FlaMENcos al Teatro Ghione — 10 ottobre 2026
FlaMENcos, lo spettacolo di flamenco interpretato esclusivamente da uomini, arriva al Teatro Ghione di Roma sabato 10 ottobre 2026 con due repliche, alle 18.00 e alle 20.00, per una durata di circa un'ora e un quarto. Il teatro si trova in Via delle Fornaci 37, a pochi passi da Piazza San Pietro: la stazione ferroviaria più vicina è Roma San Pietro, servita dai treni regionali FL3 e FL5, e gli autobus fanno capo alla stazione e a Largo di Porta Cavalleggeri. Sul sito ufficiale del produttore i biglietti sono indicati da 33 a 44 euro, con posto assegnato all'interno della zona scelta secondo l'ordine di arrivo; si prenota anche per telefono al 328 0183987, e il teatro risponde al 06 6372294 e all'indirizzo info@teatroghione.it. In scena sei artisti: Cristian Pérez, José Viñas e Rubén Puertas alla danza, Juan Debel al canto, Antonio González alla chitarra flamenca, Manuel Moncadita alle percussioni.
FlaMENcos: sei uomini e il flamenco
FlaMENcos è uno spettacolo di danza, canto e chitarra flamenca costruito su un'idea precisa: mettere in scena solo interpreti uomini e usare il flamenco per raccontare modi diversi di vivere la mascolinità.
Il titolo lo dice con un gioco grafico: nella parola flamencos le lettere centrali sono scritte in maiuscolo, MEN, uomini in inglese. È un'insegna, e insieme una dichiarazione di poetica. Il flamenco ha una lunga tradizione di bailaores maschi, ma l'immaginario del pubblico, soprattutto fuori dalla Spagna, è spesso dominato dalla figura femminile con la bata de cola, il lungo strascico, e il ventaglio. FlaMENcos rovescia la prospettiva e chiede allo spettatore di guardare il corpo maschile nel flamenco, con la sua forza e con le sue fragilità.
La presentazione ufficiale
Secondo la presentazione diffusa dalla produzione, sei artisti di altissimo livello si incontrano sulla scena per dare voce a diversi modi di vivere la mascolinità attraverso la danza, il canto e la chitarra, e per dimostrare che l'essenza del flamenco può assumere molte forme senza perdere autenticità né profondità emotiva. La tradizione dialoga con l'innovazione in una proposta che la produzione definisce intensa, sincera e contemporanea, in cui ogni gesto si lega alla memoria collettiva e al duende, la parola che nel flamenco indica il momento in cui l'interprete smette di eseguire e comincia a bruciare.
Tre parole chiave
La coreografia, dice ancora la produzione, fonde canto, chitarra e danza intorno a tre nuclei: la passione trattenuta, la forza espressiva, la profonda emozione del flamenco. La prima è la più interessante. Il flamenco non è soltanto esplosione: è anche attesa, silenzio, sguardo fermo prima del colpo di tacco. Chi lo conosce sa che i momenti più intensi sono spesso quelli in cui il bailaor sembra non fare niente.
Per chi è pensato
FlaMENcos si rivolge sia agli appassionati sia a un pubblico nuovo. È una formula da prendere sul serio: un'ora e un quarto di spettacolo, sei interpreti, nessuna trama da seguire. Chi non ha mai visto flamenco dal vivo trova qui un formato compatto e leggibile; chi lo frequenta trova tre bailaores in dialogo fra loro, una situazione meno comune di quanto si pensi.
Gli artisti in scena in FlaMENcos
FlaMENcos riunisce sul palco del Ghione sei artisti: tre bailaores, un cantaor, un chitarrista e un percussionista, la formazione classica di un tablao allargata a tre danzatori.
La danza: Cristian Pérez, José Viñas, Rubén Puertas
Il cuore visivo dello spettacolo è affidato a tre danzatori, Cristian Pérez, José Viñas e Rubén Puertas. La presenza di tre bailaores permette alla coreografia di alternare assoli, duetti e momenti d'insieme, e di mostrare quello che la produzione promette: non un solo modo di essere uomo nel flamenco, ma tre corpi, tre caratteri, tre temperamenti. Nel flamenco il bailaor non esegue una coreografia fissata al millimetro come nel balletto: dialoga con il cante e con la chitarra, chiama i cambi di ritmo con i piedi, costruisce la tensione in tempo reale.
Il canto: Juan Debel
Il cante è affidato a Juan Debel. Nel flamenco il cantaor non accompagna la danza: la guida. È la sua voce, con i suoi melismi e i suoi silenzi, a stabilire il clima di ogni pezzo, e il bailaor risponde. Chi ascolta per la prima volta il cante jondo, il canto profondo, resta spesso spiazzato da una vocalità lontana da ogni canone occidentale, fatta di gola, di respiro, di grido controllato.
La chitarra: Antonio González
La chitarra flamenca è nelle mani di Antonio González. La chitarra è l'ossatura armonica e ritmica dello spettacolo: il toque detta il compás, il ciclo ritmico su cui si muovono cante e baile, e apre e chiude ogni sezione con le falsetas, le frasi melodiche che il chitarrista inserisce fra una strofa e l'altra.
Le percussioni: Manuel Moncadita
Alle percussioni c'è Manuel Moncadita. Nel flamenco di oggi lo strumento a percussione per eccellenza è il cajón, la cassa di legno su cui il percussionista siede e suona con le mani. Il cajón non nasce in Spagna ma in Perù, ed è entrato nel flamenco nel corso degli anni Settanta, grazie alla band di Paco de Lucía: oggi è difficile immaginare un palco flamenco senza.
Chi produce FlaMENcos
FlaMENcos è prodotto da Wow Stage Events, organizzatore spagnolo che porta lo spettacolo in tournée: prima di Roma, il 3 ottobre, la stessa produzione è in scena a Bilbao.
La data romana è costruita come un piccolo evento a sé: due recite nello stesso pomeriggio, la prima alle 18 e la seconda alle 20, nella sala da circa cinquecento posti del Ghione. Sul sito del produttore la recita delle 18 risultava con la prima prevendita esaurita e gli ultimi biglietti disponibili. Il sistema di vendita prevede la scelta di una zona della sala: il posto preciso viene assegnato il giorno dello spettacolo, secondo l'ordine di arrivo. È un dettaglio da tenere presente, perché chi arriva prima si siede meglio.
Uno spettacolo spagnolo a Roma
La produzione presenta FlaMENcos come una celebrazione dell'identità culturale spagnola, in cui il flamenco torna a occupare il suo posto sulla scena con una proposta che ne onora le radici e guarda al futuro. Roma ha un pubblico affezionato al flamenco, con scuole di baile in molti quartieri e una comunità spagnola e latinoamericana numerosa: la doppia recita lo conferma.
Il flamenco, patrimonio dell'umanità
Il flamenco è dal 2010 iscritto dall'UNESCO nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, come espressione artistica che unisce canto, danza e musica.
Nasce in Andalusia, nel sud della Spagna, da un intreccio di culture che nessuno storico ha mai ridotto a una formula: la tradizione dei gitani andalusi, le musiche popolari della regione, le eredità arabe ed ebraiche della Spagna medievale, gli scambi con le Americhe attraverso i porti di Cadice e Siviglia. Nella forma che conosciamo prende corpo nell'Ottocento, nei cafés cantantes, i locali dove cantaores e bailaores si esibivano davanti a un pubblico pagante.
Cante, baile, toque
Il flamenco si regge su tre elementi: il cante, il canto; il baile, la danza; il toque, la chitarra. A questi si aggiungono le palmas, il battito ritmico delle mani, e il jaleo, le grida di incoraggiamento, olé compreso, che accompagnano l'esecuzione. In FlaMENcos ci sono tutti.
I palos
Le diverse forme del flamenco si chiamano palos. Ognuno ha il suo compás, il suo carattere e la sua storia: la soleá, grave e solenne; le alegrías, luminose, legate a Cadice; le bulerías, veloci e piene di ironia, il terreno preferito dei bailaores per l'improvvisazione; la seguiriya, uno dei canti più tragici. Una serata di flamenco è quasi sempre un viaggio fra palos diversi.
Il duende
La parola duende, citata anche nella presentazione dello spettacolo, deve molto a Federico García Lorca, che nel 1933, in una conferenza tenuta a Buenos Aires, la usò per indicare quella forza misteriosa che attraversa l'artista nel momento di massima verità. Nel flamenco è il complimento più alto: si dice che un cantaor o un bailaor ha duende quando il pubblico smette di respirare.
Il baile maschile, una lunga storia
Il flamenco maschile ha una storia lunga e piena di figure leggendarie, e FlaMENcos si inserisce consapevolmente in questa tradizione.
Il baile de hombre, la danza dell'uomo, è stato a lungo caratterizzato dal lavoro dei piedi, il zapateado, dalla postura verticale, dalle braccia tenute alte e composte. Per decenni si è parlato di un modo maschile e di un modo femminile di ballare flamenco, con codici distinti. Il Novecento ha rimescolato le carte: grandi danzatori hanno portato nel baile una libertà nuova, contaminandolo con la danza classica e contemporanea.
Antonio Gades e il cinema
Per il grande pubblico internazionale il volto del flamenco maschile è stato per anni quello di Antonio Gades, protagonista con il regista Carlos Saura di film come Bodas de sangre e Carmen, che nei primi anni Ottanta portarono il flamenco nelle sale di mezzo mondo.
Una domanda contemporanea
FlaMENcos riprende questa storia e le fa una domanda di oggi: che cosa vuol dire essere uomo sulla scena del flamenco nel ventunesimo secolo? La risposta, promette la produzione, non è una sola. È una scelta che rende lo spettacolo interessante anche per chi del flamenco sa poco: si guarda il baile e si pensa ad altro, al corpo, all'identità, a come ci si mostra agli altri.
Il Teatro Ghione, la sala di un'attrice a due passi da San Pietro
Il Teatro Ghione è una sala di circa 500 posti in Via delle Fornaci 37, fra il Vaticano e le pendici del Gianicolo, fondata e diretta per venticinque anni dall'attrice Ileana Ghione.
Il cartellone ha alternato per decenni la prosa classica, con Wilde, Pirandello, Shakespeare e Goldoni, ai concerti e agli spettacoli di danza. La sala ha dimensioni generose per un teatro romano, ma resta raccolta: dalla platea il palco è vicino, e per uno spettacolo di flamenco, dove il suono dei piedi sulle tavole fa parte della musica, la vicinanza conta.
La nascita nel 1980
Il 9 dicembre 1980 Ileana Ghione acquistò e riadattò il vecchio teatro di Via delle Fornaci, che da allora porta il suo nome. Per un'attrice era una scelta rara: diventare imprenditrice di se stessa, prendersi il rischio di una sala in una zona senza tradizione teatrale e costruirvi un repertorio.
Ileana Ghione
Nata a Cortemilia, in Piemonte, il 15 gennaio 1931, Ileana Ghione si era formata negli anni Cinquanta all'Accademia d'arte drammatica di Roma, con Sergio Tofano fra i suoi insegnanti. Negli anni Sessanta fu uno dei volti più popolari degli sceneggiati televisivi, da Jane Eyre a Una tragedia americana, da David Copperfield a I Buddenbrook, da Madame Curie a Una donna, e recitò Come le foglie di Giacosa accanto a Tino Carraro. Nel 2001 il presidente Carlo Azeglio Ciampi la nominò Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica.
I servizi
Il portale turistico di Roma Capitale segnala il Ghione come accessibile alle persone con disabilità e indica anche un servizio di dog sitting. Il teatro risponde al 06 6372294 e all'indirizzo info@teatroghione.it.
Come arrivare al Teatro Ghione per FlaMENcos
La soluzione più comoda per raggiungere il Teatro Ghione è il treno regionale fino alla stazione di Roma San Pietro, servita dalle linee FL3 e FL5, a pochi minuti a piedi da Via delle Fornaci.
In treno
La stazione di Roma San Pietro fu aperta nel 1894 con la linea per Viterbo. Oggi è servita dai treni regionali FL3 e FL5, ha una fermata di autobus e un posteggio di taxi. Da Ostiense e da Trastevere si arriva in pochi minuti; dalla stazione si sale lungo Via delle Fornaci fino al teatro.
In autobus
Gli autobus che servono la zona fanno capo alla stazione di San Pietro e a Largo di Porta Cavalleggeri, all'imbocco di Via delle Fornaci. Il sabato sera le frequenze si diradano: per il ritorno dopo la recita delle 20 conviene controllare le corse sul sito dell'ATAC prima di uscire di casa.
In metro
La metropolitana non passa vicino al Ghione. Le fermate più vicine della linea A sono in zona Prati, e da lì servono una ventina di minuti a piedi attraverso Borgo e Piazza San Pietro: una bella passeggiata all'andata, meno comoda al ritorno.
In auto
Le strade più vicine alla basilica sono soggette a limitazioni al traffico e il sabato il parcheggio su strada è difficile. Le vie residenziali verso Via Gregorio VII e il Gianicolo offrono qualche possibilità in più. Il taxi resta la scelta più semplice, soprattutto per la seconda recita.
Le 18 o le 20: quale recita scegliere
FlaMENcos al Ghione ha due recite nello stesso giorno, alle 18 e alle 20, e la scelta cambia il modo di vivere la serata.
La recita delle 18
La prima recita finisce intorno alle 19.15 e lascia libera tutta la serata. È la scelta giusta per chi viene con i bambini, per chi arriva da fuori Roma e deve ripartire, per chi vuole cenare con calma dopo lo spettacolo. Il 10 ottobre il sole tramonta intorno alle 18.40: si entra con la luce del giorno e si esce a sera fatta.
La recita delle 20
La seconda recita è quella più classica, da serata a teatro: aperitivo prima, spettacolo, dopoteatro in Borgo o a Prati. Finisce intorno alle 21.15, un orario ancora comodo per i mezzi pubblici e per una cena tardiva.
Una curiosità su FlaMENcos al Teatro Ghione — 10 ottobre 2026
La curiosità più bella riguarda la strada in cui si trova il teatro. Via delle Fornaci prende il nome dalle fornaci di laterizi che per secoli lavorarono in questa zona, fra le Mura leonine e le pendici del Gianicolo: l'argilla del terreno era ideale per mattoni e tegole, e una parte dei mattoni della Roma papale è uscita da qui. C'è qualcosa di coerente nel portare in una strada nata dal lavoro del fuoco uno spettacolo come FlaMENcos, che del fuoco ha fatto la propria cifra.
La seconda curiosità riguarda lo strumento che batte il tempo. Il cajón, oggi presente in quasi ogni spettacolo di flamenco, non è andaluso: è una cassa di legno nata in Perù, dove era suonata nella musica afroperuviana. È entrata nel flamenco negli anni Settanta, quando il gruppo di Paco de Lucía la adottò dopo un viaggio in America Latina. In mezzo secolo è diventata così flamenca che molti spettatori la considerano tradizionale.
La terza riguarda il titolo. Scritto con le lettere centrali in maiuscolo, FlaMENcos contiene la parola inglese men, uomini: un gioco tipografico che anticipa tutta la poetica dello spettacolo prima ancora che si alzi il sipario.
Una cosa che non ti dice nessuno su FlaMENcos al Teatro Ghione — 10 ottobre 2026
Quello che nessuno dice è che per il flamenco il posto in sala conta più che per quasi ogni altro spettacolo. Il suono dei piedi dei bailaores sulle tavole del palco è parte della partitura, e le file vicine lo sentono come un colpo nel petto. Le file in fondo sentono la musica, ma perdono qualcosa della fisicità. Il sistema di vendita scelto dalla produzione assegna il posto dentro la zona acquistata secondo l'ordine di arrivo: tradotto, chi arriva presto sceglie meglio. Arrivate almeno mezz'ora prima.
La seconda cosa riguarda il pubblico. In una sala romana il flamenco richiama spesso allievi delle scuole di baile, spagnoli e latinoamericani che vivono in città, appassionati che conoscono i palos a memoria. Non stupitevi se durante lo spettacolo partono palmas e olé dal pubblico: nel flamenco il jaleo è parte del rito, e un bailaor si nutre della risposta della sala. Unirsi con discrezione è permesso; interrompere un silenzio no.
La terza cosa riguarda la zona. Il sabato sera, dopo le 20, l'area intorno al Vaticano si svuota rapidamente. Per un dopoteatro con più vita bisogna spostarsi verso Borgo, Prati o Trastevere.
Il consiglio che ti do per visitare FlaMENcos al Teatro Ghione — 10 ottobre 2026
Conviene scegliere la recita delle 18 e arrivare a San Pietro un'ora prima. Il 10 ottobre il sole tramonta poco prima delle 18.40, e verso le 17 il colonnato del Bernini prende una luce calda e bassa che nelle ore centrali non ha mai. Da Piazza San Pietro al Ghione sono pochi minuti a piedi, passando per Largo di Porta Cavalleggeri. Si entra in teatro con gli occhi pieni di travertino e si esce alle 19.15 con la serata davanti.
Secondo consiglio: se è il vostro primo flamenco dal vivo, non cercate una trama. Guardate i piedi, poi le mani, poi lo sguardo fra cantaor e bailaor: è in quello scambio che succedono le cose. E ascoltate il chitarrista, che spesso decide il destino del pezzo senza che il pubblico se ne accorga.
Terzo consiglio: se viaggiate in gruppo, organizzatevi con un unico acquisto per stare nella stessa zona. Per gruppi, aziende o scuole che vogliono unire la visita dell'area vaticana e la serata a teatro, un itinerario su misura si costruisce con Tour Leader Pro.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che il flamenco è spagnolo, anzi andaluso. È meno citato quanto Roma abbia avuto a che fare con la Spagna, e proprio in questa parte di città. Il Borgo e il Vaticano furono per secoli luoghi di residenza di cardinali, ambasciatori e mercanti spagnoli, e a pochi minuti dal Ghione si incontrano le tracce di uno dei papi più spagnoli della storia: Alessandro VI Borgia, nato a Xàtiva, nel regno di Valencia. Sull'arco di Porta Cavalleggeri, all'imbocco di Via delle Fornaci, sono ancora visibili due stemmi dei Borgia, fatti apporre dopo i restauri voluti da papa Alessandro intorno al 1500.
Un secondo fatto, sul teatro: Ileana Ghione era stata allieva di Sergio Tofano, l'inventore del Signor Bonaventura, all'Accademia d'arte drammatica. Tofano insegnava la leggerezza e la precisione del gesto, due qualità che il flamenco conosce benissimo.
Terzo fatto, sulla stazione di San Pietro, che serve il teatro: con il suo aspetto da stazione di provincia è stata a lungo un set cinematografico, e ci hanno girato scene Totò, Alberto Sordi e Virna Lisi. Dalla stazione parte anche il brevissimo raccordo della ferrovia Vaticana, che entra nel territorio della Città del Vaticano.
La foto giusta da fare a FlaMENcos al Teatro Ghione — 10 ottobre 2026
La foto giusta si fa prima della recita, da Largo di Porta Cavalleggeri, con la cupola di San Pietro che spunta sopra le Mura leonine. È una delle inquadrature più belle e meno fotografate della cupola: di lato, con le mura in primo piano e senza la folla della piazza. Alla luce del tardo pomeriggio di ottobre il travertino diventa quasi dorato.
La seconda foto è quella davanti alla facciata del Ghione, con il nome del teatro e la locandina dello spettacolo: è la foto ricordo della serata, da fare con calma prima di entrare, quando il marciapiede è ancora tranquillo.
Durante lo spettacolo niente foto né video. Il flamenco vive di concentrazione, e un telefono acceso in platea disturba l'interprete più di quanto si immagini. Alla fine, durante gli applausi e i saluti, è normale che qualcuno scatti: quella è la foto da fare, con i sei artisti in fila sul proscenio.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La zona del Teatro Ghione ha una storia antica. Qui correvano le Mura leonine, costruite da papa Leone IV nel IX secolo per proteggere la basilica di San Pietro dopo il sacco dei Saraceni dell'846. Porta Cavalleggeri, una delle aperture della cinta, fu restaurata sotto Alessandro VI Borgia intorno al 1500 e prese il nome attuale dalla caserma della guardia a cavallo del papa, costruita accanto sotto Pio IV.
Il 30 aprile 1849 a Porta Cavalleggeri si combatté il primo attacco delle truppe francesi contro la Repubblica Romana. La porta era difesa da reparti della Guardia nazionale e da truppe ex pontificie, e fra i difensori c'era un giovane attore destinato a una carriera straordinaria, Tommaso Salvini. Quel giorno i francesi furono respinti.
Nel 1894 viene aperta la stazione di San Pietro, sulla linea per Viterbo. Il 9 dicembre 1980 Ileana Ghione acquista il vecchio teatro di Via delle Fornaci e lo riapre con il suo nome. Il 25 novembre 1986 vi va in scena Candida di George Bernard Shaw con la regia di Silverio Blasi. Il 3 dicembre 2005 la stessa Ghione, mentre recita l'Ecuba di Euripide sul suo palco, accusa un malore e muore poche ore dopo; la camera ardente viene allestita nel teatro.
Chi è passato da FlaMENcos al Teatro Ghione — 10 ottobre 2026
Il nome che domina la storia di questo teatro è quello di Ileana Ghione: allieva di Sergio Tofano, volto degli sceneggiati televisivi degli anni Sessanta, compagna di scena di Tino Carraro in Come le foglie, fondatrice e direttrice della sala per venticinque anni, Grande Ufficiale della Repubblica. Sul suo palco sono passati i classici del repertorio, da Shaw con la regia di Silverio Blasi alle tragedie greche, fino all'Ecuba che fu la sua ultima interpretazione.
Nel quartiere intorno sono passati papi e soldati: i Borgia, che restaurarono Porta Cavalleggeri e vi lasciarono i loro stemmi; Pio IV, che diede il nome alla porta con la caserma della sua cavalleria; i difensori della Repubblica Romana del 1849, fra cui Tommaso Salvini, che nell'Ottocento sarebbe diventato uno dei più celebri interpreti di Otello. Alla stazione di San Pietro hanno recitato davanti alla macchina da presa Totò, Alberto Sordi e Virna Lisi.
Il 10 ottobre 2026 passano dal Ghione i sei artisti di FlaMENcos: i bailaores Cristian Pérez, José Viñas e Rubén Puertas, il cantaor Juan Debel, il chitarrista Antonio González e il percussionista Manuel Moncadita, arrivati a Roma con la tournée di Wow Stage Events dopo la data di Bilbao del 3 ottobre.
Come organizzare la serata di FlaMENcos
Per FlaMENcos del 10 ottobre la giornata ideale unisce la zona vaticana nel pomeriggio, lo spettacolo al Ghione e una cena fra Borgo e Prati.
Il pomeriggio
Chi arriva da un altro quartiere o da fuori Roma può dedicare il pomeriggio alla zona di San Pietro: la piazza, il colonnato, la salita verso il Gianicolo. A metà ottobre, con il caldo ormai passato e la luce bassa, sono luoghi che si godono meglio che in estate.
Prima di entrare
Arrivate al teatro almeno mezz'ora prima dell'inizio. Il posto viene assegnato all'interno della zona acquistata secondo l'ordine di arrivo, e chi entra per primo sceglie le file migliori. Chi ha prenotato per telefono deve anche ritirare i biglietti.
Dopo lo spettacolo
Dopo la recita delle 18 si ha tutta la sera per una cena: Borgo e Prati sono a una passeggiata di distanza, Trastevere a pochi minuti di taxi. Dopo quella delle 20 le stesse zone restano la scelta migliore per un dopoteatro, con i locali che il sabato chiudono tardi.
Roma a metà ottobre
Il secondo fine settimana di ottobre è uno dei momenti migliori dell'anno per stare a Roma: le giornate sono ancora tiepide, le serate fresche ma piacevoli, i flussi turistici meno pesanti rispetto all'estate.
È anche il periodo in cui i teatri romani entrano nel pieno della stagione: i cartelloni sono ormai avviati e accanto alla prosa trovano spazio la danza, la musica e le tournée internazionali come quella di FlaMENcos. Il sole tramonta intorno alle 18.40: portate una giacca leggera per il ritorno. E se il tempo lo permette, una passeggiata serale lungo il Tevere, da Castel Sant'Angelo a Ponte Sisto, chiude la giornata nel modo migliore.
Cosa vedere intorno al Teatro Ghione
Il Teatro Ghione si trova nella zona più visitata del mondo cattolico, fra San Pietro, Borgo e il Gianicolo: chi arriva presto ha solo l'imbarazzo della scelta.
Piazza e Basilica di San Pietro
Piazza San Pietro è a pochi minuti a piedi. Il sabato pomeriggio la Basilica di San Pietro è aperta ai visitatori, con i controlli di sicurezza all'ingresso: conviene informarsi sugli orari prima di pianificare la visita.
Borgo e Castel Sant'Angelo
Fra San Pietro e il Tevere si stende il rione Borgo, con le sue vie parallele a Via della Conciliazione e il Passetto di Borgo, il corridoio sopraelevato che collega i palazzi vaticani a Castel Sant'Angelo.
Il Gianicolo
Alle spalle del teatro sale il Gianicolo, con la sua terrazza sulla città e, a metà salita, Sant'Onofrio al Gianicolo. Più a sud si apre Villa Doria Pamphilj, il parco più grande di Roma.
I Musei Vaticani
Per chi ha tutta la giornata, i Musei Vaticani sono dall'altra parte delle mura, raggiungibili a piedi. Una mattina ai musei e un pomeriggio di flamenco al Ghione fanno un sabato romano che si organizza senza prendere un mezzo.
Dove mangiare prima o dopo FlaMENcos
Intorno al Teatro Ghione l'offerta è quella tipica della zona vaticana: molta ristorazione per turisti vicino alla piazza, locali più autentici nelle strade residenziali.
Prima dello spettacolo
Nelle vie fra Via delle Fornaci, Via Gregorio VII e le pendici del Gianicolo si trovano pizzerie, trattorie e bar frequentati soprattutto da chi abita nel quartiere. Per un aperitivo prima della recita delle 20 sono la scelta migliore; i locali affacciati su Via della Conciliazione e sulla piazza sono pensati per un altro pubblico.
Dopo lo spettacolo
Per cenare dopo la recita conviene spostarsi a Borgo, dove alcune trattorie restano aperte fino a tardi, a Prati, verso Via Cola di Rienzo, oppure a Trastevere. Chi vuole restare in tema spagnolo troverà in città diversi locali di tapas: meglio prenotare, il sabato sera.
Accessibilità, bambini e famiglie a FlaMENcos
Il Teatro Ghione è segnalato come accessibile alle persone con disabilità dal portale turistico di Roma Capitale, e FlaMENcos, con la sua durata contenuta, si presta anche a un pubblico giovane.
Persone con disabilità
Per chi usa la sedia a rotelle o ha bisogno di assistenza è utile telefonare al teatro prima della serata, al 06 6372294, per sapere come è organizzato l'accesso in sala e dove si trovano i posti riservati.
Con i bambini
Un'ora e un quarto di musica e danza dal vivo, senza dialoghi da seguire, è un buon primo incontro con il flamenco per i ragazzi. La recita delle 18 è la più adatta: finisce presto e lascia il tempo per una cena tranquilla. Per i più piccoli il volume delle percussioni e dei piedi sul palco può essere intenso: meglio evitare le prime file.
Con il cane
Il portale turistico ufficiale segnala per il Ghione un servizio di dog sitting: chi viene con il cane può chiedere al teatro come funziona prima di acquistare.
Domande frequenti su FlaMENcos al Teatro Ghione
Quando va in scena FlaMENcos a Roma?
FlaMENcos va in scena al Teatro Ghione di Roma sabato 10 ottobre 2026 con due recite, alle 18.00 e alle 20.00. Lo spettacolo dura circa un'ora e un quarto ed è prodotto da Wow Stage Events, che porta la tournée in Italia dopo la data di Bilbao.
Dove si trova il Teatro Ghione?
Il Teatro Ghione si trova in Via delle Fornaci 37, a pochi passi da Piazza San Pietro e da Largo di Porta Cavalleggeri. La stazione più vicina è Roma San Pietro, servita dai treni regionali FL3 e FL5, a pochi minuti a piedi dal teatro.
Quanto costano i biglietti di FlaMENcos?
Per FlaMENcos al Teatro Ghione il sito ufficiale del produttore indica prezzi da 33 a 44 euro a seconda della zona. Il posto viene assegnato il giorno dello spettacolo all'interno della zona scelta, secondo l'ordine di arrivo. Si prenota anche al 328 0183987.
Chi sono gli artisti di FlaMENcos?
In FlaMENcos ballano Cristian Pérez, José Viñas e Rubén Puertas; canta Juan Debel; suona la chitarra flamenca Antonio González; alle percussioni c'è Manuel Moncadita. Sono sei interpreti, tutti uomini, come vuole l'idea dello spettacolo.
Perché lo spettacolo si chiama FlaMENcos?
FlaMENcos contiene nel titolo la parola inglese men, uomini, evidenziata dalle maiuscole. Lo spettacolo è interpretato solo da uomini e racconta attraverso danza, canto e chitarra modi diversi di vivere la mascolinità nel flamenco.
FlaMENcos è adatto ai bambini?
FlaMENcos al Teatro Ghione dura circa un'ora e un quarto e non ha dialoghi da seguire, quindi si presta anche ai ragazzi. La recita delle 18 è la più comoda per le famiglie; per i più piccoli meglio evitare le prime file, dove il suono dei piedi e delle percussioni è più forte.
Il Teatro Ghione è accessibile?
Il Teatro Ghione è indicato come accessibile alle persone con disabilità dal portale turistico di Roma Capitale. Per organizzare l'arrivo in sala e sapere dove si trovano i posti riservati conviene telefonare prima al 06 6372294.
Il nostro giudizio
C'è molto flamenco da cartolina, fatto di volant e sorrisi di maniera. FlaMENcos promette l'opposto: sei uomini, niente scenografia da souvenir, il corpo maschile messo davanti a una domanda vera. Un'ora e un quarto è la misura giusta per il flamenco, che si consuma in fretta e brucia molto. Prendete la recita delle 18, arrivate presto per stare vicini al palco e, quando il bailaor si ferma e il cantaor attacca, trattenete il respiro: è lì che si capisce se c'è il duende.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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