Gaber – Mi fa male il mondo al Teatro Brancaccio di Roma — dal 20 al 24 gennaio 2027
Neri Marcorè porta «Gaber, Mi fa male il mondo» al Teatro Brancaccio di Roma, via Merulana 244 (Esquilino), dal 20 al 24 gennaio 2027: da mercoledì 20 a sabato 23 gennaio alle 21:00, domenica 24 gennaio alle 16:00, per una durata di 80 minuti. La fermata più vicina è Vittorio Emanuele sulla metro A, in alternativa Cavour sulla metro B; su via Merulana passano i bus 16, 75, 714, 717 e C3. Il teatro pubblica i prezzi interi di quattro settori: poltronissima A 46 euro, poltrona A 39 euro, poltrona B 33 euro, seconda balconata B 32 euro. I biglietti si comprano dalla pagina dello spettacolo sul sito ufficiale del Teatro Brancaccio, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, e al botteghino di via Merulana 244, aperto dal martedì al sabato dalle 16 alle 19. Drammaturgia e regia sono di Giorgio Gallione; la produzione è del Teatro Stabile di Bolzano e del Teatro della Toscana, in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber e il Centro Servizi Culturali Santa Chiara.
Cinque recite, un attore, quattro pianoforti e le canzoni di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. È il ritorno di Neri Marcorè a un repertorio che frequenta da quasi vent'anni, nella sala più grande di via Merulana. Il teatro canzone ha a Roma una storia lunga: queste pagine servono a scegliere la sera, il posto e il modo di arrivarci, e a capire che cosa si ascolterà.
Gaber, Mi fa male il mondo: che spettacolo è
«Gaber, Mi fa male il mondo» è uno spettacolo di teatro canzone su testi di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, con Neri Marcorè in scena accanto a quattro pianisti, drammaturgia e regia di Giorgio Gallione, arrangiamenti inediti e direzione musicale di Paolo Silvestri.
Un ritorno alle radici
Il teatro presenta lo spettacolo come un'esplorazione dell'universo creativo, narrativo, etico e letterario dei due autori. Gallione, nelle note di regia pubblicate dal Brancaccio, spiega di voler tornare alle radici dell'ispirazione di queste opere in musica, entrando idealmente nello studio in cui Gaber e Luporini hanno lavorato per oltre quarant'anni. Marcorè e Gallione, ricorda la presentazione, hanno frequentato a lungo i materiali gaberiani: questo ritorno è descritto come una necessità etica e artistica.
Il «ladro» di intuizioni
Un filo dello spettacolo è il debito dichiarato di Gaber verso scrittori e pensatori: lui stesso si definiva, con ironia, un ladro di intuizioni altrui. L'elenco citato dal teatro comprende Pasolini, Céline, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett e Botho Strauss, distillati in canzoni e monologhi che il Brancaccio definisce ancora oggi vibranti di autenticità.
La scena
Le scene e i costumi sono di Guido Fiorato, il disegno luci di Marco Filibeck. Sul palco, con Marcorè, suonano Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, quattro giovani pianisti; la locandina indica i nomi con la dicitura «o.a.», cioè a rotazione fra gli interpreti.
La durata
Lo spettacolo dura 80 minuti. È una misura compatta, che permette di cenare con calma dopo le recite serali e di uscire nel tardo pomeriggio dopo quella della domenica.
Le canzoni di Gaber e Luporini nello spettacolo
Il Teatro Brancaccio pubblica l'elenco dei brani che costellano lo spettacolo: «Mi fa male il mondo», «Il sosia», «L'uomo che sto seguendo», «La nave», «L'odore», «Non è più il momento», «La festa», «La peste», «Si può», «Io se fossi Dio» e «C'è solo la strada».
Mi fa male il mondo
La canzone che dà il titolo allo spettacolo nasce nella stagione di «E pensare che c'era il pensiero», andato in scena fra il 1994 e il 1996, in cui Gaber tornava ad analizzare la realtà sociale con brani nuovi come «Destra-Sinistra» e «Quando sarò capace d'amare». È una canzone della maturità, scritta da un artista che aveva già attraversato trent'anni di teatro.
Io se fossi Dio
«Io se fossi Dio» è il pezzo più celebre e più scomodo del repertorio. Scritta nel 1978, dopo l'uccisione di Aldo Moro, fu pubblicata soltanto nel 1980, su un disco da dodici pollici inciso su un solo lato, perché le case discografiche temevano cause legali; dura quattordici minuti. Gaber la inserì poi nello spettacolo «Anni affollati», fra il 1981 e il 1982.
La festa
«La festa» viene da «Polli d'allevamento», il recital della stagione 1978-1979 che segnò la rottura di Gaber e Luporini con una parte del loro pubblico: in molti teatri il cantante fu bersaglio del lancio di oggetti. È uno dei momenti in cui il teatro canzone smise di consolare chi lo ascoltava.
C'è solo la strada
«C'è solo la strada» chiude l'elenco. Con lo stesso titolo, nell'agosto del 1985, Gaber fu protagonista di un incontro al Meeting di Rimini, da cui nacque un rapporto epistolare con don Luigi Giussani: un dettaglio che dice quanto le sue canzoni parlassero a pubblici lontanissimi fra loro.
Quattro pianoforti: gli arrangiamenti di Paolo Silvestri
La cifra musicale dello spettacolo sono gli arrangiamenti inediti di Paolo Silvestri per quattro pianoforti, suonati dal vivo in scena: una piccola orchestra di tastiere al posto della chitarra con cui Gaber aveva scritto le sue canzoni.
L'idea
Silvestri, nella presentazione dello spettacolo, racconta di essere sempre stato colpito dalla regolarità con cui Gaber e Luporini scrivevano ogni estate le canzoni dello spettacolo successivo, un metodo che gli ricorda quello dei compositori classici. Da qui la scelta del pianoforte, lo strumento su cui i musicisti hanno immaginato l'orchestra e il teatro musicale: in scena ce ne sono quattro, a formare una vera orchestra di pianoforti.
Le estati di Viareggio
Quel metodo è documentato: dal 1971 Gaber e Luporini si ritrovavano tutte le estati a Viareggio per preparare lo spettacolo dell'anno dopo. Ideazione e testi nascevano insieme, poi Gaber componeva da solo le musiche. Dal 1979 gli incontri si spostarono nella casa che Gaber aveva comprato a Montemagno di Camaiore, sulle colline della Versilia.
Che cosa cambia per chi ascolta
Chi conosce le versioni originali troverà canzoni riconoscibili ma spostate: il pianoforte toglie la ruvidità della chitarra e aggiunge profondità armonica. Per chi Gaber non l'ha mai ascoltato dal vivo, è un modo di scoprirlo senza il confronto diretto con la sua voce.
Chi era Giorgio Gaber: la biografia
Giorgio Gaber, pseudonimo di Giorgio Gaberscik, nacque a Milano il 25 gennaio 1939 e morì a Montemagno di Camaiore il 1º gennaio 2003: cantautore, drammaturgo, attore, chitarrista e regista, è considerato il creatore del teatro canzone.
La chitarra e il rock and roll
Da bambino si ammalò di poliomielite, che gli lasciò una lieve paralisi alla mano sinistra; il padre gli regalò una chitarra perché esercitasse le dita. Da adolescente suonava jazz; entrò poi nei Rock Boys di Adriano Celentano, dove al pianoforte c'era Enzo Jannacci. Nel 1958 firmò con la neonata Dischi Ricordi; «Ciao ti dirò» è uno dei primi brani rock in italiano.
Il successo degli anni Sessanta
Con Jannacci formò il duo dei Due Corsari. Il successo arrivò nel 1960 con «Non arrossire» e con «La ballata del Cerutti», su testo di Umberto Simonetta; seguirono «Trani a gogò», «Goganga», «Porta Romana». Partecipò quattro volte a Sanremo e divenne uno dei volti più popolari della televisione, fino al varietà «E noi qui» del 1970.
La svolta del 1970
All'apice della popolarità Gaber lasciò la televisione e portò la canzone a teatro. Il 21 ottobre 1970 «Il signor G» esordì al Teatro San Rocco di Seregno, prodotto da Paolo Grassi del Piccolo Teatro di Milano. Il Signor G era un personaggio che non recitava un ruolo: recitava sé stesso, un uomo pieno di contraddizioni.
Gli spettacoli degli anni Settanta
Seguirono «Storie vecchie e nuove del Signor G», «Dialogo tra un impegnato e un non so», «Far finta di essere sani», «Anche per oggi non si vola», «Libertà obbligatoria», «Polli d'allevamento». I numeri raccontano il fenomeno: il «Dialogo» toccò 166 recite e 130.000 presenze, «Far finta di essere sani» 182 recite e 186.000 spettatori.
Dagli anni Ottanta al Duemila
Negli anni Ottanta Gaber alternò teatro canzone e prosa: «Il caso di Alessandro e Maria» con Mariangela Melato, «Io se fossi Gaber», «Parlami d'amore Mariù», il monologo «Il Grigio». Nel 1990 mise in scena «Aspettando Godot» con Jannacci, Paolo Rossi e Felice Andreasi. Negli anni Novanta vennero «Il Teatro Canzone», con il monologo «Qualcuno era comunista», «E pensare che c'era il pensiero» e «Un'idiozia conquistata a fatica». È fra gli artisti più premiati dal Club Tenco, con due Targhe e un Premio Tenco.
Sandro Luporini
Coautore di quasi tutto questo è Sandro Luporini, pittore viareggino, conosciuto da Gaber nei primi anni Sessanta. Insieme scrissero «Così felice», portata a Sanremo nel 1964, e poi per trent'anni i testi delle canzoni e dei monologhi. Lo spettacolo di Marcorè porta in locandina entrambi i nomi, ed è giusto così.
Chi è Neri Marcorè: la biografia
Neri Marcorè è nato a Porto Sant'Elpidio il 31 luglio 1966: attore, imitatore, doppiatore, conduttore e regista, ha vinto il Nastro d'argento come miglior attore protagonista nel 2003 per «Il cuore altrove» di Pupi Avati.
Gli esordi
A dodici anni partecipava già agli spettacoli itineranti di Giancarlo Guardabassi. Nel 1988 vinse una puntata della «Corrida» di Corrado; nel 1990, diplomato interprete parlamentare in inglese e tedesco alla scuola «Carlo Bo» di Bologna, arrivò in finale a «Stasera mi butto» e fu scritturato per la striscia satirica «TG X» dentro «Ricomincio da due» di Raffaella Carrà.
La satira televisiva
Con Serena Dandini, Corrado e Sabina Guzzanti partecipò al «Pippo Chennedy Show» (1997) e all'«Ottavo nano» (2001), poi a «Parla con me» su Rai 3, dove le sue imitazioni di Maurizio Gasparri, Alberto Angela, Piero Fassino e Antonio Di Pietro diventarono popolari. Dal 2001 al 2011 condusse con Piero Dorfles «Per un pugno di libri».
Il cinema
Con Pupi Avati ha girato «Il cuore altrove», che gli valse il Nastro d'argento e una candidatura ai David di Donatello, «La seconda notte di nozze» e «Gli amici del bar Margherita». Ha lavorato con Sydney Sibilia in «Smetto quando voglio», con Paolo Genovese, Cristina Comencini, Walter Veltroni («Quando», 2023). Nel 2024 ha esordito alla regia con «Zamora», candidato al David come miglior esordio e premiato al Premio Flaiano.
Il doppiatore
È una delle voci più riconoscibili del doppiaggio italiano: Dug in «Up», Joe Gardner in «Soul», Baloo nel «Libro della giungla» del 2016, Secco Jones e Telespalla Mel nei «Simpson», il signor Mackey di «South Park».
Il teatro canzone
In teatro Marcorè ha costruito un percorso quasi interamente musicale, spesso con la regia di Gallione: «Un certo signor G.», omaggio a Gaber, dal 2008; «Beatles Submarine» con la Banda Osiris; «Quello che non ho»; «La Buona Novella» dal disco di Fabrizio De André. Nel 2022 ha vinto la Targa «Quelli che cantano Fabrizio» al Premio De André; nel 2023 il Premio Bindi alla carriera. Dal 2017 è ideatore del festival RisorgiMarche, nato per le terre colpite dal sisma. È Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica dal 2020.
Giorgio Gallione, il regista di Marcorè
Giorgio Gallione firma drammaturgia e regia di «Gaber, Mi fa male il mondo», ed è il regista con cui Neri Marcorè ha costruito la parte più ampia del suo lavoro teatrale.
Un sodalizio lungo
La teatrografia di Marcorè elenca con la regia di Gallione «La lunga notte del dottor Galvan» (2005-2008), «Un certo signor G.» (2007-2010), «Terra padre», «Eretici e corsari», «Beatles Submarine», «Quello che non ho», «Tango del calcio di rigore», «La Buona Novella» e, dal 2025, questo nuovo spettacolo su Gaber.
Lo sguardo sullo spettacolo
Nelle note pubblicate dal Brancaccio Gallione descrive Gaber come grande affabulatore e artista totale, che ha accompagnato il pubblico fra privato e politico nel cammino incerto di una società alle prese con il conformismo. È una lettura che punta sul presente più che sulla nostalgia.
Date, orari e biglietti di Gaber, Mi fa male il mondo
«Gaber, Mi fa male il mondo» va in scena al Teatro Brancaccio per cinque recite: mercoledì 20, giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 gennaio 2027 alle 21:00, domenica 24 gennaio alle 16:00.
I prezzi pubblicati
Il teatro indica i prezzi interi di quattro settori: poltronissima A 46 euro, poltrona A 39 euro, poltrona B 33 euro, seconda balconata B 32 euro. Il sistema di prenotazione elenca altri settori, dalla poltronissima gold alla prima balconata, i cui prezzi si leggono al momento della scelta.
Dove comprarli
Dal pulsante «Acquista» della pagina ufficiale dello spettacolo si passa al circuito di prevendita autorizzato; in alternativa c'è il botteghino di via Merulana 244, aperto dal martedì al sabato dalle 16 alle 19, la domenica in orario di spettacolo, chiuso il lunedì.
Quale posto scegliere
Per uno spettacolo di voce e pianoforti, la scelta migliore è la poltrona A centrale: vicina abbastanza per vedere il volto di Marcorè, lontana abbastanza per sentire i quattro strumenti fusi. La prima balconata centrale offre spesso il suono più equilibrato, perché si ascolta la sala intera.
Una curiosità su Gaber – Mi fa male il mondo al Teatro Brancaccio di Roma — dal 20 al 24 gennaio 2027
La curiosità è una coincidenza di calendario che lega Neri Marcorè, Giorgio Gaber e Roma. Il 22 gennaio 2008 Marcorè debuttò all'Ambra Jovinelli con «Un certo signor G.», il suo primo omaggio a Gaber, con la regia di Giorgio Gallione. Diciannove anni dopo, quasi negli stessi giorni, torna a Roma con lo stesso regista e un nuovo spettacolo gaberiano: la recita di venerdì 22 gennaio 2027 cade esattamente nell'anniversario di quel debutto.
E c'è una seconda data: il 25 gennaio è il giorno in cui Gaber nacque, a Milano, nel 1939. Le cinque recite romane si chiudono domenica 24, alla vigilia di quello che sarebbe stato il suo ottantottesimo compleanno. Non è una ricorrenza tonda, ma chi conosce la biografia del Signor G non ci passerà sopra.
La terza curiosità riguarda il metodo di lavoro, raccontato da Paolo Silvestri nella presentazione dello spettacolo: la regolarità con cui Gaber e Luporini scrivevano ogni estate lo spettacolo successivo gli ricorda i compositori classici, ed è da questa suggestione di metodo, più che dalla chitarra con cui le canzoni nacquero, che viene l'idea dei quattro pianoforti. Uno spettacolo su Gaber senza chitarra sul palco: detta così sembra una provocazione, ascoltata è una scelta coerente.
Il Teatro Brancaccio: la sala di via Merulana
Il Teatro Brancaccio, in via Merulana 244, ha la configurazione attuale dal 1937: due foyer, una platea ampia e due balconate. È una delle sale più grandi di Roma per musical, prosa e concerti; per la scheda completa c'è la nostra pagina sul Teatro Brancaccio.
Platea e balconate
La platea è divisa nei settori Poltronissima e Poltrona, in fasce A e B, con le fasce Gold e Gold Vip; sopra ci sono la prima e la seconda balconata, anch'esse divise in A e B. Le balconate si raggiungono a piedi: non ci sono ascensori verso i settori superiori.
Il polo del Brancaccio
La sala principale fa parte di un complesso più ampio: il Brancaccino, teatro di circa cento posti dedicato alla drammaturgia contemporanea e al teatro per ragazzi, un'area per la formazione e una terrazza su via Merulana. Il teatro è sede di Viola Produzioni e ospita l'Accademia STAP Brancaccio e la Brancaccio Musical Academy.
Una sala per il teatro canzone
Il Brancaccio è una sala da musical, ma il suo pubblico conosce bene il concerto seduto e raccolto dei cantautori. Uno spettacolo come questo, fatto di parole e pianoforti, occupa il palco con pochi elementi: conta la voce, e la sala la porta bene fino alla seconda balconata.
Una cosa che non ti dice nessuno su Gaber – Mi fa male il mondo al Teatro Brancaccio di Roma — dal 20 al 24 gennaio 2027
La cosa che nessuno dice è che al Brancaccio conviene arrivare un'ora prima, e non per scrupolo. Il regolamento del teatro chiede agli spettatori di presentarsi con almeno un'ora di anticipo: in una sala di queste dimensioni ci sono controlli visivi su borse e zaini, e gli ombrelli vanno lasciati al guardaroba. A gennaio, con la pioggia, la coda al guardaroba è reale. E l'accesso in sala a spettacolo iniziato è vietato: in uno spettacolo di 80 minuti senza intervallo, chi arriva tardi rischia di aspettare a lungo nel foyer una pausa utile.
La seconda cosa riguarda i biglietti. Al Brancaccio sono nominativi, legati a una registrazione obbligatoria, e il regolamento non consente di cederli senza accordo con il teatro. Chi compra per un amico deve saperlo prima. I biglietti non si cambiano né si rimborsano, salvo annullamento dell'evento.
Terza cosa, pratica: il regolamento vieta di portare in sala contenitori ingombranti oltre i 17 litri, bottiglie di plastica oltre il mezzo litro, macchine fotografiche professionali e bastoni per selfie. Lo zaino da lavoro, per chi arriva direttamente dall'ufficio il giovedì sera, finisce al guardaroba. Mettetelo in conto, e scegliete una borsa piccola.
Come arrivare al Teatro Brancaccio per Gaber, Mi fa male il mondo
Il Teatro Brancaccio è in via Merulana 244, all'Esquilino, a meno di un chilometro dalla stazione Termini e a pochi minuti a piedi dalla fermata Vittorio Emanuele della metro A: è fra i teatri romani meglio serviti dai mezzi pubblici.
In metro
La metro A, fermata Vittorio Emanuele, è la più vicina: si esce su piazza Vittorio e si raggiunge via Merulana in pochi minuti. La metro B, fermata Cavour, è comoda per chi arriva dal Colosseo o da Monti. Da Termini si può arrivare anche a piedi passando per Santa Maria Maggiore.
In bus
Su via Merulana, alle fermate Merulana/Brancaccio e Merulana/Mecenate, passano le linee 16, 75, 714, 717 e C3. Alla fermata Labicana/Merulana passano le linee 3, 53, 75, 85, 87, 186, 571, 810, C3 e la notturna N10, utile per il ritorno.
In taxi
I posteggi taxi segnalati dal teatro sono in largo Brancaccio, in piazza Vittorio Emanuele II al civico 113, in via Principe Amedeo al 138, in via Giolitti al 6 e in via Venosta.
In auto
L'auto la sconsiglio: la sosta serale all'Esquilino è difficile e il teatro non indica parcheggi convenzionati. Chi arriva da fuori Roma fa meglio a lasciare la macchina vicino a una stazione della metro e proseguire fino a Vittorio Emanuele o Cavour.
Il consiglio che ti do per visitare Gaber – Mi fa male il mondo al Teatro Brancaccio di Roma — dal 20 al 24 gennaio 2027
Conviene ascoltare, prima di andare, tre canzoni: «Mi fa male il mondo», «Io se fossi Dio» e «Qualcuno era comunista». Non per imparare le parole, ma per avere nell'orecchio la voce di Gaber. Lo spettacolo non è un'imitazione, e Marcorè, che pure è imitatore di mestiere, non prova a rifare il Signor G: il confronto fra l'originale e la nuova lettura per quattro pianoforti è metà del piacere della serata.
Secondo consiglio: scegliete la poltrona A centrale o la prima balconata centrale, e evitate le estremità laterali della platea. Con quattro pianoforti in scena, sedersi troppo di lato significa sentire uno strumento più degli altri. Per un arrangiamento pensato come un'orchestra, conta l'equilibrio.
Terzo consiglio: la recita della domenica alle 16 è perfetta per chi viene da fuori Roma o vuole fare dello spettacolo il centro di una giornata all'Esquilino. Si esce verso le 17:30, con il tempo per una passeggiata fino a Santa Maria Maggiore e una cena a Monti.
Infine, se andate in gruppo, passate dall'Ufficio Promozioni del teatro prima di comprare: per le uscite organizzate è il canale più affidabile per avere posti vicini e le condizioni previste per i gruppi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Gaber abbia inventato il teatro canzone è noto. Meno citato è il fatto che la scelta gli costò, all'inizio, il pubblico. Dopo la tournée con Mina del 1970, in cui lui cantava nel primo tempo e lei nel secondo, i teatri del «Signor G» restavano mezzi vuoti: il primo spettacolo ebbe in tutto 18.000 spettatori. Fu Paolo Grassi, direttore del Piccolo Teatro di Milano, a convincerlo che la strada era giusta. Tre anni dopo «Far finta di essere sani» ne contava 186.000.
Altrettanto poco ricordato è il legame di Gaber con Roma. Qui registrò, al Teatro Giulio Cesare, fra il 4 e il 10 marzo 1985, il doppio album «Io se fossi Gaber»; qui, nel 1990, replicò «Il Grigio» superando gli spettatori dell'anno precedente; al Teatro Sistina andò in scena la commedia musicale «A che servono gli uomini?», con le sue musiche originali e la regia di Pietro Garinei; al Teatro Olimpico portò «Un'idiozia conquistata a fatica» il 28 gennaio 1998.
E sul fronte della sala: per quindici anni, dal 1985 al 2000, il Brancaccio fu sede della Fondazione dell'Opera di Roma. Il palcoscenico su cui arrivano i quattro pianoforti di Silvestri è stato a lungo una delle case della lirica nella capitale.
La foto giusta da fare a Gaber – Mi fa male il mondo al Teatro Brancaccio di Roma — dal 20 al 24 gennaio 2027
Durante lo spettacolo niente foto: il regolamento del Brancaccio vieta di fotografare e di riprendere, anche con il telefono. La foto giusta si fa prima, all'esterno o dalla balconata a sala ancora illuminata.
La prima è la facciata del Brancaccio su via Merulana con la locandina dello spettacolo, presa dal marciapiede opposto con un obiettivo largo. A gennaio, alle 20, è già buio: la facciata illuminata e la coda del pubblico raccontano la serata. Esponete per le luci del teatro e lasciate la strada un po' più scura.
La seconda è la sala dall'alto, prima che le luci si spengano. Dalla prima balconata si vedono la platea che si riempie e i quattro pianoforti già disposti sul palco, con le luci di Marco Filibeck ancora ferme: un'immagine che dice lo spettacolo meglio di qualsiasi scatto di scena. Poi il telefono va in tasca.
La terza, per chi sceglie la domenica pomeriggio, è via Merulana stessa, una delle strade più dritte del centro, con Santa Maria Maggiore da una parte e San Giovanni dall'altra. Una foto presa in sicurezza dal marciapiede, con la basilica in fondo nell'ultima luce di gennaio, è l'Esquilino in un'immagine.
Accessibilità del Teatro Brancaccio
Il Teatro Brancaccio dichiara di non avere barriere architettoniche per l'accesso alla platea: c'è una rampa, un'area per le sedie a ruote e un bagno accessibile al piano terra, raggiungibile dal foyer della platea.
Sedia a ruote e mobilità ridotta
Per gli spettacoli organizzati dal gestore il teatro riserva, fino a esaurimento, quattro posti in platea per persone in sedia a ruote con accompagnatore e due posti per persone con difficoltà di deambulazione. Le balconate non sono accessibili in sedia a ruote. I posti si prenotano inviando al botteghino il modulo, con il certificato di invalidità o la Disability Card.
Disabilità visiva, uditiva e cani di servizio
Per gli spettatori con disabilità visiva e uditiva il teatro riserva, su prenotazione, posti in platea. Chi ha un cane di servizio può chiedere di entrare con l'animale scrivendo al botteghino e allegando la certificazione.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Teatro Brancaccio comincia nel gennaio 1916, quando la sala apre con il nome di Teatro Morgana, costruita a ridosso del terrapieno dei giardini del palazzo dei Field Brancaccio, il cui nome viene da Isabella Field, sposata con il principe Brancaccio. Il legame con il vicino Palazzo Brancaccio è fisico prima ancora che nel nome.
Il passaggio decisivo è il 1937: la sala viene ripensata nella configurazione attuale, con due foyer, platea ampia e due balconate per circa duemila posti dell'epoca, e prende il nome di Teatro Brancaccio.
Nel 1985 si apre un capitolo diverso: la sala diventa sede della Fondazione dell'Opera di Roma, che vi resta fino al 2000. Poi il Comune affida la direzione a Gigi Proietti, fino al 2007; seguono la gestione di Maurizio Costanzo fino al 2010 e quella di Stage Entertainment Italia fino al 2012. Da settembre 2012 la direzione artistica è di Alessandro Longobardi, con Viola Produzioni.
Gli anni recenti sono quelli del polo culturale: il Brancaccino, le accademie, la terrazza su via Merulana, lo Spazio Impero inaugurato nel 2014 con nove sale prova, in rete con la Sala Umberto e lo Spazio Diamante. Il teatro ha avviato anche un progetto di efficientamento energetico finanziato con fondi Next Generation EU attraverso il Ministero della Cultura.
Intorno al Brancaccio: Esquilino, Monti e via Merulana
Il Teatro Brancaccio è su via Merulana, fra Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, a pochi passi da piazza Vittorio e dal rione Monti: chi arriva in anticipo ha intorno una delle zone più dense di storia della città.
Cosa c'è a pochi passi
Via Merulana collega due basiliche maggiori: Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano. Sulla stessa strada ci sono Palazzo Merulana e, poco oltre, l'Auditorium di Mecenate. Verso nord, in piazza Vittorio, c'è la Porta Alchemica.
Dove mangiare prima o dopo lo spettacolo
Via Merulana e le strade intorno hanno bar e locali di quartiere per un aperitivo o una cena veloce. Piazza Vittorio è l'Esquilino multietnico, con cucine di mezzo mondo e prezzi contenuti. Il rione Monti, a un quarto d'ora a piedi, ha trattorie, osterie ed enoteche, ed è la scelta migliore per cenare dopo le 22:30, all'uscita delle recite serali. Con una sala piena che esce tutta alla stessa ora, conviene prenotare.
Chi è passato da Gaber – Mi fa male il mondo al Teatro Brancaccio di Roma — dal 20 al 24 gennaio 2027
Sul palcoscenico del Brancaccio sono passati alcuni dei nomi più grandi dello spettacolo italiano e internazionale: il teatro stesso ricorda Totò, Anna Magnani, Aldo Fabrizi e Gigi Proietti fra gli attori, e fra i musicisti Fabrizio De André, Louis Armstrong e Jimi Hendrix.
Il nome di De André, in questa lista, pesa. Neri Marcorè ha dedicato a Faber una parte importante della sua carriera, da «La Buona Novella» con la regia di Gallione alla Targa «Quelli che cantano Fabrizio» vinta al Premio De André nel 2022, e fra il 2018 e il 2019 ha portato in scena un «Incontro in musica tra Faber e Gaber». Salire sullo stesso palco su cui cantò De André, con le canzoni di Gaber, chiude un cerchio che Marcorè stesso ha disegnato.
Proietti non è stato solo un ospite: dopo il 2000 ha diretto il teatro per conto del Comune di Roma, fino al 2007. Dopo di lui la gestione è passata a Maurizio Costanzo. Due figure che hanno fatto della parola in scena, recitata o intervistata, il centro del loro lavoro.
Il cartellone della stagione 2026-2027 conferma la doppia anima della sala: accanto ai concerti dei cantautori ci sono i grandi musical, da Il Principe d'Egitto a Mrs. Doubtfire. In mezzo, per cinque sere di gennaio, un attore marchigiano con quattro pianoforti e le parole di due autori che il teatro l'hanno cambiato.
Gennaio a Roma: la settimana dello spettacolo
Le recite di «Gaber, Mi fa male il mondo» cadono nella seconda metà di gennaio 2027, settimane di bassa stagione turistica, con sere fredde e spesso umide.
Tempo e abbigliamento
Gennaio è fra i mesi più freddi dell'anno romano. Cappotto e ombrello, ricordando che l'ombrello non entra in sala e va lasciato al guardaroba.
Una giornata all'Esquilino
Per chi viene da fuori, la recita della domenica permette di dedicare la mattina alle basiliche di via Merulana e il pranzo a Monti, con lo spettacolo nel pomeriggio e il treno la sera da Termini, a meno di un chilometro.
Teatro di parola in città
Nella stessa settimana, dal 19 al 24 gennaio, al Teatro Olimpico c'è Riccardo Rossi con «Non ho l'età!»: per chi è a Roma qualche giorno, un monologo comico e una serata di teatro canzone fanno una piccola rassegna.
Domande frequenti su Gaber, Mi fa male il mondo al Brancaccio
Quando va in scena Gaber, Mi fa male il mondo al Teatro Brancaccio?
«Gaber, Mi fa male il mondo» con Neri Marcorè va in scena al Teatro Brancaccio di Roma dal 20 al 24 gennaio 2027: da mercoledì 20 a sabato 23 gennaio alle 21:00, domenica 24 gennaio alle 16:00. Sono cinque recite in tutto.
Quanto costano i biglietti per lo spettacolo di Neri Marcorè al Brancaccio?
Il Teatro Brancaccio pubblica per «Gaber, Mi fa male il mondo» questi prezzi interi: poltronissima A 46 euro, poltrona A 39 euro, poltrona B 33 euro, seconda balconata B 32 euro. Gli altri settori compaiono con il loro prezzo nel sistema di prenotazione.
Quanto dura lo spettacolo su Gaber con Neri Marcorè?
«Gaber, Mi fa male il mondo» dura 80 minuti, come indicato dalla pagina ufficiale del Teatro Brancaccio. Con le recite serali alle 21:00 si esce intorno alle 22:30; con quella della domenica alle 16:00, verso le 17:30.
Quali canzoni di Gaber si ascoltano nello spettacolo?
Lo spettacolo di Neri Marcorè al Brancaccio comprende, secondo il teatro, «Mi fa male il mondo», «Il sosia», «L'uomo che sto seguendo», «La nave», «L'odore», «Non è più il momento», «La festa», «La peste», «Si può», «Io se fossi Dio» e «C'è solo la strada».
Chi suona in scena con Neri Marcorè?
In «Gaber, Mi fa male il mondo» Neri Marcorè è affiancato da quattro pianisti, Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, indicati in locandina a rotazione. Arrangiamenti e direzione musicale sono di Paolo Silvestri.
Come si arriva al Teatro Brancaccio con i mezzi pubblici?
Il Teatro Brancaccio, in via Merulana 244, si raggiunge con la metro A alla fermata Vittorio Emanuele o con la metro B a Cavour. Su via Merulana passano i bus 16, 75, 714, 717 e C3; per il ritorno notturno c'è la linea N10 da Labicana/Merulana.
Dove si comprano i biglietti per Gaber, Mi fa male il mondo?
I biglietti per lo spettacolo al Teatro Brancaccio si comprano dalla pagina ufficiale dello spettacolo sul sito del teatro, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, oppure al botteghino di via Merulana 244, aperto dal martedì al sabato dalle 16 alle 19.
Il consiglio finale su Gaber al Brancaccio
La scelta migliore è il giovedì o il venerdì sera, in poltrona A centrale, arrivando un'ora prima come chiede il teatro e cenando a Monti dopo lo spettacolo. Ottanta minuti sono pochi per raccontare trent'anni di teatro canzone, ma bastano per capire perché Gaber e Luporini si ascoltano ancora: le loro domande, sul conformismo e sulla libertà, non hanno perso attualità. Marcorè le porta in scena con la cura di chi ci lavora da vent'anni.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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