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Suanjaya Kencut. Where Do We Belong? alla Mucciaccia Gallery — dal 25 settembre al 9 novembre 2026

Suanjaya Kencut, Where Do We Belong? è la prima personale romana dell'artista indonesiano nato nel 1994 a Badung, sull'isola di Bali: 27 opere, 15 acrilici su tela e 12 sculture in vetroresina, esposte alla Mucciaccia Gallery di via Laurina 31, 00187 Roma, dal 25 settembre al 9 novembre 2026, dopo l'inaugurazione del 24 settembre. La galleria è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 19 e il sabato dalle 11 alle 19; la domenica è chiusa. Per informazioni risponde allo 06 79783647 e all'indirizzo roma@mucciaccia.com. È una galleria privata e non pubblica un biglietto d'ingresso sul proprio sito: i dettagli aggiornati sono sulla pagina ufficiale della mostra. La galleria si trova nel rione Campo Marzio, a poche decine di metri da via Margutta: per i mezzi pubblici le fermate di riferimento della zona sono Flaminio e Spagna della metro A, e per ogni combinazione il calcolatore di percorso di ATAC.

Un dettaglio di un'opera di Suanjaya Kencut in mostra alla Mucciaccia Gallery
Un dettaglio di un'opera di Suanjaya Kencut in mostra alla Mucciaccia Gallery Foto: Suanjaya Kencut, dettaglio. Courtesy Mucciaccia Gallery

Bambole dagli occhi di bottone, colori saturi, figure immobili in pose quotidiane: il mondo di Suanjaya Kencut si riconosce al primo sguardo, e a Roma arriva per la prima volta con una mostra personale. Dietro l'apparenza pop c'è un'eredità precisa, quella di Bali, delle sue danze rituali, dei templi decorati e delle offerte quotidiane. È una mostra che si gode senza sapere nulla di arte contemporanea e che, se ci si ferma, lascia una domanda seria, quella del titolo: dove apparteniamo. Tra le gallerie di Campo Marzio, questa è la proposta più colorata dell'autunno.

Where Do We Belong?: che cosa si vede

Where Do We Belong? riunisce 27 opere recenti di Suanjaya Kencut, 15 acrilici su tela e 12 sculture in vetroresina, che esplorano l'universo policromo dell'artista e costruiscono, secondo la galleria, un gioco di specchi in cui chi guarda è invitato a ritrovare i propri ricordi.

Le bambole

I protagonisti delle opere sono figure che somigliano a bambole: innocenti, apparentemente senza espressione, collocate in scenari e posture di vita quotidiana. La loro immobilità, dice il comunicato, trasforma lo spazio della galleria in un palcoscenico intimo e condiviso. Il silenzio dei personaggi è un invito: tocca a chi guarda completare storie lasciate apposta a metà.

Gli occhi di bottone

Il tratto più riconoscibile di Kencut è la sostituzione degli occhi con bottoni. Gli occhi sono tradizionalmente considerati la finestra dell'anima; togliendoli, l'artista costruisce un ponte fisico ed emotivo tra sé, l'opera e lo spettatore. Il pubblico deve interpretare lo stato d'animo di ciascuna figura, e l'osservazione diventa un'esperienza personale.

Pittura e scultura

La mostra alterna tele e sculture: i personaggi escono dal quadro e diventano presenze nello spazio, in vetroresina. Chi entra si trova circondato da figure della stessa famiglia, alcune dipinte e altre tridimensionali. È il modo migliore per capire come l'artista lavori su un unico immaginario con mezzi diversi.

Il catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, con un saggio critico di Maria Vittoria Pinotti e un'intervista all'artista di Gaia Regoli.

Il titolo

Where Do We Belong?, a che cosa apparteniamo, dove stiamo di casa. È una domanda che riguarda l'identità, la memoria e le radici, e che in un artista nato a Bali e formato a Yogyakarta, esposto oggi tra Stati Uniti, Asia ed Europa, suona anche autobiografica.

Bali nelle opere di Suanjaya Kencut

La ricerca di Suanjaya Kencut è profondamente influenzata dalla sua terra d'origine: l'artista rielabora l'eredità culturale balinese e la fonde con il linguaggio dell'arte contemporanea.

Le marionette del Barong

L'archivio di ricordi da cui nascono i suoi soggetti ricorrenti viene, in particolare, dal fascino esercitato dalle grandi marionette protagoniste delle danze Barong, rappresentazioni rituali che accompagnano le principali cerimonie induiste di Bali. Le bambole di Kencut sono, in un certo senso, discendenti di quelle figure: presenze che guardano senza guardare, tra gioco e sacro.

Intagli, tessuti, templi

I motivi ripetitivi, i colori vibranti e gli elementi pop delle sue opere richiamano gli intagli ornamentali, i tessuti e gli arredi sacri che decorano i templi balinesi. Chi guarda da vicino le tele ritrova la stessa densità decorativa, trasportata in un linguaggio da cartone animato.

La moda contemporanea

A questa tradizione Kencut intreccia un interesse marcato per il fashion design contemporaneo. Gli abiti delle sue figure, i motivi dei tessuti dipinti, le combinazioni di colore hanno qualcosa della passerella: è la parte più giocosa del suo lavoro, e quella che lo rende immediatamente comunicativo.

Chi è Suanjaya Kencut: biografia e carriera

Suanjaya Kencut è nato a Badung, a Bali, nel settembre 1994, e si è formato in Belle Arti all'Institut Seni Indonesia di Yogyakarta; dal 2018 espone in Asia, Europa, Stati Uniti e Oceania.

La formazione a Yogyakarta

Il suo profilo ufficiale indica come formazione Fine Art all'Institut Seni Indonesia di Yogyakarta. A Yogyakarta partecipa anche alle mostre del gruppo Sanggar Dewata Indonesia, in rassegne come Samasta (2019), Kama Chitra (2024), Jengah! (2025) e Ambang Alir (2026).

I primi riconoscimenti

Tra il 2016 e il 2017 entra due volte tra le cinque migliori opere del premio Aksi Artsy, è finalista del UOB Painting of the Year 2016 e tra i venti finalisti del Redbase Young Artist Award. Nel 2018 è già all'Auckland Art Fair con Redbase Art e alla seconda Biennale di Giava Centrale, a Semarang.

Le prime personali

Le prime mostre personali sono in Indonesia: Kaum Mata Kancing a Giacarta e It isn't a Whole all'Artotel Sanur di Bali nel 2019, Repeat a Semarang nel 2020 e, nel 2021, una personale alla Ruci Art Space di Giacarta.

Il salto internazionale

Dal 2022 le personali si spostano all'estero: Unlimited Frames alla Lorin Gallery di Los Angeles (2022), Social Circle alla GR Gallery di New York e Inner Child alla Noblesse Collection di Seul (2023), Guardian Galaxy con GR Gallery a Context Art Miami (2023). Nel 2024 espone con Pop Fractal alla Baik Art di Giacarta, Beyond the Wall alla Gana Art di Seul e Re-Charge alla Volery Gallery di Dubai; nel 2025 I Trip Therefore I Am alla Thinkspace di Los Angeles.

Le fiere e le collettive

Il suo curriculum elenca partecipazioni ad Art Central Hong Kong, Tokyo Gendai, Art SG a Singapore, Art Jakarta, UVNT Art Fair a Madrid, e una mostra al museo del Sichuan Fine Arts Institute con Tang Contemporary Art. Nel 2024 ha partecipato anche a una mostra per il 55° anniversario di Sesame Street a Shenzhen.

Il legame con Mucciaccia

Il rapporto con la galleria romana non nasce oggi. Nel 2022 Kencut era nella collettiva Otherworldly alla sede londinese di Mucciaccia Gallery; nel 2025 ha esposto con la galleria a Roma Arte in Nuvola. Where Do We Belong? è il passo successivo: la prima personale nella sede di via Laurina.

Suanjaya Kencut nel mondo: collettive e fiere

Prima di arrivare a Roma, Suanjaya Kencut ha costruito in meno di dieci anni una presenza internazionale fatta di collettive, fiere e gallerie in tre continenti: il suo curriculum ufficiale elenca decine di partecipazioni dal 2018 al 2026.

Gli esordi tra Yogyakarta e Giacarta

Nel 2018 Kencut espone in mostre collettive come Imagined Generation alla Langgeng Art Foundation, Forms of Diversity da Redbase Yogyakarta e Menjemput Kebahagiaan con il gruppo Sakapat al Bentara Budaya Yogyakarta. Nel 2019 partecipa ad Art Jakarta con Rachel Gallery e a Desire: Work + Play Art Now. Sono gli anni in cui il suo linguaggio si definisce, nel vivace ambiente artistico di Yogyakarta.

Il 2020, tra mostre reali e virtuali

L'anno della pandemia lo vede in molte mostre online e in presenza: Tribute to Basquiat alla Langgeng Art Foundation, Conversation with Basquiat all'Artemis Art di Kuala Lumpur, la Gwangju International Art Fair e la BAMA di Busan in Corea del Sud, Hybridity al Sangkring Art Project. Il nome di Basquiat torna due volte nei titoli delle mostre di quell'anno: un riferimento dichiarato, che aiuta a leggere il lato pop e urbano della sua pittura, oltre a quello balinese.

L'Asia e le grandi fiere

Dal 2022 al 2024 le tappe si moltiplicano: Hong Kong con Art Central, Tokyo con Tokyo Gendai e Bridge Mogura Gallery, Seul, Taiwan, Shanghai con Asian Dialogue, Singapore con Art SG. Nel 2024 partecipa a Symphony of Coexistence all'Art Museum del Sichuan Fine Arts Institute, presentata da Tang Contemporary Art.

L'Europa

In Europa Kencut è arrivato attraverso Londra, con Otherworldly da Mucciaccia nel 2022 e A New Horizon alla Gallery 46; poi Berlino con Future Gallery, la Germania con Yotomy Gallery, Madrid con Villazan Gallery e la UVNT Art Fair, Marbella con Yusto Giner, Amsterdam con Wanrooij Gallery nel 2026. Roma, con la fiera Roma Arte in Nuvola del 2025, è stata la tappa che ha preparato questa personale.

La Mucciaccia Gallery di via Laurina

Mucciaccia Gallery è stata fondata da Massimiliano Mucciaccia nel 2006 e oggi opera a Roma, in via Laurina, e a Cortina d'Ampezzo, dopo aver avuto sedi anche a Londra e Singapore.

Il programma

La galleria dichiara di promuovere artisti che esplorano nuovi linguaggi, con un'attenzione particolare alla produzione del XX e del XXI secolo, e di lavorare con istituzioni, fondazioni ed eredi d'artista per mostre di livello museale.

Le mostre recenti a Roma

L'archivio della sede romana racconta un programma molto vario: Ezgi Güneştekin con Life Is Good, un omaggio ad Antonio Scordia, Beauty! di Austin Young, Piero Pizzi Cannella con Shunga, Emma Talbot con Visions, Maryam Eisler con Intimate Landscapes, Angel LA II Ortiz con Urban Rhythms, e gli appuntamenti periodici di Chiamata alle Arti e 12 Artists of Tomorrow. Where Do We Belong? si inserisce in questa linea, tra pop, street art e pittura figurativa internazionale.

Informazioni pratiche

Mucciaccia Gallery Roma, via Laurina 31, 00187 Roma. Telefono 06 79783647, email roma@mucciaccia.com. Orari: lunedì-venerdì 10.30-19, sabato 11-19.

Via Laurina e il rione Campo Marzio

Via Laurina si trova nel rione Campo Marzio, Municipio I, a poche decine di metri da via Margutta, la strada degli artisti di Roma.

Via Margutta, la vicina celebre

Via Margutta corre alle pendici del Pincio, parallela a via del Babuino. Dal Seicento ospitò artisti come Rubens, Poussin e Ribera, poi Canova; nel Novecento Picasso vi soggiornò, e negli anni Cinquanta, dopo Vacanze romane, ci vissero Fellini e Giulietta Masina, Anna Magnani, de Chirico, Guttuso e Burri. Dal 1953 vi si tengono fiere d'arte.

Una zona di gallerie

Nel raggio di pochi passi ci sono altre gallerie d'arte contemporanea: una visita a Where Do We Belong? si può trasformare facilmente in un pomeriggio di gallerie. Via Margutta ha perfino una Fontana delle Arti, realizzata nel 1927 da Pietro Lombardi.

Via Margutta tra cinema, letteratura e canzoni

Via Margutta, a pochi passi dalla Mucciaccia Gallery, è una delle strade romane più raccontate dal cinema e dalla letteratura del Novecento.

Un nome dall'origine incerta

L'etimologia del nome è incerta. Si è pensato al latino maris gutta, goccia di mare, oppure a un barbiere di nome Margutte: nel 1575 è attestato un Margutto Barbiere. Il toponimo compare già nel 1536.

Sullo schermo

Dopo Vacanze romane (1953), la strada torna in Un americano a Roma (1954) e dà il titolo a Via Margutta di Mario Camerini (1960). Negli anni Cinquanta diventa, grazie a questi film, un simbolo della vita d'artista a Roma.

Sulla pagina e nella canzone

Carlo Cassola l'ha raccontata in Vita d'artista, Alberto Moravia l'ha fatta comparire in La noia. Nel 1986 Luca Barbarossa le ha dedicato una canzone presentata a Sanremo. Dagli anni Settanta un fico cresciuto nella strada era diventato un simbolo; è stato rimpiazzato nel 2007.

Come arrivare alla Mucciaccia Gallery

La Mucciaccia Gallery è in via Laurina 31, nel rione Campo Marzio, nella zona di via Margutta e via del Babuino.

In metropolitana

Per la vicina via Margutta le fermate di riferimento sono Flaminio e Spagna, sulla linea A. Da entrambe si raggiunge via Laurina a piedi.

In tram

Il tram 2 ferma a Flaminio, tra le fermate indicate per la zona di via Margutta.

Il calcolatore ATAC

Per le linee di autobus e per la combinazione migliore dal proprio punto di partenza, il calcolatore di percorso di ATAC è lo strumento giusto.

In auto

La galleria non indica parcheggi: in centro l'auto è la scelta meno pratica.

Orari e informazioni per visitare Where Do We Belong?

Where Do We Belong? è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 19 e il sabato dalle 11 alle 19, fino al 9 novembre 2026; la domenica la galleria è chiusa.

Una mostra aperta anche il lunedì

A differenza di molti musei, la galleria è aperta il lunedì: utile per chi visita Roma a inizio settimana e trova chiusi i musei civici.

Quanto tempo serve

Per 27 opere bastano tre quarti d'ora. Le sculture chiedono di essere guardate girandoci intorno.

Ingresso

La galleria non pubblica tariffe d'ingresso sul proprio sito. Per gruppi o visite guidate conviene scrivere a roma@mucciaccia.com.

Come organizzare la visita a Where Do We Belong?

Una visita a Where Do We Belong? richiede meno di un'ora e si combina facilmente con una passeggiata tra via Margutta, via del Babuino e Piazza del Popolo.

Prima della mostra

Se arrivate dalla metro Flaminio, la passeggiata attraverso Piazza del Popolo è il modo migliore per entrare nel quartiere. Da Spagna, invece, si sale verso via del Babuino.

Dopo la mostra

All'uscita, via Margutta è il complemento naturale: altre gallerie, botteghe, la Fontana delle Arti. Chi ha più tempo può salire al Pincio per il tramonto.

Accessibilità

La galleria non pubblica informazioni sull'accessibilità degli spazi: chi ha esigenze specifiche faccia bene a chiamare lo 06 79783647 prima di muoversi.

Una curiosità su Suanjaya Kencut. Where Do We Belong? alla Mucciaccia Gallery — dal 25 settembre al 9 novembre 2026

La curiosità è nel nome: Suanjaya Kencut è il nome d'arte di I Putu Adi Suanjaya, che le gallerie con cui lavora presentano semplicemente come Kencut. Le figure con gli occhi di bottone, che oggi sono la sua firma, accompagnano il suo lavoro fin dalle prime personali indonesiane del 2019, a Giacarta e all'Artotel Sanur di Bali. Sette anni dopo, le stesse figure arrivano in una galleria del centro di Roma.

Un'altra curiosità riguarda la strada che le figure di Kencut hanno fatto prima di arrivare a Roma. Negli ultimi quattro anni l'artista ha esposto a Los Angeles, New York, Seul, Dubai, Tokyo, Hong Kong, Madrid, Amsterdam e Miami; nel 2024 le sue opere sono entrate anche in una mostra celebrativa per il 55° anniversario di Sesame Street a Shenzhen, in Cina. È raro che un artista trentenne abbia un curriculum così globale, e la sua prima personale romana arriva quando il suo nome circola già nelle principali fiere asiatiche.

Infine: gli occhi di bottone non sono un vezzo. Nel comunicato della mostra sono spiegati come una scelta precisa, per costringere chi guarda a mettere del suo nel leggere lo stato d'animo delle figure.

Una cosa che non ti dice nessuno su Suanjaya Kencut. Where Do We Belong? alla Mucciaccia Gallery — dal 25 settembre al 9 novembre 2026

Quello che nessuno dice è che questa mostra, che sembra fatta per i social, funziona meglio dal vivo. Le sculture in vetroresina hanno una presenza fisica che la fotografia appiattisce: girandoci intorno si scopre come le figure siano pensate anche di spalle e di profilo, e come i colori cambino sotto la luce della galleria. Chi conosce Kencut solo da Instagram si troverà davanti a un artista diverso, più silenzioso.

La seconda cosa è l'orario. La galleria è aperta il lunedì, dalle 10.30, e chiusa la domenica: il contrario di quello che molti si aspettano. Chi pensa di andarci la domenica pomeriggio, dopo una passeggiata al Pincio, trova chiuso. Il sabato, invece, apre alle 11.

La terza riguarda i bambini. Le figure di Kencut, con i loro colori e le loro forme da giocattolo, piacciono moltissimo ai più piccoli. Una galleria privata non è un museo per famiglie, ma questa mostra è una delle poche occasioni in cui un bambino può guardare arte contemporanea senza annoiarsi. Basta ricordare che le opere non si toccano.

Il consiglio che ti do per visitare Suanjaya Kencut. Where Do We Belong? alla Mucciaccia Gallery — dal 25 settembre al 9 novembre 2026

Il consiglio è di visitare la mostra con una domanda in testa: che cosa prova questa figura? Gli occhi di bottone tolgono lo sguardo, e il volto resta senza espressione. Eppure la postura, l'abito, l'oggetto che la figura tiene in mano, lo scenario raccontano qualcosa. Provate a leggere ogni opera come una scena di teatro muto: è esattamente quello che l'artista chiede.

Secondo consiglio: fate caso ai motivi decorativi. Chi è stato a Bali riconoscerà gli echi degli intagli dei templi e dei tessuti; chi non c'è stato può immaginarli partendo da qui. Il comunicato cita le marionette delle danze Barong: una ricerca veloce di immagini prima della visita aiuta a capire da dove vengono queste bambole.

Terzo: combinate la mostra con una passeggiata in via Margutta, a pochi passi. Si passa dalla Bali pop di Kencut alla strada dove hanno vissuto Fellini, de Chirico e Guttuso: due idee di artista lontanissime, in cento metri.

Ultimo: se potete, andate in un giorno feriale di mattina. La galleria è tranquilla e le sculture si guardano da tutti i lati senza fretta.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che la zona tra via del Babuino e via Margutta è da secoli un quartiere di artisti. Si cita meno spesso che la sua vocazione è documentata da prima dell'Ottocento: nel Seicento vi abitavano Rubens, Poussin, Ribera e Pieter van Laer, e più tardi vi lavorarono Gaspar van Wittel e Pier Leone Ghezzi. Nel 1887 il Palazzo Patrizi Naro Montoro ospitò i primi studi d'artista veri e propri della strada, e nel Novecento vi passarono Picasso e poi, negli anni Cinquanta, Fellini, Anna Magnani, de Chirico, Guttuso e Burri. Una mostra di un pittore indonesiano a pochi passi da quella strada non è un corpo estraneo: è l'ultimo capitolo di una storia internazionale cominciata quattro secoli fa con i pittori venuti da tutta Europa.

Un secondo fatto poco citato riguarda le fiere d'arte di via Margutta. Dal 1953 la strada si apre al pubblico con esposizioni all'aperto, e il 22 giugno 1970 nacque l'associazione dei Cento Pittori di via Margutta, con mostre in autunno e in primavera. La vocazione della zona a mostrare arte a tutti, fuori dai musei, è antica.

Infine, sulla galleria: Mucciaccia è nata nel 2006, ha aperto sedi a Londra e Singapore e oggi è a Roma e a Cortina.

La foto giusta da fare a Suanjaya Kencut. Where Do We Belong? alla Mucciaccia Gallery — dal 25 settembre al 9 novembre 2026

La foto giusta è un dettaglio: gli occhi di bottone di una delle sculture in vetroresina, da vicino, con il volto che riempie l'inquadratura. È l'immagine che racconta l'artista meglio di qualsiasi veduta d'insieme, e la stessa galleria ha scelto un dettaglio come immagine della mostra.

La seconda è una composizione: una scultura in primo piano e, sullo sfondo, una tela con figure della stessa famiglia. Mette in evidenza il gioco di specchi di cui parla il comunicato, il passaggio tra la figura dipinta e quella che esce nello spazio.

La terza è per chi ha voglia di giocare: una foto di sé davanti a una tela, a fianco dei personaggi, magari imitando la loro postura. È l'invito implicito della mostra, riconoscersi nelle figure. Prima di scattare chiedete al personale se è consentito fotografare, e niente flash.

All'uscita, cento metri più in là, la Fontana delle Arti di via Margutta, del 1927: la foto che chiude la giornata.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La zona di via Laurina e via Margutta è documentata come quartiere di artisti fin dal Cinquecento: il toponimo di via Margutta è attestato dal 1536, e papa Paolo III concesse esenzioni fiscali agli artisti che vi si stabilivano. Tra Cinquecento e Seicento la strada si chiamava anche via Nara o dei Nari.

Verso il 1850 monsignor de Merode lottizzò l'area, e nel 1887 il Palazzo Patrizi Naro Montoro ospitò i primi studi d'artista. Nel 1927 fu realizzata la Fontana delle Arti di Pietro Lombardi. Uno studio della strada fu un centro della Resistenza: una lapide ricorda Giordano Bruno Ferrari, condannato nel 1944.

Nel 1953 via Margutta divenne il set di Vacanze romane, con una casa al civico 33, e nello stesso anno cominciarono le fiere d'arte all'aperto. Nel 1960 Mario Camerini girò un film intitolato proprio Via Margutta. Il 22 giugno 1970 nacque l'associazione Cento Pittori via Margutta.

Nel 2006 Massimiliano Mucciaccia fondò la sua galleria, che oggi ha sede in via Laurina. Nel settembre 2026 vi si inaugura la prima personale romana di Suanjaya Kencut.

Chi è passato da Suanjaya Kencut. Where Do We Belong? alla Mucciaccia Gallery — dal 25 settembre al 9 novembre 2026

Dalla zona di via Laurina e via Margutta è passata una parte importante della storia dell'arte a Roma. Nel Seicento Rubens, Nicolas Poussin, Jusepe de Ribera e Pieter van Laer; nel Settecento Gaspar van Wittel, Pier Leone Ghezzi e i fratelli van Bloemen; poi Antonio Canova. Nel Novecento vi passò Picasso, e dopo la guerra vi abitarono o lavorarono Federico Fellini e Giulietta Masina, Anna Magnani, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Alberto Burri, Novella Parigini.

La strada è entrata nel cinema e nella letteratura: Vacanze romane (1953), Un americano a Roma (1954), Via Margutta di Camerini (1960), le pagine di Carlo Cassola in Vita d'artista e di Alberto Moravia in La noia.

Dalla Mucciaccia Gallery di via Laurina sono passati negli ultimi anni artisti di tutto il mondo: Emma Talbot, Maryam Eisler, Angel LA II Ortiz, Austin Young, Ezgi Güneştekin, Piero Pizzi Cannella. Nell'autunno 2026 arriva Suanjaya Kencut, con le sue bambole balinesi: un artista che, come i pittori stranieri del Seicento, viene da lontano a lavorare con Roma.

Cosa vedere intorno alla Mucciaccia Gallery

Via Laurina è nel rione Campo Marzio, e ogni direzione porta a luoghi celebri.

Via Margutta e via del Babuino

A pochi passi c'è via del Babuino, che porta a Piazza di Spagna e alla scalinata di Trinità dei Monti.

Piazza del Popolo

Nella direzione opposta si arriva a Piazza del Popolo, con Santa Maria del Popolo e le chiese gemelle.

Ara Pacis e Mausoleo di Augusto

Verso il Tevere, l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto completano una giornata tra antico e contemporaneo.

Dove mangiare vicino a via Laurina

La zona tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna ha un'offerta ampia ma cara vicino alle piazze principali; nelle strade laterali si trovano bar e trattorie a prezzi più ragionevoli.

Una pausa veloce

Per un caffè o un pranzo veloce tra una galleria e l'altra, le vie intorno a via del Babuino e via Margutta offrono bar e forni.

Una cena

Per una cena conviene allontanarsi dalle piazze più famose: come sempre a Roma, i prezzi scendono di qualche strada.

Domande frequenti su Suanjaya Kencut a Roma

Quando si può vedere la mostra di Suanjaya Kencut a Roma?

La mostra Where Do We Belong? di Suanjaya Kencut è aperta alla Mucciaccia Gallery di Roma dal 25 settembre al 9 novembre 2026. Gli orari sono dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 19 e il sabato dalle 11 alle 19; la domenica è chiuso.

Dove si trova la Mucciaccia Gallery?

La Mucciaccia Gallery di Roma si trova in via Laurina 31, 00187 Roma, nel rione Campo Marzio, a pochi passi da via Margutta. Le fermate della metro A di riferimento per la zona sono Flaminio e Spagna.

Quante opere ci sono in mostra?

Where Do We Belong? presenta 27 opere di Suanjaya Kencut: 15 acrilici su tela e 12 sculture in vetroresina. La mostra è accompagnata da un catalogo di Silvana Editoriale con testi di Maria Vittoria Pinotti e Gaia Regoli.

Chi è Suanjaya Kencut?

Suanjaya Kencut è un artista indonesiano nato a Badung, a Bali, nel 1994, formato all'Institut Seni Indonesia di Yogyakarta. È noto per le sue figure simili a bambole con gli occhi di bottone, ispirate alle marionette delle danze Barong balinesi.

Si paga l'ingresso alla mostra?

La Mucciaccia Gallery non pubblica tariffe d'ingresso per Where Do We Belong? sul proprio sito. Per informazioni, visite di gruppo o richieste specifiche si può chiamare lo 06 79783647 o scrivere a roma@mucciaccia.com.

La mostra è adatta ai bambini?

La mostra di Suanjaya Kencut è tra le più adatte ai bambini tra le gallerie romane dell'autunno: figure colorate simili a giocattoli, sculture da guardare da tutti i lati. Serve solo ricordare che le opere non si toccano.

La galleria è aperta il lunedì?

Sì, la Mucciaccia Gallery di via Laurina è aperta il lunedì, dalle 10.30 alle 19, come tutti i giorni feriali; il sabato apre alle 11 e la domenica è chiusa. È una buona alternativa per chi trova chiusi i musei civici a inizio settimana.

Che cosa c'è da vedere vicino alla galleria?

Vicino alla Mucciaccia Gallery ci sono via Margutta, via del Babuino, Piazza di Spagna con Trinità dei Monti, Piazza del Popolo con Santa Maria del Popolo e, verso il Tevere, l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto.

Il consiglio finale su Suanjaya Kencut

Tra via Margutta e via del Babuino ci sono molte gallerie, e poche propongono qualcosa che non si vede altrove. Where Do We Belong? è una di queste: un artista giovane, già conosciuto in Asia e negli Stati Uniti, alla sua prima personale romana. Il consiglio è di andarci in un giorno feriale, guardare le sculture da tutti i lati e chiedersi che cosa provano quelle figure senza sguardo. Poi conviene uscire e fare i cento metri fino a via Margutta: la Roma degli artisti continua.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento25 Settembre 2026 10:30 — 9 Novembre 2026
IndirizzoMucciaccia Gallery, Via Laurina 31, 00187 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre

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