Michael Incarbone e Max Gomard, We Are Who We Are al Mattatoio — 9 ottobre 2026
We Are Who We Are, il lavoro firmato e interpretato da Michael Incarbone e Max Gomard, va in scena venerdì 9 ottobre 2026 alle 21 al Mattatoio di Roma, piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio, nello spazio indicato dal festival come T1. È uno spettacolo del Romaeuropa Festival 2026, nella rassegna Dancing Days dedicata alla danza e nella sezione Ultra REF, realizzato con la collaborazione di MoveOn. Il biglietto indicato dal Romaeuropa Festival costa 15 euro ed è valida anche la formula Passepartout 1. Si acquista sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival o al box office del festival, telefono 06 4555 3050. Al Mattatoio si arriva con la metro B scendendo a Piramide e proseguendo a piedi lungo via Marmorata per una decina di minuti; sulla stessa via corrono il tram 3 e alcune linee bus.
We Are Who We Are in breve: data, orario, prezzo
We Are Who We Are di Michael Incarbone e Max Gomard ha una sola replica romana: venerdì 9 ottobre 2026 alle 21 al Mattatoio di Testaccio, con biglietto a 15 euro. Una data sola, in una sala di capienza contenuta, durante il mese più affollato del Romaeuropa: sono tre buone ragioni per decidere in fretta.
Una sera sola
Il calendario del festival prevede un'unica rappresentazione, il venerdì alle 21. Il portale culturale di Roma Capitale riporta la stessa data e lo stesso orario. Chi la perde dovrà aspettare una ripresa in altre città, se ci sarà.
Prezzo e formule
Il biglietto costa 15 euro. Il festival indica anche il Passepartout 1, la formula a più ingressi che permette di costruirsi un percorso attraverso il cartellone. Le condizioni di riduzione, quando previste, sono pubblicate sul sito ufficiale; per dubbi il box office risponde al telefono e su WhatsApp dal martedì alla domenica, mattina e pomeriggio, e il lunedì il pomeriggio.
Dove comprare
I biglietti si comprano sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, oppure contattando il box office. L'Opificio Romaeuropa, sede operativa del festival, si trova in via dei Magazzini Generali 20/a, a pochi minuti dal Mattatoio.
Cosa si vedrà in We Are Who We Are
We Are Who We Are è un dispositivo di co-autorialità in cui due artisti della stessa generazione, cresciuti in contesti diversi, mettono a confronto identità, immagine e rappresentazione. Così lo presenta il Romaeuropa Festival, ed è la chiave per entrare nel lavoro.
Una zona instabile
Il testo del festival insiste sull'instabilità: più che affermare un'appartenenza, il lavoro si muove in una zona in cui somiglianze e differenze si riflettono, si sovrappongono e si ridefiniscono di continuo. Due corpi, due storie, due formazioni: una italiana, maturata all'Accademia Nazionale di Danza, una francese, partita dal Conservatoire de Tours. Lo spettatore è chiamato a guardare dove finisce l'uno e comincia l'altro.
Gli stereotipi come materia
Al centro della ricerca ci sono gli stereotipi. Il festival li descrive come forme con cui il sociale produce, organizza e restituisce immagini dell'individuo e del collettivo, e non come semplici etichette. È una scelta intelligente: invece di denunciare il cliché, il lavoro lo usa come materiale di scena, lo indossa, lo mette alla prova.
Autenticità e costruzione
Fra esperienze personali, immaginari culturali e tensione performativa, scrive il festival, We Are Who We Are attraversa il confine fra autenticità e costruzione, fra ciò che siamo e ciò che siamo chiamati a mostrare. Il titolo, che in inglese suona come un'affermazione tautologica, diventa così una domanda.
La squadra
Lo spettacolo è di e con Michael Incarbone e Max Gomard. La produzione è di PinDoc, la coproduzione di ORBITA Spellbound, Centro Nazionale di Produzione della Danza, e dell'Associazione Culturale Il Triangolo Scaleno, con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Siciliana e il sostegno di KLAP Maison pour la danse, in Francia. Le fotografie di scena diffuse dal festival sono di Sydney Mexea.
Michael Incarbone: biografia
Michael Incarbone, nato nel 1995, è un artista multidisciplinare, danzatore, performer e autore, formato nel dipartimento di danza contemporanea dell'Accademia Nazionale di Danza di Roma.
Il danzatore
Come interprete ha lavorato con Georgia Tegou e Michalis Theophanous nel Regno Unito, con la Compagnia Virgilio Sieni, con DNA Dance Company e con Giuseppe Muscarello. Oggi è performer per ALDES di Roberto Castello, per Kinkaleri, per Adriana Borriello Dance Research, per Giselda Ranieri e per il collettivo artistico Polisonum. È un elenco che copre una parte importante della danza di ricerca italiana, e che spiega la varietà di linguaggi che porta in scena.
L'autore
È artista associato di PinDoc, organismo di produzione della danza, con cui ha realizzato FALLEN ANGELS, coprodotto da Teatri di Vetro e da ALDES e selezionato per la Giovane Vetrina della Danza d'Autore 2024 del Network Anticorpi XL, e poi FLLNGLS, where you can find me, il progetto video disappearance, meta-morphing e About a Revolution.
Premi e selezioni
Il suo video danza GO ASK ALICE ha vinto il Premio Roma Danza 2020. È stato selezionato per il Nouveau Grand Tour, progetto di residenza fra Francia e Italia sostenuto dal Ministero della Cultura e dall'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, e per IDRA Connect, piattaforma internazionale di IDRA Teatri. Con la produzione fin che ci trema il cuore ha vinto il bando Per chi Crea della SIAE; lo spettacolo ha debuttato nella stagione danza In Levare di Orbita Spellbound al Teatro Palladium di Roma.
Perché conta per questo lavoro
Il percorso di Incarbone alterna il lavoro di interprete nelle compagnie altrui e la scrittura propria. In We Are Who We Are le due cose si fondono: è autore e corpo in scena, e divide questa doppia responsabilità con un collega.
Max Gomard: biografia
Max Gomard si è formato alla danza classica al Conservatoire de Tours, seguendo un percorso classico fino al D.E.C., e lavora dal 2019 con la compagnia Kelemenis&cie.
Dalla scuola classica alla ricerca
Dopo Tours, fra il 2015 e il 2016 entra in Cobosmika Seed's, esperienza che il festival indica come il primo passaggio importante verso la ricerca coreografica e il lavoro d'ensemble. In quel contesto co-crea anche un gruppo di ricerca presso l'ospedale di Palamós, in Catalogna.
Coline e le prime creazioni
Fra il 2016 e il 2018 fa parte di Coline, a Istres, dove si confronta con diversi linguaggi d'autore come interprete e performer. Da quella esperienza nasce la partecipazione alla creazione finale XYZ où comment parvenir à ses fins, presentata nel 2019 con La Liseuse.
Kelemenis&cie
Nel 2019 partecipa a Coup de grâce con Kelemenis&cie, la compagnia del coreografo Michel Kelemenis, e comincia una collaborazione che continua: Légende nel 2021, Magnifiques nel 2023, Versus nel 2024.
Altre scritture
Parallelamente lavora con altri autori: Le désert avant la mer di Simon Bailly nel 2020, Bébé scritto con Yonsk nel 2023, Hot nel 2024. Nel 2024, con Gush is Great, riceve insieme ad altri cinque coreografi il Secondo Premio e il Premio della Giuria Giovane di Danse Élargie #8.
We Are Who We Are dentro il Romaeuropa Festival 2026
We Are Who We Are fa parte del Romaeuropa Festival 2026, la quarantunesima edizione, che dall'8 settembre al 15 novembre porta in città circa cento spettacoli e oltre mille artisti. Il lavoro è inserito in due percorsi del cartellone.
Dancing Days
Dancing Days è la rassegna del festival dedicata alla danza, e raccoglie nel cartellone diversi autori italiani ed europei. È un contesto naturale per un lavoro come questo: due interpreti e autori della stessa generazione che si presentano insieme al pubblico del festival.
Ultra REF
La seconda etichetta è Ultra REF, uno dei percorsi in cui il festival organizza il suo programma. Il lavoro arriva a Roma con la collaborazione di MoveOn, indicata dal festival nella pagina dello spettacolo.
Il resto del cartellone
Il festival suggerisce, fra i titoli vicini, La Lalangue di Giacomo Luci, Coraggio. La sfortuna non esiste di Vidavé Company e AMAZZONI di Silvia Gribaudi. La panoramica dell'edizione è nella scheda sul Romaeuropa Festival 2026; al Mattatoio, poche sere prima, è passato anche Muette di Boris Charmatz.
Il Mattatoio di Testaccio: la sede
Il Mattatoio di Testaccio è l'ex macello di Roma progettato nel 1888 dall'architetto Gioacchino Ersoch, dismesso nel 1975 e oggi affidato all'Azienda Speciale Palaexpo. Copre circa 25.000 metri quadrati fra via Beniamino Franklin, il lungotevere Testaccio, via Aldo Manuzio e viale del Campo Boario.
Un macello per la capitale
Ersoch aveva già lavorato al vecchio macello di piazza del Popolo, voluto da papa Leone XII. Con Roma capitale del Regno servivano spazi più grandi e nuove regole igieniche, e l'area scelta fu Testaccio, destinata dal 1872 a case operaie e a funzioni produttive. Al progetto lavorò anche l'ingegnere Filippo Laccetti, che studiò lo smaltimento degli scarti nel Tevere.
L'architettura
I padiglioni hanno muri in mattoni, tetti a doppia falda, aperture ad arco scandite con regolarità, strutture interne in ferro. Il viale centrale divideva gli ambienti di macellazione dalle stalle e dai reparti di servizio. Camminandoci dentro si ha l'impressione di una piccola città razionale, ripetitiva per scelta.
Le vite successive
Dopo il trasferimento del macello in viale Palmiro Togliatti nel 1975, il complesso ha avuto molte funzioni: aule di Architettura di Roma Tre dal 2000, una sede del MACRO dal 2002, la Città dell'altra economia dal 2007, La Pelanda inaugurata il 18 febbraio 2010. Dal 2018 la gestione è dell'Azienda Speciale Palaexpo, che lo ha trasformato in un polo di ricerca e produzione artistica. La scheda sul complesso è Ex Mattatoio di Testaccio; il sito ufficiale è mattatoioroma.it.
Perché la danza funziona qui
Gli spazi del Mattatoio non sono teatri all'italiana: sono ambienti larghi, con pareti nude e soffitti alti, dove la disposizione del pubblico cambia da spettacolo a spettacolo. Per un lavoro sulla rappresentazione e sull'immagine di sé, uno spazio senza cornice è un alleato.
Come arrivare al Mattatoio per We Are Who We Are
Il Mattatoio si raggiunge con la metro B fino a Piramide e poi a piedi lungo via Marmorata, in circa dieci minuti; l'ingresso è in piazza Orazio Giustiniani 4.
Metro e treno
Piramide, sulla linea B, è la fermata più comoda da Termini e dal Colosseo. Accanto c'è la stazione Roma Ostiense, utile per chi arriva in treno. Da Piramide si segue via Marmorata verso il Tevere fino al fondo del rione.
Tram e bus
Il tram 3 percorre via Marmorata e collega Testaccio con Trastevere e con San Giovanni. Sulla stessa direttrice passano alcune linee bus: il calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti indica le più comode dal punto di partenza. Da Trastevere si può anche arrivare a piedi attraversando ponte Sublicio.
In auto
Il venerdì sera Testaccio si riempie per le trattorie, e trovare posto è difficile. Chi non abita a Roma farebbe bene a lasciare l'auto: metro fino a Piramide, poi due passi.
Il rientro
Con l'inizio alle 21 si esce verso le 22 o poco dopo. Prima di entrare conviene controllare l'orario dell'ultima corsa della metro B del venerdì e le linee notturne, così da non avere sorprese.
Testaccio e i dintorni
Il Mattatoio si trova ai piedi del Monte dei Cocci, la collina artificiale formata dai frammenti di anfore dell'antico porto fluviale, in un rione nato come quartiere operaio attorno al macello.
Il Monte dei Cocci
Il Monte dei Cocci dà il nome al rione: testae, in latino, sono i cocci. Alle sue pendici si sono insediati locali e cantine scavate nella collina. Per un quadro completo c'è la guida Testaccio: cosa vedere.
Piramide e Cimitero acattolico
A dieci minuti a piedi si trovano la Piramide Cestia, la tomba di Caio Cestio inglobata nelle Mura Aureliane, e il Cimitero acattolico. Con lo spettacolo alle 21, una passeggiata al tramonto da quelle parti è un buon inizio di serata.
Il mercato
Il Nuovo Mercato Testaccio è il punto di riferimento del quartiere per il cibo durante il giorno: chi arriva nel pomeriggio può fare una sosta lì prima di scendere verso il Mattatoio.
Dove mangiare prima dello spettacolo
Con lo spettacolo alle 21, a Testaccio conviene cenare presto, fra le 19 e le 20, in una delle trattorie del rione o in una pizzeria fra via Marmorata e piazza Testaccio.
La cucina del quinto quarto
Le trattorie di Testaccio sono famose per i piatti del quinto quarto, la cucina delle frattaglie nata attorno al macello: coda alla vaccinara, trippa, rigatoni con la pajata. Mangiarli prima di entrare nell'ex mattatoio dà alla serata una coerenza quasi letteraria.
Veloce
Per chi ha poco tempo ci sono pizzerie al taglio, forni e supplì. Il venerdì il rione è molto frequentato: se volete sedervi, prenotate.
Dopo
Uscendo verso le 22, i locali sotto il Monte dei Cocci sono ancora aperti per un bicchiere e per discutere di ciò che si è visto. Con un lavoro come questo, la discussione è parte dell'esperienza.
Accessibilità e informazioni pratiche
Il portale culturale di Roma Capitale segnala We Are Who We Are come evento accessibile; per posti riservati e assistenza il riferimento è il box office del Romaeuropa Festival.
Gli spazi
Il Mattatoio è un complesso industriale riadattato, in gran parte su un solo livello, con viali interni larghi. Per le caratteristiche precise della sala T1 e per eventuali accompagnatori, chiamate il box office prima della serata.
Puntualità
Nella danza contemporanea i ritardatari non sempre possono entrare a spettacolo iniziato. Arrivate all'ingresso di piazza Orazio Giustiniani almeno venti minuti prima: gli spazi del Mattatoio sono ampi e la sala non è sempre vicina al cancello.
Con i ragazzi
Il festival non indica limiti di età. Il tema, identità e stereotipi, è di quelli di cui i ragazzi più grandi parlano ogni giorno: per un liceale curioso può essere un'occasione, a patto di arrivare sapendo che si tratta di danza contemporanea e non di un racconto lineare.
Una curiosità su Michael Incarbone e Max Gomard, We Are Who We Are al Mattatoio — 9 ottobre 2026
La curiosità è nel titolo. We Are Who We Are, siamo chi siamo, suona come una dichiarazione di identità che non ammette repliche. I due autori la prendono e la mettono in scena come ipotesi da verificare: il testo del festival parla di una zona instabile, in cui somiglianze e differenze si riflettono e si sovrappongono. La frase, che sembra chiudere il discorso, qui lo apre. Una seconda curiosità riguarda la geografia delle formazioni. Incarbone esce dal dipartimento di danza contemporanea dell'Accademia Nazionale di Danza, a Roma. Gomard viene dal Conservatoire de Tours, dalla danza classica francese, e ha costruito la sua carriera fra Istres, la Catalogna e la compagnia di Michel Kelemenis. Il sostegno di KLAP Maison pour la danse, in Francia, è il segno di questa rete. Per Incarbone, poi, lo spettacolo è quasi un ritorno a casa: la sua formazione romana e il debutto di un suo lavoro precedente al Teatro Palladium, per la stagione di Orbita Spellbound, ne fanno un artista già conosciuto dal pubblico della danza in città. Infine, la Regione Siciliana fra i sostenitori: un indizio di produzione che collega Roma, la Sicilia e la Francia in un solo progetto.
Una cosa che non ti dice nessuno su Michael Incarbone e Max Gomard, We Are Who We Are al Mattatoio — 9 ottobre 2026
Quello che nessuno dice è che i lavori degli autori meno noti, dentro un grande cartellone, sono spesso i più interessanti di un grande festival, e i meno affollati. Il pubblico tende a comprare i nomi celebri e a lasciare le altre sere per ultime. Il risultato è che queste repliche uniche a volte si riempiono all'ultimo momento, e a volte si riempiono con largo anticipo grazie agli abbonati: non c'è modo di prevederlo, e con una data sola il rischio non vale la pena. La seconda cosa riguarda il prezzo. Quindici euro per una prima serata al Romaeuropa, in una sede come il Mattatoio, sono una cifra bassa: è la formula con cui il festival invita a scoprire autori nuovi. Il Passepartout 1 permette di fare lo stesso con più spettacoli. La terza cosa è di metodo: i lavori costruiti sulla co-autorialità chiedono allo spettatore di non cercare il protagonista. È un'abitudine difficile da perdere, perché il teatro ci ha educati a seguire un personaggio. Qui conviene fare il contrario: guardare lo spazio fra i due, i momenti in cui uno imita l'altro, quelli in cui si separano. È lì, secondo la stessa presentazione del festival, che il lavoro accade. E un ultimo dettaglio pratico: il venerdì sera a Testaccio le cucine chiudono presto per chi non ha prenotato. Mangiate prima.
Il consiglio che ti do per visitare Michael Incarbone e Max Gomard, We Are Who We Are al Mattatoio — 9 ottobre 2026
Il consiglio è di arrivare a Testaccio verso le 19. Cena rapida in una trattoria del rione, poi una passeggiata di dieci minuti verso il Mattatoio: alle 20.40 siete all'ingresso di piazza Orazio Giustiniani, con il tempo per trovare la sala T1 e un buon posto. Prima di uscire di casa, guardate le immagini di scena pubblicate dal festival: le fotografie di Sydney Mexea danno un'idea chiara dell'estetica del lavoro, e aiutano a entrare senza aspettative sbagliate. Non leggete troppo altro: la presentazione del festival basta, e il resto va scoperto in sala. Se avete tempo e curiosità, cercate qualche traccia dei lavori precedenti di Incarbone, per esempio il video danza GO ASK ALICE, premiato nel 2020: capirete meglio da dove arriva il suo modo di stare in scena. Scegliete un posto vicino se potete. In uno spettacolo costruito sul confronto fra due corpi, i dettagli dei volti e delle mani contano. E dopo, non scappate: fermatevi in uno dei locali sotto il Monte dei Cocci e parlatene. Un lavoro che mette in discussione gli stereotipi ne produce inevitabilmente di nuovi nella testa di chi guarda, ed è utile smontarli insieme davanti a un bicchiere. Se lo spettacolo vi convince, il Passepartout del festival vi permette di proseguire con altri titoli della rassegna Dancing Days.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che Testaccio è nato attorno al Mattatoio: il piano del 1872 destinava l'area a residenze operaie e a insediamenti industriali, e il macello di Ersoch del 1888 ne fu il motore. Meno spesso si ricorda che fra la chiusura del 1975 e i restauri degli anni Duemila il complesso è stato un luogo di cultura spontanea. Vi si è insediato il centro sociale Villaggio Globale; vi è nata la serata Muccassassina del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che al luogo deve il suo nome ironico; e vi si sono tenute, dal 2002, le prime tre edizioni del Gay Village, dentro l'Estate romana. Per uno spettacolo che lavora su identità, immagine e stereotipi, questa storia non è un dettaglio. Il Mattatoio è stato per anni uno dei luoghi in cui a Roma si sperimentava un modo diverso di mostrarsi in pubblico, di rappresentare sé stessi fuori dalle cornici previste. Che un lavoro come We Are Who We Are arrivi qui, e non in un teatro tradizionale, ha una sua logica. Un secondo fatto poco citato riguarda la cucina: il quinto quarto, cioè le frattaglie, è la base di una cucina popolare nata proprio dal lavoro del macello, e le trattorie del rione la tengono viva. Coda alla vaccinara e trippa, prima di essere piatti simbolo di Roma, sono stati il pranzo dei vaccinari di Testaccio.
La foto giusta da fare a Michael Incarbone e Max Gomard, We Are Who We Are al Mattatoio — 9 ottobre 2026
La foto giusta non si fa durante lo spettacolo: in sala fotografare è vietato, e in un lavoro sulla rappresentazione di sé lo scatto di un telefono dal pubblico sarebbe quasi un controsenso. La foto si fa prima, fuori, ed è una foto doppia. Il tema dello spettacolo è il riflesso, la somiglianza fra due persone che non si somigliano. Cercate allora una simmetria nel Mattatoio: la sequenza dei padiglioni in mattoni lungo i viali interni, con le coperture a doppia falda che si ripetono verso il fondo, offre una prospettiva centrale quasi perfetta. Mettete due persone ai lati del viale, alla stessa distanza, e scattate: avrete un'immagine che dialoga con il titolo. La seconda foto è quella del fronte su piazza Orazio Giustiniani, di sera, con l'illuminazione artificiale che accende il laterizio. A inizio ottobre il sole tramonta prima delle 19, quindi alle 20.30 la luce è già notturna: meglio lavorare con i lampioni e i riflessi, senza flash. Per un'immagine del lavoro, affidatevi alle fotografie ufficiali di Sydney Mexea diffuse dal festival: mostrano i due interpreti in un gioco di pose e somiglianze che restituisce bene il clima dello spettacolo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 1872 un progetto urbanistico destina l'area di Testaccio a residenze operaie e a funzioni produttive. Nel 1888 Gioacchino Ersoch riceve l'incarico di progettare il nuovo macello della capitale, con l'ingegnere Filippo Laccetti che studia il sistema di smaltimento degli scarti nel Tevere. Per quasi novant'anni il complesso rifornisce di carne una città che cresce fino a tre milioni di abitanti. Nel 1975 il macello si trasferisce in viale Palmiro Togliatti, e i padiglioni restano vuoti. Negli anni successivi il complesso ospita il Villaggio Globale e la nascita della serata Muccassassina. Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre. Nel 2002 due padiglioni diventano la seconda sede del MACRO, prima come Macro Future e poi come Macro Testaccio, e nello stesso anno comincia la serie delle prime tre edizioni del Gay Village. Il 29 settembre 2007 apre la sede permanente della Città dell'altra economia. Il 18 febbraio 2010, dopo un cantiere aperto nel novembre 2006, viene inaugurata La Pelanda; il 12 marzo 2010 Roma Tre apre il padiglione 15A. Nel 2013 si completa la trasformazione di altri padiglioni per il Dipartimento di Architettura. Dal 2018 la gestione passa all'Azienda Speciale Palaexpo, che fa del Mattatoio un polo di ricerca e produzione artistica e una delle sedi più importanti del Romaeuropa Festival.
Chi è passato da Michael Incarbone e Max Gomard, We Are Who We Are al Mattatoio — 9 ottobre 2026
Il primo nome è quello di Gioacchino Ersoch, l'architetto del complesso, che aveva già lavorato al macello di piazza del Popolo voluto da Leone XII; accanto a lui l'ingegnere Filippo Laccetti. Per decenni sono passati di qui macellai, vaccinari e operai, gli uomini che hanno dato a Testaccio la sua identità. Dopo il 1975 sono arrivati gli attivisti del Villaggio Globale e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli con la serata Muccassassina. Dal 2000 studenti e docenti di Architettura di Roma Tre hanno reso il complesso un luogo di studio quotidiano. Con il MACRO e poi con la gestione Palaexpo sono passati dal Mattatoio artisti, curatori e performer della scena internazionale, e il Romaeuropa Festival ne ha fatto uno dei suoi luoghi principali: nella stessa edizione 2026 vi ha presentato, fra gli altri, Muette del coreografo francese Boris Charmatz. Il 9 ottobre si aggiungono Michael Incarbone e Max Gomard, con loro la rete che ha reso possibile il lavoro: PinDoc, Orbita Spellbound, Il Triangolo Scaleno, KLAP Maison pour la danse. Due artisti di trent'anni in uno spazio che ha visto passare centotrent'anni di storia della città: è il tipo di incontro per cui il Mattatoio, oggi, esiste.
Roma a inizio ottobre: il periodo dello spettacolo
Il 9 ottobre cade nel pieno della stagione del Romaeuropa, quando Testaccio e l'Ostiense diventano per settimane un distretto della scena contemporanea.
Il clima
Le serate di inizio ottobre sono ancora miti, ma vicino al Tevere l'umidità si sente. Una giacca leggera per il rientro è sufficiente.
Altri luoghi vicini
Nello stesso quadrante si trovano la Centrale Montemartini, dove le statue antiche dei Musei Capitolini sono esposte fra i macchinari di una centrale elettrica, e Porta San Paolo. Un fine settimana di archeologia industriale e arte fra Testaccio e Ostiense ha una sua coerenza.
Domande frequenti su We Are Who We Are al Mattatoio
Quando va in scena We Are Who We Are di Incarbone e Gomard a Roma?
We Are Who We Are di Michael Incarbone e Max Gomard va in scena venerdì 9 ottobre 2026 alle 21 al Mattatoio di Roma, spazio T1. È una replica unica del Romaeuropa Festival 2026, nella rassegna Dancing Days e nella sezione Ultra REF.
Quanto costa il biglietto per We Are Who We Are?
Il biglietto per We Are Who We Are costa 15 euro secondo il sito del Romaeuropa Festival, che indica anche la formula Passepartout 1. Si acquista sul sito ufficiale del festival o al box office, raggiungibile al numero 06 4555 3050.
Dove si trova il Mattatoio di Testaccio?
Il Mattatoio di Testaccio si trova in piazza Orazio Giustiniani 4, a Roma. La fermata della metro più vicina è Piramide sulla linea B, a circa dieci minuti a piedi lungo via Marmorata, dove passa anche il tram 3.
Chi sono Michael Incarbone e Max Gomard?
Michael Incarbone, classe 1995, è un danzatore e autore formato all'Accademia Nazionale di Danza, premio Roma Danza 2020 con GO ASK ALICE. Max Gomard si è formato al Conservatoire de Tours e lavora dal 2019 con la compagnia Kelemenis&cie.
Di cosa parla We Are Who We Are?
We Are Who We Are è un lavoro di danza in co-autorialità che mette a confronto identità, immagine e rappresentazione. Al centro, secondo il Romaeuropa Festival, ci sono gli stereotipi, intesi come forme con cui la società produce immagini dell'individuo e del collettivo.
Lo spettacolo è accessibile?
Il portale culturale di Roma Capitale indica We Are Who We Are al Mattatoio come evento accessibile. Per posti riservati, accompagnatori e informazioni sulla sala T1 conviene contattare il box office del Romaeuropa Festival prima della serata.
Chi produce We Are Who We Are?
We Are Who We Are è prodotto da PinDoc, con la coproduzione di Orbita Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza e dell'Associazione Culturale Il Triangolo Scaleno, il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Siciliana e il sostegno di KLAP Maison pour la danse.
In chiusura
Nei grandi festival conviene comprare almeno un biglietto per un nome che non conoscono. We Are Who We Are è quel biglietto: quindici euro, una sera sola, due autori giovani in una delle sedi più belle della città. Prenotate adesso e cenate presto a Testaccio.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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