KINK di Nik Rajšek al Mattatoio — 9 ottobre 2026
KINK, il solo del performer e coreografo sloveno Nik Rajšek, va in scena al Mattatoio di Roma venerdì 9 ottobre 2026 alle 20, per il Romaeuropa Festival 2026, nella sala che il festival indica come T2. Dura 30 minuti. Il Mattatoio è in piazza Orazio Giustiniani 4, a Testaccio: si arriva con la metro B fino a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con il bus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia oppure con i bus 170 e 781 alla fermata di largo Marzi. Il biglietto costa 15 euro ed è valido anche con il Passepartout 1 del festival. Si compra sul sito ufficiale del Romaeuropa, sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione o tramite il box office del festival, al numero 06 4555 3050. Un'ora prima, alle 19, nella sala T3 dello stesso Mattatoio, va in scena Atto Bianco di Roberta Racis, con biglietto separato.
KINK di Nik Rajšek in breve: data, orario, durata, biglietto
Una sola replica, venerdì 9 ottobre 2026 alle 20, al Mattatoio di Testaccio, sala T2, per 30 minuti di danza a 15 euro: sono i dati essenziali di KINK di Nik Rajšek al Romaeuropa Festival 2026.
Data e orario
Il festival prevede una recita unica, venerdì 9 ottobre alle 20. Con 30 minuti di durata si esce verso le 20.30: l'orario perfetto per una cena a Testaccio, senza fretta e senza tirare tardi.
Sezione e sostegni
Il Romaeuropa inserisce KINK nella sezione danza, nel percorso Dancing Days e nel filone Ultra REF, riservato alle generazioni più giovani della scena europea. Lo spettacolo arriva a Roma con il sostegno di Aerowaves, la rete che ogni anno sceglie e fa circolare i coreografi emergenti del continente.
Biglietto
Il biglietto costa 15 euro ed è compreso nel Passepartout 1. Mezz'ora di spettacolo a quel prezzo è una delle porte d'ingresso più accessibili al festival per chi vuole capire cosa sia oggi la danza d'autore in Europa.
Accessibilità dichiarata
Il portale culturale di Roma Capitale segnala KINK come evento accessibile. Per posti riservati il riferimento è il box office del Romaeuropa.
Cosa si vedrà in KINK di Nik Rajšek
KINK è un solo sul controllo, sul desiderarlo, sull'opporvisi, sul perderlo: il Romaeuropa lo presenta come un lavoro che esplora il controllo in scena come forza motrice e insieme come punto di rottura.
Un corpo in tensione
Nella descrizione del festival il corpo si contorce, si ritrae e si afferma in una tensione continua fra dominio e abbandono. È un vocabolario fisico, più che narrativo: non ci sono personaggi, c'è un corpo che cerca di governarsi e che a tratti si lascia andare. La durata breve, trenta minuti, concentra tutto: non c'è tempo per i riempitivi.
Movimento e musica che si guidano a vicenda
Il secondo asse del lavoro è il rapporto con la musica, firmata da João Brito. Secondo la presentazione, movimento e musica si alternano nel guidarsi a vicenda e si modellano in un dialogo che cambia di continuo. A volte è il suono a comandare il corpo, a volte il contrario: è il tema del controllo portato dentro la struttura stessa del pezzo.
Lo sguardo del pubblico
Il terzo elemento è il pubblico. Lo sguardo dell'altro, scrive il festival, diventa insieme minaccia e attrazione: risposta al disagio di essere esposti e al piacere segreto del desiderio. Rajšek invita chi guarda dentro una dinamica di potere sottile e ambigua, in cui il controllo viene messo in discussione, condiviso e ridefinito. In altre parole: in KINK anche lo spettatore è parte del gioco.
Il titolo
In inglese kink vuol dire una piega, un nodo, un'increspatura; nel linguaggio corrente indica anche una preferenza fuori dalla norma nel desiderio. Il titolo gioca su entrambi i sensi: il corpo che si piega e si annoda, e il desiderio di controllo e di resa che la presentazione mette al centro.
Il giudizio
KINK è un lavoro da guardare da vicino e con attenzione, non da giudicare dal titolo. Chi si aspetta provocazione esplicita rischia di restare sorpreso da un pezzo che, stando alla presentazione, lavora sulla tensione più che sull'esibizione. Chi ama la danza che mette in discussione il patto fra scena e platea troverà mezz'ora molto densa.
Crediti e produzione di KINK
KINK è coprodotto dal Grand Theatre di Groningen e da Ward/Ward, con il supporto di Station Noord, secondo la scheda ufficiale del Romaeuropa Festival.
La squadra artistica
Coreografia e interpretazione sono di Nik Rajšek. La musica è di João Brito. Il disegno luci è di Nik Rajšek con Wil Frikken, i costumi di Tania Ballvé. La produzione creativa è di Moreen Beentjes, video e registrazione di Jelmer Buitenga con OOSTBLOK.
I ringraziamenti
Il festival riporta ringraziamenti speciali a Roni Haver, Angela Herenda e Adam Peterson. Sono i nomi che, in un lavoro solista, raccontano la rete di sguardi esterni senza la quale un performer da solo in sala prove difficilmente arriva in scena.
Un lavoro del nord dei Paesi Bassi
Groningen, il Grand Theatre e Station Noord disegnano una geografia precisa: il nord dei Paesi Bassi, lontano da Amsterdam, che negli ultimi anni ha investito sugli autori emergenti. KINK nasce lì, e arriva a Testaccio attraverso Aerowaves.
Nik Rajšek: biografia del performer e coreografo
Nik Rajšek, nato nel 1993, è un performer e autore sloveno che vive e lavora nei Paesi Bassi; si è diplomato nel 2015 al corso di Modern Theatre Dance dell'AHK di Amsterdam, secondo la biografia pubblicata dal Romaeuropa Festival.
La formazione ad Amsterdam
L'AHK è la scuola superiore delle arti di Amsterdam, e il suo corso di Modern Theatre Dance è una delle scuole europee in cui la danza si studia insieme al teatro. Il nome stesso del corso spiega molto della direzione presa da Rajšek: non soltanto tecnica di movimento, ma presenza scenica, rapporto con il pubblico, costruzione di una drammaturgia del corpo.
Con Ann Van den Broek
Dopo il diploma ha lavorato con diversi coreografi, e in particolare con Ann Van den Broek. Il suo nome è l'unico che la biografia ufficiale mette in evidenza: segno di una collaborazione che ha pesato nella formazione del performer.
I lavori solisti
Negli ultimi anni Rajšek ha cominciato a sviluppare una ricerca propria, con una serie di lavori solisti in cui indaga il suo approccio personale alla performance, al movimento e al linguaggio filmico. L'attenzione per il cinema si legge anche nei crediti di KINK, dove compaiono una produzione video e una registrazione firmate da Jelmer Buitenga con OOSTBLOK.
Station Noord
Nel 2025 è entrato a far parte degli artisti di Station Noord, il network e programma di sviluppo dedicato agli autori emergenti del nord dei Paesi Bassi, lo stesso che sostiene KINK.
La poetica
Più che concentrarsi solo sulla danza o sulla coreografia, scrive il festival, Rajšek interroga il significato stesso del performare e il modo in cui si costruisce una relazione con chi guarda. La sua ricerca cerca i momenti in cui performer e pubblico superano la superficie del movimento e arrivano a un livello più diretto. In quei passaggi il confine fra scena e platea si sfalda, la quarta parete si incrina e si apre uno spazio condiviso fatto di vulnerabilità, tensione, empatia e a volte conflitto. KINK è la traduzione più diretta di questa idea: un pezzo sul controllo in cui il pubblico è chiamato in causa.
Nik Rajšek dentro il Romaeuropa Festival 2026
Il Romaeuropa Festival 2026 si svolge dall'8 settembre al 15 novembre, con oltre mille artisti internazionali in circa cento spettacoli e 240 repliche, secondo il portale culturale di Roma Capitale; KINK è uno dei titoli della sezione danza.
Dancing Days e Ultra REF
Dancing Days è il percorso del festival dedicato alla danza; Ultra REF raccoglie i lavori delle generazioni più giovani. Nella pagina di KINK il Romaeuropa suggerisce altri titoli vicini: Michael Incarbone con Max Gomard in We are who we are, Giacomo Luci con La Lalangue, la Vidavé Company con Coraggio. La sfortuna non esiste, e AMAZZONI di Silvia Gribaudi.
La serata doppia con Roberta Racis
Il 9 ottobre il Mattatoio ospita due lavori sostenuti da Aerowaves in sequenza: alle 19 Atto Bianco di Roberta Racis in sala T3, un lavoro di danza, voce e canto sul materno e sul lutto; alle 20 KINK in sala T2. I biglietti sono distinti, 15 euro ciascuno. La panoramica dell'edizione è nella guida al Romaeuropa Festival 2026.
Il Mattatoio come casa della danza
L'Opificio Romaeuropa, sede operativa del festival, è in via dei Magazzini Generali 20/a, a poche centinaia di metri dal Mattatoio. Nelle settimane precedenti il Mattatoio ha ospitato, fra gli altri, Muette di Boris Charmatz.
Una curiosità su KINK di Nik Rajšek al Mattatoio — 9 ottobre 2026
La curiosità riguarda il modo in cui Rajšek pensa lo spettatore. Nella biografia pubblicata dal festival non si parla di tecnica né di stile, ma di relazione: la sua ricerca, si legge, punta ai momenti in cui la quarta parete si incrina e si apre uno spazio condiviso di vulnerabilità, tensione, empatia e talvolta conflitto. È una dichiarazione insolita per un danzatore, e dice che in KINK il pubblico non è un semplice testimone.
Seconda curiosità: la formazione. Rajšek è sloveno, ma si è diplomato ad Amsterdam in un corso che si chiama Modern Theatre Dance, danza teatrale moderna. È un'etichetta tutta olandese, che unisce ciò che altrove si tiene separato. Spiega perché nella sua biografia compaiano il linguaggio filmico e la performance accanto alla coreografia.
Terza curiosità, più romana. Il Mattatoio è stato per decenni un luogo in cui il controllo dei corpi, animali e umani, era la regola del lavoro: turni, catene, gesti ripetuti. Un solo sul desiderio di controllo e sulla sua perdita in un ex macello ha un'eco che il festival non sottolinea, ma che chi conosce la storia della sede avverte subito.
Il Mattatoio di Testaccio: la sede di KINK
Il Mattatoio di Testaccio, progettato da Gioacchino Ersoch e costruito fra il 1888 e il 1891, è stato il macello pubblico di Roma fino al 1975; oggi è uno dei poli della ricerca artistica della città.
Le origini
Prima di Testaccio, Ersoch aveva lavorato al macello alle spalle di piazza del Popolo, voluto da Leone XII. La Roma capitale del Regno aveva bisogno di strutture più grandi e moderne, e Testaccio, che il piano del 1872 destinava a residenze operaie e insediamenti produttivi, era il luogo naturale. L'ingegnere Filippo Laccetti progettò il sistema di smaltimento degli scarti verso il Tevere. L'area è di circa 25.000 metri quadrati, ai piedi del Monte dei Cocci.
Com'è fatto
Il complesso è una sequenza ordinata di padiglioni rettangolari in mattoni con tetti a doppia falda, archi regolari e strutture in ferro. Dentro, gli spazi sono ampi e spogli: per un solo come KINK, che lavora sulla vicinanza fra performer e pubblico, sono l'opposto del palco all'italiana, e proprio per questo funzionano.
Le trasformazioni
Dopo la chiusura del 1975 arrivarono Architettura di Roma Tre nel 2000, il MACRO nel 2002, la Città dell'altra economia nel 2007, La Pelanda nel 2010. La gestione è passata dai Musei in Comune all'Azienda Speciale Palaexpo nel 2018, e oggi alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. La scheda del complesso è Ex Mattatoio di Testaccio.
Una cosa che non ti dice nessuno su KINK di Nik Rajšek al Mattatoio — 9 ottobre 2026
Quello che nessuno dice è che il titolo può far pensare a uno spettacolo scandaloso, e che la presentazione del festival racconta invece un lavoro di precisione. Si parla di tensione fra dominio e abbandono, di sguardo come minaccia e attrazione, di potere sottile e ambiguo. Nella scheda ufficiale non compaiono avvertenze sui contenuti, a differenza di altri titoli del cartellone. Chi evita KINK per il nome rischia di perdere uno dei pezzi più interessanti della serata.
La seconda cosa taciuta è pratica. Il Mattatoio non ha un solo ingresso con un foyer, ma una serie di padiglioni; le sale del festival sono indicate con sigle. KINK va in scena nella T2, Atto Bianco un'ora prima nella T3. Chi ha entrambi i biglietti deve spostarsi da una sala all'altra in pochi minuti: conviene individuare la T2 prima delle 19, all'arrivo, quando c'è tempo.
Terzo: trenta minuti sono pochi, e un ritardo di dieci significa perdere un terzo del lavoro. Nei solo di danza contemporanea non sempre si entra a spettacolo iniziato. La puntualità, qui, è parte del biglietto.
Come arrivare al Mattatoio per KINK
Il Mattatoio di Roma, piazza Orazio Giustiniani 4, si raggiunge con la metro B fino a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con il bus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia e con i bus 170 e 781 alla fermata di largo Marzi, secondo le indicazioni ufficiali della sede.
Con la metro
La fermata Piramide della linea B collega Testaccio a Termini e al Colosseo. Dall'uscita si percorre via Marmorata verso il Tevere fino al fondo del rione, una decina di minuti a piedi. Accanto alla metro ci sono la stazione Roma Ostiense e la stazione Porta San Paolo della Roma Lido.
Con tram e bus
Il tram 3 ferma a Marmorata/Galvani, il 719 a Galvani/Zabaglia, il 170 e il 781 a largo Marzi, sul lungotevere. Per chi arriva dal centro storico o da Trastevere il 170 e il 781 sono spesso la scelta più diretta.
In auto
Il venerdì sera a Testaccio il parcheggio è un problema serio: il quartiere si riempie per le cene. Meglio i mezzi pubblici.
Il rientro
Con fine prevista verso le 20.30, la metro B è in pieno servizio e c'è tutto il tempo per cenare nel quartiere prima di rientrare.
Il consiglio che ti do per visitare KINK di Nik Rajšek al Mattatoio — 9 ottobre 2026
Meglio non vedere KINK da solo, ma farne la seconda metà di una serata doppia. Alle 19, nella sala T3, Roberta Racis presenta Atto Bianco, un lavoro di danza, voce e canto dal vivo sul lutto e sul materno. Alle 20 KINK, un solo sul controllo e sul desiderio. Due biglietti da 15 euro, due modi opposti di stare in scena, entrambi sostenuti da Aerowaves: è raro poter confrontare così da vicino due linee della danza europea di oggi.
Concretamente: arrivate a Testaccio verso le 17.30 e passate prima dalle mostre del Mattatoio, aperte dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20. Nel padiglione 9a c'è Il fuoco nel mare di Giuseppe Modica, a ingresso libero fino al 25 ottobre; nel 9b 100 anni di futuro dedicata a Saverio Ungheri, fino all'11 ottobre.
Secondo consiglio: sedetevi nelle prime file. Un lavoro che fa del rapporto con lo sguardo del pubblico il proprio tema si vive da vicino. Da lontano diventa un esercizio di danza; da vicino diventa una relazione, e a volte scomoda.
Terzo: lasciate il telefono in tasca anche dopo. Trenta minuti si digeriscono meglio camminando fino alla trattoria che commentando subito.
Biglietti e box office del Romaeuropa per KINK
Il biglietto per KINK di Nik Rajšek costa 15 euro ed è compreso nel Passepartout 1 del Romaeuropa Festival 2026; si acquista sul sito ufficiale del festival o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
Il box office
Il box office del Romaeuropa risponde al numero 06 4555 3050, anche via WhatsApp, come indicato sul sito del festival. È il contatto per posti, accessibilità e abbonamenti.
L'Opificio
L'Opificio Romaeuropa, sede del festival, è in via dei Magazzini Generali 20/a, a Ostiense.
Il Passepartout
Il Passepartout del festival dà accesso a KINK. Con due spettacoli nella stessa serata al Mattatoio, e altri titoli di danza nelle settimane seguenti, per chi segue la sezione può valere la pena fare i conti. Le condizioni sono sul sito del Romaeuropa.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È noto che Testaccio è nato come quartiere operaio, e che il Mattatoio ne è stato per quasi novant'anni il cuore produttivo. Si ricorda meno che la cucina romana più identitaria, quella del quinto quarto, viene da qui: le frattaglie e le parti meno pregiate dell'animale sono la base di coda alla vaccinara, trippa, pajata, coratella. Ancora oggi le trattorie del rione ne sono l'archivio vivente.
Un secondo fatto spesso taciuto riguarda gli anni dell'abbandono. Dopo il 1975, prima dei restauri, il Mattatoio fu un luogo di cultura dal basso: il centro sociale Villaggio Globale, la nascita della serata Muccassassina del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, le prime tre edizioni del Gay Village dal 2002, dentro l'Estate romana.
Il terzo fatto riguarda KINK. Uno spettacolo sul desiderio, sul potere e sullo sguardo, in un luogo che ha visto nascere Muccassassina, ha una risonanza che nessuno ha programmato ma che c'è.
Testaccio e i dintorni del Mattatoio
Il Mattatoio sorge ai piedi del Monte dei Cocci, la collina artificiale fatta di frammenti di anfore del porto fluviale romano, al limite di uno dei quartieri più riconoscibili della città.
Il Monte dei Cocci
Il Monte dei Cocci dà il nome al rione: testae, in latino, sono i cocci. Alle sue pendici si aprono locali ricavati nella collina. La guida completa del quartiere è Testaccio: cosa vedere.
Piramide e Mura
Dieci minuti a piedi separano il Mattatoio dalla Piramide Cestia, da Porta San Paolo e dal Cimitero acattolico. Prima di una serata di danza è la passeggiata giusta, soprattutto con la luce del tardo pomeriggio.
Il mercato
Il Nuovo Mercato Testaccio è il luogo del cibo di strada di giorno; nel tardo pomeriggio molti banchi chiudono.
Dove mangiare dopo KINK a Testaccio
Con KINK che finisce verso le 20.30, Testaccio offre la cena migliore possibile a pochi minuti a piedi: il quartiere è uno dei riferimenti della cucina romana di tradizione.
Le trattorie
Nel rione si trovano le trattorie del quinto quarto, con coda alla vaccinara, trippa e rigatoni con la pajata. Il venerdì sera sono piene: prenotate per le 20.45, non per le 20.30, e avrete il tempo di arrivare con calma.
Pizza e cibo veloce
Fra via Marmorata e piazza Testaccio ci sono pizzerie, forni e friggitorie per chi preferisce una cena rapida dopo lo spettacolo.
Aperitivo fra i due spettacoli
Chi vede anche Atto Bianco alle 19 non ha tempo per un aperitivo fra le due recite: meglio mangiare qualcosa prima, verso le 18, nei locali sotto il Monte dei Cocci.
La foto giusta da fare a KINK di Nik Rajšek al Mattatoio — 9 ottobre 2026
Durante lo spettacolo niente foto. In un solo che lavora proprio sullo sguardo, sull'esposizione e sul disagio di essere osservati, puntare un telefono sul performer sarebbe un'intrusione nel senso stesso del pezzo. Qui il divieto non è solo una regola di sala: è una questione di rispetto per il lavoro.
La foto giusta si fa dopo, alle 20.30, quando il Mattatoio è ormai nel buio. I viali fra i padiglioni, illuminati dalle lampade, con i mattoni che diventano scuri e le strutture in ferro in controluce, danno un'immagine molto diversa da quella diurna: più severa, quasi teatrale. Cercate una prospettiva lungo un viale, con un padiglione illuminato in fondo.
Chi arriva prima, verso le 18.30, ha invece la luce del tramonto, che il 9 ottobre cade verso le 18.45: il mattone rosso dei fronti su piazza Orazio Giustiniani si accende, e gli archi ripetuti di Ersoch si leggono con precisione.
Per un'immagine dello spettacolo, affidatevi alla foto ufficiale diffusa dal Romaeuropa per KINK.
Accessibilità e informazioni pratiche al Mattatoio
Il Mattatoio è un complesso di padiglioni per lo più su un solo livello, con viali interni ampi; il portale culturale di Roma Capitale indica KINK come evento accessibile.
Posti riservati
Per posti dedicati a persone con disabilità e accompagnatori, e per le condizioni della sala T2, il riferimento è il box office del Romaeuropa al numero 06 4555 3050.
Animali
La sede indica il divieto di ingresso degli animali nelle sale e nei teatri.
Con i ragazzi
La scheda del festival non riporta avvertenze specifiche. Il tema del controllo e del desiderio, trattato in modo astratto, rende KINK più adatto a un pubblico adulto o ad adolescenti già abituati alla danza contemporanea.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Mattatoio di Testaccio ha una storia scandita da poche date. Nel 1872 il piano regolatore destina Testaccio a residenze operaie e attività produttive. Nel 1888 Gioacchino Ersoch progetta il nuovo macello, con l'ingegnere Filippo Laccetti per il sistema degli scarti; i lavori terminano nel 1891.
Per quasi un secolo il complesso lavora a pieno ritmo per una capitale in crescita. Nel 1975 la macellazione si trasferisce in viale Palmiro Togliatti e i padiglioni restano vuoti. Seguono gli anni del Villaggio Globale e della nascita di Muccassassina, la serata del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.
Nel 2000 Roma Tre porta qui aule della Facoltà di Architettura. Nel 2002 nasce la sede di Testaccio del MACRO, prima Macro Future e poi Macro Testaccio, e partono le prime tre edizioni del Gay Village. Il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia. Il 18 febbraio 2010 viene inaugurata La Pelanda, dopo un restauro cominciato nel 2006, negli ambienti dove si lavoravano i suini; il 12 marzo 2010 Roma Tre apre il padiglione 15A, e nel 2013 si completano i padiglioni 2B, 4 e 8.
Dal 2018 l'Azienda Speciale Palaexpo trasforma il complesso nel Mattatoio di Roma, polo di ricerca e produzione artistica; oggi la gestione è della Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. Il Romaeuropa vi porta ogni anno una parte consistente della sua programmazione di danza.
Chi è passato da KINK di Nik Rajšek al Mattatoio — 9 ottobre 2026
Da questi padiglioni è passato prima di tutto Gioacchino Ersoch, l'architetto del complesso, che aveva già firmato il macello di piazza del Popolo per Leone XII; con lui l'ingegnere Filippo Laccetti. A loro si deve lo spazio in cui oggi si danza.
Poi, per decenni, i lavoratori del macello, i vaccinari, gli operai che hanno dato a Testaccio la sua identità popolare. Dopo la chiusura del 1975 sono arrivati il Villaggio Globale e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli con Muccassassina; dal 2000 gli studenti di Architettura di Roma Tre, dal 2002 gli artisti del MACRO.
Con il Romaeuropa il Mattatoio è diventato una tappa della danza internazionale. Nell'edizione 2026 vi è passato, fra gli altri, il coreografo francese Boris Charmatz con Muette.
Il 9 ottobre arrivano due autori sostenuti da Aerowaves: Roberta Racis alle 19 e Nik Rajšek alle 20. Per Rajšek, sloveno formato ad Amsterdam e cresciuto nella scena del nord dei Paesi Bassi accanto ad Ann Van den Broek, è l'incontro con un luogo che, con la sua storia di corpi, lavoro e libertà, sembra fatto apposta per un pezzo sul controllo.
Roma a inizio ottobre: il periodo di KINK
Inizio ottobre è uno dei periodi più piacevoli per uscire la sera a Roma: temperature miti, tramonto poco prima delle 19, la città tornata ai suoi ritmi dopo l'estate.
Il festival nel pieno
È la fase centrale del Romaeuropa, che fa di Testaccio e Ostiense un distretto della scena contemporanea. Chi ha qualche giorno a Roma può costruire un piccolo percorso nel cartellone.
Arte e archeologia industriale
Nello stesso quadrante si trovano la Centrale Montemartini, con le statue dei Musei Capitolini fra le turbine di una centrale elettrica, e il MACRO nella sede di via Nizza. Con il Mattatoio formano un itinerario coerente sull'arte negli spazi del lavoro.
Cosa portare
Una giacca leggera per l'uscita: a fine serata, vicino al Tevere, l'umidità si sente.
Domande frequenti su KINK di Nik Rajšek
Quando va in scena KINK di Nik Rajšek a Roma?
KINK di Nik Rajšek va in scena al Mattatoio di Roma venerdì 9 ottobre 2026 alle 20, per il Romaeuropa Festival 2026. È una replica unica, nella sala T2 del Mattatoio di piazza Orazio Giustiniani 4, a Testaccio, e dura 30 minuti.
Quanto costa il biglietto di KINK?
Il biglietto per KINK al Romaeuropa Festival costa 15 euro ed è compreso nel Passepartout 1. Si compra sul sito ufficiale del Romaeuropa o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione; il box office risponde al numero 06 4555 3050.
KINK e Atto Bianco si vedono con un solo biglietto?
KINK di Nik Rajšek e Atto Bianco di Roberta Racis hanno biglietti separati, da 15 euro ciascuno. Vanno in scena la stessa sera al Mattatoio: Atto Bianco alle 19 in sala T3, KINK alle 20 in sala T2. Si possono vedere entrambi di seguito.
Come si arriva al Mattatoio?
Il Mattatoio di Roma si raggiunge con la metro B fino a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con il bus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia o con i bus 170 e 781 alla fermata di largo Marzi. L'ingresso è in piazza Orazio Giustiniani 4.
Chi è Nik Rajšek?
Nik Rajšek è un performer e autore sloveno nato nel 1993, con base nei Paesi Bassi. Diplomato nel 2015 in Modern Theatre Dance all'AHK di Amsterdam, ha lavorato soprattutto con Ann Van den Broek e dal 2025 fa parte degli artisti di Station Noord.
Di cosa parla KINK?
KINK di Nik Rajšek è un solo sul controllo: desiderarlo, opporvisi, perderlo. Il corpo oscilla fra dominio e abbandono, movimento e musica si guidano a vicenda, e lo sguardo del pubblico diventa insieme minaccia e attrazione, dentro una dinamica di potere sottile.
Chi ha prodotto KINK?
KINK è coprodotto dal Grand Theatre di Groningen e da Ward/Ward, con il supporto di Station Noord. La musica è di João Brito, le luci di Nik Rajšek con Wil Frikken, i costumi di Tania Ballvé; al Romaeuropa arriva con il sostegno di Aerowaves.
In chiusura
Conviene diffidare dei titoli e fidarsi delle durate brevi: trenta minuti costringono un autore a dire solo l'essenziale. Il consiglio netto per il 9 ottobre: prendete KINK insieme ad Atto Bianco, arrivate al Mattatoio con l'ultima luce, sedetevi vicino al performer e poi andate a cena a Testaccio. Con trenta euro avrete visto due giovani autori europei che fra qualche anno, con buona probabilità, ritroverete in sale molto più grandi.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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