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Muette di Boris Charmatz al Mattatoio — dal 2 al 4 ottobre 2026

Muette, il nuovo assolo del coreografo francese Boris Charmatz, va in scena al Mattatoio di Roma, piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio, venerdì 2 ottobre 2026 alle 20, sabato 3 ottobre alle 19 e domenica 4 ottobre alle 19, dentro il cartellone del Romaeuropa Festival 2026 e in prima nazionale. Lo spettacolo dura circa 50 minuti, contiene scene di nudo e non è consigliato ai minori di 16 anni. Il biglietto indicato dal Romaeuropa Festival costa 25 euro, ed è valida anche la formula Passepartout 2 del festival. Si acquista sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival o al box office del festival (telefono 06 4555 3050). Al Mattatoio si arriva con la metro B scendendo a Piramide, con il tram 3 e con i bus 83 e 673 che percorrono via Marmorata, poi pochi minuti a piedi verso il Tevere.

Muette in breve: date, orari, durata e biglietto

Muette di Boris Charmatz occupa il Mattatoio di Testaccio per tre sere, dal 2 al 4 ottobre 2026, con un solo di circa 50 minuti. È una serata che si inserisce bene in una giornata piena: si esce da cena presto il sabato o la domenica, si entra alle 19 e alle 20 si è già fuori, con tutto il quartiere ancora aperto.

Il calendario delle tre repliche

Venerdì 2 ottobre alle 20, sabato 3 ottobre alle 19, domenica 4 ottobre alle 19. Il venerdì è la sera più comoda per chi lavora in centro; la domenica, con l'orario anticipato, è la scelta di chi vuole rientrare presto. In tutti e tre i casi conviene essere davanti all'ingresso di piazza Orazio Giustiniani con un margine di venti minuti: gli spazi del Mattatoio sono ampi e l'accesso alla sala non coincide sempre con il cancello principale.

Prezzo e formule

Il Romaeuropa Festival indica per Muette un biglietto da 25 euro e la possibilità di usare il Passepartout 2, la formula a più ingressi del festival. Le condizioni di riduzione, quando previste, sono pubblicate sul sito ufficiale del festival; per dubbi il box office risponde al numero 06 4555 3050 e su WhatsApp, dal martedì alla domenica in fascia mattina e pomeriggio, il lunedì solo il pomeriggio.

Età consigliata

Il festival segnala che la performance contiene scene di nudo e non è consigliata ai minori di 16 anni. Vale la pena tenerne conto prima di portare ragazzi: il linguaggio di Charmatz è diretto, il corpo in scena è esposto e l'intero lavoro si regge su una tensione fisica che un adolescente più giovane rischia di leggere in modo sbagliato.

Cosa si vedrà in Muette di Boris Charmatz

Muette è un assolo costruito sul silenzio: Boris Charmatz lo presenta come una danza che «tuona silenziosamente», guidata da ciò che non esce dalle labbra. Il festival lo descrive come un'esperienza intima e radicale in cui il silenzio non è assenza di musica ma spazio emotivo e fisico. È la chiave per entrare nello spettacolo: non si aspetta una colonna sonora che guidi l'occhio, si guarda un corpo che trattiene.

Il seguito di SOMNOLE

Muette nasce come seguito di SOMNOLE, il solo che Charmatz ha creato nel 2021. Con Muette il suono resta dentro, e il movimento insegue quello che il festival chiama il gesto quasi invisibile di un grido che non riesce a esplodere del tutto.

Un corpo che assorbe

Il testo di presentazione parla di un corpo che resiste e assorbe la violenza in silenzio, fino al dettaglio minimo di una bolla di saliva che scoppia all'angolo delle labbra. È un'indicazione preziosa per lo spettatore: la scala di Muette è quella del dettaglio. Chi si siede nelle prime file vede cose che dalle ultime si intuiscono appena, e per questo conviene arrivare presto e cercare un posto vicino.

La squadra dello spettacolo

Coreografia e interpretazione sono di Boris Charmatz. L'assistente alla coreografia è Magali Caillet Gajan, le luci sono firmate da Yves Godin, collaboratore storico del coreografo, il direttore tecnico è Fabrice Le Fur. Per Terrain, la struttura di Charmatz, lavorano Hélène Joly come vicedirettrice, Lucas Chardon e Martina Hochmuth alla direzione delle produzioni e Briac Geffrault come responsabile di produzione. Produzione e distribuzione sono di Terrain; lo spettacolo arriva a Roma con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels.

Perché il silenzio conta

Il silenzio in teatro è raramente assoluto: si sentono i passi, il respiro, le sedie, perfino il pubblico che deglutisce. Muette fa di questo rumore di fondo una materia. Chi va a vedere il lavoro deve accettare di diventare parte dell'ambiente acustico, e deve farlo con disciplina: telefono spento davvero, niente borse di plastica, niente pacchetti di caramelle. Sembra una raccomandazione da scuola, ma in un solo di cinquanta minuti basato sulla sottrazione ogni fruscio pesa.

Boris Charmatz: biografia del coreografo

Boris Charmatz è danzatore, coreografo e ideatore di progetti sperimentali come la scuola effimera Bocal, il Musée de la danse e Terrain; dal 2022 al 2025 ha diretto il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch. La sua ricerca, come la riassume il Romaeuropa Festival, indaga il corpo contemporaneo, porta la danza in luoghi inusuali e sviluppa formati ibridi che tengono insieme creazione, repertorio, teoria e trasmissione.

La formazione a Parigi e a Lione

Charmatz si forma all'École de Danse de l'Opéra di Parigi, la scuola che alleva i danzatori del Balletto dell'Opéra, e al Conservatoire National Supérieur di Lione. È un percorso accademico rigoroso, che spiega molto del suo lavoro successivo: il coreografo che oggi smonta le convenzioni della scena le conosce dall'interno, dalla sbarra in su.

Gli esordi con Dimitri Chamblas

Nel 1993 firma con Dimitri Chamblas il suo primo lavoro, À bras-le-corps, un duetto che diventerà uno dei titoli più longevi della sua carriera. Seguono opere che il festival definisce decisive: Aatt enen tionon nel 1996, enfant nel 2011 per la Cour d'honneur del Festival d'Avignon, 10000 gestes nel 2017 e SOMNOLE nel 2021. Alcune sue creazioni sono entrate nel repertorio del Balletto dell'Opéra di Parigi, il che, per un artista nato nella danza sperimentale, è un riconoscimento istituzionale di peso.

10000 gestes

10000 gestes, del 2017, è il lavoro che molti spettatori europei associano al suo nome: un lavoro di gruppo fin dal titolo costruito sulla moltiplicazione dei gesti. Il Romaeuropa Festival lo ricorda proprio nella presentazione di Muette, come a sottolineare il contrasto: dall'accumulo di migliaia di gesti al corpo solo che quasi non si muove.

Il Musée de la danse a Rennes

Dal 2009 al 2018 Charmatz ha diretto il Centre chorégraphique national de Rennes et de Bretagne, trasformandolo nel Musée de la danse. Il nome era una provocazione: un museo per un'arte che non lascia oggetti. In quegli anni il coreografo ha portato la danza dentro istituzioni museali di primo piano, con presentazioni al MoMA di New York e alla Tate Modern di Londra, citate dal festival come retrospettive.

Terrain, la compagnia senza muri

Nel 2019 fonda Terrain, che il festival descrive come un progetto di sperimentazione coreografica senza mura né tetto, inserito nello spazio urbano. È la struttura che produce e distribuisce Muette. L'idea è coerente con tutta la sua traiettoria: la danza come pratica che può esistere ovunque, fuori dal perimetro del teatro.

Wuppertal e l'eredità di Pina Bausch

Dal 2022 al 2025 Charmatz ha diretto il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, la compagnia fondata dalla coreografa tedesca che ha cambiato il teatro danza del Novecento. Il festival sottolinea che in quegli anni ha costruito un dialogo tra la propria ricerca e il repertorio di Bausch. Per un artista che ha fatto del museo della danza un tema, prendere in mano uno dei repertori più custoditi d'Europa è stata una prova di equilibrio.

Avignone 2024 e le collaborazioni

Nel 2024 è stato Artiste Complice del Festival d'Avignon, con nuove creazioni e progetti partecipativi di ampia scala. È autore di saggi e ha danzato come interprete per artisti come Odile Duboc, Anne Teresa De Keersmaeker e Tino Sehgal: tre nomi che coprono la danza francese, la scuola fiamminga e l'arte performativa legata ai musei.

Muette dentro il Romaeuropa Festival 2026

Muette è in programma al Romaeuropa Festival 2026 come prima nazionale, nella sezione danza, con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels. Il festival presenta Charmatz come uno degli artisti che tornano a Roma: il coreografo francese è già passato dal Romaeuropa in edizioni precedenti, e Muette rinnova un rapporto consolidato.

Il festival, che ha la sua sede operativa all'Opificio Romaeuropa in via dei Magazzini Generali 20/a, a poche centinaia di metri dal Mattatoio, usa gli spazi di Testaccio come uno dei suoi poli più importanti. Chi segue più spettacoli del cartellone ha qui una base naturale: in un fine settimana si possono combinare Muette e altri titoli in programma nelle stesse date. La panoramica dell'edizione è nella scheda sul Romaeuropa Festival 2026.

Perché vederlo a Roma

Un assolo di cinquanta minuti di un coreografo di questa statura, in prima nazionale e a 25 euro, è un'occasione rara. Il giudizio è netto: chi ama la danza contemporanea non dovrebbe lasciarlo scappare, chi è curioso ma inesperto può provarci, purché entri sapendo che non troverà una narrazione.

Il Mattatoio di Testaccio: storia della sede

Il Mattatoio di Testaccio fu progettato nel 1888 dall'architetto Gioacchino Ersoch per la macellazione e la distribuzione delle carni della capitale, fu dismesso nel 1975 e oggi è gestito dall'Azienda Speciale Palaexpo per conto di Roma Capitale. Il complesso copre circa 25.000 metri quadrati alle pendici del Monte dei Cocci, fra via Beniamino Franklin, il lungotevere Testaccio, via Aldo Manuzio e viale del Campo Boario.

Il progetto di Ersoch

Ersoch aveva già lavorato alla ristrutturazione del precedente macello alle spalle di piazza del Popolo, voluto da papa Leone XII. Con la Roma capitale del Regno servivano spazi più grandi e norme igieniche nuove, e la scelta cadde su Testaccio, un'area che dal 1872 era destinata a residenze operaie e al principale insediamento industriale e commerciale della città di allora. Al progetto partecipò l'ingegnere Filippo Laccetti, che ideò fra l'altro un sistema per eliminare gli scarti nel vicino Tevere.

L'architettura dei padiglioni

Il linguaggio del Mattatoio è ripetitivo per scelta: padiglioni rettangolari con muri in mattoni, tetto a doppia falda, aperture ad arco a intervalli regolari, strutture interne in ferro. Il viale principale separava gli ambienti di macellazione, affiancati da stalle, bagni e reparti per la lavorazione del sangue; le funzioni più scomode, come il macello dei suini, erano spinte verso il lato di via Manuzio. Ne risulta un impianto geometrico, quasi una piccola città razionale, che si legge ancora oggi camminando fra i padiglioni.

La dismissione e le nuove vite

Nel 1975 Roma aveva superato i tre milioni di abitanti e il macello si trasferì in una nuova struttura in viale Palmiro Togliatti. Il complesso di Testaccio, uno dei pezzi più importanti dell'archeologia industriale romana, cominciò allora una lunga serie di riusi: uffici della polizia di Roma Capitale, aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre dal 2000, una sede del MACRO dal 2002, prima chiamata Macro Future e poi Macro Testaccio, la Città dell'altra economia dal 2007.

La Pelanda e il restauro

Il 18 febbraio 2010, dopo un cantiere aperto nel novembre 2006, è stata inaugurata La Pelanda, spazio espositivo di cinque fabbricati attorno a una grande galleria, nell'area in cui un tempo si trovavano i serbatoi dell'acqua e la pelanda dei suini. Il restauro ha riguardato i padiglioni dei serbatoi, della pelanda e della macellazione dei suini, e ha dato alla città un luogo dove la danza e la performance trovano ambienti diversi da quelli di un teatro all'italiana.

La gestione Palaexpo

Fino al 2017 la gestione era affidata ai Musei in Comune della Sovrintendenza capitolina; dal 2018 Roma Capitale l'ha affidata all'Azienda Speciale Palaexpo, la stessa che gestisce il Palazzo delle Esposizioni. Il sito ufficiale è mattatoioroma.it. La scheda sul complesso è Ex Mattatoio di Testaccio.

Come arrivare al Mattatoio per Muette

Il Mattatoio si raggiunge con la metro B fino a Piramide e poi a piedi lungo via Marmorata, in circa dieci minuti. L'ingresso di riferimento per Muette è in piazza Orazio Giustiniani 4, dal lato di via Beniamino Franklin, quello indicato come ingresso principale del complesso.

Metro e treno

La fermata Piramide della metro B è il punto di arrivo più semplice da Termini, dal Colosseo e dal Circo Massimo. Alle spalle della metro c'è la stazione Roma Ostiense, utile a chi arriva in treno dalla linea per Fiumicino aeroporto o dalla Roma Lido. Da Piramide si prende via Marmorata in direzione del Tevere e si piega verso il fondo del rione.

Tram e bus

Il tram 3 percorre via Marmorata e collega Testaccio con Trastevere da un lato e con San Giovanni dall'altro. Sulla stessa direttrice passano i bus 83 e 673. Per chi viene da Trastevere, attraversare a piedi ponte Sublicio e proseguire lungo il lungotevere Testaccio è un'alternativa gradevole, specie la sera.

In auto

Il parcheggio la sera è difficile, soprattutto il sabato quando il rione si riempie per i ristoranti. Chi arriva in auto fa bene a cercare posto lungo il lungotevere o nelle strade verso Ostiense, mettendo in conto qualche giro. Per chi non abita a Roma la raccomandazione è semplice: metro fino a Piramide, niente macchina.

Rientro dopo lo spettacolo

Con le repliche alle 19 e alle 20 e una durata di 50 minuti, si esce presto: la metro B è ancora pienamente in servizio. Anche la cena dopo lo spettacolo si fa senza ansia.

Testaccio e i dintorni del Mattatoio

Il Mattatoio si trova ai piedi del Monte dei Cocci, la collina artificiale formata dai frammenti di anfore del porto fluviale antico, ed è circondato da uno dei quartieri più riconoscibili di Roma. Testaccio è nato come rione operaio attorno al macello, ed è rimasto un quartiere con una forte identità.

Il Monte dei Cocci

Il Monte dei Cocci è la ragione stessa del nome del rione, dal latino testae, i cocci. Alle sue pendici si sono insediati locali e cantine scavate nella collina. Per chi vuole un quadro completo del quartiere c'è la guida Testaccio: cosa vedere.

Piramide e Cimitero acattolico

A dieci minuti a piedi si trovano la Piramide Cestia, la tomba di Caio Cestio inserita nelle Mura Aureliane, e il Cimitero acattolico, uno dei giardini più silenziosi della città. Porta San Paolo chiude il quadro: prima dello spettacolo delle 19 è una passeggiata di un'ora che vale da sola il viaggio.

Il mercato e l'Aventino

Il Nuovo Mercato Testaccio è il punto di riferimento del quartiere per il cibo di strada durante il giorno. Salendo verso l'Aventino si raggiungono Santa Sabina e il giardino degli Aranci: chi ha tempo nel pomeriggio può salire, scendere al tramonto e arrivare in orario al Mattatoio.

Dove mangiare prima o dopo Muette a Testaccio

Testaccio è uno dei quartieri romani dove si mangia meglio la cucina di tradizione, e con uno spettacolo che finisce entro le 21 la cena dopo è la soluzione più naturale. Le trattorie del rione lavorano con i piatti del quinto quarto, eredità diretta del macello: coda alla vaccinara, trippa, rigatoni con la pajata. È un legame che dà senso alla serata: si esce da un ex mattatoio e si mangia la cucina che quel mattatoio ha generato.

Pizzerie e cucina veloce

Fra via Marmorata e piazza Testaccio si trovano pizzerie al piatto e al taglio, forni, supplì. Il venerdì e il sabato sera conviene prenotare, perché il quartiere è frequentatissimo dai romani stessi.

Aperitivo sotto il Monte dei Cocci

I locali alle pendici del Monte dei Cocci aprono presto la sera e sono comodi per un aperitivo prima della replica delle 19 o delle 20. La domenica sono più tranquilli.

Accessibilità e informazioni pratiche al Mattatoio

Il Mattatoio è un complesso industriale riadattato, per lo più su un unico livello, con viali interni ampi e percorribili. Per le condizioni specifiche della sala che ospita Muette, per posti riservati a persone con disabilità e accompagnatori e per eventuali agevolazioni il riferimento è il box office del Romaeuropa Festival, che risponde al numero 06 4555 3050.

Guardaroba e borse

Con uno spettacolo breve e silenzioso, meno si porta meglio è. Uno zaino sotto la seduta produce rumore ogni volta che si muove: se c'è un guardaroba, usatelo.

Puntualità

Nei lavori di danza contemporanea i ritardatari non sempre vengono fatti entrare a spettacolo iniziato, e in un solo come Muette l'ingresso a luci accese sarebbe un disturbo reale. Arrivate prima.

Una curiosità su Muette di Boris Charmatz al Mattatoio — dal 2 al 4 ottobre 2026

La curiosità più interessante su Muette riguarda il suo rapporto con il lavoro precedente. SOMNOLE è il solo del 2021 con cui Charmatz ha riaperto il lavoro sul proprio corpo da solo in scena. Il Romaeuropa Festival presenta Muette come il seguito di quel solo, e la presentazione insiste su un punto: tutto ciò che conta resta chiuso dentro, non passa dalle labbra.

Il titolo stesso è un indizio. In francese muette è il femminile di muet, muto, e compare in espressioni della grammatica come la e muette, la vocale che si scrive ma non si pronuncia. Un coreografo che per anni ha ragionato sul museo, sull'archivio e sulla trasmissione della danza sceglie una parola che indica qualcosa di presente e invisibile insieme, scritto e taciuto.

C'è poi un aspetto quasi paradossale. Charmatz è stato per anni direttore di istituzioni rumorose, piene di persone e di progetti: il Musée de la danse con i suoi eventi collettivi, 10000 gestes con decine di interpreti, il Tanztheater Wuppertal con la sua compagnia storica. Muette arriva dopo la fine della direzione di Wuppertal nel 2025, ed è un ritorno al corpo solo, senza nessuno accanto. Letto così, lo spettacolo ha anche il valore di una ripartenza personale, un azzeramento dopo anni di grandi numeri.

Infine, il luogo. Un solo sul silenzio in un ex macello, dove per quasi novant'anni sono risuonati i rumori della lavorazione della carne, crea un cortocircuito che il pubblico romano percepisce subito.

Una cosa che non ti dice nessuno su Muette di Boris Charmatz al Mattatoio — dal 2 al 4 ottobre 2026

Quello che raramente si dice di uno spettacolo come Muette è che il pubblico fa parte della partitura. In un lavoro basato sul silenzio ogni rumore della sala entra nella percezione di tutti: un colpo di tosse diventa un evento, uno scricchiolio una punteggiatura. Non è un difetto, è una condizione. Chi va a vederlo deve sapere che per cinquanta minuti la propria presenza fisica conta.

La seconda cosa riguarda il posto. Il testo del festival parla di dettagli minimi, come la bolla di saliva all'angolo delle labbra. Sono dettagli che si colgono solo da vicino. Nelle sale del Mattatoio, che non sono costruite come teatri tradizionali, la disposizione del pubblico cambia da spettacolo a spettacolo, e la differenza fra la prima e l'ultima fila può essere grande. Entrare fra i primi è quasi una necessità.

La terza cosa è pratica e riguarda l'avvertenza sul nudo e il divieto consigliato ai minori di 16 anni. Molti la leggono come un'indicazione di contenuto provocatorio; nella danza di Charmatz il nudo è quasi sempre un modo per togliere difese al corpo, non per scandalizzare. Chi porta con sé un ospite poco abituato alla danza contemporanea fa bene a spiegarglielo prima, per evitare che l'imbarazzo prenda il posto dell'attenzione.

Ultimo punto: con la replica delle 19, il sabato e la domenica si esce alle otto di sera. Testaccio è pieno di trattorie che a quell'ora hanno ancora posto. È un vantaggio che pochi considerano quando scelgono la data.

Il consiglio che ti do per visitare Muette di Boris Charmatz al Mattatoio — dal 2 al 4 ottobre 2026

Il consiglio è di scegliere la replica di sabato 3 ottobre alle 19 e costruirci attorno un pomeriggio a Testaccio. Si arriva a Piramide alle quattro, si passa dalla Piramide Cestia e dal Cimitero acattolico, si sale all'Aventino per la vista dal giardino degli Aranci, si scende verso il Mattatoio. Alle 18.30 si è all'ingresso di piazza Orazio Giustiniani, alle 20 si è fuori e si va a cena in una trattoria del rione.

Secondo consiglio: non leggete troppo prima. Bastano le poche righe di presentazione del festival e la consapevolezza che si tratta di un solo sul silenzio. Charmatz lavora su ciò che accade davanti agli occhi dello spettatore in quel momento, e arrivare con troppe aspettative interpretative toglie qualcosa.

Terzo: preparatevi fisicamente. Sembra strano per uno spettacolo, ma cinquanta minuti di silenzio richiedono un corpo tranquillo anche in platea. Bevete prima, spegnete il telefono davvero, lasciate cappotti e borse al guardaroba se c'è.

Quarto: se è la prima volta che vedete Charmatz, cercate poi qualche immagine di 10000 gestes o di enfant. Muette acquista senso a posteriori, quando si capisce da quale moltitudine di gesti arriva questo corpo solo. Chi ha già visto i suoi lavori precedenti troverà invece nel nuovo solo una specie di negativo fotografico della sua opera di gruppo.

Infine: prenotate presto. Tre repliche di una prima nazionale in uno spazio di capienza limitata non sono molte, e il pubblico della danza a Roma, durante il Romaeuropa, è numeroso e fedele.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che Testaccio è nato attorno al Mattatoio: il piano del 1872 destinava l'area a residenze operaie e a insediamenti industriali, e il macello di Ersoch del 1888 ne fu il motore. Meno spesso si ricorda quanto profondamente il macello abbia segnato la cucina romana. Il cosiddetto quinto quarto, cioè le frattaglie e le parti meno nobili dell'animale, è la base di una cucina popolare che nelle trattorie del rione è rimasta viva, e da lì vengono piatti diventati simbolo della città.

Coda alla vaccinara, trippa alla romana, pajata, coratello: chi li ordina in una trattoria del centro spesso non sa che la loro storia moderna passa da questi padiglioni. Il Mattatoio, in questo senso, è anche un luogo della memoria gastronomica di Roma, prima ancora che un polo dell'arte contemporanea.

Un secondo fatto spesso dimenticato riguarda la vita del complesso dopo il 1975. Fra la chiusura del macello e i restauri degli anni Duemila, il Mattatoio è stato un luogo di cultura spontanea: vi si è insediato il centro sociale Villaggio Globale, vi è nata la serata Muccassassina del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che al luogo deve il suo nome ironico, e vi si sono svolte dal 2002 le prime tre edizioni del Gay Village, all'interno dell'Estate romana. È una storia di riuso dal basso che precede quella istituzionale.

Il Romaeuropa, che porta qui Charmatz, si inserisce in questa linea: un festival internazionale che sceglie un luogo nato per la produzione, non per la rappresentazione.

La foto giusta da fare a Muette di Boris Charmatz al Mattatoio — dal 2 al 4 ottobre 2026

La foto giusta non si scatta durante Muette: in uno spettacolo di danza fotografare in sala è vietato, e in un solo sul silenzio lo scatto di un telefono sarebbe un'offesa a tutti. La foto si fa prima, fuori.

Il soggetto migliore è il fronte del Mattatoio su via Beniamino Franklin e piazza Orazio Giustiniani, con la sequenza dei padiglioni in mattoni e il coronamento dell'ingresso. All'ora del tramonto, in ottobre verso le 18.45, la luce radente accende il laterizio e restituisce la ripetizione delle aperture ad arco che Ersoch aveva pensato come linguaggio unitario del complesso.

Seconda inquadratura: i viali interni fra i padiglioni, con le strutture in ferro e le coperture a doppia falda. Chi cerca simmetria trova qui una prospettiva centrale quasi perfetta, con i padiglioni che si ripetono verso il fondo.

Terza possibilità: il Monte dei Cocci visto dalle strade attorno, con la sua vegetazione e i cocci affioranti. È una foto che racconta il rione meglio di qualsiasi didascalia.

Per l'immagine dello spettacolo, affidatevi alle fotografie ufficiali diffuse dal festival: la foto di scena di Muette pubblicata dal Romaeuropa mostra il corpo del danzatore isolato nella luce, ed è quella che restituisce il clima del lavoro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Mattatoio di Testaccio si scandisce in poche date chiare. Nel 1872 un progetto urbanistico destina l'area di Testaccio a residenze operaie e a funzioni produttive. Nel 1888 Gioacchino Ersoch riceve l'incarico di progettare il nuovo macello, con l'ingegnere Filippo Laccetti che studia lo smaltimento degli scarti nel Tevere.

Per quasi novant'anni il complesso lavora a pieno ritmo, rifornendo di carne una capitale che cresce da poche centinaia di migliaia di abitanti fino a tre milioni. Nel 1975 la funzione originaria finisce: il macello si trasferisce in viale Palmiro Togliatti e i padiglioni di Testaccio restano vuoti.

Negli anni successivi il complesso ospita manifestazioni temporanee e funzioni nuove. Nel 2000 alcuni padiglioni lungo via Aldo Manuzio e via Beniamino Franklin diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre. Nel 2002 due padiglioni diventano la seconda sede del MACRO, e nello stesso anno comincia la serie delle prime tre edizioni del Gay Village. Il 29 settembre 2007 apre in via del Campo Boario la sede permanente della Città dell'altra economia.

Il 18 febbraio 2010 si inaugura La Pelanda, dopo un cantiere aperto nel novembre 2006; il 12 marzo 2010 Roma Tre apre il padiglione 15A sul lungotevere; nel 2013 si completa la trasformazione dei padiglioni 2B, 4 e 8 per il Dipartimento di Architettura. Dal 2018 la gestione passa all'Azienda Speciale Palaexpo, che ha rinominato il complesso Mattatoio di Roma e lo ha trasformato in polo di ricerca e produzione artistica.

Chi è passato da Muette di Boris Charmatz al Mattatoio — dal 2 al 4 ottobre 2026

Il primo nome da fare è quello di Gioacchino Ersoch, l'architetto che ha disegnato il complesso e che aveva già lavorato al macello di piazza del Popolo voluto da Leone XII. Accanto a lui l'ingegnere Filippo Laccetti, autore del sistema di smaltimento verso il Tevere. Sono loro gli autori dello spazio che oggi accoglie la danza contemporanea.

Per decenni sono passati di qui i lavoratori del macello, i macellai, i vaccinari, gli operai che hanno costruito l'identità di Testaccio. Dopo il 1975 sono arrivati gli attivisti del Villaggio Globale e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che al Mattatoio ha dato vita alla serata Muccassassina, uno degli appuntamenti più noti della notte romana. Dal 2000 gli studenti e i docenti di Architettura di Roma Tre hanno reso il complesso un luogo di studio quotidiano.

Con il MACRO, prima come Macro Future e poi come Macro Testaccio, e poi con la gestione Palaexpo, sono passati dal Mattatoio artisti, curatori e performer della scena internazionale. Il Romaeuropa Festival ne ha fatto una delle sue sedi, portando qui spettacoli di danza e performance di grande formato.

Boris Charmatz stesso non è un volto nuovo per il pubblico del festival: il Romaeuropa presenta Muette come un ritorno del coreografo francese a Roma. Con lui arrivano a Testaccio i collaboratori di Terrain, dal disegnatore luci Yves Godin all'assistente Magali Caillet Gajan, una squadra che ha lavorato fra Rennes, Wuppertal, Avignone e i grandi musei del mondo.

Roma a inizio ottobre: il periodo di Muette

La prima settimana di ottobre a Roma è uno dei momenti migliori dell'anno per uscire la sera: le temperature sono ancora miti, il buio arriva verso le 19 e la città ha ripreso i suoi ritmi dopo l'estate. È anche il cuore della stagione del Romaeuropa, che trasforma Testaccio e l'Ostiense in un distretto della scena contemporanea.

Cosa portare

Una giacca leggera per il rientro. Le serate di inizio ottobre possono essere umide vicino al Tevere, e i viali del Mattatoio sono aperti.

Altri spazi del contemporaneo vicini

Nello stesso quadrante si trovano il MACRO nella sua sede di via Nizza, raggiungibile in mezz'ora di mezzi, e la Centrale Montemartini sulla via Ostiense, dove le statue antiche dei Musei Capitolini sono esposte fra i macchinari di una centrale elettrica. Un fine settimana di archeologia industriale e arte fra Testaccio e Ostiense ha una sua coerenza.

Domande frequenti su Muette di Boris Charmatz

Quando va in scena Muette di Boris Charmatz a Roma?

Muette di Boris Charmatz va in scena al Mattatoio di Roma venerdì 2 ottobre 2026 alle 20, sabato 3 ottobre alle 19 e domenica 4 ottobre alle 19. Lo spettacolo fa parte del Romaeuropa Festival 2026 ed è presentato in prima nazionale. La durata indicata dal festival è di circa 50 minuti.

Quanto costa il biglietto per Muette al Mattatoio?

Il biglietto per Muette al Mattatoio costa 25 euro secondo il sito del Romaeuropa Festival, che indica anche la possibilità di usare il Passepartout 2. Si acquista sul sito ufficiale del festival o al box office, raggiungibile al numero 06 4555 3050.

Muette è adatto ai ragazzi?

Muette contiene scene di nudo e il Romaeuropa Festival lo sconsiglia ai minori di 16 anni. È un assolo di danza contemporanea di circa cinquanta minuti basato sul silenzio, quindi anche per i più grandi richiede attenzione e familiarità con questo linguaggio.

Dove si trova il Mattatoio di Testaccio?

Il Mattatoio di Testaccio si trova in piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio, a Roma. La fermata della metro più vicina è Piramide sulla linea B, da cui si arriva a piedi in circa dieci minuti lungo via Marmorata; in zona passano anche il tram 3 e i bus 83 e 673.

Chi è Boris Charmatz?

Boris Charmatz è un danzatore e coreografo francese formato all'École de Danse de l'Opéra di Parigi e al Conservatoire di Lione. Ha diretto il Musée de la danse di Rennes dal 2009 al 2018 e il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch dal 2022 al 2025, e nel 2019 ha fondato Terrain.

Che tipo di spettacolo è Muette?

Muette è un assolo minimalista in cui Boris Charmatz esplora il silenzio come spazio emotivo e fisico. Il Romaeuropa Festival lo presenta come seguito del solo SOMNOLE del 2021, costruito sul movimento quasi invisibile di un grido che non riesce a esplodere.

Quanto dura Muette?

Muette dura circa 50 minuti, secondo quanto indicato dal Romaeuropa Festival. Con le repliche alle 19 e alle 20, lo spettacolo al Mattatoio termina presto e lascia il tempo per una cena a Testaccio.

In chiusura

Gli spazi di Ersoch danno il meglio con i lavori essenziali, quelli che non devono riempire la scena. Muette ha tutte le caratteristiche per funzionare qui. Prenotate subito, scegliete una replica del fine settimana, arrivate presto per un posto vicino e fate di Testaccio il resto della serata.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento2 Ottobre 2026 20:00 — 4 Ottobre 2026
IndirizzoMattatoio, Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma Città

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