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Après moi, le déluge di (LA)HORDE al Teatro Argentina — dal 1° al 4 ottobre 2026

Après moi, le déluge, la nuova creazione di (LA)HORDE per il Ballet national de Marseille, va in scena in prima nazionale al Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, da giovedì 1 a domenica 4 ottobre 2026, dentro il Romaeuropa Festival: giovedì 1 e venerdì 2 alle 20.00, sabato 3 alle 19.00, domenica 4 alle 17.00. Lo spettacolo dura 75 minuti, preceduti da un pre-show di 30 minuti. Si arriva con il tram 8, che ferma a Torre Argentina a pochi passi dall'ingresso, oppure a piedi dal Pantheon, da piazza Navona o dal Ghetto. I biglietti costano da 30 a 50 euro, secondo il sito ufficiale del Romaeuropa Festival, e si comprano sul sito ufficiale del festival, alla biglietteria del Romaeuropa (06 4555 3050) o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione; per chi segue più titoli il festival propone i passepartout da 3 a 5 spettacoli. Avvertenza dell'organizzazione: musica ad alto volume, luci stroboscopiche, fumo, scene di nudità e riferimenti impliciti alla sessualità.

Après moi, le déluge al Teatro Argentina: date, orari e biglietti

Quattro recite, una sola sala, un collettivo che da dieci anni sposta i confini di quello che chiamiamo balletto. È il modo più rapido per riassumere l'appuntamento di (LA)HORDE al Teatro Argentina, che il Romaeuropa Festival presenta come prima nazionale, con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels e in collaborazione con la Fondazione Teatro di Roma.

Le quattro recite

Il calendario pubblicato dal festival è questo: giovedì 1 ottobre ore 20.00, venerdì 2 ottobre ore 20.00, sabato 3 ottobre ore 19.00, domenica 4 ottobre ore 17.00. La domenica pomeriggio è la recita più comoda per chi arriva da fuori Roma o per chi vuole abbinare lo spettacolo a una passeggiata nel centro storico con la luce del giorno.

Quanto dura

Lo spettacolo dura 75 minuti, ai quali il festival aggiunge un pre-show di 30 minuti. Conviene quindi calcolare la serata a partire da mezz'ora prima dell'orario indicato, e arrivare con un margine ulteriore per il guardaroba e per trovare il posto in un teatro all'italiana, dove i palchi si raggiungono per scale e corridoi.

Prezzi e passepartout

Il sito del Romaeuropa Festival indica prezzi da 30 a 50 euro. Per chi segue il festival con continuità esistono i passepartout, da 3 a 5 spettacoli, che rendono più conveniente una scelta di titoli nel cartellone autunnale. I biglietti si acquistano sul sito ufficiale del Romaeuropa, al telefono della biglietteria del festival o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.

Per chi è adatto

L'avvertenza dell'organizzazione è chiara: musica ad alto volume, luci stroboscopiche, fumo, nudità e riferimenti impliciti alla sessualità. Chi soffre di fotosensibilità deve tenerne conto. Per un pubblico adolescente accompagnato può essere un primo incontro formidabile con la danza contemporanea; per i bambini non è lo spettacolo giusto.

Après moi, le déluge: che cosa si vedrà

Après moi, le déluge è la nuova creazione di (LA)HORDE, uno spettacolo per dodici danzatori del Ballet national de Marseille. Il titolo riprende una frase francese proverbiale, dopo di me il diluvio, e la presentazione del festival ne spiega la direzione: una creazione controcorrente rispetto al tempo, in cui la danza prova a tornare a un momento che precede la catastrofe, prima dell'erosione, per confrontarsi con le figure mostruose che abitano i racconti collettivi, con i silenzi e con i gesti di resa.

Un'introspezione collettiva

Il Romaeuropa descrive il lavoro come un'introspezione collettiva, una discesa sotto la superficie dei gesti quotidiani e delle strutture di potere, che interroga il rapporto con l'eredità e con la trasformazione. Detto in termini da spettatore: non ci si deve aspettare una trama, ma una sequenza di stati del corpo, di immagini di gruppo, di tensioni fra singolo e insieme. È il linguaggio che (LA)HORDE ha costruito negli anni, e che a Roma si è già visto.

Il seguito di Room With A View e Age of Content

Il nuovo lavoro arriva dopo Room With A View e Age of Content, i due spettacoli che hanno reso (LA)HORDE un nome di riferimento sui palcoscenici internazionali. Lo scorso anno il Romaeuropa ne aveva presentato alcuni estratti con Chronicles. Chi aveva visto quella serata troverà qui un passo ulteriore: un lavoro pensato per intero, con una scenografia costruita apposta e una partitura originale.

Dodici danzatori, una compagnia a rotazione

Il cast pubblicato dal festival è a rotazione e comprende Nina Auerbach, Isaïa Badaoui, Alida Bergakker, Arno Brys, Isla Clarke, Pierpaolo Cosentino, Titouan Crozier, João De Castro Franca, Nathan Gombert, Jonatan Myhre Jorgensen, Yoshiko Kinoshita, Dana Pajarillaga, Kevin Pajarillaga, Aya Sato, Gabriella Sibeko, Eden Solomon, Elena Valls Garcia, Luca Völkel e Layne Paradis Willis. Il nome italiano che salta all'occhio è quello di Pierpaolo Cosentino.

La squadra creativa

Ideazione e regia sono di (LA)HORDE, cioè Marine Brutti, Jonathan Debrouwer e Arthur Harel; la coreografia è firmata dal collettivo in collaborazione con i danzatori e i maestri di sala del Ballet national de Marseille. Assistente artistica è Nadia El Hakim; collaboratori alla coreografia Valentina Pace, Jacquelyn Elder, Angel Martinez Hernandez e Julien Monty. Lo scrittore francese Alain Damasio figura come consulente esterno. La scenografia è di Julien Peissel, la musica originale di Pierre Aviat, il disegno luci di Eric Wurtz con Gaspard Juan, i costumi di Salomé Poloudenny. I crediti includono anche una coordinatrice dell'intimità, Julie De Bohan, e un consulente acrobatico, Nin Khelifa: due figure che dicono molto del tipo di fisicità richiesta in scena.

Una grande coproduzione europea

Lo spettacolo è prodotto dal Ballet national de Marseille e coprodotto da una rete che vale da sola come biglietto da visita: La Comédie de Genève, il Théâtre de la Ville di Parigi, Chaillot Théâtre national de la Danse, Charleroi Danse, il Sadler's Wells di Londra, Agora a Montpellier, il Festspielhaus di St. Pölten, la Maison de la Danse di Lione, l'Internationaal Theater Amsterdam, Kampnagel di Amburgo, il Teatro Municipal do Porto e altri teatri francesi. Le scene sono state realizzate nei laboratori della Comédie de Genève.

(LA)HORDE: la biografia del collettivo

(LA)HORDE è un collettivo artistico francese fondato nel 2013 da Marine Brutti, Jonathan Debrouwer e Arthur Harel, e dal 2019 dirige il Ballet national de Marseille. La biografia pubblicata dal Romaeuropa racconta che in pochi anni il trio ha trasformato una compagnia nazionale francese in una piattaforma internazionale per la danza contemporanea più radicale e inclusiva.

Tre fondatori, una firma sola

La prima cosa da capire di (LA)HORDE è che non esiste un coreografo protagonista. Brutti, Debrouwer e Harel firmano insieme ideazione, regia e coreografia, e lavorano con i danzatori come coautori: nei crediti di Après moi, le déluge la coreografia è attribuita al collettivo in collaborazione con gli interpreti e con i maestri di sala. È una scelta di metodo prima che di stile, e in un mondo del balletto costruito storicamente sulla gerarchia è una piccola rivoluzione.

Una pratica fra danza, cinema e arti digitali

Il lavoro del collettivo è interdisciplinare: coreografia, cinema, installazioni e arti digitali, con una domanda di fondo che ritorna in ogni progetto, cioè il ruolo del corpo nell'era digitale. Per questo (LA)HORDE è spesso associato alla Generazione Z: non perché insegua le mode, ma perché prende sul serio le forme di espressione nate online.

TO DA BONE e la danza post Internet

Nel 2017 lo spettacolo TO DA BONE ha introdotto il concetto di danza post Internet, esplorando sottoculture nate in rete come il jumpstyle e il voguing, lette come forme di espressione collettiva. È il lavoro che ha imposto il collettivo sulla scena internazionale, e che ha fissato il suo tratto distintivo: portare sul palcoscenico di un teatro nazionale gesti che fino a quel momento vivevano nei video amatoriali e nelle comunità online.

Room With A View, Age of Content, Deep Stream

Le opere più note del collettivo sono Room With A View, del 2020, creata con il musicista elettronico Rone; Age of Content, del 2023; Deep Stream, del 2024, presentata al Museo del Louvre. Sono lavori che affrontano il collasso climatico, la sorveglianza e la sovrasaturazione digitale, e che sono passati per teatri di Parigi, New York, Londra, Lisbona e Kyoto, spesso con il tutto esaurito.

Da Madonna alle maison di moda

La biografia ufficiale elenca collaborazioni che escono dal perimetro della danza d'autore: il Celebration Tour di Madonna, Sam Smith, il regista Ivo van Hove per I Want Absolute Beauty, con Sandra Hüller e musiche di PJ Harvey. Il collettivo ha firmato coreografie per Chanel, Hermès e Burberry, ed è finito sulle copertine di New York Times Arts, M Le Magazine du Monde, Pin-Up e Interlope. È raro che un gruppo capace di lavorare per la moda e per il pop mantenga la direzione di una compagnia nazionale: (LA)HORDE ci riesce, e questo spiega la curiosità che accompagna ogni suo debutto.

Il Ballet national de Marseille, la compagnia in scena

Il Ballet national de Marseille è una delle compagnie nazionali francesi, sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla DRAC Provence Alpes Côte d'Azur, dalla Città di Marsiglia e dalla Fondazione BNP Paribas, come indicano i crediti dello spettacolo. Dal 2019 la direzione è affidata a (LA)HORDE.

Una compagnia di repertorio trasformata

Il senso dell'operazione di (LA)HORDE a Marsiglia è stato questo: prendere un corpo di ballo istituzionale, con i suoi maestri di sala, le sue équipe tecniche e la sua disciplina, e metterlo al servizio di un linguaggio contemporaneo. Nei crediti il collettivo ringrazia espressamente le équipe permanenti e intermittenti della compagnia, un dettaglio che dice come il lavoro sia pensato insieme alla struttura.

Danzatori da tutto il mondo

Basta leggere i nomi del cast per capire che la compagnia di Marsiglia è internazionale: interpreti dal Giappone, dal Sudafrica, dalla Spagna, dal Portogallo e dall'Italia, fra gli altri. In scena questa varietà di formazioni si vede nella qualità del movimento, che mescola rigore accademico, danza urbana e acrobatica.

Una curiosità su Après moi, le déluge di (LA)HORDE al Teatro Argentina — dal 1° al 4 ottobre 2026

Il nome Argentina non ha niente a che vedere con il paese sudamericano, e la sua origine è la curiosità migliore da raccontare a chi entra per la prima volta in questo teatro. Viene dalla torre del palazzo di Johannes Burckardt, detto il Burcardo, cerimoniere pontificio nato a Strasburgo, che fece costruire la sua residenza fra il 1491 e il 1500. Il nome latino di Strasburgo era Argentoratum, e il Burcardo si firmava episcopus argentinensis: la torre prese quindi il nome di Argentina, e con lei il largo, la via e più tardi il teatro. Il palazzo del Burcardo si trova ancora oggi in via del Sudario, a ridosso della sala.

C'è un secondo filo, che lega il luogo allo spettacolo. Uno dei consulenti di Après moi, le déluge è Alain Damasio, scrittore francese di fantascienza; la coreografia nasce da un collettivo che lavora sulle sottoculture della rete. Il pubblico di (LA)HORDE assisterà quindi a una danza del ventunesimo secolo in una sala voluta nel 1730 dagli Sforza Cesarini, in un edificio che deve il nome a un prelato alsaziano del Quattrocento. Pochi teatri al mondo tengono insieme cinque secoli in modo così naturale. È anche il motivo per cui conviene arrivare in anticipo e guardarsi intorno: l'Argentina è una sala che racconta molto prima ancora che si spengano le luci, e il contrasto con quello che accadrà in scena è parte del piacere della serata.

Il Teatro Argentina, la sala che ospita (LA)HORDE

Il Teatro Argentina conta 720 posti, 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con il soffitto verde decorato e un lampadario a candelabro a sedici bracci: il Teatro di Roma lo chiama il teatro dorato della città.

Gli Sforza Cesarini e Theodoli

Il teatro fu voluto dalla famiglia Sforza Cesarini, che nel 1730 avviò il cantiere riutilizzando una parte del palazzetto e della torre di sua proprietà. La sala fu progettata dall'architetto e marchese Gerolamo Theodoli, che scelse la pianta a ferro di cavallo per ottenere la migliore acustica e la migliore visibilità. In origine era quasi tutta in legno, con quaranta file di banchi in platea e centottantasei palchi.

La facciata del 1826

La facciata arrivò solo nel 1826, su progetto di Pietro Holl, in forme neoclassiche. Sopra le finestre ad arco corre la dedica alle arti di Melpomene, Euterpe e Tersicore: la tragedia, la poesia lirica e la danza. Per una serata di (LA)HORDE, la presenza di Tersicore sulla facciata è una coincidenza che fa sorridere.

Il restauro di Portoghesi

Nel 1993 Paolo Portoghesi restaurò il teatro, rendendo di nuovo agibile il palcoscenico e rispettando la struttura storica: ripristinò il rosso dei rivestimenti, al posto del giallo oro introdotto negli anni Settanta, e ridiede alle mantovane dei palchi la sagoma a festone. È grazie a quell'intervento che la sala ha di nuovo l'aspetto settecentesco.

La danza in un teatro all'italiana

Vedere danza contemporanea in una sala a ferro di cavallo ha un'avvertenza pratica: dai palchi laterali una parte del palcoscenico può risultare tagliata, e per uno spettacolo di gruppo come questo la visione frontale conta. Chi può scelga la platea centrale o i palchi di fronte al palcoscenico. Dall'alto, invece, si leggono meglio le geometrie dei dodici danzatori.

Una cosa che non ti dice nessuno su Après moi, le déluge di (LA)HORDE al Teatro Argentina — dal 1° al 4 ottobre 2026

Il pre-show di mezz'ora indicato dal festival non è un dettaglio da saltare. Il Romaeuropa segnala una durata di 75 minuti più 30 minuti di pre-show: vuol dire che la serata comincia prima dell'orario in cui si alza, per così dire, il sipario, e chi arriva all'ultimo minuto rischia di perdere una parte del lavoro. Il consiglio pratico è semplice: essere in teatro almeno quaranta minuti prima dell'orario di inizio, soprattutto il sabato, quando il centro storico è affollato e il tram 8 è pieno.

La seconda cosa che pochi dicono riguarda l'avvertenza sui contenuti. Luci stroboscopiche e fumo non sono un effetto marginale negli spettacoli di (LA)HORDE, che lavorano spesso sull'immersione sensoriale. In una sala settecentesca il fumo resta sospeso nell'aria dei palchi più a lungo che in una scatola nera moderna, e l'effetto per chi siede in alto può essere più forte. Chi è sensibile scelga la platea.

Terzo punto, meno pratico e più di sostanza. Il pubblico del Romaeuropa è abituato alla danza d'autore; quello di (LA)HORDE, in giro per il mondo, è spesso più giovane e arriva dai social. Al Teatro Argentina i due pubblici si incontrano, e la reazione di sala fa parte dello spettacolo. È un buon segno: un teatro storico che si riempie di ventenni per una compagnia di balletto è una notizia, e vale la pena guardarsi intorno anche durante gli applausi.

Il Romaeuropa Festival e il Teatro Argentina

Après moi, le déluge fa parte dell'edizione 2026 del Romaeuropa Festival, che il festival sigla RE41F, e viene presentato in collaborazione con la Fondazione Teatro di Roma. Il Teatro Argentina è da anni una delle sedi principali del festival per la danza e il teatro internazionale.

Una lunga consuetudine con (LA)HORDE

Il collettivo francese è già passato dal Romaeuropa: lo scorso anno il festival aveva presentato alcuni estratti di Room With A View e Age of Content con la serata Chronicles. La nuova creazione è quindi il seguito naturale di un rapporto costruito nel tempo, ed è presentata come prima nazionale.

Il resto del cartellone

Il panorama completo dell'edizione è raccontato nella scheda sul Romaeuropa Festival 2026. Chi acquista un passepartout può costruire un percorso fra danza, teatro e musica distribuito fra diverse sedi della città.

Dopo il festival, la stagione del Teatro di Roma

Chiusi gli appuntamenti di ottobre con il Romaeuropa, il Teatro Argentina apre la propria stagione di prosa. A novembre va in scena l'Otello diretto da Luca De Fusco, e chi scopre la sala con (LA)HORDE ha un buon motivo per tornarci.

Il consiglio che ti do per visitare Après moi, le déluge di (LA)HORDE al Teatro Argentina — dal 1° al 4 ottobre 2026

Il consiglio è di scegliere la recita di domenica 4 ottobre alle 17.00 e di trasformarla in un pomeriggio intero nel centro storico. Si arriva a Largo Argentina verso le 15, si fa un giro nell'area sacra e fra i templi repubblicani, si passa dal Pantheon, e si entra in teatro con calma, prima del pre-show. All'uscita, poco dopo le 19, c'è ancora luce sufficiente per una passeggiata verso il Ghetto o Campo de' Fiori e per una cena senza fretta. È il modo migliore per non vivere lo spettacolo come un appuntamento incastrato fra traffico e parcheggio.

Per il posto, come già detto, meglio la platea o i palchi frontali: uno spettacolo di gruppo si legge per intero solo di fronte. Se il budget è limitato, i posti più economici della fascia di prezzo indicata dal festival sono comunque una scelta sensata, purché non siano ai lati estremi.

Ultimo consiglio, per chi non conosce (LA)HORDE: prima di andare, cercate un estratto video di Room With A View o di TO DA BONE. Non per rovinarvi la sorpresa, ma per capire il linguaggio. È un lavoro che chiede allo spettatore di lasciare a casa l'idea classica di balletto, e arrivare preparati aiuta a godersi la serata fin dal primo minuto.

Come arrivare al Teatro Argentina per (LA)HORDE

Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra, nel centro storico di Roma. Il mezzo più comodo è il tram 8, che ha una fermata proprio a Torre Argentina.

In tram

Il tram 8 collega Trastevere e Monteverde con piazza Venezia e ferma a Torre Argentina, a pochi passi dall'ingresso del teatro. La sera, all'uscita dallo spettacolo, è anche la soluzione più semplice per tornare verso Trastevere.

In metropolitana

Nessuna stazione della metropolitana si trova a ridosso del teatro. Le più comode sono quelle della linea B, Colosseo e Circo Massimo, da cui si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie verso piazza Venezia; da lì a Largo Argentina la passeggiata lungo via delle Botteghe Oscure richiede pochi minuti.

In autobus

Largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da numerose linee di superficie che collegano la stazione Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Le linee e gli orari serali vanno controllati sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano prima di partire.

In auto

Il teatro non ha parcheggi propri e si trova dentro la ZTL del centro storico. Chi arriva in auto deve lasciarla fuori dalla fascia a traffico limitato, in un parcheggio a pagamento, e completare il percorso con i mezzi o a piedi. Il taxi resta l'alternativa più pratica, soprattutto per chi ha difficoltà di movimento.

A piedi

Dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto il teatro si raggiunge in pochi minuti. È uno dei rari teatri romani in cui arrivare a piedi è la scelta migliore, e in cui la passeggiata fa parte della serata.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Lo sanno quasi tutti gli appassionati d'opera, ma pochi lo ricordano davanti al teatro: il 20 febbraio 1816, proprio all'Argentina, andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con Manuel García. Fu un fiasco clamoroso, perché in platea sedevano molti ammiratori del Barbiere di Giovanni Paisiello, che fischiarono per protesta; dalla seconda sera l'opera trionfò e cominciò una fortuna che dura ancora oggi.

Il fatto merita di essere richiamato a proposito di (LA)HORDE per una ragione precisa. Il pubblico romano del 1816 fischiava un'opera che rompeva con l'abitudine, e due secoli dopo lo stesso teatro ospita un collettivo che ha fatto della rottura con l'abitudine il proprio metodo. Non c'è bisogno di forzare il paragone: basta ricordare che molte delle opere oggi considerate classiche sono nate in sale come questa, davanti a spettatori divisi. La danza post Internet di TO DA BONE o le macchine sceniche di Room With A View hanno diviso il pubblico in giro per l'Europa esattamente come il Barbiere divise quello dell'Argentina. Il teatro, del resto, è sempre stato il luogo in cui una città si misura con ciò che non conosce ancora. E per chi entra in sala il 1° ottobre, sapere che su quelle stesse tavole è nata una delle opere più rappresentate al mondo, dopo una prima serata disastrosa, è un buon antidoto contro il giudizio affrettato.

Biglietti per Après moi, le déluge: come orientarsi

I biglietti per (LA)HORDE al Teatro Argentina costano da 30 a 50 euro, secondo il sito ufficiale del Romaeuropa Festival, e si comprano sul sito del festival, alla sua biglietteria o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.

Il passepartout

Il Romaeuropa propone passepartout da 3 a 5 spettacoli, pensati per chi vuole seguire più titoli del festival. Le condizioni e le combinazioni possibili si leggono sul sito ufficiale.

La biglietteria del festival

Il numero della biglietteria del Romaeuropa pubblicato sul sito del festival è 06 4555 3050. Per le richieste particolari, come posti accessibili o cambi, il contatto diretto è la strada più rapida.

Quando comprare

Per una prima nazionale di una compagnia internazionale con quattro sole recite, aspettare gli ultimi giorni è un rischio. Le recite serali del giovedì e del venerdì sono in genere le più facili da trovare, quella della domenica pomeriggio la più richiesta dalle famiglie e dai visitatori da fuori.

La foto giusta da fare a Après moi, le déluge di (LA)HORDE al Teatro Argentina — dal 1° al 4 ottobre 2026

Durante lo spettacolo il telefono resta spento: in una messa in scena che lavora su luci stroboscopiche e buio, uno schermo acceso si vede da ogni palco e rovina la serata agli altri. La foto giusta si fa prima, dalla platea, con le luci di sala ancora accese e l'obiettivo rivolto verso l'alto: i sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde, il lampadario a sedici bracci. È l'immagine che racconta l'Argentina meglio di ogni descrizione, e funziona anche con il telefono purché si tenga la sala intera nel fotogramma.

La seconda foto si fa all'esterno, dall'altra parte del largo, dopo lo spettacolo. Da lì si vedono insieme la facciata neoclassica con la dedica a Melpomene, Euterpe e Tersicore e, in primo piano, le colonne illuminate dell'area sacra. Per una serata di danza, inquadrare bene il nome di Tersicore sulla facciata è un piccolo omaggio che pochi notano.

Terza possibilità, per chi arriva presto: il palazzo del Burcardo in via del Sudario, dietro il teatro, con la sua facciata tardo gotica. È la torre che ha dato il nome all'Argentina, e quasi nessuno la fotografa. Con la luce del pomeriggio della domenica il contrasto fra il mattone quattrocentesco e il traffico di corso Vittorio è netto.

Accessibilità al Teatro Argentina

Il Teatro Argentina è accessibile al pubblico con disabilità: l'edificio storico non permette di eliminare del tutto le barriere, ma la struttura dispone di ascensori e di servizi che facilitano l'ingresso.

Posti riservati

Per le persone con disabilità il teatro riserva alcuni posti in platea, con l'accompagnatore in una poltrona vicina. Poiché gli spettacoli del Romaeuropa sono venduti dal festival, per verificare disponibilità e modalità conviene contattare la biglietteria del festival prima dell'acquisto.

Luci e suoni

L'avvertenza su stroboscopiche, fumo e volume alto vale anche come informazione di accessibilità: per chi ha epilessia fotosensibile o ipersensibilità sonora questo spettacolo è sconsigliato.

Intorno al Teatro Argentina: prima e dopo lo spettacolo

Il Teatro Argentina si trova a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto, e una serata di danza qui si abbina senza mezzi a una passeggiata fra i luoghi più importanti di Roma.

L'area sacra di Largo Argentina

Davanti al teatro si apre l'area sacra di Largo Argentina, con i resti di quattro templi repubblicani e delle strutture legate al complesso del Teatro di Pompeo. Fra le rovine vive una colonia felina seguita dai volontari, raccontata nella scheda sul santuario dei gatti di Largo Argentina.

Pantheon

In cinque minuti verso nord si arriva al Pantheon. È la passeggiata più breve per chi vuole camminare un po' prima di entrare in sala.

Piazza Navona e Campo de' Fiori

Verso ovest, oltre corso Vittorio Emanuele II, si raggiungono piazza Navona e Campo de' Fiori, con la loro offerta di bar e trattorie per il dopo teatro.

Il Gesù, il Ghetto e il Teatro di Marcello

Verso est si trova la chiesa del Gesù; scendendo verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico e si arriva al Teatro di Marcello, un teatro antico a pochi passi da uno settecentesco.

Piazza Venezia

Lungo via delle Botteghe Oscure si arriva a piazza Venezia, lo snodo dei mezzi pubblici, comodo per chi deve prendere un autobus o un taxi dopo lo spettacolo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice, opera di Domenico Sarro, e da allora la sua storia si intreccia con quella della musica italiana e con quella politica di Roma. Nel Settecento, secondo i viaggiatori stranieri, era considerato il più importante fra i teatri della città.

Il 20 febbraio 1816 vi debuttò il Barbiere di Siviglia di Rossini. Il 28 gennaio 1822 ospitò la prima assoluta di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti, e qui furono presentate per la prima volta anche alcune opere di Saverio Mercadante. Nel 1827 vi suonò Niccolò Paganini.

Giuseppe Verdi portò all'Argentina due prime: I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. La seconda non fu soltanto una serata d'opera: secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in occasione di quelle recite i romani diedero vita alle manifestazioni contro il governo pontificio che sfociarono nella Repubblica Romana.

Dopo il 1870, con Roma capitale, l'apertura di corso Vittorio Emanuele II mise il teatro al centro della nuova città; l'edificio passò al Comune e divenne teatro di rappresentanza. Nel 1993 il restauro di Paolo Portoghesi gli restituì l'aspetto settecentesco. Nel Novecento, con la nascita del Teatro di Roma, l'Argentina è diventato la casa della prosa pubblica della capitale, e nel 2022 la sua gestione è passata a una fondazione. Oggi è anche una delle sedi di riferimento del Romaeuropa Festival per la danza internazionale: una storia di prime assolute che con (LA)HORDE si allunga di un'altra prima, nazionale questa volta.

Chi è passato da Après moi, le déluge di (LA)HORDE al Teatro Argentina — dal 1° al 4 ottobre 2026

Dal palcoscenico del Teatro Argentina sono passati alcuni dei nomi più importanti della musica e del teatro italiano. Gioachino Rossini vi presentò il Barbiere di Siviglia nel 1816, con Manuel García; Gaetano Donizetti vi fece debuttare Zoraida di Granata nel 1822; Giuseppe Verdi vi portò I due Foscari e La battaglia di Legnano; Niccolò Paganini vi suonò nel 1827.

Il Teatro di Roma ricorda che sulla scena dell'Argentina sono passate le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello. Poi ci sono i direttori che hanno guidato la casa e che con le loro scelte hanno portato qui una parte decisiva della scena italiana: Vito Pandolfi dal 1964, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi dal 1994 al 1999, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco.

Con il Romaeuropa, l'elenco si è aperto alla scena internazionale. (LA)HORDE vi aggiunge tre nomi, Marine Brutti, Jonathan Debrouwer e Arthur Harel, e una compagnia intera, il Ballet national de Marseille, con i suoi danzatori arrivati da mezzo mondo. È un passaggio che ha un certo peso simbolico: un collettivo che ha lavorato per il tour di Madonna e per le passerelle di Chanel e Hermès entra in una sala che ha visto la prima del Barbiere. Il teatro all'italiana ha sempre assorbito le novità del proprio tempo, dall'opera buffa al dramma pirandelliano; la danza post Internet è la novità di questi anni, e l'Argentina la accoglie con la stessa naturalezza.

Come organizzare la serata di (LA)HORDE a Roma

Una serata di (LA)HORDE al Teatro Argentina si organizza facilmente a piedi: cena prima o dopo nel centro storico, spettacolo, rientro con il tram 8 o con un taxi da piazza Venezia.

Dove mangiare

Il centro storico intorno all'Argentina offre ogni tipologia: trattorie romane verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, forni e pizzerie al taglio lungo corso Vittorio Emanuele II per un pasto veloce prima delle 20, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo teatro. Nei fine settimana conviene prenotare.

Ottobre a Roma

Inizio ottobre è uno dei periodi migliori per una serata in centro: le temperature sono ancora miti, le giornate abbastanza lunghe, e la città è tornata ai suoi ritmi dopo l'estate. Una giacca leggera per il rientro serale basta quasi sempre.

Con i ragazzi

Per un adolescente appassionato di danza, di musica elettronica o di cultura digitale, (LA)HORDE è un ingresso ideale nella danza contemporanea. Il contenuto indicato dal festival, però, lo rende adatto solo a ragazzi grandi e accompagnati.

Domande frequenti su (LA)HORDE al Teatro Argentina

Quando va in scena (LA)HORDE al Teatro Argentina?

Après moi, le déluge di (LA)HORDE e del Ballet national de Marseille va in scena al Teatro Argentina da giovedì 1 a domenica 4 ottobre 2026: giovedì e venerdì alle 20.00, sabato alle 19.00, domenica alle 17.00, secondo il calendario del Romaeuropa Festival.

Quanto costano i biglietti di Après moi, le déluge?

I biglietti per Après moi, le déluge al Teatro Argentina costano da 30 a 50 euro, secondo il sito del Romaeuropa Festival. Si comprano sul sito del festival, alla sua biglietteria o sul circuito autorizzato; esistono anche passepartout da 3 a 5 spettacoli.

Quanto dura lo spettacolo di (LA)HORDE?

Lo spettacolo di (LA)HORDE al Teatro Argentina dura 75 minuti, preceduti da un pre-show di 30 minuti indicato dal festival. Conviene arrivare in teatro almeno quaranta minuti prima dell'orario per non perdere l'inizio.

Chi sono (LA)HORDE?

(LA)HORDE è un collettivo francese fondato nel 2013 da Marine Brutti, Jonathan Debrouwer e Arthur Harel, che dal 2019 dirige il Ballet national de Marseille. È noto per TO DA BONE, Room With A View, Age of Content e per la collaborazione con il Celebration Tour di Madonna.

Lo spettacolo è adatto ai bambini?

Après moi, le déluge non è adatto ai bambini: il Romaeuropa Festival avverte che contiene musica ad alto volume, luci stroboscopiche, fumo, scene di nudità e riferimenti impliciti alla sessualità. Per adolescenti grandi e accompagnati può essere un'ottima scoperta.

Come si arriva al Teatro Argentina?

Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52 ed è servito dal tram 8, con fermata a Torre Argentina. Dal Pantheon, da piazza Navona e dal Ghetto si arriva a piedi in pochi minuti; in auto bisogna tenere conto della ZTL del centro.

Dove sedersi per vedere bene la danza all'Argentina?

Per uno spettacolo di gruppo come quello di (LA)HORDE al Teatro Argentina conviene la platea centrale o un palco frontale. Dai palchi laterali di una sala a ferro di cavallo una parte del palcoscenico può restare fuori dalla vista.

Il consiglio finale

Le serate migliori sono quelle in cui la sala e lo spettacolo si parlano. (LA)HORDE all'Argentina è una di queste: una compagnia che ha cambiato il modo di guardare il balletto dentro un teatro che ha visto nascere il Barbiere. Prendete la domenica pomeriggio, arrivate presto, guardate la sala prima che si spengano le luci. Il resto lo fanno dodici danzatori.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento1 Ottobre 2026 20:00 — 4 Ottobre 2026
IndirizzoTeatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma Centro storico, Roma, Roma Città

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