Sonnino (LT)
Sonnino (LT) è un comune di circa 7.400 abitanti in provincia di Latina, con il centro storico arroccato a 430 metri sul livello del mare sul Colle Sant'Angelo, sul versante occidentale dei Monti Ausoni e a ridosso del sistema dei Monti Lepini. Da Roma sono circa 100 chilometri: in auto si prende la via Pontina fino all'altezza di Latina e poi si risale verso l'interno, oppure si scende per l'autostrada A1 uscendo a Frosinone e si percorre la strada statale 156 dei Monti Lepini, istituita nel 1953 e oggi in gran parte a scorrimento veloce, che collega Frosinone a Latina toccando Ceccano, Patrica, Giuliano di Roma, Prossedi, Priverno e Sezze. Calcolate un'ora e tre quarti di guida, un po' di più con traffico. In treno la stazione di riferimento è Priverno-Fossanova, sulla linea Roma-Napoli via Formia, dove si innesta anche la ferrovia Velletri-Terracina: da lì partono autoservizi per Priverno, Pontinia, Sabaudia, San Felice Circeo, Roccasecca dei Volsci e Sonnino, e la corsa per il borgo va verificata sugli orari del vettore regionale prima di partire, perché nei giorni festivi le frequenze si riducono molto. L'auto si lascia fuori dal nucleo antico: il borgo medievale è fatto di gradinate e vicoli in salita, e il parcheggio pratico si trova negli spiazzi lungo la circonvallazione e nei pressi di Piazza Garibaldi. Il Museo Terre di Confine, il principale luogo a pagamento del paese, è in Via Giacomo Antonelli: il Ministero della cultura indica apertura dal lunedì al venerdì 9-13 e 14-19, sabato e domenica su prenotazione, con biglietto intero 3 euro e ridotto 2 euro, telefono 0773 907849 oppure 351 2042438, e-mail museoterrediconfine@gmail.com. Chiese e vicoli si visitano liberamente; per le chiese minori conviene telefonare in parrocchia, perché fuori dagli orari di culto restano chiuse. Il resto, cioè il paesaggio, è gratis e vale il viaggio.
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state costruendo un itinerario più ampio nell'entroterra pontino, la pagina dei Monti Lepini raccoglie gli altri borghi della stessa dorsale e aiuta a mettere in fila due o tre tappe nella stessa giornata.
Perché Sonnino (LT) non somiglia agli altri borghi del Lazio
C'è una ragione precisa per cui questo paese ha una fisionomia diversa da Sermoneta o da Priverno, e la ragione è geopolitica prima che architettonica. Fino al 1870 Sonnino è stato l'ultimo lembo dello Stato Pontificio verso il Regno delle Due Sicilie: una frontiera vera, con dogane, contrabbando, sconfinamenti e bande armate che passavano da una giurisdizione all'altra nel giro di un'ora di cammino. Un paese di confine non si costruisce come un paese di pianura. Si costruisce alto, invisibile dal basso, con un solo accesso comodo e quattro scomodi, con torri di avvistamento sparse sul territorio e con una popolazione abituata a considerare il forestiero armato una possibilità quotidiana. Tutto quello che vedrete camminando, la ripidità dei vicoli, il modo in cui le case si appoggiano l'una all'altra, la posizione del castello sul punto più alto, discende da questa condizione.
La mia opinione, dopo averci accompagnato gruppi diverse volte: Sonnino è uno dei pochi borghi del Lazio meridionale dove la storia non è un fondale ma una spiegazione. Chi ci arriva cercando la cartolina resta deluso, perché il paese non è restaurato a uso turistico e alcune cose sono in stato precario. Chi ci arriva volendo capire come funzionava una frontiera dello Stato della Chiesa esce con le idee molto più chiare di quanto uscirebbe da un museo di Roma.

La storia di Sonnino (LT), dai Volsci alla provincia di Latina
Le origini: la via Volosca, i Volsci e il Vicus Somninum
Sull'origine del paese esistono due letture, e conviene tenerle distinte per grado di certezza. La prima, di tradizione storiografica locale, fa nascere l'abitato alla fine dell'VIII secolo per opera di profughi di Priverno in fuga dalle incursioni saracene che devastarono il Lazio meridionale, cioè le antiche province di Marittima e Campagna: la stessa spiegazione si dà per Roccagorga, per Roccasecca dei Volsci e per Maenza, tutti centri collocati in posizione montana e più difendibile rispetto alla romana Privernum, che si trovava nella piana dell'Amaseno e i cui resti si visitano oggi al parco archeologico di Privernum.
La seconda lettura, sostenuta da altri studiosi, tira indietro la data e chiama in causa una matrice romana e pre-romana. L'intero territorio comunale fu abitato dai Volsci e poi romanizzato in modo intenso, come dimostrano i moltissimi ritrovamenti sparsi nelle campagne, e questo suggerisce una continuità di popolamento anche nell'alto medioevo. L'indizio più discusso è un toponimo: la via Volosca, o Velosca, la più antica via di accesso al paese, oggi ridotta a percorso secondario. Il nome potrebbe indicare una strada aperta dai Volsci, oppure segnalare l'esistenza di un secondo centro volsco scomparso, situato alle pendici pontine degli Ausoni, abbandonato nel primo medioevo e distinto da Privernum. In questa ipotesi la Civitas Volosca sarebbe la città antica in pianura e il Vicus Somninum, cioè il villaggio sulla sommità, il nuovo centro di montagna. Ipotesi, appunto: nessuna delle due ricostruzioni ha una prova archeologica definitiva, e chi ve la racconta come certezza vi sta vendendo qualcosa.
Su una cosa gli studiosi concordano: l'abitato moderno nasce dal processo di incastellamento altomedievale, in un punto scelto perché poco accessibile e invisibile da quasi tutte le direzioni. All'inizio fu un rifugio per uomini e bestiame durante gli assalti e una via di scampo dal clima insalubre della palude pontina. Poi il rifugio si allargò e diventò castello.
La bolla del 999 e i signori De Sompnino
Il primo documento che attesta l'esistenza di Sonnino è una bolla pontificia di papa Silvestro II datata 999. Il castello con la grande torre cilindrica, adagiato sul Colle Sant'Angelo, viene costruito attorno al IX secolo dalla famiglia De Sompnino, che prese il nome dal castello e ne fu la prima signoria. Un dettaglio che nelle guide si perde: il nome della famiglia deriva dal luogo, non il contrario. È l'ordine giusto per capire come si formavano le aristocrazie feudali di questa zona, cresciute intorno a una fortificazione e legittimate dal possesso di quella pietra.
Caetani, Borgia, Colonna: chi ha comandato qui
L'11 ottobre 1369 metà del castello viene acquistata per 2.000 fiorini da Onorato I Caetani, che ne diventa anche Dominus, cioè signore. I Caetani d'Aragona lo abitano fino al 1496. Sotto il papato di Alessandro VI il feudo passa a Rodrigo Borgia, e alla morte del pontefice, nel 1503, arriva ai Colonna, che mantengono il dominio quasi senza interruzioni fino al 1816, anno in cui rinunciano ai diritti feudali sul territorio. Per brevi periodi vi soggiornarono anche i Carafa. Con bolla del 13 gennaio 1596 papa Clemente VIII eleva la terra di Sonnino a principato. Nel 1850 il palazzo passa dai principi Colonna ai conti Antonelli, e nel 1916 viene acquistato dai fratelli Talani, gli ultimi proprietari, che lo hanno poi chiuso.
Lo Statutum Castri Sopnini del 1423
Nel 1423 viene confermato lo statuto comunale, lo Statutum Castri Sopnini: un codice di 58 articoli di diritto civile e penale, concordato tra il conte di Fondi e la comunità di Sonnino. L'antico statuto, che risale al XIII secolo, è conservato nell'Archivio di Stato di Roma. Vale la pena fermarsi un momento su questo punto, perché è il dato che dice di più sul carattere del posto. Un borgo di frontiera che negoziava per iscritto con il proprio conte, articolo per articolo, non era una comunità di sudditi passivi. Nello statuto si trovano già regolate le fiere, e la Fiera di San Marco del 25 aprile compare disciplinata nel XIII secolo: una fiera commerciale che sopravvive da sette secoli, cosa rarissima nel Lazio.
Sonnino (LT) al confine con il Regno di Napoli
Fino al 1870 Sonnino resta nello Stato Pontificio, dentro la provincia di Campagna e Marittima, esattamente sulla linea di confine con il Regno delle Due Sicilie. Per secoli ha avuto funzione di baluardo verso il Regno di Napoli, ed è questa condizione che spiega la fama europea dei suoi abitanti, celebrati nelle cronache e nell'iconografia ottocentesca per l'indole ribelle, per il brigantaggio e per le contese territoriali con le comunità vicine.
Dalla Repubblica Romana del 1798 alla provincia di Latina
Durante la breve Repubblica Romana del 1798-1799 Sonnino fa parte del Dipartimento del Circeo, distretto di Sezze, cantone di Piperno, sotto la guida degli Edili aggiunti Giuseppe Mancini e Lorenzo Musilli, come stabilito il 26 fiorile dell'anno VI. Dal 1810 al 1815 passa al dipartimento di Roma, circondario di Tivoli, cantone di Piperno. Con la Restaurazione e la riforma del 1816 torna luogo baronale dei Colonna, ma già nel 1817 diventa podesteria nella delegazione di Frosinone, governo distrettuale di Terracina. Nel riparto territoriale del 1827 compare come podesteria dipendente da Piperno, in quello del 1831 come comunità soggetta a un commissario straordinario nel distretto di Pontecorvo. Dopo l'annessione al Regno d'Italia il comune entra nella provincia di Roma, nel 1934 passa alla neoistituita provincia di Littoria e dal 1945 alla provincia di Latina.
L'editto del 1819 e la distruzione mancata di Sonnino (LT)
È l'episodio che ha reso Sonnino famoso in tutta Europa, e va raccontato con precisione perché le fonti non concordano su tutto. Nell'estate del 1819 il cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di Pio VII, emana un editto che ordina la distruzione del paese e la deportazione forzata degli abitanti in altri comuni dello Stato Pontificio. La ragione dichiarata è il brigantaggio: Sonnino era diventato la base del capobanda Antonio Gasbarrone e la complicità della popolazione con i briganti veniva considerata generalizzata. Sulla data le fonti divergono: la voce enciclopedica italiana indica il 17 luglio 1819, mentre altre ricostruzioni storiche parlano del 18 luglio. Chi si occupa di storia locale segnali pure lo scarto; per il visitatore il punto è un altro.
Il punto è che l'editto cominciò a essere eseguito. Le demolizioni partirono da Porta Riore, l'accesso principale del paese, e secondo la ricostruzione storica arrivarono a colpire una quarantina di case prima che l'operazione venisse fermata. Il merito dell'interruzione viene attribuito a Gaspare del Bufalo, missionario e fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, che con la sua predicazione e la sua influenza convinse la Curia a sospendere la punizione collettiva. Il paese festeggia ancora oggi San Gaspare del Bufalo l'ultimo sabato di luglio.
Provate a immaginare la scena, perché è quasi senza precedenti nell'Europa dell'Ottocento: un governo che decide di cancellare fisicamente un comune dalla carta e di disperderne gli abitanti per ragioni di ordine pubblico. Non un assedio, non una rappresaglia militare in tempo di guerra: un atto amministrativo. Camminando tra i vicoli di Sonnino state camminando in un paese che è sopravvissuto a una sentenza di morte firmata da uno Stato.
Il brigantaggio e Antonio Gasbarrone, il brigante di Sonnino (LT)
Antonio Gasbarrone nacque a Sonnino il 12 dicembre 1793 e morì il 1 aprile 1882 ad Abbiategrasso, nella Pia Casa degli Incurabili, a ottantanove anni. Fra questi due estremi c'è una vita che sembra inventata. Capo di una banda che per anni controllò i valichi tra Stato Pontificio e Regno di Napoli, praticò rapine e sequestri con una organizzazione quasi militare e costruì attorno a sé una fama da Robin Hood locale, alimentata dalla tradizione orale secondo cui distribuiva parte del bottino ad anziani, bisognosi e famiglie con bambini. Su questa parte del racconto serve prudenza: è tradizione popolare consolidata, non documentazione d'archivio.
Documentata è invece la resa. Nel 1825 papa Leone XII, venuto a conoscenza dell'opera di Gaspare del Bufalo nel territorio, inviò don Pietro Pellegrini, vicario generale di Sezze, a trattare la capitolazione della banda. Gasbarrone si arrese il 19 settembre 1825 nella chiesa della Madonna Santissima della Pietà, sull'antica via Volosca. Seguirono quarantasei anni di carcere: Castel Sant'Angelo a Roma, poi Civitavecchia, dove trascorse sette anni in isolamento, poi Spoleto nel 1848 e Civita Castellana nel 1851. Fu liberato nell'agosto del 1871, a settantotto anni, quando lo Stato Pontificio non esisteva più.
Ecco la mia opinione netta sul personaggio, e non è quella romantica. Gasbarrone non è interessante perché fu un bandito generoso, cosa di cui non abbiamo prove. È interessante perché la sua carriera criminale coincide esattamente con la crisi di sovranità dello Stato della Chiesa nel Lazio meridionale: dove lo Stato non arriva, qualcun altro amministra la violenza e la protezione. Chi visita Sonnino pensando al folclore del brigante perde la parte migliore della storia.
Le architetture religiose di Sonnino (LT), chiesa per chiesa
La chiesa di San Michele Arcangelo, il santuario
Comunemente detta chiesa di Sant'Angelo, risale al 1210 ed è oggi santuario minore. Occupa il punto più alto del colle, accanto a quel che resta del castello: la dedicazione all'arcangelo guerriero sulle alture è una costante longobarda e altomedievale in tutta l'Italia centrale e meridionale, e qui torna con precisione. Nel 1798 la chiesa ospitò il Tribunale militare delle truppe francesi occupanti, uno di quei dettagli che raccontano il rapporto burrascoso del paese con qualunque autorità venisse da fuori. È da questa chiesa che la mattina della vigilia dell'Ascensione parte la celebrazione religiosa che apre la Festa delle Torce.
La sacra icona di Maria Santissima delle Grazie
Dentro il santuario di San Michele Arcangelo si conserva una icona di stile bizantino di Maria Santissima delle Grazie, riferita al XII secolo. Vale la pena guardarla con attenzione e senza fretta. Le icone di questo tipo nel Lazio meridionale documentano la lunga presenza di maestranze e devozioni di matrice greco-bizantina lungo la direttrice tirrenica, e in un paese che si racconta volentieri come frontiera latina è un promemoria utile: le frontiere sono anche luoghi di passaggio, non solo di sbarramento. L'attribuzione al XII secolo è quella riportata dalla tradizione locale e va presa come indicazione, non come datazione di laboratorio.
La chiesa collegiata di San Giovanni Battista
Edificata intorno al 1200, fu elevata a collegiata e riconsacrata nel 1604. Il salto di rango non è un dettaglio burocratico: una collegiata ha un capitolo di canonici, quindi un clero stabile, rendite, un archivio. Significa che all'inizio del Seicento Sonnino era una comunità abbastanza solida da mantenere una struttura ecclesiastica complessa. È la chiesa principale del paese e resta il riferimento liturgico della comunità.
La chiesa di San Francesco
Costruita attorno al 1300 e ampliata nel 1604, testimonia l'arrivo dei francescani nell'entroterra pontino tra Duecento e Trecento, in perfetta coerenza con la diffusione degli ordini mendicanti nei centri fortificati del Lazio. L'ampliamento seicentesco cade nello stesso giro d'anni della riconsacrazione della collegiata: gli inizi del Seicento furono un momento di forte investimento edilizio religioso in paese, probabilmente legato all'erezione a principato del 1596.
La chiesa di San Pietro
L'edificio attuale è del 1867 e sorge sopra un'antica chiesa trecentesca. A questa intitolazione era legata anche Porta San Pietro, la porta principale del borgo. Sui santi Pietro e Paolo e sulla loro festa romana trovate nella pagina dedicata ai Monti Lepini il quadro degli altri centri che condividono con Sonnino santi patroni e calendario festivo.
La chiesa della Madonna Santissima della Pietà
Datata 1595, si trova sull'antica via Volosca. All'interno si conserva un affresco con il Compianto sul Cristo morto. Ma il motivo per cui questa chiesa entra nei libri di storia è un altro: qui, nel 1825, si consumò la resa di Antonio Gasbarrone. Se dovessi indicare un solo luogo di Sonnino dove il paesaggio, la devozione e la storia politica si toccano, indicherei questo. Ed è un luogo che quasi nessun visitatore cerca.
L'ex chiesa di San Marco, oggi auditorium comunale
Quattrocentesca, restaurata nel 1728, oggi sconsacrata e utilizzata come auditorium comunale. È una soluzione che nel Lazio si vede spesso e che funziona quando è fatta con giudizio: un edificio storico che continua a essere usato dalla comunità si conserva meglio di uno chiuso a chiave. Alla stessa intitolazione è legata la Fiera di San Marco del 25 aprile.
Santa Maria della Misericordia e la cappella della Madonna di Loreto
La chiesa di Santa Maria della Misericordia risale a circa il 1200. La cappella della Madonna di Loreto è datata 1606 e appartiene alla stagione di diffusione capillare del culto lauretano nello Stato della Chiesa dopo il Concilio di Trento: piccoli edifici votivi che replicavano la devozione della Santa Casa marchigiana nei centri minori. Entrambe si aprono di rado: chi vuole vederle chieda in parrocchia con qualche giorno di anticipo.
La chiesa della Divina Maternità di Maria al Frasso
Costruita nel 1938 in località Frasso, è la chiesa delle campagne. Segnala una cosa importante sulla geografia del comune: Sonnino non è solo il borgo sul colle, ma un territorio ampio con frazioni e nuclei sparsi, dal Frasso a Capocroce a Sonnino Scalo, ciascuno con la sua festa e la sua identità. L'ultima domenica di giugno il Frasso celebra Sant'Antonio.
Il monastero di Santa Maria delle Canne
Ex monastero benedettino appena fuori le mura, di fondazione riferita al VII secolo. Il 31 gennaio 2011 è crollato. Ne parlo perché il vecchio racconto turistico del paese lo elenca ancora fra le cose visitabili, e non lo è: chi ci arriva trova ruderi, non un monastero. La perdita è seria, perché si trattava di uno dei più antichi insediamenti monastici documentati dell'area. Andateci sapendo cosa aspettarvi, con scarpe adatte e senza avvicinarvi alle strutture instabili.
Le architetture civili e militari di Sonnino (LT)
La Torre Antonelli, il castello
Con i suoi 24 metri di altezza la Torre Antonelli è l'elemento che domina la piazza e il vecchio centro storico. Risale al IX secolo e fu fatta costruire dai signori De Sompnino sul Colle Sant'Angelo, con funzione di fortificazione insieme alle mura perimetrali; la torre è di forma cilindrica. L'edificio contava tre piani: al primo c'erano i forni per il pane e le cisterne, che assicuravano la sopravvivenza in caso di assedio; al secondo le camere e altre stanze affrescate, fra cui quella del cardinale Giacomo Antonelli. Di fronte al castello si trovavano i locali delle prigioni, attigui alle Scale di corte.
La struttura originaria è andata in gran parte distrutta, compresa la merlatura della torre. L'ingresso principale del castello era rivolto verso l'odierna Piazza Garibaldi, cioè la Portella; procedendo verso la chiesa di Sant'Angelo si vedono ancora gli anconi di pietra che segnano la posizione della porta di accesso. Tra il 1440 e il 1500 il paese si espande e completa le mura di cinta, intervallate dalle torrette di avvistamento tuttora presenti.
Sull'altezza c'è un particolare che merita di essere raccontato bene. Originariamente la torre misurava 27 metri. Gli Antonelli ne fecero demolire gli ultimi tre perché il torrione era pericolante, e la pietra recuperata fu impiegata per costruire palazzo Antonelli. Tre metri di torre medievale trasformati in un palazzo ottocentesco: è la storia del paese in miniatura, e si legge ancora nelle murature se si ha l'occhio per farlo.

La Torretta della Fontanella
In origine si chiamava Torre di Morgazzano. Tra XII e XIII secolo furono erette diverse torri per il controllo del territorio della valle dell'Amaseno: quella era una fascia di confine percorsa dalle incursioni dell'esercito papale, all'inizio del XII secolo particolarmente dure, e non meno devastanti furono le scorrerie dei briganti. La Torretta della Fontanella controllava la via pedemontana che collegava Priverno a Terracina. È un manufatto modesto per dimensioni e straordinario per posizione: da lì si capisce in trenta secondi perché il controllo di questo valico fosse strategico.

Le cinque porte del borgo di Sonnino (LT)
In antico il paese aveva cinque accessi, e conoscerli è il modo migliore per orientarsi nel dedalo dei vicoli.
Porta San Pietro era la porta principale, quella a cui si arrivava dall'antica via Volosca, che era una mulattiera. Porta Riore, detta anche dei Priori e già Porta San Lorenzo, la sostituì come accesso principale proprio per la sua vicinanza alla via Volosca: nel 1819 fu da qui che cominciò la demolizione ordinata dal papa. La Portella era la porta dei signori del castello, e si apriva verso l'attuale Piazza Garibaldi. Restano poi Porta San Giovanni e Porta di Tocco, che prende il nome dalla nobile famiglia Tocco.
I vicoli, i rioni e gli stemmi
Il borgo medievale, di impianto risalente al IX secolo, è diviso in quattro rioni. I vicoli caratterizzano il paese per aspetto e ripidità e prendono il nome dalla famiglia che li abitava oppure da una loro caratteristica fisica. Camminando si incontrano stradine tortuose, gradinate, torri e porte, scale addossate a edifici di pietra, archivolti, portoncini, pilastrini. Alzate lo sguardo sopra gli architravi: sulle facciate compaiono stemmi, croci e simboli incisi, spesso di lettura non immediata.
Il momento migliore per questa passeggiata è la sera, quando le luci dei lampioni radenti fanno emergere il rilievo delle pietre e i vicoli si svuotano. Di giorno il borgo è bello; di sera è un'altra cosa.
La Triplice Cinta, il simbolo che ricorre sui muri
Fra i segni incisi sulle pietre di Sonnino ricorre la Triplice Cinta: tre rettangoli concentrici collegati da quattro assi. È un simbolo diffuso in tutta Europa, inciso su soglie, panche di chiesa, blocchi di muratura, e la sua interpretazione resta discussa. Le letture proposte vanno dal gioco da tavolo antico, il filetto o mulinello, al segno di delimitazione sacra, fino a interpretazioni esoteriche e templari che circolano molto in rete e reggono molto poco alla verifica documentaria. Vi do il mio parere da guida: cercatele, fotografatele, ma diffidate di chiunque vi racconti con sicurezza che cosa significano. La verità onesta è che non lo sappiamo con certezza, e questo le rende più interessanti, non meno.

Il monumento ai caduti in guerra
Fu costruito nei primi anni Venti del Novecento per i caduti della Prima guerra mondiale. Il Comune di Sonnino lo commissionò allo scultore Ernesto Costantini di Ariccia. È realizzato in bronzo e rappresenta un giovane soldato, un fante, a dorso nudo, nell'atto di impugnare la spada a difesa. Vale la pena notare la scelta iconografica: non il soldato vittorioso, ma il corpo esposto che si difende. Nei monumenti ai caduti del primo dopoguerra è una variante meno frequente della retorica trionfale.
Il Ponte del Diavolo
Fa parte dell'acquedotto di Terracina, voluto dagli imperatori Adriano e Antonino Pio, che collegava Amaseno a Terracina per una lunghezza di 54 chilometri. Il ponte risale al II secolo dopo Cristo. Il nome attuale arrivò nel medioevo, quando intorno alla struttura fiorirono numerose leggende: è il destino di quasi tutte le opere romane sopravvissute in aree rurali, che le comunità successive spiegavano attribuendole a una potenza sovrumana perché nessuno sapeva più come si costruisse un'arcata simile. Un acquedotto di 54 chilometri per rifornire una città portuale dice quanto contasse Terracina nel sistema romano, e Sonnino se ne trovava in mezzo.
Il Museo Terre di Confine di Sonnino (LT), sala per sala
È il museo che dà senso a tutto il resto della visita, e consiglio di farlo prima della passeggiata nel borgo e non dopo. Si trova in Via Giacomo Antonelli. L'allestimento privilegia l'interattività: sequenze organizzate di scenografie, visioni, drammatizzazioni e altre soluzioni multisensoriali, con audioguide disponibili. Il percorso è ordinato in quattro sezioni.
Prima sezione: Terra di confine perché?
Illustra alcune tematiche specifiche della realtà culturale sonninese e presenta in modo problematico la dimensione globale di cui questa realtà fa parte. Detto in modo più diretto: la sezione prende il caso locale e lo usa per far ragionare il visitatore su che cosa sia un confine in generale. È un'impostazione antropologica, non campanilistica, e per un museo civico di un comune di settemila abitanti è una scelta coraggiosa.
Seconda sezione: Patrimonio rappresentato, territorio vissuto
Mette a fuoco il rapporto fra alcune vicende storiche centrali per la vita degli abitanti e le attuali rappresentazioni dell'identità locale. Un posto di primo piano vi occupa la Processione delle Torce, accompagnata da confronti interculturali con riti analoghi. È la sezione dove si capisce meglio perché la festa di maggio non sia folclore da cartolina ma un dispositivo di definizione del territorio.
Terza sezione: tre personaggi di frontiera
L'attenzione si sposta su tre figure. La prima è Maria Grazia, moglie di un brigante e vera e propria icona della pittura di genere dell'epoca: la sua storia ha un valore emblematico dal punto di vista della patrimonializzazione culturale locale, perché è connessa allo sfollamento dei sonninesi decretato da Pio VII nel 1819. Il costume tradizionale di Sonnino indossato da Maria Grazia circolò per l'Europa nei quadri e nelle stampe dei pittori nordici che frequentavano Roma, e contribuì più di qualunque cronaca a costruire l'immagine internazionale del paese.
La seconda è Antonio Gasbarrone (1793-1882). Qui il museo compie una scelta precisa: non centra l'attenzione sulla complessa storia del brigantaggio, di cui altri musei trattano diffusamente, ma mette a fuoco la storia di un brigante di successo che con le sue gesta ha travalicato sia i luoghi sia la sua epoca.
La terza è Giacomo Antonelli, nato a Sonnino il 2 aprile 1806 e morto il 6 novembre 1876. Figlio di una famiglia di origini modestissime, poi arricchitasi con fortunate speculazioni immobiliari, fu creato cardinale l'11 giugno 1847 con il titolo diaconale di Sant'Agata alla Suburra, divenne pro-Segretario di Stato il 10 marzo 1848 e restò il principale ministro di Pio IX per oltre vent'anni, fino al 20 settembre 1870 e oltre. Gli venne attribuita la fama ambigua di Richelieu italiano della Chiesa di Pio IX. Che il paese che rischiò di essere raso al suolo nel 1819 abbia dato allo Stato Pontificio, meno di trent'anni dopo, il suo uomo più potente, è una delle ironie meglio documentate della storia laziale.
Quarta sezione: Parole e immagini dell'Altrove
Il percorso termina puntando l'attenzione sulle storie di vita, sulle percezioni attuali del territorio e sulle esperienze contemporanee. Completano il museo una sala visioni per la proiezione di film e documentari e uno spazio espositivo per mostre temporanee.
Informazioni pratiche per il museo
Il Ministero della cultura indica apertura dal lunedì al venerdì 9-13 e 14-19, sabato e domenica su prenotazione, biglietto intero 3 euro e ridotto 2 euro. Chiusure previste l'8 dicembre, dal 24 al 25 dicembre, il 31 dicembre, il 1 gennaio, il 6 gennaio, a Pasqua e Pasquetta, il 1 maggio, il 2 giugno, il 15 agosto e il 1 novembre. Contatti: 0773 907849 e 351 2042438, museoterrediconfine@gmail.com. Poiché nel fine settimana l'apertura è su prenotazione, telefonate qualche giorno prima: è l'errore più comune di chi arriva di sabato e trova la porta chiusa. Per gruppi organizzati e visite guidate in italiano o in inglese conviene appoggiarsi a professionisti abilitati: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro lavora regolarmente sull'entroterra pontino.
La natura intorno a Sonnino (LT): Camposoriano, il Catauso, le calanche
Il monumento naturale di Campo Soriano
Campo Soriano, che qui tutti chiamano Camposoriano, si trova al confine fra i territori di Terracina e Sonnino ed è un altopiano carsico di circa 974 ettari, istituito monumento naturale con legge regionale n. 56 del 27 aprile 1985 ed entrato nel 2008 nel Parco naturale regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, nato il 19 novembre di quell'anno su una superficie complessiva di 12.909 ettari.
Dal punto di vista geologico è un polje, cioè una vasta depressione formata da erosione e corrosione lungo tempi lunghissimi. Il fondo, piatto e di terra rossastra, misura fra i 200 e i 300 metri di larghezza per circa tre chilometri di lunghezza, a quota 360 metri circa, ed è circondato da quattro rilievi: Monte Romano, il più alto con 864 metri, Monte Pannozzo, Monte Pecorone e Monte Cavallo Bianco. Dal piano emergono imponenti monoliti calcarei; il più celebre è la Rava di San Domenico, alta circa 18 metri, che la gente del posto chiama anche la Cattedrale per la sua sagoma.
La zona è stata sfruttata in modo particolare per la viticoltura: qui si coltivano il Moscato di Terracina e il Cesanese. Il consiglio pratico: andateci con luce bassa, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando le ombre dei monoliti si allungano sul fondo rosso del polje. A mezzogiorno d'estate il paesaggio si appiattisce e il caldo sull'altopiano è pesante, senza ombra.

Il Catauso, la voragine carsica
Si trova nei pressi del Monte Tavanese, nella zona detta del Lagone. È una voragine carsica con un primo salto di circa 25 metri dal fosso principale; con salti successivi si arriva a 40 metri di profondità, dove si osservano stalattiti e stalagmiti. La prima rappresentazione su carta del Catauso risale al 1765 e si deve a G. Astolfi, ma le prime esplorazioni davvero rilevanti si ebbero nei primi anni del Novecento. È un luogo da speleologi, non da passeggiata domenicale: chi vuole vederlo si rivolga a un gruppo speleologico attrezzato e non si avvicini al bordo da solo.
Le Calanche di San Nicola
Situate ai piedi del Monte delle Fate, che con i suoi 1.090 metri è una delle cime maggiori degli Ausoni, nascono come fenomeno carsico e prendono il nome da una chiesa dedicata a San Nicola, di cui restano alcuni ruderi visibili. Il contrasto fra la roccia nuda e la macchia mediterranea che la circonda è la ragione per cui vale la deviazione.
La Polla di Bagnoli
Luogo citato da Giuseppe Marocco come il Bagnolo e da Gaetano Moroni come Bagnuolo, era la polla dove le donne si recavano a lavare i panni. Sono i due eruditi ottocenteschi che hanno inventariato lo Stato Pontificio paese per paese, ed è grazie a loro che oggi conosciamo il nome e la funzione di decine di sorgenti minori come questa. Un lavatoio pubblico, in un paese di montagna senza acqua corrente, era il principale luogo di socialità femminile: il fatto che ne sopravviva il toponimo dice che qui contava.
I rifugi di montagna
Il territorio conserva tre rifugi che segnano gli itinerari escursionistici verso l'alta quota. Il Rifugio Jo Caturo si raggiunge da Sonnino oltrepassando le pendici del Monte Tavanese e del Monte di Mezzo, salendo verso il Monte delle Fate. Ci sono poi il Rifugio la Cona, nella zona di Monte Ceraso dove la Processione delle Torce si divide nei due rami, e il Rifugio Gasbarrone, il cui nome dice da solo quanto il brigante sia entrato nella toponomastica locale. Per i percorsi, la percorribilità e le condizioni stagionali conviene informarsi in paese prima di salire: i sentieri degli Ausoni non sono tutti segnalati con la stessa cura.
Feste, tradizioni e folclore di Sonnino (LT)
La Festa delle Torce, il rito che ridisegna il confine
È il rito più importante del paese e uno dei più singolari dell'intero Lazio. Si svolge alla vigilia della solennità dell'Ascensione. La mattina si celebra nella chiesa di San Michele Arcangelo, nel borgo medievale; nel primo pomeriggio le torce vengono benedette e consegnate ai caporali, e il corteo parte da piazza San Pietro. Da lì comincia una processione-escursione che dura tutta la notte e si chiude alle prime luci dell'alba, percorrendo i confini del territorio comunale con le torce accese. La tradizione locale calcola il tragitto in circa 30 chilometri.
Presso Monte Ceraso, alla Cona, il percorso si divide in due rami. La via di sopra segue i confini con Monte San Biagio, Amaseno e Roccasecca dei Volsci; la via di sotto quelli con Monte San Biagio, Terracina, Pontinia e Priverno. Lungo il cammino il corteo si ferma nei punti dove si verificarono morti violente per recitare Pater, Ave, Gloria e Requiem, seguiti dal grido Evviva Maria e da spari di fucile.
Sulle origini le fonti sono più prudenti di quanto si racconti in giro. La presenza delle torce è documentata nelle spese comunali fin dal Seicento, con voci riscontrabili anche nel bilancio del 1872 alla categoria Culti e Cimiteri. Gli studiosi collegano il rito da un lato alle Rogazioni cristiane, le processioni che precedevano l'Ascensione per invocare la benedizione sui campi, e più indietro agli Ambarvalia romani, riti di purificazione del territorio; dall'altro a un editto del cardinale Ercole Consalvi del 20 agosto 1817, che prescriveva la perlustrazione armata dei confini comunali per contrastare il brigantaggio. Difficile immaginare una sintesi più esatta del carattere di questo paese: una preghiera agraria e una ronda antibrigantaggio diventate la stessa camminata.
Il mio parere, e non è tenero: chi vuole vedere le Torce deve accettare di non dormire e di camminare per ore su terreno impervio al buio. Non è un evento da spettatori seduti. Se non siete allenati, seguite la partenza dal borgo nel pomeriggio e poi tornate all'alba per l'arrivo, senza fingere di poter fare tutto il giro.

Il calendario delle altre feste di Sonnino (LT)
Il Venerdì Santo si tiene la Processione del Cristo Morto. Il 25 aprile torna la Fiera di San Marco, regolata già nel XIII secolo secondo lo statuto comunale. Il 13 giugno si celebra la Festa di Sant'Antonio, che si ripete l'ultima domenica di giugno in località Frasso. Negli ultimi quattro giorni di luglio c'è Capocroce in festa, in località Capocroce. L'ultimo sabato di luglio è dedicato a San Gaspare del Bufalo, l'uomo che fermò la distruzione del paese. In agosto arriva la Sagra della Zazzicchia, con stand e percorso enogastronomico nel borgo, e il 16 agosto la Festa di San Rocco. L'ultimo giovedì di agosto si tiene l'Antica fiera delle merci e del bestiame, nota a tutti come Sagra della Capra, in località Sonnino Scalo. A settembre chiude il calendario la Sagra della Crespella. Le date mobili e i programmi annuali vanno confermati sui canali del Comune prima di mettersi in viaggio.
Il Rotunno, l'abito tradizionale di Sonnino (LT)
L'abito tipico femminile si chiama Rotunno. La tradizione locale ne fa risalire l'origine a modelli saraceni, ipotesi affascinante e non dimostrata. Era confezionato con stoffe di lana pesante lavorate al telaio, dai colori forti. Nelle occasioni di festa si aggiungeva una camicetta di broccato o di seta ornata di pizzi. Il colore seguiva una grammatica sociale rigorosa e leggibile a distanza: verde o celeste per le più giovani, bianco per le fidanzate, rosso per le sposate, marrone per le vedove. In una comunità piccola, dove tutti sanno tutto di tutti, l'abito non era ornamento: era anagrafe indossata. È questo costume, portato dalle modelle sonninesi che posavano a Roma, ad aver reso il paese celebre nella pittura europea dell'Ottocento.
Cosa si mangia a Sonnino (LT) e l'olio che ha fatto la fama del paese
L'olio extravergine è la vera risorsa economica del comune. Sonnino rientra nell'areale dell'olio extravergine di oliva Colline Pontine DOP, riconosciuto nel 2010, che comprende venticinque comuni della provincia di Latina fra cui Bassiano, Cori, Fondi, Itri, Maenza, Norma, Priverno, Prossedi, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Sermoneta, Sezze, Sonnino e Terracina. La cultivar è l'Itrana, chiamata anche Oliva di Gaeta, Trana, Oliva Grossa o Cicerone: una varietà a duplice attitudine, buona sia da mensa sia da olio, che dà un extravergine di carattere, amaro e piccante misurati, con sentori erbacei. Il paese ha ricevuto riconoscimenti nazionali per la sua produzione, fra cui un premio al concorso Ercole Olivario nel 2018; l'albo dei premiati del concorso non risulta consultabile online al momento della stesura, quindi verificate categoria e azienda direttamente presso il Comune o i frantoi locali.
In tavola si mangia la cucina povera degli Ausoni: pasta fatta a mano, formaggi locali, carni ovine e caprine. Le due sagre principali dicono già tutto. La Zazzicchia è la salsiccia locale, protagonista di agosto. La Sagra della Capra, agganciata all'antica fiera del bestiame, celebra la carne caprina, che nell'economia pastorale di queste montagne era la proteina disponibile. La Crespella di settembre è la frittella tradizionale. Un consiglio da chi porta gruppi: comprate l'olio direttamente dai frantoi del comune, non nei negozi di souvenir della costa, e chiedete l'annata. La differenza di prezzo è minima, quella di qualità no. Chi vuole costruire una giornata intera intorno al tema enogastronomico trova spunti nelle guide in inglese di ItalyPlanner dedicate a cibo e vino.
Sonnino (LT) nella letteratura e nell'iconografia europea
Pochi paesi di questa taglia possono vantare due citazioni letterarie di questo peso, ed entrambe riguardano lo stesso fatto: la distruzione ordinata nel 1819. Sonnino compare nello Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi, a proposito della distruzione del paese ordinata da Pio VII, e in La Messa der Venardi Ssanto, sonetto romanesco di Giuseppe Gioachino Belli, anche qui in relazione alla distruzione del paese.
Da tenere insieme a queste due testimonianze c'è la fortuna figurativa del costume sonninese, che tra fine Settecento e Ottocento circolò in tutta Europa attraverso i pittori stranieri residenti a Roma. Il risultato è che il nome di Sonnino, in quegli anni, era più noto a Monaco e a Copenaghen che a molti romani. Un paese di settemila abitanti finito due volte nella letteratura italiana e una volta nella pittura europea: non capita spesso.
Una curiosità su Sonnino (LT)
La curiosità che preferisco riguarda la Torre Antonelli e i suoi tre metri mancanti. La torre cilindrica del castello, costruita nel IX secolo dai De Sompnino, misurava in origine 27 metri. Quando i conti Antonelli acquisirono il complesso dai Colonna, nel 1850, il torrione era pericolante nella sua parte sommitale, e la famiglia ne fece demolire gli ultimi tre metri. La pietra recuperata non fu smaltita: venne riutilizzata per costruire palazzo Antonelli. Oggi la torre misura 24 metri, e chi passeggia per il paese guarda un palazzo ottocentesco senza sapere che ne sta osservando, letteralmente, la cima di una torre medievale rimontata a terra.
La curiosità diventa migliore se si aggiunge il contesto della famiglia. Gli Antonelli erano di origini modestissime, come annota senza troppi giri di parole il dizionario biografico: si arricchirono con speculazioni immobiliari fortunate, e dal 1806 in poi diedero alla Chiesa Giacomo Antonelli, il cardinale che avrebbe governato di fatto lo Stato Pontificio per oltre vent'anni. La stessa famiglia che, in un piccolo comune di frontiera, smontava una torre medievale per costruirsi un palazzo, in una generazione arrivava al vertice del potere temporale romano. Il riuso di quelle pietre è la metafora perfetta di una scalata sociale: si prende il vecchio potere, lo si abbassa di tre metri e con quel materiale ci si costruisce la propria residenza.
Una nota di metodo, perché la parola curiosità viene spesso usata a sproposito. Questa non è una leggenda: le altezze, le date di passaggio di proprietà e la destinazione della pietra sono elementi che la memoria storica locale conserva con precisione e che si leggono nella descrizione del monumento. Il che non toglie nulla al piacere di riconoscere, dal basso della piazza, il punto esatto dove la torre è stata tagliata.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sonnino (LT)
Nessuno vi dirà che il rito più identitario del paese, la Processione delle Torce, ha probabilmente una radice di polizia. La versione turistica racconta una processione antichissima e devozionale, e la parte devozionale è vera. Ma gli studi antropologici sul rito segnalano un elemento che non compare quasi mai nei racconti di viaggio: nel 1817 il cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di Pio VII, emanò un editto che prescriveva la perlustrazione armata dei confini comunali come misura di contrasto al brigantaggio. Due anni dopo lo stesso Consalvi firmava l'editto per la distruzione di Sonnino.
La processione notturna che ogni anno percorre per intero il perimetro comunale con le torce accese, con soste nei luoghi dove sono avvenute morti violente e con spari di fucile, incorpora insieme due grammatiche: quella cristiana delle Rogazioni, che benedicevano i campi prima dell'Ascensione, e più indietro quella romana degli Ambarvalia, riti di purificazione territoriale; e quella amministrativa della ronda di confine imposta dallo Stato della Chiesa in piena emergenza brigantaggio. La documentazione delle torce nelle spese comunali risale al Seicento, quindi il rito precede l'editto; ma la forma che conosciamo oggi, quella del giro completo dei confini, si consolida in quel clima.
Il motivo per cui questo non viene raccontato è comprensibile: rovina la narrazione romantica. A me pare che la migliori. Un paese condannato alla distruzione dallo Stato che poi trasforma in festa comunitaria la stessa ronda che quello Stato gli aveva imposto è un capolavoro di appropriazione simbolica. Se durante la notte delle Torce sentite gli spari e vedete le fermate nei punti delle morti violente, adesso sapete che state guardando due storie sovrapposte: la preghiera per i campi e il pattugliamento della frontiera. Poche feste popolari italiane conservano una stratificazione così leggibile, e quasi nessuna guida la spiega.
Il consiglio che ti do per visitare Sonnino (LT)
Il consiglio principale è di rovesciare l'ordine con cui quasi tutti visitano il paese. La maggioranza arriva, parcheggia, sale nel borgo, fotografa i vicoli, scende e riparte, e il museo lo salta perché sembra il pezzo meno attraente. È esattamente l'errore da evitare. Entrate prima al Museo Terre di Confine, in Via Giacomo Antonelli: tre euro, quattro sezioni, un'ora scarsa. Uscirete con la chiave di lettura di ogni cosa che vedrete dopo, dai vicoli ripidi alle torri sparse in campagna. Senza quella chiave, Sonnino è un borgo carino come altri cinquanta nel Lazio. Con quella chiave diventa un caso di studio.
Secondo consiglio, sulla tempistica. Il museo apre dal lunedì al venerdì, mentre sabato e domenica funziona su prenotazione: telefonate allo 0773 907849 o al 351 2042438 con qualche giorno di anticipo se venite nel fine settimana, che è quando viene quasi tutto il mondo. Il fatto che il museo sia più facile da visitare in settimana rende Sonnino una destinazione perfetta per un giorno feriale, quando i borghi vicini sono deserti e le strade dei Lepini sono libere.
Terzo consiglio, sull'organizzazione della giornata. Sonnino da solo occupa mezza giornata piena: due ore per borgo e museo, un'ora e mezza per Camposoriano. L'altra metà della giornata si costruisce facilmente, perché siete al centro di uno dei tratti più densi del Lazio meridionale: Priverno e il parco archeologico di Privernum sono a pochi chilometri, Terracina è dall'altra parte di Camposoriano, Sermoneta e il Giardino di Ninfa chiudono il quadrante nord.
Quarto e ultimo: scarpe. Il borgo è tutto gradinate e pietra levigata da secoli di passaggio, e Camposoriano è un altopiano carsico con terreno irregolare. Ho visto troppe persone arrivare in sandali e rinunciare a metà. Se poi volete girare con qualcuno che vi racconti tutto questo sul posto, sappiate che l'entroterra pontino è servito da professionisti abilitati: TourLeaderPro organizza viaggi di gruppo con accompagnatori certificati anche in questa zona.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Sonnino è famosa per i briganti. Quasi nessuno collega quella fama alla geografia amministrativa che l'ha resa possibile, e che è il vero fatto risaputo e sottovalutato: fino al 1870 questo comune è stato l'ultimo lembo dello Stato Pontificio prima del Regno delle Due Sicilie, dentro la provincia di Campagna e Marittima.
Il brigantaggio ottocentesco nel Lazio meridionale non è stato un fenomeno di criminalità comune, ma un effetto strutturale di quella linea. Una banda che operava nel Pontificio e si rifugiava nel Napoletano diventava irraggiungibile: cambiare giurisdizione significava cambiare polizia, magistratura, mandati di cattura, in un'epoca senza accordi di estradizione efficaci. Antonio Gasbarrone e i suoi hanno prosperato per anni in quello spazio, e la reazione dello Stato pontificio, spropositata fino all'editto di distruzione del 1819, si spiega solo con l'impotenza di un potere che non riusciva a controllare il proprio margine.
Il corollario è ancora meno citato. Quando il confine sparisce, il fenomeno finisce. Gasbarrone viene liberato nell'agosto 1871, pochi mesi dopo Porta Pia: uscì di prigione in un Paese dove la frontiera che aveva reso possibile il suo mestiere non esisteva più. Aveva settantotto anni. Morì undici anni dopo ad Abbiategrasso, in una casa di ricovero lombarda, lontanissimo dagli Ausoni.
C'è un ultimo elemento che aiuta a misurare quanto quella condizione di frontiera pesasse. Sonnino ha uno statuto comunale scritto già nel XIII secolo, conservato all'Archivio di Stato di Roma, e confermato nel 1423 come Statutum Castri Sopnini in 58 articoli negoziati con il conte di Fondi. I comuni di frontiera contrattavano più degli altri, perché il signore aveva bisogno che restassero abitati. La stessa ragione per cui, tre secoli dopo, la deportazione degli abitanti si rivelò una minaccia impraticabile.
La foto giusta da fare a Sonnino (LT)
Le foto buone qui sono tre, e nessuna è quella che scatta la maggioranza dei visitatori.
La prima è la Rava di San Domenico a Camposoriano, il monolite calcareo alto circa 18 metri che emerge dal fondo piatto del polje. Va fotografata con luce radente, quindi nella prima ora dopo l'alba o nell'ultima prima del tramonto, mettendo una persona alla base per dare la scala: senza un riferimento umano l'immagine perde completamente la misura e il monolite sembra un sasso qualunque. Il fondo rossastro dell'altopiano, con il sole basso, vira a un colore che a mezzogiorno non esiste.
La seconda è la Torre Antonelli dal basso della piazza, inquadrata verticalmente per far entrare tutti i 24 metri della canna cilindrica. Il momento giusto è il tardo pomeriggio, quando la pietra prende calore e le case intorno restano in ombra. Se avete pazienza, aspettate il crepuscolo: con i lampioni accesi e il cielo ancora blu il rapporto di luminosità fra torre illuminata e cielo è il migliore possibile.
La terza è la meno ovvia e la mia preferita: i vicoli del borgo dopo il tramonto. Le stradine di Sonnino sono strette, ripide e fatte di gradinate; di giorno la luce piatta le appiattisce ancora di più. La sera i lampioni illuminano radente le pietre, gli archivolti e le scale addossate alle facciate, e il rilievo emerge. Cercate le facciate con gli stemmi e con le incisioni della Triplice Cinta: quei tre rettangoli concentrici, in luce laterale, si leggono benissimo e a mezzogiorno spariscono.
Un'avvertenza sulla notte delle Torce, che molti fotografi inseguono. Le condizioni sono difficilissime: buio completo, soggetti in movimento, unica fonte di luce le fiamme delle torce. Servono ottiche molto luminose e la disponibilità ad alzare la sensibilità oltre il ragionevole. Il flash è da escludere, per rispetto e perché distruggerebbe l'unica cosa interessante dell'immagine. Meglio puntare sulla partenza dal borgo, nel primo pomeriggio, quando le torce vengono benedette e consegnate ai caporali: c'è ancora luce e la scena è leggibile.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
999. Una bolla di papa Silvestro II cita Sonnino: è il primo documento che ne attesta l'esistenza. Il paese entra nella storia scritta alla fine del primo millennio.
11 ottobre 1369. Onorato I Caetani acquista metà del castello per 2.000 fiorini e ne diventa Dominus. È l'ingresso di Sonnino nell'orbita della più potente famiglia del Lazio meridionale del Trecento.
1423. Viene confermato lo Statutum Castri Sopnini, 58 articoli di diritto civile e penale concordati tra il conte di Fondi e la comunità. Il documento originario, del XIII secolo, è oggi all'Archivio di Stato di Roma.
1503. Alla morte di Alessandro VI il feudo, che era stato di Rodrigo Borgia, passa ai Colonna, che lo terranno quasi ininterrottamente fino al 1816.
13 gennaio 1596. Con propria bolla Clemente VIII eleva la terra di Sonnino a principato.
1798. Le truppe francesi occupanti insediano il Tribunale militare nella chiesa di San Michele Arcangelo. L'anno dopo il paese finisce nel Dipartimento del Circeo della Repubblica Romana.
Luglio 1819. L'editto firmato dal cardinale Ercole Consalvi per Pio VII ordina la distruzione del paese e la deportazione degli abitanti per estirpare il brigantaggio. Le demolizioni partono da Porta Riore e colpiscono una quarantina di case prima che l'esecuzione venga interrotta, per l'intervento di Gaspare del Bufalo. Sulla data le fonti oscillano fra il 17 e il 18 luglio.
19 settembre 1825. Antonio Gasbarrone si arrende nella chiesa della Madonna Santissima della Pietà. La trattativa era stata condotta da don Pietro Pellegrini, vicario generale di Sezze, inviato da Leone XII. Seguiranno quarantasei anni di carcere.
11 giugno 1847. Giacomo Antonelli, nato a Sonnino il 2 aprile 1806, viene creato cardinale. Il 10 marzo 1848 diventa pro-Segretario di Stato di Pio IX: per oltre vent'anni sarà l'uomo più potente dello Stato Pontificio dopo il papa.
1850. Il palazzo e il complesso del castello passano dai principi Colonna ai conti Antonelli. Poco dopo la torre viene abbassata di tre metri.
1870. Con la fine dello Stato Pontificio Sonnino cessa di essere un comune di frontiera. Entra nel Regno d'Italia dentro la provincia di Roma.
1916. I fratelli Talani acquistano il complesso dagli Antonelli. Sono gli ultimi proprietari privati.
1934 e 1945. Il comune passa prima alla neoistituita provincia di Littoria, poi alla provincia di Latina, dove si trova tuttora.
31 gennaio 2011. Crolla il monastero di Santa Maria delle Canne, di fondazione riferita al VII secolo. È la perdita patrimoniale più grave del comune in epoca recente.
Chi è passato da Sonnino (LT)
Onorato I Caetani comprò metà del castello nell'ottobre 1369 e ne fu signore: la famiglia Caetani, quella di Bonifacio VIII, dominava allora un blocco territoriale che dai Lepini arrivava al mare, e Sonnino ne fu una pedina di confine.
Rodrigo Borgia, cioè papa Alessandro VI, ebbe il possesso del feudo: alla sua morte, nel 1503, passò ai Colonna. La presenza dei Borgia in questo angolo di Ausoni è documentata dalla successione feudale, non da soggiorni, e va raccontata per quello che è.
Le truppe francesi di occupazione arrivarono nel 1798 e insediarono il proprio Tribunale militare dentro la chiesa di San Michele Arcangelo. Il paese conobbe da vicino la Repubblica Romana e i suoi Edili aggiunti, Giuseppe Mancini e Lorenzo Musilli.
Antonio Gasbarrone (1793-1882) è il sonninese più noto d'Europa nell'Ottocento: brigante, poi prigioniero per quarantasei anni fra Castel Sant'Angelo, Civitavecchia, Spoleto e Civita Castellana, liberato nell'agosto 1871 e morto ad Abbiategrasso.
Gaspare del Bufalo, missionario, fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue e poi santo, fu attivo in questo territorio negli anni del brigantaggio e a lui si attribuisce l'interruzione dell'esecuzione dell'editto del 1819. Il paese lo festeggia l'ultimo sabato di luglio.
Don Pietro Pellegrini, vicario generale di Sezze, fu il negoziatore materiale della resa del 1825, inviato da papa Leone XII. È una figura che nei racconti popolari scompare quasi sempre, schiacciata fra il brigante e il santo, e invece fece il lavoro.
Il cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di Pio VII, firmò sia l'editto del 20 agosto 1817 sulla perlustrazione armata dei confini sia quello del luglio 1819 sulla distruzione di Sonnino. Nessun altro personaggio ha inciso così profondamente sul destino del paese.
Giacomo Antonelli (1806-1876), nato qui, cardinale dal 1847 e Segretario di Stato di Pio IX, fu il vero governante dello Stato Pontificio nell'età del Risorgimento e si guadagnò il soprannome ambiguo di Richelieu italiano.
Giacomo Leopardi e Giuseppe Gioachino Belli non risultano essere passati fisicamente dal paese, ma lo hanno fatto entrare nella letteratura italiana: il primo nello Zibaldone di pensieri, il secondo nel sonetto La Messa der Venardi Ssanto, entrambi a proposito della distruzione ordinata da Pio VII.
Maria Grazia, moglie di un brigante, divenne icona della pittura di genere ottocentesca. Attraverso lei e le altre modelle sonninesi che posavano per gli artisti stranieri a Roma, il costume del Rotunno arrivò nei salotti e nelle collezioni di mezza Europa. Il Museo Terre di Confine le dedica una parte della sezione sui personaggi di frontiera.
Sonnino (LT) con i bambini, accessibilità e quanto si spende
Con i bambini il museo funziona meglio di quanto ci si aspetti, proprio perché l'allestimento punta su scenografie, drammatizzazioni e soluzioni multisensoriali invece che su vetrine e didascalie. Due euro il ridotto, e un'ora è la durata giusta prima che l'attenzione cali. Il borgo, invece, è impegnativo per i più piccoli: le gradinate sono continue e il passeggino è impraticabile, meglio lo zaino porta-bimbo. Camposoriano è l'attività migliore per una famiglia: spazio aperto, monoliti che sembrano fatti apposta per essere aggirati, terreno pianeggiante sul fondo del polje.
Sull'accessibilità occorre essere onesti: il centro storico di Sonnino, con le sue scale e le sue pendenze, non è percorribile in sedia a rotelle. Chi ha problemi di mobilità può però godersi la piazza principale, la vista sulla Torre Antonelli e il museo, per il quale conviene chiedere in anticipo al numero indicato quali siano le condizioni di accesso.
Il budget di una giornata è minimo. L'unica spesa fissa è il biglietto del museo, 3 euro intero e 2 ridotto. Il borgo, le chiese negli orari di apertura, Camposoriano e i sentieri non costano nulla. Restano il carburante o il treno più il collegamento su gomma da Priverno-Fossanova, e il pranzo. Per un fine settimana con base sul litorale o nei borghi vicini, gli itinerari di zona sono raccontati in inglese nella guida al Lazio di ItalyPlanner, utile se viaggiate con amici stranieri.
Quando andare a Sonnino (LT) e cosa c'è intorno
La stagione migliore è la primavera, fra aprile e giugno: la macchia mediterranea è in fiore, Camposoriano ha ancora il verde sul fondo del polje e cade la vigilia dell'Ascensione con la Festa delle Torce. Buono anche l'autunno, soprattutto fra ottobre e novembre, che è il periodo della raccolta delle olive e della molitura: chiedete ai frantoi se si può assistere alla frangitura, molti accolgono volentieri. L'estate è il momento peggiore per l'altopiano, dove l'ombra non esiste, ma è quello delle sagre, la Zazzicchia e la Sagra della Capra ad agosto. L'inverno è per chi ama i paesi vuoti e le giornate limpide, con la vista che dagli Ausoni arriva al mare.
Intorno, nel raggio di mezz'ora di auto, c'è materiale per tre giorni. Priverno con il suo centro medievale e il parco archeologico di Privernum nella piana dell'Amaseno; Terracina con il tempio di Giove Anxur e il litorale; Sezze arroccata sui Lepini; Roccasecca nell'entroterra; e più a sud Sperlonga, Itri e Gaeta. Verso nord Sermoneta, il Giardino di Ninfa, Norma e Carpineto Romano; verso il mare il Parco Nazionale del Circeo. Chi organizza un giro di più giorni con un gruppo può appoggiarsi a un servizio dedicato: TourLeaderPro cura anche esperienze su misura per piccoli gruppi. E per chi cerca ispirazione in inglese sulle gite di un giorno partendo dalle grandi città, c'è la sezione day trips di ItalyPlanner.
Domande veloci su Sonnino (LT)
Dove si trova Sonnino (LT)?
In provincia di Latina, nel Lazio meridionale, con il centro storico a 430 metri di quota sul Colle Sant'Angelo, sul versante dei Monti Ausoni al margine del sistema dei Monti Lepini. Da Roma sono circa 100 chilometri.
Quanto dista Sonnino (LT) da Roma e quanto ci si mette?
Circa 100 chilometri. In auto calcolate un'ora e tre quarti, via Pontina oppure autostrada A1 fino a Frosinone e poi la strada statale 156 dei Monti Lepini. Con il traffico del rientro domenicale sulla Pontina può servire di più.
Si arriva a Sonnino (LT) con i mezzi pubblici?
Sì, ma con un cambio. La stazione di riferimento è Priverno-Fossanova sulla linea Roma-Napoli via Formia; da lì partono autoservizi che collegano anche Sonnino. Gli orari vanno verificati sui canali del vettore regionale, perché nei festivi le corse si riducono.
Quanto costa entrare al Museo Terre di Confine?
Il Ministero della cultura indica 3 euro l'intero e 2 euro il ridotto.
Quali sono gli orari del museo di Sonnino (LT)?
Dal lunedì al venerdì 9-13 e 14-19; sabato e domenica su prenotazione. Chiusure previste l'8 dicembre, il 24 e 25 dicembre, il 31 dicembre, il 1 e il 6 gennaio, Pasqua e Pasquetta, il 1 maggio, il 2 giugno, il 15 agosto e il 1 novembre. Telefono 0773 907849 o 351 2042438.
Serve prenotare per visitare Sonnino (LT)?
Per il borgo e le chiese no. Per il museo nel fine settimana sì, la prenotazione è necessaria. Per le chiese minori conviene contattare la parrocchia con qualche giorno di anticipo.
Quanto tempo serve per visitare Sonnino (LT)?
Mezza giornata piena: circa un'ora per il museo, un'ora abbondante per il borgo, un'ora e mezza per Camposoriano. Con pranzo e spostamenti si arriva comodamente a una giornata.
Si può visitare il castello e la Torre Antonelli all'interno?
Il complesso è di proprietà privata e risulta chiuso; la struttura originaria è in gran parte perduta. La torre si osserva dall'esterno, dalla piazza e dai vicoli circostanti.
Si può visitare il monastero di Santa Maria delle Canne?
No. L'edificio è crollato il 31 gennaio 2011 e restano ruderi. Chi si avvicina lo faccia con prudenza e senza entrare nelle strutture instabili.
Camposoriano si visita gratis?
L'accesso all'altopiano è libero. È un monumento naturale istituito nel 1985 e compreso dal 2008 nel Parco naturale regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi: valgono le regole di comportamento delle aree protette.
Quanto è alta la Rava di San Domenico?
Circa 18 metri. È il monolite calcareo più noto del polje di Campo Soriano, che alcuni chiamano la Cattedrale.
Quando si svolge la Festa delle Torce a Sonnino (LT)?
Alla vigilia della solennità dell'Ascensione. Parte nel primo pomeriggio da piazza San Pietro, dopo la celebrazione mattutina in San Michele Arcangelo, e prosegue tutta la notte fino all'alba lungo i confini comunali, per un percorso che la tradizione calcola in circa 30 chilometri.
Si può partecipare alla processione delle Torce?
È un rito comunitario aperto, ma richiede allenamento reale: si cammina di notte su terreno impervio per molte ore. Chi non è preparato segua la partenza nel pomeriggio e l'arrivo all'alba.
Sonnino (LT) è accessibile in sedia a rotelle?
Il centro storico no: è fatto di gradinate e pendenze. Restano accessibili la piazza principale e la vista sulla torre; per il museo chiedete in anticipo le condizioni di accesso ai numeri indicati.
Sonnino (LT) è adatta ai bambini?
Il museo sì, grazie all'allestimento interattivo e multisensoriale, e il ridotto costa 2 euro. Camposoriano è l'attività migliore per una famiglia. Nel borgo servono lo zaino porta-bimbo e scarpe chiuse, il passeggino è impraticabile.
Dove si parcheggia a Sonnino (LT)?
Fuori dal nucleo antico, negli spazi lungo la circonvallazione e nei pressi di Piazza Garibaldi. Nel borgo medievale non si entra in auto.
Chi era il brigante Gasbarrone?
Antonio Gasbarrone, nato a Sonnino il 12 dicembre 1793, capobanda del brigantaggio pontificio, arresosi il 19 settembre 1825 nella chiesa della Madonna Santissima della Pietà. Restò in carcere quarantasei anni e fu liberato nell'agosto 1871. Morì il 1 aprile 1882 ad Abbiategrasso.
È vero che il papa ordinò di distruggere Sonnino?
Sì. Nel luglio 1819 un editto firmato dal cardinale Ercole Consalvi per Pio VII ordinò la distruzione del paese e la deportazione degli abitanti per estirpare il brigantaggio. Le demolizioni cominciarono da Porta Riore e si fermarono dopo una quarantina di case, grazie all'intervento di Gaspare del Bufalo. Sulla data esatta le fonti oscillano fra il 17 e il 18 luglio.
Che cosa si mangia a Sonnino (LT)?
Cucina degli Ausoni: pasta fatta a mano, formaggi locali, carne ovina e caprina. La Zazzicchia, cioè la salsiccia locale, ha la sua sagra ad agosto; la Sagra della Capra chiude agosto a Sonnino Scalo; la Crespella è la frittella di settembre.
Che olio si produce a Sonnino (LT)?
Extravergine di cultivar Itrana, la stessa dell'Oliva di Gaeta. Il comune rientra nell'areale della DOP Colline Pontine, riconosciuta nel 2010, che comprende venticinque comuni della provincia di Latina. Compratelo dai frantoi locali e chiedete sempre l'annata.
Qual è la differenza fra Sonnino (LT) e i borghi vicini come Priverno o Sezze?
Priverno e Sezze sono centri lepini con una continuità urbana più regolare e un patrimonio ecclesiastico maggiore. Sonnino è un paese di frontiera, costruito per essere invisibile e difendibile, e la sua identità storica ruota intorno al confine con il Regno di Napoli e al brigantaggio. Sono visite complementari, non alternative.
Che cos'è la Triplice Cinta che si vede sui muri di Sonnino (LT)?
Tre rettangoli concentrici incisi sulla pietra, un simbolo diffuso in tutta Europa. Le interpretazioni vanno dall'antico gioco del filetto al segno di delimitazione sacra, fino a letture esoteriche molto circolanti e poco documentate. Nessuna spiegazione è accertata.
Sonnino non è un posto che si vende bene. Non ha un monumento da copertina, il castello è chiuso, il monastero più antico è a terra dal 2011 e il museo costa tre euro e occupa quattro stanze. Eppure, se dovessi scegliere un solo borgo del Lazio meridionale per spiegare a qualcuno che cosa significava vivere su una frontiera dello Stato della Chiesa, sceglierei questo senza esitare. Venite in un giorno feriale, entrate al museo per primo, salite nel borgo al tramonto e finite a Camposoriano con il sole basso. E quando passate sotto la Torre Antonelli, alzate gli occhi e cercate i tre metri che mancano: da lì in poi il paese si racconta da solo.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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