Riserva naturale Piscina delle Bagnature

La Riserva naturale Piscina delle Bagnature è una riserva naturale statale di 57 ettari istituita nel 1975 nel territorio di Sabaudia, in provincia di Latina, dentro il perimetro del Parco Nazionale del Circeo. Si colloca nella parte interna della foresta demaniale, verso l’altezza del Lago di Caprolace e non lontano dal tratto di litorale della Spiaggia della Bufalara. Il nome inganna quasi tutti quelli che lo leggono per la prima volta: qui non esiste nessuna vasca, nessuno stabilimento, nessuna sorgente termale e nessun bacino balneabile. La parola piscina, nel lessico della pianura pontina, indica una pozza stagionale di acqua dolce che si forma nelle depressioni fra le antiche dune quando la pioggia non riesce a filtrare in profondità. È una zona umida temporanea dentro un bosco planiziale, uno degli ambienti più rari e più fragili del Mediterraneo, e per questo motivo il suo grado di tutela risulta il più alto previsto dall’ordinamento italiano: riserva naturale integrale. Chi arriva qui immaginando un posto dove fare il bagno si trova davanti un bosco chiuso, un suolo che d’inverno affonda sotto il piede e d’estate si spacca, e una serie di cartelli che spiegano che oltre quel punto non si passa. Il valore del luogo, paradossalmente, consiste proprio in questo.

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La formazione della piscina dipende da una condizione geologica precisa. Il terreno è una depressione dell’antica duna quaternaria, cioè di un cordone sabbioso costruito dal mare e dal vento in un arco di tempo compreso fra circa 2,58 milioni e 11.700 anni fa. Sotto la sabbia superficiale si trova uno strato semipermeabile che rallenta la discesa dell’acqua verso la falda profonda. Quando le piogge autunnali e invernali saturano il suolo, l’acqua piovana si accumula nella conca e vi resta per mesi, alimentata anche dall’affioramento della falda superficiale. Con la primavera avanzata il livello cala, e in molte estati la pozza si prosciuga del tutto. Non è un incidente: le zone umide temporanee mediterranee funzionano così, e proprio questa alternanza fra allagamento e asciutta seleziona una comunità di piante e di animali che altrove non esiste. Il problema, semmai, è che il ciclo si è accorciato e si è fatto più irregolare, e su questo torneremo più avanti perché riguarda direttamente la salute della riserva.

Quello che segue è il quadro completo del luogo: dove si trova e che cosa si può realisticamente vedere restando nel rispetto delle regole, che cosa è una piscina forestale, che cosa distingue una riserva integrale da tutto il resto del parco, che cosa vive dentro la foresta che la circonda, come è cambiato questo paesaggio con la bonifica pontina e che cosa vale la pena mettere in programma nella stessa giornata fra Sabaudia, il Circeo, i laghi costieri e i borghi dei Lepini. Chi cerca soltanto una spiaggia farà prima a partire dalle pagine della Spiaggia di Torre Paola o di San Felice Circeo; chi invece vuole capire che cosa era la pianura pontina prima delle idrovore ha davanti uno dei pochissimi documenti viventi rimasti.

Riserva naturale Piscina delle Bagnature
Riserva naturale Piscina delle Bagnature: la depressione allagata fra le antiche dune quaternarie della Foresta del Circeo, nel territorio di Sabaudia. L’acqua che si vede fra i tronchi non arriva da un corso d’acqua ma dalla pioggia trattenuta da uno strato semipermeabile del suolo, e in molte estati sparisce del tutto lasciando una conca di fango screpolato.

Dove si trova Riserva naturale Piscina delle Bagnature e come ci si arriva davvero

La riserva occupa una porzione interna della foresta demaniale del Circeo, nel comune di Sabaudia, fra la fascia di dune che accompagna il litorale e la piana retrodunale dove si allineano i laghi costieri. Il riferimento più comodo per orientarsi sulla carta è il Lago di Caprolace, che resta a est rispetto al cordone di sabbia, e la Strada litoranea che collega Sabaudia a Torre Paola e poi a San Felice Circeo. La foresta, però, non è attraversata da strade asfaltate se non ai margini, e la riserva integrale non si affaccia su nessuna di esse: è un blocco interno, raggiungibile solo per piste forestali, e il suo perimetro è segnalato da cartelli che indicano il divieto di accesso.

In auto: la via Pontina, la litoranea e i punti di appoggio

Da Roma la strada naturale è la Strada statale 148 Pontina, che scende verso Latina e poi verso Terracina. Il tempo di percorrenza dal Grande Raccordo Anulare a Sabaudia oscilla fra un’ora e un’ora e quaranta a seconda del traffico, che nei fine settimana estivi diventa pesante fra Pomezia e Aprilia e poi di nuovo all’altezza degli svincoli per il mare. Chi parte presto la mattina di un giorno feriale ci mette poco più di un’ora; chi parte alle dieci di una domenica di luglio può metterci il doppio. Dalla Pontina si esce all’altezza di Latina o di Borgo Grappa e si prosegue verso Sabaudia; in alternativa, arrivando da sud, si risale la Strada statale 7 Appia fino a Terracina e da lì si prende la litoranea verso il promontorio.

I punti di appoggio da cui si osserva il bordo della foresta sono i parcheggi lungo la Strada litoranea e le aree di sosta all’altezza dei varchi che portano alle spiagge. Si tratta quasi sempre di sterrati o di piazzole strette, e nei mesi di luglio e agosto risultano occupati già dalle nove del mattino. Chi parcheggia sulla banchina della litoranea deve fare attenzione: la sosta è vietata in molti tratti proprio per proteggere il cordone dunale, e i controlli nei fine settimana estivi non mancano. Il criterio più semplice consiste nel lasciare l’auto a Sabaudia e muoversi da lì in bicicletta o con il servizio di navetta stagionale, quando risulta attivo.

In treno e in autobus

Non esiste una stazione ferroviaria a Sabaudia. La linea che serve la zona è la Roma Napoli via Formia, e le stazioni utili sono Latina Scalo, che dista una ventina di chilometri dal centro di Sabaudia, e Priverno Fossanova, più comoda per chi punta ai borghi dei Lepini che non alla costa. Da Latina Scalo i collegamenti su gomma verso Latina e verso il litorale sono gestiti dalle autolinee regionali, con frequenze che si diradano molto la domenica e nei giorni festivi. Chi arriva in treno senza auto deve mettere in conto almeno un cambio e un’attesa, e nei mesi invernali il quadro peggiora ulteriormente.

In bicicletta e a piedi

La bicicletta è il mezzo che restituisce meglio la scala di questo paesaggio. Le piste forestali aperte al pubblico dentro la Foresta del Circeo formano una rete di alcune decine di chilometri di sterrati pianeggianti, con dislivelli quasi nulli e fondo generalmente compatto, che diventa fangoso dopo le piogge. Una bicicletta da trekking o da gravel basta e avanza; una bici da corsa no. Le distanze fra il centro di Sabaudia e i margini della foresta si misurano in pochi chilometri, e il vento, che sul litorale può essere forte, dentro il bosco cala quasi del tutto.

A piedi il discorso cambia in funzione della stagione. Da novembre a marzo diversi tratti delle piste risultano allagati o profondamente infangati, e servono scarponi impermeabili veri, non scarpe da ginnastica. Da aprile a giugno il fondo si asciuga e camminare diventa piacevole, con la sola eccezione delle zanzare nelle ore del tramonto. Da luglio a settembre il caldo dentro il bosco risulta meno opprimente che in pianura aperta, perché la volta degli alberi filtra il sole, ma l’umidità resta alta.

Perché non esiste un accesso alla riserva

Questo è il punto che conviene chiarire subito, prima di qualunque programma. La Piscina delle Bagnature appartiene alla categoria delle riserve naturali integrali, la forma di protezione più stringente prevista in Italia. Dentro una riserva integrale l’ambiente naturale viene conservato nella sua integrità, e l’ingresso risulta di norma vietato a chiunque non sia autorizzato per motivi di ricerca scientifica, di sorveglianza o di gestione forestale. Non esistono un ingresso, un orario, un biglietto o un percorso attrezzato. Quello che si può fare consiste nel percorrere le piste forestali aperte al pubblico che attraversano la foresta demaniale intorno ai settori protetti, osservare gli stessi ambienti in punti dove l’accesso risulta consentito, e informarsi presso l’Ente Parco su eventuali iniziative di visita accompagnata. Qualunque eventuale apertura straordinaria dipende da decisioni dell’ente gestore e non da abitudini consolidate, quindi va verificata caso per caso e non data per scontata.

Detto in modo ancora più netto: chi scavalca un cartello per fotografare una pozza dentro una riserva integrale non compie un’impresa, compie un illecito, e soprattutto calpesta un suolo che impiega anni a ricostituire la propria struttura. Le zone umide temporanee sono ambienti dove il passaggio ripetuto di persone compatta il terreno, altera la ritenzione idrica e distrugge le uova e le larve degli anfibi depositate nel fango. Il rispetto del divieto, qui, non è una formalità burocratica ma la condizione stessa per cui il luogo esiste ancora.

Che cosa è davvero Riserva naturale Piscina delle Bagnature: una pozza di foresta, non una piscina

Nel vocabolario della pianura pontina la parola piscina indica una depressione naturale che raccoglie acqua piovana nei mesi umidi. Il termine risale a una tradizione contadina e pastorale precedente alla bonifica, quando la Selva di Terracina copriva una superficie enormemente più vasta dell’attuale e i punti in cui l’acqua si fermava costituivano riferimenti essenziali per l’abbeverata del bestiame, per la caccia e per l’orientamento. Le piscine avevano nomi propri, esattamente come le colline o i guadi, e quel nome è rimasto attaccato al luogo anche dopo che il paesaggio intorno è cambiato radicalmente. Bagnature indica appunto il bagnarsi del terreno, l’impregnarsi d’acqua della conca, non certo il bagno di chi si tuffa.

Come si forma una piscina forestale

Il meccanismo è semplice da descrivere e delicatissimo da mantenere. La foresta del Circeo poggia su una successione di cordoni dunali paralleli alla costa, costruiti in fasi diverse del Quaternario. Fra un cordone e l’altro corrono depressioni longitudinali, chiamate localmente lestre quando ospitavano insediamenti umani e piscine quando trattengono acqua. Il suolo di queste depressioni contiene una componente argillosa e limosa che riduce drasticamente la permeabilità rispetto alla sabbia delle dune. L’acqua piovana che cade sul cordone filtra rapidamente verso il basso, scorre lateralmente lungo il contatto fra sabbia e strato meno permeabile e riemerge nella conca, dove si somma alla pioggia caduta direttamente e alla falda superficiale che si solleva nella stagione umida.

Il risultato è uno specchio d’acqua basso, largo qualche decina di metri nei periodi di massimo riempimento, profondo di solito poche decine di centimetri, circondato da alberi che affondano le radici in un terreno saturo per mesi. Questa profondità ridotta è ciò che rende la piscina un ambiente così particolare: l’acqua si scalda in fretta in primavera, favorisce lo sviluppo rapidissimo di larve e girini, e non ospita pesci, perché il prosciugamento estivo li eliminerebbe. L’assenza di pesci predatori è la ragione per cui gli anfibi prosperano proprio in queste pozze e non nei laghi costieri vicini.

La differenza rispetto ai laghi costieri e alle paludi

Chi conosce il Circeo associa l’acqua ai quattro laghi costieri: il Lago di Paola a Sabaudia, il Lago dei Monaci, il Lago di Caprolace e il Lago di Fogliano. Sono bacini salmastri, in comunicazione con il mare attraverso canali, profondi mediamente un paio di metri, popolati da pesci e da una avifauna acquatica ricchissima. La piscina forestale rappresenta un ambiente completamente diverso: acqua dolce, nessuna comunicazione con il mare, nessun pesce, presenza stagionale e non permanente, e una copertura arborea che arriva fin sul bordo. Confondere i due ambienti significa non capire perché la riserva integrale esista.

I numeri della riserva

La superficie protetta ammonta a 57 ettari, una dimensione che a prima vista appare modesta e che invece risulta significativa se si considera che l’intero Parco Nazionale del Circeo copre poco meno di 8.917 ettari e che la foresta demaniale ne rappresenta la porzione più estesa. La riserva risulta istituita nel 1975. Le due riserve integrali sorelle della stessa foresta sono più antiche di qualche anno: la Piscina della Gattuccia, 46 ettari, e la Lestra della Coscia, 42 ettari, entrambe risalenti al 1971. Insieme, le tre aree integrali coprono circa 145 ettari, cioè una frazione piccola della foresta ma corrispondente ai suoi nuclei più conservati.

Il cordone dunale del Circeo raggiunge un’altezza massima di circa 27 metri, mentre il Monte Circeo arriva a 541 metri. Fra questi due estremi si dispone tutta la gamma di ambienti del parco: duna, foresta planiziale, piscine, laghi costieri, promontorio calcareo e, dal 1979, anche l’isola di Zannone nell’arcipelago pontino. È una concentrazione di ambienti diversi difficile da trovare altrove in Italia su una superficie così contenuta.

La foresta intorno a Riserva naturale Piscina delle Bagnature: che cosa è visitabile e che cosa non lo è

La distinzione fra la riserva integrale e la foresta demaniale che la circonda è la chiave pratica di qualunque programma. La foresta demaniale del Circeo risulta percorribile attraverso una rete di piste e sentieri, pedonali e ciclabili, che si sviluppa per decine di chilometri e resta aperta tutto l’anno. I nuclei integrali, al contrario, sono esclusi dalla fruizione. Chi arriva pensando di poter camminare dentro la Piscina delle Bagnature si troverà davanti un limite fisico e giuridico; chi arriva sapendo di poter camminare nella stessa foresta, a qualche centinaio di metri di distanza, vedrà esattamente gli stessi alberi, gli stessi ciclamini e, con un po’ di fortuna, gli stessi animali.

Le piste forestali aperte

Le piste si sviluppano in gran parte su tracciati rettilinei di origine forestale, eredità delle sistemazioni ottocentesche e novecentesche della Selva. Il fondo è sterrato, il dislivello quasi nullo, e l’orientamento richiede attenzione perché i quadrivi si somigliano molto e la copertura arborea limita i punti di riferimento. Portare una mappa scaricata in anticipo sul telefono, o meglio una traccia registrata, evita il rischio concreto di girare a vuoto: il segnale cellulare dentro la foresta risulta discontinuo e in alcuni settori assente.

Il confine della riserva integrale

Il perimetro dell’area integrale risulta segnalato dalla cartellonistica dell’ente gestore. Non ci sono recinzioni continue, perché una recinzione dentro un bosco creerebbe più danni di quanti ne eviterebbe interrompendo i movimenti della fauna, ma la segnaletica indica chiaramente il limite. Il rispetto di quel limite è affidato in buona parte alla correttezza dei visitatori e alla sorveglianza dei Carabinieri Forestali, che nel Circeo gestiscono storicamente la foresta demaniale.

Le regole che valgono nella foresta aperta

Anche fuori dai nuclei integrali le regole del parco restano rigide, e conviene conoscerle prima di partire. Non si raccolgono fiori, funghi, frutti di bosco, corteccia, legna o campioni di terreno senza autorizzazione. Non si esce dalle piste per attraversare il sottobosco. Non si accendono fuochi, in nessun periodo dell’anno e in nessuna forma. Non si campeggia e non si pernotta. I cani vanno tenuti al guinzaglio, perché un cane libero in un bosco con daini e caprioli genera inseguimenti che si concludono male per gli animali selvatici e a volte anche per il cane. I droni richiedono autorizzazioni specifiche e nelle aree protette risultano di norma vietati. La raccolta dei rifiuti, infine, funziona solo se ciascuno riporta indietro i propri: nella foresta non ci sono cestini, e non è una dimenticanza ma una scelta gestionale.

Una curiosità su Riserva naturale Piscina delle Bagnature

La curiosità più bella riguarda il nome, e non è quella che ci si aspetta. Nella pianura pontina prebonifica esisteva una popolazione stagionale che viveva nella Selva per alcuni mesi all’anno, spostandosi dai monti Lepini verso il basso durante l’inverno per sfuggire al freddo e risalendo in estate per sfuggire alla malaria. Queste famiglie costruivano capanne di frasche e paglia in radure chiamate lestre, e ogni lestra prendeva il nome dalla famiglia che la occupava o da una caratteristica del posto. Accanto alle lestre, le piscine costituivano la riserva idrica: l’acqua serviva al bestiame, al bucato, alla concia delle pelli e, filtrata, anche al consumo umano. Il toponimo Bagnature nasce quindi da un uso quotidiano, non da un’estetica del paesaggio. Chiamare bagnatura il punto in cui si porta il bestiame a bere e a rinfrescarsi era un modo perfettamente pratico di nominare le cose.

Il paradosso è che oggi quel nome, letto da chi cerca il mare su una mappa digitale, produce esattamente l’effetto opposto a quello che serviva. Una quantità considerevole di persone digita Piscina delle Bagnature aspettandosi una piscina naturale con acqua turchese, magari con una cascata, e trova invece una riserva integrale interdetta. La delusione è comprensibile, ma l’equivoco racconta molto: una parola sopravvissuta a un mondo scomparso viene reinterpretata secondo il vocabolario del turismo contemporaneo, e il risultato è che il luogo più protetto della foresta viene cercato dalle persone meno interessate a proteggerlo.

Le lestre e la civiltà scomparsa della Selva

Vale la pena insistere su questo punto perché rappresenta uno dei capitoli meno raccontati della storia del Lazio. La popolazione delle lestre viveva in condizioni durissime, in capanne senza camino, con un’economia basata su pastorizia, raccolta di legna, carbonaia e caccia. La malaria falcidiava i bambini e riduceva l’aspettativa di vita in modo drammatico. Quando la bonifica degli anni trenta del Novecento cancellò le paludi, cancellò anche questo modo di vivere: le famiglie delle lestre furono trasferite nei nuovi borghi rurali, in case in muratura con tetto e pavimento, e nel giro di una generazione la memoria di quel mondo si ridusse a qualche nome sulle carte e a qualche fotografia.

Delle lestre restano oggi pochissime tracce materiali, perché le capanne erano fatte di materiali deperibili e il bosco ha riconquistato le radure. La Lestra della Coscia, che è una delle tre riserve integrali della foresta, conserva il nome e la conformazione della radura, non la struttura. Chi cerca in questo territorio un museo a cielo aperto resterà deluso; chi accetta di leggere un paesaggio che ha inghiottito le proprie rovine troverà qualcosa di più interessante.

Le tre riserve integrali della Foresta del Circeo e il loro significato

Dentro la foresta demaniale del Circeo esistono tre aree classificate come riserva naturale integrale: la Piscina delle Bagnature, la Piscina della Gattuccia e la Lestra della Coscia. Non sono tre curiosità toponomastiche ma tre tipologie ambientali distinte, scelte proprio perché rappresentano condizioni diverse dello stesso sistema.

Piscina delle Bagnature

Con i suoi 57 ettari è la più estesa delle tre, istituita nel 1975. Rappresenta il modello della depressione interdunale allagata stagionalmente, con copertura forestale che arriva fino alla riva e con una alternanza marcata fra fase umida e fase secca. È il settore in cui le dinamiche della zona umida temporanea risultano più leggibili, perché la superficie ampia consente di osservare gradienti di umidità del suolo dal centro della conca verso i margini.

Piscina della Gattuccia

Istituita nel 1971 su 46 ettari, rappresenta una piscina di dimensioni minori ma con caratteristiche analoghe. La presenza di due piscine protette nello stesso complesso forestale non è ridondanza: consente di confrontare due sistemi soggetti alle stesse condizioni climatiche generali ma con parametri idrologici locali differenti, e quindi di distinguere ciò che dipende dal clima da ciò che dipende dal singolo bacino.

Lestra della Coscia

Anch’essa del 1971, con 42 ettari, protegge invece una radura di origine antropica riconquistata dal bosco. Il valore scientifico consiste proprio nella possibilità di seguire il processo di ricolonizzazione forestale di uno spazio che per secoli è stato aperto e utilizzato dall’uomo. È un esperimento naturale su scala decennale che nessun laboratorio potrebbe riprodurre.

Perché servono aree in cui non si entra

La domanda arriva puntuale: a che cosa serve un’area protetta che nessuno può visitare? La risposta ha tre livelli. Il primo è la conservazione pura: certi ambienti non tollerano la presenza umana ripetuta, e proteggerli significa escluderla. Il secondo è la ricerca: senza aree di riferimento non disturbate, non esiste modo di valutare gli effetti delle attività umane sugli ambienti vicini. Il terzo è più sottile e riguarda il patrimonio genetico: popolazioni di piante e di animali che vivono indisturbate mantengono una variabilità che serve come serbatoio per il ripopolamento delle aree degradate. Un territorio che conserva qualche decina di ettari intatti conserva anche la possibilità di rimediare ai propri errori altrove.

La cornice più ampia: MAB UNESCO e Ramsar

La Foresta del Circeo risulta riconosciuta nel 1977 come Riserva della Biosfera nell’ambito del programma Man and the Biosphere dell’UNESCO, un programma internazionale che individua aree in cui sperimentare l’equilibrio fra conservazione e attività umane. Nel 1997 il riconoscimento è stato esteso all’intero territorio del parco. Le zone umide del Circeo, inoltre, risultano inserite dal 1976 fra le zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, lo strumento che dal 1971 tutela a livello mondiale gli habitat acquatici e l’avifauna che vi si appoggia durante le migrazioni.

Questi riconoscimenti non aggiungono divieti rispetto alla normativa nazionale, ma collocano il Circeo in una rete internazionale di monitoraggio e di scambio scientifico. Per chi visita il territorio significa una cosa concreta: i dati su questa foresta vengono raccolti da decenni con criteri confrontabili, e quindi le variazioni osservate non sono impressioni ma misure.

Riserva naturale Piscina delle Bagnature
Riserva naturale Piscina delle Bagnature: il bosco planiziale che circonda la pozza, con farnie, cerri e lecci cresciuti su un suolo sabbioso che nella stagione umida resta saturo per mesi. Questo tipo di foresta di pianura copriva un tempo gran parte della pianura pontina e oggi sopravvive in poche decine di chilometri quadrati.

Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva naturale Piscina delle Bagnature

La cosa che quasi nessuna descrizione mette in chiaro è che questa riserva risulta oggi meno umida di quanto fosse un secolo fa, e che il problema non riguarda soltanto il clima. La bonifica delle paludi pontine realizzata negli anni trenta del Novecento ha abbassato in modo permanente il livello della falda in tutta la pianura, attraverso una rete di canali, di collettori e di impianti idrovori che continuano a funzionare senza interruzione. Quel sistema è ciò che consente all’agricoltura pontina di esistere, e nessuno propone di smantellarlo, ma il suo effetto collaterale ricade esattamente sulle zone umide relitte come le piscine forestali. Meno acqua in falda significa meno affioramento nelle depressioni, quindi riempimento più tardivo, livelli più bassi e prosciugamento più precoce.

A questo si somma l’evoluzione delle precipitazioni. Gli inverni mediterranei tendono a concentrare le piogge in eventi brevi e intensi, con periodi secchi più lunghi in mezzo. Una pioggia torrenziale su un suolo forestale saturo produce ruscellamento e non ricarica; una pioggia lenta e prolungata produce ricarica e non ruscellamento. Il primo regime sta diventando più frequente del secondo, e per una pozza che vive di ritenzione lenta questo è un problema serio. Durante il periodo estivo, ormai da anni, la piscina resta spesso completamente a secco, con conseguenze dirette sulla fauna e sulla flora legate all’acqua.

Che cosa succede quando la pozza si prosciuga troppo presto

Il prosciugamento estivo fa parte del ciclo naturale di una zona umida temporanea, e le specie che ci vivono lo hanno incorporato nella propria biologia. Il punto critico riguarda il momento in cui avviene. Le rane e i rospi depongono le uova a fine inverno o in primavera; i girini hanno bisogno di alcune settimane per completare la metamorfosi. Se la pozza si asciuga prima che la metamorfosi sia compiuta, l’intera generazione viene persa. Se questo accade per più anni consecutivi, la popolazione locale crolla e in certi casi si estingue.

Lo stesso vale per la flora. Le piante delle zone umide temporanee mediterranee hanno cicli brevissimi, calibrati sulla finestra di allagamento. Un anticipo dell’asciutta accorcia la finestra e riduce la produzione di semi. Nel tempo, le specie più esigenti scompaiono e vengono sostituite da specie generaliste, più comuni e meno interessanti dal punto di vista conservazionistico. La riserva continua a esistere sulla carta, ma il motivo per cui era stata istituita si assottiglia. Questo è il tipo di degrado silenzioso che non produce fotografie drammatiche e che per questo viene raccontato di rado.

La gestione forestale del passato e la struttura attuale del bosco

C’è un secondo elemento poco noto. La foresta del Circeo non è un bosco vergine. Per secoli è stata sottoposta a tagli, a pascolo, a carbonizzazione e, nel Novecento, a interventi di rimboschimento e di conversione. Molti settori conservano la struttura del ceduo, cioè di un bosco governato tagliando i polloni alla base e lasciandoli ricacciare, con turni di pochi decenni. Le aree lasciate evolvere verso l’alto fusto sono più recenti e ancora giovani rispetto ai tempi di un bosco maturo, che si misurano in secoli e non in decenni.

Il consiglio che ti do per visitare Riserva naturale Piscina delle Bagnature

Il consiglio principale consiste nel rovesciare l’impostazione della visita. Non organizzare una gita alla Piscina delle Bagnature, perché dentro la riserva integrale non si entra. Organizzare invece una giornata nella Foresta del Circeo, con la consapevolezza che la riserva ne costituisce il cuore protetto e che tutto il resto della foresta racconta la stessa storia. Chi accetta questa impostazione torna a casa soddisfatto; chi si intestardisce sul punto esatto segnato dalla mappa torna a casa frustrato.

Il momento giusto della giornata

La foresta planiziale dà il meglio nelle due ore che seguono l’alba. La luce radente attraversa i tronchi, la nebbia bassa che spesso si forma sulle depressioni umide rende visibile la conformazione del terreno, e la fauna risulta attiva. Il daino e il capriolo si spostano in quelle ore, i picchi tambureggiano, e il silenzio è tale che si sentono i passi degli animali a distanza. Dopo le dieci del mattino, soprattutto nei mesi caldi, l’attività animale cala drasticamente e il bosco diventa un luogo bello ma statico. Il secondo momento utile coincide con l’ora e mezza che precede il tramonto, con il limite delle zanzare in primavera e in autunno.

Come vestirsi e che cosa portare

Scarponi impermeabili da ottobre ad aprile, scarpe da trekking chiuse negli altri mesi. Pantaloni lunghi sempre, non per il freddo ma per le zecche, che in questa foresta risultano presenti e che si raccolgono passando accanto alla vegetazione bassa; a fine giornata conviene fare un controllo accurato su caviglie, ginocchia e inguine. Repellente per insetti. Acqua in quantità, perché nella foresta non esistono fontanelle. Un binocolo leggero, che qui vale più di qualunque teleobiettivo perché la distanza di osservazione della fauna è media e la luce spesso scarsa. Una traccia GPS scaricata prima di partire, e una batteria di riserva per il telefono.

Il modo intelligente di costruire la giornata

Il mio suggerimento pratico prevede tre tempi. La mattina presto, un anello di due o tre ore nelle piste forestali aperte, partendo da uno degli accessi consentiti e tenendosi sui percorsi segnalati. A metà mattina, uno spostamento verso i laghi costieri, dove l’osservazione dell’avifauna acquatica compensa la difficoltà di vedere animali nel bosco: aironi, garzette, cormorani, folaghe, svassi e, nelle stagioni giuste, fenicotteri. Nel pomeriggio, il mare, con una scelta fra la Spiaggia della Bufalara e la Spiaggia di Torre Paola, oppure in alternativa la salita al promontorio del Circeo. Chi preferisce la storia alla natura può sostituire il pomeriggio con le Batterie di Punta Rossa.

La fauna e la flora della foresta intorno a Riserva naturale Piscina delle Bagnature

La foresta che circonda la riserva è un ecosistema ricchissimo e molto vario, e cambia volto a ogni stagione. Dalle fioriture primaverili accompagnate dal canto degli uccelli e dalla vista delle piscine ancora piene, si passa alla frescura estiva con il volo silenzioso delle farfalle; poi arrivano le scorribande autunnali dei cinghiali, nello scenario coloratissimo creato dai frutti di bosco e dai ciclamini in fiore, e infine la fioritura invernale del prugnolo, che accende di bianco il sottobosco quando tutto il resto è spoglio.

Gli alberi e il sottobosco

La composizione forestale combina specie caducifoglie e sempreverdi in un mosaico che dipende dalla profondità della falda. Sulle depressioni più umide dominano la farnia e il frassino ossifillo, querce e frassini adattati a suoli che restano saturi per mesi. Sui dossi dunali e nelle zone meglio drenate compaiono il cerro, il leccio e la sughera, insieme al corbezzolo e alla fillirea della macchia mediterranea. Il passaggio fra i due ambienti avviene in poche decine di metri, e chi impara a leggerlo riesce a ricostruire la morfologia del terreno semplicemente guardando gli alberi.

Il sottobosco cambia radicalmente con la stagione. In inverno il prugnolo fiorisce prima di mettere le foglie, con una fioritura bianca che risalta sui rami neri. In primavera arrivano le orchidee spontanee, i ciclamini e una serie di geofite che completano il proprio ciclo prima che il fogliame degli alberi chiuda la volta. In autunno il protagonista diventa il ciclamino napoletano, insieme ai frutti del corbezzolo e ai funghi, la cui raccolta nella foresta demaniale risulta soggetta a restrizioni severe e nelle riserve integrali è del tutto esclusa.

I mammiferi

Con un po’ di fortuna e molto silenzio si osservano il daino e il capriolo, che nella Foresta del Circeo costituiscono le presenze più vistose, la lepre, il tasso, la puzzola, la volpe, la donnola e il riccio. Il cinghiale è presente e abbondante, e le sue tracce risultano evidenti ovunque sotto forma di terreno rivoltato lungo i margini delle piste. Gli avvistamenti diretti restano però rari nelle ore centrali della giornata, perché quasi tutti questi animali hanno abitudini crepuscolari o notturne. Chi cammina lentamente, senza parlare e fermandosi spesso, moltiplica le probabilità; chi cammina in gruppo chiacchierando non vedrà nulla, ma sarà visto da tutti.

Gli anfibi e i rettili

Gli anfibi sono i veri protagonisti delle piscine forestali, e la ragione per cui queste aree hanno ricevuto il grado massimo di protezione. Nelle pozze temporanee si riproducono diverse varietà di rane, insieme a rospi e a tritoni, tutti favoriti dall’assenza di pesci predatori. Fra i rettili si trova la biscia d’acqua, innocua per l’uomo e legata alle zone umide, e rare tartarughe palustri, che in questo tipo di ambiente rappresentano una presenza preziosa e minacciata su scala nazionale.

Gli uccelli

L’avifauna forestale comprende varie specie di picchio, fra cui il picchio verde, il picchio rosso maggiore e il picchio rosso minore, oltre al picchio muratore, che picchio non è ma occupa una nicchia simile arrampicandosi lungo i tronchi anche a testa in giù. Si aggiungono la ghiandaia, sentinella rumorosa che segnala la presenza di intrusi a tutto il bosco, il rampichino, il cardellino, le cince e una serie di piccoli passeriformi che si individuano più con l’orecchio che con l’occhio. Nei mesi di migrazione la foresta funziona da area di sosta per specie che si spostano lungo la rotta tirrenica, e la vicinanza con i laghi costieri e con le zone umide Ramsar del parco rende il quadro ancora più ricco.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Parco Nazionale del Circeo è stato istituito nel 1934, ed è un dato che compare in qualunque descrizione. Quasi nessuno però collega quella data a ciò che stava accadendo intorno. Il parco nasce nello stesso anno in cui viene inaugurata Sabaudia, il 15 aprile 1934, e a pochi mesi dalla posa della prima pietra della città, avvenuta il 5 agosto 1933. Nasce cioè nel pieno della bonifica integrale della pianura pontina, come compensazione di un’operazione che stava cancellando definitivamente il paesaggio precedente. La Selva di Terracina, che copriva una superficie molto maggiore, venne in gran parte disboscata e messa a coltura; la porzione risparmiata divenne parco proprio perché era ciò che restava.

Questo dettaglio cambia il modo di guardare la foresta. Non è un lembo casuale di natura sopravvissuta, è un residuo negoziato, la parte che qualcuno decise di non trasformare mentre tutto il resto veniva trasformato. Il fatto che il progetto urbanistico di Sabaudia, vinto da Luigi Piccinato con Gino Cancellotti, Eugenio Montuori e Alfredo Scalpelli, sia diventato uno dei manifesti del razionalismo italiano e che a pochi chilometri sopravviva un pezzo di foresta planiziale preistorica racconta in una sola immagine la contraddizione di quegli anni: la modernità assoluta e il suo contrario, separati da una decina di minuti di strada.

La foto giusta da fare a Riserva naturale Piscina delle Bagnature

La fotografia va impostata sapendo che il soggetto vero non è la pozza, alla quale non ci si può avvicinare, ma la foresta planiziale. E la foresta planiziale è un soggetto difficile: nessun panorama, nessun punto focale evidente, una luce spezzettata che manda in crisi qualunque esposizione automatica.

La luce

La finestra utile è la prima ora dopo l’alba, quando il sole basso entra lateralmente fra i tronchi e disegna fasci netti nell’umidità sospesa. Le giornate migliori sono quelle successive a una notte fredda e umida, quando sulle depressioni si forma nebbia bassa. Il mezzogiorno, al contrario, produce un contrasto impossibile da gestire fra chiazze di sole e ombra profonda: se dovete fotografare in quelle ore, cercate una giornata coperta, che funziona da diffusore naturale e restituisce i colori del sottobosco.

Le inquadrature che funzionano

La prima è verticale, con un tronco in primo piano a sinistra o a destra e la profondità del bosco che si perde sullo sfondo: serve a dare scala a un ambiente che altrimenti appare piatto. La seconda guarda in basso, sul suolo: fango screpolato nella stagione secca, foglie sommerse in quella umida, impronte di ungulati, ciclamini fra il fogliame. Il dettaglio del terreno racconta il ciclo dell’acqua meglio di qualunque veduta d’insieme. La terza è il controluce sulla volta forestale, con l’obiettivo puntato verso l’alto e la macchina appoggiata a terra.

Attrezzatura e regole

Un obiettivo luminoso e un treppiede leggero valgono più di un corredo pesante, perché nel sottobosco la luce scarseggia e i tempi si allungano. Il teleobiettivo serve solo se puntate sulla fauna, e in quel caso conviene appostarsi e aspettare invece di camminare. Due regole vanno rispettate senza eccezioni: non si esce dalle piste per cercare un’inquadratura migliore, e non si usano droni, che nelle aree protette risultano di norma vietati e che in ogni caso disturbano la fauna in modo sproporzionato rispetto al valore delle immagini ottenute.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia di questo lembo di territorio si legge meglio per tappe, perché ogni passaggio ha lasciato un segno ancora leggibile sul terreno.

Quaternario, fra circa 2,58 milioni e 11.700 anni fa. Si formano i cordoni dunali paralleli alla costa e le depressioni interdunali che ospiteranno le piscine. La morfologia attuale della foresta dipende interamente da questa fase.

Età romana. La pianura pontina viene attraversata dalla via Appia e sottoposta a tentativi ripetuti di drenaggio, nessuno dei quali risolutivo. La Selva resta un margine selvatico fra la strada consolare e il mare.

Medioevo ed età moderna. La Selva di Terracina appartiene al patrimonio pontificio e viene sfruttata per legname, carbone e pascolo. Si consolida la civiltà stagionale delle lestre, con le famiglie che scendono dai Lepini nella stagione fredda.

Anni trenta del Novecento. La bonifica integrale trasforma la pianura: canali, collettori e impianti idrovori abbassano la falda, le paludi scompaiono, nascono Latina e i borghi rurali. Il 5 agosto 1933 viene posata la prima pietra di Sabaudia, inaugurata il 15 aprile 1934. La popolazione delle lestre viene trasferita nei nuovi insediamenti.

1934. Viene istituito il Parco Nazionale del Circeo sulla porzione di foresta, duna e laghi risparmiata dalla trasformazione agricola.

1944. La zona viene investita dai combattimenti della seconda guerra mondiale lungo la costa pontina, con danni al patrimonio forestale e la costruzione di opere militari lungo il litorale.

1971. Vengono istituite le riserve naturali integrali Piscina della Gattuccia, 46 ettari, e Lestra della Coscia, 42 ettari.

1975. Viene istituita la riserva naturale integrale Piscina delle Bagnature, 57 ettari, la più estesa delle tre.

1976. Le zone umide del parco entrano fra le aree tutelate dalla Convenzione di Ramsar come zone umide di importanza internazionale.

1977. La Foresta del Circeo viene riconosciuta Riserva della Biosfera nel programma Man and the Biosphere dell’UNESCO. Il riconoscimento verrà esteso all’intero parco nel 1997.

1979. L’isola di Zannone entra a far parte del Parco Nazionale del Circeo.

1991 e anni successivi. La legge quadro sulle aree protette ridisegna la cornice normativa dei parchi nazionali italiani; l’assetto dell’Ente Parco del Circeo viene poi definito con un decreto del Presidente della Repubblica del 2005 e completato nel 2007.

Chi è passato da Riserva naturale Piscina delle Bagnature

Qui serve una precisazione di onestà: dentro una riserva integrale non passa quasi nessuno, e le persone che hanno lasciato una traccia in questo territorio sono passate dalla foresta, dai laghi e da Sabaudia, non dalla pozza protetta. Vale però la pena raccontarle, perché il paesaggio che descrivono è lo stesso.

Le famiglie delle lestre

I primi ad aver frequentato davvero questi luoghi sono stati i lestraroli, le famiglie che dai monti Lepini scendevano nella Selva per la stagione fredda. Hanno lasciato i toponimi, il vocabolario e, fino agli anni trenta, una presenza continua. Sono gli unici che abbiano realmente abitato questo bosco, e il fatto che di loro resti soltanto una parola su una mappa dice molto sulla velocità con cui una civiltà può sparire.

I forestali e i ricercatori

Dal Novecento in poi la foresta demaniale è stata presidiata dal corpo forestale dello Stato e oggi dai Carabinieri Forestali, che ne curano la gestione e la sorveglianza. Le riserve integrali vengono visitate quasi esclusivamente da personale autorizzato e da ricercatori impegnati in campagne di monitoraggio su vegetazione, anfibi, avifauna e regime idrico. Sono loro i veri frequentatori del luogo, e i dati che raccolgono costituiscono il motivo per cui sappiamo che la pozza si prosciuga prima di un tempo.

Sabaudia, gli intellettuali e il cinema

A pochi chilometri, il lungomare e il Lago di Paola hanno attirato dagli anni cinquanta in poi una parte consistente della cultura italiana. Alberto Moravia ha avuto una casa sul lago e ha ambientato qui parte della propria produzione, fra cui il racconto da cui è stato tratto il film La villa del venerdì. Pier Paolo Pasolini ha frequentato assiduamente la zona, e le testimonianze del suo rapporto con questo litorale sono numerose. L’architettura razionalista di Sabaudia, con la torre civica e il piano di Piccinato, ha attraversato decenni di dibattito, passando dalla condanna ideologica alla rivalutazione critica.

Quando andare a Riserva naturale Piscina delle Bagnature e quando evitare

Da novembre a febbraio. È il periodo in cui le piscine si riempiono e la foresta mostra la propria natura di zona umida. Il fondo delle piste risulta fangoso e in alcuni tratti allagato, la luce è bassa e bellissima, i visitatori quasi assenti. Serve attrezzatura adeguata e una giornata senza pioggia.

Marzo e aprile. Il momento migliore in assoluto. Fioriture, attività degli anfibi al massimo, uccelli in canto, temperature gradevoli, zanzare ancora contenute. Chi può scegliere, scelga queste settimane.

Maggio e giugno. Ancora ottimi, con vegetazione esuberante e giornate lunghe che permettono di combinare foresta la mattina e mare il pomeriggio. Le zanzare aumentano verso sera.

Luglio e agosto. Il periodo peggiore per la foresta e il più affollato per la costa. La pozza risulta quasi sempre a secco, la fauna si muove solo di notte, l’umidità è alta e il traffico sulla litoranea rende faticoso qualunque spostamento. Se capitate qui in questi mesi, muovetevi all’alba e dedicate il resto della giornata al mare.

Settembre e ottobre. Il secondo periodo buono. Le prime piogge riattivano il suolo, arrivano i ciclamini e i funghi, la fauna torna attiva, il turismo balneare si dirada. Fine settembre e ottobre sono le settimane che consiglio a chi ha un solo giorno a disposizione e non può venire in primavera.

Cosa c’è intorno a Riserva naturale Piscina delle Bagnature

Il mare e la duna. Il litorale di Sabaudia offre uno dei cordoni dunali meglio conservati d’Italia. La Spiaggia della Bufalara e la Spiaggia di Torre Paola sono i due accessi più logici; più a sud si arriva a San Felice Circeo e alle Batterie di Punta Rossa.

I laghi costieri. Il Lago di Fogliano è il più accessibile dei quattro bacini salmastri del parco e il punto migliore per il birdwatching senza attrezzatura specialistica.

Verso sud. Terracina con il tempio di Giove Anxur, Sperlonga con la Villa di Tiberio e il museo archeologico, poi Gaeta e l’Oasi blu di Gianola. Dal porto di Terracina partono i collegamenti per l’Isola di Ponza.

Verso i Lepini. Il Giardino di Ninfa, Sermoneta, Norma, Cori e Priverno con i Musei di Priverno. Per capire la bonifica conviene il Museo della Terra Pontina, insieme al Lido di Latina.

Verso nord. Torre Astura e il Boschetto di Torre Astura, Nettuno, Anzio con il Museo dello Sbarco e la riserva Tor Caldara.

Domande veloci su Riserva naturale Piscina delle Bagnature

Si può fare il bagno nella Piscina delle Bagnature?

No. Non è una piscina balneabile ma una pozza forestale stagionale dentro una riserva naturale integrale, dove l’accesso risulta di norma vietato.

Si può entrare nella riserva?

Di norma no. Le riserve naturali integrali escludono la fruizione libera; l’ingresso è riservato ad attività autorizzate di ricerca, sorveglianza e gestione. Eventuali iniziative accompagnate dipendono dall’ente gestore e vanno verificate caso per caso.

Che cosa si può visitare allora?

La foresta demaniale del Circeo intorno ai nuclei integrali, percorribile a piedi e in bicicletta su una rete di piste aperte tutto l’anno, e tutti gli altri ambienti del parco: duna, laghi costieri, promontorio.

Quanto è grande la riserva?

57 ettari, istituita nel 1975. Le altre due riserve integrali della foresta sono la Piscina della Gattuccia, 46 ettari, e la Lestra della Coscia, 42 ettari, entrambe del 1971.

Perché si chiama piscina?

Perché nel lessico locale la parola indica una depressione naturale che raccoglie acqua piovana. Bagnature richiama l’impregnarsi d’acqua del terreno e l’abbeverata del bestiame.

C’è sempre l’acqua?

No. La pozza si riempie fra autunno e inverno e si abbassa in primavera; in molte estati resta completamente a secco.

Quanto dista da Roma?

Sabaudia si raggiunge in circa un’ora e mezza dal Grande Raccordo Anulare lungo la via Pontina, con tempi sensibilmente maggiori nei fine settimana estivi.

Serve un biglietto?

No, perché non esiste un ingresso. La foresta demaniale aperta al pubblico risulta accessibile gratuitamente.

È adatta ai bambini?

Le piste forestali aperte sì, essendo pianeggianti e facili, con l’avvertenza del fango invernale e delle zanzare. Aspettatevi però un ambiente senza panorami e senza attrazioni: funziona con bambini a cui piace cercare tracce di animali.

Si possono portare i cani?

Nelle aree aperte al pubblico sì, rigorosamente al guinzaglio. Un cane libero in un bosco con daini e caprioli crea danni seri.

Si possono raccogliere funghi o fiori?

Nelle riserve integrali no in alcun caso. Nella foresta demaniale la raccolta risulta soggetta a restrizioni severe e va verificata presso l’ente gestore.

Qual è il periodo migliore?

Marzo e aprile, seguiti da fine settembre e ottobre. Luglio e agosto sono il periodo peggiore per la foresta.

Il mio giudizio, dopo molte stagioni passate ad accompagnare gruppi sul litorale pontino, è che la Riserva naturale Piscina delle Bagnature valga soprattutto come chiave di lettura. Serve a capire che la pianura che si attraversa in automobile fra campi coltivati e serre era, novant’anni fa, un’altra cosa, e che quel mondo sopravvive in qualche decina di ettari dove nessuno mette piede. Chi arriva qui con l’idea di spuntare una voce da una lista se ne andrà deluso, perché non c’è niente da spuntare. Chi cammina per due ore nella foresta intorno, guarda il fango, ascolta i picchi e accetta di non vedere la pozza protetta, porta a casa una delle cose più rare che questo pezzo di Lazio possa dare.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata fra il Parco Nazionale del Circeo, Sabaudia e i borghi dei Lepini, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari naturalistici nel Lazio meridionale trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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RiassuntoRiserva naturale Piscina delle Bagnature - 04016 Sabaudia LT, Italia
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