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Communia

Communia è uno spazio sociale autogestito nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, nato da un’occupazione il 7 aprile 2013 con l’obiettivo dichiarato di offrire servizi per il quartiere e per gli studenti universitari della vicina Sapienza. Nel corso di quello stesso anno, in un quartiere che negli anni Dieci ha visto diverse occupazioni a scopo sociale, l’esperienza si è consolidata negli edifici dell’ex complesso industriale delle Officine Piaggio, in viale dello Scalo di San Lorenzo. Da allora Communia porta avanti attività di mutuo soccorso, autoproduzione culturale fuori dal circuito commerciale e iniziative rivolte al quartiere, restando uno dei punti di riferimento della rete di spazi occupati che negli ultimi decenni ha segnato l’identità di San Lorenzo, insieme al Container San Lorenzo e alla vicina Palestra Popolare San Lorenzo, realtà distinta che condivide lo stesso spirito di autogestione ma non gli spazi. La vicenda di Communia, negli anni, si è intrecciata con quella degli immobili che occupa: un’asta giudiziaria conclusa nel dicembre 2021 e una lunga trattativa politica sull’area, ancora aperta secondo le fonti più recenti reperibili, ne fanno oggi tanto una tappa di interesse sociale e culturale quanto un caso di studio sulle dinamiche urbanistiche e immobiliari di un pezzo di Roma contemporanea.

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Communia: cosa sapere prima di partire

Chi arriva a Communia per la prima volta deve mettere in conto una cosa semplice: non è un museo, non è un locale con orari fissi da consultare su un sito istituzionale, e non è pensato per il turista che passa un’ora e va via. È uno spazio politico e sociale gestito da un collettivo di attivisti, aperto al quartiere attraverso assemblee, eventi, sportelli e iniziative culturali che si susseguono secondo un calendario comunicato di volta in volta sui canali social del collettivo. Chi cerca un’esperienza da inserire in un itinerario turistico classico di Roma troverà qui qualcosa di diverso: un pezzo vivo della storia recente della città, utile a capire San Lorenzo oltre la cartolina del quartiere universitario e della movida.

Che cos’è Communia e dove si trova

L’indirizzo che ricorre nelle fonti giornalistiche, dal 2019 in avanti, è viale dello Scalo di San Lorenzo 33, nel tratto compreso fra questa strada e via dei Lucani, all’interno di quello che a San Lorenzo viene chiamato il quadrilatero, l’area del vecchio scalo merci e delle fabbriche dismesse a ridosso della ferrovia. Gli edifici occupati sono gli ex capannoni delle Officine Piaggio, un complesso industriale che ha smesso di produrre da decenni e che il collettivo ha riqualificato con lavori di pulizia, tinteggiatura e messa in sicurezza autogestiti, senza fondi pubblici. La definizione che il collettivo dà di sé, ripresa dalle testate che se ne sono occupate, è quella di uno spazio sociale di autorganizzazione e mutuo soccorso, un laboratorio per l’autoproduzione fuori mercato e la cultura indipendente.

Come funziona l’autogestione a Communia

Il modello organizzativo di Communia è quello tipico dei centri sociali e degli spazi occupati italiani nati fra gli anni Novanta e il primo decennio degli anni Duemila: un collettivo di attivisti gestisce lo spazio attraverso assemblee periodiche, senza gerarchie formali riconosciute e senza fini di lucro, finanziando le attività con le offerte raccolte durante gli eventi, con le cene sociali e con il lavoro volontario di chi frequenta lo spazio. Non esiste un biglietto da acquistare in anticipo, non esiste una segreteria con orari d’ufficio, e le decisioni sulla programmazione, sulla gestione degli spazi interni e sulle iniziative da sostenere passano attraverso le assemblee pubbliche periodicamente annunciate sui canali del collettivo. È un funzionamento che chi è abituato a prenotare un evento con largo anticipo su una piattaforma online può trovare spiazzante, ma che è la norma per questo tipo di spazi in tutta Italia, da Milano a Napoli, e che a San Lorenzo convive da decenni con l’offerta più convenzionale del quartiere universitario.

Dal 2013 a oggi: la storia in breve

La cronologia documentata comincia il 7 aprile 2013, data in cui un gruppo di attivisti occupa uno stabile a San Lorenzo annunciando l’apertura di servizi per il quartiere e per gli studenti, come riportato da RomaToday lo stesso giorno. Pochi mesi più tardi, il 15 agosto 2013, un altro immobile occupato dal collettivo nello stesso periodo, gli ex fonderie Bastianelli in via dei Sabelli, viene sgomberato in un blitz all’alba durante il ponte di Ferragosto, come racconta il manifesto in un articolo del 16 agosto 2013: l’occupazione era nata come protesta contro la demolizione delle fonderie e la costruzione di un edificio residenziale di pregio al loro posto, e lo sgombero suscitò le proteste dei comitati di quartiere. Le fonti disponibili non ricostruiscono in dettaglio il passaggio fra le diverse sedi occupate nel corso del 2013, ma è documentato che l’esperienza chiamata Communia si è poi stabilizzata negli edifici dell’ex complesso Piaggio di viale dello Scalo di San Lorenzo, dove risultava attiva già nel 2018, quando il manifesto la raccontava in un articolo del 25 ottobre di quell’anno dedicato al ruolo dello spazio occupato come luogo sicuro per le donne del quartiere.

Da quella sede, negli anni successivi, Communia ha continuato a ospitare iniziative pubbliche: un articolo di DINAMOpress del 22 maggio 2019 annuncia due giornate di eventi, dal 24 al 25 maggio di quell’anno, con assemblea pubblica sulla difesa del quartiere, un torneo di calcio a inclusione sociale, un workshop su autodeterminazione e diritti rivolto a donne e soggettività LGBTQI+, letture di poesia della Scuola di Italiano per Migranti e una cena solidale. RomaToday, in un servizio video dedicato allo spazio, lo ha descritto come un luogo che va dall’aula studio aperta fino a sera alla sartoria per migranti, passando per uno sportello sindacale, sintetizzando così le tre funzioni più stabili nel tempo: studio, lavoro sartoriale e tutela dei diritti dei lavoratori.

I murales e l’arte urbana sulla facciata di Communia

Uno degli aspetti più fotografati di Communia, indipendentemente dalla partecipazione a un evento specifico, è la facciata esterna degli ex capannoni Piaggio, interamente coperta da murales, scritte politiche e opere di street art che si sono sovrapposte nel corso degli anni. Non è un progetto di arte pubblica commissionato da un’istituzione, come accade per alcuni murales più noti di Roma, ma un lavoro spontaneo e collettivo, aggiornato in occasione delle diverse fasi della vicenda dello spazio: fra le opere documentate dalla stampa locale c’è un murale realizzato nel dicembre 2021, proprio nei giorni dell’asta giudiziaria degli immobili, a testimonianza di come la parete esterna dello spazio funzioni anche da bacheca visiva delle sue battaglie più recenti.

Per chi si interessa di street art romana, San Lorenzo nel suo complesso è uno dei quartieri più densi di interventi murali della città, non solo per merito di Communia: il fenomeno riguarda decine di facciate, saracinesche e muri di cinta dell’intero quadrilatero, ed è cresciuto in parallelo alla trasformazione universitaria e giovanile del quartiere. Una passeggiata che parta da Communia e prosegua verso via dei Volsci e via degli Equi permette di vedere buona parte di questo patrimonio informale senza bisogno di una mappa specifica, semplicemente seguendo le strade più frequentate dagli studenti.

Come arrivare a Communia

San Lorenzo è uno dei quartieri più centrali di Roma e Communia, trovandosi nella parte del quartiere più vicina alla stazione Termini, è fra le mete occupate più facili da raggiungere senza auto di tutta la città.

In treno e in metro

Il punto di riferimento è la stazione di Roma Termini, da cui il quartiere di San Lorenzo dista una passeggiata di circa quindici o venti minuti a piedi, superando via Tiburtina e via dei Reti. Chi preferisce la metropolitana può scendere alla fermata Policlinico della linea B, che si affaccia sul lato opposto del quartiere rispetto allo scalo ferroviario, e da lì proseguire a piedi in dieci minuti circa attraversando il reticolo di vie intitolate a popoli dell’Italia antica, come via dei Sabelli, via dei Marsi e via dei Volsci, che dà il nome anche al centro sociale storico del quartiere. In alternativa, la stazione di Roma Tiburtina, servita dall’alta velocità e dalle linee regionali, dista una decina di minuti a piedi verso ovest.

In autobus e tram

Diverse linee di superficie dell’Atac collegano San Lorenzo al resto della città passando su via Tiburtina o su via dei Volsci: la zona è servita da autobus diretti verso il centro storico, verso il Nomentano e verso l’Esquilino. La frequenza e i numeri di linea vanno verificati sull’app Atac o su Google Maps il giorno stesso, perché i percorsi urbani sono soggetti a modifiche più frequenti di quanto accada su una linea ferroviaria.

In auto, in bici e a piedi

Arrivare in auto ha senso solo se si viene da fuori Roma, perché il quartiere ricade in gran parte in zone a traffico limitato e la sosta libera è scarsa nelle ore diurne dei giorni feriali. Chi si muove in bicicletta trova in San Lorenzo uno dei quartieri più adatti della capitale, con distanze brevi dal centro storico, dalla Sapienza e dall’Esquilino. A piedi, il quartiere si attraversa da un capo all’altro in meno di venti minuti, il che rende Communia facilmente inseribile in una passeggiata che tocchi anche il resto di San Lorenzo.

Da fuori Roma: aeroporti e stazioni principali

Chi arriva a Roma per la prima volta e organizza una tappa a Communia dentro un itinerario più ampio può orientarsi con le distanze dai due scali principali: l’aeroporto di Fiumicino, collegato a Termini dal treno Leonardo Express in circa mezz’ora, e l’aeroporto di Ciampino, più piccolo e servito da autobus verso Termini o verso la fermata della metropolitana Anagnina. Da Termini, come detto, San Lorenzo si raggiunge a piedi in un quarto d’ora abbondante. Per chi arriva in treno da altre città italiane, sia Termini sia Tiburtina sono comode, ma Tiburtina, essendo più vicina al lato occidentale del quartiere, verso lo scalo merci storico, è in alcuni casi la scelta più rapida per raggiungere direttamente viale dello Scalo di San Lorenzo.

Quando andare a Communia

Non essendo un luogo con orario di apertura al pubblico paragonabile a un museo o a un negozio, la domanda giusta da farsi non è quando è aperto, ma quando succede qualcosa. Il collettivo organizza assemblee, presentazioni, concerti, cene sociali e iniziative tematiche con un calendario che cambia di settimana in settimana e che viene comunicato attraverso i canali social dello spazio, in particolare la pagina Facebook e il profilo che il collettivo usa per gli annunci pubblici. Chi vuole partecipare a un evento specifico deve quindi controllare gli annunci nei giorni precedenti, piuttosto che presentarsi senza informazioni.

Gli orari e i giorni indicati nelle cronache di singoli eventi, come le due giornate di maggio raccontate da DINAMOpress nel 2019, valgono per quella specifica occasione e non vanno considerati un orario fisso: sono fotografie di un momento preciso, non una regola stabile nel tempo. Per lo stesso motivo, in questa pagina non vengono riportati orari settimanali che non risultano confermati da una fonte datata.

Da un punto di vista stagionale, la vita di quartiere di San Lorenzo, e con essa la frequenza degli eventi pubblici organizzati da spazi come Communia, tende a rallentare nei mesi estivi più caldi, quando l’università è chiusa e una parte della popolazione studentesca lascia la città, e a intensificarsi fra ottobre e maggio, in coincidenza con l’anno accademico della Sapienza. Non è una regola scritta da nessuna parte, ma un andamento coerente con il resto della vita universitaria del quartiere, ed è ragionevole aspettarsi un calendario di iniziative più fitto nei mesi non estivi rispetto a luglio e agosto.

San Lorenzo, il quartiere che spiega Communia

Per capire perché a San Lorenzo esistono ancora spazi come Communia bisogna guardare alla storia urbanistica del quartiere, che è diversa da quella della maggior parte dei rioni del centro di Roma. San Lorenzo nasce alla fine dell’Ottocento come quartiere operaio, costruito a ridosso della stazione Termini e dello scalo merci ferroviario per ospitare i lavoratori delle fabbriche e delle infrastrutture che stavano nascendo nella Roma post unitaria: da qui derivano sia il nome del quartiere, legato alla basilica paleocristiana attorno a cui si sviluppò, sia il reticolo di strade dedicate a popoli dell’Italia preromana, via dei Sabelli, via dei Marsi, via dei Volsci, via dei Peligni, che ancora oggi struttura la zona.

La vocazione popolare del quartiere fu segnata in modo drammatico dai bombardamenti alleati del 19 luglio 1943, uno degli episodi più gravi subiti da Roma durante la seconda guerra mondiale, che colpirono duramente proprio San Lorenzo per la vicinanza allo scalo ferroviario, obiettivo strategico dei raid. Nel dopoguerra il quartiere mantenne a lungo un tessuto sociale popolare, con un tasso di occupazione operaia superiore alla media cittadina, prima di conoscere, a partire dagli anni Novanta, una trasformazione profonda legata alla vicinanza con la Città Universitaria della Sapienza: gli affitti bassi e la posizione centrale attirarono prima gli studenti fuori sede, poi un’offerta di locali serali sempre più fitta, fino a rendere San Lorenzo uno dei quartieri simbolo della vita notturna romana.

È in questo passaggio, fra il quartiere operaio del Novecento e quello universitario e della movida di oggi, che si inserisce la storia delle occupazioni sociali di San Lorenzo, di cui Communia è una delle esperienze più longeve e più raccontate dalla stampa locale. Il fenomeno non riguarda solo Communia: nello stesso quadrilatero, negli stessi anni, altre realtà autogestite come il Container San Lorenzo hanno occupato spazi dismessi dello stesso comparto industriale, dando vita a una rete di luoghi che, pur con storie e vicende giudiziarie diverse, condividono la stessa origine nella dismissione delle fabbriche e degli scali merci che un tempo davano lavoro al quartiere.

Quanto costa Communia

Communia è uno spazio autogestito e non a scopo di lucro: l’ingresso alle assemblee e alla maggior parte delle iniziative pubbliche è generalmente libero o a offerta, mentre alcune attività specifiche, come le cene sociali organizzate in occasione di eventi a tema, prevedono un contributo. Nel caso della cena solidale organizzata da Fattoria42 durante le due giornate di maggio 2019 raccontate da DINAMOpress, il contributo richiesto era di 15 euro, cifra riferita a quella specifica serata e non un prezzo fisso da aspettarsi in ogni occasione. Come per gli orari, qualunque cifra economica legata a un evento specifico va verificata sull’annuncio di quell’iniziativa, perché varia da occasione a occasione e non esiste un listino stabile per l’accesso allo spazio.

Vale la pena aggiungere una precisazione per chi è abituato ai prezzi del centro storico di Roma: anche quando un’iniziativa prevede un contributo, si tratta in genere di cifre pensate per coprire i costi diretti dell’evento, come il cibo di una cena sociale o il compenso di chi si esibisce in un concerto, e non di un margine commerciale. È una logica diversa da quella di un locale privato, coerente con la natura non profit dello spazio, e spiega perché le cifre che compaiono nelle cronache di singoli eventi restano generalmente contenute rispetto ai prezzi medi della ristorazione o degli spettacoli a pagamento nel resto della città.

Communia con i bambini

Communia nasce come spazio politico e sociale rivolto principalmente al quartiere, agli studenti e alle persone migranti che si rivolgono allo sportello sindacale o alla sartoria, più che come meta pensata per le famiglie con bambini piccoli. Alcune iniziative, come i tornei di calcio a inclusione sociale documentati nel 2019, hanno un taglio comunitario che può coinvolgere anche ragazzi e adolescenti del quartiere, ma non risultano fonti che descrivano un’offerta stabile e strutturata di attività pensate specificamente per l’infanzia, del tipo di un laboratorio didattico o di uno spazio gioco permanente. Chi viaggia con bambini piccoli e vuole comunque fare tappa a San Lorenzo trova nel quartiere altre soste più indicate, a partire dal grande parco della vicina Porta Maggiore e dalle piazze pedonali intorno alla Sapienza, mentre per un’iniziativa specifica di Communia rivolta anche ai più giovani la scelta più sicura resta controllare in anticipo il programma pubblicato sui canali del collettivo.

Un’eccezione da tenere presente è il calcio a inclusione sociale, documentato come parte delle iniziative organizzate dal collettivo in almeno un’occasione pubblica nel 2019: sono attività che, quando compaiono nel calendario, possono coinvolgere anche adolescenti e ragazzi del quartiere, in un contesto comunitario diverso da un centro sportivo tradizionale. Per il resto, una famiglia con bambini molto piccoli troverà a San Lorenzo un quartiere pedonale e tranquillo durante il giorno, ma privo di un’offerta specifica di intrattenimento per l’infanzia paragonabile a quella di un parco a tema o di un museo per famiglie, ed è bene arrivare consapevoli di questa differenza prima di programmare la giornata.

Dove mangiare vicino a Communia

San Lorenzo è uno dei quartieri romani con la maggiore concentrazione di locali per pranzo e cena, esito diretto della sua storia di quartiere popolare e poi universitario: pizzerie al taglio, trattorie storiche, forni, enoteche e locali serali si affiancano lungo via dei Sabelli, via dei Volsci, via degli Equi e sul lato di via Tiburtina, a pochi minuti a piedi da Communia. È una zona dove convivono l’offerta più tradizionale, legata alla cucina romana e ai forni storici del quartiere, e quella più giovane, nata per servire la popolazione studentesca della Sapienza che da qui dista pochi isolati. Non essendo un’area turistica nel senso stretto del termine, i prezzi restano generalmente più contenuti che nel centro storico, e la scelta più utile per chi arriva senza una prenotazione specifica è camminare lungo l’asse di via dei Sabelli e via degli Equi, dove la densità di locali aperti a pranzo e a cena è più alta.

Pranzo veloce e forni storici

Per un pranzo rapido, San Lorenzo conserva ancora alcuni forni e pizzerie al taglio con una tradizione di decenni, frequentati sia dai residenti storici sia dagli studenti: sono il punto di riferimento per chi cerca un pasto informale, senza tavolo assegnato, da consumare magari passeggiando fino a Communia o fino al Verano. Il quartiere è anche uno dei punti di Roma dove è più facile trovare panifici che lavorano ancora con metodi tradizionali, eredità diretta della sua origine di quartiere popolare e artigiano.

Cena e vita serale

Dal tardo pomeriggio in poi, l’offerta di San Lorenzo cambia registro: trattorie con menu di cucina romana, ristoranti etnici legati alla presenza storica di comunità straniere nel quartiere, ed enoteche con mescita al bicchiere aprono in sequenza lungo le stesse strade che di giorno ospitano l’offerta più semplice. È lo stesso tessuto di locali che, salendo di intensità nelle ore più tarde, fa di San Lorenzo uno dei quartieri di riferimento per la vita notturna giovanile di Roma, insieme a Trastevere e al Pigneto. Chi frequenta Communia in occasione di un evento serale trova quindi, appena fuori dal cancello dello spazio occupato, l’altra faccia contemporanea dello stesso quartiere.

Una curiosità su Communia

Il nome scelto dal collettivo richiama direttamente il latino omnia sunt communia, tutto è comune, un motto legato alla tradizione dei movimenti di autogestione e mutuo soccorso che negli anni ha accompagnato più di una battaglia dello spazio, compreso il titolo scelto da il manifesto per un suo articolo di commento dedicato proprio a Communia, Omnia sunt communia: non c’è sgombero che tenga. La curiosità meno nota riguarda invece il luogo fisico occupato: gli ex capannoni delle Officine Piaggio non erano legati alla produzione di veicoli a due ruote come si potrebbe pensare pensando al marchio, ma facevano parte di un più ampio comparto industriale dello scalo merci di San Lorenzo, uno dei nodi ferroviari e produttivi che fra Otto e Novecento hanno reso il quartiere una delle prime periferie operaie di Roma, prima ancora che diventasse il quartiere universitario e della vita notturna che è oggi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Communia

Quello che le guide turistiche di Roma non raccontano è che San Lorenzo, il quartiere della movida universitaria fotografato ogni sera sui social, porta ancora addosso i segni della sua origine popolare e operaia, e Communia è uno dei pochi luoghi rimasti che tengono viva quella memoria in modo attivo, non da museo. Il quartiere fu progettato alla fine dell’Ottocento per ospitare gli operai delle fabbriche e degli scali ferroviari vicini, fu duramente colpito dai bombardamenti alleati del 19 luglio 1943, uno degli eventi più tragici della storia recente di Roma, e ha attraversato decenni di occupazioni abitative e sociali prima di trasformarsi, dagli anni Novanta in poi, nel quartiere della vita notturna e degli affitti universitari che i visitatori conoscono oggi. Communia, con la sua storia di occupazione, sgomberi documentati e trattative con l’amministrazione comunale, racconta quella stratificazione meglio di qualsiasi pannello informativo, perché non la spiega: la sta ancora vivendo.

C’è poi un aspetto pratico che chi arriva da fuori Roma tende a sottovalutare: la distanza fra Communia e i luoghi più fotografati del centro storico è minima, poche fermate di autobus o venti minuti a piedi da Termini, eppure il registro del quartiere cambia in modo netto. Non ci sono guide turistiche multilingue davanti al cancello, non c’è un book shop con cartoline, e le informazioni pratiche vanno cercate sui canali social del collettivo piuttosto che su un sito istituzionale con orari e biglietti. È una discontinuità che a molti visitatori, abituati alla Roma monumentale, risulta spiazzante nei primi minuti, e che è invece parte integrante di quello che rende San Lorenzo un quartiere diverso dal resto della città storica.

Il consiglio che ti do per visitare Communia

Il consiglio più onesto è non trattare Communia come una tappa da spuntare in una lista di cose da vedere a Roma, ma come un’occasione da cogliere quando il calendario coincide con la propria visita. Prima di muoversi verso viale dello Scalo di San Lorenzo, conviene controllare gli annunci sui canali social del collettivo per capire se in quei giorni è in programma un’assemblea aperta, una presentazione, un concerto o una cena sociale: sono questi i momenti in cui lo spazio si racconta meglio, molto più che una visita fuori orario davanti a un cancello chiuso. Chi si limita a passeggiare nel quartiere senza un evento specifico in programma può comunque vedere dall’esterno i murales e le scritte che coprono le facciate degli ex capannoni Piaggio, un archivio visivo a cielo aperto delle battaglie del collettivo, incluso il murale realizzato nel dicembre 2021 in occasione dell’asta degli immobili, come documentato da RomaToday. La mia indicazione, per chi organizza un itinerario a San Lorenzo, è di abbinare la tappa a una passeggiata più ampia nel quartiere, che tenga insieme il lato universitario, quello della movida serale e quello, meno raccontato, dell’autogestione.

Un secondo consiglio riguarda il rispetto degli spazi: trattandosi di un luogo politico gestito da un collettivo e non di un’attrazione turistica con personale dedicato all’accoglienza, chi partecipa a un evento fa bene a comportarsi come farebbe in casa di qualcun altro, chiedendo prima di scattare fotografie alle persone presenti e rispettando le regole comunicate all’ingresso in occasione di ogni singola iniziativa. È un accorgimento che vale per qualsiasi spazio sociale autogestito in Italia, non solo per Communia, ma che a San Lorenzo, quartiere abituato al passaggio di studenti e visitatori, aiuta a distinguere chi partecipa con interesse reale da chi cerca solo una fotografia da condividere.

Il terzo consiglio è organizzativo: se la visita a Communia è pensata come parte di una giornata più ampia a San Lorenzo, conviene lasciare per ultima la tappa allo spazio occupato, magari nel tardo pomeriggio o in prima serata, in modo da far coincidere l’orario con l’eventuale apertura di un’iniziativa pubblica e da proseguire poi naturalmente verso la cena nei locali del quartiere. Al mattino, quando la programmazione di uno spazio come questo è più difficile da intercettare, ha più senso dedicare il tempo alla basilica di San Lorenzo fuori le mura, al Verano o ai musei della Sapienza, per poi tornare verso Communia nel pomeriggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che San Lorenzo sia un quartiere segnato dai movimenti sociali lo sanno più o meno tutti i romani. Quello che si tende a dimenticare è quanto la vicenda di Communia sia intrecciata con le dinamiche immobiliari e urbanistiche che hanno trasformato il quartiere negli ultimi vent’anni. Gli immobili occupati dal collettivo, come gran parte del comparto industriale dismesso del quadrilatero di San Lorenzo, sono stati per anni oggetto di progetti di riqualificazione privata mai del tutto realizzati, complice anche il fallimento delle società proprietarie che li avevano acquisiti. È un copione che si è ripetuto in più punti dello stesso quartiere, da via dei Lucani, dove il Comune ha infine deciso di procedere con un esproprio per pubblico interesse non essendo stata raggiunta l’adesione dei proprietari al progetto di riqualificazione concordata, fino agli stessi capannoni Piaggio dove opera Communia. Capire questo sfondo aiuta a leggere lo spazio occupato non come un episodio isolato, ma come parte di una trattativa più ampia e ancora aperta fra amministrazione comunale, proprietà privata e collettivi, sulla sorte di un intero pezzo di città.

Un secondo elemento poco citato è la scala del quadrilatero coinvolto. Non si tratta di un singolo edificio, ma di un intero comparto compreso fra viale dello Scalo di San Lorenzo, via dei Lucani e le strade limitrofe, per decenni occupato da magazzini, capannoni e depositi legati allo scalo merci ferroviario. Le vicende giudiziarie che hanno riguardato le diverse proprietà di quest’area, fra fallimenti societari e aste andate deserte o aggiudicate a fondi di investimento, hanno tenuto per anni il comparto in una condizione di sospensione urbanistica, con progetti di riqualificazione annunciati e mai del tutto realizzati. È in questa cornice di incertezza prolungata che spazi come Communia hanno potuto consolidarsi nel tempo, in assenza di un intervento risolutivo da parte della proprietà o del Comune.

La foto giusta da fare a Communia

L’immagine che restituisce meglio questo luogo non è un dettaglio architettonico, perché gli ex capannoni Piaggio non hanno pretese estetiche, ma la facciata coperta di murales, scritte politiche e manifesti che si sovrappongono nel tempo, restaurati e riscritti a ogni nuova battaglia dello spazio. È uno strato visivo che cambia di anno in anno e che da solo racconta più cronaca di quartiere di qualsiasi didascalia: uno scatto frontale alla facciata su viale dello Scalo di San Lorenzo, magari nel tardo pomeriggio quando la luce radente valorizza i colori dei murales, è l’immagine che meglio sintetizza che cosa sia oggi Communia. Chi preferisce un taglio più narrativo può cercare l’inquadratura che tiene insieme la facciata occupata e, sullo sfondo, i binari e le infrastrutture ferroviarie dello scalo merci storico da cui il quartiere e la stessa via prendono il nome: è il modo più diretto per mostrare in una sola immagine il passaggio da quartiere operaio e ferroviario a presidio di autogestione contemporanea.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo evento documentato è la nascita stessa dello spazio, il 7 aprile 2013, quando un gruppo di attivisti occupa uno stabile a San Lorenzo annunciando servizi per il quartiere e per gli studenti, come riportato da RomaToday lo stesso giorno: è la data che il collettivo continua a celebrare come proprio anniversario, come conferma l’articolo di RomaToday sui dieci anni di Communia, che colloca la ricorrenza al 7 aprile con festeggiamenti nei giorni successivi.

Il secondo evento è lo sgombero del 15 agosto 2013 di un immobile occupato dal collettivo nello stesso periodo, gli ex fonderie Bastianelli in via dei Sabelli, raccontato da il manifesto in un articolo del giorno successivo: un blitz all’alba durante il ponte di Ferragosto, con la reazione dei comitati di quartiere che accusarono l’amministrazione di mancanza di trasparenza e di aver scelto la parte della speculazione immobiliare contro chi rivendicava diritti sociali.

Il terzo evento riguarda la proprietà degli immobili di viale dello Scalo di San Lorenzo occupati da Communia: il 20 dicembre 2021 si conclude l’asta giudiziaria di quattro magazzini all’indirizzo, aggiudicati a una società di investimento immobiliare statunitense, come documentato da RomaToday. L’asta arriva dopo il fallimento della società proprietaria precedente e riapre la questione del futuro dello spazio occupato, con il rischio concreto, segnalato dalle fonti dell’epoca, di uno sgombero nel caso in cui il nuovo proprietario decida di procedere.

Il quarto evento è politico e amministrativo: nel novembre 2021 RomaToday ricostruisce come la precedente giunta capitolina avesse approvato uno stanziamento di venti milioni di euro per un’espropriazione di pubblico interesse dell’area, senza però arrivare a un voto conclusivo in Assemblea Capitolina, lasciando la decisione in eredità alla giunta successiva. Negli anni seguenti, l’assessora all’urbanistica della giunta Gualtieri, Veronica Veloccia, ha più volte escluso la strada dell’esproprio, dichiarando l’intenzione di lavorare a un progetto di valorizzazione condiviso attraverso il dialogo con la proprietà, come riportato da RomaToday in un articolo dedicato proprio all’aggiudicazione dell’asta.

Il quinto evento è la ricorrenza dei dieci anni dello spazio, nel 2023, che RomaToday ha raccontato descrivendo una festa di compleanno segnata dall’incertezza sul futuro dell’area, con il fondo statunitense che nel frattempo aveva presentato un progetto di edificazione di nuovi condomini nell’area del quadrilatero. Le fonti più recenti reperibili su questa vicenda, comprese le cronache del 2023, non riportano un successivo sgombero dello spazio di viale dello Scalo di San Lorenzo, ma segnalano una situazione proprietaria e urbanistica ancora aperta, con posizioni diverse fra collettivo, proprietà e amministrazione comunale: su questo punto specifico le fonti non concordano su quale sarà l’esito finale, e chi cerca notizie più aggiornate deve fare riferimento alle cronache locali più recenti.

Un sesto elemento, di cornice più che di cronaca puntuale, riguarda il quartiere nel suo complesso: il 19 luglio 1943 San Lorenzo fu colpito da un pesante bombardamento alleato che causò centinaia di vittime civili, uno degli eventi più drammatici della storia recente di Roma. Non riguarda direttamente la vicenda di Communia, nata settant’anni più tardi, ma spiega perché il quartiere in cui lo spazio occupato è sorto porti ancora oggi, nella sua toponomastica e nella sua memoria collettiva, i segni di una storia popolare segnata da eventi molto più gravi delle vicende immobiliari degli ultimi anni.

Chi è passato da Communia

Communia non è un luogo legato a personaggi storici o del passato remoto, ma alla sua breve e intensa storia contemporanea hanno preso parte soprattutto collettivi, comitati di quartiere e realtà del mondo dell’associazionismo romano che ne hanno condiviso le battaglie: dai comitati di San Lorenzo che protestarono contro lo sgombero delle ex fonderie Bastianelli nell’agosto 2013, fino alla rete di realtà che nel 2019 hanno animato le due giornate di eventi raccontate da DINAMOpress, con la partecipazione della Scuola di Italiano per Migranti e di Fattoria42 per la cena sociale. Sul fronte istituzionale, la vicenda di Communia ha incrociato più volte i nomi di amministratori capitolini chiamati a decidere sulla sorte degli immobili occupati, dall’assessorato all’urbanistica della giunta Raggi, che varò il primo stanziamento per un’ipotesi di esproprio, fino all’assessora Veronica Veloccia della giunta Gualtieri, che ha più volte commentato pubblicamente la questione escludendo quella strada.

Un capitolo a parte riguarda le persone migranti che nel corso degli anni hanno trovato nello sportello sindacale e nella sartoria di Communia un punto di riferimento concreto, al di là della cronaca politica legata all’occupazione degli immobili. È il lato meno raccontato dalle testate generaliste, più attente alle vicende giudiziarie e urbanistiche, ma è quello che secondo le fonti disponibili ha garantito allo spazio una continuità di utenza reale nel quartiere, distinta dalla partecipazione occasionale a singoli eventi pubblici.

Cosa c’è intorno a Communia

San Lorenzo offre un buon numero di soste a pochi minuti a piedi da Communia. La più imponente è la Basilica di San Lorenzo fuori le mura, una delle sette chiese giubilari di Roma, che dà il nome al quartiere e che conserva al suo interno stratificazioni architettoniche di età paleocristiana e medievale. Accanto alla basilica si estende il monumentale Cimitero del Verano, uno dei più grandi cimiteri monumentali d’Europa, dove riposano artisti, intellettuali e protagonisti della storia romana degli ultimi due secoli.

Sul lato opposto del quartiere, verso il Policlinico, si trova la Città Universitaria della Sapienza, con i suoi musei aperti al pubblico: la Gipsoteca dell’Arte Classica, il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea MLAC e il Museo di Antropologia G. Sergi, tre tappe poco conosciute anche da chi vive a Roma da anni. Poco più distante, verso Porta Maggiore, si trova la Basilica sotterranea di Porta Maggiore, uno dei monumenti sotterranei più enigmatici della città antica. Verso l’Esquilino, infine, si raggiungono il Nuovo Mercato Esquilino, uno dei mercati più multietnici di Roma, e la curiosa Porta Alchemica di Piazza Vittorio. Restando nel quartiere, a poca distanza da Communia si trovano anche il Container San Lorenzo e la Palestra Popolare San Lorenzo, altre due realtà del quartiere nate da esperienze di autogestione, distinte da Communia ma parte dello stesso tessuto sociale.

Chi ha più tempo a disposizione può allargare l’itinerario oltre San Lorenzo: in direzione del centro storico, superata Porta Maggiore, si raggiunge in pochi minuti l’area di Piazza Vittorio Emanuele II, con il suo grande giardino pubblico e la vicina Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro barocco di Francesco Borromini poco distante dal cuore del quartiere universitario. È una combinazione utile per chi vuole costruire una giornata che tenga insieme la Roma barocca, quella archeologica di Porta Maggiore e quella contemporanea e sociale di San Lorenzo, senza mai allontanarsi troppo dalla stazione Termini.

Domande veloci su Communia

Che cos’è Communia?

Uno spazio sociale autogestito nato da un’occupazione il 7 aprile 2013 a San Lorenzo, oggi ospitato negli ex capannoni delle Officine Piaggio in viale dello Scalo di San Lorenzo.

Dove si trova esattamente Communia?

In viale dello Scalo di San Lorenzo 33, a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, fra questa strada e via dei Lucani.

Communia è aperta al pubblico tutti i giorni?

Non con un orario fisso paragonabile a un museo: le attività seguono un calendario di assemblee, eventi ed iniziative comunicato di volta in volta sui canali social del collettivo.

Quanto costa entrare a Communia?

Non esiste un biglietto d’ingresso: l’accesso alle iniziative pubbliche è generalmente libero o a offerta, mentre singoli eventi, come cene sociali, possono prevedere un contributo specifico da verificare sull’annuncio dell’iniziativa.

Come si raggiunge Communia da Termini?

A piedi in circa quindici o venti minuti attraversando San Lorenzo, oppure in metropolitana fino alla fermata Policlinico della linea B, da cui lo spazio dista circa dieci minuti a piedi.

Communia è mai stata sgomberata?

Uno sgombero è documentato il 15 agosto 2013 e riguardò un altro immobile occupato dal collettivo nello stesso periodo, gli ex fonderie Bastianelli in via dei Sabelli. La sede attuale, negli ex capannoni Piaggio di viale dello Scalo di San Lorenzo, non risulta sgomberata nelle fonti più recenti consultate, ma la proprietà degli immobili è passata nel dicembre 2021 a una società di investimento immobiliare dopo un’asta giudiziaria, e la situazione resta oggetto di trattativa con l’amministrazione comunale.

Che attività si svolgono a Communia?

Le fonti giornalistiche descrivono un’aula studio aperta fino a sera, uno sportello sindacale, una sartoria per migranti, oltre ad assemblee pubbliche, concerti, cene sociali e iniziative culturali organizzate periodicamente dal collettivo.

Communia è adatta a una visita con bambini?

Non è pensata come meta per famiglie con bambini piccoli: è uno spazio sociale rivolto principalmente al quartiere, agli studenti e alle persone migranti, con iniziative occasionali di taglio comunitario più adatte a ragazzi e adolescenti.

Dove si mangia vicino a Communia?

Nel resto del quartiere di San Lorenzo, che concentra pizzerie, trattorie e locali serali lungo via dei Sabelli, via dei Volsci e via degli Equi, a pochi minuti a piedi dallo spazio.

La Palestra Popolare San Lorenzo fa parte di Communia?

No, sono due realtà distinte nate da esperienze di autogestione dello stesso quartiere, ma non condividono gli spazi né la gestione.

Da dove viene il nome Communia?

Richiama il motto latino omnia sunt communia, tutto è comune, un riferimento diretto alla tradizione dei movimenti di autogestione e mutuo soccorso a cui il collettivo si richiama.

Chi è il proprietario attuale degli immobili occupati da Communia?

A seguito di un’asta giudiziaria conclusa il 20 dicembre 2021, gli immobili sono stati aggiudicati a una società di investimento immobiliare statunitense, secondo quanto documentato da RomaToday. L’amministrazione comunale ha discusso più volte ipotesi di esproprio o di progetti di valorizzazione condivisa, senza che le fonti disponibili indichino una soluzione definitiva.

Perché San Lorenzo ha così tanti spazi occupati e centri sociali?

Perché il quartiere è nato come area industriale e operaia a ridosso dello scalo merci ferroviario, e negli ultimi decenni gran parte di quel tessuto produttivo è stato dismesso: i capannoni e i magazzini rimasti vuoti sono diventati, a partire dagli anni Novanta, il terreno su cui collettivi e comitati hanno costruito esperienze di autogestione come Communia, in parallelo alla trasformazione dello stesso quartiere in polo universitario e della vita notturna.

Communia ha un sito web ufficiale?

Le fonti consultate rimandano principalmente ai canali social del collettivo, in particolare alla pagina Facebook dello spazio, come punto di riferimento per gli annunci di eventi e iniziative.

Si possono visitare gli ex capannoni Piaggio senza partecipare a un evento?

La facciata su viale dello Scalo di San Lorenzo, con i suoi murales, è visibile passeggiando dall’esterno in qualsiasi momento; l’accesso agli spazi interni dipende invece dalla presenza di un’iniziativa aperta al pubblico in quel giorno.

Qual è la differenza fra Communia e il Container San Lorenzo?

Sono due spazi occupati distinti, nati da collettivi diversi nello stesso quadrilatero industriale dismesso di San Lorenzo: condividono l’origine e lo spirito di autogestione, ma non gli edifici, la gestione né la programmazione degli eventi.

Conviene visitare Communia se si ha solo un giorno a Roma?

In un itinerario di un solo giorno a Roma, interamente concentrato sui monumenti del centro storico, una tappa a Communia difficilmente trova spazio. Diventa invece un’aggiunta sensata per chi si ferma più giorni e vuole dedicare mezza giornata a San Lorenzo, magari abbinando la basilica di San Lorenzo fuori le mura, il Verano e una cena serale nel quartiere.

Communia organizza visite guidate?

Le fonti consultate non descrivono un servizio di visite guidate strutturato paragonabile a quello di un museo: l’accesso allo spazio passa attraverso la partecipazione alle iniziative pubbliche annunciate di volta in volta dal collettivo.

Che rapporto c’è fra Communia e la Sapienza?

Non è un rapporto istituzionale, ma di prossimità e di utenza: Communia è nata anche con l’obiettivo dichiarato di offrire servizi agli studenti, e la Città Universitaria della Sapienza, con le sue facoltà e i suoi collegi, dista pochi minuti a piedi dallo spazio occupato, alimentando negli anni un ricambio costante di studentesse e studenti fra chi frequenta il quartiere e chi partecipa alle iniziative del collettivo.

Domande frequenti su Communia

Che cos'è Communia?

Communia è uno spazio sociale e politico autogestito, nato da un'occupazione il 7 aprile 2013 a San Lorenzo, oggi ospitato negli ex capannoni delle Officine Piaggio. È gestito da un collettivo di attivisti e propone assemblee, eventi, sportelli e iniziative culturali, senza gli orari fissi di un museo o di un locale commerciale.

Dove si trova esattamente Communia?

Communia si trova in viale dello Scalo di San Lorenzo 33, a Roma, nel quartiere San Lorenzo, fra questa strada e via dei Lucani, nella parte del quartiere più vicina alla stazione Termini.

Communia è aperta al pubblico tutti i giorni?

No, Communia non ha un orario di apertura al pubblico paragonabile a un museo o a un negozio: la domanda giusta da farsi non è quando è aperto, ma quando succede qualcosa, perché il calendario di assemblee, presentazioni e concerti cambia di settimana in settimana ed è comunicato sui canali social dello spazio.

Si paga per entrare a Communia?

Communia è uno spazio autogestito e non a scopo di lucro: l'ingresso alle assemblee e alla maggior parte delle iniziative pubbliche è generalmente libero o a offerta, mentre alcune attività specifiche, come le cene sociali organizzate in occasione di eventi a tema, prevedono un contributo.

Come si arriva a Communia con i mezzi?

Il punto di riferimento per arrivare a Communia è la stazione di Roma Termini, da cui il quartiere San Lorenzo dista una passeggiata di circa quindici o venti minuti a piedi, superando via Tiburtina e altre vie del quartiere, per raggiungere viale dello Scalo di San Lorenzo.

Da dove viene il nome Communia?

Il nome scelto dal collettivo richiama direttamente il latino omnia sunt communia, cioè tutto è comune, un motto legato alla tradizione dei movimenti di autogestione e mutuo soccorso, ripreso anche da testate come il manifesto in articoli dedicati allo spazio.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una passeggiata guidata nei quartieri meno battuti di Roma, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari sulla Roma contemporanea trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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RiassuntoCommunia Viale dello Scalo di San Lorenzo, , 4 Roma Dal 2013, uno spazio sociale di autorganizzazione e mutuo soccorso, un laboratorio per l'autoproduzione fuori mercato e la cultura indipendente. Negli spazi occupati, e riqualificati, delle ex Officine Piaggio.
TagsSpazi Sociali - Roma

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IndirizzoCommunia Communia
Viale dello Scalo di San Lorenzo, , 4
Roma Roma Città, Roma Città
CategorieSpazi Sociali

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