le chiese.
Le strade
Fra le antiche strade che collegavano la colonia del 338 a.C. con il resto del Lazio, quella che univa Lanuvium ad Antium coincideva, nel tratto finale, con l'attuale via Romana, che terminava fra le mura del borgo; il tratto riemerso nel 2002 alla Campana, con il basolato, è la prova materiale di quel percorso. Chi vuole capire il sistema stradale del litorale prosegua verso Lanuvio, la città di partenza di quella strada.
Nettuno (RM) nel Medioevo: dai Goti ai Colonna
All'inizio del VI secolo Antium fu saccheggiata e distrutta dai Goti di Vitige, e la storiografia è concorde nel considerare il castello di Nettuno il continuatore dell'antica città. Gli Anziati sopravvissuti alle incursioni, a cui parteciparono anche i Saraceni dall'VIII-IX secolo, abbandonato il porto neroniano si sarebbero concentrati, in tutto o in parte, subito o molto tempo dopo, in un borgo sul sito di un probabile tempio di Nettuno: di qui il borgo medievale. Lo storico Giuseppe Tomassetti definisce Nettuno il vero centro abitato erede e continuatore degli antichi Anziati, e la carta di Jodocus Hondius del 1627 riporta NEPTUNIUM, olim Antium, cioè Nettuno, una volta Antium. Leandro Alberti, nella Descrittione di tutta Italia del 1551, scrive che per le rovine di Antium, presso il mare, fu edificato il castello di Nettunio, anzi restaurato dalla nobile famiglia dei Colonnesi, e che essendo stato ricostruito sulle rovine di Antio fu detto Nettunium; Hondius aggiunge che il Volterrano ritiene che di Antium nulla rimanga, ma che sulle sue vestigia è stato edificato Nettuno. Gli abitanti cambiarono il nome della contrada, forse in onore del dio, ma continuarono a chiamarsi Anziati; l'attuale Anzio, nata da Nettuno fra il 1827 e il 1857, si sente a sua volta erede dell'antica città, e la disputa fra le due sponde della riviera non è mai finita.
Saraceni, papi e le donne dalle cosce come colonne
I feudatari di Nettuno furono inizialmente i conti di Tuscolo, poi i monaci di Grottaferrata e i Frangipane. Nel IX secolo il paese subì l'invasione saracena: gli abitanti fuggirono verso i monti e le foreste, e solo dopo che le truppe di papa Benedetto VIII ebbero decimato i Saraceni, salvando probabilmente donne e bambini, si gettarono le basi di un nuovo nucleo. A questo periodo la tradizione fa risalire l'usanza delle donne nettunesi di vestire alla saracena, con la gonna corta al ginocchio, per praticità o per civetteria, e la fama di donne dalle cosce come colonne: un costume che sopravvisse fino al Cinquecento e che finì per imbarazzare un papa. Il pontefice scacciò poi i conti di Tuscolo e fortificò il castello con torri e bastioni, l'attuale borgo. Gli ultimi feudatari, prima delle grandi famiglie, furono probabilmente i Della Donna e i Maura. Nel 1427, morto Rinaldo Orsini, viceré degli Abruzzi, Antonio Colonna divenne signore di Nettuno e di Astura per concessione di papa Martino V, un Colonna anche lui. In questo periodo si costruirono molte ville, e Torre Astura entrò nel patrimonio della famiglia.
Nettuno (RM) in età moderna: Borgia, Colonna e Camera Apostolica
Nel Cinquecento le vicende del feudo riflettono quelle dello Stato Pontificio, e la vicinanza a Roma spiega perché una cittadina di poche centinaia di abitanti avesse un forte così costoso. Nettuno era un piccolo centro circondato da mura e torri, con la chiesa di San Giovanni al centro; poco più avanti il Forte Sangallo, costruito fra il 1501 e il 1503 per papa Alessandro VI e per il suo rappresentante locale, il conte Coppolo, contro predoni, corsari e pirati; di fronte il convento di San Francesco; intorno una campagna di circa 70 chilometri quadrati. Molti abitanti arrivarono in quel secolo dall'Abruzzo e dal napoletano per coltivare il grano, vendemmiare, tagliare legna, produrre carbone e pescare. L'economia assicurava ai feudatari rendite ragguardevoli: grano, vino, orzo, legna e carbone, minerali, pelli conciate, lana, imbarcati dal porto di Astura verso Napoli o Pisa. Nel 1501 i Borgia confiscarono il feudo ai Colonna e affidarono al Sangallo la fortezza; i Colonna se ne riappropriarono nel 1503, alla morte di Alessandro VI, e il nuovo papa Giulio II, loro alleato, ordinò l'esplorazione del territorio: ne uscirono le sculture oggi ai Vaticani, al Louvre, in Campidoglio e al Lateranense.
Marcantonio Colonna, la Madonna inglese e il papa scandalizzato
Nel 1535 nacque Marcantonio Colonna, feudatario di Nettuno, che nel 1571 comandò le galee pontificie a Lepanto; le sue imprese si ammirano oggi negli affreschi della Galleria Colonna a Roma. Nel 1550, secondo la tradizione, approdò alla foce del Loricina la statua lignea della Madonna delle Grazie. Nel 1575, anno del Giubileo, papa Gregorio XIII, notati gli sguardi dei pellegrini alle vesti di foggia saracena delle ragazze di Nettuno, ordinò loro di indossare abiti più lunghi: la Camera Apostolica pagò di tasca propria le modifiche, e si dovette ricorrere alle minacce per farli indossare. Nel 1594 Marcantonio Colonna, nipote del vincitore di Lepanto, vendette Nettuno, Astura e le terre contigue alla Camera Apostolica per quattrocentomila scudi, e Clemente VIII informò i nettunesi dell'acquisto con una lettera in cui prometteva di disboscare e mettere a coltura il territorio per renderlo più prospero. Nel biennio 1625-26 lo Stato Pontificio restaurò il borgo e ricostruì il baluardo di San Rocco; nel 1656 la peste uccise più di mille nettunesi e fu istituito il Monte Frumentario per distribuire il grano ai poveri; nel 1661 il vescovo di Albano diede inizio alla processione della Madonna delle Grazie.
Il porto di Anzio e la separazione del 1857
Fra il 1697 e il 1700 Innocenzo XII fece costruire il nuovo porto di Anzio, abbandonando ciò che restava del porto neroniano, e nel 1700 acquistò dal principe Giovanni Pamphilj tutta la valle intorno al nuovo porto perché i nettunesi potessero costruirvi case e commerciare; ma dopo l'inaugurazione i beneficiari furono esclusi dalle attività marittime. Nel 1827 nacque il Comune di Nettuno e Porto d'Anzio, e il nome di Antium riemerse dall'oblio; nel 1856 gli abitanti del porto, i portodanzesi, chiesero per astio la scissione, Pio IX acconsentì e con effetto dal 1 gennaio 1857 istituì il Comune di Anzio, cedendogli circa un terzo del territorio di Nettuno. Nel 1870 Nettuno seguì le sorti dello Stato della Chiesa e fu inglobata nel Regno d'Italia.
Nettuno (RM) nel Novecento: Maria Goretti, la malaria, Nettunia e lo sbarco
Nel 1900 arrivò la corrente elettrica nelle vie del centro, estesa negli anni successivi alla periferia. Nel 1901 il ministro dell'Interno Giovanni Giolitti concesse al Comune una propria bandiera: un telo quadrato di seta celeste e verdemare, con l'asta blu sormontata dal dio Nettuno. Il 6 luglio 1902 morì Maria Goretti. Nell'estate-autunno del 1903 Gabriele D'Annunzio fu ospite dei Borghese a villa Bell'Aspetto e vi compose La figlia di Iorio. La città cresceva verso levante, con la ricostruzione del santuario a San Rocco e del Municipio in via San Rocco, oggi via Matteotti, edificio che versa da tempo in condizioni di degrado. Nel 1910 entrò in funzione la tranvia elettrica per Anzio, sostituita nel 1939 dalla filovia. La malaria era il problema più grave di Nettuno e della pianura pontina: nel 1918 fu fondata qui la Scuola di Malariologia diretta da Bartolomeo Gosio, per formare medici, infermieri e personale ausiliario nella lotta contro la malattia. Dal 1901 al 1931 la popolazione passò da 4.707 a oltre 9.000 abitanti, molti nelle frazioni di Cretarossa, Armellino, Tre Cancelli, Valmontorio, Conca e Ferriere.
La Convenzione di Nettuno e Nettunia
Il 20 luglio 1925, nel Forte Sangallo, Mussolini firmò con i ministri del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni la Convenzione di Nettuno: una serie di accordi economici e giuridici sulle condizioni degli italiani in Dalmazia, sui rapporti fra Zara e il retroterra dalmata e, data l'annessione di Fiume all'Italia, sui limiti delle acque territoriali fra Fiume e Sussak e sulle zone di pesca. Con regio decreto del 1934, istituita la provincia di Littoria, Nettuno cedette le frazioni di Acciarella, Conca e Le Ferriere, cioè quasi tutto il corso dell'Astura, al comune di Littoria, oggi Latina: la masseria in cui era stata ferita Maria Goretti uscì così dal territorio comunale. Con legge del 1939 Nettuno e Anzio furono riunite in un solo comune, Nettunia, fondato ufficialmente il 24 gennaio 1940; l'unione durò fino al 1945.
Lo sbarco del 22 gennaio 1944
Sulle coste di Nettunia, all'alba del 22 gennaio 1944, i mezzi da sbarco anglo-americani dell'operazione Shingle misero a terra il VI Corpo del generale Lucas: 36.000 uomini nelle prime ventiquattro ore, quasi senza resistenza. La testa di ponte, invece di puntare su Roma, si fermò, e i tedeschi di Kesselring la chiusero per quattro mesi in una sacca di trenta chilometri; Nettuno fu bombardata e i civili sfollati, e le gallerie sotto la città e sotto villa Borghese tornarono a servire da rifugio e da comando. Roma fu liberata il 4 giugno. I caduti americani riposano al cimitero di Nettuno, i britannici ad Anzio; il museo del forte racconta il resto.
Una curiosità su Nettuno (RM)
La curiosità che racconto sempre ai gruppi riguarda le gambe delle nettunesi e un papa. Dopo le incursioni saracene del IX secolo, le donne di Nettuno adottarono, per praticità o per civetteria, un abito di foggia saracena, corto al ginocchio, tanto da guadagnarsi la fama di donne dalle cosce come colonne; il costume sopravvisse per secoli e diventò un piccolo emblema locale. Nel 1575, anno santo, papa Gregorio XIII si accorse degli sguardi dei pellegrini in transito verso Roma e ordinò alle ragazze di Nettuno di allungare le gonne. La Camera Apostolica pagò le modifiche alle vesti, e ciò nonostante si dovette ricorrere alle minacce per farle indossare. È una storia raccontata dalla storiografia locale e ripresa dalle cronache erudite dell'Ottocento, non un atto notarile; ma dice molto di una comunità di pescatori e contadini, abituata al sole e alle fatiche, che fino al Cinquecento non aveva nessuna intenzione di vestirsi come a Roma. Chi passeggia oggi sul lungomare Matteotti in luglio constaterà che la disposizione del papa non ha avuto effetti duraturi. C'è un seguito più serio: quel costume, e la lingua dei nettunesi, hanno alimentato per secoli la convinzione di un'origine saracena della popolazione, che gli storici respingono; molto più probabile che la gonna corta fosse semplicemente l'abito da lavoro di chi pescava e zappava, e che i pellegrini del 1575 avessero visto per la prima volta un paese di costa.
Una cosa che non ti dice nessuno su Nettuno (RM)
Per quattro secoli Nettuno ha rivendicato di avere dato i natali ad Andrea Sacchi, il grande pittore classicista del Seicento, allievo dell'Albani, autore della Divina Sapienza a palazzo Barberini e della Visione di san Romualdo oggi in Vaticano. La pala della chiesa di San Francesco, con la Madonna di Loreto e i santi Giuseppe, Bartolomeo, Rocco e Francesco, è stata letta a lungo come il dono del figlio illustre alla città natale. Gli studi moderni hanno smentito la nascita a Nettuno: Sacchi nacque a Roma il 30 novembre 1599, e la tradizione nettunese resta una tradizione. Questo non toglie nulla alla pala, che è autentica e rimane l'opera d'arte più importante conservata in città; toglie qualcosa al racconto, e infatti nessuno lo aggiorna. Seconda cosa che nessuno dice: la chiesa che custodisce quella pala, insieme agli affreschi quattrocenteschi dei maestri di Subiaco e alla più antica veduta della costa nettunese, è di fatto inaccessibile fuori dagli orari della messa, cinque dei sei altari laterali sono stati smontati nel 1990 e dal 2012 la proprietà è passata al Fondo Edifici di Culto, sottraendola al Comune; un dipinto seicentesco è finito ad Albano malgrado l'opposizione dell'amministrazione. Terza cosa: la riserva naturale di villa Borghese, che compare in tutte le liste di cose da vedere, è privata e chiusa. A Nettuno, in altre parole, i tre tesori d'arte e di natura più citati sono tutti a porte chiuse, e nessuna guida lo scrive. Chi arriva sapendolo apprezza di più ciò che è aperto: il forte, il santuario, il cimitero, il borgo.
Il consiglio che ti do per visitare Nettuno (RM)
Il consiglio è di scegliere il giorno prima del luogo. Nettuno ha due facce e non si sovrappongono: la città balneare di luglio e agosto, con il lungomare pieno fino a mezzanotte e il borgo trasformato in un unico locale, e la città di storia da ottobre a maggio, quando il forte, il cimitero e il santuario si visitano in silenzio e i treni sono mezzi vuoti. Se venite per il mare, sappiate che il Forte Sangallo chiude il lunedì e che nei pomeriggi estivi l'Antiquarium può essere chiuso senza preavviso; se venite per la storia, scegliete un sabato di primavera, arrivate con il treno delle 8 e seguite questo ordine: Cimitero americano alle 9, quando il sole è basso sulle lapidi; forte e musei a metà mattina; borgo fra le 11 e le 12; pranzo nel borgo o sul porto; santuario e cripta nel primo pomeriggio; passeggiata sul lungomare fino alla riviera e ritorno per il treno delle 17. Sei ore, quindici chilometri a piedi in tutto, nessuna auto. Chi ha un giorno in più abbina Anzio, con villa Adele e il museo dello sbarco, o Torre Astura se il poligono è aperto. Per gruppi aziendali e famiglie che vogliono una guida a disposizione per tutta la giornata, TourLeaderPro organizza esperienze private e per piccoli gruppi con partenza da Roma; per chi arriva dall'estero, la guida in inglese di ItalyPlanner su Nettuno è centrata sul cimitero e sullo sbarco ed è la lettura giusta prima di partire. Ultimo avvertimento, il più importante: prenotate il pranzo del sabato, e non contate sul parcheggio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Anzio e Nettuno sono due comuni; quasi nessuno ricorda che Anzio è figlia di Nettuno, e che la separazione è vecchia di appena un secolo e mezzo. Fino al 1857 esisteva un solo comune, Nettuno, che dal 1827 si chiamava Comune di Nettuno e Porto d'Anzio: il porto costruito da Innocenzo XII fra il 1697 e il 1700 era una frazione, popolata da nettunesi a cui il papa aveva comprato la valle intorno al bacino perché vi costruissero case. Gli abitanti del porto, i portodanzesi, litigarono per decenni con il capoluogo; nel 1856 chiesero la separazione, Pio IX acconsentì e dal 1 gennaio 1857 nacque il Comune di Anzio, con circa un terzo del vecchio territorio nettunese. Le ferite non si sono rimarginate: nel 1940 il fascismo riunì per legge le due città in Nettunia, e nel 1945 la fusione fu sciolta fra i festeggiamenti di entrambe. Di questo passato resta una geografia curiosa: le ville cardinalizie di Anzio e la villa Costaguti di Nettuno formano un unico sistema seicentesco di residenze costiere, la ferrovia del 1884 le serve con due stazioni distanti pochi minuti, e il Cimitero americano che tutto il mondo chiama di Anzio si trova a Nettuno, a dieci minuti dalla stazione di Nettuno. Anche il celebre sbarco di Anzio avvenne, formalmente, nel comune di Nettunia. La rivalità sopravvive nelle sagre, nel baseball e nei nomi: chi vuole essere gentile con un nettunese non gli parli dello sbarco di Anzio.
La foto giusta da fare a Nettuno (RM)
La foto di Nettuno si fa dal molo del porto turistico, il braccio di sopraflutto che parte dal borgo, nella luce del tardo pomeriggio: da lì il borgo medievale con i suoi torrioni cilindrici, il mastio del Forte Sangallo e la linea del lungomare entrano in un solo fotogramma, con il sole alle spalle e il mare in primo piano. Serve un'ottica media, un 35 o un 50 millimetri su pieno formato, e un orario preciso: dalle 18 in poi in estate, dalle 15.30 in inverno, quando la pietra del forte prende il colore del miele. Il secondo scatto, per chi cerca il dettaglio, è nel borgo: il Cavone, il camminamento sulle mura con il porto sotto e le case addossate, a mezzogiorno, quando la luce verticale disegna le ombre dei vicoli. La terza fotografia è al Cimitero americano, e qui vale una regola: si fotografa il paesaggio delle lapidi bianche in archi concentrici verso la cappella, dal viale centrale, con rispetto e senza persone in posa. Chi vuole il santuario lo riprenda dal lungomare Matteotti, con le due torri neogotiche sopra i tetti, e chi arriva a Torre Astura nei giorni di apertura ha il soggetto più fotogenico di tutta la costa laziale: la torre pentagonale in mezzo all'acqua con il ponte ad arcate, meglio all'alba, quando il poligono è ancora vuoto. Un consiglio da chi accompagna gruppi: la foto dal treno in arrivo, con il mare che compare all'improvviso dopo Anzio, è quella che i visitatori ricordano di più, e non costa nulla.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Coriolano ad Antium, V secolo a.C.
Esiliato da Roma, Gneo Marcio Coriolano fu accolto ad Antium da Attio Tullio e guidò i Volsci fino alle porte di Roma nel 489-488 a.C.; secondo la tradizione fu ucciso proprio ad Antium, nel foro, mentre difendeva il proprio operato. Shakespeare ne fece una tragedia, e la scena madre, l'incontro con la madre Veturia, è ambientata a poche miglia da qui.
La resa di Antium e i Rostri, 468 e 338 a.C.
Nel 468 a.C. gli Anziati si arresero a Roma dopo la battaglia di Antium; nel 338 a.C., dopo la guerra latina, Antium divenne colonia romana e i rostri delle sue navi furono affissi alla tribuna del Foro, che da allora si chiama Rostra. Ogni volta che si nomina un rostro si nomina questa costa.
Il tradimento di Corradino, 1268
Dopo la sconfitta di Tagliacozzo, Corradino di Svevia, sedicenne, si rifugiò a Torre Astura; Giovanni Frangipane lo consegnò a Carlo d'Angiò, che lo fece decapitare a Napoli il 29 ottobre 1268. Con lui finì la dinastia sveva in Italia.
La fortezza dei Borgia, 1501-1503
Alessandro VI e Cesare Borgia, confiscato il feudo ai Colonna, fecero costruire il Forte Sangallo: una delle prime fortezze italiane pensate per l'artiglieria, con i baluardi angolari. Alla morte del papa, nel 1503, i Colonna ripresero tutto.
L'arrivo della Madonna delle Grazie, 1550
Secondo la tradizione, una nave che portava dall'Inghilterra a Napoli le statue della Madonna, di San Rocco e di San Sebastiano, sottratte alla distruzione seguita allo scisma anglicano, fu spinta da una tempesta alla foce del Loricina. La Madonna restò a Nettuno e dal 1661 esce in processione ogni maggio.
La vendita alla Camera Apostolica, 1594
Marcantonio Colonna vendette Nettuno, Astura e le terre contigue a Clemente VIII per quattrocentomila scudi: il feudo divenne proprietà diretta dello Stato della Chiesa e lo restò fino al 1832, quando Camillo Borghese lo acquistò.
La peste del 1656
L'epidemia che colpì Roma e il Lazio uccise più di mille nettunesi, in un paese che ne contava poche migliaia; ne nacque il Monte Frumentario, la banca del grano per i poveri.
La morte di Maria Goretti, 6 luglio 1902
Ferita il 5 luglio alle Ferriere, la dodicenne morì il giorno dopo nell'ospedale di Nettuno, dopo avere perdonato Alessandro Serenelli. Pio XII la proclamò santa nel 1950, in piazza San Pietro.
La Convenzione di Nettuno, 20 luglio 1925
Nel Forte Sangallo Mussolini e i ministri jugoslavi firmarono gli accordi su Dalmazia, Zara, Fiume e le acque territoriali: la ratifica da parte jugoslava si fece attendere a lungo, e il nome di Nettuno comparve sui giornali di mezza Europa.
Lo sbarco, 22 gennaio 1944
L'operazione Shingle mise a terra il VI Corpo americano fra Anzio e Nettuno; la testa di ponte resse quattro mesi di controffensive tedesche e aprì la strada a Roma, liberata il 4 giugno. I 7.845 caduti americani del cimitero di Nettuno sono il conto di quella primavera.
Il primo scudetto del baseball, 1951
Sei anni dopo la fondazione, il Nettuno vinse il primo dei suoi diciassette titoli italiani, aprendo un'egemonia che durò fino agli anni Sessanta e che nessun'altra città ha eguagliato.
Chi è passato da Nettuno (RM)
Cicerone e Mecenate
Cicerone ebbe ad Antium la villa con la biblioteca e ad Astura quella da cui, nel dicembre del 43 a.C., tentò di fuggire da Marco Antonio prima di essere raggiunto e ucciso a Formia. Mecenate, secondo Pirro Ligorio, aveva una villa alle Acque Caldane, Tor Caldara, con una statua di Augusto.
Caligola e Nerone
Entrambi nati ad Antium, gli imperatori giulio-claudi fecero della città la loro residenza di mare; Nerone vi costruì il porto e la villa, e la decadenza di Antium cominciò subito dopo la sua morte, nel 68.
Corradino di Svevia e Giovanni Frangipane, 1268
L'ultimo degli Hohenstaufen e il suo traditore si incontrarono a Torre Astura; la consegna a Carlo d'Angiò costò al ragazzo la testa e al Frangipane, presso i cronisti, una fama che dura ancora.
Antonio da Sangallo il Vecchio e i Borgia, 1501
L'architetto fiorentino, o comunque la sua bottega, costruì il forte per Alessandro VI e Cesare Borgia, negli anni in cui i Borgia toglievano ai Colonna i feudi del Lazio.
Marcantonio Colonna, il vincitore di Lepanto
Nato nel 1535, feudatario di Nettuno, comandò le galee pontificie nel 1571 e restaurò il palazzo baronale nel 1569.
Paolo Segneri, nato a Nettuno nel 1624
Il più grande oratore sacro italiano del Seicento, gesuita, autore del Quaresimale, collaboratore della terza edizione del Vocabolario della Crusca e amico di Francesco Redi, nacque a Nettuno il 21 marzo 1624 e morì a Roma il 9 dicembre 1694. La città gli ha dedicato la statua in piazza San Giovanni, il busto in piazza Segneri davanti alla casa natale e una piazza.
Innocenzo XII e la corte pontificia, 1697
Il papa che costruì il porto di Anzio soggiornò con la corte nel palazzo Pamphilj di Nettuno, fra gli affreschi di Mola.
Cristina di Svezia
Fra gli ospiti illustri di villa Bell'Aspetto, secondo il Comune di Nettuno, ci fu la regina Cristina di Svezia, che visse a Roma dal 1655 al 1689.
Gabriele D'Annunzio, 1903
Ospite dei Borghese nell'estate e nell'autunno del 1903, D'Annunzio compose a villa Bell'Aspetto La figlia di Iorio, la tragedia abruzzese andata in scena a Milano nel marzo 1904.
Maria Goretti, 1902
Morì a Nettuno, e a Nettuno riposa dal 1929; il suo assassino, Alessandro Serenelli, scontò una lunga pena e finì i suoi giorni in un convento di cappuccini.
Bartolomeo Gosio, 1918
Il batteriologo piemontese, fra i fondatori dell'igiene pubblica italiana, diresse la Scuola di Malariologia fondata a Nettuno nel 1918.
Mussolini e i ministri jugoslavi, 1925
Firmarono nel forte la Convenzione di Nettuno il 20 luglio 1925.
Il generale Lucas e il VI Corpo, 1944
Il comando americano della testa di ponte operò nelle gallerie sotto villa Borghese; i soldati che restarono in zona dopo la guerra insegnarono ai ragazzi il baseball.
George H. W. Bush e Bill Clinton
Due presidenti americani hanno reso omaggio ai caduti del cimitero di Nettuno: Bush nel Memorial Day del 1989, Clinton nel 1994 per il cinquantesimo dello sbarco.
Elizabeth Taylor, Vittorio Gassman e Wes Anderson
Le troupe di Cleopatra nel 1961-63, di Brancaleone alle crociate e di Le avventure acquatiche di Steve Zissou hanno lavorato a Torre Astura, che per il cinema resta uno dei castelli sul mare più usati d'Italia.
Nettuno (RM) con i bambini e in sedia a rotelle
Nettuno è una città facile per le famiglie: il lungomare è piano e largo, le spiagge sono di sabbia con fondale che digrada lentamente, il parco Loricina ha spazi per giocare e il porto turistico è una passeggiata fra le barche che ai bambini piace sempre. Il Museo dello Sbarco, con elmetti e mezzi, interessa dai sette-otto anni in su; il Cimitero americano richiede una spiegazione prima di entrare, e vale la pena di darla. Lo stadio del baseball, nelle sere di campionato, è un'uscita in famiglia a costo minimo. Per chi si muove in sedia a rotelle: lungomare, porto e cimitero (viali in piano) sono accessibili; il borgo ha vicoli lastricati e qualche gradino; il santuario ha l'accesso alla chiesa superiore, mentre la cripta si raggiunge con scale, per cui conviene chiedere ai passionisti l'ingresso alternativo; il forte ha il cortile accessibile, i piani superiori meno. Stazione con sottopasso e ascensori da verificare in loco.
Quanto costa una giornata a Nettuno (RM) e come si risparmia
Nettuno è una delle gite più economiche che si possano fare da Roma. Il treno regionale costa pochi euro a tratta; il cimitero, il santuario, il borgo, il lungomare e il porto sono gratuiti; il forte con i suoi due musei costa un biglietto di pochi euro, ridotto per studenti e over 65 e gratuito per i bambini; la spiaggia libera esiste ed è centrale. La spesa vera è il pranzo, e qui la scelta è fra il borgo, più caro e più pittoresco, e le trattorie della città moderna, dove mangiano i nettunesi. Chi arriva in auto paga il parcheggio a strisce blu e il carburante della Pontina; il treno vince sempre, anche in quattro persone. Per un tour guidato privato da Roma con accompagnatore, TourLeaderPro offre il servizio di accompagnamento turistico con tariffe giornaliere pubblicate sul sito.
Cosa mangiare a Nettuno (RM)
La cucina di Nettuno è cucina di mare e di Agro Pontino: pesce azzurro, alici e sarde marinate, il tiella di polpo e patate, la zuppa di pesce con il pane abbrustolito, le linguine con le telline quando la pesca è consentita, e i frutti di mare crudi del venerdì. Dall'entroterra arrivano il carciofo, il bufalo e la mozzarella di bufala dell'Agro Pontino, la porchetta dei Castelli e il vino: Nettuno ha una sua DOC, condivisa con Anzio, il cui bianco si basa sul Bellone, che qui chiamano Cacchione, vitigno autoctono della costa affiancato dal Trebbiano toscano; il rosso è di Merlot e Sangiovese. Il pranzo tipo, in una trattoria del porto o del borgo, è un antipasto di crudi, una pasta con le vongole e una frittura, con un bicchiere di Cacchione ghiacciato; i prezzi variano molto fra stagione e fuori stagione, e i menu esposti vanno letti prima di sedersi. Non cito nomi di locali: cambiano gestione più spesso delle amministrazioni comunali.
Cosa c'è intorno a Nettuno (RM)
Anzio si raggiunge in treno in cinque minuti o a piedi lungo la riviera in un'ora: villa Adele con il museo dello sbarco, il porto neroniano, la villa imperiale e le grotte di Nerone. Tor Caldara, con le sorgenti sulfuree e la costa alta, è a metà strada fra Anzio e Lavinio. Torre Astura, sette chilometri a sud, quando il poligono è aperto. Verso l'interno, Ardea, la città dei Rutuli con il museo Manzù, e i Castelli Romani con Castel Gandolfo, Genzano e Lanuvio. Verso sud, il lido di Latina, il Giardino di Ninfa e Sermoneta ai piedi dei Monti Lepini, il Parco nazionale del Circeo con San Felice Circeo, e più lontano Sperlonga e Gaeta. Chi progetta più giorni sulla costa trova su ItalyPlanner la guida in inglese alle spiagge migliori del Lazio e la pagina della regione Lazio; per un itinerario di più giornate con guida, TourLeaderPro cura l'organizzazione di tour ed esperienze in tutta Italia.
Quando andare a Nettuno (RM) e quando evitare
Il primo sabato di maggio per la processione della Madonna delle Grazie, il Memorial Day (ultimo lunedì di maggio) per la cerimonia al cimitero, i primi di luglio per Santa Maria Goretti, la seconda domenica di gennaio per sant'Antonio Abate. Per il mare, giugno e settembre, con l'acqua calda e la spiaggia respirabile; per la storia, da ottobre ad aprile. Da evitare le domeniche di luglio e agosto, quando la Pontina è un parcheggio e il borgo un unico bar; da evitare anche il lunedì, per la chiusura del forte. Nettuno d'inverno, con la tramontana e il mare grosso sotto il forte, è una città che pochi conoscono e che consiglio a chi ama i lungomari vuoti.
Domande veloci su Nettuno (RM)
Quanto dista Nettuno da Roma?
Circa 60 chilometri. In treno con la FL8 da Roma Termini si impiegano circa 70 minuti; in auto poco più di un'ora fuori dal traffico.
Come si arriva a Nettuno (RM) in treno?
Con la linea regionale FL8 da Roma Termini, capolinea Nettuno, corse ogni ora e più frequenti nelle ore di punta. La stazione è a 300 metri dal borgo e a dieci minuti a piedi dal Cimitero americano.
Quanto costa visitare il Forte Sangallo di Nettuno?
Il biglietto intero costa pochi euro, con riduzioni per studenti e over 65 e gratuità per bambini e residenti; il forte è chiuso il lunedì. Orari e tariffe aggiornati vanno chiesti al Comune di Nettuno (06 98889555).
Il Cimitero americano di Nettuno è a pagamento?
No, l'ingresso è gratuito. Apre tutti i giorni dalle 9 alle 17, chiuso solo il 25 dicembre e il 1 gennaio.
Dove riposa Santa Maria Goretti?
Nella cripta del Santuario di Nostra Signora delle Grazie e Santa Maria Goretti, in piazza San Rocco, alla fine del lungomare Matteotti, dal 1929.
Quando si svolge la processione della Madonna delle Grazie a Nettuno?
Il primo sabato di maggio, dal santuario alla Collegiata di San Giovanni nel borgo; la tradizione risale al 1661.
Quanto tempo serve per visitare Nettuno (RM)?
Tre ore per cimitero e borgo, sei ore per la giornata completa con forte, santuario e lungomare, una giornata intera se si aggiunge Anzio.
Si può visitare villa Borghese a Nettuno?
No, la villa e la riserva naturale sono proprietà privata, cinta da mura e chiusa al pubblico, salvo aperture straordinarie o accordi con la proprietà.
Si può andare a Torre Astura?
Solo nei periodi in cui il poligono militare è aperto al pubblico, in genere l'estate, dalla strada provinciale Acciarella verso Foce Verde, con una passeggiata dal parcheggio.
Nettuno (RM) è adatta ai bambini?
Sì: spiagge di sabbia con fondale basso, lungomare piano, parco Loricina, porto turistico e stadio del baseball; il museo dello sbarco interessa dai sette-otto anni.
Nettuno è accessibile in sedia a rotelle?
Lungomare, porto e cimitero sì; il borgo ha lastricato e gradini; la cripta del santuario si raggiunge con scale e conviene chiedere l'ingresso alternativo; il forte ha il cortile accessibile.
Dove si parcheggia a Nettuno?
Strisce blu sul lungomare Matteotti, sulla riviera e intorno alla stazione; il borgo è pedonale. Nei fine settimana estivi conviene arrivare prima delle 9 o prendere il treno.
Qual è la differenza fra Anzio e Nettuno?
Erano un solo comune fino al 1857: Anzio ha il porto papale, la villa di Nerone e il museo dello sbarco in villa Adele; Nettuno ha il borgo medievale intatto, il Forte Sangallo, il santuario di Maria Goretti e il Cimitero americano.
Perché Nettuno è famosa per il baseball?
I soldati americani lo insegnarono ai ragazzi dopo la guerra; il club fondato nel 1945 ha vinto diciassette scudetti, record italiano, e lo stadio Steno Borghese è il più grande d'Italia per questo sport.
Cosa si vede nel Museo dello Sbarco di Nettuno?
Uniformi, elmetti, documenti, fotografie, mappe, giornali d'epoca e materiale bellico dell'operazione Shingle del 22 gennaio 1944, nelle sale del Forte Sangallo.
Che cos'è la Convenzione di Nettuno?
L'insieme di accordi firmati nel Forte Sangallo il 20 luglio 1925 fra l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni su Dalmazia, Zara, Fiume e acque territoriali.
Si può fotografare al Cimitero americano?
Sì, con rispetto: niente pose sulle lapidi, niente droni, silenzio durante le cerimonie.
Quando è meglio andare al mare a Nettuno?
Giugno e settembre: acqua calda, spiagge libere e treni vuoti. Luglio e agosto nei giorni feriali.
Cosa si mangia a Nettuno (RM)?
Pesce azzurro, telline, frittura e zuppa di pesce; dall'Agro Pontino carciofi e mozzarella di bufala; il vino bianco locale è il Cacchione della DOC Nettuno.
Nettuno è nell'antica Antium?
Sì: il territorio dell'antica Antium comprendeva le attuali Nettuno e Anzio, e la storiografia considera il borgo medievale di Nettuno il continuatore diretto della città antica.
Chi era Paolo Segneri?
Un gesuita nato a Nettuno il 21 marzo 1624, il maggiore oratore sacro italiano del Seicento; la statua in piazza San Giovanni e il busto davanti alla casa natale lo ricordano.
Il santuario di Nettuno è una basilica?
Sì, Paolo VI lo ha elevato a basilica minore nell'agosto 1970; è retto dai padri passionisti dal 1914.
Chi accompagna gruppi impara presto che Nettuno non si vende con le fotografie: il borgo è piccolo, il forte è severo, il santuario è neogotico, il mare è quello del litorale romano. Si vende con le storie, e di storie questa città ne ha più di quante ne possa raccontare un pomeriggio: Coriolano, le gonne corte e Gregorio XIII, la Madonna venuta dall'Inghilterra, i cippi dei legionari spariti in guerra, un pittore che non è nato qui, una santa di dodici anni, un'operazione militare che non è finita come doveva e un gioco americano diventato religione cittadina. Il mio consiglio, netto: venite in una giornata di primavera, in treno, con un libro sullo sbarco in tasca, e lasciate la spiaggia a chi non sa che cosa c'è dietro il lungomare.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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