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Motus, Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica — dal 23 al 25 ottobre 2026

Frankenstein (History of Hate), il nuovo lavoro della compagnia riminese Motus ideato e diretto da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, va in scena al Teatro Basilica da venerdì 23 a domenica 25 ottobre 2026: venerdì 23 alle 21, sabato 24 alle 19.30, domenica 25 alle 16.30. Il teatro è in Piazza di Porta San Giovanni 10, 00183 Roma, a pochi minuti a piedi dalla stazione San Giovanni, dove si incrociano la metro A e la metro C. Secondo la pagina ufficiale del teatro il biglietto intero costa 18 euro, quello acquistato online 15 euro, il ridotto per operatori dello spettacolo 15 euro, il ridotto under 26 e convenzioni 10 euro; il carnet da 7 spettacoli costa 70 euro. I biglietti si comprano sul sito ufficiale del Teatro Basilica, sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione o alla biglietteria del teatro, aperta un'ora prima dello spettacolo. Il portale turistico di Roma Capitale avverte che il programma può subire variazioni.

Tre repliche soltanto, in una sala da cento posti, per una delle compagnie più premiate della ricerca teatrale italiana. È il capitolo che chiude il progetto dei Motus sul mostro di Mary Shelley, dopo Frankenstein (A Love Story). Chi segue il teatro contemporaneo sa che occasioni così, a Roma, non si ripetono spesso: sotto trovate lo spettacolo, la storia della compagnia, la sala e tutto quello che serve per organizzare la serata.

Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica in breve

Frankenstein (History of Hate) resta in scena al Teatro Basilica per tre repliche, dal 23 al 25 ottobre 2026, con gli orari standard della sala: venerdì alle 21, sabato alle 19.30, domenica alle 16.30.

Date e orari

Venerdì 23 ottobre l'inizio è alle 21, sabato 24 alle 19.30, domenica 25 alle 16.30. Gli orari coincidono sulla pagina ufficiale del Teatro Basilica e sul portale turistico di Roma Capitale. Attenzione al sabato: chi è abituato al sipario delle nove rischia di arrivare a spettacolo inoltrato.

Prezzi pubblicati dal teatro

Il listino della pagina dello spettacolo prevede 18 euro l'intero, 15 euro il biglietto online, 15 euro il ridotto per operatori, 10 euro il ridotto per under 26 e convenzioni, e un carnet da 7 spettacoli a 70 euro. Il biglietto online, tre euro più economico, è il più conveniente per chi non ha diritto a riduzioni.

Chi è in scena

In scena ci sono Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu ed Enrico Casagrande; in video compaiono Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou. La drammaturgia è di Daniela Nicolò, la ricerca e la collaborazione drammaturgica di Ilenia Caleo.

Frankenstein (History of Hate): lo spettacolo

Frankenstein (History of Hate) è definito dalla compagnia un «film performato»: uno spettacolo in cui teatro dal vivo e immagine filmata si mescolano, e in cui la vicenda del romanzo di Mary Shelley viene trasportata in un presente arido e apocalittico.

Il punto di partenza è la struttura stessa del libro. Frankenstein è costruito come un gioco di scatole cinesi: le lettere del capitano Walton alla sorella Margaret contengono il racconto di Victor Frankenstein, che a sua volta contiene il racconto della creatura. I Motus prendono questa cornice e la moltiplicano. Il capitano Walton e la «fantasmatica» sorella Margaret si sovrappongono a Mary, Walton a Wollstonecraft, Seville a Shelley: la madre filosofa della scrittrice e la scrittrice stessa entrano nel gioco dei piani narrativi.

Un pianeta arido al posto dei ghiacci

Nel romanzo Walton naviga fra i ghiacci polari. Qui, secondo la presentazione del teatro, i personaggi abitano un pianeta arido, negli ultimi giorni di un'umanità malandata, fra incendi boschivi, echi di guerre genocide e droni assassini. Il film è girato fra gli «ecomostri» calabresi e spiagge accecate dal sole: un paesaggio italiano riconoscibile, piegato a scenario di fine del mondo.

Il mare come protagonista

Nelle note dello spettacolo c'è un terzo protagonista, oltre alla creatura e al suo creatore: il mare, che brilla all'alba e si incupisce al tramonto, che risucchia e sputa i corpi estenuati dei due nel loro inseguimento disperato. Chi ricorda il finale del romanzo, con la creatura che si allontana sulla zattera di ghiaccio, capirà la scelta: l'acqua resta il luogo dell'ultima fuga.

Odio e tenerezza radicale

Il sottotitolo dice già l'argomento. Il teatro parla di una storia d'odio e di tenerezza radicale; il portale di Roma Capitale di una storia fra esclusione e rifiuto, in cui umano e contemporaneo si intrecciano. La creatura, respinta per il suo aspetto, trasforma il dolore dell'esclusione in odio. È la parte del romanzo che la cultura popolare ha dimenticato a favore dei bulloni sul collo: il mostro di Shelley parla, legge, ragiona, e diventa assassino perché nessuno lo accoglie.

Il documentario [òdio]

Nei crediti compare un contributo video tratto dal film documentario [òdio], vincitore dell'Italian Council 2024. È il segnale di quanto il progetto sia cresciuto oltre il palcoscenico: la ricerca sul tema dell'odio ha prodotto immagini autonome, che poi rientrano nello spettacolo.

Il progetto Frankenstein dei Motus

Frankenstein (History of Hate) è il capitolo conclusivo del progetto che i Motus dedicano al romanzo di Mary Shelley, cominciato con Frankenstein (A Love Story).

Due movimenti, due sentimenti

Il primo capitolo portava nel titolo l'amore, il secondo porta l'odio. La struttura in due parti riflette il romanzo: la creatura nasce capace di tenerezza, chiede un compagno, e solo dopo il rifiuto diventa vendicativa. Il secondo movimento, secondo le note di presentazione, sposta lo sguardo sul momento in cui l'esclusione si trasforma in odio.

Una lunga gestazione

Il lavoro è una coproduzione ampia: Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, la svizzera Snaporazverein e Romaeuropa Festival. Le residenze artistiche sono state ospitate da AMAT e dal Comune di Fabriano, da Sardegna Teatro e da Ira Institute. È la geografia tipica dei Motus, compagnia che da sempre costruisce i propri spettacoli attraverso tappe e residenze in luoghi diversi.

Il legame con Romaeuropa

La presenza di Romaeuropa Festival fra i coproduttori lega lo spettacolo alla stagione autunnale romana. Nelle stesse settimane il Romaeuropa Festival 2026 riempie le sale della città di teatro e danza internazionali: chi segue il festival trova al Basilica un titolo della stessa famiglia.

La squadra artistica di Frankenstein (History of Hate)

Ideazione e regia sono di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, fondatori dei Motus, che firmano anche scena e costumi; la drammaturgia è di Daniela Nicolò.

In scena e in video

Dal vivo recitano Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu ed Enrico Casagrande. In video compaiono Silvia Calderoni, attrice storica della compagnia, protagonista di MDLSX e di molti lavori dei Motus dagli anni Duemila, e Alexia Sarantopoulou. La presenza di Casagrande in scena, oltre che alla regia, è un dettaglio da notare.

Immagine e suono

Riprese e montaggio video per la scena sono di Vladimir Bertozzi, gli ambienti sonori di Demetrio Cecchitelli, il disegno luci e video di Simona Gallo. La direzione tecnica e fonica è di Martina Ciavatta, il tecnico video Theo Longuemare, l'assistenza al video di Isabella Marino. Assistenti alla regia sono Astrid Risberg e Juliann Louise Larsen.

La struttura della compagnia

Produzione Chiara Venturini, organizzazione e logistica Shaila Chenet e Alessandro Patrini, promozione Ilaria Depari, distribuzione internazionale Beatrice Ottaviani. L'ufficio stampa è di Uc Studio, la grafica di Federico Magli. Una squadra di queste dimensioni per tre repliche in una sala da cento posti dice molto sulla cura che i Motus mettono in ogni tappa.

Motus: la biografia della compagnia

Motus è una compagnia teatrale fondata a Rimini nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Francesconi Nicolò, che si erano conosciuti da studenti all'Università di Urbino nel gruppo teatrale universitario Atarassia.

La compagnia nasce con il nome di Opere dell'ingegno, che nel 1992 diventa Motus. La sua presentazione ufficiale la definisce nomade e indipendente, in costante movimento tra Paesi, momenti storici e discipline. È una definizione che trent'anni di lavoro hanno confermato: pochi gruppi italiani hanno attraversato così tanti linguaggi, dal teatro all'installazione, dal video all'opera barocca.

Gli esordi: Camus, Beckett, il Maghreb

Il primo spettacolo, Stati d'assedio, è ispirato allo Stato d'assedio di Albert Camus e coinvolge già musicisti, disegnatori e scultori. Nel 1993, dopo un viaggio in Marocco, i due fondatori avviano collaborazioni con realtà marocchine e progetti di scambio con la cultura islamica, fra cui un lavoro per il DAMS di Bologna in collaborazione con il Teatro delle Albe. Nel 1995 arriva L'occhio belva, spettacolo itinerante dedicato a Samuel Beckett, che debutta all'Interzona di Verona occupando enormi spazi in disuso.

Catrame e Orlando Furioso

Nel 1996 Catrame, ispirato alla Mostra delle atrocità e a Crash di James Graham Ballard, gira per due anni fra teatri, festival e centri sociali e porta la compagnia alla visibilità nazionale e internazionale. Nel 1998 O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus debutta alla Rotonda della Besana di Milano. Nel 1999 arrivano il Premio Ubu speciale e il Premio Giovani Talenti della rivista Lo Straniero di Goffredo Fofi.

Rooms, Pasolini, Fassbinder

All'inizio del nuovo millennio il progetto Rooms costruisce spettacoli intorno a una stanza d'albergo trasportabile di sei metri per quattro, con un lato aperto verso il pubblico, attraversata da testi di Don DeLillo, Bret Easton Ellis, Jean Genet, Pier Vittorio Tondelli, Harold Pinter e Sarah Kane. Seguono il progetto Pasolini, da Teorema a Petrolio, con L'ospite nel 2004, e il progetto Fassbinder, con Piccoli episodi di fascismo quotidiano e Rumore rosa, nel 2005 e 2006.

Adolescenza e Antigone

Nel 2007 e 2008 il progetto nomade X (ics). Racconti crudeli della giovinezza indaga l'adolescenza in quattro movimenti, fra Romagna, Valence, Halle e Napoli. Dal 2009 Syrma Antigónes assume Antigone come archetipo di lotta fra generazioni e culmina in Alexis. Una tragedia greca, premiato in Québec come miglior spettacolo straniero della stagione 2011-2012.

Judith Malina e La Tempesta

Nel 2011 il progetto 2011>2068 AnimalePolitico si apre con The plot is the revolution, incontro scenico fra Silvia Calderoni e Judith Malina, fondatrice del Living Theatre. La ricerca sul futuro porta i Motus a Shakespeare e ad Aimé Césaire: Nella Tempesta debutta al Festival TransAmériques di Montréal nel 2013. Nel 2014 la compagnia affronta per la prima volta l'opera, con il King Arthur di Dryden e Purcell.

MDLSX e gli anni recenti

Nel 2015 debutta a Santarcangelo MDLSX, assolo di Silvia Calderoni sull'identità e sul corpo, subito in tournée internazionale e premiato in Italia e in Catalogna. Nel 2018 Panorama, coprodotto con La MaMa di New York. La compagnia dirige il Santarcangelo Festival nel cinquantenario, con il titolo Futuro Fantastico, articolato in tre movimenti fra il 2020 e il 2021 a causa della pandemia.

I premi

Il palmarès dei Motus comprende diversi Premi Ubu, fra cui quello speciale del 1999 e quelli al progetto Rooms, il Sigismondo d'oro della città di Rimini nel 2007, il premio dei critici del Québec ad Alexis, il Premis de la Crítica catalano a MDLSX nel 2016, il Premio Anima nel 2020 e il Premio della Critica dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro nel 2021.

Motus e Roma

Roma è una piazza importante nella storia recente dei Motus: Tutto brucia, lo spettacolo ispirato alle Troiane di Euripide, ha debuttato il 9 settembre 2021 al Teatro India di Roma, in collaborazione con Short Theatre.

Tutto brucia

Tutto brucia nasceva dalla condizione di fine presente nella tragedia di Euripide, letta attraverso il tempo della pandemia e del lutto. Dalla stessa costola è nato You Were Nothing but Wind, centrato sulla figura di Ecuba interpretata da Silvia Calderoni. Chi vide quello spettacolo all'India ritroverà nel Frankenstein la stessa idea di un'umanità agli ultimi giorni.

Dalle grandi sale alla sala piccola

La differenza, questa volta, è la dimensione. Il Teatro India è un ex spazio industriale sul Tevere; il Basilica una sala da cento poltroncine. Un «film performato» con proiezioni e ambienti sonori, visto a pochi metri, cambia natura: gli attori dal vivo e le immagini filmate diventano un'unica superficie, e lo spettatore ci si trova dentro.

Mary Shelley e il suo mostro

Frankenstein, o il moderno Prometeo è il romanzo che Mary Shelley pubblicò nel 1818, nato da una sfida di racconti di fantasmi durante un'estate trascorsa sul lago di Ginevra con Percy Bysshe Shelley e Lord Byron.

Walton, Victor, la creatura

Il romanzo è costruito per cornici. Il capitano Robert Walton, in viaggio verso il Polo, scrive alla sorella Margaret Saville; nelle lettere riporta il racconto di Victor Frankenstein, raccolto stremato fra i ghiacci; dentro il racconto di Victor c'è quello della creatura. Tre voci annidate una nell'altra: è la struttura che i Motus chiamano gioco di scatole cinesi.

Le iniziali che si ripetono

Nelle note della compagnia i nomi si sovrappongono: Margaret e Mary, Walton e Wollstonecraft, Saville e Shelley. Le iniziali coincidono, e non per caso: M.W.S. è anche la firma di Mary Wollstonecraft Shelley, figlia della filosofa Mary Wollstonecraft. Lo spettacolo usa questa rima per far entrare l'autrice dentro la propria storia.

Una creatura senza nome

Nel libro la creatura non ha nome. È il cinema del Novecento ad averle attribuito quello del suo creatore, e con esso la maschera celebre. I Motus ripartono invece dal testo, dove il mostro è un essere che chiede di essere amato e viene respinto: la storia d'odio nasce da lì.

Il Teatro Basilica

Il Teatro Basilica è una sala da 100 poltroncine rosse in Piazza di Porta San Giovanni 10, nata nel 2019 e guidata dal collettivo Gruppo della Creta, con la direzione artistica di Alessandro Di Murro e Daniela Giovanetti e la consulenza artistica di Antonio Calenda.

Una sala per la nuova scena

Il cartellone del Basilica mette insieme la nuova drammaturgia italiana, l'ultima generazione di teatranti e spettacoli scelti dal panorama contemporaneo. Accanto alla stagione ci sono i laboratori di Basilica Lab, il bando di drammaturgia P.S. Pagina Seguente, gli incontri dopo spettacolo di Pubblico Medium e la rassegna Spasmodica, nata con BeiRicordi. Ospitare i Motus è per una sala di queste dimensioni un segnale preciso sulla direzione del progetto.

Minima, l'ottava stagione

La stagione 2026-2027 si chiama Minima ed è l'ottava della sala; si è aperta il 15 ottobre con Andromaca. Il candore del cigno, con Daniela Giovanetti. Il titolo rivendica il valore di ciò che è piccolo e resiste. Frankenstein (History of Hate) arriva subito dopo, nella seconda settimana della stagione.

Orari e biglietteria

Gli spettacoli del Basilica vanno in scena di norma dal martedì al venerdì alle 21, il sabato alle 19.30 e la domenica alle 16.30. La biglietteria apre un'ora prima di ogni spettacolo o su appuntamento. Per informazioni il teatro indica l'indirizzo info@teatrobasilica.com e un numero telefonico attivo nei giorni feriali pomeridiani.

Piazza di Porta San Giovanni e i dintorni

Il Teatro Basilica si affaccia sulla piazza fra la basilica di San Giovanni in Laterano e Porta San Giovanni, la porta delle Mura Aureliane aperta per volontà di papa Gregorio XIII e inaugurata nel 1574.

La porta del 1574

Porta San Giovanni è un grande arco bugnato attribuito a Giacomo Del Duca, collaboratore di Michelangelo, o secondo altri a Giacomo Della Porta. Più che una porta difensiva sembra l'ingresso di una villa: niente torri, soltanto la bugnatura e un volto barbuto sulla chiave dell'arco. Dava accesso alla via Campana, oggi Appia Nuova; i fornici laterali furono aperti molto più tardi.

Il Laterano

Uscendo dal teatro si ha davanti la basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, e poco oltre la Scala Santa. Per la replica della domenica alle 16.30 una visita alla basilica nelle ore precedenti è la combinazione più naturale.

Lungo le Mura

Seguendo le Mura Aureliane verso est si arriva a Santa Croce in Gerusalemme e poi a Porta Maggiore. Verso sud, la passeggiata porta a San Giovanni a Porta Latina, una delle chiese medievali più belle della città.

Verso il Colosseo

Via di San Giovanni in Laterano scende verso il Colosseo passando accanto alla basilica di San Clemente, con i suoi livelli sovrapposti. Sono una ventina di minuti a piedi, una buona passeggiata prima della replica del sabato.

Come arrivare al Teatro Basilica per Frankenstein

La metro è il modo più semplice per arrivare al Teatro Basilica: la stazione San Giovanni, servita dalle linee A e C, è a pochi minuti a piedi da Piazza di Porta San Giovanni.

In metropolitana

Con la linea A si arriva da Termini, da Piazza di Spagna, da Ottaviano e dal quadrante di Cinecittà; con la linea C dal Pigneto, da Centocelle e dai quartieri orientali. Usciti a San Giovanni si attraversa la porta e si è sulla piazza del teatro.

In autobus

San Giovanni è uno dei grandi nodi di superficie della città, servito da molte linee. Per il percorso esatto dal proprio indirizzo conviene il calcolatore di percorso dell'azienda di trasporto romana, che tiene conto delle deviazioni serali.

In auto

La piazza è trafficata e il parcheggio a ridosso del teatro, il venerdì sera, non è scontato. Chi viene in auto metta in conto qualche minuto a piedi; con la metro a due passi, la scelta migliore resta quella.

Il rientro

Lo spettacolo del venerdì alle 21 finisce in tempo per la metro. Per l'orario dell'ultima corsa conviene comunque controllare il sito dell'ATAC, soprattutto se si deve cambiare linea.

Una curiosità su Motus, Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica — dal 23 al 25 ottobre 2026

La curiosità più sottile è nei nomi. Nelle note di Frankenstein (History of Hate) i Motus scrivono Walton/Wollstonecraft e Seville/Shelley, e chiamano la sorella del capitano Margaret/Mary. Nel romanzo Margaret, la destinataria delle lettere, porta il cognome Saville, e le sue iniziali, M.W.S., sono le stesse di Mary Wollstonecraft Shelley. Molti lettori le hanno notate: la sorella lontana a cui Walton racconta tutto è una specie di doppio dell'autrice. La compagnia porta questo gioco in scena e fa di Margaret una presenza fantasmatica, che scivola fra personaggio e scrittrice. È un modo di riportare Mary Shelley dentro una storia che la cultura di massa le ha sottratto, attribuendo il suo mostro al cinema e alle maschere di Halloween. C'è poi una seconda curiosità, più vicina a noi. Il film che fa da tessuto allo spettacolo è stato girato fra gli «ecomostri» calabresi, le costruzioni abusive e mai finite che punteggiano certe coste del Sud. La parola ecomostro contiene già il mostro: la creatura di Shelley trova casa fra i mostri di cemento che l'uomo stesso ha generato e poi abbandonato. È una di quelle scelte di luogo che dicono più di un programma di sala, e che spiegano perché i Motus parlino di un lavoro «in stridente relazione con l'oggi».

Una cosa che non ti dice nessuno su Motus, Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica — dal 23 al 25 ottobre 2026

La prima cosa che nessuno dice è che le repliche sono tre e la sala ha cento posti. Fatti due conti, Frankenstein (History of Hate) a Roma sarà visto da circa trecento persone. I Motus hanno un pubblico fedele, fatto di spettatori, studenti di teatro, critici e gente di mestiere: il ridotto da 15 euro per gli operatori dello spettacolo esiste proprio perché una parte della platea lavora in questo mondo. Chi ha una sola data disponibile prenoti subito, preferibilmente online, dove il biglietto costa 15 euro invece di 18. La seconda cosa riguarda gli orari, che cambiano ogni giorno: 21 il venerdì, 19.30 il sabato, 16.30 la domenica. Controllate prima di uscire. La terza riguarda il tipo di spettacolo. Un «film performato» non è un film proiettato con qualche attore davanti: è una partitura in cui il corpo dal vivo e l'immagine si passano la parola. In una sala piccola lo schermo è vicino quanto gli attori, e il suono avvolge. Chi soffre le luci intense o i volumi alti scelga un posto centrale nelle file di mezzo, dove l'insieme si legge meglio. Infine: la durata non è pubblicata. Se avete un treno o una cena prenotata, chiedete alla biglietteria, che apre un'ora prima.

Il consiglio che ti do per visitare Motus, Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica — dal 23 al 25 ottobre 2026

Il consiglio è rileggere prima le ultime pagine del romanzo di Mary Shelley, quelle in cui la creatura parla a Walton sulla nave, accanto al corpo del suo creatore. Bastano mezz'ora e un'edizione tascabile, e cambiano l'ascolto: lo spettacolo parte da quella cornice, dal capitano e dalla sorella lontana, e riconoscere la struttura del libro quando riaffiora sotto le immagini del film è metà del piacere. Chi ha visto Frankenstein (A Love Story), il primo capitolo, avrà un vantaggio; chi non l'ha visto non si perde, perché History of Hate si regge da solo. Secondo consiglio: scegliete il sabato alle 19.30. Si esce presto, con il tempo per una cena a San Giovanni e per parlare di quello che si è visto; uno spettacolo sull'odio e sulla tenerezza chiede di essere discusso, e i Motus sono una compagnia che divide. Terzo: sedetevi al centro, non in prima fila. Con proiezioni e attori dal vivo sullo stesso piano, un po' di distanza aiuta a vedere il quadro intero. Per gruppi, scuole di teatro o associazioni che vogliono unire lo spettacolo a una visita del Laterano o a un percorso sulle Mura, un programma su misura si organizza con Tour Leader Pro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che Porta San Giovanni prende il nome dalla basilica. Si cita molto meno che la sua apertura, nel 1574, decretò la chiusura definitiva della vicina Porta Asinaria, la porta aureliana ben più imponente, ormai poco praticabile perché il livello della strada si era alzato nei secoli. La porta nuova nasceva per il traffico verso sud, non per la difesa, e la sua forma lo dichiara: niente torri, soltanto un arco bugnato. Poco ricordata è anche la leggenda legata al suo architetto. La tradizione romana la attribuisce a Giacomo Della Porta e lo fa morire proprio nei pressi della porta, di ritorno da una gita ai Castelli, per un'indigestione di meloni e cocomeri. Gli storici propendono per Giacomo Del Duca; la leggenda resiste. E quasi dimenticata è la Notte di San Giovanni, il 23 giugno, quando i romani si radunavano sui prati del Laterano per scacciare con fuochi e schiamazzi le streghe radunate dal fantasma di Erodiade, e mangiavano lumache per seppellire i rancori dell'anno. Una festa per liberarsi dall'odio, a pochi metri da dove i Motus mettono in scena la storia di un odio che nessuno ha saputo sciogliere. Le coincidenze della topografia romana hanno spesso un senso del teatro migliore dei programmi di sala.

La foto giusta da fare a Motus, Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica — dal 23 al 25 ottobre 2026

Durante lo spettacolo niente fotografie: in una sala da cento posti lo schermo di un telefono si vede da ovunque, e in un lavoro che vive di proiezioni e buio disturberebbe sia gli attori sia chi guarda. La foto giusta si fa fuori, e ne suggerisco due. La prima è da Piazza di Porta San Giovanni, con l'arco del 1574 nell'inquadratura e, dall'altra parte, la facciata della basilica con le statue che la coronano. A fine ottobre, per la replica della domenica alle 16.30, la luce del primo pomeriggio arriva radente e calda sulla facciata: è il momento migliore, ed è anche l'unica replica che si può abbinare a una foto con il sole. La seconda è l'ingresso del teatro con la locandina di Frankenstein (History of Hate), che riprende le immagini del film: un ricordo della serata e della seconda settimana della stagione Minima. Chi cerca un'immagine più personale può fotografare le Mura illuminate all'uscita del venerdì sera, camminando verso la metro: il tratto fra la porta e Santa Croce è ampio e ben illuminato. Per le immagini dello spettacolo, il riferimento sono i canali ufficiali della compagnia e del teatro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia della piazza comincia con le Mura Aureliane e con la Porta Asinaria, da cui partiva l'antica via omonima. Nel Cinquecento, nell'ambito della sistemazione dell'area del Laterano voluta dai papi, Gregorio XIII fa aprire una porta nuova, Porta San Giovanni, inaugurata nel 1574; la Porta Asinaria viene chiusa. La nuova porta dà accesso alla via Campana, la strada per la Campania e per i Castelli Romani, l'odierna Appia Nuova. Per secoli la zona resta legata alle tradizioni popolari, in particolare alla festa della Notte di San Giovanni del 23 giugno, con i fuochi, le lumache e i canti sui prati davanti alla basilica. Nel 1926, fuori dalla porta, prende forma il moderno quartiere Appio Latino, costruito al posto di ville, casali, vigne e osterie; alla stessa epoca risale l'apertura dei fornici laterali della porta, necessari al traffico crescente. Nel 2019, in Piazza di Porta San Giovanni 10, nasce il Teatro Basilica, cento posti e un collettivo di artisti che si chiama Gruppo della Creta. Nell'autunno del 2026 la sala apre la sua ottava stagione, Minima, e nella seconda settimana ospita i Motus: una compagnia nata a Rimini nel 1991, lo stesso decennio in cui a Roma la ricerca teatrale cercava nuovi spazi fuori dai circuiti ufficiali.

Chi è passato da Motus, Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica — dal 23 al 25 ottobre 2026

Sulla piazza del teatro sono passati papi e architetti: Gregorio XIII, che volle la porta, e con ogni probabilità Giacomo Del Duca, allievo e collaboratore di Michelangelo, che la disegnò. Per secoli sono passati da qui i viaggiatori diretti a sud lungo la via Campana e i romani che nella notte di San Giovanni venivano a far festa sui prati del Laterano. Dal Teatro Basilica passano ogni stagione gli autori della nuova drammaturgia italiana e i giovani teatranti selezionati dal Gruppo della Creta, sotto la consulenza artistica di Antonio Calenda, regista che nel 1965 fondò a Roma con Virginio Gazzolo e Gigi Proietti il Teatro Sperimentale Centouno. La stagione Minima si è aperta con Daniela Giovanetti in Andromaca. Il candore del cigno. Dal 23 al 25 ottobre 2026 passano dal Basilica Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, fondatori dei Motus, con Tomiwa Samson Segun Aina e Yuan Hu in scena, e con Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou nelle immagini del film. Calderoni è il volto più riconoscibile della compagnia: interprete di MDLSX, di Tutto brucia e dell'incontro con Judith Malina, fondatrice del Living Theatre. Vederla anche solo in video, in una sala da cento posti, è un piccolo privilegio per chi segue il teatro di ricerca.

Come organizzare la serata a San Giovanni

Per Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica la serata ideale comincia con l'arrivo in metro a San Giovanni mezz'ora prima dell'inizio, il tempo di ritirare il biglietto e prendere posto.

Prima dello spettacolo

La biglietteria apre un'ora prima. Chi arriva presto può fare due passi fino alla facciata della basilica o lungo le Mura verso Santa Croce: il tratto è ampio e illuminato. Per la replica della domenica pomeriggio si può pensare a un pranzo in zona e a una visita al Laterano.

La durata

La compagnia non ha pubblicato la durata. Chi ha vincoli di orario chieda conferma alla biglietteria prima dell'inizio.

Dopo

All'uscita, la zona di San Giovanni e di via Appia Nuova offre molti locali aperti la sera. La metro è a pochi minuti.

Dove mangiare vicino al Teatro Basilica

Intorno a Piazza di Porta San Giovanni, dentro e fuori le Mura, si trovano trattorie, pizzerie, forni e locali per l'aperitivo, frequentati soprattutto da chi abita e lavora nel quartiere.

Prima delle 21

Per cenare prima della replica del venerdì conviene sedersi verso le 19.15, a pochi passi dalla piazza. Il tratto fra via Appia Nuova e le vie laterali appena fuori dalla porta offre la scelta più ampia.

Dopo lo spettacolo

Il sabato, con l'inizio alle 19.30, si esce all'ora giusta per cenare. Per una tavolata di gruppo nel fine settimana conviene prenotare.

Qualcosa di veloce

Le vie intorno a San Giovanni sono piene di pizzerie al taglio e forni: una pizza bianca o un supplì in piedi, e poi a teatro, resta la soluzione più romana.

Accessibilità e informazioni pratiche

Il Teatro Basilica è una sala da 100 posti con biglietteria aperta un'ora prima dello spettacolo: per esigenze di accessibilità conviene contattare il teatro prima di acquistare il biglietto.

Persone con disabilità

Per l'accesso alla sala il riferimento è il teatro stesso, via email a info@teatrobasilica.com o al numero indicato sul sito ufficiale. Per l'arrivo in metro conviene verificare lo stato di ascensori e scale mobili della stazione San Giovanni sul sito dell'ATAC.

Con i ragazzi

Frankenstein (History of Hate) evoca guerre genocide, droni assassini e un inseguimento fra corpi estenuati: è uno spettacolo per adulti e per ragazzi grandi. Per gli studenti delle superiori e dell'università che hanno letto il romanzo è un'occasione rara di vedere un classico riletto da una compagnia di ricerca; il ridotto under 26 costa 10 euro.

Chi lavora nello spettacolo

Il Basilica applica un ridotto per operatori dello spettacolo a 15 euro, lo stesso prezzo del biglietto acquistato online.

Roma a fine ottobre

L'ultima settimana di ottobre è una delle migliori per il teatro a Roma: i cartelloni sono ripartiti, il Romaeuropa Festival è nel pieno e le serate sono ancora miti, anche se le prime piogge autunnali consigliano un ombrello in borsa.

Chi arriva da fuori per i Motus può costruire un fine settimana teatrale: una replica al Basilica, uno spettacolo del festival, una mattina fra il Laterano e le Mura. Domenica 25 ottobre, con la replica alle 16.30, è il giorno più comodo per chi riparte la sera.

Domande frequenti su Frankenstein (History of Hate) dei Motus

Quando va in scena Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica?

Frankenstein (History of Hate) dei Motus va in scena al Teatro Basilica da venerdì 23 a domenica 25 ottobre 2026. Venerdì lo spettacolo comincia alle 21, sabato alle 19.30, domenica alle 16.30, secondo la pagina ufficiale del teatro. Il programma può subire variazioni.

Quanto costano i biglietti per Frankenstein dei Motus?

I biglietti per Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica costano 18 euro l'intero, 15 euro online, 15 euro il ridotto per operatori dello spettacolo, 10 euro il ridotto under 26 e convenzioni. Esiste anche un carnet da 7 spettacoli a 70 euro. Si acquistano sul sito del teatro o in biglietteria.

Dove si trova il Teatro Basilica?

Il Teatro Basilica si trova in Piazza di Porta San Giovanni 10, a Roma, fra la basilica di San Giovanni in Laterano e Porta San Giovanni. La stazione della metro più vicina è San Giovanni, servita dalle linee A e C, a pochi minuti a piedi.

Chi sono i Motus?

Motus è una compagnia teatrale fondata a Rimini nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, fra le più premiate della ricerca italiana: diversi Premi Ubu, il Premio della Critica dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro nel 2021, tournée internazionali con spettacoli come MDLSX e Tutto brucia.

Chi recita in Frankenstein (History of Hate)?

In Frankenstein (History of Hate) recitano dal vivo Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu ed Enrico Casagrande; in video compaiono Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou. Ideazione e regia sono di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, la drammaturgia di Daniela Nicolò.

Bisogna aver visto Frankenstein (A Love Story)?

Frankenstein (History of Hate) chiude il progetto dei Motus iniziato con Frankenstein (A Love Story), ma si può seguire anche senza aver visto il primo capitolo. Conoscere il romanzo di Mary Shelley, e in particolare la sua struttura a cornici, aiuta a cogliere i passaggi fra i piani narrativi.

Che cosa significa film performato?

Film performato è la definizione che i Motus e il Teatro Basilica danno a Frankenstein (History of Hate): uno spettacolo in cui il film girato fra ecomostri calabresi e spiagge del Sud e la recitazione dal vivo si mescolano, con livelli narrativi che si alternano e si sovrappongono.

Lo spettacolo è adatto ai ragazzi?

Frankenstein (History of Hate) al Teatro Basilica è pensato per un pubblico adulto e per ragazzi grandi, perché evoca guerre, violenza e odio. Per studenti delle superiori e universitari che hanno letto il romanzo è una buona occasione, con il ridotto under 26 a 10 euro.

Il nostro giudizio

Vedere i Motus in una sala da cento posti è un'occasione che a Roma capita di rado, e Frankenstein (History of Hate) è il loro lavoro più recente, chiusura di un progetto costruito in anni di residenze e coproduzioni internazionali. Conviene comprare il biglietto online appena possibile, scegliere il sabato alle 19.30 e arrivare con le ultime pagine di Mary Shelley in mente. È uno spettacolo che divide, come tutto il teatro dei Motus, ed è proprio per questo che vale la serata. Per altre idee sulla stagione autunnale, il programma del Romaeuropa Festival 2026 è il complemento naturale.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento23 Ottobre 2026 21:00 — 25 Ottobre 2026
IndirizzoTeatro Basilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, 00183 Roma San Giovanni, Roma, Roma Città

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