Scomodo – La Redazione
Scomodo è un progetto editoriale nato a Roma nel 2016 e cresciuto negli anni fino a diventare, secondo la definizione che l’organizzazione dà di sé stessa, “una comunità reale” che produce ogni mese una rivista cartacea e gestisce spazi fisici aperti al pubblico in diverse città italiane. La sede storica e più conosciuta si trova a Roma, dentro il palazzo occupato noto come Spin Time, in via Carlo Emanuele I, nel quadrante fra Piazza Vittorio, Porta Maggiore e il quartiere Esquilino: un luogo che unisce redazione giornalistica, coworking, biblioteca, bar e sala eventi sotto lo stesso tetto. Chi arriva pensando di trovare una redazione chiusa dietro una porta con targa resterà spiazzato: qui si entra, si legge, si lavora al portatile, si assiste a un dibattito o a una proiezione, spesso nello stesso pomeriggio. Per orientarsi nella zona può essere utile leggere anche le pagine dedicate a Piazza Vittorio e alla basilica sotterranea di Porta Maggiore, entrambe a pochi minuti a piedi.
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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
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Cosa è davvero Scomodo: una rivista, una comunità, uno spazio fisico
La confusione più comune riguarda proprio la natura del progetto. Scomodo non è soltanto un giornale, anche se il giornale resta il prodotto più visibile: è insieme una testata, un’associazione culturale e un contenitore di spazi fisici gestiti con criteri partecipativi. Nella descrizione ufficiale il progetto si presenta come nato “dalla volontà di promuovere un cambiamento sociale e culturale”, con l’obiettivo dichiarato di costruire “spazi di espressione, condivisione e crescita per le nuove generazioni”. La rivista, il sito, gli eventi e la sede fisica di Roma sono tre facce dello stesso progetto, pensate per funzionare insieme piuttosto che come iniziative separate.
Il progetto viene comunemente presentato come uno dei più grandi esperimenti editoriali italiani realizzati da una redazione giovane, e in effetti la comunicazione ufficiale insiste molto su questo punto, parlando di centinaia di collaboratori under 30 coinvolti nel tempo. Va detto con onestà che le fonti non concordano su una soglia d’età unica e ufficiale: alcune presentazioni parlano di redattori under 25, altre di collaboratori under 30 o under 35 a seconda del ruolo, dalla scrittura alla grafica fino all’organizzazione degli eventi. Quello che risulta più stabile, ed è confermato dal sito ufficiale, è il fatto che la redazione sia composta in larga parte da giovani, spesso studenti universitari romani, che si alternano nei ruoli editoriali con un turnover fisiologico dettato proprio dal limite anagrafico.
Dal 2016 a oggi: la storia in breve
Il progetto nasce nel 2016 a Roma come rivista studentesca indipendente, in un momento in cui il panorama dell’editoria giovanile italiana era piuttosto povero di alternative strutturate. Nei primi anni l’attività si concentra sulla produzione della rivista e sulla costruzione di una rete di collaboratori nelle scuole e nelle università romane. Il salto di qualità arriva alcuni anni dopo, quando il progetto comincia a espandersi fuori da Roma, aprendo redazioni in altre città italiane, fra cui Milano, Empoli e Bari, e a strutturarsi come rete nazionale piuttosto che come fenomeno romano isolato.
Il momento che segna probabilmente la svolta più importante nella storia recente del progetto è l’apertura, nel 2020, del primo spazio fisico stabile a Roma dentro il palazzo di Spin Time: un passaggio che l’organizzazione stessa definisce, nella propria comunicazione, come il primo esperimento di costruzione collettiva di uno spazio fisico dedicato alla comunità. Da quel momento la redazione romana non è più soltanto un gruppo di persone che si incontra in luoghi diversi, ma ha una sede riconoscibile dove chiunque può entrare senza appuntamento.
Chi scrive per Scomodo
La rivista raccoglie testi, illustrazioni e fotografie di redattori, artisti e creativi che ruotano nella comunità con cadenza continua: chi arriva scrive, impara il mestiere editoriale sul campo e dopo un certo numero di anni lascia spazio a chi entra dopo. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, nel corso della sua storia il progetto ha coinvolto oltre settecentomila persone e circa quattrocento professionisti under 35 che hanno collaborato in modi diversi, dalla scrittura alla grafica, dalla fotografia alla gestione degli eventi. Sono numeri cumulativi, riferiti all’intera storia del progetto dal 2016 a oggi, non a una fotografia della redazione in un singolo momento, e vanno letti in questo senso.
Il nome Scomodo e la linea editoriale
Il nome scelto per il progetto racconta bene l’intenzione originaria: presentarsi come una voce che non cerca il compromesso con i toni istituzionali del giornalismo tradizionale, ma preferisce posizioni nette su temi che riguardano direttamente le nuove generazioni, dal lavoro precario alla crisi abitativa, dall’ambiente ai diritti civili. La linea editoriale si costruisce su inchieste, reportage e approfondimenti scritti da chi quei temi li vive in prima persona, spesso da studente o da giovane lavoratore, più che da osservatore esterno. Questo taglio, insieme alla scelta di una distribuzione che privilegia scuole e università, ha contribuito a costruire nel tempo un pubblico fedele soprattutto fra i giovanissimi, una fascia che la maggior parte dell’editoria tradizionale fatica a raggiungere con continuità.
Accanto alla rivista cartacea, il progetto ha sviluppato negli anni anche una presenza digitale strutturata, con un sito che pubblica contenuti quotidiani e una tecnologia di lettura aumentata pensata per collegare la versione cartacea a materiali multimediali di approfondimento. È una scelta che riflette l’ambizione di parlare a un pubblico giovane con gli strumenti che quel pubblico usa davvero, senza però abbandonare il formato cartaceo, che resta centrale nell’identità del progetto e nella sua distribuzione nelle librerie indipendenti.
Una curiosità su Scomodo – La Redazione
Pochi visitatori occasionali sanno che il palazzo che ospita la redazione romana di Scomodo non è nato per ospitare una rivista né un centro culturale. L’edificio di via Carlo Emanuele I era in origine una sede amministrativa pubblica, poi rimasta a lungo inutilizzata, e oggi è meglio conosciuto con il nome di Spin Time: un progetto di rigenerazione urbana dal basso che, oltre a ospitare centinaia di residenti provenienti da decine di nazionalità diverse in condizione di emergenza abitativa, ha messo a disposizione parte degli spazi comuni a realtà culturali come Scomodo. La redazione, in altre parole, non occupa un ufficio isolato ma condivide il palazzo con una comunità abitativa molto più ampia: chi entra per leggere la rivista o partecipare a un evento cammina negli stessi corridoi in cui vivono famiglie intere. È una convivenza che rende lo spazio diverso da qualunque altra redazione giornalistica italiana, e che vale la pena tenere presente prima di varcare la soglia con l’idea di trovare un semplice ufficio.
Dove si trova la redazione di Scomodo a Roma e come arrivarci
L’indirizzo è via Carlo Emanuele I 26, nel municipio centrale di Roma, codice postale 00185, in un tratto di città che sta esattamente a metà strada fra Piazza Vittorio Emanuele II, Porta Maggiore e i primi isolati del quartiere Esquilino. È una posizione centrale, raggiungibile a piedi in pochi minuti sia da chi arriva dalla stazione Termini sia da chi si sposta dal quadrante di San Lorenzo, storicamente il quartiere universitario e giovanile per eccellenza della capitale.
L’indirizzo e il quartiere
Il palazzo si affaccia su via Carlo Emanuele I, una strada residenziale dell’Esquilino punteggiata da edifici popolari di inizio Novecento, a pochi passi dall’incrocio con via Filippo Turati e a distanza pedonale sia da Porta Maggiore sia da Piazza Vittorio, il grande mercato coperto e i giardini che portano il nome dell’ultimo re d’Italia unificato. Chi conosce già la zona per la nuova sede del mercato Esquilino o per la vicina porta Alchemica nei giardini di Piazza Vittorio troverà l’ingresso della redazione a pochissima distanza, dentro lo stesso reticolo di strade.
In treno e in metropolitana da Termini
La distanza dalla stazione Termini è breve, percorribile comodamente a piedi in un quarto d’ora scarso attraversando piazza Vittorio, oppure con un tragitto ancora più rapido con i mezzi pubblici di superficie che collegano l’area della stazione al quadrante di Porta Maggiore. Chi arriva in treno da fuori Roma, sia sulla rete regionale sia sull’alta velocità, ha quindi la stazione più trafficata d’Italia praticamente a portata di mano, senza bisogno di cambi complicati. La fermata della metropolitana più vicina resta comunque quella di Termini stesso, servita dalle linee A e B, oppure Vittorio Emanuele sulla linea A, entrambe a una decina di minuti a piedi dall’ingresso di via Carlo Emanuele I.
A piedi da Porta Maggiore e dal quartiere Esquilino
Per chi si muove già a piedi nel centro storico, il modo più naturale di arrivare è passare da Porta Maggiore, l’antica porta delle Mura Aureliane inglobata nell’incrocio ferroviario che porta lo stesso nome, e da lì proseguire lungo via Filippo Turati fino all’incrocio con via Carlo Emanuele I. È una passeggiata di pochi minuti che attraversa uno dei tratti meno turistici e più autenticamente romani del centro, fra bar storici, negozi di alimentari multietnici e i palazzi popolari costruiti a cavallo fra Otto e Novecento per ospitare gli impiegati statali arrivati a Roma dopo l’Unità.
Dentro lo spazio: cosa si trova nella sede di Scomodo
Lo spazio occupa circa duemila metri quadri dentro il palazzo di Spin Time, distribuiti su più livelli e organizzati per funzioni diverse: non un unico ambiente aperto, ma una sequenza di sale pensate per usi differenti, dalla lettura al lavoro, dagli eventi collettivi alle proiezioni. È probabilmente il tratto che sorprende di più chi si aspetta una semplice redazione con qualche scrivania: qui si trovano un’edicola, un bar interno, una sala studio silenziosa, un’area coworking con postazioni condivise, una sala cinema attrezzata per proiezioni, un biliardo e un tavolo da ping pong, oltre a una rampa che rende l’accesso fruibile anche a chi ha difficoltà motorie.
L’edicola, il bar e la sala studio
L’edicola interna vende la rivista cartacea insieme ad altre pubblicazioni indipendenti, ed è spesso il primo punto di contatto per chi entra senza sapere bene cosa aspettarsi. Accanto, il bar funziona come punto di ritrovo informale prima e dopo gli eventi, mentre la sala studio è pensata per chi ha bisogno di un luogo silenzioso per lavorare o preparare un esame, con un funzionamento simile a quello di una biblioteca condivisa più che a un semplice caffè con il wifi.
Il cinema, il biliardo e la sala eventi
La sala cinema ospita proiezioni, rassegne tematiche e talvolta anteprime, mentre gli spazi più informali con biliardo e ping pong servono a scandire il tempo libero fra un evento e l’altro, in un equilibrio fra impegno culturale e socialità che è parte integrante dell’identità del progetto. Le sale più grandi vengono allestite di volta in volta per assemblee, dibattiti pubblici, presentazioni di libri e feste, cambiando fisionomia a seconda del calendario.
La storia del palazzo Spin Time: da sede statale a comunità abitativa
Per capire davvero lo spazio in cui si trova la redazione romana occorre fare un passo indietro rispetto al 2016, l’anno di nascita di Scomodo, e guardare alla storia dell’edificio che oggi ospita la sede. Il palazzo di via Carlo Emanuele I nasce come struttura amministrativa pubblica, destinata a uffici, in un momento storico in cui l’Esquilino si stava consolidando come quartiere popolare a ridosso della stazione Termini. Nel tempo l’edificio perde la sua funzione originaria e resta a lungo inutilizzato, uno dei tanti immobili pubblici romani lasciati vuoti mentre la città affrontava una crescente emergenza abitativa.
L’occupazione e la nascita di Spin Time
La svolta arriva con l’occupazione dell’edificio da parte di un gruppo di persone in condizione di emergenza abitativa, un fenomeno che a Roma ha riguardato negli anni diversi immobili pubblici dismessi. Da quella occupazione nasce Spin Time, un progetto di autogestione che nel tempo si è dato regole interne, spazi comuni e una struttura organizzativa capace di ospitare stabilmente centinaia di residenti provenienti da decine di paesi diversi, spesso famiglie con bambini, oltre a persone singole in cerca di una soluzione abitativa dignitosa in una città dove il mercato immobiliare resta fuori portata per molte fasce di popolazione.
Uno spazio abitativo che diventa anche spazio culturale
Ciò che rende Spin Time un caso particolare, e non un semplice edificio occupato a scopo abitativo, è la scelta di aprire una parte consistente degli spazi comuni a realtà culturali esterne, trasformando il palazzo in un luogo che unisce residenzialità e produzione culturale. È in questo contesto che nel 2020 Scomodo trova la propria sede fisica stabile a Roma, condividendo il palazzo con la comunità di residenti e contribuendo, con la propria programmazione di eventi, a portare pubblico esterno dentro uno spazio che altrimenti resterebbe visibile solo a chi ci abita. La convivenza fra le due dimensioni, quella abitativa e quella culturale, non è priva di complessità organizzativa, ma è proprio questo intreccio a rendere la sede di Scomodo un caso diverso da qualsiasi altra redazione giornalistica italiana, più vicina nella forma a un centro sociale autogestito che a un ufficio editoriale convenzionale.
Perché questo conta per chi visita
Chi arriva in via Carlo Emanuele I senza conoscere questa storia rischia di leggere il palazzo semplicemente come una sede alternativa un po’ informale. Conoscere il contesto aiuta invece a capire perché gli spazi aperti al pubblico sono solo una parte dell’edificio, perché la gestione degli orari e degli accessi segue logiche partecipative diverse da quelle di un museo o di una biblioteca comunale, e perché la programmazione culturale della redazione si intreccia costantemente con temi legati proprio all’abitare, al diritto alla casa e alla rigenerazione urbana, argomenti che tornano spesso nelle pagine della rivista e nei dibattiti organizzati in sede.
Una cosa che non ti dice nessuno su Scomodo – La Redazione
Quello che raramente viene raccontato, e che invece cambia parecchio l’esperienza di chi visita per la prima volta, è che lo spazio non funziona come un museo o un centro visitatori con un percorso stabilito: funziona come un luogo vivo, e la sua fisionomia cambia continuamente a seconda di cosa è in programma quel giorno. Un pomeriggio la sala grande può ospitare un’assemblea aperta sui temi dell’abitare, la sera successiva una proiezione, il fine settimana una festa con musica dal vivo. Chi arriva con l’idea di trovare orari fissi identici a quelli di un negozio o di un museo statale rischia di restare deluso: qui la programmazione è dinamica, comunicata soprattutto attraverso i canali social e il sito ufficiale, e conviene sempre controllare cosa è previsto per la giornata scelta prima di organizzare la visita. L’altro elemento poco noto riguarda il rapporto con il palazzo che ospita la redazione: gli spazi di Scomodo convivono con centinaia di abitazioni occupate da residenti che vivono lì stabilmente, e questo significa che alcune aree del palazzo restano private e non accessibili ai visitatori, mentre solo le zone destinate esplicitamente alla comunità culturale sono aperte al pubblico.
Il consiglio che ti do per visitare Scomodo – La Redazione
Il consiglio più utile, per chi non conosce ancora lo spazio, è di non presentarsi con l’idea di una visita turistica in senso classico, ma piuttosto di scegliere un momento in cui è previsto un evento aperto, un dibattito, una proiezione o una presentazione, e usare quello come occasione per entrare, guardarsi intorno e capire come funziona il luogo. Prima di partire conviene dare un’occhiata al calendario pubblicato sul sito ufficiale o sui canali social della redazione, perché la programmazione cambia di continuo e un pomeriggio senza eventi in agenda offre un’esperienza molto più limitata rispetto a una serata con qualcosa in corso. Chi arriva nel primo pomeriggio in un giorno feriale, quando la sala studio è aperta e il ritmo è più tranquillo, trova probabilmente il momento migliore per fare due chiacchiere con chi lavora in redazione senza il rumore di fondo di un evento serale.
Accessibilità e servizi pratici per chi visita
Chi organizza una visita con esigenze specifiche, che si tratti di mobilità ridotta o semplicemente della necessità di lavorare per qualche ora con un portatile, trova nello spazio romano di Scomodo alcune risposte concrete, anche se vale sempre la pena verificare i dettagli più aggiornati contattando direttamente la redazione prima di organizzare una visita legata a un’esigenza precisa.
Mobilità e accesso fisico
Fra i servizi elencati dal sito ufficiale figura una rampa pensata per rendere l’accesso fruibile anche a chi ha difficoltà motorie, un elemento non scontato in un palazzo popolare di inizio Novecento come quello che ospita la redazione. Trattandosi comunque di un edificio storico con una destinazione d’uso mista, chi ha esigenze specifiche di accessibilità farebbe bene a contattare in anticipo la redazione attraverso i canali ufficiali, per avere indicazioni precise sul percorso più agevole da seguire una volta arrivati in via Carlo Emanuele I.
Lavorare e studiare in sede
L’area coworking e la sala studio sono pensate proprio per chi ha bisogno di un luogo dove trascorrere alcune ore lavorando o studiando, con un funzionamento più vicino a quello di uno spazio di co-working indipendente che a quello di un bar con qualche tavolino. Chi cerca un’alternativa alle biblioteche universitarie romane, spesso affollate nei periodi di esame, trova qui un ambiente diverso, animato da una comunità di frequentatori abituali più che da un pubblico di passaggio.
Gli orari di apertura e come organizzare la visita
Secondo quanto indicato dal sito ufficiale, lo spazio romano resta aperto dal lunedì al venerdì dalle otto e mezza del mattino fino a mezzanotte, mentre nel fine settimana l’apertura comincia più tardi, verso mezzogiorno, e prosegue fino a mezzanotte. Sono orari pensati per un luogo che funziona sia come spazio di lavoro diurno sia come sede di eventi serali, e che quindi copre un arco di tempo molto più ampio di quello di un ufficio tradizionale. Trattandosi di orari comunicati da un progetto gestito con modalità partecipative, restano soggetti a variazioni legate al calendario degli eventi o a esigenze organizzative interne, quindi la scelta più prudente resta sempre quella di verificare la situazione aggiornata sui canali ufficiali prima di mettersi in cammino, soprattutto se l’obiettivo è partecipare a un evento specifico e non semplicemente affacciarsi allo spazio.
Quando è meno affollato
Le prime ore del pomeriggio nei giorni feriali risultano generalmente le più tranquille, con la sala studio e il coworking popolati soprattutto da studenti universitari che sfruttano lo spazio come alternativa alle biblioteche di zona. Il tardo pomeriggio e la sera, soprattutto nei giorni in cui è programmato un evento, portano invece un afflusso molto maggiore, con la sala grande che si riempie in vista di dibattiti, proiezioni o presentazioni.
Cosa aspettarsi se non conoscete il palazzo
Il palazzo di Spin Time non ha l’aspetto di un edificio culturale convenzionale: l’ingresso è quello di un condominio popolare di inizio Novecento, con segnaletica essenziale che indica gli spazi comuni gestiti dalla comunità. Chi arriva per la prima volta può contare sulla presenza costante di persone che frequentano lo spazio quotidianamente e che, in genere, indicano volentieri la strada verso l’edicola, il bar o la sala eventi a chi si mostra disorientato all’ingresso.
Gli eventi, i workshop e le attività aperte al pubblico
La programmazione pubblica è probabilmente l’aspetto che rende lo spazio di Scomodo diverso da una redazione giornalistica in senso stretto. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, nel corso della sua storia il progetto ha organizzato complessivamente oltre quattromila eventi nei propri spazi, un numero che comprende workshop formativi, assemblee pubbliche, dibattiti su temi di attualità, festival tematici, mostre, feste con musica dal vivo o dj set e proiezioni cinematografiche. Sono cifre cumulative riferite a tutta la rete nazionale del progetto, non alla sola sede romana, ma danno comunque un’idea della densità di attività che caratterizza questo tipo di spazio rispetto a un luogo culturale con programmazione più occasionale.
Assemblee, dibattiti e presentazioni
Le assemblee aperte e i dibattiti pubblici occupano una parte importante del calendario, spesso legati a temi di attualità politica, sociale o culturale che la redazione tratta anche nelle pagine della rivista. Le presentazioni di libri, in particolare di saggistica e narrativa legate a temi generazionali, sono un altro appuntamento ricorrente, con autori che dialogano con la redazione e con il pubblico presente in sala.
Festival, mostre e proiezioni
Accanto agli appuntamenti più istituzionali trovano spazio festival tematici organizzati direttamente dalla comunità, mostre fotografiche e di illustrazione realizzate spesso dagli stessi collaboratori della rivista, e proiezioni cinematografiche nella sala dedicata, con una programmazione che alterna cinema d’autore e produzioni più recenti legate a temi generazionali.
Le altre sedi di Scomodo in Italia
Sebbene questa pagina si concentri sulla redazione romana, capire come funziona il resto della rete aiuta a inquadrare meglio il ruolo che via Carlo Emanuele I ha avuto nella storia del progetto. Dopo il consolidamento della redazione romana, Scomodo ha replicato in altre città italiane un modello simile, fatto di collaboratori giovani, produzione editoriale e, dove possibile, spazi fisici condivisi con la comunità locale.
Milano
La redazione milanese rappresenta la prima grande espansione del progetto fuori da Roma, in una città con un ecosistema editoriale e universitario molto diverso da quello romano ma altrettanto denso di potenziali collaboratori giovani. Anche qui il modello segue la stessa logica: collaboratori under 30 che ruotano nei ruoli editoriali, produzione di contenuti per la rivista nazionale e organizzazione di eventi pubblici pensati per il territorio locale.
Empoli e Bari
Le redazioni di Empoli e Bari raccontano un aspetto meno noto del progetto: la sua capacità di radicarsi anche fuori dalle due grandi metropoli italiane, in contesti urbani di dimensioni diverse. Empoli, città toscana di provincia, e Bari, capoluogo pugliese, mostrano come il modello editoriale nato a Roma nel 2016 si sia rivelato adattabile a realtà territoriali molto differenti fra loro, mantenendo lo stesso impianto di fondo fatto di redattori giovani e programmazione culturale aperta al pubblico locale.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto in questione riguarda la scala del progetto una volta uscito dai confini di Roma. Molti conoscono Scomodo esclusivamente come fenomeno romano, legato alla rivista nata nel 2016 e allo spazio dentro Spin Time, ma nel corso degli anni il progetto ha costruito una rete che comprende redazioni in altre città italiane, fra cui Milano, Empoli e Bari, ciascuna con una propria comunità di collaboratori e, in alcuni casi, con propri spazi fisici gestiti sullo stesso modello partecipativo di quello romano. La sede di via Carlo Emanuele I resta quella storicamente più conosciuta e quella che ha fatto da modello per le altre, ma ridurre il progetto alla sola dimensione romana significa perdere di vista quanto la rete si sia allargata negli ultimi anni, fino a coinvolgere, secondo i dati diffusi dall’organizzazione, oltre settecentomila persone nel corso della sua storia complessiva.
La foto giusta da fare a Scomodo – La Redazione
La foto più rappresentativa non è quella dell’ingresso sulla strada, che resta anonimo come quello di un qualunque condominio popolare romano, ma quella scattata dall’interno, nella sala principale durante un evento aperto, con il pubblico seduto per terra o su sedie di recupero, le pareti coperte da manifesti e locandine accumulati negli anni e la luce spesso calda delle lampade da palco. È un’immagine che racconta meglio di qualunque descrizione la natura ibrida del luogo, a metà fra redazione giornalistica, centro sociale e spazio culturale indipendente. Una seconda inquadratura interessante è quella dell’edicola interna, con la rivista esposta accanto ad altre pubblicazioni indipendenti: un dettaglio piccolo ma efficace per raccontare che qui il giornalismo si tocca con mano prima ancora di leggerlo online.
Il quartiere intorno: Esquilino, Porta Maggiore e San Lorenzo
Racchiudere in poche righe la complessità di questo quadrante di Roma è difficile, perché si tratta di una delle zone della città dove le stratificazioni storiche, sociali e culturali convivono con più evidenza. Camminare per un’ora fra Piazza Vittorio, Porta Maggiore e San Lorenzo significa attraversare quartieri nati in epoche diverse, con funzioni diverse e con comunità diverse, ma tenuti insieme da una prossimità fisica che li rende, per chi visita Roma con un po’ di tempo a disposizione, un unico grande itinerario a piedi.
La posizione della redazione, a cavallo fra Esquilino e Porta Maggiore, mette a portata di mano un pezzo di Roma poco battuto dai circuiti turistici classici ma denso di storia stratificata. L’Esquilino è il quartiere multietnico per eccellenza della capitale, con il grande mercato coperto che porta lo stesso nome e una popolazione che negli ultimi decenni ha reso questa parte di città una delle più internazionali del centro storico. Porta Maggiore, a pochi minuti a piedi, è un incrocio monumentale costruito sulle antiche Mura Aureliane, dove convergono linee ferroviarie, acquedotti antichi e un nodo di trasporto pubblico ancora oggi cruciale per chi si muove fra il centro e i quartieri orientali della città.
Dove mangiare nei dintorni
La zona attorno a Piazza Vittorio è probabilmente la parte di Roma con la maggiore concentrazione di cucine internazionali del centro storico, grazie alla lunga tradizione multietnica del quartiere Esquilino. Fra i banchi del mercato coperto e le vie limitrofe si trovano botteghe alimentari e piccoli ristoranti che spaziano dalla cucina cinese a quella bengalese, dall’africana alla sudamericana, un panorama gastronomico molto diverso da quello turistico del centro storico più battuto. Per chi cerca invece una cucina romana più tradizionale, i locali si moltiplicano proseguendo verso San Lorenzo, quartiere universitario con una lunga tradizione di trattorie e pizzerie frequentate soprattutto da studenti.
Piazza Vittorio e il mercato
Piazza Vittorio Emanuele II, il più grande porticato di Roma per estensione, ospita al centro un giardino pubblico dove sopravvivono resti archeologici sorprendenti, fra cui la cosiddetta porta Alchemica, legata a leggende alchemiche seicentesche. Attorno alla piazza si sviluppa il quartiere commerciale multietnico, con il nuovo mercato Esquilino come punto di riferimento per chi cerca prodotti alimentari da ogni angolo del mondo.
Verso San Lorenzo
Proseguendo oltre Porta Maggiore si entra nel quartiere di San Lorenzo, storicamente il cuore della vita universitaria romana grazie alla vicinanza con la Sapienza, e oggi ancora ricco di spazi giovanili indipendenti, dalla palestra popolare al Container San Lorenzo, fino agli eventi estivi come il festival del cinema di San Lorenzo. Chi frequenta lo spazio di Scomodo trova quindi, nel raggio di una passeggiata, una concentrazione di realtà culturali indipendenti difficile da trovare altrove nella capitale.
La biblioteca Mameli e la basilica fuori le mura
Chi ha più tempo a disposizione può allungare la passeggiata verso San Lorenzo fino alla biblioteca Goffredo Mameli, punto di riferimento per gli studenti del quartiere, o fino alla basilica di San Lorenzo fuori le mura, una delle sette chiese giubilari di Roma e testimonianza di un quartiere che, pur avendo assunto nel tempo un’identità fortemente giovanile e universitaria, conserva radici molto più antiche legate al culto del santo a cui deve il nome. È un itinerario che permette di leggere insieme, in poche centinaia di metri, la Roma antica delle basiliche, quella popolare di inizio Novecento e quella contemporanea degli spazi culturali indipendenti come Scomodo.
Come si diventa collaboratori di Scomodo
Una parte non secondaria di chi frequenta la sede romana non lo fa da semplice visitatore, ma perché è entrato a far parte della redazione o di uno dei gruppi di lavoro che animano lo spazio. Il modello di reclutamento segue una logica aperta, coerente con l’impostazione generale del progetto: non servono credenziali giornalistiche pregresse, ma disponibilità a mettersi in gioco su un tema, un formato o un ruolo organizzativo, dalla scrittura alla grafica, dalla fotografia alla gestione degli eventi.
Il percorso di selezione
Chi vuole entrare in redazione parte generalmente da una candidatura attraverso i canali ufficiali del progetto, seguita da colloqui conoscitivi e da un periodo di prova in cui il nuovo collaboratore lavora fianco a fianco con chi è già dentro la struttura. È un percorso pensato più per valutare motivazione e affidabilità che curriculum pregresso, coerente con l’impostazione di un progetto che si rivolge esplicitamente a chi è agli inizi del proprio percorso professionale.
Cosa comporta far parte della redazione
Chi entra in redazione si impegna generalmente su base volontaria, in un equilibrio con gli studi o con altri impegni lavorativi, dato che la stragrande maggioranza dei collaboratori under 30 è composta da studenti universitari o da giovani professionisti agli inizi. In cambio, il progetto offre una formazione sul campo difficile da trovare altrove alla stessa età: dalla scrittura giornalistica alla gestione di un evento pubblico, dalla curatela di una mostra all’organizzazione di un festival, competenze che molti ex collaboratori raccontano di aver poi portato con sé nei percorsi professionali successivi, dentro e fuori dal giornalismo.
Scomodo nel panorama del giornalismo giovanile italiano
Collocare Scomodo nel contesto più ampio dell’editoria italiana aiuta a capire perché il progetto viene citato spesso come punto di riferimento quando si parla di stampa scritta da giovani. Il panorama del giornalismo indipendente rivolto esplicitamente a un pubblico under 30 in Italia resta relativamente ristretto, soprattutto se si considerano progetti capaci di unire una rivista cartacea a distribuzione nazionale, una rete di redazioni in più città e uno spazio fisico stabile aperto ogni giorno della settimana.
Un modello ibrido più unico che raro
Quello che distingue Scomodo da molte altre esperienze editoriali giovanili non è tanto la qualità dei singoli contenuti, quanto la scelta di costruire attorno alla rivista un ecosistema fatto di spazi fisici, eventi e comunità locale. Altri progetti editoriali giovanili italiani restano più legati al solo formato digitale o a una distribuzione cartacea senza una sede fisica stabile aperta al pubblico. La combinazione fra rivista, sito, eventi e sede fisica condivisa con una comunità abitativa come quella di Spin Time resta un caso piuttosto isolato nel panorama nazionale.
Il rapporto con scuole e università
La distribuzione gratuita nelle scuole e nelle università, unita alla possibilità concreta di entrare in redazione a partire dagli anni del liceo o dei primi anni universitari, ha costruito nel tempo un canale diretto fra il progetto e il mondo dell’istruzione romana, un aspetto che differenzia Scomodo da testate giovanili pensate più per essere lette che per essere scritte direttamente dal proprio pubblico di riferimento. Questo canale diretto con scuole e università romane spiega anche perché la sede fisica di via Carlo Emanuele I funzioni da punto di raccordo naturale fra generazioni diverse di collaboratori: chi entra come studente liceale trova già sul posto redattori più esperti, spesso ancora attivi come volontari pur avendo superato i limiti anagrafici della redazione ufficiale, in un passaggio di competenze che si rinnova costantemente.
Come funziona la rivista Scomodo: distribuzione e modello editoriale
La rivista esce con cadenza mensile e viene distribuita secondo un modello ibrido: a pagamento nelle librerie e negli spazi culturali indipendenti, gratuitamente nelle scuole e nelle università. È un meccanismo pensato per garantire una diffusione ampia fra il pubblico più giovane, quello che difficilmente comprerebbe un giornale in edicola con regolarità, senza rinunciare a un canale di vendita nei circuiti più tradizionali della cultura indipendente.
Dove si trova la rivista cartacea
Oltre all’edicola interna alla sede romana, la rivista si trova in una rete di librerie indipendenti e spazi culturali distribuiti soprattutto nelle città in cui il progetto ha una redazione attiva. Il numero esatto dei punti vendita cambia nel tempo e conviene sempre verificarlo attraverso i canali ufficiali prima di mettersi alla ricerca di una copia specifica in una libreria di quartiere.
Il modello economico e i numeri dichiarati
Secondo quanto riportato dall’organizzazione, nel corso della sua storia il progetto ha distribuito complessivamente circa cinquecentomila copie della rivista. È una cifra cumulativa che racconta la scala raggiunta dal progetto negli anni, più che il tiraggio di un singolo numero, e che colloca Scomodo fra le esperienze editoriali giovanili più diffuse degli ultimi anni in Italia.
Il sostentamento economico di un progetto di questa scala, che unisce produzione editoriale, gestione di spazi fisici e organizzazione di centinaia di eventi, si regge su fonti diverse: la vendita della rivista nei circuiti a pagamento, gli incassi legati ad alcuni eventi in sede, e in alcune fasi anche finanziamenti pubblici legati a progetti specifici, come nel caso del programma Transizione digitale organismi culturali e creativi, finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Next Generation EU e citato dalla stessa organizzazione fra le fonti che hanno sostenuto lo sviluppo della piattaforma digitale del progetto.
Quando andare a Scomodo in base alla stagione e al calendario universitario
La frequentazione dello spazio segue in buona parte il calendario accademico romano, dato il legame stretto fra la redazione e il mondo universitario cittadino. Nei mesi autunnali e invernali, con l’anno accademico in corso, la sala studio e l’area coworking risultano generalmente più frequentate da studenti che cercano un luogo alternativo alla biblioteca universitaria, mentre la programmazione serale di dibattiti e presentazioni raggiunge probabilmente la sua densità maggiore proprio in questi mesi.
L’estate romana e la programmazione culturale
Nei mesi estivi, quando l’attività universitaria rallenta e molti romani lasciano la città, la programmazione tende a spostarsi verso eventi serali all’aperto o in sale climatizzate, con proiezioni cinematografiche e feste che approfittano delle temperature più alte per prolungare gli orari di apertura fino a tarda notte, coerentemente con la chiusura a mezzanotte indicata negli orari ufficiali. È un periodo in cui lo spazio si inserisce naturalmente nel più ampio calendario di eventi estivi che anima diversi quartieri della capitale, da Piazza Vittorio a San Lorenzo, offrendo un’alternativa indoor rispetto alle arene cinematografiche a cielo aperto diffuse in città durante la bella stagione.
I periodi con meno programmazione
Come per molti spazi culturali indipendenti gestiti con logiche partecipative, esistono periodi dell’anno, tipicamente legati alle festività natalizie o ad agosto, in cui la programmazione pubblica si riduce sensibilmente, pur restando aperti gli spazi di coworking e la sala studio secondo gli orari indicati. Chi organizza una visita in questi periodi dovrebbe aspettarsi un’esperienza più simile a quella di uno spazio di lavoro condiviso che a quella di un centro culturale con eventi quotidiani, e regolare le proprie aspettative di conseguenza.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il passaggio più rilevante nella storia dello spazio romano resta l’apertura, nel 2020, della sede dentro il palazzo di Spin Time: un momento che ha trasformato Scomodo da rete di collaboratori senza un luogo fisico stabile a progetto con una sede riconoscibile aperta al pubblico ogni giorno della settimana. Da quel momento la redazione romana ha ospitato migliaia di appuntamenti pubblici, fra assemblee, dibattiti, presentazioni, festival e proiezioni, contribuendo in modo diretto al numero complessivo di oltre quattromila eventi che l’organizzazione dichiara di aver realizzato nella rete nazionale nel corso della sua storia. L’espansione del progetto oltre i confini romani, con l’apertura di redazioni a Milano, Empoli e Bari, rappresenta l’altro passaggio decisivo, che ha trasformato un esperimento nato in una scuola o in un’università romana in una rete editoriale a scala nazionale.
Chi è passato da Scomodo – La Redazione
Nel corso della sua storia lo spazio ha ospitato centinaia di redattori, artisti, creativi e scrittori under 30, secondo la definizione usata dalla stessa organizzazione, insieme a un numero rilevante di ospiti esterni invitati per dibattiti, presentazioni e assemblee pubbliche. La rotazione fisiologica della redazione, legata al limite anagrafico dei collaboratori interni, ha fatto sì che negli anni siano passati da questi spazi centinaia di giovani giornalisti, illustratori e fotografi che poi hanno proseguito la propria carriera altrove, portando con sé l’esperienza fatta dentro la redazione romana. Le fonti disponibili non permettono di stilare un elenco puntuale di nomi legati stabilmente a questa sede, e diffidare di liste troppo precise di personalità che sarebbero “passate da qui” è più prudente che affidarsi a fonti non verificabili: quello che risulta con certezza, dal sito ufficiale dell’organizzazione, è la scala complessiva del fenomeno, con centinaia di professionisti under 35 coinvolti nella storia del progetto.
Domande frequenti su Scomodo – La Redazione
Alcune domande ricorrono spesso fra chi si avvicina per la prima volta a questo spazio, sia online sia direttamente in sede. Raccogliere le risposte più utili in un unico punto aiuta a chiarire i dubbi più comuni prima ancora di partire.
Serve prenotare per entrare?
Per la visita libera agli spazi comuni, come la sala studio, il coworking o l’edicola, non risulta necessaria alcuna prenotazione secondo quanto comunicato dai canali ufficiali. Per eventi specifici, soprattutto quelli con posti limitati come alcune presentazioni o proiezioni, conviene invece controllare in anticipo se è richiesta una registrazione, informazione che viene generalmente pubblicata insieme all’annuncio dell’evento stesso.
È uno spazio gratuito?
L’accesso agli spazi comuni non prevede un costo di ingresso. Alcuni servizi interni, come il bar o l’acquisto della rivista in edicola, hanno naturalmente un costo, mentre la partecipazione a determinati eventi può in alcuni casi prevedere un contributo, con modalità che variano da appuntamento ad appuntamento e vanno verificate volta per volta.
È adatto a chi visita Roma per la prima volta?
Dipende dal tipo di viaggio. Chi cerca soltanto i grandi monumenti classici della capitale probabilmente troverà poco interesse in una sede editoriale indipendente in un palazzo popolare dell’Esquilino. Chi invece vuole affiancare al percorso più turistico anche uno sguardo sulla Roma contemporanea, quella dei movimenti giovanili, dell’editoria indipendente e della rigenerazione urbana dal basso, trova in questo spazio un punto di osservazione difficile da replicare altrove in città.
Si può visitare con bambini?
Lo spazio non è pensato specificamente per famiglie con bambini piccoli, trattandosi soprattutto di un luogo di lavoro, studio ed eventi rivolto a un pubblico giovane e adulto. Non ci sono controindicazioni formali all’ingresso, ma la programmazione e l’atmosfera generale restano orientate a un pubblico universitario e post universitario più che a famiglie in visita turistica.
Come restare aggiornati sulla programmazione?
Il modo più affidabile resta consultare i canali ufficiali della redazione, dove viene pubblicato il calendario aggiornato di eventi, workshop e appuntamenti pubblici. Trattandosi di una programmazione che cambia con frequenza settimanale, affidarsi a informazioni raccolte mesi prima rischia di portare a organizzare una visita in una giornata senza eventi in agenda.
Si può comprare la rivista senza visitare la sede?
Sì, la rivista viene distribuita anche al di fuori della sede romana, attraverso la rete di librerie indipendenti e spazi culturali che la vendono a pagamento, oltre alla distribuzione gratuita nelle scuole e nelle università. Chi non ha modo di passare da via Carlo Emanuele I può quindi comunque procurarsi una copia altrove, anche se l’edicola interna alla sede resta il punto di distribuzione più immediato e completo, spesso con numeri arretrati disponibili che altrove risultano più difficili da reperire.
Ci sono altri modi per sostenere il progetto?
Oltre alla partecipazione diretta come collaboratori o all’acquisto della rivista, chi vuole sostenere il progetto può farlo partecipando agli eventi a pagamento organizzati in sede, il cui incasso contribuisce generalmente al sostentamento delle attività della redazione, oppure seguendo e diffondendo i contenuti pubblicati online, un aspetto che per un progetto editoriale indipendente resta importante quanto il sostegno economico diretto.
Informazioni pratiche per organizzare la visita
Chi visita Roma per la prima volta e vuole inserire una tappa fuori dai circuiti più turistici trova in questa parte di città, fra Esquilino, Porta Maggiore e San Lorenzo, uno dei tratti più interessanti per capire la vita culturale indipendente della capitale al di là dei monumenti classici. Per chi organizza un soggiorno più ampio in città, con tappe da distribuire su più giorni, può essere utile affidarsi a strumenti di pianificazione come ItalyPlanner, mentre chi lavora nel settore dei viaggi organizzati e accompagna gruppi in Italia trova risorse professionali dedicate su TourLeaderPro. In entrambi i casi si tratta di strumenti pensati per chi vuole muoversi con più consapevolezza in una città stratificata come Roma, dove un indirizzo apparentemente periferico come via Carlo Emanuele I può nascondere uno degli spazi culturali indipendenti più attivi della capitale.
Prima di partire, il consiglio pratico resta sempre lo stesso: controllare il calendario degli eventi sui canali ufficiali della redazione, verificare gli orari di apertura aggiornati e, se possibile, scegliere una data in cui è previsto un appuntamento pubblico, in modo da vivere lo spazio nel suo funzionamento reale e non soltanto attraversarlo come si farebbe con un ufficio vuoto. È il modo più efficace per capire perché, in una città con migliaia di indirizzi culturali, questo angolo dell’Esquilino continua ad attrarre ogni anno migliaia di giovani romani e non solo.
Chi arriva a Roma per un soggiorno di più giorni può inserire la tappa a via Carlo Emanuele I in una giornata già dedicata al quadrante fra Termini, Esquilino e San Lorenzo, magari abbinandola alla visita di Piazza Vittorio nelle ore più fresche della mattina e riservando il tardo pomeriggio o la sera alla redazione di Scomodo, quando la programmazione culturale entra nel vivo. È un modo per costruire un itinerario che alterna un grande spazio verde storico, un mercato multietnico fra i più vivaci della capitale e uno degli spazi culturali indipendenti più attivi di Roma, senza dover attraversare la città in lungo e in largo per collegare le tre tappe fra loro.
Un ultimo avvertimento pratico riguarda le aspettative con cui presentarsi. Chi conosce spazi culturali istituzionali, con biglietteria, orari fissi e percorso guidato, troverà nella sede romana di Scomodo un funzionamento molto diverso, più simile a quello di una casa comune che a quello di un’istituzione culturale tradizionale. È proprio in questa differenza, più che nella singola visita in sé, che si trova il valore aggiunto di una tappa qui: la possibilità di osservare da vicino come funziona uno spazio costruito dal basso da una comunità di giovani, dentro un palazzo che è insieme redazione, casa per centinaia di famiglie e luogo di produzione culturale indipendente.
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Via Carlo Emanuele I, 26
Roma Roma Città, Roma Città
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