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Adrian Ghenie. Capricci romani a Palazzo Poli — dal 25 settembre al 15 novembre 2026

Adrian Ghenie. Capricci romani è la mostra di opere su carta inedite del pittore romeno Adrian Ghenie aperta dal 25 settembre al 15 novembre 2026 all'Istituto Centrale per la Grafica, a Palazzo Poli, in via Poli 54 (00187 Roma), l'edificio su cui si appoggia la Fontana di Trevi. L'orario è martedì-domenica dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18; il lunedì è chiuso. I biglietti si acquistano sul portale ufficiale dei musei statali indicato dall'Istituto, dove sono pubblicate anche le tariffe. Palazzo Poli si raggiunge a piedi da tutto il centro storico; per i mezzi pubblici conviene usare il calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti romana. La mostra è ideata da Alessandra Borghese, promossa dalla Fondazione Ghenie Chapels e dall'Istituto, e curata da Fabio De Chirico e Pier Paolo Pancotto.

Palazzo Poli a Roma, sede dell'Istituto Centrale per la Grafica
Palazzo Poli a Roma, sede dell'Istituto Centrale per la Grafica Foto: Foto: C_messier, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Capricci romani in breve

Capricci romani riunisce opere su carta e cartone realizzate da Adrian Ghenie appositamente per la mostra e dedicate al suo rapporto con Roma, il suo paesaggio e la sua memoria.

Chi la promuove

La mostra è ideata da Alessandra Borghese, presidente della Fondazione Ghenie Chapels, Mecenatismo per l'Arte, ed è promossa dalla Fondazione insieme all'Istituto Centrale per la Grafica. I curatori sono Fabio De Chirico, direttore dell'Istituto, e Pier Paolo Pancotto. Il comunicato ringrazia la galleria Thaddaeus Ropac per il sostegno.

Le date

Capricci romani è aperta dal 25 settembre al 15 novembre 2026: poco meno di due mesi, nella stagione in cui la luce dell'autunno romano è la più adatta a guardare il disegno.

Che cosa si vede

Sono opere inedite, lavorate soprattutto a carboncino, attraverso cancellazioni e continue rielaborazioni. In mostra c'è anche una nuova acquaforte realizzata da Ghenie nella Stamperia dell'Istituto, destinata a entrare nelle collezioni permanenti. Il percorso alterna così due tecniche e due tempi: quello del foglio, lavorato e rilavorato a carboncino, e quello della lastra, incisa con i calcografi e poi stampata nella Stamperia storica dell'Istituto. Chi visita la mostra vede entrambe le facce del lavoro di un pittore che, per l'occasione, si è fatto anche incisore.

La mostra Capricci romani: paesaggi inventati di Roma

Al centro di Capricci romani c'è il paesaggio inventato, il genere del capriccio, in cui elementi reali e immaginari si fondono in vedute riconoscibili ma mai descrittive.

Lo studio sull'Appia

Il punto di partenza è biografico. Ghenie vive e lavora anche a Roma, in uno studio lungo la via Appia, in un contesto in cui acquedotti, rovine antiche e campagna romana convivono con il presente della città. Da questa esperienza quotidiana nasce la ricerca sul paesaggio che la mostra documenta.

La tradizione del capriccio

Il comunicato ufficiale colloca il lavoro dentro una lunga genealogia: dal paesaggio ideale e classico del Seicento alle interpretazioni romantiche e moderne della natura e delle rovine. Alessandra Borghese cita esplicitamente Nicolas Poussin e Claude Lorrain per il Seicento e Jean-Baptiste Camille Corot per il versante pittoresco e malinconico del Romanticismo. Il riferimento più forte è però Giovanni Battista Piranesi, maestro del capriccio inciso.

Né nostalgia né citazione

Il comunicato insiste su un punto: la questione non è riproporre con nostalgia il canone antico, ma trasformarlo in un linguaggio vivo e contemporaneo. I Capricci romani nascono, si legge, dal desiderio di far rivivere il genere attraverso una visione nuova, personale e ironica. Nei disegni compaiono architetture inventate, frammenti antichi e apparizioni fantastiche; talvolta l'artista stesso entra nell'immagine come protagonista e cicerone di un viaggio immaginario attraverso Roma.

Le rovine come memento mori

Le rovine assumono nella ricerca di Ghenie un significato ulteriore. In una contemporaneità dominata dalla tecnologia e dalla produzione continua di immagini, diventano una sorta di memento mori: tracce di un tempo che sopravvive e che può ancora interrogare il presente.

Il carboncino

Secondo Alessandra Borghese, le opere su carta e cartone, lavorate soprattutto a carboncino attraverso cancellazioni e rielaborazioni, testimoniano la qualità del disegno di Ghenie e lo spingono verso una densità quasi pittorica. Chi conosce l'artista per i grandi dipinti trova qui la stessa materia, trasferita sul foglio.

La nuova acquaforte nata nella Stamperia dell'Istituto

Durante la preparazione della mostra Adrian Ghenie ha lavorato in residenza nell'antica Stamperia dell'Istituto Centrale per la Grafica, con i calcografi Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi, alla realizzazione di una nuova acquaforte.

Dal dipinto di Palermo all'incisione

L'incisione nasce da un dettaglio del grande dipinto realizzato da Ghenie nella chiesa della Madonna della Mazza a Palermo, dedicato al martirio di padre Pino Puglisi. Nel 2022 due dipinti site specific dell'artista sono stati installati in modo permanente in quella chiesa, in un progetto indipendente curato da Alessandra Borghese.

Acquaforte e carboncino

La residenza è stata, spiega il comunicato, un momento di confronto dell'artista con le tecniche e la storia della grafica: la sua ricerca si è tradotta in un'opera realizzata con l'acquaforte e con un intervento a secco a carboncino. Dopo la mostra l'opera entrerà nelle collezioni permanenti dell'Istituto.

Il senso per l'Istituto

Il direttore Fabio De Chirico definisce questo risultato coerente con la missione dell'Istituto: custodire e studiare la storia della grafica e, allo stesso tempo, contribuire a costruirne il presente. Un artista contemporaneo che incide in una stamperia storica, accanto alle matrici di Piranesi, è l'immagine più chiara di questa doppia vocazione.

Chi è Adrian Ghenie

Adrian Ghenie è nato nel 1977 a Baia Mare, in Romania, e vive e lavora fra Roma e Berlino; nel 2015 ha rappresentato la Romania alla 56ª Biennale di Venezia.

Le mostre personali recenti

Fra le personali più recenti indicate dal comunicato ci sono quelle alla Galerie Judin di Berlino (2025 e 2021), all'Albertina Museum di Vienna (2024), al Kupferstich-Kabinett di Dresda (2024), alla Tim Van Laere Gallery di Anversa (2023 e 2020), allo State Hermitage Museum di San Pietroburgo (2019) e a Palazzo Cini a Venezia (2019).

Roma prima di Capricci romani

Ghenie aveva già esposto a Roma: nel 2017 a Villa Medici. Prima ancora, le sue personali avevano toccato il CAC Málaga (2014), il Museum of Contemporary Art di Denver (2012), lo Stedelijk Museum voor Actuele Kunst di Gand (2010) e il Museo Nazionale d'Arte Contemporanea di Bucarest (2009).

Le stanze nella stanza

Accanto alla pittura, Ghenie ha realizzato installazioni concepite come una «stanza nella stanza». The Dada Room (2010) è oggi nella collezione permanente dello S.M.A.K. di Gand; The Darwin Room (2013-2014) nella collezione del Centre Pompidou.

Collettive e collezioni

Ha partecipato a mostre collettive alla Tim Van Laere Gallery di Anversa, al Centre Pompidou di Parigi (2016), alla Fondation Vincent van Gogh di Arles (2016), al San Francisco Museum of Modern Art (2012), a Palazzo Grassi (2011) e alla Tate Liverpool (2008). Le sue opere sono conservate, fra le altre, al Centre Pompidou, alla Tate di Londra, al San Francisco Museum of Modern Art e al Long Museum di Shanghai.

Una curiosità su Adrian Ghenie. Capricci romani a Palazzo Poli — dal 25 settembre al 15 novembre 2026

La curiosità più bella di questa mostra è un rovesciamento di ruoli. Nei disegni dei Capricci romani, racconta il comunicato, l'artista stesso diventa talvolta protagonista e cicerone di un viaggio immaginario attraverso Roma. Ghenie entra nei propri paesaggi: la figura che si muove fra le rovine non è un anonimo viaggiatore, è il pittore stesso, dentro una città inventata.

C'è poi una seconda curiosità, che riguarda il luogo. L'Istituto Centrale per la Grafica conserva il Fondo Piranesi, e Piranesi è proprio il riferimento principale con cui Ghenie si confronta. Le tavole del maestro veneziano, nato nel 1720 e morto a Roma nel 1778, sono incise con un'intonazione drammatica che esprime la grandezza del passato antico insieme al suo abbandono. Il capriccio contemporaneo di Ghenie viene dunque esposto nello stesso istituto che custodisce le matrici del capriccio settecentesco: un dialogo a distanza di due secoli e mezzo, a pochi metri dalle lastre originali.

Terza curiosità, più personale. L'artista ha dichiarato che, camminando sull'Appia, si ferma a studiare i dettagli di una pietra con una scritta antica, chiedendosi come portarla dentro un'opera contemporanea, lontano da ogni idea di romanità «classica, edonistica, museale». È un modo di guardare l'antico che rovescia il cliché: non la rovina da cartolina, ma il frammento muto che resiste al tempo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Adrian Ghenie. Capricci romani a Palazzo Poli — dal 25 settembre al 15 novembre 2026

Quello che pochi dicono è che Capricci romani è una mostra di disegni in un luogo che è, prima di tutto, un luogo di disegni e di stampe. Chi arriva a Palazzo Poli per la Fontana di Trevi, e sono moltissimi, spesso non sa che dietro quella facciata si conserva quello che il comunicato definisce il più importante nucleo al mondo di matrici calcografiche: quasi 24.000 lastre in metallo e legno, circa 45.000 stampe storiche, fondi come il Fondo Piranesi e il Fondo Barberini. La mostra di Ghenie è un'occasione per entrare.

La seconda cosa poco detta riguarda il filo delle mostre dell'Istituto sull'immagine di Roma. Capricci romani non è un episodio isolato. Segue «Roma veduta. Disegni e stampe panoramiche della città dal V al XIX secolo», curata da M. Gori Sassoli nel 2000; «Regina Viarum. La Via Appia nella grafica tra Cinquecento e Novecento», curata da Gabriella Bocconi nel 2023-2024; e «Maarten van Heemskerck e il fascino di Roma. Percorsi visivi della Città Eterna», del 2026, curata da Tatjana Bartsch, Rita Bernini e Giorgio Marini. Il caso della mostra sull'Appia è significativo: due anni fa l'Istituto raccontava la regina delle strade con le stampe di cinque secoli; oggi la racconta con gli occhi di un pittore che la percorre ogni giorno.

Terzo punto: la mostra è aperta fino alle 19, con ultimo ingresso alle 18, mentre la piazza della fontana è affollata soprattutto nelle ore centrali. Entrare nel tardo pomeriggio permette di uscire quando la fontana si illumina.

Orari e biglietti di Capricci romani

Capricci romani si visita da martedì a domenica dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18; il lunedì l'Istituto è chiuso.

Dove si comprano i biglietti

Il comunicato dell'Istituto indica che i biglietti si acquistano sul portale ufficiale dei musei italiani gestito dal Ministero della Cultura. Le tariffe, con riduzioni e gratuità previste per i musei statali, sono pubblicate lì.

Contatti

L'Ufficio Comunicazione dell'Istituto ha sede in via della Stamperia 6 e via Poli 54; il numero indicato è 06 699801. I contatti per la stampa sono quelli dello studio di Paola C. Manfredi indicati nel comunicato.

Quanto tempo serve

Per una mostra di opere su carta conviene calcolare un'ora: il disegno a carboncino chiede tempo, e la vicinanza ai fogli è parte dell'esperienza.

Il consiglio che ti do per visitare Adrian Ghenie. Capricci romani a Palazzo Poli — dal 25 settembre al 15 novembre 2026

Il consiglio è di preparare la visita con una passeggiata sull'Appia, o almeno con il ricordo di una. Le opere di Capricci romani nascono da un paesaggio preciso: acquedotti, rovine, campagna romana, pietre con iscrizioni antiche. Chi ha camminato sul basolato della regina viarum, anche solo per un'ora, riconosce nei fogli di Ghenie la stessa luce radente, gli stessi frammenti, la stessa mescolanza di antico e contemporaneo. L'Appia è oggi in gran parte compresa nel Parco dell'Appia Antica, il parco urbano più grande d'Europa, e dal 2024 diversi suoi tratti sono Patrimonio dell'umanità UNESCO.

Il secondo consiglio riguarda il modo di guardare. Le opere sono lavorate per cancellazioni e rielaborazioni: conviene avvicinarsi, osservare come il carboncino sia stato steso, tolto, ripreso. È in quelle tracce che si legge il lavoro dell'artista, e che si capisce perché il comunicato parli di densità quasi pittorica. Poi allontanarsi, e lasciare che il paesaggio inventato si ricomponga.

Terzo consiglio: dedicare qualche minuto alla nuova acquaforte. È l'unica opera della mostra nata dentro l'Istituto, nella Stamperia, con i calcografi della casa. A nostro giudizio è il pezzo che spiega meglio perché la mostra sia stata fatta qui e non in una galleria qualsiasi.

L'Istituto Centrale per la Grafica, sede della mostra

L'Istituto Centrale per la Grafica ha sede a Palazzo Poli, in via Poli 54, e custodisce e studia il patrimonio grafico con un'attenzione particolare all'iconografia di Roma e del suo territorio.

Calcografia e Gabinetto delle Stampe

L'Istituto nasce nel 1975 dall'unione di due istituzioni: la Calcografia Nazionale, di eredità pontificia, e il Gabinetto Nazionale delle Stampe. Nel 2008 l'unificazione scientifica diventò anche fisica, con la riunione in un'unica sede degli edifici contigui di Palazzo Poli e della Calcografia. Dal 10 dicembre 2014 porta il nome attuale e dal 15 settembre 2015 ha autonomia speciale.

Che cosa conserva

Le collezioni comprendono matrici incise, stampe, disegni, fotografie e video d'artista. Secondo il comunicato, le matrici sono quasi 24.000, in metallo e in legno, e le stampe storiche circa 45.000; fra i fondi più importanti ci sono il Fondo Piranesi e il Fondo Barberini. Un patrimonio che documenta, attraverso i secoli, la costruzione e la trasformazione dell'immagine della città.

La Stamperia

Accanto alle collezioni lavorano laboratori di restauro e una stamperia di secolare esperienza, la stessa in cui Ghenie ha inciso la sua acquaforte. L'Istituto è anche socio di AMACI, l'associazione dei musei d'arte contemporanea italiani, e partecipa ogni anno alla Giornata del Contemporaneo.

Palazzo Poli e la Fontana di Trevi

Palazzo Poli è l'edificio sulla cui facciata è collocata la Fontana di Trevi, nel rione Trevi: palazzo e fontana formano un unico organismo.

Dal Palazzo d'Aragona ai duchi di Poli

La storia del palazzo risale alla prima metà del Cinquecento, con il nucleo del Palazzo d'Aragona, di proprietà di Balduino Del Monte, fratello di papa Giulio III. Nel 1566 lo acquistò Lelio Cesi, duca di Ceri, che affidò il nuovo edificio a Martino Longhi il Vecchio e poi a Ottaviano Mascherino. Nel 1678 passò a Lucrezia Colonna, sposa di Giuseppe Lotario Conti, duca di Poli, da cui il nome.

La fontana addossata

Nel Settecento la Fontana di Trevi fu addossata alla facciata. Il concorso fu indetto nel 1731 da papa Clemente XII e vinto dallo scultore francese Lambert-Sigisbert Adam; l'incarico passò poi a Nicola Salvi, secondo alcuni perché il papa non voleva affidarlo a uno straniero, secondo altri perché Adam dovette rientrare in Francia. Cominciata nel 1732, la fontana fu ultimata da Giuseppe Pannini e completata da Pietro Bracci con il figlio Virginio; venne inaugurata nel 1762. È la più grande fontana barocca di Roma.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Fontana di Trevi sia una delle fontane più famose del mondo è risaputo. Molto meno citato è che l'edificio a cui è appoggiata non sia una quinta teatrale ma un palazzo vero, con una storia di quattro secoli e mezzo, oggi sede di un istituto del Ministero della Cultura che si può visitare. Milioni di persone fotografano ogni anno la facciata di Palazzo Poli senza sapere di avere davanti il più importante nucleo al mondo di matrici calcografiche.

Un secondo fatto risaputo e poco collegato: Piranesi, il riferimento principale della mostra di Ghenie, era veneziano. Nato a Venezia il 4 ottobre 1720, è morto a Roma il 9 novembre 1778. Le sue tavole, con la grandiosità e l'isolamento degli elementi architettonici, hanno costruito per l'Europa intera l'immagine di una Roma sublime e insieme in rovina. Adrian Ghenie, romeno di Baia Mare che vive fra Roma e Berlino, ripete a due secoli e mezzo di distanza lo stesso percorso: uno straniero che sceglie Roma e la reinventa.

Il terzo riguarda la via Appia. Tutti sanno che è una strada antica; meno noto è che la sua costruzione, fra la fine del IV e il III secolo a.C., la renda una delle più grandi opere di ingegneria civile del mondo antico, e che i Romani la chiamassero regina viarum. È su questa strada che Ghenie ha il suo studio, ed è da questa strada che vengono le pietre dei suoi capricci.

Come arrivare a Palazzo Poli

Palazzo Poli, in via Poli 54, è nel rione Trevi, nel centro storico, e si raggiunge a piedi da piazza Venezia, dal Pantheon, da piazza di Spagna e dal Quirinale.

A piedi

È il modo migliore per arrivare: le strade intorno alla fontana sono strette e affollate, e la mostra si inserisce bene in una passeggiata del centro. L'indirizzo della mostra è via Poli 54; l'Istituto indica come recapito anche via della Stamperia 6.

Con i mezzi

Diverse linee di superficie servono il centro storico intorno a Trevi. Per il percorso più comodo dal proprio punto di partenza conviene il calcolatore dell'azienda dei trasporti romana.

In auto

Il rione Trevi è dentro la zona a traffico limitato: l'auto va lasciata fuori dal centro. Il taxi è la soluzione per chi ha difficoltà a camminare.

La foto giusta da fare a Adrian Ghenie. Capricci romani a Palazzo Poli — dal 25 settembre al 15 novembre 2026

Per le opere esposte valgono le regole dell'Istituto, da chiedere all'ingresso: i disegni su carta sono delicati, e il flash è comunque da evitare. La foto giusta di questa mostra si fa fuori, e ha un soggetto ovvio solo in apparenza.

Il soggetto è la facciata di Palazzo Poli con la fontana, ma inquadrata in modo diverso dal solito: non la fontana sola, al centro, ma la fontana come parte del palazzo, includendo nella foto le finestre dei piani alti e l'angolo di via Poli. È l'immagine che racconta ciò che la mostra rivela, cioè che dietro la fontana c'è un edificio vivo, con un istituto dentro.

La seconda foto possibile è un omaggio al capriccio. Piranesi e Ghenie mescolano elementi reali e inventati; con un telefono si può fare lo stesso, cercando un'inquadratura in cui frammenti di architetture diverse si sovrappongano, un cornicione barocco, un'insegna moderna, una statua della fontana. Un piccolo capriccio fotografico, da confrontare con quelli appena visti in mostra.

Il momento migliore è il tardo pomeriggio, uscendo poco prima delle 19: la luce scende, la piazza comincia a illuminarsi e la folla delle ore centrali si dirada.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la nascita del palazzo, nella prima metà del Cinquecento, come Palazzo d'Aragona di Balduino Del Monte, fratello di papa Giulio III. Il secondo è il 1566, quando Lelio Cesi, duca di Ceri, lo acquista e lo fa ricostruire da Martino Longhi il Vecchio e da Ottaviano Mascherino. Il terzo è il 1678, anno del passaggio a Lucrezia Colonna e ai duchi di Poli, che danno al palazzo il nome attuale.

Nel Settecento avviene la trasformazione più celebre: il concorso del 1731 voluto da Clemente XII, l'avvio dei lavori nel 1732 e l'inaugurazione della Fontana di Trevi nel 1762. Da allora il palazzo e la fontana sono indissolubili.

Nel Novecento arrivano le istituzioni della grafica: nel 1975 nasce l'Istituto dalla fusione della Calcografia Nazionale e del Gabinetto Nazionale delle Stampe; nel 2008 le sedi vengono riunite; nel 2014 l'Istituto prende il nome attuale e nel 2015 ottiene l'autonomia speciale. Nel 2000 vi si tiene «Roma veduta», mostra fondamentale sulle vedute panoramiche della città; nel 2023-2024 «Regina Viarum», dedicata all'Appia nella grafica. Il 25 settembre 2026, infine, si apre Capricci romani, con la prima acquaforte di Ghenie nata nella Stamperia dell'Istituto.

Chi è passato da Adrian Ghenie. Capricci romani a Palazzo Poli — dal 25 settembre al 15 novembre 2026

Da Palazzo Poli sono passati architetti e scultori che hanno fatto la storia di Roma: Martino Longhi il Vecchio e Ottaviano Mascherino per il palazzo, Nicola Salvi, Giuseppe Pannini, Pietro Bracci e il figlio Virginio per la fontana. Fra i committenti, un fratello di papa Giulio III, i Cesi, i Colonna, i Conti duchi di Poli, papa Clemente XII.

Attraverso le collezioni dell'Istituto, è come se vi fosse passato anche Giovanni Battista Piranesi, le cui matrici sono custodite nel Fondo Piranesi; e la famiglia Barberini, con il fondo che porta il suo nome. Nella Stamperia lavorano oggi calcografi come Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi, che hanno affiancato Ghenie nella realizzazione dell'acquaforte.

Nel 2026 il palazzo ha accolto Adrian Ghenie, pittore che ha rappresentato la Romania alla Biennale di Venezia nel 2015 e le cui opere sono al Centre Pompidou, alla Tate e al San Francisco Museum of Modern Art. Con lui Alessandra Borghese, ideatrice della mostra, e i curatori Fabio De Chirico e Pier Paolo Pancotto. Prima di questa mostra, nell'Istituto avevano lavorato studiosi come M. Gori Sassoli, Gabriella Bocconi, Tatjana Bartsch, Rita Bernini e Giorgio Marini, curatori delle mostre sull'immagine di Roma.

Cosa vedere vicino a Palazzo Poli

Palazzo Poli è in uno dei punti più centrali di Roma: in pochi minuti si raggiungono il Quirinale, via del Corso e piazza di Spagna.

Il Quirinale

A pochi minuti a piedi si arriva al Palazzo del Quirinale e alle Scuderie del Quirinale, dove si tengono grandi mostre d'arte.

Le Quattro Fontane e Barberini

Proseguendo lungo l'antica Via Pia si raggiungono l'incrocio delle Quattro Fontane e Palazzo Barberini, la cui famiglia ha dato il nome a uno dei fondi più importanti dell'Istituto.

L'Appia, per completare

Chi vuole vedere il paesaggio da cui nascono i capricci di Ghenie può dedicare una mattina al Parco dell'Appia Antica, con il mausoleo di Cecilia Metella e la villa di Massenzio.

Dove mangiare vicino alla Fontana di Trevi

La zona di Trevi è piena di locali, molti pensati per il passaggio turistico: conviene allontanarsi di qualche strada per trovare una cucina più curata e prezzi più ragionevoli.

Verso il Quirinale e Monti

Salendo verso il Quirinale e scendendo poi verso via Nazionale e il rione Monti si trovano trattorie e osterie frequentate anche dai romani. Per un pranzo veloce, le vie del centro intorno a Trevi offrono bar e forni.

Un caffè dopo la mostra

Uscendo verso le 19 la soluzione naturale è un aperitivo nelle vie intorno alla fontana o verso piazza di Spagna. Nei fine settimana, a cena, è prudente prenotare.

Accessibilità e visita con i ragazzi

Le informazioni sull'accessibilità degli spazi espositivi di Palazzo Poli non sono indicate nel comunicato: chi ha esigenze di mobilità fa bene a contattare l'Istituto al numero 06 699801 prima della visita.

Con i ragazzi

Una mostra di disegni a carboncino può sembrare difficile per i più giovani, ma il tema del capriccio, con rovine inventate e figure fantastiche, si presta bene a un gioco di osservazione: trovare nei fogli le architetture riconoscibili e quelle immaginate. Per ragazzi che hanno appena visto la Fontana di Trevi, entrare nel palazzo che la sostiene è già una scoperta.

Per chi studia arte

Per studenti di accademia e di storia dell'arte, la combinazione fra disegno contemporaneo, acquaforte nuova e collezioni storiche di incisione rende la mostra un caso di studio sul rapporto fra tradizione grafica e pittura di oggi.

Domande frequenti su Capricci romani di Adrian Ghenie

Fino a quando è aperta la mostra di Adrian Ghenie a Palazzo Poli?

Adrian Ghenie. Capricci romani è aperta all'Istituto Centrale per la Grafica, a Palazzo Poli, dal 25 settembre al 15 novembre 2026, da martedì a domenica dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18. Il lunedì è chiuso.

Dove si trova Palazzo Poli?

Palazzo Poli, sede dell'Istituto Centrale per la Grafica e della mostra Capricci romani, è in via Poli 54, a Roma: è l'edificio sulla cui facciata è collocata la Fontana di Trevi.

Come si comprano i biglietti?

I biglietti di Capricci romani si acquistano sul portale ufficiale dei musei statali indicato dall'Istituto Centrale per la Grafica, dove sono pubblicate tariffe, riduzioni e gratuità.

Che opere ci sono in mostra?

Capricci romani presenta opere inedite su carta e cartone di Adrian Ghenie, lavorate soprattutto a carboncino e dedicate a Roma e al suo paesaggio, oltre a una nuova acquaforte realizzata nella Stamperia dell'Istituto.

Chi è Adrian Ghenie?

Adrian Ghenie è un pittore nato nel 1977 a Baia Mare, in Romania, che vive e lavora fra Roma e Berlino. Nel 2015 ha rappresentato la Romania alla 56ª Biennale di Venezia; le sue opere sono al Centre Pompidou e alla Tate.

Che cos'è un capriccio in arte?

Il capriccio è un genere di paesaggio in cui elementi reali e immaginari si fondono in vedute riconoscibili ma non descrittive. Nella mostra Capricci romani Ghenie si confronta con questa tradizione e con l'eredità di Giovanni Battista Piranesi.

Chi ha curato la mostra?

Capricci romani è ideata da Alessandra Borghese, promossa dalla Fondazione Ghenie Chapels e dall'Istituto Centrale per la Grafica, e curata da Fabio De Chirico e Pier Paolo Pancotto.

Il consiglio finale su Capricci romani di Adrian Ghenie

Capricci romani è, a nostro giudizio, la ragione migliore per entrare finalmente in Palazzo Poli, l'edificio che tutti fotografano e pochi visitano. Un pittore internazionale che vive sull'Appia disegna una Roma inventata, la incide nella stamperia storica dell'Istituto e la espone accanto alle matrici di Piranesi: difficile immaginare un incontro più coerente fra luogo e opera. Conviene andarci entro il 15 novembre, nel tardo pomeriggio, con un'ora piena a disposizione, e uscire guardando la fontana come la parte più famosa di un palazzo che ha molto altro da mostrare.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento25 Settembre 2026 10:00 — 15 Novembre 2026
IndirizzoIstituto Centrale per la Grafica - Palazzo Poli, Via Poli 54, 00187 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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